<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Tunisi Archives - InsideOver</title>
	<atom:link href="https://it.insideover.com/tag/tunisi/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://it.insideover.com/tag/tunisi</link>
	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Fri, 06 Jan 2023 16:28:43 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>

<image>
	<url>https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/cropped-logo-favicon-150x150.png</url>
	<title>Tunisi Archives - InsideOver</title>
	<link>https://it.insideover.com/tag/tunisi</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Le proteste in Giordania e la paura di una seconda Primavera Araba</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/le-proteste-in-giordania-e-la-paura-di-una-seconda-primavera-araba.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Allegra Filippi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Jan 2023 16:28:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[Egitto]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni in Tunisia]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Nordafrica]]></category>
		<category><![CDATA[primavera araba]]></category>
		<category><![CDATA[Proteste in Giordania]]></category>
		<category><![CDATA[Tunisi]]></category>
		<category><![CDATA[Tunisia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=378994</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_2023010617272248_2564f7c45de632c82582697d826f674a-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_2023010617272248_2564f7c45de632c82582697d826f674a-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_2023010617272248_2564f7c45de632c82582697d826f674a-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_2023010617272248_2564f7c45de632c82582697d826f674a-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_2023010617272248_2564f7c45de632c82582697d826f674a-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_2023010617272248_2564f7c45de632c82582697d826f674a-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_2023010617272248_2564f7c45de632c82582697d826f674a-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La guerra russo-ucraina ha scatenato diverse crisi in molti Paesi del mondo. L’aumento del costo della vita, la mancanza di generi di prima necessità, prezzi dell’energia schizzati alle stelle, povertà e disoccupazione in forte aumento, hanno determinato il malcontento di molte popolazioni. Tra queste la Giordania, Paese relativamente tranquillo rispetto agli altri dell’area MENA ma che &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/le-proteste-in-giordania-e-la-paura-di-una-seconda-primavera-araba.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/le-proteste-in-giordania-e-la-paura-di-una-seconda-primavera-araba.html">Le proteste in Giordania e la paura di una seconda Primavera Araba</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_2023010617272248_2564f7c45de632c82582697d826f674a-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_2023010617272248_2564f7c45de632c82582697d826f674a-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_2023010617272248_2564f7c45de632c82582697d826f674a-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_2023010617272248_2564f7c45de632c82582697d826f674a-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_2023010617272248_2564f7c45de632c82582697d826f674a-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_2023010617272248_2564f7c45de632c82582697d826f674a-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_2023010617272248_2564f7c45de632c82582697d826f674a-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La <strong>guerra russo-ucraina</strong> ha scatenato diverse crisi in molti Paesi del mondo. L’aumento del costo della vita, la mancanza di generi di prima necessità, prezzi dell’energia schizzati alle stelle, povertà e disoccupazione in forte aumento, hanno determinato il malcontento di molte popolazioni. Tra queste la <strong>Giordania</strong>, Paese relativamente tranquillo rispetto agli altri dell’area MENA ma che nell’ultimo mese sta diventando la bomba a orologeria del Medio Oriente. Il vicino <strong>Egitto</strong> e la <strong>Tunisia</strong> stanno sperimentando stesse dinamiche e stessi dilemmi. Si sta forse aprendo una nuova strada per una seconda<strong> Primavera Araba</strong>? </p>



<h2 class="wp-block-heading">La causa delle proteste in Giordania</h2>



<p>In Giordania, come in tutti i Paesi del mondo, i <strong>prezzi sono aumentati</strong> a dismisura e il costo della vita sta provocando una<strong> dilagante povertà</strong>. Anche il prezzo del petrolio, tendente ad oscillare quasi ovunque, nel Paese continua a salire senza mai scendere. Quando il prezzo del petrolio è sceso in tutto il globo tra i 75 e gli 80 dollari a barile, i giordani lo compravano a 0,92 dinari ovvero 1,30 dollari. Il governo ha quindi aumentato i prezzi del 25% quando nel resto del mondo sono calati del 30%. Unito a questo fattore c’è l’altissimo tasso di disoccupazione e il debito pubblico che sempre di più preoccupa la popolazione giordana. L’economia nazionale è stata soffocata dalle considerevoli misure adottate contro il Covid-19 e adesso la guerra in Ucraina ha complicato ancora di più il quadro facendo salire la <strong>disoccupazione al 20%</strong>. Il tasso di povertà si registra soprattutto al sud dove sono nate e le proteste. </p>



<p>La regione meridionale è già stata protagonista di diverse rivolte nel passato: la “<strong>Rivolta di Aprile</strong>” del 1989 che vide l’allora re Hussein bin Talal costretto a tenere libere elezioni e la “<strong>Rivolta del Pane</strong>” del 1996 conclusasi con la revoca da parte del governo dell&#8217;aumento al prezzo del pane. Una ricorrenza che sembra presagire un <strong>nuovo periodo di instabilità </strong>o di cambiamento radicale in senno alle istituzioni. Le attuali proteste sono più pericolose perché si stanno espandendo in tutto il Paese e le loro conseguenze stanno toccando alcuni suoi importanti settori.</p>



<p>Partendo quindi dal sud, i camionisti hanno indetto uno <strong>sciopero</strong> che poi è stato portato avanti dai commercianti della regione che hanno chiuso le porte dei loro negozi. La catena di approvvigionamento è seriamente minacciata a causa dell’interruzione delle strade che portano dal porto di <strong>Aqaba</strong>, l&#8217;unico del Paese, alle città settentrionali compresa la capitale Amman. Le <strong>proteste</strong> hanno provocato diversi disordini: i manifestanti hanno bloccato le strade dando fuoco a pneumatici e colpendo con pietre le auto della polizia. Le autorità hanno risposto col pugno di ferro definendo i manifestanti fuorilegge, arrestandoli e usando gas lacrimogeni per disperdere qualsiasi forma di assembramento. I disordini si sono poi concentrati nella provincia di Maan a 225 km dalla capitale Amman dove il vice capo della polizia Abdul Razaq Dalabeeh è rimasto ucciso negli scontri con i manifestanti. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Footage from the Protests in Ma’an today. Despite media silence, the cross-national strike is holding stronger than ever.  Demonstrators can be heard screaming “non-violence”<a href="https://twitter.com/hashtag/Jordan?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Jordan</a> <a href="https://twitter.com/hashtag/kinglet_out?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#kinglet_out</a> <a href="https://t.co/sCW3Fgha5F">pic.twitter.com/sCW3Fgha5F</a></p>&mdash; Mudar Adnan Zahran مضرعدنان زهران (@Mudar_Zahran) <a href="https://twitter.com/Mudar_Zahran/status/1608848912068272128?ref_src=twsrc%5Etfw">December 30, 2022</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Egitto e Tunisia in crisi: seconda Primavera Araba?</h2>



<p>La tensione è palpabile anche in Egitto e Tunisia, entrambi toccati dalla crisi energetica e alimentare e colpiti da un alto debito pubblico. Nel 2022 quello dell&#8217;<strong>Egitto</strong> ha raggiunto i 155,7 miliardi di dollari e la sua moneta ha subito un&#8217;ulteriore svalutazione facendo così aumentare i prezzi e creando una <strong>nuova ondata di povertà</strong>, quest&#8217;ultima già notevolmente alta se si considera che un terzo della popolazione vive sotto la soglia di povertà. La situazione economica tocca particolarmente gli egiziani e, sommata alla costante violazione dei diritti umani, alle incarcerazioni e alle torture che subiscono migliaia di cittadini, potrebbe diventare la scintilla per delle ampie e <strong>radicali proteste</strong>. </p>



<p>La <strong>Tunisia</strong> non sembra attraversare un periodo migliore. La Banca centrale di Tunisia ha dato l&#8217;allarme spiegando che commercio e debito estero sono in perdita di <strong>7 miliardi di euro</strong>, mentre il turismo e le rimesse degli emigrati all&#8217;estero di 2 miliardi. Il Paese prevede un macchinoso sistema di sovvenzioni sui beni di prima necessità e, l&#8217;aumento dell&#8217;inflazione causato dalla guerra in Ucraina, ha attirato l&#8217;interesse degli <strong>speculatori nei monopoli di Stato</strong>. Un&#8217;altra grave situazione è quella della <strong>crisi alimentare</strong>, la più grave della sua storia. Per le strade delle città manca tutto, dalla semola, ingrediente base della dieta tunisina, allo zucchero e al latte. Inoltre, da quando il presidente<strong> Kais Saied </strong>ha sciolto le camere nel marzo 2022, il malcontento è aumentato e le <strong>proteste</strong>, sparse per tutto il Paese, continuano senza sosta. </p>



<p>Da Amman, passando per Il Cairo e arrivando a Tunisi, gli ingredienti sono sufficienti per lo scoppio di una rivolta più ampia. Nel 2011, anno della <strong>Primavera Araba</strong>, la situazione era pressoché uguale: crisi economica, povertà dilagante, democrazia quasi assente. Quello che sta accadendo in Giordania potrebbe non essere un&#8217;ondata di proteste passeggera ma il <strong>preludio di un&#8217;ondata di rabbia che potrebbe travolgere l&#8217;intera regione</strong>. Come accaduto nel 2011, la collera di un Paese potrebbe farne vacillare un&#8217;altra portando ad un effetto domino. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/le-proteste-in-giordania-e-la-paura-di-una-seconda-primavera-araba.html">Le proteste in Giordania e la paura di una seconda Primavera Araba</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Libia, quell’intrigo internazionale dei francesi in Tunisia</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/libia-quellintrigo-internazionale-dei-francesi-in-tunisia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Apr 2019 15:49:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Parigi]]></category>
		<category><![CDATA[Tunisi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=218381</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1405" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190414211514_29054171-1405x1080.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190414211514_29054171-1405x1080.jpg 1405w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190414211514_29054171-1405x1080-300x231.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190414211514_29054171-1405x1080-768x590.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190414211514_29054171-1405x1080-1024x787.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1405px) 100vw, 1405px" /></p>
<p>Cosa ci facevano 13 cittadini francesi in Libia? E perché sono stati fermati dalla guardia di frontiera tunisina all’altezza del valico di Ras Jedir? Le domande continuano a non trovare risposta nel triangolo fra Tunisia, Libia e Francia. Le autorità di Tunisi e di Parigi provano a giustificarsi. Ma nessuno sembra in grado a dare una risposta soddisfacente. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/libia-quellintrigo-internazionale-dei-francesi-in-tunisia.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/libia-quellintrigo-internazionale-dei-francesi-in-tunisia.html">Libia, quell’intrigo internazionale dei francesi in Tunisia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1405" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190414211514_29054171-1405x1080.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190414211514_29054171-1405x1080.jpg 1405w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190414211514_29054171-1405x1080-300x231.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190414211514_29054171-1405x1080-768x590.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190414211514_29054171-1405x1080-1024x787.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1405px) 100vw, 1405px" /></p><p>Cosa ci facevano 13 cittadini francesi in Libia? E perché sono stati fermati dalla guardia di frontiera tunisina all’altezza del valico di Ras Jedir? Le domande continuano a non trovare risposta nel triangolo fra Tunisia, Libia e Francia. Le autorità di Tunisi e di Parigi provano a giustificarsi. Ma nessuno sembra in grado a dare una risposta soddisfacente. E i sospetti sul fatto che fossero qualcosa di diverso rispetto ai componenti di una semplice delegazione diplomatica, cominciano a essere molti.</p>
<p>Secondo l’emittente Radio France International – che cita fonti degli uffici presidenziali tunisini – i 13 cittadini francesi fermati al confine con la Libia mentre lasciavano Tripoli “non sono diplomatici come dichiarato da Parigi ma agenti dei servizi segreti“. Le stesse fonti hanno definito la presenza di questi agenti dei servizi segreti transalpini “un attacco alla sovranità tunisina”. Le autorità tunisine, quando hanno fermato i cittadini francesi, hanno intimato loro di cedere le armi. Armi leggere, a detta di alcune fonti, cui pare che la “delegazione” di Parigi abbia risposto di no, provocando quindi l’arresto e il successivo rilascio dopo “negoziati di alto livello”.</p>
<p>Alle dichiarazioni di Rfi ha risposto direttamente il governo della Tunisia. Segno che la questione è tutt’altro che chiusa per una parte dell’opinione pubblica del Paese nordafricano ma anche dell’opposizione e di segmenti interni all’esecutivo. Come riporta Agenzia Nova, la portavoce della presidenza della Repubblica, Saida Garrach, ha smentito le rivelazioni dell’emittente francese dicendo che “la questione dei diplomatici europei è stata affrontata e risolta all’interno del quadro giuridico e attraverso i canali diplomatici”. Secondo Garrach, Radio France International ha “diffuso l’informazione senza conferme dai canali ufficiali”.</p>
<p>Ma le accuse di Rfi non si fermano solo al caso dei francesi presi a Res Jedir. Secondo l’emittente francese, il problema non riguarda soltanto quella strana “delegazione”, che, a detta dell’ambasciata francese in Tunisia, sarebbe stata inviata a Tripoli per garantire “la sicurezza dell’ambasciatore francese in Libia”, Brigitte Curmi. E che per questo motivo, secondo gli uffici francesi a Tunisi, era legittimata a possedere armi. Il problema riguarderebbe anche Djerba, che, secondo le fonti tunisine, si sarebbe  trasformata in un vero e proprio “covo di spie straniere”.</p>
<p>L’idea è che Djerba sia diventata una sorta di hub dello spionaggio europeo ma in particolare francese. Un punto di transito rispetto alla rotta marittima che porta gli agenti diplomatici francesi in Tunisia e poi in Libia. Agenti diplomatici, oppure, come sostenuto dalle fonti tunisine a Rfi, agenti dei servizi segreti d’Oltralpe. E l’idea non è così peregrina, visto che fonti nordafricane hanno confermato anche alla stessa Agenzia Nova che quella di Djerba è una delle vie d’accesso dei funzionari internazionali. Lo scorso 10 aprile – hanno confermato le fonti – undici “funzionari internazionali” erano sbarcati al porto di Houmt Souk, a Djerba, a bordo di due natanti. Le fonti parlano di agenti della missione europea Eubam Libia, guidata dall’italiano Vincenzo Tagliaferri, e che ha lo scopo di aiutare la gestione delle frontiere libiche. La rotta sarebbe alternativa rispetto alla via terrestre percorsa dai 13 francesi fermati a Ras Jedir. Un segno che il triangolo Francia-Tunisia-Libia è particolarmente importante.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/libia-quellintrigo-internazionale-dei-francesi-in-tunisia.html">Libia, quell’intrigo internazionale dei francesi in Tunisia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La svolta arabizzante di Tunisi: adesso via le scritte in francese</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/a-tunisi-via-la-lingua-francese-dalle-insegne.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Jan 2019 16:34:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Tunisi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/uncategorized/a-tunisi-via-la-lingua-francese-dalle-insegne-170699.html</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1302" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8839847.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8839847.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8839847-300x203.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8839847-768x521.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8839847-1024x694.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Arrivati a Tunisi i turisti incontrano ovunque cartelli con la doppia lingua: arabo sopra, francese sotto. Retaggio coloniale certamente, ma anche comodità per gli spostamenti e le indicazioni. Del resto, in tutti i paesi del mondo dove la lingua ufficiale non ha i caratteri dell&#8217;alfabeto romano si usano anche le indicazioni con un&#8217;altra lingua, quasi &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/a-tunisi-via-la-lingua-francese-dalle-insegne.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/a-tunisi-via-la-lingua-francese-dalle-insegne.html">La svolta arabizzante di Tunisi: adesso via le scritte in francese</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1302" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8839847.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8839847.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8839847-300x203.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8839847-768x521.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_8839847-1024x694.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Arrivati a Tunisi i turisti incontrano ovunque cartelli con la doppia lingua: <strong>arabo sopra, francese sotto</strong>. Retaggio coloniale certamente, ma anche comodità per gli spostamenti e le indicazioni. Del resto, in tutti i paesi del mondo dove la lingua ufficiale non ha i caratteri dell&#8217;alfabeto romano si usano anche le indicazioni con un&#8217;altra lingua, quasi sempre l&#8217;inglese. In Tunisia vige ancora il francese perché il Paese è stato colonia francese e gli idiomi della madrepatria hanno lasciato un&#8217;impronta ben visibile ancora oggi. Ma adesso tutto questo potrebbe essere messo in discussione. Non certo per i cartelli stradali, che per ovvi motivi non possono contenere soltanto le indicazioni in arabo. Bensì per i commercianti: nei giorni scorsi infatti, il consiglio comunale della capitale tunisina approva la modifica che obbliga tutti i negozi ad avere le scritte solamente in arabo. </p>
<p>La nuova norma controversa</p>
<p><strong>Souad Abderrahim</strong> è sindaco di Tunisi dallo scorso mese di maggio. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/eletta-souad-abderrahim-primo-sindaco-donna-tunisi/">È la prima donna a ricoprire un incarico politico così prestigioso nel paese</a>. Ma non è espressione di movimenti progressisti, bensì del partito conservatore <strong>Ennhadha</strong>. Si tratta di una formazione orbitante attorno la sempre più variegata galassia dei Fratelli Musulmani. Dire che si tratta del primo sindaco eletto direttamente dai cittadini è una grossolana esagerazione: alle urne per le prime elezioni amministrative della storia tunisina, si reca a maggio soltanto il 35% degli elettori. In alcuni quartieri di Tunisi poi, l&#8217;astensionismo oltrepassa anche il 70%. Pur tuttavia i risultati emersi incoronano l&#8217;esponente conservatore quale primo cittadino. Adesso è proprio lei ad essersi intestata la battaglia per l&#8217;arabizzazione di tutti i nomi dei negozi della capitale. </p>
<p>La norma viene approvata il 31 dicembre scorso all&#8217;unanimità dal consiglio comunale. Sembra destinato a passare in sordina, invece il nuovo atto desta un non indifferente clamore mediatico. C&#8217;è chi è favorevole, <strong>ma in gran parte i commercianti soprattutto sono contrari</strong>. Il timore è che le insegne senza il francese possano diventare incomprensibili, soprattutto per i turisti. Lo spirito della norma è quello di alimentare l&#8217;identità araba della Tunisia. Quello dei nomi dei negozi è solo il primo passo: si vuole cercare di rendere Tunisi ancora più orientale, con l&#8217;aspetto dei viali principali sempre più arabizzanti. Le polemiche intanto divampano:<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.corriere.it/esteri/19_gennaio_09/via-francese-insegne-tunisivogliamo-stile-arabo-classico-e0497812-1451-11e9-a1d4-fccd11181ebe.shtml"> come spiega Francesco Battistini sul Corriere della Sera</a>, sui social in Tunisia dilaga la frase &#8220;<strong>Identità, non stupidità</strong>&#8220;. Anche tra chi è d&#8217;accordo con le rivendicazioni identitarie, arrivano dunque dei dubbi: c&#8217;è chi infatti, in modo pragmatico, teme per l&#8217;economia turistica e c&#8217;è chi invece afferma la possibilità di far convivere l&#8217;identità araba con i segni del passato coloniale. </p>
<p></p>
<p>La svolta che si rifà alla totale condanna di ogni simbolo di quello che l&#8217;amministrazione comunale di Tunisi chiama &#8220;segno del gollismo&#8221; non sembra piacere. Tanto che la stessa Souad Abderrahim adesso si mostra più cauta: &#8220;Sarà una riforma graduale&#8221;, rassicura. Ma nella capitale tunisina adesso temono che la ricerca all&#8217;identità araba del paese passi dall&#8217;essere una legittima esigenza culturale ad una vera e propria cieca ossessione. </p>
<p>La questione identitaria diventa politica</p>
<p>L&#8217;attuale dibattito in corso in Tunisia sembra assumere una connotazione più grande di quella che, in apparenza, possa sembrare. Non è soltanto una norma e non è soltanto un&#8217;iniziativa amministrativa del primo cittadino. <strong>La questione riguarda l&#8217;orientamento che la Tunisia vuole intraprendere</strong>. Il paese è quello più vocato, per storia e posizione geografica, al rapporto con il Mediterraneo all&#8217;interno del mondo arabo. Qui sono arrivate le prime leggi laiche in un ordinamento arabo, qui è arrivata una secolarizzazione che pone oggi la Tunisia come un paese sì dai tanti problemi, ma anche dai tanti caratteri più moderati. Se anche qui dunque si inizia a guardare con una certa insistenza all&#8217;eliminazione di ogni retaggio storico, vuol dire che le distanza tra le varie sponde del Mediterraneo sono destinate ad aumentare. Con tutte le conseguenze del caso sia per i paesi arabi che per quelli europei. </p>
<p>Assistere al dibattito in Tunisia sui simboli del &#8220;colonialismo gollista&#8221; da eliminare, sembra ricordare ai recenti dibattiti in Spagna sull&#8217;eliminazione delle ultime statue di Francisco Franco od in Italia sui segni del fascismo. La Tunisia, così come il mondo arabo nella quasi sua totalità, cerca di prendere le distanze dall&#8217;occidente. E di certo, in questa parte del Mediterraneo, di motivazioni ne hanno parecchie. Ma il rischio è che le rivendicazioni di un&#8217;identità puramente araba e la sacrosanta velleità di bloccare una possibile eccessiva occidentalizzazione, vadano ad innalzare degli steccati culturali in grado di non far guardare la storia (e con essa l&#8217;attualità) con lucida obiettività. <strong>Con la prospettiva di una sempre maggiore crescita dei Fratelli Musulmani</strong>, appoggiati da Turchia e Qatar. Gli ultimi sondaggi del resto, parlano chiaro:<a href="http://www.occhidellaguerra.it/ennadha-avanza-in-tunisia-lo-spettro-del-qatar-nel-nord-africa/"> Ennhadha nel 2019 potrebbe essere il primo partito</a>. La Tunisia lentamente scivola più verso oriente. Anche da qui, da questa estrema punta settentrionale dell&#8217;Africa, si preferisce guardare in basso verso i modelli della penisola arabica e trincerarsi dietro la volontà sempre più forte di arabizzare anche ciò che arabo non è. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/a-tunisi-via-la-lingua-francese-dalle-insegne.html">La svolta arabizzante di Tunisi: adesso via le scritte in francese</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/?utm_source=w3tc&utm_medium=footer_comment&utm_campaign=free_plugin

Object Caching 53/203 objects using Redis
Page Caching using Disk: Enhanced 
Minified using Disk

Served from: it.insideover.com @ 2026-06-26 13:39:18 by W3 Total Cache
-->