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	<title>Sinai Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Tue, 01 Oct 2019 15:46:11 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Sinai Archives - InsideOver</title>
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		<title>L&#8217;insurrezione nel Sinai è un problema per il governo egiziano</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/linsurrezione-nel-sinai-e-un-problema-per-il-governo-egiziano.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Walton]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Oct 2019 15:46:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Sinai]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1368" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Al-Sisi.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Al-Sisi.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Al-Sisi-300x214.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Al-Sisi-768x547.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Al-Sisi-1024x730.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le forze di sicurezza egiziane hanno ucciso, nel corso di uno scontro a fuoco, quindici terroristi nella città di Arish, nella regione del Sinai del Nord. Gli insorti stavano organizzando un attentato e vistisi scoperti hanno ingaggiato un confronto, rivelatosi fatale, con i militari. L&#8217;operazione anti-terrorismo va inquadrata in un più ampio sforzo dell&#8217;apparato statale &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/linsurrezione-nel-sinai-e-un-problema-per-il-governo-egiziano.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/linsurrezione-nel-sinai-e-un-problema-per-il-governo-egiziano.html">L&#8217;insurrezione nel Sinai è un problema per il governo egiziano</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1368" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Al-Sisi.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Al-Sisi.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Al-Sisi-300x214.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Al-Sisi-768x547.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Al-Sisi-1024x730.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Le forze di sicurezza egiziane <a href="https://www.egypttoday.com/Article/1/75352/15-terrorists-killed-in-shoot-out-in-North-Sinai">hanno ucciso</a>, nel corso di uno scontro a fuoco, quindici terroristi nella città di Arish, nella regione del <strong>Sinai</strong> del Nord. Gli insorti stavano organizzando un attentato e vistisi scoperti hanno ingaggiato un confronto, rivelatosi fatale, con i militari. L&#8217;operazione anti-terrorismo va inquadrata in un più ampio sforzo dell&#8217;apparato statale per cercare di ristabilire pace e sicurezza nella regione: nella sola giornata del 27 settembre, infatti, erano stati uccisi 118 estremisti ed erano stati disattivati circa 273 ordigni esplosivi. <strong>L&#8217;insurrezione islamista</strong> nel Sinai, guidata dal Wilayat Sinai, l&#8217;emanazione locale dello Stato Islamico, continua a rivelarsi una pericolosa spina nel fianco per il governo egiziano sin dal 2013, quando si è rafforzata in seguito al caos derivante dalla rimozione dal potere del presidente Mohammed Morsi. La mancanza di stabilità al Cairo ha favorito il radicamento territoriale dei terroristi e le risposte delle autorità non sono riuscite, finora, a risolvere del tutto il problema. Il Presidente Abdel Fattah al-Sisi, già alle prese con un&#8217;economia stagnante ed<a href="https://it.insideover.com/politica/un-nuovo-fronte-di-proteste-preoccupa-al-sisi.html"> il ritorno delle dimostrazioni</a> di piazza, ha bisogno di una vittoria nella regione per fortificare la propria posizione politica.</p>
<h2>Sforzi e strategie</h2>
<p>L&#8217;esecutivo egiziano <a href="https://www.rand.org/blog/2019/08/making-headway-against-the-sinai-insurgency.html">ha stanziato</a> 42.000 uomini, suddivisi in 88 battaglioni, nel nord del Sinai, intraprendendo così una <strong>gigantesca campagna militare</strong> per sradicare l&#8217;insurrezione ma, nonostante tutto, i risultati non sono stati quelli attesi e lo spargimento di sangue è aumentato sempre di più. Stime incomplete parlano di almeno mille uomini delle forze di sicurezza  uccisi, centomila abitanti della regione, su un totale di un milione e mezzo, costretti ad abbandonare le proprie case ed altri quattrocentomila bisognosi di ricevere aiuti umanitari, migliaia di militanti eliminati ed altre decine di migliaia arrestati. Gravi attentati hanno però continuato a segnare la vita degli abitanti della zona, come l&#8217;assalto dei militanti islamici alla moschea Sufi di Bir Al-Abed, nel novembre del 2017, che ha provocato più di trecento morti e più in generale una serie di attacchi che sono stati portati avanti contro le forze di sicurezza ed i civili. L&#8217;obiettivo dei terroristi non è solo quello di destabilizzare l&#8217;esecutivo di Al-Sisi, ma anche quello di privare l&#8217;economia egiziana delle sue principali fonti di entrate: su tutte quelle del settore turistico. <a href="https://jamestown.org/program/cairos-struggle-to-contain-north-sinai-militancy/">L&#8217;abbattimento</a> dell&#8217;aereo passeggeri russo partito da Sharm el-Sheik, nell&#8217;ottobre del 2015, ha provocato la morte di 224 persone e un significativo danno d&#8217;immagine all&#8217;industria del turismo, che continua a stentare. Le operazioni militari nel Sinai del Nord non si limitano a colpire i presunti terroristi ma anche i sospetti o potenziali fiancheggiatori e per questo motivo non è raro che le abitazioni dei sospettati vengano distrutte. Questo genera ulteriore alienazione e dissenso tra la popolazione che si sente marginalizzata dal governo centrale e che già da molto tempo era ostile nei confronti delle autorità.</p>
<h2>Possibili soluzioni</h2>
<p>La risposta del Cairo all&#8217;insurrezione nel Sinai chiarisce come la sola forza non sia sufficiente a sconfiggere una ribellione radicata, ma debba invece coordinarsi con maggiori investimenti economici e con la creazione di nuove prospettive di sviluppo per gli abitanti. Questo è anche quanto, secondo alcune fonti, è stato suggerito dai partner americani, che elargiscono<a href="https://www.wsj.com/articles/egypts-war-against-islamic-state-upends-lives-of-sinai-residents-1539250200"> ingenti quantità</a> di aiuti militari al governo egiziano. La popolazione della regione è anche il principale bacino di reclutamento per i terroristi e questo reclutamento, che viene indirettamente potenziato dalle attività repressive dell&#8217;esercito, è favorito dal senso di disperazione e di alienazione che pervade gli abitanti. Il presidente Al-Sisi è probabilmente conscio del rischio che, sfruttando debolezze o periodi di instabilità, i gruppi di radicali islamici possano espandere ancor di più le proprie attività dal Sinai al resto del Paese, andando così a minacciare direttamente la sua autorità. La resilienza degli insorti, anche di fronte alla repressione, indica chiaramente come la conquista dei cuori e delle menti dei civili debba essere prioritaria, per svuotare le fila del <strong>Wilayat Sinai</strong> dei fiancheggiatori locali. La prosecuzione di un approccio militare potrebbe portare Il Cairo a doversi confrontare con un conflitto senza fine e destinato a provocare ulteriori sofferenze ed instabilità, in un momento in cui anche le dimostrazioni di protesta dei civili sembrano poter prendere di nuovo piede nel Paese. L&#8217;Egitto, una nazione dall&#8217;importanza strategica fondamentale per l&#8217;Africa del Nord ed il Medio Oriente, non può permettersi ulteriori passi falsi e se ciò avvenisse è probabile che il caos torni a colpire Il Cairo.</p>
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		<title>Un nuovo fronte di proteste preoccupa Al-Sisi</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/un-nuovo-fronte-di-proteste-preoccupa-al-sisi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Walton]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Sep 2019 14:04:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Corruzione]]></category>
		<category><![CDATA[Piazza Tahrir]]></category>
		<category><![CDATA[Sinai]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="941" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/LP_5563243-e1569074678317.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/LP_5563243-e1569074678317.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/LP_5563243-e1569074678317-300x147.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/LP_5563243-e1569074678317-768x376.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/LP_5563243-e1569074678317-1024x502.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Centinaia di dimostranti hanno manifestato in Piazza Tahrir ed in altri luoghi dell&#8217;Egitto, come Alessandria e Suez, contro l&#8217;esecutivo di Abdel Fattah Al Sisi. Le proteste hanno avuto luogo in seguito alle accuse di corruzione lanciate dall&#8217;uomo di affari Mohamed Ali contro il governo del Paese. Ali ha criticato il capo dello Stato per il presunto spreco &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/un-nuovo-fronte-di-proteste-preoccupa-al-sisi.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="941" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/LP_5563243-e1569074678317.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/LP_5563243-e1569074678317.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/LP_5563243-e1569074678317-300x147.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/LP_5563243-e1569074678317-768x376.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/LP_5563243-e1569074678317-1024x502.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><a href="https://www.bbc.com/news/world-middle-east-49777287">Centinaia di dimostranti</a> hanno manifestato in Piazza Tahrir ed in altri luoghi dell&#8217;<strong>Egitto</strong>, come Alessandria e Suez, contro l&#8217;esecutivo di <strong>Abdel Fattah Al Sisi</strong>. Le proteste hanno avuto luogo in seguito alle accuse di corruzione lanciate dall&#8217;uomo di affari Mohamed Ali contro il governo del Paese. Ali ha criticato il capo dello Stato per il presunto spreco di milioni di sterline egiziane in residence ed hotel mentre molti vivono in uno stato di povertà. Al-Sisi ha risposto alle critiche rivoltegli definendole &#8220;bugie e calunnie&#8221; ed almeno cinque persone sono state arrestate dalle forze di sicurezza.</p>
<p>Gli echi delle massicce proteste che portarono alla caduta, nel 2011, del regime di Hosni Mubarak sembrano ancora lontani, dato anche lo scarso numero di persone scese nelle piazze e nelle strade. Le <strong>manifestazioni</strong> rappresentano comunque un campanello d&#8217;allarme da non sottovalutare per l&#8217;esecutivo egiziano, la cui popolarità non è aiutata dal perseguimento di politiche economiche di austerità. L&#8217;opposizione interna, seppur indebolita, continua ad essere presente in forma latente e potrebbe riattivarsi con poco preavviso, generando più di qualche grattacapo all&#8217;esecutivo.</p>
<h2>Una nuova fase</h2>
<p>Il presidente <strong>Al Sisi</strong> è stato eletto nel 2014 con il <a href="https://www.theguardian.com/world/2019/sep/21/egyptians-shout-leave-sisi-in-rare-protests-against-president">97% dei consensi</a> e rieletto quattro anni dopo con la stessa percentuale di voti, in assenza di rivali politici. I suoi sostenitori gli attribuiscono la capacità di aver stabilizzato l&#8217;Egitto, che aveva vissuto momenti di grave tensione ed instabilità in seguito alla deposizione di Mubarak. Le consultazioni del 2012 avevano infatti portato all&#8217;elezione di Mohammed Morsi, vicino al movimento dei Fratelli Musulmani e la sua presidenza aveva generato una profonda contrapposizione tra le diverse anime della popolazione del Paese. Nel 2013 i militari, guidati dall&#8217;attuale Capo di Stato, avevano rimosso Morsi con un colpo di stato ed in seguito avviato una serie di arresti e repressioni nei confronti dell&#8217;opposizione per cercare di stabilizzare l&#8217;Egitto.</p>
<p><a href="https://it.insideover.com/terrorismo/egitto-dopo-attentato-al-arish.html">Una tenace insurrezione</a> di matrice islamista, sviluppatasi in seguito agli eventi del 2011, si è però radicata nella penisola del Sinai ed ha causato la morte, anche con attentati suicidi, di centinaia di militari, poliziotti e civili. La rivolta, capeggiata da fazioni vicine ad Al Qaeda ed allo Stato islamico, continua ad essere un problema per le autorità, che vorrebbero diffondere un&#8217;immagine della nazione come completamente pacificata e sotto il controllo dell&#8217;esecutivo. Le accuse di corruzione e le prime proteste popolari rischiano invece di aprire un nuovo fronte di scontro con alcuni settori della popolazione, esasperati dalle cattive condizioni dell&#8217;economia nazionale e dal tasso di povertà, che colpisce <a href="https://www.vice.com/en_us/article/xwea7d/egyptians-are-furious-over-corruption-videos-and-demanding-sisi-get-out">almeno il 60 per cento degli egiziani</a>. Il governo del Paese si era recentemente rafforzato, sul piano interno, in seguito alla vittoria ottenuta, con l&#8217;88 per cento dei consensi, nel r<a href="https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/legitto-di-al-sisi-tra-militarizzazione-e-repressione-23190">eferendum costituzionale dell&#8217;aprile</a> del 2019. L&#8217;approvazione popolare dei quesiti referendari ha portato alla potenziale estensione dei mandati presidenziali di Al Sisi sino al 2030 e ad un rafforzamento dei poteri esecutivi del capo dello Stato.</p>
<h2>Le possibili evoluzioni</h2>
<p>Il vero rischio per Il Cairo è quello di <strong>sottovalutare</strong>, anche a causa delle ridotte dimensioni delle proteste, la rabbia popolare presente nel Paese a causa delle cattive condizioni economiche e della mancanza di prospettive di sviluppo. L&#8217;esecutivo dovrebbe quindi affrontare alla radice i fenomeni di corruzione e cercare di implementare strategie di crescita che possano diffondere un certo livello di benessere tra la popolazione. La natura divisiva del governo Al Sisi, nato in forte contrapposizione all&#8217;elemento politico islamista, impedisce comunque alle autorità di estendere in misura accentuata la propria base di consenso. C&#8217;è la possibilità che questa base possa ridursi sempre di più, fiaccata dall&#8217;insoddisfazione per un tenore di vita troppo basso e dall&#8217;<strong>opposizione</strong> ideologica di fazioni avverse. Le politiche perseguite da Al-Sisi potrebbero rivelarsi un boomerang, qualora non contribuiscano a stabilizzare la scena politica interna e ad evitare il ripetersi degli scenari del 2011. Nel breve periodo la tenuta del governo non sembra minacciata da queste piccole dimostrazioni ma gli sviluppi nel lungo periodo, qualora non saranno risolti i problemi di base dell&#8217;insoddisfazione della popolazione, potrebbero essere ben diversi e più minacciosi. Sullo sfondo restano i timori per le conseguenze di un&#8217;eventuale instabilità dell&#8217;Egitto sulle dinamiche politiche del Nord Africa e del Medio Oriente e per un possibile ritorno di fenomeni in stile Primavera Araba nella regione.</p>
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		<title>Colpo dell&#8217;intelligence egiziana:  ucciso il leader dell&#8217;Isis in Sinai</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/colpo-dellintelligence-egiziana-ucciso-leader-dellisis-sinai.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Apr 2018 08:03:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Sinai]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20171204185330_25153701-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20171204185330_25153701-1.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20171204185330_25153701-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20171204185330_25153701-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20171204185330_25153701-1-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Continua la campagna militare dello Stato egiziano contro lo Stato islamico in Sinai. E l&#8217;esercito egiziano, che ha messo in campo tutte le forze dell&#8217;intelligence per piegare il terrorismo, ha messo a segno un colpo molto importante. Come riporta Giordano Stabile per La Stampa, &#8220;è stato individuato il nascondiglio dell’emiro Nazzer Abu Zaqul, a capo &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/colpo-dellintelligence-egiziana-ucciso-leader-dellisis-sinai.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/colpo-dellintelligence-egiziana-ucciso-leader-dellisis-sinai.html">Colpo dell&#8217;intelligence egiziana:  ucciso il leader dell&#8217;Isis in Sinai</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20171204185330_25153701-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20171204185330_25153701-1.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20171204185330_25153701-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20171204185330_25153701-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20171204185330_25153701-1-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Continua la campagna militare dello Stato egiziano contro lo <strong>Stato islamico</strong> in <strong>Sinai</strong>. E l&#8217;esercito egiziano, che ha messo in campo tutte le forze dell&#8217;intelligence per piegare il terrorismo, ha messo a segno un colpo molto importante.</p>
<p><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.lastampa.it/2018/04/18/esteri/egitto-ucciso-il-leader-dellisis-in-sinai-oOZXbr42sqO0dPW5umBm7N/pagina.html" target="_blank">Come riporta Giordano Stabile per <em>La Stampa</em></a>, &#8220;è stato individuato il nascondiglio dell’emiro Nazzer Abu Zaqul, a capo della Wilaya Sinai, cioè la provincia del Sinai, unita al califfato di Abu Bakr al-Baghdadi alla fine del 2014&#8221;. Qui, in un&#8217;operazione segreta, le forze di sicurezza di Al Sisi lo hanno ucciso. Non si sa se in un bombardamento aereo o in un&#8217;operazione di terra.</p>
<p>Il colpo è estremamente importante perché va a incidere su una delle sacche più pericolose del terrorismo islamico.</p>

<p>Tra le montagne del Sinai, nell&#8217;area al confine con Israele, si annidano quasi 3mila miliziani. Il governo egiziano considera un problema prioritario quello di sconfiggere questa sacca. Tanto che è sceso a patti anche con le tribù locali, che vedono il terrorismo come una minaccia anche per i loro interessi.</p>
<p>Secondo le notizie riportate alcune settimane fa, il governo del Cairo ha chiesto aiuto anche a <strong>Israele</strong>. Aerei non identificati, ovvero senza la bandiera israeliana dipinta, insieme a droni ed elicotteri, hanno colpito ripetutamente il Sinai. Un&#8217;alleanza che dimostra la flessibilità dei rapporti fra Stati mediorientali.</p>
<p>Per Al Sisi, fresco di rielezione, è sicuramente una vittoria importante. L&#8217;uccisione dell&#8217;emiro infatti va a infierire su una frangia jihadista che ha terrorizzato il Paese, mietendo centinaia di vittime soprattutto fra i <strong>cristiani copti</strong>.</p>

<p>È stata proprio la Wilaya Sinai ad aver fatto strage di cristiani la <strong>domenica delle Palme</strong> dello scorso anno. E sono gli stessi che hanno compiuto orrendi attentati contro i musulmani sufi, considerati a loro volta infedeli. La strage di 300 musulmani vicino Al-Arish, è uno dei peggiori attentati che ha colpito il Sinai e tutto l&#8217;Egitto.</p>
<p>Per Al Sisi diventa ora fondamentale orendere il controllo del Sinai e del delta del Nilo. L&#8217;area è un passaggio di tutti i foreign fighter che si dirigono dal nordafrica alla Siria. E adesso, con la sconfitta sempre più evidente dell&#8217;Isis  ad opera dell&#8217;esercito siriano, il corridoio si è ripopolato.</p>
<p>Inoltre, più a nord, non va dimenticato il confine con la striscia di <strong>Gaza</strong>. Motivo principale dell&#8217;intervento di Israele a supporto dell&#8217;esercito egiziano.</p>

<p>Per Il Cairo, sostegno è arrivato anche dalla Russia che ha inviato i vertici dell&#8217;intelligence nella capitale egiziana per un incontro di alto livello in cui è stato coinvolto lo stesso Al Sisi. Il segnale è chiaro: quella sacca del Sinai interessa a tutti. E la sua vicinanza a Suez, Gaza, Israele e Arabia Saudita è molto rilevante. Non solo per l&#8217;Egitto, ma anche per gli interessi di tutte le potenze regionali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/colpo-dellintelligence-egiziana-ucciso-leader-dellisis-sinai.html">Colpo dell&#8217;intelligence egiziana:  ucciso il leader dell&#8217;Isis in Sinai</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>&#8220;Le cellule dell&#8217;Isis in Sinai  usano schede sim israeliane&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/isis-cellulari-sim-israeliane.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Mar 2018 09:21:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Sinai]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="657" height="366" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/unnamed-file.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/unnamed-file.jpg 657w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/unnamed-file-300x167.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 657px) 100vw, 657px" /></p>
<p>Avevamo parlato alcuni giorni fa del curioso blackout dei cellulari israeliani nei territori al confine con il Sinai. Durante le operazioni di cyberwar delle forze armate egiziane per colpire i terroristi in Sinai, infatti, era accaduto qualcosa di particolare: le linee telefoniche dei cellulari del sud di Israele e di Gaza erano andati in tilt. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/isis-cellulari-sim-israeliane.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/isis-cellulari-sim-israeliane.html">&#8220;Le cellule dell&#8217;Isis in Sinai  usano schede sim israeliane&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="657" height="366" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/unnamed-file.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/unnamed-file.jpg 657w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/unnamed-file-300x167.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 657px) 100vw, 657px" /></p><p>Avevamo parlato alcuni giorni fa del <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/blackout-cellulari-israeliani-confine-egitto-sinai/">curioso blackout dei cellulari israeliani</a> nei territori al confine con il Sinai. Durante le operazioni di <strong>cyberwar</strong> delle forze armate egiziane per colpire i terroristi in <strong>Sinai</strong>, infatti, era accaduto qualcosa di particolare: le linee telefoniche dei cellulari del sud di Israele e di Gaza erano andati in tilt. Un evento andato avanti per settimane.</p>
<p>Il ministero delle Comunicazioni di Tel Aviv aveva avuto un colloquio con la controparte egiziana dicendo che tutto sarebbe stato risolto al più presto. Ma le domande continuavano (e continuano) a esserci e a non trovare risposte. Perché i telefonini israeliani sono stati colpiti dagli attacchi cyber dell&#8217;aviazione del Cairo?</p>

<p>Una prima risposta sembra arrivare <a href="http://www.globes.co.il/en/article-egyptian-army-believes-isis-using-israeli-phone-co-sim-cards-1001227621">dal quotidiano finanziario israeliano <em>Globes</em></a>. Secondo le fonti del quotidiano di Israele, l&#8217;esercito egiziano sospetta che le cellule Isis nel Sinai stiano usando le <strong>schede sim delle compagnie israeliane di telefonia mobile</strong>. Questo fa sì che sia estremamente difficile per l&#8217;esercito egiziano individuare le forze dello Stato islamico. Di conseguenza, l&#8217;unico mezzo che ha l&#8217;esercito egiziano per combattere i terroristi attraverso il sabotaggio delle linee telefoniche (usate anche per detonare bombe a distanza) è quello di colpire le reti cellulari israeliane nella regione.</p>
<p>Una fonte del governo israeliano ha detto al quotidiano che colpire le reti cellulari israeliane è come &#8220;volare nello spazio aereo israeliano per combattere l&#8217;Isis&#8221;. Insomma, una vera e propria <strong>violazione della sovranità</strong>. E in effetti sono in molti, stando a quanto riportato dal giornale dello Stato ebraico, a ritenere che il governo sia silente di fronte a quelle che considerano vere e proprie violazioni della sovranità.</p>

<p>L&#8217;indagine di <em>Globes </em>rivela dunque una verità che contraddice quanto sostenuto dal governo israeliano. I disordini nel sud ai 300mila abbonati alle compagnie telefoniche israeliane non sono dovuti allo screening delle reti cellulari da parte dell&#8217;esercito egiziano, ma dal fatto che <strong>l&#8217;esercito egiziano</strong> sta usando mezzi tecnologici intenzionalmente diretti alle reti cellulari israeliane. E questo cambia parecchio le carte in tavola, perché vi sarebbe una complicità del governo israeliano.</p>
<p>Fonti della Difesa israeliana hanno affermato che la situazione attuale delle operazioni in Sinai, con gli aerei egiziani che colpiscono le reti, potrebbe avere conseguenze disastrose, se ci fosse, ad esempio, una grave situazione di emergenza vicino al confine con la <strong>Striscia di Gaza</strong>. In questo momento, infatti, le reti cellulari attorno alla striscia di Gaza non funzionano.</p>

<p>La situazione è tutt&#8217;altro che di facile risoluzione. Da quello che si evince dalle fonti, il ministero della Difesa israeliano sta lavorando con gli egiziani per risolvere il problema e il primo ministro <strong>Benjamin Netanyahu</strong> è stato informato del problema. Fonti governative hanno però confermato che i colloqui non hanno dato i frutti sperati. Gli operatori telefonici israeliani, d&#8217;altro canto, affermano che non vi è alcuna soluzione agli attacchi dell&#8217;esercito egiziano sulle loro reti. Pertanto, l&#8217;unica soluzione è un accordo con il Cairo.</p>
<p>Anche i residenti della Striscia di Gaza stanno subendo interruzioni nei servizi di telefonia mobile. Ma questo interessa molto poco al governo israeliano. Il problema per Israele è capire la sua vulnerabilità alle reti telefoniche e come poter risolvere questo problema senza che la questione si allarghi a macchia d&#8217;olio. In molti infatti si chiedono perché lo Stato islamico in Sinai utilizzi sim israeliane senza che l&#8217;intelligence israeliana si sia attivata prima. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/isis-cellulari-sim-israeliane.html">&#8220;Le cellule dell&#8217;Isis in Sinai  usano schede sim israeliane&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il blackout dei cellulari israeliani  nei territori al confine con l&#8217;Egitto</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/blackout-cellulari-israeliani-confine-egitto-sinai.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Mar 2018 08:54:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Sinai]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="960" height="640" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/smartphone-1894723_960_720.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/smartphone-1894723_960_720.jpg 960w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/smartphone-1894723_960_720-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/smartphone-1894723_960_720-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px" /></p>
<p>Succede qualcosa di strano nel sud di Israele e che molti, nei vertici delle Israel Defense Forces (Idf), guardano con preoccupazione. Le operazioni dell&#8217;esercito egiziano in Sinai, impegnato nella lotta allo Stato islamico che si annida nella penisola che si affaccia sul mar Rosso, hanno infatti provocato il blackout della gran parte dei telefoni cellulari dei residenti &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/blackout-cellulari-israeliani-confine-egitto-sinai.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/blackout-cellulari-israeliani-confine-egitto-sinai.html">Il blackout dei cellulari israeliani  nei territori al confine con l&#8217;Egitto</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="960" height="640" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/smartphone-1894723_960_720.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/smartphone-1894723_960_720.jpg 960w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/smartphone-1894723_960_720-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/smartphone-1894723_960_720-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px" /></p><p>Succede qualcosa di strano nel sud di <strong>Israele</strong> e che molti, nei vertici delle Israel Defense Forces (Idf), guardano con preoccupazione. Le <b>operazioni</b><b> dell&#8217;esercito egiziano in Sinai</b>, impegnato nella lotta allo Stato islamico che si annida nella penisola che si affaccia sul mar Rosso, hanno infatti provocato il <strong>blackout</strong> della gran parte dei <strong>telefoni cellulari</strong> dei residenti israeliani.</p>
<p><a href="http://www.jpost.com/Israel-News/IDF-Egyptian-cyber-cloaking-in-Sinai-causing-cell-disruptions-in-south-Israel-544438">Come riporta il <em>Jerusalem Post</em></a>, secondo l&#8217;unità del portavoce dell&#8217;Idf, le interruzioni delle linee telefoniche, che sono durate per circa due settimane, probabilmente continueranno. I funzionari della <strong>Difesa</strong> &#8220;stanno affrontando il problema con le loro controparti egiziane. Abbiamo un dialogo con loro sul problema&#8221;.  Un portavoce delle Idf ha dichiarato al <em>Jerusalem Post</em> di non essere sorpreso dalla componente di <strong>guerra elettronica</strong> dell&#8217;operazione su larga scala avviata dalle forze armate del Cairo, ma ha anche sottolineato che le perturbazioni causate dagli egiziani &#8220;stanno accadendo sul suolo egiziano&#8221;.</p>

<p>Per capire esattamente come le reti mobili israeliane siano colpire da questi veri e propri blackout è quindi opportuno comprendere cosa stia accadendo in Sinai. Ebbene, nell&#8217;ambito della campagna contro <strong>Isis</strong> avviata dall&#8217;esercito egiziano, l&#8217;aeronautica militare utilizza aerei speciali che decollano dal Cairo e volano ventiquattro ore su ventiquattro vicino al confine del Sinai. Questi aerei eseguono operazioni note come <strong>Isr</strong> (intelligence, surveillance and reconnaissance) e gestiscono sistemi elettronici avanzati.</p>
<p><a href="https://www.haaretz.com/israel-news/israeli-army-egypt-s-cyber-ops-against-isis-jams-israeli-cellular-net-1.5885559">Come riporta <em>Haaretz</em></a>, alla luce della conferma dell&#8217;esercito israeliano di questi blackout causati dalle operazioni egiziane, è probabile che questi aerei conducano anche operazioni di <strong>cyberwar</strong> per colpire le infrastrutture di comunicazione delle forze dell&#8217;Isis nella regione. In questi &#8220;<strong>attacchi</strong>&#8220;, sono cadute anche le reti cellulari israeliane. Un problema che ha colpito anche le reti mobili palestinesi, in particolare quelle della parte meridionale della <strong>Striscia di Gaza</strong>.</p>

<p>Israele ed Egitto collaborano attivamente sul fronte della lotta al terrorismo islamico nel Sinai.<a href="http://www.occhidellaguerra.it/sinai-la-guerra-segreta-israele-daccordo-legitto/"> Come già scritto su questa testata</a>, l&#8217;aviazione israeliana ha aiutato l&#8217;esercito egiziano in questa lotta attraverso bombardamenti con droni e aerei che sono andati avanti per molti mesi. Una campagna lunga, di cui l&#8217;ultima operazione, Sinai 2018, è solo una parte di una guerra il cui inizio risale a molti anni fa.</p>
<p><strong>Al Sisi</strong> è un partner abbastanza affidabile e sicuro di Israele e del governo <strong>Netanyahu</strong> e, proprio per questo motivo, nessuno dagli uffici governativi israeliani, ha mosso critiche o accuse nei confronti delle forze armate egiziane. Lo stesso ministro delle Comunicazioni israeliano, intervistato alla Army Radio, ha sostenuto che tutto sarà risolto in tempi brevi dopo un incontro avuto con i funzionari della Difesa e delle telecomunicazioni egiziane.</p>

<p>Resta però il problema di Israele di aver scoperto una <strong>vulnerabilità nell&#8217;infrastruttura telefonica</strong> che non ci si aspettava. Per i governi attuali, la protezione delle infrastrutture, soprattutto con l&#8217;evoluzione del cyberwarfare, è divenuto un problema essenziale. La protezione delle tecnologie nazionali e delle reti di comunicazioni è un concetto nevralgico. Una loro interruzione può veramente far collassare una provincia o una regione e creare il panico nella popolazione. Il fatto che aerei egiziani in territorio egiziano possano aver creato un tale danno, indirettamente, alle reti israeliane, mostra che esiste una criticità non di poco conto.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/blackout-cellulari-israeliani-confine-egitto-sinai.html">Il blackout dei cellulari israeliani  nei territori al confine con l&#8217;Egitto</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Al Sisi incontra al Cairo il capo dell&#8217;intelligence russa</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/incontro-capo-servizi-russia-presidente-sisi-egitto.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Feb 2018 23:05:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Jihadismo]]></category>
		<category><![CDATA[Sinai]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2048" height="1406" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/1458115665-sisi.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/1458115665-sisi.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/1458115665-sisi-300x206.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/1458115665-sisi-768x527.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/1458115665-sisi-1024x703.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /></p>
<p>Il presidente egiziano, Abdel Fatah al Sisi, ha ricevuto martedì scorso al Cairo Sergej Naryshkin, il capo del Servizio di intelligence esterna della Federazione russa . Come riportato da Agenzia Nova, l&#8217;incontro è stato comunicato tramite una nota del portavoce della presidenza egiziana, Bassam Radi. Un incontro a tre in cui ha partecipato anche il  capo dei servizi &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/incontro-capo-servizi-russia-presidente-sisi-egitto.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/incontro-capo-servizi-russia-presidente-sisi-egitto.html">Al Sisi incontra al Cairo il capo dell&#8217;intelligence russa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2048" height="1406" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/1458115665-sisi.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/1458115665-sisi.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/1458115665-sisi-300x206.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/1458115665-sisi-768x527.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/1458115665-sisi-1024x703.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /></p><p>Il presidente egiziano, <strong>Abdel Fatah al Sisi</strong>, ha ricevuto martedì scorso al Cairo <strong>Sergej Naryshkin</strong>, il capo del Servizio di intelligence esterna della Federazione russa . Come riportato da <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.agenzianova.com/a/5a83161ae6a959.01999419/1814865/2018-02-13/egitto-russia-al-sisi-riceve-capo-intelligence-mosca-naryshkin-focus-su-relazioni-bilaterali-e-terrorismo">Agenzia Nova</a></em>, l&#8217;incontro è stato comunicato tramite una nota del portavoce della presidenza egiziana, Bassam Radi. Un incontro a tre in cui ha partecipato anche il  capo dei servizi egiziani,  Abbas Kamel e in cui è stato particolarmente importante il ruolo svolto da entrambe le nazioni nella <strong>lotta al terrorismo internazionale</strong>. Una sfida estremamente delicata per entrambi i Paesi, accomunati dal fatto che il terrorismo internazionale di matrice islamica è anche una questione interna. Per la Russia come per l&#8217;Egitto, i <strong>focolai di jihadismo</strong> presenti sul proprio territorio nazionale confermano la necessità di un approccio diverso nella guerra al terrore, che si basi non solo sulla lotta d&#8217;intelligence, ma anche su una vera e propria capacità di operare a livello militare, come dimostrato in Cecenia e nella stessa Siria per la Russia, e come dimostrato in Sinai dall&#8217;Egitto.</p>
<p>Questa comunanza di problemi legati al terrorismo, comporta dunque un approccio per certi versi simile fra Mosca e Il Cairo, diventando anche un volano per un <strong>maggiore sviluppo nei rapporti bilaterali tra i due Paesi</strong>, che sono da sempre impostati su un reciproco interesse e da una forte collaborazione in molteplici campi. Durante il colloquio, Naryshkin ha voluto sottolineare proprio la <strong>necessità di un rafforzamento della cooperazione</strong> nel campo della sicurezza tra i due Stati. Per la Russia è fondamentale avere l&#8217;Egitto alleato in questa lotta, perché s&#8217;intrecciano anche rapporti di forza a livello regionale e importanti questioni di natura geopolitica. Una maggiore partnership a livello di sicurezza è infatti una delle tante sfaccettature di un rapporto sempre migliore fra Al Sisi e Putin che serve a entrambi nel difficile scacchiere mediorientale e nordafricano.</p>

<p>Anche il presidente egiziano, Al Sisi, durante il vertice, ha ribadito la necessità di <strong>un nuovo slancio nei rapporti bilaterali nel campo dell&#8217;intelligence</strong>. E il fatto che il vertice arrivi in questi giorni, è ancora più importante in ragione della concomitanza con &#8220;<strong>Sinai 2018</strong>&#8220;, l&#8217;operazione avviata il 9 febbraio dal Cairo per debellare la minaccia jihadista nelle province del Sinai, del Delta del Nilo e nelle terre del Deserto occidentale. Oggi, un nuovo comunicato delle forze armate ha riferito dell&#8217;uccisione di altri 15 &#8220;estremisti takfiristi&#8221; in Sinai &#8211; portando a <strong>53 il numero dei morti tra le fila dei gruppi jihadisti</strong> &#8211; e dell&#8217;arresto di 153 sospetti jihadisti. La nota precisa in particolare che tra gli arrestati figurano anche degli stranieri  &#8211; a dimostrazione dell&#8217;importanza di questo fronte anche per <strong>foreign fighters</strong> &#8211; e che negli ultimi blitz sono stati distrutti altri 11 covi dei &#8220;terroristi&#8221; e due rifugi sotterranei. Secondo quanto comunicato dal governo, nelle operazioni sono stati anche distrutti 64 ordigni Ied (ordigni esplosivi improvvisati) e sequestrati otto <strong>quintali di droga</strong>.</p>
<p>Il 26 marzo, in Egitto, sono previste le <strong>elezioni presidenziali</strong>. Elezioni dove praticamente non ci sarà una vera e propria sfida per la carica di capo di Stato, dal momento che, <a href="http://www.occhidellaguerra.it/egitto-al-sisi-sfida/">come già scritto su questa testata</a>, il presidente egiziano avrà un solo sfidante, Mustafa Moussa, il leader del partito Al Ghad. In sostanza, le elezioni di inizio primavera saranno soltanto la certificazione del rinnovo della presidenza di Abdel Fattah al-Sisi. Questa situazione politica comporta per le potenze internazionali la necessità di confrontarsi con il presidente dell&#8217;Egitto con la certezza che egli <strong>guiderà il Paese almeno di nuovo fino al 2022</strong>. Ed è un presidente che, con i suoi limiti, piace a quasi tutte le potenze regionali e internazionali. Una considerazione che c&#8217;è anche a Mosca, considerati anche gli ultimi <strong>accordi siglati in campo nucleare e militare</strong>, con l&#8217;ok del Cairo all&#8217;utilizzo delle basi aeree egiziane da parte dell&#8217;aviazione russa e viceversa. Il fatto che il capo dei servizi segreti russi visiti il presidente egiziano rientra dunque nella strategia del Cremlino per l&#8217;Egitto, che considera un tassello fondamentale per tutta quell&#8217;area a cavallo tra Africa e Asia. Una strategia che è vista con timore sopratutto dagli <strong>Stati Uniti</strong> che, negli ultimi tempi, hanno assistito (e anche provocato) un deterioramento nei rapporti bilaterali con l&#8217;Egitto e che però non possono fare a meno di interloquire con Al Sisi.</p>

<p><a href="http://www.ilgiornale.it/news/cronache/i-nostri-reporter-raccontano-violenze-sui-cristiani-nel-1493669.html"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-42557 size-full" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2018/02/bannerino-occhi.jpg" alt="bannerino-occhi" width="745" height="100" /></a></p>
<p>Cristiani nel mirino: è questo il tema dell&#8217;incontro del<strong> 20 febbraio</strong> durante il quale Fausto Biloslavo e Gian Micalessin racconteranno la realtà drammatica di chi è perseguitato per la propria fede. L&#8217;incontro si terrà martedì 20 febbraio alle ore 17 in via Gaetano Negri 4. <strong>I posti sono limitati. Per partecipare potete scrivere a info@gliocchidellaguerra.it o chiamare il numero 028566445/028566308</strong></p>

<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/incontro-capo-servizi-russia-presidente-sisi-egitto.html">Al Sisi incontra al Cairo il capo dell&#8217;intelligence russa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La guerra segreta di Israele  assieme all&#8217;Egitto di Al Sisi</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/sinai-la-guerra-segreta-israele-daccordo-legitto.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Feb 2018 14:06:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Sinai]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20171227192810_25362344.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20171227192810_25362344.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20171227192810_25362344-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20171227192810_25362344-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20171227192810_25362344-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Da acerrimi nemici ad alleati di nascosto, la relazione tra Israele ed Egitto è notevolmente cambiata da quando il Sinai è diventato un focolaio di terrorismo che mette a repentaglio entrambi gli Stati. Questo è quanto rilevato dal New York Times in un’inchiesta che rivela come, al netto delle divergenze politiche, i governi Netanyahu e &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/sinai-la-guerra-segreta-israele-daccordo-legitto.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/sinai-la-guerra-segreta-israele-daccordo-legitto.html">La guerra segreta di Israele  assieme all&#8217;Egitto di Al Sisi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20171227192810_25362344.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20171227192810_25362344.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20171227192810_25362344-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20171227192810_25362344-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20171227192810_25362344-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Da acerrimi nemici ad alleati di nascosto, la relazione tra <strong>Israele</strong> ed <strong>Egitto</strong> è notevolmente cambiata da quando il <strong>Sinai</strong> è diventato un <strong>focolaio di terrorismo</strong> che mette a repentaglio entrambi gli Stati. Questo è quanto rilevato dal <a href="https://www.nytimes.com/2018/02/03/world/middleeast/israel-airstrikes-sinai-egypt.html"><em>New York Times</em></a> in un’inchiesta che rivela come, al netto delle divergenze politiche, i governi Netanyahu e <strong>al-Sisi</strong> abbiano collaborato attivamente per il contrasto al terrorismo islamico nella regione settentrionale dell’Egitto, regione fondamentale per gli interessi di Israele come per quelli del Cairo. <strong>Il grosso delle operazioni è iniziato nel 2015</strong>, quando lo Stato islamico, con le sue sigle locali, ha iniziato a colpire in maniera feroce l’esercito egiziano ed ha avviato una campagna di terrore culminata con l’abbattimento dell’aereo civile russo in cui perirono tutti i passeggeri e i membri dell’equipaggio. Una tragedia senza precedenti che era risuonata come un grande campanello d’allarme: il Sinai non poteva essere sottovalutato.</p>

<p><a href="http://www.occhidellaguerra.it/continua-a-sostenerci/"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-42088 size-full" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2018/02/occhi_banner.jpg" alt="occhi_banner" width="745" height="100" /></a></p>

<p><strong>Il governo egiziano sembrava incapace di fermare la crescita del terrorismo islamico nel Paese</strong>, soprattutto nella regione settentrionale. Gli attenti alle chiese copte, alle guarnigioni militari, all’aereo russo erano stati le eruzioni vulcaniche di una grande camera magmatica che continuava ad alimentarsi. E che continua a farlo, nonostante tutto, grazie a traffici illegali di diversa natura e supportando lo spostamento di foreign fighter dal Nordafrica alla Siria (e viceversa). L’incapacità del Cairo di fronteggiare una minaccia così estesa e che metteva a repentaglio un settore strategico fondamentale come il Sinai, unita all’<strong>interesse israeliano di fermare ogni possibile escalation</strong> in un settore così importante per la sua economia e per i suoi interessi, sono state le ragioni fondamentali dei primi incontri fra i vertici militari dei due Stati che hanno sancito l’accordo per l’avvio delle operazioni militare di Israele in territorio egiziano. <strong>“Per più di due anni, droni, elicotteri e jet israeliani hanno effettuato una campagna aerea, conducendo oltre 100 attacchi in Egitto, spesso più di una volta alla settimana &#8211; e tutti con l&#8217;approvazione del presidente Abdel Fattah el-Sisi”</strong>, riporta il <em>New York Times</em>. Gli interventi dell’aviazione di Tel Aviv sono stati confermati anche da sette funzionari britannici e statunitensi di alto profilo coinvolti nella politica mediorientale, ma che hanno chiesto di parlare solo a condizione di anonimato poiché si tratta per lo più di notizie classificate. <strong>Non arrivano invece conferme dai diretti interessati</strong>, e cioè dai vertici militari egiziani e israeliani, che sembrano intenzionati a continuare a mostrarsi “rivali” anche per evitare che il governo di al-Sisi possa cadere in un nuovo momento di tensione in vista del periodo elettorale, dove il rischio di disordini è molto forte.<strong> Il presidente Sisi sembra che abbia reso edotta solo una cerchia ristretta di alti ufficiali e funzionari</strong> statali riguardo ai bombardamenti israeliani nella regione e il governo egiziano ha dichiarato il Nord del Sinai una zona militare chiusa, vietando ai giornalisti di raccogliere informazioni. Per l’opinione pubblica egiziana, accettare un presidente che fa accordi sottobanco con Israele mentre giura fedeltà alla causa palestinese, appare decisamente difficile da accettare.  Dall’altro lato, <strong>Israele tende a coprire gran parte delle proprie operazioni</strong> in territorio straniero e la censura militare è molto forte, specie per operazioni classificate. Una dimostrazione, in questo senso, viene dal fatto che droni, elicotteri e aerei fossero “unmarked”, e dunque con i segni distintivi della nazionalità coperti.</p>

<p>Secondo fonti dell’intelligence occidentale, i rapporti fra Egitto e Israele sono migliorati immediatamente dopo la <strong>caduta di Mors</strong>i. Il presidente Morsi era stato subito concorde nel confermare gli accordi di Camp David con Israele, ma il suo legame con i <strong>Fratelli musulmani</strong> e con i leader di <strong>Hamas</strong> non facevano vedere di buon occhio la sua ascesa al potere dalle parti di Israele. Proprio per questo motivo, il governo Netanyahu ha guardato con favore alla presa del potere da parte del generale al-Sisi. Una presa di potere che servì anche indirettamente a Israele per disfarsi di un problema di sicurezza in quanto <strong>Ansar Beit al Maqdis</strong>, una delle principali sigle del terrore del Sinai poi legatasi all’Isis, iniziò a dirigere i suoi attacchi contro l’esercito egiziano invece che estendere i suoi collegamenti con i territori palestinesi. Come riporta il <em>New York Times</em>, “alcune settimane dopo il suo insediamento, <strong>nell&#8217;agosto 2013, due misteriose esplosioni hanno ucciso cinque sospetti militanti in un distretto del Sinai del Nord</strong>, non lontano dal confine israeliano. L&#8217;<em>Associated Press</em> ha riferito che anonimi funzionari egiziani avevano detto che erano stati i droni israeliani ad aver sparato i missili che avevano ucciso i miliziani, probabilmente a causa di avvertimenti egiziani su un piano di attacco transfrontaliero su un aeroporto israeliano”. Voci negate a quel tempo categoricamente dal portavoce di al Sisi, col. Ahmed Ali, ma che adesso sembrano trovare sempre più conferme.</p>
<p>Le conseguenze di questi raid non sono soltanto di natura interna all’Egitto, ma anche di natura geopolitica. I<strong>sraele, in questa fase, è consapevole di possedere un’eccellente arme negoziale nei confronti del governo del Cairo</strong> per cui sente in diritto di poter entrare nelle decisioni del governo egiziano quantomeno imponendo alcune condizioni. Senza l’aviazione israeliana, il Sinai ora sarebbe in mano allo jihadismo. E al-Sisi sa che non può permettersi un cedimento in una fase come questa e in un’area strategica così importante, tra Suez, Arabia Saudita e Israele. Israele vuole un Egitto stabile, ma adesso ha capito che può avere anche un Egitto più incline al dialogo. E questo, nell’ottica di un <strong>allineamento del Cairo con il blocco di Usa-Israele-Arabia Saudita in contrapposizione all’Iran e all’ascesa della Turchia</strong>, può essere molto utile.</p>
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		<title>L&#8217;Isis conquista terreno nel Sinai  e minaccia il governo di Al Sisi</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/lisis-conquista-terreno-nel-sinai-minaccia-governo-al-sisi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Sep 2017 13:19:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Jihadismo]]></category>
		<category><![CDATA[Sinai]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1325" height="740" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/al-sisi.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/al-sisi.jpg 1325w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/al-sisi-300x168.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/al-sisi-768x429.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/al-sisi-1024x572.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/al-sisi-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1325px) 100vw, 1325px" /></p>
<p>Il Sinai è sempre stato il punto debole del sistema difensivo egiziano: lo si è notato, per la prima volta, tra il 2004 ed il 2006 quando ben tre attentati hanno raggiunto le località turistiche più affollate e note della penisola, a partire da quanto accaduto a Taba nell’ottobre 2004, fino a passare per il &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/lisis-conquista-terreno-nel-sinai-minaccia-governo-al-sisi.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1325" height="740" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/al-sisi.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/al-sisi.jpg 1325w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/al-sisi-300x168.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/al-sisi-768x429.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/al-sisi-1024x572.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/al-sisi-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1325px) 100vw, 1325px" /></p><p>Il <strong>Sinai</strong> è sempre stato il punto debole del sistema difensivo egiziano: lo si è notato, per la prima volta,<strong> tra il 2004 ed il 2006</strong> quando ben tre attentati hanno raggiunto le località turistiche più affollate e note della penisola, a partire da quanto accaduto a <strong>Taba</strong> nell’ottobre 2004, fino a passare per il sanguinoso attacco compiuto a <strong>Sharm El Sheik</strong> il 25 luglio 2005 in quell’estate contrassegnata, tra le altre cose, dal primo attentato nella metropolitana di Londra. Ma adesso la situazione appare ancora più problematica con il governo del Cairo che non riesce a venirne definitivamente a capo: con la sua natura desertica, con i suoi paesaggi spesso isolati ed impervi, la penisola del Sinai anche in tempo di pace è difficilmente controllabile da parte delle autorità ed oggi parte del suo territorio è sotto un autentico dominio dell’Isis, che oramai da tre anni ha qui installato una delle sue basi più importanti.</p>
<p><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-32153" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2017/09/ISIS-nel-Sinai.jpg" alt="ISIS nel Sinai" /></p>
<p>La recente ondata di attacchi contro militari e poliziotti</p>
<p>L’ex generale Al Sisi ha visto crescere la sua popolarità a cavallo del golpe anti Morsi del 2013 grazie alla sua promessa di ristabilimento dell’ordine nel Paese: l’Egitto post Mubarack e post primavere arabe, è apparso subito molto più vulnerabile e con lo spauracchio dell’avanzata islamista in seno alla società di uno dei più influenti paese africani. In tal senso, <strong>Al Sisi ha promesso una lotta senza quartiere tanto al terrorismo quanto al cosiddetto ‘Islam politico’</strong> e quindi a quei Fratelli Musulmani dichiarati non a caso subito fuori legge una volta caduta la breve presidenza di Morsi. Ma i risultati attualmente tardano ad arrivare e se il mondo si è accorto del pericolo terrorismo in Egitto a causa degli attacchi attuati nella capitale, specialmente contro i cristiani copti <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2017/04/09/egitto-media-esplosione-vicino-chiesa-morti_bf1edfb1-cc51-4d28-9fb2-bd764f185b9d.html">come accaduto lo scorso 10 aprile</a>, in sordina la provincia del Sinai rischia di scivolare sempre più nel caos e nel disordine, con le autorità centrali in allerta sia per una situazione sempre meno chiara e sia, soprattutto, per <strong>possibili attacchi contro obiettivi sensibili e contro i turisti</strong>, fonte di reddito irrinunciabile per tutto il paese ma in crisi dal 2011.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non a caso la tattica dell’Isis presente in Sinai non è più quella dell’attacco ai civili ma è in atto, di fatto,<strong> un inedito attacco alle autorità dello Stato</strong> e quindi alla credibilità stessa del presidente Al Sisi, adesso sempre più sotto pressione: la settimana scorsa, non lontano dalla città di Arish, un commando fedele al califfato (od a quel che ne resta in Mesopotamia) <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.lastampa.it/2017/09/11/esteri/egitto-assalto-a-convoglio-polizia-in-sinai-agenti-morti-wI708vY2G8Q0pRaDeyvtJN/pagina.html">è entrato in azione contro un convoglio della polizia militare</a> attuando una delle più gravi stragi nel paese degli ultimi mesi con 18 membri delle forze dell’ordine uccisi dagli ordigni esplosivi piazzati ai bordi della strada. <strong>Ma questo non è stato l’unico episodio del genere</strong>: altri 4 poliziotti sono morti il 9 agosto per un attacco dalle dinamiche molto simili, analoga situazione si è verificata ad aprile presso il <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.repubblica.it/esteri/2017/04/18/news/egitto_attacco_terroristico_a_posto_blocco_monastero_s_caterina-163326231/">Monastero ortodosso di Santa Caterina</a>, nel sud della penisola, in cui è rimasto ucciso un sottufficiale dell’esercito. Il quadro e la strategia dei terroristi in Egitto e, in particolare, nel Sinai appaiono quindi tragicamente delineati: l’obiettivo appare essere quello dell’attacco frontale alle istituzioni egiziane e mettere in crisi l’attuale governo.</p>
<p>Le peculiarità dell’Isis nel Sinai</p>
<p>Ma il califfato nella penisola a cavallo tra Asia ed Africa, dove si concentrano alcuni dei più delicati ed importanti passaggi storici tanto dell’antichità quanto della contemporaneità, è davvero così pericoloso? È una domanda che molti analisti continuano a porsi, soprattutto dopo la ritirata dell’Isis tra Siria ed Iraq e dopo lo stallo in cui si è ritrovato impantanato nel deserto libico alle porte di Sirte; un quesito che, indubbiamente, tira in ballo anche la capacità delle autorità egiziane di risolvere autonomamente il problema e porre il terrorismo in ritirata: se tra Siria ed Iraq il califfato ha trovato due stati indeboliti ed in Libia addirittura inesistente, in Egitto lo Stato è ben presente e sembra avere i mezzi per evitare il dilagare del terrorismo anche in un territorio difficile come quello del Sinai ma, attualmente, le autorità del Cairo continuano a subire perdite molto importanti.</p>
<p>Per rintracciare la presenza dell’Isis nel Sinai bisogna risalire a qualche anno addietro: <strong>nel gennaio del 2011,</strong> a pochi giorni dallo scoppio della primavera araba e delle proteste che porteranno alla caduta della presidenza di Mubarack, si ha per la prima volta notizia della fondazione di un gruppo che viene chiamato <em>Ansar Bayt al-Maqdis, </em>letteralmente ‘Paladini di Gerusalemme’ in arabo. All’epoca ciò che oggi viene identificato come ISIS era attivo solo in Iraq ed era più noto con l’acronimo Isil (<strong>Stato islamico dell’Iraq e del Levante</strong>, avendo ancora dimensione più locale) e soprattutto non era minimamente conosciuto dai media tradizionali in occidente; dunque, i miliziani autodefiniti Paladini di Gerusalemme non sembravano ancora avere rapporti con la galassia del terrore presente in Mesopotamia;<strong> la situazione è però mutata nell’estate del 2014</strong>, all’apice dell’espansione territoriale dell’Isis in Iraq e Siria durante la quale la propaganda del califfato ha iniziato a sortire i suoi effetti.</p>

<p>È proprio nel 2014 che il gruppo Ansar Bayt al-Maqdis ha cambiato denominazione in<em><strong> Wilaya Sinai</strong> </em>annunciando il legame con l’Isis; da quel momento, la penisola egiziana ha iniziato a convivere con un’importante presenza terroristica legata a doppio filo con i terroristi presenti tra Siria ed Iraq. È proprio il gruppo Wilaya Sinai a rivendicare la bomba piazzata nel 2015 all&#8217;interno del volo della Metrojet con a bordo turisti russi partiti da Sharm El Sheik, è tale formazione terroristica ad organizzare l’ondata di attentati che adesso mira a destabilizzare la penisola e, con essa, l’intero Egitto. Con l’indietreggiamento del califfato tra Siria ed Iraq, la rete globale del terrore potrebbe guardare a Wilaya Sinai come nuovo embrione per uno Stato Islamico: <strong>Arish</strong>, capoluogo del nord del Sinai, viene definita non a caso la nuova ‘Deir Ez Zour’ essendo un centro importante in pieno deserto a pochi passi da un territorio dove le autorità locali non riescono a ristabilire a pieno il controllo.</p>
<p>È in particolare una porzione di territorio a nord del Sinai a preoccupare maggiormente le forze anti terrorismo: <strong>l’autostrada tra Arish e Bir Al-Abd</strong> sarebbe percorsa, secondo il portale <a href="https://twitter.com/sinai_news_1">Sinai News</a>, quotidianamente da pick up e carovane di terroristi con una capacità di movimento e spostamento che indica la gravità della situazione; nell’entroterra poi, il quadro viene descritto come ancora più grave con una fascia che va dalla costa fino a circa 50 km a sud di Arish quasi del tutto fuori dal controllo de Il Cairo. Wilaya Sinai potrebbe approfittare proprio della ritirata del califfato in Siria per presentarsi, agli occhi del mondo jihadista, come la nuova frontiera ‘affidabile’ del terrorismo: uno spauracchio per Al Sisi,<strong> un problema di stabilità evidente per l’intero Egitto</strong> ed un pericolo per tutta l’area mediterranea.</p>
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		<title>Sinai, le tribù contro l&#8217;Isis</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/sinai-le-tribu-lisis.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 May 2017 15:12:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Jihadismo]]></category>
		<category><![CDATA[Sinai]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="979" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/OLYCOM_20170511102026_23056300.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/OLYCOM_20170511102026_23056300.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/OLYCOM_20170511102026_23056300-300x196.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/OLYCOM_20170511102026_23056300-768x501.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/OLYCOM_20170511102026_23056300-1024x668.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Il Sinai vive da molto tempo la propria personale guerra contro lo Stato Islamico. Qui, all’interno dell’Egitto, in una delle terre sacre delle tre grandi religioni monoteiste nate nel Medio Oriente, il Califfato continua a mietere vittime ed impegna le forze di sicurezza egiziane in un conflitto logorante per debellare ogni forma di terrorismo nel &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/sinai-le-tribu-lisis.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="979" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/OLYCOM_20170511102026_23056300.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/OLYCOM_20170511102026_23056300.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/OLYCOM_20170511102026_23056300-300x196.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/OLYCOM_20170511102026_23056300-768x501.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/OLYCOM_20170511102026_23056300-1024x668.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Il Sinai vive da molto tempo la propria personale guerra contro lo Stato Islamico. Qui, all’interno dell’Egitto, in una delle terre sacre delle tre grandi religioni monoteiste nate nel Medio Oriente, il Califfato continua a mietere vittime ed impegna le forze di sicurezza egiziane in un conflitto logorante per debellare ogni forma di terrorismo nel proprio Paese. Ma la notizia per Il Cairo e che non c’è più solo lo Stato egiziano a combattere questa guerra contro lo Stato Islamico: anche le <strong>tribù</strong> della regione si sono finalmente risvegliate contro i gruppi affiliati all’Isis, in particolare contro il Wilayat Sinai. Dalla fine di aprile di quest’anno, infatti, le tribù principali che vivono tra il Sinai e il confine con Israele hanno iniziato ad attivarsi per contrastare l’avanzata delle filiali del Daesh nella regione, allo scopo di frenare il collegamento tra il Nordafrica e il Medio Oriente.La prima di queste tribù a decidere di unirsi alla guerra delle forze di sicurezza egiziane è stata quella dei Tabarin. I leader tribali hanno inviato un comunicato in cui affermavano l’importanza di questa guerra contro la barbarie dello Stato Islamico, definendola contraria al loro ordinamento e soprattutto contraria alla moralità e alla civiltà islamica. La tribù è così passata all’azione, attaccando i miliziani di Wilayat Sinai nella provincia di Ajraa. Uccidono otto membri del gruppo terroristico e ne catturano altri tre, tra cui uno dei capi dell’organizzazione, Asaad Al Amarin. La risposta delle milizie islamiste non si è fatta attendere: pochi giorni dopo, un commando di terroristi affiliati al Califfato ha ucciso a colpi di mitra un cristiano nella città di El Arish. Un messaggio rivolto a tutti gli abitanti del Sinai, alle sue tribù e ai suoi cristiani.Dall’inizio di maggio altri clan del Sinai hanno deciso di seguire il modello dei Tabarin, unendosi alla guerra al Daesh della tribù che per prima aveva deciso di schierarsi contro il Califfato. Un fronte tribale, instabile, che getta ulteriori dubbi e perplessità in una guerra, come quella nel Sinai, dove è difficile comprendere la relazione fra il governo del Cairo e questi gruppi paramilitari della regione. Chiaramente per ora il fatto di avere un supporto armato in una regione così difficile anche sotto il profilo logistico, aiuta le forze governative impegnate sul fronte. Solo esperti del luogo, nativi, persone avvezze alle parti più impervie della zona sanno come districarsi e confrontarsi con i jihadisti che sono penetrati al suo interno. Ma il rischio è che ora, da nord a sud del Sinai, nascano bande tribali che, una volta sconfitto l’Isis, possano poi fare fronte comune nella guerra contro lo Stato.Il governo del Cairo, proprio per questo motivo, non ha accolto favorevolmente il fatto che questi clan imbraccino le armi. Sono sicuramente un aiuto, ed infatti tollera questa situazione per rendere più agevole la guerra logorante contro i gruppi terroristici affiliati allo Stato Islamico. Tuttavia, non è da escludere che questa situazione possa tramutarsi in un altro rischio per il governo di Al Sisi, che si troverebbe una regione fondamentale come il Sinai prima in preda ai terroristi del Califfato e poi in mano a tribù armate e radicate sul territorio. Proprio per questo motivo, molti delle forze di sicurezza egiziane sperano che le tribù, in particolare i Tabarin, imbraccino le armi insieme all’Esercito, senza intervenire in modo autonomo in una guerra unilaterale contro i miliziani del Daesh. Il Cairo non ha mai nascosto che questi gruppi siano un rischio per la stabilizzazione del Paese, ma ora lo è di più il pericolo jihadista, che uccide non solo i cristiani copti ma anche tutti coloro che sono considerati vicini all’esercito nazionale ed ai clan legati allo Stato.La questione del Sinai rappresenta un punto fondamentale dell’agenda del governo di Al Sisi, che ha deciso di prendere ogni azione adeguata per debellare definitivamente questo traffico di armi e miliziani dell’Isis sul proprio territorio. Il Sinai è ormai diventato un crocevia di terroristi di cui soltanto una minima parte proviene dall’Egitto, mentre la maggior parte valica le frontiere e giunge dal Nordafrica così come dai territori in cui si è radicato il vero e proprio Stato Islamico. Una terra cruciale per la stabilità di tutta la regione mediorientale, se si pensa che a pochi chilometri c’è la frontiera con Israele, la Striscia di Gaza, c’è il Canale di Suez, e, soltanto superando il golfo di Aqaba, si raggiunge direttamente l’Arabia Saudita e la Giordania. Un’area fondamentale per tutti, soprattutto per l’Egitto, dove le tribù possono essere un prezioso alleato, ma anche un rischio per un governo che vuole riuscire a controllare definitivamente tutto il territorio del proprio Stato.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/sinai-le-tribu-lisis.html">Sinai, le tribù contro l&#8217;Isis</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Egitto, un altro cristiano giustiziato</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/25320-2.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[eldoleo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 May 2017 09:26:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Cristiani]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Sinai]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170428195555_22938878.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170428195555_22938878.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170428195555_22938878-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170428195555_22938878-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170428195555_22938878-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>In Egitto torna a scorrere il sangue dei cristiani. Ad un mese di distanza dagli attentati della Domenica delle Palme nelle città di Tanta ed Alessandria, costati la vita a 45 persone, e a pochi giorni dalla storica visita di Papa Francesco, il terrorismo islamico torna a colpire nel Paese. Un barbiere copto ucciso nel &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/25320-2.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170428195555_22938878.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170428195555_22938878.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170428195555_22938878-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170428195555_22938878-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/05/LAPRESSE_20170428195555_22938878-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>In <strong>Egitto</strong> torna a scorrere il sangue dei <strong>cristiani</strong>. Ad un mese di distanza dagli attentati della Domenica delle Palme nelle città di Tanta ed Alessandria, costati la vita a 45 persone, e a pochi giorni dalla storica visita di Papa Francesco, il terrorismo islamico torna a colpire nel Paese.</p>
<h2>Un barbiere copto ucciso nel suo negozio ad al Arish</h2>
<p>Nel fine settimana, infatti, alcuni uomini armati, probabilmente affiliati allo <strong>Stato del Sinai</strong>, la branca locale dell’<strong>Isis</strong>, hanno fatto irruzione nel negozio di Nabil Saber Fawzy, un barbiere cristiano copto, ad al Arish, nel Sinai settentrionale, uccidendo l&#8217;uomo a colpi d’arma da fuoco. Secondo quanto riportano le fonti delle forze di sicurezza locali, l’esecuzione è avvenuta nella serata di sabato. Prima di Nabil, nel nord del Sinai, altri sette cristiani sono stati giustiziati dai miliziani delle bandiere nere. Una vera e propria dichiarazione di guerra, quella dell’Isis ai cristiani copti, che ha portato almeno <strong>118 famiglie cristiane</strong>, negli ultimi mesi, <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/lesodo-dei-cristiani-dal-sinai-2/">ad abbandonare la città di al Arish</a>. Come loro, anche Nabil Saber, sposato e padre di due figli, era scappato dal Sinai lo scorso novembre, per trasferirsi con la sua famiglia a Porto Said. Due settimane fa, però, secondo quanto riferisce l&#8217;agenzia <em><a href="http://www.fides.org/it/news/62236-AFRICA_EGITTO_Un_altro_cristiano_copto_ucciso_nel_Sinai_settentrionale#.WRBo2NSLRkg">Fides</a></em>, Nabil Saber era tornato ad al Arish per riprendere a lavorare. Qui l&#8217;uomo aveva riaperto il suo negozio di barbiere, dove sabato scorso, quattro uomini armati lo hanno giustiziato.</p>
<h2>Una persecuzione senza fine</h2>
<p>Dallo scorso dicembre, in Egitto, 75 cristiani sono stati uccisi dai fondamentalisti islamici. Una scia di sangue che sembra non avere fine. A dicembre l’attentato alla cattedrale copta di San Marco in Abassiya al <strong>Cairo</strong>. Dodici chili di tritolo dilaniano i corpi di 25 persone. Di queste, sei erano bambini. Poi, a febbraio, arriva la <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.foxnews.com/world/2017/02/20/isis-egypt-affiliate-christians-are-our-favorite-prey.html">dichiarazione di guerra dell&#8217;Isis</a> ai cristiani copti egiziani. Una guerra che gli uomini del Califfato sono decisi a combattere casa per casa. Letteralmente. I miliziani jihadisti che dal 2011 sfidano il governo egiziano nel nord del Sinai, iniziano a colpire i cristiani uno per uno. A febbraio, gli uomini dello Stato del Sinai<a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.ilgiornale.it/news/mondo/egitto-isis-brucia-vivo-cristiano-copto-nel-sinai-1367626.html"> uccidono due cristiani copti</a>, padre e figlio, ad al Arish. Il primo lo finiscono a colpi di arma da fuoco. Il secondo lo bruciano vivo. Arrivano, quindi, le<a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.ilgiornale.it/news/mondo/egitto-isis-compila-liste-cristiani-uccidere-1372961.html"> liste di proscrizione</a>. A marzo, altri due cristiani copti vengono uccisi nella loro abitazione, poi data alle fiamme dai terroristi. Al termine dell’esecuzione, racconta una testimone, i jihadisti cancellano i loro nomi da una lista di persone da eliminare. Ad aprile, durante le celebrazioni per la Domenica delle Palme, il duplice attentato terroristico nella chiesa di San Giorgio a Tanta e nella cattedrale di San Marco ad Alessandria, dove perdono la vita 45 persone. Poi, l’assalto, rivendicato dall’Isis,<a href="http://www.ilgiornale.it/news/mondo/egitto-lisis-assalta-monastero-cristiano-santa-caterina-1387406.html"> al monastero di Santa Caterina</a>, uno dei più antichi monasteri cristiani nel Sinai meridionale. A perdere la vita è un poliziotto schierato a difesa dell’edificio.</p>
<h2>L&#8217;Isis promette nuovi attacchi contro i cristiani in Egitto</h2>
<p>Sabato scorso, infine, una nuova esecuzione. A nulla sembrano essere valse, quindi, le parole di riconciliazione e di condanna della violenza pronunciate lo scorso 28 aprile da <strong>Papa Francesco</strong> di fronte al grande Imam, Ahmed al-Tayyeb, nell’università di <strong>al Azhar</strong>, massima istituzione accademica dell&#8217;Islam sunnita. I cristiani copti, che costituiscono il 10% circa della popolazione egiziana e formano la più grande comunità cristiana del Medio Oriente, continuano ad essere nel mirino dei fondamentalisti islamici: diciannove gruppi armati salafiti, confluiti nel gruppo Ansar Beit al Maqdis, trasformatosi nel 2014 nello Stato del Sinai, “provincia” del Califfato di Al Baghdadi in Egitto. Venerdì scorso, il leader dello Stato Islamico nel Paese è tornato a sfidare il governo egiziano &#8211; che dopo gli attentati a Tanta e Alessandria ha proclamato lo stato di emergenza in tutto il Paese &#8211; annunciando che il gruppo non smetterà di prendere di mira i <strong>cristiani copti</strong> e che continuerà i suoi attacchi contro quelli che definisce “obiettivi legittimi”. Nella sua dichiarazione, pubblicata sul settimanale jihadista <em>Aleshaba</em> e diffusa sul social network Telegram, il capo dei terroristi egiziani ha invitato, quindi, i cittadini musulmani ad evitare di avvicinarsi ai luoghi di preghiera cristiani, agli edifici governativi ed agli assembramenti militari e di polizia. I jihadisti non hanno perso tempo e sono subito passati dalle parole ai fatti. Ad un giorno dall&#8217;annuncio, è arrivata, puntuale, l’ennesima uccisione ad al Arish.</p>
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