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	<title>Tobruk Archives - InsideOver</title>
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	<title>Tobruk Archives - InsideOver</title>
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		<title>La lotta per il potere a Tripoli e le incertezze di una Libia al bivio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Jul 2025 10:44:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Migranti]]></category>
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		<category><![CDATA[Tobruk]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250715124305508_9df96b04776555a2e1b75de7112dd94c.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250715124305508_9df96b04776555a2e1b75de7112dd94c.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250715124305508_9df96b04776555a2e1b75de7112dd94c-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250715124305508_9df96b04776555a2e1b75de7112dd94c-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250715124305508_9df96b04776555a2e1b75de7112dd94c-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250715124305508_9df96b04776555a2e1b75de7112dd94c-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250715124305508_9df96b04776555a2e1b75de7112dd94c-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250715124305508_9df96b04776555a2e1b75de7112dd94c-334x188.jpg 334w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>(Tripoli) &#8211; La grande città di Tripoli accoglie con una sensazione di calma apparente in un sabato mattina dove sulla strada dell’aeroporto si incontrano poche auto. La capitale libica conta oltre 3 milioni di abitanti e come la maggior parte delle metropoli arabe di solito è un formicaio brulicante. Le strade sono ampie, soprattutto le &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-lotta-per-il-potere-a-tripoli-e-le-incertezze-di-una-libia-al-bivio.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-lotta-per-il-potere-a-tripoli-e-le-incertezze-di-una-libia-al-bivio.html">La lotta per il potere a Tripoli e le incertezze di una Libia al bivio</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250715124305508_9df96b04776555a2e1b75de7112dd94c.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250715124305508_9df96b04776555a2e1b75de7112dd94c.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250715124305508_9df96b04776555a2e1b75de7112dd94c-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250715124305508_9df96b04776555a2e1b75de7112dd94c-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250715124305508_9df96b04776555a2e1b75de7112dd94c-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250715124305508_9df96b04776555a2e1b75de7112dd94c-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250715124305508_9df96b04776555a2e1b75de7112dd94c-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250715124305508_9df96b04776555a2e1b75de7112dd94c-334x188.jpg 334w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>(Tripoli)</strong> &#8211; La grande città di <a href="https://it.insideover.com/guerra/l-eliminazione-del-boss-di-tripoli-e-le-nuove-incognite-sulla-libia.html">Tripoli </a>accoglie con una sensazione di calma apparente in un sabato mattina dove sulla strada dell’aeroporto si incontrano poche auto. La <strong>capitale libica conta oltre 3 milioni di abitanti</strong> e come la maggior parte delle metropoli arabe di solito è un formicaio brulicante. Le strade sono ampie, soprattutto le principali, poichè venivano utilizzate dal regime di <strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/a-sirte-si-torna-ad-invocare-il-nome-dei-gheddafi.html">Muammar Gheddafi </a></strong>per imponenti parate militari. Nella parte della città che si allunga verso il Mediterraneo restano importanti vestigia del passato con architetture ottomane ed europee che si sovrappongono, mentre svettano sulla città il pugno di grattacieli del Centro Direzionale per gli Affari di Tripoli. </p>



<p>Lontano dal mare e soprattutto dal porto, zona nevralgica e di importanza strategica, diversi quartieri sono ridotti in macerie dagli scontri fra le milizie che incontrandole per la strada non sono facilmente riconoscibili da polizia ed esercito. Spostandosi da un quartiere all’altro cambiano però le divise e <strong>spesso anche l’umore dei miliziani,</strong> indizi utili per comprendere quali gruppi ancora sostengano il debole Governo di Unità Nazionale del Primo ministro Abdul Hamid Dbeibah. La città vive in una specie di limbo dove è difficile comprendere quello che potrebbe accadere. I giornalisti libici sono molto restii a nominare il  <strong>governo di Tobruk </strong>e soprattutto il generale <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-lezione-libica-mai-imparata-dal-premier-ddeibah.html">Haftar</a>, considerato in Tripolitania alla stregua di un criminale. Ma l’autonominato Feldmaresciallo di Libia non è soltanto un minaccioso fantasma, ma una realtà che ha spostato l’Esercito Nazionale Libico, la sua milizia personale, a Sirte, città natale del clan Gheddafi dopo aver trovato un accordo con le milizie locali. Il premier Dbeibah sa bene che con Haftar a 400 chilometri dalla capitale sulla costa e con il figlio del generale a circa 300 a sud, Tripoli si trova in una morsa dalla quale difficilmente potrà liberarsi. Dopo le cosiddette “primavere arabe” e la caduta del regime di Gheddafi, la Libia non ha mai trovato pace ed il paese nordafricano si ritrova spaccato a metà con due governi che si combattono. </p>



<p>A dire la verità la Libia non è esattamente divisa in due perché l’esecutivo di Tobruk, grazie ad una serie di alleanze,<strong> ha preso il controllo di quasi il 70% del territorio e ora minaccia Tripoli.</strong> L’ultima mossa del clan Haftar è stata quella di trovare un accordo con la Turchia, principale mentore di Dbeibah, che adesso sembra meno propenso a difendere un governo morente. Nel 2019 erano stati i russi a fermare l’avanzata del generale verso Tripoli, proprio per evitare lo scontro con Ankara, ma oggi tutto è cambiato e la sopravvivenza di due Libie sembra appesa ad un filo.</p>



<p> Imad Mustafa Trabelsi guida il ministero degli Interni del Governo di Unità Nazionale di Tripoli da oltre due anni e mezzo e racconta una situazione molto diversa. “Noi siamo il vero governo della Libia, le Nazioni Unite  e l’Unione Europea appoggiano il nostro operato, mentre il sedicente Governo di Stabilità Nazionale di Tobruk e Bengasi è soltanto una copertura per gli affari della famiglia Haftar. La capitale è tranquilla e gli scontri delle settimane scorse sono stati necessari per arrestare o eliminare dei capi-milizia che avevano creato dei domini personali. Il nostro obiettivo è sciogliere tutte le milizie ed integrarle nelle forze armate. Adesso l’aeroporto è aperto e la attività sono riprese regolarmente. Abbiamo anche ospitato il <strong>Team Europe </strong>a testimonianza di quando sia forte il nostro rapporto con l’Unione Europea.” </p>



<p>Il ministro, che è anche leader di una milizia, la Forza per le operazioni speciali di Zintan, disegna un quadro lontano dalla realtà. L’uccisione di al Kikli da parte di forze fedeli al governo ha scatenato una battaglia durata tre giorni e l’operazione per eliminare la potente milizia Rada è stata un completo fallimento e soltanto un nuovo accordo con questi uomini ha permesso la riapertura dell’aeroporto. </p>



<p>Molti di questi gruppi sono pronti a passare con Haftar appena si presenterà alle porte di Tripoli e <strong>senza i mercenari siriani pagati dai turchi la città appare indifendibile</strong>. La storia del paese nordafricano sembra davvero ad un bivio e per le strade la gente è stanca di questa insicurezza che da anni caratterizza la società libica. A Tripoli la presenza degli africani provenienti dal sub-sahara resta sommersa e sono pochi quelli che si vedono in giro per la città, ma fuori dai principali centri abitati la stima del ministero degli interni libico parla di 4 milioni di persone. “Noi controlliamo la nostra costa e manteniamo gli accordi con l’Europa per la gestione dei flussi- sottolinea con forza il ministro Trabelsi- è il <strong>falso governo di Tobruk</strong> che usa i migranti per minacciare Grecia ed Italia. Le partenze vengono quasi totalmente dalla Cirenaica e sono i mano a gruppi criminali che noi abbiamo debellato.” Se è vero che la maggioranza delle partenze viene dalla Libia orientale e si tratta di una forma di ricatto, anche in Tripolitania i numeri sono in crescita ed il governo Dbeibah non può davvero impedire a nessuno di lucrare sui migranti perché sono proprio le milizie che gli permettono di restare in piedi, almeno per ora. </p>
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		<title>Libia, l&#8217;avvertimento all&#8217;Italia: &#8220;Stia lontana dai Fratelli Musulmani&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/l-italia-ed-i-rapporti-con-tobruk-roma-stia-lontana-dai-fratelli-musulmani.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Nov 2018 07:14:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Fratelli musulmani]]></category>
		<category><![CDATA[Tobruk]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1400" height="933" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_1601452.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_1601452.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_1601452-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_1601452-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_1601452-1024x682.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>Non appare certo chiara la situazione a Tobruk in queste ore. Nella città della Cirenaica che ospita il parlamento libico che costituisce il braccio politico del potere di Haftar nell&#8217;est del paese, si conferma e si smentisce nel giro di poche ore l&#8217;approvazione delle modifiche costituzionali volte a definire l&#8217;impianto elettorale del paese. Un passaggio &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/l-italia-ed-i-rapporti-con-tobruk-roma-stia-lontana-dai-fratelli-musulmani.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/l-italia-ed-i-rapporti-con-tobruk-roma-stia-lontana-dai-fratelli-musulmani.html">Libia, l&#8217;avvertimento all&#8217;Italia: &#8220;Stia lontana dai Fratelli Musulmani&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1400" height="933" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_1601452.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_1601452.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_1601452-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_1601452-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_1601452-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p><p>Non appare certo chiara la situazione a Tobruk in queste ore. Nella città della Cirenaica che ospita il parlamento libico che costituisce il braccio politico del potere di Haftar nell&#8217;est del paese, si conferma e si smentisce nel giro di poche ore l&#8217;approvazione delle modifiche costituzionali volte a definire l&#8217;impianto elettorale del paese. Un passaggio delicato, atteso per la verità da mesi. Sul tavolo, in particolare, sono in ballo <strong>le modifiche al consiglio presidenziale</strong> e quelle relative all&#8217;<strong>articolo 6</strong> dell&#8217;attuale legge costituzionale. Secondo il portavoce di Aguila Saleh, presidente della camera,<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.agenzianova.com/a/0/2195900/2018-11-26/libia-tobruk-approvate-modifiche-a-referendum-costituzionale-e-consiglio-presidenziale"> lunedì scorso i deputati avrebbero approvato tali modifiche</a>. Si sarebbe dunque optato per la riduzione del consiglio presidenziale da 9 a 3 membri, mentre il nuovo articolo 6 prevederebbe la divisione del paese in tre collegi elettorali. Il condizionale è però d&#8217;obbligo:<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.agenzianova.com/primopiano/9/libia-dubbi-su-approvazione-in-parlamento-della-riforma-costituzionale"> come si legge su AgenziaNova</a>, i deputati Ziyad Dugheim e Masbah Duma smentiscono l&#8217;approvazione. </p>
<p><a href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/conflitti-non-dimenticare/" rel="attachment wp-att-61704"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-61704" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2018/11/strip_occhi_articolo_libia.jpg" alt="strip_occhi_articolo_libia" /></a></p>
<p>Eppure nelle scorse ore su <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.218tv.net/%D9%86%D8%B5-%D9%82%D8%A7%D9%86%D9%88%D9%86-%D8%A7%D9%84%D8%A7%D8%B3%D8%AA%D9%81%D8%AA%D8%A7%D8%A1-%D9%88%D8%A7%D9%84%D8%AA%D8%B9%D8%AF%D9%8A%D9%84-%D8%A7%D9%84%D8%AF%D8%B3%D8%AA%D9%88%D8%B1/">channel218</a>, una delle emittenti libiche più seguite, sono apparsi i documenti che testimonierebbero l&#8217;approvazione delle modifiche e dunque il raggiungimento di un accordo politico nella camera con sede a Tobruk. </p>
<p>L&#8217;articolo 8 come nodo della discordia? </p>
<p>Pochi giorni prima della votazione del 26 novembre, il deputato <strong>Al Saidi</strong>, ritenuto tra i più vicini ad Haftar, ai nostri microfoni ha in qualche modo anticipato quale potrebbe essere la questione più spinosa inerente il &#8220;giallo&#8221; sull&#8217;approvazione delle modifiche alla camera. Rispondendo ad una delle domande per Gli Occhi della Guerra sul futuro del processo di stabilizzazione della Libia, Al Saidi fa riferimento all&#8217;articolo 8 della legge costituzionale: &#8220;È vero che il parlamento ha espresso perplessità sulla conferenza di gennaio &#8211; afferma il deputato &#8211; La principale ragione sta nell&#8217;articolo 8, che secondo noi potrebbe essere dannoso per il Libyan National Army&#8221;. In questo articolo viene stabilito che il capo delle forze armate deve essere il presidente del consiglio presidenziale. Una norma che darebbe, allo stato attuale, la leadership dell&#8217;esercito ad Al Sarraj e non ad Haftar. L&#8217;uomo forte della Cirenaica non vuole di certo cedere il controllo sulle forze armate, nel momento in cui si dovrebbe poi trovare un accordo sulla loro unificazione. Un argomento, quello della riunificazione dell&#8217;esercito, che dovrebbe essere toccato per l&#8217;appunto a gennaio durante la conferenza da tenere in Libia ed al quale si sta lavorando <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/libia-gli-elementi-positivi-per-l-italia-del-vertice-di-palermo/">dalle ore successive al vertice di Palermo. </a></p>
<p>Nelle parole di Al Saidi ben si comprende dunque la preoccupazione per Tobruk relativa all&#8217;articolo 8. Se Haftar non vuole cedere nemmeno in via transitoria il suo ruolo nell&#8217;esercito, certamente Al Serraj non ha intenzione di rinunciare alle prerogative dategli dall&#8217;articolo 8. Difficile, in questo contesto, trovare un accordo all&#8217;interno della camera e tra le varie altre forze in campo attualmente. Far &#8220;digerire&#8221; ulteriori modifiche della legge costituzionale, a seguito di ulteriori compromessi dell&#8217;una o dell&#8217;altra parte, appare impresa ardua. Da qui forse il caos sull&#8217;approvazione (solo presunta) delle modifiche costituzionali: &#8220;<strong>Il problema è che non si sa in quanti erano a votare</strong> &#8211; dichiara il giornalista Alessandro Scipione &#8211; Ci sono difficoltà a volte per raggiungere Tobruk e dunque in alcuni casi fanno votare a distanza. Ma questa non sempre è una procedura legalmente valida&#8221;.</p>
<p>Al Saidi: &#8220;L&#8217;Italia si allontani dal Qatar&#8221; </p>
<p>Con il deputato di Tobruk tocchiamo, più in generale, i temi più importanti inerenti il proseguo del percorso di stabilizzazione ed <strong>i rapporti tra Italia e Libia</strong>. Al Saidi lo scorso 12 novembre a Palermo è presente ma, quando ancora risulta in forse l&#8217;arrivo di Haftar  nel capoluogo siciliano, desta molto scalpore la sua decisione di alzarsi dal tavolo tecnico sull&#8217;economia in corso a villa Igiea: &#8220;Sì è vero, ho deciso di abbandonare il summit &#8211; dichiara Al Saidi &#8211; Ma questo perchè l&#8217;agenda non era più quella concordata con gli italiani durante la mia visita dello scorso 12 ottobre. Non aveva più senso rimanere&#8221;. Voci di corridoio nelle ore del vertice parlano però anche di <strong>malumori legati ai rapporti tra Roma ed i Fratelli Musulmani</strong>: &#8220;Secondo me la Fratellanza è un ostacolo alla pace&#8221;, taglia corto Al Saidi confermando la sua posizione e quella, probabilmente, di buona parte del parlamento di Tobruck. </p>
<p></p>
<p>Di sicuro il tema dei Fratelli Musulmani sta rappresentando un nervo scoperto nel processo di dialogo tra i vari attori libici. Haftar non fa mistero di considerarli alla stregua dei terroristi, alcune delle argomentazioni fornite dal generale circa i suoi dubbi sulla partecipazione al summit palermitano riguardano proprio la presenza di alcuni elementi dei Fratelli Musulmani. E che la distanza con Al Sarraj dipenda anche dalla presenza di uomini della fratellanza nel suo esecutivo lo fa intuire lo stesso Al Saidi: &#8220;<strong>Al Sarraj è un membro molto vicino ai Fratelli Musulmani</strong>, questo forse non tutti i libici ancora lo sanno&#8221;. Il deputato, dal canto suo, non conferma la circostanza secondo cui la sua presa di distanza dagli incontri di Palermo sia o meno legata ai malumori sulla fratellanza. Al Saidi però riporta il non gradimento, suo e di molti suoi colleghi, circa i rapporti tra Italia e Qatar. </p>
<p>I rappresentanti di Doha il 12 novembre sono presenti a Palermo, assieme a quelli turchi: i due paesi sono i massimi finanziatori della fratellanza. Tuttavia solo questi ultimi decidono di andare via anzitempo dalla Sicilia quando emerge ben chiaro, secondo loro, il tentativo di isolare alcuni elementi legati ai Fratelli Musulmani. Il Qatar rimane ed anzi l&#8217;emiro, pochi giorni dopo, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.youtube.com/watch?v=Mue1BNrDJZ0">viene ricevuto con tutti gli onori al Quirinale</a>: &#8220;Ma Roma deve sapere &#8211; dichiara Al Saidi &#8211; Che la relazione con Doha è sconveniente. Io consiglio al governo italiano di stare lontano da quello del Qatar&#8221;. Con riferimento sia alla visita dell&#8217;emiro nella capitale che <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ilgiornale.it/news/politica/salvini-sdogana-qatar-investimenti-italia-e-sostegno-libia-1595284.html">all&#8217;incontro di Salvini con i vertici qatarioti a Doha</a>, avvenuto a pochi giorni dal vertice, Al Saidi aggiunge: &#8220;Il Qatar danneggia la Libia e Roma deve decidere se stare con il Qatar oppure se puntare ad avere un ruolo nel futuro della Libia&#8221;. </p>
<p>La Libia è fondamentale per la sicurezza dell’Italia. <br />Vogliamo raccontare ciò che sta succedendo.  <a href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/conflitti-non-dimenticare/" target="_blank">Scopri come sostenerci</a></p>
<p>Pur tuttavia Al Saidi, che è uno dei rappresentanti di quella parte orientale della Libia con la quale l&#8217;Italia non ha grandi rapporti fino a pochi mesi fa, non critica del tutto la politica del nostro paese: &#8220;Fino all&#8217;anno scorso Roma era soltanto a Tripoli, riconosceva solo quel governo. Adesso invece ha iniziato ad avere anche buone relazioni con l&#8217;est della Libia&#8221;. <strong>Un punto di partenza forse</strong>, secondo Al Saidi. Intanto, tra riforme costituzionali, Fratelli Musulmani e conferenza di gennaio, i libici aspettano nelle prossime settimane di sapere se il programma di riconciliazione può o meno definitivamente partire. </p>
<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/l-italia-ed-i-rapporti-con-tobruk-roma-stia-lontana-dai-fratelli-musulmani.html">Libia, l&#8217;avvertimento all&#8217;Italia: &#8220;Stia lontana dai Fratelli Musulmani&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il ritorno di Saif al-Islam Gheddafi  nel mondo della politica libica</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/ritorno-saif-al-islam-gheddafi-nel-mondo-della-politica-libica.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Dec 2017 15:33:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Tobruk]]></category>
		<category><![CDATA[Tripoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="620" height="388" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/1460535982-saif-islam-2038118b.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/1460535982-saif-islam-2038118b.jpg 620w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/1460535982-saif-islam-2038118b-300x188.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px" /></p>
<p>Saif al-Islam Gheddafi, secondogenito del Rais Muammar Gheddafi, si rilancia nella politica attiva in Libia e, a sei anni dalla guerra civile che culminò nel brutale omicidio del padre, di cui era ritenuto l&#8217;erede designato, e a un anno e mezzo dal rilascio dal carcere di Zinian annuncia la sua candidatura per le prossime elezioni presidenziali libiche. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/ritorno-saif-al-islam-gheddafi-nel-mondo-della-politica-libica.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="620" height="388" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/1460535982-saif-islam-2038118b.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/1460535982-saif-islam-2038118b.jpg 620w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/1460535982-saif-islam-2038118b-300x188.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px" /></p><p><strong>Saif al-Islam Gheddafi</strong>, secondogenito del <em>Rais </em>Muammar Gheddafi, si rilancia nella politica attiva in Libia e, a sei anni dalla guerra civile che culminò nel brutale omicidio del padre, di cui era ritenuto l&#8217;erede designato, e a un anno e mezzo dal rilascio dal carcere di Zinian annuncia la sua candidatura per le prossime elezioni presidenziali libiche.</p>
<p>A darne l&#8217;annuncio, nella giornata del 17 dicembre, è<a href="https://www.rt.com/newsline/413469-gadaffi-son-run-for-president/" target="_blank"> stata <em>Russia Today, </em>che </a>ha citato il portavoce della famiglia Gheddafi, secondo il quale Saif al-Islam godrebbe di un sostegno trasversale tra diverse tribù della Libia, Paese che dai tempi dell&#8217;insurrezione contro il Colonnello e del disastroso intervento sponsorizzato da Francia e Gran Bretagna é divenuto letteralmente ingovernabile.</p>
<p>Saif al-Islam Gheddafi capitalizza in questo modo l&#8217;amnistia <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.news24.com/Africa/News/news-of-saif-al-islams-release-regional-politics-fuels-rumour-mill-in-libya-20170703" target="_blank">concessagli nel mese di giugno dal Generale Khalifa Haftar</a>, uomo forte del governo di Tobruk sostenuto da Russia, Egitto e Emirati Arabi Uniti. Il messaggio simbolico è ben più importante <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.egypttoday.com/Article/2/37223/Saif-al-Islam-Gaddafi-to-run-for-2018-presidential-election" target="_blank">della dichiarazione concreta</a> di candidatura alle elezioni presidenziali.</p>
<p></p>
<p>Intervistato ai recenti Dialoghi Mediterranei di Roma dal direttore del Libya Herald Sami Zaptia e dal giornalista RAI Giorgio Zanchini, il rappresentante delle Nazioni Unite per la Libia, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.libyaherald.com/2017/12/04/libyan-elections-will-be-held-in-2018-only-if-conditions-are-right-salame/" target="_blank">il tunisino Ghassan Salamé, ha dichiarato</a> che le elezioni generali previste in Libia per il 2018 (parlamentari, presidenziali e referendum costituzionale) si svolgeranno solo se saranno soddisfatte opportune garanzie di sicurezza e se il Paese ritroverà la volontà di trasformarle in una piattaforma per la definizione del suo futuro.</p>
<p>Il ritorno in politica di Saif al-Islam, in ogni caso, condizionerà il percorso di avvicinamento al voto ed é destinato a sancire importanti ripercussioni negli equilibri di forza nel Paese.</p>
<p>La convergenza tra Khalifa Haftar e Saif al-Islam Gheddafi</p>
<p>L&#8217;amnistia che Haftar ha ordinato di concedere al secondogenito del <em>Rais </em>ha chiuso, di fatto, una ciclo apertosi con la rottura tra il generale e Muammar Gheddafi in occasione della guerra tra Libia e Ciad di fine Anni Ottanta.</p>
<p><a href="http://theduran.com/breaking-saif-al-islam-gaddafi-run-president-libya-2018/" target="_blank">Adam Garrie di <em>The Duran </em></a>ha analizzato la possibilità di convivenza e convergenza politica tra Haftar e Saif al-Islam Gheddafi, spiegando che &#8220;entrambi i leader sono portavoce della medesima ideologia [&#8230;] e hanno un comune avversario nei governi occidentali che continuano a sostenere l&#8217;esecutivo di unità nazionale&#8221; basato a Tripoli e guidato da Fayez al-Sarraj.</p>
<p>In una nazione come la Libia, etnicamente e religiosamente omogenea, la tribù rappresenta il livello unitario di base di aggregazione sociale, ed é proprio attraverso la somma e la sovrapposizione di diversi vincoli di fedeltà tribale che i leader politici costruiscono le loro fortune. Saif al-Islam Gheddafi intende ripercorrere la strada tracciata dal padre, che nell&#8217;esperienza quarantennale della Jamahiriya garantì unità e stabilità a un popolo a lungo frazionato.</p>
<p></p>
<p>Il secondogenito del Colonnello ha fatto fronte comune con il Generale Haftar proprio per poter far sì che le forze tribali rimaste fedeli ai Gheddafi, come gli Warshefana che controllano alcune aree vicino Tripoli, possano definire senza ambiguità la loro presa di posizione nel campo del conflitto civile libico.</p>
<p>La discesa in campo di Saif al-Islam Gheddafi, in ogni caso, potrà portare a un concreto cambiamento politico in Libia solo se attorno a lui e ai suoi sostenitori saprà amalgamarsi un progetto politico di lungo corso. Altrimenti, finché la sua iniziativa risulterà completamente incentrata sulla sua persona, Gheddafi &#8220;rischia di non andare da nessuna parte&#8221;, <a href="https://www.theguardian.com/world/2017/dec/06/saif-gaddafi-libya-politics-son-muammar" target="_blank">come ha dichiarato al <em>Guardian </em>Mattia Toaldo del Council on Foreign Relations.</a></p>
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		<title>Così Putin risolverà la crisi in Libia?</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/cosi-putin-risolvera-la-crisi-libia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Feb 2017 16:23:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Tobruk]]></category>
		<category><![CDATA[Tripoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="925" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/OLYCOM_20170227201849_22341549.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/OLYCOM_20170227201849_22341549.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/OLYCOM_20170227201849_22341549-300x185.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/OLYCOM_20170227201849_22341549-768x474.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/OLYCOM_20170227201849_22341549-1024x631.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Se Italia ed Unione Europea restano pressoché immobili, e se Donald Trump ha altro a cui pensare, a risolvere la crisi libica ci pensa la Russia. In Libia, come per la Siria, Mosca sta, infatti, cercando di ritagliarsi ancora una volta un ruolo da protagonista, come principale mediatore di una crisi internazionale alla quale l&#8217;Europa, pur subendone &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/cosi-putin-risolvera-la-crisi-libia.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="925" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/OLYCOM_20170227201849_22341549.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/OLYCOM_20170227201849_22341549.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/OLYCOM_20170227201849_22341549-300x185.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/OLYCOM_20170227201849_22341549-768x474.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/OLYCOM_20170227201849_22341549-1024x631.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Se Italia ed Unione Europea restano pressoché immobili, e se Donald Trump ha altro a cui pensare, a risolvere la crisi libica ci pensa la <strong>Russia</strong>. In Libia, come per la Siria, Mosca sta, infatti, cercando di ritagliarsi ancora una volta un ruolo da protagonista, come principale mediatore di una crisi internazionale alla quale l&#8217;Europa, pur subendone direttamente le conseguenze, non ha saputo dare risposte convincenti.Il viaggio di Sarraj a MoscaE ad auspicare una mediazione russa per risolvere la crisi in Libia, è stato proprio il leader del Consiglio presidenziale libico, <strong>Fayez al-Serraj</strong>, che giovedì, secondo quanto confermano i media locali, volerà a Mosca per incontrare alcuni membri del governo russo. Lo stesso Sarraj, il “cavallo” su cui avevano puntato l’Italia e le Nazioni Unite, si appella ora al Cremlino per trovare una mediazione con il governo di Tobruk e con il generale Khalifa Haftar, comandante dell’Esercito nazionale libico che controlla la Cirenaica e i terminal del greggio della cosiddetta “mezzaluna petrolifera”.La visita del premier libico a Mosca, sostengono gli analisti, come Mattia Toaldo, dell’European Council on Foreign Relations, citato da <em>Nova</em>, serve al premier libico per “ricevere un&#8217;ulteriore legittimazione e una rassicurazione sul fatto che lui rimane il primo ministro, e che semmai bisogna puntare all&#8217;allargamento dell&#8217;accordo politico libico&#8221;. Sarraj, infatti, appare sempre più isolato. A minacciare il suo potere non c’è solo<strong> Khalifa Haftar</strong>, il generale appoggiato dai russi che lo scorso gennaio, a bordo della portaerei Admiral Kuznetsov, proprio con Mosca ha stipulato un accordo di cooperazione militare. Ma anche la nascita di nuove formazioni militari a Tripoli, come la Guardia Nazionale (LNG), che sosterrebbero l’ex premier islamista, Khalifa Ghwell, autore di un tentativo di colpo di Stato contro Sarraj.La diplomazia russa al lavoroPer Putin, ospitare a Mosca Sarraj, significa, invece, rafforzare ulteriormente l’immagine della Russia come potenza capace di assumere un ruolo di primo piano nei grandi dossier internazionali e quello di vero e proprio alfiere della lotta al terrorismo islamico. Per questo, dopo l&#8217;iniziativa egiziana, ora a mediare un accordo, o almeno ad organizzare un incontro, tra il premier libico e il generale Khalifa Haftar, vuole pensarci la diplomazia russa. &#8220;Non c&#8217;è alternativa alla <strong>soluzione politica</strong>, sulla base di questo approccio, stiamo lavorando costantemente con Tripoli e con Tobruk, stiamo cercando di incoraggiarli a superare le differenze interne, per la ricerca di compromessi su tutte le questioni controverse&#8221;, ha detto all’inizio di febbraio la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova.Soluzione rapida della crisi, stabilizzazione del Paese e “mantenimento della sovranità e integrità territoriale” libica, sono tra le priorità di Mosca. &#8220;Ci piacerebbe che inLibiafinisse al più presto la lunga crisi e che laLibiadiventasse di nuovo un Paese prospero con istituzioni statali forti, un esercito forte, ripristinando anche il suo status di importante attore regionale&#8221;, ha detto lunedì il vice ministro degli Esteri e inviato speciale del presidente russo per il Medio Oriente e Nord Africa, Mikhail Bogdanov. &#8220;Il confronto tra Tripoli e Tobruk ha creato un vuoto di potere e in questo contesto, lo Stato islamico ed al Qaeda sono ancora attivi in molto aree della Libia&#8221;, ha detto il vice ministro intervenendo al Forum sul Medio Oriente.Perché Mosca punta stabilizzare la LibiaLa necessità di “costruire un dialogo significativo” tra Tripoli e Tobruk sarà quindi al centro della discussione durante la visita di Sarraj in Russia, ha annunciato Bogdanov, secondo il quale “è necessario continuare la cooperazione con entrambi i centri di potere a Tripoli e Tobruk, incoraggiandoli a superare le controversie e a cercare decisioni reciprocamente accettabili per quanto riguarda la riconciliazione nazionale&#8221;. E per capire quanto la Russia stia investendo, nel vero senso della parola, nella stabilizzazione della Libia, basta guardare al recente accordo concluso tra il gigante russo <strong>Rosneft</strong> e la compagnia petrolifera libica, <strong>National Oil Corporation</strong>, che prevede, secondo quanto riferisce la <em>Tass</em>, “l&#8217;istituzione di una commissione di lavoro congiunta dei due partner, per valutare le opportunità in molti settori, incluse l&#8217;esplorazione e la produzione&#8221;.Progetti che per essere implementati hanno bisogno di sicurezza e stabilità. Stabilità che Mosca vuole raggiungere attraverso un accordo tra il suo uomo, il generale Haftar, e il premier Serraj. A guadagnarci, ovviamente, non sarà solo Rosneft. Assumendo il ruolo di potenza mediatrice anche in Libia, la Russia punta ad estendere ulteriormente la sua<strong> influenza in Medio Oriente e Nord Africa</strong> e a consolidare la sua <strong>presenza militare nel Mediterraneo</strong>, magari trovando un approdo per la flotta russa a Tobruk. Il Cremlino non vuole lasciarsi sfuggire l’occasione e prende l’iniziativa, invitando a Mosca il principale alleato dell’Occidente.</p>
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		<title>Dentro il caos libico</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/dentro-il-caos-libico.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Calogero Migliore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Mar 2016 06:02:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Sabrata]]></category>
		<category><![CDATA[Sirte]]></category>
		<category><![CDATA[Tobruk]]></category>
		<category><![CDATA[Tripoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="878" height="578" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/reuters_libya_sirte_fighters_20Oct11-878x578.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/reuters_libya_sirte_fighters_20Oct11-878x578.jpg 878w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/reuters_libya_sirte_fighters_20Oct11-878x578-300x197.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/reuters_libya_sirte_fighters_20Oct11-878x578-768x506.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 878px) 100vw, 878px" /></p>
<p>La Libia è divenuta di fatto il secondo fronte dell’Isis, dopo la Siria, nel jihad globale del Califfato. Inoltre, l’instabilità libica da anni è terreno fertile per il traffico di esseri umani verso l’Europa, e rischia di allargarsi ai Paesi vicini, come la Tunisia e l’Egitto, ponendo una seria minaccia alla sicurezza globale. Ecco perché &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/dentro-il-caos-libico.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="878" height="578" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/reuters_libya_sirte_fighters_20Oct11-878x578.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/reuters_libya_sirte_fighters_20Oct11-878x578.jpg 878w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/reuters_libya_sirte_fighters_20Oct11-878x578-300x197.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/reuters_libya_sirte_fighters_20Oct11-878x578-768x506.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 878px) 100vw, 878px" /></p><p>La <strong>Libia</strong> è divenuta di fatto il secondo fronte dell’<strong>Isis</strong>, dopo la Siria, nel jihad globale del Califfato. Inoltre, l’<strong>instabilità libica</strong> da anni è terreno fertile per il traffico di esseri umani verso l’Europa, e rischia di allargarsi ai Paesi vicini, come la Tunisia e l’Egitto, ponendo una seria minaccia alla sicurezza globale. Ecco perché un intervento in Libia è ritenuto indispensabile dalla comunità internazionale.</p>
<p>Ma l’invio effettivo di stivali occidentali sul terreno presenta ancora molti punti interrogativi. Il principale, è quello legato al <strong>caos presente sul territorio</strong>, che un eventuale intervento occidentale rischierebbe di radicalizzare ulteriormente. Dopo la “primavera” araba libica e il rovesciamento di Gheddafi, infatti, per il Paese non è mai arrivata l’“estate”, anzi. Il processo di costruzione dello Stato in Libia non è mai partito, ed ha attraversato un lungo “inverno” di cinque anni, in cui le<strong> fratture etniche e tribali</strong> già presenti si sono moltiplicate, radicalizzate, e trasformate in una pletora di <strong>milizie</strong>, spesso legate all&#8217;una o all’altra formazione, da vincoli labili, dettati dalla contingenza e soprattutto dalla volontà di acquisire maggiore potere sul territorio. Secondo la <em>Bbc </em><strong>le formazioni armate che operano attualmente in Libia sarebbero circa 2 mila </strong>.</p>
<h2>Tobruk e Tripoli</h2>
<p>La frattura più grande è quella tra i <strong>due parlamenti rivali</strong>, emersi dal fallimento del processo di costruzione statuale nel Paese dopo l’intervento Nato del 2011: il governo laico in esilio a Tobruk, in Cirenaica, riconosciuto dalla comunità internazionale, e quello islamico insediatosi a Tripoli dopo la sconfitta alle elezioni del 2014. Al loro interno, Tripoli e Tobruk, non sono due blocchi monolitici, ma delle compagini che rispondono, sul territorio, a milizie con le quali le alleanze sono instabili. Ed è questo uno dei motivi per cui i due parlamenti non riescono ancora a trovare un accordo sul governo di unità nazionale del premier designato dalle Nazioni Unite, <strong>Fayez Al Sarraj</strong>, che dovrebbe autorizzare l’intervento della comunità internazionale.</p>
<p>Al governo di <strong>Tobruk</strong>, che continua a negare il proprio sostegno all’esecutivo nascente, sono legate le milizie che hanno partecipato alla campagna militare contro i jihadisti del generale <strong>Khalifa Haftar</strong>. Tra queste ci sono l’<strong>Esercito libico</strong>, al suo interno diviso tra i miliziani fedeli ad Haftar e quelli fedeli al suo rivale al-Obaidi. E soprattutto le <strong>milizie di Zintan</strong>, circa 30mila combattenti operanti nell’omonima città della Tripolitania, che costituiscono un importante avamposto ed enclave di Tobruk nella regione controllata dalle milizie alleate al governo islamico di Tripoli. Poi ci sono le milizie tribali: gli ex lealisti di Gheddafi appartenenti alle tribù <strong>Warfallah e Warshefana</strong>, e varie milizie operanti in Cirenaica come la <strong>Guardia delle Infrastrutture Petrolifere</strong>, la milizia di<strong> Ezzedin Wakwak</strong>,  le <strong>Forze di Difesa della Cirenaica</strong> e il più famoso<strong> Esercito della Cirenaica</strong>, legato alla casa reale dei Senussi. Le milizie legate a Tobruk controllano un&#8217;importante parte di territorio libico ad est, comprendente anche importanti siti petroliferi.</p>
<p>La forza più importante di cui dispone il <strong>parlamento di Tripoli</strong> è il <strong>Fronte Alba della Libia</strong>, che include <strong>Fratelli Musulmani e salafiti</strong>. I miliziani legati al parlamento di Tripoli, che continua ad opporsi all’eventualità di un intervento occidentale, sono stimabili in circa 100 mila unità, divisi tra le <strong>tribù berbere della Tripolitania</strong>, il <strong>network legato a Abdelhakim Belhaj</strong>, uno dei leader della rivolta anti-Gheddafi, più o meno legato ad Al Qaeda, il <strong>Comitato Supremo di Sicurezza</strong>, a cui fanno capo oltre 70 gruppi di miliziani attivi nei dintorni di Tripoli, e la <strong>milizia di Misurata</strong>, dai 30 ai 40mila combattenti, vicina al governo islamico, ma di fatto legata ad una propria agenda indipendente. Il <strong>Qatar</strong>  è accusato di fornire supporto ad alcuni di questi gruppi, che controllano la parte occidentale del Paese e nello specifico un&#8217;area compresa fra Tripoli, Ghat, Waddan e Misurata.  Ma anche il controllo sul territorio del parlamento di Tripoli non è capillare, come dimostrato dal caso della liberazione dei tecnici italiani a <strong>Sabrata</strong>, città che di fatto, pur essendo sotto il controllo di Tripoli, può considerarsi un&#8217;entità indipendente.</p>
<h2>Milizie Tuareg e Tobou</h2>
<p>Tuareg libici e combattenti Toubou si contendono invece le <strong>aree sud-occidentali</strong> nel deserto del Fezzan. Ex combattenti e mercenari dell’esercito di Gheddafi, i primi, attivi al confine con l’Algeria, sono formalmente alleati di Tripoli, ma anche loro, di fatto, seguono un’agenda indipendente e legata soprattutto ai <strong>traffici di armi, droga ed esseri umani</strong>, gestiti nel deserto del Sahara assieme ai tuareg maliani. Alleati di Tobruk ed ex oppositori di Gheddafi, al contrario, i combattenti dell’etnia Toubou sono strategici per Tobruk nel controllo dell’area desertica a sud. Come i Tuareg, grazie alla conoscenza delle rotte sahariane, gestiscono il traffico di migranti diretto in Europa, scortandoli dall’Africa sub-sahariana alle città costiere della Libia.</p>
<h2>Isis, Ansar al Sharia  e Al Qaeda</h2>
<p>Le milizie del Califfato in Libia, secondo le stime al ribasso, si aggirerebbero intorno alle<strong> 4mila unità</strong>, delle quali circa 1.200 sarebbero reclutatori, ideologi e responsabili, appartenenti al fulcro dell’organizzazione. L’espansione dell’Isis in Libia, sin dall’arrivo nell’autunno del 2014 a Derna e dal successivo rientro dei foreign fighters libici, reduci siriani e iracheni, del battaglione <strong>al-Battar</strong>, più che ad effettive conquiste militari, è dovuto alla capacità di <strong>cooptare gruppi e milizie tribali</strong> non rappresentati dai principali schieramenti, compreso il gruppo jihadista più influente in Libia, <strong>Ansar al Sharia.</strong> Ansar ak Sharia, infatti, che controlla una parte di Bengasi, dove rivendicò nel 2012 l’attacco al consolato americano in cui perse la vita l’ambasciatore Christopher Stevens, sta subendo una vera e propria emorragia di combattenti in favore delle milizie del Califfato. I jihadisti dell’Isis, su un territorio di circa 250 km di costa, controllano quattro centri: <strong>Sirte</strong>, il più importante, <strong>Nawfaliyah</strong>,<strong> Harawa e Ben Jawad</strong>, che si affaccia sulla cosiddetta &#8220;mezzaluna petrolifera&#8221;, obiettivo privilegiato dei jihadisti che, come in Siria ed in Iraq, trovano nel contrabbando di petrolio e terre rare una importante fonte di finanziamento. A supporto degli uomini del Califfato, nel caso di un eventuale intervento occidentale, inoltre, non è escluso l’arrivo dei miliziani di <strong>Al Qaeda nel Maghreb Islamico</strong>, operanti nel Sahel, e di quelli di <strong>Boko Haram</strong>, attivi in Nigeria.</p>
<p>Uno dei rischi principali legato ad un eventuale intervento occidentale, secondo la maggior parte degli analisti, sarebbe infatti proprio una <strong>convergenza dei gruppi legati all’Islam radicale sotto la guida dell’Isis</strong>. Non solo al Qaeda e Boko Haram, ma anche tutte le milizie islamiche, per tradizione ostili alle ingerenze occidentali in Libia, rischierebbero di aderire, spinte dalla propaganda anti-occidentale, ad un ampio fronte che potrebbe essere guidato proprio dai jihadisti del Califfato.</p>
<p>Un intervento, quello occidentale, che, lungi ancora dal trovare un suo partner affidabile sul terreno, ieri, al contrario, ha incontrato un nuovo ostacolo pure nelle forze islamiche ostili all’Isis, come quelle legate al parlamento di Tripoli, che ha fatto sapere che, in Libia, “non accetterà mai alcun intervento militare straniero”.</p>
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