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	<title>Ttip Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Wed, 31 Jul 2019 06:46:28 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Ttip Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Europa tra Ceta e Mercosur: l’eterno ritorno dei grandi accordi commerciali</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/europa-tra-ceta-e-mercosur-leterno-ritorno-dei-grandi-accordi-commerciali.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Battaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Jul 2019 06:46:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[CETA]]></category>
		<category><![CDATA[Commercio]]></category>
		<category><![CDATA[Commissione europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="926" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_10083602-e1564555555796.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_10083602-e1564555555796.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_10083602-e1564555555796-300x145.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_10083602-e1564555555796-768x371.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_10083602-e1564555555796-1024x494.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Quando nell’Unione europea si inizia a parlare di grandi accordi commerciali con Paesi o regioni esterni al vecchio continente le reazioni dell’opinione pubblica e dei giornali si spingono generalmente verso due poli opposti, come due calamite dello stesso segno che si respingono. Da un lato, incalzata da notizie e dichiarazioni politiche di varie tonalità, emerge &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/europa-tra-ceta-e-mercosur-leterno-ritorno-dei-grandi-accordi-commerciali.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/europa-tra-ceta-e-mercosur-leterno-ritorno-dei-grandi-accordi-commerciali.html">Europa tra Ceta e Mercosur: l’eterno ritorno dei grandi accordi commerciali</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="926" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_10083602-e1564555555796.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_10083602-e1564555555796.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_10083602-e1564555555796-300x145.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_10083602-e1564555555796-768x371.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_10083602-e1564555555796-1024x494.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Quando nell’<strong>Unione europe</strong>a si inizia a parlare di grandi accordi commerciali con Paesi o regioni esterni al vecchio continente le reazioni dell’opinione pubblica e dei giornali si spingono generalmente verso due poli opposti, come due calamite dello stesso segno che si respingono.</p>
<p>Da un lato, incalzata da notizie e dichiarazioni politiche di varie tonalità, emerge rapidamente una sorta di psicosi per quello che viene visto come un imminente trattato vincolante in grado di sconvolgere lo status quo dell’economia europea. Dall&#8217;altra, con il passare del tempo e con l’affievolirsi del flusso di notizie, il tema dei grandi accordi commerciali sembra scomparire totalmente dalla carta stampata e dagli schermi di mezza Europa e perfino la politica sembrerebbe dimenticarsene rapidamente.</p>
<p>Un esempio tra tutti, il <strong>Transatlantic Trade and Investment Partnership</strong> tra Stati Uniti ed Unione Europea, meglio conosciuto come Ttip, le cui trattative sono incominciate in mezzo a molto clamore nel 2013, per poi concludersi in sordina appena tre anni più tardi, nel 2016, a seguito dell’uscita della Francia dall&#8217;accordo, in mezzo al disinteresse dell’amministrazione Trump e con la questione Brexit divenuta protagonista nelle vicende europee.</p>
<h2>La Francia dice sì al Ceta</h2>
<p>Qualcosa di simile, seppur con esiti diversi, è successo recentemente anche con il <strong>Ceta</strong>, l’accordo di libero scambio tra l&#8217;Ue e il Canada. Dall’inizio delle negoziazioni nel 2009 è passato ormai un decennio, ma il Comprehensive Economic and Trade Agreement sembrerebbe ora avviato sulla buona strada.</p>
<p>Dopo la firma dell’accordo da parte del premier canadese Justin Trudeau e dei vertici Ue nel 2016 e con la successiva approvazione da parte del Parlamento europeo nel 2017, il Ceta è attualmente in attesa del sì da parte dei 28 Stati membri. A dare nuovo impulso all&#8217;accordo commerciale la scorsa settimana è stata la Francia, questa volta sostenitrice di un grande trattato globale con un partner da sempre strategico per Parigi. Lo scorso 23 luglio l&#8217;Assemblea nazionale francese ha votato a favore dell’approvazione dell’accordo di libero scambio tra l&#8217;UE e il Canada, nonostante l&#8217;opposizione dei gruppi di protezione del clima. Come riportato da <em><a href="https://www.lemonde.fr/les-decodeurs/article/2019/07/24/ceta-qui-a-vote-quoi-parmi-les-deputes_5493039_4355770.html">Le Monde</a></em>, in totale 265 rappresentanti nella camera bassa del parlamento francese hanno votato per il patto, mentre 211 erano contrari all&#8217;accordo.</p>
<p>L&#8217;accordo economico e commerciale ha però diviso il partito del presidente francese <strong>Emmanuel Macron</strong>, La Republique en Marche. Sebbene la maggior parte dei suoi rappresentanti abbia votato a favore dell&#8217;accordo, alcuni membri del partito si sono astenuti e alcuni addirittura hanno votato contro il patto, mentre fuori dai palazzi di governo moltissime organizzazioni non governative francesi avevano invitato i parlamentari a rifiutare il trattato, denunciandone l’impatto negativo che avrebbe sull&#8217;ambiente.</p>
<p>Al di là di critiche e malumori interni ai partiti, ora toccherà solamente al Senato votare sulla legislazione e convalidare il trattato.</p>
<p>Il sì della Francia porta a 14 il numero dei Paesi membri che hanno ratificato il Ceta anche se tra le grandi economie dell’UE solamente Spagna e Regno Unito hanno già provveduto ad approvare l’accordo, mentre mancano ancora all’appello, oltre a Germania e Italia, anche il Belgio, con la regione della Vallonia notoriamente contraria all’accordo. Il percorso finale del Ceta pare essere ancora a metà strada anche più ad est, nel gruppo di <strong>Visegrad</strong>, dove per ora solo i parlamenti di Repubblica Ceca e Slovacchia hanno già ratificato il trattato, mentre devono ancora esprimersi l’Ungheria di Viktor Orban e la Polonia, quest’ultima incentivata, secondo quando riportato dal <a href="http://www.visegradgroup.eu/news/poland-to-earn-eur-37">Visegrad Group</a>, da un aumento delle proprie esportazioni di 375 milioni di euro grazie all’accordo con il Canada.</p>
<h2>Il ritorno del patto Ue-Mercosur</h2>
<p>Nei giorni scorsi, dopo due decenni di negoziati è invece arrivato con un clamoroso sprint finale, seppur tra poche attenzioni mediatiche, l’esito di un altro grande accordo commerciale tra quelli previsti in cantiere nell’Ue: <a href="https://it.insideover.com/economia/accordo-europa-mercosur-agricoltori.html">quello con il Mercosur</a>, definito dallo stesso presidente uscente della Commissione europea Jean Claude Juncker come un “accordo storico” per l’Europa e considerato come uno dei patti commerciali più importanti a livello globale.<br />
L’accordo di libero scambio con il blocco Mercosur in Sud America, che comprende Argentina, Brasile, Uruguay e Paraguay, e fino al 2016 anche il Venezuela, sospeso per non aver atteso gli standard di base del gruppo, prevede l&#8217;abolizione della maggioranza dei dazi sulle esportazioni Ue verso il Mercosur e, secondo quanto riferito dalla <a href="http://europa.eu/rapid/press-release_IP-19-3396_it.htm">Commissione</a> “aumenterà la competitività delle imprese europee, consentendogli di risparmiare 4 miliardi di euro di dazi all&#8217;anno”.</p>
<p>L&#8217;accordo interregionale Ue-Mercosur dovrebbe contribuire a incrementare soprattutto le <strong>esportazioni</strong> di quei prodotti industriali dell&#8217;Ue “finora soggetti a dazi elevati e talvolta proibitivi”, fra cui le automobili e le componenti di veicoli, i macchinari , i prodotti chimici, i prodotti farmaceutici, i capi di abbigliamento e le calzature o i tessuti a maglia. Sempre secondo la Commissione, il settore agroalimentare dell&#8217;Ue beneficerà invece della drastica riduzione degli elevati dazi Mercosur a cui sono attualmente soggetti i prodotti di esportazione dell&#8217;Ue come il cioccolato e i dolciumi, i vini, gli alcolici e le bevande analcoliche e l&#8217;accordo consentirà inoltre un “accesso in esenzione da dazi contingentato per i prodotti lattiero-caseari dell&#8217;UE”, in particolare per i formaggi.</p>
<p>Tuttavia, come mostrato in <a href="https://www.researchgate.net/profile/Emanuele_Ferrari/publication/261961649_Potential_EU-Mercosur_Free_Trade_Agreement_Impact_Assessment/links/5488031f0cf268d28f073085.pdf">uno studio di “impact assesment”</a> pubblicato nel 2011 dalla stessa Commissione Ue, diverse simulazioni hanno mostrato che, per quanto riguarda l&#8217;agricoltura, “ci sono perdite significative per le imprese dell’Unione Europea e guadagni per i produttori del Mercosur in tutti gli scenari”. I risultati riportati dallo studio mostrano infatti che, sebbene i guadagni nel settore manifatturiero dell&#8217;Ue superino le perdite del settore agroalimentare, portando a un aumento complessivo del Pil, “su base pro capite le perdite per i produttori agricoli dell&#8217;UE superano di gran lunga i guadagni per quelli che si verificano nella produzione europea o ai consumatori alimentari dell&#8217;UE”.</p>
<p>L&#8217;accordo ha inoltre moltissimi critici anche tra i gruppi ambientalisti che ritengono che il patto Ue-Mercosur incoraggerebbe ulteriori deforestazioni nella foresta pluviale amazzonica, dove la terra è rasa al suolo per costruire allevamenti di bestiame e soia e dove la popolazione indigena subirebbe nuovi attacchi e sarebbe costretta spostarsi in un territorio ancor più ridimensionato. Secondo quanto ha affermato il gruppo Greenpeace in una dichiarazione riportata da <em><a href="https://www.bbc.co.uk/news/world-europe-48807161">Bbc</a></em>, l&#8217;accordo e la probabile crescita della domanda di prodotti agricoli latinoamericani, equivale a un &#8220;disastro per l&#8217;ambiente su entrambe le sponde dell&#8217;Atlantico&#8221;.</p>
<p>Sul lato politico, nei mesi scorsi la cancelliera tedesca <strong>Angela Merkel</strong> ha sottolineato a più riprese il potenziale del nuovo accordo commerciale, mentre è stato proprio il presidente francese Emmanuel Macron a criticare l’accordo lo scorso anno, avvertendo che non lo firmerà se non sarà in linea col rispetto dell&#8217;ambiente.</p>
<p>In attesa che la Commissione europea sottoponga uno dei patti commerciali più grandi del mondo, nonché il più grande mai messo a segno dall&#8217;Ue, all&#8217;approvazione di tutti gli Stati membri e del Parlamento europeo, si fa silenziosamente strada l’ipotesi del ritorno di un Ttip in versione “light”. Dopo tanto clamore e dopo essere stato definito come un capitolo ormai chiuso, il Ttip potrebbe ritornare a far parlare di sé, specialmente in chiave <a href="https://www.bbc.co.uk/news/uk-politics-49135045">Brexit</a>, attirato nuovamente come una calamita nel dibattito sui grandi accordi commerciali europei.</p>
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		<title>Dal Ttip di Obama ai dazi di Trump:  ecco chi ci perde davvero</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/dal-ttip-obama-ai-dazi-trump-ci-perde-davvero.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Mar 2018 17:13:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Dazi]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra commerciale]]></category>
		<category><![CDATA[Ttip]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1000" height="667" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/Trump_Lapresse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/Trump_Lapresse.jpg 1000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/Trump_Lapresse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/Trump_Lapresse-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p>Il presidente americano Donald Trump ha firmato il provvedimento che conferma l’imposizione di dazi alle importazioni di acciaio e alluminio. Una decisione che sembra aver unito nel dissenso il resto del mondo. Dazi per tutelare la sicurezza nazionale È dunque confermato quello che era stato già preannunciato in campagna elettorale dallo stesso Donald Trump. I dazi &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/dal-ttip-obama-ai-dazi-trump-ci-perde-davvero.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/dal-ttip-obama-ai-dazi-trump-ci-perde-davvero.html">Dal Ttip di Obama ai dazi di Trump:  ecco chi ci perde davvero</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1000" height="667" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/Trump_Lapresse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/Trump_Lapresse.jpg 1000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/Trump_Lapresse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/Trump_Lapresse-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p><p>Il presidente americano Donald Trump ha firmato il provvedimento che conferma l’imposizione di dazi alle importazioni di acciaio e alluminio. Una decisione che sembra aver unito nel dissenso il resto del mondo.</p>
<p>Dazi per tutelare la sicurezza nazionale</p>
<p>È dunque confermato quello che era stato già preannunciato in campagna elettorale dallo stesso Donald Trump. I dazi si applicheranno e saranno del 25% sulle importazioni di acciaio e del 10% su quelle di alluminio. Secondo il tycoon si tratta di ragioni relative alla sicurezza nazionale del Paese e quindi non sono ammessi ripensamenti o compromessi. Secondo il ragionamento esposto da Trump infatti “acciaio e alluminio vengono impiegati dall’industria bellica e la dipendenza da Paesi stranieri metterebbe il Paese nella impossibilità di difendersi in caso di conflitto armato”. Così riporta<a href="http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2018-03-09/come-funzionano-dazi-trump-e-chi-puo-salvarsi-181134.shtml?uuid=AEO9mUEE&amp;refresh_ce=1"><em> ilSole24Ore</em></a>.</p>
<p>Queste misure saranno applicate con alcune eccezioni ancora da definire. Ne rimarranno probabilmente esenti Canada e Messico, a condizione che i due Paesi siano disposti a rinegoziare l’accordo di libero scambio con Washington, il Nafta. Leggermente diverso è invece il discorso che coinvolge l’Unione europea.</p>
<p>Gli alleati atlantici devono rispettare la spesa Nato</p>
<p>Donald Trump non ha infatti chiuso completamente le porte a Bruxelles, lasciando aperta la possibilità di conformarsi alle richieste americane per evitare il “pedaggio”. Il tycoon <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2018-03-09/come-funzionano-dazi-trump-e-chi-puo-salvarsi-181134.shtml?uuid=AEO9mUEE&amp;refresh_ce=1">ha dichiarato</a> infatti che i paesi considerati “veri amici” sono quelli che rispettano il target di spesa fissato per la Nato, ovvero il 2% del Pil. In sostanza o gli alleati atlantici si adeguano a rispettare il parametro di spesa oppure saranno colpiti dai dazi. In realtà la situazione per gli stati membri dell’Unione è ancora più complicata.</p>
<p>La legislazione comunitaria prevede infatti che sia di esclusiva competenza di Bruxelles la politica commerciale dei Paesi Ue. Un vincolo legislativo che in pratica ingabbia i paesi del Vecchio continente a cadere tutti nella stessa rete, anche se arrivassero a soddisfare le richieste di Donald Trump.</p>
<p>Il Ttip sarebbe stato molto più doloroso dei dazi</p>
<p>Tuttavia i dazi saranno così dolorosi per l’Europa e l’Italia? Facciamo un passo indietro. Era il 2015 quando la Commissione europea stava lavorando per portare a termine insieme agli Stati Uniti il Trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti, meglio conosciuto come <a href="http://ec.europa.eu/trade/policy/in-focus/ttip/index_it.htm">Ttip</a>. Si trattava di un accordo commerciale tra i due blocchi volto alla totale eliminazione di dazi doganali e barriere commerciali oltre che all&#8217;omologazione degli standard applicati per i prodotti, le regole sanitarie e fitosanitarie. In pratica il contrario dei dazi applicati oggi da Trump.</p>
<p>Quel trattato voluto dalla presidenza Obama e acclamato da alcune personalità politiche europee, come l’allora premier italiano Matteo Renzi, si è poi arenato in Commissione. I motivi? “L’accordo comporta una riduzione delle garanzie e una mancanza di tutela per i diritti dei lavoratori”,<a href="https://www.youtube.com/watch?v=HsIO5YCuqmU"> aveva detto</a> Joseph Stiglitz premio Nobel per l’economia. Ma non solo.</p>
<p>L’Istituto Weblen di Parigi <a href="https://www.veblen-institute.org/Les-PME-europeennes-peu-convaincues-par-les-bienfaits-des-accords-commerciaux-318.html">aveva condotto</a> uno studio che dimostrava come le piccole e medie imprese europee che esportano negli Stati Uniti siano in realtà solo lo 0.7% del totale. Un dato che in Italia aveva particolarmente allarmato considerato che il tessuto economico del Belpaese <a href="https://quifinanza.it/pmi/rapporto-cerved-pmi-2017-il-numero-delle-pmi-torna-a-salire/154932/">è composto</a> per la maggior parte da Pmi (che danno lavoro al 70% degli italiani occupati).</p>
<p>I dazi americani sono una guerra contro la Germania</p>
<p>Se l’abbattimento dei dazi doganali sarebbe stato dunque dannoso per l’Europa e l’Italia, il processo inverso non dovrebbe, al contrario, preoccupare troppo. L’Italia per esempio <a href="http://www.infomercatiesteri.it/scambi_commerciali.php?id_paesi=55">predilige</a> il commercio intraeuropeo rispetto a quello oltreoceano e le due destinazioni preferite dell’export italiano sono appunto Francia e Germania. È invece quest’ultima la vera grande danneggiata del provvedimento Trump.</p>
<p>Berlino, oltre a essere la terza più grande economia di esportazione al mondo, ha proprio negli Stati Uniti la sua <a href="https://atlas.media.mit.edu/it/visualize/tree_map/hs92/export/deu/show/8703/2016/">destinazione privilegiata</a>. 118 miliardi di euro è infatti la cifra annuale raggiunta dalle esportazione tedesche verso l’altra sponda dell’Atlantico. Di cui ben 23 miliardi del settore “automobili” e quasi 4 miliardi di euro annui del settore aerospaziale sono destinati all’export verso gli Stati Uniti. Proprio quei settori che sarebbero colpiti dai dazi di Trump. La guerra commerciale in atto è dunque esclusivamente tra Stati Uniti e Germania, come tra l’altro Trump aveva da tempo preannunciato. Dipenderà ora da Berlino se trascinare con sé, ancora una volta, tutto il resto dell’Europa. </p>
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		<title>Guerra commerciale tra Usa e Canada  può essere un bene per l&#8217;Europa</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-guerra-commerciale-usa-canada-puo-un-bene-leuropa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Oct 2017 11:49:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Nafta]]></category>
		<category><![CDATA[Ttip]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="933" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/OLYCOM_20170920161434_24360402.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/OLYCOM_20170920161434_24360402.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/OLYCOM_20170920161434_24360402-300x187.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/OLYCOM_20170920161434_24360402-768x478.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/OLYCOM_20170920161434_24360402-1024x637.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Stati Uniti e Canada storici alleati? Non più, almeno così sembrerebbe. Le ultime notizie raccontano infatti di frizioni più o meno gravi intercorse tra Washington e Ottawa. Niente che possa sfociare in crisi diplomatica ovviamente, tuttavia la nuova impostazione economica sostenuta da Washington potrebbe far crollare quell’impianto liberal voluto dalle più recenti amministrazioni americane. Donald &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-guerra-commerciale-usa-canada-puo-un-bene-leuropa.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-guerra-commerciale-usa-canada-puo-un-bene-leuropa.html">Guerra commerciale tra Usa e Canada  può essere un bene per l&#8217;Europa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="933" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/OLYCOM_20170920161434_24360402.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/OLYCOM_20170920161434_24360402.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/OLYCOM_20170920161434_24360402-300x187.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/OLYCOM_20170920161434_24360402-768x478.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/OLYCOM_20170920161434_24360402-1024x637.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Stati Uniti e Canada storici alleati? Non più, almeno così sembrerebbe. Le ultime notizie raccontano infatti di frizioni più o meno gravi intercorse tra Washington e Ottawa. Niente che possa sfociare in crisi diplomatica ovviamente, tuttavia la nuova impostazione economica sostenuta da Washington potrebbe far crollare quell’impianto liberal voluto dalle più recenti amministrazioni americane. Donald Trump ha detto “America first” e così è stato.</p>
<p>Aumentati del 220% i dazi sugli aerei canadesi</p>
<p>Il Dipartimento del Commercio Usa ha recentemente <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.huffingtonpost.it/2017/09/27/trump-impone-maxi-dazi-del-220-sugli-aerei-della-canadese-bombardier-a-difesa-di-boeing_a_23224357/">annunciato</a> un aumento considerevole delle tariffe da pagare per l’azienda canadese Bombardier. Quest’ultima è un colosso nel settore aerospaziale ed è direttamente concorrente con Boeing, nella produzione di alcuni velivoli. In particolare negli Stati Uniti Bombardier faceva concorrenza ai B737-700 e 737 Max7 prodotti dall’americana Boeing. Proprio da questo punto è nata la reazione del Dipartimento USA. Bombardier è stata infatti accusata di dumping, ovvero di vendere i suoi prodotti negli Stati Uniti ad un prezzo inferiore a quello di mercato. In questo modo l’azienda canadese si sarebbe resa colpevole di concorrenza sleale verso Boeing.</p>

<p>Il Dipartimento del Commercio USA ha così deciso di alzare le tariffe del 220% su ciascun aereo rivenduto da Bombardier negli Stati Uniti. “Anche i più stretti alleati devono giocare secondo le regole”, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.huffingtonpost.it/2017/09/27/trump-impone-maxi-dazi-del-220-sugli-aerei-della-canadese-bombardier-a-difesa-di-boeing_a_23224357/">ha affermato</a> Wilbur Ross, Ministro al Commercio USA. Alleanza sì, ma nel rispetto delle regole e in particolare nel rispetto dell’economia americana. Una condizione che tuttavia non è piaciuta alla controparte canadese. Il Ministro degli Esteri di Ottawa, Chrystia Freeland,<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.huffingtonpost.it/2017/09/27/trump-impone-maxi-dazi-del-220-sugli-aerei-della-canadese-bombardier-a-difesa-di-boeing_a_23224357/"> fa sapere</a> che: “l’indagine USA (sui prezzi applicati da Bombardier) è solo nella fase preliminare e che i dazi non possono essere applicati finché l’inchiesta non viene ultimata”. Dichiarazioni che, tuttavia, non fermano Washington, pronta a introdurre le nuove tariffe entro il prossimo dicembre.</p>
<p>Bloccate le trattative per il NAFTA</p>
<p>La guerra, commerciale, non finisce qui. Riportava la <em><a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="https://www.reuters.com/article/us-usa-canada-wto-wine/united-states-renews-wto-complaint-over-canadian-wine-retailing-idUSKCN1C722G">Reuters</a> </em>che gli Stati Uniti hanno presentato una denuncia presso l’Organizzazione Mondiale del Commercio per la vendita del vino al dettaglio fatta dal Canada. Nel documento gli Stati Uniti accusano il Canada di violare le regole poste dall’Organizzazione in particolare nella provincia di British Columbia. La diatriba tra Stati Uniti e Canada potrebbe però portare a un effetto domino anche oltreoceano. Il premier britannico Theresa May <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://fortune.com/2017/10/04/bombardier-northern-ireland-peace-jobs/">ha infatti espresso</a> preoccupazione sulla questione, mettendo sul piatto della bilancia la possibilità che 4.200 impiegati nordirlandesi di Bombardier corrano il rishcio concreto di perdere il posto.</p>

<p>Il dissidio tra Washington e Ottawa è poi sfociato nella rinegoziazione del NAFTA, North Atlantic Free Trade Agreement. L’accordo di libero commercio siglato nel 1992 tra Stati Uniti, Canada e Messico. La presidenza Trump ha infatti, sin dal suo insediamento, espresso la volontà di rivedere i termini dell’accordo. La fase della rinegoziazione risulta però essere ancora in stallo. Lo scorso 28 settembre <a href="http://www.corriere.com/index.php/past-issues-2/14-canada/1717-nafta-stop-al-terzo-round-ancora-pochi-progressi">si è concluso</a> il terzo dei sette round previsti per questa nuova fase dei negoziati, registrando come esito un nulla di fatto. Tra le motivazione dello stallo si annovera proprio l’imposizione del mega dazio sui Bombardier canadesi.</p>
<p>Una guerra commerciale che blocca il TTIP</p>
<p>Il temporaneo blocco del NAFTA potrebbe avere tuttavia ripercussioni sull’Unione europea. <a href="http://www.lantidiplomatico.it/dettnews-con_il_ceta_il_ttip_rientra_dalla_finestra/6_18722/">Alcuni commentatori </a>avevano infatti sostenuto come l’accordo di libero scambio siglato recentemente tra Canada e Ue, il CETA, fosse stato semplicemente un modo per far “rientrare il TTIP dalla finestra”. Nel pratico le aziende americane avrebbero potuto usare il Canada (grazie al NAFTA) come punto di lancio verso l’Europa. Il CETA pone infatti divieti all’Euorpa sulle restrizioni all’utilizzo di OGM e della carne agli ormoni. Prodotti molto utilizzati all’interno dei colossi dell’agroalimentare americano. Il NAFTA sommato al CETA potrebbero creare dunque le condizioni per un non esplicito TTIP. La guerra commerciale e la conseguente fase di stallo delle negoziazioni tra Stati Uniti e Canada sono dunque l’ultima difesa dell’Europa rispetto ai colossi dell’agroalimentare americano.</p>

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		<title>Le mire dell&#8217;Ue sul Sud-Est asiatico</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/le-mire-dellue-sul-sud-est-asiatico.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Mar 2017 07:52:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Ttip]]></category>
		<category><![CDATA[unione-europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/LAPRESSE_20170310122258_22467903.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/LAPRESSE_20170310122258_22467903.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/LAPRESSE_20170310122258_22467903-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/LAPRESSE_20170310122258_22467903-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/LAPRESSE_20170310122258_22467903-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>L’Ue ha pianificato una strategia volta alla creazione di un immenso mercato unico. La decisione dell’amministrazione Trump di rinunciare al TPP (TransPacific Partnership) ha fatto scattare i commissari Ue. L’opportunità, come la chiamano, è enorme. Il vuoto lasciato dal gigante americano nel Sud-Est asiatico va colmato. Così l’Unione europea schiaccia sull’acceleratore dei Free Trade Agreements &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/le-mire-dellue-sul-sud-est-asiatico.html">[...]</a></p>
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L’opportunità, come la chiamano, è enorme. Il vuoto lasciato dal gigante americano nel Sud-Est asiatico va colmato. Così l’Unione europea schiaccia sull’acceleratore dei <strong>Free Trade Agreements</strong> (FTA). Una definizione che vuol comprendere tutti gli accordi di libero scambio che l’Ue vuole attuare.Un mercato unico verso estIl primo, quello che sembra essere ormai sulla via della conclusione, unirebbe l’Ue al Giappone, al Vietnam e al Singapore. Proprio alcuni degli Stati che “speravano” nell’impegno americano nel TPP. Ma che sono rimasti a mani vuote dopo l’insediamento di Donald Trump. “Oggi c’è un’opportunità politica per chiunque di noi crede nel libero mercato e nel buon commercio, abbiamo l’intenzione di ratificare accordi di scambio”. Queste le parole del Commissario al Commercio Ue Cecilia Malmstorm, riportate dalla <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.reuters.com/article/us-eu-trade-usa-idUSKBN16H1LZ?il=0">Reuters</a>. La prospettiva è quella di chiudere gli accordi con Singapore e Vietnam “entro il prossimo anno”. L’intenzione dunque è di inserirsi in questo vuoto di potere lasciato dagli Stati Uniti.I pericoli di un&#8217;apertura al VietnamLa decisione di Washington di fare un passo indietro rispetto agli FTA è stata però presa con cognizione di causa. L’entusiasmo liberista del Commissario Ue non prende infatti in considerazione alcuni aspetti fondamentali. L’Unione europea, già in un periodo di forte debolezza sul mercato del lavoro e della produttività, aprendo il suo mercato si apre anche a notevoli rischi. Dei tre Paesi coinvolti, Giappone, Singapore e Vietnam, è proprio quest’ultimo a far suscitare perplessità. Usciva infatti nel 2014 <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.vietnam-briefing.com/news/vietnam-minimum-wages-increase.html/">una classifica</a> che illustrava i Paesi con il costo del lavoro più basso al mondo. Il Vietnam ne occupava la quinta posizione. Il Paese poteva infatti “vantare” una media di 0,39 dollari l’ora per ogni lavoratore. Un dato che andrebbe letto addirittura la ribasso. Secondo l’<a href="http://ilo.org/hanoi/Areasofwork/informal-economy/lang--en/index.htm">ILO</a>, Organizzazione Internazionale del Lavoro, “il settore informale in Vietnam costituisce la maggior parte della forza lavoro&#8230;un settore che eroga stipendi più bassi e irregolari”.I dati ufficiali non tengono, ovviamente, conto di questo settore. Perché un costo del lavoro così basso potrebbe essere un pericolo per l’Ue? Per rispondere ci viene in aiuto <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2017-03-10/il-vero-gioco-dietro-l-europa-piu-velocita-000138.shtml?uuid=AEu1Q2k&amp;refresh_ce=1">ilSole24Ore</a>. “Paesi che commerciano intensamente tra di loro tendono ad avere modi di impiego sempre più simili del lavoro e del capitale. Finiscono per avere cioè strutture produttive paragonabili, metodi organizzativi analoghi, tecnologie e preferenze sociali che finiscono per assomigliarsi, nel bene e nel male”.L&#8217;invasione del riso vietnamitaCi sarebbe dunque il rischio concreto che il costo del lavoro europeo si “adatti” alle nuove regole del mercato. Un disastro per il sistema di tutele sociali costruito nel Vecchio Continente. I rischi non finiscono qui. Sul <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://eeas.europa.eu/sites/eeas/files/evfta_guide_fiinal.pdf">documento ufficiale</a> “Guide to the EU-Vietnam Free Trade” si legge a pagina 13 che l’Unione europea è pronta ad aprire il proprio mercato alle esportazioni di riso vietnamite. Si parla della riduzione del 50% delle tariffe su 80.000 tonnellate di riso nei prossimi cinque anni.Un duro colpo per i produttori di riso europei. Sopratutto per chi? Per l’Italia che produce il 50% del riso in Europa. Un primato destinato a terminare con l’ “invasione” del riso vietnamita prodotto a meno della metà del costo. Il Commissario Ue Malmstorm però non bada a questo e pensa in grande.La Commissione Ue punta al TTIPSecondo la <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.reuters.com/article/us-eu-trade-usa-idUSKBN16H1LZ?il=0">Reuters</a> il piano finale prevede l’allargamento del mercato a tutti i Paesi dell’ASEAN. Nel mirino ci sono dunque anche Myanmar, Tailandia, Cambogia e Filippine. Ma non solo. “Non bisogna presupporre che il trattato tra Ue e Usa (TTIP) sia fallito. Abbiamo lavorato su questo per tre anni e potrebbe essere facilmente riesumato”, questo il messaggio della Malmstorm.Difficile però pensare che Donald Trump possa ritornare sui suoi passi in materia di trattati di libero scambio. La nuova amministrazione americana ha come primo punto dell’agenda la<strong> tutela dell’economia nazionale</strong>. Strano è invece come un Commissario Ue ignori in maniera così palese la volontà dei cittadini europei. Gli stessi si sono già infatti mobilitati con una petizione contro la ratifica del TTIP che ad oggi conta 3,284,289 persone. Non poche per un’iniziativa intrapresa totalmente dal basso. Un’ulteriore prova di come le decisioni in Commissione vadano nel senso opposto di ciò che i cittadini Ue si augurano.</p>
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		<title>Ecco perché la Merkel tifa Clinton</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/perche-la-merkel-tifa-clinton.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Nov 2016 16:53:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Ttip]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/OLYCOM_20161102200805_21178584.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/OLYCOM_20161102200805_21178584.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/OLYCOM_20161102200805_21178584-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/OLYCOM_20161102200805_21178584-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/OLYCOM_20161102200805_21178584-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Se Hillary Clinton diventasse il prossimo presidente degli Stati Uniti, “allora saremo più vicini al raggiungimento di un equilibrio fra uomini e donne nei posti di potere”. A dirlo, mentre i cittadini americani si stanno recando alle urne per eleggere il prossimo presidente degli Stati Uniti, è stata la cancelliera tedesca Angela Merkel, nel corso &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/perche-la-merkel-tifa-clinton.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/OLYCOM_20161102200805_21178584.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/OLYCOM_20161102200805_21178584.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/OLYCOM_20161102200805_21178584-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/OLYCOM_20161102200805_21178584-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/OLYCOM_20161102200805_21178584-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Se <strong>Hillary Clinton</strong> diventasse il prossimo presidente degli Stati Uniti, “allora saremo più vicini al raggiungimento di un equilibrio fra uomini e donne nei posti di potere”. A dirlo, mentre i cittadini americani si stanno recando alle urne per eleggere il prossimo presidente degli Stati Uniti, è stata la cancelliera tedesca <strong>Angela Merkel</strong>, nel corso di una conferenza stampa con il primo ministro norvegese, Erna Solberg a Berlino. Anche se la cancelliera tedesca ufficialmente non supporta nessuno dei due candidati, l’affermazione è suonata come un segnale di approvazione nei confronti della candidata democratica, a poche ore dall’elezione del nuovo inquilino della Casa Bianca.<strong><a href="http://www.occhidellaguerra.it/le-ombre-della-clinton-foundation/" target="_blank">LEGGI ANCHE: Le ombre sulla Clinton Foundation</a></strong>La Cancelliera tedesca ha ricambiato, forse, l’endorsement ricevuto proprio dalla Clinton durante la campagna elettorale, quando, a bordo del suo aereo, confidò ai giornalisti come Angela Merkel fosse tra i suoi “leader preferiti”. Un “leader forte e straordinario, in un periodo difficile per l’Europa”, l’aveva, infatti, definita, con riferimento “alla crisi dell’Euro e dei rifugiati”.Ma cosa hanno in comune Hillary Clinton e Angela Merkel, oltre ad essere donne, leader politici, e ad avere una passione per i tailleur con i pantaloni? Clinton e Merkel,<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.politico.com/story/2016/09/hillary-clinton-angela-merkel-228926"> scrive <em>Politico</em></a>, “si conoscono dagli anni ’90 ed hanno passato molto tempo insieme”. Per questo motivo la Clinton ha detto di sperare &#8220;di avere l&#8217;opportunità di lavorare con lei”. Per la stessa ragione, la Merkel potrebbe preferire lei alla Casa Bianca, piuttosto che Trump, con il quale non ha mai avuto contatti significativi, anzi, dal quale, durante la campagna elettorale, ha ricevuto spesso forti critiche.Ad accomunare le due leader c’è sicuramente una comunanza di vedute su molte questioni. Ma la Merkel potrebbe preferire la Clinton a Trump, soprattutto perché la candidata democratica assicurerebbe una <strong>continuità rispetto all’amministrazione Obama</strong> sia riguardo la <strong>politica estera</strong>, sia con riferimento alle<strong> relazioni transatlantiche</strong>. Le affermazioni di Trump su un ridimensionamento del ruolo della Nato e le sue aperture nei confronti di Mosca, potrebbero non piacere a Berlino, anche con riferimento alla crisi ucraina e al conflitto in Siria. Una continuità politica rispetto a questi scenari sarebbe auspicabile, invece, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://global.handelsblatt.com/politics/for-merkel-clinton-is-a-known-entity-638832">secondo il quotidiano <em>Handelsblatt</em></a>, per la Germania. Continuità che verrebbe garantita dalla Clinton, che mostrerebbe, probabilmente, anche un maggiore determinazione, rispetto ad Obama, nelle relazioni con la Russia o rispetto allo scenario siriano.<a href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/cristiani-sotto-tiro/" target="_blank"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-17415" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2016/10/banner_cristiani.jpg" alt="banner_cristiani" /></a>Anche il neo-isolazionismo di Trump in termini economici e commerciali, non convincerebbe la Merkel. Se il candidato repubblicano fosse eletto presidente e mantenesse le sue promesse, infatti, probabilmente i trattati di libero scambio tra Europa e Stati Uniti, come il <strong>Ttip</strong>, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.independent.co.uk/news/world/americas/us-elections/donald-trump-ttip-what-will-happen-if-he-wins-us-election-2016-trade-deals-a7369426.html">verrebbero definitivamente archiviati</a>. Uno scenario di questo tipo preoccupa Berlino, perché sarebbe dannoso per le esportazioni tedesche. Anche la Clinton si era espressa in modo critico sul Ttip, ma sembrerebbe, sempre secondo <em>Handelsblatt</em>, meno ostile alle prospettive di maggiore integrazione economica tra Europa e Stati Uniti. Altro punto in comune tra la Clinton e la Merkel è rappresentato dalla politica sui <strong>rifugiati</strong>. Una politica, quella con cui la cancelliera ha affrontato la crisi migratoria in Europa, fortemente criticata, al contrario, in diverse occasioni, dal candidato repubblicano.A chi le ha chiesto di pronunciarsi sul <strong>voto americano</strong> a poche ore dall’elezione del prossimo presidente, la Merkel ha sottolineato soltanto che  &#8220;le relazioni transatlantiche&#8221; rappresentano un elemento fondamentale per la Germania. &#8220;Oggi è un giorno importante per la democrazia negli Stati Uniti. Gli elettori decideranno. Aspettiamo con emozione i risultati&#8221;, ha concluso la cancelliera.</p>
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		<title>Solo l&#8217;Italia sostiene ancora il Ttip</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/solo-litalia-sostiene-ancora-il-ttip.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Aug 2016 08:35:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Ttip]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1050" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/08/LAPRESSE_20160816175540_20365838.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/08/LAPRESSE_20160816175540_20365838.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/08/LAPRESSE_20160816175540_20365838-300x210.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/08/LAPRESSE_20160816175540_20365838-768x538.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/08/LAPRESSE_20160816175540_20365838-1024x717.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Che un accordo sul Ttip, per la creazione di un&#8217;area di libero scambio tra Ue e Stati Uniti, non sarebbe arrivato entro la fine della presidenza di Barack Obama era nell’aria da tempo. Ma ora l’intero negoziato sembra essere naufragato. Germania e Francia sono sempre più ferme nella difesa delle proprie posizioni e puntano il dito contro &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/solo-litalia-sostiene-ancora-il-ttip.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1050" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/08/LAPRESSE_20160816175540_20365838.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/08/LAPRESSE_20160816175540_20365838.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/08/LAPRESSE_20160816175540_20365838-300x210.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/08/LAPRESSE_20160816175540_20365838-768x538.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/08/LAPRESSE_20160816175540_20365838-1024x717.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Che un accordo sul <strong>Ttip,</strong> per la creazione di un&#8217;area di libero scambio tra Ue e Stati Uniti, non sarebbe arrivato entro la fine della presidenza di <strong>Barack Obama</strong> era nell’aria da tempo. Ma ora l’intero negoziato sembra essere naufragato. Germania e Francia sono sempre più ferme nella difesa delle proprie posizioni e puntano il dito contro l’atteggiamento degli americani, disposti, secondo quanto ha dichiarato martedì il segretario di Stato per il Commercio Estero di Parigi, Matthias Fekl, a &#8220;non concedere nulla, se non le briciole&#8221;. Un atteggiamento giudicato da Parigi poco leale in una trattativa fra &#8220;alleati&#8221;.<a href="http://www.occhidellaguerra.it/il-progetto-eurasia-contro-il-ttip/" target="_blank">Per approfondire: Il &#8220;Progetto Eurasia&#8221; contro il Ttip </a>&#8220;I colloqui con gli Stati Uniti sono falliti di fatto perché noi europei non vogliamo assoggettarci alle richieste americane&#8221;, aveva dichiarato alcuni giorni fa alla tv pubblica Zdf, il ministro dell’Economia tedesco, Sigmar Gabriel. Parole che sono state interpretate come il definitivo addio al progetto di creare l’area di libero scambio più estesa al mondo. O almeno di metterla in piedi sulle basi poste dai negoziati in corso. Il sostanziale squilibrio dei capitoli dell’accordo a favore degli <strong>Stati Uniti</strong> e la scarsa disponibilità a trattare da parte dei delegati a stelle e strisce su molti dei punti in discussione ha portato la Francia, ad annunciare la propria volontà di bloccare l’attuale round di negoziati per il Ttip. Negoziati che vanno avanti da tre anni, tra gli Stati Uniti e la Commissione Europea, in un regime di semi-segretezza. <strong>Parigi</strong> chiederà, quindi, nella riunione dei ministri del Commercio che si terrà alla fine di settembre a Bratislava, che i negoziati sul progetto di trattato di libero scambio tra Europa e Stati Uniti vengano interrotti. A farlo sarà il ministro del Commercio francese, Matthias Fekl, che ha annunciato la decisione del governo francese nella giornata di martedì, parlando a radio <em>Rmc</em>. &#8220;Abbiamo bisogno di una battuta d&#8217;arresto chiara e definitiva a questi negoziati per ricominciare su una buona base&#8221;, ha spiegato il ministro.Qualche spiraglio sul fatto che quella del Ttip non sarà un’archiviazione definitiva, ma soltanto temporanea, era arrivato però, nei giorni scorsi, dal portavoce della cancelliera tedesca, Angela Merkel, che aveva lasciato intendere che il negoziato sta attraversando una fase di impasse e che raggiungere un’intesa è ancora possibile. Quello tracciato dal vice cancelliere Gabriel, aveva detto, infatti, Steffen Seibert, è solo un “bilancio provvisorio”. E quindi, anche se la Germania non è disposta a trattare sull’abbassamento degli standard europei, il governo tedesco auspica ugualmente di trovare un’intesa generale tra Ue e Stati Uniti nonostante, ha ammesso Seibert, le posizioni dei negoziatori &#8220;divergano molto su questioni importanti”.<a href="http://www.occhidellaguerra.it/la-crisi-europea-tra-ttip-ue-e-nato/" target="_blank">Per approfondire: La crisi europea tra Ttip, Ue e Nato</a>C’è chi però in Europa non perde l’entusiasmo nemmeno dinanzi al forte scetticismo franco-tedesco. Come il ministro dello Sviluppo Economico, <strong>Carlo Calenda</strong>, che <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.corriere.it/economia/16_agosto_29/calenda-ci-vorra-piu-tempo-il-ttip-ma-il-nostro-export-essenziale-a63b8c6e-6e27-11e6-8bf4-ee6b05dcd2d0.shtml">dalle colonne del <em>Corriere della Sera</em></a>, rassicura i sostenitori del Ttip, mostrandosi fiducioso su una <strong>“inevitabile” chiusura</strong> del negoziato tra Ue e Stati Uniti. “Sono i nostri principali partner economici e politici, se non negoziamo con loro con chi altro dovremmo farlo?”, afferma il ministro nell’intervista, la seconda in pochi mesi sul tema, rilasciata al quotidiano.Il governo italiano, a differenza delle altre cancellerie europee, non sembra quindi preoccupato dei rischi sull’abbassamento degli <strong>standard europei</strong> in diversi ambiti. I timori su “Ogm, servizi pubblici, la cultura o i diritti”, sono per Calenda, “falsi miti”. Il Ttip, con la creazione della più vasta area di libero scambio “con standard elevati”, rappresenta, invece, per il ministro, “un antidoto alla globalizzazione così come l’abbiamo vissuta fino ad oggi”.Se c’è un errore che Calenda imputa agli Stati Uniti non è quindi quello di essere poco propensi a fare concessioni all’Europa sui temi cruciali, ma quello di essersi concentrati troppo “sull’accordo con i Paesi del Pacifico”, provocando, di conseguenza, lo stallo sul Ttip. Per il governo italiano, insomma, si deve andare avanti su quest’accordo. Un accordo che nonostante le polemiche e le critiche, per Roma resta “essenziale”. “Gli Usa sono il mercato a più alto potenziale di sviluppo per il nostro export”, ha affermato, infatti, il ministro, che ha confessato di aver addirittura proposto, quando era alla guida dei ministri Ue del commercio, di chiudere la partita sul Ttip al più presto concludendo un accordo “su un primo pacchetto” per continuare poi “a discutere sul resto”. La Commissione però, ha affermato il ministro, non volle cambiare “l’impostazione del negoziato”, e non diede seguito alla proposta italiana.<a href="http://www.occhidellaguerra.it/ttip-sono-piu-i-rischi-o-i-benefici/" target="_blank">Per approfondire: Ttip: sono più i rischi o i benefici?</a>Nonostante l’ottimismo mostrato dal governo, però, la strada del Ttip sembra essere tutta in salita: tutto è rimandato al dopo Obama. Con una nuova incognita per il futuro dei negoziati, rappresentata dalla volontà o meno del prossimo inquilino della Casa Bianca di sbloccare le trattative.</p>
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		<title>Barroso, la Ue al servizio della banca</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/barroso-la-ue-al-servizio-della-banca.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Jul 2016 07:27:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Commissione europea]]></category>
		<category><![CDATA[Goldman Sachs]]></category>
		<category><![CDATA[Ttip]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="888" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/1385482374-barroso-1-e1468222161172.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/1385482374-barroso-1-e1468222161172.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/1385482374-barroso-1-e1468222161172-300x139.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/1385482374-barroso-1-e1468222161172-768x355.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/1385482374-barroso-1-e1468222161172-1024x474.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Scorre con grande serenità sulla stampa internazionale la notizia che il professor José Manuel Barroso, portoghese, 58 anni, si appresta a diventare presidente di Goldman Sachs, la banca d’affari americana (una delle più grandi al mondo) specializzata nei rapporti con gli investitori istituzionali come governi e multinazionali. Fu Goldman Sachs a contribuire, prima della crisi &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/barroso-la-ue-al-servizio-della-banca.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="888" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/1385482374-barroso-1-e1468222161172.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/1385482374-barroso-1-e1468222161172.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/1385482374-barroso-1-e1468222161172-300x139.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/1385482374-barroso-1-e1468222161172-768x355.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/1385482374-barroso-1-e1468222161172-1024x474.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Scorre con grande serenità sulla stampa internazionale la notizia che il professor <strong>José Manuel Barroso</strong>, portoghese, 58 anni, si appresta a diventare<strong> presidente di Goldman Sachs</strong>, la banca d’affari americana (una delle più grandi al mondo) specializzata nei rapporti con gli investitori istituzionali come governi e multinazionali. Fu Goldman Sachs a contribuire, prima della crisi globale de4l 2008, a diffondere i mutui tossici sub-prime che di quella crisi furono il motore. E fu sempre Goldman Sachs, nel 2009, ad aiutare il Governo greco a rifare il trucco al suo debito pubblico e, quindi, a presentare bilanci fasulli alla Ue.<a href="http://www.occhidellaguerra.it/ttip-sono-piu-i-rischi-o-i-benefici/" target="_blank">Per approfondire: Ttip, sono più i rischi o i benefici?</a>Per lavorare a quei livelli occorre avere le entrature giuste. Per ottenerle, la grande banca cura i rapporti con il potere politico. La strada dalla banca alla politica e viceversa è stata percorsa con successo, per fare qualche esempio, da Robert Rubin (ministro del Tesoro di Bill Clinton), Henry Paulson (ministro del Tesoro con Bush figlio, guarda caso negli anni 2006-2009) e Timothy Geithner (ministro del Tesoro di Obama).Anche l’assunzione di Barroso rientra in questa strategia. Ed è significativo che il più mediocre presidente di Commissione europea (e per dieci anni, dal 2004 al 2014!) che la storia della Ue ricordi, ottenga questo buon posto di lavoro proprio mentre Washington fa pressioni sempre più forti affinché l’Europa firmi con gli Usa il <strong>Ttip</strong>, l’accordo di libero scambio, e un numero crescente di Paesi europei, Francia e Germania in testa, manifesta la propria diffidenza o insoddisfazione per i termini dell’accordo.<p>Dalla Ue a Goldman Sachs. E con il Ttip in arrivo. Secondo te perché?</p>Avrà contato qualcosa, per questo scatto di carriera, anche la fedeltà a suo tempo mostrata dallo stesso Barroso alla linea politica dell’amministrazione Bush. Oltre a proteggere i banchieri creativi, quella Casa Bianca aveva una certa inclinazione a invadere i Paesi altrui e a peggiorare situazioni già critiche. E fu proprio Barroso, allora primo ministro del Portogallo (carica occupata dal 2002 al 2004) a ospitare nelle <strong>Isole Azzorre nel 2003</strong> il summit tra José Maria Aznar, George Bush e Tony Blair dove di fatto si decise la <strong>guerra contro l’Iraq</strong>.Sono ancora in giro le foto di quel Barroso, gongolante e quasi incredulo di potersi sedere al tavolo dei grandi. Bush ora invecchia nel suo ranch in Texas studiando la vita delle mucche. Tony Blair si è arricchito ma è appena stato sputtanato a livello mondiale da una commissione d’inchiesta del suo stesso Paese. Aznar ha fatto per anni il presidente del Consiglio di amministrazione di News Corporation, la società del magnate Rupert Murdoch, sedendo con illustri esponenti di altre grandi banche d’affari come <strong>Morgan Stanley</strong> e <strong>Rotschild Investment</strong>. Barroso diventa presidente di Goldman Sachs. È da complottisti vedere i tutto questo un cerchio che si chiude?</p>
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		<title>Perché il Ttip rischia di naufragare</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/ecco-perche-il-ttip-rischia-di-naufragare.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Jul 2016 16:06:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Brexit]]></category>
		<category><![CDATA[Ttip]]></category>
		<category><![CDATA[unione-europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/unnamed-file.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/unnamed-file.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/unnamed-file-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/unnamed-file-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/unnamed-file-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Sarà &#8220;impossibile&#8221;, secondo il ministro francese per il Commercio, Matthias Felk, siglare l’accordo sul Ttip entro l’anno.Tempi troppo lunghi rischiano di bloccare il negoziatoQuesto significa che il Transatlantic Trade and Investment Partnership rischia di slittare al dopo Obama. Con tutta una serie di conseguenze e di ostacoli che rischiano di compromettere la chiusura definitiva del maxi-accordo &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/ecco-perche-il-ttip-rischia-di-naufragare.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/unnamed-file.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/unnamed-file.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/unnamed-file-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/unnamed-file-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/unnamed-file-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Sarà &#8220;impossibile&#8221;, secondo il ministro francese per il Commercio, Matthias Felk, siglare l’accordo sul<strong> Ttip</strong> entro l’anno.Tempi troppo lunghi rischiano di bloccare il negoziatoQuesto significa che il <strong>Transatlantic Trade and Investment Partnership</strong><strong> rischia di slittare al dopo Obama</strong>. Con tutta una serie di conseguenze e di ostacoli che rischiano di compromettere la chiusura definitiva del maxi-accordo di libero scambio tra Europa e Stati Uniti. Anche secondo il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, &#8220;l&#8217;impressione generale è che ogni giorno che passa rende logisticamente meno facile che si possa arrivare a un accordo&#8221;. Il cambio della leadership alla Casa Bianca, infatti, rischia di rallentare i negoziati, se non di archiviarli, senza contare che nel 2017 ad andare alle urne saranno anche Germania e Francia. Per questo, facendo eco alle dichiarazioni del ministro francese Felk, nella giornata di martedì, anche per il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, il Ttip rischia di saltare proprio a causa dei tempi “troppo lunghi sulla negoziazione&#8221;. Tempi che rendono impossibile la chiusura dell’accordo entro l’anno, e che lo rendono soggetto alle variabili date dai prossimi cambi di leadership.Dopo la Brexit, la palla passa a Parigi e BerlinoIn più, anche se il commissario Ue al Commercio, Cecilia Malmstrom, aveva affermato poco tempo fa che la vittoria del leave nel referendum inglese sulla <strong>Brexit</strong>, non avrebbe fermato i negoziati per il Ttip, sicuramente l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea non è una variabile che gioca a favore di un andamento positivo dei negoziati. Con l’uscita della Gran Bretagna dall’Ue anche il Ttip perde, infatti, uno tra i suoi più convinti sostenitori, il premier britannico David Cameron. Che lascia campo libero al fronte più scettico sui negoziati, capitanato da Parigi che non vede di buon occhio un accordo che rischia di “abbassare sensibilmente gli standard comunitari sulla protezione dei consumatori e dell&#8217;ambiente”.<p>Secondo voi perché non è possibile sapere nulla su questo trattato?</p>Proprio il primo ministro francese Manuel Valls, che in più di un’occasione si era dichiarato contrario al trattato di libero scambio con gli Stati Uniti, aveva detto alla fine del mese scorso che “nessun accordo di libero scambio dovrebbe essere concluso se non rispetta gli interessi dell&#8217;Unione”. “Posso dirvi francamente che non ci può essere un accordo sul trattato transatlantico: questo accordo non è sulla buona strada&#8221;, aveva quindi affermato il premier francese, sottolineando le conseguenze drammatiche che l’accordo avrebbe sull’economia francese.Calenda difende l&#8217;Investment Court SystemIl governo italiano, però, continua a difendere il trattato. Nonostante la divergenza di visioni in seno sia all’Ue, sia alle parti che stanno negoziando l’accordo, che sta rendendo sempre più difficile trovare un compromesso, oggi durante il <em>question time</em> alla Camera dei Deputati il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, ha affermato che il tanto contestato <em>Investment Court System</em> (Ics), che dovrebbe prendere il posto del meccanismo dell’<em>Investor-State Dispute Settlement</em> (Isds) per risolvere i contenziosi tra aziende e Stati è un punto &#8220;irrinunciabile&#8221; per la chiusura del Ttip. &#8220;Non un arbitrato privato ma un sistema giurisdizionale internazionale&#8221;, ha spiegato Calenda, &#8220;senza interferire con il <em>right to regulate</em> dello Stato e la possibilità che insorgano conflitti di interesse, perché l&#8217;investitore non potrà cambiare giurisdizione&#8221;. Il sistema di arbitrato, già recepito nell’accordo con il Canada, ma aspramente criticato da molti perché anteporrebbe le ragioni degli investitori privati all’interesse pubblico, rappresenta invece, per Calenda, un nuovo standard “irrinunciabile per la chiusura del Tttip”.Su questo ed altri punti sarà incentrato, infatti, il quattordicesimo round di negoziati fra le parti che si svolgerà dall’11 al 15 luglio a Bruxelles. Ma mai come ora, dopo la Brexit e con le elezioni presidenziali americane alle porte, il trattato sembra destinato ad avere più nemici che sostenitori.</p>
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		<title>Il &#8220;Progetto Eurasia&#8221; contro il TTIP</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-progetto-eurasia-contro-il-ttip.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Jun 2016 10:53:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Ttip]]></category>
		<category><![CDATA[unione-europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1096" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/OLYCOM_20160618101745_19602479.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/OLYCOM_20160618101745_19602479.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/OLYCOM_20160618101745_19602479-300x219.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/OLYCOM_20160618101745_19602479-768x561.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/OLYCOM_20160618101745_19602479-1024x748.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Conclusasi la ventesima edizione del Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo, che ha visto l’Italia come ospite d’onore dell’evento, beneficiaria di numerosi vantaggiosi accordi bilaterali, è tempo di fare anche un bilancio politico di quelle che sono state le issues maggiormente discusse dai protagonisti della kermesse. Sebbene le sanzioni contro Mosca siano state rinnovate automaticamente &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/il-progetto-eurasia-contro-il-ttip.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-progetto-eurasia-contro-il-ttip.html">Il &#8220;Progetto Eurasia&#8221; contro il TTIP</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1096" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/OLYCOM_20160618101745_19602479.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/OLYCOM_20160618101745_19602479.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/OLYCOM_20160618101745_19602479-300x219.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/OLYCOM_20160618101745_19602479-768x561.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/OLYCOM_20160618101745_19602479-1024x748.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Conclusasi la ventesima edizione del Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo, che ha visto l’Italia come ospite d’onore dell’evento, beneficiaria di numerosi vantaggiosi accordi bilaterali, è tempo di fare anche un <strong>bilancio politico</strong> di quelle che sono state le <em>issues</em> maggiormente discusse dai protagonisti della kermesse. Sebbene le <strong>sanzioni contro Mosca</strong> siano state rinnovate automaticamente per altri sei mesi, in Europa comincia ad aversi la percezione che il danno sia stato autoinflitto, visti i margini di fiducia dettati dall’economia russa – che probabilmente attendeva una buona occasione per intraprendere la direzione dello sviluppo interno. Il Capo dell’Amministrazione presidenziale, <strong>Sergej Ivanov</strong>, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://sputniknews.com/russia/20160617/1041529814/anti-russian-sanctions-kremlin.html">ha infatti dichiarato a <em>Sputnik</em></a> che l’effetto delle sanzioni è stato benefico per l’economia del Paese, e che più a lungo resteranno attive più opportunità di crescita interna si potranno avere.<a href="http://www.occhidellaguerra.it/ttip-sono-piu-i-rischi-o-i-benefici/" target="_blank">Per approfondire: Ttip: sono più i rischi o i benefici?</a>Nel lungo dibattito che si è tenuto lo scorso venerdì, che ha visto protagonisti il presidente <strong>Vladimir Putin</strong>, il capo di Stato kazako <strong>Nursultan Nazarbaev</strong> e il premier <strong>Matteo Renzi</strong> ha tenuto banco la questione del rilancio della cooperazione economica sulla base istituzionale della EEU, l’Unione Economica Eurasiatica. Ad oggi tale accordo comprende soltanto cinque Paesi ex-URSS e, con la crisi economica seguita alle tensioni in Ucraina il progetto si era inesorabilmente arenato per curare gli interessi in altri scenari. Con la situazione mediorientale in via di definizione e un’Ucraina in stallo politico il presidente russo ha intavolato un discorso che possa andare ben oltre la coltivazione di buoni rapporti economici tra Paesi, ma di mettere nero su bianco un discorso di cooperazione che possa andare molto oltre la riduzione delle barriere tariffarie al commercio, abbracciando anche la via della rivoluzione tecnologica, e l’integrazione regolamentata dei<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.aif.ru/politics/world/proekt_evraziya_otkryt_dlya_evropy_vladimir_putin_prizval_es_k_integracii"> mercati energetico e finanziario</a> . <a href="http://tass.ru/en/economy/882958">L’agenzia <em>TASS</em></a>  riporta le dichiarazioni di Putin, il quale vorrebbe includere l’Unione Europea nel dialogo eurasiatico, cui si affiancherebbero Paesi come l’India, il Pakistan, la Cina, l’Iran e i membri della Comunità degli Stati Indipendenti, già compresi nella cornice della Shanghai Cooperation Organisation (SCO).A tali asserzioni ha rilanciato il presidente kazako, Nursultan Nazarbaev, il quale ha avanzato a proposta della creazione di un forum di <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://rbth.com/news/2016/06/17/putin-proposes-formation-of-a-great-eurasian-partnership_603985">dialogo tra UE e EEU</a>, nel quale esperti, businessmen e accademici che possano disegnare un percorso di integrazione tra le due istituzioni. Ad oggi, infatti, secondo Putin vi sarebbero circa 40 stati desiderosi di instaurare delle vantaggiose relazioni economiche con l’Unione Eurasiatica.<a href="http://www.occhidellaguerra.it/la-crisi-europea-tra-ttip-ue-e-nato/">Per approfondire: La crisi europea tra Ttip, Ue e Nato</a>Il progetto economico del Presidente russo, tuttavia, vorrebbe spingersi ancora oltre: durante il mese di giugno è previsto che Russia e Cina si siedano allo stesso tavolo per avviare le negoziazioni di un accordo di libero scambio onnicomprensivo sulla partnership economica e commerciale. Esso coinvolgerà dunque Pechino e l’Unione Economica Eurasiatica, inizialmente, con l’augurio che possa essere il primo passo verso una “grande partnership Eurasiatica”, che verrà approfondita nel Forum economico dell’estremo Oriente che si terrà a settembre a Vladivostok.Il “<strong>Grande Progetto Eurasia</strong>”, così come lo ha definito durante il suo discorso, sarà aperto anche all’Europa, e non avrà una valenza esclusivamente commerciale, prevedendo una cooperazione concertata per lo sviluppo delle tecnologie, l’armonizzazione delle politiche collettive in materia finanziaria, doganale e fitosanitaria. Il progetto di Putin, dunque, si orienta verso la polarizzazione del discorso eurasiatico, inserito in un contesto decisamente multipolare, cercando di scardinare il sistema di accordi che gli Stati Uniti d’America sta intavolando sul fronte del Pacifico, con il TPP (già approvato) e su quello europeo, il famigerato TTIP, sul quale la moltitudine dei cittadini europei sta prendendo coscienza. La valenza geostrategica di questi due trattati rischia di condurre Russia e Cina, rispettivamente superpotenza militare ed economica, in un isolamento politico e commerciale che andrebbe a destabilizzare gli attuali equilibri geopolitici, più di quanto già non siano compromessi. È lecito, dunque, dare credito alle mosse di Putin, o non ha abbastanza forza contrattuale per pesare in maniera adeguata la concretezza della sua strategia?</p>
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		<title>Ttip: sono più i rischi o i benefici?</title>
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		<pubDate>Mon, 30 May 2016 17:24:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<category><![CDATA[unione-europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/ANSA_20160528192602_19281367.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/ANSA_20160528192602_19281367.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/ANSA_20160528192602_19281367-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/ANSA_20160528192602_19281367-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/ANSA_20160528192602_19281367-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Il Ttip non sarà “un accordo a ribasso con gli Stati Uniti”, e se si dovesse arrivare ad un punto tale nelle trattative, l’accordo che da tre anni gli Usa stanno negoziando con la Commissione Europea, “non si chiuderà”. Parola di Carlo Calenda, il ministro dello Sviluppo Economico,  intervistato oggi dal Corriere della Sera sullo stato &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/ttip-sono-piu-i-rischi-o-i-benefici.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/ANSA_20160528192602_19281367.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/ANSA_20160528192602_19281367.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/ANSA_20160528192602_19281367-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/ANSA_20160528192602_19281367-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/ANSA_20160528192602_19281367-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Il <strong>Ttip</strong> non sarà “un accordo a ribasso con gli Stati Uniti”, e se si dovesse arrivare ad un punto tale nelle trattative, l’accordo che da tre anni gli Usa stanno negoziando con la Commissione Europea, “non si chiuderà”. Parola di<strong> Carlo Calenda</strong>, il <strong>ministro dello Sviluppo Economico, </strong> <a href="http://www.corriere.it/economia/16_maggio_30/si-all-accordo-ttip-gli-usa-ttip-calenda-e8f43350-25cd-11e6-8b7b-cc77e9e204b3.shtml">intervistato oggi dal Corriere della Sera </a>sullo stato dei negoziati sul trattato di liberalizzazione commerciale transatlantico, che punta a creare un’area di libero scambio tra Europa e Stati Uniti.Proprio il ministero dello Sviluppo Economico, per la prima volta da quando sono partiti i negoziati nel 2013, ha messo oggi a disposizione di parlamentari e funzionari governativi i documenti relativi alla Transatlantic Trade and Investment Partnership (Ttip). Proprio la pressione dell’opinione pubblica sulla necessità di maggiore trasparenza sui negoziati tra la Commissione e i partner atlantici, che sinora sono stati condotti nella più assoluta segretezza, probabilmente sta alla base della decisione di pubblicare parte del testo dei negoziati. Che, però, ancora non potrà essere portato a conoscenza dell’opinione pubblica, visto che i parlamentari sono tenuti ad attenersi a rigide disposizioni di sicurezza e a mantenere, a loro volta, il segreto su quello che leggeranno nelle sale del palazzo di via Veneto, a Roma.<a href="http://www.occhidellaguerra.it/la-crisi-europea-tra-ttip-ue-e-nato/" target="_blank">Per approfondire: La crisi europea tra Ttip, Ue e Nato</a>Così l’Italia si prepara, assieme ai partner europei, a partecipare ad un <strong>nuovo round negoziale</strong>. Quello di luglio, in cui, a detta del ministro, si deciderà se sarà opportuno o meno chiudere la partita sul Ttip prima della fine dell’amministrazione Obama. Un’eventualità improbabile per lo stesso ministro. La strada, infatti, sarebbe “in salita”, e molti sono i punti ancora aperti. In primis, secondo quanto afferma Calenda, la<strong> modifica delle regole sugli appalti statunitensi</strong>, per ora inaccessibili ad imprese che non siano americane, ed in secondo luogo, il <strong>raggiungimento di “regole precise” sui prodotti che scimmiottano il Made in Italy</strong>, come, per fare l’esempio portato dal ministro, l’Asiago del Wisconsin. Tutto sommato però, a parte queste eccezioni, per Calenda, l’Italia è un Paese che più di altri trarrà beneficio da questo accordo, che determinerebbe un’impennata del nostro export, grazie alla riduzione di dazi e barriere non tariffarie, senza dover rinunciare, per contro, ai nostri standard.Ma è proprio per questo motivo, invece, che i negoziati sarebbero pressoché bloccati. Secondo quanto è emerso all’inizio di maggio dopo la diffusione dei <strong>“Ttip Papers”</strong>, i <a style="color: #0000ff" href="https://ttip-leaks.org/">documenti hackerati da Greenpeace Olanda</a>, che coprono due terzi del testo totale del negoziato, emerge un quadro che si discosta non poco da quello dipinto dal ministro dello Sviluppo Economico. Lo stallo maggiore dei negoziati, infatti, sarebbe dovuto proprio a dossier come quello su ambiente e agricoltura. Dalle carte si evince, infatti, che gli americani sarebbero, al contrario, piuttosto agguerriti nel chiedere all’Europa di sacrificare sull’altare dell’ultraliberismo statunitense il “principio di precauzione”, riguardo<strong> sostanze chimiche, pesticidi e Ogm</strong>.In più, secondo gli oppositori del trattato, con il Ttip l’Europa si impoverirebbe. Altro che aumento delle<strong> esportazioni</strong>: ad un incremento dell&#8217;export dei nostri prodotti verso gli Stati Uniti, corrisponderebbe un crollo dell’interscambio interno ai confini europei, dove circolano merci controllate, invece, secondo gli standard comunitari. Non solo. Oltre che essere invasi da prodotti con standard qualitativi di gran lunga inferiori a quelli europei, come le famose carni imbottite di antibiotici, con l’entrata in vigore di questo trattato, o di un accordo quadro in questo senso, andremo incontro ad un sistema di regole che tuteleranno prima di tutto le esigenze dei <strong>grandi gruppi economici internazionali</strong>, e poi, forse, quelle dei consumatori. L’altro tasto dolente, infatti, è quello del meccanismo di risoluzione delle <strong>dispute commerciali</strong>, che sarà affidato, secondo le indiscrezioni ad un tribunale internazionale privato che avrà la meglio sulle sentenze dei tribunali nazionali e sulle leggi dei nostri parlamenti.Nel capitolo relativo all’abolizione delle barriere “non tariffarie” rientrano, infine, anche la <strong>privacy online</strong> e la libertà digitale nell’utilizzo di internet:  i nostri dati, in sostanza, diventeranno accessibili e potranno essere messi a disposizione delle grandi multinazionali e corporation. L’America insomma, punta ad un livellamento verso il basso degli standard europei su tutti i dossier chiave del negoziato. E il Ttip, per molti, a partire da Movimento 5 Stelle, Lega Nord e associazioni dei consumatori, è un gioco a perdere per l’Europa e per l’Italia.Federconsumatori e Adusbef hanno chiesto maggiore trasparenza al ministero dello Sviluppo Economico, mentre i parlamentari grillini hanno annunciato che oggi una delegazione di deputati e senatori si recherà a via Veneto per visionare i documenti. Durissimo anche il segretario della Lega, Matteo Salvini, che, scrive su Twitter, giudica il TTIP come “un altro danno miliardario per le imprese italiane”.L’accordo che Renzi giudica, se non &#8220;vitale&#8221;, comunque positivo per la crescita economica di questo Paese, quindi, rischia di sacrificare tutto il sistema di regole e tutele costruito in questi anni, dalla protezione dell’ambiente e dell’agricoltura, alle tutele lavorative e della privacy, in nome delle <strong>priorità geostrategiche</strong> degli Stati Uniti. Che con il Ttip e il suo gemello orientale, il Trans-Pacific Partnership (Ttp) puntano chiaramente a contenere lo sviluppo delle potenze emergenti, come la Russia e la Cina.</p>
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