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	<title>Svezia Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Tue, 11 Mar 2025 15:34:16 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Svezia Archives - InsideOver</title>
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		<title>Una foto, un&#8217;epoca: un conte svedese, la crisi del Congo e gli interessi dell&#8217;Occidente</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/una-foto-unepoca-un-conte-svedese-la-crisi-del-congo-e-gli-interessi-delloccidente.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Mar 2025 17:04:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[decolonizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra fredda]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Congo]]></category>
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		<category><![CDATA[Svezia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1153" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/1-Erik-Bonde-copy1-copy-2-scaled-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/1-Erik-Bonde-copy1-copy-2-scaled-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/1-Erik-Bonde-copy1-copy-2-scaled-1-600x360.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/1-Erik-Bonde-copy1-copy-2-scaled-1-300x180.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/1-Erik-Bonde-copy1-copy-2-scaled-1-1024x615.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/1-Erik-Bonde-copy1-copy-2-scaled-1-768x461.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/1-Erik-Bonde-copy1-copy-2-scaled-1-1536x922.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La foto mostra il conte Erik Bonde ferito in Congo nel 1961, durante la missione Onu nel Paese in crisi. Lo specchio di un'epoca.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/una-foto-unepoca-un-conte-svedese-la-crisi-del-congo-e-gli-interessi-delloccidente.html">Una foto, un&#8217;epoca: un conte svedese, la crisi del Congo e gli interessi dell&#8217;Occidente</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1153" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/1-Erik-Bonde-copy1-copy-2-scaled-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/1-Erik-Bonde-copy1-copy-2-scaled-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/1-Erik-Bonde-copy1-copy-2-scaled-1-600x360.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/1-Erik-Bonde-copy1-copy-2-scaled-1-300x180.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/1-Erik-Bonde-copy1-copy-2-scaled-1-1024x615.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/1-Erik-Bonde-copy1-copy-2-scaled-1-768x461.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/1-Erik-Bonde-copy1-copy-2-scaled-1-1536x922.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dietro a una <strong>fotografia</strong> scattata a un militare svedese che fuma una sigaretta con due ferite sanguinanti mentre è a difesa di una ferrovia, la storia di un continente martoriato e il fascino dei &#8220;<em>soldati di ventura</em>&#8221; dell&#8217;epoca della decolonizzazione e della Guerra Fredda. Quella foto immortala il maggiore svedese <strong>Erik Bonde</strong> dopo essere caduto in un&#8217;imboscata. Era il 15 gennaio del 1961 quando venne colpito due volte, probabilmente dal tiro dei guerrieri Baluba che all&#8217;epoca usavano ancora vecchi moschetti ad avancarica, armi con una potenza incomparabile a quella dei fucili moderni, soprattutto da una certa distanza. Faceva parte della <strong>missione ONU </strong>durante la <a href="https://it.insideover.com/schede/storia/dal-sogno-dellindipendenza-al-golpe-di-mobutu.html">crisi del Congo</a> e, dopo aver ricevuto le cure di primo soccorso, tornò a combattere il nemico &#8220;<em>invisibile</em>&#8221; nella giungla, difendendo la ferrovia come in una battaglia della frontiera degna vecchio film western.</p>



<p>La crisi del Congo può essere considerata come il <strong>compito internazionale</strong> &#8220;più serio&#8221; che le forze armate svedesi si trovarono ad affrontare durante la Guerra Fredda, e fu la prima volta in 140 anni che i soldati dello <em>Svenska armén</em>, l&#8217;esercito svedese, si trovarono costretti a combattere. Al tempo il Segretario generale delle Nazioni Unite era il diplomatico svedese <strong>Dag Hammarskjöld</strong>, una figura molto rispettata, sia in <strong>Svezia</strong> che nella Comunità internazionale, e molto apprezzata da politici come John Fitzgerald Kennedy, che presto si sarebbe trovato a doversi confrontare con il segretario Nikita Kruscev in uno dei momenti più delicati del confronto tra il Blocco Occidentale e il Blocco Orientale. Sullo sfondo, infatti, la CIA e il KGB si stavano scontrando in una guerra per procura.</p>



<h2 class="wp-block-heading">&#8220;Il mio sangue è blu&#8221;</h2>



<p>L&#8217;<strong>escalation di violenza</strong> nell&#8217;<a href="https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/un-passato-da-cui-fuggire-il-congo-tra-colonialismo-e-guerre-civili-20805">ex colonia belga</a>, dove i bianchi divennero dei bersagli durante le rivolte popolari, trovò l&#8217;impegno e l&#8217;interesse di Hammarskjöld, e, di conseguenza, il coinvolgimento della Svezia che inviò in Congo sotto l&#8217;egida dell&#8217;ONU una forza che arrivò a contare<strong> 9 battaglioni</strong>, per un totale di 6.334 svedesi tra il <strong>1960</strong> e il <strong>1964</strong>. Accanto alla Svezia intervenne anche Irlanda, che, ricordiamo, trovò il battesimo del fuoco nell&#8217;assedio di Jadotville, nel Katanga.</p>



<p>Il primo battaglione svedese partì da Gaza, dove era dislocato, e arrivò in Congo, per poi iniziare le pattuglie a Leopoldville, presso l&#8217;aeroporto di Kinshasa, e spostarsi successivamente a Elizabethville, nel Katanga, dove gli svedesi si trovarono coinvolti nei primi scontri a fuoco mentre erano ai trasporti ferroviari. I <strong>treni</strong> che trasportavano prigionieri Baluba del Katanga, infatti, erano diventati il primo obiettivo della guerriglia condotta dal gruppo nazionalista che sosteneva il Governo centrale, proprio come al tempo delle Guerra boera in Sudafrica; e gli impierialisti che li difendevano, in questo caso gli alleati dei Belgio, i <em>nemici</em> da combattere.</p>



<p>Il Belgio favorevole alla decolonizzazione ma contrario all’indipendenza della regione del Katanga, si era trovato a rispondere con <a></a>le armi e la giustificazione di proteggere i cittadini belgi, ma soprattutto per difendere propri interessi minerari.</p>



<p>Fu in una di queste battaglie che il maggiore Erik Bonde, classico esempio di soldato appartenente a un antiquato lignaggio e a un piccolo esercito mosso sull’enorme scacchiere della <strong>Guerra Fredda</strong> e a combattere per procura, come ai tempi delle lunghe guerre che aveva deciso i confini dei regni e degli stati del Vecchio continente, si era trovato a fronteggiare dei guerriglieri che volevano solo combattere lo “straniero”con la sua uniforme verde oliva, la sua moderna pistola mitragliatrice Carl Gustav m/45 – la famosa Swedish K – e una fascia sulla spalla che esibiva la sigla delle giovani Nazioni Unite. </p>



<p>La leggenda vuole che dopo l’imboscata e lo scontro a fuoco che precedette la famosa fotografia, un soldato disse al maggiore Bonde: &#8220;<em>Signore! È stato colpito! La sua camicia è rossa!</em>&#8220;, al che lui rispose &#8220;<em>Non essere insolente. Sono un conte. Il mio <strong>sangue è blu</strong></em>&#8220;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/una-foto-unepoca-un-conte-svedese-la-crisi-del-congo-e-gli-interessi-delloccidente.html">Una foto, un&#8217;epoca: un conte svedese, la crisi del Congo e gli interessi dell&#8217;Occidente</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>Il beluga-spia russo e gli altri animali &#8220;addestrati&#8221; alla guerra</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/il-beluga-spia-russo-e-gli-altri-animali-addestrati-alla-guerra.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Sep 2024 05:13:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Spionaggio]]></category>
		<category><![CDATA[animali]]></category>
		<category><![CDATA[Marina israeliana]]></category>
		<category><![CDATA[Marina russa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="976" height="549" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/118441515_18536e07-328c-4272-9c91-904e72d392cb.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/118441515_18536e07-328c-4272-9c91-904e72d392cb.jpg 976w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/118441515_18536e07-328c-4272-9c91-904e72d392cb-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/118441515_18536e07-328c-4272-9c91-904e72d392cb-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/118441515_18536e07-328c-4272-9c91-904e72d392cb-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/118441515_18536e07-328c-4272-9c91-904e72d392cb-334x188.jpg 334w" sizes="(max-width: 976px) 100vw, 976px" /></p>
<p>&#8220;Hvaldimir&#8221;, il beluga che venne avvistato nel 2019 mentre nuotava nell&#8217;Artico norvegese con addosso una cinghia per l&#8217;aggancio e trasporto prolungato di una microcamera del tipo GoPro riportante una targhetta con la scritta &#8220;attrezzatura di San Pietroburgo&#8221; &#8211; singolarità che portò a pensare che il beluga fosse stato addestrato come &#8220;spia&#8221; dai militari russi a &#8230; <a href="https://it.insideover.com/difesa/il-beluga-spia-russo-e-gli-altri-animali-addestrati-alla-guerra.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="976" height="549" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/118441515_18536e07-328c-4272-9c91-904e72d392cb.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/118441515_18536e07-328c-4272-9c91-904e72d392cb.jpg 976w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/118441515_18536e07-328c-4272-9c91-904e72d392cb-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/118441515_18536e07-328c-4272-9c91-904e72d392cb-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/118441515_18536e07-328c-4272-9c91-904e72d392cb-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/118441515_18536e07-328c-4272-9c91-904e72d392cb-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 976px) 100vw, 976px" /></p>
<p>&#8220;Hvaldimir&#8221;, il beluga che venne avvistato nel 2019 mentre nuotava nell&#8217;<strong>Artico norvegese</strong> con addosso una cinghia per l&#8217;aggancio e trasporto prolungato di una microcamera del tipo <em>GoPro</em> riportante una targhetta con la scritta &#8220;<em>attrezzatura di San Pietroburgo</em>&#8221; &#8211; singolarità che portò a pensare che il beluga fosse stato addestrato come &#8220;spia&#8221; dai militari russi a Murmansk innescando tutte le speculazioni del caso &#8211; è stato trovato <a href="https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2024/09/01/e-morto-hvaldimir-beluga-spia-che-ha-conquistato-la-norvegia_1b01f53f-1294-4eff-b3f6-525f6a130bbb.html">morto</a> questo week end.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una spia beluga</h2>



<p>Questa balena bianca abitudinaria che si era mostrata estremamente amichevole con i norvegesi che si erano affezionati a lei per il suo modo di interagire, e che l&#8217;avevano appunto iniziata a chiamare <strong>Hvaldimir</strong> &#8211; crasi tra la parola Hval, che significata balena, e il finale del nome Vladimir &#8211; in seguito alla teoria spionistica che la sospettava essere una balena spia di Putin, rimette alla nostra attenzione la presenza e l&#8217;impiego &#8211; poco chiaro &#8211; di balene<strong> beluga</strong>, <strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/il-cremlino-cerca-delfini-da-guerra.html">delfini</a></strong> e alcuni tipi di foche e <strong>otarie</strong> che secondo quanto appreso vengono addestrati per condurre missioni di vario genere dalle <a href="http://www.hisutton.com/Navy-Marine-Mammal-Programs.html">Marine militari</a> di alcuni paesi. Tra queste sono annoverate la Marina militare Russa,<em> Voenno-morskoj flot </em>o VMF, e la Marina militare americana, Us Navy, ma anche la Marina israeliana e quella della Corea del Nord.</p>



<p>La succitata Murmansk è una città da cui prende nome l&#8217;omonimo Oblast dove sono presenti tutte le basi della <strong>Flotta del Nord</strong>. Considerata tra le principali flotte russe, con quartier generale a&nbsp;Severomorsk, nella strategica&nbsp;<a href="https://it.insideover.com/guerra/ecco-la-fortezza-nucleare-della-russia-che-affaccia-sullartico.html">Penisola di Kola</a> bagnata dal Mare di Barents e dal Mar Bianco.</p>



<p>Secondo gli esperti la balena Hvaldimir aveva compiuto un &#8220;viaggio lunghissimo&#8221;, partendo dal Mar Artico e arrivando fino alla costa Svedese dopo aver a lungo visitato le coste e i fiordi della <strong>Norvegia</strong>. In <strong>Svezia</strong> il beluga spia ormai privo della sua attrezzatura &#8211; quindi anche della sua <strong><a href="http://www.hisutton.com/Russia_Navy_Beluga_Whale.html">missione di spionaggio</a> </strong>&#8211; era entrato nel centro di Göteborg la scorsa estate scorsa &#8220;proprio nel giorno della festa nazionale&#8221;. Lasciando un ricordo abbastanza particolare nella memoria degli svedesi, dal momento che non è cosa da tutti i giorni vedere un mammifero acquatico così vicino e così socievole in natura. Chi ha visto almeno una volta un delfino giocare con un&#8217;imbarcazione da diporto, lo sa.</p>



<p>&#8220;<em>Durante la <strong>Guerra Fredda</strong> la Marina sovietica era ben nota per il suo programma sui mammiferi marini nel Mar Nero, ma questo fu successivamente chiuso. Meno conosciuta è un&#8217;unità centrata sull&#8217;Istituto biologico marino di Murmansk, dove i programmi sui mammiferi marini sarebbero iniziati nel 1984</em>&#8220;, scrive in una delle sue analisi H.I. Sutton. L&#8217;<strong>imbracatura</strong> trovata sul beluga era molto simile a quelle immortalate su alcune otarie addestrate dai russi.</p>



<p>La possibilità che il beluga Hvaldimir fosse davvero addestrato dai russi, dimostrerebbe che i russi<strong> </strong>&#8220;<em>stanno ancora lavorando con i mammiferi marini</em>&#8220;. Il beluga &#8211; cetaceo che ha sviluppato una capacità straordinaria per vivere nell&#8217;Artico, abitando le acque sotto la calotta glaciale &#8211; ha alcune <strong>particolarità anatomiche </strong>e<strong> fisiologiche </strong>uniche nel suo genere che lo differenziano dagli altri mammiferi marini. Tra queste spicca il suo colore bianco, l&#8217;assenza della pinna dorsale un sofisticato apparato di &#8220;<a href="https://www.nationalgeographic.it/ecolocalizzazione-come-funziona-il-sonar-della-natura">ecolocalizzazione</a>&#8221; che funge da radar e trova il suo posto &#8211; come negli aerei da combattimento &#8211; appena sopra il muso. Il Beluga può raggiungere profondità fino a 700 metri: una profondità superiore a quella della maggior parte dei sottomarini militari.</p>



<p>Alcune balene beluga vennero notate dai satelliti nelle acque presso la <strong>base russa </strong>di<strong> Olenya Guba</strong> che ospita &#8220;sottomarini spia per missioni speciali della 29a Brigata Separata di sottomarini della Flotta del Nord&#8221; a supporto della GUGI (<em>Direttorio Principale per la Ricerca in Mare Profondo</em>). </p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli altri mammiferi da &#8220;guerra&#8221;</h2>



<p>Sarà un caso, ma il primo programma concepito per l&#8217;impiego militare di mammiferi marini è stato portato avanti proprio della <strong>Svezia</strong> del 1941. Quando venne istituita un&#8217;unità a Gålö, nell&#8217;arcipelago di Stoccolma, per addestrare le foche a <strong>localizzare mine</strong>, <strong>sottomarini </strong>e<strong> siluri</strong>.</p>



<p>Per ovviare a questo tipo di minacce, aggiungendo operazioni di <strong>controproliferazione di sabotatori</strong>/incursori sommozzatori &#8211; sempre di localizzazione, non di aggressione &#8211; e operazioni di spionaggio e <strong>intelligence</strong>, anche altri Marine militari hanno avviato dei programmi militari analoghi per l&#8217;addestramento e l&#8217;impiego di mammiferi marini. Alcune informazioni sono reperibili per merito delle ricerche OSINT<strong> </strong>(<em>Open Source intelligence</em>) svolte da<strong> H.I. Sutton</strong>, e hanno portato all&#8217;identificazione 4 programmi sui mammiferi marini portati avanti da Stati Uniti, Russia, Corea del Nord e Israele.</p>



<p>Secondo le informazioni acquisite la Marina dello Stato di <strong>Israele</strong> che secondo le accuse mosse in passato da <strong>Hamas</strong> avrebbe impiegato &#8220;delfini contro le loro unità di sommozzatori&#8221;. Un programma per l&#8217;addestramento di delfini a scopo militare sarebbe condotto anche dalla<strong> Corea del Nord</strong>. </p>



<p>La <strong>Marina gli Stati Uniti</strong> ha sperimentato <em>in passato</em> la quasi totalità dei mammiferi marini citati &#8211; foche, leoni marini e delfini &#8211; per svolgere missioni includevano &#8220;il recupero di ordigni dal fondale marino, l&#8217;intercettazione di <em>controsommozzatori</em> e, presumibilmente,<strong> missioni offensive</strong> attraverso l&#8217;impiego di mine a patella&#8221;. Il programma è stato portato avanti principalmente dalla Divisione di Ricognizione e Interdizione della Marina degli Stati Uniti che opera sulla costa del Pacifico.</p>



<p>La <strong>Marina Russa</strong> avrebbe diversi progetti, incentrati sull&#8217;impiego delle balene Beluga e delle foche nell’Artico, e un altro con i delfini nel Mar Nero che sono tornati sotto il &#8220;controllo di Mosca&#8221; dopo l&#8217;annessione della <strong>Crimea</strong> nel 2014. I delfini &#8220;da guerra&#8221; addestrati dai russi sarebbero presenti a Sebastopoli e nella base navale russa di <strong>Tartus</strong> in Siria.</p>
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		<title>Bombe sul Nord Stream: c&#8217;è un ingegnere, in Svezia, che sa la verità. Ecco chi è</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/bombe-sul-nord-stream-ce-un-ingegnere-in-svezia-che-sa-la-verita-ecco-chi-e.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Mar 2024 09:29:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[bombe]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[nord stream]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="533" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/NORD-STREM-INGEGNERE.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/NORD-STREM-INGEGNERE.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/NORD-STREM-INGEGNERE-600x267.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/NORD-STREM-INGEGNERE-300x133.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/NORD-STREM-INGEGNERE-1024x455.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/NORD-STREM-INGEGNERE-768x341.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Erik Andersson ha condotto un'indagine indipendente sull'esplosione del gasdotto Nord Stream. E le sue conclusioni sono sorprendenti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/bombe-sul-nord-stream-ce-un-ingegnere-in-svezia-che-sa-la-verita-ecco-chi-e.html">Bombe sul Nord Stream: c&#8217;è un ingegnere, in Svezia, che sa la verità. Ecco chi è</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1200" height="533" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/NORD-STREM-INGEGNERE.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/NORD-STREM-INGEGNERE.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/NORD-STREM-INGEGNERE-600x267.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/NORD-STREM-INGEGNERE-300x133.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/NORD-STREM-INGEGNERE-1024x455.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/NORD-STREM-INGEGNERE-768x341.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p><strong>Erik Andersson</strong> è un ingegnere svedese in pensione con un curriculum di tutto rispetto. Dopo aver lavorato per Volvo, è riuscito ad attirare l’attenzione delle più blasonate compagnie di volo per via di un programma che aveva sviluppato. Da allora, in qualità di <strong>Chief Technology Officer</strong>, ha avviato un&#8217;azienda che sviluppava software per le principali compagnie aree e che è poi stata acquisita da Jeppesen (società che offre informazioni sulla navigazione, strumenti di pianificazione delle operazioni, prodotti e software per la pianificazione del volo di proprietà di Boeing) per 100 milioni di dollari. Rimasto a lavorare come ingegnere presso Boeing, <strong>Andersson </strong>è andato in pensione nel 2016. Il bagaglio di conoscenze che ha acquisito nel corso dei decenni gli è servito per indagare su uno dei “gialli” che hanno segnato la politica mondiale negli ultimi anni: le <a href="https://www.aljazeera.com/news/2024/2/7/sweden-ends-nord-stream-probe-citing-lack-of-jurisdiction">esplosioni del settembre 2022</a> che hanno gravemente danneggiato il gasdotto <strong>Nord Stream</strong>. </p>



<p>Lo ha fatto tramite un’indagine forense che ha condotto autonomamente, recandosi sul luogo delle esplosioni dal 22 al 25 maggio 2023 e arrivando a delle conclusioni scioccanti su quello che è stato un gravissimo atto di sabotaggio nei confronti di un’infrastruttura realizzata per trasportare il gas proveniente dalla&nbsp;Russia&nbsp;in&nbsp;Europa&nbsp;occidentale, attraverso il&nbsp;Mar Baltico. Lo abbiamo raggiunto per conoscere i risultati della sua indagine. “Ho deciso di andare oltre la ricerca su Google con attività come le richiesta FOIA (il&nbsp;<strong>Freedom of Information Act</strong>, diffuso in oltre 100 Paesi, ovvero la normativa che garantisce a chiunque il diritto di accesso alle informazioni detenute dalle pubbliche amministrazioni, <em>ndr</em>) o le visite in loco che ho effettuato nel maggio 2023. Prima di allora avevo solo seguito le notizie e fatto alcune cose basilari come tracciare il traffico navale con un software gratuito. Sono stato ispirato da altri investigatori che ho seguito per diversi anni online, che hanno lavorato su vicende come il Russiagate o la teoria della fuga di laboratorio del Covid-19.&nbsp;Quando ho chiesto loro perché non ci fossero indagini private simili su Nord Stream, sono stato incoraggiato ad assumermi l&#8217;onere di farlo” racconta a <em>InsideOver</em> <strong>Erik Andersson</strong>.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">La spedizione</h2>



<p>Successivamente, spiega, “sono stato contattato da <strong>Jeremy Scahill</strong> (<a href="https://theintercept.com/2023/06/28/nord-stream-pipeline-bomb-investigation/">giornalista di <em>The Intercept</em></a>) e gli ho proposto di unirsi a me in una spedizione. Inizialmente aveva accettato, ma non era in grado di partire in una fascia oraria compatibile con l&#8217;equipaggio e il tempo. Io ero pronto a partire e così l’ho fatto&#8221;. Parlando della sua esperienza come ingegnere, Andersson spiega di essersi occupato nella sua carriera di “ottimizzazione combinatoria” e di aver “avviato un&#8217;azienda che si occupava di programmazione per le compagnie aeree”. Questa società, racconta l’ingegnere svedese, “è stata acquisita da Boeing e dopo l&#8217;acquisizione ho lavorato alla modellazione delle prestazioni degli aerei e allo sviluppo di un nuovo software di pianificazione dei voli. In quel periodo ho imparato molto sulla fisica del volo, e questo mi ha fornito le basi per comprendere la dinamica di cosa è accaduto quando il gas pressurizzato è stato rilasciato dopo le esplosioni del 3° Stream. Dopo essermi ritirato dalla Boeing nel 2016, ho parlato con <strong>mio figlio Aron</strong>, che è un ingegnere computazionale per l&#8217;industria petrolifera e ha lavorato alla simulazione del flusso delle condutture”. Inoltre,&nbsp; aggiunge, “conoscevo un subacqueo semi-professionista che effettua regolarmente immersioni di oltre 100 metri e che poteva aiutarmi, quindi mi sentivo in una buona posizione per <a href="https://anderssonerik.substack.com/p/a-trip-to-the-nord-stream-blast-sites">affrontare l’indagine</a>”. Da lì è partita la spedizione, iniziata alle 17:00 di lunedì 22 maggio 2023 e terminata a mezzogiorno del 25 maggio. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L’indagine di Andersson ignorata dal governo di Stoccolma</strong></h2>



<p>Erik Andersson e il figlio Aron hanno documentato la loro indagine sul campo in un filmato e in un post pubblicati su <em>Substack</em>. “Oltre a mappare i siti delle esplosioni&#8221;, racconta a <em>InsideOver</em> l’ex ingegnere della Boeing, &#8220;abbiamo prelevato campioni di sedimenti sperando di trovare residui di esplosivo, ma i test non hanno dato alcun risultato. I modelli 3D di come gli esplosivi hanno impattato sulla struttura del gasdotto nel sito NS2AS sono stati fondamentali per determinare le dimensioni delle bombe e il loro posizionamento”. </p>



<p>Secondo l’indagine di Andersson, <strong><a href="https://it.insideover.com/difesa/bornholm-il-pivot-baltico-della-nato-al-centro-del-caso-nord-stream.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">le esplosioni </a>non furono causate esclusivamente dalla detonazione delle bombe ma furono il risultato del rilascio improvviso e del gas </strong>pressurizzato dall&#8217;interno delle condutture. Se i loro calcoli fossero corretti, varie&nbsp;ipotesi&nbsp;secondo cui le esplosioni avrebbero&nbsp;richiesto&nbsp;500-900 chilogrammi di esplosivo potrebbero essere errate. L’ingegnere ritiene inoltre che era prevista una sola bomba per ciascuna linea del gasdotto. Un’operazione che ha richiesto dunque una quantità di esplosivo minima e una squadra di sommozzatori dotati anche di una piccola imbarcazione. “Sì, le bombe erano piccole. Forse <strong>solo 25 kg di HMX</strong>” spiega l’ingegnere svedese. “Hanno installato due bombe sulla NS2A e nessuna bomba su NS2B. Penso che sia stato perché hanno usato bussole magnetiche che puntavano nella direzione sbagliata”.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">&#8220;Le impronte dei servizi occidentali sono ovunque&#8221;</h2>



<p>Sulla responsabilità del sabotaggio, alla domanda se dietro le esplosioni ci sia l’Ucraina, come hanno ipotizzato <em>Der Spiegel</em> e il <em><a href="https://www.washingtonpost.com/national-security/2023/11/11/nordstream-bombing-ukraine-chervinsky/">Washington Post</a></em>, oppure gli Stati Uniti, come invece <a href="https://seymourhersh.substack.com/p/how-america-took-out-the-nord-stream">sostenuto dal Premio Pulitzer Seymour Hersh</a>, Andersson afferma:&nbsp; “Non posso dire con certezza se sia vero o meno. La storia dei sei commando su una barca a vela o è vera o è una storia di copertura. Non so quale delle due, ma le impronte digitali dei <strong>servizi segreti occidentali</strong> sono ovunque, quindi, indipendentemente dal fatto che sia vera o di copertura, sono convinto che i responsabili abbiano organizzato il viaggio”. </p>



<p>La mia ipotesi, riferisce l’ingegnere, “è che gli Stati Uniti siano il principale istigatore e che il piano di cui ha scritto Hersh sia un piano iniziale”.&nbsp; Il 7 febbraio scorso la <strong>Svezia</strong>&nbsp;ha chiuso&nbsp;l&#8217;indagine&nbsp;sul sabotaggio del gasdotto&nbsp;Nord Stream. I funzionari svedesi hanno infatti dichiarato di non avere giurisdizione in materia. <strong>Erik Andersson non è mai stato interpellato dalle autorità</strong>: il suo prezioso lavoro, è stato completamente ignorato. Eppure contiene elementi di estremo interesse. “Il silenzio generale, e il fatto che alcuni funzionari (come l&#8217;investigatore svedese) dicano che &#8220;non è stata la <strong>Russia</strong>&#8220;, e la maggior parte dei Governi che minimizzano l&#8217;evento, concludendo che è stato un errore costruire gli oleodotti, è quasi un&#8217;ammissione di responsabilità dell’Occidente”.&nbsp;</p>
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		<title>Gli insegnamenti del modello svedese sull&#8217;immunità</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/modello-svedese-coronavirus-immunita.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Bellotto]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Sep 2020 06:30:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[Covid-19]]></category>
		<category><![CDATA[Svezia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Svezia-Coronavirus-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Svezia-Coronavirus-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Svezia-Coronavirus-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Svezia-Coronavirus-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Svezia-Coronavirus-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Svezia-Coronavirus-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Svezia-Coronavirus-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nella risposta delle nazioni alla pandemia globale uno dei modelli che più ha fatto discutere è stato quello svedese. Nessun lockdown feroce, nessun blocco totale del Paese, ma solo alcune indicazioni di comportamenti da mantenere in pubblico come assembramenti minimi e distanziamento fisico. La scelta di Stoccolma è stata ammirata e criticata. Al momento è &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/modello-svedese-coronavirus-immunita.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/modello-svedese-coronavirus-immunita.html">Gli insegnamenti del modello svedese sull&#8217;immunità</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Svezia-Coronavirus-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Svezia-Coronavirus-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Svezia-Coronavirus-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Svezia-Coronavirus-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Svezia-Coronavirus-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Svezia-Coronavirus-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Svezia-Coronavirus-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Nella risposta delle nazioni alla pandemia globale uno dei <a href="https://it.insideover.com/societa/radiografia-del-modello-svedese-di-lotta-al-coronavirus.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">modelli che più ha fatto discutere è stato quello svedese</a>. Nessun <strong>lockdown</strong> feroce, nessun blocco totale del Paese, ma solo alcune indicazioni di comportamenti da mantenere in pubblico come assembramenti minimi e distanziamento fisico. La scelta di Stoccolma è <a href="https://it.insideover.com/economia/covid-la-rivincita-del-modello-svedese-cosi-stoccolma-ha-salvato-la-sua-economia.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">stata ammirata</a> e <a href="https://it.insideover.com/societa/svezia-da-minaccia-a-esempio-per-loms.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">criticata</a>. Al momento è prematuro capire se la variante svedese sia stata la strategia migliore, ma si possono iniziare già a fare alcune piccole valutazioni, soprattutto in materia di <strong>immunità</strong>.</p>
<p>Partiamo però dai numeri. Al momento il Paese presenta 8.217 casi ogni milione di abitanti contro i 4.264 della Francia e i 4.480 dell’Italia. Anche il confronto sulla mortalità non sorride alla Svezia, in particolare se confrontata con quella dei vicini scandinavi: 565 decessi per milione di abitanti contro i 107 della Danimarca, i 60 della Finlandia e i 49 della Norvegia.</p>
<h2>Stoccolma insiste: il modello funziona</h2>
<p>Per l’epidemiologo di Stato Nils Anders Tegnell il confronto coi vicini è fuorviante e sbagliato. In <a href="https://unherd.com/2020/07/swedens-anders-tegnell-judge-me-in-a-year/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">un’intervista col sito <em>UnHerd</em></a>, l’architetto del “modello”, ha spiegato che per la mobilità della popolazione svedese e la densità delle aree urbane, la Svezia è più simile ai Paesi Bassi o al Regno Unito. Per questo, ha continuato, il lavoro fatto dalle autorità svedesi negli ultimi mesi è sicuramente positivo, dal fronte della assistenza sanitaria fino agli ospedali mai affollati.</p>
<p>Tegnell ha quindi passato in rassegna le scelte fatte confrontandole con chi ha deciso di puntare a un lockdown completo: &#8220;Il rapido declino dei casi che vediamo in Svezia in questo momento è un&#8217;altra indicazione che puoi ridurre il numero di casi senza avere un blocco completo&#8221;. Il punto vero non è tanto sulle aperture o chiusure, ma sul rapporto che dobbiamo avere con il virus e <a href="https://it.insideover.com/societa/come-mai-aumentano-i-casi-di-covid-ma-diminuiscono-i-decessi.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">con la sua mortalità</a>. &#8220;Non credo che questa sia una malattia che possiamo debellare, non con i metodi che abbiamo adesso&#8221;, ha continuato l’esperto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-288003" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/casi-covid-svezia.png" alt="casi covid svezia" width="4716" height="4518" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/casi-covid-svezia.png 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/casi-covid-svezia-300x287.png 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/casi-covid-svezia-1024x981.png 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/casi-covid-svezia-768x736.png 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/casi-covid-svezia-1536x1472.png 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/casi-covid-svezia-2048x1962.png 2048w" sizes="auto, (max-width: 4716px) 100vw, 4716px" /></p>
<p>&#8220;Potrebbe essere una malattia che a lungo termine possiamo sconfiggere con un vaccino, ma non ne sono sicuro. Se guardi malattie comparabili come l&#8217;influenza e altri virus respiratori, non siamo nemmeno vicini a debellarli nonostante esistano dei vaccini. Personalmente credo che questa sia una malattia con cui dovremo imparare a convivere&#8221;.</p>
<p>Per questo la questione della mortalità va legata con altri aspetti: &#8220;Le morti non sono così strettamente collegate alla quantità di casi che hai in un paese. Ci sono tante altre cose che le influenzano. Quale parte della popolazione viene colpita? Sono gli anziani? Quanto bene puoi proteggere le persone nelle tue strutture? In che modo il tuo <strong>sistema sanitario</strong> continua a funzionare? Quelle cose influenzano la mortalità molto di più dell&#8217;effettiva diffusione della malattia&#8221;.</p>
<h2>La questione dell’immunità</h2>
<p>Intanto i primi dati sull&#8217;andamento dei contagi forniscono nuove indicazioni. &#8220;Quello che vediamo in questo momento&#8221;, aggiunge Tegnell, &#8220;è una rapida diminuzione del numero di casi e deve essere coinvolta una sorta di immunità in quanto nient&#8217;altro è cambiato&#8221;. Il punto è di che immunità si sta parlando. Il <a href="https://www.ilgiornale.it/news/cronache/coronavirus-studio-conferma-ci-si-pu-contagiare-pi-volte-1885390.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">recente caso di un paziente di Hong Kong</a> risultato positivo una seconda volta ha fatto suonare l’allarme sulla durata dell’immunità.</p>
<p>Uno <a href="https://www.medrxiv.org/content/10.1101/2020.07.09.20148429v1" target="_blank" rel="noopener noreferrer">studio del King’s College di Londra ha dimostrato</a> che su 90 pazienti che avevano contratto il virus solo il 17% aveva mantenuto inalterata la potenza della risposta immunitaria. Un secondo lavoro pubblicato su <em>Nature Medicine</em> aveva raggiunto conclusioni simili e cioè che gli anticorpi contro il Sars-CoV-2 diminuiscono in appena 2-3 mesi. Come si conciliano quindi queste rivelazioni con le dichiarazioni di Tegnell? Almeno tre ricerche pubblicate nelle ultime settimane gettano nuova luce sul processo di immunità.</p>
<p><a href="https://news.ki.se/immunity-to-covid-19-is-probably-higher-than-tests-have-shown" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Un lavoro del Karolinska Institute di Stoccolma</a>, pubblicato sul giornale scientifico <em>Cell</em>, si è concentrato sulla cosiddetta immunità mediata dalle cellule T, note anche come linfociti T. &#8220;Questi linfociti&#8221;, ha spiegato Marus Buggert, uno dei ricercatori che ha preso parte al lavoro, &#8220;sono un tipo di globuli bianchi specializzati nel riconoscimento delle cellule infettate da virus e sono una parte essenziale del sistema immunitario&#8221;. Buggert ha evidenziato come lo studio condotto su circa 200 persone con sintomi lievi di Covid o addirittura asintomatiche, abbia mostrato come circa il doppio delle persone abbiano sviluppato l’immunità dei linfociti T rispetto a quelle nelle quali era possibile individuare anticorpi.</p>
<p>Soo Aleman, altro membro del team di ricerca, ha messo induce un aspetto molto interessante, &#8220;nei casi osservati non erano solo gli individui con Covid a mostrare l&#8217;immunità dei linfociti T, ma anche molti dei familiari asintomatici esposti&#8221;. Non solo: &#8220;Circa il 30% delle persone esaminate che avevano donato sangue a maggio 2020 aveva cellule T specifiche per Covid, una cifra molto più alta rispetto a precedenti test anticorpali&#8221;».</p>
<h2>Come funziona l’immunità delle cellule T</h2>
<p>Per capire meglio il meccanismo prendiamo due persone infette da Sars-CoV-2, una malata in modo grave e una in modo più leve. La prima sviluppa una forte risposta dei linfociti T e una grande produzione di anticorpi. Nella seconda è invece più difficile individuare la risposta anticorpale, mentre è molto più netta la riposta dei linfociti.</p>
<p>Uno studio della Duke-NUS Medical School, in collaborazione con National University of Singapore, è arrivato a una conclusione analoga, cioè ha rilevato la presenza di cellule T contro il nuovo coronavirus in oltre il 50% dei soggetti esaminati. Non solo. Metà dei casi considerati che nel corso della loro vita avevano contratto solo coronavirus del raffreddore manifestavano linfociti T specifici per il Sars-Cov-2.</p>
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true">
<p lang="en" dir="ltr">1) Infection with <a href="https://twitter.com/hashtag/SARSCoV2?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#SARSCoV2</a> induces virus-specific T cells</p>
<p>2) Patients recovered from <a href="https://twitter.com/hashtag/SARS?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#SARS</a> 17 years ago still possess virus-specific memory T cells displaying cross-reactivity to <a href="https://twitter.com/hashtag/SARSCoV2?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#SARSCoV2</a><br />(2/5) <a href="https://t.co/2NGkzDXC1Z">pic.twitter.com/2NGkzDXC1Z</a></p>
<p>&mdash; Bertoletti Lab (@bertoletti_lab) <a href="https://twitter.com/bertoletti_lab/status/1283330584769466373?ref_src=twsrc%5Etfw">July 15, 2020</a></p></blockquote>
<p><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script></p>
<p>Nel luglio scorso Antonio Bertoletti, scienziato della Duke-Nus, <a href="https://www.adnkronos.com/salute/medicina/2020/07/16/covid-scienziato-tracce-immunita-chi-non-ammalato_xbR3vmMQnmaIC2yDJHxR0K.html?refresh_ce" target="_blank" rel="noopener noreferrer">aveva spiegato a <em>AdnKronos</em></a> che &#8220;diversi tipi di coronavirus hanno sempre circolato tra gli umani. È possibile che un&#8217;immunità a virus strettamente correlati possa ridurre la vulnerabilità o alterare la gravità della malattia&#8221;. In una terza ricerca del La Jolla Institute of Immunology di San Diego si legge anche che nel sangue di una percentuale di persone che non sono mai entrate in contatto con il nuovo coronavirus ci sono cellule T in grado di reagire con il nuovo patogeno. In un articolo su <em>MedicalFacts</em> Roberto Burioni ha spiegato che non è chiara l’origine di questi linfociti ma che potrebbero derivare da vecchi coronavirus HCoV-OC43, HCoV-HKU1, HCoV-NL63 e HCoV-229E.</p>
<p>A questo punto sorge spontanea una domanda: perché le ricerche non si concentrano su questi linfociti T? Il problema è che le analisi su queste cellule è più complicata da eseguire rispetto ai test sugli anticorpi e per questo questi studi sono ancora in fase embrionale. Lo stesso Buggert del Karolinska Institute ha ribadito che è necessario effettuare studi più ampi sia sui linfociti T che sugli anticorpi per capire quanto sia duratura l&#8217;immunità e come siano correlati questi diversi componenti dell’immunità.</p>
<p>Anders Tegnell intanto chiede alla comunità scientifica di avere pazienza nel valutare i benefici delle chiusure soft in Svezia, ma si dice sicuro che l’eventuale seconda ondata sarà più facile da contenere: &#8220;Penso sia probabile che questo tipo di focolai sia più facile da limitare in Svezia perché c&#8217;è l&#8217;immunità nella popolazione&#8221;.</p>
<p>Le domande restano molte: l’immunità tramite linfociti T protegge da una nuova infezione? E se sì per quanto tempo? Ma soprattutto l’azione di queste cellule contro il nuovo coronavirus protegge solo l’ospite o impedisce al virus di trasmettersi ad altri. &#8220;È un lavoro difficile (l’immunità cellulare è molto complicata da valutare)&#8221;, conclude Burioni, &#8220;ma potrebbe portarci a risultati di eccezionale importanza che potrebbero avere dei risvolti pratici decisivi&#8221;.</p>
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