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	<title>Stato Islamico Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Mon, 28 Aug 2023 17:09:23 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Stato Islamico Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Una soluzione politica in Crimea, l&#8217;allargamento dell&#8217;Ue, l&#8217;allineamento India-Russia: cos&#8217;è successo oggi nel mondo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Marcassa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Aug 2023 17:09:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2560" height="1707" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/64ea6be76823c9.11340124-scaled.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/64ea6be76823c9.11340124-scaled.webp 2560w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/64ea6be76823c9.11340124-scaled.webp 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/64ea6be76823c9.11340124-300x200.webp 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/64ea6be76823c9.11340124-1024x683.webp 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/64ea6be76823c9.11340124-768x512.webp 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/64ea6be76823c9.11340124-1536x1024.webp 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/64ea6be76823c9.11340124-2048x1365.webp 2048w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></p>
<p>L'Onu lancia l'allarme per lo Stato Islamico in Mali, Charles Michel esorta l'unione a prepararsi all'allargamento, Putin al telefono con Modi, Teheran vuole i curdi "terroristi anti-iraniani" lontani dal confine. Ecco le notizie di oggi. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/una-soluzione-politica-in-crimea-lallargamento-dellue-lallineamento-india-russia-cose-successo-oggi-nel-mondo.html">Una soluzione politica in Crimea, l&#8217;allargamento dell&#8217;Ue, l&#8217;allineamento India-Russia: cos&#8217;è successo oggi nel mondo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2560" height="1707" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/64ea6be76823c9.11340124-scaled.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/64ea6be76823c9.11340124-scaled.webp 2560w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/64ea6be76823c9.11340124-scaled.webp 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/64ea6be76823c9.11340124-300x200.webp 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/64ea6be76823c9.11340124-1024x683.webp 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/64ea6be76823c9.11340124-768x512.webp 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/64ea6be76823c9.11340124-1536x1024.webp 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/64ea6be76823c9.11340124-2048x1365.webp 2048w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></p>
<p>Gli esperti delle Nazioni Unite lanciano l&#8217;allarme per l&#8217;espansione dello Stato Islamico del Grande Sahara, il presidente Zelensky parla per la prima volta di una soluzione politica e non militare, il presidente del Consiglio Europeo esorta l&#8217;Unione ad allargarsi per la propria sicurezza. Una telefonata tra Mosca e Nuova Delhi preannuncia grandi piani condivisi e l&#8217;Iran dà l&#8217;ultimatum a Baghdad per sgomberare i curdi dal confine: <strong>ecco le cinque notizie del giorno</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;allarme dell&#8217;Onu in Mali: lo Stato Islamico raddoppia il controllo sul territorio</h2>



<p>Un gruppo di esperti delle Nazioni Unite ha lanciato l&#8217;allarme sulla situazione dello Stato Islamico in Mali: ad un anno dal <strong><a href="https://it.insideover.com/terrorismo/quando-una-missione-fallisce-gli-errori-della-francia-nel-sahel.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ritiro delle truppe frances</a>i</strong> – preteso dai militari giunti al potere con un doppio golpe nel 2020 e 2021 – un rapporto di oltre 100 pagine traccia l&#8217;evoluzione del gruppo <strong>Stato Islamico</strong> nel Paese saheliano. &#8220;In meno di un anno, lo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/il-sahel-diventera-un-nuovo-afghanistan.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Stato Islamico nel Grande Sahara</a> ha quasi <strong>raddoppiato</strong> le aree sotto il suo controllo in Mali&#8221; hanno rivelato gli esperti, riferendosi al controllo da parte del gruppo delle aree rurali nell&#8217;est del Menaka e ampie zone dell&#8217;area di Ansongo, nella regione settentrionale di Gao. Gli attacchi da parte del gruppo nell&#8217;area hanno eroso la fiducia nei confronti dell&#8217;accordo di <strong>pace di Algeri </strong>del 2015, poichè hanno dimostrato che gli attori statali sono &#8220;fornitori di sicurezza <strong>deboli e inaffidabili</strong>&#8221; per le comunità prese di mira dagli estremisti. Il gruppo terrorista e i rivali affiliati ad al Qaeda hanno approfittato del ritardo nell&#8217;implementazione dell&#8217;accordo per &#8220;ricostruire lo <strong>scenario del 2012</strong>&#8220;, quando in seguito ad un altro colpo di Stat i ribelli formarono uno &#8220;Stato islamico&#8221; nel nord del Paese. All&#8217;epoca l&#8217;intervento francese a sostegno del governo maliano costrinse i ribelli alla ritirata, ma da allora questi hanno riconquistato aree di influenza nel nord. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Una possibile soluzione politica per la Crimea</h2>



<p>&nbsp;In queste settimane le truppe ucraine sono impegnate nella <strong>controffensiva a Sud</strong> del Paese, dove cercano di riconquistare le aree occupate e di avanzare verso la costa della Crimea. In un&#8217;intervista televisiva però il presidente ucraino <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/chi-e-volodymyr-zelensky.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Volodymyr Zelensky </a>ha aperto ad una <strong>soluzione politica</strong> per <a href="https://it.insideover.com/guerra/demilitarizzazione-e-trattative-cosi-kiev-puo-liberare-la-crimea.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">smilitarizzare e liberare i territori della Crimea</a> – annessa dalla Russia nel 2014 – piuttosto che intervenire militarmente sul territorio e causare altre numerose vittime. &#8220;Se arriviamo ai confini amministrativi della Crimea, penso che si possa <strong>forzare politicamente </strong>la smilitarizzazione della Russia sul territorio della penisola&#8221; ha affermato il presidente. Zelensky ha anche specificato che non ha intenzione di spostare lo scontro sul territorio russo, poiché lo scopo dell&#8217;offensiva è la <strong>liberazione</strong> dei propri territori. Infatti, se le truppe ucraine dovessero avanzare nel territorio russo, Kiev perderebbe rapidamente il sostegno dei partner occidentali e rimarrebbe sola nell&#8217;impresa. Si tratta di una delle <strong>prime aperture</strong> da parte del presidente ucraino sul tema che finora Kiev era sempre stato affrontato in termini militari. </p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;Unione si prepari a integrare nuovi membri entro il 2030 – le parole di Charles Michel a Bled</h2>



<p> L&#8217;Unione europea deve essere pronta a integrare nuovi membri &#8220;entro il 2030&#8221;, ha esortato il presidente del <strong>Consiglio europeo</strong> Charles Michel oggi in occasione del Forum Strategico di Bled, in Slovenia. «Lo dobbiamo fare sia per l&#8217;Ue che per i nostri futuri Stati membri», ha aggiunto. &#8220;È così che da ora dovremmo chiamare i Paesi che hanno confermato la prospettiva dell&#8217;Ue. <strong>Futuri Stati membri</strong>. È tempo di sbarazzarsi delle ambiguità, è ora di affrontare le sfide con chiarezza e <strong>onestà</strong>&#8220;. Il riferimento è ai cinque paesi dei Balcani occidentali, Ucraina e Moldavia che sono candidati all&#8217;integrazione nel blocco.&#8221; Per essere <strong>più forte e più sicura</strong>, l&#8217;Ue deve rafforzare i nostri legami, ecco perché è giunto il momento di affrontare la sfida dell&#8217;allargamento&#8221; ha spiegato il presidente del Consiglio. &#8220;Il prossimo bilancio a lungo termine dell&#8217;Unione dovrà includere i nostri obiettivi comuni: darà una spinta trasformativa alle riforme e genererà interesse, investimenti e una migliore comprensione. Ecco perché i leader dell&#8217;UE <strong>discuteranno dell&#8217;allargamento</strong> nelle prossime riunioni del Consiglio europeo. Prenderemo posizione sull&#8217;apertura dei <a href="https://it.insideover.com/politica/cosa-manca-allucraina-per-entrare-nellue.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">negoziati con l<strong>&#8216;Ucraina</strong> </a>e la <strong>Moldavia</strong>. E mi aspetto anche che la <strong><a href="https://it.insideover.com/reportage/politica/fiducia-balcani-braci-europa-bosnia-intervista-christian-schmidt.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Bosnia-Erzegovina</a></strong> e la<strong> Georgia</strong> tornino sul tavolo&#8221;. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Mosca e Nuova Delhi condividono piani &#8220;su larga scala&#8221;</h2>



<p>Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha reso noto che, nel corso di una lunga telefonata, <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-vladimir-putin.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Vladimir Putin</a> e <a href="https://it.insideover.com/schede/nazionalismi/chi-e-narendra-modi.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Narendra Modi</a> hanno discusso della cooperazione nel settore dell&#8217;energia, constatando &#8220;la dinamica positiva della <strong>cooperazione economica</strong> e nel commercio e la reciproca intenzione all&#8217;attuazione di <strong>progetti su larga scala</strong> nel settore dell&#8217;energia e di un lavoro congiunto nell&#8217;espansione dei trasporti internazionali e delle infrastrutture logistiche&#8221;. Il presidente russo e quello indiano si sono anche scambiati opionini in vista del prossimo vertice del <strong>G20</strong> che si terrà il 9 e 10 settembre in India, riguardo al quale Putin ha informato che <strong>non potrà partecipare</strong> perché &#8220;molto impegnato&#8221;, e che la Russia sarà rappresentata dal ministro degli Esteri Sergei Lavrov.</p>



<h2 class="wp-block-heading">&#8220;Vanno disarmati e trasferiti&#8221;: l&#8217;Iran vuole i curdi lontani dal confine iracheno </h2>



<p>Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Nasser Kanaani ha dichiarato che i &#8220;g<strong>ruppi terroristici anti-iraniani</strong>&#8221; che operano dalla regione del <a href="https://it.insideover.com/politica/la-cintura-di-fuoco-del-kurdistan-dossier-confini-di-fuoco.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Kurdistan iracheno</a> devono essere disarmati e trasferiti dall&#8217;area di confine entro la scadenza del 19 settembre prossimo, e ha sottolineato che il termine non sarà prorogato in nessuna circostanza. Kanaani ha parlato durante l&#8217;ordinaria conferenza stampa a Teheran, e ha specificato che l&#8217;Iran si aspetta che il governo di Baghdad implementi pienamente l&#8217;accordo sulla sicurezza siglato in marzo per proteggere il loro confine comune, che prevede lo scioglimento dei <strong>gruppi separatisti</strong>.  &#8220;Dopo questa scadenza, se l&#8217;Iraq non rispetterà i suoi impegni, il governo iraniano si assumerà le proprie responsabilità, al fine di <strong>garantire la sicurezza</strong> del Paese&#8221;. La regione autonoma del Kurdistan, nel nord dell&#8217;Iraq, ospita campi e basi gestiti da diverse fazioni curde iraniane, che Teheran accusa di <a href="https://it.insideover.com/politica/lattacco-ad-isfahan-svela-il-grande-gioco-per-il-controllo-delliraq.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">servire gli interessi occidentali e israeliani</a>.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/una-soluzione-politica-in-crimea-lallargamento-dellue-lallineamento-india-russia-cose-successo-oggi-nel-mondo.html">Una soluzione politica in Crimea, l&#8217;allargamento dell&#8217;Ue, l&#8217;allineamento India-Russia: cos&#8217;è successo oggi nel mondo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il Niger si prepara allo scontro, Haftar attacca il Ciad, il Mozambico elimina il leader Isis: cos&#8217;è successo oggi nel mondo</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/il-niger-si-prepara-allo-scontro-haftar-attacca-il-ciad-il-mozambico-elimina-il-leader-isis-cose-successo-oggi-nel-mondo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Chiara Marcassa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Aug 2023 17:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Colpo di stato in Niger]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1051" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230825182619953_6c4a74faaf179f705ba45b5d9c8ca3d5-scaled-e1692981465201.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230825182619953_6c4a74faaf179f705ba45b5d9c8ca3d5-scaled-e1692981465201.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230825182619953_6c4a74faaf179f705ba45b5d9c8ca3d5-scaled-e1692981465201-600x328.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230825182619953_6c4a74faaf179f705ba45b5d9c8ca3d5-scaled-e1692981465201-300x164.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230825182619953_6c4a74faaf179f705ba45b5d9c8ca3d5-scaled-e1692981465201-1024x560.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230825182619953_6c4a74faaf179f705ba45b5d9c8ca3d5-scaled-e1692981465201-768x420.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230825182619953_6c4a74faaf179f705ba45b5d9c8ca3d5-scaled-e1692981465201-1536x841.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230825182619953_6c4a74faaf179f705ba45b5d9c8ca3d5-scaled-e1692981465201-2048x1121.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il Niger chiama alle armi Mali e Burkina Faso contro l'Ecowas, Pechino accusa Washington per la vendita di armi a Taiwan, i drusi siriani scendono in strada per chiedere le dimissioni di Assad. Ecco le notizie del giorno.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-niger-si-prepara-allo-scontro-haftar-attacca-il-ciad-il-mozambico-elimina-il-leader-isis-cose-successo-oggi-nel-mondo.html">Il Niger si prepara allo scontro, Haftar attacca il Ciad, il Mozambico elimina il leader Isis: cos&#8217;è successo oggi nel mondo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1051" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230825182619953_6c4a74faaf179f705ba45b5d9c8ca3d5-scaled-e1692981465201.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230825182619953_6c4a74faaf179f705ba45b5d9c8ca3d5-scaled-e1692981465201.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230825182619953_6c4a74faaf179f705ba45b5d9c8ca3d5-scaled-e1692981465201-600x328.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230825182619953_6c4a74faaf179f705ba45b5d9c8ca3d5-scaled-e1692981465201-300x164.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230825182619953_6c4a74faaf179f705ba45b5d9c8ca3d5-scaled-e1692981465201-1024x560.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230825182619953_6c4a74faaf179f705ba45b5d9c8ca3d5-scaled-e1692981465201-768x420.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230825182619953_6c4a74faaf179f705ba45b5d9c8ca3d5-scaled-e1692981465201-1536x841.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230825182619953_6c4a74faaf179f705ba45b5d9c8ca3d5-scaled-e1692981465201-2048x1121.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Mentre sale la tensione con la Comunità economica dei Paesi dell&#8217;Africa occidentale, la giunta nigerina si attiva con gli Stati vicini per essere sicura di non rimanere sola; il governo di Pechino accusa Washington di aver violato i comunicati congiunti sino-americani con la nuova vendita di armi a Taiwan. Il generale libico Khalifa Haftar lancia una maxi operazione nel sud del Paese per metterlo in sicurezza, i drusi siriani tornano (dopo dieci anni) a chiedere le dimissioni del presidente Bashar al-Assad e in Mozambico le forze governative eliminano il capo del gruppo Stato Islamico che ha causato un milione di sfollati nel Paese: <strong>ecco le cinque notizie del giorno. </strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">I golpisti in Niger chiamano Mali e Burkina Faso contro l&#8217;Ecowas</h2>



<p>&nbsp;Il leader del golpe in Niger, <a href="https://it.insideover.com/politica/il-colpo-di-stato-gli-arresti-e-lombra-della-wagner-cosa-succede-in-niger.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Abdourahamane Tchiani,</a> ha autorizzato le forze armate del Mali e del Burkina Faso a intervenire sul territorio nazionale nigerino in caso di <strong>attacco armato</strong>. La dichiarazione segue l&#8217;incontro di ieri a Niamey in cui i ministri degli Esteri dei tre Paesi alleati hanno discusso l&#8217;<a href="https://it.insideover.com/politica/la-reazione-europea-al-golpe-in-niger-e-lincubo-di-una-nuova-libia.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">approfondimento della cooperazione</a> sulla <strong>sicurezza</strong> e su altri ambiti condivisi. Da settimane la Comunità economica dei&nbsp;Paesi&nbsp;dell&#8217;Africa occidentale (Ecowas)è impegnata a negoziare con i leader del golpe per reinsediare il presidente Mohamed Bazoum, ma ha avvisato di essere pronta a <strong>inviare truppe</strong> in Niger per ripristinare l&#8217;ordine costituito nel caso in cui gli sforzi diplomatici fallissero. In un comunicato, i ministri di Mali e Burkina Faso hanno reiterato la loro opposizione ad un intervento armato contro la popolazione del Niger, avvisando che verrebbe considerato una dichiarazione di guerra. L&#8217;<strong>Unione africana</strong>,&nbsp;i&nbsp;cui&nbsp;delegati&nbsp;avevano&nbsp;informalmente espresso reticenza per un&nbsp;intervento armato, ha&nbsp;infine &#8220;preso atto&#8221;&nbsp;della decisione Ecowas&nbsp;in un comunicato, senza opporvisi&nbsp;in modo ufficiale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le armi statunitensi a Taiwan violano i comunicati congiunti sino-americani</h2>



<p>&#8220;Le <strong>vendite di&nbsp;armamenti</strong>&nbsp;degli&nbsp;Stati&nbsp;Uniti&nbsp;a Taiwan costituiscono una grave violazione&nbsp;del&nbsp;principio di&nbsp;una sola Cina e dei&nbsp;tre comunicati&nbsp;congiunti&nbsp;Usa-Cina, specie quello&nbsp;del&nbsp;17 agosto 1982&#8243;. Sono queste le parole con cui il portavoce&nbsp;del&nbsp;ministro degli&nbsp;Esteri&nbsp;della Cina, Wang Webin, ha commentato la decisione&nbsp;dell&#8217;amministrazione&nbsp;americana di&nbsp;autorizzare una <strong>nuova fornitura</strong> di&nbsp;armamenti&nbsp;a Taiwan per circa <strong>500 milioni&nbsp;</strong>di&nbsp;dollari. &#8220;Queste vendite violano gravemente&nbsp;il diritto&nbsp;internazionale e le regole che governano le relazioni&nbsp;internazionali, e minacciano la sovranità e gli&nbsp;interessi&nbsp;di&nbsp;sicurezza&nbsp;cinesi&#8221;, ha aggiunto. Wang ha precisato che le forniture di&nbsp;armi&nbsp;statunitensi&nbsp;peggiorano l<strong>&#8216;instabilità dello Stretto di&nbsp;Taiwan</strong>, e ha ripetuto che&nbsp;l&#8217;isola è &#8220;una parte&nbsp;inalienabile&nbsp;del&nbsp;territorio&nbsp;della Cina&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il generale Haftar lancia una nuova operazione lungo il confine col Ciad</h2>



<p>Il portavoce dell&#8217;autoproclamato<strong> Esercito nazionale libico</strong> (Lna) ha annunciato con un post su Facebook il lancio di un&#8217;operazione militare su larga scala al confine con il Ciad – operazione che ha definito come &#8220;ampia, precisa e mirata al confine meridionale per <strong>proteggere le frontiere</strong> dello Stato, le sue capacità e la sicurezza dei suoi cittadini&#8221;. Il portavoce delle forze del generale Khalifa Haftar ha poi aggiunto: &#8220;Non permetteremo che il nostro Paese sia una base d&#8217;appoggio per qualsiasi gruppo o formazione armata che rappresenti una minaccia per i nostri vicini o lanci qualsiasi azione illegale&#8221;, e ha assicurato che l&#8217;operazione non violerà &#8220;il <strong>principio di non ingerenza</strong> negli affari interni dei paesi amici, fraterni e vicini e nei loro problemi politici&#8221;. Infine, il portavoce ha concluso che l&#8217;operazione militare &#8220;via terra e via aerea non si fermerà finchè non saranno raggiunti gli obiettivi fissati dal Comando generale&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I drusi siriani ritornano a chiedere le dimissioni di Assad</h2>



<p>Migliaia di siriani si sono raccolti per le strade della città a <a href="https://it.insideover.com/politica/siria-anche-i-drusi-scendono-in-strada-contro-damasco.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">maggioranza drusa</a> di Sweida, nel sud-est del Paese, per il quinto giorno consecutivo per protestare contro il peggioramento delle <strong>condizioni economiche</strong> e invocando le <strong>dimissioni del presidente</strong> siriano <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-bashar-al-assad.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Bashar al-Assad</a>. I locali si sono riuniti nella piazza principale della città a partire dalla settimana scorsa, quando hanno assistito ad un improvviso aumento del prezzo del carburante. Importanti leader religiosi drusi, <strong>precedentemente filogovernativi</strong>, si sono incontrati per la prima volta dall&#8217;inizio delle proteste riconoscendo ai manifestanti il diritto di opporsi alle politiche del governo di Damasco, ma evitando di appoggiare apertamente le diffuse chiamate a dimettersi rivolte al presidente Assad. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Eliminato il leader dello Stato Islamico in Mozambico</h2>



<p>Il Capo di Stato maggiore delle forze armate del Mozambico, Joaquim Rivas Mangrasse, ha annunciato oggi l&#8217;eliminazione di Bonomade Machude Omar, noto anche come Ibn Omar o Abu Suraka, ritenuto il leader del gruppo<strong> Stato Islamico</strong> nel Paese. &#8220;Bonomade Machude Omar è stato ucciso insieme ad altri elementi del <strong>gruppo terroristico</strong> che sono ancora in via di identificazione&#8221;, segnala il capo delle forze armate in un comunicato stampa. &#8220;Dall&#8217;indagine condotta e tuttora in corso è emerso, con prove concrete, che il principale leader che <strong>dirige le operazioni</strong> del terrorismo in Mozambico, Bonomade Machude è stato messo fuori combattimento&#8221;, ha segnalato il generale nella nota. Secondo l&#8217;Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unchr), il conflitto nel nord del Mozambico ha provocato lo sfollamento di <strong>un milione di persone</strong> e causato circa 4.000 morti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-niger-si-prepara-allo-scontro-haftar-attacca-il-ciad-il-mozambico-elimina-il-leader-isis-cose-successo-oggi-nel-mondo.html">Il Niger si prepara allo scontro, Haftar attacca il Ciad, il Mozambico elimina il leader Isis: cos&#8217;è successo oggi nel mondo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Furia cinese su Biden, nuovo agguato Isis e il conto salato dei migranti: cos’è successo oggi nel mondo</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/furia-cinese-su-biden-nuovo-agguato-isis-e-il-conto-salato-dei-migranti-cose-successo-oggi-nel-mondo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Chiara Marcassa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Aug 2023 17:25:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[dipendenza]]></category>
		<category><![CDATA[gas naturale]]></category>
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		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[InsideNews]]></category>
		<category><![CDATA[Rohingya]]></category>
		<category><![CDATA[Stato Islamico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230811185017746_91ae3883a269022b6dcbf057c2d86a77-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230811185017746_91ae3883a269022b6dcbf057c2d86a77-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230811185017746_91ae3883a269022b6dcbf057c2d86a77-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230811185017746_91ae3883a269022b6dcbf057c2d86a77-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230811185017746_91ae3883a269022b6dcbf057c2d86a77-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230811185017746_91ae3883a269022b6dcbf057c2d86a77-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230811185017746_91ae3883a269022b6dcbf057c2d86a77-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230811185017746_91ae3883a269022b6dcbf057c2d86a77-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La diplomazia cinese condanna duramente le politiche economiche di Washington, lo Stato Islamico torna a colpire nel deserto siriano e la crisi dei migranti di New York presenterà un conto salatissimo alla città. Ecco i cinque fatti del giorno. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/furia-cinese-su-biden-nuovo-agguato-isis-e-il-conto-salato-dei-migranti-cose-successo-oggi-nel-mondo.html">Furia cinese su Biden, nuovo agguato Isis e il conto salato dei migranti: cos’è successo oggi nel mondo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230811185017746_91ae3883a269022b6dcbf057c2d86a77-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230811185017746_91ae3883a269022b6dcbf057c2d86a77-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230811185017746_91ae3883a269022b6dcbf057c2d86a77-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230811185017746_91ae3883a269022b6dcbf057c2d86a77-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230811185017746_91ae3883a269022b6dcbf057c2d86a77-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230811185017746_91ae3883a269022b6dcbf057c2d86a77-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230811185017746_91ae3883a269022b6dcbf057c2d86a77-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230811185017746_91ae3883a269022b6dcbf057c2d86a77-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;ennesima misura restrittiva imposta dagli Stati Uniti per frenare l&#8217;economia cinese ha fatto esporre il capo della diplomazia di Pechino con dichiarazioni dure contro Washington. La giunta birmana perseguita i civili nei villaggi con attacchi aerei, e i Rohingya continuano la loro pericolosa fuga con esiti nefasti. Nuovi accordi fanno intravedere all&#8217;Iraq l&#8217;indipendenza dall&#8217;importazione di gas naturale dall&#8217;Iran, Isis colpisce ancora nel deserto di Deir Az Zor e uccide 23 militari siriani in un&#8217;imboscata e New York si prepara a pagare un conto salatissimo per la crisi dei migranti che sta gestendo da sola. <strong>Ecco le cinque notizie del giorno.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">&#8220;Usa maggior fonte di instabilità al mondo&#8221;: rabbia cinese contro le nuove restrizioni di Biden</h2>



<p>L&#8217;alto diplomatico cinese <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-wang-yi-lalfiere-della-diplomazia-di-xi.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Wang Yi</a> si è pronunciato duramente contro gli Stati Uniti, colpevoli di <strong>opprimere i Paesi emergenti</strong> e le loro economie – in particolare quella cinese – e descrivendo Washington come &#8220;la maggior <strong>fonte di instabilità</strong>&#8221; nel mondo. Wang, che è tornato ad essere ministro degli Esteri della Cina dopo la <a href="https://it.insideover.com/politica/la-donna-misteriosa-gli-007-e-la-scomparsa-i-misteri-dietro-al-ministro-cinese-scomparso.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">scomparsa di Qin Gang</a> il mese scorso, ha criticato fortemente l&#8217;egemonia e il protezionismo statunitense durante il suo tour del Sud-est asiatico proprio nel giorno seguente all&#8217;imposizione da parte di Washington di nuove restrizioni agli investimenti tecnologici contro Pechino. &#8220;Gli Stati Uniti, per mantenere un&#8217;<strong>egemonia unipolare</strong>, non sono disposti ad assistere allo sviluppo e alla revitalizzazione della Cina e degli altri Paesi emergenti&#8221; ha riferito Wang al primo ministro di Singapore Lee Hsien Loong. &#8220;Da una parte, condonano e supportano le forze di indipendenza di Taiwan che si affidano agli Stati Uniti per ottenere l&#8217;indipendenza, oltrepassando le linee rosse delle Cina. Dall&#8217;altra penalizzano la concorrenza leale e costringono gli altri Paesi a pratiche di <strong>protezionismo unilaterale</strong> contro la Cina&#8221; ha concluso il ministro. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Saldati i debiti, l&#8217;Iraq sarà indipendente dal gas iraniano entro tre anni</h2>



<p>In un discorso tenuto all&#8217;inaugurazione di una centrale elettrica nel governatorato di Maysan, nel sud-est dell&#8217;Iraq, il primo ministro Mohammad Shia al-Sudani ha dichiarato che il progetto &#8220;contribuirà alla rete elettrica nazionale producendo oltre 250 megawatt&#8221; come parte del piano strategico per &#8220;<strong>ridurre la spesa pubblica</strong> del governo federale iracheno, in particolare per quanto riguarda<strong> l&#8217;<a href="https://it.insideover.com/energia/la-dipendenza-dal-petrolio-che-intrappola-liraq.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">importazione di gas</a></strong>&#8220;.  &#8220;Il governo sta lavorando a più livelli per migliorare la rete elettrica del Paese&#8221; ha specificato, aggiungendo che &#8220;tutti&nbsp;i&nbsp;problemi&nbsp;che derivano dalla riduzione&nbsp;delle forniture&nbsp;iraniane sono stati&nbsp;regolati, con&nbsp;il saldo di tuti i debiti legati all&#8217;importazione e con un accordo che prevede l&#8217;invio di greggio all&#8217;Iran in cambio di gas destinato ad alimentare le centrali elettriche&#8221;. Sudani ha insistito sul fatto che gli accordi raggiunti con la francese TotalEnergies e altre società estere consentiranno all&#8217;Iraq di sfruttare al meglio le sue <strong>enormi riserve di gas</strong> ed evitare le perdite negli impianti, e che la somma di queste iniziative permetterebbe al Paese di porre<strong> fine alla dipendenza</strong> dalle importazioni di gas iraniano <strong>entro tre anni. </strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Lo Stato Islamico colpisce ancora: 23 militari siriani uccisi in un&#8217;imboscata nel deserto</h2>



<p>Uomini armati dell&#8217;organizzazione terroristica dello <a href="https://it.insideover.com/tag/isis-stato-islamico" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Stato Islamico</a>, attiva in Siria, hanno teso un&#8217;imboscata ad un pullman che trasportava <strong>soldati siriani</strong> nell&#8217;est del Paese, uccidendone <strong>23</strong> e ferendone gravemente altri. Lo rende noto l&#8217;Osservatorio siriano per i diritti umani, che dichiara che l&#8217;aggressione ha avuto luogo su una strada nel deserto nei pressi di Mayadeen, nella provincia di Deir Az Zor che confina con l&#8217;Iraq. Dall&#8217;inizio&nbsp;dell&#8217;anno, secondo l&#8217;Osservatorio, sono almeno <strong>402 le vittime accertate</strong> negli&nbsp;scontri&nbsp;a fuoco e nelle operazioni&nbsp;militari&nbsp;che hanno avuto luogo&nbsp;in questa regione, di&nbsp;cui&nbsp;157 civili, 20 miliziani&nbsp;dello Stato Islamico uccisi&nbsp;dalle Forze armate siriane e nel corso di&nbsp;bombardamenti&nbsp;lanciati&nbsp;dall&#8217;aviazione militare russa, e 225 tra <strong>militari&nbsp;di&nbsp;Damasco</strong> e miliziani&nbsp;ad essi&nbsp;affiliati&nbsp;(dei&nbsp;quali&nbsp;37 appartenenti&nbsp;a milizie filo-iraniane).</p>



<h2 class="wp-block-heading">Continua a salire il bilancio delle violenze della giunta birmana </h2>



<p>Quattro civili, incluso un neonato di 8 mesi sono rimasti uccisi e almeno altri 10 feriti in un <strong>attacco aereo </strong>della giunta militare birmana nell&#8217;area di Sagaing, in Myanmar. L&#8217;aereo ha bombardato un monastero nel villaggio di Ta Laing nel quale si rifugiavano numerose famiglie di sfollati. Una volta entrati nel villaggio, i militari hanno arrestato 20 civili. Attacchi simili nella regione centrale del Paese hanno provocato la <strong>fuga di circa 6mila civili</strong> dai villaggi della zona. Un&#8217;altra strage ha avuto luogo oggi nel Paese quando un barcone che trasportava <strong><a href="https://it.insideover.com/migrazioni/i-rohingya-un-popolo-alla-ricerca-di-una-terra-da-abitare.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rifugiati Rohingya</a></strong> in fuga dalle violenze verso la Malesia si è ribaltato causando la morte di 23 persone. Sembra che a bordo dell&#8217;imbarcazione ci fossero almeno 50 persone, che per ora risultano disperse. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La crisi dei migranti presenterà un conto salatissimo a New York</h2>



<p>&#8220;Se non avremo il supporto che ci serve, i newyorkesi si ritroveranno con un conto da <strong>12 miliardi di dollari</strong>&#8220;. Sono le parole del sindaco della Grande Mela Eric Adams, che chiede aiuti statali e federali per gestire la crisi legata alla presenza di <strong>richiedenti asilo</strong> in città. &#8220;La stima dei 12 miliardi di dollari è prevista per l&#8217;estate 2025 se il flusso di migranti continua con i numeri attuali&#8221; ha precisato Adams. Le previsioni precedenti dei funzionari amministrativi parlavano di 4 miliardi entro la prossima estate, ma la nuova stima di 4 miliardi all&#8217;anno per i prossimi tre anni rappresenta una porzione significativa del budget della città, che attualmente si aggira intorno ai 107 miliardi. Per fare un confronto, il budget annuale della polizia cittadina, l&#8217;Nypd ammonta a 5,8 miliardi di dollari. &#8220;Il <strong>sistema nazionale per l&#8217;immigrazione</strong> è fuoriuso, e lo è stato per decenni. Oggi, New York City è stata lasciata da sola a raccattare i pezzi. Almeno 100mila migranti sono arrivati in città dalla primavera del 2022, e anche se in decine di migliaia hanno lasciato la città, con i nuovi arrivi il numero di quelli che rimangono nei rifugi cittadini e nelle strutture di emergenza abitativa potrebbero rimbalzare a 100mila. Abbiamo superato il punto di rottura&#8221; ha concluso il primo cittadino. </p>
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		<title>Abu Muhammad al-Adnani, il propagandista dello Stato Islamico</title>
		<link>https://it.insideover.com/schede/terrorismo/abu-muhammad-al-adnani-propagandista-dello-stato-islamico-isis.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Pietrobon]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Jan 2023 15:55:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[daesh]]></category>
		<category><![CDATA[Stato Islamico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1562" height="1920" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_2023012116544736_251ff4a0b53bcd863a9561f001d34ee5-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_2023012116544736_251ff4a0b53bcd863a9561f001d34ee5-scaled.jpg 1562w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_2023012116544736_251ff4a0b53bcd863a9561f001d34ee5-244x300.jpg 244w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_2023012116544736_251ff4a0b53bcd863a9561f001d34ee5-833x1024.jpg 833w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_2023012116544736_251ff4a0b53bcd863a9561f001d34ee5-768x944.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_2023012116544736_251ff4a0b53bcd863a9561f001d34ee5-1249x1536.jpg 1249w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_2023012116544736_251ff4a0b53bcd863a9561f001d34ee5-1665x2048.jpg 1665w" sizes="auto, (max-width: 1562px) 100vw, 1562px" /></p>
<p>Autore dei discorsi propagandistici più ascoltati di Daesh, al-Adnani fu l'influencer di Abu Bakr al-Baghdadi. Il suo lascito è ancora vivo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/schede/terrorismo/abu-muhammad-al-adnani-propagandista-dello-stato-islamico-isis.html">Abu Muhammad al-Adnani, il propagandista dello Stato Islamico</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1562" height="1920" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_2023012116544736_251ff4a0b53bcd863a9561f001d34ee5-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_2023012116544736_251ff4a0b53bcd863a9561f001d34ee5-scaled.jpg 1562w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_2023012116544736_251ff4a0b53bcd863a9561f001d34ee5-244x300.jpg 244w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_2023012116544736_251ff4a0b53bcd863a9561f001d34ee5-833x1024.jpg 833w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_2023012116544736_251ff4a0b53bcd863a9561f001d34ee5-768x944.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_2023012116544736_251ff4a0b53bcd863a9561f001d34ee5-1249x1536.jpg 1249w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_2023012116544736_251ff4a0b53bcd863a9561f001d34ee5-1665x2048.jpg 1665w" sizes="auto, (max-width: 1562px) 100vw, 1562px" /></p>
<p>La <strong>propaganda</strong> è l&#8217;elemento essenziale di ogni governo. Dove governo non ha connotazione politica, ma identifica l&#8217;organo di potere di una qualunque organizzazione: stati, imprese – nel loro caso è pubblicità –, religioni – nel loro caso è mera diffusione della verità rivelata.</p>



<p>La propaganda può orientare, (dis)informare, affascinare, confondere, attrarre proseliti. La propaganda può condurre all&#8217;odio o all&#8217;amore, a seconda dell&#8217;obiettivo di colui che ne fa utilizzo.</p>



<p>L&#8217;internazionale del terrorismo islamista,<a href="https://insideover.ilgiornale.it/schede/terrorismo/al-qaeda.html"> sin dall&#8217;epoca di Al-Qāʿida</a>, ha popolarizzato e globalizzato la propria causa attraverso la produzione di contenuti accattivanti, talvolta scioccanti, intuendo le potenzialità di Internet già nei primi anni Novanta. Ma è stato il <strong>Daesh</strong>,<a href="https://insideover.ilgiornale.it/schede/guerra/cos-e-l-isis-genesi-della-rete-del-terrore.html"> o Stato Islamico</a>, a portare la propaganda jihadista a livelli cinematografici e a farne un poderoso strumento di reclutamento.</p>



<p>Scrivere della propaganda del Daesh non è possibile senza fare tirare in ballo <strong>Abū Muḥammad al-ʿAdnānī</strong>, al secolo Ṭāhā Ṣubḥī Falāḥa, colui che durante la prima metà degli anni Dieci riuscì a rendere &#8220;<em>cool</em>&#8221; l&#8217;organizzazione terroristica presso ampie platee di giovani musulmani disadattati, arrabbiati e dimenticati delle periferie occidentali.</p>
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		<title>Abu Musab al-Zarqawi, il (vero) padre del Daesh</title>
		<link>https://it.insideover.com/schede/terrorismo/abu-musab-al-zarqawi-il-vero-padre-del-daesh.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Pietrobon]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Dec 2022 09:02:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Stato Islamico]]></category>
		<category><![CDATA[terrorismo islamico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1439" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_2022122810022993_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_771966.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_2022122810022993_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_771966.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_2022122810022993_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_771966-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_2022122810022993_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_771966-1024x768.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_2022122810022993_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_771966-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_2022122810022993_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_771966-1536x1151.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Negli stessi anni in cui l&#8217;amministrazione Bush Jr lanciava la Guerra al Terrore, in risposta agli attentati dell&#8217;11 settembre 2001, un uomo che non era Osama bin Laden e che non apparteneva ad Al-Qāʿida stava spargendo sangue in Medio Oriente e minacciando gli interessi e le vite degli Stati Uniti. Lo chiamavano lo sceicco dei &#8230; <a href="https://it.insideover.com/schede/terrorismo/abu-musab-al-zarqawi-il-vero-padre-del-daesh.html">[...]</a></p>
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<p>Negli stessi anni in cui l&#8217;amministrazione Bush Jr lanciava la <strong>Guerra al Terrore</strong>, in risposta agli <strong>attentati dell&#8217;11 settembre 2001</strong>, un uomo che non era <a href="https://insideover.ilgiornale.it/criminalita/come-bin-laden-e-diventato-bin-laden.html">Osama bin Laden</a> e che non apparteneva ad <a href="https://insideover.ilgiornale.it/schede/terrorismo/al-qaeda.html">Al-Qāʿida </a>stava spargendo sangue in Medio Oriente e minacciando gli interessi e le vite degli Stati Uniti.</p>



<p>Lo chiamavano lo sceicco dei macellatori. Era tra i fondatori di un gruppo terroristico noto come <strong>Jamāʿat al-tawḥīd wa al-jihād</strong>, che nel 2006 sarebbe stato ribattezzato <a href="https://insideover.ilgiornale.it/schede/guerra/cos-e-l-isis-genesi-della-rete-del-terrore.html">Stato Islamico</a>. Il suo nome era <strong>Abū Mus‘ab al-Zarqāwī</strong> e questa è la sua storia.</p>
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		<title>Jihad made in Europe</title>
		<link>https://it.insideover.com/senza-categoria/jihad-made-in-europe.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Pietrobon]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Nov 2022 06:47:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Jihadismo]]></category>
		<category><![CDATA[Stato Islamico]]></category>
		<category><![CDATA[terrorismo islamico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221101074652817_8b6c4e3fab075ae8be3a5b733bda0bf2-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221101074652817_8b6c4e3fab075ae8be3a5b733bda0bf2-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221101074652817_8b6c4e3fab075ae8be3a5b733bda0bf2-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221101074652817_8b6c4e3fab075ae8be3a5b733bda0bf2-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221101074652817_8b6c4e3fab075ae8be3a5b733bda0bf2-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221101074652817_8b6c4e3fab075ae8be3a5b733bda0bf2-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221101074652817_8b6c4e3fab075ae8be3a5b733bda0bf2-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Jihād, ossia sforzo, suggestivo termine di origine araba col quale i russi hanno familiarizzato nel corso dell&#8217;Ottocento, nel contesto della loro espansione tra Caucaso e Asia centrale, e che è entrato nel vocabolario degli occidentali nel dopo-11 settembre. Il Jihād è lo sforzo del fedele in direzione di una meta, spesso coincidente con l&#8217;automiglioramento spirituale, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/senza-categoria/jihad-made-in-europe.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221101074652817_8b6c4e3fab075ae8be3a5b733bda0bf2-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221101074652817_8b6c4e3fab075ae8be3a5b733bda0bf2-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221101074652817_8b6c4e3fab075ae8be3a5b733bda0bf2-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221101074652817_8b6c4e3fab075ae8be3a5b733bda0bf2-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221101074652817_8b6c4e3fab075ae8be3a5b733bda0bf2-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221101074652817_8b6c4e3fab075ae8be3a5b733bda0bf2-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221101074652817_8b6c4e3fab075ae8be3a5b733bda0bf2-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Jihād, ossia sforzo, suggestivo termine di origine araba col quale i russi hanno familiarizzato nel corso dell&#8217;Ottocento, nel contesto della loro espansione tra Caucaso e Asia centrale, e che è entrato nel vocabolario degli occidentali nel dopo-11 settembre.</p>



<p>Il Jihād è lo sforzo del fedele in direzione di una meta, spesso coincidente con l&#8217;automiglioramento spirituale, ma per chi musulmano non è, un po&#8217; per analfabetismo religioso e un po&#8217; per le storture mediatiche – e politiche –, è esclusivamente sinonimo di guerra santa. La semplificazione della complessità.</p>



<p>Jihād è un concetto che i più descrivono come intrinsecamente ambiguo e sarebbe proprio questa sua plurivocità in potenza la ragione dell&#8217;effetto esercitato sulle genti, un mix di fascino e timore. Mix che ha abbagliato e continua ad abbagliare generazioni di musulmani, in tutto il mondo, la cui perniciosità il Vecchio Continente ha toccato con mano a partire dagli anni Novanta del defunto Novecento. E che continuerà a perseguitarlo ancora a lungo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il terrorismo islamista non è scomparso</h2>



<p>L&#8217;aggravamento della competizione tra grandi potenze, <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/l-eredita-lasciata-in-medio-oriente-dallo-stato-islamico.html">avvenuto all&#8217;indomani della sconfitta dell&#8217;autoproclamato Stato Islamico in qualità di attore territoriale</a>, ha gradualmente spostato l&#8217;attenzione di decisori politici e opinione pubblica dal terrorismo islamista ai grandi sommovimenti a livello di relazioni internazionali. Ma questo non significa assolutamente che la minaccia jihadistica sia venuta meno.</p>



<p>L&#8217;Africa, tutta, <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/dal-sahel-al-golfo-di-guinea-lespansionismo-vittoriosa-della-jihad-in-africa-dossier.html">è in subbuglio a causa dell&#8217;insurgenza jihadistica dal Sahel al Mozambico</a>. Che ha letteralmente travolto alcuni paesi, come il <strong>Burkina Baso</strong>, dove le forze del terrorismo islamista controllano circa il 40% del territorio nazionale. In Asia va scorrendo sangue lungo le Nuove vie della seta, assaltate da kamikaze e autobombe dallo <strong>Sri Lanka</strong> al <strong>Pakistan</strong>. In Latinoamerica, all&#8217;ombra della protestantizzazione, <a href="https://it.insideover.com/religioni/lenclave-dellislam-radicale-nel-cuore-del-messico.html">aumentano le enclavi dell&#8217;Islam radicale</a>, <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/lamerica-centrale-la-nuova-rotta-del-jihad.html">vengono siglati patti profani tra terroristi e crimine organizzato</a> e <a href="https://it.insideover.com/schede/criminalita/triplice-frontiera-il-buco-nero-del-pianeta.html">si combatte un paragrafo delle guerre irano-israeliane</a>.</p>



<p>E poi c&#8217;è l&#8217;Europa, dove il terrorismo islamista <a href="https://www.europeandatajournalism.eu/eng/News/Data-news/753-people-have-died-in-terrorist-attacks-in-the-EU-since-2000">ha ucciso più di 1.700 persone fra il 2000 e il 2018</a> e <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/quali-sono-e-dove-sono-le-no-go-zone-in-europa.html#:~:text=No%2Dgo%20zones%20o%20no,sotto%20il%20giogo%20di%20crimine">nella quale vanno aumentando le aree ad accesso vietato</a>, enclavi etno-religiose <a href="https://it.insideover.com/criminalita/francia-una-bomba-a-orologeria-chiamata-narco-banditismo.html">dominate da narco-banditi e radicalizzati</a>, che a cadenza regolare danno sfogo al loro malessere. Francia 2005. Bruxelles 2006 e <a href="https://it.insideover.com/societa/bruxelles-in-fiamme-esplode-la-rivolta-delle-periferie.html">2021</a>. Rinkeby 2010 e 2017. Stoccolma 2013 e 2017. Ellwangen 2018. Stoccarda 2020. Digione 2020. Scrivere del fallimento dei modelli di integrazione europei è essenziale, sicché ghettizzazione e radicalizzazione vanno a braccetto e si alimentano vicendevolmente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Sconfiggere il terrorismo cogliendone la complessità</h2>



<p>Capire le origini del jihadismo in salsa europea. Comprendere i (tanti) perché del naufragio dei vari modelli di integrazione europei. Inquadrare il presente dando uno sguardo a quello che potrebbe essere il futuro dell&#8217;Europa. Questi i motivi che mi hanno condotto da <strong>Antonio Evangelista</strong>, veterano dell&#8217;antiterrorismo, oggi in pensione, con alle spalle una lunga carriera nell&#8217;Interpol italiana, ma distaccato in Giordania, in qualità di esperto per la sicurezza con compiti di analisi e consuenza, e già funzionario della Polizia di Stato con incarichi investigativi per le Nazioni Unite e l&#8217;Unione Europea nei Balcani.</p>



<p>Autore di tre libri basati sulle sue esperienze – La torre dei crani (2007, Editori Riuniti), Madrasse. Piccoli martiri crescono tra Balcani ed Europa (2009, E.R. University Press) e Califfato d&#8217;Europa (2016, Iris Edizioni) –, con un quarto titolo in dirittura d&#8217;arrivo – Mediterraneo, scena del crimine (2023, Editori Riuniti) –, Evangelista è noto per aver isolato, nell&#8217;ottobre 2015,<a href="https://lanuovaprovincia.it/cronaca/in-pensione-linvestigatore-astigiano-che-intercetto-lannuncio-della-strage-al-bataclan/"> un tweet premonitore degli attentati del Bataclan</a>. </p>



<p>L&#8217;intervista-conversazione che segue è avvenuta nel corso di due momenti distinti, uno dei quali riguardante la scrittura de <em>L&#8217;arte della guerra ibrida. Teoria e prassi della destabilizzazione </em>(2022, Castelvecchi), per il quale avevo richiesto la sua expertise, e dal quale è poi scaturito il dibattito di cui sotto.</p>



<p><strong>Dottor Evangelista, il terrorismo, e non soltanto quello di stampo jihadistico, è un fenomeno complesso. Moventi genuini dei combattenti che si arruolano per un ideale e interessi di grandi burattinai, la storia insegna, frequentemente si mescolano e danno vita ad un tutt&#8217;uno indistinto e inestricabile. Altre volte, invece, è capitato e capita che il terrorismo servisse e serva incidentalmente l&#8217;agenda di attori statuali e che per questo motivo, moralismi a parte, si ritenga &#8220;giusto&#8221; prolungarne l&#8217;esistenza a detrimento altrui. Si pensi, ad esempio, ai terrorismi neri e rossi, rispettivamente rispondenti a Stati Uniti e Unione Sovietica, nel corso della Guerra fredda. Si pensi alla guerra santa dei mujaheddin in Afghanistan. Mi chiedo: è accaduto anche con lo Stato Islamico?</strong></p>



<p>Il web contiene diverse foto, documenti e interviste che parlano del legame degli Stati Uniti e con Al-Qāʿida prima e con lo Stato Islamico poi, dalle rivendicazioni pubbliche dell&#8217;ex Segretario di Stato degli Stati Uniti, <strong>Hillary Clinton</strong>, alle ammissioni sulla &#8220;tolleranza verso il Daesh&#8221; in chiave anti-Assad di <strong>John Kerry</strong>.</p>



<p>Non si dimentichi quello che scriveva il funzionario della CIA <strong>Graham Fuller</strong>, nel 1983, per condizionare la politica estera dell&#8217;allora presidente siriano <strong>Hafiz al Assad</strong>, rendendosi autore di un lavoro dal titolo eloquente: <em><a href="http://www.gospanews.net/en/wp-content/uploads/2019/09/CIA-RDP88B00443R001404090133-0.pdf">Bringing real muscle to bear against Syria</a></em> (ndr. Mostrare i muscoli contro la Siria). Nel documento si spiegava, riassumendo, &#8220;che la Siria ha una forte influenza sugli interessi statunitensi tra Libano e Golfo, [dimostrata] chiudendo il transito all’oleodotto dell’Iraq, il che può determinare l’internazionalizzazione del conflitto&#8221;. Ergo, &#8220;gli Stati Uniti avrebbero dovuto considerare di aumentare le pressioni su Assad orchestrando in modo clandestino più minacce militari contro la Siria dalle tre frontiere a lei ostili: Iraq, Israele e Turchia&#8221;.</p>



<p><strong>Rimanendo in tema di Stato Islamico, classico caso di allievo che supera il maestro – Al-Qāʿida –, può farne una genesi? E in cosa è stato, a suo modo, rivoluzionario?</strong></p>



<p>Il terrorismo religioso di stampo islamista che, dopo le guerre, si è radicato nei Balcani, dal Kosovo alla Bosnia, ha formato le menti di decine di orfani nelle madrase e fuori da queste. Poi è strisciato nel Vecchio Continente, nascondendosi nelle pieghe purulente della società. E qui i più sbandati sono stati accalappiati da predicatori diabolici stabilitisi in Europa nei decenni precedenti, all&#8217;insegna di una falsa integrazione europea. È la storia che si ripete: l&#8217;incitamento alla Guerra santa e la predicazione basata sull&#8217;interpretazione perversa del Corano affondano le radici nel passato. Tutto strumentale alla formazione del martire, del giannizzero, dello schiavo.</p>



<p>Lo Stato Islamico ha spazzato il caos che regnava indistinto portando il suo<em> ordine</em> fatto di brutalità e terrore. Una campagna acquisti nella quale cattivi maestri reclutano i figli dimenticati di culture concentrate ossessivamente sul benessere materiale. È stato rivoluzionario a livello comunicativo.  Secondo una ricerca della Quilliam Foundation, intitolata <em>Documenting the Virtual Caliphate</em>, nel 2015 lo Stato Islamico produceva una media di trentotto prodotti propagandistici al giorno, che variavano da video di una ventina di minuti a documentari sul Califfato, per proseguire con saggi fotografici, clip audio, opuscoli, in lingue che andavano dal russo al bengalese. Questa propaganda digitale, nel solo 2015, motivò oltre trentamila persone a mollare tutto e mettersi in viaggio per migliaia di chilometri verso la <em>terra promessa</em>, divenendo un sistema operativo <em>open</em> <em>source</em>.</p>



<p><strong>Lei parla frequentemente di Balcani, o meglio delle guerre iugoslave e degli eventi che accaddero nel dietro le quinte delle trincee, coinvolgendo il terrorismo internazionale di stampo jihadistico. Qual è stato l&#8217;impatto delle guerre iugoslave su ciò che è avvenuto nei decenni successivi?</strong></p>



<p>Diversi imam, reduci dei conflitti di Bosnia e Kosovo, nel dopoguerra superarono i confini della regione per fare proseliti e trovare potenziali. Cercavano menti deboli da manipolare e trasformare in bombe umane. Si spostarono ovunque: dai Balcani all&#8217;Italia, alla Svezia, alla Germania, agli Stati Uniti e alla Siria.</p>



<p>A distanza di anni [dalle guerre iugoslave], nel 2014, la Central Intelligence Agency stimava come in Siria fossero presenti diverse centinaia di jihadisti provenienti dai Balcani, che oggi sono in parte morti, in parte restituiti alle autorità e in parte si sono spostati in Libia o in altri teatri di guerra.</p>



<p>Questo coacervo di banditi, mercenari, santoni e predicatori dell&#8217;ultima ora, questi <em>soldati di Allah</em>, esprime un fenomeno che non si esaurisce nell&#8217;uccisione dei miscredenti, ma che ha fatto delle miserie private dei suoi campioni la punta di una lancia che mira alla ripresa di un processo che si fermò nella battaglia di Vienna il 14 luglio 1683 e in quella di Zenta l&#8217;11 settembre 1697, quando l&#8217;avanzata ottomana, dopo la conquista dei Balcani, fu stoppata alle porte dell’Europa. </p>



<p>I contendenti anche allora erano il Vecchio Continente da un lato e gli ottomani alla guida del sultano dell&#8217;altro. Nei Balcani gli ottomani capitolarono e dai Balcani i loro eredi sono ripartiti. Dai resti della Iugoslavia si sono mossi per andare in Siria con lo Stato Islamico e altri gruppi terroristici e di qui si sono spostati nel sudest asiatico e nel nord Africa in Libia dove qualcuno sostiene si stia preparando un altro califfato.</p>



<p><strong>Qual è la vera forza delle organizzazioni terroristiche di stampo jihadistico?</strong></p>



<p>Ogni <em>mujahid</em> ha già stretto il suo patto con Dio e questo è l&#8217;incomparabile vantaggio di cellule dormienti e lupi solitari. E questa trappola virtuale è la vera <em>bomba</em> che alimenta le fantasie malate di reietti inconsapevoli. Dal 2014 al 2016, ad esempio, lo Stato Islamico ha ispirato o compiuto circa 140 attacchi in cinque continenti, uccidendo più di duemila persone, creando al tempo stesso un centro di propaganda, formazione e informazione a portata di clic.</p>



<p><strong>Cosa rimane dello Stato Islamico oggi? È ancora un pericolo per l&#8217;Europa?</strong></p>



<p>Il presidente Donald Trump, a suo tempo, disse che gli Stati Uniti non erano più disponibili a vigilare sui miliziani dello Stato Islamico catturati e imprigionati dall’opposizione curda. Il presidente turco ha direttamente bombardato i curdi provocando fughe di reduci del Califfato dalle prigioni di Hassaké, <em>al</em>-Qāmišlī e Ḥiwār Kalas. Parte di questi <em>evasi </em>ha cercato riparo in Turchia, che resta peraltro la piattaforma di lancio per migliaia di migranti irregolari diretti in Europa via Grecia.<br>Re Abdullah II di Giordania ha denunciato che reduci dello Stato Islamico si stanno trasferendo: &#8220;migliaia di combattenti si sono spostati&#8221; da Idlib, in Siria, alla Libia, e questo rende il problema mediorientale un problema europeo. La dichiarazione è del 13 gennaio 2020, resa a <em>France24</em>.</p>



<p>È indubbio che lo Stato Islamico, sconfitto in Iraq e Siria, abbia lasciato sul campo il problema dei cosiddetti <em>foreign terrorist fighter</em>, ossia i volontari stranieri (né siriani né iracheni). Un problema complicato dalla presenza di 10.000 detenuti di vari gruppi terroristici siriani, tra i quali 2.000 combattenti dello Stato Islamico attualmente detenuti dalla SDF (Syrian Democratic Forces), sostenuti e alleati degli Stati Uniti, e 1.200 provenienti da più di 52 paesi del mondo. 800 di questi [1.200] provengono dall’Europa, in particolare da Belgio, Francia, Germania e Regno Unito.</p>



<p>Il presidente degli Stati Uniti, il 21 agosto 2019, aveva paventato il possibile rilascio dei combattenti stranieri del Daesh detenuti in Siria, laddove i paesi di provenienza ne avessero rifiutato il reingresso e il processo. I paesi interessati, in Europa, avevano suggerito soluzioni alternative, motivate dalle difficoltà dei sistemi giudiziari europei nel raccogliere &#8220;prove&#8221; utili ai processi europei.</p>



<p>Di fatto, quello che è seguito, da allora ad oggi, è stato un parziale ritiro delle forze statunitensi in Siria e operazioni militari turche contro i curdi siriani, che hanno consentito a centinaia di miliziani del Daesh di evadere. Contemporaneamente, l&#8217;allora presidente Donald Trump assicurava gli americani che &#8220;<em>i detenuti sarebbero fuggiti in Europa</em>&#8220;. A fronte di tutto ciò, i paesi più interessati – dicasi Francia, Paesi Bassi, Germania e Gran Bretagna – che hanno il maggior numero di miliziani nello Stato Islamico o in altri gruppi terroristici, sono i primi a beneficiare di questi trasferimenti di miliziani dalla Siria in Libia o nei Balcani. Ma per arrivare dove? Per entrare in sonno? Per trasmettere esperienze e indottrinare ancora e di più?</p>



<p><strong>A cosa si riferisce? Può spiegarsi meglio?</strong></p>



<p>È una sensazione strana quella che avverti quando gli attentati si moltiplicano in Europa, come è stato in particolare per gli anni dal 2015 al 2018, e ti confronti con i colleghi dei paesi più severamente colpiti. Avverti, soprattutto in contesti diplomatici,<a href="https://it.insideover.com/terrorismo/perche-litalia-non-e-stata-colpita-dai-jihadisti.html"> che c’è una domanda nell&#8217;aria – che nessuno, però, ti fa</a>. Finché arriva il cretino di turno, che non manca mai, che fa la sua battuta idiota: &#8220;<em>Beati voi che non avete subito attacchi perché avete la mafia!</em>&#8220;. E allora capisci che gli devi tappare la bocca, che non c’è diplomazia che tenga.</p>



<p>Erano passati un paio di giorni dal 19 dicembre 2016, quando in un attentato terroristico a Berlino erano morte 12 persone e 56 erano state ferite nei pressi del mercatino di Natale. Un autoarticolato con targa polacca, proveniente dall&#8217;Italia aveva investito la folla presente al mercato nel quartiere berlinese di Charlottenburg. Peraltro, poco dopo, il 23 dicembre 2016, l&#8217;attentatore identificato in <strong>Anis Amri</strong> era stato ucciso dalla Polizia italiana a Sesto San Giovanni, provincia milanese, durante un controllo all’esterno della locale stazione ferroviaria. Lo Stato Islamico aveva rivendicato l’attentato con un video di propaganda diffuso attraverso l’agenzia di stampa Amaq.</p>



<p>Stavo spiegando ai colleghi che il controllo nel corso del quale era stato ucciso il terrorista era un’attività ordinaria di controllo del territorio e che erano in corso accertamenti dell&#8217;antiterrorismo per ricostruire i movimenti del tunisino Anis Amri. Fu allora che il &#8220;cretino&#8221; fece la sua battuta. E gli diedi il suo conto.</p>



<p>&#8220;<em>Ci sono quattro cose che devi sapere, caro collega, e se prendi appunti te le spiego, che non le dimentichi quando arrivi in ufficio</em>&#8220;. Il poliziotto arrossì visibilmente, ma lo ignorai, e quando accennò una spiegazione non gli diedi spazio e spiegai come lavora la nostra Polizia.</p>



<p>&#8220;<em>Ci sono quattro cose da sapere. Il primo strumento che utilizziamo, dal punto di vista preventivo amministrativo, è l’espulsione dello straniero verso il suo paese di origine. Dal 2015 l’Italia ha espulso e rimpatriato centinaia di persone nei paesi d’origine e a differenza di Francia, Belgio e Regno Unito, che hanno tutti jihadisti locali, il nostro approccio è particolarmente efficace, perché la maggior parte delle persone che abbiamo espulso in quanto possibili minacce non sono cittadini italiani. Il secondo punto di forza dell’approccio italiano è una collaborazione altamente centralizzata che si è tradotta nella creazione dell&#8217;Anti-terrorism Strategic Analysis Committee (CASA). Questo gruppo si riunisce regolarmente in sessioni ordinarie e quando necessario anche straordinarie, come fu per l’attacco di Berlino</em>&#8220;.</p>



<p>Non entrai nel dettaglio della storia del CASA, creato dal Ministero dell’Interno nel 2003 e operante come piattaforma di condivisione informativa su gruppi terroristici, <em>intelligence</em>, persone e minacce, tra tutte le forze di sicurezza nazionale. Il tutto ai fini del miglioramento delle attività di prevenzione antiterrorismo, del coordinamento in relazione ad operazioni contro gruppi o persone sospettate di essere legate a movimenti jihadisti e della condivisione di informazioni.</p>



<p>Poi passai al terzo punto e feci un po’ di storia della lotta italiana al terrorismo nei decenni trascorsi, sia interno sia internazionale. Gli parlai degli Anni di piombo, delle turbolenze sociali e politiche italiane di destra e sinistra, dalla fine degli anni Sessanta fino agli anni Ottanta. E conclusi, la lezione di storia, sottolineando che di quelle esperienze, seppur drammatiche, avevamo fatto &#8220;tesoro&#8221; per combattere il terrorismo jihadista.<br>Infine, illustrai alcune attività terroristiche jihadiste sviluppatesi anche in Italia ma senza successo. Insomma, alla fine della mia esposizione i colleghi ringraziarono e rivolsero lo sguardo al &#8220;cretino&#8221; facendogli capire che aveva perso una buona occasione per tacere.</p>



<p><strong>Come si posiziona l&#8217;Italia, dunque, in merito alla questione del terrorismo islamista?</strong></p>



<p>Soggiungo che sarebbe impreciso rappresentare l&#8217;Italia come una terra in cui il terrorismo jihadista non ha luogo. In Italia, in effetti, ci sono stati tentativi di attacchi terroristici su piccola scala, anche se non riusciti come in altri paesi europei. Ma comunque, al verificarsi di ogni attentato in Europa, il CASA si riunisce per analizzare, condividere e se del caso prevenire, visto che, come nel caso di Berlino, molte attività terroristiche o terroristi hanno legami familiari o criminali con il nostro paese.</p>



<p>In Italia ci sono stati, comunque, dei casi degni di nota. Nel 2009 un libico di nome <strong>Mohammed Game</strong> cercò di entrare nella caserma di Santa Barbara, vicino a Milano: caricò la sua auto con quattro chili di perossido di acetone triciclico, ma senza riuscire a farlo esplodere. Nel 2013 un convertito italiano all’Islam, Giuliano Delnevo, morì in Siria combattendo per Jabhat al-Nuṣra, braccio di Al-Qāʿida in Siria. E nel 2015 la Polizia italiana arrestò due sospetti in odore di terrorismo – stavano progettando un attacco contro la base di armi nucleari di Ghedi. Entrambi, il tunisino Lassaad Briki e il pakistano Muhammad Waqas, furono, <strong>anche su segnalazione del mio ufficio</strong>, arrestati e condannati a sei anni di reclusione. Un successo dovuto al contributo determinante del nostro ufficio Interpol di Roma, che, facendo rete con gli esperti per la sicurezza all&#8217;estero, assicurò informazioni cruciali in modo tempestivo alla Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione e, quindi, alla Digos milanese.</p>
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		<title>Il Regno Unito lancia l’allarme sul bioterrorismo</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/il-regno-unito-lancia-lallarme-sul-bioterrorismo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Pizzorno]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Sep 2021 03:09:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Armi batteriologiche]]></category>
		<category><![CDATA[Regno unito]]></category>
		<category><![CDATA[Stato Islamico]]></category>
		<category><![CDATA[Talebani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2048" height="1370" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/1385278722-armi-chimiche.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/1385278722-armi-chimiche.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/1385278722-armi-chimiche-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/1385278722-armi-chimiche-768x514.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/1385278722-armi-chimiche-1024x685.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /></p>
<p>&#8220;La docimastica etnologica&#8221; britannica ha sviluppato nel tempo le capacità dell’apparato d’informazione di Sua Maestà che oggi, prima di tutti, lancia l’allarme &#8220;bioterrorismo&#8221;. Le parole dell’ex premier Tony Blair, battute dalle più importanti agenzie stampa, lasciano ben poche interpretazioni agli analisti e la tensione del terrore torna a livelli preoccuparti. L’allarme sull’uso delle armi biologiche &#8230; <a href="https://it.insideover.com/difesa/il-regno-unito-lancia-lallarme-sul-bioterrorismo.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2048" height="1370" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/1385278722-armi-chimiche.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/1385278722-armi-chimiche.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/1385278722-armi-chimiche-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/1385278722-armi-chimiche-768x514.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/1385278722-armi-chimiche-1024x685.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /></p><p>&#8220;La docimastica etnologica&#8221; britannica ha sviluppato nel tempo le capacità dell’apparato d’informazione di Sua Maestà che oggi, prima di tutti, lancia l’allarme &#8220;bioterrorismo&#8221;. Le parole dell’ex premier Tony Blair, battute dalle più importanti agenzie stampa, lasciano ben poche interpretazioni agli analisti e la tensione del terrore torna a livelli preoccuparti.</p>
<h2>L’allarme sull’uso delle armi biologiche da parte degli estremisti</h2>
<p>L’inquietante notizia scuote il mondo in uno dei più delicati momenti della storia. A riportare la nota è proprio la <em><a href="https://www.reuters.com/world/uk/former-uk-pm-blair-warns-west-should-prepare-bio-terrorism-threat-2021-09-06/?utm_campaign=trueAnthem%3A+Trending+Content&amp;utm_medium=trueAnthem&amp;utm_source=facebook&amp;fbclid=IwAR3pC6DYtnsWHl1b8q-GhI7MViZbBPN0ONmCo8rKkIOiK5UuBT6umhpodUA">Reuters</a></em>, che accende i riflettori sulle analisi e le informazioni inglesi e cita testualmente le parole dell&#8217;ex premier che affermano:“L&#8217;islamismo rimane una <strong>minaccia</strong> alla sicurezza di -primo ordine- e l&#8217;Occidente dovrebbe prepararsi al potenziale uso di armi biologiche da parte di gruppi estremisti&#8221;.</p>
<p>Parole pesanti come macigni, chiariscono le preoccupazioni del Regno Unito che ora vorrebbe rafforzare la partnership con i paesi europei per fronteggiare le minacce provenienti dal Sahel. Blair sembra soffermarsi sulla vulnerabilità dell’Occidente e sulle falle portate alla luce proprio dal Covid-19. L’incapacità e l’impreparazione ad una risposta rapida verso agenti patogeni hanno già fatto lezione ma ora, anche in virtù dei nuovi stravolgimenti geopolitici dell’Afghanistan, sarebbe opportuno &#8220;prepararsi al loro potenziale utilizzo&#8221; da parte di attori non statali.</p>
<p>L’agenzia inglese rimarca l’accento sulle amare riflessioni del laburista che risuonano come sirene. Le stesse puntano il dito sul fanatismo islamico e su quella parte dell’Islam radicata sull’ideologia della violenza. Blair infatti dichiara che: &#8220;anche se attualmente questo pericolo è lontano da noi, arriverà da noi&#8221;. La presa del potere dei talebani faciliterà la riorganizzazione e lo sviluppo dello Stato Islamico ed al-Qaeda, trovando proprio nell’Afghanistan un trampolino di lancio e nel contempo un punto di rifugio e d’appoggio per gruppi etnici-organizzati.</p>
<h2>L’analisi di Blair e la possibile escalation</h2>
<p>Nel <a href="https://institute.global/tony-blair/tony-blair-speech-royal-united-services-institute-defence-and-security-studies-rusi">discorso</a> tenuto al Royal United Services Institute for Defence and Security Studies, l’ex primo ministro ha confessato le sue perplessità sui <strong>talebani</strong> e su quanto le politiche future potranno essere indirizzate verso l’odio e la distruzione di tutto ciò che non sia conforme alla loro visione.</p>
<p>I talebani, ha ribadito Blair, &#8220;fanno parte del movimento globale dell&#8217;Islam radicale. Tale costituzione contiene molti gruppi diversi, che condividono la stessa ideologia di base&#8221;. Il problema reale consiste nel fatto che per loro esisterebbe soltanto una vera fede ed una sola visione della stessa. Tutto, proprio in relazione a questo, deve essere governato solamente in funzione di questa sola ed unica verità.&#8221;Il radicalismo islamico&#8221; percepisce la trasformazione della religione in dottrina politica e giustifica la lotta, se necessario in una lotta armata. I <a href="https://institute.global/policy/signposts-road-911-why-history-islamism-still-matters">rapporti</a> pubblicati rivelano come nei decenni l’islamismo radicale si sia sviluppato e rafforzato. Gli stessi analizzano i passaggi critici tra ideologia e violenza e come il proselitismo si sia diffuso all’interno di gruppi di diverse etnie, i quali hanno continuato a favorire la conversione anche di coloro che si ritenevano più moderati.</p>
<p>Lex capo del governo ha citato, inoltre, importanti informative descrittive sul concetto della Stato di Ulema, che è il principale consiglio dei religiosi sunniti in Iraq dalla caduta del regime di Saddam Hussein, oltre al monitoraggio dei gruppi jihadisti che hanno rivelato la sconfortante verità di un odio ed una sfida globale all’Occidente. Dall’analisi delle risorse risulta anche evidente che la preoccupazione dell’ex primo ministro è incentrata sia sulle policy influenzate dalle ideologie sciite della Repubblica Islamica iraniana, che su quelle sunnite dei pericolosi gruppi dei Fratelli-musulmani, ISIS, Boko Haram e al-Qaeda. Lo stesso laburista, infatti, inquadra questi gruppi, proprio come la reale causa di destabilizzazione di tutto Medio Oriente ed Africa. &#8220;Il contro-terrorismo da solo <strong>non fermerà</strong> una minaccia radicata&#8221;<strong>, <a href="https://m.youtube.com/watch?v=C5p5j_78hTY">afferma Blair</a>.</strong></p>
<p>Sebbene l’Europa stia già affrontando le conseguenze di altri disastri come per la Libia, Siria e Medio Oriente, la <span style="font-size: 1rem;">preoccupazione di un’escalation, </span><span style="font-size: 1rem;">a cui ne consegua una catastrofe senza precedenti, sembra sempre più prendere piede. Forse, proprio in virtù di questo, nella parte finale del discorso del politico inglese, si ha la percezione che </span><span style="font-size: 1rem;">l’ex premier inviti</span><span style="font-size: 1rem;"> tutti i partner ad una &#8220;coesione&#8221; per fronteggiare insieme il &#8220;problema del terrorismo&#8221;. Avocando, inoltre, il senso comune anche ad onorare il coraggio di tutte quelle donne afghane che, quotidianamente, rischiano la vita nella speranza di perseguire la libertà ed i valori occidentali.</span></p>
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		<title>Lo Stato islamico torna a colpire la Tunisia</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/lo-stato-islamico-torna-a-colpire-la-tunisia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Scipione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Dec 2020 20:35:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Stato Islamico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1400" height="933" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Polizia-in-Tunisia-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Attentato a Tunisi (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Polizia-in-Tunisia-La-Presse.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Polizia-in-Tunisia-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Polizia-in-Tunisia-La-Presse-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Polizia-in-Tunisia-La-Presse-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>Lo Stato islamico torna a fare paura in Tunisia. A una decade dalla rivoluzione dei gelsomini che pose fine al regime di Ben Ali, cinque anni dopo i sanguinosi attacchi del Bardo (in cui persero la vita quattro turisti italiani), di Soussee e di Viale Bourghiba, il terrorismo è ancora ben radicato nel Paese culla &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/lo-stato-islamico-torna-a-colpire-la-tunisia.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1400" height="933" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Polizia-in-Tunisia-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Attentato a Tunisi (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Polizia-in-Tunisia-La-Presse.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Polizia-in-Tunisia-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Polizia-in-Tunisia-La-Presse-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Polizia-in-Tunisia-La-Presse-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p><p>Lo <strong><a href="https://it.insideover.com/tag/isis-stato-islamico">Stato islamico</a></strong> torna a fare paura in <strong>Tunisia</strong>. A una decade dalla rivoluzione dei gelsomini che pose fine al regime di <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-era-ben-ali.html">Ben Ali</a></strong>, cinque anni dopo i sanguinosi attacchi del <a href="https://it.insideover.com/reportage/terrorismo/bardo-un-anno-dopo-2/bardo-un-anno-dopo.html">Bardo</a> (in cui persero la vita quattro turisti italiani), di Soussee e di Viale Bourghiba, il terrorismo è ancora ben radicato nel Paese culla della primavera araba. A pagarne il prezzo è stato Okba Ben Abdedayem Dhibi, un pastore di 32 anni, decapitato domenica 20 dicembre nelle zone montuose vicino al confine con l&#8217;Algeria, presso il Jebel Salloum. Il giovane è stato brutalmente ucciso perché considerato una “spia” della polizia. Il caso ricorda la morte di <strong><a href="https://www.ilgiornale.it/news/mondo/isis-decapita-ragazzino-e-diffonde-video-horror-1197422.html">Mabrouk Soltani</a></strong>, un altro pastore di appena <strong>16 anni</strong> decapitato dai terroristi nel 2015 nella regione del Jebel Mghilla, tra i governatorati di Kasserine e di Sidi Bouzid. L’episodio era stato liquidato in questi termini dall’agenzia di propaganda jihadista “Amaq”: “Una spia che lavora per i servizi segreti tunisini è stata eliminata&#8221;. Nella stessa zona due anni dopo, nel giugno 2017, il fratello di Mabrouk Soltani, Khalifa, era stato rapito e ucciso probabilmente dagli stessi aguzzini. Ad oggi gli assassini dei fratelli Soltani risultano ancora <strong>latitanti</strong>.</p>
<h2>Chi è stato?</h2>
<p><strong><a href="https://twitter.com/oded121351">Oded Berkowitz</a></strong>, direttore regionale dell’intelligence presso la società di consulenza di sicurezza israeliana Max Security, non ha dubbi: “I tratti distintivi sono quelli dello Stato islamico, in termini di zona, della persona giustiziata (un pastore, spesso accusati di spionaggio e collaborazionismo) e il metodo della decapitazione”, ha detto l’esperto all’<em><a href="https://www.agenzianova.com/a/5fe0b3d74c8ed2.68955869/3243706/2020-12-21/tunisia-analista-berkowitz-a-nova-pastore-decapitato-opera-dell-isis">Agenzia Nova</a></em>. “Ci sono stati diversi casi simili nel corso degli anni. Sono certo che qualcosa al riguardo uscirà su Al Naba (la rivista elettronica dello Stato islamico, ndr) nelle prossime settimane”, ha aggiunto Berkowitz. L’analista <strong><a href="https://twitter.com/MENASTREAM">Heni Nsaibia</a></strong> del Progetto Armed Conflict Location &amp; Event Data (Acled) ha precisato a <em>Insideover</em> che il gruppo responsabile potrebbe essere in particolare <strong>Jund al-Khilafah</strong> (i soldati del Califfo), proxy nordafricano delle bandiere nere. “Jund al-Khilafah è praticamente defunto in Algeria, il ramo tunisino è diverso: è emerso come una propaggine di Katibat Uqba bin Nafaa. E’ attivo soprattutto presso Jebel Salloum, Jebel Mghilla e nelle vicinanze. Recentemente si sono spostati anche più a sud nel Jebel Orbata, a Gafsa”, ha detto Nsaibia.</p>
<h2>La ricostruzione</h2>
<p>Secondo la ricostruzione della <a href="http://kapitalis.com/tunisie/2020/12/20/kasserine-loncle-de-okba-dhibi-raconte-le-drame-de-son-neveu-tue-par-des-terroristes-a-jebel-salloum/">stampa tunisina</a>, basata sulle dichiarazioni dello zio di Okba Dhibi, la vittima stava pascolando le sue pecore in altura, accompagnato dai nipoti e dai cugini, quando è stato intercettato da un gruppo di terroristi in cima alla montagna. “C&#8217;erano due gruppi di terroristi, un gruppo sugli asini, un altro a piedi ed erano tutti armati. Questi ultimi hanno fatto il nome di Okba, accusandolo di essere un venduto e un collaborare della polizia&#8221;, ha detto l’uomo al primo canale nazionale della tv tunisina <em>Watania 1</em>. A quel punto i terroristi hanno legato i giovani malcapitato e portato il pastore più lontano, dove lo hanno colpito alla testa prima di tagliargli la gola. &#8220;Lo hanno <strong>decapitato</strong>! Ho visto il corpo e la testa separati&#8221;, ha detto il familiare della vittima, denunciando la situazione di miseria e di mancanza di sicurezza degli abitanti di questa zona rurale lontana dagli stabilimenti balneari della costa.</p>
<h2>L’incidente alla Guardia nazionale</h2>
<p>A poche ore dall’efferato omicidio, il governo ha inviato a Kasserine il ministro dell’Interno, <strong><a href="https://www.mosaiquefm.net/fr/actualite-national-tunisie/837337/deces-de-okba-dhibi-le-ministre-de-l-interieur-se-rend-a-kasserine">Taoufik Charfeddine</a></strong>, per porgere le condoglianze alla famiglia al posto del premier Hichem Mechichi, ancora in quarantena anti-Covid dopo la positiva del ministro delle Finanze, Ali Kooli, riscontrata durante la visita in Francia. Il caso (?) ha voluto che una delle vetture del corteo del ministro si schiantasse durante il percorso per le tortuose strade desertiche di Kasserine: tre agenti della Guardia nazionale tunisina, Houssem Ouanes, Achraf Raouahi e Seifeddine Tlili, sono deceduti e altri due sono rimasti feriti. Un incidente destinato ad acuire le polemiche interne dopo il durissimo <em>j’accuse</em> dalla presidente del Partito tunisino dei costituzionalisti liberi, la vulcanica <strong>Abir Moussi</strong>. “Un paese che conosce il luogo in cui si annida il terrorismo, le sue radici e i suoi sostenitori, non lo combatte seriamente e non lo sradica rigorosamente, è uno Stato sponsor del terrorismo”, ha tuonato la leader populista tunisina su <a href="https://www.facebook.com/AbirMoussiOfficielle/videos/180695800436119">Facebook</a>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/lo-stato-islamico-torna-a-colpire-la-tunisia.html">Lo Stato islamico torna a colpire la Tunisia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Haftar uccide il &#8220;califfo&#8221; dell’Isis in Nord Africa</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/haftar-uccide-il-califfo-dellisis-in-nord-africa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Scipione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Sep 2020 09:50:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Stato Islamico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1158" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9874451.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9874451.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9874451-300x181.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9874451-768x463.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9874451-1024x618.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il regista della strage dei 21 copti egiziani decapitati sulla spiaggia di Sirte, in Libia, è stato ucciso durante un&#8217;operazione antiterrorismo &#8211; non proprio da manuale &#8211; avvenuta tra il 14 e il 15 settembre a Sebha, il capoluogo del Fezzan, la regione sud-occidentale dell’ex Jamahiriya di Muammar Gheddafi. Ad eseguirla sono stati gli uomini &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/haftar-uccide-il-califfo-dellisis-in-nord-africa.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/haftar-uccide-il-califfo-dellisis-in-nord-africa.html">Haftar uccide il &#8220;califfo&#8221; dell’Isis in Nord Africa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1158" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9874451.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9874451.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9874451-300x181.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9874451-768x463.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9874451-1024x618.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il regista della strage dei <a href="https://www.aljazeera.com/news/2015/02/16/isil-video-shows-christian-egyptians-beheaded-in-libya/">21 copti egiziani</a> decapitati sulla spiaggia di Sirte, in <strong>Libia</strong>, è stato ucciso durante un&#8217;operazione antiterrorismo &#8211; non proprio da manuale &#8211; avvenuta tra il 14 e il 15 settembre a <strong>Sebha</strong>, il capoluogo del Fezzan, la regione sud-occidentale dell’ex Jamahiriya di Muammar Gheddafi. Ad eseguirla sono stati gli uomini del 116esimo e del 160esimo battaglione dell’autoproclamato Esercito nazionale libico (Lna), la coalizione di milizie &#8211; alcune delle quali composte da fanatici dell’islam salafita riunite in “battaglioni” e “brigate” per dare l’impressione di una forza ufficiale &#8211; comandata dal generale <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-khalifa-haftar.html">Khalifa Haftar</a>, l’uomo del fallito golpe contro il Governo di accordo nazionale (Gna) di Tripoli – l’autorità riconosciuta dall’Onu e sostenuta dall’<strong>Italia</strong> – e che dal primo settembre tiene agli arresti otto <a href="https://it.insideover.com/politica/quei-marinai-italiani-ancora-nelle-mani-di-haftar.html">pescatori italiani</a> e altri dieci di nazionalità tunisina, senegalese e filippina per il solo scopo di ricattare Roma. L’obiettivo della missione in teoria ha avuto successo: Abu Muadh al Iraqi, aka <strong>Abdel Qader al Najdi</strong>, numero uno delle bandiere nere in Nord Africa dopo la morte di Abul Nabil al Qahtani (ucciso dai raid egiziani a Derna), è stato eliminato. Haftar ha fatto un favore all’Egitto che ha ottenuto vendetta e agli Stati Uniti sempre preoccupati dal terrorismo jihadista, inviando all’Italia il messaggio che nel Fezzan (dove ci sono i pozzi petroliferi di Eni) comanda ancora lui, ma non si può certo parlare di un’operazione chirurgica.</p>
<h2>Il macello di Sebha</h2>
<p>Come riferito ad <em><a href="https://www.agenzianova.com/a/5f70846128be37.37942781/3100044/2020-09-15/libia-anche-un-australiano-tra-i-terroristi-uccisi-a-sebha">Agenzia Nova</a></em> dal comandante sul campo dell’Lna, Ali al Sharif, l&#8217;attacco ha provocato sì l&#8217;uccisione di almeno cinque membri dello Stato islamico, ma anche di <strong>quattro civili</strong> (tra cui donne e bambini) e di tre uomini di Haftar. Non solo. I comandanti del 116esimo e del 160esimo battaglione sono rimasti feriti nella battaglia che si è protratta per ore nel quartiere Abdel Kaffi di Sebha, crocevia del traffico dei <strong>migranti</strong> e del capoluogo del Fezzan. “L&#8217;operazione è stato un macello, anche se il risultato finale è l&#8217;uccisione dei militanti (tanto più se si tratta di Al Najdi). C’è stato uno scontro a fuoco molto prolungato, con almeno tre combattenti dell’Lna caduti e alcuni civili uccisi. Non esattamente un raid chirurgico”, afferma a <em>Insideover</em> <a href="https://twitter.com/Oded121351">Oded Berkowitz</a>, Deputy Chief Intelligence Officer presso la compagnia israeliana <a href="https://www.max-security.com/team_member/oded-berkowitz-mena/">Max Security</a>. Il portavoce dell’Lna, Ahmed al Mismari, ha annunciato il 15 settembre in una conferenza stampa tenuta a Bengasi con i consueti toni trionfalistici “l&#8217;uccisione di nove miliziani e l&#8217;arresto di due donne&#8221;, nonché la morte di un tale Abu Abdullah presentato come “il <strong>nuovo califfo</strong> dello Stato islamico in Libia”. Nove giorni dopo, lo stesso ufficiale di Haftar ha corretto il nome del leader jihadista in Abu Muadh al Iraqi (l’iracheno), cioè il nome precedente di Abdel Qader al Najdi, originario di Tikrit, la città sunnita che diede i natali a <strong>Saddam Hussein</strong>. Le foto della “preda” diffuse sui canali Telegram mostrano il cadavere di un uomo magro ai limiti della denutrizione, di circa 45 anni e con la barba lunga insieme ai corpi di altre quattro persone, tra cui <strong>due bambini</strong>. Uno dei presunti terroristi è privo del tronco, segno che forse si è fatto saltare in aria azionando una cintura esplosiva.</p>
<h2>Lo Stato islamico decapitato</h2>
<p>Gli esperti ritengono che il terrorista ucciso dalle milizie di Haftar sia il famigerato Al Najdi, la mente che ha ideato il macabro filmato dei 21 copti cristiani vestiti con tute arancioni, sequestrati e portati a forza lungo la spiaggia, fatti inginocchiare e poi <strong>sgozzati</strong> come capretti nel giorno dell’Eid al Adha, la festa islamica del sacrificio. In un’intervista ad <em>Al Naba</em>, il “giornale” ufficiale dello <strong>Stato islamico</strong>, Abdel Qader al Najdi dichiarava tronfio nella primavera del 2016, pochi mesi dopo la sconfitta delle bandiere nere a Sirte: “Preghiamo Dio di essere fedeli pii e di essere coloro che conquisteranno Roma&#8221;. E ancora: “Promettiamo il peggio all&#8217;Occidente e agli atei”. Minacce non nuove e tese più che altro a fare proselitismo. Secondo Berkowitz, lo Stato islamico in Libia è ormai ridotto ai minimi termini dopo l’apice del 2015, quando i seguaci dell’allora califfo <strong>Abu Bakr al Baghdadi</strong> affermavano smargiassi di controllare 250 chilometri di costa libica. “L&#8217;Isis in Libia è in pessime condizioni. Sono stati a lungo inoperosi e recentemente si sono riattivati, ma è stato per un periodo molto breve e con attacchi su scala molto, molto piccola. Il gruppo nel suo insieme è molto bravo a sostituire i leader caduti, ma a questo punto per loro in Libia è fondamentale anche solo la perdita di un singolo individuo, figuriamoci di un comandante anziano”, riferisce l’esperto.</p>
<h2>Tempismo perfetto</h2>
<p>Proprio mentre Haftar è bisognoso di rompere l&#8217;isolamento internazionale, il gran capo dell&#8217;Isis in Africa &#8211; ridotto ormai pelle e ossa da una vita da maxi ricercato &#8211; viene fatto fuori. Un <strong>tempismo</strong> davvero perfetto a pensar bene. I legami dell&#8217;intelligence di Bengasi con gli Emirati Arabi Uniti e con la Francia sono noti. Lo stesso generale dell&#8217;Lna ha un passato da collaboratore della Cia. La presenza dei servizi francesi tra le dune del Sahara è rinomata. Possibile che non sia un arrivato un aiutino, una soffiata da qualche vecchio amico o doppio agente? A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si indovina. Secondo Berkowitz, tuttavia, una tale eventualità è improbabile. &#8220;È difficile per me credere che la Francia o l&#8217;Egitto deleghino un compito così importante all&#8217;Lna, del quale conoscono l&#8217;inadeguatezza. Hanno già dimostrato la volontà di operare da soli (come dimostrano i raid di Africom, il comando del Pentagono in Africa) in Libia. Non penso che questo sia un buon banco di prova per cambiare strategia&#8221;, conclude il vice capo intelligence di Max Security e capitano delle Forze di difesa israeliane.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/haftar-uccide-il-califfo-dellisis-in-nord-africa.html">Haftar uccide il &#8220;califfo&#8221; dell’Isis in Nord Africa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La radicalizzazione spagnola, tra differenze generazionali e simboli antichi</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/la-radicalizzazione-spagnola-tra-differenze-generazionali-e-simboli-antichi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Sep 2020 05:00:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Al Qaeda]]></category>
		<category><![CDATA[Jihadismo]]></category>
		<category><![CDATA[Stato Islamico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/LP_11348256.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/LP_11348256.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/LP_11348256-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/LP_11348256-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/LP_11348256-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/LP_11348256-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/LP_11348256-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>È stato arrestato alla fine dell&#8217;aprile 2020, mentre tutta l&#8217;Europa cercava di contenere l&#8217;epidemia causata dal nuovo coronavirus. Si nascondeva ad Almeria, città dell&#8217;Andalusia a sud della Spagna. Prima che la Policia nacional lo trovasse e lo arrestasse, Abdel Majed Abdel Bary aveva trovato rifugio in uno dei luoghi più evocativi del Paese, ovvero quell&#8217;Analusia &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/la-radicalizzazione-spagnola-tra-differenze-generazionali-e-simboli-antichi.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/la-radicalizzazione-spagnola-tra-differenze-generazionali-e-simboli-antichi.html">La radicalizzazione spagnola, tra differenze generazionali e simboli antichi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/LP_11348256.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/LP_11348256.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/LP_11348256-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/LP_11348256-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/LP_11348256-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/LP_11348256-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/LP_11348256-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>È stato arrestato alla fine dell&#8217;aprile 2020, mentre tutta l&#8217;Europa cercava di contenere l&#8217;epidemia causata dal nuovo coronavirus. Si nascondeva ad Almeria, città dell&#8217;Andalusia a sud della Spagna. Prima che la Policia nacional lo trovasse e lo arrestasse, <strong>Abdel Majed Abdel Bary</strong> aveva trovato rifugio in uno dei luoghi più evocativi del Paese, ovvero quell&#8217;Analusia che, ancora oggi, per <a href="https://it.insideover.com/schede/terrorismo/al-qaeda.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">al Qaeda</a> e per il fondamentalismo islamico conserva un significato importante (più propagandistico che simbolico). Perché al Andalus, soprattutto per la retorica jihadista, resta un ideale da rivendicare, più nella mente dei combattenti che sulle cartine geografiche. Quel fermo, in Spagna, ha fatto rumore per due motivi: Bary era uno dei terroristi dello Stato islamico più ricercati d&#8217;Europa e la sua presenza nel Paese aveva riacceso le preoccupazioni delle autorità locali. Perché dopo l&#8217;attentato di Barcellona dell&#8217;estate 2017, l&#8217;estremismo islamico, almeno in Spagna, sembrava aver lavorato sottotraccia e non più in superficie.</p>
<h2>L&#8217;arresto di Bary (in Andalusia)</h2>
<p>Bary è il figlio di <strong>Adel Abdel Bari</strong>, estremista vicinissimo ad al Qaeda e stretto collaboratore del successore di <a href="https://it.insideover.com/schede/terrorismo/osama-bin-laden-lo-sceicco-del-terrore-che-dichiaro-guerra-al-mondo.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Osama bin Laden</a>, Ayman al-Zawahiri, ritenuto la mente dietro agli attentati alle ambasciate americane in Tanzania e Kenya del 1998, dove persero la vita più di 200 persone. Al giovane di origini egiziane, che per un periodo aveva fatto il rapper nel Regno Unito, era stata tolta la cittadinanza britannica a causa della sua appartenenza a Daesh. Poi era sparito e <a href="https://www.theguardian.com/world/2020/apr/21/spanish-police-arrest-former-british-isis-extremist" target="_blank" rel="noopener noreferrer">in base a quanto ricostruito dal <em>Guardian</em></a>, sarebbe stato arrestato ad Almeria poco dopo essere entrato illegalmente in Spagna dall&#8217;Algeria.</p>
<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Spanish police arrest &#039;most wanted&#039; British Isil recruiter" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/4elH49DagMA?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
<p><script>ga("set", "video_embed", "youtube_4elH49DagMA");</script></p>
<p><a href="https://www.lastampa.it/topnews/2020/04/22/news/un-arresto-in-spagna-riaccende-la-luce-sui-possibili-legami-isis-al-qaeda-1.38749204" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Secondo quanto riportato da <em>La Stampa</em></a>, il giovane si sarebbe nascosto nella città andalusa insieme ad altri due <strong>jihadisti</strong> in un appartamento in affitto e, sfruttando l&#8217;emergenza sanitaria, sarebbe riuscito a celare la propria identità, grazie all&#8217;uso costante della mascherina e limitando le sue uscite. Le autorità ritengono che sia il terrorista &#8220;George&#8221; del gruppo ribattezzato &#8220;I Beatles&#8221;, guidato da <strong>Jihadi John</strong>, responsabili di aver giustiziato il corrispondente di guerra James Wright Foley, decapitandolo in un video circolato poi in rete. Ritenuto un foreign fighters particolarmente pericoloso, il giovane Bary è considerato anche un importante anello di congiunzione tra il mondo dello <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/cos-e-l-isis-genesi-della-rete-del-terrore.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Stato islamico</a> e quello di al Qaeda proprio per la sua storia familiare. E se è vero che i due gruppi, negli anni, non hanno mai nascosto le loro rivalità, è altrettanto immaginabile che l&#8217;obiettivo comune jihadista in Europa, in questo momento, sia quello di riorganizzarsi. Magari partendo proprio dalla Spagna.</p>
<h2>Radicalizzati di prima (e ultima) generazione</h2>
<p>Il fatto che l&#8217;arresto di Bary sia avvenuto in Andalusia, ha riportato l&#8217;attenzione su un Paese dove i fenomeni di radicalizzazione esistono (da anni), ma si presentano con forme e caratteristiche un po&#8217; diverse rispetto a quanto accade in Francia e in Belgio, per esempio, dove le manifestazioni jihadiste coinvolgono altre generazioni. &#8220;La situazione della radicalizzazione è preoccupante come in un qualsiasi Paese europeo, ma ciò che la distingue è che qui gli individui reclutati appartengono alla prima e alla seconda generazione di immigrati, a differenza di quello che si verifica nel Regno Unito, in Germania o in Francia, dove questi processi colpiscono le terze generazioni&#8221;, spiega <strong>Anna Teixidor Colomer</strong>, giornalista, scrittrice e docente di &#8220;Prevenzione della radicalizzazione&#8221; all&#8217;università di Barcellona, che da qualche anno studia il fenomeno del <strong>jihadismo spagnolo</strong>. Perché se in Francia e in Belgio, gli immigrati &#8220;stranieri&#8221; (provenienti principalmente dal Maghreb) si sono trasferiti ormai diversi anni fa, in Spagna il processo è stato tutto diverso ed è iniziato in ritardo. &#8220;Qui, molti maghrebini sono arrivati intorno agli anni Novanta: è come un laboratorio, una fase sperimentale dell’immigrazione, e il sentimento di frustrazione causato dal rifiuto sociale li coinvolge direttamente, in quanto ultimi arrivati&#8221;, conferma <strong>Joan Manuel Cabezas</strong>, antropologo sociale spagnolo. E l&#8217;emarginazione sociale, in certe circostanze, può rendere i soggetti più vulnerabili esposti all&#8217;avvicinamento jihadista che, anche in Spagna, illude di offrire una sorta di riscatto.</p>
<h2>Gli arabi ricchi, i &#8220;moros&#8221; e la discriminazione sociale</h2>
<p>Come confermato dagli studiosi, infatti, i primi musulmani ad arrivare nel Paese in età contemporanea, furono gli arabi sauditi, gli emiratini e i qatarioti negli anni Ottanta. Ma non si trattava di una forma di immigrazione economica vera e propria come quella marocchina, ma più di una forma di <strong>turismo di lusso</strong>. &#8220;Gli arabi ricchi venivano a Marbella e a Malaga, ma anche a Barcellona e a Sitges. Poi, negli anni Novanta, è stata la volta degli immigrati dal Marocco e dall&#8217;Algeria, persone che a differenza di altri si trasferivano per necessità. La gente li identifica ancora come ‘<strong><em>moros</em></strong>’, una parola dispregiativa che indica i maghrebini&#8221;, racconta ancora Cabezas. Sono gli<strong> esclusi</strong>, i discriminati e, spesso, ancora i più poveri. &#8220;Il marocchino medio ha convissuto o convive con una lunga storia di esclusione sociale&#8221;, conferma ancora il docente, che spiega come sia proprio l&#8217;emarginazione ad avvicinarli (a volte) al fondamentalismo, piuttosto che l&#8217;origine o la religione. &#8220;Alcuni sono nati in Marocco, altri in Spagna, ma la maggior parte delle persone li considererà sempre marocchini&#8221;, dichiara l’antropologo. Eppure, la storia spagnola è strettamente collegata a quei &#8220;mori&#8221; che ora, in un certo senso, vengono discriminati. Lo chiarisce <strong>Dolors Bramon</strong>, filologa e storica spagnola, specializzata nel mondo musulmano: &#8220;I mori, che secoli fa furono cacciati, divennero dei senza terra, ma appartenevano a questi luoghi ed erano i nostri avi, anche se le persone non ne hanno consapevolezza. Avere origini ebraiche, per esempio, per i catalani è motivo di vanto. Non vale lo stesso per i mori, che continuano ad avere una cattiva pubblicità, perché nessuno ha conoscenza di questo passato storico&#8221;.</p>
<h2>L&#8217;islam come identità</h2>
<p>Ad avvicinare i <strong>radicalizzati spagnoli</strong> al mondo del fondamentalismo islamico è (spesso) l&#8217;ambiente in cui si trovano una volta arrivati in Spagna, luoghi dove c&#8217;è esclusione sociale e dove è molto difficile scegliere se appartenere a una o all&#8217;altra cultura (quella di arrivo o quella della famiglia). Secondo gli esperti, infatti, i giovani che si radicalizzano non si sentono parte né del mondo nuovo in cui crescono, né di quello delle origini ed è lì che il fondamentalismo si inserisce, perché diventa l&#8217;occasione di riaffermare una loro <strong>identità</strong>. Ed è proprio sul concetto di identità su cui fanno leva i predicatori che, dalle carceri a internet, si infilano nelle vite dei più fragili e le cambiano. <strong>Emilio González Ferrin</strong>, islamologo e docente all&#8217;università di Siviglia, conferma che spesso l&#8217;identità islamica è utilizzata come una forma di riscatto sociale: &#8220;In qualche occasione, tra i miei allievi, c’è stato chi si è presentato prima come <strong>musulmano</strong> che come studente e questo ha un enorme significato. La religione è, oggi, una questione identitaria, molto più di quanto accadeva negli anni Settanta. Poi i ghetti, comuni a tutte le metropoli del mondo, la <strong>povertà</strong>, la discriminazione e la facilità con cui gli estremisti si inseriscono nei social network fanno il resto&#8221;. E così accade che se si ha un cognome di origine araba, spesso, risulta più complesso trovare un impiego o una casa e si avvia il meccanismo dell&#8217;isolamento. Che può avere conseguenze molto gravi.</p>
<h2>I luoghi più a rischio</h2>
<p>E anche se non tutti i radicalizzati provengono dalle periferie, a tracciare un minimo comune denominatore è proprio questo senso di solitudine sociale. &#8220;Gli autori dell&#8217;attentato del 17 agosto 2017 a Barcellona non vivevano nei bassifondi, né in grandi città, ma provenivano da un paese di 10mila abitanti (Ripoll, ndr). Tuttavia sostenevano di sentirsi profondamente emarginati&#8221;, conferma Teixidor Colomer. I luoghi più a rischio, infatti, per la scrittrice, si individuano in quelle città dove si concentra una maggior densità di immigrati di fede islamica, spesso isolati dal resto della comunità: &#8220;Questo lo abbiamo notato soprattutto a <strong>Ceuta</strong> e a <strong>Melilla</strong>, due degli epicentri dei processi di radicalizzazione spagnola. È interessante la vicinanza con il triangolo marocchino Castillejos-Tangeri-Tetouan, da dove si mobilitarono un migliaio di combattenti verso Siria e Iraq, nel 2012. È anche possibile, e ci sono operazioni di polizia che lo attestano, che la jihad addestri i combattenti in quei luoghi per poi arrivare in Spagna e all&#8217;Europa continentale&#8221;. Ma anche la &#8220;Spagna europea&#8221; ha le sue criticità: la <strong>Catalogna</strong>, per esempio,rispetto ad altre regioni, continua a rappresentare un problema concreto, soprattutto quando si parla di periferie (Girona, ne è un esempio). E non è casuale che il secondo attentato di matrice islamica, in Spagna, si sia concretizzato proprio a Barcellona, nel 2017. &#8220;Quell&#8217;attacco era stato premeditato per il significato e l&#8217;eco che l&#8217;abbattimento della <strong>Sagrada Familia</strong> (il progetto iniziale, ndr) avrebbe avuto, in particolare come attrazione turistica&#8221;, ha spiegato Teixidor Colomer.</p>
<h2>L&#8217;Andalusia e il suo significato simbolico</h2>
<p>In generale, oggi, i fondamentalisti islamici considerano l&#8217;Andalusia un <strong>punto strategico</strong> per entrare in Europa illegalmente, passando inosservati e, secondo gli studiosi, non è una casualità che Abdel Majed Bary sia stato trovato proprio ad Almeria. Nella narrazione dell&#8217;estremismo islamico, secondo Teixidor Colomer, il passato &#8220;moresco&#8221; e la riconquista dell&#8217;Andalus è semplicemente un elemento aggiuntivo al racconto jihadista: &#8220;<strong>Al Andalus</strong> si mantiene vivo nella storia, però il messaggio fondamentalista è globale. Non credo che questo elemento accentui il proselitismo in Spagna: l&#8217;antica Andalusia musulmana fa parte di un immaginario collettivo molto forte che, però, si aggiunge soltanto al resto delle argomentazioni jihadiste, utili a reclutare nuovi seguaci e sostenitori&#8221;. Anche secondo la filologa Bramon, &#8220;al Andalus&#8221; non ha a che fare solo con la storia della Spagna o dei &#8220;<em>moriscos</em>&#8220;, ma anche con città come Nizza e Tolosa, per esempio. &#8220;Bisogna sempre ricordare che l&#8217;attuale Andalusia è una cosa, mentre al Andalus è un&#8217;altra: storicamente, quest&#8217;ultimo comprendeva tutta la Spagna ed è necessario comprendere che fu Girona, Narbona, ma anche Carcassona, per esempio&#8221;, spiega la professoressa. &#8220;Il primo a creare, ad hoc, il ricordo vivissimo dell&#8217;Andalus musulmano, in età contemporanea, fu <strong>Muhammar Gheddafi</strong>, che si fece fotografare con una mappa che colorava tutto il Nordafrica e la Penisola iberica di verde, senza però considerare la Catalogna parte di quel territori. A conferma della sua ignoranza&#8221;, spiega ancora la docente. Che aggiunge: &#8220;Lo stesso ricordo venne adottato da al Qaeda e dallo Stato islamico, ma né l&#8217;uno, né l&#8217;altro risvegliano simpatia in questo senso, neanche tra i musulmani che vivono in Spagna o tra i <strong>nuovi convertiti</strong>. Certamente, ai jihadisti piacerebbe avere questo luogo, ma sanno anche che questo non può accadere&#8221;. Per lo scrittore spagnolo <strong>Lorenzo Silva</strong>, giallista ed esperto di temi legati all&#8217;islam, l&#8217;importanza attribuita all&#8217;Andalusia è più poetica che concreta: &#8220;Questa argomentazione è stata usata più spesso da al Qaeda che, per un periodo, aveva chiamato il proprio organo di stampa con lo stesso nome. Indubbiamente è vero che buona parte del territorio spagnolo faceva parte di un califfato e che loro lo rivendicano, ma la migrazione novecentesca ha sempre riguardato persone che si spostavano per motivi economici, arrivati con il visto turistico, non certo per la riconquista dell&#8217;Andalus&#8221;.</p>
<h2>Il jihadismo spagnolo non è l&#8217;Eta</h2>
<p>E se l&#8217;eversione, per tanti anni, in Spagna è stata accostata quasi soltanto alle azioni dell&#8217;<strong>Eta</strong>, l&#8217;organizzazione armata terroristica basco-nazionalista separatista, sciolta nel 2018, dall&#8217;attentato a Madrid dell&#8217;11 marzo 2004 all’ultimo dello Stato islamico dieci anni dopo, lo spazio è stato preso dal fondamentalismo islamico. &#8220;La dimensione di Daesh e di al Qaeda presuppone una <strong>minaccia globale</strong>, dove gli individui mirano a morire o a uccidere in un&#8217;azione fanatica. Una doppia circostanza che non avevamo visto con l&#8217;Eta&#8221;, afferma Teixidor Colomer. &#8220;Eta era un&#8217;organizzazione del XX° secolo, con radici del XIX° e il suo è un <strong>immaginario nazionalista</strong>. La sua struttura era gerarchica, piramidale, molto diversa da quella dei fondamentalisti islamici, in particolare per quello che riguarda lo Stato islamico. Le cellule jihadiste e i loro appartenenti agiscono in autonomia. Al Qaeda e Daesh funzionano grazie alla loro struttura a ragnatela e all&#8217;uso di <strong>internet</strong>. Inoltre i militanti di Eta si nascondevano, cosa che non si può dire dei fondamentalisti islamici&#8221;, conclude Silva.</p>
<p><em>Per la traduzione di testi e interviste, ha collaborato Giulia Di Norcia</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/la-radicalizzazione-spagnola-tra-differenze-generazionali-e-simboli-antichi.html">La radicalizzazione spagnola, tra differenze generazionali e simboli antichi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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