A quasi due anni dal compimento dell’asse securitario tra Stati Uniti, Regno Unito e Australia che ha messo in campo l’alleanza Aukus i tre Stati dell’Anglosfera stanno procedendo nel consolidare il nocciolo duro della sinergia che li unisce.

La partita per lo sviluppo di sottomarini nucleari che è alla base di Aukus mira a creare una supremazia nell’Indo-Pacifico per i Paesi del patto, e ad essa si aggiungono altri ritrovati dall’importante ricaduta geostrategica: una di queste riguarda lo sviluppo di sciami di droni intelligenti e guidati in coordinamento, una tecnologia di rottura che può aprire alla convergenza militare anche con attori come Giappone e Taiwan.

Un’altra frontiera è quella che il trattato dell’Aukus individua come suo secondo pilastro: la partita per l’intelligenza artificiale e le tecnologie più dirompenti. L’obiettivo, sintetizza The Strategist, è “contrastare i progressi tecnologici della Cina, mettendo in comune risorse in aree di capacità militari avanzate come l’intelligenza artificiale, il calcolo quantistico, la tecnologia informatica, le capacità sottomarine, gli ipersonici e gli anti-ipersonici, la guerra elettronica e la condivisione delle informazioni”. La testata è un’emanazione dell’Australian Strategy Policy Institute (Aspi) che ha classificato ventitré tecnologie come centrali per la definizione dei livelli di sviluppo strategico-militare del secondo pilastro Aukus, indicando in diciannove di esse un vantaggio cinese.

Tra queste, spiccano tutte le tecnologie che hanno a che vedere con la guerra sottomarina e la gestione automatizzata e guidata dall’intelligenza artificiale di missili ipersonici e sistemi di contrasto di questi vettori di ultima generazione. A cui si sommano anche le sfide della guerra elettronica. Gli Stati Uniti, traino del patto Aukus, si trovano in testa principalmente sul calcolo quantistico. Per questo l’Aspi invita i Paesi Aukus a “approfondire rapidamente la loro collaborazione per garantire la futura libertà di azione” dell’asse tra i tre Stati, anche “attraverso l’accesso a catene di approvvigionamento tecnologiche critiche affidabili e sicure”.

A tal proposito, a fine maggio i Defence Science and Technology Laboratory di Salisbury, nel Regno Unito, hanno organizzato il primo evento di prova attiva di tecnologie di intelligenza artificiale dual-use per preparare i Paesi del patto a far convergere gli standard, mettere in comune talenti e capacità e far coesistere apparati civili e militari funzionali a governare le sfide del presente e del futuro nel comune scenario Indo-Pacifico. Le cosiddette Advanced Capabilities di cui parla il trattato Aukus dovranno essere sviluppate, secondo i tre Paesi aderenti, in sinergia e non in coda al programma-guida dei sottomarini nucleari.

Regno Unito e Australia possono costruire la loro rilevanza geostrategica nel campo Aukus proprio su questi fronti ove è il fattore umano, il livello tecnologico delle accademie e delle forze armate e la capacità di formare talenti a fare la differenza, trovando un elemento complementare alla primazia americana sulle tecnologie militari tradizionali. Gli Usa possono fornire carburante all’innovazione di frontiera, e il calcolo quantistico lo dimostra, Regno Unito e Australia garantire le capacità perché tale innovazione sia testata e messa a terra in tecnologie di deterrenza e sicurezza.

Dalla robotica per la tutela delle infrastrutture sottomarine alla guerra elettronica, passando per lo sviluppo di materiali più resistenti alle acque oceaniche e a tecnologie di rilievo di danni ai dispositivi militari e manutenzione predittiva ormai la militarizzazione delle tecnologie va di pari passo con la sempre più elevata complessità tecnologica delle forze armate stesse. Su questa ibridazione si giocherà molto del potenziale di deterrenza di Aukus contro la sfida cinese. E dunque una parte fondamentale della “nuova Guerra Fredda” tra Pechino e Washington.