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	<title>shale oil Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Thu, 20 Jan 2022 07:34:31 +0000</lastBuildDate>
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	<title>shale oil Archives - InsideOver</title>
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		<title>&#8220;Re petrolio&#8221; non ha ancora abdicato</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/re-petrolio-non-ha-ancora-abdicato.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Jan 2022 07:34:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
		<category><![CDATA[shale oil]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220120082535292_84c3ed461284459ae00405f933fbad46-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220120082535292_84c3ed461284459ae00405f933fbad46-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220120082535292_84c3ed461284459ae00405f933fbad46-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220120082535292_84c3ed461284459ae00405f933fbad46-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220120082535292_84c3ed461284459ae00405f933fbad46-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220120082535292_84c3ed461284459ae00405f933fbad46-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220120082535292_84c3ed461284459ae00405f933fbad46-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il tempo del requiem per il petrolio non è ancora arrivato. E se è da tempo appurato che, così come l&#8217;età della pietra non è finita per carenza di pietre, l&#8217;età del petrolio non finirà per l&#8217;esaurimento del petrolio, è anche giorno dopo giorno sempre più evidente che nel suo complesso la stagione dei combustibili fossili conoscerà su &#8230; <a href="https://it.insideover.com/energia/re-petrolio-non-ha-ancora-abdicato.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/re-petrolio-non-ha-ancora-abdicato.html">&#8220;Re petrolio&#8221; non ha ancora abdicato</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220120082535292_84c3ed461284459ae00405f933fbad46-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220120082535292_84c3ed461284459ae00405f933fbad46-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220120082535292_84c3ed461284459ae00405f933fbad46-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220120082535292_84c3ed461284459ae00405f933fbad46-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220120082535292_84c3ed461284459ae00405f933fbad46-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220120082535292_84c3ed461284459ae00405f933fbad46-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220120082535292_84c3ed461284459ae00405f933fbad46-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il tempo del <a href="https://it.insideover.com/economia/il-petrolio-non-e-finito-la-corsa-dei-prezzi-a-un-anno-dal-tonfo.html" target="_blank" rel="noopener">requiem per il <strong>petrolio non è ancora arrivato</strong>.</a> E se è da tempo appurato che, così come l&#8217;età della pietra non è finita per carenza di pietre, l&#8217;età del petrolio non finirà per l&#8217;esaurimento del petrolio, è anche giorno dopo giorno sempre più evidente che nel suo complesso la stagione dei <strong>combustibili fossili </strong>conoscerà su scala mondiale un proseguimento nell&#8217;era della transizione energetica.</p>
<h2>Il &#8220;superciclo&#8221; del petrolio</h2>
<p>Jp Morgan e Goldman Sachs vedono possibili per l&#8217;anno in corso scenari con il prezzo del greggio <a href="https://it.insideover.com/economia/brent-e-wti-quali-sono-i-tipi-di-petrolio-piu-importanti.html" target="_blank" rel="noopener">Brent e Wti</a> prossimo a salire fino a 100, o addirittura 125, dollari al barile entro il terzo trimestre, a due anni di distanza dallo <strong>sconvolgimento dell&#8217;inizio della pandemia </strong>che aveva condotto il valore del greggio texano Wti addirittura in territorio negativo.</p>
<p><a href="http://osservatorioglobalizzazione.it/osservatorio/il-superciclo-delle-materie-prime/">Nel nuovo superciclo delle materie prime</a> legato alla battaglia per la transizione energetica e alla sfida geopolitica del gas naturale, insomma, ci sarà ancora spazio per<strong>&#8220;Re petrolio&#8221;</strong>. L’Agenzia internazionale dell’energia (Iea) ha calcolato che la produzione di petrolio è salita del 4,6% tra settembre 2020 e 2021. Oggigiorno, così come si arriva ad estrarre più carbone per far fronte allo shock dei prezzi, si rimette in moto il mercato del petrolio sia nel contesto dei carichi pronta consegna (spot) che negli accordi tra compagnie e majors. Nello stesso periodo studiato dall&#8217;Iea i prodotti raffinati sono cresciuti del 6,6% e le consegne totali sono aumentate dell’8,4%. Già alla fine dell&#8217;estate scorsa analisti, <a href="https://www.startmag.it/energia/continuera-il-gran-ballo-del-re-petrolio/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">nota Gianni Bessi su <em>StartMag</em></a><em>, </em>“affermavano che la domanda mondiale ritornerà alla quota precedente alla pandemia, cioè circa 100 milioni e passa di tonnellate&#8221;, pronosticando che tale quota potesse addirittura esser superata nel 2022. Previsione che si avvicina alla realtà stando alle ultime analisi: “Ci aspettiamo che la domanda di petrolio cresca a 100,23 milioni di barili al giorno nel 2022, con un aumento di 3,5 dal 2021 e ampiamente al di sopra dei livelli del 2019 di 98,27”, <a href="https://www.schroders.com/en/insights/economics/outlook-2022-global-oil-markets/">ha scritto</a> Schroders, uno dei principali colossi dell&#8217;asset management a livello globale.</p>
<p>La domanda però è e sarà difforme a seconda delle aree geografiche: la Cina, che a tutt’oggi pare l’unica grande nazione ad avere se non debellato almeno sterilizzato la pandemia, aumenterà la domanda rispetto al 2019 in maniera tale da compensare il calo di richieste nel contesto di alcuni Paesi europei.</p>
<p>Il <strong>superciclo del greggio </strong>è in larga parte incentivato dall&#8217;ondata inflativa globale. Lo testimonia il fatto che, smentendo qualsiasi precedente passato, le scelte del cartello Opec e della Russia (Opec+) di <strong>non tagliare la produzione </strong>ma di spingere sull&#8217;acceleratore non stiano frenando il prezzo, tutt&#8217;altro. I prezzi del greggio sono balzati di oltre il 50% rispetto al livello di apertura del 2021. E l’Opec dovrebbe in futuro ancora una volta supportare il mercato, ma stavolta con un aumento della produzione. “È surreale che i prezzi salgano nelle aspettative di un aumento della produzione OPEC, anziché di un taglio”,ha afferma John Kilduff, socio fondatore del fondo energetico Again Capital basato a New York. “Ma è così che la pandemia ha cambiato i fondamentali di questo mercato”. Le vecchie dinamiche del petrolio oggi contraddistinguono il <strong>gas naturale, così facilmente sfruttabile </strong>da fornitori capaci di governare le dinamiche di più mercati di sbocco e di essere price-maker.</p>
<h2>I legami col mercato del gas</h2>
<p>Inoltre, i rischi geopolitici dal Golfo all&#8217;Ucraina, contribuiscono all&#8217;impennata dei prezzi. <a href="https://it.insideover.com/economia/i-costi-per-litalia-degli-attacchi-agli-impianti-sauditi.html" target="_blank" rel="noopener">L&#8217;attacco alle raffinerie saudite di fine 2019 insegna</a> che basta un colpo ben calibrato in un centro nevralgico del mercato petrolifero per scatenare un&#8217;ondata di panico sull&#8217;intero mercato. L&#8217;interruzione dell&#8217;oleodotto che trasporta più di 450.000 barili al giorno da Kirkuk, città del nord dell&#8217;Iraq, il secondo produttore dell&#8217;Opec, al porto mediterraneo di Ceyhan in Turchia, ha recentemente fatto saltare una dinamica di questo tipo, a cui si aggiungono fattispecie legate a interruzioni temporanee di una o più arterie del petrolio. Libia, Nigeria, Angola, Ecuador e, più recentemente, Canada hanno sperimentato problemi del genere nei loro pozzi, e non va dimenticato che da anni è in caduta libera la produzione dell&#8217;ex campione latinoamericano, il Venezuela.</p>
<p>Preoccupante, per la stabilità del contesto energetico internazionale, è il legame duale che si sta verificando tra prezzi del gas naturale e prezzi petroliferi. I consumi di oro blu ritornano ai livelli pre pandemia, la domanda fatica a esser soddisfatta dall&#8217;offerta, i prezzi si impennano, <a href="https://it.insideover.com/economia/varianti-energia-inflazione-tre-bombe-sulla-ripresa.html" target="_blank" rel="noopener">utenti industriali e dei trasporti</a> si muovono verso una ripresa dell&#8217;uso del greggio, che a sua volta conosce una spinta al rialzo. Quello che sta succedendo con il gas ci mostra che le persone, ad un certo punto, evitano di utilizzare fonti di energia eccessivamente costose.  La domanda, ora, è a che punto questo influirà sul mercato petrolifero, entrato nella fase di <em><strong>backwardation, </strong></em><strong>in cui anche a livello finanziario </strong>si punta sui titoli a incentivare una tendenza rialzista.</p>
<h2>Usa e Canada corrono ai ripari</h2>
<p>Negli Usa questo ha portato <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-joe-biden.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>Joe Biden</strong></a> a interessarsi direttamente della questione: la Casa Bianca, probabilmente, rilascerà più petrolio del previsto dalla riserva strategica, in quanto l’intervento è mirato a raffreddare il mercato, con quest’ultimo che, tuttavia, chiede un intervento più deciso. E per l&#8217;amministrazione dei Democratici la corsa del greggio potrebbe creare problemi all&#8217;agenda politica, come nota <em><a href="https://www.rsi.ch/news/mondo/Petrolio-alle-stelle-15021678.html">Rsi News</a>, </em>rimettendo in campo gli attori <a href="https://it.insideover.com/energia/la-politica-energetica-americana-nellera-biden.html" target="_blank" rel="noopener">dello <strong>shale oil avversati dalla base ambientalista </strong></a>dei progressisti Usa: &#8220;Durante la pandemia, il crollo dei prezzi del greggio aveva spinto le compagnie di trivellazione del petrolio di scisto (prodotto da frammenti di rocce bituminose) all&#8217;insolvenza, poiché il costo di produzione è molto più alto del petrolio leggero estratto in Arabia Saudita, per esempio&#8221;.</p>
<p>Ancor più problematica la posizione del Canada, dove l&#8217;ultraprogressista <strong>Justin Trudeau, </strong>primo ministro di Ottawa, tenta di tenere il piede in due scarpe promuovendo la transizione energetica ma accettando che a finanziarla sia la rinnovata attività per la gestione delle <strong>sabbie bituminose dell&#8217;Alberta, </strong>in cui come ricorda il <a href="https://wsj-article-webview-generator-prod.sc.onservo.com/webview/SB10195743107621793341704588242571787380606?adobe_mc=TS%3D1642143822%7CMCMID%3D76670905807171272827389006737798702418%7CMCORGID%3DCB68E4BA55144CAA0A4C98A5%40AdobeOrg&amp;wsj_native_webview=androidphone"><em>Wall Street Journal </em></a>un esercito di locuste di piccole e medie compagnie sta sostituendo le grandi aziende uscite dal business a lungo attaccato perché estremamente inquinante, dati i grandi quantitativi di acqua sprecata e prodotti chimici usati per l&#8217;estrazione nei <em>tar pits</em>. Sia Canada che Usa, realisticamente, promuovono agende politiche di autosufficienza interna e non possono negare di voler continuare a perseguire quella strategia di <em>energy dominance </em>cara a Trump. Ottawa,<a href="https://formiche.net/2022/01/petrolio-sabbie-bituminose-canada/"> nota </a><em>Formiche, </em>&#8221; sta spendendo oltre 12 miliardi di dollari per espandere un altro oleodotto, il Trans Mountain, che trasporta il greggio dalle sabbie bituminose alla costa occidentale del Paese; da lì il prodotto è ancora più vicino a mercati in crescita come quelli asiatici&#8221;. Pochi mesi, al contempo, sono passati da quando Biden ha dato <strong>via libera a un <a href="https://it.insideover.com/energia/biden-in-continuita-con-trump-via-libera-alle-trivellazioni-in-alaska.html">piano di trivellazioni in Alaska</a> </strong>che ha mandato su tutte le furie la sinistra<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/che-cose-il-partito-democratico-americano.html" target="_blank" rel="noopener"> democratica.</a></p>
<p>Insomma, nel quadro della crisi energetica internazionale le fonti tradizionali sembrano non passare mai di moda, anzi: ora più che mai sul petrolio si scaricano inquietudini, tensioni e problematiche in una fase di ripresa internazionale che si fa sempre più complessa. E nei mesi a venire dalle problematiche contingenti alle sfide a venire, transizione in testa, tutto sarà ancora influenzato dall&#8217;andamento del petrolio. <strong>Re che non vuole lasciare la corona </strong>a altre fonti in tempi brevi.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Quelle risorse che hanno reso l&#8217;America una potenza energetica</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/quelle-risorse-che-hanno-reso-lamerica-una-potenza-energetica.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 May 2020 17:11:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[gas naturale]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
		<category><![CDATA[shale gas]]></category>
		<category><![CDATA[shale oil]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="869" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Shale-gas-nel-Regno-Unito-La-Presse-e1567258853863.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Shale-gas-nel-Regno-Unito-La-Presse-e1567258853863.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Shale-gas-nel-Regno-Unito-La-Presse-e1567258853863-300x136.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Shale-gas-nel-Regno-Unito-La-Presse-e1567258853863-768x348.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Shale-gas-nel-Regno-Unito-La-Presse-e1567258853863-1024x463.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Se gli Stati Uniti sono diventati recentemente un Paese principalmente esportatore di petrolio e gas naturale, ovvero il loro bilancio tra import ed export di idrocarburi pende ora più verso l&#8217;export, lo si deve molto allo sfruttamento di quelle che vengono definite risorse non convenzionali. Prima di addentrarci nella trattazione di cosa effettivamente siano queste &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/quelle-risorse-che-hanno-reso-lamerica-una-potenza-energetica.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/quelle-risorse-che-hanno-reso-lamerica-una-potenza-energetica.html">Quelle risorse che hanno reso l&#8217;America una potenza energetica</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="869" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Shale-gas-nel-Regno-Unito-La-Presse-e1567258853863.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Shale-gas-nel-Regno-Unito-La-Presse-e1567258853863.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Shale-gas-nel-Regno-Unito-La-Presse-e1567258853863-300x136.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Shale-gas-nel-Regno-Unito-La-Presse-e1567258853863-768x348.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Shale-gas-nel-Regno-Unito-La-Presse-e1567258853863-1024x463.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Se gli <strong>Stati Uniti</strong> sono diventati recentemente un Paese principalmente <strong>esportatore</strong> di petrolio e gas naturale, ovvero il loro bilancio tra import ed export di idrocarburi pende ora più verso l&#8217;export, lo si deve molto allo sfruttamento di quelle che vengono definite <strong>risorse non convenzionali</strong>.</p>
<p>Prima di addentrarci nella trattazione di cosa effettivamente siano queste risorse e in che modo abbiano modificato lo stesso mercato internazionale degli idrocarburi, è bene però fare delle precisazioni. Innanzitutto petrolio e gas non formano laghi, o sacche, all&#8217;interno della superficie terrestre, bensì impregnano i sedimenti, le rocce, come l&#8217;acqua impregna una spugna: gli idrocarburi infatti sono intrappolati nelle <strong>microporosità</strong> della roccia serbatoio che possono essere comunicanti oppure no. Una riserva convenzionale è quella che può essere sfruttata normalmente a condizioni economiche redditizie che implica quindi la produzione della risorsa senza l&#8217;utilizzo di trattamenti e tecnologie particolari; una riserva non convenzionale non produce volumi economicamente redditizi di risorsa senza l&#8217;ausilio di massicci trattamenti di “stimolazione” e senza l&#8217;impiego di particolari processi di estrazione e trattamento.</p>
<p>Il fattore principale che discrimina se ci troviamo davanti ad una o a un&#8217;altra risorsa è principalmente di ordine<strong> geologico</strong>: porosità della roccia, viscosità e saturazione del fluido in essa contenuto, pressione capillare sono dei parametri che il geologo considera per capire quale sia l&#8217;effettivo potenziale di sfruttamento di un <em>reservoir</em> di idrocarburi e che permettono di stabilire se la risorsa sia convenzionale o meno.</p>
<p>Le risorse non convenzionali prendono il nome dalle rocce che le contengono o da alcune caratteristiche delle stesse e sono: i <em><strong>gas shales</strong></em> (argille a gas), gli <em><strong>shale oil</strong></em> (argille o sabbie bituminose), i <em><strong>tight gas e oil</strong></em>, le formazioni <strong>Cbm</strong> (<a href="https://www.slb.com/technical-challenges/unconventional-resources" target="_blank" rel="noopener"><em>Coal Bed Methane</em></a>), gli <strong>idrati di gas</strong>, e più in generale tutti i <em>reservoir</em> posti a grande profondità nei mari o nell&#8217;<a href="https://it.insideover.com/guerra/quella-nuova-base-degli-usa-per-sfidare-la-russia-nellartico.html" target="_blank" rel="noopener">Artico</a> che richiedono notevoli sforzi ingegneristici per raggiungerli.</p>
<p>Per quanto riguarda gli Stati Uniti la loro rivoluzione del settore petrolifero, che ha virato verso le risorse non convenzionali (nella fattispecie gas/oil shales e tight gas/oil) è cominciata negli anni &#8217;90 ma l&#8217;impulso maggiore si è avuto a partire dal <strong>2005</strong> e non si è mai fermato nonostante l&#8217;andamento altalenante dei prezzi del petrolio.</p>
<p>Per capire meglio come la produzione di queste risorse sia strettamente dipendente dal prezzo di mercato degli idrocarburi è opportuno ora guardare cosa effettivamente siano in dettaglio.</p>
<p>I <strong><em>gas shales</em> </strong>sono delle formazioni rocciose in cui il gas naturale è intrappolato nelle microporosità della roccia; microporosità che, a differenza delle altre rocce serbatoio convenzionali, non sono tra di loro comunicanti a causa del grado di diagenesi che hanno subito, e quindi non permettono lo scorrere del fluido, condizione necessaria affinché si possa sfruttare un qualsiasi tipo di giacimento. Vengono estratti tramite un processo in pozzo che prende il nome di <em><strong>fracking</strong></em>.</p>
<p>Questa tecnica, non nuova nella ricerca petrolifera essendo usata sin dagli anni ’50 del secolo scorso per rendere più permeabile la roccia serbatoio di pozzi convenzionali, prevede l’<strong>immissione di acqua ad alta pressione</strong> unita a sostanze addensanti per aumentarne la viscosità in modo da microfratturare la roccia serbatoio per aumentarne la permeabilità e quindi la possibilità di estrarre i fluidi ad idrocarburi che essa contiene. In seguito alla <strong>microfratturazione</strong> viene introdotto nella roccia un fluido a base di acqua che contiene delle particelle accuratamente selezionate in base alla forma e grandezza atte a costituire una sorta di impalcatura di sostegno all’interno delle microfratture, sia per stabilizzarle sia per fornire un reticolo di drenaggio per i fluidi, che si chiamano in gergo <em>proppant</em>. A questo punto la roccia serbatoio diventa sfruttabile e inizia il “pompaggio” dell&#8217;idrocarburo presente, in questo caso il gas. Questa metodologia estrattiva ha causato, soprattutto negli Usa dove è largamente utilizzata, delle controversie dovute alla presunta pericolosità ambientale: è stato notato l&#8217;insorgere di una sismicità “indotta” che, erroneamente, è stata attribuita alla fratturazione della roccia (che ricordiamo viene microfratturata) quando invece, come riportano gli studi sin&#8217;ora effettuati, è principalmente causata dallo <strong>stoccaggio delle acque reflue</strong> reiniettate in profondità che vanno a riattivare antiche faglie.</p>
<p>Diversi invece sono i depositi di <a href="https://geology.com/usgs/oil-shale/" target="_blank" rel="noopener"><strong><em>oil shales</em></strong></a> che sono caratterizzati dall’essere composti generalmente da argille più o meno stratificate ricche in materia organica che non ha subito un processo di maturazione tale da produrre idrocarburi come le normali rocce che li generano, chiamate in gergo geologico “rocce madri”.</p>
<p>Anche questi depositi possono essere sfruttati ma le tecniche, e quindi anche le problematiche di tipo ambientale, sono diverse. Essenzialmente si usano due metodologie per estrarre la risorsa dagli <em>oil shales</em>: quella più usata è la <strong>cavatura</strong> in miniere a cielo aperto o sotterranee della roccia per sottoporla a riscaldamento ad alta temperatura (procedimento chiamato <em>retorting</em>) in modo da poter estrarre il fluido che genera che verrà poi separato dalle impurità e raccolto.</p>
<p>Questo processo di riscaldamento può anche essere effettuato <em>in situ</em> tramite la perforazione della roccia e l’introduzione nei pozzi di generatori elettrici di calore che, in un arco di tempo che va dai due ai tre anni, riescono a riscaldarla ad una temperatura tale (350/400°C) da farle rilasciare il petrolio che racchiude che viene raccolto da pozzi di estrazione collocati all’interno dall’area riscaldata. Com&#8217;è facile intuire è un processo molto costoso che richiede un dispendio energetico notevole e ha un forte impatto ambientale dato dalla cavatura e dall&#8217;emissione di gas serra a causa del riscaldamento della roccia.</p>
<p><a href="https://www.glossary.oilfield.slb.com/en/Terms/t/tight_oil.aspx" target="_blank" rel="noopener"><em><strong>Tight oil</strong></em></a> e <a href="https://www.glossary.oilfield.slb.com/en/Terms/t/tight_gas.aspx" target="_blank" rel="noopener"><em><strong>gas</strong></em></a> sono riserve intrappolate in sedimenti a bassissima o nulla porosità, come argille compatte o carbonati, che vengono sfruttate anch&#8217;esse principalmente con la tecnica del <em>fracking</em>. Si stima che le riserve di <em>tight gas</em> negli Usa siano comprese tra i 100mila e i 400mila miliardi di metri cubi.</p>
<p>Ovviamente per essere estratte certe risorse <strong>devono essere redditizie</strong> anche a fronte degli enormi passi da gigante fatti dall&#8217;ingegneria nel campo petrolifero, che sono paragonabili, se non addirittura superano, quelli fatti dal settore aerospaziale. Pertanto sebbene il loro prezzo sia andato abbassandosi nel corso degli anni, esiste comunque un limite quasi “fisiologico” oltre il quale non possono scendere, limite dato anche dalla <strong>produttività</strong> delle stesse, molto più concentrata nel tempo rispetto alle risorse convenzionali: un pozzo non convenzionale, ad esempio, nei primi due anni di attività produce molta più risorsa rispetto a quella di uno convenzionale, ma poi diminuisce rapidamente.</p>
<p>Di conseguenza, mentre un pozzo convenzionale ha un tempo di ritorno compreso tra sei e 12 anni, un pozzo non convenzionale ha un tempo di ritorno compreso tra sei mesi e quattro anni, generando un vantaggio competitivo non indifferente, ma significa anche che, esaurendosi prima, occorra perforarne molti altri a parità di estensione del campo ad idrocarburi. Affinché sia remunerativo, pertanto, il prezzo al barile dello <em>shale oil</em> <a href="https://www.aljazeera.com/ajimpact/oil-price-war-nightmare-shale-producers-200309173245129.html" target="_blank" rel="noopener">deve restare <strong>sopra ai 40 dollari</strong></a>, un valore comunque sceso dai 60 di soli cinque anni fa. Diventa facile intuire quindi come l&#8217;attuale crisi del mercato petrolifero, causata dalla pandemia in corso, abbia pesantemente colpito il settore estrattivo americano, ed i cui effetti di lungo termine sul comparto saranno quantificabili solo tra qualche mese.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/quelle-risorse-che-hanno-reso-lamerica-una-potenza-energetica.html">Quelle risorse che hanno reso l&#8217;America una potenza energetica</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Petrolio, il vero problema sono i siti di stoccaggio</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/petrolio-il-vero-problema-sono-i-siti-di-stoccaggio.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Battaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Apr 2020 12:40:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Opec]]></category>
		<category><![CDATA[Opec Plus]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
		<category><![CDATA[shale oil]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="941" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/raffineria-petrolio-regno-unito-La-Presse-e1581340635468.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="oil petrolio" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/raffineria-petrolio-regno-unito-La-Presse-e1581340635468.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/raffineria-petrolio-regno-unito-La-Presse-e1581340635468-300x147.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/raffineria-petrolio-regno-unito-La-Presse-e1581340635468-768x376.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/raffineria-petrolio-regno-unito-La-Presse-e1581340635468-1024x502.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>All’inizio di questa settimana il prezzo del petrolio è sceso al livello più basso mai registrato negli ultimi 18 anni, trascinato dal continuo calo della domanda dovuto all’impatto del coronavirus sulla produzione industriale globale e, in contemporanea, dall’aumento dell’offerta generato dalla “oil war” tra Arabia Saudita e Russia. Il prezzo del West Texas Intermediate, o &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/petrolio-il-vero-problema-sono-i-siti-di-stoccaggio.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="941" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/raffineria-petrolio-regno-unito-La-Presse-e1581340635468.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="oil petrolio" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/raffineria-petrolio-regno-unito-La-Presse-e1581340635468.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/raffineria-petrolio-regno-unito-La-Presse-e1581340635468-300x147.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/raffineria-petrolio-regno-unito-La-Presse-e1581340635468-768x376.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/raffineria-petrolio-regno-unito-La-Presse-e1581340635468-1024x502.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>All’inizio di questa settimana il prezzo del petrolio è sceso al livello più basso mai registrato negli ultimi 18 anni, trascinato dal continuo calo della domanda dovuto all’impatto del coronavirus sulla produzione industriale globale e, in contemporanea, dall’aumento dell’offerta generato dalla “oil war” tra Arabia Saudita e Russia.</p>
<p>Il prezzo del West Texas Intermediate, o <strong>WTI</strong>, uno dei benchmark di riferimento per il mercato del greggio, è sceso addirittura sotto i 20 dollari al barile, mentre il petrolio del Mare del Nord, meglio conosciuto come <strong>Brent</strong>, è passato sotto l’asticella dei 22 dollari al barile.</p>
<p>Ma, secondo alcuni analisti, nonostante i lievi recuperi registrati nelle ultime ore, il prezzo potrebbe scendere ancora a causa del sovraccarico dei siti di stoccaggio e dal prolungamento della guerra dei prezzi tra Riad e Mosca.</p>
<h2>La crisi della domanda</h2>
<p>Come in ogni mercato, anche in quello petrolifero la legge della domanda e dell’offerta stabilisce il livello dei prezzi e determina gli scambi che avvengono quotidianamente nel trading dell’oro nero.</p>
<p>La pandemia di coronavirus a livello globale, bloccando di fatto la produzione industriale e rallentando il settore dei trasporti, con diverse compagnie aeree che hanno fermato i voli e riportato a terra intere flotte, ha avuto un fortissimo impatto sulla domanda di greggio mondiale.</p>
<p>La <strong>International Energy Agency</strong> <strong>(IEA)</strong> ha addirittura stimato che il calo della domanda di petrolio potrebbe essere di 20 milioni di barili al giorno nel 2020, mentre secondo alcuni esperti, un calo di circa 5 milioni di barili nella domanda giornaliera di greggio deriverebbe solo dalla messa a terra degli aerei a livello globale.</p>
<h2>L’eccesso di offerta</h2>
<p>Dall’altra parte, un deciso aumento dell’offerta sta ulteriormente facendo crollare la struttura del mercato petrolifero.</p>
<p>Dopo il mancato accordo tra Russia e Arabia Saudita sul taglio alla produzione proposto dall’<strong>Opec</strong> e che ha visto il Cremlino “disertare”, di fatto, le riunioni dell’<strong>Opec Plus</strong> (la versione allargata del cartello petrolifero di cui la Russia è il principale produttore), Riad ha annunciato un aumento della produzione di greggio.</p>
<p>Una sfida, quella dei sauditi, che punta a mettere forte pressione alla Russia, ma che, nel frattempo, sta danneggiando soprattutto quei Paesi in cui i costi di estrazione sono maggiori, in primis gli <strong>Stati Uniti</strong>, dove i produttori di shale oil stanno già accusando il colpo.</p>
<p>Non a caso, il presidente degli Stati Uniti <strong>Donald Trump</strong>, a inizio settimana ha fatto sapere di aver chiamato <strong>Vladimir Putin</strong> per discutere riguardo al crollo dei prezzi, che ha posto il settore dell’Oil &amp; Gas americano sotto assedio.</p>
<p>Trump ha infatti dichiarato che non vuole vedere il settore dell&#8217;energia &#8220;spazzato via&#8221; per i bassi prezzi del petrolio generati dalla disputa tra Russia e Arabia Saudita e giovedì,<a href="https://twitter.com/realDonaldTrump/status/1245720677660925952"> in un Tweet</a> ha detto di aver parlato anche con il principe ereditario saudita, <strong>Mohammad bin Salman</strong>, ribadendo che si aspetta che i due Paesi taglino la produzione di almeno 10 milioni di barili al giorno.</p>
<p>La Russia, dal canto suo, non sembra troppo preoccupata dalla sfida e anzi, con il greggio degli Urali scambiato al minimo di nove anni, il Paese prevede di aumentare le sue esportazioni a livelli record nel mese di maggio.</p>
<p>Più problematica, invece, la situazione dell’Arabia Saudita. Qui, <a href="https://www.wsj.com/articles/as-saudi-arabia-boosts-oil-output-some-tankers-have-nowhere-to-go-11585742271">stando a quanto riferito dal Wall Street Journal</a>, ci sono già navi cisterna ferme nei porti del Paese che non hanno ancora una meta dove dirigersi poichè l’eccesso di offerta ha portato al limite la capacità di immagazzinamento da parte di moltissimi Paesi.</p>
<p>Il vero problema ora inizia infatti ad essere quello dello stoccaggio del prezioso fossile, con moltissimi siti di raccolta che hanno già superato, o sono vicini a superare, la loro capacità massima.</p>
<h2>Il problema dello stoccaggio</h2>
<p>Il rischio per il mercato petrolifero è proprio quello dell’esaurimento dei siti di stoccaggio che su larga scala potrebbe mandare completamente in corto circuito tutta la filiera produttiva dell’oro nero. Una spirale negativa che, secondo alcuni esperti, potrebbe trascinare il prezzo del greggio ancora più in basso rispetto ai livelli visti finora.</p>
<p>Il crollo della domanda ha infatti già portato alla chiusura di diverse raffinerie in varie parti del mondo, dal <strong>Sudafrica</strong> al <strong>Canada</strong>, fino all’<strong>India</strong>, il terzo più grande importatore al mondo, che ha annunciato il dimezzamento dei processi di raffinazione, incrementando ulteriormente l’eccesso di barili nel mercato.</p>
<p>Nel centro di stoccaggio americano di <strong>Cushing, in Oklahoma</strong>, conosciuto come “<em>The Pipeline Crossroads of the World</em>”, solo nell’ultima settimana le scorte di greggio sono aumentate di 4 milioni di barili, mentre crescono i timori per il raggiungimento dei limiti massimi di raccolta.</p>
<p>L’hub di Cushing è il principale centro di immagazzinamento di crude oil degli Stati Uniti ed è connesso all’intera rete di oleodotti americani che pompano petrolio da una parte all’altra del Paese. Il sito vanta una capacità di raccolta di circa 90 milioni di barili ed è da qui che si valutano i prezzi dei futures e dei contratti options sul WTI scambiati sul <strong>New York Mercantile Exchange.</strong></p>
<p>A preoccupare gli investitori è proprio il calo dei futures sul greggio americano, che da inizio anno hanno visto il proprio valore più che dimezzato. Per i traders, infatti, il surplus di petrolio dato dalla combinazione di una domanda ridotta di oltre un quarto e dall’aumento dell’offerta scatenato dalla “guerra” tra Arabia Saudita e Russia, ammonterebbe a circa 25 milioni di barili in eccesso sul mercato nel mese di aprile. Un livello che potrebbe saturare la capacità di stoccaggio a livello globale nel giro di appena qualche settimana.</p>
<p><a href="https://www.rystadenergy.com/newsevents/news/press-releases/covid-19-demand-update-oil-seen-down-6point4-jet-fuel-down-26-road-fuel-down-5point5-in-20202/">Secondo alcune stime riportate da Rystad Energy</a>, in media i livelli di stoccaggio del petrolio in tutte le strutture del mondo sono già saliti a circa tre quarti della capacità massima a partire da gennaio, quando le principali raffinerie in Cina (il primo importatore di petrolio al mondo) hanno dovuto chiudere per lo scoppio dell’epidemia di coronavirus.</p>
<p><strong>Rystad Energy</strong> prevede che l&#8217;industria petrolifera continuerà a immagazzinare petrolio nelle settimane e nei mesi a venire, portando i siti di stoccaggio al loro limite massimo e pronostica che proprio il mese di aprile sarà quello più duramente colpito</p>
<p>In questa situazione, secondo l&#8217;analista di Rystad Thomas Liles, il prezzo del greggio potrebbe addirittura scendere <strong>fino a 10 dollari al barile</strong>.</p>
<p>Uno scenario che spaventa, e non poco, le principali major petrolifere occidentali, che stanno iniziando a tagliare fortemente spese e investimenti al fine di ammortizzare il pesantissimo calo dei prezzi sui loro bilanci.</p>
<p>Se l’aumento di offerta provocato dalla oil war tra Arabia Saudita e Russia non si adeguerà al nuovo livello di domanda imposto dal lockdown globale per il Covid-19 (come spera di ottenere Trump) il mercato petrolifero potrebbe subire la più grave crisi dell’ultimo secolo, con effetti potenzialmente devastanti anche per i mercati globali.</p>
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		<title>Ecco perché il petrolio non è più un&#8217;arma</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/ecco-perche-il-petrolio-non-e-piu-un-arma.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Battaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Feb 2020 11:49:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Opec]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
		<category><![CDATA[shale gas]]></category>
		<category><![CDATA[shale oil]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="854" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Petrolio-con-cammello-La-Presse-e1582717675545.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Gulf Oil petrolio Golfo deserto" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Petrolio-con-cammello-La-Presse-e1582717675545.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Petrolio-con-cammello-La-Presse-e1582717675545-300x134.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Petrolio-con-cammello-La-Presse-e1582717675545-768x342.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Petrolio-con-cammello-La-Presse-e1582717675545-1024x456.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La sorprendente stabilità del prezzo del petrolio nonostante le ultime crisi mediorientali in Iran a inizio anno e quella più recente in Libia con il blocco petrolifero imposto da Khalifa Haftar, oltre a tranquillizzare i mercati finanziari e i governi occidentali, dimostra ciò che diversi studiosi ed esperti sostenevano da tempo: oggi il petrolio non &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/ecco-perche-il-petrolio-non-e-piu-un-arma.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="854" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Petrolio-con-cammello-La-Presse-e1582717675545.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Gulf Oil petrolio Golfo deserto" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Petrolio-con-cammello-La-Presse-e1582717675545.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Petrolio-con-cammello-La-Presse-e1582717675545-300x134.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Petrolio-con-cammello-La-Presse-e1582717675545-768x342.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Petrolio-con-cammello-La-Presse-e1582717675545-1024x456.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La sorprendente stabilità del prezzo del petrolio nonostante le ultime crisi mediorientali in Iran a inizio anno e quella più recente in Libia con <a href="https://it.insideover.com/guerra/libia-situazione-sempre-piu-preoccupante-per-il-blocco-pozzi.html">il blocco petrolifero imposto da Khalifa Haftar</a>, oltre a tranquillizzare i mercati finanziari e i governi occidentali, dimostra ciò che diversi studiosi ed esperti sostenevano da tempo: <strong>oggi il petrolio non è più un arma.</strong></p>
<p>C’è stato un tempo in cui l’oro nero poteva essere utilizzato da una manciata di paesi produttori, quali Arabia Saudita, Iran e Iraq, come uno strumento per fare pressione ai governi di mezzo mondo. Bastava letteralmente “chiudere il rubinetto” della produzione di greggio e il rimbalzo del prezzo avrebbe garantito entro poco tempo vantaggi politici, economici o militari. Il termine &#8220;arma petrolifera&#8221;, non a caso, rimanda inevitabilmente all&#8217;embargo del 1973, con il blocco della produzione da parte dai paesi arabi dell’<strong>Opec</strong> in risposta guerra dello Yom Kippur che generò la famosa <strong>crisi petrolifera</strong>.</p>
<p>Da quell&#8217;epoca le cose sono drasticamente cambiate e, sebbene diversi paesi abbiano usato o minacciato di usare il petrolio come arma politica anche nella storia recente, oggi la “oil weapon”, o “oil option” come viene spesso definita, non sembra spaventare più come una volta.</p>
<h2>Perché il petrolio non è più un’arma?</h2>
<p>A concorrere a questo cambiamento epocale, che ha ovviamente anche importanti risvolti anche nel campo della geopolitica, ci sono diversi fattori emersi negli ultimi anni all&#8217;interno del mercato petrolifero, specialmente sul lato dell’offerta del greggio.</p>
<p>Il primo tra questi si chiama <strong>shale oil</strong> ed è ciò che ha permesso di recente agli Stati Uniti di diventare totalmente indipendenti dalle importazioni di petrolio per il loro fabbisogno energetico. Anni di ricerca, esplorazioni, diversi esperimenti falliti, danni ambientali ed enormi investimenti, alla fine hanno dato i loro frutti e oggi l’America è il primo paese al mondo per l’estrazione del petrolio di scisto dalle rocce, potendosi garantire così un buon margine di autosufficienza. Tanto da riportare gli States nella classifica dei maggiori esportatori, dietro ad Arabia Saudita, Russia e Iraq.</p>
<p>A partire dal 2014 lo shale oil ha infatti creato un vero e proprio boom nella produzione domestica degli Stati Uniti (il primo consumatore di petrolio al mondo) e ad oggi circa un terzo della produzione onshore di greggio negli States è costituita da petrolio di scisto. Un successo che ha spinto anche altre potenze, <a href="https://it.insideover.com/ambiente/nel-regno-unito-ce-meno-shale-gas-di-quanto-previsto.html">come il Regno Unito</a>, a iniziare perforazioni esplorative e sperimentare le tecniche di “fracking” ovvero il processo per rompere le rocce nel sottosuolo e liberare petrolio e gas di scisto.</p>
<p>Bisogna poi considerare che nel corso degli anni ci sono moltissimi altri Paesi produttori che hanno contribuito ad allargare il lato dell’offerta. Basti pensare che nel 1960, quando è stata fondata l’<strong>Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio</strong>, gli Stati membri erano solamente cinque, mentre ad oggi sono ben 13 a farne parte.</p>
<p>Più di recente si sono poi aggiunti alla lista anche i paesi che fanno parte dell’<strong>Opec Plus</strong>, la versione “allargata” del cartello petrolifero che include anche i Paesi produttori non-membri dell’Opec, e di cui la Russia è il principale produttore. L’Opec Plus, <a href="https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/approfondimento-oltre-lopec-plus-sempre-piu-russia-medio-oriente-24012">come nota l’Ispi</a><span style="font-size: 1rem;">, nasce in primis proprio come reazione alla crescita della “produzione non convenzionale” degli Stati Uniti, ottenuta grazie allo shale oil. In questo frangente, la <strong>Russia</strong>, rappresenta una pedina importantissima </span>all&#8217;interno<span style="font-size: 1rem;"> del cartello petrolifero, dato che a partire dagli Novanta ha aumentato enormemente le proprie esportazioni di petrolio ed oggi è seconda solamente all’Arabia Saudita.</span></p>
<p>Emerge così un quadro decisamente mutato negli equilibri dell’oil market che rende molto più difficile, se non impossibile, per un singolo attore innescare una guerra petrolifera e utilizzare il greggio, o meglio il controllo sul suo prezzo, come un’arma di ricatto.</p>
<p>Per questo, sebbene l’allargamento dell’Opec abbia creato un gigante che controlla oltre il <strong>70% della produzione mondiale</strong>, l’arma petrolifera oggi fa molta meno paura che in passato.</p>
<p>Come ha sottolineato Stefano Cingolani <a href="https://www.ilfoglio.it/home/2020/01/12/news/il-petrolio-non-e-piu-unarma-295912/?underPaywall=true">in un articolo su <em>Il Foglio</em></a> a proposito della relativa stabilità del prezzo del petrolio dopo la crisi tra Usa e Iran: <span style="font-size: 1rem;">“L’oro nero, che dagli anni Settanta abbiamo imparato a considerare una bomba che l’Opec potrebbe innescare a suo piacimento, non si è trasformato in un petardo, ma anno dopo anno sta perdendo il suo potenziale”.</span></p>
<p>Gli sceicchi e i leader dei paesi arabi hanno certamente ancora un gran potere all&#8217;interno del mercato petrolifero, ma, ribadisce Cingolani, “le sorti del mondo non sono più nelle loro mani come dal 1973 in poi, tanto meno nelle mani degli ayatollah”.</p>
<h2>Il calo della domanda</h2>
<p>A ben vedere, però, la vera novità nel mercato dell’oro nero non è soltanto l’aumento dell’offerta di petrolio, ma anche il sorprendente calo della domanda.</p>
<p>Come stima <a href="https://www.bp.com/en/global/corporate/energy-economics/spencer-dale-group-chief-economist/peak-oil-demand-and-long-run-oil-prices.html">uno studio della major petrolifera britannica BP</a>, “l&#8217;avvento dei veicoli elettrici e le crescenti pressioni per <strong>decarbonizzare</strong> il settore dei trasporti fanno sì che il petrolio stia affrontando per la prima volta una concorrenza significativa all&#8217;interno della sua principale fonte di domanda”.</p>
<p>Secondo lo studio, infatti, saranno proprio le forze combinate del miglioramento dell&#8217;efficienza dei veicoli e della pressione dei Governi per ridurre le emissioni di carbonio che probabilmente freneranno la domanda di petrolio dopo oltre 150 anni di crescita quasi ininterrotta.</p>
<p>In questo senso risulta quindi ancora più determinante il crollo della <strong>domanda</strong> di petrolio che segnala una rottura dal paradigma che ha dominato i mercati petroliferi negli ultimi decenni, ovvero la previsione di un calo o un deficit dell’offerta. <span style="font-size: 1rem;">“La convinzione era che prima o poi ci sarebbe stata una fornitura limitata di petrolio e che, man mano che il petrolio scarseggiava, il suo prezzo sarebbe aumentato”.</span></p>
<p>Proprio questa convinzione di base ha avuto un&#8217;influenza importante sui mercati petroliferi già dagli anni Settanta. I paesi produttori di petrolio hanno iniziato a razionare la loro produzione nella certezza che, col passare del tempo, il prezzo di greggio sarebbe salito a livelli altissimi.</p>
<p>Così non è stato, e, come sottolinea anche lo studio, nel futuro del mercato petrolifero è già previsto un vero e proprio crollo della domanda tra il 2030 e il 2040.</p>
<h2>Quale sarà il ruolo del petrolio nei prossimi anni?</h2>
<p>Certamente il petrolio, anche se la transizione “green” del settore dei trasporti dovesse avvenire a tempi record e la domanda dovesse calare bruscamente, manterrebbe comunque un’enorme importanza all&#8217;interno della nostra società. I campi di <strong>impiego dell’oro nero</strong> ricoprono ancora un ampio spettro della produzione industriale e difficilmente potrà essere rimpiazzato da valide alternative.</p>
<p>Ciò che cambia davvero, è però il ruolo del petrolio all&#8217;interno del panorama geopolitico e nei delicati equilibri internazionali, e lo dimostra il fatto che non possa più essere utilizzato in maniera credibile come arma di ricatto. Senza questo strumento per fare leva sui Paesi occidentali, molte potenze del Medio Oriente dovranno infatti rivedere le proprie <strong>strategie</strong> e, molto probabilmente, anche le alleanze.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/ecco-perche-il-petrolio-non-e-piu-un-arma.html">Ecco perché il petrolio non è più un&#8217;arma</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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