La Cina ha recentemente intensificato i controlli sui metalli delle terre rare, denunciando operazioni di contrabbando orchestrate da agenzie di intelligence straniere. Secondo Pechino, queste attività, che includono l’uso di etichette false e sistemi postali sofisticati, rappresentano una minaccia diretta alla sicurezza nazionale. Le autorità cinesi hanno dichiarato di aver già sventato tentativi di accumulo strategico di queste risorse da parte di un Paese straniero, evidenziando come le terre rare siano diventate un’arma cruciale nelle dinamiche geopolitiche e geoeconomiche globali.
Le terre rare: il cuore della tecnologia moderna
Le terre rare, un gruppo di diciassette elementi chimici, sono indispensabili per la produzione di tecnologie avanzate: dai semiconduttori ai veicoli elettrici, dalle turbine eoliche ai sistemi d’arma. La Cina domina questo settore, controllando circa il sessanta per cento della produzione mondiale e una quota ancora maggiore della raffinazione, un processo complesso e costoso che pochi Paesi possono replicare. Questo monopolio virtuale conferisce a Pechino un’enorme influenza sulle catene di approvvigionamento globali, rendendo le terre rare un’arma strategica in un contesto di crescenti tensioni internazionali.
Un allarme che riflette timori geopolitici
L’allarme lanciato dalla Cina non è isolato, ma si inserisce in un clima di competizione globale per le risorse critiche. Negli ultimi anni Stati Uniti, Unione Europea e Giappone hanno intensificato gli sforzi per ridurre la dipendenza dalla Cina, sviluppando riserve strategiche e investendo in miniere alternative in Paesi come Australia, Canada, Congo e Madagascar. Tuttavia, la raffinazione rimane un collo di bottiglia. Anche se nuove fonti di estrazione vengono sviluppate, la capacità di trasformare i minerali grezzi in materiali utilizzabili è ancora in gran parte nelle mani cinesi.
Il sospetto di Pechino di attività di spionaggio e contrabbando potrebbe riflettere la paura che potenze straniere stiano cercando di accumulare scorte per proteggersi da possibili restrizioni cinesi. La Cina ha già dimostrato di essere disposta a usare le terre rare come leva politica, come nel caso delle restrizioni all’export di gallio e germanio, imposte in risposta alle sanzioni occidentali sulle tecnologie avanzate.
Sicurezza nazionale e sicurezza integrata
Per la Cina, il controllo delle terre rare non è solo una questione economica ma un pilastro della sua strategia di sicurezza nazionale. La leadership cinese considera il settore minerario e la filiera dei metalli critici come parte integrante della sicurezza integrata, un concetto che unisce economia, tecnologia e difesa per garantire la resilienza del Paese. Le autorità hanno intensificato i controlli doganali e incoraggiato la popolazione a segnalare attività sospette, un segnale della crescente attenzione verso potenziali minacce esterne.
Questa strategia si inserisce in un contesto più ampio di competizione tecnologica, in cui la Cina cerca di mantenere il suo vantaggio competitivo in settori strategici come i semiconduttori, l’intelligenza artificiale e le energie rinnovabili. Le terre rare sono un tassello fondamentale di questa visione.
La risposta dell’Occidente
Per Stati Uniti, Unione Europea e Giappone la dipendenza dalla Cina rappresenta una vulnerabilità strategica. Gli Stati Uniti hanno varato incentivi per l’estrazione interna e stanno investendo in riserve strategiche, mentre l’Unione Europea ha classificato le terre rare come materie prime critiche, promuovendo progetti di diversificazione e riciclo. Tuttavia, la costruzione di filiere alternative è un processo lungo e costoso, reso ancora più complesso dalla difficoltà di replicare le capacità di raffinazione cinesi.
Paesi come Australia e Canada stanno emergendo come potenziali alternative per l’estrazione, mentre l’Africa, in particolare Congo e Madagascar, attira l’attenzione di multinazionali e governi. Anche con queste iniziative, la dipendenza globale dalla Cina per la raffinazione rimane un ostacolo significativo.
Un nuovo fronte di guerra ibrida
Le tensioni attorno alle terre rare potrebbero trasformarsi in un nuovo terreno di scontro, dove spionaggio industriale, restrizioni commerciali e disinformazione diventano strumenti per indebolire gli avversari. Per l’Occidente la sfida non è solo garantire l’accesso a queste risorse, ma anche sviluppare tecnologie di riciclo e filiere autonome per ridurre la vulnerabilità. Per la Cina, l’obiettivo è proteggere un vantaggio competitivo che le consente di influenzare il mercato globale e le strategie industriali di altri Paesi.
Una battaglia per la sovranità tecnologica
Il controllo delle terre rare non riguarda solo la produzione di beni di consumo come smartphone o auto elettriche. È una questione di sovranità tecnologica e di potere geopolitico. La Cina, con il suo dominio sulla produzione e raffinazione, mantiene un vantaggio strategico che usa per consolidare la sua posizione nel sistema internazionale. Nel frattempo le potenze occidentali devono affrontare la sfida di costruire filiere indipendenti in un contesto di crescente competizione. Le terre rare rappresentano non solo una risorsa ma un simbolo della lotta per il controllo del futuro tecnologico globale.

