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Guerra

Le macchine minate di Sirte

Sirte (Libia) Alte colonne di fumo nero sono il benvenuto di guerra a Sirte, dove si sta combattendo la battaglia finale per eliminare la roccaforte del Califfo in Libia. Due attentatori suicidi dello Stato islamico si sono appena fatti saltare in aria in mezzo alle truppe libiche. La scena è drammatica con feriti che piangono, auto carbonizzate, pozze di sangue e ambulanze a tutta velocità. Ieri due attentatori suicidi sono riusciti ad infiltrarsi dietro le linee dell’assedio provocando 13 morti e 59 feriti sulla strada che porta a Misurata. Macchine e camion bruciano ancora al nostro arrivo. I feriti più lievi vengono curati sul posto. I miliziani sono attoniti per il colpo di coda delle bandiere nere e lanciano l’allarme: «Andate via. È pericoloso. Abbiamo segnalazioni che stanno arrivando altre auto bombe».

Terrorismo

Sirte, il kamikaze dell’Isis

La scena più incredibile è quella di un furgoncino corazzato in maniera artigianale fermo in mezzo alla strada. Sul volante è riverso il corpo di un kamikaze. La lamiera è ridotta ad un groviera dai proiettili di mitragliatrice pesante. Un cecchino deve averlo colpito, ma nel cassone sul retro ci sono ancora bombole di gas, esplosivo e fili per l'innesco. Nessuno osa toccarlo per timore che salti tutto in aria.

Guerra

Nella prigione dello Stato Islamico

SIRTE - Il sibilo, troppo vicino, del proiettile di un cecchino dello Stato islamico fende l’aria. In prima linea è il soffio della morte. Poco dopo una cannonata parte verso le postazioni delle bandiere nere, che ancora non mollano nel quartiere 1 e 3 di Sirte. Un boato pazzesco, che ci fa scappare a tutta velocità per uscire dalla linea di tiro. Lo stradone a due corsie è deserto, con i pali dell’illuminazione abbattuti dalle granate, come birilli. Di intatto sono rimaste solo tre gigantesche bandiere nere disegnate come murales, quando Sirte era la roccaforte del Califfato in Libia.

Guerra

Sirte, in prima linea durante la battaglia finale

L’offensiva finale per liberare i due quartieri ancora in mano ai seguaci del Califfo è iniziata ieri mattina. Dalla zona residenziale di Anaga di fronte al distretto 3, dove sono asserragliati gli ultimi manipoli jihadisti, si scatena l’inferno. Le katibe (reparti) di Misurata legate al nuovo governo di Tripoli avanzano dal fronte sud per chiudere la morsa. Dal palazzo dove ci troviamo ogni stanza è trasformata in postazione. Si spara dai pochi centimetri rimasti aperti con una tapparella abbassata o dalle finestre oscurate da coperte e tende per non finire nel mirino dei cecchini. Il crepitare dei mitragliatori è incessante alternato alle esplosioni. Le bandiere nere lanciano nello scontro finale 13 macchine minate alla guida di kamikaze, 5 fermate dal cielo dagli americani.

Guerra

A Sirte si combatte casa per casa

Nell'ex roccaforte del Califfo in Libia, stritolata dall'assedio dei governativi, c'è solo l'imbarazzo della scelta. Prima finisci nel mirino di un cecchino e poi ti ritrovi nel deposito di viveri dello Stato islamico, appena conquistato, dove abbonda la pasta italiana, piatto preferito dalle bandiere nere. I container di traverso in mezzo alla strada nel quartiere 3, uno degli ultimi capisaldi dell'accanita resistenza jihadista, sono bucherellati come un groviera da raffiche e cannonate. Il cartello con la bandiera nera dello Stato islamico resiste ancora su una delle arterie a due corsie di Sirte, che si infila nella terra di nessuno verso il mare Mediterraneo. L'ambulanza davanti ci fa strada, ma pur arrivando a tutta velocità davanti alle barricate dei container finiamo lo stesso sotto il tiro di un cecchino. Prima fischia un colpo e poi un secondo, in successione. Quando tira il grilletto si sente un «crac» improvviso del proiettile che parte ed in contemporanea il sibilo della morte che ti passa vicino. Per fortuna che i tiratori scelti dello Stato islamico non sono sempre infallibili. Superato l'incrocio della morte, un barbuto comandante salafita che combatte contro le bandiere nere ci guarda stupefatto e sentenzia: «Siete stati fortunati che il cecchino non vi ha centrato. Allah vi protegge».

Guerra

Sirte, lo scontro finale

SIRTE - Il combattente di mezza età, che ci appare davanti sembra uno spettro. Dal buco di proiettile nella gola il sangue zampilla come una fontana. Si tiene ancora in piedi, ma barcolla. E’ stato appena colpito. Per un attimo i nostri sguardi si incrociano. Sembra chiedermi aiuto, ma sono impietrito. Prima che crolli altri combattenti lo sorreggano per trascinarlo all’ambulanza. La mimetica è inzuppata di sangue. E mentre lo caricano sulla barella l’autista urla all’infermiere nel retro “ferma l’emorragia, ferma l’emorragia”. La battaglia per la liberazione del quartiere 1 sul lungomare di Sirte è dura e senza pietà. I vecchi carri armati di fabbricazione sovietica aprono la strada alle katibe, i reparti libici che combattono lo Stato islamico. Il primo tank è piazzato in mezzo ad un incrocio ad un centinaio di metri da una moschea bucherellata dai proiettili. Il cannone si alza lentamente per vomitare una valanga di fuoco. Un boato pazzesco si mescola ad una vampata rossastra. Poi il carro viene avvolto da una nuvola di fumo provocata dalla granata che parte verso le postazioni delle bandiere nere.

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