<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>storia Archives - InsideOver</title>
	<atom:link href="https://it.insideover.com/tag/storia/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://it.insideover.com/tag/storia</link>
	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Fri, 05 Dec 2025 01:11:31 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>

<image>
	<url>https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/cropped-logo-favicon-150x150.png</url>
	<title>storia Archives - InsideOver</title>
	<link>https://it.insideover.com/tag/storia</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Scrittore, marinaio, soldato e anche spia: il suo nome era Hemingway, Ernest Hemingway</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/scrittore-marinaio-soldato-e-anche-spia-il-suo-nome-era-hemingway-ernest-hemingway.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Dec 2025 05:44:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Spionaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra fredda]]></category>
		<category><![CDATA[Seconda Guerra Mondiale]]></category>
		<category><![CDATA[spies]]></category>
		<category><![CDATA[spionaggio]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=495292</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1292" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Ernest_Hemingway_Aboard_the_Pilar_1935_-_NARA_-_192674.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Ernest_Hemingway_Aboard_the_Pilar_1935_-_NARA_-_192674.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Ernest_Hemingway_Aboard_the_Pilar_1935_-_NARA_-_192674-300x202.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Ernest_Hemingway_Aboard_the_Pilar_1935_-_NARA_-_192674-1024x689.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Ernest_Hemingway_Aboard_the_Pilar_1935_-_NARA_-_192674-768x517.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Ernest_Hemingway_Aboard_the_Pilar_1935_-_NARA_-_192674-1536x1034.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Ernest_Hemingway_Aboard_the_Pilar_1935_-_NARA_-_192674-600x404.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> Nuove ricerche d'archivio e documenti tracciano un ritratto inedito dello scrittore come spia americana e anche sovietica. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/scrittore-marinaio-soldato-e-anche-spia-il-suo-nome-era-hemingway-ernest-hemingway.html">Scrittore, marinaio, soldato e anche spia: il suo nome era Hemingway, Ernest Hemingway</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1292" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Ernest_Hemingway_Aboard_the_Pilar_1935_-_NARA_-_192674.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Ernest_Hemingway_Aboard_the_Pilar_1935_-_NARA_-_192674.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Ernest_Hemingway_Aboard_the_Pilar_1935_-_NARA_-_192674-300x202.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Ernest_Hemingway_Aboard_the_Pilar_1935_-_NARA_-_192674-1024x689.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Ernest_Hemingway_Aboard_the_Pilar_1935_-_NARA_-_192674-768x517.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Ernest_Hemingway_Aboard_the_Pilar_1935_-_NARA_-_192674-1536x1034.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Ernest_Hemingway_Aboard_the_Pilar_1935_-_NARA_-_192674-600x404.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Ernest Hemingway è stato molte cose: uno degli scrittori più influenti del XX secolo, un soldato, un reporter, un cacciatore e un tragico suicida, ma è stato anche una spia?</p>



<p>Secondo un ex membro e curatore del museo della Cia, la principale agenzia d&#8217;intelligence statunitense, la penna della &#8220;Generazione Perduta&#8221; che ha vergato romanzi indimenticabili come <em>Addio alle armi</em>, <em>Per chi suona la campana</em>, e dozzine di racconti brevi scritti al fronte &#8211; della Spagna straziata dalla Guerra civile e alla Francia come teatro della più grande operazione militare mai vista nella storia &#8211; sarebbe stato coinvolto nelle attività di spionaggio dell&#8217;<strong>Oss</strong>, avrebbe avuto a che fare con la Cia ma, ben più importante, anche con l&#8217;<strong>Nvkd</strong>, il Commissariato del popolo per gli affari interni che diede i natali al Kgb, e forse non solo quello, considerata la preoccupazione, o paranoia, nutrita dall&#8217;onnipotente capo dell&#8217;Fbi <a href="https://www.ilgiornale.it/news/storia/pearl-harbor-caso-dei-documenti-insabbiati-hoover-non-si-1994972.html">John Edgar Hoover</a> nei suoi confronti.</p>



<p>Secondo le<a href="https://www.cia.gov/resources/csi/static/Spy-Who-Made-Own.pdf"> ricostruzioni</a> dello storico <strong>Nicholas Reynolds</strong>, che ha svolto questo ruolo &#8220;ufficiale&#8221; per il Corpo dei Marines, ma ha anche lavorato per la CIA in diverse vesti, oltre ad essere stato professore presso il Naval War College e la Johns Hopkins University, l&#8217;<strong>impegno politico</strong> di Hemingway, che alcuni hanno definito al pari di George Orwell un &#8220;<em>cripto-comunista</em>&#8220;, potrebbe essersi evoluto in un <strong>coinvolgimento nello spionaggio</strong> e nell&#8217;intelligence.</p>



<p>Nel suo libro &#8220;<em>Writer, Sailor, Soldier, Spy: Ernest Hemingway&#8217;s Secret Adventures</em>&#8221; &#8211; qualcuno troverà una certa assonanza tra il titolo scelto da Reynolds e quello del romanzo di spionaggio pubblicato nel 1974 da John le Carré &#8211; il curatore del museo dell&#8217;agenzia affronta la scoperta fatta durante l&#8217;allestimento di una mostra incentrata sull&#8217;operato dell&#8217;<strong>Office of Strategic Services</strong>, il primo <a href="https://www.cia.gov/legacy/museum/exhibit/the-office-of-strategic-services-n-americas-first-intelligence-agency/">servizio segreto americano unificato</a> creato &#8220;<em>in corsa</em>&#8221; dopo che gli Stati Uniti dichiararono guerra alle potenze dell&#8217;Asse nella Seconda Guerra Mondiale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una perfette spia americana?</h2>



<p>Il servizio segreto americano, che doveva subentrare all&#8217;<a href="https://www.ilgiornale.it/news/storia/caso-rumrich-e-quelle-spie-naziste-negli-stati-uniti-2418344.html">Fbi</a> e ai servizi informazioni di Esercito e Marina, venne posto sotto il comando di <strong>William Donovan</strong> che aveva attinto a &#8220;<em>uomini e donne provenienti dall&#8217;alta società della costa orientale americana</em>&#8221; trovando agenti segreti di eccelso e discutibile talento tra le confraternite della <strong>Ivy League</strong>, a <strong>Wall Street</strong> e a <strong>Hollywood</strong>, e secondo le ricerche di Reynolds, potrebbe aver reclutato anche il grande scrittore americano Ernest Hemingway: un tipo d&#8217;uomo che non era certo privo del coraggio e del <em>savoir-faire</em> che si addicono a una spia.</p>



<p>Lo storico parla di un &#8220;<strong>collegamento casuale</strong>&#8221; che aprì un vaso di Pandora. Un evento preciso: &#8220;<em>Ernest Hemingway e il colonnello David K. E. Bruce dell&#8217;OSS avevano &#8220;liberato&#8221; il bar del Ritz di Parigi dai tedeschi nell&#8217;agosto del 1944</em>&#8220;; un albergo, vale la pena ricordarlo, che al tempo era frequentato da una certa <strong>Coco Chanel</strong>, che si sospettava essere non solo intima amica di Walter Schellenberg, agente segreto e vertice della Gestapo a Parigi, ma spia doppiogiochista e informatrice dell&#8217;Abwehr, il servizio segreto della Germania nazista. Il suo nome in codice: <a href="http://Westminster">Westminster</a>.</p>



<p>Hemingway &#8220;<em>non sarebbe stato affatto fuori posto nell&#8217;Oss</em>&#8220;, asserisce Reynolds nei suoi scritti. Come tutti gli avventurieri e gli uomini d&#8217;azione con un intelletto sopra la media, &#8220;<strong>amava i segreti</strong>&#8221; ma soprattutto il &#8220;vantaggio&#8221; che essi concedono a chi li conosce. Del resto, era già noto a Sun Tzu come in guerra, più della potenza militare, conti la capacità di ottenere le informazioni sul nemico:&#8221;<em>&#8230; le spie sono l&#8217;elemento più importante in guerra e da loro dipende la capacità di movimento dell&#8217;armata</em>&#8220;. Ma il vero punto è che Hemingway potrebbe non essere stato soltanto <strong>una spia americana</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La pista sovietica</h2>



<p>Archivio dopo archivio, lettera dopo lettera, stralcio di informazione dopo informazione, quello che viene tracciato è il profilo di quella che potrebbe essere stata una spia dilettante. Un volto di Hemingway &#8220;diverso&#8221; dai tanti che abbiamo conosciuto.</p>



<p>Secondo <strong>Nicholas Reynolds</strong>, lo scrittore si era cimentato &#8220;<em>quasi ossessivamente in varie forme di spionaggio e di combattimento in due continenti dal 1937 in poi, prima e durante la Seconda Guerra Mondiale</em>&#8220;, dai campi di battaglia in Spagna, dove scrisse racconti come <em>La farfalla e il carro armato</em>, ai vicoli dell&#8217;Avana, fino alle acque dell&#8217;Atlantico infestato dai sottomarini nazisti. Si dice che, a bordo della sua nave da pesca <em>Pilar</em>, pattugliasse le acque a Nord di Cuba alla ricerca di<strong> U-Boot</strong>, prendendo pagine e pagine di appunti in codice ma ottenendo un solo avvistamento.</p>



<p>Ad Hemingway è sempre piaciuto &#8220;<em>gravitare attorno agli irregolari, uomini e donne che operavano per conto proprio e si tenevano lontani dai riflettori</em>&#8221; per comporre i suoi reportage e trarre ispirazione per i suoi romanzi, ma il caso vuole che è proprio tra gli irregolari e gli uomini e le donne che agiscono nelle <em>zone grigie</em> che si nascono e proliferano le spie e i loro reclutatori. Uomini come<strong> Alexander Vassiliev</strong>, ufficiale del Kgb, il servizio segreto sovietico, che avvalora il possibile reclutamento di Hemingway nel vecchio Nkdv, il Commissariato del popolo per gli affari interni che ha svolto le funzioni di servizio segreto nell&#8217;<strong>Unione Sovietica</strong> dal 1934 al 1946.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dalla Cina alla Guerra Fredda</h2>



<p><strong>Le prove di Vassiliev sembravano solide</strong>, afferma lo storico: i documenti mostravano che un agente sovietico aveva reclutato Hemingway “<em>per lavorare su comuni basi ideologiche</em>”, come confermerebbero i materiali contenuti nei registri dell’era staliniana delle operazioni di intelligence sovietiche contro gli Stati Uniti, consultati e riportati in ampi quaderni di documenti trascritti e citati nel libro&nbsp;<em>Spies: The Rise and Fall of the KGB in America</em>, scritto da J. Haynes, H. Klehr e dallo stesso Vassiliev.</p>



<p>Nelle vesti di “spia dilettante”, Hemingway sarebbe stato reclutato prima di recarsi in <strong>Cina</strong> nel 1941 e avrebbe ricevuto il nome in codice di&nbsp;<strong>Argo</strong>. Secondo l’ex agente del KGB, lo scrittore americano “<em>espresse ripetutamente il suo desiderio e la sua disponibilità ad aiutarci</em>” quando incontrò agenti sovietici a L’Avana e a Londra negli anni Quaranta. Ma, considerate la scarsa rilevanza delle informazioni fornite, i contatti con&nbsp;&#8220;<em>Argo</em>&nbsp;<em>cessarono alla fine del decennio</em>&#8220;. Per questo, non è da escludere l’ipotesi di un gioco pericoloso condotto da uno scrittore tanto coraggioso quanto scapestrato, che forse era solo alla ricerca di un’esperienza adrenalinica come spunto per uno dei suoi romanzi.</p>



<p>Prima di suicidarsi nel 1961, <a href="https://www.theguardian.com/books/ernesthemingway">Ernest Hemingway</a> — depresso e disilluso — aveva dichiarato di essere stato messo sotto sorveglianza dall’FBI. Una “<em>paranoia</em>” che si rivelerà estremamente concreta, quando il disseppellimento di documenti classificati confermerà i timori di J. Edgar Hoover, direttore del Bureau, che temeva il legame stretto dallo scrittore con il leader cubano <strong>Fidel Castro</strong>.</p>



<p>Secondo Mr. Reynolds, Hemingway temette sempre che, negli anni più feroci della “caccia alle streghe” del <a href="https://www.ilfoglio.it/esteri/2019/12/01/news/l-ultima-spiata-atomica-289556/">maccartismo</a>, l’Fbi potesse scoprire l’indicibile segreto che il <em>papa</em> della letteratura americana del XX secolo aveva nascosto per oltre vent’anni: il suo <strong>timido fallimento</strong> come informatore dello spionaggio sovietico. Una verità che avrebbe potuto distruggere la sua reputazione, nonostante a giustificazione della &#8220;comune lotta al nazifascismo&#8221; prima dell&#8217;entrata in guerra degli Stati Uniti, cancellando in un attimo anche quella che viene tuttora ricordata come una collaborazione ben più fruttuosa con l’<a href="https://www.cia.gov/resources/csi/static/Spy-Who-Made-Own.pdf">intelligence americana</a> durante la guerra.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/scrittore-marinaio-soldato-e-anche-spia-il-suo-nome-era-hemingway-ernest-hemingway.html">Scrittore, marinaio, soldato e anche spia: il suo nome era Hemingway, Ernest Hemingway</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Pagine d&#8217;estate &#8211; Dall&#8217;Albanese a Dostoevskij per capire il passato, il presente e soprattutto il futuro</title>
		<link>https://it.insideover.com/letteratura/pagine-destate-dallalbanese-a-dostoevskij-per-capire-il-passato-il-presente-e-soprattutto-il-futuro.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Diana Mihaylova]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Aug 2025 12:44:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=481315</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1138" height="640" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Edward-Hopper-Woman-Reading-in-Compartment-C-wikimedia-commons.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Edward-Hopper-Woman-Reading-in-Compartment-C-wikimedia-commons.jpg 1138w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Edward-Hopper-Woman-Reading-in-Compartment-C-wikimedia-commons-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Edward-Hopper-Woman-Reading-in-Compartment-C-wikimedia-commons-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Edward-Hopper-Woman-Reading-in-Compartment-C-wikimedia-commons-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Edward-Hopper-Woman-Reading-in-Compartment-C-wikimedia-commons-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Edward-Hopper-Woman-Reading-in-Compartment-C-wikimedia-commons-600x337.jpg 600w" sizes="(max-width: 1138px) 100vw, 1138px" /></p>
<p>Nove consigli di lettura estivi: tra classici e contemporanei, una raccolta per capire il passato, il presente e il futuro.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/letteratura/pagine-destate-dallalbanese-a-dostoevskij-per-capire-il-passato-il-presente-e-soprattutto-il-futuro.html">Pagine d&#8217;estate &#8211; Dall&#8217;Albanese a Dostoevskij per capire il passato, il presente e soprattutto il futuro</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1138" height="640" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Edward-Hopper-Woman-Reading-in-Compartment-C-wikimedia-commons.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Edward-Hopper-Woman-Reading-in-Compartment-C-wikimedia-commons.jpg 1138w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Edward-Hopper-Woman-Reading-in-Compartment-C-wikimedia-commons-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Edward-Hopper-Woman-Reading-in-Compartment-C-wikimedia-commons-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Edward-Hopper-Woman-Reading-in-Compartment-C-wikimedia-commons-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Edward-Hopper-Woman-Reading-in-Compartment-C-wikimedia-commons-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Edward-Hopper-Woman-Reading-in-Compartment-C-wikimedia-commons-600x337.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1138px) 100vw, 1138px" /></p>
<p>L’estate, e in particolar modo il mese di agosto, è quel breve periodo dell’anno in cui le città sembrano spegnersi gradualmente: <strong>tutto rallenta, quasi fino ad arrestarsi, in una sorta di lenta modalità “a risparmio energetico”, perché la maggior parte delle persone migrano</strong> per raggiungere le destinazioni preferite delle vacanze. Che si tratti di passare l’estate nella quiete della città semi deserta, sotto l’ombrellone di un torrido lido mediterraneo, alle fresche pendici di una montagna o in una destinazione esotica, <strong>quale miglior momento per prendersi del tempo per sé e leggere?</strong></p>



<p>L’occasione perfetta per recuperare quel romanzo che volevamo leggere da tanto tempo, ma durante l’anno non siamo mai riusciti; per approfondire un tema importante di cui sappiamo ancora troppo poco o, perché no, rileggere il nostro autore preferito. Ecco allora <strong>una piccola selezione di consigli di lettura</strong>, tra classici e contemporanei, nuove uscite e autori intramontabili e soprattutto, una prospettiva possibile per cercare di dare un senso ad alcune dinamiche difficili del passato e del futuro, partendo dal nostro presente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Foa e Albanese, letture dolorose ma necessarie</h2>



<p>Non è per niente facile trovare un modo per raccontare quello che sta accadendo in Palestina, e in particolar modo a Gaza, anche in questo momento. Non è per niente facile, del resto, accettare che sotto ai nostri occhi, anche per quelli che non lo vogliono vedere, <strong>sia in atto uno dei crimini più feroci della nostra storia recente: il genocidio della popolazione palestinese, perpetrato dalle forze armate israeliane</strong>. &nbsp;Un tema difficile e doloroso, che tra tanti autori e autrici, studiosi e storici, in Italia è stato ben documentato da due donne: <strong>Anna Foa</strong>, scrittrice e storica di origine ebraica, vincitrice del Premio Strega saggistica 2025 con <strong><em>Il suicidio di Israele </em>(Laterza)</strong> e <a href="https://it.insideover.com/letteratura/quando-il-mondo-dorme-si-generano-i-mostri-francesca-albanese-racconta-la-palestina.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Francesca Albanese</strong>, giurista, studiosa, relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nel territorio palestinese occupato</a> con <strong><em>Quando il mondo dorme </em>(Rizzoli).</strong></p>



<p>Due letture complesse ma proprio per questo necessarie, al fine di comprendere le ragioni storiche dietro alle tante e assurde dinamiche quotidiane, le privazioni e le occupazioni a cui è sottoposta la popolazione palestinese, a partire non dal 7 ottobre 2023, ma già dal secolo scorso, ovvero dalla creazione di Israele e dalle frizioni della prima guerra arabo-israeliana.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="666" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Il-suicidio-di-Israele-Laterza-Anna-Foa-vincitore-premio-Strega-2025-666x1024.jpg" alt="" class="wp-image-481320" style="width:354px;height:auto" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Il-suicidio-di-Israele-Laterza-Anna-Foa-vincitore-premio-Strega-2025-666x1024.jpg 666w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Il-suicidio-di-Israele-Laterza-Anna-Foa-vincitore-premio-Strega-2025-195x300.jpg 195w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Il-suicidio-di-Israele-Laterza-Anna-Foa-vincitore-premio-Strega-2025-600x923.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Il-suicidio-di-Israele-Laterza-Anna-Foa-vincitore-premio-Strega-2025.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 666px) 100vw, 666px" /></figure>
</div>


<p><a href="https://it.insideover.com/guerra/anna-foa-niente-giustifica-i-bambini-morti-a-gaza-e-il-suicidio-di-israele.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Anna Foa, che su queste pagine abbiamo anche intervistato</a>, con <em><a href="https://www.laterza.it/scheda-libro/?isbn=9788858155530" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Il suicidio di Israele </a></em>ripercorre la storia dello Stato Ebraico e i drammatici passi e deviazioni che hanno portato allo strappo di oggi, in cui è sempre più difficile immaginare una soluzione pacifica, senza sradicare quel seme di odio piantato già dalla costituzione di Israele e da alcuni dei fondatori del pensiero sionista. Francesca Albanese, invece, in <em>Quando il mondo dorme </em>racconta la difficoltà della vita in Palestina, a partire dalla sua esperienza come relatrice speciale in contatto con decine di sfollati, madri, bambini, ma anche artisti e giornalisti, con le loro drammatiche storie che testimoniano quel che sta accadendo in Medio Oriente.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“È quando il mondo dorme che si generano i mostri. Di mostri ne abbiamo già parecchi, tra noi. Prima di tutto, la nostra indifferenza.” </strong><a href="https://www.rizzolilibri.it/libri/quando-il-mondo-dorme/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><em>Quando il mondo dorme</em> </a>(Rizzoli), Francesca Albanese</p>
</blockquote>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Francesca-Albanese-Quando-il-mondo-dorme-Genocidio-a-Gaza-e-storie-dalla-Palestina-Libro-Rizzoli-2025-1024x1024.jpg" alt="" class="wp-image-480746" style="width:560px;height:auto" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Francesca-Albanese-Quando-il-mondo-dorme-Genocidio-a-Gaza-e-storie-dalla-Palestina-Libro-Rizzoli-2025-1024x1024.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Francesca-Albanese-Quando-il-mondo-dorme-Genocidio-a-Gaza-e-storie-dalla-Palestina-Libro-Rizzoli-2025-300x300.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Francesca-Albanese-Quando-il-mondo-dorme-Genocidio-a-Gaza-e-storie-dalla-Palestina-Libro-Rizzoli-2025-150x150.jpg 150w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Francesca-Albanese-Quando-il-mondo-dorme-Genocidio-a-Gaza-e-storie-dalla-Palestina-Libro-Rizzoli-2025-768x768.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Francesca-Albanese-Quando-il-mondo-dorme-Genocidio-a-Gaza-e-storie-dalla-Palestina-Libro-Rizzoli-2025-600x600.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Francesca-Albanese-Quando-il-mondo-dorme-Genocidio-a-Gaza-e-storie-dalla-Palestina-Libro-Rizzoli-2025-100x100.jpg 100w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Francesca-Albanese-Quando-il-mondo-dorme-Genocidio-a-Gaza-e-storie-dalla-Palestina-Libro-Rizzoli-2025.jpg 1080w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
</div>


<h2 class="wp-block-heading">Kurkov: nonostante la guerra, la vita può ricominciare</h2>



<p>Andrei Kurkov è considerato, a pieno titolo, uno dei più brillanti autori ucraini contemporanei. Tra i suoi numerosi scritti <strong>sul dramma della guerra in Ucraina</strong>, un romanzo in particolare spicca sopra agli altri, per l’incredibile capacità di raccontare un evento tanto drammatico con una narrazione sorprendentemente delicata e toccante. <strong><em>Api grigie </em>(Keller) è un romanzo duro, ma allo stesso tempo meravigliosamente dolce; malinconico ma anche in grado di ridare speranza, </strong>addolcendo la sensazione quotidiana, rumorosa e persistente, della guerra in Ucraina al suo confine più orientale. I boati che rimbombano, i vetri rotti per le esplosioni delle granate, il dolore per i morti, i feriti, le casupole coi giardini abbandonate nei villaggi &#8211; villaggi che esistono per davvero &#8211; vengono messi a tacere, coperti, dimenticati, seppur per un istante, dal tenue ronzio delle api. I piccoli insetti simbolo della vita, nella loro operosa semplicità. <em>Api grigie</em> è un romanzo molto intenso che lascia una lunga scia dietro di sé: c&#8217;è ancora umanità nei terreni della “zona grigia”, quella tra l&#8217;Ucraina e i separatisti filorussi?</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="200" height="296" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Api-grigie-Andrei-Kurkov-Keller-guerra-in-Ucraina.jpg" alt="" class="wp-image-481321" style="width:307px;height:auto"/></figure>
</div>


<p>Leggendo <em>Api grigie </em>la sorpresa è duplice: da una parte si ha la sensazione di star leggendo un romanzo di altri tempi, quasi un classico, che narra di una vita lenta e dimenticata in un passato lontano, salvo poi avere un&#8217;altra impressione, quella di star leggendo invece la cronaca del conflitto attuale, che dai paragrafi dei giornali e dei report di guerra si trasferisce nel piccolo villaggio di Malaja Starogradovka, per poi andare a Melitopol&#8217;, Svetloe, Veseloe, verso ovest, fino tornare indietro a est, in un villaggio tataro della Crimea, immersi nella vita del povero apicoltore Sergej Sergeic, con la sua solitudine, le sue arnie curative, la flebile luce delle sue candele in mancanza di elettricità e l&#8217;inesorabile abbandono, alla morte, ma soprattutto alla vita.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong><em>“D&#8217;estate godeva del ronzio delle api, d&#8217;inverno del silenzio e della calma, dei campi imbiancati dalla neve e dell&#8217;immobilità del cielo grigio. Avrebbe potuto continuare così per tutta la vita, ma il destino aveva deciso diversamente. Qualcosa si era rotto nel Paese, a Kiev, dove c&#8217;era sempre una cosa o un&#8217;altra che non andava. Si era trattato di una rottura tale che il Paese intero, al pari di un vetro infranto, si era riempito di dolorose crepe da cui scorreva il sangue. Era scoppiata una guerra, il cui senso, a tre anni di distanza, restava per Sergeič ancora nebuloso.”</em></strong> <em><a href="https://www.kellereditore.it/prodotto/api-grigie-andrei-kurkov/">Api Grigie (Keller) Andrei Kurkov</a></em></p>
</blockquote>



<h2 class="wp-block-heading">Miljenko Jergovic: fine di un’infanzia e di un mondo</h2>



<p>Pubblicato per la prima volta nel 1994, <em>Le Marlboro di Sarajevo </em>(Bottega Errante) è il canto corale di Miljenko Jergovic, brillante autore contemporaneo bosniaco, che racconta in una maniera estremamente umana e personale uno degli eventi storici che ha cambiato per sempre, e irrimediabilmente, <strong>la storia dei Balcani: le guerre che hanno portato alla dissoluzione della Jugoslavia, nel corso degli anni Novanta. </strong>Una serie di brevi racconti che passano dai momenti spensierati di un’infanzia, la giovinezza e i suoi primi amori, ai presagi che portano alla fine di un mondo. Ogni ricordo cerca di dare un senso a quel gioioso passato, che si è scontrato con la brutale insensatezza della guerra, modificando per sempre il destino di migliaia di persone.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“Pensavo a un miracolo guardando la mia casa e la mia macchina illese dopo quel giorno e quella notte allucinanti. Ma col tempo capii che in realtà nulla era salvo, semplicemente non era ancora giunta l’ora del commiato. Quella sarebbe giunta piano, avrei dovuto sentirla in ogni piega per poi capire che in questa città, oltre alla gente trucidata e scannata, oltre alle case distrutte e all’infanzia dimenticata, non ci resta più niente, salvo, forse, un sacco di carne viva che si nutre del dolore per le piccole cose perdute, e che, dinanzi alle cose grandi della vita, trema, come il motore prima di spegnersi.”</strong> <a href="https://www.bottegaerranteedizioni.it/product/le-marlboro-di-sarajevo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Le Marlboro di Sarajevo (Bottega Errante), Miljenko Jergovic</a></p>
</blockquote>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="520" height="800" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Le-Marlboro-di-Sarajevo-Mijenko-Jergovic-guerra-Bosnia-Bottega-errante.jpg" alt="" class="wp-image-481322" style="width:363px;height:auto" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Le-Marlboro-di-Sarajevo-Mijenko-Jergovic-guerra-Bosnia-Bottega-errante.jpg 520w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Le-Marlboro-di-Sarajevo-Mijenko-Jergovic-guerra-Bosnia-Bottega-errante-195x300.jpg 195w" sizes="auto, (max-width: 520px) 100vw, 520px" /></figure>
</div>


<h2 class="wp-block-heading">Harvey: la fascinazione per lo spazio e gli astri</h2>



<p><em>Orbital </em>(Enne Enne Editore) di Samantha Harvey è un romanzo breve, costellato però da centinaia di riferimenti storici, scientifici, letterari, che è una vera e propria carezza all’anima. Vincitore del Booker Prize 2024, cattura da subito l’attenzione per la sua <strong>cornice <em>sci-fi</em>: sei astronauti provenienti da America, Russia, Italia, Gran Bretagna e Giappone intraprendono un’importante missione cosmica</strong> per studiare le delicate dinamiche ed equilibri terresti da fuori, osservando la Terra da una stazione spaziale ruotante.</p>



<p>Tuttavia, <em>Orbital</em> è molto più di un semplice racconto fantascientifico, dato che via via che il viaggio attorno al “pianeta blu” prosegue, si dispiegano tante piccole storie di fragilità personali, di familiari che si trovano lontano, di vite che si spezzano, ma anche la fragilità del nostro stesso pianeta, così insignificante nella prospettiva di vita quotidiana, ma così importante quando viene invece osservato dall’esterno, testimonianza del miracolo della vita e della natura, che devono essere protette a tutti i costi. Un piccolo romanzo scritto e pensato in lingua inglese, preceduto da alcuni approfonditi studi scientifici che l’autrice ha compiuto per cercare di raccontare al meglio le reali dinamiche della vita di un cosmonauta, che nella traduzione italiana a cura di Gioia Guerzoni è reso così bene, da far dubitare che non sia stato pensato in lingua italiana, con un linguaggio che, pur restando in prosa, accarezza note intime come fosse un testo poetico. Una lettura <strong>adatta a chi vuole riscoprirsi un po’ sognatore, e per capire quanto il nostro pianeta sia fondamentale</strong>, per tutti noi.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“Nel giro di poco tempo, si fa strada in tutti loro un desiderio. È il desiderio, o meglio il bisogno (alimentato dal fervore) di proteggere questa Terra enorme e minuscola. Quest’adorabile sfera, bizzarra e miracolosa. Che data la scarsità di alternative, è inconfondibilmente casa. Un luogo senza limiti, un gioiello sospeso, così sorprendentemente luminoso. Non potremmo vivere in pace gli uni con gli altri? E con la Terra? Non è un desiderio ardente, ma una supplica disperata. Non possiamo smettere di tiranneggiare, distruggere, saccheggiare e sperperare quest’unica cosa da cui dipende la nostra vita?”</strong> <a href="https://www.nneditore.it/libro/9791255750659" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Orbitai (Enne Enne Editore), Samantha Harvey</a></p>
</blockquote>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="600" height="942" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Orbital-Samantha-Harvey-vincitore-Booker-Prize-2024-Enne-Enne-Editore.jpg" alt="" class="wp-image-481324" style="width:361px;height:auto" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Orbital-Samantha-Harvey-vincitore-Booker-Prize-2024-Enne-Enne-Editore.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Orbital-Samantha-Harvey-vincitore-Booker-Prize-2024-Enne-Enne-Editore-191x300.jpg 191w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure>
</div>


<h2 class="wp-block-heading">Nori: la bellezza della lingua e della poesia</h2>



<p>Di <em>Chiudo la porta e urlo</em> (Mondadori) si è parlato molto negli ultimi mesi, anche dato che si è classificato al quarto posto del Premio Strega 2025. Un libro che è in primis una dedica alla poesia di Raffaello Baldini, che riesce però a essere <strong>molto più di una semplice biografia letteraria, trasformandosi in un divertente e malinconico inno alla Letteratura</strong>, nel senso più ampio del termine, creando una serie di inedite connessioni tra Milano, Parma e Sant’Arcangelo di Romagna, con San Pietroburgo e le grandi voci della letteratura russa a cui Paolo Nori ci ha ormai abituati da tempo. Così <strong>oltre alla poesia in dialetto di Baldini, riecheggiano anche Dante, Manzoni, ma anche l’Achmatova e persino l’amorevole <em>njanja</em> di Aleksandr Puskin</strong>, una semplice serva della gleba che gli ha insegnato un po’ di quella magica lingua che ha reso grande la letteratura russa nel mondo. Il tutto alternato a frammenti di vita intima di Paolo, come l’amata casa d’infanzia dei Nori che è come “una scatola di bottoni”, e l’affetto per la nonna Carmela il cui dialetto diventa un linguaggio universale che fa da filo conduttore per riuscire a comprendere i libri, la vita, il mondo.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“Ero disperato, ero così messo male, ero così con le spalle al muro che ho trovato il coraggio di provare a vedere se riuscivo a far diventare la mia passione, la letteratura, il mio mestiere.”</strong> <a href="https://www.mondadori.it/libri/chiudo-la-porta-e-urlo-paolo-nori/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Chiudo la porta e urlo (Mondadori), Paolo Nori</a></p>
</blockquote>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="690" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Chiudo-la-porta-e-urlo-Paolo-Nori-Mondadori-finalista-premio-strega-2025-690x1024.png" alt="" class="wp-image-481325" style="width:418px;height:auto" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Chiudo-la-porta-e-urlo-Paolo-Nori-Mondadori-finalista-premio-strega-2025-690x1024.png 690w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Chiudo-la-porta-e-urlo-Paolo-Nori-Mondadori-finalista-premio-strega-2025-202x300.png 202w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Chiudo-la-porta-e-urlo-Paolo-Nori-Mondadori-finalista-premio-strega-2025-600x891.png 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Chiudo-la-porta-e-urlo-Paolo-Nori-Mondadori-finalista-premio-strega-2025.png 768w" sizes="auto, (max-width: 690px) 100vw, 690px" /></figure>
</div>


<h2 class="wp-block-heading">Gospodinov: fare i conti con la perdita di un padre</h2>



<p>Tra le voci del panorama letterario est europeo, Georgi Gospodinov è senz’altro tra gli autori più peculiari e interessanti, e tra i pochissimi autori bulgari a essere stati tradotti in Italia. Dopo i successi dei romanzi <em>Fisica della malinconia </em>e <em>Cronorifugio, </em>per cui Gospodinov si è aggiudicato il <strong>primo posto al Premio Strega europeo 2021,</strong> nel 2025 è uscito il suo ultimo romanzo: <em>Il giardiniere e la morte </em>(Voland). Un libro che lo stesso autore ha definito come conclusivo, e una sorta di “terzo capitolo” dei due libri precedenti, creando un’inedita trilogia che riflette diverse fasi e aspetti della vita umana: i sogni dell’infanzia di <em>Fisica della malinconia</em>, il ricordo del passato e lo scorrere del tempo durante la vecchiaia di <em>Cronorifugio </em>e la morte dell’ultimo libro.</p>



<p><em>Il giardiniere e la morte </em>racconta<strong> in un modo sorprendentemente leggero e malinconico quanto sia difficile accettare la morte del proprio padre</strong>. Un padre amorevole, una volta forte, presente, apprensivo, che via via che la vita prosegue, si spegne nel suo profumato giardino, consumato da un male incurabile. Un romanzo insolito, duro, ma anche sorprendentemente dolce, che spazia tra il <em>memoir, </em>il diario con forti cenni autobiografici, sul cui sfondo, però, si sente anche riecheggiare la storia della Bulgaria, dal passato socialista di un tempo, ai giorni nostri.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“È facile ammazzare il proprio padre, ma è difficile capirlo.”</strong> <a href="https://www.voland.it/libro/9788862435697" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Il giardiniere e la morte (Voland), Georgi Gospodinov</a></p>
</blockquote>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="600" height="848" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Il-giardiniere-e-la-morte-Georgi-Gospodinov-2025-Voland.jpg" alt="" class="wp-image-481326" style="width:409px;height:auto" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Il-giardiniere-e-la-morte-Georgi-Gospodinov-2025-Voland.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Il-giardiniere-e-la-morte-Georgi-Gospodinov-2025-Voland-212x300.jpg 212w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure>
</div>


<h2 class="wp-block-heading">Recuperare i classici, da Dostoevskij a Dovlatov</h2>



<p>Nel bene e nel male, negli ultimi anni <strong>la fascinazione per l’est è aumentata notevolmente</strong>, complici anche i drammatici eventi come la guerra in Ucraina, o i tristi anniversari come il trentennale del genocidio di Srebrenica l’11 luglio 2025. Ma per fortuna, l’”Est” in senso ampio, non ha solo eventi drammatici da raccontare e tramandare, ma anche libri e storie meravigliose da (ri)scoprire. Tra i tanti classici che è possibile recuperare in vacanza, ecco allora due consigli tipicamente estivi: <em>Le notti bianche</em> del grande Fedor Dostoevskij e <em>La valigia</em> di Sergej Dovlatov.</p>



<p>Disponibile in moltissime edizioni differenti in lingua italiana, <em>Le notti bianche </em>è il è forse il più romantico e sognante tra i romanzi di Dostoevskij, che <strong>racconta la bellezza degli amori impossibili.</strong> <em><a href="https://www.lafeltrinelli.it/notti-bianche-cronaca-di-pietroburgo-ebook-fedor-dostoevskij/e/9788858820742?srsltid=AfmBOoqBqBoqfpIsrmtPO2CZTtJNGCNyEA-7QPByAZjzqlQ3E_ui3HwW" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Le notti bianche</a> </em>ci immerge nei bagliori estivi di San Pietroburgo, dove, lungo la Neva, la Fontanka e gli altri fiumi e canali della città, il sole non tramonta mai, nemmeno durante la notte, in una meravigliosa atmosfera dai toni rosa, viola e blu. Tra interminabili passeggiate notturne e chiacchere, il protagonista s’innamora, senza speranza, della giovane Nasten’ka, il cui cuore appartiene però a un altro.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="536" height="828" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Le-notti-bianche-Fedor-Dostoevskij-Feltrinelli.jpg" alt="" class="wp-image-481328" style="width:350px;height:auto" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Le-notti-bianche-Fedor-Dostoevskij-Feltrinelli.jpg 536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Le-notti-bianche-Fedor-Dostoevskij-Feltrinelli-194x300.jpg 194w" sizes="auto, (max-width: 536px) 100vw, 536px" /></figure>
</div>


<p>Infine, <strong>una lettura per chi sa ridere delle proprie disgrazie:</strong> <em>La valigia</em> (Sellerio), di Sergej Dovlatov, brillante autore sovietico, di origine ebrea e armena, tra i più interessanti nel panorama letterario russo del secondo Novecento. Cosa metteremmo nella nostra valigia estiva, se sapessimo di non tornare mai più indietro nella nostra patria?</p>



<p>Se siete in partenza, o già partiti, e la valigia l’avete necessariamente con voi, avrete minuziosamente selezionato gli oggetti da portare: spazzolino e dentifricio, calzini, caricabatterie, eccetera eccetera. Ecco che il pretesto di questo libro è lo stesso:&nbsp;Sergej Dovlatov parte, nella finzione letteraria, ma anche nella realtà, per andare a vivere negli Stati Uniti,&nbsp;come tanti altri emigranti russi e sovietici. Nel suo caso non si tratta però da una fuga dalle persecuzioni e dalla censura, come fu per molti altri suoi contemporanei, ma piuttosto di una scelta maturata proprio perché era e si sentiva “diverso”. Ecco, quindi, che nei racconti de&nbsp;<em>La valigia</em>&nbsp;ogni oggetto ritrovato proprio sul fondo di una vecchia valigia, gli ricorda della sua così diversa vita sovietica, che lui rammenta; e noi, lettori curiosi scopriamo invece, com’era:&nbsp;una vita bizzarra, fatta di compromessi, ma anche di comiche assurdità, nella sua semplice e faticosa quotidianità.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“Osservai la valigia vuota. Sul fondo Marx. In cima Brodskij. E tra loro la mia unica, inestimabile, irripetibile esistenza&#8230;”</strong> <a href="https://www.sellerio.it/it/catalogo/Valigia/Dovlatov/569" target="_blank" rel="noreferrer noopener">La valigia (Sellerio), Sergej Dovlatov</a></p>
</blockquote>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="225" height="310" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/La-valigia-Sergej-Dovlatov-Sellerio.jpg" alt="" class="wp-image-481329" style="width:289px;height:auto" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/La-valigia-Sergej-Dovlatov-Sellerio.jpg 225w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/La-valigia-Sergej-Dovlatov-Sellerio-218x300.jpg 218w" sizes="auto, (max-width: 225px) 100vw, 225px" /></figure>
</div><p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/letteratura/pagine-destate-dallalbanese-a-dostoevskij-per-capire-il-passato-il-presente-e-soprattutto-il-futuro.html">Pagine d&#8217;estate &#8211; Dall&#8217;Albanese a Dostoevskij per capire il passato, il presente e soprattutto il futuro</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Icone italiane: la storia d’Italia raccontata in 100 immagini</title>
		<link>https://it.insideover.com/fotografia/icone-italiane-la-storia-ditalia-raccontata-in-100-immagini.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Diana Mihaylova]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Jun 2025 09:54:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=472046</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1308" height="869" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Mario-De-Biasi-Gli-Italiani-si-voltano-1954-collezione-fotografia-finalrte-milano.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Mario-De-Biasi-Gli-Italiani-si-voltano-1954-collezione-fotografia-finalrte-milano.jpg 1308w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Mario-De-Biasi-Gli-Italiani-si-voltano-1954-collezione-fotografia-finalrte-milano-600x399.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Mario-De-Biasi-Gli-Italiani-si-voltano-1954-collezione-fotografia-finalrte-milano-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Mario-De-Biasi-Gli-Italiani-si-voltano-1954-collezione-fotografia-finalrte-milano-1024x680.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Mario-De-Biasi-Gli-Italiani-si-voltano-1954-collezione-fotografia-finalrte-milano-768x510.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1308px) 100vw, 1308px" /></p>
<p>“La fotografia e il cinema, conferiscono una specie di immortalità” scrisse una volta il sociologo e filosofo canadese Herbert Marshall McLuhan. La fotografia ha infatti quell’unica e incredibile capacità di catturare gli attimi della vita, di cristallizzarli e renderli eterni, come particelle di un evento, dilatato nel tempo e nella storia. Eppure, se pensiamo ai &#8230; <a href="https://it.insideover.com/fotografia/icone-italiane-la-storia-ditalia-raccontata-in-100-immagini.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/fotografia/icone-italiane-la-storia-ditalia-raccontata-in-100-immagini.html">Icone italiane: la storia d’Italia raccontata in 100 immagini</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1308" height="869" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Mario-De-Biasi-Gli-Italiani-si-voltano-1954-collezione-fotografia-finalrte-milano.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Mario-De-Biasi-Gli-Italiani-si-voltano-1954-collezione-fotografia-finalrte-milano.jpg 1308w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Mario-De-Biasi-Gli-Italiani-si-voltano-1954-collezione-fotografia-finalrte-milano-600x399.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Mario-De-Biasi-Gli-Italiani-si-voltano-1954-collezione-fotografia-finalrte-milano-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Mario-De-Biasi-Gli-Italiani-si-voltano-1954-collezione-fotografia-finalrte-milano-1024x680.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Mario-De-Biasi-Gli-Italiani-si-voltano-1954-collezione-fotografia-finalrte-milano-768x510.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1308px) 100vw, 1308px" /></p>
<p><strong>“La fotografia e il cinema, conferiscono una specie di immortalità” </strong>scrisse una volta il sociologo e filosofo canadese Herbert Marshall McLuhan. La fotografia ha infatti quell’unica e incredibile capacità di <strong>catturare gli attimi della vita, di cristallizzarli e renderli eterni, come particelle di un evento, dilatato nel tempo e nella storia. </strong>Eppure, se pensiamo ai grandi maestri della fotografia degli ultimi cent’anni, la fotografia italiana non è ancora del tutto nota al grande pubblico sulla scena artistica internazionale.</p>



<p>Proprio per questo motivo <em><a href="https://it.insideover.com/donne/i-diamanti-sono-i-migliori-amici-ma-le-borse-le-migliori-amiche-milano-omaggia-le-donne-con-leleganza-di-kelly-e-birkin.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Finarte</a></em> ha deciso di dedicare un intero evento <strong>alla scoperta dei maestri della fotografia italiana, dalla fine del XIX secolo ad oggi, con 100 opere di 50 artisti</strong>. È questa la cornice attorno a cui si sviluppa <strong><a href="https://www.finarte.it/asta/fotografia-icone-italiane-milano-2025-06-18?l=4" target="_blank" rel="noreferrer noopener">la prestigiosa asta “Fotografia: Icone italiane”</a> a Milano</strong>, che raccoglie gli scatti che hanno fatto la nostra storia, immortalando attimi di vita quotidiana, grandi cambiamenti storici e trapassi nelle varie epoche, con un focus particolare sui maestri del Novecento, che hanno lasciato significative tracce nel panorama artistico non solo italiano, ma internazionale.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="663" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Virgilio-Carnisio-Milano-Piazza-del-Duomo-1985-finarte-1024x663.jpg" alt="" class="wp-image-472047" style="width:653px;height:auto" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Virgilio-Carnisio-Milano-Piazza-del-Duomo-1985-finarte-1024x663.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Virgilio-Carnisio-Milano-Piazza-del-Duomo-1985-finarte-600x388.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Virgilio-Carnisio-Milano-Piazza-del-Duomo-1985-finarte-300x194.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Virgilio-Carnisio-Milano-Piazza-del-Duomo-1985-finarte-768x497.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Virgilio-Carnisio-Milano-Piazza-del-Duomo-1985-finarte.jpg 1343w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="has-text-align-center"><em>Milano, Piazza del Duomo </em>(1985) scatto di Virgilio Carnisio</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="639" height="869" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Dino-Pedriali-Pier-Paolo-Pasolini-1975-finarte.jpg" alt="" class="wp-image-472050" style="width:464px;height:auto" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Dino-Pedriali-Pier-Paolo-Pasolini-1975-finarte.jpg 639w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Dino-Pedriali-Pier-Paolo-Pasolini-1975-finarte-600x816.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Dino-Pedriali-Pier-Paolo-Pasolini-1975-finarte-221x300.jpg 221w" sizes="auto, (max-width: 639px) 100vw, 639px" /></figure>
</div>


<p class="has-text-align-center"><em>Pier Paolo Pasolini </em>(1975) scatto di Dino Pedriali</p>



<p><strong>“Icone italiane” </strong>avrà inizio a partire dal 16 giugno, con l’esposizione delle 100 opere, per concludersi <strong>il 18 giugno con l’asta finale </strong>alle ore 16. Tuttavia, non si tratta di una semplice asta, quanto di un progetto artistico vero e proprio di ampio respiro, curato dal Dipartimento di Fotografia di Finarte con testi critici e biografi del professor Roberto Mutti che sono disposti non in un canonico ordine cronologico e gerarchico, ma bensì in ordine alfabetico, affiancando opere di stili, epoche e quotazioni differenti.</p>



<p><strong>Una preziosa collezione dal sapore vintage,</strong> che racchiude atti così diversi e lontani, se paragonati alla frenetica realtà di oggi e del nuovo XXI secolo, <strong>tra momenti di quotidiana spensieratezza, ma anche icone chic, eventi storici e personaggi</strong> che hanno caratterizzato il Secolo breve.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="737" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Silvia-Camporesi-Ofelia-2004-finarte-1024x737.jpg" alt="" class="wp-image-472051" style="width:650px;height:auto" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Silvia-Camporesi-Ofelia-2004-finarte-1024x737.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Silvia-Camporesi-Ofelia-2004-finarte-600x432.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Silvia-Camporesi-Ofelia-2004-finarte-300x216.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Silvia-Camporesi-Ofelia-2004-finarte-768x553.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Silvia-Camporesi-Ofelia-2004-finarte.jpg 1207w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Ofelia </em>(2004) scatto di Silvia Camporesi</figcaption></figure>
</div>

<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="631" height="869" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Tazio-Secchiaroli-Sophia-Loren-e-Richard-Avedon-Roma-1966-finarte.jpg" alt="" class="wp-image-472053" style="width:505px;height:auto" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Tazio-Secchiaroli-Sophia-Loren-e-Richard-Avedon-Roma-1966-finarte.jpg 631w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Tazio-Secchiaroli-Sophia-Loren-e-Richard-Avedon-Roma-1966-finarte-600x826.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Tazio-Secchiaroli-Sophia-Loren-e-Richard-Avedon-Roma-1966-finarte-218x300.jpg 218w" sizes="auto, (max-width: 631px) 100vw, 631px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Sophia Loren e Richard Avedon</em> (Roma, 1966) scatto di Tazio Secchiaroli</figcaption></figure>
</div>


<p>Tra le macrosezioni tematiche presenti nella collezione alcune <strong>fotografie storiche di Federico Fellini e Sofia Loren</strong> ad opera di Tazio Secchiaroli; <strong>Pier Paolo Pasolini </strong>immortalato da Dino Pedriali e <strong>Lucio Fontana e Marcel Duchamp</strong> negli scatti di Ugo Mulas. Un’altra sezione iconica è poi quella degli scatti di moda, dove spiccano alcuni <strong>immagini del grande Oliviero Toscani, </strong>scomparso lo scorso anno, oltre a <strong>campagne di Dior e Dolce &amp; Gabbana</strong>, immortalate rispettivamente da Giovanni Gastel e Ferdinando Scianna, che nella Capitale italiana della moda, non possono mai mancare.</p>



<p>Infine, ampio spazio è stato dedicato anche a <strong>vedute rurali, paesaggi naturali e monumenti delle città italiane, tra Milano, Napoli, Palermo e Venezia</strong>, con scatti di Mimmo Jodice, Virgilio Carnisio, Carlo Naya, oltre alla punta di diamante dell&#8217;asta con l&#8217;opera <strong>“Negresco mare” di Massimo Vitali</strong>, stimata ad un valore di 20-30mila euro. Un’occasione per conoscere i grandi maestri della fotografia italiana, che raccontano di un’Italia sospesa in un malinconico e affascinante passato.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="816" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Oliviero-Toscani-Manette-campagna-pubblicitaria-United-Colors-of-Benetton-1989-finarte-1024x816.jpg" alt="" class="wp-image-472056" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Oliviero-Toscani-Manette-campagna-pubblicitaria-United-Colors-of-Benetton-1989-finarte-1024x816.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Oliviero-Toscani-Manette-campagna-pubblicitaria-United-Colors-of-Benetton-1989-finarte-600x478.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Oliviero-Toscani-Manette-campagna-pubblicitaria-United-Colors-of-Benetton-1989-finarte-300x239.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Oliviero-Toscani-Manette-campagna-pubblicitaria-United-Colors-of-Benetton-1989-finarte-768x612.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Oliviero-Toscani-Manette-campagna-pubblicitaria-United-Colors-of-Benetton-1989-finarte.jpg 1090w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Manette, campagna pubblicitaria United Colors of Benetton</em> (1989) di Oliviero Toscani</figcaption></figure>
</div>

<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="818" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Massimo-Vitali-Negresco-mare-2005-finarte-1024x818.jpg" alt="" class="wp-image-472055" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Massimo-Vitali-Negresco-mare-2005-finarte-1024x818.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Massimo-Vitali-Negresco-mare-2005-finarte-600x479.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Massimo-Vitali-Negresco-mare-2005-finarte-300x240.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Massimo-Vitali-Negresco-mare-2005-finarte-768x613.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/Massimo-Vitali-Negresco-mare-2005-finarte.jpg 1088w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Negresco mare </em>(2005) di Massimo Vitali</figcaption></figure>
</div><p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/fotografia/icone-italiane-la-storia-ditalia-raccontata-in-100-immagini.html">Icone italiane: la storia d’Italia raccontata in 100 immagini</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Puff the magic dragon: non un cartone animato ma una cannoniera da 6 mila colpi al minuto</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/puff-the-magic-dragon-non-un-cartone-animato-ma-una-cannoniera-da-6-mila-colpi-al-minuto.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Dec 2024 05:51:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra del vietnam]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<category><![CDATA[Us Air Force (Usaf)]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=447996</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="652" height="389" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/Vietnam-War-Weapons-The-AC-47-Gunship-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/Vietnam-War-Weapons-The-AC-47-Gunship-2.jpg 652w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/Vietnam-War-Weapons-The-AC-47-Gunship-2-600x358.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/Vietnam-War-Weapons-The-AC-47-Gunship-2-300x179.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 652px) 100vw, 652px" /></p>
<p>I primi esperimenti di cannoniere volanti risalgono all'inizio degli anni Sessanta. Un velivolo che ebbe la sua stagione di gloria in Vietnam. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/puff-the-magic-dragon-non-un-cartone-animato-ma-una-cannoniera-da-6-mila-colpi-al-minuto.html">Puff the magic dragon: non un cartone animato ma una cannoniera da 6 mila colpi al minuto</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="652" height="389" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/Vietnam-War-Weapons-The-AC-47-Gunship-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/Vietnam-War-Weapons-The-AC-47-Gunship-2.jpg 652w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/Vietnam-War-Weapons-The-AC-47-Gunship-2-600x358.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/Vietnam-War-Weapons-The-AC-47-Gunship-2-300x179.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 652px) 100vw, 652px" /></p>
<p>Oggi sono gli <strong>AC-130 Spectre</strong>, un tempo erano gli <strong>AC-47 Spooky</strong>. Ma il loro ruolo è rimasto lo stesso: portare il fuoco dall&#8217;aria per togliere dai guai le truppe di terra. Dalla Guerra del Vietnam alla guerra in Afghanistan, l&#8217;Aeronautica militare degli Stati Uniti ha sviluppato una serie di &#8220;cannoniere volanti&#8221; ad ala fissa per svolgere missioni di <strong>Supporto Aereo Ravvicinato</strong> alle forze di terra. Il primo aereo di questo tipo, il Douglas AC-47, dove AC sta per &#8220;Attack Cargo&#8221;, venne soprannominato &#8220;<em>Puff, il drago magico</em>&#8220;. Nel corso degli anni, la potenza di fuoco e le capacità di questi aerei sono state aumentate, raggiungendo l&#8217;apice con l&#8217;AC-130H, la cannoniera volante attualmente assegnata a diverse unità del Comando Operazioni Speciali della Forza Aerea degli Stati Uniti.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il &#8220;Drago magico&#8221; che terrorizzava i vietcong</strong></h2>



<p>Il loro compito era uno e uno soltanto: scatenare una pioggia di fuoco sui <strong>Viet Cong</strong> che erano soliti attaccare in massa gli avamposti e le posizioni stabilite dagli americani nella <strong>Guerra del Vietnam</strong>, o, se necessario, volere nelle notti più buie su coordinate dove unità speciali, come quelle del <strong>MACV-SOG</strong>, si erano spinte, per toglierle dai guai. Il supporto aereo ravvicinato alle truppe a terra, era l&#8217;ultima opzione. Poi si doveva necessariamente passare alla ritirata o rassegnarsi all&#8217;estremo sacrificio.</p>



<p>Per questo, quando da terra Navy Seal, Berretti Verdi o unità di vario genere sentivano l&#8217;avvicinarsi del rombo di un&#8217;elica a bassa quota, e assistevano allo <em>spettacolo </em>di una serie di raffiche di traccianti che somigliavano al fuoco sputato da un drago della mitologia, il morale tornava alto. E per questo gli trovarono quel buffo nome &#8220;<a href="https://theaviationist.com/2024/10/25/the-spooky-story-of-the-ac-47-gunship/">Puff the Magic Dragon</a>&#8220;: uno spettacolo di &#8220;<a href="https://www.youtube.com/watch?v=IfrYisnEs3Q">luci notturne</a>&#8221; che faceva tornare in mente una <strong>canzone per bambini</strong> particolarmente popolare al tempo, cantata dal trio musicale Peter, Paul and Mary che, a quanto pare, non apprezzarono mai l&#8217;associazione.</p>



<p>La storia narra che l&#8217;idea di una &#8220;cannoniera volante&#8221; nacque dagli esperimenti condotti nel <strong>1964</strong> nell&#8217;ambito del Progetto Tailchaser, durante il quale delle telecamere fissate per &#8220;<em>registrare il tracciamento del bersaglio mantenendo l&#8217;aereo in una virata costante</em>&#8221; vennero sostituite, su quello che era un C-131, da una <strong>mitragliatrice Gatling</strong> GAU-2A piazzata fuori dal portellone del velivolo. La prova dimostrò che il pilota era in grado di &#8220;<em>colpire i bersagli con facilità volando in un modello circolare con forte inclinazione che consentiva di puntare il cannone e di saturare un&#8217;area relativamente piccola</em>&#8220;. Il Comando per le operazioni speciali dell&#8217;Us Air Force decise di portare avanti questa idea fissando sul longevo e affidabile bimotore da trasporto C-47, in un primo momento, <strong>tre &#8220;minigun&#8221; da 7,62 x 51 mm a sei canne</strong> in grado di sparare fino a <strong>6.000 colpi al minuto</strong>, per implementare la potenza di fuoco con delle Gatling GAU-2A e delle armi fissate sui <em>pod</em> alari in seguito.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Dallo Spooky allo Spectre</strong></h2>



<p>Già durante la guerra del Vietnam, il C-130 Hercules fu individuato come velivolo da trasporto adeguato a sostituire gli <em>Spooky</em>, per aumentare l&#8217;operatività e la capacità di trasporto di munizioni. Nel 1967 il primo prototipo di <strong>gunship AC-130</strong> venne dotato di un telescopio per la visione notturna, di un dispositivo a infrarossi, e di una combinazione di minigun e cannoni rotanti collegati al computer di controllo del fuoco analogico. I <strong>cannoni automatici rotanti da 20 mm</strong> e il <strong>cannone Bofors da 40 mm</strong>, nelle diverse versioni, portarono gli AC-130 ad essere comunemente indicati con il nominativo &#8220;<strong>Spectre</strong>&#8220;.</p>



<p>La tattica impiegata dalle <a href="https://it.insideover.com/difesa/in-arrivo-laser-ad-alta-energia-per-la-cannoniera-volante-ac-130j.html">cannoniere volanti Spectre</a> continuò a basarsi su una <strong>virata a pilone</strong>, compiendo un ampio cerchio attorno al bersaglio per scaricare la tempesta di fuoco su coordinate prefissate. Nel corso degli anni gli AC-130 Spectre furano armati con cannoni Vulcan M61 da 20 mm, cannoni Bofors L/60 da 40 mm e un cannoni M137 da 105 mm. Mentre gli ultimi aggiornamenti si sono concentrati su un <strong>pacchetto di attacco di precisione</strong> che aumenti l&#8217;efficacia del tiro che, oggi come ieri, le unità d&#8217;avanguardia richiedono quando è necessario e decisivo un Supporto Aereo Ravvicinato di una gunship.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="632" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/AC-130_Training-1024x632.jpg" alt="" class="wp-image-448005" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/AC-130_Training-1024x632.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/AC-130_Training-600x370.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/AC-130_Training-300x185.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/AC-130_Training-768x474.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/AC-130_Training-1536x948.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/AC-130_Training.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Una cannoniera volante AC-130 Spectre aziona le sue contromisure flare</em></figcaption></figure>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/puff-the-magic-dragon-non-un-cartone-animato-ma-una-cannoniera-da-6-mila-colpi-al-minuto.html">Puff the magic dragon: non un cartone animato ma una cannoniera da 6 mila colpi al minuto</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I pilastri della letteratura di spionaggio tra mito e realtà</title>
		<link>https://it.insideover.com/spionaggio/i-pilastri-della-letteratura-di-spionaggio-tra-mito-e-realta.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Nov 2024 16:01:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Spionaggio]]></category>
		<category><![CDATA[libro]]></category>
		<category><![CDATA[spia]]></category>
		<category><![CDATA[spionaggio]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=423924</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1428" height="1068" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/Screenshot-2024-10-27-alle-19.45.49.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/Screenshot-2024-10-27-alle-19.45.49.jpeg 1428w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/Screenshot-2024-10-27-alle-19.45.49-600x449.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/Screenshot-2024-10-27-alle-19.45.49-300x224.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/Screenshot-2024-10-27-alle-19.45.49-1024x766.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/Screenshot-2024-10-27-alle-19.45.49-768x574.jpeg 768w" sizes="auto, (max-width: 1428px) 100vw, 1428px" /></p>
<p>I pilastri della letteratura di spionaggio, spesso scritti da vere spie che hanno raccontato il mondo degli agenti segreti, ancora forniscono &#8220;lezioni&#8221; a chi, per mestiere o solo per approccio critico, deve avere a che fare con le informazioni relative al campo dell&#8217;intelligence. In un bel volume pubblicato per gli addetti ai lavori dei nostri &#8230; <a href="https://it.insideover.com/spionaggio/i-pilastri-della-letteratura-di-spionaggio-tra-mito-e-realta.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/spionaggio/i-pilastri-della-letteratura-di-spionaggio-tra-mito-e-realta.html">I pilastri della letteratura di spionaggio tra mito e realtà</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1428" height="1068" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/Screenshot-2024-10-27-alle-19.45.49.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/Screenshot-2024-10-27-alle-19.45.49.jpeg 1428w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/Screenshot-2024-10-27-alle-19.45.49-600x449.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/Screenshot-2024-10-27-alle-19.45.49-300x224.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/Screenshot-2024-10-27-alle-19.45.49-1024x766.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/Screenshot-2024-10-27-alle-19.45.49-768x574.jpeg 768w" sizes="auto, (max-width: 1428px) 100vw, 1428px" /></p>
<p>I pilastri della letteratura di spionaggio, spesso scritti da <strong>vere</strong> <strong>spie</strong> che hanno raccontato il mondo degli agenti segreti, ancora forniscono &#8220;<em>lezioni</em>&#8221; a chi, per mestiere o solo per approccio critico, deve avere a che fare con le informazioni relative al campo dell&#8217;<strong>intelligence</strong>.</p>



<p>In un bel volume pubblicato per gli addetti ai lavori dei nostri servizi segreti, quando a occuparsi delle informazioni sensibili provenienti dall&#8217;estero era ancora il <strong>SISMI</strong>, l&#8217;allora ministro della Difesa <strong>Antonio Martino </strong>scriveva nella splendida prefazione che il genere letterario del romanzo di spionaggio ha sempre proteso per presentarci la &#8220;Spia&#8221; nelle sue due forme ancestrali: &#8220;<em>l&#8217;eroe oscuro e silenzioso che, in nome di un superiore ideale, rinuncia a tutto, persino alla propria identità, e contestualmente ha mostrato l&#8217;antitesi: il traditore, il doppiogiochista, che per mero tornaconto personale calpesta principi e sentimenti</em>&#8220;; citava non a caso molte penne che hanno tratto dall&#8217;arte del romanzo la loro fama, ma allo stesso tempo hanno tratto da vere esperienze nel servizio segreto molti spunti per le loro <em>storie</em>.</p>



<p>Nomi come <strong>Buchan</strong>, <strong>Somerset Maugham</strong>, <strong>Greene</strong>, <strong>Fleming</strong> e <strong>Le Carré</strong> (<em>nom de plume</em> di John Moore Cornwell) sono noti a tutti per essere prolifici e affascinanti autori di grandi romanzi d&#8217;intelligence, insieme al grande Eric Ambler, forse il più grande nobilitatore del genere, che gli ha conferito un certo &#8220;spessore letterario&#8221;. Ma non tutti sanno che gli autori succitati erano tutti agenti del <strong>Secret Intelligence Service</strong> britannico (SIS). Ad eccezione di Ian Fleming, il padre di James Bond, che era invece impegnato nel servizio d&#8217;intelligence della Royal Navy come &#8220;addetto&#8221; ad <a href="https://mowmag.com/culture/ma-chi-era-davvero-ian-fleming-il-creatore-di-james-bond-un-rasputin-al-servizio-di-sua-maesta-rubato-da-hollywood-e-dal-film-di-guy-ritchie-e-ora-i-tunnel-sotterranei-da-spia-a-londra-aprono-al-pubblico">alcune importanti missioni</a> svolte delle Operazione Combinate e dal SOE sulle quali andrebbe ancora fatta &#8220;<em>piena luce</em>&#8220;.</p>



<p>La letteratura di spionaggio non è &#8220;<em>sola evasione</em>&#8221; scriveva il ministro Martino &#8211; che venne molto ascoltato dal numero 10 di&nbsp;Downing Street&nbsp;riguardo una <a href="https://nsarchive2.gwu.edu/NSAEBB/NSAEBB80/">connessione </a>tra&nbsp;l&#8217;Iraq di Saddam Hussein e una partita di <strong>uranio</strong> proveniente dal&nbsp;Niger &#8211; ma anche una profonda analisi delle &#8220;due posizioni estreme, quasi due categorie filosofiche tanto letterarie quanto reali&#8221; che possono spingere l&#8217;uomo, o la donna non di meno, a vestire i panni di una <em>spia</em>.</p>



<p>Analizzando, quando lo scrittore e il lettore lo desiderano, le implicazioni morali dell&#8217;individuazione, preme osservare come &#8220;<em>realtà e letteratura si fondano e si compenetrino</em>&#8220;, scrive Giulio Ruspoli sempre nel medesimo tomo dal titolo L&#8217;<em>Intelligence della letteratura</em> . </p>



<p>Estremamente interessante è notare la contrapposizione nella scelta dei protagonisti, che si ritrova, ad esempio, nelle opere di Buchan, Somerset Maugham e<strong> Ambler</strong>, ma anche nel grande capolavoro <em>Kim</em> di <strong>Kipling</strong>, considerato, sebbene &#8220;<em>impropriamente</em>&#8220;, un romanzo di spionaggio. In queste opere, gli uomini, spesso scrittori, giornalisti, ingegneri o perdigiorno, si trovano a fare i conti con una certa perspicacia e con implicazioni morali mentre vestono i panni della spia per salvarsi la pelle.e; e la super spia rappresentata da <a href="https://www.ilgiornale.it/news/mondo/sessantanni-bond-spia-mito-fleming-2072761.html">James Bond</a>, l&#8217;ex commando di Fleming che si distacca notevolmente dalla realtà. Il burocrate, l’avventuriero, il superuomo, la carogna che pensa solo al suo compenso sono tutti profili esplorati dalla letteratura di spionaggio e intrecciati con la realtà. Basti leggere <em>Spia contro Spia</em> di <strong><a href="https://www.ilgiornale.it/news/cultura/du-ko-spia-che-ha-ispirato-james-bond-1677654.html">Dusan Popov</a></strong>, il doppio agente slavo dell&#8217;Abwehr tedesco e dell&#8217;MI6 britannico che ha ispirato Fleming più di chiunque altro per il suo agente 007.</p>



<p>Al giorno d&#8217;oggi, nonostante la &#8220;guerra guerreggiata&#8221; sia tornata una realtà, la guerra di spie è più attiva che mai, e l&#8217;attività d&#8217;intelligence è quanto mai indispensabile per scongiurare il ricorso alle armi da parte di potenze che potrebbero spingere il mondo sull&#8217;orlo dell&#8217;apocalisse nucleare, spesso paventata dalla letteratura come dalla stampa. E più di tutti, oggi, dalla propaganda che usa ogni informazione più o meno sensibile come un&#8217;<strong>arma cognitiva</strong>. </p>



<p>Il compito dell&#8217;Agente segreto, scrive il ministro Martino è &#8220;f<em>are il possibile e l&#8217;impossibile affinché non accada l&#8217;irreparabile</em>&#8220;. E forse non c&#8217;è descrizione più nobile per questa figura talvolta eroica, talvolta rocambolesca, che mostra, nella finzione e nella storia, quale dose di coraggio e abnegazione sia necessaria alla spia per fare parte di questo gioco pericoloso. Mi torna alla mente proprio la vicenda di <strong>Jhonny Jebsen</strong>, un danese molto blasé che i nazisti avevano bollato come “<em>fallito morale</em>”, e che aveva iniziato a fare la spia per noia, o per gioco, ed è finito a morire in un campo dì concentramento sul serio: perché non aveva la minima intenzione di rivelare alla Gestapo ciò sapeva sullo Sbarco in Normandia e sulla<a href="https://it.insideover.com/storia/d-day-le-spie-mai-esistite-che-resero-possibile-lo-sbarco.html"> rete di spie </a>dell&#8217;<em>Operazione Fortitude</em> per salvarsi la pelle al prezzo di quella dei suoi migliori amici.</p>



<p>Per molti versi, il romanzo di spionaggio e anche le vere storie di spionaggio narrate dai protagonisti che hanno combattuto la vera guerra dell&#8217;informazione ci spingono a scoprire non solo come la spia possa essere &#8220;<em>tra di noi</em>&#8220;, ma anche come possa essere &#8220;<em>uno di noi</em>&#8220;. Per un gioco di <em>appeal </em>letterario, non come sprono all&#8217;emulazione ovviamente. Ma tanto è valso ad attrarre centinaia di milioni di lettori che alla letteratura di spionaggio hanno concesso in questo ultimo secolo la loro devota <strong>immaginazione</strong>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/spionaggio/i-pilastri-della-letteratura-di-spionaggio-tra-mito-e-realta.html">I pilastri della letteratura di spionaggio tra mito e realtà</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Auto elettrica? Bella storia, la usavamo già nell&#8217;Ottocento</title>
		<link>https://it.insideover.com/tecnologia/auto-elettrica-bella-storia-la-usavamo-gia-nellottocento.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simona Losito]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Jul 2024 15:23:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Auto elettrica]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<category><![CDATA[Tesla]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=427961</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1836" height="1215" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240708113613793_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_482958.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240708113613793_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_482958.jpg 1836w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240708113613793_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_482958-600x397.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240708113613793_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_482958-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240708113613793_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_482958-1024x678.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240708113613793_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_482958-768x508.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240708113613793_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_482958-1536x1016.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1836px) 100vw, 1836px" /></p>
<p>Al contrario di quanto si possa pensare, quella dell'auto elettrica è una storia di lunga data e bisogna tornare alla fine del 18° secolo per tracciarla. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/auto-elettrica-bella-storia-la-usavamo-gia-nellottocento.html">Auto elettrica? Bella storia, la usavamo già nell&#8217;Ottocento</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1836" height="1215" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240708113613793_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_482958.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240708113613793_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_482958.jpg 1836w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240708113613793_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_482958-600x397.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240708113613793_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_482958-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240708113613793_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_482958-1024x678.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240708113613793_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_482958-768x508.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240708113613793_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_482958-1536x1016.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1836px) 100vw, 1836px" /></p>
<p>Al contrario di quanto si possa pensare, quella dell&#8217;<strong>auto elettrica</strong> è una storia di lunga data e bisogna tornare alla fine del 18° secolo per tracciarla. Sembra molto tempo fa, eppure l&#8217;innovazione che dovrebbe salvare il pianeta esiste da più di 150 anni. I primi veicoli elettrici praticabili furono sviluppati tra gli anni 1830 e 1840. Uno dei primi esempi fu il <strong>carro elettrico</strong>, opera dell&#8217;inventore scozzese <strong>Robert Anderson</strong> risalente al 1832. Successivamente, presero il via una serie di progetti e tentativi per la creazione della prima vera auto elettrica. Tuttavia, i veicoli primitivi che ne uscirono erano alimentati da<strong> batterie non ricaricabili</strong>, che li rendevano poco pratici per l&#8217;uso quotidiano.</p>



<p>Il vero progresso arrivò solo con l&#8217;invenzione della <strong>batteria ricaricabile al piombo-acido, </strong>ideata da <strong>Gaston Planté </strong>nel 1859 e successivamente migliorata da <strong>Camille Faure</strong> nel 1881. Tra gli anni Ottanta e Novanta dell&#8217;Ottocento, le auto elettriche erano persino preferite per la loro silenziosità e facilità d&#8217;uso rispetto alle auto a benzina, che invece erano rumorose e difficili da avviare. La tecnologia elettrica era particolarmente popolare tra i benestanti, che apprezzavano il comfort e la pulizia di questi veicoli. Nel 1897 in America vengono introdotti i <strong>taxi elettrici</strong>: senza cattivi odori, silenziosi e amati dalla borghesia.</p>



<p>Prima che il motore a combustione interna diventasse predominante, le auto elettriche detenevano molti record di velocità e di distanze percorse con una sola carica. Il record più noto è quello del 1899, detenuto dall&#8217;ingegnere belga <strong>Camille Jenatzy </strong>con il suo veicolo a forma di razzo denominato &#8220;<strong>La Jamais Contente</strong>&#8220;, con cui stabilì un record di velocità di 105,88 km/h. La velocità massima dei modelli stradali si aggirava intorno ai 32 km/h, una velocità piuttosto notevole per quei tempi.</p>



<p>Moltissimi furono gli inventori che si impegnarono per trovare una soluzione ottimale per lo sviluppo delle <em>e-car</em>. Tra i più noti ci fu anche<strong> Thomas Edison</strong>, che nel 1901 cercò di migliorare le batterie dei veicoli elettrici. Nel primo decennio del 1900 negli Stati Uniti un terzo dei veicoli circolanti era elettrico e, pensate, la prima <strong>auto ibrida </strong>risale al 1901, si chiamava Löhner-Porsche Mixte ed era opera di <strong>Ferdinand Porsche</strong>, fondatore dell’omonima casa automobilistica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La competizione con l&#8217;auto a benzina</h2>



<p>Nonostante il successo iniziale, le auto elettriche hanno dovuto affrontare una crescente competizione da parte delle auto a benzina. L&#8217;invenzione del motore a combustione interna e la sua continua evoluzione resero le auto a benzina più potenti, più veloci, più silenziose e più semplici da guidare. Persino il costo della benzina diminuì a causa della scoperta di vasti giacimenti di petrolio. </p>



<p>A dare il colpo di grazia all&#8217;elettrico, però, fu una grande rivoluzione. Nel 1908, <strong>Henry Ford</strong> introdusse il noto <strong>Modello T,</strong> un&#8217;auto a benzina economica e pensata accuratamente per conquistare le masse. Il Modello T fu anche la prima auto prodotta in grande serie utilizzando la tecnica della <strong>catena di montaggio</strong>, che diede il via al <strong>fordismo </strong>e rivoluzionò non solo l&#8217;industria automobilistica, ma tutta la produzione industriale grazie alla divisione del lavoro, all&#8217;abbattimento dei tempi di produzione e al risparmio economico.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="737" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240708155931789_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_114708-1024x737.jpg" alt="" class="wp-image-428026" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240708155931789_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_114708-1024x737.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240708155931789_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_114708-600x432.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240708155931789_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_114708-300x216.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240708155931789_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_114708-768x553.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240708155931789_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_114708-1536x1106.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240708155931789_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_114708.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Ford Model T &#8211; 1912</figcaption></figure>



<p>Le auto elettriche, nel frattempo, soffrivano di limitazioni significative, tra cui una velocità massima inferiore e un&#8217;autonomia limitata. Le infrastrutture per la ricarica erano scarse, rendendo difficile l&#8217;uso delle auto elettriche per lunghe distanze. Di conseguenza, la popolarità delle auto elettriche diminuì rapidamente nei primi decenni del Ventesimo secolo, e la maggior parte dei produttori abbandonarono la produzione a favore delle auto a benzina.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ritorno dell&#8217;auto elettrica</h2>



<p>L&#8217;interesse per le auto elettriche ha conosciuto una rinascita negli <strong>anni Settanta e Ottanta </strong>a causa delle crisi petrolifere e delle crescenti preoccupazioni ambientali. Per la precisione, è il 1971 l&#8217;anno di rinascita: la <strong>Nasa </strong>si muove sul suolo lunare con un veicolo alimentato da batterie. Nello stesso anno, la <strong>General Motors</strong> sperimentò con veicoli come il prototipo di <em>city car</em> elettrica o la <em>Electrovair</em>, basato sulla Chevrolet Corvair e alimentato da <strong>batterie al litio</strong>. La rinascita dell&#8217;elettrico però fu breve e non raggiunse mai la produzione di massa a causa delle limitazioni tecnologiche dell&#8217;epoca, tanto che già nel 1979 le auto elettriche sparirono dalla circolazione.</p>



<p>Torneranno in auge solo negli anni Novanta, quando la California promulgò il <strong>Zero Emission Vehicle (ZEV) Mandate</strong>, che obbligava le case automobilistiche a produrre un certo numero di veicoli a zero emissioni. Questo agì da incentivo e diverse furono le innovazioni apportate per ridurre il gap con i veicoli a benzina. Ad esempio, la Fiat aveva già realizzato prototipi di auto elettriche, ma negli anni Novanta uscì sul mercato la <strong>Panda Elettra</strong>, conversione con motore elettrico alimentato da batterie al piombo acido del modello base. Invece la <strong>Toyota</strong> nel 1997 presentò la <strong>Prius</strong>, prima auto ibrida di massa, che venne venduta in tutto il mondo a partire dal 2000. E poi c&#8217;era la <strong>General Motors EV1</strong>, un&#8217;auto elettrica a due posti con un&#8217;autonomia di circa 160 km. Nonostante l&#8217;entusiasmo iniziale, la EV1 non riuscì a guadagnare un&#8217;ampia adozione e fu ritirata dal mercato nel 2003, con grande disappunto degli appassionati e controversie sul perché la GM avesse ritirato e distrutto molti di questi veicoli.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tesla e l&#8217;innovazione moderna</h2>



<p>Il vero punto di svolta per le auto elettriche è arrivato con la fondazione di Tesla Motors nel 2003. La <strong>Tesla Roadster</strong>, lanciata nel 2008, dimostrò che le auto elettriche potevano essere performanti e desiderabili. Fu la prima automobile di produzione a utilizzare batterie con celle agli ioni di litio. Con un&#8217;autonomia di circa 390 km e un&#8217;accelerazione da 0 a 100 km/h in meno di 4 secondi, la Roadster cambiò la percezione del pubblico sulle auto elettriche.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="682" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240708120453735_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1248091-1024x682.jpg" alt="" class="wp-image-427985" style="width:650px;height:auto" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240708120453735_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1248091-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240708120453735_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1248091-600x399.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240708120453735_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1248091-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240708120453735_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1248091-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240708120453735_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1248091-1536x1022.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240708120453735_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1248091.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Tesla continuò a innovare con la <strong>Model S</strong>, una berlina di lusso con un&#8217;autonomia fino a 600 km, seguita dalla <strong>Model 3</strong>, un&#8217;auto più economica destinata al mercato di massa. La crescita di Tesla ha stimolato altri produttori automobilistici a investire in tecnologie elettriche, portando a un aumento dell&#8217;offerta di veicoli elettrici disponibili sul mercato.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/brown-educational-history-of-art-timeline-graph.jpg" alt="" class="wp-image-428126" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/brown-educational-history-of-art-timeline-graph.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/brown-educational-history-of-art-timeline-graph-600x450.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/brown-educational-history-of-art-timeline-graph-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/brown-educational-history-of-art-timeline-graph-768x576.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Una tecnologia che non riesce a sbocciare</h2>



<p>Nonostante i progressi significativi, le auto elettriche continuano a soffrire di <strong>limitazioni tecnologiche</strong>. Le batterie agli ioni di litio, pur essendo molto migliorate, hanno ancora problemi di densità energetica, costi elevati e tempi di ricarica lunghi. Anche le batterie più avanzate oggi non possono competere con la densità energetica dei carburanti fossili, limitando l&#8217;autonomia dei veicoli elettrici.</p>



<p>La produzione di batterie è inoltre fortemente dipendente da materie prime come il <strong><a href="https://it.insideover.com/ambiente/presto-dovremo-scegliere-o-lauto-elettrica-o-le-ande.html">litio</a></strong>, il <strong>cobalto </strong>e il nichel, la cui estrazione ha un impatto ambientale significativo e pone problemi di sostenibilità a lungo termine. Gli investimenti nella ricerca di nuove tecnologie di batterie, come quelle <strong>allo stato solido</strong>, sono cruciali per superare queste limitazioni, ma finora nessuna tecnologia ha dimostrato di essere la soluzione definitiva.</p>



<p>Un altro ostacolo significativo è la mancanza di infrastrutture di ricarica sufficienti. Sebbene siano stati fatti progressi con la crescita delle reti di ricarica rapida, molte aree ne rimangono poco servite. Questo limita la praticità delle auto elettriche per lunghi viaggi e riduce la loro attrattiva per molti consumatori.</p>



<p>Inoltre, la velocità di ricarica è ancora inferiore al tempo necessario per fare il pieno a un&#8217;auto a benzina e, nonostante le nuove tecnologie di ricarica ultrarapida promettano di ridurre questo gap, la loro diffusione su larga scala richiederà tempo e investimenti significativi.</p>



<p>La speranza futura è che la crescente <strong>consapevolezza ambientale </strong>e le normative sempre più severe sulle emissioni agiscano da incentivo all&#8217;arrivo di una soluzione che sia davvero sostenibile.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/auto-elettrica-bella-storia-la-usavamo-gia-nellottocento.html">Auto elettrica? Bella storia, la usavamo già nell&#8217;Ottocento</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>D-Day: gli eroici fantocci che ingannarono i generali di Hitler</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/d-day-gli-eroici-fantocci-che-ingannarono-i-generali-di-hitler.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Jun 2024 15:06:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[D-Day]]></category>
		<category><![CDATA[Seconda Guerra Mondiale]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=421559</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1346" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/British_airborne_troops_who_have_just_disembarked_from_Stirling_aircraft_at_Gardermoen_airfield_near_Oslo_11_May_1945._CL2629.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/British_airborne_troops_who_have_just_disembarked_from_Stirling_aircraft_at_Gardermoen_airfield_near_Oslo_11_May_1945._CL2629.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/British_airborne_troops_who_have_just_disembarked_from_Stirling_aircraft_at_Gardermoen_airfield_near_Oslo_11_May_1945._CL2629-600x421.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/British_airborne_troops_who_have_just_disembarked_from_Stirling_aircraft_at_Gardermoen_airfield_near_Oslo_11_May_1945._CL2629-300x210.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/British_airborne_troops_who_have_just_disembarked_from_Stirling_aircraft_at_Gardermoen_airfield_near_Oslo_11_May_1945._CL2629-1024x718.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/British_airborne_troops_who_have_just_disembarked_from_Stirling_aircraft_at_Gardermoen_airfield_near_Oslo_11_May_1945._CL2629-768x538.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/British_airborne_troops_who_have_just_disembarked_from_Stirling_aircraft_at_Gardermoen_airfield_near_Oslo_11_May_1945._CL2629-1536x1077.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Gli inglesi li chiamavano Rupert... Semplici fantocci che nella notte tra il 5 e il 6 giugno 1944 riempirono i cieli di Francia. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/d-day-gli-eroici-fantocci-che-ingannarono-i-generali-di-hitler.html">D-Day: gli eroici fantocci che ingannarono i generali di Hitler</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1346" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/British_airborne_troops_who_have_just_disembarked_from_Stirling_aircraft_at_Gardermoen_airfield_near_Oslo_11_May_1945._CL2629.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/British_airborne_troops_who_have_just_disembarked_from_Stirling_aircraft_at_Gardermoen_airfield_near_Oslo_11_May_1945._CL2629.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/British_airborne_troops_who_have_just_disembarked_from_Stirling_aircraft_at_Gardermoen_airfield_near_Oslo_11_May_1945._CL2629-600x421.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/British_airborne_troops_who_have_just_disembarked_from_Stirling_aircraft_at_Gardermoen_airfield_near_Oslo_11_May_1945._CL2629-300x210.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/British_airborne_troops_who_have_just_disembarked_from_Stirling_aircraft_at_Gardermoen_airfield_near_Oslo_11_May_1945._CL2629-1024x718.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/British_airborne_troops_who_have_just_disembarked_from_Stirling_aircraft_at_Gardermoen_airfield_near_Oslo_11_May_1945._CL2629-768x538.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/British_airborne_troops_who_have_just_disembarked_from_Stirling_aircraft_at_Gardermoen_airfield_near_Oslo_11_May_1945._CL2629-1536x1077.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Gli inglesi li chiamavano Rupert, ed erano dei simpatici fantocci o &#8220;<strong>paradummy</strong>&#8221; che nella notte tra il 5 e il 6 di giugno 1944 riempirono il cielo della Francia occidentale per confondere i tedeschi e dare una <em>chance</em> di successo in più agli Alleati in quella che può essere ancora oggi considerata una delle più complesse e famose operazione militare del XX secolo: lo sbarco in <strong>Normandia</strong>. </p>



<p>Il loro nominativo tecnico completo era <strong>Device Camouflage No. 15</strong> ma rimase nella storia come Rupert Dolls: dei manichini paracadutabili che consistevano in un sacchetto di sabbia, simile a quello per le fortificazioni improvvisate, riempito da una mistura di paglia e sabbia, della lunghezza di appena 1 metro con una conformazione tale da ricordare la sagoma di un uomo &#8211; o meglio di un bambino di 6 anni per la loro effettiva dimensione. Dotati di un paracadute di grandezza regolamentare integrato, che si apriva con un sistema a fune di vincolo uguale a quello impiegato dai veri paracadutisti, i Rupert, da una certa distanza, e soprattutto di notte, potevano essere tranquillamente scambiati per <strong>veri dei paracadutisti </strong>nemici mentre scendevano a terra.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un trucco ben congegnato </h2>



<p>Per aumentare l&#8217;efficacia di questo particolare <strong>sistema diversivo</strong>, le bambole Rupert erano state dotate di diversi tipi di &#8220;dispositivi&#8221; accessori. Alcuni possedevano sistemi di <strong>autodistruzione</strong> tarati per bruciare il manichino una volta scesi a terra: così da simulare perfettamente un lancio di paracadutisti avvenuto con successo, dove le truppe aviotrasportate si erano già dileguate delle loro zone di lancio nel silenzio della notte. Altri erano dotati di registratori che emettevano il suono di <strong>armi da fuoco</strong> per simulate una risposta al fuoco nemico. Atri ancora simulavano il fuoco di mortai. Altri toccando il suolo innescavano piccole cariche esplosive non molto distanti da piccoli fuochi d&#8217;artificio. </p>



<p>Tutto era stato accuratamente progettato per dare al nemico l’impressione che un imponente lancio di paracadutisti in prossimità di obiettivi fittizi &#8211; in zone diverse dalle reali DZ (zone designate) di lancio &#8211; stesse avendo luogo. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ruolo dello Special Air Service </h2>



<p>Per fare in modo che le operazioni diversive pianificate con questo <em>escamotage</em> fossero davvero efficaci, tutti i lanci di Rupert vennero associali al lancio di sabotatori in carne e ossa della 1° e 2° reggimento dello <strong>Special Air Service</strong> (SAS) che portavano con loro ulteriori apparecchiature per diffondere suoni di urla e ordini scanditi a gran voce per rendere l’atterraggio ancora più credibile. Un perfetto dispositivo di<strong> guerra psicologica</strong> che andava a sommarsi al grande inganno.</p>



<p>Questa grande e coreografica &#8220;messa in scena&#8221; che era stata designata come <strong>Operazione Titanic</strong>, parte della più ampia Operazione Body Guard, interessò quattro aree di lancio nell’entroterra nel nord-ovest della Francia: Seine-Maritime, Calvados a ovest di Caen, pressi di Marigny e Saint-Lô, nella regione Manche. Sempre per per sviare le forze di occupazione tedesche schierate nella Francia occidentale, e persuaderle a inviare rinforzi in zone costiere e dell&#8217;entroterra ben distanti dai reali settori di sbarco e dalle zone di lancio designate per stabilire le teste di ponte in Normandia.</p>



<p>Sfortunatamente la maggior parte dei sabotatori presero parte a questa operazione vennero catturati e uccisi per via del <em>Kommandobefehl</em>, l’ordine di uccidere tutti i commandos emesso da Hitler nel 1942. Alcuni vennero giustiziati nell&#8217;immediato, altri internati nel campo di concentramento di Bergen-Belsen da cui non fecero ritorno.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il successo delle bambole Rupert</h2>



<p>Alle 02:00 del 6 giugno 1944, i tedeschi segnalarono paracadutisti nemici ad Est di Caen, nelle Coutances, Valognes e Saint-Lô. Tutti settori interessati dall&#8217;Operazione Titanic. </p>



<p>La 7 ° Armata della Wehrmacht venne messa in allerta per l&#8217;imminente invasione, ma quando le avanguardie si accorsero che si trattava solo di fantocci di stoffa, il generale Hans Speidel ordinò di revocare lo <strong>stato di allerta</strong>. Il lancio dei Rupert indusse il feldmaresciallo Gerd von Rundstedt a spostare la 12 ° SS Panzerdivision Hitlerjugend in prossimità della costa a Lisieux. E allontanò il Kampfgruppe del 915o reggimento granatieri e la riserva 352a divisione di fanteria dalle spiagge di nome in codice Omaha e Gold. Confermando il successo del piano. Gli eroici Rupert vennero riutilizzati &#8211; anche se con meno successo &#8211; durante l’<strong>Operazione Market Garden</strong> e sporadicamente nel teatro del Pacifico.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/d-day-gli-eroici-fantocci-che-ingannarono-i-generali-di-hitler.html">D-Day: gli eroici fantocci che ingannarono i generali di Hitler</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>D-Day: Le spie mai esistite che resero possibile lo sbarco</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/d-day-le-spie-mai-esistite-che-resero-possibile-lo-sbarco.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Jun 2024 13:47:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[D-Day]]></category>
		<category><![CDATA[Seconda Guerra Mondiale]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=421563</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1491" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/Screenshot-2024-05-15-alle-00.39.42.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/Screenshot-2024-05-15-alle-00.39.42.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/Screenshot-2024-05-15-alle-00.39.42-600x466.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/Screenshot-2024-05-15-alle-00.39.42-300x233.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/Screenshot-2024-05-15-alle-00.39.42-1024x795.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/Screenshot-2024-05-15-alle-00.39.42-768x596.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/Screenshot-2024-05-15-alle-00.39.42-1536x1193.jpeg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Lo sbarco degli alleati in Normandia, il 6 giugno del 1944, fu preparato da una serie di false notizie che ingannarono i tedeschi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/d-day-le-spie-mai-esistite-che-resero-possibile-lo-sbarco.html">D-Day: Le spie mai esistite che resero possibile lo sbarco</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1491" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/Screenshot-2024-05-15-alle-00.39.42.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/Screenshot-2024-05-15-alle-00.39.42.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/Screenshot-2024-05-15-alle-00.39.42-600x466.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/Screenshot-2024-05-15-alle-00.39.42-300x233.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/Screenshot-2024-05-15-alle-00.39.42-1024x795.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/Screenshot-2024-05-15-alle-00.39.42-768x596.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/Screenshot-2024-05-15-alle-00.39.42-1536x1193.jpeg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Tutta la guerra si basa sull&#8217;inganno. Sull&#8217;inganno e sulla forza d&#8217;urto di un esercito che superi in numero l&#8217;avversario. Importante, è l&#8217;abilità nel comandare le truppe, certo, e &#8220;l&#8217;uso creativo e agile delle abilità&#8221;, nonché la &#8220;distinzione tra ciò che deve essere fatto in segreto e ciò che deve essere fatto apertamente&#8221; al fine di &#8220;cogliere di sorpresa il nemico&#8221;. È perciò bene sapere come gli Alleati, nell&#8217;assalto alla <strong>Fortezza Europa</strong> che tutti conosciamo come <strong>D-Day</strong>, o <strong>sbarco in Normandia</strong>, o più tecnicamente come Operazioni Neptune e Overlord, si stato basato su una fortuita combinazione degli insegnamenti di Sun Tzu. Poc&#8217;anzi enunciati. Il generale cinese che conosceva la guerra e le sue strategie meglio di Von Clausewitz, Rommel, Montgomery ed Eisenhower messi insieme.</p>



<p>Il successo dell&#8217;invasione della Normandia, di fatti, dipese in gran parte dalla riuscita di un&#8217;azione secondaria chiamata in codice<em>&nbsp;<a href="https://www.ilgiornale.it/news/cultura/l-esercito-fantasma-che-ingann-hitler-2037017.html">Fortitude</a></em>: una vasta operazione di <strong>depistaggio</strong> che contava sulla diffusione di <strong>informazioni compromesse</strong> da parte di spie doppiogiochiste che dovevano &#8220;avvalorare&#8221; la versione di un imminente sbarco del fantomatico &#8220;Primo gruppo d&#8217;armate statunitense&#8221; comandate dal <strong>generale Patton</strong> nel settore del Pais de Calais.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il Comitato XX e le spie mai esistite</h2>



<p>In Inghilterra, già nel 1940, una sezione <em>particolare</em> del controspionaggio britannico comanda dal Sir John Masterman aveva decretato che “in un lontano futuro sarebbe arrivato un grande giorno in cui i nostri agenti sarebbero stati utilizzati per un grande e finale inganno del nemico”. Questo inganno perpetrato per 4 lunghi anni di guerra, era basato sull&#8217;arruolamento di spie &#8220;doppiogiochiste&#8221; che erano state arruolate dal servizio d&#8217;<strong>intelligence tedesco</strong> per lasciar trapelare false informazioni che sviassero gli alti comandi di Berlino dai veri obiettivi degli Alleati.</p>



<p>Le operazioni in Italia, come gli sbarco in Sicilia e l&#8217;inganno dell&#8217;uomo che non era &#8220;<a href="https://www.ilgiornale.it/news/cultura/cadavere-servizio-sua-maest-1953870.html">mai esistito</a>&#8220;, furono un primo grande banco di prova. Ma la missione più grande del <strong>Comitato XX</strong> e del suo &#8220;sistema&#8221;, arrivò il giorno in cui gli Alleati pianificarono lo sbarco in Normandia. Fu allora che una rete di agenti segreti estremamente &#8220;creati&#8221;, spesso al limite dell&#8217;arte della truffa, più che di un reale talento spionistico, seguendo l&#8217;esempio dell&#8217;agente <strong>Garbo</strong> &#8211; per i tedeschi <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Joan_Pujol_Garc%C3%ADa">Arabel</a> &#8211; crearono una &#8220;rete di <strong>subagenti fittizi</strong>&#8221; che presentavano rapporti da tutta la Gran Bretagna suggerendo l&#8217;imminenza di uno sbarco nel settore più a nord della Normandia. Lasciando &#8220;indifesi&#8221; i veri settori designati per lo sbarco.</p>



<p>Garbo nel corso degli anni aveva dato il vita a progetto personale che si basava su una rete immaginaria di<strong> non meno di 24 </strong>subagenti, fonti, e collaboratori che avevano &#8220;ognuno la propria personalità e il proprio stile di scrittura&#8221; per rendere estremamente credibili i loro rapporti. A questa iniziativa &#8211; sull&#8217;orlo della schizofrenia geniale &#8211; si sarebbe aggiunto l&#8217;intervento di altri agenti d&#8217;intelligence e il passaggio da parte di altre spie doppiogiochiste. In Francia e in Portogallo &#8211; dove operava <a href="https://www.ilgiornale.it/news/cultura/du-ko-spia-che-ha-ispirato-james-bond-1677654.html">Dusan Popov</a>, l&#8217;agente Tricyle che ispirò James Bond &#8211;  e ovunque i servizi segreti e i loro collaboratori si erano attivati per &#8220;ingannare&#8221; i tedeschi e convincere Adolf Hitler che lo sbarco sarebbe stato nell&#8217;<strong>Alta Francia</strong>: dove il tratto di mare da percorrere nel Canale della Manica era &#8220;più breve&#8221; e le difese del <strong>Vallo Atlantico</strong> più efficaci.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ingannare l&#8217;Abwehr e l&#8217;SD per convincere Hitler </h2>



<p>Secondo quando venne reso nodo molto dopo lo sbarco, toccherà proprio all&#8217;agente Garbo, al secolo <strong>Joan Pujol García</strong>, spagnolo di Barcellona che aveva sviluppato un odio per i tedeschi durante la Guerra Civile Spagnola, a dare gli &#8220;ultimi ritocchi al grande inganno&#8221; messo appunto dal comando alleato. Garbo era una spia estremamente apprezzata dall&#8217;Abwehr, il servizio di <strong>spionaggio tedesco </strong>comandante dall&#8217;ammiraglio Wilhelm Canaris, e neanche lo Sicherheitsdienst (SD), servizio informazioni delle SS che era in competizione con l&#8217;intelligence dell&#8217;esercito tedesco, lo aveva privato della sua fiducia.</p>



<p>Nella notte scelta per lo sbarco, il comando Alleato lo abilitò ad inviare un <strong>comunicato finale</strong>, avvisando i suoi supervisori a Berlino che &#8220;le navi d&#8217;invasione stavano attraversando la Manica&#8221;. Ovviamente in direzione Calais. </p>



<p>Sebbene questo messaggio fosse arrivato &#8220;troppo tardi&#8221; ai tedeschi, che avevano già assistito allo sbarco sule spiagge del Calvados, esso servì a rafforzare la convinzione dell&#8217;alto comando tedesco che lo sbarco in Normandia fosse solo un&#8217;<strong>azione diversiva</strong>. Hitler mantenne questa convinzione almeno fino al 9 di giugno.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il messaggio di Garbo</h2>



<p>Il giorno dopo il <a href="https://www.ilgiornale.it/news/cultura/jebsen-spia-d-day-2030435.html">D-Day</a>,  proprio quando i tedeschi avevano iniziato a mobilitare le divisione della <strong>Quindicesima Armata</strong> schierata lungo il Pas de Calais per organizzare un attacco contro le teste di ponte Alleate in Normandia, Garbo inviò questo messaggio: “<em>È perfettamente chiaro che l’attuale attacco è un attacco su vasta scala ma di carattere diversivo per sfruttare al massimo le nostre riserve in modo da poter sferrare un colpo altrove con sicuro successo. Il costante bombardamento aereo che ha subito la zona del Pas de Calais e la strana disposizione di queste forze fanno pensare ad un attacco in quella regione della Francia che allo stesso tempo offre la via più breve per l&#8217;obiettivo finale delle loro delusioni. —Berlino</em> &#8220;. </p>



<p>Arrivato direttamente nelle mani di <strong>Adolf Hitler</strong> &#8211; che nel 1944 aveva l&#8217;ultima parola su ogni tipo di decisione militare dell&#8217;alto comando della Wehrmacht &#8211; questo messaggiò fu sufficiente a rallentare ulteriormente la reazione dei tedeschi.</p>



<p>È giusto ricordare come l&#8217;intera trama di questa storia, e la rete di spionaggio del Comitato XX rischiò d&#8217;essere svelata da un agente doppiogiochista<strong> Johnny Jebsen</strong>. Catturato, torturato e internato nel campo di concentramento di Sachsenausen dalle SS. Jebsen, tra i più <a href="https://www.ilgiornale.it/news/cultura/jebsen-spia-d-day-2030435.html">improbabili eroi della storia</a>, non rivelò mai nulla di Garbo, della rete di <strong>spie immaginarie </strong>che resero possibile il grande inganno del D-Day.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/d-day-le-spie-mai-esistite-che-resero-possibile-lo-sbarco.html">D-Day: Le spie mai esistite che resero possibile lo sbarco</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Montecassino &#8217;44: silenzio e memoria nell&#8217;abbazia martire della guerra</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/montecassino-44-silenzio-e-memoria-nellabbazia-martire-della-guerra.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Feb 2024 11:46:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[polonia]]></category>
		<category><![CDATA[Seconda Guerra Mondiale]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=414172</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="810" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/Cassino008.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/Cassino008.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/Cassino008-600x405.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/Cassino008-300x203.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/Cassino008-1024x691.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/Cassino008-768x518.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Ai piedi dell&#8217;abbazia di Montecassino, candida e sacrale struttura architettonica che svetta come un antico castello in dominio d&#8217;ogni panorama circostante, c&#8217;è una piccola strada di terra grigia senza pretese, che si svolge minuta e in linea retta verso un terrapieno sormontato da quella che alla distanza ricorda la forma di una croce. Dall&#8217;altezza della &#8230; <a href="https://it.insideover.com/storia/montecassino-44-silenzio-e-memoria-nellabbazia-martire-della-guerra.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/montecassino-44-silenzio-e-memoria-nellabbazia-martire-della-guerra.html">Montecassino &#8217;44: silenzio e memoria nell&#8217;abbazia martire della guerra</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1200" height="810" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/Cassino008.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/Cassino008.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/Cassino008-600x405.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/Cassino008-300x203.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/Cassino008-1024x691.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/Cassino008-768x518.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Ai piedi dell&#8217;abbazia di <strong>Montecassino</strong>, candida e sacrale struttura architettonica che svetta come un antico castello in dominio d&#8217;ogni panorama circostante, c&#8217;è una piccola strada di terra grigia senza pretese, che si svolge minuta e in linea retta verso un terrapieno sormontato da quella che alla distanza ricorda la forma di una croce. </p>



<p>Dall&#8217;altezza della collina, che sovrasta il livello del mare di ben 516 metri e sulla quale ci si arrampica agilmente solo con gomme e motore, superando stretti e numerosi tornanti, la forma a croce salta all&#8217;occhio non appena ci si sporge dalle bianche balaustre di marmo che cingono il chiostro del Paradiso. E nonostante lo spettacolo concesso dal panorama che guarda alla <strong>Valle del Liri</strong>, e coperte a sprazzi da nuvole basse in inverno svela i <strong>Monti Ausoni e il Monte Cairo,</strong> quella croce distante, che pare fatta di piccole piante rigogliose, non si può fare a meno di notarla assieme un piazzola, grigia anch&#8217;essa, dove sventolano senza posa una coppia di bandiere poste ad equa distanza. </p>



<p>Esso ho scoperto essere il <strong>cimitero militare</strong> polacco di Montecassino, eretto nel 1944, lo stesso anno in cui l&#8217;abbazia fondata nel&nbsp;529 da <strong>san Benedetto da Norcia</strong>, e dalla quale io mio affacciavo tra le nuvole, venne completamente rasa al suolo da 253 tonnellate di bombe ad alto potenziale miste a bombe incendiarie sganciate bombardieri Alleati. Il <strong>15 febbraio</strong> di ottanta anni fa.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/418524030_950974906415829_6199522659952469537_n-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-414179" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/418524030_950974906415829_6199522659952469537_n-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/418524030_950974906415829_6199522659952469537_n-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/418524030_950974906415829_6199522659952469537_n-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/418524030_950974906415829_6199522659952469537_n-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/418524030_950974906415829_6199522659952469537_n-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/418524030_950974906415829_6199522659952469537_n-2048x1366.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/418524030_950974906415829_6199522659952469537_n-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
</div>


<p></p>



<p>A vederla dalla facciata principale, dove sul grande arco d&#8217;ingresso troneggia la parola <em>Pax</em>, in rosso bordò, passeggiando con ossequioso silenzio nel giardino verdissimo che occupa il cortile rinascimentale contornato dagli archi barocchi e colonne corinzie di granito orientale su marmo bardiglio, nessun neofita della storia e dell&#8217;architettura potrebbe immaginare che questi ventimila metri quadrati di candida bellezza sono stati ridotti ad un cumulo di macerie dalla pioggia di bombe sganciare dalle &#8220;<strong>Fortezze Volanti</strong>&#8221; americane, i bombardieri B-17, e sono stati nascondiglio, avamposto e retroguardia, linea di contatto e ultimo baluardo di difesa dei <em>fallschirmjäger</em> tedeschi, i famigerati &#8220;diavoli verdi&#8221; della Luftwaffe che solo dopo la devastazione del luogo sacro vi basarono nidi di mitragliatrici e postazioni da mortaio per respingere gli Alleati; decisi a &#8220;rompere&#8221; la <strong>linea Gustav</strong> ed erroneamente convinti che proprio l&#8217;abbazia di Montecassino, vista come un&#8217;inespugnabile e temibile fortezza, fosse presieduta dal grosso della guarnigione nemica posta a difesa del settore.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="826" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/418707212_1596835981146797_4649513069282274912_n-1024x826.jpg" alt="" class="wp-image-414182" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/418707212_1596835981146797_4649513069282274912_n-1024x826.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/418707212_1596835981146797_4649513069282274912_n-scaled-600x484.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/418707212_1596835981146797_4649513069282274912_n-300x242.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/418707212_1596835981146797_4649513069282274912_n-768x620.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/418707212_1596835981146797_4649513069282274912_n-1536x1239.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/418707212_1596835981146797_4649513069282274912_n-2048x1652.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/418707212_1596835981146797_4649513069282274912_n-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Alla base dell&#8217;atroce e immotivato gesto, c&#8217;è l&#8217;errore del generale neozelandese <strong>Bernard Freyberg</strong>, che ha ricevuto l&#8217;ordine di conquistare Cassino dall&#8217;alto comando Alleato, e l&#8217;avvistamento da parte di un ricognitore aereo di &#8220;truppe&#8221; tedeschi nei pressi dell&#8217;abbazia che domina la valle da una posizione strategica. Il generale Freyberg andrà per le spicce, ignorando il patrimonio artistico e la storia millenaria dell&#8217;abbazia. Richiede il bombardamento immediato della posizione nonostante la contrarietà del generale Clark, comandante in capo della forza di spedizione statunitense.</p>



<p>Il <strong>bombardamento aereo</strong>, annunciato dal tiro dei cannoni da campagna che avevano già bersagliato l&#8217;abbazia privata dei suoi tesori dai nazisti e resasi rifugio per civili e sfollati, avverrà in due ondate. E per un giorno intero le cineprese dei report di guerra immortaleranno l&#8217;anticamera dell&#8217;inferno. L&#8217;abbazia, martellata dai bombardieri provenienti dalle basi del sud d&#8217;Italia e dall&#8217;Africa, si gretola su se stessa in una nuvola di fumo che si nota per decine e decine di chilometri. Una dopo l&#8217;altra, le formazioni di B-25 Mitchell e B-26 Marauder aprono i portelli ventrali e lasciano cadere dozzine di bombe aeronautica, convenzionali e incederai. Poi la volta dei cacciabombardieri P-47, i Thunderbolt, e poi ancora di altre formazioni. Crollano le mura esterne, collassano le fondamenta, scoppiano come tronchi d&#8217;alberi secchi le colonne di marmo. Mutilante, per lo spostamento d&#8217;aria provocato dalle esplosioni, sono le statue che verrano sbriciolate una dopo l&#8217;altra. Non è dato sapere in quanti trovarono la morte dove avevano cercato la salvezza nel riparo. Molti erano gli sfollati. Ma ancora peggiore del danno provocato dalla <strong>decisione folle</strong> e cieca del generale Freyberg, sarà la beffa che lo attende.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="929" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/1920px-The_Battle_of_Cassino_January-may_1944_C4363-1024x929.jpg" alt="" class="wp-image-414181" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/1920px-The_Battle_of_Cassino_January-may_1944_C4363-1024x929.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/1920px-The_Battle_of_Cassino_January-may_1944_C4363-600x544.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/1920px-The_Battle_of_Cassino_January-may_1944_C4363-300x272.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/1920px-The_Battle_of_Cassino_January-may_1944_C4363-768x697.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/1920px-The_Battle_of_Cassino_January-may_1944_C4363-1536x1394.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/1920px-The_Battle_of_Cassino_January-may_1944_C4363.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Il neozelandese, che crede di averla avuta vinta con quelle centinaia e centinaia di tonnellate di bombe, non manda &#8220;i suoi&#8221; a conquistare ciò che resta dell&#8217;abbazia e con essa la collina sita in una posizione strategica. Saranno i tedeschi a farlo. </p>



<p>E impadronendosi della rovine dell&#8217;Abbazia che è diventata la porta dell&#8217;apocalisse, perfetta per affrontare il nemico, ben trincerati, per decimarlo tra le rovine dove la posizione di vantaggio dell&#8217;altezza vince, e il difensore stabilisce il tiro del fuoco incrociato. Arresteranno l&#8217;avanzata degli Alleati per tre mesi. Decimando interi reggimenti nelle <a href="https://www.ilgiornale.it/news/cultura/carnaio-allombra-dellabbazia-battaglia-cassino-1914445.html">quattro battaglie</a> che verranno. Lasciando tra le macerie caduti neozelandesi, inglesi, americani, francesi, i gurkha e i polacchi. Almeno fino alla metà di maggio. Quando il 18 del mese una pattuglia del <strong>12º Lancieri &#8220;Podolski&#8221;</strong> si arrampica fino al monastero e penetra tra le rovine, affrontando ciò che resta dei tedeschi, ed issando la propria bandiera oltre l&#8217;ambita <strong>Quota 593</strong>. </p>



<p>Sarà allora, che tra le macerie e i morti di così tante nazioni, un trombettiere suonerà le note dell&#8217;<em>Hejnał</em>, melodia militare polacca che trovava la sua genesi nel lontano XII secolo. Interrompendo la &#8220;chiamata a raccolta&#8221;, questo era l&#8217;Hejnał, come la tradizione vuole: dato che la <strong>prima sentinella</strong> che suonò quelle note la prima volta per avvertire i compagni dell&#8217;assalto dei Tartari, venne trafitta a morte da una freccia scoccata dal nemico prima di poter proseguire. O almeno, così narra la leggenda.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="773" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/420690674_366385165951829_8889070298622223933_n-773x1024.jpg" alt="" class="wp-image-414184" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/420690674_366385165951829_8889070298622223933_n-773x1024.jpg 773w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/420690674_366385165951829_8889070298622223933_n-scaled-600x795.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/420690674_366385165951829_8889070298622223933_n-227x300.jpg 227w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/420690674_366385165951829_8889070298622223933_n-768x1017.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/420690674_366385165951829_8889070298622223933_n-1160x1536.jpg 1160w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/420690674_366385165951829_8889070298622223933_n-1547x2048.jpg 1547w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/420690674_366385165951829_8889070298622223933_n-1933x2560.jpg 1933w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/420690674_366385165951829_8889070298622223933_n-scaled.jpg 1450w" sizes="auto, (max-width: 773px) 100vw, 773px" /></figure>



<p>Quando addentrandomi per quella strada grigia e dritta, meno stretta di quanto appariva dall&#8217;alto, ma semplice e austera come l&#8217;avevo immaginata, prima di voltarmi ad ammirare l&#8217;<strong>abbazia restaurata</strong> tra il 1948 e il 1956 nel rispetto della pianta originale, per capire quale atto di coraggio avessero compiuto i soldati in uniforme marrone che l&#8217;avevano presa d&#8217;assalto sotto il fuoco delle mitragliatrici, lessi subito la placca che annunciava la natura del luogo dove mi trovavo. Diceva: &#8220;Passante, dì alla Polonia che siamo caduti fedeli al suo servizio&#8221;. </p>



<p>Oltre mille soldati del secondo corpo d&#8217;armata polacco sono seppelliti al cimitero militare di Montecassino. Tra loro sono custodite le spoglie mortali del generale&nbsp;<strong>Władysław Anders</strong>, deceduto a Londra nel 1970, e tumulato secondo le sue ultime volontà con i suoi soldati. Nella frazione di Caira, è il sacrario militare germanico di Cassino dove riposano le spoglie di 21.000 caduti dell&#8217;Italia del sud e sulla linea Gustav. Nel <strong>cimitero di guerra del Commonwealth di Cassino</strong> riposano oltre 4.000 soldati di tutti i vecchi domini dell&#8217;Impero britannico. Sono 3.000 i soldati che riposano presso il Cimitero Monumentale Francese di Venafro. I soldati americani caduti in questo settore riposano a nel cimitero militare di Nettuno. </p>



<p>Del sacrario polacco una cosa mi è rimasta impressa dall&#8217;anno della mia visita, e spesso mi sovviene alla mente, il continuo scampanare di mucche fulve, che stagliate a dozzine nel scorcio di prato verde che in un giorno di pioggia contrastava fortemente il grigio-blu del cielo pieno, mi ricordavano soldati, anzi, forse delle semplici anime, come quelle dei soldati in eterno riposo in quella valle, che si erano rese sentinelle e amiche. È un pensiero strano, non saprei dire: si diventa sempre sentimentali al cospetto dei cimiteri e dell&#8217;eterno riposto di chi ha dato la vita per una causa.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="663" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/418012936_1372291006744765_2543674555608987582_n-copia-1024x663.jpg" alt="" class="wp-image-414185" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/418012936_1372291006744765_2543674555608987582_n-copia-1024x663.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/418012936_1372291006744765_2543674555608987582_n-copia-scaled-600x388.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/418012936_1372291006744765_2543674555608987582_n-copia-300x194.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/418012936_1372291006744765_2543674555608987582_n-copia-768x497.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/418012936_1372291006744765_2543674555608987582_n-copia-1536x994.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/418012936_1372291006744765_2543674555608987582_n-copia-2048x1325.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/418012936_1372291006744765_2543674555608987582_n-copia-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/montecassino-44-silenzio-e-memoria-nellabbazia-martire-della-guerra.html">Montecassino &#8217;44: silenzio e memoria nell&#8217;abbazia martire della guerra</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Ragusa di Dalmazia, la dimentica quinta repubblica marinara italiana</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/ragusa-di-dalmazia-la-dimentica-quinta-repubblica-marinara-italiana.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Valle]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Jun 2023 17:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=398077</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1256" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ragusa-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ragusa-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ragusa-scaled-600x393.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ragusa-300x196.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ragusa-1024x670.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ragusa-768x503.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ragusa-1536x1005.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ragusa-2048x1340.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La storia della quinta repubblica marinara italiana prima della sua marginalizzazione e slavizzazione che l'avrebbero allontanata dall'Italia</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/ragusa-di-dalmazia-la-dimentica-quinta-repubblica-marinara-italiana.html">Ragusa di Dalmazia, la dimentica quinta repubblica marinara italiana</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1256" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ragusa-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ragusa-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ragusa-scaled-600x393.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ragusa-300x196.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ragusa-1024x670.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ragusa-768x503.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ragusa-1536x1005.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ragusa-2048x1340.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Sulle bandiere della nostra marina militare e mercantile si stagliano i simboli delle quattro repubbliche marinare. Un omaggio dovuto a una lunga epopea con, purtroppo, una omissione, una dimenticanza. Manca nello scudo araldico<strong> il simbolo di Ragusa di Dalmazia </strong>la negletta quinta repubblica italica. Ecco la sua storia.</p>



<p>Tra l’806 e 808 la flotta bizantina condotta dal patrizio Niceta si schierò davanti alle isolette su cui sorgerà Venezia per contrastare le pretese di Carlo Magno, vincitore dei longobardi e nuovo padrone dell’Italia centro-settentrionale. Fu il primo, inedito scontro tra due imperi cristiani – uno continentale, l’altro mediterraneo – e l’ultimo intervento militare di Bisanzio nell’alto Adriatico. Con la <strong>pace di Aquisgrana</strong> dell’812 il re franco, in cambio di un vago riconoscimento dal <em>basileus</em> del titolo d’imperatore, rinunciò ad ogni pretesa sulle <em>Venetie</em> marittime e sulla Dalmazia. L’Istria passò ai carolingi che incoraggiarono la penetrazione nelle campagne dell’elemento slavo – apparso nell’area dal 599-600 – a detrimento della popolazione latina che via via sfollerà verso coste e isole controllate dai veneto-bizantini. La stessa sorte dei profughi di Epitauro che, incalzati dall’avanzata slava, si rifugiarono su un’isoletta rocciosa nel basso Adriatico, <strong>il primo nucleo della città di Ragusa. </strong>L’inizio di una grande (e dimenticata) storia di uomini e di navi.</p>



<p>Nello scorrere dei secoli la città dalmata prese forza e vigore Ragusa; schiacciata tra i cupi monti delle Alpi dinariche e l’Adriatico arcigno – “<strong>un mare di montanari</strong>” per Braudel – lungo un territorio di soli 1500 chilometri quadrati popolato da circa 30mila persone, dal 1358 la piccola Repubblica aveva saputo emanciparsi dallo sguardo di Venezia e, nel 1410, da quello ungherese e rendersi pienamente <strong>indipendente</strong>. <em>Libertas</em> era il suo motto e per conservare quella libertà accettò dal 1458 di pagare un tributo all’incombente impero ottomano per poi firmare nel ‘94 un importante trattato con la Spagna della <em>reconquista</em>. Esercizi di raffinato equilibrismo di un ceto dirigente d’altissimo spessore. Un’aristocrazia, come racconta Egidio Ivetic nel suo splendido libro dedicato all’Adriatico, fatta da:</p>



<p>«Uomini inseriti nel mondo italiano e familiari con il <strong>mondo balcanico</strong>, navigatori in tutto il Mediterraneo, da Venezia a Barcellona e oltre. A proprio agio tra L’Oriente e l’Occidente, dotati di una spiccata identità, comunque e indiscutibilmente cattolica. Nonostante le ridotte dimensioni, si rimane impressionati dall’estrema vivacità economica e dal dinamismo diplomatico di questa città-stato. Come se Ragusa, nell’operato dei suoi uomini, delle sue famiglie di punta, fosse riuscita e comprendere e a realizzare un perfetto equilibrio tra le proprie capacità e strutture, quelle dell’Adriatico e quelle del Mediterraneo.</p>



<p>Grande politica unita ad un’ottima tecnologia. Con il pregiato legname delle foreste del Gargano, a Ragusa si costruirono magnifici velieri – alcuni capaci di 400 tonnellate – per una flotta forte di circa 100 navi per la navigazione di lungo corso e di oltre il doppio per l’impiego costiero. Intanto si perfezionava il diritto marittimo con una speciale attenzione, codificata nel 1341, al controllo della linea massima di carico delle navi; non paghi, nel ‘77 i dalmati introdussero per primi il servizio sanitario marittimo con pratiche di disinfezione e quarantena.</p>



<p><strong>Il Cinquecento fu per la città adriatica il momento magico.</strong> Grazie ad una flotta di quasi duecento velieri — con una capacità totale stimata attorno alle 66mila tonnellate a fronte delle marine mercantili di Venezia (nel 1567, circa 30.000 tonn.), Genova (nel 1550, 28.000 tonn.) e Marsiglia (4.000 tonn.) — la piccola Repubblica era una potenza mercatile di tutto rispetto. Con capienti caracche e galeoni gli illirici, non sazi dei mari levantini, gestirono per conto dei genovesi i compiti marittimi nel Tirreno (dal 1550 quasi un lago raguseo) ed estesero i loro traffici sino all’Atlantico e oltre. Con incredibile spregiudicatezza.</p>



<p>Come già accennato Ragusa, sebbene tributaria della Sublime Porta, seppe mantenere la propria indipendenza accontentando, con comune soddisfazione, sia i sultani islamici che i cattolicissimi monarchi. Considerato l’ingente flusso di denaro, Costantinopoli si accontentò di una dichiarazione di neutralità e chiuse ambedue gli occhi sui fruttuosi rapporti che i ragusei, tramite il vicereame di Napoli, mantennero con Madrid. Un ottimo affare. In cambio di ampie facilitazioni e privilegi nei porti della corona, <strong>la Repubblica contribuiva con grandi navi ed ottimi equipaggi alle campagne di Carlo </strong>contro Tunisi ed Algeri (ma mai, in virtù di una clausola degli accordi, contro gli ottomani) e forniva personale qualificato alla burocrazia militare e civile iberica: il comandante Vincenzo Buna fu consigliere dei viceré di Napoli e del Messico, i nobili Pietro e Andrea Omucevich ammiragli della flotta spagnola e altri ragusei divennero alti funzionari del potere asburgico.</p>



<p>Inevitabile quindi la decisione nel ‘88 di contribuire all’imponente spedizione di Filippo II contro l’Inghilterra elisabettiana: <strong>l’<em>Invicibile armada</em>.</strong> Ma quella che doveva essere poco più di una crociera di piacere e una passeggiata militare (con un gran bottino finale), si trasformò in una catastrofe: dei trentatré vascelli — la “Squadra illirica” — partiti dall’Adriatico per unirsi alla flotta del duca Medina-Sidonia, dopo il disgraziato scontro nella Manica con le navi di Francis Drake e la burrascosa circumnavigazione della Britannia, ne tornarono in patria soltanto ventuno. Assieme alla perdita del naviglio, il blocco dei commerci con l’Inghilterra (con la dispersione della fiorente colonia di Londra) e le Fiandre, la Repubblica pianse la morte centinaia di provetti marinai, una ferita tremenda per il florido ma sempre minuscolo Stato.</p>



<p>Servì un buon ventennio perché i dalmati, gente ingegnosa, potessero riprendersi. All’inizio del Seicento l’ottima industria cantieristica, imperniata tra lo squero di Gravosa e altri cantieri minori, oltre a produrre per gli armatori locali <strong>varò una linea di innovativi vascelli</strong> d’alto bordo per la riorganizzata <em>Armada del Mar Oceano</em> spagnola. Fu la fortuna di Giorgio de Oliste, Cristoforo Martalossi e Nicola de Masimbrandi, tre abili <em>asentistas</em> che fornirono a Madrid decine di moderni velieri (in parte realizzati, su licenza, nei cantieri napoletani). Intanto il commercio riprese nuovamente vigore grazie ad un efficace <em>network</em> mercantile di respiro globale. <strong>Un dato ben noto a William Shakespeare che nel “Mercante di Venezia”</strong> fece dire dall’ingordo Shylok in riferimento all’ingenuo Antonio: “egli ha una ragusea in rotta per Tripoli, un’altra per il Messico, una terza verso le Indie”. E proprio nell’<em>enclave</em> portoghese di Goa, sulla costa dell’India, i ragusei ebbero per lungo tempo una loro stazione commerciale e, dal 1541, una chiesa intitolata a Biagio, il santo protettore della città.</p>



<p>A partire dal 1645, complice l’interminabile guerra di Candia, la neutrale Repubblica di San Biagio, cercò di rimpiazzare Venezia nei traffici con il Levante e l’Africa settentrionale grazie ad una flotta mercantile nuovamente ragguardevole: a metà del Seicento i registri delle tasse stimavano 74 velieri di lungo corso a cui vanno aggiunti centinaia di legni minori per il cabotaggio costiero. <strong>Una formidabile ripresa economica interrotta il 6 aprile 1667</strong> da un devastante terremoto seguito da un tremendo incendio. Una tragedia immane e un colpo durissimo per lo Stato raguseo. Miracolosamente la decimata aristocrazia e ciò che rimaneva del ceto armatoriale riuscirono a conservare l’indipendenza, contenendo gli appetiti turchi e austriaci, e ricostruire la città per ritrovare, quasi un secolo più tardi, la piena prosperità economica. A metà Settecento la marina mercantile ragusea poteva contare su 170 navigli d’alto mare impegnati principalmente sulle rotte da Livorno per il Levante o dai granai del Mar Nero verso la Spagna e, dal 1780, persino per le Americhe:</p>



<p>“Le navi di Ragusa raggiungono i più lontani Paesi extra-europei solcando arditamente gli oceani. Si calcola che soltanto il valore delle 280 navi di lungo corso raggiunga 13 milioni e 500mila piastre, fruttando entrate per oltre 2 milioni di piastre all’anno. Le entrate complessive derivanti dal commercio raguseo in mare e per terra ammontano a 3 milioni e 725mila piastre, permettendo all’erario statale di registrare un attivo di 2 milioni e 329mila piastre”.</p>



<p><strong>Ma il dinamismo commerciale e finanziario</strong> degli <em>homines novi</em> —&nbsp;quella borghesia imprenditoriale affermatasi dopo il sisma e cooptata malvolentieri nelle file dell’aristocrazia — non riuscì a fermare la decadenza politica della città. Nello scorrere del Settecento i resti della vecchia oligarchia, strutturata in esangui casate arroccate nel Consiglio maggiore, paralizzarono cocciutamente la vita pubblica impedendo ai “nuovi nobili” ogni seria riforma e possibili inversioni di rotta. Nonostante la vitalità della sua flotta, al tramonto del secolo le fondamenta dell’antico edificio statuale erano definitivamente compromesse.&nbsp;</p>



<p><strong>Poi Napoleone Bonaparte.</strong> Il giovane Marte che accoppò le esangui talassocrazie italiche. Grazie alla sua perifericità adriatica e per merito dei suoi armatori e diplomatici, la minuscola Repubblica per un quindicennio riuscì a schivare lo <em>tsunami</em> provocato dalla rivoluzione francese. Sebbene imbalsamato in obsolete strutture oligarchiche, lo Stato raguseo mantenne intatta sino all’ultimo soffio di vita l’antica arte del negoziare e mediare (per meglio commerciare…) tra le opposte potenze. Garantiti dello loro <em>status</em> di neutralità, 637 bastimenti — di cui 230 velieri di lungo corso — continuarono a solcare tutti i mari del mondo, <strong>dal Mar Nero a Gibilterra, dalle Indie sino a Baltimora, New York, Cuba e il Brasile;</strong> traffici che le guerre continentali resero ancor più fruttuosi con il contrabbando di grano e sale ma anche con proibitissime forniture di armi e munizioni alle parti in conflitto. Ancora una volta denari, tanti denari. Al tramonto del secolo l’erario statale, come ricorda Giacomo Scotti, registrava <em>“un attivo di 2 milioni e 329 mila piastre”.</em></p>



<p>Una bolla fortunata ma effimera. All’indomani della caduta di Venezia la guerra si ricordò della Dalmazia. Minacciose armate austriache e francesi assieme a navi russe e inglesi iniziarono a lambire coste e confini dell’indifesa micro nazione e, come da consolidato copione, i ragusei trattarono con tutti, pagando e corrompendo ambasciatori, generali, ammiragli. Un sottile gioco d’equilibri e d’inganni che s’interruppe il 26 maggio 1805 quando Napoleone, preoccupato dalla presenza zarista nel vicino Montenegro, diede l’ordine d’invasione trasformando il territorio, con il solito corollario di saccheggi, distruzioni, ruberie, in un campo di battaglia. I cantieri si fermarono, le navi vennero confiscate o disarmate, i magazzini svuotati. Il tormento si protrasse sino al <strong>31 gennaio 1808.</strong> In quel giorno infausto il maresciallo Marmont, dopo aver mobilitato le truppe presenti in città, mandò un suo ufficialetto al palazzo dei Rettori, sede del Senato. Poche parole lapidarie: “le Gouvernement et le Senat de Raguse sont dissous”. I reggitori ammutolirono. Lo Stato di San Biagio era soppresso. Il tre giugno l’imperatore comunicava all’Europa il decesso della quinta repubblica marinara italica.  </p>



<p>Caduto l’imperatore la città fu inglobata nei domini asburgici e via via marginalizzata. Vienna privilegiò Trieste e Fiume e Ragusa, ormai isolata, <strong>fu inesorabilmente slavizzata.</strong> Vani furono gli sforzi dei nobili di ricostituire la repubblica. Congiurarono, si armarono, insorsero, combatterono, intrigarono, supplicarono Francia e Austria. Poiché tutto falliva i più accesi emigrarono, i più idealisti si condannarono al celibato &#8220;per non procreare degli schiavi&#8221;. La borghesia si adagiò nel nuovo ordine di cose continuando a trafficare. L’ultimo sindaco italianofono fu <strong>Francesco Gondola morto nel 1899.</strong>  </p>



<p>L’atto finale si concluse all’indomani della grande guerra e dell’impresa di d’Annunzio a Fiume. il 12 novembre 1920 Giovanni Giolitti, ben più strutturato del modesto Nitti, chiuse a Rapallo la trattiva italo-jugoslava; il trattato stabiliva la costituzione dello Stato libero di Fiume (sotto controllo italiano) e la sovranità su Zara, Cherso, Lussino, Lagosta e Pelagosa con la rinuncia alla Dalmazia. Ragusa venne inglobata nel regno dei Karadordevic e agli italofoni locali <strong>(tra cui la famiglia di Ottavio Missoni)</strong> non restò che la via dell’esilio.&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/ragusa-di-dalmazia-la-dimentica-quinta-repubblica-marinara-italiana.html">Ragusa di Dalmazia, la dimentica quinta repubblica marinara italiana</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/?utm_source=w3tc&utm_medium=footer_comment&utm_campaign=free_plugin

Object Caching 82/475 objects using Redis
Page Caching using Disk: Enhanced 
Minified using Disk

Served from: it.insideover.com @ 2026-06-26 10:34:21 by W3 Total Cache
-->