“Aadhaar è un numero identificativo individuale di 12 cifre emesso dall’Identification Authority of India (UIDAI) per conto del governo indiano. Il codice, ottenibile volontariamente da tutti i residenti in India, serve come prova di identità e di indirizzo all’interno del Paese”.
Questo è come l’UIDAI, un’autorità statutaria sotto la giurisdizione del ministero dell’Elettronica e dell’Informatica dell’India, descrive sul proprio sito ufficiale Aadhar, il sistema di identificazione biometrica lanciato da Delhi nel 2009 e perfezionato nel corso degli anni.
L’ex economista capo della Banca Mondiale, Paul Romer, lo ha definito come “il programma di identificazione più sofisticato al mondo”. Per altri, come il sito The Wire, ci troviamo invece di fronte ad un sistema di controllo ideato appositamente per sorvegliare le persone.
Che cos’è veramente Aadhaar? Come detto, è una specie di codice univoco rilasciato a tutti i residenti indiani in base ai loro dati biometrici e demografici, e, soprattutto, su base volontaria. In un primo momento era un documento a scopo identificativo: una specie di ID card, utilissima per consentire alle autorità di registrare nei database anche i cittadini delle aree più sperdute e rurali del Paese.
Tuttavia, nonostante non sia mai stato obbligatorio possederlo (e non lo è tutt’ora), questo codice è diventato, di fatto, necessario per accedere a molteplici programmi gestiti dal governo, nonché per effettuare attività imprescindibili come ricevere lo stipendio o la pensione, o anche trovare un lavoro.
Il sistema di identificazione dell’India
Insomma, mentre esperti di tecnologia, attivisti e politici utilizzavano fiumi di inchiostro per indignarsi del “Grande Fratello cinese” – il riferimento è al sistema di credito sociale, quasi sempre raccontato in maniera errata – un vero Grande Fratello stava prendendo piede nella democratica India.
Aadhaar, che in lingua hindi può essere tradotto come “fondazione”, è un concentrato di ingegneria sociale, tecnologia di controllo ed efficienza amministrativa.
“Aadhaar fornirà un’infrastruttura di identità universale che potrà essere utilizzata da qualsiasi applicazione basata sull’identità (come tessera annonaria, passaporto, ecc.)”, si legge ancora sul sito ufficiale dell’UIDAI, che presenta il sistema come un jolly tecnologico e rassicura sul fatto che no, Aadhar non raccoglie informazioni di profilazione – come casta, religione e lingua – che i dati ottenuti non saranno accessibili ad altre agenzie al di fuori dell’UIDAI e che la richiesta del codice non è obbligatoria (un aspetto più volte ripetuto).
Qual è il presunto pericolo, allora? Il governo indiano, che promuove fortemente il progetto, potrebbe in teoria incrociare i codici individuali con i dati biometrici raccolti, con tanti saluti a privacy e diritti connessi. Se, dunque, per Narendra Modi il piano Aadhar altro non è che un modo per procedere nella digitalizzazione del Paese, per alcuni si tratterebbe di uno strumento ambiguo che potrebbe essere utilizzato dalle autorità come strumento di controllo.

Uno strumento ambiguo
Il sito Caravan ha aggiunto qualche particolare in più su Aadhaar. Nel 2011, l’allora Commissione permanente per le Finanze del parlamento, guidata da un membro del Bharatiya Janata Party (il partito oggi guidato da Modi), che era all’opposizione, aveva scoperto che Aadhaar era “pieno di gravi lacune e aree di preoccupazione” e che era “stato concettualizzato senza chiarezza di scopo” e “implementato senza direzione, con molta confusione”.
Un anno più tardi un giudice in pensione avrebbe presentato la prima contestazione legale al sistema, facendo presente alla Corte Suprema che il programma “è una chiara violazione della privacy dei cittadini” e lamentandosi del fatto che il governo stesse andando avanti con il progetto nonostante il rifiuto da parte del parlamento. Un ostacolo, questo, bypassato nel 2016, quando la legislazione relativa ad Aadhaar è stata approvata sotto l’ombrello di un “disegno di legge finanziario”.
Un rapporto del maggio 2017 del think tank Centre for Internet and Society mostrava come i codici Aadhaar di oltre 130 milioni di persone fossero stati pubblicati sui siti web governativi, insieme ai loro nomi, numeri di conto bancario e altri dati personali. Nel gennaio 2018, The Tribune pubblicava un articolo nel quale uno dei suoi reporter spiegava di aver ottenuto l’accesso a un portale con i dati di ogni possessore di Aadhaar dopo aver pagato un intermediario solo 500 rupie (meno di 6 euro).
Nel frattempo, un numero crescente di benefit e servizi, sia pubblici che privati, è collegato ai codici Aadhaar e, quindi, subordinato all’autenticazione basata su questo sistema. Sempre più simile a un vero e proprio Grande Fratello.

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