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	<title>trump Archives - InsideOver</title>
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	<title>trump Archives - InsideOver</title>
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		<title>Petrolio USA, con la guerra record di esportazioni verso l’Asia</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/petrolio-usa-con-la-guerra-record-di-esportazioni-verso-lasia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianmaria Vianova]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Apr 2026 05:05:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[guerra del golfo]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Trump-USA-petrolio-esportazioni-Asia-Stati-Uniti-Oil.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Trump-USA-petrolio-esportazioni-Asia-Stati-Uniti-Oil.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Trump-USA-petrolio-esportazioni-Asia-Stati-Uniti-Oil-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Trump-USA-petrolio-esportazioni-Asia-Stati-Uniti-Oil-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Trump-USA-petrolio-esportazioni-Asia-Stati-Uniti-Oil-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Trump-USA-petrolio-esportazioni-Asia-Stati-Uniti-Oil-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Trump-USA-petrolio-esportazioni-Asia-Stati-Uniti-Oil-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La guerra in Iran ha innescato una corsa globale al petrolio americano. Gli USA, già forti di una produzione record, esportano greggio e prodotti raffinati a livelli storici, riorientando i flussi energetici di Asia ed Europa. È il secondo riallineamento in tre anni, dopo quello europeo post-Ucraina. Ma i prezzi interni corrono, le riserve strategiche si assottigliano e l'elettorato americano è inquieto. Per Trump, la partita energetica si gioca su due fronti: il mondo e le midterm.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/petrolio-usa-con-la-guerra-record-di-esportazioni-verso-lasia.html">Petrolio USA, con la guerra record di esportazioni verso l’Asia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Trump-USA-petrolio-esportazioni-Asia-Stati-Uniti-Oil.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Trump-USA-petrolio-esportazioni-Asia-Stati-Uniti-Oil.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Trump-USA-petrolio-esportazioni-Asia-Stati-Uniti-Oil-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Trump-USA-petrolio-esportazioni-Asia-Stati-Uniti-Oil-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Trump-USA-petrolio-esportazioni-Asia-Stati-Uniti-Oil-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Trump-USA-petrolio-esportazioni-Asia-Stati-Uniti-Oil-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Trump-USA-petrolio-esportazioni-Asia-Stati-Uniti-Oil-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nella giornata del 9 aprile 2026, una flotta di 68 petroliere vuote era in rotta verso i porti americani. Un dato straordinario: nella settimana prima dello scoppio del conflitto con l&#8217;Iran, il 28 febbraio scorso, erano 24. La media dell&#8217;anno precedente si fermava a 27. Dietro questo movimento di navi si legge qualcosa di più di una risposta emergenziale a una crisi: <a href="https://it.insideover.com/energia/iran-il-petrolio-limpero-la-vecchia-verita-americana-che-ritorna-con-trump.html" id="https://it.insideover.com/energia/iran-il-petrolio-limpero-la-vecchia-verita-americana-che-ritorna-con-trump.html">è la traiettoria di una potenza che ha trasformato la propria produzione energetica in leva geopolitica</a>. <strong>Gli Stati Uniti si avviano ad aprile verso un record storico nelle esportazioni di greggio, con 5,2 milioni di barili al giorno</strong> stimati dalla società di ricerca Kpler, contro i 3,9 milioni di marzo. La domanda asiatica salirà dell&#8217;82%, a 2,5 milioni di barili al giorno.</p>



<p><strong>Prima l&#8217;Europa, ora l&#8217;Asia: il disegno che avanza</strong></p>



<p>Per capire la portata di quanto sta accadendo, occorre tornare al febbraio 2022, quando l&#8217;invasione russa dell&#8217;Ucraina scosse il sistema energetico europeo. L&#8217;Europa dipendeva dai gasdotti russi per una quota rilevante del proprio fabbisogno di gas. Nel giro di pochi mesi, quella <strong>dipendenza</strong> si era trasformata in <strong>vulnerabilità</strong> strategica. Gli Stati Uniti avevano già aumentato la propria capacità di esportazione di gas naturale liquefatto (LNG) negli anni precedenti, e si trovarono nella posizione di poter offrire all&#8217;Europa forniture alternative. Il risultato fu uno spostamento strutturale: Mosca perse il suo ruolo di fornitore dominante del continente, Washington ne guadagnò uno nuovo.</p>



<p>Oggi lo schema si ripete, in un contesto diverso e con un attore diverso al centro. Lo Stretto di Hormuz, attraverso cui transita circa il 20% del petrolio mondiale, è di fatto ancora &#8220;chiuso&#8221;. L&#8217;80% degli idrocarburi che vi transitavano era destinato alla Cina e ai Paesi vicini. <strong>L&#8217;Asia si trova</strong> <strong>esposta a uno shock energetico senza precedenti recenti</strong>. E ancora una volta, sono gli USA a offrire una via d&#8217;uscita. La produzione americana di idrocarburi è cresciuta in modo costante nell&#8217;ultimo decennio, trainata dallo Shale Oil. <strong>Gli Stati Uniti sono diventati il primo produttore mondiale di petrolio e gas,</strong> e hanno costruito un&#8217;infrastruttura di export che oggi consente loro di rispondere con rapidità a shock globali.</p>



<p><strong>La Cina davanti al rebus Hormuz</strong></p>



<p>Pechino importava fino a 1,4 milioni di barili al giorno dall&#8217;Iran, circa il 13% della sua domanda totale. Quella fornitura, spesso aggirata dalle sanzioni USA, è oggi interrotta. Ma il problema va oltre l&#8217;Iran: circa 5,4 milioni di barili diretti alla Cina transitano dallo Stretto, provenienti da Arabia Saudita, Iraq, Emirati e Qatar. <strong>La fornitura dei Paesi del Golfo copriva circa metà del fabbisogno di petrolio e un 30% della fornitura di gas liquido di Pechino.</strong> La Cina dispone di riserve strategiche e commerciali stimate tra 1,3 e 1,4 miliardi di barili, sufficienti per circa quattro mesi. Ha aumentato le importazioni da Mosca ma la concorrenza con l&#8217;India, a cui Washington ha concesso una deroga per importare greggio russo, riduce i margini di manovra cinesi. Nel breve periodo, Pechino deve fare i conti con la perdita di forniture a prezzi scontati e con un mercato globale in cui il WTI ha superato i 100 dollari al barile.</p>



<p><strong>Riserve strategiche, prezzi interni e il rebus politico di Trump</strong></p>



<p>La corsa all&#8217;export americano ha un lato oscuro per Washington. Il WTI resta oltre il 40% più caro rispetto ai livelli pre-guerra, nonostante la tregua di due settimane annunciata martedì tra USA e Iran, immediatamente complicata da nuovi attacchi israeliani in Libano. I prezzi della benzina hanno superato i 4 dollari al gallone per la prima volta in quattro anni. Il diesel si avvicina al record storico di 5,81 dollari al gallone. L&#8217;amministrazione Trump ha già autorizzato il rilascio di oltre 170 milioni di barili dalla Strategic Petroleum Reserve (SPR) e ha allentato alcune norme ambientali per contenere i prezzi. Il segretario all&#8217;Energia <strong>Chris Wright </strong>ha fissato il limite delle estrazioni dalla riserva strategica tra 1 e 1,5 milioni di barili al giorno: un volume insufficiente a compensare i 10-15 milioni sottratti al mercato dalla chiusura del Golfo.</p>



<p>Sul piano politico, <strong>la pressione su Trump si fa intensa</strong>. Un recente sondaggio del Pew Research Center segnala che <strong>il 69% degli americani è preoccupato per il rincaro energetico</strong> prodotto dal conflitto in Iran. I consensi del presidente sono in calo. Le elezioni di midterm si avvicinano, e l&#8217;inflazione energetica è uno dei dossier più caldi per l&#8217;elettorato.</p>



<p><strong>Il nuovo ordine energetico che prende forma</strong></p>



<p>Al netto delle tensioni interne, la guerra in Iran sta <strong>accelerando una transizione già in corso</strong> nella gerarchia energetica globale. Gli USA stanno aprendo rotte commerciali inedite: dal Golfo del Messico all&#8217;Australia, dalla costa Est americana verso l&#8217;Europa. Più a lungo durerà la chiusura di Hormuz, più queste rotte si consolideranno. Le dipendenze energetiche si riscrivono lentamente, ma si riscrivono. E ogni crisi, come quella ucraina prima e quella iraniana ora, lascia tracce permanenti nelle mappe dei flussi globali di energia.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Alberto Negri su Usa-Iran: &#8220;Non siamo intervenuti per fermare il genocidio, e oggi tutto il mondo è Gaza&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/alberto-negri-su-usa-iran-non-siamo-intervenuti-per-fermare-il-genocidio-e-oggi-tutto-il-mondo-e-gaza.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Diana Mihaylova]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Mar 2026 14:35:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[trump]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Guerra-Usa-Israele-Iran-2026-guerra-del-Golfo-Medio-Oriente.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Guerra-Usa-Israele-Iran-2026-guerra-del-Golfo-Medio-Oriente.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Guerra-Usa-Israele-Iran-2026-guerra-del-Golfo-Medio-Oriente-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Guerra-Usa-Israele-Iran-2026-guerra-del-Golfo-Medio-Oriente-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Guerra-Usa-Israele-Iran-2026-guerra-del-Golfo-Medio-Oriente-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Guerra-Usa-Israele-Iran-2026-guerra-del-Golfo-Medio-Oriente-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Guerra-Usa-Israele-Iran-2026-guerra-del-Golfo-Medio-Oriente-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>"Israele è lo Stato più pericoloso al mondo, Trump segue l'agenda di Netanyahu in Iran. Il diritto internazionale è finito...".</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/alberto-negri-su-usa-iran-non-siamo-intervenuti-per-fermare-il-genocidio-e-oggi-tutto-il-mondo-e-gaza.html">Alberto Negri su Usa-Iran: &#8220;Non siamo intervenuti per fermare il genocidio, e oggi tutto il mondo è Gaza&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Guerra-Usa-Israele-Iran-2026-guerra-del-Golfo-Medio-Oriente.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Guerra-Usa-Israele-Iran-2026-guerra-del-Golfo-Medio-Oriente.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Guerra-Usa-Israele-Iran-2026-guerra-del-Golfo-Medio-Oriente-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Guerra-Usa-Israele-Iran-2026-guerra-del-Golfo-Medio-Oriente-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Guerra-Usa-Israele-Iran-2026-guerra-del-Golfo-Medio-Oriente-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Guerra-Usa-Israele-Iran-2026-guerra-del-Golfo-Medio-Oriente-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Guerra-Usa-Israele-Iran-2026-guerra-del-Golfo-Medio-Oriente-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nella notte tra il 27 e il 28 febbraio scorsi <strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/israele-e-usa-martellano-liran-dietro-le-bombe-poca-visione-strategica-e-possibili-divisioni.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Israele e Stati Uniti hanno attaccato l’Iran</a>,</strong> aprendo uno scenario che fino a pochi mesi fa sembrava impensabile: <strong>l’uccisione dell’ayatollah Ali Khamenei, al potere da oltre 36 anni</strong>, e un’<em>escalation</em> senza precedenti in tutto il Medio Oriente, con centinaia di vittime, tra cui non solo pasdaran e soldati ma anche numerosi civili.</p>



<p>In poche ore, una crisi latente si è trasformata in uno scontro aperto, i cui esiti economici — e soprattutto politici — restano del tutto imprevedibili su scala globale. Per capire cosa sta accadendo e <strong>quali conseguenze potrebbe avere questo nuovo conflitto per l’Europa</strong>, abbiamo parlato con <strong>il giornalista e reporter di guerra <a href="https://mowmag.com/attualita/alberto-negri-siamo-governati-da-imbecilli-ucraina-guerra-persa-gaza-israele-occupa-territori-perche-non-viene-sanzionata" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Alberto Negri</a></strong>, inviato per oltre quarant’anni in alcuni dei principali teatri di conflitto tra Medio Oriente, Asia, Africa e Balcani e profondo conoscitore delle dinamiche politiche e militari della regione.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Guerra-Usa-Israele-Iran-2026-guerra-del-Golfo-Medio-Oriente-funerali-vittime-civili-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-508514" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Guerra-Usa-Israele-Iran-2026-guerra-del-Golfo-Medio-Oriente-funerali-vittime-civili-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Guerra-Usa-Israele-Iran-2026-guerra-del-Golfo-Medio-Oriente-funerali-vittime-civili-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Guerra-Usa-Israele-Iran-2026-guerra-del-Golfo-Medio-Oriente-funerali-vittime-civili-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Guerra-Usa-Israele-Iran-2026-guerra-del-Golfo-Medio-Oriente-funerali-vittime-civili-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Guerra-Usa-Israele-Iran-2026-guerra-del-Golfo-Medio-Oriente-funerali-vittime-civili-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Guerra-Usa-Israele-Iran-2026-guerra-del-Golfo-Medio-Oriente-funerali-vittime-civili.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Funerali di alcune delle  vittime civili del conflitto in Ian</em></figcaption></figure>
</div>


<p><strong>Stati Uniti e Israele hanno lanciato l&#8217;operazione militare “Ruggito del Leone” contro l&#8217;Iran e in poche ore si è scatenato il caos. Hanno ucciso non solo l&#8217;Ayatollah Khamenei, ma anche altri 50 esponenti della leadership politica dell&#8217;Iran, portando a una guerra totale in Medio Oriente. Cosa pensa di questa operazione militare e quanto era prevedibile?</strong></p>



<p>“L&#8217;attacco della mattina del 28 febbraio è stato il primo, ed è stato fatto da Israele, e solo dopo si sono aggiunti gli Stati Uniti. Questo già ci dice qualcosa: <strong>gli Stati Uniti seguono l&#8217;agenda israeliana, come è accaduto anche nell&#8217;attacco del giugno scorso.</strong> Ha sempre iniziato Israele. Dunque, <strong>Trump fa quello che gli dice Netanyahu</strong>. Qual è la ragione? Non lo sappiamo, però è sempre più evidente che Netanyahu è in grado di imporre la propria agenda agli Stati Uniti e l&#8217;obiettivo è chiaro: <strong>lasciare che Israele rimanga l&#8217;unica superpotenza in quella regione. </strong>Ovvero l&#8217;unica dotata di armi nucleari, ma anche l&#8217;unica in grado di poter imporre la propria egemonia. L&#8217;obiettivo di queste guerre, da sempre, ormai da vent&#8217;anni, è quello di lasciare i Paesi di quella regione completamente inermi. Ne sono un esempio Siria e Iraq che oggi non hanno più neanche un&#8217;aviazione militare. Ora è il turno dell&#8217;Iran. <strong>Israele si impone come Stato padrone, incontrastato, del Medio Oriente</strong>, con conseguenze evidenti anche per i Paesi del Golfo, che sono stati coinvolti in questa guerra, e alla fine dovranno inchinarsi a Israele&#8221;.</p>



<p><strong>Che cosa pensa dell’uccisione di Khamenei? Molti occidentali, così come diversi iraniani emigrati, celebrano la fine del regime iraniano, ringraziando Stati Uniti e Israele per essere stati &#8220;liberati&#8221;. Ma si può davvero parlare di “liberazione”?</strong></p>



<p>“Il mio primo pensiero non va tanto a quelli che fanno le dimostrazioni qui in Europa e negli Stati Uniti, ma <strong>agli iraniani che vivono in Iran e sono sottoposti a due pressioni contemporaneamente: i bombardamenti dall&#8217;alto della coppia Stati Uniti-Israele, ma anche al giro di vite repressivo di un regime che non molla ancora il controllo della popolazione</strong>. Ecco perché la traiettoria di quello che può accadere in Iran è assai incerta.</p>



<p>Molto spesso le previsioni sull&#8217;Iran si sono rivelate assolutamente fallaci: è un grande Paese, con più di 90 milioni di abitanti, un milione e 600mila chilometri quadrati e non confina con la Svizzera, ma con l&#8217;Afghanistan dove, tra l’altro, c&#8217;è in corso un’altra guerra con il Pakistan, oltre a confinare anche con Paesi altamente instabili come l&#8217;Iraq.</p>



<p>Inoltre, anche la composizione etnica dell&#8217;Iran è variopinta e diversificata e <strong>bisogna vedere se gli iraniani sarebbero disposti ad accettare un cambio di regime che potrebbe rischiare di disgregare il Paese</strong> in varie parti. È quello che è accaduto in Iraq con la guerra del 2003, dopo cui il Paese poi non si è mai più ricomposto. È quello che sta avvenendo anche in Siria ormai da un anno e mezzo. Siamo sicuri che l’Iran voglia andare in quella stessa direzione?”</p>



<p><strong>Considerata la sua pluriennale esperienza sul campo di Medio Oriente, questa nuova guerra è diversa dalle precedenti nella stessa area? Mi riferisco proprio a Iraq, Afghanistan, Siria</strong>&#8230;</p>



<p>“Tecnicamente si tratta di guerre molto diverse, perché la guerra in Iraq fu accompagnata da un&#8217;invasione di terra con oltre 150mila soldati americani, che si è prolungata per anni e anni. Tuttavia, le conseguenze di questo conflitto potrebbero essere le stesse: <strong>la disgregazione dell’Iran come è avvenuto per la Siria, l&#8217;Iraq, e la Libia di Gheddafi</strong>. Ne parliamo adesso, 15-20 anni dopo, e ancora non vediamo una reale ricomposizione di questi Paesi. Come ho detto, questo è l&#8217;obiettivo principale: disgregarli e dividerli per linee etniche, religiose o settarie&#8221;.</p>



<p><strong>Pensando alla nostra prospettiva, perché come occidentali siamo alleati dei Paesi del Golfo, tanto che alcuni nostri politici arrivano ad elogiarne le caratteristiche socio-politiche, nonostante che le donne lì, praticamente non abbiano diritti, ma al contempo ci indigniamo per le oppressioni, pur disgustose, dei Pasdaran e della polizia morale iraniana?</strong></p>



<p>“<strong>Perché i Paesi del Golfo pagano miliardi di dollari per comprare armi italiane, francesi, inglesi e americane</strong>. Sono nostri partner economici da una vita, hanno comprato dalle nostre aziende, e comprano tutt&#8217;ora, tutto ciò che serve dal punto di vista militare. Ecco perché i Paesi del Golfo non vengono mai presi di mira. Qualcuno si ricorda ancora che Mohammad bin Salman, il principe saudita, ha fatto a pezzi, all’interno del consolato saudita di Istanbul, <strong>il giornalista Jamal Khashoggi </strong>nel 2018? Qualcuno lo nomina ancora? Non mi pare.</p>



<p>Noi siamo in grado di tollerare tutto, basta che tu paghi. <strong>Questo è il problema grosso dell&#8217;Occidente e dell&#8217;Europa: la bassa, bassissima tenuta morale europea</strong>. Non è solo questione di armi, ma di tenuta morale. L&#8217;Europa ha tollerato che per due anni Israele facesse un genocidio a Gaza con oltre 70mila morti tra donne, bambini, anziani<strong>. Ecco perché oggi Israele e gli Stati Uniti fanno quello che vogliono, perché noi non siamo intervenuti per fermare il genocidio dei palestinesi e adesso tutto il mondo è diventato Gaza&#8221;.</strong></p>



<p><strong>Restiamo in Europa: oggi non si può più parlare, di fatto, di applicazione del diritto internazionale perché nessuno lo rispetta più. Tuttavia, l’Unione Europea si proclama ancora portatrice di determinati valori etici e morali. In quest’ottica, cosa pensa del doppio standard applicato dall’Ue rispetto all’invasione russa dell’Ucraina da una parte, per cui sono stati approvati 20 pacchetti di sanzioni, e al quasi nulla rispetto al genocidio a Gaza, perpetrato da Israele, dall’altra? A ciò, si aggiunge ora anche la nuova aggressione di matrice israelo-americana in Iran, dove non solo non si interviene dal punto di vista politico e diplomatico, ma anzi, vengono fornite armi e supporto.</strong></p>



<p>“Lo vediamo chiaramente: Putin è stato condannato per crimini di guerra dalla Corte Penale Internazionale, e dunque non può viaggiare in Europa e in altre parti del mondo. Anche Netanyahu è stato condannato dalla Corte Penale Internazionale, ma lui è ancora un nostro partner attivo. Anzi, dirò di più, è il nostro vero ‘colonizzatore’ oggi. Questo è il problema. <strong>Noi abbiamo accettato che Israele facesse di tutto, proprio con quel famoso doppio standard, per cui da una parte c&#8217;è la guerra in Ucraina e finanziamo la resistenza ucraina, dall&#8217;altra parte però nessuno di noi finanzia più i palestinesi</strong>; anzi, con questa guerra sono finiti in condizioni ancora peggiori di prima. Qualcuno ha sentito alzare qualche voce al riguardo? Purtroppo, anche dal punto di vista morale c&#8217;è una caduta: è precipitato tutto, non solo il diritto internazionale. Certo, lo sappiamo che sul diritto internazionale anche il regime iraniano è pessimo, ma <strong>non è accettabile che per questo oggi chiunque possa far la guerra a chiunque altro; fare un torto e ripagare con la stessa moneta, con la vendetta. Questa è la fine del diritto internazionale</strong>&#8220;.</p>



<p><strong>In questo modo però non c’è soluzione di alcun tipo. Tra l’altro, Ursula von der Leyen, come presidente della Commissione Europea, alcune ore dopo i primi attacchi in Iran nel corso del weekend, ha scritto un messaggio su X per informare che sarebbe stata indetta una riunione straordinaria dei vertici Ue, ma solo il lunedì mattina, suscitando moltissime perplessità e commenti sul web. Come se non si trattasse di una crisi internazionale, ma di un lavoro impiegatizio d’ufficio che si può rimandare al lunedì mattina. In quest’ottica, cosa pensa della classe politica europea? Sono preparati a questo nuovo scenario?</strong></p>



<p>“La risposta viene da sé: questi signori dell’Ue non sono assolutamente in grado di affrontare la situazione. Di questo passo l&#8217;Unione Europea rischia di disgregarsi politicamente. Lo abbiamo visto con l’atteggiamento di Orban in Ungheria, ma più in generale <strong>l’unità europea oggi non si fonda più su valori, ma solo su interessi</strong>&#8220;.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Following the ongoing situation in Iran, I am convening a special Security College on Monday. <br><br>For regional security and stability, it is of the utmost importance that there is no further escalation through Iran’s unjustified attacks on partners in the region.</p>&mdash; Ursula von der Leyen (@vonderleyen) <a href="https://twitter.com/vonderleyen/status/2027756878575362119?ref_src=twsrc%5Etfw">February 28, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<p><strong>In queste ore si discute dei possibili effetti sul conflitto in Merio Oriente qualora Italia, Francia, Germania e Regno Unito decidessero di concedere l’uso delle basi militari presenti sul proprio territorio all’esercito Usa per operazioni contro l’Iran. Lei come vede un coinvolgimento più diretto dell’Italia in questo scenario? In che posizione ci metterebbe?</strong></p>



<p>“Per ora nessuno ha deciso di concedere le basi militari agli americani, in Italia. Hanno però deciso di intervenire a supporto di Cipro, che è ormai una specie di colonia israeliana, dietro cui c’è anche un accordo trilaterale Cipro-Israele-Grecia. Chiaramente un coinvolgimento ci metterebbe dentro il conflitto, questo mi sembra evidente. Certo, nel 2011 l’Italia ha concesso l’uso delle basi militari a Francia, Gran Bretagna e Regno Unito per far fuori Gheddafi, che era tra i nostri maggiori alleati nel Mediterraneo. Oggi data la situazione mi sembra evidente che se ci fosse una richiesta americana per la concessione delle basi, debba passare prima in Parlamento, perché le basi sono in uso agli Stati Uniti, ma la sovranità resta ancora italiana.”</p>



<p><strong>Cosa pensa del fatto che il ministro Crosetto, pur rappresentando l’Italia, Paese alleato di Stati Uniti e Israele, non fosse stato avvisato dell’operazione contro l’Iran, tanto da rimanere bloccato a Dubai? Pare che nessun capo di Stato fosse stato avvisato. Questo non segna un precedente?</strong></p>



<p>“Nessuno era stato avvisato di quest&#8217;operazione, neppure il Primo Ministro britannico Starmer. <strong>È la prima volta che accade che gli Stati Uniti facciano una guerra senza avvisare la Gran Bretagna</strong>. Era stato avvisato soltanto uno, il cancelliere tedesco Merz, e per un motivo: perché sulle piste degli aeroporti tedeschi c&#8217;erano degli aerei militari israeliani&#8221;.</p>



<p><strong>Al suo rientro in Italia il Ministro Crosetto ha dichiarato che “siamo sull’orlo dell’abisso”. Quanto è plausibile un ulteriore allargamento del conflitto? C’è ancora una remota possibilità che non che non si vada verso lo scenario peggiore?</strong></p>



<p>“Un allargamento del conflitto agli Stati della regione lo abbiamo già visto, ma ora bisogna vedere quanti missili restano ancora all’Iran da sparare, visto che stanno facendo fuori i lanciatori. Se parliamo di un allargamento a Russia e Cina invece, la situazione è diversa. La Russia non mi sembra assolutamente nella posizione di partecipare a un altro conflitto, visto che c&#8217;è già quello in Ucraina. E in secondo luogo, non interverrebbe mai militarmente a sostegno dell&#8217;Iran contro Israele. Putin non è mai andato contro Israele, perché in Israele la seconda lingua più parlata è il russo, dalla diaspora ancora di epoca sovietica. Per quanto riguarda la Cina, magari ci saranno delle forniture militari sottobanco, ma non vedo proprio i cinesi intervenire in un conflitto così lontano dai loro interessi strategici. Perché è vero che l&#8217;Iran fornisce petrolio alla Cina, ma è molto distante dai loro interessi e la Cina non ha basi in Medio Oriente.”</p>



<p><strong>Lei ha detto che l&#8217;operazione contro l&#8217;Iran è stata iniziata prima da Israele e dopo dagli Stati Uniti. Quindi l&#8217;agenda americana segue quello che vuole Netanyahu. Abbiamo visto un mese fa il rapimento di Maduro in Venezuela. Trump sta già parlando di cosa potrebbe succedere a Cuba. Ovviamente sono solo dichiarazioni, però in quest&#8217;ottica quanto sono pericolosi per il mondo Trump e Netanyahu?</strong> </p>



<p>“Oggi Israele, insieme alla Corea del Nord, è lo Stato più pericoloso al mondo. Israele è una potenza nucleare, ma noi non sappiamo se voglia usare questa potenza o meno. Israele è addirittura più libero degli Stati Uniti in questo. Gli Stati Uniti, comunque, le armi nucleari non le potrebbero usare, perché ci sono Cina e Russia<strong>. Israele si farebbe remore a usare una bomba atomica, anche tattica, in Medio Oriente se dovesse perdere una guerra? No, lo sappiamo tutti che non si farebbe nessuna remora. Per questo è lo Stato più pericoloso al mondo&#8221;.</strong></p>



<p><strong>Però, vista così, nessuno è in grado di fermarlo. Non c&#8217;è nessun tipo di risposta né diplomatica, né politica, né militare.</strong></p>



<p>“Ha visto cosa è successo a Gaza? Dicevo e scrivevo ‘Guardate che se non si interviene a Gaza, se non si blocca Israele, Israele si sentirà autorizzato a fare qualunque cosa, non solo dei Paesi del Medio Oriente ma anche di noi.’ È esattamente quello che è successo. Israele fa quello che vuole, decide quali sono gli obiettivi, può costringerti a una crisi petrolifera ed energetica di ampia portata, e tutto questo senza che tu abbia fatto nulla. Perché non sei intervenuto prima. <strong>Non essere intervenuti prima per fermare Israele a Gaza, è stato il via libera tacito dell’Europa sul genocidio, E ora questo. Israele ha sentito di poter fare qualunque cosa.</strong> Questa è la situazione pura e semplice: <strong>non siamo più nella diplomazia, ma nei rapporti di forza</strong>&#8220;.</p>



<p><strong>Ha parlato di una possibile crisi energetica. Negli ultimi giorni Putin ha dichiarato che il gas russo che ancora rifornisce una parte dell&#8217;Europa centro-orientale potrebbe essere interrotto prima dello scadere del termine concordato del 2027. E in ogni caso la maggior parte dei Paesi dell&#8217;Ue non ha più rapporti commerciali con la Russsia. Dall’altra parte, però, con questa nuova crisi potrebbero esserci problemi anche sui rifornimenti dal Medio Oriente. In quel caso i Paesi europei ne potrebbero uscire perdenti?</strong></p>



<p>“Bisogna distinguere tra i Paesi europei. Francia e Spagna sono autonomi dal punto di vista energetico: la Francia ha le centrali nucleari, inoltre si riforniscono con navi che passano dall&#8217;Atlantico, non dal Golfo. L’Italia invece è in una posizione di debolezza perché prende il suo gas al 25% circa dal Qatar, che però ha chiuso i gli impianti. Qualcosa arriva dall’Azerbaijan, 40% dall&#8217;Algeria, un altro 10% dalla Libia, ma è chiaro che dovremo rivolgerci ad altri fornitori. <strong>Questa situazione ha messo in evidenza una crisi strutturale. E l’Italia è un Paese vulnerabile per quel che riguarda il rifornimento di energia. </strong>Oltretutto, se non ci arriva più gas dal Golfo, Trump si frega le mani, perché significa che gli Usa ce lo possono vendere a prezzo superiore&#8221;.</p>



<p><strong>Perché, secondo lei, il Governo italiano resta così fedele alla linea politica degli Stati Uniti, non criticandone alcuna iniziativa?</strong></p>



<p>“Perché contrasterebbe quello che vuole Israele. <strong>L&#8217;Italia è un Paese a sovranità limitata</strong>, basta vedere le basi americane che ci sono, ma siamo in condizioni di sottomissione anche nei confronti del Governo israeliano. <strong>Nel marzo del 2023 l&#8217;Italia ha appaltato la <em>cyber security</em> dei propri servizi segreti a Israele e questa è stata una manovra totalmente sconsiderata: abbiamo consegnato a Israele le chiavi della nostra sicurezza.</strong> Ecco perché Israele è in condizioni di forza anche nei confronti dell&#8217;Italia&#8221;.</p>



<p><strong>Una domanda di respiro un po’ più ampio: lei ha detto giustamente che questo conflitto in Medio Oriente ha già coinvolto tantissimi altri paesi dell&#8217;area. Sto parlando di Qatar, Emirati Arabi, Bahrain, Kuwait, gli Huthi in Yemen, Hezbollah in Libano, i Curdi…</strong> <strong>Quanto ci avvicina tutto questo, aggiungendoci il conflitto già in corso in Ucraina, e la situazione a Gaza, a una Terza guerra mondiale?</strong></p>



<p>“Secondo me, non tanto: Israele occuperà un pezzo di Libano, come ha già occupato un pezzo di Siria dopo la caduta di Assad, e già occupava le alture del Golan dal 1967. Questo è quello che interessa a Israele, e siccome dispone nella sua agenda anche degli Stati Uniti, quello che andrà bene agli Stati Uniti, andrà bene anche a noi. Certo, credo che sarà una guerra lunga.</p>



<p>Distinguiamo tra le operazioni militari che stanno conducendo Stati Uniti e Israele. <strong>L’obiettivo ora è radere completamente al suolo l’apparato militare iraniano, e questo potrebbe andare avanti ancora per qualche settimana</strong>. Poi però, bisogna vedere se vogliono effettivamente attuare un cambio di regime e in che modo vogliono farlo. Quello che dice Trump&#8230; Lo sappiamo, un giorno dice una cosa, il giorno dopo ne dice un&#8217;altra, però a quel punto, gli interessi di Stati Uniti e Israele potrebbero divergere. Israele vuole radere al suolo l’apparato militare iraniano, ma <strong>Trump a un certo punto dovrà chiudere questo conflitto perché a breve ci saranno le elezioni di midterm</strong> e non può presentarsi con una guerra aperta, in corso.”</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">A video shows a group of pastors praying over President Donald Trump in the Oval Office <a href="https://t.co/ACG6Pzs002">pic.twitter.com/ACG6Pzs002</a></p>&mdash; Reuters (@Reuters) <a href="https://twitter.com/Reuters/status/2029878407878656456?ref_src=twsrc%5Etfw">March 6, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<p><strong>Trump però era quello che prometteva la pace nel mondo, addirittura di risolvere le guerre, pretendendo il Nobel per la pace</strong></p>



<p>“Trump dice cose inutili, recentemente ha detto che vuole nominare lui la prossima guida suprema dell’Iran, da Mar-a-Lago. <strong>Ma Trump stesso è ormai il capo di una nuova religione. Una religione sotto l’egida del sionismo, che mette insieme evangelici, pentecostali, battisti, i miliardari del Golfo… Una religione che vuole imporre a tutti noi.</strong></p>



<p>Trump ha però un problema: la base MAGA che lo ha votato ha iniziato a essere molto irritata dal fatto che lui, anziché pensare agli interessi degli Stati Uniti, pensi a quelli di Israele. E questo può costituire un vero grande problema alle prossime elezioni. Per questo ha bisogno di chiudere questo conflitto e dichiarare una vittoria. <strong>Noi come Europa abbiamo forse voce in capitolo? No, altrimenti ci avrebbero avvertiti di questa guerra.</strong> Noi pagheremo per le enormi conseguenze di questa guerra dal punto di vista economico, come paghiamo per la guerra in Ucraina. Ma di fatto, non decidiamo nulla&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/alberto-negri-su-usa-iran-non-siamo-intervenuti-per-fermare-il-genocidio-e-oggi-tutto-il-mondo-e-gaza.html">Alberto Negri su Usa-Iran: &#8220;Non siamo intervenuti per fermare il genocidio, e oggi tutto il mondo è Gaza&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Sull&#8217;Iran Trump è in guerra contro l&#8217;America</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/sulliran-trump-e-in-guerra-contro-lamerica.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mossetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Mar 2026 10:53:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[israele]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[trump]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/usa.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="usa" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/usa.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/usa-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/usa-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/usa-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/usa-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/usa-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Meno convinti i repubblicani, profondamente contrari i democratici. E Trump non ha un piano per la guerra contro l'Iran. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/sulliran-trump-e-in-guerra-contro-lamerica.html">Sull&#8217;Iran Trump è in guerra contro l&#8217;America</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/usa.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="usa" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/usa.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/usa-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/usa-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/usa-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/usa-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/usa-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Siamo stati descritti come dei complottisti, come degli ossessionati, per aver sospettato quello che il segretario di Stato americano, <strong>Marco Rubio</strong>, sembra aver <a href="https://www.dailymail.co.uk/news/article-15608043/Marco-Rubio-Israel-forced-US-war-Iran.html?ns_mchannel=rss&amp;ns_campaign=1490&amp;ito=social-twitter_mailonline">appena ammesso</a> di fronte alle telecamere: l&#8217;unica &#8220;minaccia imminente&#8221; percepita dalla <strong>Casa Bianca</strong> in Iran era quella creata dalla decisione di <strong>Israele</strong> di colpire per primo. Non il nucleare degli ayatollah alle porte, né altre preoccupazioni improrogabili. Di fronte all&#8217;alleato inamovibile, la potenza egemone del fronte occidentale, anziché frenarlo, ha pensato bene di <a href="https://www.instagram.com/reels/DVURU66D0wg/">unirsi all&#8217;attacco</a>.</p>



<p>Una rivelazione, quella di <strong>Rubio</strong>, che arriva in un ecosistema informativo, istituzionale e religioso che tollera da decenni il cosiddetto <em>Israel First</em>, il sacrificare ogni velleità sovranista per i desiderata di Tel Aviv: per esempio tra gli evangelici, segmento fondamentale per <strong>Trump</strong>. D&#8217;altro canto, arriva mentre il consenso popolare per l&#8217;alleato israeliano e le sue politiche è sempre più in calo, e servono leggi repressive per frenarne la discesa.</p>



<p>Non c&#8217;è un solo sondaggio, tra i primi e più autorevoli pubblicati subito dopo l&#8217;attacco congiunto di <strong>Trump</strong> e <strong>Netanyahu</strong> contro l&#8217;Iran, che mostri una maggioranza di statunitensi favorevoli alla guerra. Secondo una <a href="https://www.reuters.com/world/us/just-one-four-americans-support-us-strikes-iran-reutersipsos-poll-finds-2026-03-01/">rilevazione</a> di <strong>Reuters/Ipsos</strong>, il 43 per cento degli intervistati è contrario agli attacchi, il 27 per cento li sostiene e il 29 per cento è indeciso. Il dato è persino leggermente peggiore rispetto agli attacchi di giugno, quando il rapporto era 36 per cento favorevoli contro 45 per cento contrari.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Repubblicani meno convinti, dirigenti Dem silenti</h2>



<p>Anche all’interno del <strong>Partito Repubblicano</strong> il sostegno sta calando: l’approvazione tra gli elettori <strong>Gop</strong> è passata dal 69 per cento registrato a giugno al 55 per cento attuale. E una parte consistente dice che cambierebbe posizione se aumentassero le vittime americane o i prezzi di benzina e petrolio.</p>



<p>Il dato più sconcertante è la dirigenza <strong>Dem</strong>: silente, fiacca o complice dell&#8217;operazione nonostante gli elettori democratici che si dicono favorevoli siano appena il 13 per cento. Una vecchia storia di gap tra establishment di partito e base, ma anche il segno che l&#8217;ostilità estrema della classe dirigente Usa nei confronti dell&#8217;Iran e la voglia di saldare il conto decennale sono più forti di qualsiasi tendenza in società.</p>



<p>Come biasimare lo scetticismo? Negli ultimi quattro giorni <strong>Trump</strong> ha raccontato obiettivi e tempi della guerra contro l’Iran in modo diverso a seconda del giornale con cui parlava. Al <strong>Washington Post</strong> ha detto che lo scopo è la &#8220;libertà per il popolo iraniano&#8221;. Ad <strong>Axios</strong> ha ipotizzato di chiudere &#8220;in due o tre giorni&#8221; con un accordo. Al <strong>New York Times</strong> ha parlato di &#8220;quattro o cinque settimane&#8221; e di &#8220;tre ottime opzioni&#8221; per guidare l’Iran. Sul social <strong>Truth</strong> ha un tono molto più bellicoso.</p>



<p>Nel complesso, più che un piano definito, emergono ipotesi diverse e spesso contraddittorie. L’impressione è che <strong>Trump</strong> voglia poter dire di aver &#8220;risolto&#8221; un problema che impegna gli <strong>Stati Uniti</strong> dai tempi di <strong>Jimmy Carter</strong>. Ma non è chiaro cosa significhi, concretamente, né come arrivarci. I bombardamenti hanno ucciso la <strong>Guida suprema iraniana</strong> e altri vertici politici e militari, ma anche centinaia di civili, che hanno ricompattato quella parte di Iran tutt&#8217;altro che secolarista o favorevole al <strong>regime change</strong>. I soldati statunitensi morti sono una mezza dozzina finora, ma simbolicamente i primi dell&#8217;<strong>Air Force</strong> in oltre trent&#8217;anni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La differenza rispetto all&#8217;Iraq</h2>



<p>C&#8217;è una differenza abissale col passato recente, quando, pochi giorni dopo l’invasione dell’<strong>Iraq</strong> nel 2003, il 72 per cento degli statunitensi diceva che andava bene così. Il più classico dei <em>rally around the flag</em>. Contro il lascito bellicoso dei <strong>neoconservatori</strong> del resto aveva fatto campagna elettorale lo stesso <strong>Trump</strong>, che ora sembra essersene dimenticato e spiega di fregarsene dei sondaggi, tagliando corto: &#8220;Devo fare la cosa giusta&#8221;.</p>



<p>Di fatto, pressione israeliana o meno, la decisione finale sull&#8217;attacco l&#8217;ha presa <strong>Trump</strong>. E la parte più isolazionista del popolo <strong>Maga</strong> è in ribollizione. Il fascistoide <strong>Nick Fuentes</strong> scrive: &#8220;Siamo sicuri sia meglio di Kamala [Harris]?&#8221;. Il provocatore <strong>Matt Welsh</strong> dice che l&#8217;ammissione di <strong>Rubio</strong> &#8220;è la peggiore cosa possibile in questo momento&#8221;, mentre il giornalista di impatto globale <strong>Tucker Carlson</strong>, scrive il <strong>New York Times</strong>, avrebbe detto al presidente che non dovrebbe lasciarsi mettere con le spalle al muro da <strong>Israele</strong>. <strong>Trump</strong> gli avrebbe risposto di comprendere i rischi di un attacco e di non avere altra scelta se non quella di unirsi a un’azione militare che <strong>Israele</strong> avrebbe comunque lanciato.</p>



<p>Per ora, in attesa che la base populista faccia da <strong>katechon</strong>, da potere frenante all&#8217;alleanza <strong>Usa-Israele</strong>, questo è ben lungi dall&#8217;essere il tema principale della politica <em>grassroots</em>, ma la guerra con l’Iran e le tensioni regionali stanno rendendo la questione sempre più centrale, soprattutto in un elettorato democratico che appare più critico verso il governo israeliano rispetto al passato. Nelle primarie democratiche in Stati come <strong>Illinois</strong>, <strong>Michigan</strong> e <strong>Texas</strong>, anche legami marginali con dirigenti israeliani vengono usati dagli avversari per attaccare i candidati.</p>



<h2 class="wp-block-heading">E intanto, nel Regno Unito e in Germania&#8230;</h2>



<p>In <strong>Illinois</strong>, la vicegovernatrice <strong>Juliana Stratton</strong> è stata criticata per un viaggio del 2019 in Israele e un incontro con <strong>Tzipi Livni</strong>, ex ministra e storica oppositrice di <strong>Benjamin Netanyahu</strong>. Una sua rivale, la deputata <strong>Robin Kelly</strong>, ha messo in dubbio il suo &#8220;giudizio politico&#8221; e ha rivendicato una linea più netta: ha definito quanto accaduto a Gaza un genocidio e ha annunciato che non accetterà più fondi dalla lobby filo-israeliana <strong>Aipac</strong>.</p>



<p>Il tema emerge mentre il sostegno a <strong>Israele</strong> tra gli elettori democratici <a href="https://www.pewresearch.org/short-reads/2025/06/03/most-people-across-24-surveyed-countries-have-negative-views-of-israel-and-netanyahu/">è in caduta libera</a>: dice <strong>Gallup</strong> che circa due terzi dei democratici simpatizzano più per i palestinesi che per gli israeliani, un fatto <a href="https://news.gallup.com/poll/702440/israelis-no-longer-ahead-americans-middle-east-sympathies.aspx">impensabile</a> dieci anni fa. Anche nella società britannica ci sono trend simili: una rilevazione <strong>YouGov</strong> <a href="https://yougov.com/en-gb/daily-results/20260302-14ed5-1">mostra</a> che solo l&#8217;11 per cento degli intervistati sostiene con convinzione la guerra contro l&#8217;Iran, mentre il 49 per cento si dice contrario, di cui il 27 per cento fortemente. Il sostegno è concentrato tra anziani, maschi, elettori conservatori e di destra radicale come <strong>Reform Uk</strong>. Tra giovani, donne, laburisti e verdi prevale invece nettamente l’opposizione o lo scetticismo. <strong>In Germania 6 tedeschi su 10 sono contro gli attacchi.</strong></p>



<p>Trump ha dichiarato guerra all&#8217;America che sperava in lui per nuovo corso, antitetico a quello della palude di Washington. C&#8217;è chi pensa di distrarre da questa circostanza con l&#8217;arma più prevedibile: <strong>un&#8217;accusa generica di antisemitismo, </strong>lanciata contro il pubblico con definizioni fin troppo ampie di ciò che dovrebbe includere. Difficilmente funzionerà, e di fronte a una crescente stanchezza gli ebrei americani avrebbero bisogno di idee, alleati e leadership migliori di queste.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/sulliran-trump-e-in-guerra-contro-lamerica.html">Sull&#8217;Iran Trump è in guerra contro l&#8217;America</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>&#8220;USS Defiant&#8221;: Come dovrebbero essere le nuove &#8220;navi da guerra&#8221; di Trump</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/uss-defiant-come-dovrebbero-essere-le-nuove-navi-da-guerra-di-trump.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Feb 2026 05:24:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[guerra del futuro]]></category>
		<category><![CDATA[trump]]></category>
		<category><![CDATA[US Navy]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1240" height="728" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Screenshot-2026-02-03-alle-14.49.23.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Screenshot-2026-02-03-alle-14.49.23.jpeg 1240w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Screenshot-2026-02-03-alle-14.49.23-300x176.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Screenshot-2026-02-03-alle-14.49.23-1024x601.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Screenshot-2026-02-03-alle-14.49.23-768x451.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Screenshot-2026-02-03-alle-14.49.23-600x352.jpeg 600w" sizes="auto, (max-width: 1240px) 100vw, 1240px" /></p>
<p>L&#8217;irrequieto presidente degli Stati Uniti brama una nuova classe di navi da guerra che noi già chiamiamo USS Defiant, nome scelto per la capo classe delle cinque nuove unità di superficie e da battaglia destinate all&#8217;Us Navy, destinata a diventare la &#8220;più grande nave da combattimento di superficie statunitense dalla Seconda Guerra Mondiale&#8220;. L’annuncio della &#8230; <a href="https://it.insideover.com/difesa/uss-defiant-come-dovrebbero-essere-le-nuove-navi-da-guerra-di-trump.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/uss-defiant-come-dovrebbero-essere-le-nuove-navi-da-guerra-di-trump.html">&#8220;USS Defiant&#8221;: Come dovrebbero essere le nuove &#8220;navi da guerra&#8221; di Trump</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>L&#8217;irrequieto presidente degli Stati Uniti brama una nuova classe di navi da guerra che noi già chiamiamo <strong>USS Defiant</strong>, nome scelto per la capo classe delle cinque nuove unità di superficie e da battaglia destinate all&#8217;Us Navy, destinata a diventare la &#8220;<em>più grande nave da combattimento di superficie statunitense dalla Seconda Guerra Mondiale</em>&#8220;. L’annuncio della &#8220;nuova corazzata&#8221; per alcuni segna una svolta netta nella dottrina navale americana, per altri, è una scelta in controtendenza, che non tiene conto degli ultimi sviluppi nella <strong>dottrina</strong> che studia la guerra navale, <a href="https://www.ilgiornale.it/news/guerra/ucraina-si-stanno-riscrivendo-regole-guerra-navale-2336035.html">rivoluzionata all&#8217;impiego di droni e missili</a> capaci di annientare unità di stazza elevata con un singolo colpo a segno. Ciò nonostante, con il <strong>programma BB(X)</strong>, svelato personalmente da <strong>Donald Trump</strong> il 22 dicembre 2025, la US Navy abbandona l’idea della “<em>letalità distribuita</em>” e sembra voler tornare a una potenza di fuoco concentrata nell&#8217;ambito della nuova Golden Fleet.&nbsp;</p>



<p>Pensata per colmare il divario &#8220;<em>quantitativo e qualitativo</em>&#8221; che si sta sviluppando con la <strong>PLA Navy </strong>della Repubblica Popolare Cinese in termini di missili, sensori e capacità ipersoniche, la USS Defiant e l’ambizione strategica promossa dal Tycoon  sta già sollevando pronti dubbi riguardo la sostenibilità del progetto e il reale impiego di questa nuova nave da guerra che verrà schierata dopo il ritiro degli <strong>incrociatori Ticonderoga</strong> e i limiti fisici dei <strong>cacciatorpediniere Arleigh Burke</strong>.</p>



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<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Trump Unveils New Battleship Class; Proposed USS Defiant Will Be Largest U.S. Surface Combatant Since WWII — USNI News<a href="https://t.co/COTmxL2gCF">https://t.co/COTmxL2gCF</a> <a href="https://t.co/HILut7kDYb">pic.twitter.com/HILut7kDYb</a></p>&mdash; U.S. Naval Institute (@NavalInstitute) <a href="https://twitter.com/NavalInstitute/status/2003257417656861006?ref_src=twsrc%5Etfw">December 23, 2025</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<p>La Defiant, o BB(X), viene ufficialmente classificata come “corazzata”, nella vecchia dicitura usata per definire queste tipo di nave da guerra, ma è di fatto associabile a un incrociatore pesante lungo 270 metri, con oltre 35.000 tonnellate di dislocamento, una propulsione convenzionale e un armamento che combina <strong>128 celle Vls Mk 41</strong> con 12 tubi per missili ipersonici Conventional Prompt Strike &#8211; gli stessi installati sui cacciatorpediniere <strong>classe Zumwalt</strong> &#8211; cannoni da 127 mm, sistemi di difesa ravvicinata e la possibilità di integrare in futuro il <strong>missile nucleare tattico Slcm-N</strong>. Questa gigantesca nave da battaglia dovrebbe essere in grado di raggiungere velocità superiori a 30 nodi, e ospitare nel suo hangar convertiplani V-22 Osprey, elicotteri e droni.</p>



<p>Sul <strong>piano concettuale</strong>, il BB(X) dovrebbe rappresentare una risposta a un limite strutturale delle <em>Operazioni Marittime Distribuite</em>: missili ipersonici di grandi dimensioni e <strong>laser ad alta energia</strong> non possono essere “<em>distribuiti</em>” su fregate leggere, esprimendo il suo vero valore attraverso la <strong>potenza dei sensori</strong>, nella resilienza strutturale e nello spazio che riserverebbe per i futuri che le garantirebbero un ruolo di nave comando per future le operazioni navali. Dato che, secondo le stime, un&#8217;unità BB(X) potrebbe essere in grado di &#8220;<em>dominare autonomamente una battaglia aerea e di superficie</em>&#8220;, se dotata di un solido schermo ASW a supporto.</p>



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<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">BREAKING 🔴<br><br>Donald Trump says the US will build 2 “Trump class battleships,” calling them the largest and most powerful ever.<br><br>“Largest we’ve ever built.”<br>“They will have 100 times the force and power.”<br><br>Trump said the ships will anchor a new “Golden Fleet.” The first vessel… <a href="https://t.co/j6tYIolqO8">pic.twitter.com/j6tYIolqO8</a></p>&mdash; Open Source Intel (@Osint613) <a href="https://twitter.com/Osint613/status/2003228099316535793?ref_src=twsrc%5Etfw">December 22, 2025</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<p>Accantonando le nuove tattiche navali e i rischi in cui potrebbe incorrere un&#8217;unità di questa stazza, uno dei punti più critici del piano che dovrebbe portare alla schieramento della USS Defiant, USS Trump, USS Hegseth e USS Phelan &#8211; questi i nomi proposti per le nuove unità &#8211; è il <strong>nodo industriale</strong>. </p>



<p>Per il segretario della Marina<strong> John Phelan</strong>, la costruzione di questa nuova classe di navi da guerra, spesso definita Classe Trump, porterò lavoro &#8220;<em>per i cantieri navali di tutta l&#8217;America, da Filadelfia a San Diego, dal Maine al Mississippi, dai Grandi Laghi alla costa del Golfo</em>&#8220;, mentre i detrattori del programma sottolineando come la base cantieristica statunitense abbia recentemente fallito nel consegnare in tempo persino una semplice fregata derivata da un progetto esistente, la <strong>classe Constellation</strong>.</p>



<p>Ciò dovrebbe lascia &#8220;<em>presumere</em>&#8221; che lo stesso ecosistema possa progettare e costruire una corazzata altamente complessa entro il 2035 richiede un ottimismo notevole. Il coinvolgimento del cantiere Hanwha Philly, privo di esperienza militare, e l’ipotesi di una costruzione modulare distribuita evidenziano l’urgenza, ma anche l’improvvisazione. Con un costo stimato tra i<strong> 10 e i 15 miliardi di dollari </strong>per unità e una consegna non prevista prima dei primi anni <strong>2040</strong>, la Defiant rischia di diventare una “<em>risorsa troppo grande da perdere</em>”: un bersaglio prioritario, da proteggere con un apparato di scorta dedicato, in una flotta che già fatica a mantenere numeri e scorte di munizioni adeguati. </p>



<p>La Defiant è, in <a href="https://news.usni.org/2025/12/22/trump-unveils-new-battleship-class-proposed-uss-defiant-will-be-largest-u-s-surface-combatant-since-wwii">ultima analisi</a>, uno strumento politico oltre che militare: una manifestazione di potenza pensata per dissuadere, impressionare e segnalare determinazione strategica, più che per risolvere da sola il problema dell’equilibrio navale con Pechino. La storia suggerisce però cautela: le flotte basate su poche navi su cui concentrare sistemi d&#8217;arma e potenza sono comunque <strong>vulnerabili</strong>. La vera sfida per la Marina statunitense non è costruire la nave più grande, ma trovare un equilibrio sostenibile tra piattaforme, munizioni, logistica e capacità industriale.</p>



<p><strong><em>Lo sviluppo di tecnologie militari&nbsp;d’avanguardia e il loro schieramento deciderà le sorti delle guerre future. Conoscerle, analizzarle, e cercare di spiegare la loro importanza e il ruolo che svolgono nei conflitti&nbsp;è parte del nostro sforzo quotidiano.&nbsp;Se vuoi approfondire queste tematiche ed essere sempre aggiornato sugli sviluppi nell’ambito della Difesa, segui InsideOver, e sostieni il nostro lavoro,&nbsp;</em><a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard">abbonati oggi!</a></strong></p>
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