<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>social media Archives - InsideOver</title>
	<atom:link href="https://it.insideover.com/tag/social-media/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://it.insideover.com/tag/social-media</link>
	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Tue, 07 Apr 2026 03:40:56 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>

<image>
	<url>https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/cropped-logo-favicon-150x150.png</url>
	<title>social media Archives - InsideOver</title>
	<link>https://it.insideover.com/tag/social-media</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>La misteriosa epurazione digitale degli iraniani contro la guerra</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/la-misteriosa-epurazione-digitale-degli-iraniani-contro-la-guerra.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mossetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 06:04:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[social media]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=510467</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/iran-4.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="iran" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/iran-4.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/iran-4-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/iran-4-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/iran-4-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/iran-4-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/iran-4-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> Secondo il politologo Vali Nasr, "esiste una parte della diaspora iraniana che vuole appartenere al mainstream della società Usa ed europea".</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-misteriosa-epurazione-digitale-degli-iraniani-contro-la-guerra.html">La misteriosa epurazione digitale degli iraniani contro la guerra</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/iran-4.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="iran" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/iran-4.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/iran-4-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/iran-4-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/iran-4-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/iran-4-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/iran-4-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Non è facile essere un iraniano contrario alla guerra di <strong>Trump e Netanyahu</strong>. Specialmente sulle bacheche di X, quel posto che una volta chiamavamo Twitter e che oggi sembra il laboratorio della censura algoritmica. Il fenomeno riguarda la diaspora iraniana, o meglio, quella parte della diaspora che non ha alcuna intenzione di farsi arruolare nella tifoseria del<em> regime change</em> e dell&#8217;escalation militare. Il caso centrale è quello di <strong>Atieh Bakhtiar</strong> (@UnboundedVoice), <a href="https://x.com/i/status/2032996049347031192">un&#8217;attivista</a> nota per le sue posizioni contrarie al conflitto, sospesa per qualche giorno con l&#8217;accusa di &#8220;account inautentico&#8221;. Una violazione arrivata senza violazioni effettive dei termini di servizio, nonostante colleghi e testimoni (tra cui l&#8217;account History Speaks) abbiano confermato l&#8217;identità reale della donna.</p>



<p>Anche <strong>Tara Riva</strong>, giornalista e studiosa italo-iraniana e voce tra le più originali tra quelle non appiattite sull&#8217;intervento armato, <a href="https://x.com/tara_riva/status/2032541816466092323">ha denunciato</a> una drastica limitazione della visibilità (<em>shadow-ban)</em> proprio in concomitanza con analisi sociologiche delicate sulla diaspora e riferimenti al dissenso all&#8217;interno della stessa. Insieme a loro, altri profili come <em>@ayatr0llah</em>, <em>@Godsbrfloor</em> e <em>@bob_esfanji1</em> sono stati oscurati contemporaneamente. Ora sembra essere tutto risolto. Se si tratta di un glitch, non sembra aver colpito quelli del fronte filoamericano.</p>



<p>La questione in realtà va ben oltre la tecnologia. Come <a href="https://it.euronews.com/my-europe/2026/03/19/italia-le-anime-della-diaspora-come-gli-iraniani-vedono-il-conflitto">spiega</a> su <em>EuNews </em><strong>Maria Luisa Fantappiè</strong>, esperta di Medio Oriente dell&#8217;<strong>Istituto Affari Internazionali</strong>, esiste una frattura profonda all&#8217;interno della comunità iraniana in Europa. &#8220;Si tratta in larga parte di una diaspora di classe media, composta da persone istruite e altamente qualificate&#8221;, dice la studiosa. &#8220;Molti di loro non hanno potuto trovare in Iran le opportunità adeguate al proprio talento e alle proprie capacità, a causa non solo della natura repressiva del sistema politico, ma anche di fattori come <strong>l’impatto delle sanzioni internazionali</strong>”.</p>



<p>Da una parte c&#8217;è una fazione monarchica molto rumorosa, capace di occupare lo spazio digitale con una forza d&#8217;urto sproporzionata rispetto ai numeri reali. Dall&#8217;altra, c&#8217;è una galassia di intellettuali, artisti e attivisti che si trova tra due fuochi: l&#8217;opposizione al regime di Teheran e il rifiuto netto della guerra. Questa &#8220;anima civica&#8221; è oggi l&#8217;obiettivo di una campagna di intimidazione che usa lo<em> shadow ban </em>e le segnalazioni di massa come manganelli digitali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La diaspora che vuole esser &#8220;bianca&#8221;</h2>



<p><strong>Vali Nasr</strong>, politologo della John Hopkins, ha provato a mappare durante la puntata di un <a href="https://www.youtube.com/watch?v=Ezq-fVXM0uI">podcast</a> il motore culturale di questo scontro: &#8220;Esiste una parte della diaspora iraniana che, per dirla in modo semplice, vuole davvero essere considerata &#8216;bianca&#8217;. Non vuole identificarsi con il Sud globale. Vuole appartenere al mainstream della società americana ed europea&#8221;.</p>



<p>Per questo motivo, spiega l&#8217;ex consigliere di Obama, niente affatto un estremista di sinistra, &#8220;l’adesione a Israele, l’abbraccio del sionismo, <strong>l’opposizione alle proteste contro la guerra a Gaza e il sostegno al movimento MAGA</strong> sono, in sostanza, il loro modo di integrarsi&#8230; un’immaginazione dell’identità iraniana che, di fatto, sostiene che la storia dell’Iran si sia fermata nel VII secolo, quando arrivarono gli arabi&#8230; Poiché gli americani e gli europei del <em>mainstream</em> sono pro-Israele e contrari a Gaza, allora anche noi siamo come loro&#8221;. Questo fenomeno esiste davvero ed è molto presente, ed è sfruttato in particolare dal movimento monarchico iraniano&#8221;.</p>



<p>È una spinta identitaria potente, dove una fetta della diaspora cerca legittimazione abbracciando feticci quasi <em>neocon</em>. Da qui, come ricordano spesso studiose come <strong>Farian Sabahi</strong>, dell&#8217;Università dell&#8217;Insubria, o <strong>Marina Misaghi Nejad</strong><em> </em>attivista italo-iraniana e antropologa, spuntano degli sciami di troll che squalificano come traditore chiunque scriva che sanzioni e i bombardamenti potrebbero fare cilecca.</p>



<p>In poche parole, se non sei con i monarchici, se non invochi l&#8217;intervento straniero, allora sei un agente del regime. Peccato che <strong>Reza Palhavi Jr</strong>., figlio maggiore dell&#8217;ultimo Shah di Persia, dipinto da molti commentatori occidentali come potenziale leader per un governo fantoccio dopo l&#8217;inizio delle operazioni il 28 febbraio, potrebbe aver già perso il suo treno. Nonostante l&#8217;attacco israeliano porti il nome di Operazione Leone Ruggente, un chiaro omaggio alla monarchia dei Palhavi deposta nel 1979, l&#8217;intelligence Usa sembra aver concluso che l&#8217;erede presunto non disponte di una rete sufficiente all&#8217;interno del Paese per guidare un rovesciamento del regime. </p>



<p>&#8220;Non lo hanno mai preso così sul serio&#8221;, ha <a href="https://newyorkermag.visitlink.me/aS_7h7">detto</a> Nasr al <em>New Yorker</em>. &#8220;C&#8217;è differenza tra l&#8217;avere un&#8217;organizzazione sul campo e l&#8217;avere semplicemente persone a cui piaci. Se hai intenzione di aiutare a cambiare un regime, devi avere una strategia operativa sul territori&#8221;. <strong>Trump e i suoi collaboratori, secondo la prestigiosa rivista, chiamerebbe Palhavi il &#8220;principe perdente</strong>&#8220;.</p>



<p>Ma sarebbe un errore liquidare tutto come una rissa tra esuli benestanti. Quello che accade su X o alle voci dissidenti rispetto all&#8217;andazzo dominante è la naturale conseguenza di un processo di selezione distorto: quello di &#8220;voci&#8221; da Paesi lontani filtrate troppo a lungo in base a ciò che faceva piacere sentire ai gruppi dominanti, e ai decisori politici.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-misteriosa-epurazione-digitale-degli-iraniani-contro-la-guerra.html">La misteriosa epurazione digitale degli iraniani contro la guerra</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Francia e Algeria alla guerra dei tiktoker. Problema dei social? No, del Sahara</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/francia-e-algeria-alla-guerra-dei-tiktoker-problema-dei-social-no-del-sahara.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Mar 2025 15:22:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Mar Mediterraneo]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[social media]]></category>
		<category><![CDATA[TikTok]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=460637</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241227201453730_068d24b330c1845088c344c8cbf4e36b.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241227201453730_068d24b330c1845088c344c8cbf4e36b.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241227201453730_068d24b330c1845088c344c8cbf4e36b-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241227201453730_068d24b330c1845088c344c8cbf4e36b-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241227201453730_068d24b330c1845088c344c8cbf4e36b-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241227201453730_068d24b330c1845088c344c8cbf4e36b-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241227201453730_068d24b330c1845088c344c8cbf4e36b-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Duro scontro tra Parigi e Algeri, con il Paese nordafricano che non accetta i tiktoker espulsi dalla Francia per incitamento all'odio.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/francia-e-algeria-alla-guerra-dei-tiktoker-problema-dei-social-no-del-sahara.html">Francia e Algeria alla guerra dei tiktoker. Problema dei social? No, del Sahara</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241227201453730_068d24b330c1845088c344c8cbf4e36b.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241227201453730_068d24b330c1845088c344c8cbf4e36b.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241227201453730_068d24b330c1845088c344c8cbf4e36b-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241227201453730_068d24b330c1845088c344c8cbf4e36b-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241227201453730_068d24b330c1845088c344c8cbf4e36b-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241227201453730_068d24b330c1845088c344c8cbf4e36b-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241227201453730_068d24b330c1845088c344c8cbf4e36b-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Parigi vuole usare il<strong> pugno duro </strong>contro chiunque inneggi all&#8217;odio o inciti alla violenza all&#8217;interno del proprio Paese. Una linea quasi &#8220;obbligata&#8221; per il Governo del primo ministro<strong> Francois Bayrou</strong>, stretto nella morsa tra l&#8217;aumento del numero di crimini politici e l&#8217;avanzata della destra favorita anche dalla linea dura promessa sull&#8217;immigrazione da parte di <strong>Marine Le Pen</strong>. Il Governo ha così disposto il <strong>foglio di via per sette cittadini</strong> arrestati negli ultimi mesi proprio per istigazione alla violenza, attuata soprattutto con video su <strong>TikTok</strong>. I sette arrestati hanno in comune anche il Paese di origine: si tratta infatti di cittadini originari dell<strong>&#8216;Algeria</strong>. Ma, dall&#8217;altra parte del Mediterraneo, il Governo di Algeri ha alzato gli scudi: le autorità non hanno intenzione di accogliere i propri concittadini non desiderati in Francia, avviando così un&#8217;inedita &#8220;<strong>guerra dei tiktoker</strong>&#8220;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il caso di Doualemn</h2>



<p>La vicenda più eclatante al momento è rappresentata da quella di <strong>Boualem Naman</strong>. Algerino di 59 anni, si trova da 25 anni in Francia e da 15 ha il permesso di soggiorno. Naman ha dimostrato negli ultimi tempi una buona padronanza dei social e, soltanto su TikTok, è riuscito ad ottenere un seguito da 168mila follower. Sul social cinese è conosciuto con il nome di <strong>Doualemn</strong> e a gennaio un suo video è finito sotto i riflettori degli inquirenti. Il tiktoker infatti ha parlato della volontà di &#8220;infliggere una severa lezione&#8221; a un oppositore del presidente algerino <strong>Abdelmadjid Tebboune</strong> residente in Francia. </p>



<p>Parole che, secondo gli investigatori, rappresentano un vero e proprio <strong>incitamento all&#8217;odio</strong>. Arrestato il 5 gennaio, pochi giorni dopo il Governo di Parigi gli ha tolto il permesso di soggiorno e lo ha espulso in Algeria. Ma qui è avvenuto il primo atto della guerra dei tiktoker: <strong>Algeri ha rifiutato di accogliere Doualemn </strong>e lo ha rispedito indietro. Tornato in Francia, i giudici hanno riscontrato errori nella procedura di estradizione e hanno rimesso in libertà il sospettato. Tuttavia, pochi giorni fa<a href="https://www.agenzianova.com/a/67c9c71f944ad4.83517595/5963002/2025-03-06/francia-condannato-a-5-mesi-di-reclusione-influencer-algerino-doualemn"> l&#8217;influencer ha ricevuto una condanna a cinque mesi per i contenuti del suo video</a>. Al di là del caso giudiziario,<strong> resta il fatto politico</strong>: il respingimento di Doualemn ha avviato una forte polemica tra il Governo algerino e quello francese. Parigi ha accusato la controparte nordafricana di &#8220;voler umiliare la Francia&#8221;, così come dichiarato dal ministro della giustizia, <strong>Gerald Darmanin. </strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Il braccio di ferro sul Sahara Occidentale</h2>



<p>Il caso di Doualemn è soltanto quello più noto. Ma, come detto in precedenza, sono in totale sette i tiktoker algerini raggiunti da provvedimenti delle autorità francesi per istigazione all&#8217;odio. Tra questi, c&#8217;è <strong>Youcef Zazou</strong>, algerino di 25 anni che aveva invitato i suoi follower a compiere atti di violenza in territorio francese. Condannato per direttissima a 18 mesi e a stare lontano dalla Francia per dieci anni, difficilmente però Zazou tornerà in Algeria. Così come difficilmente tornerà<strong> Sofia Benlemmane</strong>, donna algerina che sui social ha &#8220;augurato&#8221; a una sua connazionale di essere violentata per non aver rispettato alcuni precetti religiosi. Lo stesso discorso vale per <strong>Imadtintin, Abdesslam Bazooka e Laksas 06</strong>, tre nickname di altrettanti influencer algerini raggiunti da provvedimenti giudiziari. Infine, c&#8217;è anche il caso di <strong>Mahdi</strong>, altro tiktoker condannato a otto mesi per apologia di terrorismo. </p>



<p>Il fatto che si tratti di cittadini algerini potrebbe non essere un caso. In un post su X, l&#8217;oppositore algerino <strong>Chawki Benzehra</strong>, tra i primi a denunciare i toni violenti usati dai suoi connazionali, ha ipotizzato la mano del governo di Algeri dietro i contenuti degli influencer: &#8220;Prima si occupavano solo di sport o di società &#8211; ha scritto Benzehra &#8211; Dal 2023 hanno iniziato ad occuparsi di politica&#8221;. Il tutto, sempre secondo il dissidente algerino, sotto input del Governo: &#8220;Seguono le direttive di <strong>Medhi Ghezzar</strong>&#8220;, ha sottolineato Benzerha con riferimento all&#8217;uomo d&#8217;affari che cura le campagne elettorali del presidente Tebboune.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="fr" dir="ltr">🚨Un algérien 🇩🇿 habitant à Brest appelle à commettre des attentas en France 🇫🇷 le 1er janvier contre toute personne qui manifesterait à Paris contre le régime Algérien❗️Malgré les signalements, les autorités françaises (<a href="https://twitter.com/BrunoRetailleau?ref_src=twsrc%5Etfw">@BrunoRetailleau</a>) n’ont procédé à aucune arrestation et cet… <a href="https://t.co/AxwBsj8Y6L">pic.twitter.com/AxwBsj8Y6L</a></p>&mdash; Chawki Benzehra شوقي بن زهرة (@ChawkiBenzehra) <a href="https://twitter.com/ChawkiBenzehra/status/1874226926597902481?ref_src=twsrc%5Etfw">December 31, 2024</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Algeri potrebbe quindi aver appositamente aizzato gli animi per mettere <strong>pressione</strong> alla Francia. Avviando così una guerra dei tiktoker che Parigi avrebbe volentieri evitato. Sullo sfondo dello scontro però, il discorso legato ai social e agli influencer è poco più che sfumato. La vera questione riguarda, al contrario, il<strong> Sahara Occidentale</strong>. Al governo di Tebboune non è mai andato giù il fatto che la Francia abbia dato validità al piano del Marocco sull&#8217;autonomia della regione. Algeria e Marocco, è bene ricordarlo, sono su due piani opposti: Algeri riconosce il Governo del Polisario (ospitato all&#8217;interno del proprio territorio), Rabat rivendica sovranità sull&#8217;area. La scelta di campo francese, in poche parole, agli occhi algerini non poteva restare impunita.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/francia-e-algeria-alla-guerra-dei-tiktoker-problema-dei-social-no-del-sahara.html">Francia e Algeria alla guerra dei tiktoker. Problema dei social? No, del Sahara</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I media italiani e la questione palestinese: oscurare, comunque trascurare. Sulla carta e in Rete</title>
		<link>https://it.insideover.com/media-e-potere/i-media-italiani-e-la-questione-palestinese-oscurare-comunque-trascurare-sulla-carta-e-in-rete.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Raffaele Riccardo Buccolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Aug 2024 07:15:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra a Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[social media]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=430846</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="630" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/will.-Over-1-million-follower-2.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/will.-Over-1-million-follower-2.png 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/will.-Over-1-million-follower-2-600x315.png 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/will.-Over-1-million-follower-2-300x158.png 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/will.-Over-1-million-follower-2-1024x538.png 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/will.-Over-1-million-follower-2-768x403.png 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Per molti media italiani la questione palestinese sembra non esistere. Abbiamo analizzato alcuni dei profili più influenti su Instagram.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/i-media-italiani-e-la-questione-palestinese-oscurare-comunque-trascurare-sulla-carta-e-in-rete.html">I media italiani e la questione palestinese: oscurare, comunque trascurare. Sulla carta e in Rete</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1200" height="630" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/will.-Over-1-million-follower-2.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/will.-Over-1-million-follower-2.png 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/will.-Over-1-million-follower-2-600x315.png 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/will.-Over-1-million-follower-2-300x158.png 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/will.-Over-1-million-follower-2-1024x538.png 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/will.-Over-1-million-follower-2-768x403.png 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Nel luglio del 2021, tre anni prima del 7 ottobre &#8211; degli attacchi di Hamas e della completa invasione israeliana dentro la Striscia di Gaza &#8211; su <em>Media Diversity Insitute </em>è stato pubblicato <a href="https://www.media-diversity.org/the-israeli-palestinian-question-in-the-italian-media/">un articolo-analisi</a> dal titolo “<strong>La questione israelo-palestinese nei media italiani</strong>”. L’autore, tra i diversi casi, ha evidenziato come <em>La Repubblica</em>, nel narrare di uno sfratto a Sheikh Jarrah ad opera israeliana, avrebbe descritto la situazione con il termine “<a href="https://www.repubblica.it/esteri/2021/05/12/news/dalla_disputa_sulle_case_ai_razzi_su_tel_aviv_come_nasce_la_crisi-300595306/">disputa sulle case</a>”.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;importanza delle parole</h2>



<p>L’evento è stato poi ripreso alcuni mesi dopo anche da Al-Jazera che ha titolato: “Le famiglie di Sheikh Jarrah continuano a resistere agli sfratti forzati di Israele”, mettendo in evidenza le operazioni aggressive e non legali di Israele e la difficile resistenza della popolazione palestinese. Infatti <a href="https://www.youtube.com/watch?v=ZgMaRIj7ym4">il video di approfondimento</a> di Al-Jazeera inizia così: “Nella Gerusalemme Est occupata, gli effetti dell&#8217;espulsione di massa dei palestinesi nel 1948 si fanno sentire ancora oggi. Le famiglie del quartiere di Sheikh Jarrah stanno ancora lottando per il diritto di rimanere nelle proprie case”. Ed è solo così che il lettore finale comprende che non si tratta di una “disputa sulle case”, ma di un’espulsione forzata e illegale a matrice israeliana. Per capirlo però, bisogna leggere la notizia su un sito di informazione estero. E questo è un problema.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="377" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/image-1-1-1024x377.jpg" alt="" class="wp-image-430847" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/image-1-1-1024x377.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/image-1-1-600x221.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/image-1-1-300x110.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/image-1-1-768x283.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/image-1-1-1536x566.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/image-1-1.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Tre anni dopo, poco o nulla è cambiato su molti dei media italiani. La stessa firma del precedente articolo, sempre sul quotidiano online <em>La Repubblica</em>, ha recentemente pubblicato un’intervista ad un ex militare di<em> intelligence</em> israeliana che dice che in questo momento “attaccare Rafah è obbligatorio per distruggere Hamas”. <a href="https://www.repubblica.it/esteri/2024/05/16/news/yossi_kuperwasser_israele_rafah_hamas-422971574/">L’articolo</a> così viene intitolato “L’analista militare Kuperwasser: Obbligatorio attaccare Rafah. È l’ultimo bastione di Hamas e non possiamo fermarci ora”. Quello che nell’articolo non viene evidenziato, è che alla data di stesura dell’intervista, in Rafah oltre 1 milione di civili erano diventati l’obiettivo dei pesanti bombardamenti dell’esercito israeliano.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Su Instagram i palestinesi non esistono</strong></h2>



<p>In Italia sono <a href="https://www.google.com/url?sa=t&amp;source=web&amp;rct=j&amp;opi=89978449&amp;url=https://www.lastampa.it/economia/2023/09/20/news/editoria_osservatorio_41_milioni_di_italiani_si_informano_online-13378492/&amp;ved=2ahUKEwi0p7OOts6HAxUBgP0HHdF0A_IQFnoECCIQAQ&amp;usg=AOvVaw1n_EkmFBm7xKVx4ha7PImP">43,8 milioni</a> le persone che si informano online. Questo numero è pari al 73% della popolazione totale. Per informazione online intendiamo articoli su siti di informazione, post su Instagram e notizie in feed su Facebook oltre che YouTube, TikTok e altre piattaforme di largo consumo. Nonostante Facebook negli ultimi anni sembra essere stato il più quotato nel settore dell&#8217;informazione, oggi Instagram <a href="https://www.google.com/url?sa=t&amp;source=web&amp;rct=j&amp;opi=89978449&amp;url=https://www.nytimes.com/2024/02/22/technology/instagram-news-site.html&amp;ved=2ahUKEwip972ruM6HAxXT_rsIHeUUKKQQFnoECDAQAQ&amp;usg=AOvVaw0WQbeYhqj0IdhqW4asqfQO">racchiude il vero cuore pulsante dell’informazione</a> fresca, innovativa e <a href="https://www.instagram.com/reel/C-BMjakJuqU/?igsh=cWlrYnlhbmF3djMx">sperimentale</a> fatta da ricostruzioni video, infografiche e video in prima persona. <a href="https://www.google.com/url?sa=t&amp;source=web&amp;rct=j&amp;opi=89978449&amp;url=https://www.wired.it/article/instagram-tiktok-notizie/&amp;ved=2ahUKEwiP7Yn1uM6HAxW1gP0HHWuyAzc4FBAWegQIMxAB&amp;usg=AOvVaw2jmWf36V5aAotW3Eqonuof">Sono tantissime</a> le pagine che negli ultimi anni hanno guadagnato fama in Italia macinando centinaia di migliaia di follower, con un boost proprio nel periodo pandemico.</p>



<p>Parallalemamente, con l’invasione israeliana di Gaza, <a href="https://www.google.com/url?sa=t&amp;source=web&amp;rct=j&amp;opi=89978449&amp;url=https://www.nytimes.com/2023/11/09/world/middleeast/israel-gaza-war-instagram.html&amp;ved=2ahUKEwjDlMaVuc6HAxU4hv0HHa7BE5UQFnoECCsQAQ&amp;usg=AOvVaw2uYqGq8lNQTZybD9y7rIJv">a livello internazionale sono nate centinaia di pagine</a> che quotidianamente forniscono aggiornamenti in tempo reale sull&#8217;occupazione israeliana. Queste pagine, per lo più riconducibili al citizen journalism, sono state aperte con l’intenzione di innescare un processo di viralità di contenuti proprio per non spegnere le luci su Gaza, nel momento in cui il conflitto &#8211; come sta succedendo ora &#8211; avrebbe smesso di ricoprire le prime pagine della stampa.</p>



<p>Cosa accade in Italia? La redazione di InsideOver ha analizzato alcuni feed Instagram delle pagine di informazione che oggi primeggiano sul feed dei giovani italiani che usano i social network per informarsi. Quello che abbiamo scoperto è allarmante.</p>



<p>Andiamo con ordine. Nelle seguenti righe vi mostreremo 6 tabelle. Ogni tabella ricostruisce la frequenza di pubblicazione per il singolo media relativo al topic #Gaza. Ogni casella arancione ci dice che in quel post la testata ha pubblicato un articolo inerente al conflitto in corso. </p>



<p>L’indagine di InsideOver ha riguardato almeno 6 media italiani. Queste 6 testate insieme raggiungono ogni giorno, solo su Instagram, con le loro notizie quasi 7 milioni di italiani. Gran parte di questi giornali raggiunge un pubblico molto giovane, tra i 18 e i 50 anni. L’obiettivo del nostro resoconto è semplice quanto importante: dimostrare che gran parte dell’informazione italiana, anche quella più innovativa e giovanile, ha deciso di tenere il conflitto di Gaza in sordina sui propri feed obbligando il pubblico italiano ad utilizzare fonti estere per informarsi e capire cosa oggi sta realmente accadendo a Gaza.</p>



<p>Ci teniamo a specificare che InsideOver ha analizzato sono gli ultimi due mesi per ogni organo di informazione. Il dato quindi ci mostra una tendenza. Abbiamo deciso di non riportare i nomi delle testate di informazione obiettivo della nostra analisi, ma di riportarne solo numero di follower e frequenza di pubblicazione, avendo noi come unico obiettivo l’identificazione di un sistema &#8211; quello che oscura la questione su Gaza.</p>



<p>La prima pagina IG, appartiene ad una redazione nativa digitale che utilizza i dati per informare gli utenti e mantiene oltre 1.5 milioni di follower all’attivo. Negli ultimi due mesi ha dedicato al conflitto di Gaza 2 post su oltre 100 pubblicati. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="538" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/image-1-1024x538.png" alt="" class="wp-image-430848" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/image-1-1024x538.png 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/image-1-600x315.png 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/image-1-300x158.png 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/image-1-768x403.png 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/image-1.png 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="has-text-align-center"><em>Frequenza di pubblicazione di un media italiano digitale con oltre 1.5 milioni di follower su Instagram. In arancione vengono evidenziati i post che hanno notizie che riguardano l’attuale conflitto in corso</em> a Gaza</p>



<p>Questo non è un caso isolato. Un altro media di informazione, che possiede sia un&#8217;edizione web e sia un&#8217;edizione cartacea con oltre 2 milioni di follower su IG, <a href="https://reutersinstitute.politics.ox.ac.uk/digital-news-report/2024">inclusa nelle prime 10 testate di informazione</a> per numero di lettori e credibilità nell’indagine del Reuters Institute, sembra aver oscurato su Instagram le notizie sul conflitto di Gaza. Anche per questa testata abbiamo analizzato 100 post pubblicati tra giugno e luglio 2024. &nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="538" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/image-2-1024x538.png" alt="" class="wp-image-430849" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/image-2-1024x538.png 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/image-2-600x315.png 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/image-2-300x158.png 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/image-2-768x403.png 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/image-2.png 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="has-text-align-center"><em>Frequenza di pubblicazione di un media italiano digitale + carta stampata con oltre 1.8 milioni di follower su Instagram. In arancione vengono evidenziati i post che hanno notizie che riguardano l’attuale conflitto in corso</em> a Gaza</p>



<p>Il terzo media analizzato che è seguito da oltre 1.8 milioni di follower, e rientra sempre nelle prime posizioni tra le testate italiane più credibili e fruite online, ha pubblicato un solo post sul conflitto in Gaza tra gli ultimi 160 post a cavallo di giugno e luglio 2024. Su questo profilo abbiamo deciso di guardare 60 post in più a causa della maggiore frequenza di pubblicazione della pagina. &nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="538" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/image-3-1024x538.png" alt="" class="wp-image-430850" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/image-3-1024x538.png 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/image-3-600x315.png 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/image-3-300x158.png 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/image-3-768x403.png 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/image-3.png 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="has-text-align-center"><em>Frequenza di pubblicazione di un media italiano digitale + carta stampata con oltre 1.8 milioni di follower su Instagram. In arancione vengono evidenziati i post che hanno notizie che riguardano l’attuale conflitto in corso</em> a Gaza</p>



<p>Il quarto media analizzato, che comprende circa 600 mila follower e rientra nel settore dei media nativi digitali, tra gli ultimi 100 post a cavallo tra giugno e luglio 2024, ha pubblicato un solo post riguardante il conflitto in Gaza.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="538" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/image-4-1024x538.png" alt="" class="wp-image-430851" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/image-4-1024x538.png 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/image-4-600x315.png 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/image-4-300x158.png 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/image-4-768x403.png 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/image-4.png 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="has-text-align-center"><em>Frequenza di pubblicazione di un media italiano digitale con oltre 600 mila follower su Instagram. In arancione vengono evidenziati i post che hanno notizie che riguardano l’attuale conflitto in corso</em> a Gaza</p>



<p>Un quinto media analizzato, che su Instagram è seguito da poco meno di 100 mila follower, negli ultimi 100 post ha pubblicato una sola notizia sul conflitto in corso.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="538" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/image-5-1024x538.png" alt="" class="wp-image-430852" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/image-5-1024x538.png 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/image-5-600x315.png 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/image-5-300x158.png 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/image-5-768x403.png 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/image-5.png 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="has-text-align-center"><em>Frequenza di pubblicazione di un media italiano digitale + carta stampata con oltre 90 mila follower su Instagram. In arancione vengono evidenziati i post che hanno notizie che riguardano l’attuale conflitto in corso a Gaza.</em></p>



<p>Il sesto ed ultimo media analizzato da InsideOver, che oggi con le sue informazioni raggiunge oltre 500 mila italiani ogni giorno, negli ultimi 100 post ha menzionato o dedicato un approfondimento alla questione di Gaza 7 volte.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="538" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/image-6-1024x538.png" alt="" class="wp-image-430853" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/image-6-1024x538.png 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/image-6-600x315.png 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/image-6-300x158.png 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/image-6-768x403.png 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/image-6.png 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="has-text-align-center"><em>Frequenza di pubblicazione di un media italiano digitale + carta stampata con oltre 500 mila follower su Instagram. In arancione vengono evidenziati i post che hanno notizie che riguardano l’attuale conflitto in corso a Gaza.</em></p>



<p>In aggiunta, almeno 2 profili personali di direttori corrispondenti a 2 testate incluse nella nostra analisi continuano a mantenere una comunicazione prettamente pro-Israele, cosa che, ovviamente, influenza l’indipendenza dell’intero giornale contribuendo ad oscurare la narrazione su Gaza. Inoltre, per la testata che informa oltre 2 milioni di follower, abbiamo evidenziato una dissonanza tra pagine social e sito web. Infatti, mentre sul sito web sono moltissimi gli articoli che quotidianamente informano sulle vicende di Gaza, lo stesso non accade con la pagina Instagram, che però rimane il cuore della distribuzione informativa odierna.</p>



<p>Prima di concludere questa analisi sul panorama informativo italiano per il conflitto in corso a Gaza su Instagram, abbiamo deciso di segnalare 2 profili che, secondo un riscontro numerico, hanno coperto in maniera significativa l’attuale conflitto in Gaza. La prima tabella si riferisce ad un media nativo digitale che ha superato da poco i 100 mila follower in Italia. La nostra redazione ha identificato almeno 26 post con notizie su Gaza negli ultimi 130 pubblicati &#8211; anche per questo profilo abbiamo incluso 20 post in più in proporzione alla frequenza di pubblicazione. &nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="538" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/image-7-1024x538.png" alt="" class="wp-image-430854" style="width:641px;height:auto" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/image-7-1024x538.png 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/image-7-600x315.png 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/image-7-300x158.png 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/image-7-768x403.png 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/image-7.png 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="has-text-align-center"><em>Frequenza di pubblicazione di un media italiano nativo digitale con oltre 100 mila follower. In arancione vengono evidenziati i post che hanno notizie che riguardano l’attuale conflitto in corso.</em></p>



<p>Infine, crediamo che mostrare la copertura sull’attuale conflitto in corso da parte della nostra redazione sia importante per valorizzare il lavoro delle decine di reporter che quotidiamente tengono acceso il faro dell’informazione su Gaza e sui territori palestinesi più in generale. Di seguito la grafica con la copertura post di InsideOver in riferimento agli ultimi 130 post.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="538" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/image-8-1024x538.png" alt="" class="wp-image-430855" style="width:651px;height:auto" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/image-8-1024x538.png 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/image-8-600x315.png 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/image-8-300x158.png 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/image-8-768x403.png 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/image-8.png 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><em>Frequenza di pubblicazione di InsideOver per il conflitto di Gaza. In arancione vengono evidenziati i post che hanno notizie che riguardano l’attuale conflitto in corso.</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/i-media-italiani-e-la-questione-palestinese-oscurare-comunque-trascurare-sulla-carta-e-in-rete.html">I media italiani e la questione palestinese: oscurare, comunque trascurare. Sulla carta e in Rete</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Storytelling ed empatia: la lezione di Sara Melotti per la Newsroom Academy</title>
		<link>https://it.insideover.com/academy/le-immagini-hanno-il-potere-di-toccare-le-coscienze-fotogiornalismo-e-storytelling-secondo-sara-melotti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Sep 2023 05:29:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Academy]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[newsroom academy]]></category>
		<category><![CDATA[social media]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=407640</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/biopicNY-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/biopicNY-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/biopicNY-scaled-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/biopicNY-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/biopicNY-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/biopicNY-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/biopicNY-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/biopicNY-2048x1152.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/biopicNY-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Sara Melotti, 35 anni, è fotogiornalista e travel blogger e sarà tra gli ospiti della prossima edizione della Newsroom Academy</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/academy/le-immagini-hanno-il-potere-di-toccare-le-coscienze-fotogiornalismo-e-storytelling-secondo-sara-melotti.html">Storytelling ed empatia: la lezione di Sara Melotti per la Newsroom Academy</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/biopicNY-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/biopicNY-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/biopicNY-scaled-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/biopicNY-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/biopicNY-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/biopicNY-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/biopicNY-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/biopicNY-2048x1152.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/biopicNY-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>Sara Melotti,</strong> 35 anni, è fotogiornalista e travel blogger e sarà tra gli ospiti della prossima edizione della <strong><a href="https://it.insideover.com/academy/diventa-reporter-ora-arriva-il-nuovo-corso-della-newsroom-academy.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Newsroom Academy su come diventare reporter condotta da Daniele Bellocchio. </a></strong>Già fotografa di moda tra Stati Uniti e Regno Unito, da diversi anni viaggia il mondo in cerca di scatti e storie che meritano di essere raccontate. Con lei parliamo della sua esperienza e delle sfide che attendono la professione del reporter.</p>



<p><strong>Cosa ti ha spinta a diventare reporter? Come hai cominciato a innamorarti della professione giornalistica?</strong></p>



<p>“Dopo una carriera avviata nella fotografia di moda un giorno ho capito che stavo sprecando la mia vita contribuendo ad alimentare una macchina infernale che crea standard di bellezza tossici, irreali e irraggiungibili. Ho mollato tutto e ho iniziato a viaggiare per un progetto fotografico personale chiamato ‘<a href="https://www.questforbeauty.co/home-it">Quest For Beauty</a>’ tramite il quale fotografavo le donne che incontravo per strada chiedendo loro “cos’è la bellezza?”. &nbsp;Viaggiando la mia curiosità e l’amore per il mondo sono cresciuti esponenzialmente, ho capito che c’erano infinite storie che meritavano di essere raccontate ed ho iniziato a documentare quello che vedevo. Credo che la parola più adatta per descrivere quello che faccio sia <em>storyteller</em> più che giornalista. Non sono a caccia di notizie ma di storie e esperienze, viaggio cercando di entrare più a fondo possibile nelle culture e nelle realtà che incontro e poi le racconto nella maniera più onesta e umana possibile; racconto usando la fotografia, il video e la scrittura e lo faccio con un punto di vista molto personale, parlando anche di quello che ho sentito (interiormente) oltre che a quello che ho visto”.</p>



<p><strong>Il tuo lavoro di fotogiornalista e documentarista ti ha portato in angoli remoti del mondo a raccontare varie storie umane molto complesse. Qual è il potere delle immagini nel trasmettere messaggi e conoscenza?</strong></p>



<p>“Le immagini sono uno strumento molto potente, hanno il potere di di toccare le coscienze ma anche di plasmare e distorcere la percezione che abbiamo della realtà. Per questo chi fa il nostro mestiere ha una grande responsabilità: far vedere la realtà per quella che è. Etica ed onestà dovrebbero sempre stare alla base della documentaristica”.</p>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-9d6595d7 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:33.33%">
<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/Sara-Melotti-S-1024x1024.jpg" alt="" class="wp-image-407800" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/Sara-Melotti-S-1024x1024.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/Sara-Melotti-S-300x300.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/Sara-Melotti-S-100x100.jpg 100w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/Sara-Melotti-S-600x600.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/Sara-Melotti-S-150x150.jpg 150w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/Sara-Melotti-S-768x768.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/Sara-Melotti-S.jpg 1355w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
</div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<p><strong>Sara Melotti </strong>sarà tra gli ospiti del corso della Newsroom Academy &#8220;<a href="https://it.insideover.com/courses/diventa-reporter-ora"><strong>Diventa reporter ora</strong></a>&#8221; di Daniele Bellocchio.<br>Fotografa, documentarista, videomaker, scrittrice: spiegherà come raccontare storie oggi, tramite i social media valorizzando al massimo il racconto e le persone che si incontrano.<br><strong>Per info e domande sul corso scrivere una mail ad academy@ilgiornale-web.it o chiamare il numero 028566445</strong></p>
</div>
</div>



<p><strong>Nei tuoi reportage hai raccontato storie complesse di profughi, problemi giovanili, dipendenze da droghe. Quali sono le esperienze che ti hanno maggiormente toccata?</strong></p>



<p>“Ogni storia lascia dei segni abbastanza indelebili, quella che mi ha lasciato dei veri e propri solchi dentro è stata l’esperienza nei campi per sfollati interni dell Kurdistan iracheno. Il focus del progetto era sugli adolescenti che, oltre ad aver perso la casa e&nbsp; membri della famiglia in seguito agli attacchi dell’ISIS, ora si ritrovano a vivere nei campi, in condizioni veramente difficili, e per colpa di una serie di assurdità burocratiche molti di loro sono impossibilitati a continuare gli studi (l’unica istruzione a cui hanno accesso è quella informale che non conseguisce titoli di studio riconosciuti dal governo). A molti di questi ragazzi è stato letteralmente strappato il futuro, di conseguenza i problemi di salute mentale divampano in maniera allarmante. Ho parlato con diversi ragazzini che hanno tentato più volte il suicidio perchè non vedono via d’uscita alla situazione in cui si trovano. Per quanto cerchi di fare il tuo lavoro e mantenere un distacco sano, a volte è molto difficile non assorbire il dolore altrui”.</p>



<p><strong>In che misura il giornalismo e il racconto dal campo possono, a tuo avviso, essere valorizzati in un’era in cui il giornalismo vive sull’onda del minuto e dei flussi di agenzia?</strong></p>



<p>“Sinceramente non so se ho una risposta. Bisogna smetterla di fare sensazionalismo e tornare a quelle che dovrebbero essere le basi del giornalismo: verità, onestà, indagine. C’è bisogno di un giornalismo lento, che si prenda il tempo di andare a fondo nelle storie (anche se ciò porta meno clicks). Finchè non cambia il business model non vedo molti modi per cui il lavoro di chi ha voglia di lavorare bene, sopratutto sul campo, possa essere valorizzato”.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://it.insideover.com/courses/diventa-reporter-ora"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="851" height="315" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/Hustle-Facebook-Cover-1-1.jpg" alt="" class="wp-image-407735" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/Hustle-Facebook-Cover-1-1.jpg 851w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/Hustle-Facebook-Cover-1-1-600x222.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/Hustle-Facebook-Cover-1-1-300x111.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/Hustle-Facebook-Cover-1-1-768x284.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 851px) 100vw, 851px" /></a></figure>



<p><strong>Quali pensi siano i “ferri del mestiere” con cui si deve interfacciare un reporter in erba al giorno d’oggi?</strong></p>



<p>“Ripeto, io sono sono una “reporter” un po’ atipica in quanto indipendente e multimediale: lavoro principalmente con e grazie ai <strong>social </strong>(in particolar modo Instagram e Youtube) grazie ai quali posso raggiungere tantissime persone usando la forma narrativa che preferisco. Oltre ovviamente all’attrezzatura (se parliamo di reportage video o fotografico) credo che un utilizzo intelligente ed innovativo dei social, sia ormai necessario e fondamentale per un reporter freelancer oggi”.</p>



<p><strong>La Newsroom Academy mira a creare competenze e rapporti tra giovani professionisti. In che misura “fare rete” può aiutare a plasmare i reporter di domani?</strong></p>



<p>“L’esperienza è sempre la migliore maestra ma “fare rete” e confrontarsi con i propri “peers” è utile alla crescita professionale e umana, sopratutto all’inizio quando tutto è nuovo e non si sa bene in che direzione muoversi. Non sono una grande fan della competizione, credo che sul lungo termine sia molto più sano e utile supportarsi a vicenda e crescere insieme”.</p>



<p><strong>Ci sarai anche tu al corso per diventare reporter di Daniele Bellocchio. E in particolare la tua lezione si intitola proprio &#8220;Il reporter e i social media&#8221;. Puoi darci qualche anticipazione dei consigli, suggerimenti che darai agli iscritti?</strong><br><br>&#8220;Durante il mio intervento affronterò tutto quello che riguarda lo storytelling sul campo attraverso i social. Oggi il profilo instagram di un singolo individuo può bypassare i “gatekeepers” (i media) raggiungendo indipendentemente decine o addirittura centinaia di migliaia di persone; ma come si racconta una storia in maniera autentica, empatica, e allo stesso tempo capace di catturare l’attenzione di chi dall’altro lato dello schermo è già saturo di contenuti veloci e superficiali? Cercherò di rispondere a questa domanda dando anche degli strumenti pratici (sopratutto per quanto riguarda l’aspetto visivo visivo) per creare dei contenuti di spessore e che non passino inosservati.&#8221;</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>PER INFO SUL CORSO &#8220;<a href="https://it.insideover.com/courses/diventa-reporter-ora">DIVENTA REPORTER ORA</a>&#8220;: chiama il numero 028566445 o scrivi una mail ad academy@ilgiornale-web.it</strong></h2>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/academy/le-immagini-hanno-il-potere-di-toccare-le-coscienze-fotogiornalismo-e-storytelling-secondo-sara-melotti.html">Storytelling ed empatia: la lezione di Sara Melotti per la Newsroom Academy</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Da Twitter a TikTok. I social stanno trasformando i giornalisti in influencer?</title>
		<link>https://it.insideover.com/academy/da-twitter-a-tiktok-i-social-stanno-trasformando-i-giornalisti-in-influencer.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinapiumatti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Aug 2023 04:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Academy]]></category>
		<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Instagram]]></category>
		<category><![CDATA[social media]]></category>
		<category><![CDATA[Social Network]]></category>
		<category><![CDATA[TikTok]]></category>
		<category><![CDATA[Twitter]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=407568</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230821103138752_46ab123afb5ca6937b033fa54ce06a45-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230821103138752_46ab123afb5ca6937b033fa54ce06a45-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230821103138752_46ab123afb5ca6937b033fa54ce06a45-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230821103138752_46ab123afb5ca6937b033fa54ce06a45-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230821103138752_46ab123afb5ca6937b033fa54ce06a45-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230821103138752_46ab123afb5ca6937b033fa54ce06a45-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230821103138752_46ab123afb5ca6937b033fa54ce06a45-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230821103138752_46ab123afb5ca6937b033fa54ce06a45-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le persone leggono di meno i giornali ma si fidano dei più dei singoli giornalisti, che diventano così veri e propri influencer</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/academy/da-twitter-a-tiktok-i-social-stanno-trasformando-i-giornalisti-in-influencer.html">Da Twitter a TikTok. I social stanno trasformando i giornalisti in influencer?</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230821103138752_46ab123afb5ca6937b033fa54ce06a45-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230821103138752_46ab123afb5ca6937b033fa54ce06a45-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230821103138752_46ab123afb5ca6937b033fa54ce06a45-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230821103138752_46ab123afb5ca6937b033fa54ce06a45-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230821103138752_46ab123afb5ca6937b033fa54ce06a45-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230821103138752_46ab123afb5ca6937b033fa54ce06a45-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230821103138752_46ab123afb5ca6937b033fa54ce06a45-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230821103138752_46ab123afb5ca6937b033fa54ce06a45-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Se le persone passano ormai buona parte delle loro vite sui <strong>social</strong>, per intercettarle è lì che bisogna andare. Ce lo dicono i dati. In media &#8211; rileva il report <a href="https://wearesocial.com/it/blog/2023/01/digital-2023-i-dati-globali/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Digital 2023 </a>di We are social &#8211; stiamo sulle varie piattaforme più di 2 ore e mezza al giorno: la cifra più alta di sempre. E usiamo i social (44 milioni in Italia hanno almeno un account) anche per informarci. Appena il 22% &#8211; secondo il <a href="https://reutersinstitute.politics.ox.ac.uk/digital-news-report/2023" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Digital news report 2023 </a>del Reuters Institute, basato su un sondaggio di YouGov che con oltre 93 mila utenti in 46 mercati copre metà della popolazione mondiale &#8211; va sul sito di una testata o su un’app di un giornale, il 10% in meno rispetto al 2018.</p>



<p>Un trend che ha portato i media a inseguire man mano l’utente potenziale dove è migrato. Sui social, appunto. Trovare fonti, dare notizie, bruciare la concorrenza nel raggiungere il lettore non sono mai stati così veloci. I formati si moltiplicano, i <strong>canali di promozione</strong> dei contenuti variano in base al target e la platea si allarga a dismisura. L’interazione costante data dal feedback in tempo reale, oltre a permettere di aggiustare il tiro secondo le reazioni degli utenti, li fidelizza. Così lo “sbarco” del giornalismo sui social, rispondendo a un nuovo modo di informarsi, ha trasformato anche il modo di informare.</p>



<p>In principio fu <strong>Twitter</strong>, ancora <a href="https://www.pewresearch.org/short-reads/2022/06/27/twitter-is-the-go-to-social-media-site-for-u-s-journalists-but-not-for-the-public/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">il più usato dai giornalisti </a>(seguono Facebook, Instagram, LinkedIn e YouTube). Non dal loro pubblico, però, che preferisce TikTok, Instagram, Youtube o altre piattaforme dominate dai <strong>contenuti video</strong>. Un <a href="https://reutersinstitute.politics.ox.ac.uk/journalism-media-and-technology-trends-and-predictions-2023" target="_blank" rel="noreferrer noopener">cambio di passo </a>che sta spostando in quella direzione (verso i video) anche i media.&nbsp;Il social lanciato da Jack Dorsey nel 2007 ha indotto i giornalisti ad assorbire logica e stile del nuovo formato multimediale. Nel familiarizzare con <a href="https://www.tandfonline.com/doi/abs/10.1080/1461670X.2011.571825?journalCode=rjos20" target="_blank" rel="noreferrer noopener">la pratica del microblogging</a>, l’imparzialità ha lasciato spazio all’opinione personale del giornalista, che però ha imparato a garantire maggiore trasparenza sul proprio lavoro e a condividere con i propri follower anche i contenuti generati da altri utenti.&nbsp;</p>



<p>La gestione turbolenta di Elon Musk, unita allo scarso uso di Twitter dagli chi è a caccia di news (solo il 13%), sta portando <a href="https://reutersinstitute.politics.ox.ac.uk/journalism-media-and-technology-trends-and-predictions-2023" target="_blank" rel="noreferrer noopener">i giornalisti a preferire LinkedIn</a> (42%), Mastodon (10%) e Facebook (7%). Mentre le varie testate investono sempre di più in podcast e newsletter (spesso sfruttando piattaforme create ad hoc come Substack, <a href="https://www.beehiiv.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Beehiiv</a>&nbsp;o <a href="https://ghost.org/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Ghost</a>): due canali che si sono dimostrati efficaci nell&#8217;aumentare la fidelizzazione degli utenti. </p>



<p>Se Facebook arranca, non si arresta la corsa di <strong>Instagram</strong> (ha raggiunto i <a href="https://s21.q4cdn.com/399680738/files/doc_financials/2022/q3/Meta-Q3-2022-Earnings-Call-Transcript.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">2 miliardi di utenti attivi </a>mensili) nell’essere sempre <a href="https://www.niemanlab.org/2022/10/tiktok-and-instagram-are-the-only-social-networks-that-are-growing-as-news-sources-for-americans/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">più usato (insieme a TikTok) per il consumo di notizie</a>. Stories, reel, Igtv, caroselli: sono diversi i formati messi a disposizione dalla piattaforma targata Zuckerberg. Basta scegliere il più adatto al contenuto da veicolare. Funzionali, d’impatto, facili da fruire, le stories stanno diventando il mezzo perfetto per diffondere e consumare notizie. Nel tempo si sono evolute, includendo ogni genere di tool per agevolare la promozione dei contenuti. Dal testo sopra le immagini alla musica, agli sticker, ai collage che associano video e immagini statiche, fino alla possibilità di inserire link: fondamentale per spostare gli utenti dai social ai siti web delle testate.</p>



<p>Il potenziale comunicativo in perenne evoluzione di Instagram ha spianato la strada a nuove realtà, nate e pensate per informare sui social (in Italia le principali sono <em>Will</em>, <em>Factanza</em> e <em>Torcha</em>). Ogni <strong>testata giornalistica</strong> ha la propria cifra per differenziarsi in base a obiettivi e target. C’è chi punta su grafiche visive d’effetto e frame di audio, chi predilige un profilo più narrativo con le stories in evidenza e chi mischia. Lo scopo è lo stesso (oltre a fare informazione): conservare la propria fetta di pubblico e aumentare il numero di follower.</p>



<p>Per farlo, spesso una sola piattaforma non basta. Dato che i giornali inseguono il lettore ovunque vada, potevano farsi mancare <strong>TikTok</strong>? No. <a href="https://docs.google.com/spreadsheets/u/0/d/1n2a8dSLE6ZG5Eql_Bt9ayPi14WkZ3-IsviEmlI1f11Q/edit?urp=gmail_link&amp;pli=1#gid=0" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Qui l’elenco aggiornato di chi non ha resistito</a>. “Così &#8211;&nbsp;sostiene uno studio sull’<a href="https://journals.sagepub.com/doi/abs/10.1177/1464884920969092?journalCode=joua" target="_blank" rel="noreferrer noopener">impatto di TikTok sul giornalismo</a> &#8211; le testate giornalistiche imparano a fondere forme di media inedite (ad esempio, video divertenti, sfide) con versioni adattate di quelle tradizionali (segmenti di notizie, frammenti di interviste). Il passaggio, però, non sempre è indolore. “A volte, il contenuto si allontana dal giornalismo per cercare di intercettare il pubblico più giovane nel suo habitat naturale&#8221;. Insomma, non arrivano a “<a href="https://journals.sagepub.com/doi/abs/10.1177/1464884920969092?journalCode=joua" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ballare letteralmente le notizie</a>, ma con il brand della testata in bella vista mostrano il lavoro dietro le quinte in un&#8217;atmosfera informale e musicale con un tono divertente, semplice e accattivante”. Anche se si cerca “un equilibrio tra news, emozioni ed empatia”, il rischio che l’informazione degeneri in intrattenimento è dietro l’angolo.</p>



<p>E in un contesto in cui la fiducia del pubblico verso i media è già al collasso, ad attenderli al varco ci sono <strong>influencer </strong>e creator digitali. Che in genere hanno più follower e <a href="https://reutersinstitute.politics.ox.ac.uk/journalism-media-and-technology-trends-and-predictions-2023" target="_blank" rel="noreferrer noopener">sono considerati più credibili come fonte di informazione</a>. Almeno dagli utenti under 30.&nbsp;“Questo &#8211; ci spiega <strong>Nic Newman</strong>, autore del Digital news report del Reuters institute &#8211; è per lo più un cambiamento generazionale. I più giovani tendono a trascorrere gran parte del loro tempo su YouTube, Instagram e TikTok, dove la cultura dei creator è diventata dominante. Soprattutto durante il Covid, i creator hanno iniziato a parlare di argomenti legati alla cronaca. Gli utenti più giovani li ascoltano e poi ne parlano a loro volta”.</p>



<p>Sui social cambiano le regole del gioco e la differenza tra giornalisti e divulgatori di notizie non è più così importante e, soprattutto, non è garanzia di maggiore affidabilità. Sottovalutare la <strong>competizione</strong> con i creator digitali, più avvezzi alle dinamiche social e con community solide a seguito, è un rischio. Non calcolato e pagato caro da due top player del settore, <em>BuzzFeed</em> <em>News</em> e <em>Vice Media</em>, che sono stati <a href="https://tg24.sky.it/tecnologia/2023/05/03/buzzfeed-news-vice-giornalismo-online-crisi/amp" target="_blank" rel="noreferrer noopener">costretti a chiudere i battenti</a>.&nbsp;</p>



<p>Se a indirizzare il consumo di news sono sempre più <strong>algoritmi</strong> e creator, l’unica strada che hanno i giornalisti “per non morire” è diventare influencer? “No, &#8211; dice Newman &#8211; ma c&#8217;è molto che possono imparare sul loro modo di unire informazione e intrattenimento. Le testate potrebbero aiutare i propri giornalisti di punta a costruire e promuovere il loro profilo sui vari canali. Può essere un modo per far quadrare il cerchio e rendere il giornalismo più rilevante, e anche più umano. A patto, però, che si rispettino i principi deontologici”.</p>



<p>&#8220;Giocare all’influencer&#8221;, insomma, può essere un’arma a doppio taglio. Da una parte, coltivando la relazione diretta con i follower, si intercettano più utenti. Dall’altra, si trasforma il giornalismo in <strong><em>personal branding</em></strong>. Il lettore non si fidelizza alla testata ma al singolo giornalista, che così si auto promuove: un <a href="https://www.professionereporter.eu/2022/04/new-york-times-il-direttore-ai-giornalisti-fate-meno-tweet-cercate-piu-notizie/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">pericoloso cortocircuito</a>, dove l’attendibilità della notizia si fonda più sul rapporto personale che su criteri oggettivi. E il valore del giornalista-influencer dipende dal numero di follower e dalla capacità di sfornare i contenuti imposti dall&#8217;algoritmo. </p>



<p>Non proprio il massimo per il giornalismo che vuole salvarsi dalla condanna all’irrilevanza. “Per sopravvivere &#8211; aggiunge il giornalista esperto di strategie digitali, tra i fondatori del sito <em>BBC News</em> &#8211; deve attenersi al suo ruolo, che è quello di fornire informazioni affidabili, utili e pertinenti, usando tutti i canali in cui l’utente le richiede. Solo così potrà recuperarne la <strong>fiducia</strong>”. </p>



<p>Secondo l’editore americano <strong>Bryan Goldberg</strong> (ceo di BDG Media), invece, l’unica vai per sottrarsi alla&nbsp;competizione, persa in partenza, con i social è <a href="https://pressgazette.co.uk/publishers/digital-journalism/publishers-must-adapt-to-life-outside-the-world-wide-web-or-be-crushed-says-bustle-ceo-bryan-goldberg/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">uscire dal web</a>, puntando su newsletter, organizzazione di eventi o qualsiasi altro contesto che non sia monopolizzato da Google &amp; Co. “E chi non si adegua verrà schiacciato”. Della serie: se non puoi batterli sul loro campo da gioco, cambia campo. O sarai costretto a cambiare gioco.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/academy/da-twitter-a-tiktok-i-social-stanno-trasformando-i-giornalisti-in-influencer.html">Da Twitter a TikTok. I social stanno trasformando i giornalisti in influencer?</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Maria Zakharova: la social media manager della Russia</title>
		<link>https://it.insideover.com/video/maria-zakharova-la-social-media-manager-della-russia</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Chiara Marcassa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Aug 2023 13:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[diplomazia]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[InsideNews]]></category>
		<category><![CDATA[social media]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?post_type=video&#038;p=406064</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1280" height="720" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/4.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/4.jpg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/4-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/4-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/4-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/4-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/4-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>Sguardo sarcastico, tono irriverente, post, meme, tweet. Ecco come Maria Zakharova si è fatta strada all'interno del ministero degli Affari Esteri fino a diventare la spalla di Sergej Lavrov. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/video/maria-zakharova-la-social-media-manager-della-russia">Maria Zakharova: la social media manager della Russia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="720" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/4.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/4.jpg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/4-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/4-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/4-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/4-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/4-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<figure class="wp-block-video"><video height="1080" style="aspect-ratio: 1920 / 1080;" width="1920" controls poster="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/4.jpg" src="https://cdn.evolutionadv.it/insideover/website/2023/08/Maria_Zakharova.mp4"></video></figure>



<p>Sguardo sarcastico, tono deciso e irriverente, post, meme, tweet e frecciatine. Ecco come Maria Zakharova si è fatta strada all&#8217;interno del ministero degli Affari Esteri fino a sedersi di fianco al secondo uomo più potente di Mosca, <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-sergej-lavrov.html">Sergej Lavrov</a>. La prima donna alla guida del <strong>Dipartimento stampa e informazioni</strong> del ministero degli Esteri ha plasmato la figura pubblica del Paese facendo sbarcare la Federazione Russa su <strong>Twitter e Facebook</strong>, e le sanzioni dell&#8217;Occidente nulla hanno potuto contro il suo frequentatissimo profilo Telegram. </p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Scopri di più</strong>: <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-maria-zakharova-la-portavoce-di-lavrov.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Chi è Maria Zakharova, la portavoce di Lavrov</a></li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/video/maria-zakharova-la-social-media-manager-della-russia">Maria Zakharova: la social media manager della Russia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Così terrorismo e criminalità sfruttano il lato oscuro dei social media</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/organizzazioni-criminali-social-media.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simona Losito]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Jun 2022 20:11:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Al Qaeda]]></category>
		<category><![CDATA[Isis]]></category>
		<category><![CDATA[social media]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=360645</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_IPA31598273-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_IPA31598273-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_IPA31598273-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_IPA31598273-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_IPA31598273-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_IPA31598273-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_IPA31598273-2048x1366.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Gli avvenimenti di Haiti, che hanno visto l’utilizzo di TikTok, Instagram e Twitter da parte delle bande per reclutare nuovi adepti e diffondere terrore, sono l&#8217;ennesima testimonianza di quanto siano fondamentali i social media per i movimenti criminali. Il rapper amatoriale protagonista della vicenda, conosciuto come “Izo”, ha pubblicato un video su TikTok e Instagram &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/organizzazioni-criminali-social-media.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/organizzazioni-criminali-social-media.html">Così terrorismo e criminalità sfruttano il lato oscuro dei social media</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_IPA31598273-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_IPA31598273-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_IPA31598273-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_IPA31598273-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_IPA31598273-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_IPA31598273-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_IPA31598273-2048x1366.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Gli avvenimenti di <strong>Haiti</strong>, che hanno visto l’utilizzo di <strong>TikTok</strong>, Instagram e Twitter da parte delle bande per reclutare nuovi adepti e diffondere terrore, sono l&#8217;ennesima testimonianza di quanto siano fondamentali i social media per i movimenti criminali. Il rapper amatoriale protagonista della vicenda, conosciuto come “<strong>Izo</strong>”, ha pubblicato un video su TikTok e Instagram in cui minacciava di massacrare una trentina di persone per vendetta. Nel video è stato attento a non mostrare la pistola, consapevole che i sistemi di sicurezza dei social media avrebbero potuto rimuoverlo o qualcuno avrebbe potuto segnalarlo ai moderatori.</p>
<p>I social media vengono utilizzati in primis come mezzo attraverso cui ampliare la portata del movimento, acquisire maggiore potere e aumentare la coesione del gruppo. Lo scopo dei video è quello di motivare nuove reclute, destare terrore nei rivali e nella popolazione, mettendo contemporaneamente alla prova le capacità di controllo dei contenuti da parte delle piattaforme. I social, però, vengono utilizzati non solo per diffondere messaggi o terrorizzare verbalmente la popolazione, ma anche per condividere immagini violente di cadaveri, corpi mutilati, dando prova visiva del loro potere.</p>
<p>Spesso le immagini, i video e i messaggi vengono diffusi prima su <strong>Whatsapp</strong> e poi sulle altre piattaforme. In questo modo le <strong>chat crittografate</strong> dell’applicazione di messaggistica codificano i messaggi in modo tale che possano essere letti solo da mittente e destinatario, rendendo più difficile il rilevamento dei contenuti pericolosi, a meno che non vengano segnalati da un utente.</p>
<p>Quasi il<strong> 90% del terrorismo</strong> organizzato su Internet avviene attraverso i social media. Le organizzazioni criminali utilizzano i social per diffondere messaggi, reclutare e terrorizzare da quando si è compresa la potenza del mezzo. È noto che i <strong>gruppi jihadisti</strong> utilizzano piattaforme mediatiche tradizionali come Twitter e Facebook per pubblicare i loro contenuti e creare account sponsorizzati in cui rilasciano notizie e video. Questa comunicazione, che consiste nell’utilizzo delle tecnologie per condurre attività persuasive in rete, rientra nel settore scientifico della <strong>captologia, </strong>cioè lo studio dei computer come tecnologie persuasive. In poco tempo, strumenti come questi si sono trasformati in mezzi di persuasione e condizionamento delle masse provocando gravi conseguenze.</p>
<h2>Le ragioni dell’utilizzo dei social media nelle organizzazioni terroristiche</h2>
<p>I social sono mezzi comodi per la <strong>rapidità</strong> di veicolazione dei messaggi, sono <strong>gratuite</strong> e di facile utilizzo. Man mano che le tecnologie avanzavano e che le reti sociali si facevano sempre più trasparenti, le reti terroristiche hanno iniziato a celarsi dietro i segnali invisibili delle reti internet. L&#8217;utilizzo è prettamente indirizzato a comunicazioni operative, raccolta di informazioni, condivisione di informazioni tecniche, reclutamento, addestramento, ecc. L&#8217;esistenza di gruppi terroristici su Internet è rilevabile già dal 1999, per esempio sui forum come al-falluja, al-fidaa, al-shmukh.</p>
<p>In passato era molto complicato per questi gruppi comunicare con le persone che desideravano raggiungere, mentre i social media hanno consentito ai terroristi di rilasciare i loro messaggi direttamente al pubblico verso cui volevano rivolgersi. Uno dei gruppi terroristici conosciuti proprio per il largo uso dei social è<strong> Al-Qaeda,</strong> il primo a sfruttare appieno le potenzialità di internet, prendendo di mira soprattutto gli utenti occidentali dei social media. Attraverso questa strategia, è riuscita ad organizzare la sua missione non solo per mezzo della diffusione del terrore tra i suoi nemici, ma risvegliando la comunità musulmana.</p>
<p>Anche l&#8217;<strong>Isis</strong> è molto attivo sui social media e utilizza diverse piattaforme come Facebook, Twitter, Instagram, You Tube, Viber, ecc. In questo modo l&#8217;organizzazione recluta membri, colpendo personalità più fragili, spesso individuate negli immigrati e nei più giovani, e comunica ai follower e donatori di fondi. Un parallelo utilizzo delle piattaforme ha visto in passato la pubblicazione di video di torture, esecuzioni, decapitazioni, al puro e semplice scopo di terrorizzare gli utenti che si trovano dinanzi ai video. Per diffondere i loro messaggi, sono stati utilizzati una grande quantità di siti e, in questo modo, i brutali video pubblicati online sono stati visualizzati da un gran numero di persone. Nella maggior parte si trattava di video di alta qualità, che mostravano chiaramente le azioni terribili e, spesso, rappresentavano anche una testimonianza delle ultime parole dell’ostaggio. Oltre alla violenza, l’Isis ha spesso condiviso video dei propri membri durante azioni non violente, come aiutare le persone o visitare ospedali, con lo scopo di contraddire l’opinione comune riguardo i gruppi terroristici e i loro membri. L’obiettivo, quindi, è quello di seminare il terrore nei Paesi occidentali e svolgere attività di propaganda e proselitismo rivolgendosi al mondo intero.</p>
<p><figure id="attachment_361254" aria-describedby="caption-attachment-361254" style="width: 2560px" class="wp-caption alignnone"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-361254" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220619132723830_488a29d06ad9ff0f8885ef710fe88a10-scaled.jpg" alt="" width="2560" height="1403" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220619132723830_488a29d06ad9ff0f8885ef710fe88a10-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220619132723830_488a29d06ad9ff0f8885ef710fe88a10-300x164.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220619132723830_488a29d06ad9ff0f8885ef710fe88a10-1024x561.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220619132723830_488a29d06ad9ff0f8885ef710fe88a10-768x421.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220619132723830_488a29d06ad9ff0f8885ef710fe88a10-1536x842.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220619132723830_488a29d06ad9ff0f8885ef710fe88a10-2048x1123.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /><figcaption id="caption-attachment-361254" class="wp-caption-text">Un fermo immagine tratto da un video postato sul profilo Twitter Jihadoscope mostra Ayman al Zawahiri, attuale capo di al Qaida.</figcaption></figure></p>
<p>Un esempio dell’utilizzo dei social ci viene fornito anche dai talebani, in particolare per l’uso di Twitter, diventato uno strumento chiave di propaganda in occasione del ritorno al potere nell&#8217;agosto del 2021. L’organizzazione terrorista somala <strong>Al-Shabab</strong>, invece, utilizzava un account Twitter sotto il nome <em>@HSMPress</em>: dall&#8217;apertura il 7 dicembre 2011, l&#8217;account ha raggiunto migliaia di follower. Un esempio di come Al-Shabaab ha utilizzato Twitter per raccontare le proprie azioni è stata la crisi degli ostaggi del Westgate Mall del 2013 a Nairobi: il racconto dell’attacco procedeva mentre era in corso, condividendo una prospettiva alternativa a chi assisteva all’aagguato dall’esterno.</p>
<p>Il gruppo terroristico nigeriano <strong>Boko Haram</strong>, un’organizzazione terroristica jihadista del nord della Nigeria che significa “l’istruzione occidentale è proibita”, rilasciò invece un video difendendo le proprie azioni su YouTube. A partire dal 2011, in tutta l’Africa del Nord sono nate nuove organizzazioni e reti di contrabbando. Molte organizzazioni criminali utilizzano i flussi migratori come business grazie anche all’utilizzo dei social media che consentono di evitare i controlli e i sistemi di sicurezza ai confini. Anche i gruppi terroristici ceceni nel Caucaso sono considerati utenti significativi dei social media.</p>
<p>I mass media non possono chiaramente sostenere gli obiettivi di tali organizzazioni e dovrebbe essere loro il compito di segnalare eventuali problemi. I social liberi in una società aperta sono quelli più vulnerabili allo sfruttamento e alla manipolazione da parte di organizzazioni terroristiche. Un vantaggio dei nuovi media per le organizzazioni criminali è proprio la possibilità di interagire con la propria rete, mentre in passato i messaggi venivano lasciati tramite intermediari. L&#8217;ulteriore difficoltà per le autorità è che, anche quando riescono a chiudere un account Twitter o Facebook sospetto di un gruppo terroristico, subito ne viene aperto un altro e tutti i follower vengono trasferiti sul nuovo account.</p>
<p>I media aumentano la percezione del rischio di paura del terrorismo e della criminalità, perché gli utenti danno maggiore peso alle notizie. Per ottenere l’attenzione, le organizzazioni terroristiche utilizzano soprattutto violenza e aggressione, colpendo principalmente i civili, un metodo che si è rivelato essere efficace. Inefficace è invece come sistema per l’abbattimento dei governi al fine di conquistare il potere politico. I social media rappresentano quindi un grande strumento per i gruppi criminali: la visibilità e la spettacolarizzazione delle loro azioni amplificano il loro potere.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/organizzazioni-criminali-social-media.html">Così terrorismo e criminalità sfruttano il lato oscuro dei social media</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;errore di Zelensky: il video rimosso</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/lerrore-di-zelensky-il-video-rimosso.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Apr 2022 14:46:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[assedio Kiev]]></category>
		<category><![CDATA[Donbass]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[social media]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=352874</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/AYAX8r9H238XUPosRcGr_ANSA-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/AYAX8r9H238XUPosRcGr_ANSA-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/AYAX8r9H238XUPosRcGr_ANSA-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/AYAX8r9H238XUPosRcGr_ANSA-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/AYAX8r9H238XUPosRcGr_ANSA-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/AYAX8r9H238XUPosRcGr_ANSA-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/AYAX8r9H238XUPosRcGr_ANSA-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Più volte Volodymyr Zelensky ha girato dei video con il suo cellulare privato dall&#8217;ufficio di via Bankova, lì dove ha sede la presidenza ucraina. Un modo per dimostrare di non essere mai uscito da Kiev durante il conflitto e per apparire più vicino ai suoi concittadini nel pieno della guerra. Ma in un video pubblicato &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/lerrore-di-zelensky-il-video-rimosso.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/lerrore-di-zelensky-il-video-rimosso.html">L&#8217;errore di Zelensky: il video rimosso</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/AYAX8r9H238XUPosRcGr_ANSA-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/AYAX8r9H238XUPosRcGr_ANSA-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/AYAX8r9H238XUPosRcGr_ANSA-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/AYAX8r9H238XUPosRcGr_ANSA-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/AYAX8r9H238XUPosRcGr_ANSA-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/AYAX8r9H238XUPosRcGr_ANSA-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/AYAX8r9H238XUPosRcGr_ANSA-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Più volte<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-volodymyr-zelensky.html"> Volodymyr Zelensky</a> ha girato dei video con il suo cellulare privato dall&#8217;ufficio di via Bankova, lì dove ha sede la presidenza ucraina. Un modo per dimostrare di non essere mai uscito da <strong>Kiev</strong> durante il conflitto e per apparire più vicino ai suoi concittadini nel pieno della guerra. Ma in un video pubblicato sui suoi canali social nel giorno di Pasqua qualcosa è andato storto. Le immagini sono state quasi immediatamente rimosse e chi cura la comunicazione del presidente ha fatto in modo di non far circolare più i 32 secondi che ritraevano Zelensky seduto dietro la sua scrivania. In tanti avevano però già visto e condiviso. Tanto da far parlare di primo scivolone mediatico di Kiev dall&#8217;inizio della guerra. Ma cosa è accaduto nello specifico?</p>
<h2>Quali erano i contenuti del video</h2>
<p>Chi ha preso visione delle immagini, ha visto come prima cosa il volto di Zelensky inquadrato tramite la videocamera del suo <strong>telefonino</strong>. Non si tratta di una telecamera professionale, lo si vede sia dalla qualità del video che dalle angolature. Si tratta di un comune selfie, con il presidente ucraino che mentre si inquadra inizia subito a parlare. Il tono della voce è molto basso e le sue parole poco comprensibili anche a un orecchio attento: &#8220;Buonasera a tutti &#8211; esordisce mentre la videocamera punta su di lui &#8211; Siamo al 52esimo giorno. Cosa posso dire?&#8221;. Nel frattempo le immagini iniziano a mostrare anche le pareti alle sua spalle, si riconosce la sua poltrona, vista in tanti altri video, così come è ben riconoscibile l&#8217;ambiente dell&#8217;ufficio presidenziale di via Bankova.</p>
<p>Zelensky continua a parlare ma appare stanco, le parole sono dette in modo sempre meno comprensibile, con un tono molto basso e con uno sguardo quasi stralunato. Poi la videocamera viene girata e si notano per una breve frazione di secondo alcuni fogli che tiene in mano, così come anche dei dettagli della stanza, con le immagini che indugiano sulla bandiera dell&#8217;Ucraina accanto la sua scrivania: &#8220;Noi lavoriamo &#8211; continua, non senza affanno &#8211; amiamo, ringraziamo, preghiamo&#8221;. A quel punto la videocamera punto nuovamente su di lui: &#8220;E noi sconfiggeremo tutti&#8221;, dichiara mentre agita un pugno in segno di vittoria.</p>
<h2>Le accuse dei filorussi</h2>
<p>Non appena il video è stato diffuso, sui social diversi canali russi e filorussi hanno sottolineato le condizioni psicofisiche del presidente ucraino. Sono spuntate molte <strong>accuse</strong> sul suo conto. C&#8217;è chi sostiene che Volodymyr Zelensky, prima di prendere il telefonino in mano, abbia alzato un po&#8217; troppo il gomito con l&#8217;alcool e abbia buttato giù qualche bicchiere di troppo. C&#8217;è poi chi va oltre, sostenendo anche un abuso di sostanze stupefacenti da parte del capo dello Stato ucraino. Ricollegandosi in tal modo alle accuse mosse da Putin nei primi giorni di guerra, in cui ha esortato i generali ucraini &#8220;<a href="https://www.ilgiornale.it/news/mondo/zelensky-apre-dialogo-mosca-possibile-incontro-minsk-2013310.html">a disfarsi di una classe politica di nazisti e drogati</a>&#8220;. Ad alimentare i sospetti dei filorussi anche il fatto che il video, poco dopo la pubblicazione, è stato rimosso.</p>
<h2>Una falla nella comunicazione</h2>
<p>Se negli account social russi viaggia la voce di uno Zelensky ubriaco (o peggio) nel video eliminato, negli account ucraini si tende a ridimensionare la vicenda. Si parla, in particolare, di semplice stanchezza da parte del presidente e di uno sguardo poco lucido determinato dalle tante ore di lavoro del capo dello Stato nel suo ufficio. La vita di Zelensky in questo momento prevedrebbe poche ore di sonno e di riposo. Resta però un fatto: la <strong>rimozione</strong> del video è di per sé una prima <strong>falla</strong> comunicativa ucraina. In questi quasi due mesi di guerra, si è spesso detto a più livelli che Kiev sta vincendo la battaglia mediatica. E questo grazie proprio all&#8217;abilità di Zelensky, uomo di spettacolo, e ai suoi frequenti video. Togliere un contenuto ha dato l&#8217;idea di una falla nel sistema comunicativo del presidente ucraino.</p>
<p>Al di là dei motivi che hanno spinto alla rimozione del video, tra i membri dello staff non si è avuta molta comunicazione. Nelle immagini Zelensky infatti appariva solo, dunque la pubblicazione del video è avvenuta probabilmente di sua spontanea volontà. Senza <strong>consultazione</strong> e senza controllo preventivo. Un fatto che ha determinato qualche <strong>imbarazzo</strong> perché al netto delle accuse di abuso di sostanze alcoliche o stupefacenti, mostrarsi stanco e con poca lucidità in guerra non è mai una giusta strategia. Zelensky si è esposto alle critiche dei suoi rivali, una leggerezza non da poco. Uno smacco per l&#8217;appunto, il primo in una macchina mediatica fino a ieri quasi perfetta.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/lerrore-di-zelensky-il-video-rimosso.html">L&#8217;errore di Zelensky: il video rimosso</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La guerra adesso si fa anche su Twitter</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/il-ruolo-di-twitter-nei-piu-delicati-contesti-internazionali.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Feb 2021 06:41:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[social media]]></category>
		<category><![CDATA[Twitter]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=309031</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="4000" height="2518" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/Hacker_apertura.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/Hacker_apertura.jpg 4000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/Hacker_apertura-300x189.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/Hacker_apertura-768x483.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/Hacker_apertura-1024x645.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 4000px) 100vw, 4000px" /></p>
<p>In guerra e nei contesti più turbolenti, la comunicazione è uno dei fattori più importanti. E oggi, che buona parte di essa si svolge sui canali virtuali, le piattaforme social hanno assunto un ruolo sempre più decisivo. Lo si è visto, in prima battuta, dieci anni fa quando il mondo arabo è stato sconvolto dalle &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-ruolo-di-twitter-nei-piu-delicati-contesti-internazionali.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-ruolo-di-twitter-nei-piu-delicati-contesti-internazionali.html">La guerra adesso si fa anche su Twitter</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="4000" height="2518" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/Hacker_apertura.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/Hacker_apertura.jpg 4000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/Hacker_apertura-300x189.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/Hacker_apertura-768x483.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/Hacker_apertura-1024x645.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 4000px) 100vw, 4000px" /></p><p>In guerra e nei contesti più turbolenti, la <strong>comunicazione</strong> è uno dei fattori più importanti. E oggi, che buona parte di essa si svolge sui canali virtuali, le piattaforme social hanno assunto un ruolo sempre più decisivo. Lo si è visto, in prima battuta, dieci anni fa quando il mondo arabo è stato sconvolto dalle proteste che hanno attraversato in lungo e in largo il medio oriente. Buona parte dei moti si è sviluppata grazie anche, se non soprattutto, ai messaggi lanciati via <strong>Twitter</strong>. Lo stesso social sempre più protagonista dell&#8217;attuale delicata fase internazionale. Il 2021 si è aperto con la rimozione, a seguito dei fatti di Capitol Hill, dell&#8217;account dell&#8217;ex presidente Usa <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-donald-trump.html">Donald Trump</a>. Mentre poche settimane dopo la stessa sorte è toccata ad alcuni profili ritenuti responsabili, dai vertici del social, di diffondere contenuti anti Azerbaijan, facendo così entrare Twitter anche nell&#8217;intricato contesto del conflitto del <strong>Nagorno Karabakh</strong>.</p>
<h2>Dalla primavera araba a Trump</h2>
<p>Gli incidenti della storia capitano spesso nelle località meno note, in quei luoghi di periferia da cui mai ci si aspetterebbe un evento di portata internazionale. La <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/che-cos-e-la-primavera-araba.html">primavera araba</a> ne è stata un esempio. Tutto infatti è partito il 17 dicembre del 2010 dalla cittadina tunisina di <strong>Sidi Bouzid</strong>. Qui un ragazzo, di nome <strong>Mohamed Bouazizi</strong>, si è cosparso di benzina dandosi fuoco davanti la sede del governatorato. Un gesto estremo per protestare contro le sue drammatiche condizioni economiche, le stesse in cui vivevano migliaia di suoi concittadini. Il video del suo gesto estremo è stato diffuso su Twitter. Da questa periferia tunisina,<a href="https://it.insideover.com/politica/l-improvvisa-cesura-storica-10-anni-fa-scoppiava-la-primavera-araba.html"> il social è entrato repentinamente all&#8217;interno dello scacchiere politico e comunicativo internazionale.</a> Perché la protesta innescata dopo le immagini drammatiche provenienti da Sidi Bouzid, ha avuto proprio in Twitter uno strumento decisivo per la sua repentina diffusione.</p>
<p>Prima in <strong>Tunisia</strong>, poi in <strong>Egitto</strong> e quindi in tutti i vari Paesi arabi. La primavera è nata così. Da allora i social sono diventati una costante presenza in ogni contesto bellico, rivoluzionario oppure durante delicate fasi politiche. É stato così nel 2013 in <strong>Turchia</strong>, quando la protesta del <em>Gezi Park</em> ad Istanbul ha infiammato per diverse settimane il Paese e il <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-recep-tayyip-erdogan.html">presidente Erdogan</a> ha accusato i manifestanti di alimentare i disordini grazie ai messaggi diffusi via Twitter. <strong>Oscurare</strong> i social è diventato, in diversi contesti internazionali, la prima arma utilizzata nelle fasi più delicate. Negli ultimi anni è accaduto anche il contrario e cioè che sono gli stessi vertici della piattaforma ad intervenire direttamente per oscurare post o account considerati pericolosi per la sicurezza. É accaduto ad esempio al presidente brasiliano <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/jair-bolsonaro-brasile.html">Jair Bolsonaro</a>, a cui nel marzo del 2020 sono stati eliminati alcuni messaggi contrari alle misure restrittive anti Covid. In <strong>Iran</strong> invece, dove ufficialmente i social sono vietati ma anche i vertici del Paese hanno i propri account, Twitter ha rimosso dei post della Guida Suprema Alì Khamenei.</p>
<p>Il caso più eclatante ha però riguardato l&#8217;ex presidente Usa Donald Trump. Quest&#8217;ultimo durante i suoi quattro anni di amministrazione è stato più volte ripreso dai gestori di Twitter. Circostanza questa che ha portato il tycoon newyorkese ad accusare i responsabili del social di usare politicamente la piattaforma e di <strong>censurare</strong> i suoi interventi. L&#8217;apice dello scontro tra Trump e Twitter è arrivato dopo le proteste del 6 gennaio 2021, pochi giorni prima della fine del mandato dell&#8217;ex presidente Usa, dove un gruppo di manifestanti ha fatto irruzione nella sede del <strong>Congresso</strong>. Twitter ha accusato il capo dello Stato uscente di aver fomentato o comunque non frenato la protesta.<a href="https://it.insideover.com/politica/trump-bannato-a-vita-da-twitter-il-totalitarismo-di-big-tech.html"> Da qui la scelta di eliminare definitivamente il suo account. </a></p>
<h2>L&#8217;importanza di Twitter nella guerra del Nagorno Karabakh</h2>
<p>In ordine di tempo, l&#8217;ultimo esempio di quanto il social sia diventato centrale nei contesti internazionali è arrivato dal Nagorno Karabakh. Qui <a href="https://it.insideover.com/guerra/nuovi-scontri-nel-nagorno-karabakh-prime-vittime-tra-soldati-e-militari.html">il 27 settembre scorso si è riattivato un conflitto tra armeni e azerbaigiani</a> rimasto &#8220;congelato&#8221; per anni. I combattimenti hanno visto la contrapposizione tra l&#8217;esercito di Baku e Yerevan. Il cessate il fuoco di novembre ha posto fine agli scontri, <a href="https://it.insideover.com/guerra/ecco-come-cambia-la-geografia-del-nagorno-karabakh.html">con lo stravolgimento della geografia della regione</a> e la conquista da parte dell&#8217;Azerbaijan di diverse province in mano agli armeni dal 1994. Se da una parte è terminata la fase calda del conflitto però, le polemiche e le battaglie mediatiche non sono ancora spente. A dimostrarlo è la decisione presa da Twitter nei giorni scorsi di rimuovere 35 account ricollegabili al governo armeno.</p>
<p>Secondo i gestori del social, anche tramite account fasulli sulla piattaforma veniva alimentata, durante e dopo la guerra, una <strong>propaganda</strong> anti azerbaigiana. Su internet venivano lanciati contenuti e messaggi che, sempre secondo Twitter, hanno avuto come intento principale quello di favorire una narrativa mediatica favorevole all&#8217;Armenia. Per questo sono scattati dei controlli, al termine dei quali è arrivata la decisione di rimuovere gli account. Si trattava, nella maggior parte dei casi, di profili fasulli impegnati, come specificato dai gestori del social, in attività di spam anti Baku.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-ruolo-di-twitter-nei-piu-delicati-contesti-internazionali.html">La guerra adesso si fa anche su Twitter</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Quella guerra degli ayatollah ai social media</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/quella-guerra-degli-ayatollah-ai-social-media.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Feb 2019 08:47:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Instagram]]></category>
		<category><![CDATA[social media]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/uncategorized/quella-guerra-degli-ayatollah-ai-social-media-171419.html</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1187" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9233682.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9233682.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9233682-300x185.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9233682-768x475.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9233682-1024x633.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il Consiglio supremo iraniano per il cyberspazio ha approvato un pacchetto di misure mirate a impedire l’accesso a Instagram in tutto il Paese, per motivi di sicurezza nazionale. Un’ulteriore giro di vite nella guerra ai social media, intrapresa da Teheran a partire dal 2009. Al momento, Instagram rimane l’ultimo tra i principali social media a essere &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/quella-guerra-degli-ayatollah-ai-social-media.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/quella-guerra-degli-ayatollah-ai-social-media.html">Quella guerra degli ayatollah ai social media</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1187" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9233682.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9233682.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9233682-300x185.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9233682-768x475.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9233682-1024x633.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il Consiglio supremo iraniano per il cyberspazio ha approvato un pacchetto di misure mirate a impedire <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.bloomberg.com/news/articles/2019-01-02/iran-extends-social-media-crackdown-with-move-to-bar-instagram">l’accesso a Instagram</a> in tutto il Paese, per motivi di sicurezza nazionale. Un’ulteriore giro di vite nella guerra ai social media, intrapresa da Teheran a partire dal 2009.</p>
<p>Al momento, Instagram rimane l’ultimo tra i principali social media a essere liberamente accessibile nel Paese. Tuttavia, secondo quanto stabilito dal Consiglio di Teheran, presto l’applicazione verrà bloccata, come già successo a Facebook, Twitter, YouTube e, ultima in ordine cronologico, Telegram.</p>
<p>Verso il blocco di Instagram</p>
<p>Stando a quanto dichiarato da Javid Javidnia, della Procura di Teheran, Instagram verrebbe utilizzata per commettere crimini all’interno del territorio iraniano. La decisione di bloccare l’applicazione fa seguito a un precedente tentativo di filtraggio dello strumento, che tuttavia non avrebbe ottenuto i risultati sperati. Già nel 2018 l’Iran aveva <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.nytimes.com/2018/01/02/technology/iran-protests-social-media.html">limitato</a> alcuni servizi internet, restringendo, in maniera intermittente, le funzioni di Instagram.</p>
<p>Non è ancora chiaro quando la decisione entrerà in vigore ufficialmente e se si tratterà di una misura temporanea o permanente. Nonostante il parere favorevole alla chiusura di Instagram da parte della Procura, infatti, mancherebbe ancora un consenso unanime tra i funzionari della magistratura e quelli politici.</p>
<p></p>
<p>Da parte sua, il ministro delle tecnologie dell&#8217;informazione e della comunicazione dell&#8217;Iran, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.al-monitor.com/pulse/contents/afp/2019/01/iran-internet-politics-censorship.html">Mohammad-Javad Azari-Jahromi</a>, si è espresso contro il blocco di Instagram, temendo che questa mossa possa causare ulteriori problemi alla Repubblica islamica.</p>
<p>Secondo Azari-Jahromi, filtrare Instagram non sarebbe una strategia efficace per neutralizzare le potenziali minacce, ma al contrario potrebbe causare ulteriori danni al Paese. L’applicazione costituisce uno strumento di lavoro prezioso per molti uomini d’affari. La sua chiusura potrebbe aggravare la situazione economica iraniana, divenuta particolarmente complessa da quando, nel maggio 2018, gli Stati Uniti hanno imposto nuove sanzioni al Paese, in seguito al ritiro dall’accordo sul nucleare – il Joint Comprehensive Plan of Action (Jcpoa).</p>
<p>I social media come strumento di propaganda</p>
<p>Negli ultimi anni, i social media e le applicazioni di messaggistica istantanea sarebbero state utilizzate per diffondere la <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="https://www.telegraph.co.uk/technology/2019/01/02/iran-bans-instagram-president-has-2-million-followers/">propaganda</a> contro Teheran a livello globale, facilitando la comunicazione tra i cittadini e l’organizzazione di proteste.</p>
<p>Tra il dicembre 2017 e il gennaio 2018, in particolare, l’Iran è stato scosso da una serie di <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.bbc.com/news/world-middle-east-42566083">proteste</a>, causate dalle crescenti<strong> difficoltà economiche</strong> e dalla mancanza di libertà civili. Fra i protagonisti delle manifestazioni vi sono stati anche i social media, in particolare <strong>Telegram</strong>, al centro della guerra cibernetica tra gli oppositori e il governo.</p>
<p></p>
<p>La risposta immediata di Teheran è stata la sospensione sporadica dell’accesso a internet nelle città teatro delle proteste. Poco tempo dopo, nell&#8217;aprile 2018, il governo iraniano ha <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.reuters.com/article/us-iran-telegram-apps/irans-judiciary-bans-use-of-telegram-messaging-app-state-tv-idUSKBN1I11JM">vietato</a> l’utilizzo di Telegram. Secondo la magistratura, le azioni degli utenti del servizio, in particolare “la <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.bbc.com/news/technology-43963927">propaganda contro il governo</a>, le attività terroristiche, la pornografia e la diffusione di bugie per incitare l’opinione pubblica”, costituirebbero una minaccia per la sicurezza nazionale.</p>
<p>L’alternativa iraniana</p>
<p>Per fronteggiare la mancanza di social media, nell’aprile 2018, il governo iraniano ha lanciato una nuova applicazione di messaggistica istantanea, <a href="https://www.aljazeera.com/news/2018/04/iran-releases-messaging-app-soroush-replace-telegram-180426112935318.html">Soroush</a>. L’app, dotata della maggior parte delle funzioni di Telegram, mirava a sostituire i social media esistenti, attraverso uno strumento progettato e realizzato dal governo.</p>
<p>Temendo tuttavia per la loro privacy e, in particolare, che il governo potesse controllare i messaggi inviati tramite la nuova applicazione, gli iraniani si sono avvalsi di Vpn – reti di telecomunicazioni private, in grado di aggirare il blocco. Nonostante i divieti sui social media, dunque, molti iraniani continuerebbero ad accedere ai servizi, aggirando i blocchi tecnici e accedendo alle app attraverso indirizzi internet esteri.</p>
<p>Alcune personalità pubbliche continuano ad utilizzare i social media: ad esempio, l’ayatollah Ali Khamenei, guida suprema dell’Iran, il presidente Hassan Rouhani e il ministro degli Esteri, Mohammad Javad Zarif. Segno che, al di là dei provvedimenti di Teheran, rimane tutt’altro che immediato porre un argine al mondo globalizzato e interconnesso di oggi.</p>
<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/quella-guerra-degli-ayatollah-ai-social-media.html">Quella guerra degli ayatollah ai social media</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/?utm_source=w3tc&utm_medium=footer_comment&utm_campaign=free_plugin

Object Caching 61/549 objects using Redis
Page Caching using Disk: Enhanced 
Minified using Disk

Served from: it.insideover.com @ 2026-08-29 08:19:18 by W3 Total Cache
-->