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	<title>Task Force Takuba Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Sun, 13 Nov 2022 06:50:29 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Task Force Takuba Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>La Francia annuncerà la fine della missione Barkhane in Sahel. E adesso?</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/la-francia-annuncera-la-fine-della-missione-barkhane-in-sahel-e-adesso.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Nov 2022 06:50:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[operazione Barkhane]]></category>
		<category><![CDATA[Task Force Takuba]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221004135940313_4d8bf6fbbe730390b80484047528d9a5-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221004135940313_4d8bf6fbbe730390b80484047528d9a5-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221004135940313_4d8bf6fbbe730390b80484047528d9a5-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221004135940313_4d8bf6fbbe730390b80484047528d9a5-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221004135940313_4d8bf6fbbe730390b80484047528d9a5-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221004135940313_4d8bf6fbbe730390b80484047528d9a5-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221004135940313_4d8bf6fbbe730390b80484047528d9a5-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il prossimo mercoledì il presidente francese Emmanuel Macron annuncerà ufficialmente la fine dell&#8217;Operazione Barkhane in Sahel. Macron, in visita a Tolone, pronuncerà un discorso che sarà in particolare “un&#8217;opportunità per segnare ufficialmente la fine dell&#8217;Operazione Barkhane e per annunciare un significativo adeguamento delle nostre basi in Africa”, ha affermato una fonte dell&#8217;Eliseo. Il disimpegno francese &#8230; <a href="https://it.insideover.com/difesa/la-francia-annuncera-la-fine-della-missione-barkhane-in-sahel-e-adesso.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/la-francia-annuncera-la-fine-della-missione-barkhane-in-sahel-e-adesso.html">La Francia annuncerà la fine della missione Barkhane in Sahel. E adesso?</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221004135940313_4d8bf6fbbe730390b80484047528d9a5-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221004135940313_4d8bf6fbbe730390b80484047528d9a5-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221004135940313_4d8bf6fbbe730390b80484047528d9a5-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221004135940313_4d8bf6fbbe730390b80484047528d9a5-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221004135940313_4d8bf6fbbe730390b80484047528d9a5-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221004135940313_4d8bf6fbbe730390b80484047528d9a5-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221004135940313_4d8bf6fbbe730390b80484047528d9a5-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il prossimo mercoledì il presidente francese <strong>Emmanuel Macron</strong> annuncerà ufficialmente la fine dell&#8217;<strong>Operazione Barkhane</strong> in Sahel. </p>



<p>Macron, in visita a Tolone, <a href="https://www.leparisien.fr/international/barkhane-macron-annoncera-mercredi-la-fin-officielle-de-loperation-08-11-2022-4JJ5QF5P4JDSRI4PW4R7HYOGRU.php" target="_blank" rel="noreferrer noopener">pronuncerà</a> un discorso che sarà in particolare “un&#8217;opportunità per segnare ufficialmente la fine dell&#8217;Operazione Barkhane e per annunciare un significativo adeguamento delle nostre basi in Africa”, ha affermato una fonte dell&#8217;Eliseo. </p>



<p>Il disimpegno francese dal Sahel <a href="https://insideover.ilgiornale.it/politica/francia-mali-sahel-onu.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">è cominciato da tempo</a>, ed è stato particolarmente evidente in <strong>Mali</strong>, da dove le forze francesi si sono ritirate completamente lo <a href="https://www.leparisien.fr/international/barkhane-les-derniers-militaires-francais-ont-quitte-le-mali-15-08-2022-JXFXOH53BNA3TD7JMOQFAJLALE.php" target="_blank" rel="noreferrer noopener">scorso agosto</a>, ma Parigi continuerà a mantenere una presenza abbastanza consistente nella regione, con circa <strong>3mila soldati</strong> schierati in Niger, Ciad e Burkina Faso. </p>



<p>A partire dal 2020, infatti, la giunta militare al potere in Mali ha fatto pressioni sulla Francia affinché ritirasse completamente le sue forze: un processo graduale che ha visto la <a href="https://www.leparisien.fr/international/operation-barkhane-au-mali-la-france-quitte-sa-base-militaire-de-gossi-dans-la-transparence-la-plus-totale-19-04-2022-UJZNVZCXV5HMPLCA27EAPTR33U.php" target="_blank" rel="noreferrer noopener">consegna della base di Gossi</a>, la più importante che ospitava 300 soldati francesi, ad aprile del 2022. </p>



<p>La <strong>crisi diplomatica</strong> tra Parigi e Bamako ha aperto le porte a Mosca, che ha inviato nel Paese le sue milizie paramilitari del <strong>Gruppo Wagner</strong>, che si ritiene siano subentrate ai soldati francesi nei compiti di contrasto all&#8217;attività jihadista e di addestramento delle forze locali. Il 15 agosto scorso, la ritirata finale, con le ultime truppe francesi che hanno attraversato il confine tra Mali e Niger. </p>



<p>Il ritiro, come detto, era previsto e non solo per gli ultimi sviluppi legati alla crisi tra i due Paesi che aveva costretto la Francia a riorganizzare il dispositivo dell&#8217;Operazione Barkhane al di fuori dal territorio maliano: Parigi cercava da tempo partner per <strong>condividere il peso</strong> di una missione anti-terrorismo in una vasta regione dell&#8217;Africa subsahariana che stava impegnando numerosi uomini e mezzi. Barkhane al suo culmine impegnava, infatti, circa 5500 soldati. </p>



<p>Condivisione degli oneri che è arrivata con la nascita di <strong><a href="https://insideover.ilgiornale.it/guerra/la-task-force-takuba-tra-forze-speciali-italiane-e-i-russi-della-wagner.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Task Force Takuba</a></strong> che si è andata ad aggiungere alle altre missioni internazionali (tra cui anche dell&#8217;Unione Europea e dell&#8217;Onu) se pur con compiti – e reparti – totalmente diversi. Takuba, che vede la partecipazione anche dell&#8217;<strong>Italia</strong>, non ha riscosso molto successo in seno agli alleati europei: la Norvegia ad inizio di quest&#8217;anno ha rinunciato alla sua partecipazione, e la <a href="https://apnews.com/article/europe-africa-denmark-copenhagen-mali-f22d8e2da5d5a98e9542e6a92aa31039" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Danimarca </a>ha annunciato il ritiro del suo contingente dal Mali, come richiesto dalle autorità locali, aggiungendosi così agli <a href="https://www.forsvarsmakten.se/en/news/2022/04/tsk-force-takuba-suspended-new-challenges-await-the-special-forces/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">svedesi</a>, che hanno comunicato il loro disimpegno da Takuba rinunciando, contestualmente, al comando della missione. </p>



<p>Barkhane finisce, come da piani di Parigi, ma l&#8217;esercito francese resta nel Sahel, sebbene numericamente ridimensionato, e parimenti continua Takuba. </p>



<p>Secondo l&#8217;Eliseo, il <strong>principio guida</strong> ora è quello di “ridurre l&#8217;esposizione e la visibilità delle nostre forze militari in Africa, concentrarsi sulla cooperazione e sul supporto (&#8230;), principalmente in termini di equipaggiamento, addestramento, intelligence e partnership operativa quando i Paesi lo desiderano”. La Francia ha annunciato la volontà di <strong>avviare discussioni</strong> con gli Stati africani su questo tema e anche se non intende abbandonare la lotta anti-jihadista, deve fare i conti con un&#8217;opinione pubblica africana sempre più ostile e all&#8217;interno della quale cresce l&#8217;influenza delle potenze rivali, Mosca in testa, attraverso i social network e i media.</p>



<p>Una proliferazione della disinformazione online, volta principalmente a denigrare la presenza francese e giustificare quella russa, che si sta diffondendo anche al di fuori dei confini maliani, toccando, ad esempio, il vicino Burkina Faso. Un fenomeno che Parigi non è stata capace di arginare in Mali, e molto probabilmente non riuscirà ad arginare altrove, anche se le attuali contingenze strettamente legate al conflitto in Ucraina aprono uno spiraglio per il reinserimento francese e alleato: le <a href="https://insideover.ilgiornale.it/difesa/non-solo-wagner-luniverso-dei-contractors-russi-nel-mondo.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Pmsc russe</a>, Gruppo Wagner in testa, sono impegnate sul fronte ucraino e hanno dovuto ridimensionare la propria presenza nel continente africano. </p>



<p>L&#8217;idea francese, ora, è comunque di continuare ad agire, ma con discrezione. Secondo quanto riferito, non è stato ancora assegnato un nuovo nome al contingente francese rimasto nel Sahel, fattore che serve a mantenere un basso profilo: nel campo della comunicazione, Barkhane continua ad occupare una presenza molto importante sui social network, pertanto è interesse della Francia che si metta chiaramente fine a questa operazione per poter passare a un&#8217;altra effettuata con logiche diverse. </p>



<p>La fine di Barkhane porta con sé comunque il <strong>ridimensionamento </strong>della presenza francese nel Sahel, il che significa <strong>più oneri per gli alleati</strong> presenti nella regione facenti parte di Task Force Takuba che dovrà, per forza di cose, subire una rimodulazione. </p>



<p>Nonostante la Francia abbia una presenza diffusa in tutta l&#8217;Africa subsahariana (Ciad, Niger, Burkina Faso, Senegal e Costa d&#8217;Avorio) l&#8217;aumento dell&#8217;attività dei gruppi legati al terrorismo islamico in Sahel e la presenza russa imporrà un maggiore impegno agli alleati europei sia nell&#8217;ambito della <em>counter-insurgency/counter-terrorism</em> sia nel fondamentale addestramento/sostegno delle forze di sicurezza locali. Maggiore impegno si traduce solamente in più uomini e mezzi, ma il rischio di uno <strong>scenario afghano</strong> è sempre dietro l&#8217;angolo: se si deve stare in Sahel, occorre avere ben chiaro come ci si deve stare e il ruolo che si deve avere nel contesto generale di sicurezza di ciascun Paese coinvolto. </p>



<p>Il <strong>fallimento francese in Mali</strong> deve essere ben compreso per evitare gli stessi errori: la Francia ha fallito a causa di una combinazione di fattori, tra cui la non comprensione delle dinamiche del conflitto locale, errori di carattere politico ed operativi. Forse se l&#8217;approccio francese fosse stato molto meno “militare” sulla base dell&#8217;errato presupposto che solo l&#8217;attività dei gruppi terroristici avesse generato instabilità nel Sahel, non riuscendo così ad affrontare e capire la crisi del governo maliano, oggi in Mali non ci sarebbe la Russia e probabilmente ci sarebbero ancora i soldati francesi. Parigi non è stata in grado di impegnare i leader maliani nel ripristino e rispetto della legalità aiutandoli ad affrontare i fattori alla base del conflitto. Non essendo riuscita in questo intento, la violenza di stampo jihadista è esplosa espandendosi dal nord del Mali sino alla regione centrale, nonché al Niger, al Burkina Faso e ai confini settentrionali del Benin e della Costa d&#8217;Avorio.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il regno del caos: perché il Sahel è importante</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/sahel-il-regno-del-caos-dossier.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Vita]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Oct 2022 12:23:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Migranti]]></category>
		<category><![CDATA[Sahel]]></category>
		<category><![CDATA[Task Force Takuba]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/mali-Agenzia_Fotogramma_IPA14546290-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/mali-Agenzia_Fotogramma_IPA14546290-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/mali-Agenzia_Fotogramma_IPA14546290-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/mali-Agenzia_Fotogramma_IPA14546290-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/mali-Agenzia_Fotogramma_IPA14546290-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/mali-Agenzia_Fotogramma_IPA14546290-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/mali-Agenzia_Fotogramma_IPA14546290-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il Sahel è dominato da un disordine geopolitico: crocevia di interessi mondiali che si inseriscono in un'area di povertà endemica e guerre</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/mali-Agenzia_Fotogramma_IPA14546290-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/mali-Agenzia_Fotogramma_IPA14546290-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/mali-Agenzia_Fotogramma_IPA14546290-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/mali-Agenzia_Fotogramma_IPA14546290-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/mali-Agenzia_Fotogramma_IPA14546290-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/mali-Agenzia_Fotogramma_IPA14546290-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/mali-Agenzia_Fotogramma_IPA14546290-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Una fascia di terra che unisce il deserto del Sahara all&#8217;Africa equatoriale, che percorre da est a ovest il continente e che lambisce due oceani. È questo il <strong>Sahel</strong>: una delle aree più complesse, martoriate, difficili e allo stesso complessa dal punto di vista geopolitico, dove si annidano diversi livelli di sfide e di guerre.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un&#8217;area d&#8217;Africa dimenticata</h2>



<p>Il mondo, e specialmente l&#8217;Europa, ha iniziato davvero a conoscere e parlare di Sahel solo negli anni più recenti. Dopo la dissoluzione degli imperi coloniali, l&#8217;<strong>Occidente</strong> si era concentrato su aree diverse, in particolare il Nord Africa, il Medio Oriente, oppure si era interessato ad altre parti dell&#8217;Africa solo per gli enormi drammi umanitari e le tragedie che hanno sconvolto i Paesi del cuore del continente.</p>



<p>Per lunghi tratti della storia recente, poi, i Paesi che compongono questa lunga lingua di terra sono stati quasi dimenticati dall&#8217;opinione pubblica e dagli interessi internazionali al più alto livello. I focolai di tensione, poi sfociati in conflitti sanguinosi e di lunghissima durata, nascevano e si alimentavano altrove, lì dove il gioco delle grandi e medie potenze si spostava per ampliare le rispettive sfere di influenza incanalandosi in antichi e nuovi conflitti locali disseminati negli anni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Migranti, terrorismo e risorse: perché il Sahel è importante</h2>



<p>Poi qualcosa ha iniziato a cambiare nella narrativa mondiale. E lo ha fatto perché si è compreso &#8211; tardivamente &#8211; che il Sahel non era per niente escluso da quelle grandi crisi che hanno sconvolto il mondo e che interessavano soprattutto l&#8217;<strong>Europa</strong> e i suoi confini. Anzi, la suddetta regione africana si è rivelata un regno del caos con Stati estremamente deboli in cui si sono addensati terrorismo islamico, rotte migratorie, povertà, cambiamenti climatici, scoperta e sfruttamento di <a href="https://st.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-02-13/uranio-petrolio-ecco-perche-193757.shtml?uuid=AbXknBUH"><strong>risorse minerarie ed energetiche</strong></a> e che si univa alla fascia nordafricana sprigionando disperazione e instabilità.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="933" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/regione-sahel-africa-933x1024.jpg" alt="" class="wp-image-370269" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/regione-sahel-africa-933x1024.jpg 933w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/regione-sahel-africa-273x300.jpg 273w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/regione-sahel-africa-768x843.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/regione-sahel-africa-1399x1536.jpg 1399w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/regione-sahel-africa-scaled.jpg 1748w" sizes="auto, (max-width: 933px) 100vw, 933px" /><figcaption>Infografica di Alberto Bellotto</figcaption></figure>



<p>Tutti i principali problemi del mondo si concentrano pertanto in questa lingua al di sotto del Sahara. E come non si poteva più parlare di Europa mediterranea senza tenere conto dell&#8217;Africa settentrionale, così ci si è accorti che non si poteva più parlare di questa regione senza soffermarsi su quella immediatamente al di sotto di essa, appunto il Sahel. Perché non solo quest&#8217;enorme area rappresenta la sorgente di crisi che poi si riversano anche su noi europei, ma anche perché le sue contraddizioni rendono naturale la corsa delle potenze per il controllo su esse.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché è un focolaio di crisi</h2>



<p>Gli ultimi processi geopolitici di cui abbiamo notizia, ci raccontano di un Sahel perfettamente inserito in dinamiche già viste altrove. Si pensi alle missioni militari francesi, nate per controllare fenomeni ribellistici e terroristici, e che si sono poi trasformate in <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-lezione-afghana-e-i-rischi-per-il-sahel.html">guerre senza fine</a> al pari di quelle statunitensi altrove. Parigi ha compreso solo nell&#8217;ultimo anno che aveva bisogno del supporto dei partner europei, <a href="https://it.insideover.com/politica/la-resa-di-parigi-mali-mondo.html">ma nel frattempo, il Sahel stava già cambiando</a>: la <strong>Cina</strong> ha iniziato la sua graduale penetrazione nell&#8217;area, la <a href="https://it.insideover.com/politica/la-turchia-alla-conquista-di-sahel-e-africa-occidentale.html">Turchia</a> e le potenze arabe hanno insistito in una logica di soft power molto importante, <a href="https://it.insideover.com/difesa/cosa-cambia-per-l-europa-con-lintervento-dei-russi-in-mali.html">la Russia ha inviato la sua legione straniera</a>, la <strong>Wagner</strong>, proprio nel Mali un tempo territorio sotto il controllo delle truppe francesi, mentre gli Stati Uniti osservano, inviano forze speciali e droni, ma senza quell&#8217;impegno necessario per contrastare davvero i loro rivali geostrategici.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221004135940313_4d8bf6fbbe730390b80484047528d9a5-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-370267" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221004135940313_4d8bf6fbbe730390b80484047528d9a5-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221004135940313_4d8bf6fbbe730390b80484047528d9a5-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221004135940313_4d8bf6fbbe730390b80484047528d9a5-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221004135940313_4d8bf6fbbe730390b80484047528d9a5-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221004135940313_4d8bf6fbbe730390b80484047528d9a5-2048x1365.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221004135940313_4d8bf6fbbe730390b80484047528d9a5-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Elicotteri francesi in volo sul Mali (Foto: EPA/CHRISTOPHE PETIT TESSON / POOL)</figcaption></figure>



<p>Infine l&#8217;Europa, giunta in Sahel con la <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-task-force-takuba-tra-forze-speciali-italiane-e-i-russi-della-wagner.html"><strong>Task Force Takuba</strong></a>, è apparsa in ritardo, forse in modo definitivo. E l&#8217;<strong>Italia</strong>, che pure si è spesso battuta per strappare accordi con i governi locali nell&#8217;ottica di bloccare le rotte dei trafficanti di esseri umani e di evitare che il caos deflagrasse a sud della Libia, è stata trascinata dai ritardi europei e prima ancora dai freni imposti da Parigi per non perdere il suo &#8220;cortile di casa&#8221; (ancora tale per l&#8217;uranio).</p>



<p>Oggi il Sahel appare un&#8217;area di caos, umano e geopolitico, dove la decolonizzazione si è dimostrata un processo non privo di contraddizioni. Un ginepraio di interessi strategici enormi contrapposti alla condizione in larga parte disperata della popolazione locale, in cui <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/afpak-siraq-sahel.html">i confini esistono più sulle carte geografiche che nel concreto</a>, e dove enormi spazi sono dominati <em>de facto</em> da <strong>ribelli</strong> e <strong>sigle jihadiste</strong>, che si alimentano con il crollo di autorità statali inefficienti. Eppure è proprio qui che si decidono molti destini: non solo di uomini, ma anche di intere regioni del mondo. Anche dell&#8217;Europa.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/sahel-il-regno-del-caos-dossier.html">Il regno del caos: perché il Sahel è importante</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La resa di Parigi di fronte al mondo che cambia</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-resa-di-parigi-mali-mondo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Vita]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Feb 2022 08:23:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Barkhane]]></category>
		<category><![CDATA[Sahel]]></category>
		<category><![CDATA[Task Force Takuba]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1277" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220221092119829_d33fd053cfa4a36fa71a9d9f0359d974-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220221092119829_d33fd053cfa4a36fa71a9d9f0359d974-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220221092119829_d33fd053cfa4a36fa71a9d9f0359d974-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220221092119829_d33fd053cfa4a36fa71a9d9f0359d974-1024x681.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220221092119829_d33fd053cfa4a36fa71a9d9f0359d974-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220221092119829_d33fd053cfa4a36fa71a9d9f0359d974-1536x1022.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220221092119829_d33fd053cfa4a36fa71a9d9f0359d974-2048x1363.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La ritirata delle forze francesi dal Mali è un doppio segnale. Per la Francia e per il mondo. L&#8217;immagine dei soldati di Parigi che abbandonano Bamako simboleggia diversi passaggi di consegne e pone le premesse per quello che può davvero essere il cambiamento di un&#8217;epoca. Perché la ritirata francese dal Mali, elemento fondamentale di quell&#8217;altrettanto &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-resa-di-parigi-mali-mondo.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1277" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220221092119829_d33fd053cfa4a36fa71a9d9f0359d974-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220221092119829_d33fd053cfa4a36fa71a9d9f0359d974-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220221092119829_d33fd053cfa4a36fa71a9d9f0359d974-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220221092119829_d33fd053cfa4a36fa71a9d9f0359d974-1024x681.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220221092119829_d33fd053cfa4a36fa71a9d9f0359d974-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220221092119829_d33fd053cfa4a36fa71a9d9f0359d974-1536x1022.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220221092119829_d33fd053cfa4a36fa71a9d9f0359d974-2048x1363.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La ritirata delle forze francesi dal <strong>Mali</strong> è un doppio segnale. Per la Francia e per il mondo. L&#8217;immagine dei soldati di Parigi che abbandonano Bamako simboleggia diversi passaggi di consegne e pone le premesse per quello che può davvero essere il cambiamento di un&#8217;epoca. Perché la ritirata francese dal Mali, elemento fondamentale di quell&#8217;altrettanto fondamentale scacchiera che è il <strong>Sahel</strong>, non nasce da una fredda decisione di Parigi, ma dalla presa di atto di un lento e inesorabile cambiamento che nel tempo è poi giunto alla sua conclusione, accelerando proprio all&#8217;ultimo miglio. <em>Motus in fine velocior</em>, come descrive la frase latina per indicare l&#8217;accelerarsi o l&#8217;intensificarsi di un&#8217;azione quando la fine si fa sempre più vicina.</p>
<p>Il <strong>comunicato </strong>che sancisce la fine in Mali dell&#8217;operazione Barkhane e della neonata task force Takuba è una sintesi scarna e per questo ancor più dura di cosa ha portato Parigi alla presa di coscienza finale.</p>
<p>&#8220;A causa delle molteplici chiusure delle autorità transitorie maliane, il Canada e gli Stati europei che operano a fianco dell&#8217;Operazione Barkhane e all&#8217;interno della Task Force Takuba ritengono che non siano più soddisfatte le condizioni politiche, operative e legali per perseguire efficacemente il loro attuale impegno militare nella lotta al terrorismo in Mali&#8221; <a href="https://www.elysee.fr/emmanuel-macron/2022/02/17/declaration-conjointe-sur-la-lutte-contre-la-menace-terroriste">si legge nel comunicato congiunto sul sito dell&#8217;Eliseo</a> &#8220;e hanno quindi deciso di avviare il <strong>ritiro coordinato</strong> dal territorio maliano delle rispettive risorse militari dedicate a tali operazioni. In stretto coordinamento con gli Stati limitrofi, hanno anche espresso il desiderio di rimanere impegnati nella regione, secondo le rispettive procedure costituzionali&#8221;.</p>
<p>La guerra al terrorismo in Sahel, o quantomeno il suo segmento in Mali, si è dunque concluso per la Francia dopo nove anni e con una resa. Ma una resa non di fronte al nemico per cui si è iniziata la guerra, bensì una <strong>sconfitta di fronte all&#8217;evidenza</strong>. La presa di coscienza che il Mali era cambiato al punto da considerare quelle forze francesi non più un supporto all&#8217;esercito per contrastare i <strong>jihadisti</strong>, ma un problema politico. E questo è evidenziato bene dalle parole del comunicato congiunto, perché quello che si evince da quelle parole è il fatto che chi governa ora a Bamako, e con lui i suoi inevitabili sponsor internazionali, non voglia più le forze di Parigi su quel suolo.</p>
<p>Del resto <a href="https://it.insideover.com/politica/la-deriva-anti-francese-in-africa-cosi-parigi-rischia-di-perdere-il-sahel.html">i segnali che giungevano dal Mali</a> erano diventati nel tempo sempre più inquietanti per il presidente francese <strong>Emmanuel Macron</strong> e per le sue truppe. Tanto che già a gennaio si era deciso per <a href="https://www.repubblica.it/esteri/2022/01/12/news/mali_i_russi_della_wagner_a_timbuktu_un_mese_dopo_il_ritiro_dei_militari_francesi-333557035/">un ritiro dall&#8217;avamposto di Timbuctu</a>, come prima reazione all&#8217;inasprimento dei rapporti tra i due Paesi. Il <strong>&#8220;golpe nel golpe&#8221;</strong> come fu definito dallo stesso Macron, cioè il secondo colpo di Stato nel giro di nove mesi, nel 2021, aveva di fatto sancito la fine di quell&#8217;egemonia francese che rendeva il Mali parte della cosiddetta Françafrique. Al posto delle forze transalpine, la giunta militare maliana e le persone che affollavano le proteste contro la situazione nel Paese <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-task-force-takuba-tra-forze-speciali-italiane-e-i-russi-della-wagner.html">hanno preferito la <strong>Russia</strong></a>, vero <em>game-changer</em> di Bamako e potenza che è riuscita a capitalizzare la crisi di consenso della Francia. E i <em>contractor</em> della forza parallela di Mosca, la Wagner, avevano già trovato l&#8217;accordo con il nuovo governo: preferiti proprio a quelle truppe europee che dovevano essere la certificazione del mantenimento dell&#8217;influenza degli antichi imperi sul territorio del Sahel.</p>
<p><a href="https://it.insideover.com/terrorismo/il-sahel-diventera-un-nuovo-afghanistan.html">L&#8217;accelerazione del ritiro francese</a> può essere letto in diverse prospettive. Da una parte la Francia perde prestigio nella regione e potere su Bamako. E la recente richiesta della giunta maliana a Parigi di accelerare addirittura il ritiro, che in base al programma francese dovrebbe terminare a giugno, conferma la rottura delle reazioni e anche l&#8217;atteggiamento di sfida del nuovo Mali rispetto alla presenza transalpina. Dall&#8217;altra parte, <a href="https://www.avvenire.it/mondo/pagine/macron-mali-africa">come scrive <em>Avvenire</em></a>, si può pensare che Macron, consapevole della impossibilità di gestire la situazione, abbia semplicemente preso atto che fosse più utile spostarsi in <strong>Niger</strong>, dove c&#8217;è l&#8217;uranio francese, che rimanere in un Paese complesso seppur centrale come il Mali. Il cambio della guardia tra Francia e Russia potrebbe dunque essere una sconfitta ma anche un modo per evitare il collasso, in una ridefinizione dei confini delle sfere di influenza in cui Parigi, come già detto, non può fare altro che accettare il ridimensionamento nato dall&#8217;avvento nella &#8220;sua&#8221; Africa di altre potenze. La guerra al terrorismo è fallita. E mentre le altre potenze penetrano nel mondo africano, dall&#8217;Eliseo arriva l&#8217;ordine di ammainare la bandiera sui propri errori e su una parte del proprio impero. Mosca bussa, <strong>Pechino</strong> pure. E il Sahel è la cartina di tornasole di un mondo che cambia.</p>
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		<title>Task Force Takuba ottiene successi, ma si rischia il pantano</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/task-force-takuba-ottiene-successi-ma-si-rischia-il-pantano.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Feb 2022 06:00:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Nazioni Unite (Onu)]]></category>
		<category><![CDATA[Task Force Takuba]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220209215213703_530a12e5808d860eea2b36fedbd84957-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220209215213703_530a12e5808d860eea2b36fedbd84957-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220209215213703_530a12e5808d860eea2b36fedbd84957-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220209215213703_530a12e5808d860eea2b36fedbd84957-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220209215213703_530a12e5808d860eea2b36fedbd84957-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220209215213703_530a12e5808d860eea2b36fedbd84957-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220209215213703_530a12e5808d860eea2b36fedbd84957-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Task Force Takuba, il raggruppamento militare multinazionale che sta effettuando operazioni di counterinsurgency e counterterrorism nel Sahel a cui partecipa anche l&#8217;Italia, sta ottenendo qualche successo nel contrasto ai gruppi di miliziani jihadisti. Secondo un comunicato stampa pubblicato l&#8217;8 febbraio, l&#8217;Unità Leggera di Ricognizione e Intervento 4 (Ulri 4) maliana, sostenuta dal Task Group 1 &#8230; <a href="https://it.insideover.com/difesa/task-force-takuba-ottiene-successi-ma-si-rischia-il-pantano.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/task-force-takuba-ottiene-successi-ma-si-rischia-il-pantano.html">Task Force Takuba ottiene successi, ma si rischia il pantano</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220209215213703_530a12e5808d860eea2b36fedbd84957-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220209215213703_530a12e5808d860eea2b36fedbd84957-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220209215213703_530a12e5808d860eea2b36fedbd84957-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220209215213703_530a12e5808d860eea2b36fedbd84957-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220209215213703_530a12e5808d860eea2b36fedbd84957-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220209215213703_530a12e5808d860eea2b36fedbd84957-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220209215213703_530a12e5808d860eea2b36fedbd84957-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><strong>Task Force Takuba</strong>, il raggruppamento militare multinazionale che sta effettuando operazioni di <em>counterinsurgency</em> e <em>counterterrorism</em> nel <strong>Sahel</strong> a cui <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-task-force-takuba-tra-forze-speciali-italiane-e-i-russi-della-wagner.html" target="_blank" rel="noopener">partecipa anche l&#8217;Italia</a>, sta ottenendo qualche successo nel contrasto ai gruppi di miliziani jihadisti.</p>
<p>Secondo un comunicato stampa pubblicato l&#8217;<a href="http://www.opex360.com/2022/02/08/lefficacite-du-partenariat-entre-larmee-malienne-et-takuba-mise-en-avant-apres-lelimination-de-30-jihadistes/" target="_blank" rel="noopener">8 febbraio</a>, l&#8217;Unità Leggera di Ricognizione e Intervento 4 (Ulri 4) maliana, sostenuta dal Task Group 1 (TG1) franco-estone, ha effettuato un&#8217;operazione coronata da successo a ovest di In Délimane, nei pressi della valle dell&#8217;Eranga, nella regione nota come i tre confini. Lo scontro armato, che ha portato alla neutralizzazione, di tre terroristi e al sequestro di attrezzature ha preceduto la scoperta, il 2 febbraio, di tre depositi logistici in cui erano stoccati circa 2000 litri di carburante, armi e cibo.</p>
<p>Queste operazioni compiute dalle forze di sicurezza maliane e dal reparto franco-estone hanno provocato la fuga dei jihadisti, la cui colonna di mezzi è stata rilevata, lo scorso 3 febbraio, da un drone Reaper impegnato a supporto dell&#8217;operazione. Questa colonna è stata quindi presa di mira da attacchi aerei effettuati dai Mirage 2000 francesi impegnati nell&#8217;<strong>Operazione Barkhane</strong>, causando la morte di almeno venti terroristi. Quest&#8217;ultima azione avrebbe innescato la risposta dei jihadisti, che il 5 febbraio, ultimo giorno di questa operazione, hanno attaccato l&#8217;unità maliana mentre manovrava nei pressi del villaggio di Imenas. La reazione, supportata dagli operatori del TG1, ha portato alla neutralizzazione di altri due terroristi. Takuba ha quindi neutralizzato quasi trenta terroristi in pochi giorni e sequestrato numerose attrezzature e componenti per la fabbricazione di ordigni esplosivi improvvisati, ma mentre da parte francese si sottolinea “l&#8217;alto livello di cooperazione, autonomia e maturità dell&#8217;Ulri 4, nonché l&#8217;efficacia del partenariato di combattimento tra le Forze Armate Maliane e Task Force Takuba”, ombre si allungano sul futuro della missione.</p>
<p>Innanzitutto la <strong>Norvegia</strong> ha rinunciato alla sua partecipazione, e la <strong>Danimarca</strong> ha annunciato che presto ritirerà il suo contingente, aggiungendosi così agli <strong>svedesi</strong>, che <a href="https://www.france24.com/en/africa/20220114-sweden-to-withdraw-from-french-led-special-forces-mission-takuba-in-mali" target="_blank" rel="noopener">già a metà gennaio</a> avevano comunicato il loro ritiro da Takuba rinunciando, contestualmente, al comando della missione.</p>
<p>Secondariamente, a minacciare le sorti di Takuba, c&#8217;è la <em>querelle</em> tra la Francia e il Mali che ha assunto i contorni di una vera a propria rottura diplomatica. L&#8217;Eliseo ha riferito, <a href="https://www.france24.com/en/africa/20220201-france-reviews-response-to-mali-junta-s-expulsion-of-its-top-envoy?fbclid=IwAR0si8_0rGBakIT6F-zQFBXgZqJRO7NK7tPdNH-gOAK6vqcABGhHsoN7mgE" target="_blank" rel="noopener">la scorsa settimana</a>, che deciderà con i partner dell&#8217;Ue sulla futura presenza militare in Mali entro metà febbraio, ammettendo che ci saranno cambiamenti dopo che la giunta al potere ha espulso il suo ambasciatore.</p>
<hr />
<ul>
<li><strong><a href="https://bit.ly/3HH74Lx" target="_blank" rel="noopener">Le compagnie militari private russe</a></strong></li>
<li><strong><a href="https://bit.ly/34bkBfX" target="_blank" rel="noopener">Le differenze tra i contractors russi e quelli occidentali</a></strong></li>
<li><strong><a href="https://bit.ly/3oDRklb" target="_blank" rel="noopener">La Cina e la necessità di avere i propri contractors</a></strong></li>
</ul>
<hr />
<p>Ufficialmente la giunta militare maliana ha espulso il legato francese per via dei commenti “ostili” del ministro degli Esteri Jean-Yves Le Drian, che ha definito “illegittimo” il nuovo regime maliano, ma non è un segreto che Bamako abbia deciso di affidarsi al personale della <strong>Pmc</strong> (Private Military Corp) russa <a href="https://it.insideover.com/difesa/non-solo-wagner-luniverso-dei-contractors-russi-nel-mondo.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>Wagner</strong> </a>per effettuare il contrasto ai jihadisti e la formazione delle sue forze di sicurezza. Anche dopo i recenti ritiri, la Francia ha comunque circa <strong>4mila soldati</strong> dispiegati nella regione del Sahel, metà dei quali in Mali, nell&#8217;operazione Barkhane, ma nei piani francesi c&#8217;è (o forse è meglio dire c&#8217;era) la volontà di fare affidamento sul dispositivo multinazionale europeo Takuba per alleviare la pressione sui suoi militari.</p>
<p>Parigi infatti intende <strong>dimezzare ulteriormente</strong> il numero delle sue truppe entro il 2023, confidando quindi nelle subentranti della Task Force Takuba, ma proprio la presenza russa ha portato alcuni partecipanti a ripensare al loro impegno. Inoltre, il trasferimento degli oneri a Takuba promette di essere problematico: il Niger ha fatto sapere che non ospiterà questa task force e un altro vicino, il Burkina Faso, ha appena subito un colpo di stato. Entro il 15 febbraio dovrebbe essere annunciata la decisione sul suo futuro, ma le prospettive, come abbiamo detto, non sono rosee.</p>
<p>Quella francese, e Takuba, non sono le uniche missioni in Mali: c&#8217;è quella dell&#8217;Onu, <strong>Minusma</strong>, a cui partecipano, ad esempio, circa 1500 soldati tedeschi, ma il ritiro francese, che sta accelerando per quanto abbiamo detto sin qui, sta facendo venire i sudori freddi ai “caschi blu”. La loro missione infatti non sarà facilitata se la Francia ritirerà totalmente il suo dispositivo, e se anche Takuba dovesse prematuramente terminare, la stessa Minusma si troverebbe in cattive acque: la forza delle Nazioni Unite rischierebbe di diventare il nuovo capro espiatorio per i maliani alla ricerca dei responsabili di tutte le loro disgrazie, e gli unici a trarne beneficio sarebbero i russi.</p>
<p>Ancora non è chiaro quale sia il reale compito degli specialisti della Wagner in Mali, ma Bamako, anche grazie all&#8217;acredine con Parigi, si è palesemente e apertamente schierata in loro sostegno.</p>
<p>Coi francesi in ritiro accelerato dal Mali e con il progressivo dimezzamento della loro forza, le operazioni di <em>counterinsurgency</em> in Sahel rischiano di trasformarsi in un terribile <strong>pantano</strong>. La regione è vastissima, e non è pensabile effettuare efficacemente il contrasto ai miliziani jihadisti con poche migliaia di uomini che, fondamentalmente, sono di supporto alle forze di sicurezza locali, notoriamente poco addestrate ma soprattutto ancora meno inquadrate e fedeli ai rispettivi governi.</p>
<p>La formazione che ricevono da parte dei militari francesi o di Takuba non basta per poter ottenere la soppressione dell&#8217;attività jihadista in un territorio difficile da controllare come quello del Sahel, dove non esistono confini ed è praticamente impossibile sorvegliare ogni villaggio: una lezione che dovrebbe essere stata pienamente appresa dal <strong>fallimento in Afghanistan</strong>, ma che sembra essere stata riproposta nell&#8217;Africa Subsahariana.</p>
<p>L&#8217;unica <strong>strategia vincente</strong>, oltre a “conquistare i cuori e le menti” della popolazione (la chiave di volta della vittoria), sarebbe quella di aumentare il numero di truppe per avere “capillarità” sul territorio, ma è proprio quello che Francia e alleati europei non vogliono fare. In questo senso i russi sono in vantaggio, perché la loro presenza è legata più al contrasto degli interessi occidentali (e a cercare appalti per risorse minerarie e forniture di armi) e non si prefiggono di stabilizzare una regione intera che è origine – e transito – del traffico di esseri umani, armi e droga da e verso l&#8217;Europa. Molto probabilmente, quindi, se proprio non si decide per il ritiro generale dal Sahel, Takuba andrà non solo rimodulata, ma ripensata sin dalle fondamenta.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/task-force-takuba-ottiene-successi-ma-si-rischia-il-pantano.html">Task Force Takuba ottiene successi, ma si rischia il pantano</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La task force Takuba tra forze speciali italiane e i russi della Wagner</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/la-task-force-takuba-tra-forze-speciali-italiane-e-i-russi-della-wagner.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Jan 2022 06:08:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Task Force Takuba]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_2022011120122121_958c6affe3f3fd7aab1715110ddd51bd-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_2022011120122121_958c6affe3f3fd7aab1715110ddd51bd-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_2022011120122121_958c6affe3f3fd7aab1715110ddd51bd-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_2022011120122121_958c6affe3f3fd7aab1715110ddd51bd-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_2022011120122121_958c6affe3f3fd7aab1715110ddd51bd-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_2022011120122121_958c6affe3f3fd7aab1715110ddd51bd-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_2022011120122121_958c6affe3f3fd7aab1715110ddd51bd-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La task force Takuba è un raggruppamento militare europeo presente tra il Mali e il Ciad che opera dal marzo 2020 sotto il comando dell&#8217;Operazione Barkhane ed è attualmente composta da due gruppi di forze speciali franco-estoni e franco-ceche, un distaccamento di soldati svedesi, uno di danesi (entro gennaio), uno di lituani, e da personale &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-task-force-takuba-tra-forze-speciali-italiane-e-i-russi-della-wagner.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_2022011120122121_958c6affe3f3fd7aab1715110ddd51bd-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_2022011120122121_958c6affe3f3fd7aab1715110ddd51bd-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_2022011120122121_958c6affe3f3fd7aab1715110ddd51bd-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_2022011120122121_958c6affe3f3fd7aab1715110ddd51bd-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_2022011120122121_958c6affe3f3fd7aab1715110ddd51bd-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_2022011120122121_958c6affe3f3fd7aab1715110ddd51bd-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_2022011120122121_958c6affe3f3fd7aab1715110ddd51bd-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La <a href="https://it.insideover.com/guerra/litalia-nel-sahel-al-fianco-della-francia.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>task force Takuba</strong></a> è un raggruppamento militare europeo presente tra il <strong>Mali</strong> e il <strong>Ciad</strong> che opera dal marzo 2020 sotto il comando dell&#8217;<strong>Operazione Barkhane</strong> ed è attualmente composta da due gruppi di forze speciali franco-estoni e franco-ceche, un distaccamento di soldati svedesi, uno di danesi (entro gennaio), uno di lituani, e da personale italiano, arrivato a Gao il 12 marzo scorso.</p>
<p>Il contingente italiano, il più numeroso dopo quello francese (si stima siano impiegati tra i 200 e i 250 operatori), risulta essere praticamente già operativo: la piena capacità operativa (<em>Foc – Full Operational Capability</em>) del nostro distaccamento <a href="https://www.forcesoperations.com/des-renforts-roumains-et-hongrois-pour-takuba/" target="_blank" rel="noopener">sarà dichiarata nei prossimi giorni</a>. La composizione esatta del contingente italiano è sconosciuta, ma sappiamo che vengono utilizzati distaccamenti di forze speciali e, tra gli altri mezzi, elicotteri da trasporto CH-47 ed elicotteri d&#8217;attacco A-129 Mangusta. A questo risulta, presto task force Takuba vedrà l&#8217;arrivo anche di un gruppo di soldati rumeni e ungheresi.</p>
<p>Sarebbero una cinquantina i rumeni arriveranno “nei prossimi giorni” a Ménaka, tra cui circa venti appartenenti alle forze speciali, mentre a marzo toccherà all&#8217;Ungheria entrare nel sistema: sono attesi quasi un centinaio di soldati, sempre a Ménaka. Il parlamento ungherese ha approvato lo scorso novembre l&#8217;invio di un contingente in Mali fino al 31 dicembre 2023.</p>
<p>L&#8217;Italia <a href="https://www.defnat.com/e-RDN/vue-article-cahier.php?carticle=389" target="_blank" rel="noopener">è attivamente coinvolta</a> nel tentativo di stabilizzazione e contrasto al terrorismo della regione subsahariana. Roma partecipa alla missione bilaterale di supporto nella Repubblica del Niger (Misn), alla missione di stabilizzazione integrata delle Nazioni Unite in Mali (Minusma), alla missione Eucap Sahel “Niger” e “Mali” e alla Eutm Mali nonché alla Coalizione per il Sahel, annunciata al vertice di Pau del G5 Sahel nel gennaio 2020.</p>
<p>La missione in Sahel viene considerata prioritaria dal governo italiano, in quanto da quel settore provengono le principali minacce terroristiche per il fronte sud europeo ed è cruciale per le crisi migratorie, inoltre essere presenti in Mali e in Ciad insieme ai partner europei significa stabilizzare una regione che rientra nella sfera del <strong>Mediterraneo Allargato</strong>.</p>
<p>A riprova di quest&#8217;importanza, il ministro degli Esteri Luigi di Maio aveva fatto visita a Bamako ad <a href="https://menanews.info/2021/04/07/di-maio-demain-au-mali-lobjectif-est-de-renforcer-la-presence-italienne-au-sahel/" target="_blank" rel="noopener">aprile del 2021</a>, seguito il <a href="https://www.difesa.it/FR/Primo_Piano/Pagine/Visite-du-Ministre-Guerini-au-Mali-et-au-Niger.aspx" target="_blank" rel="noopener">mese successivo</a> dal ministro della Difesa Lorenzo Guerini, che aveva passato in rassegna anche le nostre truppe ivi schierate.</p>
<p>Tuttavia, questo dispiegamento potrebbe essere compromesso se, per caso, il governo di transizione maliano, retto da militari che sono stati all&#8217;origine di due colpi di Stato, raggiungesse un accordo con la <a href="https://it.insideover.com/difesa/guerre-di-contractors-le-differenze-fra-russia-ed-occidente.html" target="_blank" rel="noopener">compagnia militare privata (Pmc) russa Wagner</a> per formare le forze di sicurezza locali e garantire la protezione delle alte personalità del Paese.</p>
<p>La Francia molto di recente ha già avvertito che l&#8217;uso di mercenari russi sarebbe incompatibile con il mantenimento della sua presenza militare in Mali. Per il momento, e nonostante l&#8217;avvertimento rivoltogli dalla Comunità Economica degli Stati dell&#8217;Africa occidentale (Ecowas), il governo di transizione maliano non intende ricevere una linea per la sua condotta, sostenendo che non consentirebbe a nessuno Stato “di decidere a quali partner rivolgersi o meno”. In particolare il primo ministro maliano <strong>Choguel Kokalla Maiga</strong> <a href="http://www.opex360.com/2021/09/21/sahel-le-groupement-europeen-de-forces-speciales-takuba-sera-commande-par-un-general-suedois/" target="_blank" rel="noopener">ha fatto sapere</a> che “ci sono partner che hanno deciso di lasciare il Mali per ripiegare su altri Paesi, ci sono aree che sono state abbandonate”, riferendosi all&#8217;annunciata evoluzione del sistema militare francese nel Sahel.</p>
<p>A giugno, infatti, il presidente <strong>Emmanuel Macron</strong> aveva annunciato la fine dell&#8217;operazione Barkhane. Dalla fine del 2021 il sistema francese farà affidamento sul distaccamento delle forze speciali “Saber”, con base in Burkina Faso, su Takuba, che continuerà a supportare le forze armate locali, e su risorse dislocate a Niamey in Niger al fine di supportare questi ultimi nelle aree in cui hanno deficit di capacità (aviazione, intelligence, comunicazioni).</p>
<p>Il governo maliano, in una nota del 24 dicembre, ha fatto sapere che, allo stesso titolo della missione Eutm, nel Paese sono presenti degli istruttori russi “nel quadro del rinforzo delle capacità operative delle forze di difesa e sicurezza nazionali”, ricordando anche che il Mali è impegnato in un partenariato bilaterale con la Russia da anni.</p>
<p>Il comunicato ha risposto <a href="https://www.diplomatie.gouv.fr/en/country-files/mali/news/article/statement-on-the-deployment-of-the-wagner-group-in-mali-23-dec-2021" target="_blank" rel="noopener">a quello dell&#8217;Eliseo del 23</a>, in cui tutti i partner internazionali impegnati nella missione Takuba hanno condannato fermamente il dispiegamento di truppe mercenarie sul territorio maliano.</p>
<p>“Truppe mercenarie” che, nel frattempo, <a href="https://www.france24.com/en/live-news/20220107-russian-military-advisors-in-mali-malian-army-sources" target="_blank" rel="noopener">sono arrivate e si sono schierate</a>: sappiamo che i primi elementi della Wagner hanno preso possesso della base di Timbuctù precedentemente occupata dai francesi sino al 14 dicembre scorso.</p>
<p>La presenza russa in Mali potrebbe essere <strong>destabilizzante</strong> in quanto la diplomazia è in mano all&#8217;Eliseo, che ha usato toni durissimi verso la giunta militare attualmente al potere arrivando a dire che “sta esercitando il potere in modo illegittimo” e che per “salvarsi” si è affidata ai russi della Wagner.</p>
<p>Dal punto di vista pratico, prima di lanciarsi in qualsiasi previsione, bisognerà capire il numero totale di “consiglieri” militari russi ed il loro equipaggiamento, oltre alle regole di ingaggio con le quali opereranno. Qualora dovessero essere impiegati in vere e proprie operazioni, come i componenti della task force Takuba, potrebbero esserci episodi “spiacevoli” se mancherà un coordinamento tra i due gruppi. Coordinamento che difficilmente ci sarà.</p>
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		<title>La lezione afghana e i rischi per il Sahel</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/la-lezione-afghana-e-i-rischi-per-il-sahel.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Vita]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Aug 2021 20:48:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Sahel]]></category>
		<category><![CDATA[Task Force Takuba]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1400" height="934" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/Elicottero-in-Sahel-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Elicottero in Sahel (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/Elicottero-in-Sahel-La-Presse.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/Elicottero-in-Sahel-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/Elicottero-in-Sahel-La-Presse-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/Elicottero-in-Sahel-La-Presse-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>Fallimento delle forze di sicurezza, crollo dello Stato, autobombe e fughe precipitose. L&#8217;epilogo della campagna in Afghanistan non riguarda solo la &#8220;tomba degli imperi&#8221;, ma è un segnale d&#8217;allarme per diversi fronti di guerra. Le missioni in territori lontani, geograficamente e nel modo di vivere e fare la guerra dell&#8217;Occidente, compiute dove lo Stato non &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-lezione-afghana-e-i-rischi-per-il-sahel.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1400" height="934" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/Elicottero-in-Sahel-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Elicottero in Sahel (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/Elicottero-in-Sahel-La-Presse.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/Elicottero-in-Sahel-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/Elicottero-in-Sahel-La-Presse-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/Elicottero-in-Sahel-La-Presse-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p><p>Fallimento delle forze di sicurezza, crollo dello Stato, autobombe e fughe precipitose. L&#8217;epilogo della <strong>campagna in Afghanistan</strong> non riguarda solo la &#8220;tomba degli imperi&#8221;, ma è un segnale d&#8217;allarme per diversi fronti di guerra. Le missioni in territori lontani, geograficamente e nel modo di vivere e fare la guerra dell&#8217;Occidente, compiute dove lo Stato non esiste o va ricostruito da zero, necessitano di tempo e devono essere modulate in base a territorio e popolazione. <a href="https://it.insideover.com/guerra/afghanistan-talebani-occidente-cuzzelli.html">E con obiettivi certi che si è in grado di raggiungere</a>. Senza queste condizioni, il rischio di &#8220;nuovi Afghanistan&#8221; disseminati nel mondo diventa sempre più concreto e verosimile.</p>
<p>La lezione afghana vale come monito per altre missioni. E per l&#8217;Europa l&#8217;avvertimento vale soprattutto per il <strong>Sahel</strong>, regione dove gli Stati nazionali appaiono come fragili autorità spesso più formali che sostanziali, che si trovano a fronteggiare un mondo fatto di guerriglia, clan, etnie e organizzazioni terroriste.</p>
<p>Molti analisti mettono da tempo in guardia sul fatto che gli errori dell&#8217;Afghanistan vengano riprodotti con cieca fedeltà anche nella regione africana. Errori che in larga parte vengono attribuiti al modus operandi francese nella operazione <em>Barkhane</em>, da cui l&#8217;Eliseo vorrebbe tirarsi fuori. Il problema è che adesso, specialmente con l&#8217;avvio della <strong>missione europea <em>Task Force Takuba</em></strong>, quel pantano africano può diventare di tutti, e non solo un problema di Parigi. <a href="https://it.insideover.com/guerra/forze-speciali-in-sahel-takuba.html">A partire anche dall&#8217;Italia</a>, impegnata nell&#8217;area con qualche centinaio di uomini e mezzi.</p>
<p>I numeri non sono certo paragonabili all&#8217;Afghanistan: ma l&#8217;impegno francese nell&#8217;area e il ritiro paventato da molti comportano il rischio di uno scenario affine &#8211; anche se non identico &#8211; a quello dell&#8217;<strong>Asia centrale</strong>. Le milizie islamiste non sembrano sconfitte. Il territorio è vasto e molto spesso incontrollato o incontrollabile. Gli eserciti locali sono addestrati e supportati dalle forze occidentali, ma continua a essere necessario il sostegno delle tecnologie e dei mezzi europei. Con l&#8217;incubo che, in assenza di Stati realmente in grado di controllare, unire e rappresentare i militari sul campo, lo scioglimento degli apparati pubblici e degli eserciti locali sia uno scenario molto probabile.</p>
<p>A questo pericolo si aggiunge quello, più prossimo, dell&#8217;esplodere del terrorismo. L&#8217;attentato all&#8217;aeroporto di Kabul, con il sanguinario ritorno dello Stato islamico, ha fatto capire che quel bubbone di matrice islamista non è mai scomparso. E anzi potrebbe trovare nuove reclute e nuove spinte proprio in Africa. Dopo la riconquista talebana dell&#8217;Afghanistan e dopo la mattanza realizzata dall&#8217;Isis, molti analisti sono preoccupati per l&#8217;effetto emulazione nelle aree più remote e complesse del continente africano. Lo ha ribadito anche il ministro della Difesa Lorenzo Guerini, <a href="https://www.repubblica.it/politica/2021/08/26/news/intervista_al_ministro_guerini_attentati_indegni_il_contagio_terroristico_puo_colpire_altre_regioni_-315447791/">che intervistato da <em>Repubblica</em></a>, ha ricordato come &#8220;su scala globale l&#8217;epilogo afghano possa avere riverberi su altre regioni&#8221;. E ha citato specificamente il Sahel come area in cui è possibile un effetto dell&#8217;onda d&#8217;urto.</p>
<p>Le differenza ci sono e non vanno sottovalutate. Ma a preoccupare sono soprattutto le similitudini. Anche nella regione africana vi è un caotico rapporto tra sigle jihadiste. Con la presenza di <strong>Al Qaeda nel Maghreb</strong>  e lo <strong>Stato Islamico del Grande Sahara</strong>, <a href="https://www.csis.org/blogs/examining-extremism/examining-extremism-jamaat-nasr-al-islam-wal-muslimin">oltre a numerosi raggruppamenti</a> che coinvolgono anche le due principali branche del terrore (preoccupa in particolare <em>Jama&#8217;at Nasr al-Islam wal Muslimin</em>). Anche qui, dopo quella che per anni gli esperti hanno definito <a href="https://www.tandfonline.com/doi/abs/10.1080/03932729.2020.1833566?journalCode=rspe20">&#8220;l&#8217;eccezione saheliana&#8221;</a>, i due grandi rami dell&#8217;islamismo terrorista hanno iniziato a combattere. E le milizie jihadiste, oltre a combattere tra loro, sono a loro volta in guerra con eserciti locali, europei e delle missioni Onu. Nemici considerati estranei alle tradizioni religiose ed etniche locali e visti come usurpatori o frutto dell&#8217;Occidente.</p>
<p>La recrudescenza di queste organizzazioni, mescolate con uno scenario di scontri etnici, forze occidentali nella regione, antichi risentimenti coloniali e <a href="https://it.insideover.com/guerra/quali-sono-i-rischi-per-l-operazione-takuba-dopo-il-golpe-nel-mali.html">Stati fragili</a>, può incendiare l&#8217;intero Sahel. La lezione afghana, in questo senso, può essere fondamentale per evitare che un altro inferno, più vicino al Mediterraneo e all&#8217;Europa, possa deflagrare investendo due continenti. E coinvolgendo direttamente e indirettamente anche l&#8217;<strong>Italia</strong>.</p>
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		<title>La Francia vuole ritirarsi dal Sahel. Ma gli Stati Uniti hanno altri piani</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/la-francia-vuole-ritirarsi-dal-sahel-ma-gli-stati-uniti-hanno-altri-piani.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Vita]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Jun 2021 15:10:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[operazione Barkhane]]></category>
		<category><![CDATA[Sahel]]></category>
		<category><![CDATA[Task Force Takuba]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1400" height="777" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Militari-francesi-in-Mali-operazione-Barkhane-La-Presse-e1624201808860.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Militari francesi in Mali, operazione Barkhane (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Militari-francesi-in-Mali-operazione-Barkhane-La-Presse-e1624201808860.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Militari-francesi-in-Mali-operazione-Barkhane-La-Presse-e1624201808860-300x167.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Militari-francesi-in-Mali-operazione-Barkhane-La-Presse-e1624201808860-1024x568.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Militari-francesi-in-Mali-operazione-Barkhane-La-Presse-e1624201808860-768x426.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>La Francia cerca in ogni modo di uscire dal Sahel. Emmanuel Macron ha compreso, soprattutto dopo il golpe in Mali e prima ancora con quello in Ciad, che le cose in Africa non vanno per il verso giusto. La strategia di Parigi della guerra al terrore insieme alle forze locali non ha sortito gli effetti &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-francia-vuole-ritirarsi-dal-sahel-ma-gli-stati-uniti-hanno-altri-piani.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1400" height="777" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Militari-francesi-in-Mali-operazione-Barkhane-La-Presse-e1624201808860.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Militari francesi in Mali, operazione Barkhane (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Militari-francesi-in-Mali-operazione-Barkhane-La-Presse-e1624201808860.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Militari-francesi-in-Mali-operazione-Barkhane-La-Presse-e1624201808860-300x167.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Militari-francesi-in-Mali-operazione-Barkhane-La-Presse-e1624201808860-1024x568.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Militari-francesi-in-Mali-operazione-Barkhane-La-Presse-e1624201808860-768x426.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p><p>La <strong>Francia</strong> cerca in ogni modo di uscire dal <strong>Sahel</strong>. Emmanuel Macron ha compreso, soprattutto dopo il golpe in Mali e prima ancora con quello in Ciad, che le cose in Africa non vanno per il verso giusto. La strategia di Parigi della guerra al terrore insieme alle forze locali non ha sortito gli effetti desiderati. E per le truppe francesi, che hanno subito una costante perdita di uomini, si rischia uno scenario non troppo diverso da quello di un clamoroso Vietnam.</p>
<p>Macron è perfettamente consapevole di questi problemi. La Francia ha perso da tempo il controllo della situazione e lo dimostra il fatto che nonostante migliaia di uomini e una rete di intelligence e diplomatica estremamente radicata non sia riuscita a evitare <strong>colpi di Stato</strong> tra i suoi partner. Segnali inquietanti cui si aggiunge l&#8217;arrivo di altri attori internazionali che sembrano in grado, se non di gestire la regione, quantomeno di penetrare in conflitti e aree di crisi.</p>
<p>Per evitare che il Sahel diventi un inferno ancora peggiore di quello che rischiano di lasciare le truppe francesi, Macron sta puntando a una doppia strategia. Da una parte, iniziando a coinvolgere sempre di più le forze europee in una missione internazionale, quella che è appunto <strong>Task Force Takuba</strong> e in cui sono impiegati anche i militari italiani. Dall&#8217;altra parte, l&#8217;obiettivo dell&#8217;Eliseo è anche quello di chiedere supporto alle Nazioni Unite, specialmente dopo il golpe in Mali su cui proprio la Francia ha chiesto subito una riunione di emergenza del Consiglio di sicurezza.</p>
<p>Su questo punto, <a href="https://foreignpolicy.com/2021/06/18/biden-sahel-france-mali-exit-plan/">come spiega <em>Foreign Policy</em></a>, c&#8217;è però un problema: l&#8217;opposizione degli Stati Uniti. A detta infatti della rivista americana, il coinvolgimento delle Nazioni Unite con il possibile impiego dei caschi blu rischierebbe di essere controproducente. Gli Usa hanno anche respinto l&#8217;ipotesi fatta in <strong>Consiglio di sicurezza</strong> dalla Francia sull&#8217;invio di un contingente di duemila uomini dell&#8217;Onu, dimostrando in particolare riserve su quali forze inviare, sulle regole di ingaggio di un&#8217;eventuale missione, e soprattutto su come riuscire a far coincidere la presenza di forza Onu con lo stop alla penetrazione di altre potenze, a cominciare dalla Cina. Il Pentagono ammette l&#8217;ipotesi che altri Paesi supportino la Francia, ma la sostituzione di un partner Nato e dalla vocazione africana con una missione Onu in cui sarebbero presenti anche nazioni non sotto ombrello atlantico ed europeo è un elemento che di certo non passa inosservato. Soprattutto perché le notizie che da tempo circolando nel Sahel è non solo di una recrudescenza dello scontro tra Turchia ed Emirati Arabi Uniti, ma anche della penetrazione cinese e russa.</p>
<p>Il <a href="https://www.thedailybeast.com/russia-trained-the-mali-coup-leaders"><em>Daily Beast</em></a> ha recentemente scritto in un&#8217;inchiesta che dietro il golpe in <strong>Mali</strong> vi sarebbero consiglieri militari russi, che avrebbero addestrato i miliziani che hanno compiuto il colpo di Stato. Mentre per quanto riguarda la Cina, oltre a un serio interesse verso le missioni di <strong>peace-keeping</strong> dell&#8217;Onu, vi sarebbe anche una primordiale volontà di Pechino di costruire basi sulla costa atlantica dell&#8217;Africa. Il generale Stephen J. Townsend, comandante di Africom, <a href="https://www.centcom.mil/Portals/6/Documents/Transcripts/04222021SASCCENTCOMandAFRICOMTranscript.pdf">ha confermato in audizione al Senato</a> che i militari Usa stanno seriamente vagliando questa ipotesi che, a detta di Townsend, &#8220;è la minaccia più significativa&#8221; per la strategia americana. Il capo di Africom parlava in particolare di un porto utilizzabile anche come base navale. E per gli Stati Uniti è evidente che il rischio dell&#8217;inserimento della Cina nel grande gioco africano (in tandem eventualmente con la Federazione Russa) sarebbe un pericolo difficilmente derubricabile a secondario.</p>
<p>In base a queste premesse, è chiaro che la volontà francese di ritirarsi dal proprio Afghanistan (o Vietnam) africano sposando una linea di europeizzazione o internazionalizzazione dei vari conflitti del Sahel si scontri con l&#8217;ostilità americana. <strong>Joe Biden</strong> ha già fatto capire che dell&#8217;Africa si interessa eccome, <a href="https://www.nytimes.com/2021/06/15/us/politics/pentagon-troops-somalia.html">confermando ad esempio la missione in Somalia</a>. E se Parigi vuole ritirarsi, l&#8217;idea è che questo avvenga con certezza sia per quanto riguarda le forze locali sia per quanto riguarda l&#8217;impegno dei partner europei o Nato. In assenza di certezze, Macron potrebbe ritardare le mosse del grande ritiro. Ipotesi che rischia inoltre di essere un clamoroso boomerang in vista delle presidenziali.</p>
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		<title>Quali sono i rischi per l&#8217;operazione Takuba dopo il golpe nel Mali</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/quali-sono-i-rischi-per-l-operazione-takuba-dopo-il-golpe-nel-mali.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 May 2021 16:44:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Sahel]]></category>
		<category><![CDATA[Task Force Takuba]]></category>
		<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1616" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/12983823_large.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/12983823_large.jpg 1616w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/12983823_large-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/12983823_large-1024x684.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/12983823_large-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/12983823_large-1536x1027.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1616px) 100vw, 1616px" /></p>
<p>Quando un colpo di Stato prende piede in un Paese come il Mali non è mai una bella notizia. I carri armati lungo strade presidiate da uomini in divisa, in contesti contrassegnati da società fragili e da equilibri politici precari, hanno l&#8217;effetto di una vera e propria incudine sulla stabilità. Per la verità questa volta &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/quali-sono-i-rischi-per-l-operazione-takuba-dopo-il-golpe-nel-mali.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1616" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/12983823_large.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/12983823_large.jpg 1616w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/12983823_large-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/12983823_large-1024x684.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/12983823_large-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/12983823_large-1536x1027.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1616px) 100vw, 1616px" /></p><p>Quando un colpo di Stato prende piede in un Paese come il <strong>Mali</strong> non è mai una bella notizia. I carri armati lungo strade presidiate da uomini in divisa, in contesti contrassegnati da società fragili e da equilibri politici precari, hanno l&#8217;effetto di una vera e propria incudine sulla stabilità. Per la verità questa volta gli abitanti di Bamako, la capitale del Mali, forse nemmeno si sono accorti del golpe. Un po&#8217; per un&#8217;inquietante abitudine, essendo il terzo in nove anni e il secondo in nove mesi, un po&#8217; perché l&#8217;azione dei militari è stata portata a termine senza sparare un colpo. Ciò non toglie però che quanto accaduto rischi di gettare nel caos il Paese africano e, con esso, l&#8217;intera regione del <strong>Sahel</strong> già provata da anni di jihadismo e dalla <a href="https://it.insideover.com/guerra/colpo-stato-ciad-situazione-attuale.html">recente morte del presidente del Ciad</a>,<strong> Idris Deby</strong>.</p>
<h2>Cosa sta succedendo nel Mali</h2>
<p>Ancora una volta tutto è partito dalla base militare di <strong>Kati</strong>, situata poco più a nord di Bamako. Da qui<a href="https://it.insideover.com/politica/il-mali-rischia-adesso-di-sprofondare-in-una-nuova-guerra-civile.html"> ad agosto</a> sono usciti i mezzi blindati che hanno poi circondato i palazzi istituzionali del Mali per rimuovere l&#8217;allora presidente <strong>Ibrahim Boubacar Keita</strong>, al potere dal 2013. Come mente di quell&#8217;operazione in quell&#8217;occasione è stato indicato il generale<strong> Assimi Goita</strong>. Quest&#8217;ultimo è poi diventato un mese dopo vice presidente. Il 25 maggio scorso è stato di nuovo lui a far muovere i soldati ed a far arrestare il successore di Keita, ossia quel <strong>Bah N&#8217;Daw</strong> il cui nome in estate ha messo d&#8217;accordo tutti nel momento di scegliere la guida del Mali per la fase di transizione. Assieme al capo di Stato provvisorio è stato arrestato anche il premier <strong>Moctar Ouane</strong>. Entrambi adesso si troverebbero rinchiusi all&#8217;interno della base di Kati e da qui, come indicato dal sito <em>Lsi Afrique</em>, hanno rassegnato ufficialmente le dimissioni.</p>
<p>Il potere provvisorio è quindi passato nelle mani del generale Goita. Ma la partita non sembra affatto essersi già chiusa. Dopo la notizia del colpo di Stato a livello internazionale si è levato un coro di <strong>critiche</strong> verso l&#8217;azione dei militari. A partire da quelle pronunciate martedì da Bruxelles, dove era in corso il consiglio europeo, dal presidente francese<strong> Emmanuel Macron</strong>: &#8220;Condanno quello che è a tutti gli effetti un colpo di Stato dentro un colpo di Stato&#8221;, <a href="https://www.youtube.com/watch?v=NDdvz-JmqoM">ha dichiarato il capo dell&#8217;Eliseo</a>. Al Palazzo di Vetro è prevista una riunione del consiglio di sicurezza dell&#8217;Onu sulla vicenda, mentre a Bamako martedì è volato l&#8217;ex presidente nigeriano <strong>Goodluck Jonathan</strong>, mediatore della <strong>Cedeao</strong>, l&#8217;organizzazione degli Stati dell&#8217;Africa occidentale. Quest&#8217;ultimo dovrebbe incontrare sia il generale Goita che il presidente destituito.</p>
<h2>Il Mali essenziale per la stabilità del Sahel</h2>
<p>Come mai la comunità internazionale ha da subito condannato il colpo di Stato? In agosto non andata così: la stessa Francia, ex madrepatria coloniale, non ha difeso fino in fondo l&#8217;allora presidente Keita pur essendone un sostenitore. Poche settimane fa invece da Parigi e dal Palazzo di Vetro nessuna parola era stata pronunciata dopo l&#8217;uccisione in Ciad del presidente Idris Deby. Appare quindi evidente una <strong>differenza</strong> nel comportamento rispetto ai precedenti episodi. Il motivo va probabilmente cercato nella delicatezza della situazione in cui si trova il Mali. Il Paese dal 2012 vive costantemente sotto la minaccia jihadista e dalle sue regioni settentrionali, le stesse dove quasi dieci anni a un certo punto le sigle terroristiche avevano fondato dei veri e propri <strong>califfati</strong>, la minaccia islamista arriva a coinvolgere l&#8217;intera regione del Sahel.</p>
<p>Bamako è quindi uno snodo cruciale nella lotta al <strong>terrorismo</strong>. Due golpe ravvicinati potrebbero indebolire ulteriormente le già fragili istituzioni centrali e, di riflesso, portare a gravi conseguenze nella battaglia contro le sigle islamiste. Dalla stabilità del Paese africano dipende quindi quella dei vicini. La Francia è presente in modo pesante sotto il profilo militare già dal 2013, quando con l&#8217;operazione <strong>Serval</strong> ha aiutato l&#8217;esercito maliano a riprendere le regioni settentrionali. La missione ha successivamente assunto la denominazione di &#8220;<strong>Barkhane</strong>&#8221; ed è tutt&#8217;ora in corso. Parigi, dal 2013 in poi, ha pianto la perdita di 55 uomini.</p>
<h2>I rischi per gli italiani</h2>
<p>Da alcuni mesi in Mali è presente anche l&#8217;Italia. Già nel 2019 era stato dato il primo via libera alla cosiddetta<a href="https://www.difesa.it/OperazioniMilitari/op_intern_corso/Mali_Task_Force_Takuba/Pagine/default.aspx"> missione &#8220;Takuba&#8221;</a>, rispondendo positivamente alla richiesta francese di<a href="https://it.insideover.com/politica/italia-francia-task-force-takuba-sahel.html"> allargare l&#8217;operazione Barkhane ad altri Paesi europei</a>. Oltre all&#8217;Italia, anche altri governi, tra cui quello britannico e tedesco, hanno aderito alle istanze di Parigi. Da parte sua Roma sta puntando molto sulla presenza nel Mali. Appena un mese fa il ministro degli Esteri<strong> Luigi Di Maio</strong> si è recato a Bamako per una visita istituzionale, il 20 maggio invece, cinque giorni prima del golpe, è stato il ministro della Difesa<strong> Lorenzo Guerini</strong> <a href="https://www.difesa.it/Primo_Piano/Pagine/Visita-del-Ministro-Guerini-in-Mali-e-Niger.aspx">ad atterrare nel Paese africano</a>.</p>
<p>Buona parte degli interlocutori di Di Maio e Guerini sono stati deposti. E questo non può che creare <strong>perplessità</strong> per il proseguimento della missione Takuba e per la <strong>sicurezza</strong> dei nostri uomini nel Mali. Anche perché le forze italiane saranno dislocate soprattutto nella regione di <strong>Liptako-Gourma</strong>, comunemente nota con il nome di &#8220;area delle tre frontiere&#8221;. Qui, nel cuore del Sahel, si innestano infatti i confini di <strong>Mali</strong>, <strong>Burkina Faso</strong> e <strong>Niger</strong>, tre Paesi in difficoltà nella lotta al terrorismo. Se a Bamako dovesse regnare l&#8217;incertezza, anche da queste parti le conseguenze politiche e militare potrebbero assumere contorni molto gravi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/quali-sono-i-rischi-per-l-operazione-takuba-dopo-il-golpe-nel-mali.html">Quali sono i rischi per l&#8217;operazione Takuba dopo il golpe nel Mali</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Missione nel Sahel, cosa rischia l’Italia con la Task Force Takuba</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/italia-francia-task-force-takuba-sahel.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 May 2021 10:26:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Task Force Takuba]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=318829</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Barkhane-Agenzia_Fotogramma-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="italia francia mali" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Barkhane-Agenzia_Fotogramma-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Barkhane-Agenzia_Fotogramma-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Barkhane-Agenzia_Fotogramma-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Barkhane-Agenzia_Fotogramma-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Barkhane-Agenzia_Fotogramma-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Barkhane-Agenzia_Fotogramma-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un anno fa vi avevamo anticipato di come l&#8217;Italia avesse intenzione di affiancare la Francia nella sua missione di contrasto al jihadismo nel Sahel, quella regione dell’Africa sub-sahariana che va dalla Mauritania al Sudan, passando per il Mali, la Nigeria, il Ciad, il Niger e la Burkina Faso. Oggi l&#8217;impegno italiano nella missione militare europea &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/italia-francia-task-force-takuba-sahel.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/italia-francia-task-force-takuba-sahel.html">Missione nel Sahel, cosa rischia l’Italia con la Task Force Takuba</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Barkhane-Agenzia_Fotogramma-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="italia francia mali" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Barkhane-Agenzia_Fotogramma-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Barkhane-Agenzia_Fotogramma-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Barkhane-Agenzia_Fotogramma-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Barkhane-Agenzia_Fotogramma-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Barkhane-Agenzia_Fotogramma-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Barkhane-Agenzia_Fotogramma-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Un anno fa <a href="https://it.insideover.com/guerra/litalia-nel-sahel-al-fianco-della-francia.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">vi avevamo anticipato</a> di come l&#8217;<strong>Italia</strong> avesse intenzione di affiancare la <strong>Francia</strong> nella sua missione di contrasto al jihadismo nel <strong>Sahel</strong>, quella regione dell’Africa sub-sahariana che va dalla Mauritania al Sudan, passando per il Mali, la Nigeria, il Ciad, il Niger e la Burkina Faso. Oggi l&#8217;impegno italiano nella missione militare europea che prende il nome di <a href="http://www.difesa.it/OperazioniMilitari/op_intern_corso/Mali_Task_Force_Takuba/Pagine/default.aspx" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Task Force Takuba</strong></a> è ampiamente certificato – <a href="http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/1154792.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">e messo a bilancio</a> – andando a mostrare i legami che intercorrono tra Roma e Parigi.</p>
<p>Proprio la Francia è stata l’artefice della nascita di questa nuova <a href="https://it.insideover.com/politica/macron-perde-pezzi-ecco-perche-invoca-laiuto-italiano.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">operazione erede di Barkhane</a>, la missione tutta francese che dal 2014 dispiega in quella regione circa 5100 uomini supportati da droni, velivoli da caccia, elicotteri e un totale di 830 veicoli tra blindati, camion e blindati leggeri. Un piccolo esercito che con Task Force Takuba è ora affiancato da soldati italiani, della Repubblica Ceca, dell’Estonia, della Svezia insieme a personale non combattente di Portogallo, Belgio e Olanda a cui si affiancheranno militari appartenenti alle forze speciali di Grecia, Ungheria, Ucraina e Danimarca. <strong>Berlino</strong> ha invece cortesemente declinato l’invito. <a href="https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/E-9-2020-004658_FR.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Due volte</a>.</p>
<h2>L&#8217;Italia in Mali</h2>
<p>Lo scorso 2 aprile il ministro della Difesa francese <strong>Florence Parly</strong> <a href="https://www.geopolitica.info/takuba-il-segnale-definitivo-del-riorientamento-strategico-italiano/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ha dichiarato</a> la piena operatività del raggruppamento di forze speciali europee, il cui ambito di impiego non è solamente quello di fornire “attività di consulenza, assistenza, addestramento e <em>mentorship</em> a supporto delle forze armate e delle forze speciali locali”, come si legge nel <strong>Documento programmatico pluriennale (Dpp)</strong> della Difesa pubblicato lo scorso anni in cui la missione veniva finanziata dallo Stato italiano, ma anche “supportare le forze armate e le forze speciali locali nel potenziamento delle capacità di contrasto alle minacce per la sicurezza derivanti da fenomeni di natura terroristica” fornendo gli “<em>enabler</em> per la condotta di operazioni di contrasto al terrorismo, in particolare, mezzi elicotteristici e personale per l&#8217;evacuazione medica”. Quindi sostanzialmente si tratta anche di una missione combat, non solamente training. Del resto la finalità della Task Force creata dai francesi è quella di “consigliare, assistere ed accompagnare in combattimento le forze armate maliane”.</p>
<p>L&#8217;Italia partecipa a Takuba con 200 unità, 20 mezzi terrestri e 8 mezzi aerei. Gli italiani si occupano quindi di addestrare le forze locali e di condurre missioni Medevac (Medical Evacuation), ma la costituzione del contingente italiano tradisce la sua vocazione <em>combat</em>, sebbene le forze speciali siano impiegate anche per l&#8217;addestramento dei reparti stranieri. <a href="https://www.geopolitica.info/takuba-il-segnale-definitivo-del-riorientamento-strategico-italiano/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Risulta</a> infatti che Roma abbia inviato e invierà in Mali personale proveniente prevalentemente dai reparti speciali dell’Esercito (<a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/chi-sono-gli-incursori-del-nono-reggimento-dassalto-col-moschin.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Nono col Moschin</a>, <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/chi-sono-i-ranger-del-quarto-reggimento-alpini-paracadutisti-monte-cervino.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Quarto reggimento alpini paracadutisti</a>, <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/chi-sono-gli-incursori-del-185esimo-reggimento-paracadutisti-folgore.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">185esimo reggimento Rao</a>), della Marina Militare (<a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/chi-sono-e-cosa-fanno-gli-incursori-del-comsubin.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Goi del Comsubin</a>), dell’Aeronautica (<a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/gli-incursori-dellaeronautica-il-17esimo-stormo.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">17esimo stormo incursori</a>) e, forse, anche dei Carabinieri (i paracadutisti del Tuscania), insieme a quattro elicotteri da esplorazione e scorta AH-129D e 4 elicotteri da trasporto medio (NH-90 e CH-47F).</p>
<p>Il teatro operativo in cui si trovano i nostri soldati è particolarmente attivo: la Francia ha fatto segnare la perdita di 55 uomini dal 2013, anno in cui ha avuto inizio l’operazione Serval (così si chiamava prima di essere rinominata Barkhane), mentre la Task Force Takuba, in circa un anno di operazioni, ha partecipato ad almeno venti scontri a fuoco, pertanto i nostri soldati avranno occasione di partecipare nuovamente a una missione <em>combat</em> dopo la fine della International Security Assistance Force (Isaf) in Afghanistan. Non si sa molto altro dell&#8217;impegno italiano nel Sahel: le fonti ufficiali sono alquanto parche di informazioni, ma come riportato dal <a href="https://www.ilfoglio.it/esteri/2021/02/06/news/partono-gli-incursori-italiani-per-un-operazione-antiterrorismo-a-lungo-termine-in-africa-1812019/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Foglio</em> </a>e confermato da fonti francesi sempre il 2 aprile scorso, “il dispiegamento delle forze italiane è già cominciato”. Sembra infatti che le prime unità di soldati italiane siano arrivate in Mali già a metà marzo.</p>
<h2>Stare con la Francia è nei nostri interessi?</h2>
<p>A fronte di questa nuova importante decisione di Palazzo Baracchini è bene cercare di capire quanto davvero sia necessario e utile per il nostro Paese affiancare la <strong>Francia</strong> nel Sahel, da sempre una delle regioni appartenenti alla sua sfera di influenza essendo derivante dai suoi vecchi possedimenti coloniali.</p>
<p>Sicuramente tutta l&#8217;area rappresenta un dossier importante per Roma, non solamente perché appartenente alla visione strategica del <strong>Mediterraneo Allargato</strong>, ma anche per la questione contingente legata al <strong>terrorismo</strong> e al fenomeno dell&#8217;<strong>immigrazione</strong> incontrollata. Affiancare la Francia nell&#8217;Africa sub-sahariana significa poter avere un peso politico nella gestione dei migranti in seno all&#8217;Ue ma soprattutto nella stabilizzazione di quei Paesi. Un peso che però <strong>va capitalizzato</strong>, soprattutto nel continente africano. Roma non deve avere un ruolo subalterno col rischio di farsi scalzare da Parigi una volta terminata la missione riproponendo uno “scenario libico” anche in quel settore.</p>
<p>Il contingente militare inviato è importante numericamente e gli assetti sono particolarmente pregiati. L&#8217;impiego di quel personale appartenente alle Forze Speciali (che non sono numericamente grandi) inviato in Mali, sottraendolo ad altri teatri a noi più prossimi &#8211; non solo geograficamente &#8211; deve pertanto essere ripagato in qualche modo. Secondariamente bisogna cominciare a chiedersi se appoggiarci alla Francia sia davvero una <strong>strada fruttifera</strong> per il nostro Paese. Parigi, sebbene sia un partner in ambiti fondamentali della Difesa (come ad esempio le costruzioni navali), non lo è dal punto di vista della visione strategica.</p>
<p>La Francia è una nazione a <strong>vocazione marittima</strong> – come è, o dovrebbe essere, il nostro Paese – che fondamentalmente ha gli stessi interessi dell&#8217;Italia nel <strong>Mediterraneo</strong> (e altrove) e pertanto la sua visione è destinata a <strong>collidere</strong>, più che collimare, con la nostra. Del resto la nostra visione è già entrata in antitesi con quella francese nel Mediterraneo, e quanto accaduto in <strong>Libia</strong> è lì a dimostrarlo: Parigi non si è fatta scrupoli di sorta a sostenere il generale <strong>Khalifa Haftar</strong> in aperto contrasto con <strong>al-Serraj</strong>, sostenuto proprio da Roma.</p>
<p>Anche la “<strong>questione egiziana</strong>”, con l&#8217;importante commessa militare che il nostro Paese stava per aggiudicarsi e poi si è risolta praticamente solo con le <a href="https://it.insideover.com/politica/italia-vende-navi-egitto-fremm.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">fregate Fremm</a>, dovrebbe far capire come procede l&#8217;Eliseo, che ha piazzato un ordine per 30 caccia Rafale a Il Cairo. Per non parlare della <strong>Grecia</strong>, sempre più <a href="https://it.insideover.com/politica/la-diplomazia-dei-caccia-della-francia-per-contrastare-erdogan.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">nell&#8217;orbita della Francia</a> in funzione del contrasto alla <strong>Turchia</strong> – nostro partner anche se scomodo – in quanto <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-partita-a-scacchi-tra-francia-e-turchia-per-il-medio-oriente.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">minaccia gli interessi francesi nel Medio Oriente</a>.</p>
<p>Insomma, se si è deciso di stare a fianco di Parigi nel Sahel, cosa che nell&#8217;ottica del controllo sul Mediterraneo Allargato e sulle sorgenti di terrorismo/immigrazione è auspicabile, lo si deve fare “a testa alta” e ottenendone un vantaggio strategico, perché con la Francia abbiamo più punti di contrasto che in comune dal punto di vista geopolitico.</p>
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		<title>Il gioco &#8220;sporco&#8221; della Francia: coinvolgere l&#8217;Italia nel caos</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/il-gioco-sporco-della-francia-coinvolgere-italia-nel-caos.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Vita]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Apr 2021 07:38:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Sahel]]></category>
		<category><![CDATA[Task Force Takuba]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1400" height="672" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/Macron-G5-Sahel-La-Presse-e1619768135940.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Parigi, Emmanuel Macron in videoconferenza con i leader del G5 Sahel al palazzo dell&#039;Eliseo (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/Macron-G5-Sahel-La-Presse-e1619768135940.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/Macron-G5-Sahel-La-Presse-e1619768135940-300x144.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/Macron-G5-Sahel-La-Presse-e1619768135940-1024x492.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/Macron-G5-Sahel-La-Presse-e1619768135940-768x369.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>Emmanuel Macron sa che rischia un clamoroso fallimento. Il Sahel si sta trasformando nell&#8217;Afghanistan francese dopo che in Libia ha già dovuto fare i conti con una debacle per mano turca e russa. E ora, dopo che gli ultimi veri avamposti libici sono rimaste alcune aree del Fezzan, rischia di vedere sgretolare il suo impegno &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-gioco-sporco-della-francia-coinvolgere-italia-nel-caos.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1400" height="672" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/Macron-G5-Sahel-La-Presse-e1619768135940.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Parigi, Emmanuel Macron in videoconferenza con i leader del G5 Sahel al palazzo dell&#039;Eliseo (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/Macron-G5-Sahel-La-Presse-e1619768135940.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/Macron-G5-Sahel-La-Presse-e1619768135940-300x144.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/Macron-G5-Sahel-La-Presse-e1619768135940-1024x492.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/Macron-G5-Sahel-La-Presse-e1619768135940-768x369.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p><p><strong>Emmanuel Macron</strong> sa che rischia un clamoroso fallimento. Il Sahel si sta trasformando nell&#8217;Afghanistan francese dopo che in Libia ha già dovuto fare i conti con una debacle per mano turca e russa. E ora, dopo che gli ultimi veri avamposti libici sono rimaste alcune aree del Fezzan, rischia di vedere sgretolare il suo impegno militare anche in <strong>Africa</strong> centrale e occidentale, specialmente dopo <a href="https://it.insideover.com/guerra/colpo-stato-ciad-situazione-attuale.html">la morte di Idriss Deby in Ciad</a> e l&#8217;evidente avanzata turca nella regione.</p>
<p><a href="https://it.insideover.com/guerra/emirati-francia-sahel-turchia-africa.html">Il sostegno degli Emirati</a>, confermato dai primi voli logistici in supporto delle operazioni francesi, non cambia le carte in tavolo. <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/la-guerra-della-francia-ai-jihadisti-nel-sahel-e-le-prospettive-sul-futuro.html">L&#8217;operazione Barkhane</a>, che serve a Parigi per annientare il terrorismo locale, i ribelli, sostenere i fragili governi del G-5 Sahel e soprattutto monitorare rotte umane e delle risorse energetiche, richiede alla Francia un tributo di sangue notevole. I caduti d&#8217;Oltralpe aumentano ogni anno e lo sforzo bellico si tramuta anche in un capitolo di spesa che ad oggi l&#8217;Eliseo rischia di non potersi più permettere.</p>
<p>Il ritiro francese dal <strong>Sahel</strong> non avrebbe in ogni caso nemmeno il minimo sapore della vittoria. Gli Stati Uniti hanno annunciato il ritiro dall&#8217;Afghanistan dopo che le recenti amministrazioni americane hanno tutto mostrato il desiderio di porre fine a quella terribile <strong>&#8220;endless war&#8221;</strong>. Diverso il caso francese, dove Macron non ha mai realmente accennato a un ritiro delle forze transalpine. <em>Le president</em>, a fine mandato, apparirebbe come un leader in fuga dal teatro di guerra e non come un uomo che ha avuto la capacità di risolvere la crisi e di andarsene da vincente. E questo bivio terrorizza la già fragile leadership del capo dell&#8217;Eliseo, tallonato a destra da una Marine Le Pen apprezzata dai militari e da sinistra da un mondo in fermento che non accetta più guerre infinite senza una chiara strategia che eviti morti e dispendio di risorse economiche.</p>
<p><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-316467 size-large" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/presenza-francese-in-Sahel-videconferenza-Eliseo-La-Presse-1024x682.jpg" alt="" width="1024" height="682" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/presenza-francese-in-Sahel-videconferenza-Eliseo-La-Presse-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/presenza-francese-in-Sahel-videconferenza-Eliseo-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/presenza-francese-in-Sahel-videconferenza-Eliseo-La-Presse-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/presenza-francese-in-Sahel-videconferenza-Eliseo-La-Presse.jpg 1400w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Di qui il desiderio francese di provare una nuova strategia che coinvolga l&#8217;<strong>Europa</strong>. <a href="https://it.insideover.com/politica/la-francia-tenta-gli-stati-uniti-per-farli-tornare-in-sahel.html">Dopo aver ricevuto il &#8220;no&#8221; americano ai tempi di Donald Trump</a>, sollecitato a intervenire per fermare la penetrazione russa e cinese nell&#8217;area, Macron sta cercando in ogni modo di coinvolgere i partner europei nell&#8217;inferno del Sahel. Un piano che appare più come la volontà di spartirsi le perdite che quello di dividere realmente gli utili: perché per molti anni, quando si è trattato di costruire una rete diplomatica e strategica nell&#8217;area africana, la Francia ha evitato meticolosamente che altri paesi entrassero nella disfida. Prova ne è stata la contrarietà di Parigi all&#8217;ingresso dell&#8217;Italia nell&#8217;arena africana, con più di un ostacolo posto dalla Francia alla <strong>missione italiana in Niger</strong>. Idem per quanto riguarda la <strong>Libia</strong>, dove il sostegno italiano all&#8217;unico governo riconosciuto dalla comunità internazionale, e cioè quello di Tripoli, si è scontrato con il supporto francese a <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-khalifa-haftar.html">Khalifa Haftar</a>, con la speranza che fosse Parigi, tramite le forze speciali, la sua diplomazia e la Total, ad avere il controllo del paese al posto di altri attori internazionali.</p>
<p>Adesso le cose sembrano decisamente cambiate. Il piano di Parigi è quello di <a href="https://it.insideover.com/politica/libia-sahel-difesa-cosa-vuole-francia-italia.html">volere a ogni costo Roma al suo fianco</a> dopo che per anni ha limitato le azioni italiane in Europa, nel Mediterraneo e in Africa. E quest&#8217;idea francese sembra abbia avuto un&#8217;improvvisa accelerazione da quando <strong>Mario Draghi</strong> è arrivato a Palazzo Chigi. Macron considera il presidente del Consiglio italiano un partner affidabile, e ora spera che dall&#8217;Italia possa arrivare quel supporto strategico che serve alla Francia per uscire da una difficilissima impasse in Africa e per svincolarsi dal pesante fardello dell&#8217;asse franco-tedesco, utile finché c&#8217;era Angela Merkel saldamente al potere. <a href="https://it.insideover.com/guerra/forze-speciali-in-sahel-takuba.html">L&#8217;intervento italiano nella Task Force Takuba</a>, la missione europea a guida francese per il supporto agli eserciti del Sahel, potrebbe essere il simbolo di questo cambio di passo.</p>
<p>Certo, il gioco deve essere valutato attentamente. L&#8217;Italia ha tutto l&#8217;interesse a inserirsi nel contesto africano oltre il &#8220;muro&#8221; del Sahel. Lo fa già in Africa occidentale con <a href="https://it.insideover.com/difesa/sventato-attacco-pirati-marina-golfo-guinea.html">le missioni navali antipirateria</a>: ma riuscire a penetrare anche nel cuore dell&#8217;Africa significherebbe strappare accordi sul fronte migratorio, controllare i traffici, e soprattutto avere un maggiore coinvolgimento in un&#8217;area centrale per il controllo &#8220;da remoto&#8221; della Libia. Strategia che ha già messo in atto la <strong>Turchia</strong>, tanto che oltre al sostegno (più o meno celato) ad alcune forze del Ciad, ha anche stretto importanti accordi con il Niger. Roma non può abdicare a questo ruolo, ma deve capire bene da che parte stare. Il rischio che Parigi chieda un intervento per evitare semplicemente il suo tracollo esiste: l&#8217;importante è che anche l&#8217;Italia sia in grado di declinare una sua strategia senza eseguire l&#8217;ordine arrivato da Oltralpe.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-gioco-sporco-della-francia-coinvolgere-italia-nel-caos.html">Il gioco &#8220;sporco&#8221; della Francia: coinvolgere l&#8217;Italia nel caos</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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