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	<title>Tahrir al-Sham Archives - InsideOver</title>
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	<title>Tahrir al-Sham Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Siria, crescono gli appelli al Gran Muftì: fermare le violenze settarie</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/siria-crescono-gli-appelli-al-gran-mufti-fermare-le-violenze-settarie.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Apr 2025 09:26:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Religioni]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Islam]]></category>
		<category><![CDATA[Tahrir al-Sham]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="945" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/860870Image1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/860870Image1.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/860870Image1-600x378.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/860870Image1-300x189.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/860870Image1-1024x645.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/860870Image1-768x484.jpg 768w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Siria, crescono gli appelli al Gran Muftì: fermare le violenze settarie nel Paese è un imperativo sempre più forte.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/siria-crescono-gli-appelli-al-gran-mufti-fermare-le-violenze-settarie.html">Siria, crescono gli appelli al Gran Muftì: fermare le violenze settarie</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="945" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/860870Image1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/860870Image1.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/860870Image1-600x378.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/860870Image1-300x189.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/860870Image1-1024x645.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/860870Image1-768x484.jpg 768w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Fermare le <strong>violenze settarie</strong> che stanno contaddistinguendo la <strong>Siria</strong> anche dopo la caduta della dittatura di <strong>Bashar al-Assad</strong> e la nascita del nuovo regime guidato da <strong>Ahmad al-Sharaa</strong>, più noto con il <strong><em>nome de guerre</em> Abu Mohammad al-Jolani</strong>, cercare di stoppare il circolo vizioso delle vendette, tornare a costruire un Paese inclusivo: sono molti gli appelli giunti al neocostituito Consiglio superiore per la fatwa in Siria, che il Governo di Damasco ha istituito il 28 marzo scorso, con l&#8217;obiettivo di dare una voce univoca all&#8217;Islam siriano, o perlomeno alla maggioranza sunnita.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;autorità religiosa nella Siria sconvolta dal settarismo</h2>



<p>Quattro anni dopo l&#8217;abolizione dell&#8217;istituzione, è stata ricostituita anche la carica di Gran Muftì della Repubblica Araba Siriana, nella figura di <strong>Osama al-Rifai</strong>, 81enne teologo vicino alla Fratellanza Musulmana ma anche al movimento mistico dei <strong>sufi</strong>. Il presidente Al-Sharaa/Al-Jolani ha dichiarato che &#8220;il Levante è sempre stato una piattaforma per la conoscenza, la civiltà e la difesa, da cui il bene è diretto all&#8217;intera nazione&#8221; e che &#8220;il Consiglio della Fatwa cerca di regolamentare il discorso religioso moderato, combinando autenticità e modernità, preservando al contempo l&#8217;identità, risolvendo le controversie che portano alla divisione e chiudendo la porta al male e al disaccordo&#8221;.</p>



<p>Parole che sembrano mandare un messaggio nella direzione di una maggiore apertura al dialogo dopo diverse settimane, tra febbraio e marzo, in cui la <strong>Siria è stata sconvolta dalle violenze settarie</strong> nelle province<a href="https://it.insideover.com/guerra/siria-240-morti-in-48-ore-la-scia-di-sangue-di-al-jolani.html"> di Tartus e Latakia, dove <strong>centinaia di alawiti</strong></a> sono stati massacrati dalle forze governative dopo lo scoppio delle proteste contro il Governo. Il Governo di Damasco ha provato a mostrare <strong>apertura alla volontà di punire i responsabili,</strong> ma si trova in una situazione profondamente ambigua.</p>



<p>Da un lato, i sostenitori del Governo hanno provato a dividere le responsabilità del presidente Al-Sharaa da quelle dei comandanti sul campo, accusati di eccessi e efferatezze. Dall&#8217;altro, <strong>l&#8217;esplicita volontà del Governo</strong> legato al movimento islamista Hay&#8217;at Tahrir al-Sham di radicarsi nello Stato sdogana la centralità nella nuova Siria di molte figure radicali e di un&#8217;ideologia che rischia di penalizzare le minoranze: la fuga di massa <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/armeni-in-fuga-la-nuova-siria-targata-turchia-ricorda-troppo-il-passato.html">degli armeni dalla Siria filo-turca di Al-Sharaa lo dimostra.</a></p>



<h2 class="wp-block-heading">Il Gran Mufti al-Rifai alla prova</h2>



<p>Se la Siria di Assad era brutale, repressiva e arbitraria nello sdoganare il controllo del regime sulla popolazione, con l&#8217;aggiunta problematica della graduale trasformazione del regime in <a href="https://it.insideover.com/guerra/finisce-lera-assad-damasco-e-caduta-il-rais-in-fuga.html">una narco-dittatura corrotta e cleptocratica</a>, ad oggi le aperture del governo di Damasco a costruire <strong>istituzioni funzionanti e virtuose, quasi un&#8217;applicazione di laboratorio</strong><a href="https://it.insideover.com/politica/siria-al-jolani-azzera-il-paese-e-si-proclama-presidente.html"><strong> del pensiero dell&#8217;economista Premio Nobel Daron Acemoglu</strong></a>, si scontrano con molte problematiche. E il settarismo resta una delle più imponenti. </p>



<p><a href="https://it.euronews.com/2025/04/07/i-siriani-chiedono-una-fatwa-che-vieti-le-uccisioni-e-lincitamento-settario">I commenti raccolti da <em>Euronews</em> </a>e che parlano di un appello ai chierici per fermare un contesto in cui &#8220;villaggi e città vengano presi di mira in base al settarismo dei loro abitanti&#8221; e i cittadini siriani dichiarano che &#8220;abbiamo bisogno di una parola di verità per fermare lo spargimento di sangue&#8221;. <strong>Finita la dittatura degli Assad, la Siria sta ancora affrontando una lunga transizione</strong> in mano a formazioni e gruppi politici la cui tendenza è tutta da dimostrare. E questo genera spaesamento e l&#8217;appello all&#8217;istituzione storicamente pontiera nel Paese levantino: il corpo dei teologi e dei chierici, che in Siria, forte della tradizione di Damasco come antica capitale del mondo arabo,</p>



<p>Il diretto interessato, Al-Rifai, ha un curriculum di peso: nativo della capitale, è stato oppositore di <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/hafez-al-assad.html">Hafez al-Assad</a>,</strong> padre del deposto rais, in gioventù, esule dal Paese in cui è rientrato nel 1993 dopo oltre dieci anni di assenza, <strong>fondatore di organizzazioni caritatevoli</strong> attive per il sostegno dei poveri a Damasco nei primi Anni Duemila, sostenitore dell&#8217;opposizione anti-dittatura dopo lo scoppio delle proteste e della guerra civile nel 2011, ma sempre attento a &#8220;scomunicare&#8221; sia l&#8217;Isis che al-Qaeda e il loro ruolo nella rivolta, tutto si può dire fuorché che sia l&#8217;emblema dell&#8217;islamista radicale. <strong>Inoltre, è legato alla<a href="https://it.insideover.com/guerra/siria-il-grande-gioco-della-turchia-vincitrice-delloffensiva-di-aleppo.html"> Turchia di Recep Tayyip Erdogan</a></strong>, che ha tutto l&#8217;interesse a una Siria stabilizzata sotto la sua influenza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tra Islam e politica</h2>



<p><strong>L&#8217;autorità religiosa resta attenzionata e degna di alta fiducia</strong> in un contesto in cui le istituzioni sono state parassitate da ogni direzione in Siria. I cittadini del Paese levantino hanno per anni dovuto subire la non scelta tra un regime repressivo e gruppi d&#8217;opposizione spesso egemonizzati da jihadisti stranieri e predicatori esogeni. Oggi molti chiedono all&#8217;istituzione religiosa siriana<strong> di scendere in campo. </strong></p>



<p><strong>Avrà questa forza il consiglio nominato direttamente da Al-Sharaa/Al-Jolani?</strong> Il neo-presidente finora sta portando avanti un attento dialogo con tutte le confessioni religiose. Ma è dalla capacità di un&#8217;autorità da lui di fatto ricreata ex-novo di parlare autonomamente e di esprimere posizioni chiare e indipendenti, al netto del prestigio del suo leader, che si misureranno sia il grado di politicizzazione del nuovo Islam siriano sia l&#8217;effettivo superamento delle spinte liberticide dell&#8217;era Assad. Resta la grande ambiguità di fondo: in che misura al-Sharaa voglia fermare e in che misura tolleri senza poterli fermare effettivamente i massacri settari. <strong>L&#8217;ex comandante di Hts non ha mai fatto chiarezza in materia</strong>. Ma capirlo sarà decisivo per dare una dimensione effettiva al nuovo corso politico in una Siria ancora frammentata.</p>
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		<title>Siria, stipendi pubblici +400%. Ma i soldi da dove arrivano?</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-governo-provvisorio-siriano-pianifica-un-rialzo-del-400-degli-stipendi-pubblici.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Umbrello]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jan 2025 13:38:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Tahrir al-Sham]]></category>
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<p>Il ministro delle Finanze siriano ha recentemente annunciato un aumento del 400% degli stipendi dei dipendenti pubblici, una misura destinata a suscitare reazioni contrastanti in un Paese devastato da oltre un decennio di conflitto. L&#8217;annuncio arriva in un momento in cui la Siria è alle prese con una profonda crisi economica, caratterizzata da un&#8217;iperinflazione che &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/il-governo-provvisorio-siriano-pianifica-un-rialzo-del-400-degli-stipendi-pubblici.html">[...]</a></p>
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<p>Il ministro delle Finanze siriano ha recentemente annunciato un <strong>aumento del 400% degli stipendi dei dipendenti pubblici</strong>, una misura destinata a suscitare reazioni contrastanti in un Paese devastato da oltre un decennio di conflitto.</p>



<p>L&#8217;annuncio arriva in un momento in cui la Siria è alle prese con una profonda crisi economica, caratterizzata da un&#8217;iperinflazione che ha eroso il potere d&#8217;acquisto della lira siriana e da una diffusa povertà. Secondo le ultime stime, oltre il 69% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà, e la disoccupazione è dilagante.</p>



<p>L&#8217;aumento degli stipendi, se da un lato potrebbe rappresentare un primo passo per alleviare le difficoltà economiche dei dipendenti pubblici, dall&#8217;altro dà vita a numerosi interrogativi. Quali saranno le conseguenze a lungo termine per<a href="https://it.insideover.com/guerra/jolanomics-come-hayat-tahrir-al-sham-ha-finanziato-il-suo-stato-a-idlib.html"> le finanze pubbliche già fortemente indebolite? </a>In che misura l&#8217;aumento degli stipendi riuscirà a contrastare l&#8217;impennata dei prezzi? E, soprattutto, come verrà finanziato questo provvedimento in una circostanza di grave crisi economica? L&#8217;aumento degli stipendi rappresenta un segnale importante, ma non è sufficiente a risolvere i problemi strutturali dell&#8217;economia siriana. Per avviare un processo di ricostruzione duraturo, sarà necessario mettere in atto una serie di riforme economiche e politiche volte a stabilizzare la moneta, a rilanciare la produzione e a combattere la corruzione.</p>



<p><strong>Il costo di questa promessa è stimato in 1,65 bilioni di lire siriane, circa 127 milioni di dollari</strong>. Ma da dove proverranno questi fondi? La risposta, come spesso accade, è un enigma: risorse statali già esistenti, aiuti regionali, investimenti e quel tesoro congelato all&#8217;estero – beni siriani che il nuovo governo vorrebbe recuperare, in una vera e propria caccia al tesoro tra banche e cavilli legali.</p>



<p><strong>Mohammed Abazeed</strong>, ministro delle Finanze del governo provvisorio, ha definito l&#8217;aumento salariale &#8220;<em>un primo passo verso una soluzione di emergenza&#8221;</em>, come ha <a href="https://www.reuters.com/world/middle-east/syrian-caretaker-government-hike-public-sector-salaries-by-400-next-month-2025-01-05/">riferito</a> alla Reuters. Un&#8217;operazione chirurgica sulla macchina statale che ha portato alla revisione dei dati di 1,3 milioni di dipendenti pubblici: eliminati i &#8220;fantasmi&#8221; dal libro paga, sono rimasti solo i dipendenti attivi, con competenze utili alla ricostruzione.</p>



<p>Sotto il regime di Bashar al-Assad, gli stipendi nel settore pubblico si aggiravano intorno ai miseri 25 dollari al mese, una cifra che condannava milioni di siriani alla fame. Una situazione di stallo che il nuovo governo, nato dalle <a href="https://it.insideover.com/dossier/i-dieci-giorni-che-hanno-sconvolto-la-siria">ceneri </a>di un regime ultracinquantennale, sta cercando di superare. Ma il passato incombe e le casse dello Stato sono quasi vuote, con una moneta che perde valore giorno dopo giorno. Nonostante le difficoltà, il ministro delle Finanze Abazeed promette un futuro migliore, sostenendo che <strong>gli investimenti internazionali e l&#8217;aiuto dei paesi vicini saranno un&#8217;ancora di salvezza</strong>. Un&#8217;affermazione audace, se si considera lo stato in cui versa il Paese. Un sogno ambizioso, ma forse l&#8217;unico in grado di tenere in vita lo spirito di una popolazione provata.</p>



<p>Inoltre, il governo provvisorio non si ferma agli stipendi, sta lavorando intensamente per<strong> alleggerare il carico fiscale sui contribuenti</strong>. Entro tre mesi è prevista una riforma del sistema fiscale finalizzata a garantire una maggiore equità. Una prima bozza sarà pronta entro quattro mesi, con l&#8217;obiettivo di esentare, per quanto possibile, i contribuenti da sanzioni e interessi.</p>



<p>La storia, però, non si ferma ai confini regionali. Le dinamiche di potere a livello internazionale stanno cambiando, e la Siria si trova a essere un terreno di confronto tra le grandi potenze. Dopo anni di aspre sanzioni imposte sotto il regime di Assad, <strong>gli Stati Uniti si apprestano ad allentare la loro morsa sull&#8217;economia siriana</strong>. Come <a href="https://www.wsj.com/world/middle-east/u-s-to-ease-aid-restrictions-for-syria-in-limited-show-of-support-for-new-government-26835e9c">riportato </a>dal Wall Street Journal, l&#8217;amministrazione Biden ha autorizzato, nel corso del weekend, un allentamento delle restrizioni economiche. La decisione, che autorizza il Dipartimento del Tesoro a concedere esenzioni per la fornitura di beni essenziali come acqua, elettricità e aiuti umanitari, rappresenta un significativo cambio di rotta nella politica statunitense nei confronti della Siria. Un segnale, questo, che apre un nuovo dialogo con i nuovi governanti islamisti, saliti al potere dopo la caduta del regime di Assad.</p>



<p>La mossa americana, in questo scenario geopolitico così articolato, potrebbe fungere da catalizzatore per una serie di riforme, come l&#8217;aumento degli stipendi annunciato dal governo provvisorio. Tuttavia, la cautela rimane d&#8217;obbligo. <strong>Gli Stati Uniti, pur allentando la presa, intendono mantenere una certa influenza sulla scena politica siriana</strong>, cercando di plasmare un nuovo ordine regionale a loro favore.</p>



<p>Si apre, dunque, una fase di transizione delicata e complessa. La Siria, sconvolta dalla guerra, cerca di ricomporre i cocci di un passato lacerato. Ma la strada verso la ricostruzione è ancora lunga e tortuosa, e gli equilibri geopolitici regionali potrebbero subire profonde trasformazioni.</p>



<p>Il cambio di regime ha risvegliato speranze, ma le ferite della guerra sono ancora aperte. La Siria è un Paese in bilico, con troppe variabili pronte a far saltare il fragile equilibrio. C’è chi vede la fine del regime di Assad come una vittoria, un’epopea da raccontare. Ma le domande restano: quale futuro per una società devastata? E a quale prezzo? La storia della Siria non è il ritratto di un’umanità in cerca di risposte tra le macerie, un dramma in cui promesse e realtà si sfiorano senza mai toccarsi davvero.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-governo-provvisorio-siriano-pianifica-un-rialzo-del-400-degli-stipendi-pubblici.html">Siria, stipendi pubblici +400%. Ma i soldi da dove arrivano?</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Gli islamisti entrano ad Aleppo, Erdogan spinge la Siria nel caos</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/ribelli-entrano-ad-aleppo-siria-sempre-piu-nel-caos.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Nov 2024 16:23:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Tahrir al-Sham]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Combattenti-sciiti-in-Siria.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Combattenti sciiti in Siria (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Combattenti-sciiti-in-Siria.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Combattenti-sciiti-in-Siria-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Combattenti-sciiti-in-Siria-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Combattenti-sciiti-in-Siria-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Sigle islamiste presenti oramai nelle aree urbane di Aleppo, in fuga i soldati dell'esercito regolare agli ordini di Assad.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/ribelli-entrano-ad-aleppo-siria-sempre-piu-nel-caos.html">Gli islamisti entrano ad Aleppo, Erdogan spinge la Siria nel caos</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Combattenti-sciiti-in-Siria.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Combattenti sciiti in Siria (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Combattenti-sciiti-in-Siria.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Combattenti-sciiti-in-Siria-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Combattenti-sciiti-in-Siria-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Combattenti-sciiti-in-Siria-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Poca o nulla la resistenza incontrata, <a href="https://it.insideover.com/guerra/caos-in-siria-i-ribelli-tornano-nella-periferia-di-aleppo.html">in queste 48 ore di campagna lanciata a Ovest di Aleppo</a>, dalle sigle anti governative in Siria. Si tratta, è bene ricordarlo, di gruppi in molti casi legati al mondo islamista e jihadista che dal 2015 controllano la vicina provincia di <strong>Idlib</strong>. Il più importante gruppo impegnato nella seconda città siriana in queste ore è noto con la sigla Hts, acronimo di <strong>Hayat Tahari al Sham</strong>. Si tratta dell&#8217;ex Fronte Al Nusra, costola siriana di Al Qaeda. Ci sono poi anche gruppi direttamente collegabili alla Turchia, riuniti nella sigla <strong>Sna</strong>, Syrian National Army.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Avanzate registrate nei quartieri occidentali</h2>



<p>Quando mercoledì i combattenti hanno sfondato le prime linee di difesa dell&#8217;esercito siriano, le sigle collegate all&#8217;opposizione sono riuscite a penetrare in tutta l&#8217;area rurale in prossimità della periferia occidentale di Aleppo. Si tratta di una zona dove la guerra civile, quasi dieci anni fa, ha colpito duramente: <strong>qui dal 2012 al 2016 era situate le trincee </strong>che dividevano le avanguardie ribelli dai soldati regolari. Questi ultimi per quattro anni sono riusciti a difendere i quartieri occidentali di Aleppo, quelli che si affacciano sulla tangenziale e da cui, più a Sud, parte l&#8217;autostrada M5, la principale arteria di collegamento per Damasco.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="und" dir="ltr">الله اكبر الله اكبر الله اكبر<br><br>| HISTORIC | 8 years after the fall of Aleppo/Halab, the Mujahidin of the Syrian Revolutionary Forces are now entering Halab. May Allah (ﷻ) guve them the Tawfique to liberate the city, and keep it under their control, Amiin. <a href="https://twitter.com/hashtag/%D8%B1%D8%AF%D8%B9_%D8%A7%D9%84%D8%B9%D8%AF%D9%88%D8%A7%D9%86?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#ردع_العدوان</a> <a href="https://t.co/gEampf6hbl">pic.twitter.com/gEampf6hbl</a></p>&mdash; The Question 🇸🇩 🇵🇸 (@FikrAlJabarti) <a href="https://twitter.com/FikrAlJabarti/status/1862489379303788942?ref_src=twsrc%5Etfw">November 29, 2024</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<p><strong>Sono proprio questi quartieri oggi a essere i primi a finire in mano ribelle</strong>. A differenza di dodici anni fa, <strong>non c&#8217;è stato alcun tentativo di difesa da parte dell&#8217;esercito</strong>. L&#8217;effetto sorpresa ha tirato un brutto scherzo agli uomini agli ordini del presidente Bashar Al Assad. L&#8217;area a Ovest di Aleppo era infatti presidiata da milizie iraniane inviate da Teheran, alleata di ferro di Damasco, e <strong>l&#8217;esercito siriano aveva smantellato tutte le fortificazioni</strong> risalenti al periodo della battaglia per il controllo della città.</p>



<p>Un segno quest&#8217;ultimo di come il fronte di Aleppo fosse ritenuto chiuso a quasi archiviato sotto il profilo militare, grazie al fatto di aver confinato le sigle islamiste nell&#8217;area di Idlib a partire dal 2016. Fonti vicine ai ribelli inoltre, hanno diffuso la notizia, al momento non confermata, secondo cui l&#8217;avanzata su Aleppo è stata favorita anche dall&#8217;uccisione di un comandante iraniano che aveva il compito di sovrintendere sulle forze presenti in città. <strong>Kiomars Pourhashemi</strong>, questo il nome del generale, sarebbe stato eliminato in un raid mirato effettuato a inizio settimana nel suo quartier generale basato a ovest di Aleppo. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Iranian media is announcing that an <a href="https://twitter.com/hashtag/IRGCterrorists?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#IRGCterrorists</a> commander Kiyomars Pourhashemi was killed after Hay’et Tahrir al-Sham and allied forces overran 10 areas under Assad&#39;s control in Aleppo, <a href="https://twitter.com/hashtag/Syria?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Syria</a>. He held the rank of brigadier general. <a href="https://t.co/SAXqrW8oxK">pic.twitter.com/SAXqrW8oxK</a></p>&mdash; Jason Brodsky (@JasonMBrodsky) <a href="https://twitter.com/JasonMBrodsky/status/1862116021961662959?ref_src=twsrc%5Etfw">November 28, 2024</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Ore cruciali per Assad</h2>



<p>Ovviamente l&#8217;eventuale caduta di Aleppo per il governo siriano significherebbe una<strong> disfatta importante</strong>. Perdere la capitale economica del Paese, riconquistata nel 2016 dopo quattro anni di intensa battaglia, sarebbe un<strong> colpo molto duro a livello militare, economico e di immagine</strong>. La mancata difesa fino ad ora registrata, con molti ufficiali che stanno di fatto lasciando l&#8217;area dell&#8217;avanzata nemica, potrebbe dare linfa anche a gruppi di opposizione stanziati in altre regioni. </p>



<p>Il diretto interessato, Bashar Al Assad, si troverebbe al momento a Mosca. Anche in questo caso è difficile avere conferme, da giovedì sera si rincorrono tuttavia voci della sua presenza nella capitale russa. <strong>Il Cremlino è il suo principale alleato </strong>e l&#8217;aiuto russo attivato nel 2015 ha permesso la sua permanenza al potere. Se davvero Assad al momento dovesse trovarsi a Mosca, potrebbe trattarsi di una riunione per organizzare una controffensiva oppure, al contrario, di un rifugio temporaneo prevedendo tempi peggiori.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Syrian rebel forces have taken Saraqib and with it the first major city in Syria since more than 4 years. I highly doubt that there is any Pro-Assad presence north of it, along the M5 highway. <br><br>This is how a full military collapse looks like. <a href="https://t.co/50TmeovGLr">pic.twitter.com/50TmeovGLr</a></p>&mdash; (((Tendar))) (@Tendar) <a href="https://twitter.com/Tendar/status/1862521759330623614?ref_src=twsrc%5Etfw">November 29, 2024</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<h2 class="wp-block-heading">Il ruolo della Turchia</h2>



<p>Se Assad è aiutato dalla Russia, le sigle ribelli hanno sempre avuto il sostegno della <strong>Turchia</strong>. Non sorprende quindi vedere, in una delle località conquistate dagli islamisti, bandiere turche issate in diversi edifici. Tuttavia, negli ultimi mesi si è parlato del riavvicinamento tra Erdogan e Assad e della possibilità di ristabilire tra le parti normali relazioni diplomatiche. </p>



<p>Le ultime dichiarazioni provenienti dal ministero degli Esteri turco, fanno però pensare a un coinvolgimento, seppur non ufficiale, di Ankara nelle operazioni contro l&#8217;esercito siriano: &#8220;Gli ultimi raid &#8211; si legge, con riferimento ai bombardamenti portati avanti dalle forze di Damasco la scorsa settimana su Idib &#8211; avevano messo in discussione gli accordi di Astana&#8221;. Un riferimento quest&#8217;ultimo alle intese mediate con la Russia a partire dal 2016 per un cessate il fuoco. Probabile quindi che Erdogan, il cui obiettivo principale è quello di evitare una nuova fuga di profughi verso il proprio territorio, intuendo la possibilità di un&#8217;azione di terra di Damasco contro Idlib, abbia dato una mano alle sigle ribelli per avviare una nuova e clamorosa campagna anti governativa. </p>
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		<title>Il rischio di un rafforzamento degli eredi di Al Qaeda in Siria</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/il-rischio-di-un-rafforzamento-degli-eredi-di-al-qaeda-in-siria.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jun 2022 19:11:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Al Qaeda]]></category>
		<category><![CDATA[Fronte al Nusra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[Tahrir al-Sham]]></category>
		<category><![CDATA[terrorismo islamico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_IPA14133399-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_IPA14133399-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_IPA14133399-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_IPA14133399-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_IPA14133399-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_IPA14133399-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_IPA14133399-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Era il marzo del 2015 quando miliziani armati e barbuti si facevano ritrarre festanti all&#8217;interno di Idlib. É stato quello forse l&#8217;evento spartiacque della guerra in Siria. Il governo di Damasco ha avuto infatti nuovamente la percezione, come tre anni prima, di essere sul punto di crollare. Idlib non è una località qualsiasi. Si tratta &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-rischio-di-un-rafforzamento-degli-eredi-di-al-qaeda-in-siria.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-rischio-di-un-rafforzamento-degli-eredi-di-al-qaeda-in-siria.html">Il rischio di un rafforzamento degli eredi di Al Qaeda in Siria</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_IPA14133399-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_IPA14133399-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_IPA14133399-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_IPA14133399-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_IPA14133399-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_IPA14133399-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_IPA14133399-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Era il marzo del 2015 quando miliziani armati e barbuti si facevano ritrarre festanti all&#8217;interno di <strong>Idlib</strong>. É stato quello forse l&#8217;evento spartiacque della <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/le-tappe-salienti-della-guerra-siria.html">guerra in Siria</a>. Il governo di Damasco ha avuto infatti nuovamente la percezione, come tre anni prima, di essere sul punto di crollare. Idlib non è una località qualsiasi. Si tratta del <strong>capoluogo</strong> dell&#8217;omonima provincia, la cui posizione è strategica: povera sì di risorse, ma confinante con una <strong>Turchia</strong> da cui ancora oggi affluiscono soldi, uomini e rifornimenti per i gruppi di opposizione al presidente <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-bashar-al-assad.html">Bashar Al Assad</a>. Da allora la Siria ha iniziato a chiedere maggior aiuto all&#8217;alleato russo e <strong>Putin</strong> nel settembre successivo ha inviato i propri uomini. Oggi Idlib è l&#8217;unica grande città controllata dall&#8217;opposizione, la quale da queste parti è formata soprattutto da<strong> estremisti islamici</strong>. E potrebbe diventare nuovamente centrale nel conflitto, intrecciando il dossier siriano con quello ucraino.</p>
<h2>L&#8217;emirato instaurato a Idlib</h2>
<p>Quando si pensa a gruppi terroristici che si trasformano in &#8220;forza di governo&#8221; in territori da loro controllati, il primo riferimento indubbiamente va all&#8217;<a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/cos-e-l-isis-genesi-della-rete-del-terrore.html">Isis</a>. Tra il 2014 e il 2019 le bandiere nere agli ordini del &#8220;califfo&#8221; <a href="https://it.insideover.com/schede/terrorismo/abu-bakr-al-baghdadi-chi-era.html">Al Baghdadi</a> hanno dato vita a uno<strong> Stato Islamico</strong> esteso tra Siria e Iraq, con <strong>Raqqa</strong> e <strong>Mosul</strong> come capitali. Un califfato poi crollato sotto la spinta dei russo/siriani a ovest e della coalizione internazionale a guida Usa a est, oltre che con gli sforzi dell&#8217;esercito iracheno e delle milizie, soprattutto sciite, nel nord dell&#8217;Iraq. Ma a Idlib c&#8217;è un altro esempio di estremismo islamico diventato &#8220;governo&#8221;. A prendere in mano la provincia nel 2015 sono stati infatti gli uomini del<a href="https://it.insideover.com/guerra/il-ruolo-di-al-nusra-nel-conflitto-in-siria.html"> Fronte al Nusra</a>, guidati dal fondatore del gruppo, <strong>Abu Muhammad al-Jawlani</strong>. Al Nusra altro non è che la costola siriana di <a href="https://it.insideover.com/schede/terrorismo/al-qaeda.html">Al Qaeda</a>. Quando nel 2011 sono esplose le proteste contro Bashar Al Assad, i suoi esponenti hanno subito colto la palla al balzo. Non senza il benestare della <strong>Turchia</strong> di Erdogan, desiderosa di veder crollare un governo sciita alleato dell&#8217;Iran a Damasco. E non senza il consenso anche di un <strong>occidente</strong> tanto spregiudicato quanto imprudente, anch&#8217;esso desideroso di non vedere più Assad al potere.</p>
<p>Ad Al Nusra si è unito il gruppo di Al Qaeda in Iraq, gli eredi di<strong> Al Zawahiri</strong>, il tagliagole giordano ucciso nel 2006. Un gruppo che poi Al Baghdadi ha trasformato nello Stato Islamico dell&#8217;Iraq e del Levante, noto poi con l&#8217;acronimo di Isil o Isis. Le due fazioni tra il 2013 e il 2014 sono entrate in contrasto. Al Jawlani non ha accettato il disegno di &#8220;fusione&#8221; con l&#8217;Isis promosso da Al Baghdadi. Dopo gli scontri interni alla galassia jihadista, Al Nusra è andata per la propria strada e grazie ai rifornimenti dall&#8217;estero ha preso piede a Idlib. Da qui non se n&#8217;è più andata e ha dato vita a un altro califfato. Più piccolo, meno tenuto in considerazione, ma non per questo meno pericoloso.</p>
<p>Al Nusra ha di fatto preso possesso di un territorio di cinque milioni di abitanti. Per rendersi più &#8220;presentabile&#8221; agli occhi dell&#8217;occidente il gruppo ha più volte cambiato nome. Oggi si chiama <strong>Tahrir Al Sham</strong> e, a parole, ha preso le distanze da Al Qaeda. Gli ideali e il modo di governare però sono sempre gli stessi. Non sono poche le testimonianze che arrivano da Idlib in cui si parla di divieto di bere alcolici, di fumare, di ascoltare musica. Divieti fatti applicare con la forza, a volte anche con la morte. Quando nel 2020 l&#8217;esercito siriano ha compiuto l&#8217;ultima grande avanzata verso Idlib, <a href="https://it.insideover.com/guerra/siria-ancora-alta-tensione-ad-idlib-l-esercito-avanza-verso-saraqib.html">dove con l&#8217;aiuto di Mosca è riuscito a strappare circa un terzo della provincia agli islamisti</a>, ha trovato cartelli dove venivano indicati i divieti. Di economia ufficiale non ce n&#8217;è: l&#8217;emirato si regge sul <strong>contrabbando</strong> e sugli aiuti turchi, i quali nella provincia mantengono, <a href="https://it.insideover.com/politica/le-prospettive-per-idlib-dopo-lincontro-tra-putin-ed-erdogan.html">dopo gli accordi negli anni passati con la Russia</a>, punti di osservazione e in alcuni distretti hanno propri uomini o proprie milizie a controllare il territorio.</p>
<h2>Perché Idlib potrebbe diventare di nuovo importante</h2>
<p>Come riportato da Michele Giorgio su <em>IlManifesto</em>, diversi analisti e studiosi del conflitto siriano sono convinti che Tahrir Al Sham abbia come obiettivo quello di accreditarsi ulteriormente agli occhi dell&#8217;occidente. &#8220;Al Jawlani scommette sulla preoccupazione della Russia per la guerra in Ucraina – si legge in dichiarazioni attribuite ad alcuni comandanti locali – Vuole cambiare l’opinione internazionale per essere sostenuto militarmente contro la Russia che combatte a fianco del regime di Damasco&#8221;. L&#8217;occasione per il fondatore di Al Nusra è del resto molto ghiotta: sa bene che Mosca è distratta dalla guerra nel <strong>Donbass</strong> e potrebbe non sostenere con l&#8217;intensità vista dal 2015 in poi l&#8217;alleato Bashar Al Assad. Quindi Al Jawlani potrebbe attaccare l&#8217;esercito siriano e presentarsi come difensore degli interessi occidentali contro la federazione russa.</p>
<p>Del resto lui stesso nel 2015, poco dopo la conquista di Idlib,<a href="https://www.aljazeera.com/news/2015/5/28/nusra-leader-our-mission-is-to-defeat-syrian-regime"> in un&#8217;intervista su Al Jazeera</a> aveva espresso l&#8217;intenzione di non fermarsi al nord della Siria ma di puntare su Damasco e instaurare un emirato siriano. Negli anni si è dovuto tenere sulla difensiva, ma ora potrebbe riprendersi la rivincita. E infatti nei discorsi pubblici, Al Jawlani ha iniziato a parlare anche di lotta contro i gruppi più estremisti. &#8220;Cerca di presentarsi al mondo &#8211; ha detto su <em>Al Monitor</em> l&#8217;analista Ahmed Rahal &#8211; come leader di un governo moderato che tenga conto degli interessi di tutti nella regione&#8221;. Un modo per avere i riflettori e ottenere ciò che gli serve per il suo progetto: scalzare Assad o, in alternativa, estendere il suo raggio d&#8217;azione nel nord della Siria. Un <strong>rischio</strong> per l&#8217;occidente. Al Jawlani potrebbe infatti accreditarsi in tal modo anche alle folle estremiste, espandendo le sue idee e la sua visione islamista fuori dai confini siriani.</p>
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		<title>Idlib, la tregua sta scadendo  E i jihadisti minacciano la Russia</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/idlib-tregua-russia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Oct 2018 06:00:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Idlib]]></category>
		<category><![CDATA[Tahrir al-Sham]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/uncategorized/idlib-tregua-russia-169011.html</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="2400" height="1602" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_2814317.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_2814317.jpg 2400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_2814317-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_2814317-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_2814317-1024x684.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 2400px) 100vw, 2400px" /></p>
<p>Fino a qualche settimana fa, il centro del mondo sembrava essere Idlib. La roccaforte jihadista nel nord-ovest della Siria si era trasformata nel centro nevralgico delle relazioni internazionali. Era lì il vero nodo da sciogliere. Non solo per il conflitto siriano, ma anche per il futuro dei rapporti fra le potenze coinvolte nella guerra. La &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/idlib-tregua-russia.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2400" height="1602" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_2814317.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_2814317.jpg 2400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_2814317-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_2814317-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_2814317-1024x684.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 2400px) 100vw, 2400px" /></p><p>Fino a qualche settimana fa, il centro del mondo sembrava essere <strong>Idlib</strong>. La roccaforte jihadista nel nord-ovest della Siria si era trasformata nel centro nevralgico delle relazioni internazionali. Era lì il vero nodo da sciogliere. Non solo per <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/le-tappe-salienti-della-guerra-siria/">il conflitto siriano</a>, ma anche per il futuro dei rapporti fra le potenze coinvolte nella guerra.</p>
<p>La fragile tregua di Idlib</p>
<p>La <strong>Russia</strong> sosteneva l&#8217;avanzata dell&#8217;esercito di <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/chi-e-bashar-al-assad/">Bashar al Assad</a>. Recep Tayyip Erdogan minacciava reazioni durissime in caso di attacco. <strong>Donald Trump</strong>, Emmanuel Macron e Theresa May <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/bolton-siria-assad/">minacciavano di bombardare</a> di nuovo le forze armate siriane in caso di utilizzo di <strong>armi chimiche</strong>, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/quello-che-sappiamo-sullattacco-chimico-di-douma/">come accaduto dopo Douma</a>. E per molto tempo, si è temuto che l&#8217;escalation militare giungesse a un punto di non ritorno.</p>
<p>L&#8217;accordo fra Erdogan e Putin siglato a <strong>Sochi</strong> ha poi calmato le acque. Si è formalizzata <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.bbc.com/news/world-middle-east-45554188">la cosiddetta <em>buffer zone</em></a>. E per settimane, complice anche l&#8217;attenzione sullo scontro fra Israele e Russia, la tregua ha regnato sovrana. Ma si tratta di una tregua fragile, di una calma apparente. Non c&#8217;è pace: c&#8217;è solo l&#8217;idea che lo scontro è stato posticipato. E adesso si guarda al <strong>27 ottobre</strong>, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ilgiornale.it/news/mondo/siria-27-ottobre-vertice-istanbul-erdogan-putin-macron-e-1590240.html">giorno del vertice a quattro</a> a Istanbul fra Russia Turchia, Germania e Francia, per capire quanto possa durare questa tregua.</p>
<p></p>
<p><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/idlib-accordo/">Erdogan e Putin si erano dato sostanzialmente un mese</a>. In questo arco di tempo, i gruppi terroristi avrebbero dovuto cedere le armi o essere definitivamente eliminati. Nel frattempo, l&#8217;esercito siriano ha spostato l&#8217;artiglieria pesante come gesto di distensione e i raid aerei si sono fermati. Ma adesso il mese è passato. E da Idlib non sono arrivate notizie estremamente positive. Né sembrano in procinto di arrivare.</p>
<p>I sei punti di Hayat Tahrir al-Sham</p>
<p>Il comando di <strong>Hayat Tahrir al-Sham</strong>, uno dei gruppi terroristi più forti nel governatorato di Idlib, ha rilasciato una dichiarazione imn cui conferma di ritenere la Russia &#8220;una forza occupante&#8221;. Come scrive il britannico <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.express.co.uk/news/world/1031499/russia-news-jihadist-syria-occupy-force-final-fight-idlib-world-war-3"><em>Express</em></a>, il gruppo jihadista ha stilato un elenco di <strong>sei punti</strong> in cui afferma i motivi per cui vuole continuare a combattere dopo la scadenza dei termini.</p>
<p>Il primo punto afferma: &#8220;<strong>Non rinunceremo al</strong> <strong>jihad</strong> e lotteremo per raggiungere i nostri obiettivi della nostra rivoluzione benedetta che devono abbattere il sistema criminale [il regime di Assad], il rilascio dei nostri prigionieri e il ritorno sicuro dei rifugiati nelle loro case&#8221;;Il secondo punto spiega che il gruppo non dimenticherà chi li ha aiutati. Un messaggio politico rivolto ai supporter internazionale del terrorismo;Il terzo punto dice che Hts ha usato le armi per proteggere &#8220;i <strong>sunniti</strong> e liberare la loro terra&#8221;Nel quarto punto, i terroristi confermano l&#8217;idea di voler creare un&#8217;area di sicurezza per la loro gente;Il quinto punto attacca la Russia e afferma che l&#8217;Hts apprezza chi ha aiutato i jihadisti a combattere nell&#8217;ultimo ridotto di Idlib;Infine, nell&#8217;ultimo punto, il gruppo annuncia che tutti i tentativi del governo di &#8220;sconfiggere la rivoluzione&#8221; falliranno. E che <strong>nessuno si arrenderà</strong> né a Damasco né a Mosca.Se i terroristi non si arrendono</p>
<p>L&#8217;annuncio dei terroristi sul fatto che non cederanno le armi è un segnale abbastanza evidente che a Idlib si sia trattato di una tregua. <strong>Una pausa</strong> per evitare una potenziale <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.agi.it/estero/idlib_siria_catastrofe_situazione-4362945/news/2018-09-11/">catastrofe umanitaria</a>, come definita dalle Nazioni Unite, che è stata soltanto posticipata. A meno che le potenze coinvolte non puntino a un accordo di più ampio respiro.</p>
<p>Il vertice che si terrà fra una settimana Istanbul potrebbe dare delle risposte. Intorno al tavolo, si ritroveranno il padrone di casa, Erdogan, Putin, Macron e Angela Merkel .Sono loro le potenze che potrebbero avere l&#8217;ultima voce in capitolo sull&#8217;ultima roccaforte terrorista della Siria occidentale.</p>
<p>Quattro potenze coinvolte a Idlib sotto diversi aspetti. La <strong>Francia</strong> ha un interesse crescente nella guerra siriana soprattutto in chiavi di espansione della propria influenza. La <strong>Germania</strong> si è inserita in questi ultimi tempi più per coercizione che per convinzione. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/germania-guerra-siria/">Il suo coinvolgimento in Siria</a> è sempre stato latente. Ma <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/germania-siria/">gli Stati Uniti hanno chiesto alla Luftwaffe</a> di unirsi a eventuali raid in Siria, e i russi, per le ottime relazioni con i tedeschi, preferiscono avere Berlino al tavolo come rappresentanti europei insieme ai francesi,tendenzialmente molto più impulsivi e in cerca di guerra.</p>
<p><a href="http://www.occhidellaguerra.it/idlib-putin-erdogan/">Per Russia e Turchia</a>, è evidente che gli interessi sono enormi. Per la prima, si tratta di sconfiggere un nemico che mette a repentaglio la sua intera strategia nell&#8217;ovest siriano. Per la Turchia, si tratta di perdere un&#8217;area d&#8217;influenza fondamentale a sud del confine. </p>
<p></p>
<p>Se i terroristi non cedono, lo scontro appare inevitabile. A meno che non ci sia la volontà di dare un&#8217;ulteriore scadenza dei termine cercando di trovare un accordo che salvi la faccia dell&#8217;Occidente, le ambizioni di Erdogan e i piani di Putin. Compito arduo, ma l&#8217;alternativa non è delle migliori: una battaglia che potrebbe essere devastante e creare una nuova <strong>ondata di morti e profughi</strong> verso la Turchia.</p>
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		<title>L&#8217;accordo tra Putin ed Erdogan  rivela il destino di Idlib e della Siria</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/idlib-accordo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Sep 2018 07:03:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Idlib]]></category>
		<category><![CDATA[Tahrir al-Sham]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LAPRESSE_20180907175515_27224654.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LAPRESSE_20180907175515_27224654.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LAPRESSE_20180907175515_27224654-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LAPRESSE_20180907175515_27224654-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LAPRESSE_20180907175515_27224654-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>L&#8217;accordo su Idlib siglato da Recep Tayyip Erdogan e Vladimir Putin segna una delle tappe principali della guerra in Siria. Un patto bilaterale tra Russia e Turchia che ha deciso (per adesso) le sorti dell&#8217;ultima roccaforte jhadista del nord-ovest della Siria, ma che segna anche altri aspetti che possono cambiare la visione del conflitto.  Escludere &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/idlib-accordo.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LAPRESSE_20180907175515_27224654.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LAPRESSE_20180907175515_27224654.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LAPRESSE_20180907175515_27224654-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LAPRESSE_20180907175515_27224654-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LAPRESSE_20180907175515_27224654-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>L&#8217;accordo su <strong>Idlib</strong> siglato da <strong>Recep Tayyip Erdogan</strong> e <strong>Vladimir Putin</strong> segna una delle tappe principali della <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/le-tappe-salienti-della-guerra-siria/">guerra in Siria</a>. Un patto bilaterale tra Russia e Turchia che ha deciso (per adesso) le sorti dell&#8217;ultima roccaforte jhadista del nord-ovest della Siria, ma che segna anche altri aspetti che possono cambiare la visione del conflitto. </p>
<p>Escludere gli altri da Idlib</p>
<p>Erdogan e Putin si sono incontrati da soli a Sochi, sul Mar Nero, e hanno concluso un accordo esclusivamente bilaterale su una delle questioni più complesse del conflitto. L&#8217;Occidente si era speso per mesi sul destino di Idlib. <strong>John Bolton</strong>, consigliere per la Sicurezza nazionale degli Stati Uniti, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/bolton-siria-assad/">ha minacciato più volte</a> di bombardare l&#8217;esercito di Damasco in caso di attacco chimico. La <strong>Francia</strong> si è unita alle minacce statunitensi ribadendo il coinvolgimento in Siria al fianco della coalizione interazionale. E il <strong>Regno Unito</strong> ha confermato di unirsi allo <em>strike</em> punitivo in caso di accuse sull&#8217;uso di armi proibite.</p>
<p>A fronte di queste minacce, la risposta di Putin ed Erdogan è stata quella di incontrarsi e di decidere cosa fare di Idlib. Senza nessuna forza occidentale, senza le Nazioni Unite e senza nemmeno l&#8217;Iran e il governo siriano, senza ribelli e senza le cosiddette opposizioni. Non c&#8217;erano altri che Putin ed Erdogan. E gli iraniani, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/blocco-astana-idlib/">che lo Zar e il Sultano avevano incontrato a Teheran</a>, hanno probabilmente accettato anche per evitare la frattura con le altre due potenze.</p>
<p>Un accordo bilaterale, con una chiara definizione delle rispettive forze e con l&#8217;idea, altrettanto evidente, di escludere chiunque dalle sorti del governatorato al confine con la Turchia. A conferma di questo, soltanto il giorno dopo, i due governi hanno inviato all&#8217;Onu e all&#8217;ambasciatrice Usa presso il Palazzo di Vetro, <strong>Nikki Haley</strong>, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.thenational.ae/world/mena/full-text-of-turkey-russia-memorandum-on-idlib-revealed-1.771953">una copia in inglese e in russo</a>. Un segnale abbastanza netto sul fatto che la questione sia stata risolta esclusivamente tra il leader di Mosca e quello di Ankara.</p>
<p>Cosa prevede l&#8217;accordo</p>
<p>L&#8217;accordo di Sochi prevede per prima cosa la creazione di una <strong>zona demilitarizzata</strong> di circa 20 chilometri che divide le forze ribelli da quelle di terra dell&#8217;esercito russo. Al confine di quest&#8217;area, soprattutto nelle principali <strong>arterie autostradali</strong> che collegano Hama, Aleppo e Latakia, ci saranno pattugliamenti congiunti di militari russi e turchi. Un&#8217;opzione particolarmente importante visto che si tratta di eserciti appartenenti a due blocchi contrapposti: quello russo e quello Nato, di cui la Turchia fa parte.</p>
<p>All&#8217;interno di quest&#8217;area, &#8220;tutti i carri armati, i lanciarazzi Mlrs (Multiple Rocket Launch Systems), l&#8217;artiglieria pesante e i mortai appartenenti alle parti in conflitto verranno ritirati&#8221;<strong> entro il 10 ottobre</strong>. Un proposito difficile , visto che in meno di tre settimane si dovrebbe raggiungere una pacificazione fra parti che non sembrano intenzionate a trovare una via di dialogo. Ed è difficile credere che i terroristi cedano le armi quando l&#8217;offensiva dell&#8217;esercito governativo è solo sospesa senza particolari indicazioni sul futuro.</p>
<p>Ma c&#8217;è un altro obiettivo &#8211; altrettanto complicato da raggiungere &#8211; previsto dall&#8217;accordo di Sochi: la ritirata, entro un mese, dei <strong>&#8220;gruppi terroristici</strong>&#8221; presenti a Idlib. Da quello che si legge, il documento non menziona specificamente i gruppi considerati come &#8220;terroristi&#8221;. Sicuramente uno di esso è <strong>Hayat Tahrir al-Sham</strong> (Hts), visto che è considerato tale anche dalla stessa Turchia che, come ricorda il <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.jpost.com/Middle-East/What-the-Russia-Turkey-Idlib-agreement-reveals-about-the-Syrian-conflict-567558">Jerusalem Post</a></em>, lo ha riconosciuto nella sua lista di organizzazione del terrore dalla fine di agosto.</p>
<p>Ma è anche vero che la forma non sempre equivale alla sostanza. E se è vero che i turchi considerano Hts un gruppo terroristico, dall&#8217;altro lato le loro postazioni militari non sono distanti dalle roccaforti del gruppo. E i rapporti fra la declinazione locale di <strong>Al Qaeda</strong> e Ankara sono oscuri. Proprio per questo motivo, i nodi da sciogliere sono due. Non c&#8217;è solo la rimozione dei gruppi terroristici, ma anche come si comporterà la Turchia e soprattutto dove andranno i gruppi jihadisti una volta lasciata Idlib. </p>
<p>Cosa (non) prevede l&#8217;accordo</p>
<p>L&#8217;accordo di Sochi ha dei punti ancora non chiari che rendono abbastanza evidente che si tratti non d un accordo definitivo, ma di una sorta di pausa. Erdogan fino a questo momento ha incassato la <strong>sospensione dell&#8217;avanzata</strong> dell&#8217;esercito siriano. Ed era questo che voleva Ankara. Ma restano una serie di nodi irrisolti che devono far propendere per la cautela.</p>
<p>Innanzitutto, l&#8217;esclusione di molte parti del conflitto siriano getta delle ombre sugli interessi di altre potenze a far cessare questo accordo prima che Russa e Turchia delineino una soluzione definitiva. L&#8217;attacco di Latakia di lunedì notte, con il possibile (ma ancora irrisolto) coinvolgimento della Francia, indica che <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/israele-aereo-russo/">a molti Stati non piace</a> questo accordo.</p>
<p>Inoltre, accordi di <em>de-escalation</em> in altre aree del Paese hanno funzionato, è vero. Ma anche su Idlib c&#8217;era un accordo su un&#8217;area di de-conflitto prevista dagli accordi di Astana. Eppure questo accordo non sembra aver <strong>disinnescato il terrorismo</strong>, che anzi, ha continuato a proliferare a tal punto da prevedere l&#8217;offensiva finale dell&#8217;esercito siriano e dell&#8217;aviazione russa. Di fatto, gli accordi di <em>de-escalation</em> si sono rivelati aree di sospensione della guerra fino al lancio dell&#8217;assedio finale da parte di Damasco e di Mosca.</p>
<p>C&#8217;è poi da considerare che fra Russia e Turchia il nodo da sciogliere è anche l&#8217;intervento di Ankara nel nord della Siria, in particolare ad <strong>Afrin</strong> e <strong>Jarabulus</strong>. Il governo siriano rivuole quelle aree. E i curdi confidano che <a href="http://www.occhidellaguerra.it/chi-e-bashar-al-assad/">Bashar al Assad</a> cerchi di riconquistare quel territorio, tanto che gli stessi miliziani si sono riavvicinati a Damasco proprio in chiave anti turca. </p>
<p></p>
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		<title>L&#8217;esodo di Ghouta</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/guerra/ghouta-orientale/ghouta-cittadini-liberati.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Mar 2018 13:51:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Ghouta orientale]]></category>
		<category><![CDATA[Tahrir al-Sham]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1159" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/PerFoto.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/PerFoto.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/PerFoto-300x181.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/PerFoto-768x464.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/PerFoto-1024x618.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>(Hamoryah) È un fiume in piena.  Sgorga dalle rovine, si fa largo tra le macerie, sprofonda nei crateri di missili e granate. Risale spingendo bimbi in lacrime, piegati sotto il peso di zaini stracolmi. Trascina vecchi smunti ed emaciati aggrappati alla vita e alle grucce. Sospinge donne incinte coperte di nero e fatica, ripiegate su &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/guerra/ghouta-orientale/ghouta-cittadini-liberati.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1159" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/PerFoto.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/PerFoto.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/PerFoto-300x181.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/PerFoto-768x464.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/PerFoto-1024x618.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>(Hamoryah) È un fiume in piena.  Sgorga dalle rovine, si fa largo tra le macerie, sprofonda nei crateri di missili e granate. Risale spingendo bimbi in lacrime, piegati sotto il peso di zaini stracolmi. Trascina vecchi smunti ed emaciati aggrappati alla vita e alle grucce. Sospinge donne incinte coperte di nero e fatica, ripiegate su pancioni ormai troppo pesanti. Rimorchia feriti e malati appoggiati su carriole mosse a braccia in questa gruviera di distruzione. È l’<strong>esodo</strong>. È la fuga. È la fine della loro guerra. Quanti saranno? Cinquemila? Ottomila? Quindicimila? Chi lo sa è bravo.</p>
<p><style>.embed-container{position:relative;padding-bottom:56.25%;height:0;overflow:hidden;max-width:100%}.embed-container iframe,.embed-container object,.embed-container embed{position:absolute;top:0;left:0;width:100%;height:100%}</style><div class="embed-container"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/62v11O8GkZQ" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div></p>
<p>Il numero vero forse non lo scopriremo mai. Di certo sono tanti. Tantissimi. Arrivano tutti da Hamoryah,  la cittadina della Ghouta orientale  controllata dai militanti della cosiddetta Legione Rahman. A parole era uno dei gruppi ideologicamente meno estremisti all’interno di quell’oceano islamista e jihadista che da sei anni controllava le campagne, i villaggi e le fattorie di questo immenso sobborgo orientale di Damasco abitato da 400mila civili.</p>
<p>Ma quell’immagine di forza laica strutturata principalmente su base militare ha poco a che fare con la realtà. Nei fatti  la Legione Rahman è  da sempre uno stretto alleato di <strong>Tahrir al Sham</strong>, l’alleanza guidata da Jabhat Al Nusra che rappresenta la coalizione delle forze legate ad Al Qaida. E con  Al Qaida  ha collaborato e combattuto per mantenere il controllo di Hamoryah e dei villaggi circostanti.</p>
<p>Tutto è finito mercoledì notte quando l’offensiva lanciata dall’esercito siriano, con l’appoggio dell’aviazione e dei militari  russi ha investito il villaggio da due parti. Non è stata una battaglia da poco. Per capirlo  basta guardare  il deserto che ci circonda.</p>
<p>Nel mare di distruzione intravvedi i segni della battaglia più recente. Una battaglia che non è ancora terminata. L’artiglieria e i mortai dei governativi continuano a far fuoco da tutto attorno. E dalle linee dietro Hamoryah piove ogni tanto qualche colpo di mortaio da 80 che fa tremare il  terreno e sobbalzare la marea di fuggitivi. Mentre qui ancora si combatte, loro  attendono sui camion. Ad ogni esplosione  le donne in nero  si stringono la testa  fra le mani,  nascondono quella  dei bimbi nel grembo.  &#8220;Non  ci siamo accorti di niente &#8211; racconta  Ibrahim, 45 anni  &#8211; mercoledì sera  siamo andati a dormire in cantina  come sempre,  ma all’improvviso nella notte ci siamo accorti che i terroristi non c’erano più. Poi abbiamo saputo che l’esercito siriano ci aspettava allora siamo usciti, ci siamo fatti coraggio e ci siamo messi in cammino. Piano piano abbiamo raggiunto questo corridoio. Adesso attendiamo di venir portati in  un centro di accoglienza. Vogliamo solo  un po’ di cibo e un po’ di pace. Per sette anni abbiamo visto solo la guerra. Per sette anni siamo stati vittime dei terroristi&#8221;.</p>
<p>È strano ascoltare  Ibrahim. È strano  guardare questa distesa di donne coperte di nero dalla testa ai piedi attendere la salvezza offerta dall’esercito di Bashar  Assad. Fino a ieri vivevano sotto il controllo della Legione Rahman e della coalizione alqaidista, oggi sono pronti ad acclamare l’esercito siriano.</p>
<p>Jallal, 32 anni, come le altre migliaia di  disperati parcheggiati in questa surreale retrovia giura di essere sincero. “Cosa avresti fatto al posto nostro? Ad Hamoryah c’erano le nostre case, la nostra terra, i nostri animali. Quando i gruppi armati hanno preso il controllo della zona non sembravano così terribili. Solo dopo  ci siamo accorti di chi erano e di quel che ci chiedevano&#8221;. Accanto a Jallal c’è Ibrahim, un altro contadino di Ghouta. Alza al cielo suo figlio Saleh, un fantoccino di sette mesi intabarrato in un pigiamino rosso coperto di buchi e di macchie.</p>
<p>&#8220;Guardate, guardate con i terroristi non avevamo neanche il latte per dargli da mangiare. Ora l’esercito ci ha liberato. Ora finalmente siamo liberi. Credetemi nessuno voleva restare  ad Hamoryah. Fino ad oggi eravamo prigionieri. I militanti  dei gruppi armati non ci lasciavano scappare. Siamo contenti di esser riusciti a raggiungere questo corridoio. Siamo felici di essere nelle mani dell’esercito siriano&#8221;.</p>
<p><div id="gallery_195017" class="inline-gallery-container"></div><script>var gallery_195017 = [{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/PerFoto7.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/PerFoto7-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/PerFoto6.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/PerFoto6-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/PerFoto8.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/PerFoto8-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/PerFoto3.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/PerFoto3-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/PerFoto5.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/PerFoto5-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/PerFoto.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/PerFoto-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/PerFoto4.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/PerFoto4-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/PerFoto1.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/PerFoto1-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/PerFoto2.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/PerFoto2-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/BimboSaleh.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/BimboSaleh-150x150.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p> <\/p><\/div>"}];</script></p>
<p>Gli chiedi come mai sua moglie, sua madre le sue sorelle e tutte le altre donne trascinate da questa marea umana siano coperte di nero dalla testa ai piedi. Come mai in questi sette anni a nessuno di loro sia mai venuto in mente di scappare,  di raggiungere i territori governativi. &#8220;Seguivamo la loro legge, facevamo quel che ci dicevano. Non potevamo rifiutare, non potevamo scegliere amico. Chi si rifiutava finiva in galera o peggio&#8221;, si giustifica Ibrahim, passandosi il dito indice sotto la gola.</p>
<p>&#8220;Tu sei italiano, non puoi nemmeno immaginare cosa fosse la vita ad Hamoryah.  Ma ora siamo liberi. Ora possiamo anche chiamarli terroristi&#8221;. Un ufficiale dell’esercito ascolta e sorride. &#8220;Forse alcuni  di questi fino a poche ore fa erano pronti a spararci addosso, ma adesso poco importa. Se erano dei  capi, se hanno del sangue sulle loro mani lo scopriremo perché le loro telefonate sono state ascoltate per anni. Se invece erano dei semplici simpatizzanti o dei civili innocenti allora ci metteranno poco a capire che la vita nelle zone del governo è assai migliore&#8221;.</p>
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		<title>Idlib, i terroristi sono disperati:  &#8220;Così i capi ci hanno venduto&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/idilib-terroristi-disperati-cosi-capi-ci-venduto.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jan 2018 10:42:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Idlib]]></category>
		<category><![CDATA[Jihadismo]]></category>
		<category><![CDATA[Tahrir al-Sham]]></category>
		<category><![CDATA[Uiguri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/OLYCOM_20170912155220_24272640.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/OLYCOM_20170912155220_24272640.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/OLYCOM_20170912155220_24272640-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/OLYCOM_20170912155220_24272640-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/OLYCOM_20170912155220_24272640-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>L’ultima sacca dei terroristi, quella di Idlib, sta per essere definitivamente sconfitta. Le forze russe e siriane bombardano senza sosta l’ultima roccaforte jihadista in Siria, per lo più dominata dalle frange legate ad Al Qaeda. E dalla battaglia arrivano le prime voci del dissenso del terrorismo islamico in Siria, ormai abbandonato dai suoi stessi leader. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/idilib-terroristi-disperati-cosi-capi-ci-venduto.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/OLYCOM_20170912155220_24272640.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/OLYCOM_20170912155220_24272640.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/OLYCOM_20170912155220_24272640-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/OLYCOM_20170912155220_24272640-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/OLYCOM_20170912155220_24272640-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>L’ultima sacca dei <strong>terroristi</strong>, quella di <strong>Idlib</strong>, sta per essere definitivamente sconfitta. <strong>Le forze russe e siriane bombardano senza sosta l’ultima roccaforte jihadista in Siria</strong>, per lo più dominata dalle frange legate ad<strong> Al Qaeda</strong>. E dalla battaglia arrivano le prime voci del dissenso del terrorismo islamico in Siria, ormai abbandonato dai suoi stessi leader. A ricordarcelo è Semprini, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.lastampa.it/2018/01/15/esteri/le-voci-dei-jihadisti-in-siria-i-capi-ci-hanno-venduti-combattono-solo-per-soldi-5eksuA5Hoko8cqedhZ346L/pagina.html">su <em>La Stampa</em></a>, che riporta i drammatici dialoghi telefonici fra terroristi intercettati dall’intelligence. “È il comandante Abou Motassam che vi parla, attenzione combattenti, <strong>non c&#8217; è più niente da fare, conviene andarsene. Siamo stati venduti, è finita</strong>”. In queste conversazioni s’intravede l’incubo dei terroristi assediati, che adesso accusano direttamente i leader jihadisti: “Non avete combattuto per Dio ma per il denaro”. Un’accusa che dimostra quello che tutti sostenevano, che era il fiume di denaro proveniente da fonti ancora poco chiare a muovere gli eserciti, e non certo il radicalismo islamico, semmai semplice cornice di un quadro composto da traffici illeciti, petrolio, denaro, droga e mercenari. Non ribelli ma semplici mercenari assassini, che vedevano nello Stato islamico la soluzione a una vita di povertà ai margini della società mediorientale, africana, ma anche europea e asiatica, come dimostrano i numerosi foreign fighters giunti da ogni parte del mondo.</p>
<p></p>
<p>[Best_Wordpress_Gallery id=&#8221;816&#8243; gal_title=&#8221;Nour Al Din Al Zenki&#8221;]</p>
<p></p>
<p>“<strong>Cosa stiamo aspettando?</strong> I jet russi colpiscono, i jet siriani colpiscono, le forze di terra avanzano, colpiscono al Maarah, Sarakeb, Bab Al Hawa, al Khan colpiscono ponti, strade palazzi, vogliono spazzarci via” si legge dai resoconti delle conversazioni. E mentre l’assedio continua inesorabile, è scattata anche la guerra fratricida da islamisti come resa dei conti di un gioco più grande di loro. <strong>Ogni gruppo aveva il suo mandante: sauditi, qatarioti e turchi in primis</strong>. E adesso, con il Qatar bloccato dai sauditi, l’Arabia impegnata a dimostrare di non sostenere il terrorismo e con la Turchia che ha abbandonato lo jihadismo siriano per finirla con i curdi, le sigle ribelli non hanno più soldi, armi né sostegno politico. Una catastrofe per loro, mandati avanti dalle promesse di rovesciamento di Assad e che adesso pagano l’intervento russo, delle milizie sciite, e dell’esercito di Damasco. Traditi dai loro capi, dimenticati dalle potenze che li hanno sostenuti, braccati dalle forze alleate della Siria, tra gli jihadisti è panico. </p>
<p></p>
<p>Chi è arrivato lì per soldi, per fini politici, coadiuvato dalle potenze nemiche di Assad, ora cerca la fuga. Disperato, senza nient’altro che la propria vita da salvare e provare a salvare le proprie famiglie. <strong>Ma c’è chi, lontano dal gioco politico del Golfo, continua a ingrossare le fila di Idlib</strong>, consapevole che lì si gioca tutto. Sono i terroristi che arrivano dai Paesi alleati di Damasco, coloro che non hanno veramente più nulla da perdere, perché sanno che la loro guerra allo Stato o si gioca in Siria o si traduce in una condanna a morte. <strong>Sono i ceceni, sono i terroristi dell’Asia centrale, sono gli uiguri</strong>. Gente che ha combattuto la propria guerra contro lo Stato cui appartengono in Siria e che in Siria rimarrà per completare la missione. <a href="https://www.almasdarnews.com/article/large-number-foreign-jihadists-take-part-idlib-battle-syrian-government/">Come riportano le fonti locali</a>, colonne di milizie uzbeke, cinesi uigure e provenienti dalle regioni islamiche del Caucaso, hanno ormai raggiunto la provincia di Idlib. Questi gruppi popolano il fronte ribelle in Siria da anni ed è uno dei motivi per cui Cina e Russia hanno supportato la resistenza di Assad e la sua riconquista della Siria. Lasciare il campo allo jihadismo era, infatti, una pericolosa minaccia per la propria sicurezza interna, prima ancora che per la propria politica mediterranea e mediorientale. La maggior parte di loro disputa parte del<strong> Partito islamico del Turkestan</strong> e di <strong>Tahrir al-Sham</strong>. Il primo raccoglie i terroristi dell’Asia centrale, in particolare gli uiguri dello Xinjiang, e vuole fondare una sorta di califfato del Turkestan orientale. Il secondo, la costola di Al Qaeda in Siria, è il frutto della rimodulazione dei movimenti salafiti in Siria ed è nato più o meno all’inizio del 2017.</p>
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		<title>Scontri tra islamisti spargono il sangue a Idlib</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/siria-al-nusra-avanza-filo-turchi-conquista-la-provincia-idlib.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Jul 2017 09:26:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Ahrar Al Sham]]></category>
		<category><![CDATA[Al Qaeda]]></category>
		<category><![CDATA[Damasco]]></category>
		<category><![CDATA[Fronte al Nusra]]></category>
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		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="956" height="552" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/Situazione-Idlib.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/Situazione-Idlib.jpg 956w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/Situazione-Idlib-300x173.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/Situazione-Idlib-768x443.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 956px) 100vw, 956px" /></p>
<p>La guerra in Siria, da almeno cinque anni a questa parte, è spiegabile con l’evoluzione dei colori sulle mappe che indicano a quale fazione ed a quale gruppo appartengono le varie porzioni di territorio: si è partiti, dopo le proteste del 2011, con due colori ossia il rosso ed il verde, con il primo ad &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/siria-al-nusra-avanza-filo-turchi-conquista-la-provincia-idlib.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/siria-al-nusra-avanza-filo-turchi-conquista-la-provincia-idlib.html">Scontri tra islamisti spargono il sangue a Idlib</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="956" height="552" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/Situazione-Idlib.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/Situazione-Idlib.jpg 956w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/Situazione-Idlib-300x173.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/Situazione-Idlib-768x443.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 956px) 100vw, 956px" /></p><p>La guerra in Siria, da almeno cinque anni a questa parte, è spiegabile con l’evoluzione dei colori sulle mappe che indicano a quale fazione ed a quale gruppo appartengono le varie porzioni di territorio: si è partiti, dopo le proteste del 2011, con due colori ossia <strong>il rosso ed il verde</strong>, con il primo ad indicare le zone in mano governativa ed il secondo invece quelle in mano ‘ribelle’; subito dopo ha fatto la comparsa anche il colore giallo, il quale invece ha iniziato ad indicare <strong>i territori gestiti dalle forze curde nel nord del paese</strong>; infine, dopo l’estate del 2013, sulle mappe è arrivato il nero che, da quel momento in poi, ha specificato l’estensione territoriale dell’ISIS e del <strong>califfato islamico</strong> proclamato da Al Baghdadi. Vedere l’evoluzione delle mappe siriane dal 2012 ad oggi, fa comprendere come il conflitto ben presto si è trasformato in una guerra tra più attori (anche internazionali) in campo; adesso le cartine della Siria vedranno un’ulteriore distinzione, vale a dire quella tra verde chiaro e verde scuro nella provincia di Idlib, che indicheranno rispettivamente <strong>le zone in mano ad Ahrar Al Sham e Tahrir Al Sham.</strong></p>
<p>Gli scontri ad Idlib tra le fazioni islamiste</p>
<p>Progressivamente, a cavallo tra il 2013 ed il 2014, la distinzione tra il verde ed il nero ha indicato la prima grande divisione all’interno della galassia islamista che aveva costituito di fatto l’opposizione al governo di Assad; il nero dell’ISIS, ha fatto quindi capolino nella zona desertica orientale del paese, mentre il verde è rimasto nei due fronti settentrionali e meridionali delle province occidentali e specialmente in quella di <strong>Idlib</strong>, vero e proprio ‘mini califfato’ posto tra Aleppo ed Homs. E’ proprio in questa provincia che adesso si sta vivendo un’altra grande spaccatura interna agli islamisti: nei giorni scorsi infatti, sono divampati gli scontri fratricidi che hanno causato almeno un centinaio di morti e che hanno visto la contrapposizione tra Ahrar Al Sham e Tahrir Al Sham, ossia rispettivamente tra <strong>i terroristi sostenuti in primo luogo dalla Turchia</strong> e quelli invece che fino allo scorso anno erano noti con il nome di ‘<strong>Fronte Al Nusra</strong>’, filiale di Al Qaeda in Siria.</p>
<p></p>
<p>Non è stata la prima volta di una guerra interna agli islamisti nella provincia di Idlib, pur tuttavia in questa occasione gli scontri sono stati più importanti sia per la loro ampiezza e durata e sia perché sono i primi che avvengono da quando,<a href="http://www.repubblica.it/esteri/2017/06/05/news/arabia_saudita_baherein_ed_egitto_chiudono_le_frontiere_col_qatar_fomenta_il_terrorismo_-167273028/"> nello scorso mese di giugno</a>, l’Arabia Saudita (che sostiene gli ex di Al Nusra e che ha contribuito al loro armamento specie durante i primi anni di guerra) ha imposto l’embargo al Qatar reo di sostenere milizie collegabili ai fratelli musulmani ed alla galassia salafita, assieme alla Turchia. Dunque, non solo importanti movimenti sul campo che hanno portato ad una prima netta spaccatura tra i due fronti islamisti ad Idlib, ma anche <strong>scontri dal significato politico non trascurabile</strong> per via di quanto sta accadendo nel braccio di ferro tra Riyadh e Doha; le lotte tra Tahrir Al Sham ed Ahrar Al Sham hanno voluto significare questo e molto altro, con le forze governative e curde che hanno osservato da lontano l’evoluzione della situazione.</p>
<p>L’avanzata di Tahrir Al Sham</p>
<p>Potrebbero essere diversi i motivi che hanno portato i due principali gruppi islamisti a scontrarsi frontalmente in quella provincia che costituisce l’ultima vera loro roccaforte: <strong>dissidi interni</strong>, lotte tra fazioni, accuse e sospetti reciproci ma anche, da giugno in poi, <strong>la consapevolezza di appartenere a due sponsor internazionali oramai contrapposti</strong> come Arabia Saudita e Qatar, non ultimo la mancata comune approvazione della tregua con l’esercito siriano il cui garante è la Turchia; ma oltre a motivazioni di carattere più politico, vi sono anche quelle attinenti al <strong>controllo del traffico di armi</strong> e delle principali arterie al cui interno si snodano le carovane del contrabbando. Non è un caso che, dalle prime schermaglie isolate, nel giro di poche ore la settimana scorsa si è passati a scontri diretti avvenuti sia lungo il confine turco che nelle principali città della provincia di Idlib, capoluogo incluso.</p>
<p></p>
<p><strong>L’esito è stato a favore degli ex di Al Nusra</strong>, ossia delle fazioni filo saudite confluite in Tahrir Al Sham; a parte Saraqib, <a href="https://twitter.com/search?vertical=default&amp;q=%23saraqeb&amp;src=tyah">dove si è registrata una sollevazione contro gli ex affiliati ad Al Qaeda </a>che ha consentito il ritorno di Ahrar Al Sham, tutte le altre principali città sono in mano a coloro che nella cartina siriana vengono adesso identificati con il colore verde scuro. Anche se i terroristi filo turchi e qatarioti hanno conservato il controllo in buona parte della provincia, pur tuttavia Tahrir Al Sham ha oramai conquistato <strong>tutti gli assi viari che collegano il confine con la Turchia con le principali città della zona</strong> e questo, in previsione futura, segna una svolta a favore degli ex di Al Nusra che possono ora detenere il monopolio dei traffici illeciti i quali compongono una delle voci principali di finanziamento dei terroristi. Da <strong>Idlib</strong> a <strong>Jisr ash-Shugur,</strong> da <strong>Sarmada</strong> a <strong>Maarat</strong>, le vittorie del fronte Tahrir Al Sham in questi strategici centri <a href="http://www.aljazeera.com/news/2017/07/hayat-tahrir-al-sham-control-syria-idlib-170723215932668.html">consegna nelle mani degli islamisti di Al Nusra la provincia.  </a></p>
<p>Gli scenari futuri</p>
<p>Sul web, strumento utilizzato intensamente anche in passato dalle due fazioni in lotta, sull’esito delle battaglie della settimana scorsa sembra essere sorta una vera e propria questione legata alla terminologia: i gruppi ricollegabili ad Ahrar Al Sham parlano, in particolare, di una <strong>tregua</strong> raggiunta dopo gli scontri ad Idlib, mentre i canali che fanno riferimento a Tahrir Al Sham <strong>esultano per la vittoria</strong> e considerano quella dei rivali una vera e propria resa. La verità, come spesso accade, sta nel mezzo: <a href="https://www.agenzianova.com/a/59736ed8e859e9.71011549/1614104/2017-07-22/siria-firmata-la-tregua-tra-due-formazioni-ribelli-dopo-3-giorni-di-scontri-a-idlib">una tregua è stata in effetti stabilita</a>, ma essa è figlia delle tante sconfitte rimediate dagli islamisti appoggiati da Turchia e Qatar. Il tutto non può, inevitabilmente, non avere ripercussioni in vista dei prossimi mesi ed in un momento in cui proprio ad Idlib risulta in vigore una ‘De Escalation Zone’ <a href="http://www.ilgiornale.it/news/mondo/cessate-fuoco-siria-accordo-sulle-4-zone-cuscinetto-1393515.html">stabilita a maggio</a>, che fino ad adesso ha retto ed ha evitato nuovi attacchi contro le zone governative.</p>
<p></p>
<p>Ma ora entrano in scena diverse incognite, a partire proprio dalla tregua siglata con l’esercito siriano il 5 maggio scorso ad Astana; garante dell’accordo, che ha permesso tra le altre cose l’arrivo di aiuti umanitari ed il dispiegamento dell’esercito di Damasco sul fronte orientale in cui l’avanzata anti ISIS appare adesso decisiva, è il governo di Ankara: Erdogan, forte dell’influenza che esercita su Ahrar Al Sham e su altri gruppi presenti nella provincia di Idlib, si è impegnato a far rispettare la tregua raggiunta nella capitale kazaka con la mediazione di Russia ed Iran. Ma gli equilibri, dopo gli scontri dei giorni scorsi, appaiono ribaltati: <strong>i filo turchi non hanno più il controllo della provincia</strong>, passata adesso nelle mani degli ex di Al Nusra i quali in più di un’occasione hanno dimostrato di non digerire a pieno la tregua; il pericolo è che la zona di de escalation ad Idlib potrebbe nuovamente surriscaldarsi, con gli accordi di Astana che a quel punto verrebbero messi in discussione in tutto il nord della Siria.</p>
<p>Lo scenario potrebbe cambiare anche nella situazione tutta interna ad Idlib: con le milizie filo turche in possesso del territorio provinciale e soprattutto dei confini con la Turchia, l’assenza dello Stato siriano è stata sopperita in parte con l’arrivo da Ankara di forze speciali <strong>che hanno provveduto alla gestione dell’ordine pubblico e della sicurezza</strong>; con gran parte delle città in mano a Tahrir Al Sham, la provincia di Idlib potrebbe adesso piombare in una fase di grande instabilità e tensione e questo, a lungo termine, potrebbe rappresentare un vantaggio per il governo di Damasco che, in vista di una futura offensiva in questo territorio, si presenterebbe come <strong>unica forza in grado di riportare ordine e serenità dopo tanti anni di guerra.</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/siria-al-nusra-avanza-filo-turchi-conquista-la-provincia-idlib.html">Scontri tra islamisti spargono il sangue a Idlib</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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