Nvidia ha aperto il portafogli e ha deciso di piazzare 100 miliardi di dollari in OpenAI in cambio dell’impegno del creatore di ChatGpt di continuare ad affidarsi al gruppo di Santa Clara per i processori, le unità computazionali e gli strumenti tecnologici più innovativi volti ad abilitare la rivoluzione dell’intelligenza artificiale.
Investimenti incrociati attorno OpenAI
Dopo l’acquisto di quote in Intel, a fianco del governo Usa, Jensen Huang, patron e Ceo del gruppo e nono uomo più ricco del mondo grazie al possesso delle quote dell’azienda più capitalizzata delle borse globali, ha deciso di puntare sul gruppo di Sam Altman, di recente fresco di un accordo da 300 miliardi di dollari con Oracle per lo sviluppo dei centri di calcolo e della capacità di cloud per il programma Stargate.
Per OpenAI l’entrata di Nvidia nel capitale, ancora da definire nei tempi e nei modi, si sommerà a quello di Softbank, terzo partner di peso del progetto Stargate il cui titolare Masayoshi Son ha deciso a sua volta di sedersi a fianco del governo americano (e ora di Nvidia) nel capitale di Intel.
Annunci, investimenti, strategie
Questo giro di partecipazioni incrociate alimenta a colpi di annunci, investimenti e strategie di sviluppo dell’intelligenza artificiale. L’aspettativa è sempre su un domani fatto di sviluppo e grandi ritorni. Anche per Nvidia, per quanto possa sembrare paradossale, sborsare 100 miliardi di dollari serve a conquistarne potenzialmente molti di più: “OpenAI prevede di acquistare milioni di processori AI di Nvidia nell’ambito di un accordo per implementare una capacità fino a 10 gigawatt, l’equivalente della potenza di 10 reattori nucleari”.
Il quotidiano della City di Londra aggiunge che “il contratto garantisce che Nvidia rimanga al centro dei prodotti OpenAI per gli anni a venire. e l’accordo potrebbe generare centinaia di miliardi di dollari di fatturato” per l’azienda di Santa Clara. Sullo sfondo resta, però un attore terzo e non secondario: il mercato. Gli enormi investimenti in conto capitale (Capex) legati al mondo tecnologico e all’intelligenza artificiale quando genereranno ritorni? Come capire se l’Ia genererà ricavi e farà fare soldi anche a chi non è impegnato nel settore della costruzione e progettazione dell’hardware? Come superare l’attuale condizione di partecipazioni incrociate e investimenti trasversali che tiene in vita l’intero mercato?
Il rischio bolla
Intel rischia il flop e viene salvata dagli investimenti di Nvidia, governo Usa e Softbank. Questi ultimi due sono rispettivamente promotore e partner del progetto Stargate, allargato a OpenAI e Oracle per dare alla prima la potenza di calcolo e alla seconda la capacità di cloud. Gli affari tra Sam Altman e Larry Ellison precedono quelli tra il primo e Jensen Huang. Ballano e si annunciano centinaia di miliardi di dollari.
La stessa Nvidia, “azienda delle aziende” dell’era Ia, con 4.500 miliardi di dollari di capitalizzazione e 165 di fatturato, vale oltre 27 volte i suoi ricavi. L’idea che molti degli investimenti stiano alimentando una bolla figlia di entusiasmo e aspettative più che una crescita sana e prospettica di fatturati destinati a trasmettersi all’economia reale va posta. Lo ha detto lo stesso Altman, ricettore di molti di questi investimenti. Ed è serio interrogarsi sulle prospettive future del settore.
Le grandi partite economiche e tecnologiche plasmano il mondo di oggi. Su InsideOver le commentiamo con attenzione e curiosità. Per contribuire a sostenere una testata che vuole leggere il mondo di domani mentre è in elaborazione, abbonati e sostieni il nostro lavoro.