Una città futuristica estesa su 70 ettari, completamente sostenibile e ultra tecnologica. In Giappone, ai piedi dell’iconico Monte Fuji, è stata completata la prima fase di Woven City, l’esperimento urbano concepito da Toyota – esatto, proprio la famosa casa automobilistica – per testare e sviluppare le ultime innovazioni hi-tech. Il progetto, alimentato da un investimento di 10.130 miliardi di dollari, dovrebbe essere terminato entro il prossimo autunno. Al Consumer Electronic Show 2025 di Las Vegas, il presidente del colosso nipponico delle quattro ruote, Akio Toyoda, ha fornito l’importante aggiornamento, spiegando che Woven City è più di un semplice posto in cui vivere, lavorare e divertirsi. “È un luogo in cui le persone possono inventare e sviluppare tutti i tipi di nuovi prodotti e idee. È un laboratorio vivente in cui i residenti sono partecipanti volontari, dando agli inventori l’opportunità di testare liberamente le proprie idee in un ambiente sicuro e reale”, ha dichiarato Mr. Toyoda.
La scommessa di Toyota
Toyota, dunque, concepisce Woven City come una specie di laboratorio vivente. C’è da crederci, visto che l’intero progetto combinerà energia pulita, infrastrutture avanzate e un approccio incentrato sulla sostenibilità, e che l’ecosistema di questa smart city all’ennesima potenza sarà alimentato da idrogeno ed energia solare, garantendo zero emissioni.
Ma per quale motivo un’azienda impegnata a costruire automobili ha deciso di costruire una città? Toyota ha per la prima volta annunciato l’idea nel 2021, immaginando di dare vita ad una”città prototipo del futuro” in cui testare veicoli autonomi, design stradale innovativo, tecnologia intelligente per le abitazioni, robotica e altri prodotti per la mobilità, affidandosi ad una popolazione di persone in carne e ossa che avrebbero vissuto lì.
Quattro anni più tardi, Woven City è pronta ad accogliere i primi 100 residenti, tutti dipendenti di Toyota o della sua sussidiaria, Woven by Toyota, ai quali si aggiungeranno in seguito altri 260 residenti. Toyota ha soprannominato questi residenti Weavers, definendoli “persone che condividono la passione per l’espansione della mobilità” e “l’impegno a costruire una società più fiorente”.
A cosa serve la città del futuro
Con la fase 2 e gli step successivi, Toyota costruirà abbastanza alloggi e strutture per accogliere un massimo di 2.000 residenti. Tornando al presente, Woven City aprirà prima le porte ad aziende e start-up tecnologiche.
In lizza ci sono, per esempio, aziende di distributori automatici e società che vogliono garantire esperienze di caffetteria futuristiche alla clientela. Mr. Toyoda ha poi menzionato diverse altre idee, tra cui quella di introdurre sedie a rotelle motorizzate ad alta potenza per persone con disabilità che vogliono provare l’emozione di una corsa su strada, droni personali che seguano i jogger per garantire loro una maggiore sicurezza e “robot domestici” per le persone anziane.
Toyota, che è rimasta indietro nel campo dei veicoli elettrici, vorrà presumibilmente usare il laboratorio cittadino di Woven City per recuperare posizioni nel settore degli Electric Vehicle e lanciare nuove tecnologie. Il colosso giapponese farebbe però bene a studiare quanto accaduto qualche anno fa a Google, costretto ad abbandonare un progetto simile, Sidewalk Labs a Toronto, dopo le proteste dei residenti per la gestione dei loro dati personali e per la sorveglianza. Risultato: il piano della “grande G” è evaporato come neve al sole.