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	<title>Sostenibilità Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Tue, 04 Nov 2025 15:12:27 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Sostenibilità Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Sensori e gemelli digitali, così le tecnologie all&#8217;avanguardia monitorano le grandi opere</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/sensori-e-gemelli-digitali-cosi-le-tecnologie-allavanguardia-monitorano-le-grandi-opere.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Nov 2025 15:12:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Cesi]]></category>
		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1280" height="857" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Gleno_Dam_02.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Gleno_Dam_02.jpg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Gleno_Dam_02-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Gleno_Dam_02-1024x686.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Gleno_Dam_02-768x514.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Gleno_Dam_02-600x402.jpg 600w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>Nel contesto attuale del monitoraggio delle infrastrutture critiche per lo sviluppo e l’economia una nuova frontiera è rappresentata dall’uso della sensoristica avanzata per “mappare” le grandi opere e poter abbattere i costi della sorveglianza infrastrutturale e ottimizzare i costi d’intervento. Un ponte, una diga o una centrale energetica può essere oggi “ascoltata” tramite la sensoristica &#8230; <a href="https://it.insideover.com/ambiente/sensori-e-gemelli-digitali-cosi-le-tecnologie-allavanguardia-monitorano-le-grandi-opere.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="857" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Gleno_Dam_02.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Gleno_Dam_02.jpg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Gleno_Dam_02-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Gleno_Dam_02-1024x686.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Gleno_Dam_02-768x514.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Gleno_Dam_02-600x402.jpg 600w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>Nel contesto attuale del monitoraggio delle infrastrutture critiche per lo sviluppo e l’economia una nuova frontiera è rappresentata dall’uso della <strong>sensoristica avanzata per “mappare” le grandi opere </strong>e poter abbattere i costi della sorveglianza infrastrutturale e ottimizzare i costi d’intervento. Un ponte, una diga o una centrale energetica può essere oggi “ascoltata” tramite la sensoristica avanzata che genera dei veri e propri <strong>gemelli digitali (digital twin) delle infrastrutture </strong>in grando di consentire un operato da remoto su guasti o necessità di lavori di rafforzamento delle opere stesse.</p>



<p>In un mondo che vede, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, una fioritura dei grandi lavori infrastrutturali e della necessità di governare la loro crescita e gli investimenti, ottimizzando le risorse a disposizione di aziende e governi, è anche un mondo in cui cresce la necessità di “<strong>ascoltare” le opere in questione</strong> – raccogliendo dati in tempo reale, interpretarli e anticipare fenomeni di degrado o criticità. &nbsp;Quella che poteva sembrare un’azione fantascientifica pochi anni fa è oggigiorno una prospettiva operativa, e sta diventando sempre più strategica.</p>



<p>Nelle grandi opere, la sensoristica e i digital twin consentono di ottimizzare i rischi. Il valore economico, sociale e produttivo di poter avere conoscenza in anticipo dei segnali d&#8217;allarme sulle crepe in una grande <strong>infrastruttura o quelli del monitoraggio struttural</strong>e permettono in molti casi di prevenire danni maggiori o vere e proprie catastrofi. Inoltre, passare a un paradigma di manutenzione predittiva o preventiva può consentire un forte risparmio, aumentare la vita utile dell&#8217;opera e ottimizzare le scelte dei gestori. Di fronte alle crescenti sfide dei cambiamenti climatici, del dissesto idrogeologico e delle minacce sismiche per le grandi opere, poter agire con tempismo e prontezza è fondamentale. E molte aziende si sono strutturate da tempo per giocare un ruolo in questo mondo.</p>



<p>Tra queste c&#8217;è ISMES, società del gruppo CESI da decenni in prima linea nel governare le sfide delle grandi infrastrutture. In questo contesto, ISMES si propone come polo specializzato in diversi processi sistemici. L’azienda basata a Seriate, in provincia di Bergamo, progetta, installa e gestisce vaste quantità di sistemi di monitoraggio per dighe, bacini idrici, centrali idroelettriche, infrastrutture lineari e opere strategiche in genere<strong>. ISMES annovera una lunga esperienza nel settore e nel corso dei decenni di attivitàl’azienda ha operato su più di 300 dighe in Italia</strong> e all’estero nel campo del monitoraggio strutturale e dell’analisi del comportamento delle opere sottoposte a stress di vario tipo. Opera dall’Italia all’America Latina con tecnologie avanzate, nel quadro delle quali l’adozione dei cosiddetti “gemelli digitali” (digital twins) rappresenta uno degli strumenti chiave per elevare il livello di controllo, analisi e previsione.</p>



<p>L’azienda ha promosso un paradigma evolutivo del monitoraggio infrastrutturale che è stato anche orientato a un’ottica di crescente sostenibilità: <strong>opere più adatte a reagire alle dinamiche contestuali del sistema ambientale in mutamento sono giocoforza maggiormente adatte a resistere ai suoi shock</strong>, contribuendo a un progetto generale di mitigazione degli impatti di questi processi. <strong>Il paradigma della sicurezza e del rafforzamento della sostenibilità delle grandi infrastrutture è ormai incorporato </strong>nei processi di aziende come ISMES, le cui ricadute sono attenzionate da vicino da piani economici di lungo respiro come il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che dal 2021 ha messo in campo <strong>450 milioni di euro per il monitoraggio “intelligente” di ponti, viadotti, dighe e altre infrastrutture</strong>. Ismes negli ultimi anni ha aggiunto commesse importanti come la <a href="https://www.ismes.it/ismes-e-edison-insieme-per-la-sicurezza-della-diga-di-barcis/">diga di Barcis gestita da Edison</a> e le autostrade ANAS del lotto del Lazio al paniere di opere in gestione. Un passo in avanti per rendere dominante questo paradigma. <strong>La sfida per infrastruttre più sicure e durature è un perno importante del processo di sviluppo di un’economia più sostenibile a cui gruppi come CESI guardano</strong>. L’operato di ISMES e l’applicazione di un paradigma avanzato in campo tecnologico contribuiscono a questi sviluppi.</p>
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		<item>
		<title>Alta moda e unicità: Michela Loberto svela il suo archivio segreto a Milano</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/alta-moda-e-unicita-michela-loberto-svela-il-suo-archivio-segreto-a-milano.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simona Losito]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Sep 2025 10:06:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Moda]]></category>
		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="967" height="1068" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-03-24-at-14.29.12-1-e1742824999855.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-03-24-at-14.29.12-1-e1742824999855.jpeg 967w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-03-24-at-14.29.12-1-e1742824999855-272x300.jpeg 272w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-03-24-at-14.29.12-1-e1742824999855-927x1024.jpeg 927w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-03-24-at-14.29.12-1-e1742824999855-768x848.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-03-24-at-14.29.12-1-e1742824999855-600x663.jpeg 600w" sizes="(max-width: 967px) 100vw, 967px" /></p>
<p>Nel cuore di Milano, città che con la moda ha un rapporto simbiotico, dal 25 al 30 settembre 2025 si terrà un appuntamento raro ed esclusivo: il Secret Archive Sale dell’Atelier Michela Loberto. Per la prima volta, le porte dell’archivio segreto della maison si apriranno in Corso San Gottardo 37, accogliendo un pubblico selezionato in &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/alta-moda-e-unicita-michela-loberto-svela-il-suo-archivio-segreto-a-milano.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="967" height="1068" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-03-24-at-14.29.12-1-e1742824999855.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-03-24-at-14.29.12-1-e1742824999855.jpeg 967w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-03-24-at-14.29.12-1-e1742824999855-272x300.jpeg 272w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-03-24-at-14.29.12-1-e1742824999855-927x1024.jpeg 927w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-03-24-at-14.29.12-1-e1742824999855-768x848.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-03-24-at-14.29.12-1-e1742824999855-600x663.jpeg 600w" sizes="auto, (max-width: 967px) 100vw, 967px" /></p>
<p>Nel cuore di <a href="https://it.insideover.com/societa/la-moda-ha-perso-il-suo-re-la-morte-di-giorgio-armani-luomo-chiamato-eleganza.html">Milano</a>, città che con la moda ha un rapporto simbiotico, <strong>dal 25 al 30 settembre 2025 </strong>si terrà un appuntamento raro ed esclusivo: il <strong>Secret Archive Sale</strong> dell’<strong>Atelier Michela Loberto</strong>. Per la prima volta, le porte dell’archivio segreto della maison si apriranno in Corso San Gottardo 37, accogliendo un pubblico selezionato in un’esperienza intima.</p>



<p>Qui sarà possibile scoprire e acquistare <strong>pezzi unici di alta moda couture</strong>, interamente realizzati a mano in Italia. Non semplici abiti, ma il risultato di un processo creativo fatto di ricerca, pazienza e tecniche sartoriali tramandate nel tempo.</p>



<p>L’iniziativa cade proprio nei giorni della <strong>Milano Fashion Week</strong>, quando i riflettori del mondo sono puntati sulla capitale della moda. Se le passerelle raccontano le nuove collezioni, questo evento parallelo rappresenta un momento altrettanto significativo. Può essere un&#8217;occasione per scoprire la moda lontano dal clamore, nella dimensione più autentica e segreta dell’atelier.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La visione di Michela Loberto</h2>



<p>Fondato dalla designer Michela Loberto, l’atelier è diventato negli anni un laboratorio di autenticità, in cui il dialogo tra passato e presente si intreccia con un’estetica sempre personale. La sua moda racconta una storia, realizzata attraverso <strong>materiali ricercati, </strong>dettagli minuziosi e lavorazioni artigianali che trasformano ogni creazione in un’<strong>opera d’arte</strong>.</p>



<p>I capi di Loberto hanno una cifra stilistica piuttosto chiara. Le linee sono essenziali ma sofisticate, senza ostentazione, ma con il gusto per l’armonia delle forme e dei colori. Uno stile che rievoca suggestioni rétro, ascoltando le necessità moderne che oggi si rifugiano sempre più nella moda <strong>vintage</strong>.</p>



<p>Ma è nella realizzazione su misura che l’atelier esprime al massimo la sua identità: ogni abito riesce a <strong>catturare la personalità di chi lo commissiona</strong>, trasformandola in forma, colore e materia. In questo risiede la vera unicità, ben lontana dalle promesse spesso vuote del marketing contemporaneo, che parla di “pezzi unici” quando in realtà si tratta di produzioni seriali.</p>



<p>Un aspetto distintivo dell’atelier è anche la sua naturale propensione al dialogo con altre forme d’<strong>arte</strong>. Pittura, fotografia e scultura hanno spesso trovato spazio nelle collaborazioni di Michela Loberto, in eventi che hanno unito moda e creatività visiva in un linguaggio comune. Così, l’abito diventa parte di un racconto più ampio, in cui estetica e ricerca artistica si fondono.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un atto di sostenibilità</h2>



<p>In un’epoca dominata dal fast fashion e da un consumo frenetico che spesso sacrifica qualità e valore, il lavoro di Michela Loberto si pone come un gesto <strong>controcorrente </strong>e profondamente <strong>sostenibile</strong>. Creare un capo unico, destinato a durare e a raccontare la mano di chi lo ha realizzato, significa promuovere un’idea di moda che non insegue il tempo ma lo custodisce.</p>



<p>L’atelier celebra così la <strong>moda lenta</strong>, quella che restituisce dignità al mestiere sartoriale, che mette al centro la creatività e la cura dei dettagli, opponendosi alla logica dell’omologazione e dello spreco.</p>



<p>Il Secret Archive Sale non è soltanto un’occasione di shopping, ma un invito a entrare in contatto diretto con il mondo intimo di Michela Loberto, con la sua visione e la sua arte. Un’esperienza riservata a chi cerca <strong>vera autenticità</strong>, tra le mura di un atelier che custodisce e rinnova l’anima dell’alta moda italiana.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/alta-moda-e-unicita-michela-loberto-svela-il-suo-archivio-segreto-a-milano.html">Alta moda e unicità: Michela Loberto svela il suo archivio segreto a Milano</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>Salute globale e ambiente: il ruolo emergente della Planetary Health Alliance</title>
		<link>https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/salute-globale-e-ambiente-il-ruolo-emergente-della-planetary-health-alliance.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simona Losito]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Aug 2025 15:20:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica della salute]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Cambiamento climatico]]></category>
		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1129" height="635" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/salute.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Planetary Health Alliance" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/salute.jpg 1129w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/salute-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/salute-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/salute-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/salute-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/salute-600x337.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1129px) 100vw, 1129px" /></p>
<p>La Planetary Health Alliance (PHA), una rete globale che raccoglie oltre 470 organizzazioni tra Università, ONG e istituzioni governative.  </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/salute-globale-e-ambiente-il-ruolo-emergente-della-planetary-health-alliance.html">Salute globale e ambiente: il ruolo emergente della Planetary Health Alliance</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1129" height="635" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/salute.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Planetary Health Alliance" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/salute.jpg 1129w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/salute-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/salute-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/salute-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/salute-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/salute-600x337.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1129px) 100vw, 1129px" /></p>
<p>Negli ultimi decenni, la <strong>crisi ambientale</strong> ha imposto una profonda revisione del concetto di salute globale, mettendo in luce la complessa <strong>interconnessione </strong>tra la salute umana, animale e ambientale. Nell’era dell’<strong>Antropocene</strong>, l&#8217;epoca in cui l’attività umana ha modificato in modo irreversibile gli equilibri planetari, paradigmi come<strong> One Health</strong> hanno segnato un passo avanti nell’approccio integrato. Tuttavia, rimane evidente come questi modelli, seppur fondamentali, siano insufficienti a catturare l’intera complessità dei sistemi planetari e delle loro implicazioni sulla salute.</p>



<p>In questo contesto si inserisce la <strong>Planetary Health Alliance</strong> (PHA), una rete globale che raccoglie oltre 470 organizzazioni tra Università, ONG e istituzioni governative. La PHA si propone di coordinare uno sforzo multilivello per tradurre questa visione in azioni concrete. Tuttavia, la sfida più grande è quella di superare la discrepanza tra ambizione teorica e applicazione pratica, specialmente nelle diverse realtà regionali, spesso segnate da profonde <strong>disuguaglianze </strong>strutturali e da interessi geopolitici che ne complicano la realizzazione.</p>



<p>Si può dire che la salute planetaria si configuri come un’evoluzione del paradigma <strong>One Health</strong>, ampliando lo sguardo dalla sola interazione tra esseri umani, animali e ambiente alla salute degli <strong>ecosistemi planetari</strong>, considerati come fondamento imprescindibile del benessere umano. Questa visione sottolinea l’interconnessione tra crisi climatiche, perdita di biodiversità e inquinamento, elementi che non avrebbe più senso affrontare separatamente.</p>



<p>Tuttavia, questa complessità si scontra con le difficoltà pratiche di <strong>governance </strong>e coordinamento. Infatti, nonostante la piuttosto diffusa consapevolezza, le politiche ambientali e sanitarie restano spesso frammentate e disallineate, complici <strong>dinamiche geopolitiche</strong> e priorità nazionali divergenti. Inoltre, vi è una limitata capacità di integrare le dimensioni socioeconomiche e culturali, essenziali per non replicare dinamiche che nel passato hanno favorito ingiustizie e disuguaglianze. In altre parole, la crisi climatica non colpisce tutte le popolazioni allo stesso modo, e le risposte globali rischiano di rimanere inefficaci se non tengono conto di diversità e vulnerabilità specifiche.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Una rete globale: potenzialità e limiti</strong></h2>



<p>La Planetary Health Alliance si presenta come un modello multilivello che punta a superare i silos disciplinari e geografici attraverso una rete di <strong>hub regionali</strong> in Africa, Asia, America Latina, Europa e Nord America. Questi hub hanno lo scopo di favorire l’adattamento delle strategie globali ai contesti locali, promuovendo lo scambio di conoscenze, la formazione e la costruzione di capacità.</p>



<p>Nonostante le intenzioni, l’efficacia di questa struttura rimane <strong>disomogenea</strong>. La dipendenza da finanziamenti internazionali, spesso condizionati da priorità del Nord globale, limita l’autonomia degli hub locali, che si trovano a operare in contesti istituzionali e infrastrutturali molto diversi tra loro. Inoltre, sebbene si parli di coinvolgimento delle comunità locali, in molti casi questo rimane più un principio che una pratica consolidata, riducendo il potenziale impatto di soluzioni che devono essere invece co-create e culturalmente rilevanti.</p>



<p>L’<strong>Hub Africa</strong> <strong>orientale</strong>, ad esempio, ha coordinato progetti in collaborazione con diverse <a href="https://www.umh.de/en/einrichtungen/institute/medizinische-epidemiologie-biometrie-und-informatik/forschung/ag-global-health/projects-and-cooperations/completed-projects/planetary-health-eastern-africa-hub">Università</a>, per migliorare la sorveglianza delle <strong>malattie zoonotiche</strong>, tematiche rese ancora più urgenti dopo la pandemia da <strong>COVID-19</strong>. La raccolta, il consumo e il commercio di carne selvatica sono infatti cause importanti della perdita di biodiversità e della comparsa di potenziali malattie zoonotiche. In Africa, ad esempio, è <a href="https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S000632071100348X?via%3Dihub">estremamente diffusa </a>la <strong>caccia al pipistrello della frutta</strong> (<em>Eidolon helvum</em>), una specie importante per l’ambiente e per la salute pubblica. Questa attività, oltre a danneggiare gravemente la sua capacità di fornire servizi ecosistemici vitali, dà vita a preoccupazioni significative in merito alla capacità di questa specie di ospitare diverse infezioni zoonotiche. </p>



<p>Lo scopo degli Hub regionali è proprio quello di <strong>informare </strong>sull&#8217;interconnessione tra pandemie, crescente perdita di habitat naturali e gli sviluppi sociali nel contesto locale. Tuttavia, infrastrutture sanitarie deboli e difficoltà nella raccolta dati sottolineano i limiti concreti di tali iniziative e il gap ancora da colmare tra teoria e pratica.</p>



<p>La collaborazione con organismi internazionali come l’<strong>OMS</strong>, il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente e la Convenzione sulla Diversità Biologica rafforza senza dubbio il ruolo della PHA nel coordinamento globale. Tuttavia, la governance multilivello è ancora soggetta a <strong>frammentazioni normative</strong> e a una generale carenza di meccanismi coercitivi efficaci. Tradurre le linee guida globali in politiche nazionali resta un percorso irto di difficoltà, soprattutto nei Paesi con risorse limitate o con priorità economiche divergenti.</p>



<p>Il rischio che emerge è quello di un approccio “<strong>greenwashed</strong>”, in cui le dichiarazioni di intenti sulla salute planetaria non si traducono in azioni strutturali e misurabili. Progetti come quelli realizzati dall’HUB Asia, che ha formato centinaia di operatori sanitari su temi ambientali, mostrano progressi tangibili ma sottolineano anche la necessità di un monitoraggio indipendente e a lungo termine per valutare la reale efficacia degli interventi.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Dall’ideale al reale: esempi e contraddizioni</strong></h2>



<p>Diverse iniziative promosse dagli hub regionali testimoniano la volontà di affrontare le sfide ambientali e sanitarie in modo integrato.</p>



<p>In <strong>America Latina</strong>, l’Hub regionale si concentra sull’integrazione di indicatori ambientali nei sistemi di sorveglianza sanitaria, con particolare attenzione agli effetti della deforestazione sulle malattie respiratorie nelle comunità indigene. <a href="https://www.dw.com/en/brazil-amazon-stop-deforestation-wildfire-public-health-v2/a-70845382?utm_">Studi indipendenti</a> confermano che la deforestazione in Amazzonia è associata a un aumento delle patologie respiratorie, indicando l’importanza di monitorare questi fenomeni per adottare interventi tempestivi.</p>



<p>In <strong>Europa</strong>, la PHA sostiene lo sviluppo di linee guida per politiche urbane sostenibili, promuovendo infrastrutture verdi e mobilità attiva. Questi strumenti contribuiscono a migliorare la qualità dell’aria e a ridurre l’incidenza di malattie croniche, in linea con le strategie di salute pubblica adottate da molte città.</p>



<p>Sul fronte africano, le attività legate alla lotta contro l’inquinamento da plastica coinvolgono una serie di <strong>task force </strong>e collaborazioni tra governi, ONG e comunità locali.</p>



<p>Nonostante queste esperienze, la PHA deve ancora affrontare sfide importanti. La complessità della governance multilivello, la necessità di maggiori risorse finanziarie e la varietà delle realtà socio-politiche dei Paesi coinvolti richiedono un impegno costante per tradurre le collaborazioni in risultati tangibili e scalabili. La rete rappresenta un modello innovativo, ma il suo successo dipenderà dalla capacità di consolidare queste esperienze e di garantire trasparenza e verificabilità delle azioni sul territorio. Inoltre, nonostante l’efficacia ideale del modello a hub regionali, la <strong>scarsa copertura mediatica </strong>suggerisce sia il bisogno di maggiore visibilità pubblica sia il limite nell’attuazione su scala reale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ruolo della famiglia Rockefeller nella PHA</h2>



<p>Il ruolo di attori influenti e di lunga tradizione come la<strong> famiglia Rockefeller</strong> nel finanziamento e nel sostegno alla Planetary Health Alliance aggiunge un ulteriore livello di complessità al progetto. Da un lato, questo supporto permette di mobilitare risorse significative e creare reti di collaborazione di ampio respiro. Dall’altro, <strong>solleva interrogativi legittimi </strong>sull’effettiva portata delle azioni intraprese e sulle finalità che sottendono a questo impegno.</p>



<p>In un contesto in cui la salute globale e la sostenibilità ambientale sono temi sempre più al centro del dibattito pubblico e politico, è importante mantenere un atteggiamento critico e vigilante, affinché iniziative come la PHA non restino solo un esercizio retorico, ma diventino strumenti concreti e misurabili di cambiamento, capaci di affrontare le disuguaglianze strutturali e le sfide reali che il pianeta e le sue popolazioni si trovano ad affrontare.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/salute-globale-e-ambiente-il-ruolo-emergente-della-planetary-health-alliance.html">Salute globale e ambiente: il ruolo emergente della Planetary Health Alliance</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Al primo posto le persone e la comunità. La sostenibilità secondo Amplifon</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/al-primo-posto-le-persone-e-la-comunita-la-sostenibilita-secondo-amplifon.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Lesevre]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Jul 2025 13:19:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Amplifon]]></category>
		<category><![CDATA[ESG]]></category>
		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1066" height="704" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/WhatsApp-Image-2025-07-18-at-11.17.43-e1752833059410.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/WhatsApp-Image-2025-07-18-at-11.17.43-e1752833059410.jpeg 1066w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/WhatsApp-Image-2025-07-18-at-11.17.43-e1752833059410-600x396.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/WhatsApp-Image-2025-07-18-at-11.17.43-e1752833059410-300x198.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/WhatsApp-Image-2025-07-18-at-11.17.43-e1752833059410-1024x676.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/WhatsApp-Image-2025-07-18-at-11.17.43-e1752833059410-768x507.jpeg 768w" sizes="auto, (max-width: 1066px) 100vw, 1066px" /></p>
<p>Sono 50mila le grandi imprese nel mondo. E di queste poco più della metà sono impegnate o dichiarano il loro impegno sui temi ESG (Environment. Social, Governance, nda). Sono aziende che sviluppano nel loro insieme un fatturato pari a 100trilioni di dollari (100.000 miliardi). Il pil di quasi 200 stati sovrani, dagli US con una &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/al-primo-posto-le-persone-e-la-comunita-la-sostenibilita-secondo-amplifon.html">[...]</a></p>
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<p>Sono 50mila le grandi imprese nel mondo. E di queste poco più della metà sono impegnate o dichiarano il loro impegno sui temi ESG (Environment. Social, Governance, nda). Sono aziende che sviluppano nel loro insieme un fatturato pari a 100trilioni di dollari (100.000 miliardi). Il pil di quasi 200 stati sovrani, dagli US con una ricchezza lorda annua di 28mila miliardi di dollari all’Italia con 2.300 miliardi. Praticamente, il reddito prodotto da tutte le economie del pianeta. E che danno lavoro a 250 milioni di persone, pari alla popolazione del Pakistan (5° Paese al mondo per numero di abitanti).</p>



<p>Numeri che fanno girare la testa, ma che al tempo stesso danno l’idea del contributo che queste imprese potrebbero apportare per un mondo sostenibile e anche di pace. Nonostante le prese di posizione del Presidente Trump (assente nell’ultima Conferenza delle Nazioni Unite sullo sviluppo, che si è svolta a Siviglia a inizio luglio, ndr) e dello “stop the clock” dell’Unione europea. Pur con velocità diverse a seconda delle geografie, dei settori e del momento storico, le aziende non arretrano sul sentiero della sostenibilità. Come Amplifon, il cui impegno è riconosciuto da Time, Financial Times e il cui nome è incluso nel S&amp;P Global Sustainability Yearbook 2025.</p>



<p><em>“Da 75 anni, </em>spiega Francesca Rambaudi, Global Investor Relations &amp; Sustainability Senior Director di Amplifon<em>,</em><em> </em><em>la nostra missione è aiutare le persone a riscoprire tutte le emozioni dei suoni, migliorando la loro qualità di vita. La sostenibilità è, quindi, parte del nostro lavoro quotidiano ed è pienamente integrata nella nostra strategia di business.”</em></p>



<p><strong>Quando è iniziato questo percorso?</strong></p>



<p>È iniziato con la Non-Financial Reporting Directive nel 2016 con la pubblicazione del nostro primo Report di sostenibilità, ed è continuato con un progressivo rafforzamento e ampliamento delle attività legate alla reportistica, coadiuvato da una sempre più strutturata e matura Governance del Gruppo sui temi di sostenibilità. Nel 2018, abbiamo formalizzato le quattro aree principali di impegno nella Policy di Sostenibilità (Persone, Prodotto, Impatto sulla Comunità ed Etica). Due anni dopo è nato il primo Piano di Sostenibilità e nel 2024, abbiamo presentato il nuovo Piano, con obiettivi di medio e lungo termine: da 13 a 20 complessivamente, con orizzonti temporali estesi al 2026, 2028 e 2030.</p>



<p><strong>Qualche esempio?</strong></p>



<p>Nel 2024, abbiamo raggiunto l’80% di utilizzo di energia elettrica rinnovabile certificata per uffici e negozi diretti, introdotto il 25% di vetture ibride o elettriche nella flotta aziendale e incentivato l’uso di apparecchi acustici ricaricabili, evitando l’impiego di 289 milioni di batterie. Nel 2030, prevediamo di arrivare al 100% di energia rinnovabile nei nostri uffici e nei nostri centri audiologici nel mondo. </p>



<p><strong>2) A livello generale, il pilastro sociale della sostenibilità sembra essere oggi il fattore più importante per le aziende. È lo stesso anche per voi e perché?&nbsp;Potete fare qualche esempio?</strong></p>



<p>Molti temi di sostenibilità sociale sono da sempre intrinsechi nel nostro DNA e nei nostri valori. Il calo uditivo non curato provoca impatti negativi sulla salute delle persone, quali declino cognitivo, depressione e cadute, rappresentando oggi un costo globale annuo pari a circa 1 trilione di dollari, legato alle spese del settore sanitario, alla perdita di produttività e ai costi sociali. Per questo, e per facilitare ulteriormente l’accessibilità alla cura dell’udito, presso i nostri centri audiologici di tutto il mondo i test dell’udito sono gratuiti. Solo nel 2024, hanno generato un risparmio economico di circa 200 milioni di euro per le comunità nelle quali operiamo.</p>



<p>Amplifon è inoltre una società di servizi costruita intorno alle persone, che sono la nostra risorsa più preziosa (oltre 20.000 tra dipendenti e collaboratori in tutto il mondo). Nel 2024, abbiamo erogato circa 575.000 ore di formazione ai nostri dipendenti e il nostro piano di sostenibilità prevede almeno 3 giorni medi pro capite di formazione per tutto il personale ogni anno. Stiamo redigendo la nostra Politica sui Diritti Umani, in linea con i più alti standard internazionalmente riconosciuti. Infine, siamo impegnati a supportare le attività delle nostre Fondazioni, con l’obiettivo di diffondere il loro messaggio di inclusione. Accanto alle realtà già esistenti all’estero, come la Miracle-Ear Foundation negli Stati Uniti e la Fundación Gaes Solidaria in Spagna, Amplifon ha costituito la Fondazione Amplifon, per favorire l’inclusione sociale, in particolare delle persone anziane, e restituire così valore alle comunità in cui opera. Nel 2024, Amplifon ha destinato 1,75 milioni di euro a supporto delle iniziative della Fondazione. Il Gruppo sta anche promuovendo il volontariato aziendale che nel corso del 2024 ha coinvolto oltre 3.800 dipendenti in tutto il mondo.</p>



<p><strong>Brand activism e impegno civico. A livello generale, c&#8217;è una tendenza da parte delle aziende a prendere posizione anche su questioni sociali e politiche. Gli esempi non mancano. Fino a che punto è giusto spingersi su questo terreno? Pensate possa esserci un ritorno di immagine per le aziende? O pensate che le aziende debbano essere coerenti col loro purpose? </strong></p>



<p>La nostra filosofia è che una componente di “attivismo” aziendale possa avere senso ma soprattutto con riferimento a iniziative legate al proprio business e al proprio purpose. Una di queste è la prevenzione uditiva a tutte le età con il progetto Listen Responsibly rivolto alle giovani generazioni. Dal 2019, il programma ha coinvolto oltre 9,6 milioni di under 35. Si tratta di un tema importante sul quale vogliamo essere attivi: secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, circa 1 miliardo di giovani under 35 nel mondo sono a rischio di perdite uditive precoci a causa di pratiche di ascolto non corrette.</p>



<p><strong> L’impegno delle aziende verso la Governance sembra essere ancora ai blocchi di partenza. Nella ricerca condotta da SEC Newgate Italia solo il 16% degli intervistati ritiene che sia il pilastro più importante della sostenibilità. Cosa è la Governance per Amplifon?</strong></p>



<p>Per Amplifon la governance aziendale è cruciale in quanto stabilisce il quadro decisionale, definisce le responsabilità e garantisce trasparenza. E siamo consapevoli che una solida struttura di governance è imprescindibile per raggiungere gli obiettivi strategici di lungo periodo. Il nostro sistema di governo societario è in linea con le best practice nazionali e internazionali. Il Consiglio di Amministrazione del Gruppo è composto da membri di altissimo livello ed è costituito per circa l’80% da consiglieri indipendenti, con competenze diverse, dall’healthcare all’ESG passando per esperienze internazionali e nel settore finanziario, e da un unico consigliere esecutivo, l’Amministratore Delegato.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p><strong>Francesca Rambaudi</strong>, Global Investor Relations &amp; Sustainability Senior Director di Amplifon Laureata in Economia Aziendale presso l’Università Bocconi di Milano, inizia la sua carriera nel 1997 nella divisione di Investment Banking (M&amp;A e successivamente Equity Capital Markets) della banca d’affari Schroders, poi divenuta Citi. Nel 2002 entra in JPMorgan come Vice President e successivamente diventa Executive Director Equity Capital Markets (Investment Banking). Nel 2010 entra nel Gruppo Sorin (oggi Livanova), società multinazionale med-tech quotata a Milano e successivamente al Nasdaq, come Head of Investor Relations, e nel 2015 entra in Amplifon (leader globale nelle soluzioni e servizi per l’udito quotata su Euronext Milan) con responsabilità in ambito di Investor Relations, Comunicazione Corporate (fino al 2018) e Sostenibilità, dove attualmente ricopre il ruolo di Global Investor Relations &amp; Sustainability Sr. Director.</p>
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		<title>Il paradosso del riciclo degli abiti usati, tutt&#8217;altro che sostenibile</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/il-paradosso-del-riciclo-degli-abiti-usati-tuttaltro-che-sostenibile.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Mar 2025 14:41:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1288" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_2025033109570625_64d1a8c37b111c804fa91351c50b6edf.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_2025033109570625_64d1a8c37b111c804fa91351c50b6edf.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_2025033109570625_64d1a8c37b111c804fa91351c50b6edf-600x403.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_2025033109570625_64d1a8c37b111c804fa91351c50b6edf-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_2025033109570625_64d1a8c37b111c804fa91351c50b6edf-1024x687.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_2025033109570625_64d1a8c37b111c804fa91351c50b6edf-768x515.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_2025033109570625_64d1a8c37b111c804fa91351c50b6edf-1536x1030.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Ogni volta che deponiamo un capo d&#8217;abbigliamento in un contenitore per la raccolta di indumenti usati, siamo pervasi dalla sensazione di compiere un atto di generosità e responsabilità ambientale. Immaginiamo che quei vestiti possano riscaldare chi ne ha bisogno o, perlomeno, essere riciclati in modo sostenibile. Tuttavia, la realtà che si cela dietro questa pratica &#8230; <a href="https://it.insideover.com/ambiente/il-paradosso-del-riciclo-degli-abiti-usati-tuttaltro-che-sostenibile.html">[...]</a></p>
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<p>Ogni volta che deponiamo un capo d&#8217;abbigliamento in un contenitore per la raccolta di indumenti usati, siamo pervasi dalla<strong> sensazione di compiere un atto di generosità e responsabilità</strong> ambientale. Immaginiamo che quei vestiti possano riscaldare chi ne ha bisogno o, perlomeno, essere riciclati in modo sostenibile. Tuttavia, la realtà che si cela dietro questa pratica è ben più complessa e inquietante.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Un viaggio senza ritorno</strong></h2>



<p>Un&#8217;inchiesta condotta da <em>El País</em> ha seguito per undici mesi il percorso di 15 capi d&#8217;abbigliamento dotati di dispositivi di geolocalizzazione. I risultati sono sorprendenti:<a href="https://it.insideover.com/ambiente/millumino-di-meno-e-il-fast-fashion-come-riconoscere-la-vera-sostenibilita.html"> molti di questi indumenti </a>hanno intrapreso viaggi transcontinentali, raggiungendo destinazioni come <strong>Ghana, Costa d&#8217;Avorio, Sudafrica, Emirati Arabi Uniti e Pakistan.</strong> Alcuni capi hanno percorso oltre 17.000 chilometri, contribuendo a un&#8217;impronta di carbonio significativa e sollevando interrogativi sulla reale efficacia del sistema di riciclo.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Ghana: il cimitero dei tessuti occidentali</strong></h2>



<p>Ad Accra, capitale del Ghana, il mercato di Kantamanto è diventato il fulcro del commercio di abiti usati provenienti dall&#8217;Occidente. Ogni settimana, tonnellate di indumenti arrivano in questo labirinto di bancarelle e vicoli affollati. I commercianti locali acquistano balle di vestiti senza conoscere il contenuto, sperando di trovare capi rivendibili. Tuttavia, una parte significativa di questi indumenti è di qualità talmente scadente da risultare invendibile, finendo per essere bruciata o abbandonata in discariche a cielo aperto. Le spiagge di Accra sono spesso disseminate di rifiuti tessili, un triste epilogo per ciò che una volta era considerato un gesto di solidarietà.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Marocco: l&#8217;economia sommersa degli abiti usati</strong></h2>



<p>In Marocco, città come Nador hanno visto trasformazioni significative nel commercio di abiti usati. Dopo la chiusura delle frontiere commerciali con l&#8217;enclave spagnola di Melilla nel 2018, molti ex contrabbandieri si sono trovati senza mezzi di sussistenza. In risposta, sono sorti mercati informali dove gli indumenti usati, spesso ottenuti attraverso canali non ufficiali, vengono venduti. Questa economia sommersa solleva preoccupazioni riguardo alle condizioni di lavoro precarie e alla mancanza di regolamentazione nel settore.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il ruolo delle organizzazioni umanitarie</strong></h2>



<p>Organizzazioni come Humana People to People svolgono un ruolo cruciale nella raccolta e distribuzione di abiti usati. Attraverso una rete di contenitori posizionati in collaborazione con enti locali, raccolgono indumenti che vengono poi selezionati e destinati a vari scopi: alcuni vengono venduti nei negozi dell&#8217;organizzazione, altri inviati in Africa per essere venduti a prezzi accessibili. I proventi finanziano progetti di sviluppo nei paesi beneficiari. Tuttavia, la gestione di questa filiera è complessa e richiede trasparenza per garantire che gli obiettivi umanitari siano effettivamente raggiunti.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La sfida della trasparenza</strong></h2>



<p>Il settore della raccolta di indumenti usati è intrinsecamente complesso, coinvolgendo una molteplicità di attori e processi. Humana Italia, ad esempio, ha implementato l&#8217;attestazione ESET (Etica, Solidale, Ecologica e Trasparente) per tracciare i flussi di merci e denaro nella filiera internazionale degli abiti usati. Questa iniziativa mira a garantire che i vestiti donati siano effettivamente destinati a scopi benefici e che le operazioni siano condotte in modo etico e sostenibile.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Verso una soluzione sostenibile</strong></h2>



<p>La crescente consapevolezza delle problematiche legate al riciclo degli abiti usati ha spinto l&#8217;Unione Europea a introdurre normative più stringenti. Dal 2025, sarà obbligatoria la raccolta differenziata dei tessili, con l&#8217;obiettivo di ridurre i rifiuti e promuovere il riciclo. Tuttavia, senza un cambiamento radicale nel modello di produzione e consumo della moda, queste misure rischiano di essere insufficienti. È fondamentale ridurre la produzione di abiti di bassa qualità destinati a una vita breve e promuovere un consumo più consapevole e sostenibile.</p>



<p><strong>Conclusione</strong></p>



<p>L&#8217;atto di donare abiti usati, sebbene mosso da buone intenzioni, può avere conseguenze inaspettate e talvolta dannose per le comunità del Sud del mondo. È essenziale interrogarsi sull&#8217;efficacia dei sistemi di riciclo attuali e lavorare verso soluzioni che non solo allevino il problema dei rifiuti tessili, ma che rispettino anche la dignità e l&#8217;economia delle popolazioni coinvolte. La vera sfida risiede nel ripensare il nostro rapporto con la moda, privilegiando qualità, durabilità e responsabilità sociale.</p>
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