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	<title>South America Archives - InsideOver</title>
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	<title>South America Archives - InsideOver</title>
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		<title>I presos politicos venezuelani</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Feb 2016 05:47:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><img width="800" height="533" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/mas-alla-de-las-caras-conocidas-los-presos-politicos-en-venezuela.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/mas-alla-de-las-caras-conocidas-los-presos-politicos-en-venezuela.jpg 800w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/mas-alla-de-las-caras-conocidas-los-presos-politicos-en-venezuela-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/mas-alla-de-las-caras-conocidas-los-presos-politicos-en-venezuela-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>“Chi commette crimini contro il popolo merita di essere punito. Quegli uomini sono in prigione per ragioni gravi e precise: non è questione di clemenza, è questione di giustizia”. All&#8217;indomani della sconfitta elettorale del 6 dicembre 2015, Nicolàs Maduro si è subito affrettato a mettere in chiaro una cosa: maggioranza o no, la liberazione dei &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/politica/viaggio-nella-citta-piu-violenta-del-mondo-2/i-presos-politicos.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="800" height="533" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/mas-alla-de-las-caras-conocidas-los-presos-politicos-en-venezuela.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/mas-alla-de-las-caras-conocidas-los-presos-politicos-en-venezuela.jpg 800w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/mas-alla-de-las-caras-conocidas-los-presos-politicos-en-venezuela-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/mas-alla-de-las-caras-conocidas-los-presos-politicos-en-venezuela-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p><p>“Chi commette crimini contro il popolo merita di essere punito. Quegli uomini sono in prigione per ragioni gravi e precise: non è questione di clemenza, è questione di giustizia”. All&#8217;indomani della sconfitta elettorale del 6 dicembre 2015, <strong>Nicolàs Maduro</strong> si è subito affrettato a mettere in chiaro una cosa: maggioranza o no, la liberazione dei “<strong>presos politicos</strong>” non sarà posta all&#8217;ordine del giorno &#8211; perlomeno, finché il suo governo continuerà a reggere. Sono trascorsi più di due mesi, eppure ancora oggi &#8211; nonostante l&#8217;opposizione stia lottando per far approvare una tanto annunciata Ley de amnistia &#8211; decine di dirigenti antichavisti seguitano a restare in galera.</p>
<p>Il più celebre è<strong> Leopoldo Lopez</strong>, l&#8217;ex alcalde di Chacao, leader riconosciuto &#8211; e acclamato &#8211; della coalizione di centrodestra. La sua condanna risale al settembre 2015: 13 anni e 9 mesi di carcere, con l&#8217;accusa di aver fomentato le proteste popolari del 2014 &#8211; le cosiddette “guarimbas”. Con un’imputazione simile, circa un anno fa, è stato arrestato anche <strong>Antonio Ledezma</strong>, di origini italiane, che all&#8217;epoca era alcalde della città metropolitana di Caracas: “Lo hanno catturato mentre si trovava in ufficio, al suo posto di lavoro &#8211; racconta la moglie Mitzi -. Per lunghe ore non abbiamo saputo dove lo avessero portato, poi ci è stato dato l&#8217;indirizzo di una tremenda prigione militare, il Carcel de Ramo Verde. Ci è restato per vari mesi, finché, dopo un problema di salute ed una delicata operazione, gli sono stati concessi gli arresti domiciliari”.</p>
<p>E poi c&#8217;è <strong>Manuel Rosales</strong>, lo sfidante di Hugo Chavez alle elezioni del 2006. Accusato d’illecito fiscale, ha dovuto abbandonare il Paese nel 2008. È rientrato pochi mesi fa, proprio prima delle consultazioni dell&#8217;8 dicembre, ed è stato immediatamente arrestato. “La giustizia venezuelana sta giocando con noi al gatto e al topo &#8211; dice la moglie Eveling, attuale sindaco di Maracaibo -. Le udienze per la scarcerazione dei prigionieri vengono ogni volta rinviate, nonostante le proteste degli avvocati.</p>
<p>Maduro ha già dichiarato che non accetterà l&#8217;amnistia: “È bello parlare di libertà, ma nei fatti chi l&#8217;ha mai vista?”</p>
<p>Sono trascorsi diciassette anni da quando – nel 1999 – <strong>Hugo Chavez</strong> venne eletto per la prima volta presidente del Venezuela, imprimendo al Paese una svolta epocale (culminata con la stesura della nuova costituzione “bolivariana”, tuttora in vigore). I suoi rapporti con l&#8217;opposizione sono sempre stati piuttosto conflittuali.</p>
<p>Nell&#8217;aprile del 2002 “el compañero presidente” venne deposto per alcuni giorni da un golpe militare appoggiato dagli Stati Uniti d’America. Fu solo grazie alla mobilitazione massiccia di centinaia di migliaia di militanti che gli ufficiali insorgenti decisero di gettare la spugna e si rifugiarono all&#8217;estero. Da allora – a torto o a ragione – i leader chavisti hanno iniziato a maturare una spiccata fobia del complotto, la quale ha avuto ovviamente una forte ripercussione anche sui rapporti con i partiti avversari. Nel 2008, rivolgendosi a Manuel Rosales, Hugo Chavez pronunciò le seguenti parole: “Tu mi stai spiando, stai cospirando contro di me. Vedremo chi di noi saprà durare di più. Ti farò fuori dal panorama politico venezuelano! Sei un disgraziato, bandito, mafioso, corrotto e ladro!”</p>
<p>Negli anni successivi – in seguito alla morte di Chavez e all&#8217;avvento di Nicolas Maduro – i rapporti tra governo e opposizione si sono fatti sempre più tesi. La forte<strong> crisi economica</strong> che sta mettendo in ginocchio il Paese – e la conseguente emorragia di voti sul fronte chavista – ha contribuito enormemente a esacerbare gli animi. Le vere ragioni del tracollo finanziario venezuelano, secondo la vulgata ufficiale, sarebbero riconducibili a un vero e proprio complotto messo in atto dalla Casa Bianca con la complicità dei partiti di centrodestra. È la cosiddetta “<strong>guerra economica</strong>”, che lo stesso Maduro, in una intervista del 2013, ha definito così: “Si tratta di un conflitto studiato a tavolino dagli strateghi di Washington. Alla Casa Bianca hanno pensato che fosse giunto il momento di sferrare l&#8217;attacco finale contro la rivoluzione bolivariana. Obama ne è stato informato? Questo non lo so. Se sì, molto male. Se no, ancora peggio, perché tutto ciò accadeva proprio sotto i suoi occhi”.</p>
<p>L’opposizione ha vinto le ultime elezioni parlamentari di dicembre e gli spauracchi della guerra economica non sembrano più convincere il popolo venezuelano. Maduro e tutto il partito socialista di governo dovranno tenerne conto, così come dei rapporti con un’opposizione divenuta decisiva in parlamento e degli oppositori politici, in carcere, sempre più leader delle piazze insoddisfatte.</p>
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		<title>Viaggio nella città più violenta del mondo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Feb 2016 05:17:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1440" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2015/02/caracasa-apertura.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2015/02/caracasa-apertura.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2015/02/caracasa-apertura-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2015/02/caracasa-apertura-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2015/02/caracasa-apertura-1024x768.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Verso le sette di sera le strade iniziano a svuotarsi. In giro incontri solo qualche taxi, le sparute pattuglie della polizia e alcune camionette dell&#8217;esercito. Benvenuti a Caracas, la città più pericolosa del mondo (le recenti statistiche parlano di 120 omicidi ogni centomila abitanti, più che a Donetsk e Baghdad – la media mondiale è &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/politica/viaggio-nella-citta-piu-violenta-del-mondo-2/viaggio-nella-citta-piu-violenta-del-mondo.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1440" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2015/02/caracasa-apertura.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2015/02/caracasa-apertura.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2015/02/caracasa-apertura-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2015/02/caracasa-apertura-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2015/02/caracasa-apertura-1024x768.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Verso le sette di sera le strade iniziano a svuotarsi. In giro incontri solo qualche taxi, le sparute pattuglie della polizia e alcune camionette dell&#8217;esercito. Benvenuti a <strong><a style="color: #0000ff;" href="https://www.google.it/maps?espv=2&amp;q=caracas&amp;bav=on.2,or.r_cp.&amp;biw=1920&amp;bih=896&amp;dpr=1&amp;ion=1&amp;um=1&amp;ie=UTF-8&amp;sa=X&amp;ved=0ahUKEwjniYDIl4TLAhVK2SwKHQbRAhwQ_AUIBygC" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Caracas</a></strong>, la città più pericolosa del mondo (le recenti statistiche parlano di 120 omicidi ogni centomila abitanti, più che a Donetsk e Baghdad – la media mondiale è 6,2).</p>
<p>Per farsi un&#8217;idea dell&#8217;ecatombe basta prendere un autobus, guadagnare le colline a sud della città e trascorrere una mattinata di fronte all&#8217;obitorio giudiziario di Bello Monte, dove ogni giorno vengono portati i<strong> morti ammazzati</strong> della notte precedente. La quotidiana sfilata di donne in lacrime, famiglie distrutte e orfanelli con lo sguardo perduto si esaurisce non prima di metà pomeriggio, quando &#8211; se tutto va bene &#8211; hanno finalmente termine le operazioni burocratiche di riconoscimento. Il grande spiazzo è perennemente ammorbato dal forte lezzo che proviene dai finestroni dell&#8217;edificio, reso ancor più insopportabile dal caldo da clima tropicale.</p>
<p>Del resto le statistiche parlano chiaro: nel solo mese di gennaio sono state uccise in città <strong>474 persone</strong>, 27 in più rispetto allo stesso mese del 2015. L&#8217;escalation di sangue affonda le proprie radici nella crescente <strong>crisi economica</strong> che sta devastando il Paese. Per i prossimi mesi, il <strong>Fondo Monetario Internazionale</strong> prevede un tasso d’inflazione del 720%.</p>
<p>Le disastrose politiche messe in atto dal governo, gli alti livelli di corruzione pubblica e – soprattutto – il <strong>crollo del prezzo del petrolio</strong> (di cui il Venezuela è uno dei principali produttori al mondo) hanno fatto piombare l&#8217;economia nazionale in un baratro sempre più profondo. L&#8217;euro – che ufficialmente dovrebbe valere sette bolivar – viene ormai scambiato a quota mille.</p>
<p><strong>La moneta bolivariana è poco più che carta straccia</strong>: per fare la spesa bisogna portarsi appresso interi zaini colmi di banconote (il taglio più alto, quello da cento, equivale ai nostri dieci centesimi). La situazione è così drammatica che persino i falsari sono stati costretti a chiudere bottega, perché il valore effettivo della carta è ormai più alto rispetto a quello dei biglietti di banca che su di essa vengono stampati.</p>
<p>In tali condizioni, buona parte della cittadinanza fatica a trovare di che sfamarsi. I negozi sono sprovvisti di tutto – dal dentifricio alle medicine, dal sapone per piatti al bagnoschiuma. Gli empori statali, dove i generi di prima necessità vengono messi in vendita a prezzi calmierati, sono presi d&#8217;assalto da torme di cittadini disperati, che fin dalla sera prima si mettono in fila di fronte ai cancelli, solo per poter acquistare qualche chilo di farina, del latte, le uova.</p>
<p>Non c&#8217;è da stupirsi che in simili condizioni il mercato nero prosperi a dismisura, e con esso i cosiddetti “<strong>bachaqueros</strong>” &#8211; le “formichine”. Il loro business: rastrellare prodotti a basso costo per poi rivenderli a prezzo di mercato, ottenendo così un doppio lucro sulle spalle dei contribuenti. Una manovra sempre più fruttuosa, che ha permesso la proliferazione di un ampio ceto parassitario. Con l&#8217;aggravarsi della crisi si sono formate vere e proprie <strong>bande criminali</strong>, in perenne lotta per il controllo del territorio e dell&#8217;economia sommersa.</p>
<p><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-large wp-image-205517" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/IMG_3426-1-1024x575.jpg" alt="" width="1024" height="575" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/IMG_3426-1-1024x575.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/IMG_3426-1-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/IMG_3426-1-768x431.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/IMG_3426-1-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/IMG_3426-1.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Sempre più frequentemente, nei quartieri di periferia, scoppiano sanguinose battaglie di strada, combattute con fucili da guerra, kalshnikov e bombe a mano. Il crescente livello di corruzione dell&#8217;esercito bolivariano ha infatti permesso ai vari clan di accumulare autentici arsenali bellici, il cui utilizzo è ormai fuori controllo.</p>
<p><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-large wp-image-205519" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/IMG_3393-1-1024x575.jpg" alt="" width="1024" height="575" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/IMG_3393-1-1024x575.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/IMG_3393-1-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/IMG_3393-1-768x431.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/IMG_3393-1-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/IMG_3393-1.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>“Le operazioni di pattugliamento sono sempre più difficili &#8211; dicono gli agenti di polizia dello Stato Miranda, competenti per lo slum di Petare -. Spesso le nostre squadre vengono attaccate in massa, anche alla luce del sole. I membri delle bande criminali sono ormai numerosissimi: fronteggiarli è quasi impossibile, specialmente sul loro territorio. <strong>Molti agenti muoiono in servizio</strong>. È un autentico circolo vizioso: il potere d&#8217;acquisto dello nostre paghe è sempre più basso, a causa della crisi economica. Perciò facciamo fatica ad arruolare nuove reclute. La nostra forza va scemando, mentre quella dell&#8217;avversario cresce costantemente, man mano che il Paese cola a picco. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Alcune zone della città sono letteralmente “off limits”: tornare a casa la sera è un&#8217;impresa sempre più ardua”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/politica/viaggio-nella-citta-piu-violenta-del-mondo-2/viaggio-nella-citta-piu-violenta-del-mondo.html">Viaggio nella città più violenta del mondo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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