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La relazione speciale Usa-Regno Unito e lo scambio privilegiato di informazioni per la sicurezza passano oggigiorno dal ruolo preponderante assunto da Palantir, la multinazionale operante nell’applicazione dell’intelligenza artificiale e del data mining alla sicurezza pubblica che sta conquistando importanti contratti governativi a Londra e Washington.

Ora, la multinazionale guidata da Alex Karp, Ceo del gruppo che ha avuto tra i suoi finanziatori iniziali il magnate Peter Thiel, sta beneficiando dell’ingresso di alti funzionari della sicurezza nazionale nei suoi ranghi e sta acquisendo il ruolo di “intelligence parallela”, potenziando inoltre le sue prospettive di profitto con l’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca.

Tra Intelligenza artificiale e sicurezza

Già nel 2020, quando le fortune di Palantir erano solo all’inizio, sottolineavamo su queste colonne le prospettive che si aprivano per l’azienda che prende il nome dalle “pietre veggenti” inventate da J.R.R. Tolkien nel suo universo di fantasia, con il graduale accrescimento del peso della sicurezza nazionale nei settori tradizionali della società e dell’economia in virtù dell’accresciuto tasso di competitività tra le potenze, in primis della sfida Usa-Cina.

A Washington servivano aziende di frontiera capaci di presidiare le porte girevoli tra mondo securitario e sfera corporate, garantire il dominio tecnologico di frontiera e porre gli algoritmi e i dati al servizio dell’analisi predittiva di sicurezza nazionale. E servivano colossi capaci di agire con strutture snelle, assenza di freni morali e prospettive operative certe sul solco dell’interesse nazionale: Palantir, il gioiello di Karp, rispondeva a queste esigenze. I suoi algoritmi di profilazione possono essere utilizzati per identificare sospetti terroristi così come i migranti al confine, per elaborare i dati delle piattaforme militari in teatro bellico o quelli della Cia e dell’Fbi.

Karp, poi, ha da sempre mostrato l’immagine di imprenditore “guerriero”. Nel 2020, presentando alla Sec, la Consob americana, i documenti per lo sbarco di Palantir a Wall Street, Karp identificò una ragione “geopolitica” per la ricerca di capitali da parte del gruppo di Denver, ovvero il suo posizionamento come asset chiave nello scontro tecnologico con Pechino. Un dato di fatto visto come punto di partenza per la condotta di Palantir dopo la quotazione.

La supremazia dell’Occidente

Karp, che guida un gruppo oggi valutato oltre 260 miliardi di dollari, è meno noto di altri tecno-oligarchi desiderosi di appaltare sempre di più al nuovo complesso militar-industriale le prospettive della sicurezza nazionale, come il citato Thiel o Elon Musk. Ma rispetto a loro ha meno spinte visionarie e un maggior pragmatismo. Nei mesi scorsi Karp ha definito se stesso e l’azienda “attivi nel difendere i valori dell’Occidente” e ribadito “la nostra convinzione che l’Occidente abbia un modello di società superiore”. Per Karp la supremazia dell’Occidente in campo tecnologico sui suoi rivali non è negoziabile perché “quando c’è parità tecnologica ma disparità morale, la disparità effettiva è molto più grande di quanto si pensi”.

Alex Karp al Forum di Davos del 2022

Convinto sostenitore di Israele, ha definito le proteste filo-palestinesi negli Usa “un’infezione all’interno della nostra società”. Ora, mira a beneficiare della nuova torsione securitaria data alla politica di frontiera degli Usa, della continuazione delle sfide geopolitiche con le potenze rivali, della corsa degli Usa alla supremazia tecnologica e della percepita, crescente sfida cinese. In quest’ottica presidiare anche il mercato del primo alleato degli Usa, il Regno Unito, consolida l’influenza di Palantir.

“Palantir ha vinto più di 2,7 miliardi di dollari in contratti negli Stati Uniti dal 2009, inclusi oltre 1,3 miliardi di dollari in contratti del Pentagono, secondo i registri federali, mentre nel Regno Unito, si è aggiudicata più di 376 milioni di sterline in contratti, secondo Tussell, un fornitore di dati”, commenta il Financial Times, facendo notare che quella che nel 2024 è stata l’azienda con la maggior crescita a Wall Street (+340% la crescita delle sue azioni) abbia rafforzato le sue posizioni sulle due sponde dell’Atlantico, testimoniando come Londra e Washington intendano disporre delle migliori tecnologie securitarie per coordinare i propri sforzi sulla sicurezza nazionale.

Porte girevoli tra Denver e Washington

Il Ft ricorda, inoltre, come tra Stato profondo e amministrazione Usa e Palantir ci sia stato negli ultimi anni un profondo andirivieni. Palantir, nota il Ft, “ad agosto, ha reclutato Mike Gallagher, un ex membro repubblicano del Congresso che ha guidato la House Select Committee on China, per aiutare a identificare le opportunità”, mentre Jacob Helberg, consigliere senior di Karp, è oggi il direttore delle politiche economiche del Dipartimento di Stato guidato da Marco Rubio, il cui ex consigliere per gli affari securitari, Jamie Fly, oggi lavora con Karp. Uno dei primi finanziatori di Palantir, l’investitore e venture capitalist Joe Lonsdale, oggi lavora con Elon Musk al Department of Government Efficiency (Doge).

Le “pietre veggenti” di Thiel e Karp sono pietre d’angolo per l’America di Trump. E, passo dopo passo, mentre dalla Cia alle agenzie (come l’Usaid) l’amministrazione stravolge regole e posizioni, si va formando un nuovo Stato profondo, irrorato da miliardi di contratti federali. Al centro ci sono i tecno-oligarchi. E tra questi, chi ha le idee più chiare su cosa devono fare gli Usa per continuare a primeggiare è il finanziere guerriero, Alex Karp.

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