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	<title>stampa Archives - InsideOver</title>
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	<title>stampa Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>In Italia non si parla più del genocidio a Gaza. Dopo la tregua, notizie diminuite dell’84%</title>
		<link>https://it.insideover.com/media-e-potere/in-italia-non-si-parla-piu-del-genocidio-a-gaza-dopo-la-tregua-notizie-diminuite-dell84.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Raffaele Riccardo Buccolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Feb 2026 08:05:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
		<category><![CDATA[Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/media-coverage-Italy-gaza-genocide.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/media-coverage-Italy-gaza-genocide.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/media-coverage-Italy-gaza-genocide-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/media-coverage-Italy-gaza-genocide-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/media-coverage-Italy-gaza-genocide-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/media-coverage-Italy-gaza-genocide-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/media-coverage-Italy-gaza-genocide-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/media-coverage-Italy-gaza-genocide-600x338.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>In Italia quasi tre quarti della popolazione si informa attraverso canali digitali. Secondo le stime più recenti, oltre 43 milioni di persone — circa il 73% degli italiani — accedono quotidianamente a notizie online, che si tratti di articoli sui siti di informazione, contenuti nei feed di Facebook, video su YouTube e TikTok o, sempre &#8230; <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/in-italia-non-si-parla-piu-del-genocidio-a-gaza-dopo-la-tregua-notizie-diminuite-dell84.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/in-italia-non-si-parla-piu-del-genocidio-a-gaza-dopo-la-tregua-notizie-diminuite-dell84.html">In Italia non si parla più del genocidio a Gaza. Dopo la tregua, notizie diminuite dell’84%</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/media-coverage-Italy-gaza-genocide.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/media-coverage-Italy-gaza-genocide.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/media-coverage-Italy-gaza-genocide-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/media-coverage-Italy-gaza-genocide-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/media-coverage-Italy-gaza-genocide-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/media-coverage-Italy-gaza-genocide-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/media-coverage-Italy-gaza-genocide-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/media-coverage-Italy-gaza-genocide-600x338.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>In Italia quasi tre quarti della popolazione si informa attraverso canali digitali. Secondo le stime più recenti, oltre <a href="https://www.statista.com/statistics/551095/estimation-of-internet-users-by-data-provider-italy/">43 milioni di persone</a> — circa il 73% degli italiani — accedono quotidianamente a notizie online, che si tratti di articoli sui siti di informazione, contenuti nei feed di Facebook, video su YouTube e TikTok o, sempre più spesso, post e reel su Instagram. Se negli anni passati Facebook ha rappresentato il principale snodo della distribuzione delle notizie, oggi è Instagram a concentrare la quota più dinamica dell’informazione social, diventando di fatto il primo strumento con cui gli italiani oggi si informano.<br><br>Negli ultimi anni numerose pagine editoriali italiane hanno consolidato una presenza significativa su queste piattaforme, accumulando centinaia di migliaia — in alcuni casi milioni — di follower, con una crescita particolarmente marcata durante il periodo pandemico. Parallelamente, con l’intensificarsi del genocidio a Gaza, a livello nazionale e internazionale si è assistito alla proliferazione di account di citizen journalism nati con l’obiettivo di mantenere alta l’attenzione sulla crisi umanitaria nella Striscia anche quando il tema tendeva a uscire dal ciclo delle breaking news.<br><br>E se il citizen journalism oggi si occupa ancora di Gaza, chi dovrebbe esercitare la funzione di watchdog, di guardiano dell’informazione, con milioni di follower a cui parlare, non lo fa. <br><br>In InsideOver ci siamo posti una domanda: cosa è accaduto, nel contesto social informativo italiano, alla copertura&nbsp;del genocidio a Gaza dopo la firma della tregua tra Hamas e Israele del 10 ottobre 2025? La domanda nasce da un presupposto: la tregua è esistita solo sulla carta. Mai rispettata, ha prodotto oltre 600 morti in 3 mesi con decine di donne e bambini massacrati. Ogni giorno, dal 10 ottobre 2025, Israele ha ucciso almeno una persona a Gaza. Alla fine di ottobre si è avuto uno dei bilanci più tragici, <a href="https://www.google.com/url?sa=t&amp;source=web&amp;rct=j&amp;opi=89978449&amp;url=https://www.theguardian.com/world/2024/oct/27/israeli-strikes-gaza-ramat-hasharon-bus-stop-un-chief&amp;ved=2ahUKEwibg5O_zOeSAxW5nf0HHbodBjkQFnoECEYQAQ&amp;usg=AOvVaw2mqXl5lj-u0onKwvIZX2Bo">oltre 70 morti in 24 ore</a> nonostante una tregua dichiarata. In meno di un mese, tra il 10 ottobre e il 10 novembre 2025, mentre sulle colonne italiane le notizie su Gaza sono totalmente scomparse, Israele <a href="https://www.google.com/url?sa=t&amp;source=web&amp;rct=j&amp;opi=89978449&amp;url=https://www.aljazeera.com/news/2025/11/11/how-many-times-has-israel-violated-the-gaza-ceasefire-here-are-the-numbers&amp;ved=2ahUKEwiwjruyxeeSAxWBVvEDHYAXBbgQFnoECB4QAQ&amp;usg=AOvVaw2Rwlu6vRpGYqXx6oFNPkfJ">ha violato la tregua</a> quasi 700 volte.</p>



<p>Per rispondere, la redazione di InsideOver ha analizzato i feed Instagram di cinque tra le testate italiane con la maggiore diffusione sui social e contemporaneamente incluse nella <a href="https://reutersinstitute.politics.ox.ac.uk/digital-news-report/2025/italy">classifica 2025 del Reuters Institute </a>tra i media ritenuti più affidabili nel Paese. Per ragioni di privacy editoriale, teniamo anonime le testate e le indichiamo come Media A, Media B, Media C, Media D e Media E.<br><br>Nel loro insieme, i cinque profili analizzati parlano a una platea complessiva di <strong>circa 6,3 milioni di follower</strong>, intercettando una porzione rilevante del primetime informativo sui social in Italia. La loro capacità di orientare visibilità e priorità tematiche nel feed di milioni di utenti rende particolarmente significativo l’andamento della copertura osservata. L’analisi ha preso in esame tre finestre temporali: il mese precedente alla tregua (settembre 2025), il mese della firma (ottobre 2025) e il mese successivo (novembre 2025). I dati mostrano una contrazione marcata della presenza del tema del genocidio a Gaza nei contenuti pubblicati sui social tra settembre 2025 e novembre 2025, di seguito il risultato finale.</p>



<p>Nel dettaglio:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Tra settembre 2025 e novembre 2025, il Media A ha ridotto la copertura sul genocidio a Gaza del <strong>92%</strong></li>



<li>Tra settembre 2025 e novembre 2025, il Media B ha registrato una diminuzione dell’<strong>86%</strong></li>



<li>Tra settembre 2025 e novembre 2025, il Media C ha segnato un calo del <strong>78,6%</strong></li>



<li>Tra settembre 2025 e novembre 2025, il Media D ha ridotto la copertura del <strong>69%</strong></li>



<li> Tra settembre 2025 e novembre 2025, il Media E ha mostrato la contrazione più netta, pari al <strong>94%</strong></li>
</ul>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" width="904" height="674" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Screenshot-2026-02-20-alle-07.24.00.png" alt="" class="wp-image-506113" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Screenshot-2026-02-20-alle-07.24.00.png 904w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Screenshot-2026-02-20-alle-07.24.00-300x224.png 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Screenshot-2026-02-20-alle-07.24.00-768x573.png 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Screenshot-2026-02-20-alle-07.24.00-600x447.png 600w" sizes="(max-width: 904px) 100vw, 904px" /></figure>



<p>Complessivamente, la nostra analisi ha determinato che la copertura social relativa al genocidio a Gaza ha registrato una <strong>riduzione media dell’84%</strong> rispetto al periodo precedente alla firma della tregua tra Israele e Hamas.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" width="872" height="506" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Screenshot-2026-02-20-alle-08.14.18-1.png" alt="" class="wp-image-506115" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Screenshot-2026-02-20-alle-08.14.18-1.png 872w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Screenshot-2026-02-20-alle-08.14.18-1-300x174.png 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Screenshot-2026-02-20-alle-08.14.18-1-768x446.png 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Screenshot-2026-02-20-alle-08.14.18-1-600x348.png 600w" sizes="(max-width: 872px) 100vw, 872px" /></figure>



<p>Accanto alla riduzione percentuale emerge un ulteriore elemento quantitativo che rafforza il quadro. Uno dei cinque media analizzati ha pubblicato una sequenza di <strong>240 lanci social consecutivi</strong> (post) senza alcun riferimento a Gaza, alla Cisgiordania o ai Territori Palestinesi. In termini temporali, si tratta di <strong>circa 22 giorni di pubblicazioni</strong> prive di copertura sul genocidio. Nello stesso arco di tempo, secondo i dati raccolti dal Ministero della salute di Gaza, a Gaza si sono registrate <strong>oltre 60 morti attribuite a bombardamenti o esecuzioni da parte dei militari IDF sui civili</strong>.</p>



<p></p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/in-italia-non-si-parla-piu-del-genocidio-a-gaza-dopo-la-tregua-notizie-diminuite-dell84.html">In Italia non si parla più del genocidio a Gaza. Dopo la tregua, notizie diminuite dell’84%</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;Ucraina come gli Usa, la geografia impazzita della libertà di stampa</title>
		<link>https://it.insideover.com/media-e-potere/lucraina-come-gli-usa-la-geografia-impazzita-della-liberta-di-stampa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 May 2024 05:20:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
		<category><![CDATA[libertà di stampa]]></category>
		<category><![CDATA[stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1278" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_2024050509205019_85f9eeb0881c6d3b4debe9499de82fb8.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_2024050509205019_85f9eeb0881c6d3b4debe9499de82fb8.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_2024050509205019_85f9eeb0881c6d3b4debe9499de82fb8-600x399.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_2024050509205019_85f9eeb0881c6d3b4debe9499de82fb8-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_2024050509205019_85f9eeb0881c6d3b4debe9499de82fb8-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_2024050509205019_85f9eeb0881c6d3b4debe9499de82fb8-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_2024050509205019_85f9eeb0881c6d3b4debe9499de82fb8-1536x1022.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Reporters sans Frontières piazza gli Usa al 55° posto per libertà di stampa e l'Ucraina, in grande avanzata, al 61°. Com'è possibile?</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/lucraina-come-gli-usa-la-geografia-impazzita-della-liberta-di-stampa.html">L&#8217;Ucraina come gli Usa, la geografia impazzita della libertà di stampa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1278" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_2024050509205019_85f9eeb0881c6d3b4debe9499de82fb8.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_2024050509205019_85f9eeb0881c6d3b4debe9499de82fb8.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_2024050509205019_85f9eeb0881c6d3b4debe9499de82fb8-600x399.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_2024050509205019_85f9eeb0881c6d3b4debe9499de82fb8-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_2024050509205019_85f9eeb0881c6d3b4debe9499de82fb8-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_2024050509205019_85f9eeb0881c6d3b4debe9499de82fb8-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_2024050509205019_85f9eeb0881c6d3b4debe9499de82fb8-1536x1022.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>È stato pubblicato <a href="https://rsf.org/fr/classement/2024/europe-asie-centrale">il Rapporto 2024</a> di <em>Reporteres sans Frontières</em> (RSF), che come sempre costituisce una lettura piuttosto interessante sullo stato della libertà di stampa nel mondo. Le classifiche sono sempre appassionanti e quindi diamo subito qualche dato. Ai primi tre posti per la libertà di stampa, tra i 180 Paesi esaminati, troviamo, come sempre, i Paesi dell&#8217;Europa del Nord, Norvegia, Danimarca e Svezia nell&#8217;ordine (e poi Olanda e Finlandia, a completare il trionfo nordico). Gli ultimi tre, cioè i peggiori, sono invece Eritrea, Siria e Afghanistan. E fin qui nulla di nuovo. Poi, però, cominciano i dubbi. L&#8217;Italia (anzi, come scrive RSF, &#8220;l&#8217;Italia di Giorgia Meloni&#8221;)  è 46°, subito dopo le Isole Toga e subito prima della Polonia, e in regresso di cinque posizioni. Davvero? Davvero l&#8217;Italia che, or non è molto, secretava la natura degli aiuti all&#8217;Ucraina e li faceva approvare in quella forma al Parlamento, senza che la grande stampa e la grande televisione protestasse, era messa così meglio quanto a informazione?</p>



<p>Ma vabbè, è una valutazione che RFS ha il diritto di fare. Proseguiamo. Gli Stati Uniti sono al 55° posto, un bel po&#8217; peggio della sfortunata &#8220;Italia di Giorgia Meloni&#8221;. Siamo sicuri che siano messi così male da sfangarla appena appena rispetto al Gabon che li tallona? Viene il dubbio che mettere a confronto, così, <em>sic et simpliciter</em>,  sistemi informativi massicci e complessi con altri che sono invece molto più limitati nelle dimensioni e negli effetti sia un criterio un po&#8217; grossolano per misurare certi fenomeni.</p>



<p>Ma andiamo avanti, passiamo all&#8217;Europa dell&#8217;Est. Sulla trasformazione della Russia da <em>demokratura</em> ad autocrazia <a href="https://it.insideover.com/politica/da-democratura-ad-autocrazia-la-stretta-sul-dissenso-in-russia-fino-al-caso-navalny.html#google_vignette">abbiamo già detto, proprio qui,</a> tutto quello che c&#8217;era da dire. La repressione di qualunque versione dei fatti che non corrisponda alla linea ufficiale è ormai totale e, a dispetto delle testate costrette a chiudere, delle centinaia di giornalisti russi spinti a emigrare e dei ricorrenti arresti di giornalisti stranieri accusati di spionaggio, non riguarda i soli operatori dell&#8217;informazione. È assai più pervasiva e investe i singoli cittadini. <a href="https://t.me/letteradamosca/20340">L&#8217;ultimo caso arrivato alle cronache</a> è quello di <strong>Nadezhda Buyanova</strong>, nota pediatra di un ospedale di Mosca: è stata arrestata (non si dice convocata in questura o interrogata ma proprio arrestata, messa in cella) perché la vedova di un soldato caduto in Ucraina ha detto di averla sentito dire al figlio di sette anni che suo padre &#8220;era un obiettivo legittimo per gli ucraini&#8221; e che la colpa della sua morte era &#8220;tutta della Russia&#8221;. La Buyanova nega di aver mai detto cose simili, e 150 medici della capitale hanno firmato una lettera in sua difesa. In altre parole, è bastata la parola di una persona per farne finire un&#8217;altra in cella, dove sta tuttora. </p>



<p>Se quindi RFS assegna alla Russia il 162° posto su 180 i conti tornano. E se <strong>al 164° troviamo l&#8217;Azerbaigian</strong> (cui, peraltro, in nome del gas e delle alleanze nessuno fa grandi prediche sulla libertà, di stampa e generale) e <strong>al 167° la Bielorussia </strong>è difficile fare obiezioni. Poi, però, guardando meglio, scopriamo che l&#8217;Ucraina è al 61° posto, con un improvviso avanzamento di 18 (diciotto) posti dovuto, scrive RSF, &#8220;al miglioramento degli indicatori di sicurezza &#8211; meno giornalisti uccisi &#8211; e politici&#8221;. Ma siamo sicuri? Davvero l&#8217;Ucraina di oggi ha fatto tali miglioramenti? Davvero possiamo considerarla appena dietro agli Usa quanto a libertà di stampa?</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="551" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/WhatsApp-Image-2024-05-04-at-18.11.28-1024x551.jpeg" alt="" class="wp-image-420550" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/WhatsApp-Image-2024-05-04-at-18.11.28-1024x551.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/WhatsApp-Image-2024-05-04-at-18.11.28-600x323.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/WhatsApp-Image-2024-05-04-at-18.11.28-300x161.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/WhatsApp-Image-2024-05-04-at-18.11.28-768x413.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/WhatsApp-Image-2024-05-04-at-18.11.28-1536x827.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/WhatsApp-Image-2024-05-04-at-18.11.28.jpeg 1600w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Vediamo quel che è successo in Ucraina negli ultimi tempi. Sono state chiuse cinque emittenti televisive. Naturalmente perché &#8220;filorusse&#8221;. Ma lo spazio concesso alle opinioni diverse non è l&#8217;essenza della libertà di stampa? Poi è stato creato un canale unico televisivo, chiamato Telemaratona, che trasmette sulle frequenze del canale Tv del Parlamento ed è controllato dal Governo, chiaramente chiamato a diffondere la linea ufficiale: indicatore di libertà di stampa? Un organismo di cui persino <em>Voice of America</em> <a href="https://www.voanews.com/a/journalists-question-relevancy-of-ukraine-s-united-tv-marathon-/7433684.html">discute la legittimità e l&#8217;utilità?</a> Tra l&#8217;altro questo canale non gode più della fiducia dei cittadini, infatti <a href="https://t.me/letteradamosca/20290">nelle più recenti rilevazioni degli istituti di ricerca ucraini</a>, arriva solo al quarto posto (con il 37% di indice di fiducia) tra le fonti di informazione più credibili, dietro a You Tube (40%), il passaparola di parenti e conoscenti (42%) e i canali Telegram (53%). Qual è stata la risposta delle autorità ucraine? Creare, presso il ministero delle Telecomunicazioni, una Commissione per il controllo dei media investita dell&#8217;autorità necessaria per bloccare qualunque testata in caso di &#8220;infrazione&#8221;. E portare in Parlamento una proposta di legge, attualmente in discussione, per bloccare Telegram, cioè la fonte di informazione di gran lunga preferita dagli ucraini.</p>



<p>Ora, nessuno può sottovalutare la condizioni di difficoltà in cui si trova l&#8217;Ucraina da quando ha dovuto difendersi dall&#8217;aggressione della Russia. Ed è molto complicato giudicare fin dove, nel campo dell&#8217;informazione, passa il confine tra la legittima difesa degli interessi nazionali e la contrazione delle libertà. Ma come può un Paese in guerra, affidato alla legge marziale e in un&#8217;infinità di aspetti alla censura di Stato (per esempio, sul numero reale dei caduti) essere considerato in forte progresso quanto a libertà di stampa? Ed essere considerato, per fare un altro esempio, molto meglio attrezzato del Giappone, che si piazza solo al 70° posto?</p>



<p>Il che fa il paio con il giudizio che RSF esprime a proposito della Georgia, classificata al 103° posto, in calo di 26 posizioni. Della Georgia si dice che &#8220;il partito al potere coltiva la polarizzazione della società, il riavvicinamento a Mosca e conduce una politica sempre più ostile alla libertà di parola&#8221;. Che la situazione in Georgia sia tesa è scontato, lo dimostrano se non altro le forti proteste delle ultime settimane contro la legge sugli &#8220;agenti stranieri&#8221; che è stata approvata dal Parlamento. Però l&#8217;attuale premier,<strong> Irakli Kobakhidze</strong>,  è anche quello che ha più volte ribadito che la Georgia vuole essere il primo Paese tra i prossimi a essere ammessi nell&#8217;Unione Europea. E il suo predecessore, <strong>Irakli Garibashvili</strong>, è quello che nel 2021 ha firmato la domanda georgiana di adesione alla Ue. Ed entrambi appartengono a Sogno Georgiano, quello che RFS definisce con una venatura di disprezzo &#8220;il partito al potere&#8221;. Per finire, il 14 dicembre del 2023 il Consiglio europeo ha deciso di concedere alla Georgia lo status di Paese candidato all&#8217;adesione, riconoscendo i molti progressi compiuti per allineare la legislazione nazionale a quella comunitaria. E non solo: l&#8217;UE ha chiesto alla Georgia di compiere passi significativi nella lotta alla disinformazione, alla retorica anti-UE e alla manipolazione delle informazioni estere, prendendo comunque nota degli sforzi compiuti dal Governo. E sappiamo bene che cosa si intenda per disinformazione: quella di Mosca, ovviamente. Non certo quella della Von Der Leyen che, due anni fa, diceva che i russi usavano i microchip delle lavatrici per far volare i missili e che la loro industria bellica era a pezzi&#8230;</p>



<p>Certi giudizi, quindi, vanno presi con le molle. Per infinite ragioni. Non ultima questa: stiamo parlando di <a href="https://it.insideover.com/politica/cosa-manca-allucraina-per-entrare-nellue.html#google_vignette">Paesi candidati a entrare nell&#8217;Unione Europea</a> ed è meglio avere le idee chiare su chi, se sarà il caso con il massimo piacere, ci vogliamo tirare in casa.</p>



<p></p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/lucraina-come-gli-usa-la-geografia-impazzita-della-liberta-di-stampa.html">L&#8217;Ucraina come gli Usa, la geografia impazzita della libertà di stampa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>I media e la guerra: la prima volta è stata una tragedia, tutte le altre una farsa</title>
		<link>https://it.insideover.com/media-e-potere/i-media-e-la-guerra-la-prima-volta-e-stata-una-tragedia-tutte-le-altre-una-farsa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Mar 2024 06:11:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
		<category><![CDATA[Attentato]]></category>
		<category><![CDATA[Cremlino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1311" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/google-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Google finanza" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/google-La-Presse.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/google-La-Presse-300x205.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/google-La-Presse-768x524.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/google-La-Presse-1024x699.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Anche la strage del Crocus City Hall di Mosca ha riproposto le dinamiche della pseudo-informazione già vista con l'Iraq, la Libia, la Siria e Gaza.  </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/i-media-e-la-guerra-la-prima-volta-e-stata-una-tragedia-tutte-le-altre-una-farsa.html">I media e la guerra: la prima volta è stata una tragedia, tutte le altre una farsa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1311" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/google-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Google finanza" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/google-La-Presse.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/google-La-Presse-300x205.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/google-La-Presse-768x524.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/google-La-Presse-1024x699.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>D&#8217;accordo, la capacità della nostra cosiddetta &#8220;classe intellettuale&#8221; (tipo, dallo studente universitario ai <em>maître à penser</em> che affollano le televisioni) di acconciarsi a tutti i venti e tutte le correnti, a dispetto della realtà, del buon senso e pure delle ricorrenti figure di palta, è straordinaria e ben nota. Però noi, avendo visto qualche guerra da vicino e purtroppo anche molti cadaveri di gente morta male, dalla Cecenia alla Siria, non riusciamo ad accettare che si possa parlare delle guerre nel modo in cui lo si fa, almeno nel Bel Paese, con cadenza quotidiana: da ignoranti, faziosi e irrispettosi non tanto della verità, che è concetto sfuggente e da maneggiare con attenzione, ma delle sofferenze altrui.</p>



<p>Nel <em>Diciotto Brumaio di Luigi Bonaparte</em> <strong>Karl Marx</strong>, che era molto meno scemo di quanto lo facciamo passare da quando ci è passata la paura dell&#8217;Urss, scriveva: &#8220;Hegel osserva da qualche parte che tutti i grandi avvenimenti e i grandi personaggi della storia universale si presentano, per così dire due volte. Ha dimenticato di aggiungere: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa&#8221;. E se questo capita ai grandi avvenimenti e ai grandi personaggi, figuriamoci agli &#8220;esperti&#8221;, ai &#8220;giornalisti&#8221; e ai &#8220;professori&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Invasione dell&#8217;Iraq: dove erano i &#8220;cani da guardia del potere&#8221;?</h2>



<p>In tempi recenti, nel 2003 all&#8217;approssimarsi dell&#8217;<strong>invasione anglo-americana dell&#8217;Iraq</strong>, è stata una tragedia la spontanea (?) piegatura a novanta gradi di tutti coloro che, al contrario, avrebbero dovuto fare da &#8220;cane da guardia del potere&#8221; (definizione, pensa tu, adottata persino dalla Corte di Giustizia europea) rispetto alla famosa tesi delle &#8220;armi di distruzione di massa&#8221; di Saddam Hussein. I pochi che sostenevano il contrario (per esempio, l&#8217;AIEA, l&#8217;agenzia dell&#8217;Onu per il controllo del nucleare) erano sbeffeggiati o accusati di intelligenza con il nemico. Chi, come il presidente egiziano Mubarak (che qualcosa di Medio Oriente doveva pur capire, essendo rimasto al potere per trent&#8217;anni), avvertiva che invadere l&#8217;Iraq avrebbe voluto dire affrontare cento Osama bin Laden al posto di uno, era ignorato. Paesi come Francia e Germania, che rifiutavano di salire a bordo della folle impresa, condannati come traditori. Ricordate quegli imbecilli di americani che versavano il vino francese nei tombini?</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;inizio della farsa</h2>



<p>Ecco, quella fu la tragedia che sappiamo. Poi è stata solo farsa. La Libia, nel 2011, con i finti mercenari africani assoldati da Gheddafi e le ancor più finte fosse comuni denunciate dalla finora sconosciuta Lega libica per i diritti umani. La Siria dal 2011, raccontata come una lotta della società democratica contro il dittatore Bashar al-Assad quando, dopo le prime settimane, l&#8217;unica lotta rimasta era quella tra il dittatore e i gruppi terroristici islamisti finanziati dalle petromonarchie del Golfo Persico. La guerra a Gaza, per cui gran parte del sistema mediatico ancora &#8220;spaccia&#8221; a lettori e ascoltatori che aver eliminato più di 30 mila palestinesi, per metà bambini, sia l&#8217;unico (e migliore) sistema per &#8220;sradicare Hamas&#8221;, raccontando intanto che Israele (il Paese che ha insediato 750 mila suoi cittadini in terre che appartengono ai palestinesi), poverino, &#8220;è assediato&#8221;.</p>



<p>E, naturalmente, la guerra in Ucraina, generata dall&#8217;invasione russa del 24 febbraio 2022. Il fatto che sia chiaro chi è l&#8217;aggressore (la Russia) e chi l&#8217;aggredito (l&#8217;Ucraina) non giustifica il fiume di balle che è stato riversato sul cittadino-lettore. Non stiamo a rievocare il passato (Putin moribondo, golpe anti-Putin alle porte, prossima vittoria ucraina, putsch di Prigozhin insuperabile, economia russa prossima al crollo, il fantastico &#8220;usano i chip delle lavatrici per i missili&#8221; <em>made in Von Der Leyen</em> e amenità varie), restiamo a queste ore. Parliamo dell&#8217;attentato al Crocus City Hall di Mosca e delle sue 139 vittime.</p>



<h2 class="wp-block-heading">&#8220;Ha stato Putin&#8221;</h2>



<p>Prima ancora che i terroristi smettessero di ammazzare civili innocenti nel teatro di Mosca, i social si riempivano di commenti del genere &#8220;ahahah, si capisce benissimo che è stato tutto organizzato dal Cremlino&#8221;. E giù, pochi minuti dopo i fatti, pseudo-analisi sull&#8217;incendio del teatro (tutti pompieri), sulle mosse dei killer (tutti esperti di terrorismo), sulla loro fuga (tutti esperti di fughe). Una canea insopportabile di scemenze di parte, vuote di fondamento e piene di propaganda.</p>



<h2 class="wp-block-heading">No, ha stato l&#8217;Isis</h2>



<p> Appena hanno smesso di fare rumore, gli stessi hanno visto che la pista islamista aveva solide basi, e allo stesso titolo di prima si sono buttati a spiegare perché e percome il jihad, la Russia, la Cecenia e così via. Sempre spiegando, anche se non hanno mai visto la Cecenia, non hanno mai parlato con un islamista e, più in generale, sappiano pochissimo degli argomenti su cui pretendono di giudicare, essendosi occupati d&#8217;altro per gran parte della loro vita.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ehhhh, noi l&#8217;avevamo previsto</h2>



<p>Ex ministri, ministri in carica, aspiranti ministri, tuttologi. Di colpo, è spuntata una massa di individui che avevano previsto l&#8217;attentato contro la Crocus City Hall. A scatenarli sono stati quei satanassi degli americani che due settimane prima avevano avvertito (anche la Farnesina lo aveva fatto) di tenersi lontani dai luoghi affollati per timore di attentati nelle successive 48 ore. L&#8217;ammazzamento è arrivato due settimane, e non 48 ore, dopo ma pazienza. Tanto basta. Il che fa dell&#8217;attentato del Crocus City Hall l&#8217;unico attentato della storia, dalla congiura contro Giulio Cesare alla strage di Hamas del 7 ottobre 2023, previsto con tanta precisione da così tanta gente. Non le Torri Gemelle di New York nel 2001, non Oklahoma City nel 1995 (168 morti), ma Mosca sì. Per non parlare della lunga serie di attentati in Italia, neri, rossi e viola, evidentemente impossibili da prevedere. O degli attentati in Francia nel 2015. Attentati ben diversi da quelli di Mosca, che li prevedono tutti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ehhhh, i russi hanno fallito</h2>



<p>Anche se dieci giorni prima della strage di Mosca avevano intercettato e annientato una cellula di sei jihadisti in Inguscetia? Anche se due giorni prima del Crocus City Hall avevano preso due jihadisti che progettavano un attentato a una sinagoga della capitale? Anche se hanno catturato i colpevoli poche ore dopo l&#8217;attentato? La minaccia islamista in Russia è viva da decenni, non è stata sradicata (come non sarà sradicata la minaccia di quegli altri islamisti, quelli di Hamas) e continuerà a colpire. Ed è una &#8220;cosa&#8221; così facile da controllare (perché noi mica siamo tonti come i russi, no?) che nelle ore successive agli spari al Crocus City Hall c&#8217;era lo stato di allerta negli aeroporti di Londra e degli Stati Uniti, come a noi testimoniato da persone che erano in viaggio. Stato di allerta poi dilagato in diversi altri Paesi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Attenzione alle fake news</h2>



<p>Ovviamente si è messa in moto la solita strategia di distrazione di massa, con l&#8217;allarme sulle <em>fake news </em>e sulle strategie di Mosca per inquinare lo spazio informativo. Siamo ben avvertiti che esiste la propaganda del Cremlino e che ci sono personaggi e siti che si incaricano di diffonderla. Peraltro, è curioso: a chi scrive, che si occupa di Russia e affini da una vita, certa propaganda pro-Cremlino non arriva. Mentre tutto quanto ho cercato appena sopra di descrivere mi arriva eccome, e da ogni parte: grandi giornali, grandi Tv, radio. E come vogliamo descriverla? Mica vorremo chiamarla &#8220;informazione di qualità&#8221;? Se non sono fake e non sono propaganda, non sono almeno pseudo-notizie del tutto tendenziose? Pseudo-verità rivestite della rispettabilità borghese veicolata da antiche testate e vesti prestigiose, e quindi ancor più insidiose? E di fronte a un canale Tv o a un importante quotidiano, non cala di colpo l&#8217;insidia dell&#8217;account complottista o della pagina Facebook adoratrice del Cremlino? E in ogni caso: non vedete una certa logica, perversa o no che sia, se ormai la maggioranza delle persone tende a informarsi su Internet e su Facebook piuttosto che sui cari vecchi &#8220;media di qualità&#8221;?</p>



<p>        </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/i-media-e-la-guerra-la-prima-volta-e-stata-una-tragedia-tutte-le-altre-una-farsa.html">I media e la guerra: la prima volta è stata una tragedia, tutte le altre una farsa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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