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		<title>Perché Putin aveva bisogno del plebiscito. E come vuole usarlo</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/perche-putin-aveva-bisogno-del-plebiscito-e-come-vuole-usarlo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Mar 2024 13:02:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="960" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Vladimir-Putin-osserva-eserctiazioni-navali-russia-La-Presse-e1582874514521.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Russia Putin esercitazioni" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Vladimir-Putin-osserva-eserctiazioni-navali-russia-La-Presse-e1582874514521.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Vladimir-Putin-osserva-eserctiazioni-navali-russia-La-Presse-e1582874514521-300x150.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Vladimir-Putin-osserva-eserctiazioni-navali-russia-La-Presse-e1582874514521-768x384.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Vladimir-Putin-osserva-eserctiazioni-navali-russia-La-Presse-e1582874514521-1024x512.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Presidenziali russe: record di affluenza e record di consensi. Proprio quel che cercava Putin, per sancire il suo ruolo di padre della patria e la leadership della Russia nella costruzione di nuovi equilibri internazionali.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="960" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Vladimir-Putin-osserva-eserctiazioni-navali-russia-La-Presse-e1582874514521.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Russia Putin esercitazioni" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Vladimir-Putin-osserva-eserctiazioni-navali-russia-La-Presse-e1582874514521.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Vladimir-Putin-osserva-eserctiazioni-navali-russia-La-Presse-e1582874514521-300x150.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Vladimir-Putin-osserva-eserctiazioni-navali-russia-La-Presse-e1582874514521-768x384.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Vladimir-Putin-osserva-eserctiazioni-navali-russia-La-Presse-e1582874514521-1024x512.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il 52% nel 2000. Il 71,3% nel 2004. Il 63% nel 2012. Il 76,7% nel 2018. E l’87,3% nel voto di ieri, la sua quinta elezione alla carica di presidente della Federazione Russa. Con una differenza però sostanziale: questa volta <strong>Vladimir Putin</strong> non cercava una maggioranza (magari ampia) per una riconferma, cercava un plebiscito. Aveva bisogno di un plebiscito, che è stato poi regolarmente ottenuto. Il come è sotto gli occhi di tutti ed è la somma di diversi fattori. Il primo (e finalmente, dopo tanti anni, se ne sono accorti anche i media più russofobi e antiputiniani) è che c’è una parte vasta della popolazione russa che, molto semplicemente, approva l’operato di Putin. La conferma, se fosse servita, In un’interessante <a href="http://Il 52% nel 2000. Il 71,3% nel 2004. Il 63% nel 2012. Il 76,7% nel 2018. E l’87,3% nel voto di ieri, la sua quinta elezione alla carica di presidente della Federazione Russa. Con una differenza però sostanziale: questa volta Putin non cercava una maggioranza per una riconferma, cercava un plebiscito. Aveva bisogno di un plebiscito, che è stato poi regolarmente ottenuto. Il come è sotto gli occhi di tutti ed è la somma di diversi fattori. Il primo (e finalmente, dopo tanti anni, se ne sono accorti anche i media più russofobi e antiputiniani) è che c’è una parte vasta della popolazione russa che, molto semplicemente, approva l’operato di Putin. In un’interessante intervista a Repubblica">intervista a Repubblica</a>, <strong>Denis Volkov</strong>, direttore del <em>Centro Levada</em>, istituto russo di analisi della pubblica opinione, inserito dalle autorità nella lista degli &#8220;agenti stranieri&#8221;, dunque non sospettabile di eccessi di simpatia verso il Cremlino. Volkov va giù piatto piatto, smentendo le molte favole che noi occidentali amiamo raccontarci: &#8220;Non c’è dubbio che il consenso di Vladimir Putin sia intorno all’80%. È così dal febbraio 2022. Prima dell’Operazione militare speciale, metà dei russi era favorevole a una sua ricandidatura, metà era contraria. Dopo il 24 febbraio 2022, i sostenitori di un nuovo mandato di Putin al Cremlino sono saliti dal 45% al 75%, poi al 78% e infine all’80%. Ma se si calcola questa percentuale soltanto tra chi è pronto ad andare a votare sale all’85%&#8221;. Quindi, c&#8217;è moltissima gente che vota Putin perché gli piace Putin. L&#8217;87,3% del 75% di elettori che si è recato alle urne? Forse no. Ma poi, ovviamente, interviene la propaganda, la pressione sociale, la distribuzione a pioggia di prebende e sussidi, il nazionalismo e tutto quanto un regime ormai autocratico può mettere in campo per gonfiare le percentuali.</p>



<p>Allo stesso modo, tutte le ricerche dimostrano che sussiste e resiste in Russia un 20-25% di cittadini elettori che sono contrari alla guerra in Ucraina. Dato che corrisponde, più o meno, a quello di coloro che non sono andati a votare ieri (<strong>affluenza al 77,4%, pari a 87,1 milioni di elettori, record nella storia della Russia moderna</strong>). Non essere d&#8217;accordo, però, non equivale a costruire un&#8217;opposizione. Questa pur notevole massa di persone si disperde in mille rivoli: chi decide di non partecipare al voto, i dissidenti liberali e filo-occidentali per dir così &#8220;alla Navalny&#8221;, i seguaci dei partiti della cosiddetta &#8220;opposizione istituzionale&#8221; (comunisti e liberal-democratici), quelli che hanno votato per Gente Nuova il cui giovane leader <strong>Vladislav Davankov</strong> (non a caso dopo Putin il più votato a Mosca e San Pietroburgo) era stato l&#8217;unico ad auspicare trattative di pace, pur senza alcuna rinuncia russa ai territori conquistati. Un poco di tutto, nulla che possa realmente pesare.</p>



<p>In questo quadro, la vittoria di Putin era più che scontata. Però è risultato evidente, per esempio dalla pressione generale perché si andasse a votare (anche Putin ha fatto diversi appelli in questo senso), che il Cremlino questa volta cercava altro, cercava appunto un plebiscito. Questo tipo di esito era necessario per almeno due ragioni. Una, diciamo così, più contingente: evidenziare il consenso dei russi nei confronti della guerra in Ucraina. Al di là dello stato di emergenza, non è stato certo un caso se si è votato prima nei territori ucraini di recente annessione. La gran massa degli elettori per ventiquattr&#8217;ore è stata bombardata dalle immagini di cittadini delle regioni di Kherson, Donetsk e Lugansk che in tono commosso ringraziavano la Russia per averli salvati dalla perfidia di Kiev. Uno spottone che di sicuro ha prodotto qualche effetto. Non bastava dire sì a Putin, questa volta: bisognava anche aderire, firmando il patto con il voto, alla missione che lui assegna oggi alla Russia, quella di essere vindice della &#8220;russità&#8221; (amor di patria, valori tradizionali, fede, famiglia e orgoglio per una Russia che fa mondo e civiltà a sé) in ogni angolo in cui questa sia, o si senta, minacciata dai decadenti ma aggressivi disvalori occidentali.</p>



<p>È però anche evidente che il Cremlino ormai (e chissà se era così già due anni fa&#8230;) vede in questa guerra  il modo non solo per raggiungere gli obiettivi dichiarati (denazificare l&#8217;Ucraina, allontanare la Nato, proteggere la minoranza russa, riottenere i territori &#8220;storicamente russi&#8221; e via via) ma anche per modificare gli equilibri internazionali, dalla fine del secondo conflitto mondiale influenzati in misura decisiva dalle liberal-democrazie, e spingere verso la fine il cosiddetto &#8220;secolo americano&#8221;. La Russia ambisce in modo evidente a diventare la guida del vasto fermento di &#8220;ribellione all&#8217;ordine costituito&#8221; che palesemente attraversa l&#8217;Africa e in generale il cosiddetto &#8220;Sud del mondo&#8221; e che in una certa, prudente misura contagia anche Paesi come Turchia e Arabia Saudita, i Brics e altre alleanze meno rilevanti. Mosca sa bene di che cosa si tratta, avendolo vissuto lo stesso fenomeno, ma in maniera assai più traumatica, con i Paesi ex-sovietici a Occidente dei suoi confini e dovendo ancora affrontarlo con quelli a Est, in Asia Centrale.</p>



<p>Per assumere quel ruolo di leadership, la Russia di Putin doveva dare mostra di grande compattezza interna. E dotarsi di un leader che non fosse più &#8220;solo&#8221; un Presidente ma una guida, un duce, forse persino un vate. Vogliamo dire uno Zar? Putin, che ha 71 anni, potrebbe restare al Cremlino fino al 2030, battendo il record di durata di <strong>Stalin</strong>. E diventare così il padre della nuova patria russa che, inaspettatamente, agli inizi del secondo millennio somiglia a quella delineata dal <strong>monaco Filofej</strong> all&#8217;inizio del Seicento, quando la Moscovia stava diventando l&#8217;impero multietnico e multiconfessionale che poi avremmo conosciuto, e che stava tutta in una definizione: Mosca la terza Roma.        </p>



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		<title>Da Lenin a Kate Middleton, quell&#8217;irresistibile voglia di cambiare la Storia (o almeno le foto)</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/da-lenin-a-kate-middleton-quellirresistibile-voglia-di-cambiare-la-storia-o-almeno-le-foto.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Mar 2024 19:25:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="640" height="425" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/Raising_a_flag_over_the_Reichstag_2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/Raising_a_flag_over_the_Reichstag_2.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/Raising_a_flag_over_the_Reichstag_2-600x398.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/Raising_a_flag_over_the_Reichstag_2-300x199.jpg 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>Sua Altezza Reale Catherine, più nota come Kate Middleton, si autoaccusa per la foto taroccata. Prima di lei, però, una lunga lista di "falsari" ha cercato di migliorare la Storia. Almeno in immagine.</p>
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<p>Come non voler bene a Sua Altezza Reale Catherine, principessa del Galles, nata&nbsp;<strong>Catherine Elizabeth Middleton</strong> e detta <strong>Kate</strong>, che graziosamente ci informa che ogni tanto si diletta (ah, i dilettanti!) di photoshop e che ha pensato di esercitarsi nell&#8217;arte del ritocco proprio con la prima foto ufficiale, sua e dei suoi figli, dopo la misteriosa operazione a cui ha dovuto sottoporsi il 16 gennaio? Non fa tenerezza, il suo sforzo di farci credere che la figuraccia planetaria della Real Casa, cioè la foto di cui sopra risultata taroccata, <a href="https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2024/03/11/kate-chiede-scusa-per-la-foto-modificata-ogni-tanto-mi-cimento-con_87dc8612-91a8-40f0-a80b-4a1737a2b9c4.html">sia dovuta solo e soltanto ai suoi pasticcetti?</a> E quindi di allontanare l&#8217;idea che l&#8217;apparato non abbia prodotto un fake per dare un&#8217;immagine felice e risolta di un problema che magari così risolto non è, in un momento in cui Carlo III è malato,  la regina consorte Camilla esaurita e il resto della famiglia un po&#8217; sbandato e confuso?</p>



<p>Comunque sia, e fermo restando che viviamo nell&#8217;epoca dei fake e dunque uno più uno meno&#8230;, la quarantaduenne Kate arriva buona ultima nella storia delle foto riarrangiate per uso diplomatico, politico o mondano. Il caso che più mi ha colpito, perché l&#8217;ho in qualche modo vissuto di persona, è quello della famosa foto scatta nel 1945 dal grande fotografo di guerra sovietico <strong>Evgenyj Khaldej</strong>, che ritraeva un soldato dell&#8217;Armata Rossa mentre issava la bandiera sovietica sul tetto del Reichstag, tra le macerie della Berlino hitleriana appena conquistata. Intervistai Kahldey nel suo appartamentino alla periferia di Mosca (una stanza, un angolo cottura e un minuscolo bagno), con un letto sotto il quale stavano ammucchiata centinaia di sue meraviglie foto in bianco e nero.</p>



<p>Lui aveva appunto scattato quella foto che, come poi è successo in tutti i manuali di storia, doveva diventare l&#8217;immagine per antonomasia della vittoria sul nazismo. Peccato che le braccia tese del soldato fossero coperte di orologi, frutto evidente di un piccolo saccheggio personale. La foto fu avviata a Mosca, alla direzione della Tass, e ovviamente sotto posta ai controlli politici. Apriti cielo! Khaldej fu convocato, sottoposto a un liscia e brusca come pochi (e lui mi confessò che dopo quattro anni trascorsi in tutte le trincee già si vedeva in un qualche gulag siberiano, essendo lui per di più ebreo) e privato del ruolo pericoloso ma prestigioso di corrispondente di guerra. Però riuscì a scamparla. La sua foto più o meno: i censori di regime cancellarono tutti gli orologi dalle braccia del soldato e poi approfittarono della bellezza della foto nel modo che sappiamo.</p>



<p>Non tutti i casi, comunque hanno fatto la storia come questo. Anche se&#8230; Nella famosa foto dei Beatles che attraversano la strada sulle strisce pedonali, <strong>Paul McCartney</strong> aveva una sigaretta in mano, poi cancellata nella versione della foto che divenne la copertina dell&#8217;album Abbey Road. E anche vizietto di <strong>Winston Churchill</strong> fu censurato nella famosa immagine in cui lui faceva il segno della vittoria con la mano destra e una strana smorfia con la bocca, dovuta in realtà al fatto che il solito enorme sigaro era stato cancellato.</p>



<p>Nel gennaio del 2015, dopo le stragi dell&#8217;Isis in Francia, si tenne a Parigi una gigantesca manifestazione di solidarietà alle vittime, cui parteciparono tutti i leader d&#8217;Europa e del mondo per mostrare unità nella lotta contro il terrorismo. Il giornale israeliano ultraortodosso <em>The Announcer</em> pubblicò in prima pagina la foto di tutti i leader affiancati, cancellando però le donne: nientemeno che <strong>Angela Merkel</strong> e <strong>Federica Mogherini</strong>, allora Alto commissario Ue per la politica estera e di sicurezza. </p>



<p>Sempre in politica: nel 2008 <strong>Sarah Palin</strong>, governatrice dell&#8217;Alaska, fu scelta da <strong>John McCain</strong>, candidato alla presidenza per il Partito repubblicano, come potenziale vice-presidente. Subito dopo cominciò a circolare una sua foto, in bikini a stelle e strisce e fucile in mano, che per lungo tempo fu presa per buona da tutti i media e che invece era frutto di un fotomontaggio, corpo di un&#8217;altra e testa sua. E sempre nel 2008, l&#8217;agenzia iraniana Sepah News diffuse una foto del lancio di quattro missili della Repubblica iraniana, in un palese sfoggio di potenza. Peccato che nella realtà solo tre dei missili fossero partiti, mentre il quarto si era malinconicamente inceppato. Altro che potenza.</p>



<p>Chiudiamo, Kate a parte, da dove abbiamo cominciato. Tutti ricordano la foto di<strong> Lenin</strong> che, a San Pietroburgo, parla alla folla plaudente da un palco di legno. Alla base del palco c&#8217;è <strong>Leonid Trotskij</strong>, epurato dal Partito comunista dell&#8217;Urss nel 1927 ed esiliato nel 1929, dopo la presa di potere di Stalin in seguito alla morte di Lenin nel 1924. Lenin, come tutti sanno, era il nume tutelare dell&#8217;Urss e il suo ricordo non poteva essere &#8220;sporcato&#8221; con l&#8217;immagine delle vecchie frequentazioni. Risulto: Trotskij sparito dalle foto. quella del comizio di Lenin e tutte le altre.   </p>
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