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	<title>Turchia Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Sun, 05 Apr 2026 05:01:55 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Turchia Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Cosa sappiamo del misterioso drone navale Usa alla deriva dopo una missione nel Mar Nero</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/cosa-sappiamo-del-misterioso-drone-navale-usa-alla-deriva-dopo-una-missione-nel-mar-nero.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Apr 2026 05:01:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[droni navali]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[nato]]></category>
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		<category><![CDATA[Turchia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="860" height="484" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Sea-Drone-Black-Sea-2-860x484-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Sea-Drone-Black-Sea-2-860x484-1.jpg 860w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Sea-Drone-Black-Sea-2-860x484-1-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Sea-Drone-Black-Sea-2-860x484-1-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Sea-Drone-Black-Sea-2-860x484-1-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Sea-Drone-Black-Sea-2-860x484-1-600x338.jpg 600w" sizes="(max-width: 860px) 100vw, 860px" /></p>
<p> Il ritrovamento di questo drone navale di produzione Usa alla mercé delle onde, apre una serie di interrogativi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/cosa-sappiamo-del-misterioso-drone-navale-usa-alla-deriva-dopo-una-missione-nel-mar-nero.html">Cosa sappiamo del misterioso drone navale Usa alla deriva dopo una missione nel Mar Nero</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="860" height="484" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Sea-Drone-Black-Sea-2-860x484-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Sea-Drone-Black-Sea-2-860x484-1.jpg 860w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Sea-Drone-Black-Sea-2-860x484-1-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Sea-Drone-Black-Sea-2-860x484-1-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Sea-Drone-Black-Sea-2-860x484-1-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Sea-Drone-Black-Sea-2-860x484-1-600x338.jpg 600w" sizes="(max-width: 860px) 100vw, 860px" /></p>
<p>Un veicolo di superficie senza equipaggio, tra i più silenziosi e letali sistemi d’arma che si possano incrociare nel <strong>Mar Nero</strong>, dove Ucraina e Russia si confrontano in una battaglia navale non convenzionale da quattro lunghi anni, è finito fuori rotta ed è stato individuato alla deriva sulle <strong>coste della Turchia</strong>. Potrebbe provenire da una delle aree più sensibili del conflitto ucraino, se solo non fosse un modello americano classificato come AEGIR-W.</p>



<p>Il <a href="https://www.turkiyetoday.com/nation/us-made-aegir-unmanned-surface-vessel-washes-ashore-in-turkiyes-ordu-3216649">ritrovamento di questo drone navale</a>, comparso il 21 marzo alla mercé delle onde, come se il suo pilota da remoto ne avesse completamente perso il controllo, abbandonandolo al destino delle correnti marine, apre una serie di interrogativi che vanno ben oltre la semplice perdita di un <strong>Uncrewed Surface Vessel</strong> (USV), e riguardano le capacità operative, quali attività di sorveglianza o attacco fossero contemplate dalla sua missione e, soprattutto, se la sua presenza, considerata la provenienza accertata, possa influire sul delicato equilibrio strategico nella regione. </p>



<p>Se non fosse salpato dalle coste ucraine, sono solo due le ipotesi: che esso fosse operato dalle coste controllate dai Paesi della Nato: Turchia o Romania. L&#8217;<strong><a href="https://www.hisutton.com/AEGIR-W-USV.html">AEGIR-W</a></strong> è stato visto in azione raramente e, secondo le informazioni disponibili, le autorità turche lo hanno identificato, recuperato e fatto brillare al largo come precauzione, poiché sembrava armato con una carica esplosiva. Per l’analista H.I. Sutton, <strong>la dinamica dell’incidente lascia supporre che fosse operato dall’Ucraina.</strong> Dunque potremmo pensare a un sistema d’arma prestato a Kiev, che abitualmente opera con <a href="https://it.insideover.com/guerra/i-droni-navali-ucraini-continuano-la-guerra-asimmetrica-nel-mar-nero.html">droni navali indigeni</a> ed è pioniera delle nuove tattiche navali che ne prevedono l’impiego.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Footage of an unmanned boat discovered washed up on a beach in the Unye district of Ordu Province on Turkey&#39;s Black Sea coast. The unmanned naval boat resembles the AEGIR, a naval drone from the American company Sierra Nevada Corporation. <a href="https://t.co/S925bvFllA">pic.twitter.com/S925bvFllA</a></p>&mdash; Blackrussian (@Blackrussiantv) <a href="https://twitter.com/Blackrussiantv/status/2035410604630896870?ref_src=twsrc%5Etfw">March 21, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Intelligence, sorveglianza e ricognizione</h2>



<p>La famiglia di droni AEGIR, progettata per <strong>operazioni stealth</strong> e dotata di scafo <em>wave-piercing</em>, è costruita dalla Sierra Nevada Corporation, che opera nel Regno Unito tramite SNC Mission Systems UK. Il modello AEGIR-W, di medie dimensioni, è stato testato dai Royal Marines a Chivenor, in Devon, durante l’<em>Exercise Trident Sprint</em>, e ciò aprirebbe un altro interrogativo, legato a un potenziale impiego da parte dei commando delle unità d’élite del Regno Unito – <em>Special Boat Service </em>o <em>Royal Marines Commando</em> – che sono stati spesso “accusati” di operare segretamente nel teatro di scontro che non coinvolge la Nato.</p>



<p>Questi USV sono concepiti per missioni di <strong>intelligence, sorveglianza e ricognizione</strong> (ISR), guerra elettronica, operazioni offensive e rifornimento autonomo. <strong>L’AEGIR-W può trasportare un carico utile di 300 kg per circa 500 miglia nautiche,</strong> rendendolo un asset strategico particolarmente efficace nel Mar Nero. E questo è il punto più delicato della faccenda.</p>



<p>Come abbiamo spesso scritto, negli ultimi anni il Mar Nero, e le coste della <strong>penisola di Crimea </strong>in particolare, è diventato uno dei teatri più sensibili dello scontro indiretto tra Nato e Russia. Dall’inizio della guerra in Ucraina, la regione è attraversata da un’<strong>intensa attività di sorveglianza</strong>, con assetti aerei e navali impegnati nel monitoraggio costante delle forze russe e delle rotte strategiche. In questo contesto, l’impiego di droni navali rappresenta una soluzione ideale: silenziosi, discreti, persistenti e difficili da individuare rispetto alle piattaforme tradizionali, <strong>i droni possono compiere le loro missioni ISR senza rischio, </strong>appellandosi, in ultima istanza, alla perdita di controllo sul sistema che poteva essere impiegato per una missione <em>X</em> in uno spazio aereo o un tratto di mare <em>Y,</em> per poi ritrovarsi fuori rotta in un’area <em>Z</em>. Come i droni Gerbera russi che hanno <a href="https://it.insideover.com/difesa/la-sagoma-di-un-drone-su-un-f-35-olandese-torna-la-tradizione-dei-kill-score-dei-piloti-da-caccia.html">sconfinato in Polonia</a>, ad esempio. Resta quindi da chiarire quale fosse la missione dell’AEGIR-W e se ci troviamo di fronte a un caso paragonabile. È inoltre lecito domandarsi come mai un drone americano recuperato da un partner della Nato sia stato fatto brillare e non sia stato restituito.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="it" dir="ltr">Per HI Sutton il veicolo di superficie senza equipaggio  AEGIR-W che è stato ritrovato in <a href="https://twitter.com/hashtag/Turchia?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Turchia</a> era &quot;probabilmente carico di esplosivo&quot;, poiché è stato fatto &quot;saltare in aria a scopo precauzionale dalle autorità turche&quot;. Proveniva dall&#39;<a href="https://twitter.com/hashtag/Ucraina?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Ucraina</a>? <a href="https://t.co/xDq9nLznZ1">pic.twitter.com/xDq9nLznZ1</a></p>&mdash; Davide B. (@DBinTweet) <a href="https://twitter.com/DBinTweet/status/2039740118664118409?ref_src=twsrc%5Etfw">April 2, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Le domande dopo il ritrovamento</h2>



<p>Questi sistemi possono essere equipaggiati con sensori elettro-ottici, radar e sistemi per la raccolta di segnali elettronici, rendendoli strumenti preziosi per l’intelligence. Possono mappare i fondali, monitorare i movimenti navali o raccogliere dati sulle emissioni radar e radio delle unità avversarie. <strong>In un’area come il Mar Nero, queste capacità assumono un valore strategico enorme,</strong> soprattutto in relazione alle attività della flotta russa e alla protezione delle infrastrutture critiche.<br><br>Il <a href="https://www.turkiyetoday.com/nation/turkiye-destroys-us-made-aegir-unmanned-vessel-that-washed-ashore-on-black-sea-coast-3216667?s=1">ritrovamento del drone</a> solleva anche il tema della vulnerabilità di questi sistemi. Se da un lato offrono vantaggi evidenti in termini di costo e rischio operativo, dall’altro possono essere più esposti a disturbi elettronici, spoofing o azioni di guerra ibrida. La perdita di controllo di un USV potrebbe essere il risultato di un <strong>guasto tecnico</strong> o di un <em>attacco opaco</em>, e il recupero del mezzo da parte di terzi potrebbe rappresentare un’opportunità per analizzare tecnologie sensibili. Non è la prima volta che droni marittimi o aerei finiscono al centro di <strong>episodi ambigui</strong> in aree contese. Tuttavia, ogni incidente contribuisce a evidenziare quanto la competizione tra grandi potenze si stia spostando sempre più verso sistemi autonomi e semi-autonomi, capaci di operare in <strong>zone grigie</strong>.</p>



<p>Il caso dell’AEGIR-W alla deriva&nbsp;si inserisce proprio in questa dinamica: un <strong>episodio apparentemente marginale</strong> che, in realtà, riflette una trasformazione più profonda del modo in cui le potenze militari raccolgono informazioni e proiettano presenza. In un contesto in cui ogni segnale può essere interpretato come una provocazione o una dimostrazione di forza, anche un singolo drone fuori rotta può diventare un elemento di tensione. Resta, infine, una <strong>domanda aperta</strong>: si è trattato di un semplice incidente o di un test finito male in uno dei teatri più osservati del mondo? Forse non avremo mai una vera tesi, ma solo ipotesi. Il Mar Nero continua a essere un laboratorio operativo dove tecnologia, intelligence e strategia si intrecciano ai margini di un conflitto che si è cristallizzato, ma <strong>minaccia di allargarsi</strong>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/cosa-sappiamo-del-misterioso-drone-navale-usa-alla-deriva-dopo-una-missione-nel-mar-nero.html">Cosa sappiamo del misterioso drone navale Usa alla deriva dopo una missione nel Mar Nero</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Aspettando i caccia nazionali, Erdogan chiede i Typhoon al Qatar</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/aspettando-i-caccia-nazionali-erdogan-chiede-i-typhoon-al-qatar.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Oct 2025 04:57:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Caccia Typhoon]]></category>
		<category><![CDATA[f-35]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1091" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/ilgiornale2_20211218144243563_e7224b86c4da1efcd3fc7afbf33e976c-scaled-e1759926016216.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/ilgiornale2_20211218144243563_e7224b86c4da1efcd3fc7afbf33e976c-scaled-e1759926016216.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/ilgiornale2_20211218144243563_e7224b86c4da1efcd3fc7afbf33e976c-scaled-e1759926016216-300x171.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/ilgiornale2_20211218144243563_e7224b86c4da1efcd3fc7afbf33e976c-scaled-e1759926016216-1024x582.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/ilgiornale2_20211218144243563_e7224b86c4da1efcd3fc7afbf33e976c-scaled-e1759926016216-768x437.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/ilgiornale2_20211218144243563_e7224b86c4da1efcd3fc7afbf33e976c-scaled-e1759926016216-1536x873.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/ilgiornale2_20211218144243563_e7224b86c4da1efcd3fc7afbf33e976c-scaled-e1759926016216-2048x1164.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/ilgiornale2_20211218144243563_e7224b86c4da1efcd3fc7afbf33e976c-scaled-e1759926016216-600x341.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La flotta turca di F-16 è ormai invecchiata e Ankara, aspettando il caccia di produzione nazionale, tratta con il Qatar. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/aspettando-i-caccia-nazionali-erdogan-chiede-i-typhoon-al-qatar.html">Aspettando i caccia nazionali, Erdogan chiede i Typhoon al Qatar</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1091" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/ilgiornale2_20211218144243563_e7224b86c4da1efcd3fc7afbf33e976c-scaled-e1759926016216.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/ilgiornale2_20211218144243563_e7224b86c4da1efcd3fc7afbf33e976c-scaled-e1759926016216.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/ilgiornale2_20211218144243563_e7224b86c4da1efcd3fc7afbf33e976c-scaled-e1759926016216-300x171.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/ilgiornale2_20211218144243563_e7224b86c4da1efcd3fc7afbf33e976c-scaled-e1759926016216-1024x582.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/ilgiornale2_20211218144243563_e7224b86c4da1efcd3fc7afbf33e976c-scaled-e1759926016216-768x437.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/ilgiornale2_20211218144243563_e7224b86c4da1efcd3fc7afbf33e976c-scaled-e1759926016216-1536x873.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/ilgiornale2_20211218144243563_e7224b86c4da1efcd3fc7afbf33e976c-scaled-e1759926016216-2048x1164.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/ilgiornale2_20211218144243563_e7224b86c4da1efcd3fc7afbf33e976c-scaled-e1759926016216-600x341.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Ankara pensa ai <strong>caccia Typhoon</strong> del Qatar per sostituire la sua vecchia flotta di F-16, mentre gli F-35, al centro di una lunga e travagliata trattativa con Washington, possono essere considerati un&#8217;<a href="https://it.euronews.com/2025/09/25/gli-usa-potrebbero-revocare-il-divieto-di-vendita-degli-f-35-alla-turchia">ipotesi remota</a>.</p>



<p>Secondo quanto riportato da <em>Middle East Eye</em>, la Turchia sta discutendo un accordo con il Qatar per acquisire i <a href="https://www.middleeasteye.net/news/turkey-eyes-second-hand-eurofighter-jets-qatar">caccia multiruolo Eurofighter Typhoon</a> della <strong>Qatar Emiri Air Force</strong>. La flotta di caccia multiruolo sviluppati dagli statunitensi, che rappresenta il nerbo della forza aerea di Ankara, sta raggiungendo rapidamente l&#8217;obsolescenza, e spinge i vertici militari a cercare delle opzioni alternative per &#8220;<em>colmare un vuoto</em>&#8221; in attesa che i <strong> Kaan</strong>, caccia multiruolo di quinta generazione progettati dalla turca TAI in collaborazione con Bae Systems, diventino operativi. Questi caccia di produzione nazionale non entreranno in servizio prima del 2030. È evidente, dunque, che Erdogan non voglia aspettare tanto a lungo per riaffermare le piene capacità della Turchia nel <strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/laeronautica-turca-e-la-forza-aerea-piu-aggressiva-della-nato.html">dominio aereo</a></strong>, data l&#8217;<strong>instabilità della regione</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Negoziati con Londra e Doha</h2>



<p>Questa estate la Turchia ha firmato un<em> memorandum d&#8217;intesa preliminare</em> per l&#8217;acquisizione di <strong>40 caccia multiruolo Eurofighter dal Regno Unito</strong>, che li rimpiazzerà gradualmente con gli F-35 e con i caccia di sesta generazione <a href="https://it.insideover.com/difesa/supercaccia-anglo-nippo-italiano-londra-studia-i-costi-e-la-forza-lavoro.html">Tempest</a>, che dovrebbero essere schierati entro il 2035. I negoziati sull&#8217;importo necessario per completare l&#8217;acquisizione e alcune condizioni non sono state ancora definite dal momento che Ankara ha ritenuto &#8220;<em>troppo costosa l&#8217;offerta iniziale del Regno Unito</em>&#8220;.</p>



<p>Per questo l&#8217;ipotesi di acquisire i caccia Typhoon del Qatar, che invece potrebbe fornire una &#8220;<em>soluzione più veloce</em>&#8221; e forse economicamente sostenibile, si è fatta spazio sulla scrivania di del presidente Recep Erdogan, che ha<strong> inviato a Doha </strong>il ministro della Difesa Yasar Guler e il comandante della <em>Türk Hava Kuvvetleridi</em>, generale Ziya Cemal Kadioglu.</p>



<p>A livello di potere negoziale la proposta del Qatar potrebbe giocare a favore dei turchi, che in questo modo potrebbero provare a <strong>giocare a ribasso</strong> con Londra, certo interessata a vendere caccia vecchi a un alleato della Nato, in attesa di acquisire i suoi &#8220;nuovi&#8221; jet da combattimento. Secondo fonti bene informate, <strong>l&#8217;accordo tra Turchia e Qatar</strong> sarebbe vicino, pur essendo i negoziati ancora in corso. Va inoltre ricordato come &#8220;<em>Qualsiasi vendita richiederebbe l&#8217;approvazione del consorzio Eurofighter, che include Regno Unito, Germania, Italia, Spagna e Francia</em>&#8220;.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Türkiye is reportedly in talks with Qatar to acquire second-hand Eurofighter Typhoon jets to supplement its F-16 fleet. <a href="https://t.co/whqSs2ttyT">pic.twitter.com/whqSs2ttyT</a></p>&mdash; International Defence Analysis (@Defence_IDA) <a href="https://twitter.com/Defence_IDA/status/1975583213327458534?ref_src=twsrc%5Etfw">October 7, 2025</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Il Qatar attualmente gestisce <strong>24 Eurofighter Typhoon Tranche 3A</strong>, e proprio questi caccia potrebbero rappresentare un&#8217;alternativa &#8220;rapida&#8221; rispetto alle altre opzioni di acquisizione che la Turchia sta vagliando e perseguendo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un vuoto da colmare</h2>



<p>L&#8217;invecchiamento della flotta più antiquata degli F-16 che sono entrati in linea con la Turkish Air Force dagli anni Novanta &#8220;<em>richiede urgenti esigenze di modernizzazione</em>&#8220;, scrivono su <em>Turkey Today</em>. Per questo la Turchia si trova ad affrontare &#8220;<em>crescenti pressioni</em>&#8221; per sostituire i vecchi caccia con delle piattaforme della stessa generazione, 4 o 4+, prima di aprire un vuoto dell&#8217;apparato di difesa, che ha <strong>congelato il programma</strong> per un caccia nazionale di nuova generazione, ma allo stesso tempo si visto escluso dal programma F-35 statunitense a causa della determinazione di Ankara nell&#8217;acquistare sistemi di <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-turchia-ha-acquisito-ufficialmente-il-primo-sistema-s-400.html">difesa aerea S-400</a> di fabbricazione russa. Un sistema d&#8217;arma che non può assolutamente coesistere e &#8220;comunicare&#8221; con i caccia F-35 per le ragioni di &#8220;intelligence&#8221; che avevamo <a href="https://it.insideover.com/politica/ankara-produrra-gli-s-500-ma-lasse-con-la-russia-fa-tremare-la-nato.html">illustrato al tempo</a>.</p>



<p><strong><em>Lo sviluppo di tecnologie militari&nbsp;d’avanguardia e il loro schieramento deciderà le sorti delle guerre future. Conoscerle, analizzarle, e cercare di spiegare la loro importanza e il ruolo che svolgono nei conflitti&nbsp;è parte del nostro sforzo quotidiano.&nbsp;Se vuoi approfondire queste tematiche ed essere sempre aggiornato sugli sviluppi nell’ambito della Difesa, segui InsideOver, e sostieni il nostro lavoro,&nbsp;</em><a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard">abbonati oggi!</a></strong><br><br></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/aspettando-i-caccia-nazionali-erdogan-chiede-i-typhoon-al-qatar.html">Aspettando i caccia nazionali, Erdogan chiede i Typhoon al Qatar</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Usa e Turchia di nuovo amici in nome degli F-35: lo Stato di diritto può attendere</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/usa-e-turchia-di-nuovo-amici-in-nome-degli-f-35-lo-stato-di-diritto-puo-attendere.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Thomas Brambilla]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Mar 2025 15:34:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Recep Tayyip Erdogan]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti d'America]]></category>
		<category><![CDATA[Turchia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1351" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250327105409897_fcff90e6c701cc4f4d6f119488f424f4.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250327105409897_fcff90e6c701cc4f4d6f119488f424f4.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250327105409897_fcff90e6c701cc4f4d6f119488f424f4-600x422.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250327105409897_fcff90e6c701cc4f4d6f119488f424f4-300x211.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250327105409897_fcff90e6c701cc4f4d6f119488f424f4-1024x721.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250327105409897_fcff90e6c701cc4f4d6f119488f424f4-768x540.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250327105409897_fcff90e6c701cc4f4d6f119488f424f4-1536x1081.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il ministro degli esteri turco Fidan si è recato a Washington per riaprire il dialogo con gli Usa sul tema della cooperazione militare.</p>
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<p>Mentre per le strade delle principali città turche imperversano le <strong>proteste</strong> dovute all’<strong>arresto del sindaco di Istanbul Ekrem Imamoglu</strong> del Partito Popolare repubblicano (Chp), con accuse apparentemente strumentali che vanno dai reati di corruzione al sostegno al Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Pkk), ritenuto organizzazione terroristica da Ankara, il <strong>ministro degli Esteri turco Hakan Fidan è volato a Washington per un incontro con il segretario di Stato Usa Marco Rubio</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La distensione dei rapporti Usa-Turchia e il nodo degli F-35</h2>



<p>Al centro dell’incontro programmato fra gli esponenti dei due Governi c’è stata una conversazione mirata a <strong>risolvere gli ostacoli alla cooperazione industriale del settore della difesa</strong>, dopo che nei giorni precedenti una <strong>telefonata fra Trump e Erdogan</strong>, definita come “trasformativa”, aveva lasciato trapelare una distensione dei rapporti fra Ankara e Washington, divenuti complessi durante l’era Biden a causa delle politiche dei Dem americani, che cercavano di <strong>isolare la Turchia dal mercato industriale degli armamenti per l’ambiguità strategica che Ankara coltiva con Mosca</strong>, pur rimanendo saldamente uno dei principali e più potenti membri dell’Alleanza atlantica.</p>



<p>Le intenzioni di Ankara sono piuttosto chiare: approfittare della distensione Usa-Russia e del periodo storico favorevole per <strong>ricucire i rapporti con Washington perseguendo un obiettivo, quello di rientrare nel programma jet F-35</strong> da cui era stata esclusa pur essendone produttore e acquirente. Dal 2020, ancora sotto l’era Trump, la Turchia è sottoposta alle sanzioni Usa dovute al <strong>Countering America&#8217;s Adversaries Through Sanctions Act (CAATSA)</strong>, una legge che prevede l’utilizzo di strumenti come le <strong>sanzioni </strong>per punire i nemici degli Stati Uniti d’America. La Turchia era stata colpita da questo provvedimento dopo che nel 2019 aveva acquistato da Mosca dei <strong>sistemi missilistici di difesa aerea russi S-400</strong>, resi poi non operativi per non peggiorare ulteriormente i rapporti con Washington.</p>



<p>È quindi chiaro che, con l’entrata in carica di Trump e il capovolgimento di politica estera promosso dal neopresidente, Erdogan tenta di <strong>massimizzare questi nuovi equilibri per i propri interessi industriali e di difesa</strong>. Secondo una fonte citata da <em>Reuters</em>, nell’ambito dell’incontro Fidan-Rubio entrambe le parti “hanno chiaramente espresso la loro volontà politica di rimuovere gli ostacoli alla cooperazione nel campo dell&#8217;industria della difesa”, aggiungendo che prossimamente si terranno “colloqui tecnici per risolvere i problemi esistenti”. Fonti turche hanno fatto inoltre trapelare un dettaglio significativo dell’accordo, secondo cui Ankara punterebbe a raggiungere un’<strong>intesa</strong> mantenendo sempre gli <strong>S-400 non operativi</strong> ma non rinunciando definitivamente a quel programma di armamenti acquistato dalla Russia. L’eventuale rimozione delle sanzioni alla Russia ricadrebbe quindi anche su Paesi terzi coinvolti dalle conseguenze di tali ostacoli politico-diplomatici.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ruolo strategico della Turchia</h2>



<p>Negli ultimi mesi la Turchia sta assumendo un ruolo caratterizzato sempre più da una <strong>maggiore rilevanza sul versante industriale e politico</strong>. Oltre alla possibile distensione con gli Usa, occorre non dimenticare l’<a href="https://it.insideover.com/difesa/leonardo-baykar-arriva-lintesa-sui-droni-si-apre-un-mercato-da-100-miliardi.html"><strong>accordo Leonardo-Baykar</strong> per la produzione di droni militari di ultima generazione</a>, un <em>joint venture</em> italo-turca tramite la quale ad Ankara sarà concesso di <strong>penetrare significativamente nell’enorme mercato europeo dei velivoli senza pilota che vanta una prospettiva di crescita fino a 100 miliardi di euro nei prossimi dieci anni</strong>.</p>



<p>Il ruolo di stato trascinatore di cui la Turchia si è autoinvestita nello scenario siriano post-Assad, senza la contrarietà di Usa e Stati europei, rende inoltre Ankara un <strong>attore </strong>ancora più <strong>cruciale</strong> nello <strong>scacchiere mediorientale</strong>, sia nel determinare il futuro della Siria a cui Erdogan è fortemente interessato per i propri tornaconti regionali e sia nel contrastare l’asse iraniano sempre più indebolita dalle operazioni militari israeliane e dalla caduta di Assad.</p>



<p>Poco importa quindi se la Turchia è alle prese con una delle <strong>ondate di proteste antigovernative popolari più intense degli ultimi dieci anni</strong> che ha condotto fino ad ora a quasi 1900 arresti fra cui nove giornalisti dopo la conferma dell’arresto del sindaco di Istanbul Imamoglu, una mossa che rischia di far regredire ulteriormente i già deboli <strong>parametri di democrazia e stato di diritto turchi e di rinforzare ancor di più Erdogan</strong> nella sua posizione di potere occupata dal 2003, gli interessi industriali statunitensi ed europei sono oggi prioritari, la democrazia può sempre attendere.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/usa-e-turchia-di-nuovo-amici-in-nome-degli-f-35-lo-stato-di-diritto-puo-attendere.html">Usa e Turchia di nuovo amici in nome degli F-35: lo Stato di diritto può attendere</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Leonardo-Baykar: arriva l&#8217;intesa sui droni. Si apre un mercato da 100 miliardi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Thomas Brambilla]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Mar 2025 14:13:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Baykar]]></category>
		<category><![CDATA[droni]]></category>
		<category><![CDATA[Leonardo]]></category>
		<category><![CDATA[Turchia]]></category>
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<p>La società italiana Leonardo ha raggiunto un'intesa con la turca Baykar per una produzione di droni in concomitanza con il riarmo europeo.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250307113530520_b0b173fd8b6557adf491b95b302b6ab8.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250307113530520_b0b173fd8b6557adf491b95b302b6ab8.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250307113530520_b0b173fd8b6557adf491b95b302b6ab8-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250307113530520_b0b173fd8b6557adf491b95b302b6ab8-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250307113530520_b0b173fd8b6557adf491b95b302b6ab8-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250307113530520_b0b173fd8b6557adf491b95b302b6ab8-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250307113530520_b0b173fd8b6557adf491b95b302b6ab8-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dopo gli <a href="https://it.insideover.com/difesa/leonardo-baykar-ovvero-parte-dalla-difesa-la-relazione-inevitabile-tra-italia-e-turchia.html">annunci precursori delle scorse settimane</a>, e come scritto anche su <a href="https://it.insideover.com/difesa/leonardo-baykar-ovvero-parte-dalla-difesa-la-relazione-inevitabile-tra-italia-e-turchia.html"><em>InsideOver</em> da Andrea Muratore</a>, nella giornata del 6 marzo è arrivato la notizia definitiva dell’<strong><a href="https://it.insideover.com/difesa/droni-e-oltre-asse-italia-turchia-in-arrivo-cosi-leonardo-e-baykar-possono-allearsi.html">accordo di convergenza produttiva di droni di ultima generazione fra la società italiana Leonardo e quella turca Baykar</a></strong>, leader internazionale nella produzione di velivoli militari senza pilota. La notizia, non a caso, è giunta nel giorno di uno storico <strong>Consiglio europeo di difesa straordinario</strong>, in cui i leader dei 27 paesi membri dell’Unione hanno discusso positivamente il piano Rearm Europe da 800 miliardi presentato dalla commissione per <strong>rivitalizzare, strutturare e ampliare la produzione di armamenti europei</strong> in concomitanza di un potenziale, per ora solo nelle parole e non nei fatti, disimpegno statunitense dal continente.</p>



<p>La <strong>sinergia fra Italia e Turchia</strong> sul nodo cruciale dell’avanzamento tecnologico e militare in ambito di droni, un terreno che in recenti teatri conflittuali dall’Ucraina al Nagorno-Karabakh si è rivelato a dir poco fondamentale, si basa su una <strong>convergenza fra le potenzialità complementari delle due società</strong>. L’efficace e nota capacità di progettazione di velivoli senza pilota di Baykar sarà unita alle capacità elettroniche particolarmente avanzate di Leonardo, che godono di un importante primato a livello europeo e non solo. Uno slancio che negli ultimi anni ha portato la società italiana ad essere protagonista, nonché una delle maggiori appaltatrici, di diversi programmi di produzione di caccia di terza generazione. </p>



<p>La commistione produttiva fra le due realtà, che unisce la tecnologia di Leonardo e la progettazione di Baykar, potrebbe quindi essere in grado di condurre ad un <strong>nuovo modello di drone particolarmente efficace e difficile da intercettare</strong>. La guerra in Ucraina, ad esempio, ha reso plastico ed evidente che una superiorità in ambito di tecnologia droni può essere un elemento decisivo nel predominio sul campo, con la possibilità di attaccare le linee nemiche minimizzando i danni alle proprie file. In questo senso, la dotazione Baykar, di cui Kiev ha goduto fin dalle prime settimane di guerra, è stata importante e determinante fino a quando però l’utilizzo di <em>jammer </em>da parte dell’esercito russo dopo tre mesi di conflitto, un’altra tecnologia bellica avanzata, non ha neutralizzato le capacità ucraine legate ai droni di produzione turca.</p>



<h2 class="wp-block-heading"></h2>



<p>Ma l’avvio della joint venture italo-turca, che dovrebbe con ogni particolarità partire dal <strong>2026 </strong>con una produzione dislocata in diversi siti della penisola fra cui La Spezia, Ronchi dei Legionari e Roma per le diverse fasi della progettazione, non darà un vantaggio solamente alle capacità difensive di Roma e Ankara. Perché tramite la certificazione dei prodotti, che avverrà in Italia seguendo le direttive del ministero della Difesa, <strong>la società Baykar potrà accedere liberamente al mercato europeo sviluppando ulteriori partnership</strong>. Su questo versante, soprattutto alla luce della determinazione con cui gli stati membri hanno avallato il piano di riarmo di ùVon Der Leyen che influenzerà pesantemente le scelte di politica economica e industriale da qui ai prossimi anni, potendo anche contare sullo scorporamento dai limiti imposti da un severo Patto di stabilità richiesto dalla Commissione esclusivamente per la spesa militare, si stima che <strong>il mercato europeo dei droni possa raggiungere nei prossimi 10 anni la quota di 100 miliardi di dollari nei prossimi anni, facendo prospettare quindi enormi possibilità economiche</strong>.</p>



<p>“Con Baykar, diamo vita a un nuovo player di riferimento nelle tecnologie <em>unmanned</em>, che rivestiranno un ruolo sempre più centrale nel futuro della Difesa”, ha affermato l’ amministratore delegato e direttore generale di Leonardo <strong>Roberto Cingolani</strong>, puntualizzando poi che l’accordo sottoscritto dà vita ad un “nuova alleanza internazionale” in grado di generare “nuove opportunità di mercato, soprattutto in Europa”. La complessità delle relazioni italo-turche, caratterizzate da un <strong>andamento disomogeneo degli interessi reciproci</strong>, talvolta convergenti e talvolta in contrasto a seconda degli scenari, trova un’asse forte in concomitanza degli interessi dell’industria della difesa e della corsa al riarmo ufficialmente intrapresa da una debole commissione europea che riceve oggi il favore dei governi nazionali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/leonardo-baykar-arriva-lintesa-sui-droni-si-apre-un-mercato-da-100-miliardi.html">Leonardo-Baykar: arriva l&#8217;intesa sui droni. Si apre un mercato da 100 miliardi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Al-Sharaa non si formalizza: per 400 miliardi la Russia può tenere le sue basi in Siria</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/al-sharaa-non-si-formalizza-per-400-miliardi-la-russia-puo-tenere-le-sue-basi-in-siria.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Thomas Brambilla]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Mar 2025 05:48:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[israele]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[Turchia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/siria.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="siria" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/siria.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/siria-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/siria-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/siria-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Russia e Siria continuano a discutere i termini negoziali per la permanenza della basi militari di Mosca in territorio siriano.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/al-sharaa-non-si-formalizza-per-400-miliardi-la-russia-puo-tenere-le-sue-basi-in-siria.html">Al-Sharaa non si formalizza: per 400 miliardi la Russia può tenere le sue basi in Siria</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/siria.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="siria" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/siria.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/siria-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/siria-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/siria-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Previa un’adeguata compensazione dei danni prodotti con il sostegno bellico ad Assad negli ultimi anni di guerra civile e un sostegno diplomatico al nuovo corso politico, <strong>la Russia potrebbe riuscire a mantenere la presenza militare in territorio siriano</strong>. Sembra essere questo l’orientamento politico del Governo di Damasco guidato dal Al-Sharaa del fronte islamista ribelle HTS, salito al potere dopo la caduta di Assad nel dicembre del 2024, espresso nell’ambito delle <strong>trattative in corso fra Mosca e Damasco per definire il futuro della storica presenza russa in Siria</strong>.</p>



<p>Com’è noto, in Siria la Federazione Russa possiede due importanti basi militari legate a storici accordi siglati diversi decenni fa con il regime di Assad. A <strong>Tartus</strong>, lungo la costa del Mediterraneo, Mosca gode di un contratto di locazione valido per 49 anni per l’utilizzo esclusivo di una strategica base navale, mentre un altro contratto a tempo indeterminato garantisce a Mosca l’utilizzo dell’altrettanto strategica base aerea di <strong>Hmeimim</strong>, a 60 chilometri a Nord di Tartus.</p>



<p>Con la caduta di Assad, appoggiato da Mosca nella guerra civile contro le fazioni ribelli che hanno minacciato il suo potere fino ad avere successo alla fine del 2024, è stato presumibile per molti osservatori, <a href="https://it.insideover.com/difesa/la-siria-non-ferma-la-russia-il-ponte-aereo-e-le-grandi-manovre-in-libia.html">complici anche alcune manovre strategiche effettuate dalla Russia in concomitanza del cambio di regime politico</a>, ipotizzare la fine della presenza militare russa in Siria. Col tempo invece, si è affermato un<strong> approccio pragmatico da parte di entrambi gli attori che, nei negoziati che gli hanno visti protagonisti, hanno fatto prevalere interessi e calcoli strategici sopra i rancori legati ad alleanze e prese di posizioni passate</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Niente estradizione per Bashar al-Assad</h2>



<p>La convenienza russa nel poter mantenere gli avamposti militari che <strong>garantiscono un facile ed immediato accesso al Mediterraneo</strong>, si sposa con l’interesse siriano nel <strong>mantenere una partnership che può alleviare difficoltà economiche e finanziarie in un periodo di complessa ripresa economica e di incertezza sul piano delle alleanze internazionali</strong>. Ed è per questo che la proposta avanzata da Damasco ha una natura prevalentemente economica. Si tratta di richieste esplicite rivolte a Mosca che, oltre a un rinnovato <strong>sostegno diplomatico</strong> che superi definitivamente l’era Assad, insistono sul <strong>risarcimento </strong>per i <strong>danni </strong>inflitti durante la guerra civile per un valore di <strong>400 miliardi di dollari</strong> e l’<strong>estinzione di tutti i debiti contratti dalla Siria di Assad con Mosca per un valore di circa 20 miliardi di dollari</strong>. </p>



<p>La Russia, dal suo punto di vista, sembra ben disposta a un accordo e al superamento di possibili ostilità di principio nei confronti del nuovo corso di potere siriano. Fonti diplomatiche direttamente coinvolte nelle trattative hanno riferito che negli ultimi giorni una telefonata diretta fra Putin e Al-Sharaa ha avuto toni “costruttivi”, mentre è stata <strong>smentita </strong>l’ipotesi secondo cui all’interno dello scambio negoziale ci possa essere anche la futura <strong>estradizione </strong>di Bashar Al-Assad, rifugiatosi a Mosca, a Damasco per affrontare un processo penale.</p>



<p>In una Siria smembrata all&#8217;interno, con la presenza di truppe statunitensi e turche a Nord, quelle russe nel centro-Est del Paese, e l&#8217;incertezza sul futuro delle milizie filo-iraniane, anche l’<strong>influenza di Israele</strong>, che negli ultimi mesi ha ampliato il raggio della sua <strong>occupazione illegale delle alture del Golan</strong> siriano che prosegue dal 1967 fino a coprire uno spazio di 2.500 chilometri quadrati e recentemente si è impegnata in <strong>azioni militari di bombardamento di siti militari nei pressi di Damasco per soddisfare le proprie “esigenze di sicurezza”</strong>, si fa sentire in maniera preponderante. Secondo quanto riferito da <em>Reuters</em> infatti, in queste settimane Tel Aviv sta esercitando<strong> forti pressioni sugli Stati Uniti affinché sia consentito alla Russia di rimanere militarmente nel Paese</strong>, una strategia che permetterebbe alla Siria di restare in uno stato di <strong>frammentazione </strong>e <strong>debolezza </strong>e sarebbe utile anche al contenimento dell’espansione dell’influenza turca che è in enorme crescita, in virtù anche dei <a href="https://it.insideover.com/politica/erdogan-si-prende-la-siria-nuove-basi-turche-e-cooperazione-militare.html">recenti accordi siglati fra Ankara e Damasco</a>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/al-sharaa-non-si-formalizza-per-400-miliardi-la-russia-puo-tenere-le-sue-basi-in-siria.html">Al-Sharaa non si formalizza: per 400 miliardi la Russia può tenere le sue basi in Siria</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Erdogan si prende la Siria: nuove basi turche e cooperazione militare</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/erdogan-si-prende-la-siria-nuove-basi-turche-e-cooperazione-militare.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Thomas Brambilla]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Feb 2025 16:05:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Recep Tayyip Erdogan]]></category>
		<category><![CDATA[Ribelli siriani]]></category>
		<category><![CDATA[Turchia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="944" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250204143521366_1fd167666ba13ec22a66357e0e540cb0-e1738685601833.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250204143521366_1fd167666ba13ec22a66357e0e540cb0-e1738685601833.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250204143521366_1fd167666ba13ec22a66357e0e540cb0-e1738685601833-600x295.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250204143521366_1fd167666ba13ec22a66357e0e540cb0-e1738685601833-300x148.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250204143521366_1fd167666ba13ec22a66357e0e540cb0-e1738685601833-1024x503.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250204143521366_1fd167666ba13ec22a66357e0e540cb0-e1738685601833-768x378.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250204143521366_1fd167666ba13ec22a66357e0e540cb0-e1738685601833-1536x755.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dopo aver sostenuto per anni l’organizzazione e l&#8217;avanzata delle forze anti-Assad che nel dicembre del 2024 hanno costretto l’ex presidente siriano a fuggire a Mosca, favorendo l’instaurazione di uno storico cambio di potere a Damasco, ora la Turchia potrebbe assumere un ruolo di maggiore responsabilità e presenza in territorio siriano dal punto di vista sia &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/erdogan-si-prende-la-siria-nuove-basi-turche-e-cooperazione-militare.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="944" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250204143521366_1fd167666ba13ec22a66357e0e540cb0-e1738685601833.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250204143521366_1fd167666ba13ec22a66357e0e540cb0-e1738685601833.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250204143521366_1fd167666ba13ec22a66357e0e540cb0-e1738685601833-600x295.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250204143521366_1fd167666ba13ec22a66357e0e540cb0-e1738685601833-300x148.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250204143521366_1fd167666ba13ec22a66357e0e540cb0-e1738685601833-1024x503.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250204143521366_1fd167666ba13ec22a66357e0e540cb0-e1738685601833-768x378.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250204143521366_1fd167666ba13ec22a66357e0e540cb0-e1738685601833-1536x755.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dopo aver sostenuto per anni l’organizzazione e l&#8217;avanzata delle forze anti-Assad che nel dicembre del 2024 hanno costretto l’ex presidente siriano a fuggire a Mosca, favorendo l’instaurazione di uno storico cambio di potere a Damasco, <strong>ora la Turchia potrebbe assumere un ruolo di maggiore responsabilità e presenza in territorio siriano </strong>dal punto di vista sia economico che militare. A confermare questo scenario alla stampa, sono state alcune fonti del nuovo apparato di sicurezza siriano che hanno sviscerato dei dettagli sul contenuto dell’incontro in scena ad Ankara fra il presidente turco <a href="https://it.insideover.com/difesa/la-turchia-addestrera-il-nuovo-esercito-siriano-e-si-prende-damasco.html">Erdogan e l’attuale leader siriano Ahmad al-Sharaa (noto in passato anche con il nome di battaglia di Al-Jolani).</a></p>



<p>Al centro del bilaterale c’è un patto in costruzione fra Ankara e Damasco, che coinvolgerà direttamente i due rispettivi eserciti soddisfacendo, al contempo, gli appetiti e gli obiettivi geopolitici regionali della Turchia, che in Siria ha storicamente un forte accumulo di interessi rappresentati anche dall&#8217;attività della propria formazione mercenaria proxy riunita sotto la sigla di Esercito nazionale siriani (Sna). Anche per questa ragione Erdogan vede estremamente di buon occhio il nuovo corso politico siriano, che ha sostenuto anche e soprattutto per sbarazzarsi dell’Iran, una delle principali potenze regionali antagoniste alleata del regime di Assad.</p>



<p>Secondo i termini conosciuti dell’accordo, nella Siria centrale, precisamente nella vasta zona desertica nota come Badiyah, sorgeranno due nuove basi aeree turche, utili soprattutto ad ampliare il perimetro territoriale con cui l’esercito di Erdogan può raggiungere i propri scopi militari contro i combattenti curdi noti come unità di protezione popolare (YPG), una formazione che Ankara considera come terroristica e legata al partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK) che dalla metà degli anni ottanta è in aperto conflitto con la Turchia. La Turchia, oltre alla promessa di un vasto “sostegno al popolo siriano attraverso piattaforme multilaterali”, avrà inoltre un ruolo di addestramento del nuovo esercito, dopo che<strong> Sharaa nelle scorse settimane ha sciolto la precedente formazione militare regolare che faceva riferimento al regime di Assad.</strong> Un compito non facile, se si pensa soprattutto che la sfida del nuovo governo siriano è quella di far convogliare diversi gruppi militari accomunati dall’opposizione ad Assad, ma con affiliazioni politiche e religiose differenti.</p>



<p>Mentre la nuova Siria si avvicina sempre di più al completamento di una transizione che, secondo le promesse di al-Sharaa, sarà “democratica” e porterà alla formazione di un nuovo governo “entro un mese”, il tema degli interessi stranieri in territorio siriano sembra rimanere il nodo cruciale da cui dipende in maniera esclusiva il futuro del paese. Non si tratta di capire solo se la presenza militare russa in Siria sarà confermata in base alle trattative in corso fra Mosca e Damasco, ma da quanto emerge da un’intervista rilasciata al <em>The Economist</em> da al-Sharaa, anche la presenza “illegale” di Stati Uniti e Israele in Siria è un nodo su cui il nuovo governo intende intervenire. Un’ipotesi che al momento rimane piuttosto irrealistica, ma che vedrebbe la Siria aprirsi completamente in maniera indiscriminata alla Turchia di Erdogan aumentandone il controllo e l’influenza generale sulla regione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/erdogan-si-prende-la-siria-nuove-basi-turche-e-cooperazione-militare.html">Erdogan si prende la Siria: nuove basi turche e cooperazione militare</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Perché la Turchia è la discarica d&#8217;Europa?</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/perche-la-turchia-e-la-discarica-deuropa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simona Losito]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Nov 2024 15:54:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[discarica]]></category>
		<category><![CDATA[Rifiuti]]></category>
		<category><![CDATA[Turchia]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241108191145952_f9fe8b8874cc08b73dcda1cfd467524c.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241108191145952_f9fe8b8874cc08b73dcda1cfd467524c.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241108191145952_f9fe8b8874cc08b73dcda1cfd467524c-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241108191145952_f9fe8b8874cc08b73dcda1cfd467524c-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241108191145952_f9fe8b8874cc08b73dcda1cfd467524c-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241108191145952_f9fe8b8874cc08b73dcda1cfd467524c-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241108191145952_f9fe8b8874cc08b73dcda1cfd467524c-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Negli ultimi anni, la Turchia è stata spesso descritta come &#8220;discarica d&#8217;Europa&#8221; in riferimento alla gestione dei rifiuti da parte dell&#8217;UE. Questo appellativo non è solo una semplificazione retorica, ma riflette una realtà complessa e controversa che coinvolge dinamiche economiche, politiche e ambientali. Un&#8217;indagine di Greenpeace ha approfondito la questione, rivelando che tra i cinque &#8230; <a href="https://it.insideover.com/ambiente/perche-la-turchia-e-la-discarica-deuropa.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/perche-la-turchia-e-la-discarica-deuropa.html">Perché la Turchia è la discarica d&#8217;Europa?</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241108191145952_f9fe8b8874cc08b73dcda1cfd467524c.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241108191145952_f9fe8b8874cc08b73dcda1cfd467524c.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241108191145952_f9fe8b8874cc08b73dcda1cfd467524c-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241108191145952_f9fe8b8874cc08b73dcda1cfd467524c-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241108191145952_f9fe8b8874cc08b73dcda1cfd467524c-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241108191145952_f9fe8b8874cc08b73dcda1cfd467524c-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241108191145952_f9fe8b8874cc08b73dcda1cfd467524c-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Negli ultimi anni, la <a href="https://it.insideover.com/politica/la-turchia-nei-brics-che-cosa-significa-per-erdogan-e-per-putin.html">Turchia </a>è stata spesso descritta come &#8220;<strong>discarica d&#8217;Europa</strong>&#8221; in riferimento alla gestione dei rifiuti da parte dell&#8217;UE. Questo appellativo non è solo una semplificazione retorica, ma riflette una realtà complessa e controversa che coinvolge dinamiche economiche, politiche e ambientali.</p>



<p>Un&#8217;indagine di <a href="https://www.greenpeace.org/italy/comunicato-stampa/25357/rifiuti-in-plastica-nuova-indagine-di-greenpeace-turchia-discarica-deuropa-e-italia-tra-i-primi-paesi-esportatori/"><strong>Greenpeace </strong></a>ha approfondito la questione, rivelando che tra i cinque Paesi maggiori esportatori c&#8217;è anche l&#8217;Italia. Secondo i dati Eurostat, solo nel 2023  il Regno Unito ha esportato in Turchia 140.907 tonnellate di rifiuti in plastica, la Germania 87.109, il Belgio 74.141, l’Italia 41.580 e i Paesi Bassi 27.564.&nbsp;</p>



<p>La ricerca ha evidenziato come suolo, aria e corsi d’acqua della Turchia siano stati contaminati dai rifiuti in plastica importati dall’estero e che, invece di affrontare il problema riducendo la produzione di plastica, i Paesi europei continuano a spostare il problema sulle zone più vulnerabili del pianeta.</p>



<p>L&#8217;Unione Europea avrebbe normative ambientali che regolano la gestione dei rifiuti e promuovono il riciclo e lo smaltimento responsabile. Tuttavia, non tutti i rifiuti prodotti riescono a essere trattati all&#8217;interno dei confini europei per motivi di capacità o convenienza economica. </p>



<p>A partire <strong>dal 2018</strong>, con la decisione della <strong>Cina </strong>di chiudere le porte all&#8217;importazione di rifiuti plastici e di altro tipo, i Paesi europei hanno dovuto trovare alternative per lo smaltimento di queste materie. Tra i principali Paesi destinatari alternativi ci sono anche Malesia, Thailandia e Vietnam, oltre che la Turchia. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché la Turchia?</h2>



<p>La scelta di questo specifico Paese come maggiore destinatario dei nostri rifiuti è dovuta ad una serie di fattori. Per primo c&#8217;è la <strong>prossimità geografica</strong>: la Turchia è vicina ai principali paesi esportatori europei, il che riduce i costi di trasporto. In secondo luogo c&#8217;è la <strong>legislazione permissiva </strong>della Turchia. Infatti, a differenza dell&#8217;UE, la normativa turca sulla gestione dei rifiuti è meno stringente, rendendo il paese un luogo più attraente per chi cerca soluzioni di smaltimento a basso costo. E infine, la Turchia possiede un&#8217;<strong>industria di riciclaggio </strong>che si è rapidamente espansa negli ultimi anni, ma che spesso opera con regolamenti meno severi rispetto agli standard europei.</p>



<p>Le importazioni di rifiuti di plastica sono aumentate di 196 volte negli ultimi 17 anni e questo incremento è stato guidato dalla domanda di materie prime a basso costo e dalla possibilità per le aziende turche di generare profitti lavorando rifiuti di bassa qualità. Nel 2023 la Turchia è stato il primo Paese di destinazione extra UE dei rifiuti in plastica italiani, seguita da Arabia Saudita, Stati Uniti, Svizzera e Yemen.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Conseguenze per l&#8217;ambiente</h2>



<p>Il massiccio  flusso di rifiuti verso la Turchia ha comportato inevitabilmente <strong>conseguenze negative per l&#8217;ambiente</strong>. Molte aziende di riciclaggio in Turchia non dispongono delle tecnologie adeguate per processare correttamente i materiali inquinanti. Di conseguenza, gran parte dei rifiuti non riciclabili finisce in <strong>discariche abusive</strong> o viene bruciata in modo non regolamentato, rilasciando <strong>sostanze tossiche </strong>nell&#8217;aria e nel suolo.</p>



<p>Alcuni rapporti hanno documentato casi di rifiuti europei trovati in discariche illegali nei pressi di città come Adana e <strong>Smirne</strong>, caso <a href="https://www.greenpeace.org/italy/storia/6055/discarica-abusiva-di-rifiuti-in-plastica-italiani-in-turchia/">documentato </a>ancora una volta da Greenpeace. Questi siti contribuiscono all&#8217;inquinamento del terreno e delle acque sotterranee, mettendo a rischio la salute delle comunità locali. Inoltre, il processo di smaltimento incontrollato libera microplastiche che finiscono negli ecosistemi marini, aggravando ulteriormente il problema dell&#8217;inquinamento dei mari.</p>



<p>Le comunità che vivono vicino ai centri di smaltimento e riciclaggio hanno spesso riportato un aumento delle<strong> malattie respiratorie </strong>e di altri problemi di salute correlati alla cattiva qualità dell&#8217;aria. Per quanto riguarda il lavoro nelle industrie di riciclaggio, invece, questo è spesso svolto in condizioni precarie, senza adeguate misure di sicurezza per i lavoratori. Questi impatti sociali ed economici si sommano al costo ambientale e minano la sostenibilità della popolazione che ne subisce le conseguenze.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa dice la legge</h2>



<p>Secondo la <strong>normativa europea</strong>, gli Stati membri dovrebbero esportare i propri rifiuti plastici fuori dall&#8217;Unione Europea solo se destinati al riciclo o al recupero energetico, assicurandosi in ogni caso di selezionare impianti che rispettino standard ambientali e tecnici equivalenti a quelli adottati all&#8217;interno della comunità. </p>



<p>Nel marzo del 2022, l&#8217;Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha raggiunto un accordo tra 175 paesi, con l&#8217;intento di redigere un &#8220;<strong>trattato globale sulla plastica</strong>&#8221; entro il 1° dicembre 2024. Questo trattato, che sarà legalmente vincolante, avrà come obiettivo principale la riduzione significativa delle emissioni di plastica e il contrasto all&#8217;inquinamento causato da questo materiale. Ogni nazione è chiamata a implementare misure concrete, che includeranno innovazioni tecnologiche e incentivi economici, con l&#8217;obiettivo di ridurre almeno del 75% la produzione di plastica entro il 2040.</p>



<p>Il 25 novembre 2024 si terrà a Busan, in Corea del Sud, l&#8217;ultimo round dei negoziati per il<strong> Trattato globale sulla plastica,</strong> con la speranza che venga trovata una soluzione efficace per affrontare la crisi globale dei rifiuti plastici.</p>
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		<title>Medio Oriente, perché nessuno si muove (né si muoverà) per aiutare i palestinesi</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/medio-oriente-perche-nessuno-si-muove-ne-si-muovera-per-aiutare-i-palestinesi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Feb 2024 18:57:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1229" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/AYwqqUoNWv2c010y7hG__ANSA-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/AYwqqUoNWv2c010y7hG__ANSA-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/AYwqqUoNWv2c010y7hG__ANSA-scaled-600x384.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/AYwqqUoNWv2c010y7hG__ANSA-300x192.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/AYwqqUoNWv2c010y7hG__ANSA-1024x655.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/AYwqqUoNWv2c010y7hG__ANSA-768x492.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/AYwqqUoNWv2c010y7hG__ANSA-1536x983.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/AYwqqUoNWv2c010y7hG__ANSA-2048x1311.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Molte parole, anche forti, ma nella pratica... Perché Turchia, Arabia Saudita, Qatar, Iran ed Egitto non vogliono farsi coinvolgere in uno scontro aperto con Israele.</p>
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<p>&nbsp; &nbsp; La crisi di Gaza, ben lungi dall’essere avviata a soluzione, ha provocato e provoca una continua serie di analisi sulle conseguenze che potrebbe avere, anche sull’economia mondiale, un allargamento del conflitto all’intera regione mediorientale. È una preoccupazione più che legittima, alla luce tra l’altro dello scontro aperto da due anni tra la Russia e l’Occidente. Ma la postura dei diversi Paesi del Medio Oriente, a dispetto della pomposa retorica pro-Palestina esibita dai loro leader, induce a pensare l’esatto opposto, e cioè che nessuno di essi voglia essere coinvolto in uno scontro aperto con Israele e la sua potenza militare, oltre che con lo scontato intervento degli Usa a fianco dello Stato ebraico.</p>



<p>&nbsp; &nbsp; Cominciamo dal caso più clamoroso, almeno per quanto riguarda la distanza tra le dichiarazioni e i fatti: <strong>la Turchia. Recep Tayyep Erdogan</strong> in questi mesi non si è risparmiato. Israele Stato terrorista, Netanyahu come Hitler, Hamas movimento di liberazione della Palestina, non lasceremo mai soli i palestinesi, e così via. In realtà, il Governo di Erdogan, anche dopo il 7 ottobre dell’attacco di Hamas e dell’inizio della reazione di Israele, ha continuato imperterrito a fare affari con lo Stato ebraico. Il giornalista turco in esilio <strong>Metin Cihan</strong> ha documentato l’intenso traffico di navi turche verso Israele, con carichi di armi e altri materiali anche di uso bellico, compreso l’acciaio di cui la Turchia è il primo fornitore. Non solo. <a href="https://www.ilsole24ore.com/art/perche-israele-ha-armato-l-azerbaigian-contro-l-armenia-e-cosa-c-entra-l-iran-AFdtsD7">Turchia e Israele hanno un concretissima e privilegiata relazione per quanto riguarda l’Azerbaigian.</a> Entrambi hanno collaborato, con armi e <em>intelligence</em>, alla riconquista militare azera del Nagorno Karabkah, e per entrambi la collaborazione in quell’area è fondamentale. Per la Turchia, che non cessa di perseguire il sogno panturco, di cui è stato un capitolo fondamentale la costituzione, nel 2021, del Consiglio degli Stati turchi, di cui sono membri appunto Turchia e Azerbaigian ma anche Uzbekistan, Kazakstan e Kirghizistan, con un evidente proiezione verso l’Asia Centrale in concorrenza con Russia (soprattutto) e Cina. Ma anche per <strong>Israele, che dall’osservatorio azero può tener d’occhio l’Iran</strong>, il più dichiarato dei suoi nemici e Paese “scomodo” anche per la Turchia. Difficile, anzi impossibile, che Erdogan metta a rischio tutto questo per amore di Hamas. Prevedibile, invece, a crisi di Gaza spenta, un’ennesima sua piroetta.</p>



<p>E poi c’è, naturalmente, l’altro gigante della regione, <strong>l’Arabia Saudita.</strong> Toni molto meno aspri, qui, anzi: da un certo punto di vista conciliatori. <a href="https://legrandcontinent.eu/it/2023/11/15/israele-hamas-il-piano-dellarabia-saudita-per-pesare-sul-futuro/">I sauditi hanno convocato a Ryadh un vertice della Lega araba</a> e dell’Organizzazione per la cooperazione islamica per chiedere un cessate il fuoco a Gaza, e hanno affermato che non riconosceranno Israele fino a quando la crisi non sarà risolta. Questo, però, equivale a dire che l’intenzione di riconoscere Israele non è stata archiviata ma solo rimandata. E si capisce bene perché. Un accordo con lo Stato ebraico, e l’eventuale accesso al suo grande <em>know how</em> tecnologico, potrebbe dare una grossa spinta ai piani di sviluppo del principe <strong>Mohammed bin Salman</strong>. Per arrivare al riconoscimento tra i due Stati, inoltre, gli Usa erano (e sono) disponibili a fare grosse concessioni all’Arabia Saudita: prima dei massacri di Hamas del 7 ottobre, Biden sembrava incline a siglare con Ryadh un accordo di difesa reciproca (essendo difficile che qualcuno attacchi gli Usa, l’accordo era ovviamente una garanzia di appoggio militare per l’Arabia Saudita) e di collaborazione spinta nel settore del nucleare, nell’evidente tentativo di riequilibrare le pulsioni atomiche del vicino Iran. <a href="https://www.orizzontipolitici.it/corridoio-economico-india-medio-oriente-europa/">I sauditi, inoltre, stavano accarezzando le prospettive del corridoio India-Medio Oriente-Europa</a> progettato durante l’ultimo vertice del G20 in India: un’autostrada commerciale che, partendo dai porti indiani di Mumbai e Mundra, doveva far tappa negli Emirati Arabi Uniti (Dubai), in Arabia Saudita (Al-Ghuwaifat e Ryadh), in Israele (Haifa) e da lì raggiungere il porto greco del Pireo. Un disegno che avrebbe moltiplicato il già notevole peso specifico saudita sulla scena internazionale. L’appoggio saudita alla causa palestinese, quindi, pare più che altro di facciata, ribadito anche per evitare rigurgiti interni di estremismo islamista. Ma lo sguardo di Bin Salman e dei suoi è puntato su ben altri orizzonti.</p>



<p><strong>Il Qatar.</strong> Come nel caso del principe saudita Mohammed bin Salman, l’emiro quatariota <strong>Tamim bin Hamad Al Thani</strong> sembra preoccupato soprattutto di difendere e magari incentivare il ruolo internazionale del proprio Paese, sfruttando le ricadute del conflitto tra Israele e palestinesi. Il Qatar ospita sul proprio territorio <strong>la base americana di Al Udeid</strong> (costruita con fondi qatarioti) dove ha sede il CENTCOM (il comando centrale Usa per le operazioni in Medio Oriente, Nord Africa e Asia Centrale). Solidissima quindi è la relazione con la Casa Bianca. <strong>Ancor più solida, però, è la relazione con Hamas</strong>, che dal 2007 (cioè dalla presa di potere a Gaza) ha ricevuto dal Qatar una montagna di miliardi, come pure molti altri movimenti del radicalismo islamico. Da questa posizione particolare il Qatar ha molto lavorato, in queste settimane, come mediatore tra Usa e Israele e Hamas, nell’obiettivo di arrivare alla liberazione degli ostaggi israeliani e a un cessate il fuoco per i palestinesi. In altre parole, ha cercato di ripetere quanto fece nel 2021 con il ritiro degli americani dalll’Afghanistan, quando la sua funzione di intermediario fu da entrambe le parti riconosciuta come essenziale. A Gaza l’impresa non è riuscita ma oltre ai buoni uffici diplomatici l’amico qatariota non è proprio disposto ad andare.</p>



<p><strong>Eccoci quindi al grande nemico di Israele, l’Iran</strong>, il Paese che non ha mai smesso di ipotizzare la distruzione o la scomparsa di Israele. Anche in questo caso, non lasciamo ingannare dall’attivismo dei <em>proxy</em> di Teheran, gli Houthi dello Yemen e l’hezbollah del Libano: la minaccia alle navi nel Mar Rosso dei primi e i razzi contro Israele dei secondi tengono alta la tensione ma, soprattutto, evitano all’Iran di intervenire in prima persona. La Guida Suprema, <strong>l’ayatollah All Khamenei</strong>, del resto, ha detto subito che <a href="https://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/articoli/452927/khamenei-all-iran-ora-serve-calma-.shtml">“l’Iran deve mostrare calma” </a>e, a dispetto del grande sfoggio di nuovi armamenti e della strage di palestinesi, a quella linea si è attenuto. A questo hanno contribuito le pressioni della Cina e della Russia, partner politici ed economici decisivi per l’Iran, e il desiderio di non interrompere il disgelo in corso con l’Arabia Saudita. Per non parlare della prospettiva di scontrarsi militarmente con Israele, che non vedrebbe l’ora di regolare i conti con la Repubblica islamica, bene sapendo che in quel caso avrebbe tutto l’appoggio necessario da parte degli Usa.</p>



<p><strong>Per finire l’Egitto</strong>. Legato a Israele dal Trattato di pace firmato nel 1979 e impelagato nella crisi economica più acuta della sua storia recente (inflazione al 40%), <a href="https://it.euronews.com/video/2024/02/11/gaza-legitto-minaccia-israele-se-invadete-rafah-sospendiamo-la-pace-allarme-anche-di-usa-e">l’Egitto ha minacciato ritorsioni</a> nel caso di un attacco israeliano a Rafah, il centro della Striscia di Gaza ai suoi confini. Ma in questa crisi <strong>il Cairo sembra più destinato a indossare i panni della vittima che dell’aggressore.</strong> Le autorità di Israele accarezzano il sogno di vedere i palestinesi di Gaza defluire verso il Sinai egiziano per poter così di fatto annettere la Striscia, e non si vede come gli egiziani potrebbero impedirlo se le operazioni militari israeliane portarono a uno sfondamento del confine. Resta, in pura teoria, l’ipotesi di una reazione militare. Ma è, appunto, una pura teoria.&nbsp;</p>



<p></p>
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		<title>Perché il Medio Oriente è la chiave per capire le mosse di Putin in Ucraina</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/perche-il-medio-oriente-e-la-chiave-per-capire-le-mosse-di-putin-in-ucraina.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Allegra Filippi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Jan 2023 16:08:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Crimea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2048" height="1152" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230114170040709_7ee46e1cbe2df8a00d055da6068b9bea.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230114170040709_7ee46e1cbe2df8a00d055da6068b9bea.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230114170040709_7ee46e1cbe2df8a00d055da6068b9bea-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230114170040709_7ee46e1cbe2df8a00d055da6068b9bea-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230114170040709_7ee46e1cbe2df8a00d055da6068b9bea-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230114170040709_7ee46e1cbe2df8a00d055da6068b9bea-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230114170040709_7ee46e1cbe2df8a00d055da6068b9bea-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /></p>
<p>Cosa fare per non lasciare campo libero a Putin in Europa e in Medio Oriente? Non sottostimare tutte le questioni geopolitiche e strategiche legate ai Paesi levantini. Dalla guerra in Siria, Mosca ha concentrato e portato avanti strategie belliche e politiche nella regione sotto gli occhi occidentali che hanno trascurato le relazioni venutesi a creare &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/perche-il-medio-oriente-e-la-chiave-per-capire-le-mosse-di-putin-in-ucraina.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2048" height="1152" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230114170040709_7ee46e1cbe2df8a00d055da6068b9bea.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230114170040709_7ee46e1cbe2df8a00d055da6068b9bea.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230114170040709_7ee46e1cbe2df8a00d055da6068b9bea-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230114170040709_7ee46e1cbe2df8a00d055da6068b9bea-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230114170040709_7ee46e1cbe2df8a00d055da6068b9bea-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230114170040709_7ee46e1cbe2df8a00d055da6068b9bea-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230114170040709_7ee46e1cbe2df8a00d055da6068b9bea-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /></p>
<p>Cosa fare per non lasciare campo libero a <strong>Putin</strong> in Europa e in <strong>Medio Oriente</strong>? <strong>Non sottostimare</strong> tutte le questioni geopolitiche e strategiche legate ai Paesi levantini. Dalla guerra in Siria, Mosca ha concentrato e portato avanti strategie belliche e politiche nella regione sotto gli occhi occidentali che hanno trascurato le relazioni venutesi a creare e che tuttora influenzano la guerra russo-ucraina.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Siria: dove tutto è cominciato</h2>



<p>2011: iniziano le proteste in <strong>Siria</strong> e vengono represse nel sangue. Un anno più tardi, la Russia e l’Iran soccorrono il regime siriano di Bashar al Assad con linee di rifornimento militari in grado di attenuare il suo isolamento internazionale e frenare l’avanzata dei gruppi jihadisti. Con l’ingresso della Russia nella partita, il conflitto entra in una nuova fase nella quale Mosca gioca un ruolo importante, di grande stratega. È proprio Putin, nel 2013, ad aggiornare i propri piani di politica estera sottolineando l’urgenza di contrastare l’egemonia economica e politica degli stati occidentali che in quel momento stava drasticamente diminuendo.</p>



<p>Ed è nel conflitto siriano che i <strong>rapporti tra Mosca e Tehran</strong> diventano una vera e propria alleanza ne è prova lo sviluppo di droni da combattimento Shahed 136, fabbricati nei territori siriani controllati dal regime, adesso usati in Ucraina. Mentre l&#8217;Occidente lancia appelli per il cessate il fuoco, Iran e Russia si affiancano ad Assad in un&#8217;alleanza che intende portare <strong>ordine e stabilità</strong> alla regione allontanando i gruppi jihadisti come il Fronte al-Nusra e indebolendo il campo di azione occidentale non solo nel Paese ma nell&#8217;intero Mediterraneo orientale. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La morsa su Israele</h2>



<p>La stretta alleanza tra Russia e Iran non lascia indifferente <strong>Israele</strong>. Benjamin Netanyahu scende a patti con Putin per contenere l&#8217;<strong>influenza dell&#8217;Iran</strong> in Siria vedendo in lui l&#8217;unico in grado di tenere a bada i pasdaran e tutti i gruppi affiliati e finanziati dall&#8217;Iran come Hezbollah e Hamas. Malgrado lo stretto rapporto di amicizia instaurato con Putin, Tel Aviv si è resa conto che quella tra Mosca e Teheran va ben oltre un&#8217;unione di comodo. Basti pensare che <strong>solo l&#8217;esercito russo può autorizzare i raid israeliani in Siria</strong> che sono fondamentali per contenere le mire iraniane stanziate lungo il confine settentrionale di Israele. </p>



<p>Tel Aviv è stata inoltre costretta a distruggere dei<strong> droni di progettazione israeliana</strong>, i  <strong>Forpost</strong> &#8211; che derivano dal Searcher israeliano -, dati in licenza alla Russia dal 2010, ma che poi si sono rivelati utili in operazioni legate a Tehran. Con questa strategia Putin riesce a mantenere una <strong>pressione indiretta</strong> <strong>e continua</strong> su Israele. Questo sipiega almeno in parte cosa si cela dietro le reticenze di Tel Aviv nel fornire aiuti militari all&#8217;Ucraina, malgrado i ripetuti appelli di Volodymyr Zelensky che chiede da mesi a Israele i suoi efficaci sistemi di difesa missilistica come Iron Dome. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ruolo della Turchia </h2>



<p>La presenza della Russia in Siria influenza largamente gli stessi aiuti della <strong>Turchia</strong> all&#8217;Ucraina, nonostante la consegna dei droni turchi <strong>Bayraktar</strong>, fabbricati proprio in suolo ucraino. La morsa russa stringe Ankara soprattutto sui <strong>migranti siriani</strong>. Infatti la minaccia di una poco probabile, ma sempre possibile, offensiva russa sulla zona di <strong>Idlib</strong>, resta alla porta. Offensive nel Nord Est della Siria provocherebbero centinaia di migliaia di profughi verso la Turchia che, sommati ai già milioni arrivati in questo decennio di guerra, andrebbero ad aggravare la crisi umanitaria in un momento delicato per il governo di Erdogan prossimo alle elezioni. Adesso Mosca non avrebbe le forze per condurre operazioni simili ma la minaccia resta presente. </p>



<p>Questo spiega il ruolo assunto da Erdogan in questi mesi di guerra: membro della Nato ma aperto a ogni colloquio con Putin. Il sultano avrebbe tutti i presupposti per schierarsi totalmente contro il Cremlino e dare pieno appoggio a Kiev. Le due parti sono in conflitto militare, e non, in diverse parti del mondo: in <strong>Libia</strong> sono i due maggiori attori che sostengono la guerra in campi contrapposti; in <strong>Nagorno Karabakh</strong> l&#8217;ombra delle due potenze incombe ad ogni rivendicazione tra Armenia (sostenuta da Mosca) e Azerbaigian (sostenuto da Ankara); la<strong> Crimea</strong>, occupata dalla Russia, rappresenta una grandissima minaccia per Erdogan, poiché presenza che non favorisce l’equilibrio di potenza nella regione del Mar Nero. </p>



<p>Oltre ai conflitti citati, i due Paesi hanno una sfera d&#8217;influenza molto importante in Africa. Ankara da anni cerca di penetrare sempre di più nel continente africano e ci è riuscita soprattutto in <strong>Somalia</strong> e in <strong>Sudan</strong>, estendendosi a molteplici settori della vita civile e militare. È in questi Paesi che gli armamenti turchi, come i droni <strong>Bayraktar</strong>, vengono importati e utilizzati nella lotta contro le milizie jihadiste e le aziende turche operano a stretto contatto con le istituzioni locali. Analogamente <strong>Mosca</strong> si è introdotta nella regione del <strong>Sahel</strong> dove, con il gruppo Wagner, sostiene governi locali e arriva dove l&#8217;Europa viene espulsa, come in Mali. </p>



<p>Conscio che l&#8217;esito delle partite giocate in questi punti strategici del globo avrà un impatto importante sulla ridefinizione degli equilibri geopolitici, Erdogan ha tutto l&#8217;interesse a mantenere una <strong>posizione di mediatore</strong> nella questione ucraina. Simbolo di questo ruolo è stato lo sblocco del grano fermo nei porti ucraini di Odessa, accordo tra Mosca e Kiev favorito da Erdogan che si è imposto pacificatore tra le due parti incassando una prima grande vittoria e definendo così la sua posizione al mondo intero. </p>



<p>In conclusione, è nel <strong>Medio Oriente che Putin continua a prendere risorse</strong>, da quelle militari a quelle politiche, con sostegni a volte apertamente dichiarati come l&#8217;Iran e con quelli più velati come Turchia e Israele. Sono queste risorse che andrebbero colpite per accelerare la fine della guerra in Ucraina. La questione Mediorientale non deve essere sottovalutata. Ciò che accade con Iran, Turchia e Israele è l’emblema dell’articolato intrigo che porta direttamente i suoi risultati sul campo di battaglia ucraino.&nbsp;Comprendere come Mosca abbia instaurato legami pragmatici che funzionano, malgrado i diversi interessi geopolitici, e che non lo isolano, potrebbe <strong>aiutare a frenare le sue azioni</strong> belligeranti in Ucraina ma anche la sua sfera di influenza in continua espansione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/perche-il-medio-oriente-e-la-chiave-per-capire-le-mosse-di-putin-in-ucraina.html">Perché il Medio Oriente è la chiave per capire le mosse di Putin in Ucraina</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Turchia in Africa. Un&#8217;espansione lunga vent&#8217;anni</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/turchia-in-africa-unespansione-lunga-ventanni.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Valle]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Dec 2021 06:34:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Turchia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1400" height="795" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/Erdogan-alle-Nazioni-Unite-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Erdogan alle Nazioni Unite (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/Erdogan-alle-Nazioni-Unite-La-Presse.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/Erdogan-alle-Nazioni-Unite-La-Presse-300x170.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/Erdogan-alle-Nazioni-Unite-La-Presse-1024x581.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/Erdogan-alle-Nazioni-Unite-La-Presse-768x436.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>La situazione economica della Turchia è sempre più confusa, persino paradossale. Quest’anno la Banca centrale ha abbassato a più riprese il costo del denaro innescando massicce vendite sulla lira turca che dallo scorso settembre si è deprezzata di quasi il 40%. Una flessione che ha costretto il ministro delle Finanze Lefti Elvan a rassegnare le &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/turchia-in-africa-unespansione-lunga-ventanni.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1400" height="795" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/Erdogan-alle-Nazioni-Unite-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Erdogan alle Nazioni Unite (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/Erdogan-alle-Nazioni-Unite-La-Presse.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/Erdogan-alle-Nazioni-Unite-La-Presse-300x170.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/Erdogan-alle-Nazioni-Unite-La-Presse-1024x581.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/Erdogan-alle-Nazioni-Unite-La-Presse-768x436.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p><p>La situazione economica della <strong>Turchia</strong> è sempre più confusa, persino paradossale. Quest’anno la Banca centrale ha abbassato a più riprese il costo del denaro innescando massicce vendite sulla lira turca che dallo scorso settembre si è deprezzata di quasi il 40%. Una flessione che ha costretto il ministro delle Finanze Lefti Elvan a rassegnare le dimissioni a inizio dicembre. Al suo posto è arrivato Nureddin Nebasti, un fedelissimo del presidente Erdogan, che ha esordito con un laconico «non ci sono problemi». Parole poco felici. Il giorno dopo la valuta nazionale ha segnato un nuovo record negativo sfondando per la prima volta la soglia di 1 euro per 15 lire e l’inflazione galoppa ormai intorno al 20%.</p>
<p>Turbolenze monetarie che però non sembrano preoccupare il ferrigno Erdogan che prosegue imperterrito sia nelle sue politiche interne (mirando ad una riconferma alle presidenziali dell’anno prossimo) che sul fronte internazionale. Lo conferma l’apertura, il prossimo 17 e 18 dicembre a Istanbul, del terzo summit Turchia-Africa, un appuntamento centrale per rilanciare le ambizioni di Ankara sul continente. La due giorni sul Bosforo sarà occasione per discutere con i leader africani di scambi culturali e cooperazione ma, anche e soprattutto, di aiuti militari, accordi economici e materie prime.</p>
<p>L’attenzione di Erdogan per l’Africa non è nuova, risale infatti al 2005 la sua prima visita ad Addis Abeba e da allora il presidente è tornato nel continente altre 38 volte toccando 28 Paesi con un’ultima tournée proprio ad ottobre in Nigeria, Angola e Togo. Un impegno costante per una proiezione geopolitica che si vuole alternativa, giocando su vecchi sentimenti anti colonialisti e sui nuovi timori per altre (ben più spietate) egemonie, sia al modello occidentale che a quello cinese. Non a caso la chiave d’ogni discorso è la fratellanza — «I popoli africani sono nostri fratelli con i quali condividiamo un destino comune» — oppure, a seconda dei contesti, la comunanza religiosa nell’Islam sunnita. Al netto della retorica identitaria, il vero ferro di lancia sono però le grandi aziende anatoliche specializzate nella costruzione d’infrastrutture o nella gestione dei servizi aeroportuali e marittimi. Grazie a loro (e alla miriade di PMI turche presenti ormai dappertutto) l’interscambio è passato dai 5,3 miliardi del 2003 ai 25,3 odierni. Poco confronto ai 180 miliardi registrati dai cinesi ma sempre numeri significativi e in costante crescita come dimostra l’allargamento del perimetro di Ankara nei paesi subsahariani.</p>
<p>Consolidate le posizioni nel Corno d’Africa — Etiopia, Eritrea, Sud Sudan e Somalia, dov’è operativa la prima base militare sul continente —, ora la Turchia è sempre più presente nell’Africa francofona e, con gran fastidio di Parigi, gli scambi volano: Costa d’Avorio (630 milioni di dollari nel 2020, + 67% in due anni), Burkina Faso (72 milioni nella prima metà del 2021, + 65% rispetto al 2020), Ruanda (81 milioni contro i 34 del 2019).  Nel mirino di Erdogan vi sono poi la Guinea Bissau, il Sud Africa, l’Angola, il Togo, il Ghana, la Sierra Leone, la Nigeria; ovunque holding come Limak, Mapa, Summa o Yenigun stanno costruendo centri commerciali, ospedali, strade, centrali elettriche, stadi e tante moschee. Tra tutte, ad Accra, anche una perfetta replica della Moschea Blu istanbuliota.</p>
<p>La Turchia investe massicciamente anche sulla sponda sud del Mediterraneo, a partire dalla Tripolitania, strenuamente difesa durante la guerra civile libica, e dall’Algeria con un interscambio di ben 3,8 miliardi di dollari. Persino l’Egitto, nonostante le distanze politiche, mantiene con Ankara un volume importante di traffici (4,8 miliardi di dollari). Tanti affari e non solo. Oltre ai legami commerciali, il quadrante nord-africano è importante per altri motivi che, inevitabilmente, riguardano anche l’Italia. L’alleanza con il governo di Tripoli permette alla Turchia di proiettarsi sul Canale di Sicilia, controllare a suo piacimento le migrazioni verso l’Europa, intromettersi nella gestione dei cavi sottomarini mediterranei, insidiare la Grecia e Cipro. Insomma, il completamento di una strategia complessa quanto spregiudicata per riportare, malgrado la fragilità economica e i rischi d’isolamento, la Turchia (e il suo presidente) al centro della scena mondiale.</p>
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