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	<title>Yazidi Archives - InsideOver</title>
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	<title>Yazidi Archives - InsideOver</title>
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		<title>L&#8217;Iraq ci riprova: censimento con coprifuoco e niente domande su etnia e religione</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-nuovo-difficile-censimento-iracheno.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Nov 2024 02:21:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Kurdistan iracheno]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Scontro sunniti-sciiti]]></category>
		<category><![CDATA[Yazidi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_2024080218292566_e1bbaa23b20cd6eb95da1e7de16dbc71.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_2024080218292566_e1bbaa23b20cd6eb95da1e7de16dbc71.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_2024080218292566_e1bbaa23b20cd6eb95da1e7de16dbc71-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_2024080218292566_e1bbaa23b20cd6eb95da1e7de16dbc71-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_2024080218292566_e1bbaa23b20cd6eb95da1e7de16dbc71-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_2024080218292566_e1bbaa23b20cd6eb95da1e7de16dbc71-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_2024080218292566_e1bbaa23b20cd6eb95da1e7de16dbc71-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>In Iraq si torna a organizzare un censimento a distanza di 27 anni dall'ultima volta, ma a Baghdad si temono ora violenze.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-nuovo-difficile-censimento-iracheno.html">L&#8217;Iraq ci riprova: censimento con coprifuoco e niente domande su etnia e religione</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_2024080218292566_e1bbaa23b20cd6eb95da1e7de16dbc71.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_2024080218292566_e1bbaa23b20cd6eb95da1e7de16dbc71.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_2024080218292566_e1bbaa23b20cd6eb95da1e7de16dbc71-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_2024080218292566_e1bbaa23b20cd6eb95da1e7de16dbc71-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_2024080218292566_e1bbaa23b20cd6eb95da1e7de16dbc71-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_2024080218292566_e1bbaa23b20cd6eb95da1e7de16dbc71-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_2024080218292566_e1bbaa23b20cd6eb95da1e7de16dbc71-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il <strong>censimento</strong> è parte integrante della vita di un Paese, serve del resto a conoscere dimensioni e peculiarità di una popolazione. Ma lì dove la composizione etnica o religiosa, oltre a essere variegata, è stata spesso fonte di tensioni, i censimenti a volte sono dei veri tabù. In <strong>Libano</strong> l&#8217;ultimo censimento ufficiale risale al 1932,<strong> in Iraq al 1997</strong>. Ma a Baghdad qualcosa si muove: pur tra coprifuoco, strade blindate e scorte armate per i delegati, il Governo iracheno in questi giorni sta procedendo a un <strong>nuovo censimento</strong>. E non mancano le incognite.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Niente domande su etnia e religione</h2>



<p><a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/la-seconda-guerra-del-golfo-il-conflitto-contro-saddam-del-2003.html">Dopo la caduta di Saddam Hussein</a>, avvenuta per mano Usa nel 2003, un tentativo di portare avanti il censimento è stato fatto nel 2009. In quell&#8217;occasione però, il progetto non è andato a buon fine. Diversi addetti sono stati aggrediti, molte schede bruciate, il Paese ha rischiato ancora una volta di finire<strong> inghiottito dalla voragine delle tensioni settarie</strong>. Si usciva da poco dalla<strong> guerra civile del 2007</strong>, quella dove lo<strong> scontro tra sciiti e sunniti</strong> ha provocato migliaia di vittime tra miliziani e civili. </p>



<p>Ed è proprio lo scontro tra i due più importanti gruppi religiosi la principale preoccupazione delle autorità. L&#8217;Iraq è abitato per l&#8217;80% da arabi, divisi al loro interno tra sciiti, in maggioranza, e sunniti. Questi ultimi, al potere durante l&#8217;era di Saddam Hussein, sono malvisti da molti gruppi sciiti che recriminano per quanto accaduto prima della deposizione del rais. A differenza che nel 2009, nei questionari <strong>non ci saranno domande sull&#8217;appartenenza etnica o religiosa</strong>. L&#8217;obiettivo è quindi semplicemente contare la popolazione nelle varie città e province, senza specificare poi l&#8217;appartenenza comunitaria ed evitare quelle tensioni che per oltre un quarto di secolo hanno impedito all&#8217;Iraq di contare gli abitanti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un Iraq profondamente diverso</h2>



<p>L&#8217;ultimo censimento, quello del 1997, ha contato 22 milioni di abitanti. Oggi le stime delle Nazioni Unite parlano di oltre<strong> 40 milioni di cittadini</strong>, quasi il doppio. Da qui l&#8217;esigenza per Baghdad di conoscere meglio la dislocazione della popolazione e capire la conformazione sociale dei vari territori. Anche se non verrà chiesta l&#8217;appartenenza comunitaria, il censimento fa ugualmente paura. Se per esempio, rispetto 27 anni fa, dovessero risultare incrementi della popolazione in aree tradizionalmente sunnite, allora i gruppi e i partiti sunniti chiederebbero maggior spazio nella struttura di potere irachena.</p>



<p>Il discorso si complica nel Nord del Paese, con i <strong>curdi</strong> che sperano di poter dimostrare un aumento della popolazione all&#8217;interno della regione autonoma in modo da far valere un più marcato peso politico al Governo centrale di Baghdad. La tensione è talmente alta in questi giorni che, nelle ore di attività degli addetti al censimento, è stato disposto il <strong>coprifuoco</strong> nelle principali città. Non solo, ma per prevenire raggiri e falsificazioni nei conteggi, sono stati disposti <strong>divieti di spostamento </strong>tra alcune aree. Molti infatti sospettano spostamenti di interi gruppi volti a far risultare più popolosa una regione rispetto a un&#8217;altra.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La questione yazida</h2>



<p><a href="https://www.agenzianova.com/news/iraq-circa-200-mila-yazidi-ancora-sfollati-in-vista-del-censimento/">C&#8217;è poi il caso particolare degli yazidi</a>, minoranza di etnia curda e identificata soprattutto con l&#8217;appartenenza alla religione yazida. Si tratta di una popolazione che ha subito il<strong> genocidio ad opera dell&#8217;Isis nel 2014</strong>, quando il califfato ha occupato la principale città di riferimento della comunità, ossia <strong>Sinjar</strong>. Si stima che circa 360mila yazidi siano scappati dalle loro aree e abbiano trovato rifugio nella regione autonoma del Kurdistan. Di questi, soltanto in 160mila avrebbero fatto ritorno a casa e dunque in almeno 200mila potrebbero essere registrati come residenti nelle città curde.</p>



<p>Per ovviare al problema, il Governo ha consigliato alle famiglie yazide di inviare a Sinjar almeno un proprio membro, in modo da poter registrare il proprio nucleo familiare come residente in città. Il problema però è che a Sinjar la sicurezza è ancora precaria e non sono stati ristabiliti tutti i servizi necessari per incentivare il ritorno degli sfollati.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-nuovo-difficile-censimento-iracheno.html">L&#8217;Iraq ci riprova: censimento con coprifuoco e niente domande su etnia e religione</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Quel che resta degli yazidi: dieci anni dal Genocidio</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/guerra/quel-che-resta-degli-yazidi-dieci-anni-dal-genocidio.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Manuele Avilloni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Aug 2024 11:24:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Yazidi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802183017857_c235cccd402e2fc0e9b9693ba9fef2ee.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802183017857_c235cccd402e2fc0e9b9693ba9fef2ee.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802183017857_c235cccd402e2fc0e9b9693ba9fef2ee-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802183017857_c235cccd402e2fc0e9b9693ba9fef2ee-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802183017857_c235cccd402e2fc0e9b9693ba9fef2ee-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802183017857_c235cccd402e2fc0e9b9693ba9fef2ee-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802183017857_c235cccd402e2fc0e9b9693ba9fef2ee-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Agosto 2014: i curdi si ritirano dal Sinjar e gli Yazidi restano alla mercé dei miliziani dell'Isis.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/guerra/quel-che-resta-degli-yazidi-dieci-anni-dal-genocidio.html">Quel che resta degli yazidi: dieci anni dal Genocidio</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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                    Quel che resta degli yazidi: dieci anni dal Genocidio
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                        Agosto 2014: i curdi si ritirano dal Sinjar e gli Yazidi restano alla mercé dei miliziani dell&#8217;Isis.
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/>



<p>Era il<strong> 3 agosto del 2014</strong>, quando l&#8217;<strong>ISIS</strong> lanciò un attacco contro la regione del Sinjar, Iraq, abitata prevalentemente da<strong> <a href="https://it.insideover.com/guerra/lincerto-futuro-degli-yazidi-dopo-il-genocidio.html">Yazidi</a></strong>. Le forze curde, che inizialmente proteggevano la regione, si ritirarono improvvisamente, lasciando gli Yazidi senza alcuna difesa. La speranza di un dopo guerra stabile crollò come un castello di sabbia lasciando posto ad un destino ignaro. Tanto è avvolgente la luce del Sinjar, tanto è oscura la catastrofe umanitaria conseguente all’attacco dell’ISIS. A migliaia morirono immediatamente sotto i proiettili e i colpi dei militanti.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_2024080218292566_e1bbaa23b20cd6eb95da1e7de16dbc71.jpg" alt="" class="wp-image-431412" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_2024080218292566_e1bbaa23b20cd6eb95da1e7de16dbc71.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_2024080218292566_e1bbaa23b20cd6eb95da1e7de16dbc71-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_2024080218292566_e1bbaa23b20cd6eb95da1e7de16dbc71-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_2024080218292566_e1bbaa23b20cd6eb95da1e7de16dbc71-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_2024080218292566_e1bbaa23b20cd6eb95da1e7de16dbc71-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_2024080218292566_e1bbaa23b20cd6eb95da1e7de16dbc71-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></figure>



<p>Oltre la coltre di sabbia si ammassarono i corpi di uomini giustiziati, decapitati e lasciati al suolo come monito di terrore. Donne e bambini vennero rapiti, molte ragazze yazide vendute come schiave sessuali, sottoposte a sistematici stupri e violenza. <strong>Lontano dallo sguardo delle comunità internazionali</strong>, migliaia di persone fuggirono verso il monte Sinjar, dove rimasero intrappolate senza cibo, acqua o assistenza medica, sotto il sole bruciante ed asfissiante di una torrida e arida estate.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802181928860_a419311c2a2ab92393a4f03e476c9a3d.jpg" alt="" class="wp-image-431395" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802181928860_a419311c2a2ab92393a4f03e476c9a3d.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802181928860_a419311c2a2ab92393a4f03e476c9a3d-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802181928860_a419311c2a2ab92393a4f03e476c9a3d-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802181928860_a419311c2a2ab92393a4f03e476c9a3d-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802181928860_a419311c2a2ab92393a4f03e476c9a3d-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802181928860_a419311c2a2ab92393a4f03e476c9a3d-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></figure>



<p>“La mia famiglia ed io restammo nove giorni senza cibo e acqua. Poi, alcuni gruppi hanno aperto il confine dalla Siria al confine iracheno. Ci siamo spostati dall&#8217;Iraq alla Siria e successivamente siamo tornati nel Kurdistan iracheno. Siamo rimasti in un vero buco, un vecchissimo buco, per circa nove mesi per poi tornare qui in un campo profughi in Kurdistan. Viviamo qui dall&#8217;inizio del 2015”. Sono le parole rilasciate a luglio 2022 da un ragazzo Yazidi di nome Saeed e contenute negli <a href="https://www.yazidigenocidearchive.com/"><strong>Yazidi Genocide Archive</strong></a>. Sono testimonianze di vite sospese, devastate dai venti del passato e preoccupate per il futuro in cui li trascinerà. Tra le tende degli accampamenti, nel buio delle notti irachene resta l’interrogativo, come ha potuto la Storia, condurre a questo? Perché ancora una volta una diaspora tanto tragica?</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1839" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803120746507_05898908462dc41fadcc8fc867a097f8.jpg" alt="" class="wp-image-431396" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803120746507_05898908462dc41fadcc8fc867a097f8.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803120746507_05898908462dc41fadcc8fc867a097f8-600x575.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803120746507_05898908462dc41fadcc8fc867a097f8-300x287.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803120746507_05898908462dc41fadcc8fc867a097f8-1024x981.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803120746507_05898908462dc41fadcc8fc867a097f8-768x736.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803120746507_05898908462dc41fadcc8fc867a097f8-1536x1471.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Gli eventi prima del Genocidio</h2>



<p>Dopo l’attentato terroristico dell’11 settembre 2001 e dopo l’invasione dell’Afghanistan, nell’ottobre dello stesso anno, gli Stati Uniti, sotto l&#8217;amministrazione del Presidente George W. Bush, adottarono una nuova strategia di sicurezza nazionale: l&#8217;<strong>uso preventivo della forza</strong>. Questo portò ad una crescente pressione sull&#8217;<strong>Iraq </strong>sia da parte degli Stati Uniti che dell’ONU. Con la risoluzione 1441, adottata nel novembre del 2002 dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU, venne concesso all&#8217;Iraq &#8220;un&#8217;ultima possibilità&#8221;.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803120557707_b0b882ab19a8220d96e22a68a2971d5b.jpg" alt="" class="wp-image-431397" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803120557707_b0b882ab19a8220d96e22a68a2971d5b.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803120557707_b0b882ab19a8220d96e22a68a2971d5b-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803120557707_b0b882ab19a8220d96e22a68a2971d5b-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803120557707_b0b882ab19a8220d96e22a68a2971d5b-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803120557707_b0b882ab19a8220d96e22a68a2971d5b-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803120557707_b0b882ab19a8220d96e22a68a2971d5b-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></figure>



<p>Tutti sappiamo come andò a finire, ma molti meno sanno che prima dell’invasione via terra dell’Iraq, la guerra scoppiò con l’operazione Southern Focus, avviata nel giugno 2002. Una strategia per aumentare la pressione sul regime iracheno e preparare il terreno all’invasione. Fu un’operazione che aveva l&#8217;obiettivo di degradare le difese aeree irachene nel sud del paese, consentendo una maggiore libertà di manovra alle forze terrestri della coalizione. Gli attacchi aerei di questa operazione si susseguirono dal mese di giugno del 2002 al marzo del 2003 fino a quando il 20 marzo del 2003 scattò l’operazione “<strong>Iraqi Freedom</strong>” che aveva lo scopo di disarmare l&#8217;Iraq delle sue presunte armi di distruzione di massa, porre fine al regime di Saddam Hussein e “liberare” il popolo iracheno. Le forze della coalizione, principalmente statunitensi e britanniche, avanzarono rapidamente attraverso il Kuwait verso Baghdad e già nell’aprile 2003, Baghdad fu conquistata e il regime di Saddam Hussein cadde.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803120322206_8d2c84fb8a4aef15a427965c022f7a78.jpg" alt="" class="wp-image-431398" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803120322206_8d2c84fb8a4aef15a427965c022f7a78.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803120322206_8d2c84fb8a4aef15a427965c022f7a78-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803120322206_8d2c84fb8a4aef15a427965c022f7a78-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803120322206_8d2c84fb8a4aef15a427965c022f7a78-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803120322206_8d2c84fb8a4aef15a427965c022f7a78-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803120322206_8d2c84fb8a4aef15a427965c022f7a78-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></figure>



<p><strong>Cosa successe al paese subito dopo l’invasione? </strong>Sebbene l’obiettivo fosse la stabilizzazione e la ricostruzione dell&#8217;Iraq, il paese entrò in una fase di insurrezione e conflitti settari, rendendo la missione molto più complessa e prolungata di quanto inizialmente previsto. Aumentarono le violenze tra sunniti, sciiti e curdi, così come crebbero insurrezioni contro le forze della coalizione e il governo iracheno.</p>



<p>Nel 2007, l&#8217;amministrazione Bush implementò la strategia nota come &#8220;The Surge,&#8221; aumentando il numero delle truppe statunitensi in Iraq per stabilizzare il paese. Nel 2010 venne introdotta una nuova strategia che durò fino a fine 2011, l’operazione “New Dawn” che concludeva ufficialmente la “Iraqi Freedom” cambiando focus verso la formazione, il supporto e la consulenza alle forze irachene che avrebbero dovuto prendere il totale controllo dell’area. Quando alla fine del 2011, le forze statunitensi completarono il loro ritiro dall&#8217;Iraq, lasciarono la responsabilità della sicurezza al governo iracheno.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803120208734_0500e5c3a52f7e67a9278e224d2ca14f.jpg" alt="" class="wp-image-431399" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803120208734_0500e5c3a52f7e67a9278e224d2ca14f.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803120208734_0500e5c3a52f7e67a9278e224d2ca14f-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803120208734_0500e5c3a52f7e67a9278e224d2ca14f-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803120208734_0500e5c3a52f7e67a9278e224d2ca14f-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803120208734_0500e5c3a52f7e67a9278e224d2ca14f-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803120208734_0500e5c3a52f7e67a9278e224d2ca14f-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></figure>



<p>La situazione ben presto precipitò, le tensioni tra sunniti, sciiti e curdi si intensificarono, indebolendo ulteriormente il governo centrale. In un paese già dilaniato dalla guerra e dalle sue lotte intestine sopraggiunse un nuovo sanguinario dominatore, l’ISIS. Originatosi come una branca di al-Qaeda in Iraq, l&#8217;ISIS ha capitalizzato sulla debolezza del governo iracheno e sul conflitto in Siria per espandere il proprio controllo territoriale. Nel giugno 2014, a soli tre anni dal lascito statunitense, l&#8217;ISIS ha lanciato una rapida offensiva, catturando Mosul, la seconda città più grande dell&#8217;Iraq e gran parte del nord del paese. A quale prezzo? Milioni di iracheni furono sfollati e le minoranze, come gli Yazidi e minoranze cristiane, subirono atrocità e genocidio.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1185" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803121243588_bcc74a1d0e2ccf046f10b7659d2e7dfa.jpg" alt="" class="wp-image-431400" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803121243588_bcc74a1d0e2ccf046f10b7659d2e7dfa.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803121243588_bcc74a1d0e2ccf046f10b7659d2e7dfa-600x370.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803121243588_bcc74a1d0e2ccf046f10b7659d2e7dfa-300x185.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803121243588_bcc74a1d0e2ccf046f10b7659d2e7dfa-1024x632.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803121243588_bcc74a1d0e2ccf046f10b7659d2e7dfa-768x474.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803121243588_bcc74a1d0e2ccf046f10b7659d2e7dfa-1536x948.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Chi sono gli Yazidi?</h2>



<p>La comunità Yazida è una delle minoranze religiose più antiche del Medio Oriente e la loro storia risale a migliaia di anni fa. Stando ad una loro interpretazione storica, la loro religione sarebbe nata prima ancora delle religioni abramitiche. Hanno una <strong>fede sincretica</strong>, combinata con elementi di zoroastrismo, islam, cristianesimo e antiche credenze mesopotamiche. È una religione monoteista con una forte enfasi sul culto di Melek Taus, l&#8217;Angelo Pavone. La loro cosmologia include sette angeli principali, con Melek Taus al vertice. Gli Yazidi credono che il mondo sia stato creato da Dio e affidato a questi angeli per essere governato.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_2024080311591926_a385beda1f2f952ab8b608f697ddbb9e.jpg" alt="" class="wp-image-431401" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_2024080311591926_a385beda1f2f952ab8b608f697ddbb9e.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_2024080311591926_a385beda1f2f952ab8b608f697ddbb9e-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_2024080311591926_a385beda1f2f952ab8b608f697ddbb9e-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_2024080311591926_a385beda1f2f952ab8b608f697ddbb9e-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_2024080311591926_a385beda1f2f952ab8b608f697ddbb9e-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_2024080311591926_a385beda1f2f952ab8b608f697ddbb9e-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></figure>



<p>Storicamente, gli Yazidi sono insediati principalmente nella regione del Sinjar, una zona montuosa nel nord-ovest dell&#8217;Iraq, vicino al confine con la Siria. Oltre a Sinjar, vi sono comunità yazide significative anche nella regione autonoma del Kurdistan iracheno, in particolare nei distretti di Shekhan e Dohuk. Nel corso degli ultimi decenni, la diaspora yazida è cresciuta, con numerose comunità stabilitesi in Europa, in particolare in Germania, nonché in Canada e negli Stati Uniti. La loro è una storia segnata da numerose persecuzioni, sin dai tempi dell&#8217;Impero Ottomano hanno subito massacri e conversioni forzate. Proprio durante il periodo ottomano vennero spesso accusati di eresia e idolatria.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803114921935_d818e63d47aa8b9450c671502ce94dea.jpg" alt="" class="wp-image-431402" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803114921935_d818e63d47aa8b9450c671502ce94dea.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803114921935_d818e63d47aa8b9450c671502ce94dea-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803114921935_d818e63d47aa8b9450c671502ce94dea-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803114921935_d818e63d47aa8b9450c671502ce94dea-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803114921935_d818e63d47aa8b9450c671502ce94dea-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803114921935_d818e63d47aa8b9450c671502ce94dea-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Il Genocidio Yazidi del 2014</h2>



<p>Sebbene anche sotto il regime di Saddam Hussein, gli Yazidi affrontarono discriminazioni e repressioni, con molte delle loro terre confiscate e le loro comunità spostate forzatamente, quello che avvenne nel 2014 sotto il brutale regime dello Stato Islamico di Iraq e Siria (ISIS) fu destinato a riempire le pagine più oscure della loro storia. In uno dei momenti più cruciali e critici, in un Iraq costellato da difficoltà economiche, isolazionismo internazionale e restrizioni autocratiche, ad essere colpiti furono uomini, donne e bambini che credevano di poter rifondare il paese ormai libero dalla guerra e dalle truppe straniere. Il seme della discriminazione, piantato in secoli di discordia, doveva ancora nascere portando con sé tutta la sua violenta oppressione.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_202408031203367_e86d7ea3a91ea4f0901e0f149b9b9980.jpg" alt="" class="wp-image-431404" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_202408031203367_e86d7ea3a91ea4f0901e0f149b9b9980.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_202408031203367_e86d7ea3a91ea4f0901e0f149b9b9980-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_202408031203367_e86d7ea3a91ea4f0901e0f149b9b9980-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_202408031203367_e86d7ea3a91ea4f0901e0f149b9b9980-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_202408031203367_e86d7ea3a91ea4f0901e0f149b9b9980-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_202408031203367_e86d7ea3a91ea4f0901e0f149b9b9980-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></figure>



<p>Nell’attacco dell’ISIS de<strong>l 3 agosto 2014</strong> vennero uccisi <strong>3.100 uomini e ragazzi</strong> in età da combattimento mentre oltre 6.500 donne e bambini vennero rapiti e trasferiti in luoghi di prigionia in Siria. Migliaia di bambini vennero torturati e costretti a combattere la causa dell’ISIS qualunque essa fosse. Vennero isolati, indottrinati con l’intento di cancellarne la cultura, la lingua, l’identità Yazida. Donne, bambine e ragazze vennero vendute o date in premio come schiave sessuali. I medici che si sono occupati di prestare soccorso alle donne Yazide dopo la prigionia hanno dichiarato che ognuna di loro era stata vittima di stupro o altre forme di violenza sessuale che le hanno provocato cicatrici e seri problemi di salute oltre che ferite psicologiche profondissime. &nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_202408031203299_305c35e50d8e38a255b44bed1323c2d4.jpg" alt="" class="wp-image-431405" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_202408031203299_305c35e50d8e38a255b44bed1323c2d4.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_202408031203299_305c35e50d8e38a255b44bed1323c2d4-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_202408031203299_305c35e50d8e38a255b44bed1323c2d4-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_202408031203299_305c35e50d8e38a255b44bed1323c2d4-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_202408031203299_305c35e50d8e38a255b44bed1323c2d4-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_202408031203299_305c35e50d8e38a255b44bed1323c2d4-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></figure>



<p>Le notizie della tragedia del Sinjar tardarono ad arrivare ma scatenarono una risposta internazionale. Le forze aeree statunitensi, insieme a quelle di altre nazioni, iniziarono una serie di raid aerei contro le posizioni dell&#8217;ISIS, mentre aiuti umanitari venivano lanciati dall&#8217;aria per i rifugiati sul monte Sinjar. Le milizie curde, tra cui il PKK (Partito dei Lavoratori del Kurdistan) e le YPG (Unità di Protezione Popolare), giocarono un ruolo cruciale nel rompere l&#8217;assedio e nel permettere l&#8217;evacuazione dei sopravvissuti. Nel corso degli anni, vari organismi internazionali, tra cui le Nazioni Unite, hanno riconosciuto le azioni dell&#8217;ISIS contro gli Yazidi come genocidio. Un riconoscimento fondamentale non solo per la memoria delle vittime, ma anche per promuovere la giustizia e la responsabilità per i crimini commessi.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1238" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803120914527_74a1c0a0e41517ce717f59e10c190707-1.jpg" alt="" class="wp-image-431406" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803120914527_74a1c0a0e41517ce717f59e10c190707-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803120914527_74a1c0a0e41517ce717f59e10c190707-1-600x387.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803120914527_74a1c0a0e41517ce717f59e10c190707-1-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803120914527_74a1c0a0e41517ce717f59e10c190707-1-1024x660.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803120914527_74a1c0a0e41517ce717f59e10c190707-1-768x495.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803120914527_74a1c0a0e41517ce717f59e10c190707-1-1536x990.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">La Vita Dopo il Genocidio</h2>



<p>Con l&#8217;avanzata dell&#8217;ISIS, la comunità internazionale è intervenuta con una serie di operazioni militari per supportare l&#8217;Iraq nella lotta contro il gruppo terroristico. Nello stesso 2014 venne lanciata dagli Stati Uniti e da una coalizione internazionale l’Operazione Inherent Resolve per combattere l&#8217;ISIS in Iraq e Siria. Una delle battaglie più intense avvenne proprio a Mosul e la città fu liberata dopo nove mesi di combattimenti feroci, ma a un costo elevato in termini di vite umane e distruzione. Dal 2018 anche se l’ISIS è stato significativamente indebolito e privato del suo controllo territoriale, la sua minaccia rimane sotto forma di cellule dormienti.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1155" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803121548994_5f4addb8ebae0152f50852875552f1a8.jpg" alt="" class="wp-image-431407" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803121548994_5f4addb8ebae0152f50852875552f1a8.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803121548994_5f4addb8ebae0152f50852875552f1a8-600x361.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803121548994_5f4addb8ebae0152f50852875552f1a8-300x180.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803121548994_5f4addb8ebae0152f50852875552f1a8-1024x616.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803121548994_5f4addb8ebae0152f50852875552f1a8-768x462.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803121548994_5f4addb8ebae0152f50852875552f1a8-1536x924.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></figure>



<p>Molti degli Yazidi sopravvissuti vivono ancora oggi in campi profughi, incapaci di tornare alle loro case a causa della distruzione e dell&#8217;insicurezza persistente. La ricostruzione degli insediamenti è ostacolata dalla mancanza di risorse e dall&#8217;instabilità politica della regione. Inoltre, molte donne yazide sopravvissute alla schiavitù sessuale affrontano stigmatizzazione sociale. Ai bambini nati durante la prigionia, dalle violenze sessuali, viene negata l’appartenenza alla comunità yazida. Molti bambini sono stati allontanati dalla comunità causando nelle madri un profondo stato di angoscia che va a sommarsi ai traumi delle violenze subite. Ad essere ostico all’integrazione di questi bambini è sia il Consiglio spirituale yazida che la legge irachena, la quale prevede che i figli nati da padre musulmano vengano iscritti come musulmani.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1357" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803121254166_ca90db500b9e44a7e98bde6fa2029d2f.jpg" alt="" class="wp-image-431408" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803121254166_ca90db500b9e44a7e98bde6fa2029d2f.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803121254166_ca90db500b9e44a7e98bde6fa2029d2f-600x424.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803121254166_ca90db500b9e44a7e98bde6fa2029d2f-300x212.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803121254166_ca90db500b9e44a7e98bde6fa2029d2f-1024x724.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803121254166_ca90db500b9e44a7e98bde6fa2029d2f-768x543.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240803121254166_ca90db500b9e44a7e98bde6fa2029d2f-1536x1086.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></figure>



<p>Molti membri della comunità, sfuggiti al massacro hanno provato ad emigrare all’estero ma non sempre ci sono riusciti. Khudaida, che all’epoca del genocidio aveva solo 20 anni, ricorda così il susseguirsi di dolorosi eventi: “Mio cugino è stato rapito dall&#8217;IS e ora vive in Canada. A causa di questi dolorosi eventi, mio ​​padre si è suicidato a Erbil e mio nonno è morto di infarto nello stesso mese in cui mio nipote è morto di cancro. Ho provato a emigrare dall&#8217;Iraq e andare in Germania, ma sono stata imprigionata in Turchia. Sono tornata per completare i miei studi e sono diventata un’attivista per la pace”.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802182956364_dca338db54a7ea31f27554ee032628ac.jpg" alt="" class="wp-image-431413" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802182956364_dca338db54a7ea31f27554ee032628ac.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802182956364_dca338db54a7ea31f27554ee032628ac-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802182956364_dca338db54a7ea31f27554ee032628ac-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802182956364_dca338db54a7ea31f27554ee032628ac-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802182956364_dca338db54a7ea31f27554ee032628ac-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802182956364_dca338db54a7ea31f27554ee032628ac-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></figure>



<p>Organizzazioni internazionali e locali lavorano per fornire supporto psicologico, assistenza medica e programmi di reintegrazione. La diaspora yazida gioca un ruolo cruciale, le comunità all&#8217;estero inviano aiuti finanziari e promuovono la consapevolezza globale sulle atrocità subite. Mentre gli Yazidi continuano a lottare per la giustizia e la ricostruzione, cercando di cancellare il tormento dei ricordi violenti, le prigioni per migranti continuano ad essere troppo affollate e gli accampamenti per rifugiati residenze troppo durature.</p>


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                                    Manuele Avilloni
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                                                                        </div>
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		<title>L&#8217;incubo dei bambini yazidi perseguitati dall&#8217;Isis</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/lincubo-dei-bambini-yazidi-perseguitati-dallisis.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Di Piazza]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Aug 2020 08:16:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Yazidi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="792" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Yazidi-women-La-Presse-e1567584448659.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Yazidi-women-La-Presse-e1567584448659.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Yazidi-women-La-Presse-e1567584448659-300x124.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Yazidi-women-La-Presse-e1567584448659-768x317.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Yazidi-women-La-Presse-e1567584448659-1024x422.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>&#8220;Sono stata venduta così tante volte che non ricordo più. Poi un uomo mi ha costretta a sposarlo&#8221;. Randa aveva solo nove anni quando è stata rapita e fatta prigioniera dai miliziani dell&#8217;Isis. Insieme a lei, migliaia di bambini yazidi sono stati strappati dalle loro famiglie, torturati e obbligati ad arruolarsi nelle fila del sedicente &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/lincubo-dei-bambini-yazidi-perseguitati-dallisis.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/lincubo-dei-bambini-yazidi-perseguitati-dallisis.html">L&#8217;incubo dei bambini yazidi perseguitati dall&#8217;Isis</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="792" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Yazidi-women-La-Presse-e1567584448659.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Yazidi-women-La-Presse-e1567584448659.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Yazidi-women-La-Presse-e1567584448659-300x124.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Yazidi-women-La-Presse-e1567584448659-768x317.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Yazidi-women-La-Presse-e1567584448659-1024x422.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>&#8220;Sono stata venduta così tante volte che non ricordo più. Poi un uomo mi ha costretta a sposarlo&#8221;. Randa aveva solo nove anni quando è stata rapita e fatta prigioniera dai miliziani dell&#8217;<strong>Isis</strong>. Insieme a lei, migliaia di <strong>bambini yazidi</strong> sono stati strappati dalle loro famiglie, torturati e obbligati ad arruolarsi nelle fila del sedicente Stato Islamico. &#8220;Sono stato costretto a combattere. Ho dovuto farlo o sarei morto. Non avevo altra scelta&#8221;. Quando è stato reclutato con la forza, Sahir di anni ne aveva compiuti 15. &#8220;Non dimenticherò mai quello che mi è successo. Fa parte di me, come una cicatrice. Sarà lì per sempre&#8221;.</p>
<p>Ricordi indelebili di violenze, guerra e fame che continuano a perseguitare bambini e adolescenti anche dopo la fine della prigionia. Lo Stato Islamico resterà nelle loro menti, sulla loro pelle. Sono quasi 2mila i giovani yazidi, sopravvissuti alla ferocia dell&#8217;Isis e tornati dalle famiglie, abbandonati a loro stessi e costretti a convivere con <strong>gravi traumi</strong>. A lanciare l&#8217;allarme è stata <em>Amnesty International</em> che ha pubblicato un rapporto dal titolo <a href="https://www.amnesty.org/download/Documents/MDE1427592020ENGLISH.PDF"><em>&#8220;Legacy of Terror: The Plight of Yezidi Child Survivors of ISIS&#8221;</em></a> in cui denuncia il mancato supporto ai più giovani. &#8220;Sopravvissuti a crimini orribili, questi ragazzi devono ora affrontare un&#8217;eredità segnata dal <strong>terrore</strong>. La loro salute fisica e mentale deve essere una priorità negli anni a venire per far sì che possano reintegrarsi completamente nelle loro famiglie e nella comunità&#8221;, ha spiegato Matt Wells, vicedirettore del programma <em>Crisis Response</em> di <em>Amnesty International</em>. Prigionieri dell&#8217;Isis per molti anni, ora questi bambini soffrono di <strong>ansia, depressione, stress post-traumatico, malattie varie e lesioni fisiche</strong>. &#8220;Hanno bisogno di un sostegno urgente da parte delle autorità nazionali in Iraq e della comunità internazionale per costruire il loro futuro&#8221;, ha continuato Wells.</p>
<h2>Il genocidio degli yazidi</h2>
<p>È il 3 agosto 2014 quando le bandiere nere dello Stato Islamico occupano la regione del <strong>Sinjar</strong>, nel nord dell&#8217;Iraq, sterminando la <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/storia-futuro-degli-yazidi-la-minoranza-sopravvissuta-allisis.html">minoranza etnico-religiosa degli yazidi</a>. Migliaia di persone riescono a rifugiarsi sulle montagne mentre i miliziani distruggono villaggi, eseguono omicidi di massa e conversioni forzate. Le violenze continuano per diversi giorni: gli uomini vengono giustiziati, i bambini arruolati e le <a href="https://it.insideover.com/donne/yazida-ashwaq-cosi-sono-diventata-una-schiava.html">donne violentate e trattate come schiave</a>. In totale sono oltre 5mila gli yazidi uccisi, circa 7mila le persone rapite e ridotte in schiavitù, quasi 3mila i dispersi. A cinque anni dalla cacciata dell&#8217;Isis dalla regione, solo un quarto della popolazione è ritornata nel territorio al confine con la Siria mentre circa 300mila yazidi vivono ancora nei campi profughi del Kurdistan iracheno. Tra loro anche migliaia di bambini sopravvissuti alle violenze dell&#8217;Isis. Ma il rientro in famiglia non ha segnato per loro la fine della sofferenza.</p>
<p>Sahir è stato rapito dai miliziani quando aveva solo 15 anni. &#8220;Ci hanno portato in un istituto a Raqqa. Eravamo 35 ragazzi yazidi e ci hanno insegnato il Corano e la Shari&#8217;a &#8211; ha raccontato il ragazzo ad <em>Amnesty International</em> -. Hanno provato a <strong>convertirci</strong>, a farci dimenticare la nostra storia&#8221;. Poi l&#8217;addestramento militare. &#8220;La prima cosa che ci hanno spiegato è stata come usare la pistola. Sono stato costretto a <strong>combattere</strong>. Ho dovuto farlo o sarei morto. Non avevo altra scelta. Sono stato ferito e operato ad una mano&#8221;. &#8220;Ho fatto la guardia al fronte per quattro o cinque mesi, poi sono stato colpito da una granata&#8221;, ha spiegato Rayan indicando il frammento di una scheggia ancora nel suo ginocchio. &#8220;Mio fratello di 10 anni è stato usato come scudo umano in Siria e ha riportato ferite su tutto il corpo&#8221;, ha affermato invece il giovane Masud. Bambini soldato arruolati per combattere come miliziani, bambine <strong>violentate</strong> e trattate come schiave. Un medico che ha fornito assistenza a centinaia di ragazzine tra i nove e i 17 anni sopravvissute all&#8217;Isis ha spiegato che quasi tutte le pazienti visitate erano state stuprate. &#8220;Ero una bambina quando sono stata costretta a sposarmi. Mi hanno fatto soffrire&#8221;, ha raccontato la 14enne Randa. &#8220;Queste bambine sono state sistematicamente sottoposte ai peggiori orrori sotto l&#8217;Isis e ora sono state lasciate a raccogliere i cocci da sole&#8221;, ha dichiarato Wells.</p>
<p>Dopo anni di violenze e torture, l&#8217;incubo per i bambini yazidi non è finito. Giovani in condizioni di salute precarie sono spesso <strong>isolati</strong> al loro ritorno poiché le famiglie e le comunità faticano ad accettare ciò che hanno vissuto durante la prigionia. Indottrinati, costretti a dimenticare la loro cultura e ad imparare l&#8217;arabo, la maggior parte dei bambini non parla più il curdo e fa fatica a comunicare. Un ostacolo al reinserimento nella comunità e all&#8217;istruzione. &#8220;Ci sono così tante differenze tra quel modo di vivere e ora. La religione. Le loro vite. Qualunque cosa. Tutto è diverso&#8221;, ha spiegato Randa. A tutto questo, si aggiunge il dramma delle ragazze madri costrette a separarsi dai propri <strong>figli</strong> a causa delle pressioni religiose e sociali. Ai piccoli nati dalle violenze dei combattenti dell&#8217;Isis è stato negato un posto nella comunità yazida: il quadro giuridico iracheno impone infatti che un figlio di padre &#8220;sconosciuto&#8221; debba essere registrato come musulmano. E così centinaia di giovani minacciate, ingannate e allontanate per sempre dai loro piccoli ora vivono in uno stato di grave angoscia mentale. &#8220;Voglio dire alla mia comunità e a tutto il mondo, per favore accettateci e accettate i nostri figli. Non volevo avere un figlio da queste persone. Sono stata costretta con la forza. Non chiederei mai di riunirmi a suo padre, ma ho bisogno di essere riunita a mio figlio&#8221;, ha spiegato la 22enne Janan. &#8220;Mi è stato detto: &#8216;Se vuoi vedere tuo padre e tua madre, non vedrai mai più i tuoi figli'&#8221;, ha affermato Rangeen, 23 anni, madre di due bimbi. &#8220;Hanno portato via i miei figli con la forza e la comunità era d&#8217;accordo. Mi hanno detto che avrei potuto rivederli, ma era una bugia&#8221;, ha aggiunto la 21enne Bafreen spiegando di aver anche tentato più volte di togliersi la vita.</p>
<p>Bambini e adolescenti che soffrono di gravi problemi di salute fisica e mentale sono lasciati soli, senza alcun supporto psicologico e cure adeguate. Spesso rifiutati dalla loro stessa comunità. &#8220;Non dimenticherò mai quello che mi è successo &#8211; ha concluso Sahir -. È la cosa peggiore che può accadere a qualsiasi essere umano. Quando sono tornato avevo solo bisogno che qualcuno si prendesse cura di me, mi sostenesse e mi dicesse: &#8220;Sono qui per te, andrà tutto bene&#8221;. Questo è quello che cercavo ma non l&#8217;ho mai trovato&#8221;.</p>
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		<title>La storia delle donne yazide alla ricerca delle mine  in Iraq</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/la-storia-delle-donne-yazide-alla-ricerca-delle-mine-in-iraq.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Futura D'Aprile]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Jul 2020 15:00:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Yazidi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Yazide-donne-La-Presse-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Donne yazide Sinjar" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Yazide-donne-La-Presse-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Yazide-donne-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Yazide-donne-La-Presse-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Yazide-donne-La-Presse-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Yazide-donne-La-Presse-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Yazide-donne-La-Presse-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dopo decenni di guerre, l’Iraq è uno dei Paesi maggiormente afflitto dalla piaga delle mine anti-uomo. La presenza di questi ordigni, nascosti nei terreni, nelle case e nei palazzi di villaggi e città rende impossibile il ritorno di molti di coloro che hanno dovuto lasciare la loro terra, soprattutto a seguito dell’avanzata dell’Isis nella regione. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-storia-delle-donne-yazide-alla-ricerca-delle-mine-in-iraq.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Yazide-donne-La-Presse-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Donne yazide Sinjar" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Yazide-donne-La-Presse-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Yazide-donne-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Yazide-donne-La-Presse-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Yazide-donne-La-Presse-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Yazide-donne-La-Presse-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Yazide-donne-La-Presse-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Dopo decenni di <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/la-seconda-guerra-del-golfo-il-conflitto-contro-saddam-del-2003.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">guerre</a>, l’Iraq è uno dei Paesi maggiormente afflitto dalla piaga delle mine anti-uomo. La presenza di questi ordigni, nascosti nei terreni, nelle case e nei palazzi di villaggi e città rende impossibile il ritorno di molti di coloro che hanno dovuto lasciare la loro terra, soprattutto a seguito dell’avanzata dell’Isis nella regione. Particolarmente drammatica risulta la situazione nella provincia di Sinjar, nota per la presenza della minoranza <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/storia-futuro-degli-yazidi-la-minoranza-sopravvissuta-allisis.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">yazida</a>, una delle principali vittime della campagna di omicidi di massa, sequestri e conversioni forzate perpetrata dai miliziani dello Stato islamico. Ad oggi, dopo tre anni dalla sconfitta dell’Isis, solo un quarto della popolazione yazida ha fatto ritorno nel nord-est dell’Iraq mentre più di 300mila persone sono ancora costrette a vivere nei campi profughi allestiti all’interno del Governo regionale del Kurdistan (KRG). La situazione sul terreno tuttavia sta gradualmente migliorando grazie a un gruppo di donne che, con l’aiuto del <em>Mines Advisory Group</em>, sta sminando l’area di Sinjar.</p>
<h2>Caccia alle mine</h2>
<p><strong>Sinjar</strong> è un nome che evoca ricordi di orrori, massacri e sparizioni forzate. La città è diventata il simbolo della violenza dei miliziani dello Stato islamico e della loro lotta contro chiunque fosse considerato un infedele, primi tra tutti gli yazidi. Nel 2014 più di 4mila persone furono uccise, altre 7mila vennero rapite e costrette in schiavitù e ad oggi sono almeno 3mila gli yazidi – per lo più donne e bambini – di cui non si hanno più tracce. La stessa città di Sinjar e i suoi dintorni mostrano i segni della guerra: le abitazioni, le scuole, i negozi e i vari edifici sono stati rasi al suolo o resi inagibili dai raid e dalle bombe, le strade sono impercorribili e accedere ai servizi di base è ancora complicato. In un panorama così desolante, però, c’è chi ancora riesce a sperare in futuro migliore e si impegna per far tornare Sinjar alla sua antica bellezza. Perché la vita torni a scorrere in città, prima che le case possano essere ricostruite e i giardini tornare a fiorire, c’è un altro compito da portare a termine: trovare ed eliminare le mine disseminate dall’Isis in fuga. Questo compito così delicato è stato affidato a un gruppo di donne yazide guidate da Hana Khider, una giovane di 29 anni che lavora per la Ong <em>Mines Advisory Group. </em>“So che questo lavoro è pericoloso. Un passo sbagliato può costarmi la vita. Ma sono orgogliosa perché è di aiuto alla mia comunità, alla mia città e alla mia gente, in modo che possano tornare a casa”, spiega Khider in un’intervista a <em>The Times</em>. La giovane guida una squadra formata da 6 donne: tra di loro ci sono anche una vedova il cui marito è stato ucciso dallo Stato islamico e una ragazza rapita, venduta come schiava e violentata dai miliziani quando aveva solo 16 anni.</p>
<p>Ad oggi, le 36 donne che lavorano per la MAG hanno eliminato quasi 30mila mine dal territorio di Sinjar, contribuendo con il loro lavoro a rendere l’area sicura. Le famiglie delle sminatrici sono orgogliose del lavoro delle loro figlie e mogli, come spiega<a href="https://www.theguardian.com/global-development/2020/jul/07/yazidi-women-are-strong-kurdistans-female-landmine-clearance-teams" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em> The Guardian</em></a>, ma questo tipo di impegno ha i suoi rischi, come è facile immaginare: basta un attimo di distrazione per morire o subire una mutilazione. “Le persone sono uccise o ferite dalle mine ogni giorno a sud delle montagne”, spiega ancora Khider. In questa zona la presenza degli ordigni anti-uomo è maggiore rispetto a quella nord, ma il gruppo non si dà per vinto e continua a cercare tutte le mine disseminate dai jihadisti, come raccontato anche dal documentario <em>Into the Fire</em> del National Geographic a cui ha partecipato la stessa Khider. “Voglio mostrare al mondo cosa è capace di fare una donna yazida”, spiega. La <a href="https://www.maginternational.org/whats-happening/fire-hana-khider-her-own-words/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">speranza</a> è che il film possa portare l’attenzione internazionale sulla situazione di Sinjar, non solo per ricordare la distruzione portata dai jihadisti, ma soprattutto per mostrare quanto importante sia il ruolo delle donne nella ricostruzione del Paese dopo la sconfitta dell&#8217;Isis.</p>
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		<item>
		<title>L&#8217;inferno di Ashwaq: &#8220;Così sono diventata una schiava&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/donne/yazida-ashwaq-cosi-sono-diventata-una-schiava.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Di Piazza]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2020 08:05:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Yazidi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Una-bambola-rimasta-sul-terreno-nella-citt%C3%A0-di-Sinjar-assediata-dallIsis.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Una bambola rimasta sul terreno nella città di Sinjar assediata dall&#039;Isis (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Una-bambola-rimasta-sul-terreno-nella-citt%C3%A0-di-Sinjar-assediata-dallIsis.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Una-bambola-rimasta-sul-terreno-nella-citt%C3%A0-di-Sinjar-assediata-dallIsis-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Una-bambola-rimasta-sul-terreno-nella-citt%C3%A0-di-Sinjar-assediata-dallIsis-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Una-bambola-rimasta-sul-terreno-nella-citt%C3%A0-di-Sinjar-assediata-dallIsis-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>&#8220;A 14 anni avevo grandi sogni per il mio futuro. Mi sarebbe piaciuto diventare dottoressa. Andavo a scuola, lavoravo in un salone di bellezza e mai avrei immaginato di vivere l&#8217;inferno che lui aveva creato per me&#8221;. La voce di Ashwaq Haji Hamid arriva flebile dalla cornetta del telefono. &#8220;Lui ha distrutto la mia vita&#8221;, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/donne/yazida-ashwaq-cosi-sono-diventata-una-schiava.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/donne/yazida-ashwaq-cosi-sono-diventata-una-schiava.html">L&#8217;inferno di Ashwaq: &#8220;Così sono diventata una schiava&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Una-bambola-rimasta-sul-terreno-nella-citt%C3%A0-di-Sinjar-assediata-dallIsis.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Una bambola rimasta sul terreno nella città di Sinjar assediata dall&#039;Isis (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Una-bambola-rimasta-sul-terreno-nella-citt%C3%A0-di-Sinjar-assediata-dallIsis.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Una-bambola-rimasta-sul-terreno-nella-citt%C3%A0-di-Sinjar-assediata-dallIsis-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Una-bambola-rimasta-sul-terreno-nella-citt%C3%A0-di-Sinjar-assediata-dallIsis-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Una-bambola-rimasta-sul-terreno-nella-citt%C3%A0-di-Sinjar-assediata-dallIsis-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>&#8220;A 14 anni avevo grandi sogni per il mio futuro. Mi sarebbe piaciuto diventare dottoressa. Andavo a scuola, lavoravo in un salone di bellezza e mai avrei immaginato di vivere l&#8217;inferno che lui aveva creato per me&#8221;. La voce di <strong>Ashwaq Haji Hamid</strong> arriva flebile dalla cornetta del telefono. &#8220;Lui ha distrutto la mia vita&#8221;, racconta ripensando a quella calda estate in cui tutto ha avuto inizio.</p>
<p>&#8220;Era il 3 agosto del 2014, quando i miliziani dell&#8217;Isis hanno fatto irruzione nel villaggio di Khana Sor dove vivevo con tutta la mia famiglia. Ci hanno detto che eravamo degli infedeli e dato ventiquattro ore di tempo per convertirci all&#8217;islam. Noi abbiamo tentato la fuga, ma siamo stati bloccati poco prima della partenza, quando eravamo già saliti in macchina&#8221;. Per Ashwaq è l&#8217;inizio di un incubo. Alla fine dell&#8217;estate, il sedicente <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/cos-e-l-isis-genesi-della-rete-del-terrore.html" target="_blank" rel="noopener">Stato islamico</a></strong> attacca e conquista il nord dell&#8217;Iraq, piegando con violenza la regione del Sinjar e sterminando <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/storia-futuro-degli-yazidi-la-minoranza-sopravvissuta-allisis.html">la minoranza etnico-religiosa degli yazidi</a>.</p>
<p>Migliaia di persone riescono a scappare e a rifugiarsi sulle montagne, mentre le bandiere nere danno il via ad una campagna di <strong>omicidi di massa</strong>, <strong>sequestri</strong> e <strong>conversioni forzate</strong> contro gli yazidi. Gli uomini vengono giustiziati, i bambini rapiti e le donne vendute e trattate come schiave. Tra loro ci sono anche la giovane Ashwaq e le sue sorelle. &#8220;Dopo aver bloccato la nostra fuga, ci hanno portati in Siria dove hanno separato gli uomini dalle donne &#8211; spiega la ragazza, oggi 21enne, in esclusiva a <em>InsideOver</em> -. Eravamo spaventati, non sapevamo cosa ci sarebbe potuto succedere. Dopo nove giorni, mi hanno fatto tornare in Iraq, in un villaggio vicino a Mosul, insieme ad altre ragazze. È lì che sono stata venduta ad alcuni combattenti e poi data in regalo a lui&#8221;.</p>
<p><figure id="attachment_262662" aria-describedby="caption-attachment-262662" style="width: 2500px" class="wp-caption alignnone"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-262662" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/LP_5702063.jpg" alt="Un missile dello Stato islamico colpisce una casa a Sinjar (LaPresse)" width="2500" height="1667" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/LP_5702063.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/LP_5702063-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/LP_5702063-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/LP_5702063-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 2500px) 100vw, 2500px" /><figcaption id="caption-attachment-262662" class="wp-caption-text">Un missile dello Stato islamico colpisce una casa a Sinjar (LaPresse)</figcaption></figure></p>
<p>Lui è <strong>Abu Humam</strong>, nome di battaglia di Mohammed Rashid Sahab. 30 anni, originario di Baghdad, l&#8217;uomo è scappato dalla prigione &#8211; dove era rinchiuso per l&#8217;omicidio di un tassista &#8211; con l&#8217;aiuto dell&#8217;Isis. E da quel momento è diventato un miliziano del sedicente Stato islamico. &#8220;Sono stata con Abu Humam per due mesi e mezzo &#8211; continua Ashwaq -. Ogni giorno per due o tre volte mi violentava e torturava. La prima volta è stata quando mi ha portato a casa sua nella cittadina di Rambus. Io ero ancora vergine. Avevo paura, ero terrorizzata, ho cercato più volte di respingerlo. Mi sono sentita triste e sola, senza una via d&#8217;uscita. Non sono rimasta incinta solo perché con una scusa sono riuscita a farmi portare dal dottore e farmi dare delle pillole anticoncezionali. Le prendevo di nascosto, senza che lui mi vedesse&#8221;. Violentata e seviziata, costretta a imparare i principi islamici e usata da lui come <strong>scudo</strong> &#8220;per non essere colpito negli attacchi. I combattenti portavano spesso le ragazze sui mezzi con loro per non venire uccisi&#8221;. &#8220;Poi un giorno mi ha detto: devi sposarmi &#8211; racconta -. Nonostante il mio rifiuto, mi ha portato a Mosul e davanti a un giudice ho dovuto firmare un certificato di matrimonio. Ha giurato che avrebbe fatto del male alla mia famiglia se io non avessi accettato. Non ho avuto altra scelta, ho dovuto sposarlo&#8221;.</p>
<h2>La fuga</h2>
<p>Giorno dopo giorno il desiderio di scappare si fa sempre più forte. &#8220;Ho pensato diverse volte alla fuga &#8211; ammette Ashwaq -. Un giorno mi sono ferita ad una mano per andare dal dottore e durante la visita gli ho chiesto alcune pillole per dormire meglio. La stessa sera Abu Humam ha invitato alcuni combattenti a casa e così, mentre preparavo la cena per loro, ho messo tutte le pastiglie nel cibo. Era circa mezzanotte quando si sono addormentati e io sono subito scappata. Ho camminato per tutta la notte e solo il pomeriggio seguente sono riuscita da abbracciare i miei genitori&#8221;. Così la giovane fa rientro a casa, ma quei mesi di abusi e violenze sono impossibili da dimenticare.</p>
<p><figure id="attachment_262664" aria-describedby="caption-attachment-262664" style="width: 7360px" class="wp-caption alignnone"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-262664" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/LP_2731728.jpg" alt="Migranti in fuga dall'Isis (LaPresse)" width="7360" height="4912" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/LP_2731728.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/LP_2731728-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/LP_2731728-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/LP_2731728-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 7360px) 100vw, 7360px" /><figcaption id="caption-attachment-262664" class="wp-caption-text">Migranti in fuga dall&#8217;Isis (LaPresse)</figcaption></figure></p>
<p>La soluzione sembra essere solo una: rifugiarsi in <strong>Europa</strong> e iniziare una nuova vita. Nel 2015 infatti la Germania apre le porte alla minoranza yazida e Ashwaq, con la madre e un fratello, trova ospitalità nella cittadina di Schwäbisch Gmünd, vicino a Stoccarda. Ma anche lì, la sua vita si trasforma presto in un incubo. &#8220;Un giorno, mentre passeggiavo per strada, ho incontrato Abu Humam: lui mi ha chiamata con un soprannome e io l&#8217;ho subito riconosciuto, anche se ho fatto finta di non sapere chi fosse. È stato terribile, ho avuto tanta paura&#8221;. L&#8217;uomo le ha detto di conoscere l&#8217;indirizzo di casa e altri dettagli della sua nuova vita. &#8220;Le autorità tedesche mi hanno spiegato di non poter fare molto perché lui non aveva trasgredito la legge in Germania, era anche lui un rifugiato e non c&#8217;erano prove dei suoi crimini in Medio Oriente &#8211; racconta la giovane -. Così sono tornata in Iraq, non potevo più stare in lì, avevo paura. Di lui non ho saputo più nulla fino a quando la polizia irachena mi ha chiamata per dirmi che aveva catturato un uomo al confine con la Siria e chiedermi se fossi in grado di riconoscerlo. Era lui, Abu Humam&#8221;.</p>
<h2>L&#8217;incontro in tv</h2>
<p>Dopo pochi mesi, un nuovo incontro. Questa volta in uno studio televisivo dove i due si ritrovano uno di fronte all&#8217;altra. Lui con le manette ai polsi e la divisa da carcerato, lei con le lacrime agli occhi e le mani che tremano. &#8220;Ero molto arrabbiata, gli ho urlato tutto contro&#8221;, ci ha confessato Ashwaq.</p>
<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Former Yazidi Slave Girl Confronts Captured ISIS Terrorist Who Had Held Her Captive, Raped Her" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/QgoHBQAoHg4?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
<p><script>ga("set", "video_embed", "youtube_QgoHBQAoHg4");</script></p>
<p>&#8220;Abu Humam, alza lo sguardo &#8211; gli ha ordinato durante il confronto -. Perché mi hai fatto questo? Perché sono yazida? Avevo 14 anni e mi hai violentata. Hai distrutto la mia vita. Ora tu saprai cosa si prova&#8221;. Poi la giovane sviene a terra, sopraffatta da tutte le emozioni.</p>
<h2>Il processo</h2>
<p>Dopo migliaia di processi contro i miliziani del sedicente Stato islamico, lunedì 2 marzo a Baghdad si è fatta la storia. Per la prima volta si è parlato in tribunale dei crimini dell&#8217;Isis contro la minoranza etnico-religiosa: fino ad ora infatti nessuno aveva cercato di rendere giustizia agli yazidi, violentati, torturati e uccisi. A cambiare le cose è stata Ashwaq che ha deciso affrontare di persona il suo aguzzino e di testimoniare in tribunale contro di lui. Dichiarazioni forti, immagini ancora vivide nei suoi ricordi: la giovane 21enne ha parlato davanti alla Corte che ha condannato a morte Abu Humam. Nel corso del processo, l&#8217;uomo ha dichiarato di non aver fatto nulla di male e di non avere alcun rimorso: &#8220;Mi trovavo in ospedale dopo un attacco e alcuni miliziani sono venuti a trovarmi dicendo di avere una prigioniera per me. Mi è stata data in dono come <strong>ricompensa</strong>&#8220;.</p>
<p>&#8220;Sono molto felice che sia stato riconosciuto colpevole e gli sia stata data la pena di morte &#8211; esulta Ashwaq al telefono -. Spero che la mia storia sia di esempio e che anche altre ragazze possano far condannare i loro aguzzini: in molte siamo stare rapite e violentate e io voglio dare loro il coraggio di parlare&#8221;.</p>
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		<title>L&#8217;incerto futuro degli yazidi dopo il genocidio</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/lincerto-futuro-degli-yazidi-dopo-il-genocidio.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Fortis]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jan 2020 08:01:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Yazidi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Sinjar-una-citt%C3%A0-distrutta.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Guerra all&#039;Isis, i curdi a Sinjar (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Sinjar-una-citt%C3%A0-distrutta.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Sinjar-una-citt%C3%A0-distrutta-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Sinjar-una-citt%C3%A0-distrutta-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Sinjar-una-citt%C3%A0-distrutta-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Gli yazidi sono una minoranza etnica e religiosa con una cultura che risale a oltre 6mila anni fa, vivono principalmente nelle parti settentrionali dell&#8217;Iraq e della Siria, con comunità di migranti in Europa e Nord America. Nell&#8217;estate del 2014, il cosiddetto Stato islamico ha lanciato un attacco sistematico contro i civili in Siria e nel &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/lincerto-futuro-degli-yazidi-dopo-il-genocidio.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/lincerto-futuro-degli-yazidi-dopo-il-genocidio.html">L&#8217;incerto futuro degli yazidi dopo il genocidio</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Sinjar-una-citt%C3%A0-distrutta.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Guerra all&#039;Isis, i curdi a Sinjar (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Sinjar-una-citt%C3%A0-distrutta.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Sinjar-una-citt%C3%A0-distrutta-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Sinjar-una-citt%C3%A0-distrutta-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Sinjar-una-citt%C3%A0-distrutta-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Gli <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/storia-futuro-degli-yazidi-la-minoranza-sopravvissuta-allisis.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>yazidi</strong></a> sono una minoranza etnica e religiosa con una cultura che risale a oltre 6mila anni fa, vivono principalmente nelle parti settentrionali dell&#8217;<strong>Iraq</strong> e della <strong>Siria</strong>, con comunità di migranti in Europa e Nord America.</p>
<p>Nell&#8217;estate del 2014, il cosiddetto <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/cos-e-l-isis-genesi-della-rete-del-terrore.html" target="_blank" rel="noopener">Stato islamico</a> ha lanciato un attacco sistematico contro i civili in Siria e nel nord dell&#8217;Iraq. Il 3 agosto, la campagna di sterminio raggiunse <strong>Sinjar</strong>, che all&#8217;epoca ospitava la maggior parte degli yazidi del mondo, una minoranza etnico-religiosa con secoli di storia in tutto il Medio Oriente. La commissione internazionale indipendente d&#8217;inchiesta delle Nazioni Unite sulla Repubblica araba siriana, nel suo rapporto sui crimini commessi contro gli yazidi, ha osservato: &#8220;<span style="font-size: 1rem;">La data del 3 agosto 2014 è diventata una linea di demarcazione, delimitante quando una vita è finita e per coloro che sono sopravvissuti, quando è iniziata un&#8217;altra, infinitamente più crudele&#8221;.</span></p>
<p>Nelle settimane che seguirono, ricorda la Yazda Global Organisation, circa 12mila yazidi furono assassinati o rapiti da Daesh. Si stima che 6.800 yazidi, soprattutto donne e bambini, siano stati rapiti e sottoposti ad abusi sessuali, psicologici e fisici prolungati. I militanti dell&#8217;ISIS hanno anche costretto gli yazidi a convertirsi all&#8217;Islam e hanno separato i ragazzi più giovani dalle loro famiglie, mandandoli nei campi di rieducazione e poi in prima linea come bambini soldato. Il genocidio ha preso di mira anche il ricco e antico patrimonio culturale del popolo yazidi. Alcuni dei siti religiosi e culturali più importanti sono stati sistematicamente distrutti dal gruppo. Daesh ha anche posto trappole esplosive nelle case degli yazidi, impedendo completamente agli yazidi di tornare in patria, anche molto tempo dopo che il cosiddetto &#8220;Califfato&#8221; è stato ampiamente sconfitto in Iraq.</p>
<p>Le Nazioni Unite, il Parlamento europeo, il Consiglio d&#8217;Europa, la Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti d&#8217;America e i parlamenti di Armenia, Australia, Canada, Francia, Scozia e Regno Unito hanno tutti riconosciuto che i crimini commessi da Daesh contro gli yazidi equivalgono a un genocidio. Tuttavia, fino ad oggi ricorda la Yazda Global Organisation, a cinque anni dall&#8217;inizio del <strong>genocidio</strong>, non vi è ancora stata giustizia e quasi 3mila donne e bambini rimangono dispersi, con molti sospettati di essere ancora in cattività.Gli yazidi non sono ancora stati in grado di tornare alle loro case e non sono state prese misure significative per risolvere le questioni politiche e di sicurezza in Sinjar e in altre aree in cui vivono le minoranze. Oltre 400mila persone rimangono sfollate e incapaci di tornare nelle loro case, vivendo in condizioni molto difficili negli Idp e nei campi profughi in Medio Oriente ed Europa.</p>
<p>Da un punto di vista religioso, secondo gli esperti, gli yazidi “credono in un Dio primordiale, che ha creato o è divenuto l&#8217;universo, manifestandosi nei Sette Grandi Angeli, il principale dei quali è Melek Ṭāʾūs, un angelo dalle sembianze di un pavone”. <em>Melek</em> vuol dire appunto Angelo e <em>Ṭāʾūs</em> significa Pavone, essenza attiva di Dio.</p>
<p>L&#8217;Angelo Pavone, “padrone del mondo, è l&#8217;origine del bene e del male. Il compito degli uomini è di aiutare il bene a prevalere. Secondo gli yazidi, anche il male è stato creato da Dio, ma ugualmente Dio vuole la vittoria del Bene. Gli uomini possono inavvertitamente compiere azioni malvagie, atte a favorire la vittoria del Male. Immagini di pavoni, in bronzo o ferro, sono oggetti rituali devozionali”.</p>
<p>Per fare il punto sulla tragedia degli yazidi, <em>InsideOver</em> ha sentito la “business” e “peace building” libanese di origini armene e italiane, Lynn Zovighian, che lavora a fianco dei leader della comunità yazidi  per far in modo che la comunità internazionale non si dimentichi di questa tragedia ancora in corso. Lynn vive tra il Libano e l’Arabia Saudita dove si occupa di progetti per lo sviluppo economico e sociale delle comunità.</p>
<p><strong>L’Islam cosa pensa degli yazidi?</strong></p>
<p>Quando ho cominciato a studiare la storia degli yazidi e le fatwe su di loro fatte da  Daesh, ho compreso subito che gli estremisti utilizzavano come fonti per le nuove fatwe, quelle antiche che mal intrepretavano completamente, decontestualizzandole. Per altro l’odierno Iraq, con la sua antichissima popolazione yazidi, si trova al centro del territorio dei primi califfati. Bagdad fu infatti la capitale del secondo califfato, quello abbaside.</p>
<p><strong>Il mondo islamico sta prendendo posizione contro le fatwe dei terroristi?</strong></p>
<p>Per fortuna sì, vi è molto dibattito su questi temi. Anche in Arabia Saudita dove vivo si sta portando avanti un interessantissimo dibattito su questi errori di interpretazione delle antiche fatwe e molto sta cambiando. Daesh e gli islamisti in generale sono molto deboli proprio sulle loro basi teologiche. È incredibile che l’Occidente non abbia attaccato Daesh su questo e anzi, in un certo qual modo, abbia permesso loro di portare avanti questa falsa narrativa. È proprio grazie alla loro debolezza teologica che oggi può partire un grande movimento, non solamente contro Daesh, ma contro tutti gli estremismi che usano l’Islam come scusa per le loro idee.</p>
<p><strong>Gli yazidi che sono sopravvissuti al genocidio di Daesh hanno lasciato l’Iraq o hanno deciso di restare?</strong></p>
<p>Molti hanno lasciato il Medio Oriente, forse per sempre. Alcuni sono andati negli Stati Uniti, in Nebraska, altri in Canada, Australia e Francia. Hanno deciso che l’Iraq e la Siria non possono più essere la loro casa. Non si può giudicarli perché ci si sente a casa dove si ha la sicurezza di poter vivere in pace. Altri sono rimasti in Iraq e vivono in campi profughi in condizioni atroci. Sono gestiti molto male, sia per quanto riguardo la sicurezza, che per problemi sanitari e logistici. Mancano le infrastrutture mediche e spesso scoppiano epidemie. L’Onu e l’Unhcr dovrebbero porsi molte domande sulla gestione dei campi. Girano la tubercolosi e altre infezioni. Molti degli abitanti dei campi, sopravvissuti a Daesh, mi hanno confessato che mai avrebbero pensato che i campi sotto l’egida internazionale fossero pure peggio della vita da schiavi sotto gli islamisti. Si tratta di luoghi senza alcuna dignità. Poi vi è un terzo gruppo che è tornato a Synjar, anche se non ci sono infrastrutture e Daesh ne ha uccisi nuovamente alcuni poco tempo fa. Noi pensiamo che il genocidio sia finito, ma non è così. Infatti, non vi sono né sicurezza, né infrastrutture. Daesh oltre che aver portato avanti un genocidio, ha anche distrutto tutti i loro luoghi di culto. Siti che sono fondamentali per la loro comunità. Infine, gli yazidi che vivevano in Siria, nella zona di Aleppo, sono scappati in Libano dopo che i gruppi come Al Nusra li avevano minacciati di fare la stessa cosa di Daesh. Anche il governo Libanese ha quindi oggi delle responsabilità sul futuro di questo popolo.</p>
<p><strong>Quest’estate si è tenuta una conferenza a Baghdad sul genocidio degli yazidi</strong></p>
<p>Sì ed è stato un punto di svolta. Ero presente ed è stato un momento unico, perché molti politici iracheni hanno detto che pur non avendo nulla a che fare con Daesh, tutti sono responsabili, perché bisogna rendere chiaro che le loro non sono idee islamiche. Alcuni hanno anche detto che “bisogna creare un senso di cittadinanza per far capire che siamo tutti iracheni. Infatti, Daesh ha giustificato il genocidio dicendo che gli yazidi non sono monoteisti, ma questo popolo è stato il collante del mosaico della società irachena e l’Iraq è un paese monoteistico e quindi vanno protetti”. Se si attaccano gli yazidi si attaccano quindi gli iracheni.</p>
<p><strong>Le persone che sono state schiavizzate sono tornate tutte?</strong></p>
<p>Assolutamente no, stiamo commemorando un genocidio ancora in atto. La metà di quelli che furono resi schiavi non sappiamo ancora che fino abbiano fatto e non se ne parla mai, si tratta di quasi 3mila persone. Alcuni sono nelle mani di persone legate a Daesh che chiedono migliaia di dollari per rilasciarli, con tutti i problemi che comporta pagare gruppi terroristici, sapendo che uso faranno dei soldi dei riscatti.</p>
<p><strong>Le donne utilizzate come schiave sessuali quando vengono liberate hanno problemi a ritornare in famiglia e nella società yazide?</strong></p>
<p>Ho lavorato molto con i leader della comunità per organizzare dei pellegrinaggi spirituali a Lalish per le donne che tornavano nella società yazide dopo essere state rapite e rese schiave sessuali di Daesh. Le cerimonie erano sia di riconversione, che un “ben tornati” nella società. Il messaggio dei leader religiosi yazidi è stato: “Non vi abbiamo mai dimenticato e siete sempre state importanti per noi”. Si è trattato di un passaggio fondamentale per il loro rientro in famiglia. Purtroppo invece non c’è stato tempo e risorse per aiuti psicologici seri e duratori. Parliamo di donne che sono state vendute come schiave sessuali, non potranno mai più essere quelle di prima. Per altro anche il loro presente è difficile, perché sono finite nei campi profughi, ma parliamo di donne molto forti. Se vogliamo parlare di riconciliazione, prima la comunità internazionale deve fermare questo genocidio ancora in corso e risolvere i problemi dei campi profughi che sono luoghi inumani.</p>
<p><strong>Quali sono le priorità da affrontare per risolvere i problemi irrisolti dalla comunità internazionale e dal governo iracheno?</strong></p>
<p>Bisogna cambiare la filosofia con cui vengono distribuiti i fondi, devono diventare investimenti per progetti a lungo termine che permettano di ricostruire una società yazide in Iraq. Bisogna poi comprendere che la sicurezza è vitale, senza di questa non ci sarà nessun ritorno degli yazidi. Anche su questo punto la comunità internazionale latita.</p>
<p>Bisogna poi mettere intorno a un tavolo i rappresentanti della società internazionale, il governo, i donatori privati e i rappresentanti degli yazidi per capire come ricostruire Sinjar. Sarebbe poi utile se le Ong internazionali prendessero in carico la ricostruzione dei luoghi sacri degli yazidi e degli ospedali, non costerebbe molto e sarebbe un passo fondamentale per la ricostruzione della loro società. Infine, bisogna portare avanti l’energia positiva nata con la conferenza di Baghdad di questa estate e rendere sempre più chiaro che chi attacca gli yazidi attacca l’Iraq.</p>
<p><strong>Il riconoscimento del genocidio degli yazidi da parte di molti parlamenti in giro per il mondo è positivo?</strong></p>
<p>È un bene, ma non deve diventare un semplice atto per salvarsi la coscienza senza cambiare la situazione sul campo. Non serve a nulla se non va di pari passo con politiche a lungo termine per migliorare la situazione dei sopravvissuti in Medio Oriente.</p>
<p><strong>Dopo tanti anni di lavoro con gli yazidi, c’è qualcosa di inaspettato che ha appreso da loro? Che le ha cambiato la vita?</strong></p>
<p>Certamente, sono maestri di vita brillanti e sono stata fortunata a poter lavorare con loro. Per esempio hanno avuto la capacità di non condannare tutti i musulmani o gli iracheni per quello che Daesh ha fatto loro. Hanno sempre detto che quello che facevano i terroristi non aveva nulla a che fare con l’Islam.</p>
<p>Inoltre, molti yazidi che vivevano negli Stati Uniti e i Gran Bretagna prima del genocidio e avevano ottimi lavori, sono tornati subito in Iraq per aiutare i loro correligionari allo scoppiare della crisi. Ma soprattutto mi hanno permesso di comprendere fino in fondo cosa vuol dire essere armena. La storia del mio popolo ha infatti molte analogie con quello che è accaduto agli yazidi. Grazie alle loro storie e alla loro tenacia, ho compreso meglio le mie radici armene.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/lincerto-futuro-degli-yazidi-dopo-il-genocidio.html">L&#8217;incerto futuro degli yazidi dopo il genocidio</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Profughi dimenticati</title>
		<link>https://it.insideover.com/video/profughi-dimenticati</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Apr 2019 08:51:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Yazidi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq27.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq27.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq27-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>Fausto Biloslavo e Gabriele Orlini raccontano la tragedia dei profughi dimenticati nel nord dell'Iraq: grazie al Distretto Rotary 2050, Gli occhi della Guerra racconta le testimonianze dei cristiani, sunniti e yazidi costretti a fuggire dall'avanzata del Califfato. Sono storie incredibili che non possono lasciare indifferenti.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq27.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq27.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq27-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p><p><span>Fausto Biloslavo e Gabriele Orlini raccontano la tragedia dei profughi dimenticati nel nord dell&#8217;Iraq: grazie al Distretto Rotary 2050, Gli occhi della Guerra racconta le testimonianze dei cristiani, sunniti e yazidi costretti a fuggire dall&#8217;avanzata del Califfato. Sono storie incredibili che non possono lasciare indifferenti.</span></p>
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		<title>Le donne yazide contro l&#8217;Isis</title>
		<link>https://it.insideover.com/video/le-donne-yazide-contro-lisis</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Apr 2019 08:27:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Raqqa]]></category>
		<category><![CDATA[Yazidi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Siria12.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Siria12.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Siria12-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>RAQQA . “Combattiamo per liberare le donne ed i bambini yazidi ancora nelle grinfie dei mostri dello Stato islamico. Siamo i loro angeli custodi nella battaglia di Raqqa che li salveranno” giura Daniz Shangal. Giubba mimetica, capelli corvini raccolti in una treccia, rigorosamente senza velo, è la comandante dell’unità di sole donne, che arriva da Sinjar, la capitale yazida in Iraq spazzata via dalle bandiere nere nel 2014. “Il nostro popolo ha subito un genocidio per mano dello Stato islamico. Siamo solo in 15, ma rappresentiamo un simbolo di riscatto in questa battaglia che resterà nella storia come la fine dello Stato islamico” spiega la giovane combattente guardandoti fisso negli occhi. Gli yazidi non sono né musulmani, né cristiani. Le loro origini e tradizioni derivano da Zoroastro. Le orde jihadiste li hanno sempre bollati come “adoratori del diavolo” e massacrati. Sinjar è costellata di fosse comuni delle vittime yazide del Califfato. In tutto quasi 9mila sono stati trucidati o rapiti e 5mila dispersi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/video/le-donne-yazide-contro-lisis">Le donne yazide contro l&#8217;Isis</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Siria12.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Siria12.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Siria12-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p><p><span>RAQQA . “Combattiamo per liberare le donne ed i bambini yazidi ancora nelle grinfie dei mostri dello Stato islamico. Siamo i loro angeli custodi nella battaglia di Raqqa che li salveranno” giura Daniz Shangal. Giubba mimetica, capelli corvini raccolti in una treccia, rigorosamente senza velo, è la comandante dell’unità di sole donne, che arriva da Sinjar, la capitale yazida in Iraq spazzata via dalle bandiere nere nel 2014. “Il nostro popolo ha subito un genocidio per mano dello Stato islamico. Siamo solo in 15, ma rappresentiamo un simbolo di riscatto in questa battaglia che resterà nella storia come la fine dello Stato islamico” spiega la giovane combattente guardandoti fisso negli occhi. Gli yazidi non sono né musulmani, né cristiani. Le loro origini e tradizioni derivano da Zoroastro. Le orde jihadiste li hanno sempre bollati come “adoratori del diavolo” e massacrati. Sinjar è costellata di fosse comuni delle vittime yazide del Califfato. In tutto quasi 9mila sono stati trucidati o rapiti e 5mila dispersi.</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/video/le-donne-yazide-contro-lisis">Le donne yazide contro l&#8217;Isis</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>&#8220;Mio nipote rapito dall&#8217;Isis  adesso mi minaccia di morte&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/mio-nipote-rapito-dallisis-adesso-mi-minaccia-morte.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Dec 2018 09:02:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Piana di Ninive]]></category>
		<category><![CDATA[Sinjar]]></category>
		<category><![CDATA[Yazidi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1285" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8940312.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8940312.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8940312-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8940312-768x514.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8940312-1024x685.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L’Isis è stato sconfitto ma l’Iraq fatica a ritrovare la pace. L’odio seminato durante l’occupazione jihadista continua a dare i suoi frutti e a mettere uno contro l’altro amici, fratelli, vicini di casa. A testimoniarlo è Nadia Murad, la ragazza yazida premio Nobel per la Pace, rapita, violentata e ridotta in schiavitù dagli uomini del &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/mio-nipote-rapito-dallisis-adesso-mi-minaccia-morte.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/mio-nipote-rapito-dallisis-adesso-mi-minaccia-morte.html">&#8220;Mio nipote rapito dall&#8217;Isis  adesso mi minaccia di morte&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1285" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8940312.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8940312.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8940312-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8940312-768x514.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8940312-1024x685.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>L’<strong>Isis</strong> è stato sconfitto ma l’<strong>Iraq</strong> fatica a ritrovare la pace. L’odio seminato durante l’occupazione jihadista continua a dare i suoi frutti e a mettere uno contro l’altro amici, fratelli, vicini di casa.</p>
<p></p>
<p>A testimoniarlo è <strong>Nadia Murad</strong>, la ragazza yazida premio Nobel per la Pace, rapita, violentata e ridotta in schiavitù dagli uomini del Califfato. &#8220;C’è molta tensione nella regione”, ha detto la donna intervenendo alla diciottesima edizione del <strong>Forum di Doha</strong>, in Qatar, al quale ha preso parte anche il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres. “Per millenni abbiamo convissuto in Iraq, ma molte persone, vicini nostri, hanno poi collaborato con l&#8217;Isis e vi sono capi religiosi che propagandano quel tipo di schiavitù”, ha raccontato la venticinquenne rapita dai miliziani jihadisti nell’agosto del 2014.</p>
<p></p>
<p>Parte della sua famiglia è stata massacrata durante l’invasione della <strong>Piana di Ninive</strong>. E chi è stato risparmiato dalla furia dei tagliagole è finito per essere addestrato a combattere la “guerra santa”. “Mio nipote aveva undici anni quando fu sequestrato e allontanato dalla sua famiglia – ha testimoniato la giovane &#8211; lo hanno trasformato in guerrigliero dell&#8217;Isis”. “Ho cercato di parlargli: ha minacciato di uccidermi&#8221;, rivela la ragazza originaria di <strong>Sinjar</strong>, nel governatorato di Ninive, dove i jihadisti nell’estate del 2014 massacrarono oltre 5mila <strong>yazidi</strong> , trasformando centinaia di donne in schiave sessuali.</p>
<p></p>
<p>Ora che sta per sposarsi, Nadia è tornata per la prima volta nel villaggio di Kocho dove è nata, e dove ha promesso di costruire, con i soldi del riconoscimento internazionale che le è stato assegnato quest’anno, un ospedale dedicato alle vittime delle violenze sessuali commesse dai fondamentalisti islamici durante l’invasione della Piana. “Finora è stato fatto molto poco per le vittime”, ha detto rivolgendosi alla comunità internazionale e al governo iracheno. Oltre alle “parole di sostegno”, ha sottolineato, servono “fatti” concreti per sostenere chi, ancora oggi, continua a pagare lo scotto di violenza ed estremismo.</p>
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		<item>
		<title>Le schiave del sesso del Califfo vivono coi carnefici in Europa</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/rifugiata-in-germania-rivede-li-il-suo-sequestratore-dellisis.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[eldoleo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Aug 2018 11:31:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Yazidi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1400" height="928" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LP_7721420.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LP_7721420.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LP_7721420-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LP_7721420-768x509.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LP_7721420-1024x679.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>L&#8217;uomo è uno dei comandanti dello Stato islamico che ha rapito Ashwaq, le sue quattro sorelle e cinque fratelli a Sinjar, nel nord dell’Iraq, nell&#8217;estate del 2014. Una storia incredibile, raccontata in un&#8217;inchiesta dal Daily Telegraph e che testimonia le fragilità dell&#8217;Europa dell&#8217;accoglienza. Per Ashwaq Ta’lo, ragazza yazida accolta come rifugiata in Germania, non ci sono dubbi: quell&#8217;uomo barbuto, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/rifugiata-in-germania-rivede-li-il-suo-sequestratore-dellisis.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1400" height="928" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LP_7721420.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LP_7721420.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LP_7721420-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LP_7721420-768x509.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LP_7721420-1024x679.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p><p>L&#8217;uomo è uno dei comandanti dello <strong>Stato islamico</strong> che ha rapito Ashwaq, le sue quattro sorelle e cinque fratelli a Sinjar, nel nord dell’Iraq, nell&#8217;estate del 2014. Una storia incredibile, raccontata in un&#8217;inchiesta dal <em><a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="https://www.telegraph.co.uk/#source=refresh">Daily Telegraph</a></em> e che testimonia le fragilità dell&#8217;Europa dell&#8217;accoglienza. Per Ashwaq Ta’lo, ragazza yazida accolta come rifugiata in Germania, non ci sono dubbi: quell&#8217;uomo barbuto, incontrato in una strada di Stoccarda, è proprio lui: il suo sequestratore ed ex miliziano dello <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/cos-e-l-isis-genesi-della-rete-del-terrore/" target="_blank" rel="noopener">Stato islamico</a>.</p>
<p><strong>Ashwaq Ta&#8217;lo</strong> ha 15 anni quando la sua famiglia viene sequestrata. Viene poi venduta insieme a sua sorella e ad altre giovani adolescenti ad uomo chiamato Abu Humam. Qualche mese dopo, nel 2015, riesce finalmente fuggire dai suoi rapitori e si dirige verso la <strong>Germania </strong>come rifugiata per raggiungere sua madre e altri membri della sua famiglia. Poi, lo scorso febbraio, quei giorni terribili riemergono quando viene fermata da un uomo, a Stoccarda. &#8220;Mi sono bloccata quando ho osservato attentamente la sua faccia&#8221;, ha detto a <em>Bas News</em>, un&#8217;agenzia curda. &#8220;Era Abu Humam, con la stessa barba spaventosa e la sua brutta faccia. Sono rimasta senza parole quando ha iniziato a parlare in tedesco, chiedendomi se ero proprio io&#8221;.</p>
<p></p>
<h2>&#8220;Centinaia di miliziani dell&#8217;Isis scappati e accolti in Europa&#8221;</h2>
<p>Come racconta il <em>Corriere della Sera</em>, quello di Ashwaq Ta’lo non è affatto un caso isolato. Secondo gli attivisti yazidi e siriani presenti in Germania, infatti, sarebbero almeno 60mila le ragazze che hanno trovato rifugio in Europa, dove sono arrivate per sentirsi una volta per tutte al sicuro e per lasciare alle spalle un incubo durato mesi. Purtroppo, insieme alle ragazze anche decine di terroristi dello Stato islamico sono riusciti a scappare in Europa e sono stati accolti. Alcuni hanno rubato l&#8217;identità ad altri siriani e hanno fatto richiesta di asilo nel 2015, approfittando della decisione di Angela Merkel di aprire le porte del Paese ai siriani.</p>
<p></p>
<p><strong>Vittime e carnefici</strong> sono riusciti incredibilmente a godere degli stessi diritti. E questo è accaduto in Germania, nel cuore dell’Europa. Com&#8217;è potuto accadere un fatto simile? &#8220;In Europa sono fuggiti o rientrati almeno 900 membri di Isis&#8221;, spiega al <em>Corriere</em> Aghiad Al Kheder, siriano e portavoce dell’associazione Sound and Picture. Ora la speranza degli attivisti <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/storia-futuro-degli-yazidi-la-minoranza-sopravvissuta-allisis/" target="_blank" rel="noopener">yazidi</a> e siriani è quella di riuscire a denunciare gli ex miliziani dell’Isis e portarli a processo, magari davanti alla Corte dell’Aja, affinché paghino una volta per tutte per i crimini commessi in Iraq e in Siria.</p>
<p></p>
<h2>&#8220;Comprata per 100 dollari all’asta&#8221;</h2>
<p><a href="https://www.thetimes.co.uk/article/yazidi-slave-girl-meets-isis-captor-in-german-street-wkj20m3fv">Molti yazidi</a>, in particolare le giovani donne, sono ancora prigionieri dello Stato islamico, compresa la sorella di Ashwaq. Il giorno dell&#8217;attacco dell&#8217;Isis, la ragazza è stata catturata insieme a 65 membri della sua tribù, sul confine tra Iraq e Siria. Suo padre, sua madre e alcuni parenti anziani e disabili sono riusciti a raggiungere il monte Sinjar, dove migliaia di yazidi si sono accampati, fino all&#8217;arrivo dei soccorsi.</p>
<p>Cinque dei fratelli di Ashwaq Ta&#8217;lo sono tuttora dispersi e si presume che sua sorella sia ancora prigioniera dei terroristi. Nel 2014 moltissime donne, come ha confermato Ashwaq, sono state portate in Iraq e vendute all&#8217;asta a Mosul: è lì che la giovane yazida viene comprata per 100 dollari da Abu Humam, il jihadista che ha rivisto anni dopo a migliaia di chilometri di distanza, a Stoccarda, in un luogo che credeva sicuro.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/rifugiata-in-germania-rivede-li-il-suo-sequestratore-dellisis.html">Le schiave del sesso del Califfo vivono coi carnefici in Europa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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