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	<title>transizione energetica Archives - InsideOver</title>
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	<title>transizione energetica Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Trump terremota anche la finanza: le grandi banche Usa abbandonano l&#8217;alleanza green</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/trump-terremota-anche-la-finanza-le-grandi-banche-usa-abbandonano-lalleanza-green.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jan 2025 14:54:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Banche]]></category>
		<category><![CDATA[Goldman Sachs]]></category>
		<category><![CDATA[transizione energetica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240813133621731_88cceb9b729ba3048ed8cc19a2d5872e.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240813133621731_88cceb9b729ba3048ed8cc19a2d5872e.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240813133621731_88cceb9b729ba3048ed8cc19a2d5872e-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240813133621731_88cceb9b729ba3048ed8cc19a2d5872e-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240813133621731_88cceb9b729ba3048ed8cc19a2d5872e-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240813133621731_88cceb9b729ba3048ed8cc19a2d5872e-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240813133621731_88cceb9b729ba3048ed8cc19a2d5872e-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Effetto-Trump sulla finanza: la grande ritirata delle banche dall'alleanza green costituita in seno alle Nazioni Unite.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/trump-terremota-anche-la-finanza-le-grandi-banche-usa-abbandonano-lalleanza-green.html">Trump terremota anche la finanza: le grandi banche Usa abbandonano l&#8217;alleanza green</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240813133621731_88cceb9b729ba3048ed8cc19a2d5872e.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240813133621731_88cceb9b729ba3048ed8cc19a2d5872e.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240813133621731_88cceb9b729ba3048ed8cc19a2d5872e-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240813133621731_88cceb9b729ba3048ed8cc19a2d5872e-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240813133621731_88cceb9b729ba3048ed8cc19a2d5872e-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240813133621731_88cceb9b729ba3048ed8cc19a2d5872e-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240813133621731_88cceb9b729ba3048ed8cc19a2d5872e-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il <strong>terremoto causato dalla vittoria di Donald Trump</strong> alle elezioni presidenziali Usa non ha solo coinvolto la politica internazionale, aprendo profonde discussioni sul futuro della <a href="https://it.insideover.com/politica/ucraina-larrivo-di-trump-costringe-tutti-a-far-i-conti-con-la-realta.html">guerra in Ucraina </a>e accelerando la fine della logora esperienza di governo in Canada di <a href="https://it.insideover.com/politica/il-tramonto-di-trudeau-dopo-dieci-anni-di-governo-il-canada-verso-il-voto.html">Justin Trudeau,</a> ma anche sull&#8217;economia e la finanza. Mentre borse e mercati già <strong>sovraccaricati</strong> nel 2024 dal rally dell&#8217;intelligenza artificiale e dalla fame di rendimenti aspettano le politiche di deregolamentazione promesse da The Donald, l&#8217;imminente insediamento del <strong>presidente eletto</strong> ha già prodotto una diretta conseguenza sulle decisioni strategiche di molte banche Usa, che hanno optato per ritirarsi dalla <strong>Net Zero Banking Alliance</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le banche Usa di punta che lasciano l&#8217;alleanza green</h2>



<p>Tra queste si segnalano Wells Fargo, Goldman Sachs, Morgan Stanley, Citi e Bank of America, i giganti delle banche d&#8217;affari a stelle e strisce. Da tempo queste istituzioni subivano pressioni in molti Stati Usa, a controllo repubblicano, che definivano <strong>anticoncorrenziali le scelte a monte sulla finanza Esg</strong> e le politiche di deliberata preferenza ambientalista. Nel Partito Repubblicano prende piede da tempo una corrente che vede come <em>woke</em> e anti-concorrenziale ogni scelta dichiaratamente ambientalista della finanza.</p>



<p><a href="https://www.ft.com/content/1902b661-90ea-44ee-ba51-fe2d3520f1bc">Come ricorda il <em>Financial Times, </em></a>con l&#8217;approssimarsi del ritorno di Trump alla Casa Bianca, che sarà ufficiale il 20 gennaio, &#8220;sono aumentate le minacce antitrust contro le istituzioni che hanno promosso investimenti in base a questioni ambientali, sociali e di governance, a seguito di azioni legali intentate da politici degli Stati repubblicani&#8221;. Queste cause legali &#8220;sostengono che boicottando le società energetiche basate sui combustibili fossili, l<strong>e istituzioni finanziarie stanno lavorando in collusione per privare il settore di capitale&#8221;. </strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;età delle risorse fossili non è finita e le banche lo sanno  </h2>



<p>La conseguenza è stata la scelta di molte banche di abbandonare l&#8217;alleanza globale per la finanza green. La Nzba è nata nel 2021 in seno alle Nazioni Unite come partenariato di 43 banche, tra le maggiori a livello mondiale, che hanno preso impegni per accelerare i finanziamenti in energia rinnovabile, aprire la strada alla decarbonizzazione e fissare gli impegni per tagliare gli investimenti nei settori a più alta intensità di emissioni di gas serra. </p>



<p>Ai tempi vigeva apertamente il motto di <strong>Larry Fink, Ceo di </strong><a href="https://it.insideover.com/economia/blackrock-e-i-suoi-fratelli-i-titani-della-finanza-che-governano-il-mondo.html"><strong>BlackRock, &#8220;siamo sostenibili perché siamo capitalisti&#8221;</strong>,</a> e l&#8217;idea che il green avrebbe prodotto ritorni importanti sui capitali investiti. Ora, invece, il clima è diverso: tra <strong>competizioni geopolitiche</strong> sui settori di punta della transizione (ad esempio l&#8217;auto elettrica), un clima di riflusso politico dall&#8217;<strong>ambientalismo imperante</strong> sulla fine dello scorso decennio e una ripresa di settori come l&#8217;oil&amp;gas tradizionale, i finanziamenti di banche e investitori non si sono affatto diradati nei settori ad alta impronta carbonica.</p>



<p>Del resto, non si può pensare al ritiro delle banche Usa dalla Nzba come esclusivamente frutto di pressioni politiche. Anche precise <strong>ragioni di business hanno il loro ruolo</strong>. Due dati su tutti: da un lato, la <strong>spinta al consolidamento</strong> del settore energetico, che genera attrattività per i capitali, dimostrato da manovre come l&#8217;acquisizione di <a href="https://it.insideover.com/economia/dallia-allautomotive-cinque-scenari-economici-da-monitorare-nel-2025.html">Pioneer, azienda leader nei servizi oil&amp;gas, da parte di ExxonMobil nel 2024</a> e la scalata di <strong>Berkshire Hathaway, l</strong><a href="https://www.true-news.it/economy/buffett-conferma-era-petrolio-non-finita"><strong>a società di Warren Buffett</strong>, su <strong>Occidental Petroleum</strong>, colosso dell&#8217;estrazione del greggio</a> in Texas e nella California roccaforte green, su cui il Mago di Omaha ha puntato con forza nell&#8217;ultimo anno sfiorando il 30% del controllo totale. </p>



<h2 class="wp-block-heading">&#8220;Trump is good for business&#8221;</h2>



<p>Dall&#8217;altro, la spinta delle politiche economiche di Trump, apertamente orientate al taglio fiscale e a un&#8217;agenda pro impresa incarnata dal prossimo guardiano dei conti Usa, Scott Bessent, che come ricorda il <em>New York Times</em> <a href="https://www.nytimes.com/2024/11/23/us/politics/scott-bessent-treasury-profile.html">ha lanciato per il Tesoro</a> “un piano “3-3-3″ che punterebbe a una crescita economica del 3 percento, ridurrebbe il deficit di bilancio al 3 percento del Prodotto interno lordo e aumenterebbe la produzione nazionale di petrolio di <strong>3 milioni di barili al giorno”</strong>.</p>



<p>Le banche Usa si muovono, dunque, per intercettare i cambiamenti e, visto che <em>Trump is good for business</em>, anche se spesso non si può dire ad alta voce, questo per molti è valsa bene la scelta di un dietrofront da decisioni di riconversione <strong>promosse senza ben guardare</strong> al conto economico ma principalmente alla politica e all&#8217;opinione pubblica. Che diventano secondarie quando in gioco ci sono i dividendi a cui la finanza, strutturalmente, punta.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/trump-terremota-anche-la-finanza-le-grandi-banche-usa-abbandonano-lalleanza-green.html">Trump terremota anche la finanza: le grandi banche Usa abbandonano l&#8217;alleanza green</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Pochi investimenti, fabbriche ferme e concorrenza Usa. Il &#8220;verde&#8221; in Europa rischia di appassire</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/pochi-investimenti-fabbriche-ferme-e-concorrenza-usa-il-verde-in-europa-rischia-di-appassire.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jul 2024 13:56:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[transizione energetica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1440" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240715153453305_1ced8d0c43557ebeb92bc7b380e009f0.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240715153453305_1ced8d0c43557ebeb92bc7b380e009f0.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240715153453305_1ced8d0c43557ebeb92bc7b380e009f0-600x450.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240715153453305_1ced8d0c43557ebeb92bc7b380e009f0-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240715153453305_1ced8d0c43557ebeb92bc7b380e009f0-1024x768.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240715153453305_1ced8d0c43557ebeb92bc7b380e009f0-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240715153453305_1ced8d0c43557ebeb92bc7b380e009f0-1536x1152.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'Europa si trova di fronte a un paradosso tutt'altro che facile da sciogliere: sul green è avanguardia globale ma sottofinanziata.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/pochi-investimenti-fabbriche-ferme-e-concorrenza-usa-il-verde-in-europa-rischia-di-appassire.html">Pochi investimenti, fabbriche ferme e concorrenza Usa. Il &#8220;verde&#8221; in Europa rischia di appassire</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1440" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240715153453305_1ced8d0c43557ebeb92bc7b380e009f0.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240715153453305_1ced8d0c43557ebeb92bc7b380e009f0.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240715153453305_1ced8d0c43557ebeb92bc7b380e009f0-600x450.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240715153453305_1ced8d0c43557ebeb92bc7b380e009f0-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240715153453305_1ced8d0c43557ebeb92bc7b380e009f0-1024x768.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240715153453305_1ced8d0c43557ebeb92bc7b380e009f0-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240715153453305_1ced8d0c43557ebeb92bc7b380e009f0-1536x1152.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;Europa si trova di fronte a un <strong>paradosso tutt&#8217;altro che facile da sciogliere</strong>: il continente che, anche grazie a un impegno anticipatore da parte dell&#8217;Unione Europea a partire dai primi Anni Novanta, ha presentato i migliori risultati in termini di <strong>gestione dei problemi ambientali, lotta al cambiamento climatico</strong> e abbattimento delle emissioni, decurtate tra un quarto e un terzo del totale nei vari Paesi in trent&#8217;anni, è anche quello che vivrà<a href="https://it.insideover.com/ambiente/ambiente-la-vittima-trascurata-della-guerra-del-karabakh.html"> la massima problematica per la gestione industriale delle politiche green.</a></p>



<p>Ora che il &#8220;verde&#8221; è <strong>diventato sistema</strong>, l&#8217;Europa si trova in una fase di stagnazione di molti suoi grandi progetti<strong> per un triplice problema di difficoltà strategica</strong>, carenza di materie prime critiche e prospettive incerte sugli investimenti. &#8220;Un&#8217;Europa competitiva e verde richiederà trilioni di euro investiti nel corso di decenni. E saranno necessari soldi pubblici per attrarre capitale privato&#8221;, ha ricordato<a href="https://www.politico.eu/article/eu-countries-miss-major-climate-plan-deadline-green-deal/"> <em>Politico.eu</em>. </a>Evoluzioni normative come quelle del <a href="https://commission.europa.eu/strategy-and-policy/priorities-2019-2024/european-green-deal/green-deal-industrial-plan/net-zero-industry-act_en">Net-Zero Industry Act</a> recentemente adottato propongono <strong>ambiziose richieste ai partner europei</strong> per la sostenibilità di filiere e catene del valore, ma l<strong>&#8216;Institute for Climate Economics</strong> <a href="https://www.euractiv.com/section/energy-environment/news/climate-investment-gap-looms-over-next-eu-mandate/">ha sottolineato in una sua ricerca</a> che l&#8217;investimento annuale mancante per raggiungere i target climatici fissati dall&#8217;Europa dovrebbe essere colmato con un esborso extra di 406 miliardi di euro da parte dei Paesi comunitari.</p>



<p>Fondi, questi, che all&#8217;Europa mancano dopo l&#8217;eredità degli anni dell&#8217;<strong>alta inflazione, della crisi energetica e dello shock industriale</strong> seguiti alla tempesta del Covid, che è stato un salasso per le nazioni del Vecchio Continente. <a href="https://www.reuters.com/business/energy/carbon-price-fall-deprives-europes-green-funds-billions-2024-04-18/">E che si sommano al freno agli investimenti privati</a> in alcuni settori, come quello delle batterie per i veicoli elettrici, centrali per la transizione green. <strong>Northvolt, principale produttore paneuropeo</strong> di batterie, ha perso di recente un contratto da 2 miliardi di euro con Bmw <a href="https://sifted.eu/articles/northvolt-trouble-cancelled">per tempi troppo lunghi di consegna dalla sua gigafactory in Svezia; </a>e intanto la produzione di nuovi impianti ristagna.</p>



<p>Come ha ricordato <em><a href="https://cleantechnica.com/2024/06/22/europe-battery-factory-plans-are-in-a-shambles/">Clean Technica</a></em>, &#8220;la Volkswagen potrebbe ritardare il raggiungimento della piena capacità per il suo programma di produzione di batterie da 20 miliardi di euro. Automotive Cells Company, una joint venture tra <strong>Stellantis e Mercedes, </strong>ha messo in pausa due delle sue tre fabbriche di batterie pianificate a causa di una domanda di veicoli elettrici inferiore alle aspettative&#8221;. <strong>E anche la geopolitica si mette di mezzo: la cinese Svolt</strong> ha cancellato la proposta<a href="https://www.electrive.com/2024/05/27/svolt-will-not-build-battery-factory-in-germany/"> idea di <strong>impiantare una fabbrica di batterie nel Brandeburgo</strong></a> in un quadro sempre<a href="https://it.insideover.com/economia/verboten-scholz-alza-il-livello-dello-scontro-economico-tra-germania-e-cina.html"> più teso per i rapporti economici sino-tedeschi.</a> Tutto questo mentre è ancora da valutare quantitativamente l&#8217;impatto che sull&#8217;Ue avrà l&#8217;<strong>Inflation Reduction Act</strong> dell&#8217;amministrazione Biden americana e i suoi sussidi da <a href="https://dobetter.esade.edu/en/impact-IRA-green-investment-europe">370 miliardi di euro all&#8217;energia pulita nel drenare fondi e aziende dall&#8217;Europa.</a></p>



<p>I fondi languono, la scala industriale è tutta da costruire e la dipendenza dell&#8217;Ue dalle materie prime critiche e dalla tecnologia cinese fa il resto. E l&#8217;Europa, al contempo, spinge anche per investire in altri settori critici, come <strong>la Difesa, </strong>che inevitabilmente dreneranno risorse e sui settori strategici soffre di un eccesso di proliferazione normativa e regolamentazione che rende i quadri incerti. Insomma, la leadership industriale &#8220;verde&#8221; sembra aver ormai abbandonato i lidi del Vecchio Continente.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/pochi-investimenti-fabbriche-ferme-e-concorrenza-usa-il-verde-in-europa-rischia-di-appassire.html">Pochi investimenti, fabbriche ferme e concorrenza Usa. Il &#8220;verde&#8221; in Europa rischia di appassire</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>tonfo dei Verdi in Europa, solo in Italia resta alta la bandiera ecologista. Ecco perché</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/cosa-ce-dietro-il-tonfo-dei-verdi-in-europa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Jun 2024 08:38:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[ambientalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni europee]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni europee 2024]]></category>
		<category><![CDATA[transizione energetica]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=424599</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="939" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/GETTY_20190526193646_29458727.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/GETTY_20190526193646_29458727.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/GETTY_20190526193646_29458727-300x188.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/GETTY_20190526193646_29458727-768x481.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/GETTY_20190526193646_29458727-1024x641.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>L'elettorato europeo boccia le politiche green: le posizioni sula guerra e i timori per l'occupazione al centro del calo di voti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/cosa-ce-dietro-il-tonfo-dei-verdi-in-europa.html">tonfo dei Verdi in Europa, solo in Italia resta alta la bandiera ecologista. Ecco perché</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="939" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/GETTY_20190526193646_29458727.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/GETTY_20190526193646_29458727.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/GETTY_20190526193646_29458727-300x188.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/GETTY_20190526193646_29458727-768x481.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/GETTY_20190526193646_29458727-1024x641.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Se è vero,<a href="https://it.insideover.com/politica/come-si-orientera-l-elettorato-europeo.html"> come dichiarato ad aprile su InsideOver dal politologo Lorenzo Castellani</a>, che tra le dicotomie più importanti in Europa ad oggi occorre registrare quella che vede contrapposte<strong> le idee &#8220;green&#8221; a quelle &#8220;no green&#8221;</strong>, i risultati dei <strong>Verdi</strong> nel Vecchio Continente impongono una certa riflessione. Il gruppo, nella prossima legislatura, rischia di essere fortemente ridimensionato. I dati parlano chiaro: se nell&#8217;Europarlamento uscente i Verdi rappresentavano la quarta forza, grazie ai 74 deputati eletti nel 2019, adesso invece il gruppo è scivolato al sesto posto ed è dietro alle destre sia conservatrici sia sovraniste. A prescindere dal colore della futura maggioranza che si costituirà a Strasburgo, con un risultato del genere<strong> le tematiche tipicamente green e legate all&#8217;ambiente rischiano di passare in secondo piano</strong>. Oppure, ed è questo forse il caso più temuto dai Verdi, di essere fatte proprie da altre forze politiche.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il risultato della Germania</h2>



<p>Da anni i Verdi hanno nell&#8217;elettorato tedesco la propria roccaforte. Qui, a livello interno, i <em>Grune</em> sono spesso stati determinanti nelle elezioni parlamentari e in più occasioni sono stati al governo con propri esponenti al vertice di ministeri importanti. Nell&#8217;attuale esecutivo guidato da <strong>Scholz</strong>, i Verdi esprimono il ministro degli Esteri ed esercitano una forte influenza sulla linea politica della maggioranza. Un ridimensionamento del gruppo simbolo della battaglie green in Europa coincide, quasi sempre, con un ridimensionamento sul piano interno. E infatti, anche in questo caso i risultati parlano molto chiaro: i Verdi tedeschi hanno ottenuto, nella tornata elettorale conclusa questa domenica, il 12% a fronte invece di un 20% conquistato cinque anni fa. Il dato è in calo anche rispetto alle ultime legislative tedesche del 2021, dove il partito aveva sfiorato il 15%.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">🔴GERMANY 🇩🇪| <a href="https://twitter.com/hashtag/EU2024?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#EU2024</a>: after polling stations close at 6 p.m., Germany&#39;s far right wins this Sunday&#39;s European <a href="https://twitter.com/hashtag/elections?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#elections</a>: Chancellor Olaf <a href="https://twitter.com/hashtag/Scholz?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Scholz</a>&#39;s social democrats take a beating. The CDU/CSU takes a remarkable lead with 29.5% of the vote.<a href="https://twitter.com/hashtag/Europ%C3%A9nnes2024?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Europénnes2024</a> <a href="https://t.co/2LR51qGWYW">pic.twitter.com/2LR51qGWYW</a></p>&mdash; Nanana365 (@nanana365media) <a href="https://twitter.com/nanana365media/status/1799858238944653578?ref_src=twsrc%5Etfw">June 9, 2024</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<p>Ma da tenere in considerazione non sono solo i numeri, i quali spesso altro non sono che il sintomo di <strong>problemi ben più profondi sul lato politico</strong>. Il vero motivo per cui i Verdi tedeschi devono avere preoccupazione riguarda la <strong>sonora bocciatura dell&#8217;elettorato all&#8217;azione di governo portata avanti da Scholz</strong> e quindi dagli stessi ambientalisti. Gli elettori in Germania <strong>hanno dato molto peso alle attuali difficoltà economiche </strong>attraversate dal Paese e in tanti hanno attribuito il rallentamento della locomotiva tedesca alle politiche di Spd e Verdi. Non è certo un caso se proprio la Germania è stata, negli ultimi mesi, tra gli epicentri europei delle <strong>proteste dei trattori</strong>, con migliaia di contadini pronti a marciare sia verso Berlino che verso Bruxelles. </p>



<p>Certo, buona parte dei problemi per l&#8217;economia tedesca sono figli della fase post traumatica legata alla pandemia e anche della guerra in Ucraina, con conseguente stop dei rapporti economici privilegiati con Mosca. In tanti però, hanno già da mesi puntato il dito anche contro le politiche legate alla<strong> transizione energetica</strong> attuate da Scholz su forte input dei Verdi. I tedeschi, in poche parole, sembrano dar ragione ai promotori delle proteste dei trattori e non vogliono lasciare spazio a politiche che rischiano di pesare sull&#8217;occupazione. </p>



<p>La<strong> chiusura delle centrali a carbone</strong>, pur se non definitiva per via proprio dei problemi di approvvigionamento del gas, la<strong> conversione di molte industrie</strong>, il passaggio verso nuove produzioni, l&#8217;aumento dei prezzi, sono tutti elementi che hanno generato <strong>paura</strong> nell&#8217;elettorato. Da qui una risposta tanto chiara quanto, dal punto di vista dei Verdi, piuttosto sonora. E l&#8217;eco del ridimensionamento del partito in Germania, potrebbe arrivare anche nel resto d&#8217;Europa. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il peso ridimensionato dei Verdi a Strasburgo</h2>



<p>Come detto, meno voti in Germania vuol dire meno voti anche all&#8217;Europarlamento per i Verdi. I numeri possono aiutare a comprendere meglio la situazione: dai 74 deputati eletti nel 2019, le liste green potrebbero scendere nella prossima legislatura a 53 eurodeputati. Un calo evidente e, anche in questo caso, una bocciatura sonora non solo del partito ma, più in generale, della linea politica green e delle misure vocate alla transizione ecologica.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Some <a href="https://twitter.com/hashtag/Europ%C3%A9ennes2024?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Européennes2024</a> Reality v. Media-Hype Fiction:<br><br>Main center-right/center-left parties (EPP, S&amp;D, Renew) have at least 403 of 720 seats in next Euro Parliament<br><br>Greens/Left at least 88 seats.<br><br>Far-right I&amp;D are at 58<br><br>The right made advances. But they still on the fringe. <a href="https://t.co/yb52NTjEJG">pic.twitter.com/yb52NTjEJG</a></p>&mdash; John Nichols (@NicholsUprising) <a href="https://twitter.com/NicholsUprising/status/1800019663642091921?ref_src=twsrc%5Etfw">June 10, 2024</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<p>Eppure il Vecchio Continente, soprattutto negli ultimi anni, della questione ambientale e della transizione ha fatto uno dei principali argomenti inseriti in agenda. I Verdi, pur non essendo all&#8217;interno della maggioranza che ha portato <strong>Ursula Von Der Leyen</strong> alla guida della Commissione, hanno avuto ugualmente una forte influenza. Il loro folto gruppo europarlamentare e la presenza all&#8217;interno del governo tedesco, a partire dal 2021, hanno dato loro un forte potere contrattuale politico.</p>



<p>Come cambierà adesso la situazione sul fronte delle politiche ambientali? La sensazione è che comunque, su molte delle questioni,<strong> in Europa non si tornerà indietro</strong>. Ambiente e transizione energetica (ed economica) saranno ancora temi importanti, ma verranno iscritti in agenda da altri partiti. Magari gettando un occhio anche ai timori di molti riguardanti la perdita di posti di lavoro e i <strong>costi sociali</strong> imposti dalle politiche ambientali. Perché, in fondo, la lezione che arriva dai risultati dei Verdi in Germania e in Europa è proprio questa: al momento, la percezione nell&#8217;elettorato è che<strong> non esistano punti di incontro tra le questioni ambientali e quelle relative alla salvaguardia dei posti di lavoro. </strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Dall&#8217;Italia l&#8217;unica soddisfazione </h2>



<p>L&#8217;unico barlume di luce per i Verdi è arrivato dal nostro Paese. Qui, al contrario che nel resto d&#8217;Europa, la lista verde con il sole al centro ha ottenuto un incremento dei voti. In Italia, i Verdi hanno avviato una collaborazione elettorale con la Sinistra di Nicola Fratojanni: l&#8217;alleanza tra le due anime della sinistra, quella verde e quella rossa per l&#8217;appunto, ha fruttato un risultato molto vicino al 7%. </p>



<p>Un balzo di almeno due punti percentuali sia rispetto ai sondaggi sia rispetto alle legislative del 2022. Bonelli, a capo dei Verdi italiani, parla di successo e ora il partito del Bel Paese potrebbe avere maggior peso all&#8217;interno del gruppo green seduto a Strasburgo.</p>
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		<title>L&#8217;asse del Mare del Nord sull&#8217;energia spaventa la Russia</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/lasse-del-mare-del-nord-sullenergia-spaventa-la-russia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Apr 2023 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[transizione energetica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/AYcaL2p0I7nicOl9J1Ew_ANSA-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Vladimir Putin incontra il ministro dei Trasporti (ANSA)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/AYcaL2p0I7nicOl9J1Ew_ANSA-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/AYcaL2p0I7nicOl9J1Ew_ANSA-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/AYcaL2p0I7nicOl9J1Ew_ANSA-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/AYcaL2p0I7nicOl9J1Ew_ANSA-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/AYcaL2p0I7nicOl9J1Ew_ANSA-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/AYcaL2p0I7nicOl9J1Ew_ANSA-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>800 miliardi di euro fino al 2050 per rivoluzionare il settore energetico nel Mare del Nord. Un&#8217;incisiva svolta verso la transizione fondata su parchi eolici offshore e centrali di accumulazione elettrica. L&#8217;asse costituitosi a Ostenda tra le nazioni che si affacciano sul Mare del Nord presuppone una rivoluzione in materia di transizione energetica destinata a &#8230; <a href="https://it.insideover.com/energia/lasse-del-mare-del-nord-sullenergia-spaventa-la-russia.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/AYcaL2p0I7nicOl9J1Ew_ANSA-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Vladimir Putin incontra il ministro dei Trasporti (ANSA)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/AYcaL2p0I7nicOl9J1Ew_ANSA-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/AYcaL2p0I7nicOl9J1Ew_ANSA-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/AYcaL2p0I7nicOl9J1Ew_ANSA-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/AYcaL2p0I7nicOl9J1Ew_ANSA-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/AYcaL2p0I7nicOl9J1Ew_ANSA-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/AYcaL2p0I7nicOl9J1Ew_ANSA-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>800 miliardi di euro fino al 2050 per <strong>rivoluzionare il settore energetico</strong> nel Mare del Nord. Un&#8217;incisiva svolta verso la transizione fondata su parchi eolici offshore e centrali di accumulazione elettrica. L&#8217;asse costituitosi a Ostenda tra le nazioni che si affacciano sul Mare del Nord presuppone una rivoluzione in materia di transizione energetica destinata a incidere profondamente la partita in Europa e non solo e a sfidare definitivamente l&#8217;egemonia della Russia in settori come il <strong>gas naturale</strong>.</p>



<p>Il 24 aprile a Ostenda, in Belgio, nove Paesi hanno firmato un accordo per una grande alleanza energetica volta a promuovere l&#8217;energia pulita nel Mare del Nord. Il progetto unisce membri comunitari e Paesi esterni al blocco, tutt&#8217;altro che secondari. Parliamo infatti della <strong>Norvegia</strong>, Paese diventato il primo fornitore dell&#8217;Unione Europea di gas naturale, e soprattutto del <strong>Regno Unito</strong> fresco di Brexit. A cui si aggiungono sette Stati dell&#8217;Unione Europea: il Belgio padrone di casa e i &#8220;fratelli&#8221; del Benelux, Olanda e Lussemburgo; la Danimarca in testa nella corsa europea all&#8217;eolico; l&#8217;Irlanda centrale di attrazione dei capitali extra-europei. E l&#8217;asse trainante dell&#8217;Europa, quello formato da Germania e Francia.</p>



<p>I leader dei nove Paesi, compresi il presidente francese Emmanuel Macron, il premier britannico Rishi Sunak e il cancelliere tedesco Olaf Scholz, hanno lanciato con grande sforzo retorico l&#8217;iniziativa con una lettera <a href="https://www.politico.eu/article/north-sea-global-power-plant-clean-energy-renewable-green-deal-climate-crisis/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">pubblicata su <em>Politico.eu</em> il 23 aprile scorso</a>. I leader hanno ricordato che &#8220;il nostro obiettivo per l&#8217;eolico offshore nei Mari del Nord è ora di 120 gigawatt entro il 2030 e un minimo di 300 gigawatt entro il 2050, più grande di qualsiasi capacità di generazione esistente nei Paesi co-firmatari a livello nazionale. E per realizzare questa ambizione, ci stiamo impegnando a costruire un intero sistema elettrico nei mari del Nord basato sulle energie rinnovabili sviluppando progetti di cooperazione&#8221; a livello pubblico e privato.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://it.insideover.com/iscriviti-alla-newsletter" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="810" height="150" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/strip_io_newsletter_war.jpg" alt="" class="wp-image-393132" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/strip_io_newsletter_war.jpg 810w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/strip_io_newsletter_war-300x56.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/strip_io_newsletter_war-768x142.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 810px) 100vw, 810px" /></a></figure>



<p>Una &#8220;grande rivoluzione&#8221; energetica che può essere la porta per una ri-definizione degli spazi geoeconomici del Mare del Nord. Oggi importanti sia per il fronte strategico dell&#8217;oil&amp;gas, come insegna l&#8217;attenzione data dalla Norvegia ai nuovi progetti estrattivi e il varo della Baltic Pipe, sia per la contesa geostrategica tra Russia e Occidente. La proliferazione di<a href="https://it.insideover.com/guerra/pescherecci-come-navi-militari-cosa-svela-linchiesta-sui-sabotaggi-russi.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> <strong>navi-spia russe</strong> in aree cruciali per le infrastrutture critiche</a> e l&#8217;apertura di fronti di potenziale fragilità per cavi sottomarini e reti di vario tipo su fianchi neutrali <a href="https://it.insideover.com/politica/biden-in-irlanda-cosi-dublino-potrebbe-entrare-nella-nato.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">come quello dell&#8217;Irlanda</a> ha aumentato l&#8217;attenzione per quello che appariva a tutto campo come un &#8220;lago&#8221; atlantico.</p>



<p>In quest&#8217;ottica, il messaggio lanciato dalle attività russe nelle zone critiche potrebbe avere una valenza ulteriore letto in relazione all&#8217;annuncio di Odessa. In un contesto che vede le catene del valore per l&#8217;industria della transizione di frontiera vedere nell&#8217;eolico offshore un campo dove i margini di miglioramento sono ottimali, un procedimento di investimento di questo tipo, capace di attrarre capitali, tecnologie e comunione d&#8217;intenti tra Paesi in un&#8217;area critica per Mosca e l&#8217;Occidente può fungere da deterrenza per le mosse di disturbo della Russia. A cavi sottomarini e gasdotti potrebbero unirsi i parchi eolici di massa tra gli obiettivi sensibili? Non è da escludere.</p>



<p>Del resto, ricorda <em>The Conversation</em>, &#8220;più di&nbsp;<a href="https://map.4coffshore.com/offshorewind/">40 parchi eolici</a>&nbsp;hanno sede nella regione e, con le condizioni ideali per l&#8217;energia eolica, le installazioni sono in continua e rapida espansione. Il Mare del Nord è quindi vitale per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili&#8221; su cui Mosca ha costruito buona parte della sua influenza sull&#8217;Europa. Nella <em>weaponization</em> dell&#8217;energia cui assistiamo negli ultimi anni, specie dopo l&#8217;invasione dell&#8217;Ucraina, anche la partita per la transizione è investita dalle grandi partite geopolitiche. Il progetto annunciato a Ostenda è ancora tutto sulla carta e bisognerà valutare la capacità dei nove governi e dell&#8217;Ue di dargli attuazione. Ma la sua stessa esistenza è segnaletica. E contribuirà a far capire, dal futuro delle manovre russe nell&#8217;area, anche il vero obiettivo dei &#8220;sondaggi&#8221; marittimi di Mosca nell&#8217;area.</p>
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		<title>La Cina è in testa nella corsa al litio dell&#8217;Africa</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/la-cina-e-in-testa-nella-corsa-al-litio-dellafrica.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Apr 2023 05:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Auto elettrica]]></category>
		<category><![CDATA[Litio]]></category>
		<category><![CDATA[transizione energetica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=393398</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/Litio-Zimbabwe-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/Litio-Zimbabwe-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/Litio-Zimbabwe-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/Litio-Zimbabwe-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/Litio-Zimbabwe-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/Litio-Zimbabwe-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/Litio-Zimbabwe-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/Litio-Zimbabwe-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Cina sta superando gli Usa e gli altri Paesi occidentali nella corsa a approvvigionarsi di litio in Africa. Dopo le mosse in Afghanistan e le manovre nel &#8220;triangolo del litio&#8221; dell&#8217;America Latina Pechino si muovo con attenzione per il materiale più strategico per la transizione energetica, a partire dall&#8217;industria dell&#8217;auto elettrica, anche nel continente &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/la-cina-e-in-testa-nella-corsa-al-litio-dellafrica.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/la-cina-e-in-testa-nella-corsa-al-litio-dellafrica.html">La Cina è in testa nella corsa al litio dell&#8217;Africa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/Litio-Zimbabwe-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/Litio-Zimbabwe-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/Litio-Zimbabwe-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/Litio-Zimbabwe-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/Litio-Zimbabwe-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/Litio-Zimbabwe-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/Litio-Zimbabwe-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/Litio-Zimbabwe-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Cina sta superando gli Usa e gli altri Paesi occidentali nella corsa a approvvigionarsi di litio in Africa. <a href="https://it.insideover.com/economia/le-mani-della-cina-sul-litio-dellafghanistan.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Dopo le mosse in Afghanistan</a> e le manovre nel &#8220;<strong><a href="https://it.insideover.com/politica/tramonto-dottrina-monroe-cina-russia-sconfinano-america.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">triangolo del litio</a></strong>&#8221; dell&#8217;America Latina Pechino si muovo con attenzione per il materiale più strategico per la transizione energetica, a partire dall&#8217;industria dell&#8217;auto elettrica, anche nel continente più complesso del pianeta.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Lo Zimbabwe al centro della &#8220;via del litio&#8221; cinese</h2>



<p>Per il colosso della ricerca mineraria Trafigura l&#8217;Africa potrebbe fornire nel 2030 il 20% circa del litio mondiale. Quell&#8217;anno, la produzione globale sarà tra le 3,3 e le 3,5 milioni di tonnellate secondo le principali stime degli analisti. Ad oggi l&#8217;Africa ne produce circa 10-15mila. Ma da quest&#8217;anno con il primo impianto diretto di estrazione di proprietà cinese in Zimbabwe sarà innestata una marcia di sviluppo.</p>



<p>L&#8217;impianto operativo sul terreno acquistato da Huayou Cobalt nel 2021 per 422 milioni di dollari a Arcadia, in Zimbabwe, segnala l&#8217;importanza del Paese un tempo piagato da iperinflazione, carestie e povertà endemica per la Cina. <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/emmerson-mnangagwa-un-uomo-regime-mugabe.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Emerson Mnangagwa</a></strong>, presidente dello Zimbabwe dal golpe del 2017 che depose lo storico leader <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-era-robert-mugabe-padre-padrone-dello-zimbabwe.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Robert Mugabe,</a> è salito al potere con <a href="https://www.limesonline.com/il-golpe-sotto-mentite-spoglie-in-zimbabwe-mugabe-notizie-mondo-oggi-15-novembre/102950" target="_blank" rel="noreferrer noopener">un sostanziale via libera cinese</a> confermato nella giornata dell&#8217;11 novembre 2017, tre giorni prima del colpo di Stato che portò al potere l&#8217;ex vice del dittatore di Harare, con la visita del comandante delle forze armate dello Zimbabwe Constantino Chiwenga, capo dei militari golpisti, a Pechino. Da allora Harare è <strong>fermamente allineato </strong>alla Cina e vuole diventare la potenza africana del litio.</p>



<p>Il governo dello Zimbabwe ha allo studio il Base Mineral Export Control Act che subordina al via libera del governo l&#8217;esportazione di litio grezzo, fatti salvi gli accordi già esistenti. Che sono legati a uno stock di investimenti cinesi da <a href="https://www.esi-africa.com/southern-africa/chinas-moves-to-dominate-lithium-mining-in-africa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">circa 678 milioni di dollari accumulatosi dal 2017 a oggi.</a> La produzione di litio dello Zimbabwe potrebbe salire a circa 150mila tonnellate l&#8217;anno nel 2030, rendendolo il primo produttore d&#8217;Africa. E garantendo alla Cina un accordo vantaggioso per la sua industria della transizione energetica, fonte dell&#8217;abbattimento dei costi di molti prodotti ma anche di una dipendenza sistemica dell&#8217;Occidente dalle sue tecnologie.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Anche la Namibia nel mirino cinese</h2>



<p>Una vera e propria caccia al litio decisamente simile a quella compiuta da potenze occidentali e non per altre materie prime nel continente e che continua altrove. Il <em><a href="https://www.ft.com/content/02d6f35d-e646-40f7-894c-ffcc6acd9b25">Financial Times</a></em> ricorda che &#8220;la Namibia è il prossimo paese nel mirino degli investitori cinesi. Il mese scorso Huayou Cobalt ha anche preso piede a Erongo con un piccolo ma simbolico investimento in Askari, una società australiana che esplora dal sito di Uis&#8221;, attenzionato da compagnie europee e britanniche e visitato di recente anche dal Commissario Europeo all&#8217;Industria <strong>Thierry Breton</strong>. Inoltre, nel Paese del Sud-Ovest dell&#8217;Africa, c&#8217;è anche &#8220;Xinfeng, una società di esplorazione cinese attiva a Erongo, ha estratto decine di migliaia di tonnellate di minerale di litio grezzo e lo ha spedito in Cina&#8221;.</p>



<p>La Cina poi punta anche i &#8220;giganti&#8221; del Continente, Congo e Nigeria, attenzionati per la ricchezza del loro sottosuolo. Qui la penetrazione è più complessa, ma se nei miracoli geologici dell&#8217;Africa si troveranno risorse strategiche l&#8217;industria del Paese potrebbe beneficiarne.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una corsa &#8220;neocoloniale&#8221;?</h2>



<p>Si nota in quest&#8217;ottico un approccio cinese totalmente organico a quello spesso stigmatizzato in passato quando promosso dell&#8217;Occidente. Vista la strategicità del litio, c&#8217;è poca attenzione all&#8217;idea della &#8220;cooperazione win-to-win&#8221;, all&#8217;uso di manodopera locale nei settori strategici della catena del valore o di qualsivoglia multipolarismo. La Cina vuole sviluppare il litio dell&#8217;Africa giocando d&#8217;anticipo sull&#8217;Occidente ma agendo totalmente <em>pro domo sua</em>. Poco o nulla lo spazio che sarà lasciato agli attori locali e al proprio sviluppo industriale oltre alle <strong>royalties da estrazione</strong>.</p>



<p>Mentre la corsa alla transizione si fa sempre più geopolitica, le regole del mercato globale premiano Pechino. Che ristruttura a sua immagine la globalizzazione, ma ne sfrutta le catene del valore globale e la libertà garantita ai flussi di investimenti. E dopo il litio potrebbero seguire infrastrutture costruite a debito con la promozione cinese e patti di mutuo commercio che condizioneranno a favore della Cina la geopolitica africana. Senza alcuna differenza rispetto al metodo occidentale, spesso indicato come &#8220;neocolonialista&#8221;. Anche così, del resto, va il mondo: le potenze sono tali quando riescono a gestire i doppi standard e a compiere impunemente ciò che ai rivali rinfacciano. E la Cina sembra esserne sempre più in grado.</p>
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		<title>Dal litio al nichel: la Cina punta sull’Africa e preoccupa l&#8217;Occidente</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/litio-nichel-cina-africa-preoccupa-occidente.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Apr 2023 08:27:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Litio]]></category>
		<category><![CDATA[Nichel]]></category>
		<category><![CDATA[Terre rare]]></category>
		<category><![CDATA[transizione energetica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/miniere-in-africa-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Gold mining in Kenya" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/miniere-in-africa-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/miniere-in-africa-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/miniere-in-africa-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/miniere-in-africa-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/miniere-in-africa-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/miniere-in-africa-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Litio, cobalto, grafite, bauxite. Per non parlare di nichel, zinco, carbone e cobalto. La lista dei minerali estratti è lunghissima, e comprende siti dislocati pressoché in tutti gli Stati dell&#8217;Africa. Già, perché, a differenza di quanto si possa pensare, da queste parti la Cina non ha investito soltanto in strade, aeroporti e ferrovie. Pechino ha &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/litio-nichel-cina-africa-preoccupa-occidente.html">[...]</a></p>
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<p>Litio, cobalto, grafite, bauxite. Per non parlare di nichel, zinco, carbone e cobalto. La lista dei minerali estratti è lunghissima, e comprende siti dislocati pressoché in tutti gli Stati dell&#8217;<strong>Africa</strong>. Già, perché, a differenza di quanto si possa pensare, da queste parti la <strong>Cina </strong>non ha investito soltanto in strade, aeroporti e ferrovie. Pechino ha messo le mani su una quantità impressionante di luoghi colmi di <strong>materiali preziosi</strong>, tanto per il loro valore intrinseco sui mercati internazionali quanto, soprattutto, per il peso geopolitico che riescono ad incarnare. </p>



<p>A giudicare dalle cifre in ballo, considerando che il Continente Nero ospita circa il 30% delle <strong>risorse minerarie</strong> mondiali, l&#8217;intera regione si candida seriamente a trasformarsi nel <strong>motore energetico</strong> di chi riuscirà a conquistarne la fiducia. Per adesso, in virtù del fiume di denaro riversato nell&#8217;area negli ultimi anni, in pole position troviamo la Repubblica Popolare Cinese, anche se alle spalle del Dragone sono pronti a recuperare posizioni altri attori globali, compresi gli <strong>Stati Uniti</strong>.</p>



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<ul class="wp-block-list">
<li><a href="https://it.insideover.com/economia/xi-jinping-la-via-della-seta-africana-ecco-il-piano-di-xi-jinping.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>La BRI cinese in Africa</strong></a></li>



<li><a href="https://it.insideover.com/politica/il-nuovo-fronte-usa-la-sfida-tra-superpotenze-passa-per-lafrica.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>La sfida tra superpotenze sbarca in Africa</strong></a></li>



<li><a href="https://it.insideover.com/politica/occhio-stati-uniti-africa.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>L’occhio Usa sull’Africa</strong></a></li>
</ul>



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<h2 class="wp-block-heading">La sfida per il futuro</h2>



<p>Washington, ma più in generale l&#8217;intero <strong>Occidente</strong>, ha bisogno di poter contare su quantità sufficienti di decine e decine di minerali critici, fondamentali per completare la <strong>transizione energetica</strong>, ridurre le emissioni di carbonio e creare posti di lavoro nel settore delle rinnovabili. </p>



<p>Per l&#8217;<strong>Agenzia Internazionale dell&#8217;Energia (Aiea)</strong>, nel caso in cui il mondo dovesse effettivamente intraprendere un percorso per diventare <em>carbon neutral</em> entro il 2050, l&#8217;eolico e il solare potrebbero rappresentare il 70% della produzione di energia entro il 2050, rispetto al 9% registrato nel 2020. In termini concreti, tutto questo si tradurrebbe in un&#8217;enorme <strong>domanda </strong>di metalli e minerali, come cobalto, rame e nichel, vitali per le tecnologie alla base dell&#8217;ipotetica, nuova, quotidianità (auto elettriche in primis). </p>



<p>La stessa Aiea ha quindi ipotizzato che la dimensione del mercato dei suddetti metalli potrebbe aumentare di quasi sette volte da qui al 2030. C&#8217;è però un piccolo problema all&#8217;orizzonte: proprio come accade con le riserve di combustibili fossili, queste materie prime sono dislocate sul pianeta in modo non uniforme. L&#8217;Africa è un <strong>serbatoio </strong>enorme. Ma non basterà per accontentare le esigenze di tutti.</p>



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<ul class="wp-block-list">
<li><a href="https://it.insideover.com/politica/lafrica-come-crocevia-economico-e-militare.html"><strong>L’Africa crocevia economico e militare</strong></a></li>



<li><a href="https://it.insideover.com/politica/la-diplomazia-dei-palazzi-della-cina-in-africa.html"><strong>La “diplomazia dei palazzi” della Cina in Africa</strong></a></li>



<li><a href="https://it.insideover.com/politica/come-la-cina-e-riuscita-a-conquistare-la-fiducia-dellafrica.html"><strong>Come la Cina è riuscita a conquistare la fiducia dell’Africa</strong></a></li>
</ul>



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<h2 class="wp-block-heading">Cina contro Stati Uniti</h2>



<p>I <strong>progetti energetici</strong> avviati dalla Cina in Africa sono imponenti. La solita Aiea ha quantificato in 13 miliardi di dollari la somma investita da Pechino in progetti energetici nel continente solo tra il 2010 e il 2015. Si tratta di un contributo che fa letteralmente impallidire quello di qualsiasi altro Paese non africano. </p>



<p>Accanto a questo, troviamo poi gli <strong>investimenti </strong>che il Dragone ha dirottato nello sfruttamento di siti, minerari e non, altrimenti inutilizzabili dai governi locali: il <strong>nichel </strong>dallo Zimbabwe, il <strong>litio </strong>da Nigeria, Mali, Namibia e ancora Zimbabwe; <strong>manganese </strong>dalla Costa d&#8217;Avorio e dal Gabon; il <strong>cobalto </strong>dallo Zambia e dalla Repubblica Democratica del Congo, quest&#8217;ultima ricca anche di coltano, oro e rame; il titanio dal Mozambico; l&#8217;<strong>uranio</strong> dal Niger e, di nuovo, dalla Namibia; la <strong>bauxite </strong>dal Ghana e dalla Guinea. </p>



<p>Dall&#8217;altro lato troviamo gli Stati Uniti. I funzionari americani vorrebbero incrementare la propria influenza in Africa, sia per sopperire alla carenza globale di minerali che saranno sempre più necessari – entro il 2040 i produttori di tecnologie per l&#8217;energia pulita avranno bisogno di 40 volte più litio, 25 volte più grafite e circa 20 volte più nichel e cobalto rispetto al 2020 &#8211; sia per limitare l&#8217;<strong>influenza cinese</strong> sulle catene di approvvigionamento globali &#8211; la Cina raffina il 68% del nichel mondiale, il 40% del rame, il 59% del litio e il 73% del cobalto. </p>



<p>A proposito di cobalto, la <strong>Repubblica Democratica del Congo</strong> detiene più o meno il 70% della produzione globale di questo materiale; ebbene, nel 2020 soggetti cinesi possedevano o detenevano quote in 15 delle 19 miniere produttrici di cobalto locali. </p>



<p>La Cina ha intanto intensificato l’<strong>attività mineraria</strong>&nbsp;nazionale per ridurre la dipendenza dalle importazioni.&nbsp;All’inizio della pandemia, Pechino ha addirittura considerato di aumentare le sue enormi riserve statali di&nbsp;<strong>petrolio greggio</strong>,&nbsp;<strong>metalli&nbsp;</strong>strategici e&nbsp;<strong>prodotti agricoli</strong>&nbsp;per resistere alle interruzioni dell’approvvigionamento che avrebbero potuto paralizzare la sua economia. Il governo cinese ha già costruito&nbsp;<strong>inventari statali</strong>&nbsp;di energia e minerali rilevanti, tra cui petrolio, rame, alluminio e zinco, e si sta espandendo in quelli fondamentali per il boom dei veicoli elettrici, come il cobalto.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="677" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/miniera-africa-1024x677.jpg" alt="" class="wp-image-391057" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/miniera-africa-1024x677.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/miniera-africa-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/miniera-africa-768x508.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/miniera-africa-1536x1016.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/miniera-africa-2048x1355.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/miniera-africa-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Minatori africani in un giacimento d&#8217;oro. Foto: Epa/Dai Kurokawa</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">La risposta di Washington</h2>



<p>Per scongiurare, o quantomeno rallentare, il predominio della Cina nel campo dei minerali critici, gli Stati Uniti stanno adottando <strong>tre strategie</strong> complementari. Come ha sottolineato l&#8217;<em>Economist</em>, Washington ha messo in campo uno sforzo multilaterale che coinvolge alleati occidentali, ha ordinato alle sue agenzie di sviluppo di finanziare i progetti legati ai suddetti ambiti e, <em>last but not least</em>, ha avviato una <strong>diplomazia </strong>più attiva in Africa. </p>



<p>Kamala Harris, vicepresidente degli Stati Uniti, ha ad esempio appena lasciato lo <a href="https://it.insideover.com/economia/biden-bill-gates-rame-zambia-usa-cina.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Zambia</a>, ultima tappa del viaggio ufficiale nel continente che ha toccato anche il Ghana e la Tanzania (25 marzo &#8211; 2 aprile), per tornare in patria. Ai suoi interlocutori Harris ha ricordato che nel corso delle sue visite ha annunciato a favore dei Paesi africani investimenti pubblico-privati per sette miliardi di dollari per soluzioni innovative per la mitigazione del cambiamento climatico, l&#8217;adattamento e la resilienza e investimenti pubblico-privati per un miliardo di dollari per sostenere l&#8217;emancipazione delle donne, anche attraverso l&#8217;alfabetizzazione digitale. </p>



<p>Nel frattempo, gli Stati Uniti si sono impegnati a fornire aiuti per 100 milioni di dollari agli stati dell&#8217;Africa occidentale che si affacciano sul Golfo di Guinea per combattere l&#8217;estremismo e l&#8217;instabilità. E stanno pensando all&#8217;apertura di una <strong>base Africa Command</strong> proprio sulla costa occidentale del continente.&nbsp;&nbsp;</p>
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		<title>La sfida tra Stati Uniti e Cina nella transizione energetica</title>
		<link>https://it.insideover.com/tecnologia/la-sfida-tra-stati-uniti-e-cina-nella-transizione-energetica.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Jan 2023 14:15:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Auto elettrica]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra commerciale]]></category>
		<category><![CDATA[transizione energetica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=381709</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220318153221729_f47b8a04ff97af94d43b52df96e88148-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220318153221729_f47b8a04ff97af94d43b52df96e88148-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220318153221729_f47b8a04ff97af94d43b52df96e88148-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220318153221729_f47b8a04ff97af94d43b52df96e88148-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220318153221729_f47b8a04ff97af94d43b52df96e88148-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220318153221729_f47b8a04ff97af94d43b52df96e88148-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220318153221729_f47b8a04ff97af94d43b52df96e88148-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Con un colpo di scena politico dell’estate 2022, il presidente Joe Biden mette al sicuro uno dei successi più rilevanti della sua presidenza, preludio della tenuta nelle elezioni di metà mandato. Si tratta dell’accordo con il senatore democratico “ribelle” Joe Manchin per l’approvazione di una importante legge, l’Inflation Reduction Act. Il lettore che non conosce &#8230; <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/la-sfida-tra-stati-uniti-e-cina-nella-transizione-energetica.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/la-sfida-tra-stati-uniti-e-cina-nella-transizione-energetica.html">La sfida tra Stati Uniti e Cina nella transizione energetica</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220318153221729_f47b8a04ff97af94d43b52df96e88148-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220318153221729_f47b8a04ff97af94d43b52df96e88148-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220318153221729_f47b8a04ff97af94d43b52df96e88148-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220318153221729_f47b8a04ff97af94d43b52df96e88148-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220318153221729_f47b8a04ff97af94d43b52df96e88148-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220318153221729_f47b8a04ff97af94d43b52df96e88148-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220318153221729_f47b8a04ff97af94d43b52df96e88148-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Con un colpo di scena politico dell’estate 2022, il presidente<strong><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-joe-biden.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> Joe Biden</a></strong> mette al sicuro uno dei successi più rilevanti della sua presidenza, preludio della tenuta nelle elezioni di metà mandato. Si tratta dell’accordo con il senatore democratico “ribelle” Joe Manchin per l’approvazione di una importante legge, l’<strong>Inflation Reduction Act.</strong> Il lettore che non conosce la legge nel dettaglio potrebbe intuire che si tratti di un provvedimento volto, appunto, a ridurre l’inflazione, ma il tema della legge è un altro: la <strong>competizione tra Cina e Stati Uniti nella transizione energetica</strong>. Per capire la sua razionalità, dobbiamo partire dalla sua premessa, da un movimento poco visibile ma concreto negli ultimi vent’anni: l’ascesa cinese nelle filiere industriali che oggi identifichiamo, in senso ampio, con le energie pulite.&nbsp;</p>



<p>Sempre nell’estate 2022, nel rapporto sulla supply chain globale dell’industria fotovoltaica, l’International Energy Agency descrive la situazione con una sintesi efficace: “Il mondo si affiderà quasi completamente alla Cina per la <strong>fornitura degli elementi chiave</strong> per la produzione di pannelli solari fino al 2025. Sulla base della capacità di produzione in costruzione, la quota cinese della produzione globale di polisilicio, barre e wafer raggiungerà presto quasi il 95%. Oggi, la provincia cinese dello Xinjiang rappresenta il 40% della produzione mondiale di polisilicio”. Ciò evidenzia un elemento rilevante dello sviluppo cinese: la competitività su elementi che servono a tutti gli altri attori per realizzare ambiziosi <strong>piani verdi</strong>. </p>



<p>Gli europei, per esempio, hanno letteralmente <strong>pagato con i loro sussidi lo sviluppo industriale cinese, </strong>perché i loro piani per anni non hanno posto obiettivi di produzione tecnologica autonoma. E i provvedimenti per contrastare la politica industriale cinese, per esempio attraverso dispute commerciali, sono sempre giunti in ritardo rispetto la realtà economica. La filiera fotovoltaica, più che da grandi discontinuità tecnologiche, è stata caratterizzata dalla riduzione dei prezzi, e nella competitività cinese pesa anche la scala. La capacità della Repubblica Popolare si è ripetuta anche, con notevoli risultati, anche in filiere più complesse, come quella della mobilità elettrica.&nbsp;</p>



<p>In quest’ambito, da un lato, la Repubblica Popolare ha fatto leva sulla propria forza di mercato, come in altri settori: i suoi consumatori e la crescita della classe media ne hanno fatto, in questo secolo, un mercato automobilistico sempre più rilevante, in grado di attirare gli investitori esteri, anche in luoghi di speciale interesse politico per il governo cinese, incluso lo Xinjiang. Dall’altro lato, Pechino non è riuscita in passato a ridurre in modo significativo il <strong>divario con altre potenze automobilistiche</strong>, per ciò che riguarda i sistemi tradizionali. Ciò ha giustificato un ampio e ambizioso investimento sulla filiera elettrica, con un cruciale presupposto: la comprensione della struttura “materiale” della transizione.&nbsp;</p>



<p>Se consideriamo il litio, il cobalto e le altre materie prime utili per la transizione energetica, la Cina ha quindi agito su più livelli. Primo passaggio: le aziende cinesi, anche attraverso le banche di sviluppo, si sono assicurate capacità nelle principali potenze minerarie, dall’Australia al Sud America. Al contrario di quanto comunemente si crede, non è la disponibilità interna di materie prime a generare il vantaggio cinese. Secondo passaggio: l’investimento cruciale cinese è stato sulla tecnologia e la capacità in termini di raffinazione e trattamento. </p>



<p>Questo è il passaggio che deve avvenire in patria, anche per accompagnare una filiera chimica su cui la Cina ha scalato le posizioni internazionali, sia per la costruzione del “leviatano chimico” Sinochem Holdings che per la presenza in numerose nicchie. Terzo passaggio: l’industrializzazione su vasta scala di tecnologie sviluppate da altri attori asiatici (come le <strong>batterie a ioni di litio</strong>) e la sperimentazione di alcune politiche, per esempio relative all’adozione di auto elettriche, su scala locale, secondo un classico meccanismo cinese di “mercato delle politiche”, in cui i vari governi locali competono anche attraverso gli incentivi per la creazione dei migliori ecosistemi innovativi. </p>



<p>Il successo di aziende come Byd (presente sia nella filiera delle batterie che nell’auto elettrica) e Catl (leader mondiale delle batterie che ha superato i maestri coreani e giapponesi) testimonia la forza della posizione cinese. La Cina non ha intenzione di fermarsi. Anche in un’epoca di rallentamento dell’economia, continuerà a fare leva sulla forza del suo mercato, che coinvolge la stessa Tesla. Nel 2022, la maggior parte delle automobili dell’azienda di Elon Musk sono state prodotte a Shanghai. </p>



<p>Nel prossimo futuro, la Cina investirà in ricerca e sviluppo su nuove tecnologie, per non essere sorpresa dal cambiamento. Per esempio, l’ex ministro della scienza e tecnologia, Wan Gang, che anche per la sua esperienza tecnica in Germania è stato fondamentale per la costruzione e l’attuazione della strategia cinese, ha spesso sottolineato l’importanza di investire nell’idrogeno.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Ora, se la situazione è quella fotografata dalle società come <strong>Benchmark Mineral Intelligence</strong>, col dominio cinese nella produzione di catodi, anodi e batterie, quali sono le prospettive? Non dobbiamo dimenticare che un’eredità della strategia cinese è anche la competitività delle aziende automobilistiche, che potranno inondare di vetture elettriche a prezzi molto ridotti i principali mercati, a partire da quelli europei. Siamo quindi davanti a un finale di partita, con l’inevitabile vittoria cinese?&nbsp;</p>



<p>L’Inflation Reduction Act, da cui siamo partiti, si inserisce qui. Rappresenta un esempio dei fenomeni che nei miei libri ho definito di capitalismo politico e sanzionismo, per leggere la stretta relazione tra economia, sicurezza nazionale e tecnologia che caratterizza la nostra epoca. </p>



<p>La legge, affinché le aziende e i consumatori possano avere i generosi sussidi del governo degli Stati Uniti, impone una soglia di “contenuto locale”, con un riflesso molto ambizioso: la ricollocazione delle filiere, per estrazione, trattamento e produzione, sul suolo statunitense, nordamericano o di Paesi con cui gli Stati Uniti hanno un trattato di libero commercio. Obiettivo, inserito chiaramente in ottica anticinese ma che ha riflessi anche sugli europei, visto che l’UE non ha un simile trattato, e che ha portato proteste dei principali leader, a partire da Macron. Quale sarà il futuro della competizione innescata dall’Inflation Reduction Act, dopo la “scintilla” di lungo periodo cinese che abbiamo descritto? Una corsa globale ai sussidi? La creazione di<strong> alleanze strutturate sulla produzione</strong>? Diversi scenari sono possibili, ma la competizione sulla transizione energetica resterà tra noi. E ci ricorderà la centralità della chimica e la fine delle illusioni di una transizione senza costi.&nbsp; Per esistere, bisogna estrarre, costruire, trasformare.&nbsp;&nbsp;</p>
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