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L’operazione israeliana condotta tra il 17 e il 18 settembre contro Hezbollah segna un “precedente allarmante che ci racconta quella che è la nuova guerra nell’era del caos totale”. Parola del professor Aldo Giannuli, storico, esperto di intelligence e a lungo docente all’Università degli Studi di Milano, che parlando con InsideOver legge le conseguenze dell’azione guidata dal Mossad e le sue lezioni strategiche.

Professore, che realtà ci raccontano le nuove operazioni israeliane?

“Quello di una guerra di nuovo tipo, a dir poco preoccupante. Oggigiorno, un’operazione del genere ci porta in una guerra senza limiti, in cui ogni tecnologia, ogni metodo d’infiltrazione e ogni dispositivo può essere usato a fini offensivi. E di questo processo preoccupa soprattutto la tendenza all’anarchia generalizzata che istiga. Un contesto che mi preoccupa più del rischio di un’escalation nucleare”.

Cosa la porta a ritenere più rischioso questo nuovo tipo di guerra?

“Il fatto che, nella sua natura di tipologia di conflitto potenzialmente devastante, la guerra nucleare possiede una sua logica intrinseca. Ci sono dottrine d’impiego, scenari di deterrenza, meccanismi che permettono di identificare l’avvio di una potenziale escalation. Tanto che a lungo il mondo si è dato una serie di trattati e regole che hanno normato la competizione strategica nel settore. L’elemento di razionalità intrinseco è chiaro: chiunque non sia un folle mai avrebbe, razionalmente, l’idea di usare un’arma che poi ricadrebbe direttamente su di sé e i suoi alleati. Offensive come quella in Libano non garantiscono da questa minaccia”.

Come potrebbero manifestarsi tali minacce?

“La compromissione della supply chain, come ha ben spiegato Alessandro Curioni, tramite l’infezione del dispositivo o l’inserimento di microcapsule di esplosivo, ha aperto la strada a un metodo d’attacco nuovo che potrebbe essere stato attivato tramite modalità diverse, e da tecnico esperto Curioni cita SMS o radiofrequenze come chiavi, per indurre un’esplosione in simultanea. Sulla parte tecnica, credo che Curioni abbia dato una spiegazione esaustiva e rimando alle sue considerazioni. Sull’analisi di scenario, riprendo una suggestione da lui lanciata: la mossa di Israele apre alla prospettiva che molti prendano lezione. Gruppi terroristici, organizzazioni criminali, Stati-canaglia o addirittura “imprese-canaglia” desiderose di mandare a monte un concorrente avranno preso appunti su come procedere. E molti si saranno sentiti legittimato a farlo”.

Una guerra in cui metodologie d’attacco, scenari operativi e dinamiche possono essere applicate da Stati come da attori privati: è proprio un conflitto senza confini…

“Si, e non a caso parlavo proprio di guerra senza limiti. Riprendendo l’espressione coniata da due ufficiali cinesi nell’analogo libro di oltre vent’anni fa che ha fatto scuola. Ogni oggetto, in un modo o nell’altro, può essere usato come arma in un contesto di un’offensiva asimmetrica. E i sistemi elettronici possono garantire una scala d’attacco più ampia e, inoltre, stimolano all’offensiva perché chi ha compiuto azioni del genere può sperare nell’indeterminatezza nella ricerca dei responsabili. Inoltre, chi non ha nulla da perdere, penso a Hezbollah, sarà portato a rispondere qualora avesse a disposizione mosse del genere. Infine, si apre la prospettiva che l’opportunità di colpire restando anonimi possa aprire scenari di “guerra catalitica”, in cui un attore pubblico o privato può scatenare un’operazione ostile a un rivale mettendosi al riparo dietro i sospetti attribuiti a un soggetto terzo”.

Cosa significa, in questo contesto, il fatto che a dare la lezione su possibilità del genere sia uno Stato sovrano come Israele?

“Significa sdoganare apertamente questo nuovo rischio. Anche a costo di qualsiasi ritorno possa, in risposta, colpire il sistema di Paesi amici e alleati di Tel Aviv. Prima di usare un’arma nucleare, anche tattica, uno Stato si guarderà bene dal valutare tutti i rischi. Le offensive cyber e asimmetriche come quella del Libano non hanno lo stesso freno sul tema delle possibili risposte. E la “personalizzabilità” degli attacchi su singole tecnologie o singoli produttori diversifica e amplifica il terreno d’attacco potenziale. Questo scenario di conflitti tecnologico-militari continui, dunque, è innanzitutto più rischioso della minaccia di un’escalation nucleare perché più probabile, più difficile da perimetrare e a minor costo per chi si lancia all’attacco”.

Che futuro ci aspetta?

“C’è una sorta di Far West aperto a organizzazioni terroristiche e criminali ora che uno Stato si è messo a utilizzare questo nuovo metodo di combattimento. Sdoganandone l’uso e aprendo scenari preoccupanti. Perché nell’ora del caos generalizzato ciò che preoccupa di questa guerra è la totale assenza di logica e dell’anche minima forma di prevedibilità”.

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