Skip to content
Tecnologia

La polemica per l’ex lobbista Meta finita nel Parlamento Europeo

Il fenomeno delle “porte girevoli”, ovvero il passaggio di figure professionali d’alto livello tra settore pubblico e privato, è fonte di polemiche per il rischio di conflitti d’interesse e favoritismi che porta con sé. È un fenomeno comune, antico, e...

Il fenomeno delle “porte girevoli”, ovvero il passaggio di figure professionali d’alto livello tra settore pubblico e privato, è fonte di polemiche per il rischio di conflitti d’interesse e favoritismi che porta con sé. È un fenomeno comune, antico, e parte di una tendenza occidentale verso carriere più dinamiche. Ma scandali come quello di José Barroso, passato dalla politica portoghese a Goldman Sachs, o il Qatargate, hanno portato a riforme in ambito europeo: il periodo cosiddetto di cooling-off, o di transizione, per ex Commissari UE è salito a 2 anni, e per ex eurodeputati a 6 mesi. Ulteriori regole potrebbero essere introdotte presto dopo un altro caso eclatante: l’elezione di due ex dipendenti di Meta al Parlamento di Bruxelles.

La finlandese Aura Salla, ex-lobbista di Meta e ora deputata al Parlamento Europeo, sta facendo discutere. In ottobre, avrebbe dovuto intervenire al Tech and Society Summit, un evento frequentato principalmente da critici del Big Tech, ma la sua assenza dell’ultimo minuto ha generato una reazione di scherno tra i presenti.

Salla, 40 anni, eletta debutata del gruppo di centrodestra PPE, è stata responsabile delle politiche pubbliche del colosso che controlla Facebook a Bruxelles dal 2020 al 2023, ruolo che prevedeva anche la possibilità di influenzare la regolamentazione tecnologica nell’UE. Un passato che la lega a una delle aziende più influenti del mondo ha riacceso il dibattito sulle “porte girevoli”e il suo ingresso in parlamento è visto da molti con sospetto. Alexandra Geese, membro dei Verdi, si è chiesta se Salla rappresenti i cittadini europei o gli interessi di Meta.

Salla, la cui carriera è iniziata proprio alla Commissione Europea prima di passare a Meta, difende la sua esperienza, sostenendo che la conoscenza dei modelli di business del Big Tech le consente di proporre regolamentazioni più efficaci. Tuttavia, la sua opposizione a quella che definisce la “tsunami regolamentare” di Bruxelles preoccupa gruppi come LobbyControl, secondo una cui indagine nel 2022 circa il 75% dei lobbisti di Big Tech come Google e Meta a Bruxelles ha avuto un passato nelle istituzioni europee. Conoscere la macchina burocratica per poterla aggirare meglio, insomma.

Salla critica leggi recenti come il Digital Markets Act (DMA), il Digital Services Act (DSA) e l’AI Act, sostenendo che impongono restrizioni eccessive alle aziende europee, danneggiandole rispetto ai giganti tecnologici statunitensi. Pur riconoscendo l’importanza del DMA per promuovere la concorrenza contro Apple, Salla teme che le aziende europee come Booking.com e Zalando ne subiscano le conseguenze. Propone di aspettare di vedere quello che il neoeletto capo della Casa Bianca, Donald Trump, intende fare con il tech prima di prendere decisioni affrettate.

Salla è favorevole all’uso di traffico e metadati (ossia una descrizione strutturata del contenuto dei dati che ne agevola la ricerca e l’utilizzo) per allenare i modelli di intelligenza artificiale, sostenendo che le normative europee attuali rendano questo processo troppo complesso. Spiega he l’UE dovrebbe concentrarsi sull’applicazione delle normative esistenti, anziché introdurne di nuove. Di una superpotenza “delle regole” non serve a niente, sembra dire e per lei un mercato stabile è essenziale per attrarre investimenti.

Secondo i critici con Meta e X non c’è da fidarsi, perché i due colossi violano da tempo le leggi sulla privacy e usano dati personali degli europei per allenare i loro modelli di AI. Il Digital Fairness Act, approvato nel 2022, è nato a livello UE per contrastare gli abusi di posizione dominante prima che si verifichino, prevede whitelist, blacklist e sanzioni per le Big tech che non si adegueranno.

La nomina di Salla arriva in un momento in cui la destra europea guarda positivamente al ruolo da “editore” svolto dall’uomo più ricco della terra, nonché proprietario di X, Elon Musk, per fare rieleggere Trump. E il futuro vicepresidente, JD Vance, è stato chiaro in materia di imposizioni burocratiche da parte di Bruxelles: provate a regolamentare in qualche modo la piattaforma dell’alleato Elon, ha detto, e toglieremo soldi alla NATO. Vedremo se il trumpismo tecnologico troverà come referenti degli alleati nelle istituzioni di Bruxelle, o solamente del buonsenso.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Lascia un commento

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto

Perché abbonarsi

Sostieni il giornalismo indipendente

Questo giornale rimarrò libero e accessibile a tutti. Abbonandoti lo sostieni.