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Tecnologia

Alibaba sfida Google e Anthropic puntando sull’intelligenza artificiale

L’e-commerce? È il passato. Alibaba Group Holding, la celebre compagnia cinese di commercio elettronico fondata da Jack Ma, guarda al futuro con un piano ben preciso. L’azienda con sede a Hangzhou punta a quintuplicare i ricavi derivanti dal cloud e...

L’e-commerce? È il passato. Alibaba Group Holding, la celebre compagnia cinese di commercio elettronico fondata da Jack Ma, guarda al futuro con un piano ben preciso.

L’azienda con sede a Hangzhou punta a quintuplicare i ricavi derivanti dal cloud e soprattutto dall’intelligenza artificiale (Ia), portandoli a 100 miliardi di dollari all’anno entro il prossimo quinquennio.

Mentre l’amministratore delegato del gruppo, Eddie Wu, annunciava questa svolta dopo un crollo del 67% degli utili trimestrali e una crescita modesta dei ricavi, sono emerse indiscrezioni sul più potente modello di Ia di Alibaba.

Il riferimento è alla versione anteprima di Qwen3.5-Max-Preview, il jolly che dovrebbe consentire al colosso cinese di rafforzare la propria posizione sul fronte Ia e, al contempo, avvicinarsi ai giganti statunitensi del calibro di Anthropic, Google e OpenAi.

Certo, Wu si è limitato a sottolineare l’urgenza di Alibaba di ottenere maggiori profitti dall’intelligenza artificiale, pur senza fornire indicazioni specifiche se non il target di crescita di almeno il 35% all’anno (un ritmo simile a quello registrato dalla divisione cloud nel trimestre di dicembre).

Alibaba punta sull’intelligenza artificiale

Alibaba sta affinando la sua strategia di intelligenza artificiale concentrandosi su agenti digitali in grado di collegare le sue numerose divisioni aziendali.

Negli ultimi mesi, ha spiegato Reuters, la società ha lanciato diverse integrazioni con agenti Ai; di recente ha invece annunciato di voler separare le attività di Ia dal ramo del cloud computing. Il nuovo gruppo, Alibaba Token Hub, guidato dallo stesso Wu, svilupperà assistenti digitali alimentati da modelli Ai capaci di elaborare molti più “token”, ossia unità di dati utilizzati dai modelli per generare linguaggio, rispetto ai tradizionali chatbot di semplici domande e risposte.

Il South China Morning Post ha intanto parlato dell’avvento di Qwen3.5-Max-Preview, il modello cinese più venduto nella classifica di Arena, che secondo Alibaba è attualmente in fase di “ottimizzazione finale in vista del lancio previsto entro le prossime due settimane”.

L’anteprima non è altro che l’ultima evoluzione della serie Qwen 3.5, che l’azienda ha ampliato in modo aggressivo sfornando, per esempio, Qwen-3.5-Open-Source, con 397 miliardi di parametri, e Qwen-3.5-Plus, che offre una delle finestre di contesto più ampie del settore con 1 milione di token. I gioielli di Anthropic, Google e OpenAi sono ancora lontano ma sempre meno distanti.

Una situazione complicata

L’ottimismo di Alibaba sull’Ia non deve però far ignorare la sua situazione economica. Il gruppo ha infatti registrato un aumento delle vendite del 2%, pari a 284,8 miliardi di yuan (41,3 miliardi di dollari) per i tre mesi conclusi a dicembre, leggermente sotto la media delle previsioni. L’utile netto è crollato segnando la peggior performance dall’inizio del 2024, penalizzato in parte dalle ingenti spese promozionali per contrastare i rivali nell’e-commerce.

Ecco, proprio questi deludenti risultati spiegano perché Alibaba stia portando avanti una simile ristrutturazione importante incentrata sull’Ia. “L’obiettivo della nostra strategia Ai è chiaro. Nei prossimi cinque anni vogliamo superare i 100 miliardi di dollari di ricavi esterni combinati tra cloud e Ai”, ha dichiarato Wu.

Alibaba è considerata tra le aziende leader nella corsa cinese verso l’intelligenza artificiale generale, ed è anche la più aggressiva in termini di investimenti, visto che ha promesso di riversare oltre 53 miliardi di dollari in Ai nei prossimi anni.

Oltre la Muraglia la concorrenza è però agguerrita. Tra i più accreditati rivali di Alibaba troviamo Tencent Holdings con il suo ecosistema integrato di WeChat, oltre a una miriade di “piccoli” competitor pronti a sfidare i giganti – come DeepSeek, Moonshot AI, Minimax Group e Knowledge Atlas Technology Jsc – che tendono a offrire modelli Ai open-source. Modelli economici da usare che, di fatto, limitano la redditività dell’intero settore.

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