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Apple non lascia, raddoppia. Poche settimane dopo che Tim Cook ha rafforzato i suoi propositi di investimenti negli Usa, portando da 500 a 600 miliardi di dollari l’impegno di spesa nei prossimi quattro anni nel contesto di un incontro alla Casa Bianca con Donald Trump, l’azienda tecnologica di Cupertino ha consolidato i suoi piani per produrre la prossima generazione di iPhone, la diciassettesima, in India.

La spinta di Apple sull’India per i nuovi iPhone

Nel momento in cui le relazioni commerciali tra Washington e Nuova Delhi sono in una fase di acuta crisi ma in cui al contempo l’India è ambiziosa sul fronte della produzione industriale, tecnologica in primis, Cook e Apple bypassano le pressioni di Trump, che aveva chiesto al gruppo di produrre una quota maggiore di iPhone sul suolo statunitense.

Come non detto: l’iPhone 17 sarà la prima linea le cui unità per il mercato Usa saranno interamente prodotte in India. Apple potrà ben dire di aver contribuito alla strategia tecnologica ed economica Usa, dato che lo spostamento in India è frutto del disaccoppiamento strategico dalla Cina e risponde anche alla necessità di mantenere concorrenziali i prezzi del prodotto di punta del gruppo fondato da Steve Jobs.

La grande strategia di Apple

Le regole strategiche delle catene del valore internazionali, per quanto condizionate dalle logiche di sicurezza nazionale e dalla dottrina del friend-shoring (volta a localizzare le manifatture critiche in Paesi amici, prima che in quelli rivali), non possono essere invertite. E l’India, nonostante i chiari di luna con Washington, non può essere considerata una nazione rivale. Cook intende coprire la sua sortita asiatica con le promesse di investimento condite di cifre faraoniche espresse a Trump.

A febbraio Apple aveva annunciato 500 miliardi di dollari di investimenti per costruire una filiera economica più integrata con gli Usa.

Molti gli obiettivi esplicitati: sinergie con produttori di chip i cui progetti sono alimentati dal Chips and Science Act dell’amministrazione Biden, da Tsmc a Broadcom passando per Intel e Micron, costruzione di una rete di data center per aumentare la gestione del cloud e l’impegno di Cupertino nell’intelligenza artificiale, promozione di fornitori strategici come l’azienda specializzata in vetri per telefonia Corning e Coherent, player di primo piano nel settore dei laser.

Programmi indubbiamente assai ambiziosi ma della cui effettiva determinazione in termini di spesa effettiva è difficile tracciare i contorni precisi. Apple è sembrata annunciare un investimento da 500 miliardi per pareggiare l’analogo impegno di spesa del programma Stargate lanciato da SoftBank, OpenAI e Oracle sull’intelligenza artificiale e per nutrire la volontà di Trump di trovarsi al centro della scena.

Come se non bastasse, a inizio agosto Cook dalla Casa Bianca ha aggiunto 100 miliardi all’impegno, rafforzando la spinta di Apple a operare in ricerca e sviluppo negli Usa, mettendo in campo anche la possibilità di potenziare le produzioni di Apple Tv negli States e ponendo, nota il Financial Times, “grande enfasi sul silicio, che secondo Cook contribuirà alla produzione di 19 miliardi di chip in 24 fabbriche in 12 stati quest’anno, anche se non ha specificato l’importo esatto destinato alla produzione di chip”.

Annuncite e realtà

Tutta questa “annuncite” da parte di Cook serve a coprire, nel breve periodo, le scelte strategiche inevitabili volte a consolidare la rotta indiana del gruppo e ad annacquare le critiche che la Casa Bianca ha mosso a Cupertino sul tema del reshoring industriale.

Apple ha ottenuto, per ora, l’esenzione dei suoi prodotti dai dazi al 25% imposti da Washington all’India e osserverà da primo attore interessato il braccio di ferro commerciale tra l’amministrazione Trump e il governo di Narendra Modi qualora arrivassero sanzioni secondarie a Nuova Delhi per la sua attività di scambio energetico e commerciale con la Russia e per il suo sostegno alle politiche valutarie e commerciali dei Brics. Ad oggi, con le promesse in patria vuole coprirsi per continuare le azioni concrete nel resto del mondo. Sperando che bastino le promesse di investimento a solleticare la felicità di Trump e a dargli soddisfazione. Tra tecnologia, dazi e geopolitica il filo su cui cammina il colosso di Cupertino è sottile, ma traccia una linea che può unire, in una fase critica, due attori come India e Usa mentre le tensioni bilaterali sono ai massimi sul commercio.

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