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	<title>Seconda guerra mondiale Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
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	<title>Seconda guerra mondiale Archives - InsideOver</title>
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		<title>L’ultima generazione: cosa resterà quando scompariranno i testimoni della Seconda Guerra Mondiale</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/lultima-generazione-cosa-restera-quando-scompariranno-i-testimoni-della-seconda-guerra-mondiale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 May 2026 04:05:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Seconda guerra mondiale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="612" height="408" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/istockphoto-157376515-612x612-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/istockphoto-157376515-612x612-1.jpg 612w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/istockphoto-157376515-612x612-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/istockphoto-157376515-612x612-1-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 612px) 100vw, 612px" /></p>
<p>La memoria, in fondo, è una scelta. Ogni generazione decide cosa ricordare e cosa dimenticare, cosa trasmettere e cosa lasciare morire.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/lultima-generazione-cosa-restera-quando-scompariranno-i-testimoni-della-seconda-guerra-mondiale.html">L’ultima generazione: cosa resterà quando scompariranno i testimoni della Seconda Guerra Mondiale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="612" height="408" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/istockphoto-157376515-612x612-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/istockphoto-157376515-612x612-1.jpg 612w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/istockphoto-157376515-612x612-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/istockphoto-157376515-612x612-1-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 612px) 100vw, 612px" /></p>
<p>La mente umana dimentica. È un dato di fatto biologico, ma anche una sfida che l&#8217;uomo affronta da millenni. Dalle tavolette d&#8217;argilla dei Sumeri agli appunti digitali sui nostri smartphone, il bisogno di fissare il pensiero — di trattenere ciò che rischia di sfuggire — accompagna la nostra specie come un filo rosso.</p>



<p><strong>Oggi viviamo un paradosso inedito</strong>: abbiamo accesso a più informazioni di qualsiasi generazione precedente, eppure <strong>la nostra capacità di ricordare sembra atrofizzarsi. </strong>Consumiamo contenuti in modo frenetico, sempre più brevi, sempre più frammentati. L&#8217;intelligenza artificiale può archiviare miliardi di dati, ma noi — esseri di carne e sinapsi — fatichiamo a ricordare cosa abbiamo letto la settimana scorsa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">DARE VOCE AL PASSATO: <a href="https://it.insideover.com/course-landing/public-history-e-giornalismo-narrativo">SCOPRI LA PUBLIC HISTORY </a></h2>



<p>Ma c&#8217;è un problema ancora più profondo: la <strong>memoria collettiva</strong>, quella che tiene insieme le comunità e fonda l&#8217;identità dei popoli, sta entrando in una fase critica. <strong>La progressiva scomparsa degli ultimi testimoni diretti della Seconda guerra mondiale segna un passaggio cruciale nella costruzione della memoria europea.</strong> Non si tratta soltanto della fine biologica di una generazione, ma della chiusura di una stagione in cui il racconto del Novecento è stato profondamente intrecciato con la presenza fisica, emotiva e morale di chi quegli eventi li aveva vissuti.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://content.storicang.it/medio/2025/04/27/iconica-foto-di-joe-rosental-che-ritrae-i-soldati-americani-che-conquistano-la-cima-di-iwo-jima_46d70c1e_250427141400_1280x970.webp" alt=""/></figure>



<p>Prima di parlare di memoria collettiva, è utile capire cosa accade nel nostro cervello quando formiamo un ricordo. I meccanismi individuali, infatti, illuminano anche le dinamiche sociali della conservazione del passato. La memoria non è un archivio statico dove i dati vengono semplicemente depositati: <strong>la memoria non è una registrazione fedele, ma una ricostruzione attiva. </strong>Lo stesso vale per la memoria collettiva. Lo psicologo George Miller nel 1956 dimostrò che la memoria di lavoro può contenere circa sette elementi simultaneamente (il famoso &#8220;magical number seven&#8221;). Questa limitazione biologica ha implicazioni profonde: spiega perché ricordiamo meglio le storie che le liste, le emozioni che i fatti nudi.</p>



<p>Per decenni, <strong>la testimonianza diretta ha rappresentato un ponte tra passato e presente.</strong> Le parole di sopravvissuti come <strong>Primo Levi</strong> non erano semplicemente fonti, ma veri e propri dispositivi civili: la loro presenza nelle scuole, nei tribunali morali della memoria pubblica, nei media, contribuiva a costruire un senso condiviso della storia. In quell&#8217;incontro diretto, la distanza temporale veniva annullata. Il passato parlava al presente senza filtri.</p>



<p>Levi dedicò l&#8217;intera esistenza post-Auschwitz a una missione precisa: rendere l&#8217;esperienza del Lager comprensibile a chi non l&#8217;aveva vissuta. I suoi libri — <em>Se questo è un uomo</em>, <strong>La tregua</strong>, <em>I sommersi e i salvati</em> — non sono semplici memorie. Sono tentativi metodici di costruire ponti cognitivi tra l&#8217;indicibile e il comprensibile. Levi era un chimico: il suo approccio alla testimonianza rifletteva questa formazione. Catalogava, analizzava, scomponeva. Non cercava l&#8217;empatia attraverso il pathos, ma attraverso la precisione. &#8220;<strong>Il testimone scomodo</strong>&#8221; — così si definiva — sapeva che la sua efficacia dipendeva dalla capacità di far capire, non solo di far sentire.</p>



<p>Consapevole dell&#8217;urgenza, <strong>Steven Spielberg</strong> fondò nel 1994 la <strong>USC Shoah Foundation</strong> (originariamente <em>Survivors of the Shoah Visual History Foundation</em>), con l&#8217;obiettivo di raccogliere e preservare le testimonianze dei sopravvissuti all&#8217;Olocausto. I numeri del progetto sono impressionanti: oltre 55.000 testimonianze video raccolte, interviste condotte in 65 Paesi e 43 lingue, più di 115.000 ore di registrazioni, espansione ad altri genocidi (Ruanda, Armenia, Guatemala, Cambogia). L&#8217;archivio rappresenta la più grande raccolta di testimonianze orali mai realizzata. Ma — e qui sta il nodo cruciale — <strong>guardare un&#8217;intervista registrata non è lo stesso che confrontarsi con una persona in carne e ossa.</strong></p>



<p>La differenza non è solo emotiva. È epistemologica. Il testimone presente può essere interrogato, può rispondere a domande impreviste, può reagire al contesto specifico del suo pubblico. Il video, per quanto prezioso, è unidirezionale. Il passaggio dalla memoria vivente alla memoria archiviata si manifesta con particolare evidenza nei luoghi simbolo della Shoah. Musei, memoriali e siti storici stanno ripensando radicalmente la propria funzione.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.repstatic.it/content/nazionale/img/2019/05/08/194112799-13beaea0-5843-44f9-bb50-4fe1071c18b8.jpg?webp" alt=""/></figure>
</div>


<p>Il Museo di Auschwitz-Birkenau ha accolto nel tempo milioni di visitatori. Per anni, la visita poteva includere l&#8217;incontro con un sopravvissuto. Oggi questa possibilità non esiste praticamente più. Il sito si trova a ripensare radicalmente la propria funzione. Il racconto si affida sempre più agli spazi, agli oggetti, alle tracce materiali: le tonnellate di capelli umani conservati nel Blocco 4, le valigie con i nomi dei deportati, le scarpe dei bambini, ammucchiate dietro le vetrine, le fotografie scattate dalle SS, poi recuperate. Il visitatore è chiamato a costruire autonomamente il proprio rapporto con il passato. Non c&#8217;è più una voce che guidi, che spieghi, che incarni. C&#8217;è il silenzio dei luoghi e il peso degli oggetti.</p>



<p>Piotr Cywiński, direttore del museo dal 2006, ha riflettuto a lungo su questa transizione: &#8220;Per settant&#8217;anni abbiamo potuto contare sulla presenza dei sopravvissuti. Ora dobbiamo imparare a trasmettere la stessa verità senza di loro. È una sfida enorme&#8221;. La riflessione tedesca sulla &#8220;memoria senza testimoni&#8221; (<em>Erinnerung ohne Zeitzeugen</em>) è particolarmente avanzata. I siti commemorativi dei campi di concentramento — Dachau, Buchenwald, Sachsenhausen — hanno progressivamente sostituito la presenza dei sopravvissuti con percorsi didattici innovativi. Il modello si basa su tre pilastri:</p>



<p>-Biografie individuali — Invece di parlare di numeri, si raccontano storie singole. Al visitatore viene assegnata l&#8217;identità di una vittima specifica, di cui segue il percorso attraverso il campo.</p>



<p>-Documenti primari — Lettere, diari, fotografie, registri vengono presentati nella loro materialità originale, non solo come riproduzioni.</p>



<p>-Responsabilità dello spettatore — Il visitatore non è un ricettore passivo. Deve interpretare, collegare, trarre conclusioni. L&#8217;obiettivo non è replicare l&#8217;esperienza della testimonianza, ma costruire una nuova forma di coinvolgimento.</p>



<p>Il <strong>Mémorial de la Shoah </strong>di Parigi ha investito massicciamente nella digitalizzazione e negli strumenti educativi. La piattaforma online integra testimonianze video sottotitolate e indicizzate, archivi fotografici navigabili, percorsi didattici differenziati per età e livello, strumenti per la ricerca genealogica delle vittime. L&#8217;approccio francese punta sull&#8217;accessibilità: rendere le fonti disponibili al</p>



<p>Per le <strong>generazioni nate dopo il 2000</strong>, la Seconda guerra mondiale è lontana quanto le guerre napoleoniche lo erano per i nati negli anni &#8217;60. Non c&#8217;è memoria familiare diretta, non ci sono nonni che raccontano. La guerra rischia di essere percepito come un evento quasi mitologico, scollegato dalla concretezza delle vite che lo hanno attraversato. Film, serie televisive, romanzi e contenuti digitali contribuiscono a costruire l&#8217;immaginario collettivo. Ma non sempre riescono a restituire la complessità storica. Oggi, questo argine si sposta sul terreno delle fonti e della ricerca. È più facile negare un documento che contraddire una persona in carne e ossa. I social media amplificano il problema. Contenuti negazionisti o revisionisti circolano liberamente, raggiungendo pubblici che non hanno gli strumenti critici per valutarli. La sfida diventa culturale: mantenere alto il livello di consapevolezza storica in una società sempre più esposta a semplificazioni e distorsioni.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://file.crescita-personale.it/site/image/hotspot_article_first/14570.jpg" alt=""/></figure>
</div>


<p><strong>Come si conserva ciò che rischia di andare perduto?</strong> Le strategie sono diverse a seconda che parliamo di memoria individuale o collettiva, ma condividono alcuni principi fondamentali.</p>



<p>La digitalizzazione offre possibilità senza precedenti per la conservazione della memoria. I vantaggi sono evidenti: capacità illimitata, accessibilità globale, ricercabilità, preservazione. Ma ci sono anche limiti significativi:</p>



<p>• Obsolescenza dei formati — Riusciremo a leggere i file di oggi tra cinquant&#8217;anni?</p>



<p>• Fragilità delle infrastrutture — Server, piattaforme, aziende possono scomparire;</p>



<p>• Sovraccarico informativo — L&#8217;eccesso di dati può ostacolare, non facilitare, la comprensione;</p>



<p>• Perdita del contesto — Un documento digitale isolato può perdere significato</p>



<p>C&#8217;è un principio che accomuna tutte le tecniche efficaci di conservazione della memoria: la narrazione. Il cervello umano non è progettato per ricordare dati isolati. <strong>È progettato per ricordare storie</strong>. Le informazioni inserite in una struttura narrativa — con personaggi, conflitti, sviluppi — vengono codificate in modo più profondo e duraturo. Questo vale anche per la memoria collettiva. I fatti storici che sopravvivono nelle culture sono quelli che sono stati trasformati in racconti. L&#8217;Olocausto rimarrà nella memoria occidentale non solo per i documenti negli archivi, ma perché è stato raccontato — da Levi, da Wiesel, da Anne Frank, da centinaia di testimoni e narratori.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.latercera.com/resizer/v2/LASIQHKNGBDLVBFQY3VITGM3PE.jpg?auth=e67fbebdc6abc42e2b4f09053638e3c943edd9bcc3b3211cd3595c9b283cdc37&amp;smart=true&amp;width=990&amp;height=557&amp;quality=70" alt=""/></figure>



<p>Per gli storici, la scomparsa dei testimoni significa rafforzare il rigore metodologico e la capacità di comunicare al di fuori dell&#8217;accademia. Non basta produrre ricerca: bisogna renderla accessibile, comprensibile, rilevante. Per i public historian — gli storici che operano in ambito divulgativo, museale, educativo — la sfida è sviluppare nuovi linguaggi capaci di sostituire, almeno in parte, la forza della testimonianza diretta. Questo può significare:</p>



<p>• <strong>Narrazioni immersive</strong> — Realtà virtuale, installazioni interattive, esperienze che coinvolgano il visitatore attivamente;</p>



<p>• <strong>Storytelling digitale</strong> — Podcast, documentari, contenuti social che raggiungano i pubblici giovani dove sono;</p>



<p>• <strong>Educazione critica</strong> — Insegnare non solo i fatti, ma gli strumenti per valutare le fonti e riconoscere le distorsioni.</p>



<p>Per le istituzioni europee, significa investire in politiche della memoria che non si limitino alla commemorazione rituale, ma promuovano una comprensione critica del passato. I giorni celebrativi rischiano di diventare un rito vuoto se non sono accompagnati da un lavoro educativo profondo durante tutto l&#8217;anno.</p>



<p>La scomparsa dei testimoni non è la fine della memoria, ma l&#8217;inizio di una fase diversa — più complessa e più esigente. La storia non può più contare sulla presenza di chi l&#8217;ha vissuta: deve trovare nuove forme per restare viva, comprensibile e rilevante. In questo passaggio, l&#8217;Europa si confronta con una responsabilità inedita. Non si tratta solo di conservare il passato, ma di decidere <strong>come trasmetterlo alle generazioni</strong> che non avranno mai incontrato chi c&#8217;era.</p>



<p><strong>È qui che si gioca il futuro della memoria: non nella quantità di informazioni disponibili, ma nella qualità delle narrazioni che sapremo costruire</strong>. La memoria, in fondo, è una scelta. Ogni generazione decide cosa ricordare e cosa dimenticare, cosa trasmettere e cosa lasciare morire. I testimoni ci hanno consegnato le loro storie. Ora tocca a noi decidere cosa farne.</p>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><em>Capire come il passato viene usato nel racconto dell’attualità è una delle sfide del giornalismo contemporaneo. Nata, come definizione, nell’ambiente accademico americano degli anni ’70, la public history è un concetto che si propone di fare da ponte tra il sapere esperto dello storico e la memoria vissuta dalla collettività. Per rendere la storia non solo accessibile, ma partecipata.</em></strong></h2>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><em>Proprio per questo ho realizzato un videocorso dedicato al rapporto tra public history e giornalismo narrativo.&nbsp;<a href="https://it.insideover.com/course-landing/public-history-e-giornalismo-narrativo">Per saperne di più clicca qui</a>.</em></strong></h2>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/lultima-generazione-cosa-restera-quando-scompariranno-i-testimoni-della-seconda-guerra-mondiale.html">L’ultima generazione: cosa resterà quando scompariranno i testimoni della Seconda Guerra Mondiale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>L’Italia oltre il confine: una comunità, una lingua, una memoria in Slovenia</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/migrazioni/litalia-oltre-il-confine-una-comunita-una-lingua-una-memoria-in-slovenia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Dec 2025 12:52:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Seconda guerra mondiale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="885" height="665" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Immagine2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Immagine2.jpg 885w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Immagine2-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Immagine2-768x577.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Immagine2-600x451.jpg 600w" sizes="(max-width: 885px) 100vw, 885px" /></p>
<p>In un piccolo angolo d’Europa dove le linee dei confini si sono ridisegnate più volte sotto il peso della storia, resiste una piccola comunità che continua a parlare la lingua di Dante affacciandosi sull’Adriatico sloveno. Sono poco meno di tremila persone, ma la loro voce risuona forte: è quella della comunità italiana in Slovenia, custode &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/migrazioni/litalia-oltre-il-confine-una-comunita-una-lingua-una-memoria-in-slovenia.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/migrazioni/litalia-oltre-il-confine-una-comunita-una-lingua-una-memoria-in-slovenia.html">L’Italia oltre il confine: una comunità, una lingua, una memoria in Slovenia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="885" height="665" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Immagine2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Immagine2.jpg 885w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Immagine2-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Immagine2-768x577.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Immagine2-600x451.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 885px) 100vw, 885px" /></p>
<p>In un piccolo angolo d’Europa dove le linee dei confini si sono ridisegnate più volte sotto il peso della storia, resiste una piccola comunità che continua a parlare la lingua di Dante affacciandosi sull’Adriatico sloveno. Sono poco meno di tremila persone, ma la loro voce risuona forte: è quella della comunità italiana in Slovenia, custode di una tradizione secolare e protagonista di un raro esempio di convivenza tra identità diverse. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Facciata-Palazzo-Gravisi-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-495911" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Facciata-Palazzo-Gravisi-1024x768.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Facciata-Palazzo-Gravisi-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Facciata-Palazzo-Gravisi-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Facciata-Palazzo-Gravisi-1536x1152.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Facciata-Palazzo-Gravisi-600x450.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Facciata-Palazzo-Gravisi.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Nei comuni costieri di Capodistria, Isola, Pirano e Ancarano, giornali, radio, associazioni e istituzioni culturali testimoniano una vitalità sorprendente, alimentata da un sistema di tutele che la Slovenia ha saputo costruire e consolidare nel tempo. Un modello che il Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, ha definito un segno di “maturità democratica” durante la sua visita ufficiale a Lubiana e Capodistria l’11 settembre 2025.<br>Questo reportage racconta la storia e il presente di una minoranza che, pur numericamente esigua, incarna l’essenza stessa dell’Europa (o almeno quello che dovrebbe incarnare): il dialogo tra culture, la forza della memoria e la capacità di vivere insieme senza rinunciare alle proprie radici.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="742" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/IMG_20250902_102508-1024x742.jpg" alt="" class="wp-image-495912" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/IMG_20250902_102508-1024x742.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/IMG_20250902_102508-300x217.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/IMG_20250902_102508-768x556.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/IMG_20250902_102508-1536x1113.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/IMG_20250902_102508-600x435.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/IMG_20250902_102508.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><strong>Una storia di identità e confini</strong></p>



<p>La comunità italiana in Slovenia è il frutto di una storia lunga e travagliata, segnata dai cambiamenti geopolitici del XX secolo. Come spiega Maurizio Tremul, presidente dell’Unione Italiana, associazione che rappresenta gli italiani autoctoni in Slovenia e Croazia, “siamo parte di un popolo che era più ampio prima della Seconda Guerra Mondiale”. Dopo <a href="https://it.insideover.com/schede/storia/rovesciare-la-sconfitta-in-vittoria-la-lezione-di-de-gasperi-e-sforza.html">il Trattato di Pace del 1947</a> e il Memorandum di Londra del 1954, l’Istria, un tempo parte integrante dell’Italia, fu divisa tra Jugoslavia (e successivamente Slovenia e Croazia) e Italia. Questo ha separato la comunità italiana dalla “nazione madre”, ma non ne ha spezzato l’identità unitaria. Durante il regime jugoslavo, gli italiani in Slovenia e Croazia hanno vissuto come un’unica comunità, rappresentata dall’Unione degli Italiani dell’Istria e di Fiume. Con la dissoluzione della Jugoslavia e l’affermarsi di Slovenia e Croazia come stati indipendenti, la comunità si è trovata divisa da un confine statale, ma ha continuato a perseguire l’unità culturale attraverso l’Unione Italiana, organizzazione unitaria e democratica degli italiani in Slovenia e Croazia. Oggi, la comunità italiana in Slovenia conta circa 2.800 membri autoctoni, concentrati principalmente nei quattro comuni costieri, dove l’italiano è lingua ufficiale accanto allo sloveno. Questo bilinguismo ufficiale, sancito dalla Costituzione slovena e da oltre un centinaio di norme e regolamenti, deriva dal Memorandum di Londra e si è evoluto nel tempo per garantire diritti linguistici, culturali e politici. </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="885" height="665" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Immagine2.jpg" alt="" class="wp-image-495914" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Immagine2.jpg 885w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Immagine2-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Immagine2-768x577.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Immagine2-600x451.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 885px) 100vw, 885px" /></figure>



<p>La Slovenia si distingue come uno degli stati europei più avanzati nella tutela delle minoranze nazionali, come confermato da Bojan Brezigar, giornalista e politologo triestino con una lunga esperienza come ex direttore del quotidiano della minoranza slovena in Italia, Primorski dnevnik. “La Slovenia ha un sistema di tutela delle minoranze, italiane e ungheresi, che deriva dalla Jugoslavia ma è stato aggiornato e rafforzato”. Questo sistema si basa su tre pilastri principali: l’istruzione, i media e la rappresentanza politica.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Istruzione: il cuore dell’identità</strong></h2>



<p>Le scuole con lingua d’insegnamento italiana sono il fulcro della preservazione dell’identità. Nei comuni di Capodistria, Isola e Pirano operano tre scuole elementari (che coprono nove anni, equivalenti alle elementari e medie italiane), tre asili e due licei (uno a Capodistria e uno a Pirano), oltre a una scuola tecnico-amministrativa a Isola. “Queste istituzioni sono fondamentali per produrre e mantenere la nostra identità, lingua e cultura”, afferma Felice Ziza, deputato della comunità italiana al Parlamento sloveno. L’insegnamento si svolge interamente in italiano, con l’eccezione delle lingue straniere e dello sloveno, che è materia obbligatoria. Inoltre, nelle scuole slovene dei comuni bilingui, l’italiano è insegnato come materia obbligatoria, e dal 2023 è stato introdotto come opzione nelle prove nazionali del nono anno, un passo significativo per valorizzarne l’apprendimento. Tuttavia, la carenza di insegnanti madrelingua italiani rappresenta una sfida. “Abbiamo difficoltà a trovare docenti con padronanza C2 dell’italiano, soprattutto per materie scientifiche come matematica”, spiega Tremul. Questo problema, aggravato dalla bassa natalità e dai matrimoni misti, porta a un impoverimento linguistico nelle aule. </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="500" height="665" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Immagine3.jpg" alt="" class="wp-image-495915" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Immagine3.jpg 500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Immagine3-226x300.jpg 226w" sizes="auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px" /></figure>



<p>Per ovviare, Tremul propone accordi bilaterali con l’Italia per coinvolgere insegnanti italiani, sul modello di quelli già esistenti tra Slovenia e Ungheria per la minoranza ungherese. “Un docente che ha studiato matematica a Lubiana, anche se conosce l’italiano, userà una terminologia influenzata dallo sloveno, il che compromette l’obiettivo di preservare l’identità linguistica italiana”, aggiunge. Recentemente, il governo sloveno ha investito ingenti risorse per rinnovare le infrastrutture scolastiche. Ziza sottolinea il restauro del Collegio dei Nobili a Capodistria, un’istituzione storica fondata nel 1608, costato 10 milioni di euro, e altri progetti in corso, come la costruzione di un asilo a Santa Lucia (5 milioni di euro) e l’ampliamento di strutture ad Isola e Crevatini, per un totale di circa 30 milioni di euro in pochi anni. “Questi investimenti dimostrano che la comunità italiana ha un peso politico significativo”, afferma Ziza.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Media: la voce della comunità</strong></h2>



<p>Radio e TV Capodistria sono il secondo pilastro dell’identità italiana. Radio Capodistria trasmette 24 ore al giorno in italiano, con programmi che spaziano dall’attualità alla cultura, mentre TV Capodistria dedica circa 10 ore giornaliere a contenuti in lingua italiana. “Questi media sono essenziali per mantenere viva la nostra presenza culturale, non solo in Slovenia ma anche in Croazia”, spiega Tremul. Tuttavia, le difficoltà finanziarie sono una costante. “I tagli e i pensionamenti hanno ridotto il personale, e alcune trasmissioni sono cessate per mancanza di nuovi giornalisti”, aggiunge Ziza. Un recente accordo con la RAI, siglato nel 2025, permette l’accesso a contenuti d’archivio, arricchendo l’offerta. Ziza inoltre sottolinea che dal 2018 (anno in cui è entrato in carica) ad oggi, tutti i giornalisti andati in pensione sono stati sostituiti e il governo sloveno sta aumentando i finanziamenti per garantire la continuità di questi media.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="774" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/IMG_20250902_101540-1024x774.jpg" alt="" class="wp-image-495917" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/IMG_20250902_101540-1024x774.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/IMG_20250902_101540-300x227.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/IMG_20250902_101540-768x580.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/IMG_20250902_101540-1536x1161.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/IMG_20250902_101540-600x453.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/IMG_20250902_101540.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Rappresentanza politica: le CAN e il Parlamento</strong></h2>



<p>La rappresentanza politica è garantita dalle Comunità Autogestite (CAN), organi riconosciuti dalla legge slovena del 1994, e da un seggio parlamentare riservato alla comunità italiana. Le CAN, presenti nei quattro comuni costieri, hanno un ruolo politico e amministrativo, con personale stipendiato (circa 30 dipendenti per 3.000 iscritti) e rappresentanti nei consigli comunali. La CAN Costiera, che riunisce le quattro CAN comunali, è presieduta da Alberto Scheriani e funge da coordinamento regionale. “Le CAN sono il nostro autogoverno locale, un ponte tra il territorio e il governo centrale”, spiega Ziza. A livello nazionale, Ziza rappresenta la comunità in Parlamento, dove gode di un “doppio voto” che permette agli italiani di votare sia per il proprio rappresentante sia per i partiti politici. Questo sistema ha permesso di ottenere accordi programmatici con il governo, soprattutto con esecutivi di centro-destra (2004-2008, 2012-2014, 2020-2022) e, per la prima volta nel 2022, con un governo di centro-sinistra. “Abbiamo realizzato quasi tutti i 24 punti dell’accordo del 2022, tra cui finanziamenti per scuole e media”, afferma Ziza.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Un ponte culturale tra Slovenia e Italia</strong></h2>



<p>L’Unione Italiana (UI), presieduta da Maurizio Tremul, rappresenta un altro pilastro, ma con un ruolo esclusivamente culturale. Riconosciuta ufficialmente in Slovenia come le CAN, l’UI è un’associazione che unisce 7 comunità italiane in Slovenia e 45 in Croazia, promuovendo attività culturali, sportive e sociali. “Siamo un’unica comunità divisa in due stati, e cerchiamo di mantenere questa unità nonostante le difficoltà”, spiega Tremul. L’UI riceve finanziamenti dall’Italia anche attraverso l’Università Popolare di Trieste, utilizzati per arredi scolastici e attività aggregative, culturali, artistiche. Tremul evidenzia una crescente difficoltà nel preservare l’unità: “Dal 2018, il confine sta entrando nelle menti delle persone, e la volontà di rimanere unitari sembra diminuire”. Questo è dovuto a finanziamenti e necessità diverse nei due paesi, ma anche a un cambiamento generazionale che rende più complesso coinvolgere i giovani. Inoltre nonostante il robusto quadro normativo, l’attuazione del bilinguismo presenta lacune significative. “Il bilinguismo visivo è buono, ma negli uffici amministrativi mancano spesso formulari in italiano o funzionari che lo parlino”, osserva Tremul. Nei consigli comunali, la documentazione è prevalentemente in sloveno, e la traduzione in italiano avviene solo in fase di pubblicazione. Questo divario tra norme e pratica quotidiana è un problema storico, che Tremul spera possa essere mitigato dall’intelligenza artificiale per traduzioni più rapide ed efficaci. L’identità italiana, inoltre, fatica a essere pienamente riconosciuta come valore aggiunto. Figure storiche come Giuseppe Tartini o Santorio Santorio sono spesso presentate come “piranesi” o “veneziani” piuttosto che italiani, riflettendo una tendenza a sminuire il contributo culturale italiano. “Non c’è discriminazione, ma manca una valorizzazione della nostra identità come patrimonio del territorio”, spiega Tremul. Progetti europei come GO!2025, che promuove Nova Gorica e Gorizia come capitali della cultura, stanno cercando di cambiare questa narrazione, valorizzando le minoranze come risorse turistiche e culturali. La comunità affronta anche una crisi demografica. “I matrimoni misti e la bassa natalità riducono il numero di iscritti alle scuole italiane”, nota Ziza. Se negli anni ’80 gli italiani autoctoni erano il doppio o il triplo, oggi sono circa 2.800, anche se il Consolato di Capodistria registra 5.000 italiani AIRE, inclusi non autoctoni. I giovani, attratti da trend globali e tecnologie, si allontanano dalle attività tradizionali delle comunità, come cori o gruppi teatrali. “Manca il volontariato, e abbiamo difficoltà a individuare attività che attraggano i ragazzi”, ammette Tremul. Alcune associazioni giovanili slovene, legate alle CAN, organizzano iniziative, ma i risultati sono limitati. “Servirebbe un legame più forte tra scuole e comunità”, suggerisce Tremul, ricordando come in passato gli insegnanti portassero gli studenti nelle comunità italiane. Va anche ricordato che l’Unione Italiana a Capodistria attua numerosi progetti europei in collaborazione anche con la minoranza slovena in Italia che hanno il pregio di valorizzare la presenza delle minoranze quale fattore di crescita del territorio, coinvolgendo numerosi giovani.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Un passato che pesa, un futuro da costruire</strong></h2>



<p>La storia della comunità italiana è segnata dall’esodo post-bellico, che Tremul definisce una “espulsione” dovuta a politiche jugoslave di semplificazione etnica, come la chiusura delle scuole italiane, il cambio di nomi e cognomi e il cambio del sistema economico e monetario. “Città come Capodistria e Pirano, un tempo quasi interamente italiane, si sono svuotate”, ricorda Tremul. Sebbene oggi non si registrino episodi significativi di razzismo, permangono pregiudizi marginali, spesso espressi sui social media da estremisti, dove gli italiani sono talvolta etichettati ancora come “fascisti” piuttosto che riconosciuti come parte integrante del territorio. La convivenza, tuttavia, è generalmente pacifica. “Non c’è discriminazione, ma serve un lavoro di conoscenza reciproca”. La Slovenia, con la sua stabilità e sicurezza (è tra i paesi più sicuri d’Europa, grazie alle sue dimensioni ridotte e alla coesione sociale), offre un contesto favorevole, ma l’interesse per la lingua italiana tra gli sloveni è in calo. “I giovani sloveni vedono l’inglese come più utile, e i programmi RAI, che un tempo aiutavano a diffondere l’italiano, sono meno accessibili”.</p>



<p>La visita di Mattarella e della Presidente slovena Nataša Pirc Musar al Collegio dei Nobili ha messo in luce il ruolo delle minoranze come ponti tra Italia e Slovenia. “La tutela delle minoranze è un caposaldo della nostra amicizia e un esempio per l’Unione Europea”, ha dichiarato Mattarella, sottolineando come l’8% dei cittadini europei appartenga a una minoranza nazionale e il 10% parli una lingua regionale o minoritaria. La collaborazione tra i due paesi dimostra che le minoranze possono essere un motore di crescita culturale ed economica. La comunità italiana in Slovenia, con le sue scuole, media e istituzioni, rappresenta un modello di convivenza che bilancia identità e integrazione. Le sfide ci sono: il calo demografico, la carenza di insegnanti e le lacune nel bilinguismo e richiedono soluzioni innovative, come accordi bilaterali con l’Italia e un maggiore coinvolgimento dei giovani. Come conclude Tremul, “dobbiamo far conoscere chi siamo, non solo agli sloveni, ma anche a noi stessi, per trasformare la nostra identità in una ricchezza per il territorio”. Nei Balcani che guardano all’Europa e alla cooperazione transfrontaliera, la storia degli italiani in Slovenia è una testimonianza di come un confine possa non solo dividere, ma anche parlare la lingua della collaborazione, del rispetto e della condivisione storico-culturale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/migrazioni/litalia-oltre-il-confine-una-comunita-una-lingua-una-memoria-in-slovenia.html">L’Italia oltre il confine: una comunità, una lingua, una memoria in Slovenia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>il film cinese che racconta la controversa storia dell&#8217;unità giapponese 731</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/il-film-cinese-che-racconta-la-controversa-storia-dellunita-giapponese-731.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Sep 2025 13:34:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
		<category><![CDATA[Seconda guerra mondiale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="571" height="388" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/731.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/731.jpg 571w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/731-300x204.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 571px) 100vw, 571px" /></p>
<p>Il film "731" riapre il dibattito sui crimini dell’Unità 731 raccontando gli esperimenti umani condotti dal Giappone imperiale in Cina.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/il-film-cinese-che-racconta-la-controversa-storia-dellunita-giapponese-731.html">il film cinese che racconta la controversa storia dell&#8217;unità giapponese 731</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="571" height="388" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/731.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/731.jpg 571w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/731-300x204.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 571px) 100vw, 571px" /></p>
<p>Non è soltanto un <a href="https://it.insideover.com/societa/la-cina-e-larma-del-soft-power-cinematografico.html">film realizzato in Cina</a>, ma un <strong>dramma storico</strong> che ripercorre gli orrori di uno dei capitoli meno conosciuti della <a href="https://it.insideover.com/politica/limpresentabile-kaja-kallas-e-lo-scivolone-sulla-seconda-guerra-mondiale.html">Seconda Guerra Mondiale</a>. Si intitola <strong><em>731 </em></strong>perché racconta le atrocità commesse in <strong>Cina </strong>dalla controversa<strong> Unità 731</strong>. </p>



<p>Non un&#8217;unità qualsiasi, ma la <strong>forza speciale giapponese</strong> incaricata di sviluppare <strong>armi batteriologiche</strong> per conto dell&#8217;Impero nipponico. Una divisione che ancora oggi lascia dietro di sé numerose zone d&#8217;ombra, e che è stata accusata di aver effettuato terribili <strong>esperimenti</strong>, anche sugli <strong>esseri umani</strong>, nei territori all&#8217;epoca conquistati dal Giappone. </p>



<p>Diretta dal regista <strong>Zhao Linshan</strong> e interpretata da noti attori della Cina continentale, tra cui Jiang Wu e Wang Zhiwen, questa pellicola ha acceso i riflettori sulle ambigue attività condotte dall&#8217;Unità 731 nella Cina nordorientale durante la guerra sino-giapponese e la Seconda Guerra Mondiale.</p>



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<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="731 - Teaser (2025) 南京照相馆 [Wu Jiang, Zhiwen Wang, Irene Wan]" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/97M7YE2wV1U?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_97M7YE2wV1U");</script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La trama del film</strong></h2>



<p>La trama del film <em>731 </em>ruota attorno alla tragica vicenda di <strong>Wang Yongzhang</strong>, un venditore ambulante cinese che, durante l&#8217;occupazione giapponese della Manciuria, viene attirato con l&#8217;inganno all&#8217;interno del centro gestito dall&#8217;Unità 731. </p>



<p>Convinto di partecipare a semplici controlli sanitari e ricerche mediche per la prevenzione delle malattie, Wang accetta l&#8217;offerta attratto dalla promessa di una possibile libertà. Tuttavia, una volta all&#8217;interno della struttura, l&#8217;uomo si ritroverà prigioniero, vittima di un <strong>orrore scientifico</strong> che supera ogni immaginazione. </p>



<p>Sottoposto a crudeli esperimenti, Wang viene usato come cavia umana. Test di congelamento degli arti, esposizione a gas tossici e persino vivisezioni senza anestesia fanno parte dell’inferno quotidiano inflitto dalle forze di occupazione giapponesi. Questo film ricostruisce, dunque, secondo il punto di vista cinese e con un forte impatto emotivo, uno dei capitoli più oscuri della storia del XX secolo.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="690" height="966" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/G1HUgSzbIAAso2q.jpg" alt="" class="wp-image-486206" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/G1HUgSzbIAAso2q.jpg 690w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/G1HUgSzbIAAso2q-214x300.jpg 214w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/G1HUgSzbIAAso2q-600x840.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 690px) 100vw, 690px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La controversa Unità 731</strong></h2>



<p>Ma quanto in <em>731 </em>è <strong>finzione </strong>e quanto <strong>realtà</strong>? L&#8217;Unità 731, base di ricerca segreta per le armi chimiche e biologiche, fu istituita dall&#8217;<strong>esercito giapponese</strong> ad Harbin, capoluogo della provincia dell’Heilongjiang, nella Cina nordorientale. Durante la Seconda Guerra Mondiale, il sito servì da centro nevralgico per la guerra biologica giapponese in Cina e nel Sud Est Asiatico. </p>



<p>Per garantire l&#8217;accuratezza storica il regista Zhao ha rivelato di aver studiato oltre 8.000 pagine di documenti d&#8217;archivio e 423 ore di filmati storici. &#8220;Seguo una dottrina rigorosa secondo cui ogni inquadratura e ogni dettaglio narrativo devono avere una base storica documentata&#8221;, ha spiegato in occasione 20a edizione degli Huabiao Film Awards di aprile. </p>



<p>I media cinesi insistono su un aspetto: il progetto dell&#8217;Unità 731 sarebbe stato sostenuto da tutto lo<a href="https://it.insideover.com/storia/gli-ultimi-soldati-dellimpero-giapponese-avvertono-i-giovani-non-dovete-morire-per-la-patria.html"> Stato giapponese in carica all&#8217;epoca dei fatti</a>. Dal canto suo, il <strong>Giappone </strong>ha riconosciuto con riluttanza l&#8217;esistenza dell&#8217;unità alla fine degli anni Novanta, ma si è rifiutato di parlarne.</p>



<p>I resoconti delle attività dell&#8217;unità sono stati costruiti sulla base di testimonianze di ex membri, fotografie e prove documentali. E ancora oggi suscitano accesi dibattiti a livello internazionale, tra accuse di <strong>propaganda </strong>ed <strong>esagerazioni</strong>. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">The film Evil Unbound (731) is released today across China and the world! It exposes the atrocities of Unit 731 of the Japanese army.<br><br>Hear what the filmmakers and cast shared about bringing this history to the screen. <a href="https://t.co/uldqsHxy92">https://t.co/uldqsHxy92</a> <a href="https://twitter.com/hashtag/Film731?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Film731</a> <a href="https://twitter.com/hashtag/WWII?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#WWII</a> <a href="https://twitter.com/hashtag/JilinUpdates?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#JilinUpdates</a> <a href="https://t.co/dBqm5FXMC0">pic.twitter.com/dBqm5FXMC0</a></p>&mdash; Jilin, China (@JilinChina) <a href="https://twitter.com/JilinChina/status/1968579913671442599?ref_src=twsrc%5Etfw">September 18, 2025</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/il-film-cinese-che-racconta-la-controversa-storia-dellunita-giapponese-731.html">il film cinese che racconta la controversa storia dell&#8217;unità giapponese 731</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>Dalla parata di Pechino: i messaggi di Xi che l&#8217;Occidente non ha voluto capire</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/dalla-parata-di-pechino-i-messaggi-di-xi-che-loccidente-non-ha-voluto-capire.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Sep 2025 23:57:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Seconda guerra mondiale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250905170952777_492f8dbb56ae164e647c67e58a564614.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250905170952777_492f8dbb56ae164e647c67e58a564614.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250905170952777_492f8dbb56ae164e647c67e58a564614-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250905170952777_492f8dbb56ae164e647c67e58a564614-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250905170952777_492f8dbb56ae164e647c67e58a564614-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250905170952777_492f8dbb56ae164e647c67e58a564614-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250905170952777_492f8dbb56ae164e647c67e58a564614-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il problema è l’incapacità dell'Occidente di ascoltare una parte del mondo che viene spesso interpretata attraverso luoghi comuni</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/dalla-parata-di-pechino-i-messaggi-di-xi-che-loccidente-non-ha-voluto-capire.html">Dalla parata di Pechino: i messaggi di Xi che l&#8217;Occidente non ha voluto capire</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250905170952777_492f8dbb56ae164e647c67e58a564614.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250905170952777_492f8dbb56ae164e647c67e58a564614.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250905170952777_492f8dbb56ae164e647c67e58a564614-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250905170952777_492f8dbb56ae164e647c67e58a564614-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250905170952777_492f8dbb56ae164e647c67e58a564614-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250905170952777_492f8dbb56ae164e647c67e58a564614-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250905170952777_492f8dbb56ae164e647c67e58a564614-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il 3 settembre, piazza <a href="https://it.insideover.com/politica/perche-con-la-maxi-parata-a-tienanmen-la-cina-di-xi-ha-inaugurato-una-nuova-era.html">Tiananmen a Pechino è stata teatro di quella che è diventata <strong><em>La</em> parata militare</strong></a> per antonomasia della storia cinese, in occasione dell’80esimo anniversario della fine della Seconda guerra mondiale e della vittoria sul Giappone. Una sfilata con migliaia di soldati, l’esibizione di un ricco arsenale di missili, velivoli, droni, robot, e una schiera di leader globali guidati da <strong>Xi Jinping, con Vladimir Putin e Kim Jong-un</strong> rispettivamente alla destra e alla sinistra del padrone di casa. La più grande e osservata parata nella storia della Repubblica Popolare Cinese, indubbiamente un grande esercizio di comunicazione politica per <strong>rafforzare l’orgoglio nazionale</strong> e per mostrare potenza agli alleati e non. Tuttavia, questo evento andrebbe analizzato anche da altre prospettive.  </p>



<h2 class="wp-block-heading">Un vecchio messaggio</h2>



<p>Innanzitutto, è importante evidenziare che una parata militare, nonostante la sua ritualità di forza e disciplina, non è un’invasione e le parole di Xi sono lontane da una dichiarazione di guerra: “La guerra è come uno specchio. Guardandola, <strong>possiamo apprezzare meglio il valore della pace</strong>. Oggi la pace e lo sviluppo sono diventati la tendenza dominante, ma il mondo è tutt’altro che tranquillo. La guerra è la spada di Damocle che ancora pende sull’umanità. Dobbiamo trarre insegnamento dalla storia e dedicarci alla pace.” La parata è stata un messaggio, tra l’altro nemmeno nuovo.</p>



<p>Il presidente della Repubblica Popolare Cinese ha parlato di “rejuvenation” della nazione cinese, missione centrale sin dal XIV Congresso del Partito nel 1987. Come ha affermato Xi nel 2022, “national rejuvenation” <a href="https://chinaopensourceobservatory.org/glossary/great-rejuvenation-of-the-chinese-nation">è un “piano strategico” per raggiungere la grandezza duratura della nazione.</a></p>



<h2 class="wp-block-heading">Quello che l&#8217;Occidente non ha capito</h2>



<p>Sul versante cinese, dunque, nulla di nuovo. Quella che negli ultimi anni è cambiata è la posizione occidentale. </p>



<p>La Cina ragiona politicamente applicando piani a lungo termine e la possibilità di analizzarli fornisce un grandissimo vantaggio in termini di comprensione della Repubblica Popolare per chi la osserva. Il problema è l’incapacità, in questo caso del sempre più disunito “Occidente”, di porsi in una condizione di obiettiva osservazione, ascolto e comprensione di un’altra parte del mondo che viene spesso interpretata attraverso luoghi comuni. </p>



<p>Espressioni come quella del cosiddetto “asse delle autocrazie,” termine usato per descrivere <strong>la minaccia cinese e una parallela, granitica alleanza con altre dittature </strong>pronte a colpire l’Occidente (Russia, Corea del Nord, Iran: tutte nazioni i cui leader erano a Pechino), distolgono l’attenzione dal punto nodale: a favorire l’ascesa della Cina e della sua diplomazia sono stati i fallimenti dell’ordine a guida occidentale e della conseguente instabilità e insicurezza generalizzata.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché questa responsabilità ricade sull’Occidente?</h2>



<p>Gli Stati Uniti e la NATO si sono proposti e imposti come garanti dell’ordine mondiale. Ma a questo ruolo non hanno saputo adempiere. Basti osservare come l’Occidente stia scivolando di nuovo nel paradosso della sicurezza con la sua corsa al riarmo, condotta nonostante lo scetticismo delle opinioni pubbliche e i vincoli di bilancio. Quello odierno è un contesto globale da ricucire, ma per farlo occorre cambiare approccio: entrare in dialogo, <strong>non in assetto da guerra con chi vive realtà storiche, culturali, sociali e politiche diverse</strong>.</p>



<p>Intervallate a parti del discorso impiegate per uso interno e propagandistico, alcune chiavi di lettura sono state fornite dallo stesso presidente Xi Jinping il 3 settembre. Parlando alla parata di Pechino, il <a href="https://www.youtube.com/watch?v=aZQFVIifv28">presidente cinese ha affermato che</a> “solo quando tutti i Paesi si trattano da pari, vivono in armonia e si offrono sostegno reciproco, è possibile salvaguardare la sicurezza comune e eliminare le cause profonde della guerra.”</p>



<p>Tuttavia, in questo momento storico, in cui più che mai è imperativo sedersi a un tavolo e trovare un terreno comune di convivenza, la tendenza predominante resta quella di un linguaggio e un atteggiamento da confronto, alimentati dai media e dagli stessi leader politici. L’Alto rappresentante <a href="https://www.youtube.com/watch?v=EEps-IuCyoY">per la politica estera UE, Kaja Kallas, ha mosso critiche</a> pesanti alla parata militare, ribadendo che “<strong>l’alleanza delle autocrazie non è solo anti-occidentale</strong> ma è anche una sfida diretta lanciata dalla Cina al sistema internazionale basato sulle norme”, prima di arrivare a mettere in dubbio il contributo russo e cinese alla sconfitta dell’Asse nella Seconda guerra mondiale. Dichiarazioni che il portavoce cinese ha definito “piene di pregiudizi ideologici, prive di fatti storici fondamentali e che fomentano palesemente la rivalità e il confronto”.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La sfida della convivenza</h2>



<p>Parole come quelle di Kallas mostrano quanto spesso sia distorta e limitata la lettura dei fatti che riguardano il resto del mondo nei Paesi occidentali. La Cina ha senza dubbio utilizzato questa occasione per consolidare un’immagine di forza, ma questo non significa che l’intento fosse preannunciare una minaccia militare imminente. L’arsenale esibito, per quanto impressionante, non è mai stato testato in combattimento. L’Esercito Popolare di Liberazione non partecipa a una guerra da decenni. Per questo la dimensione numerica non coincide necessariamente con una reale capacità operativa.</p>



<p>Xi ha affermato che la Cina vuole stare dalla parte giusta della storia e, per quanto si voglia credere o no alla sincerità delle sue parole, è importante che ogni singola nazione si interroghi sulla propria posizione: <strong>in un mondo che si muove verso il multilateralismo, quale atteggiamento intraprendere? </strong>Accettare l’emergere di nuovi poli e convivere, o entrare in rivalità aprendo la porta al confronto? La presenza di oltre 30 rappresentanti del Sud globale, riuniti prima a Tianjin per il venticinquesimo Summit della Shanghai Cooperation Organization e poi a Pechino per la parata della vittoria, mostra una chiara spinta propulsiva verso un dialogo tra pari per coordinare la sicurezza internazionale e affrontare le sfide del nostro tempo. È dunque dovere di ogni Paese prendere atto che non può esserci nessuno a dettare unilateralmente la sorte di un mondo variegato ma unito dalle stesse responsabilità: un pianeta da preservare, una pace da difendere, una coesistenza da ricercare e costruire.</p>
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		<title>Un altro autogol dell&#8217;Europa: &#8220;dimentica&#8221; la Cina sulla seconda guerra mondiale e regala la scena a Fico e Vucic</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/un-altro-autogol-delleuropa-dimentica-la-cina-sulla-seconda-guerra-mondiale-e-regala-la-scena-a-fico-e-vucic.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Sep 2025 10:30:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Seconda guerra mondiale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250902193115384_0a4ef671f25857a708a955e3d21564a5.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250902193115384_0a4ef671f25857a708a955e3d21564a5.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250902193115384_0a4ef671f25857a708a955e3d21564a5-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250902193115384_0a4ef671f25857a708a955e3d21564a5-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250902193115384_0a4ef671f25857a708a955e3d21564a5-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250902193115384_0a4ef671f25857a708a955e3d21564a5-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250902193115384_0a4ef671f25857a708a955e3d21564a5-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> Derubricato il ruolo dell'Urss, ora viene dimenticata anche la resistenza cinese all'aggressione giapponese, che durò 8 anni. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250902193115384_0a4ef671f25857a708a955e3d21564a5.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250902193115384_0a4ef671f25857a708a955e3d21564a5.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250902193115384_0a4ef671f25857a708a955e3d21564a5-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250902193115384_0a4ef671f25857a708a955e3d21564a5-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250902193115384_0a4ef671f25857a708a955e3d21564a5-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250902193115384_0a4ef671f25857a708a955e3d21564a5-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250902193115384_0a4ef671f25857a708a955e3d21564a5-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Oltre 20 milioni di morti non contano nulla? Si, di nuovo. Una volta di più, l&#8217;<strong>Europa si dimostra la grande assente</strong> nel contesto delle celebrazioni cinesi per l&#8217;80esimo anniversario della fine della <strong>Seconda guerra mondiale</strong> che si terranno domani a Pechino, dove è prevista una grande parata militare. </p>



<p>Non è bastata, in pieno clima di confronto con la Russia, la sostanziale derubricazione del ruolo dell&#8217;<strong>Unione Sovietica</strong> nella fine della guerra in Europa. Ora viene dimenticata anche la <strong>resistenza cinese all&#8217;aggressione giapponese,</strong> che durò 8 anni (1937-1945) sfociando nel 1941 nella <strong>Seconda guerra mondiale nel Pacifico</strong> dopo gli attacchi di Pearl Harbour, che costò dopo anni di conflitto civile tra comunisti e nazionalisti la morte di 3 milioni di soldati e tra i 17 e i 22 milioni di civili nell&#8217;ex Impero di Mezzo.</p>



<p>L&#8217;assenza di figure europee di alto profilo alla parata di Pechino è un autogol politico su più fronti. In primo luogo: <strong>regala gli spalti al mondo extra-occidentale,</strong> garantisce a <strong>Vladimir Putin</strong> la terza platea dopo quella di Anchorage (summit con Donald Trump) e Tianjin (vertice dell&#8217;Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai) e fa fallire un&#8217;occasione di dialogo con <strong>Xi Jinping o il presidente iraniano Masoud Pezeshkian</strong>. </p>



<p>In secondo luogo, <strong>acuisce la tensione Europa-Cina</strong> dopo il fallimentare summit bilaterale di luglio e dopo che lo scoppio della guerra dei dazi chiederebbe all&#8217;Unione Europea stessa <strong>maggior coordinamento con i partner esterni agli Usa</strong> per rispondere a un mondo sempre più in frammentazione.</p>



<p>Infine, terzo punto, mostra come l&#8217;Ue possa essere messa sotto scacco da leader di Paesi minori ma capaci di infilarsi nelle pieghe della diplomazia. Possiamo forse criticare il <strong>primo ministro slovacco </strong><a href="https://it.insideover.com/politica/gas-e-pace-fico-vola-da-putin-si-allarga-il-fronte-del-dialogo-ue-russia.html"><strong>Robert Fico</strong> </a>per aver accettato, unico leader dell&#8217;Ue, l&#8217;invito e essersi recato a Pechino per una visita che offrirà spazio a colloqui politici di alto livello? </p>



<h2 class="wp-block-heading">Fico il messaggero</h2>



<p>L&#8217;astuto leader socialdemocratico con venature populiste potrà non piacere, ma indubbiamente ha colto l&#8217;essenza della celebrazione: &#8220;Fico ha dichiarato di aver accettato l&#8217;invito alle celebrazioni dell&#8217;80° anniversario della fine della Seconda guerra mondiale in Cina perché rispetta ogni vittima della lotta contro il fascismo&#8221;, <a href="https://europeannewsroom.com/fico-informed-eu-leaders-about-his-visit-to-china-after-returning-from-beijing-he-will-meet-with-zelensky-2/">scrive <em>European Newsroom</em></a>. E potrà fregiarsi dell&#8217;invidiabile primato di essere l&#8217;unico leader che vedrà in pochi giorni Vladimir Putin (ieri), Xi Jinping (oggi) e nientemeno che <strong>Volodymyr Zelensky, al ritorno dalla missione in Oriente</strong> di venerdì. Zelensky sarà reduce dal summit di Parigi coi &#8220;Volenterosi&#8221; europei ma solo Fico potrà portare notizie di prima mano </p>



<p>Possiamo criticare <strong>Aleksandr Vucic, presidente serbo,</strong> per aver fatto lo stesso e aver deciso di presenziare? O che anche l&#8217;Ungheria ci abbia messo lo zampino? Budapest non schiererà il primo ministro <strong>Viktor Orban:</strong> se la Slovacchia era stata vittima del Terzo Reich, creata come Stato-fantoccio dopo lo sfaldamento della Cecoslovacchia nel 1938-1939, l&#8217;Ungheria fu <strong>dalla parte delle potenze dell&#8217;Asse, alleata di Italia, Germania e Giappone,</strong> ragion per cui i suoi rappresentanti formalmente non siedono alle Parate della Vittoria sulla Piazza Mosca e Orban non figura tra i leader invitati da Pechino.</p>



<p>A Pechino ci sarà però il ministro degli Esteri <strong>Peter Szijjarto</strong>, quarto dignitario dell&#8217;Europa per carica dopo Putin, Vucic e Fico. Per il resto, a parte politici ormai fuori dalla scena dell&#8217;Europa occidentale (c&#8217;è anche Massimo D&#8217;Alema!) non figurano esponenti di peso dell&#8217;Europa. E Fico è l&#8217;unico capo di Stato o di governo dell&#8217;Ue presente nella capitale della Repubblica Popolare. Mentre il resto del blocco finirà per perdere un&#8217;occasione di diplomazia. E dimostrerà il rischio dell&#8217;incoerenza sulla memoria selettiva di un conflitto di cui è figlio il mondo d&#8217;oggi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/un-altro-autogol-delleuropa-dimentica-la-cina-sulla-seconda-guerra-mondiale-e-regala-la-scena-a-fico-e-vucic.html">Un altro autogol dell&#8217;Europa: &#8220;dimentica&#8221; la Cina sulla seconda guerra mondiale e regala la scena a Fico e Vucic</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il patto Molotov-Ribbentrop, 86 anni dopo: quando Germania e Urss decisero il futuro della Polonia</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/il-patto-molotov-ribbentrop-86-anni-dopo-quando-germania-e-urss-decisero-il-futuro-della-polonia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Aug 2025 12:17:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[Seconda guerra mondiale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="664" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Ribbentrop_v_Moskve.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Ribbentrop_v_Moskve.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Ribbentrop_v_Moskve-300x166.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Ribbentrop_v_Moskve-1024x567.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Ribbentrop_v_Moskve-768x425.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Ribbentrop_v_Moskve-600x332.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Il 23 agosto 1939 a Mosca il ministro degli Esteri della Germania nazista, Joachim von Ribbentrop, concluse con l&#8217;omologo sovietico Vjačeslav Molotov, alla presenza del leader di Mosca Iosif Stalin, un patto di non aggressione con cui le due potenze si impegnavano a non attaccarsi militarmente e dunque a dirimere sul piano politico e diplomatico &#8230; <a href="https://it.insideover.com/storia/il-patto-molotov-ribbentrop-86-anni-dopo-quando-germania-e-urss-decisero-il-futuro-della-polonia.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/il-patto-molotov-ribbentrop-86-anni-dopo-quando-germania-e-urss-decisero-il-futuro-della-polonia.html">Il patto Molotov-Ribbentrop, 86 anni dopo: quando Germania e Urss decisero il futuro della Polonia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1200" height="664" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Ribbentrop_v_Moskve.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Ribbentrop_v_Moskve.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Ribbentrop_v_Moskve-300x166.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Ribbentrop_v_Moskve-1024x567.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Ribbentrop_v_Moskve-768x425.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/Ribbentrop_v_Moskve-600x332.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Il <strong>23 agosto 1939</strong> a Mosca il ministro degli Esteri della Germania nazista, <strong>Joachim <a href="https://it.insideover.com/storia/tra-hitler-e-stalin-le-terre-di-sangue-vittime-dei-regimi-totalitari.html">von Ribbentrop</a>,</strong> concluse con l&#8217;omologo sovietico <strong>Vjačeslav Molotov</strong>, alla presenza del leader di Mosca <strong>Iosif Stalin</strong>, un patto di non aggressione con cui le due potenze si impegnavano a non attaccarsi militarmente e dunque a dirimere sul piano politico e diplomatico le reciproche controversie, a cui era annesso un protocollo segreto volto a definire le zone d&#8217;influenza e le spartizioni territoriali in Europa Orientale.</p>



<p><strong>Adolf Hitler e Iosif Stalin</strong>, tramite i rispettivi ministri degli Esteri, decretarono la spartizione della Polonia, di li a poco invasa dalla Germania nazista dando inizio al secondo conflitto mondiale, e definirono il ritorno a Mosca di territori persi dopo la fine dell&#8217;Impero Russo: Estonia, Lettonia, Lituania, Bessarabia (attuale Moldavia, allora parte della Romania). </p>



<p>Negli ultimi anni il <strong>patto è stato spesso invocato come simbolo dell&#8217;atavico espansionismo russo,</strong> e l&#8217;ambizione territoriale di Stalin letta in parallelo a quella dell&#8217;attuale Russia verso l&#8217;Ucraina invasa nel 2022. Il patto è stato anche <strong>spesso preso a fondamento per criticare il contributo sovietico alla fine del secondo conflitto mondiale,</strong> in cui come noto Germania e Urss si trovarono a combattere dopo che nel giugno 1941 Hitler ruppe il patto lanciando l&#8217;Operazione Barbarossa contro il colosso euroasiatico. </p>



<p>Viviamo in epoche in cui <strong>i richiami alla Seconda guerra mondiale</strong> e agli anni che la precedettero proliferano: nei giorni scorsi, <strong>l&#8217;incontro tra Donald Trump e Vladimir Putin</strong> a Anchorage, Alaska, è stata dai critici paragonato al Patto di Monaco con cui nel 1938 fu deciso di fatto il destino della Cecoslovacchia, consegnata alla Germania hitleriana.</p>



<p>Il <strong>patto Molotov-Ribbentrop</strong>, però, letto a 86 anni di distanza offre un&#8217;importante lezione di <strong>geopolitica:</strong> se da un lato fu indubbiamente cinica la scelta di Stalin di accordarsi con il mortale nemico per eccellenza del bolscevismo di Mosca, dall&#8217;altro è storicamente assodato che nell&#8217;élite sovietica si pensava all&#8217;accordo con la Germania nazista come a un tentativo di <strong>guadagnare tempo</strong> dopo il fallimento dell&#8217;altro e più attivo filone diplomatico perseguito da Mosca, un patto con Francia e Regno Unito per garantire la sicurezza dell&#8217;Europa contro l&#8217;espansionismo hitleriano. Il fallimento di questo negoziato, il 15 agosto, aprì la strada alla formalizzazione dell&#8217;accordo Molotov-Ribbentrop.</p>



<p>Al contempo, in Germania <strong>la conclusione dell&#8217;accordo segnò un passaggio importante</strong> nel quadro di una grande discussione interna all&#8217;alta sfera di potere del Terzo Reich tra coloro che erano favorevoli alla teoria del Lebensraum, l&#8217;espansione verso lo &#8220;spazio vitale&#8221; a Est, e i fautori di un asse <strong>europeo con l&#8217;Unione Sovietica</strong> contro le potenze dell&#8217;Anglosfera e le democrazie occidentali. Hitler, in cuor suo, non aveva mai abbandonato l&#8217;idea del colpo all&#8217;Urss, ma nel sistema di potere del Reich non mancavano le suggestioni circa l&#8217;edificazione di una &#8220;Fortezza Europa&#8221; (<em>Festung Europa) </em>sulla scia di un&#8217;attenzione al legame russo-tedesco che dall&#8217;era di Otto von Bismarck si è trasmessa fino alla &#8220;GeRussia&#8221; tramontata con la guerra in Ucraina.</p>



<p>Ribbentrop, ex ambasciatore a Londra e storicamente anglofilo, si convertì all&#8217;idea dell&#8217;alleanza con l&#8217;Urss, tanto da invitare nel 1940 lo stesso Molotov a infruttuosi colloqui per un&#8217;adesione di Mosca alle <strong>potenze dell&#8217;Asse</strong>. La storia del suo patto per la spartizione dell&#8217;Europa orientale è quella di una partnership favorita dall&#8217;ostilità anglo-francese per le garanzie di sicurezza che Mosca poteva dare all&#8217;Europa. Ironia della sorte, chi <strong>pagò il prezzo peggiore fu l<a href="https://it.insideover.com/guerra/la-nuova-europa-che-sorgera-dalle-ceneri-dell-ucraina.html">a Polonia, la cui leadership nazionalista</a></strong> rifiutò l&#8217;idea che in caso di guerra tra Germania e Alleati truppe sovietiche si sarebbero potute schierare sul suo territorio in funzione di deterrenza anti-tedesca, finendo spazzata via assieme al Paese.</p>



<p>Il richiamo del patto concluso il 23 agosto 1939 non deve essere, dunque, principalmente orientato al tema dell&#8217;espansionismo russo, quanto piuttosto alla minaccia a cui l&#8217;Europa può essere sottoposta in assenza di una corale architettura di sicurezza in cui tutti i Paesi del Vecchio Continente abbiano un sincero <em>commitment</em> alla convivenza. In un mondo in cui Russia e Usa sembrano tornate alla <a href="https://it.insideover.com/politica/il-riferimento-alla-seconda-guerra-mondiale-nel-vertice-putin-trump-e-il-sogno-russo-americano-di-un-eterno-1945.html">&#8220;nostalgia del 1945&#8221;, ovvero all&#8217;idea di un co-dominio </a>su un&#8217;Europa non più partecipe al tavolo ma sul menù, come dopo il suicidio geopolitico dettato dal conflitto mondiale, una lezione da tenere a mente.</p>



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<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/il-patto-molotov-ribbentrop-86-anni-dopo-quando-germania-e-urss-decisero-il-futuro-della-polonia.html">Il patto Molotov-Ribbentrop, 86 anni dopo: quando Germania e Urss decisero il futuro della Polonia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>In ricordo di Maurizio Giglio, nome in codice &#8220;Cervo&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/spionaggio/in-ricordo-di-maurizio-giglio-nome-in-codice-cervo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Jul 2025 08:59:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Spionaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Nazifascismo]]></category>
		<category><![CDATA[Seconda guerra mondiale]]></category>
		<category><![CDATA[spionaggio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="881" height="580" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/519842744_1153147420167782_1032677772647868287_n-e1752592523623.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/519842744_1153147420167782_1032677772647868287_n-e1752592523623.jpg 881w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/519842744_1153147420167782_1032677772647868287_n-e1752592523623-600x395.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/519842744_1153147420167782_1032677772647868287_n-e1752592523623-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/519842744_1153147420167782_1032677772647868287_n-e1752592523623-768x506.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 881px) 100vw, 881px" /></p>
<p> Giglio combatte con il regio esercito sui fronti francese e albanese, venendo decorato. Poi, a Roma, divenne un perfetto agente segreto.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="881" height="580" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/519842744_1153147420167782_1032677772647868287_n-e1752592523623.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/519842744_1153147420167782_1032677772647868287_n-e1752592523623.jpg 881w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/519842744_1153147420167782_1032677772647868287_n-e1752592523623-600x395.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/519842744_1153147420167782_1032677772647868287_n-e1752592523623-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/519842744_1153147420167782_1032677772647868287_n-e1752592523623-768x506.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 881px) 100vw, 881px" /></p>
<p>Quando l&#8217;agente dell&#8217;<strong>OSS,</strong> il servizio segreto americano, <a href="https://www.ilgiornale.it/news/storia/spia-americana-roma-2162306.html">Peter Tompkins</a> giunse a Roma a pochi giorno dallo sbarco Alleato ad <a href="https://www.agi.it/cultura/news/2024-01-22/sbarco-anzio-anniversario-seconda-guerra-mondiale-24949640/">Anzio</a>, ad accoglierlo e sistemarlo fu un giovane tenente dai capelli scuri noto nella rete clandestina con l&#8217;identificativo di agente &#8220;Cervo&#8221;. Il suo nome era<strong> Maurizio Giglio</strong>, un giovane tenente ausiliario del Corpo degli agenti di pubblica sicurezza che sapeva bene come muoversi nella Città aperta, come smarcarsi dagli agenti del SIM, il servizio informazioni militare del Regio Esercito, che facevano il doppio-gioco con i fascisti, e come difendere un agente americano dallo <em>Sicherheitsdienst</em> o <strong>SD</strong>, il servizio segreto delle SS che non dava più credito all&#8217;Abwher dell&#8217;Ammiraglio Canaris, e dall&#8217;<strong>OVRA</strong>, la polizia segreta di Mussolini che aveva seminato informatori nell&#8217;Italia spezzata in due.</p>



<p>Egli era, inoltre, il custode dell&#8217;apparato radio &#8220;<em>Vittoria</em>&#8221; nascosto su un barcone del Tevere all&#8217;altezza di Castel Sant&#8217;Angelo con la connivenza del proprietario, da cui riceveva e inviava messaggi in codice al comando alleato per coordinare operazione clandestine oltre le linee, comunicare gli spostamenti delle truppe tedesche, riceve informazioni per &#8220;accogliere&#8221; spie, sabotatori, armi da consegnate alla <strong>Resistenza</strong>.</p>



<p>Diplomatosi al liceo &#8220;Terenzio Mamiani&#8221;, laureatosi a soli 21 anni in Giurisprudenza, si era arruolato come volontario nel <strong>Regio Esercito</strong>, dove esibiva il grado sottotenente, e combatté sul fronte francese e sul quello greco-albanese, distinguendosi per il coraggio dimostrato in un&#8217;azione di guerra a Kurvelesh, dove venne ferito.</p>



<p>Nel 1943, anno che lo trova distaccato a Roma, si trova a respingere l&#8217;occupazione tedesca che seguì la firma dell&#8217;Armistizio, decidendo, di lì in poi, di combattere i tedeschi e rimanere fedele all&#8217;Italia combelligerante del Sud. Passate le linee, si mise a disposizione della Quinta Armata statunitense che lo incorpora quindi nell&#8217;OSS. <a href="https://formiche.net/2024/03/maurizio-giglio-nome-in-codice-cervo-fosse-ardeatine-vecchiarino/#content">Addestrato dagli americani</a> come agente alle operazioni clandestine, verrà rimandato a Roma con &#8220;radio e cifrari&#8221; con la missione di comunicare i movimenti e la consistenza delle truppe occupanti. È allora che riceve il <strong>nome in codice di “Cervo”</strong>.</p>



<p>La sua uniforme di sottotenente del Corpo degli Agenti di Pubblica Sicurezza come Sottotenente ausiliario, gli consentiva una certa libertà di movimento anche nelle ore del coprifuoco, rendendolo una risorsa estremamente preziosa per chiunque fosse coinvolto nelle operazioni clandestine. Ragione per cui divenne uno degli agenti fondamentali agli ordini di Tompkins, la <strong>spia americana plenipotenziaria di Roma</strong>.</p>



<p>Nella fase più complessa dell<strong>&#8216;avanzata Alleata</strong> verso il centro Italia, in vista della &#8220;<em>liberazione della Capitale</em>&#8221; che sarebbe avvenuta solo in 4 giugno del 1944, Maurizio Giglio, l&#8217;agente Cervo, che era sopravvissuto per anni a un ginepraio di delatori, doppiogiochisti, retate, <strong>rastrellamenti delle SS</strong>, intercettazioni dei messaggi radio con apparati appositamente inviati a triangolare l&#8217;origine delle &#8220;onde radio&#8221;, di controlli incrociati di documenti e versioni e cacce all&#8217;uomo per sgominare le reti clandestine, cadrà, come altri, nelle mani della temibile <strong>Banda Koch</strong>.</p>



<p>Torturato per giorni e giorni presso il covo di <strong>Via Tasso</strong>, tra le vessazioni e il dolore, Giglio non rivelerà mai la posizione di Tompkins a Roma, la spia americana, né altri dettagli sulla rete clandestina che operava per gli Alleati dietro le linee. Assumendosi con enorme coraggio la responsabilità delle operazioni di spionaggio, <strong>venne mandato a morire alle Fosse Ardeatine</strong>, il 24 marzo 1944. Aveva 23 anni. Insieme a lui era anche il colonnello Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo.</p>



<p>Alla <strong>Medaglia di bronzo</strong> ricevuta per il coraggio dimostrato sul fronte greco mentre si trovava &#8220;<em>Alla testa di un reparto di volontari del suo battaglione eseguiva un colpo di mano su importante postazione nemica e Ferito continuava nel suo compito senza allontanarsi dal suo reparto fino ad operazione compiuta</em>&#8220;, si aggiungeva, postuma, la <strong>Medaglia d’oro al Valor militare</strong> con tale menzione: &#8220;<em>&#8230; alla conclusione dell&#8217;armistizio in territorio liberato desideroso di combattere contro i tedeschi. Assunto dal servizio informazioni della 5ª Armata americana dopo un breve periodo di addestramento, ritornava in territorio occupato munito di apparato radiotrasmittente ed, arruolatosi nella polizia della pseudo repubblica sociale, svolgeva intelligente, preziosa opera informativa. Sorpreso mentre eseguiva delle fotografie, fermato e sottoposto ad indagini con sangue freddo ed astuzia riusciva a confondere i suoi avversari ed otteneva la liberazione. Arrestato dai fascisti in seguito ad indicazione strappata al suo radiotelegrafista fu sottoposto a feroci interrogatori e torture senza nulla rivelare sul suo servizio. Veniva poi barbaramente trucidato per rappresaglia, immolando la giovane vita generosamente offerta per la liberazione della Patria dalla oppressione nazifascista</em>.&#8221;</p>



<p>Ieri ho trovato a Roma questa targa in ricordo di Giglio. Una <strong>targa tante volte ignorata</strong>, come tante altre presenti nelle nostre città, per pura sbadataggine. Questi uomini sono stati il<em>tutto</em>, così giovani. Mentre noi spesso siamo parte di un <em>niente </em>da formarsi. Dovremmo prestare più attenzione a ciò che hanno sacrificato per i posteri. Un concetto tanto ripetuto da essere quasi banale. Eppure vale ancora ricordarlo, attraverso Maurizio Giglio, nome in codice &#8220;Cervo&#8221;.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="576" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/518187759_1153147240167800_6159321083437052213_n-576x1024.jpg" alt="" class="wp-image-478078" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/518187759_1153147240167800_6159321083437052213_n-576x1024.jpg 576w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/518187759_1153147240167800_6159321083437052213_n-600x1067.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/518187759_1153147240167800_6159321083437052213_n-169x300.jpg 169w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/518187759_1153147240167800_6159321083437052213_n-768x1365.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/518187759_1153147240167800_6159321083437052213_n-864x1536.jpg 864w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/518187759_1153147240167800_6159321083437052213_n-300x533.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/518187759_1153147240167800_6159321083437052213_n.jpg 1152w" sizes="auto, (max-width: 576px) 100vw, 576px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>La targa in memoria di Maurizio Giglio a Largo della Gancia, nel Quartiere Prati &#8211; Delle Vittorie a Roma</em></figcaption></figure>
</div><p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/spionaggio/in-ricordo-di-maurizio-giglio-nome-in-codice-cervo.html">In ricordo di Maurizio Giglio, nome in codice &#8220;Cervo&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Propaganda e riscrittura della storia: il ruolo delle narrazioni nei conflitti moderni</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/propaganda-e-riscrittura-della-storia-il-ruolo-delle-narrazioni-nei-conflitti-moderni.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Jun 2025 06:29:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Nazismo]]></category>
		<category><![CDATA[Seconda guerra mondiale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=472673</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1199" height="798" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/ucraina-bandera.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="ucraina" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/ucraina-bandera.jpg 1199w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/ucraina-bandera-600x399.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/ucraina-bandera-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/ucraina-bandera-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/ucraina-bandera-768x511.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1199px) 100vw, 1199px" /></p>
<p> La rivalutazione del movimenti filo-nazisti della storia ucraina e la sottovalutazione dei loro crimini sono un'arma di guerra. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/propaganda-e-riscrittura-della-storia-il-ruolo-delle-narrazioni-nei-conflitti-moderni.html">Propaganda e riscrittura della storia: il ruolo delle narrazioni nei conflitti moderni</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1199" height="798" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/ucraina-bandera.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="ucraina" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/ucraina-bandera.jpg 1199w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/ucraina-bandera-600x399.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/ucraina-bandera-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/ucraina-bandera-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/ucraina-bandera-768x511.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1199px) 100vw, 1199px" /></p>
<p>Un pubblico disinformato, bombardato da messaggi fuorvianti o ambigui, può finire per credere che torturatori e assassini siano<strong> “ribelli moderati”</strong>. È il caso, ad esempio, degli Stati Uniti, che il 20 febbraio 2024 hanno posto il veto a una risoluzione ONU per il cessate il fuoco a Gaza, pur lasciando trapelare posizioni contraddittorie. Poche settimane prima, il presidente Biden aveva definito il premier israeliano Netanyahu un “asshole” (“idiota” in italiano) per la gestione del conflitto, creando un’immagine ambivalente che distrae dalle reali intenzioni politiche.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La manipolazione mediatica nei conflitti</strong></h2>



<p>La propaganda in tempo di guerra può raggiungere livelli tali da riscrivere la storia per servire interessi strategici. Un esempio significativo si è verificato nel gennaio 2023, quando, per la prima volta, la <strong><a href="https://it.insideover.com/reportage/societa/il-male-dentro-auschwitz.html">Federazione Russa, erede di chi liberò Auschwitz,</a></strong> è stata esclusa dalle celebrazioni del Giorno della Memoria al Museo statale di Auschwitz-Birkenau. In parallelo, la proposta dell’Unione Europea di equiparare i simboli sovietici a quelli nazisti riflette un tentativo di delegittimare l’avversario, anche a costo di distorcere la storia come illustrato egregiamente in uno splendido volume scritto da <strong>Sara Reginella</strong>: “Le guerre che ti vendono.manipolazione e propaganda in Ucraina e altrove“, Edizioni Dedalo , maggio 2025</p>



<p>Questa manipolazione non si limita a screditare il nemico, ma può anche riabilitare alleati controversi. Un caso eclatante è la recente rilettura del nazismo ucraino, i cui echi arrivano fino ai giorni nostri. <strong>Il Battaglione Azov, </strong>con simboli come il sole nero e la runa Wolfsangel della SS Panzer Division “Das Reich”, inizialmente etichettato come neonazista in Occidente, è stato gradualmente sdoganato, grazie a un’operazione di riscrittura storica funzionale alla legittimazione del conflitto ucraino.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Le radici storiche dell’ultranazionalismo ucraino</strong></h2>



<p>La ridefinizione della storia ucraina, utile a respingere accuse di ultranazionalismo, affonda le sue radici nel periodo successivo alla Seconda Guerra Mondiale. Nel 1929, a Vienna, l’Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini (OUN) fu fondata da gruppi di estrema destra. In un’Ucraina allora divisa tra la<strong> Repubblica Polacca (Volinia e Galizia) </strong>e la Repubblica Socialista Sovietica Ucraina, l’OUN mirava a creare uno Stato indipendente, opponendosi sia ai polacchi che ai sovietici. L’organizzazione era caratterizzata da un marcato antisemitismo, considerando ebrei, russi e polacchi come nemici.</p>



<p>Con l’arrivo dei nazisti nel 1941, l’OUN proclamò l’indipendenza ucraina, accogliendo con entusiasmo l’esercito tedesco in chiave antisovietica. Durante l’occupazione nazista, l’OUN organizzò pogrom contro ebrei e polacchi. Tuttavia, Adolf Hitler, che disprezzava i popoli slavi, vide nelle aspirazioni indipendentiste dell’OUN una minaccia e fece arrestare il leader “Stepan Bandera”. Nonostante ciò, le milizie ucraine continuarono a collaborare con i nazisti nella persecuzione di ebrei e polacchi. Nel 1943 nacque l’Esercito Insurrezionale Ucraino (UPA), braccio armato dell’OUN. Dopo<strong> la liberazione di Bandera nel 1944,</strong> questi si trasferì a Monaco, dove fu assassinato nel 1959 da un agente del KGB.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La riabilitazione moderna del nazismo ucraino</strong></h2>



<p>Oggi, l’immagine di Bandera è stata ripulita attraverso un’operazione di “whitewashing” che lo ha trasformato in un simbolo dell’indipendentismo ucraino. Ogni 1° gennaio, in Ucraina, si tengono commemorazioni per la sua nascita, mentre strade e monumenti vengono dedicati a collaborazionisti del nazismo. <strong>Nel 2010, l’ex presidente Viktor Juščenko proclamò Bandera “Eroe dell’Ucraina”</strong>, titolo poi revocato da un tribunale a causa del suo passato controverso.</p>



<p>La nostalgia per l’estremismo è visibile in gruppi come “C14”, noto per attacchi violenti contro rom e membri della comunità LGBTQ, e si è manifestata anche durante il movimento di Euromaidan (2014), che portò alla destituzione del presidente Viktor Janukovič. Sebbene non si possa etichettare l’intero movimento come estremista, la presenza di gruppi ultranazionalisti come Pravij Sektor, con la bandiera rosso-nera dell’UPA, e Svoboda, fondato da Andrij Parubij (ex leader del Partito Nazional Sociale Ucraino, con il simbolo della runa Wolfsangel), è innegabile. Questi simboli, un tempo fonte di allarme in Europa, vengono oggi ignorati o persino celebrati nel contesto della guerra ucraina.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Eroi controversi e silenzi mediatici</strong></h2>



<p>La normalizzazione di figure controverse è evidente in casi come quello di <a href="https://it.insideover.com/guerra/chi-e-denis-prokopenko-il-miliziano-nero-che-vuole-bloccare-i-russi.html"><strong>Denis Prokopenko</strong>,</a> comandante del battaglione Azov, insignito del titolo di “Eroe dell’Ucraina” da Zelensky, o di Jaroslav Hunka, veterano delle SS ucraine, accolto con una standing ovation al Parlamento canadese. In Italia, il giornalista Massimo Gramellini ha paragonato il generale di Azov Abroskin Vasilevič a Oskar Schindler, mentre Alexei Navalny, celebrato in Occidente come oppositore del Cremlino, fu espulso dal partito Jabloko per le sue posizioni ultranazionaliste e la partecipazione alla Marcia russa, un raduno di estrema destra.</p>



<p>Un altro episodio significativo è il massacro di Odessa del 2 maggio 2014, quando estremisti di Pravij Sektor massacrarono decine di attivisti pro-federalisti e filorussi nella Casa dei Sindacati. Nonostante le denunce di organizzazioni come <strong>Amnesty International</strong>, che ha chiesto un’inchiesta imparziale, i media occidentali hanno minimizzato l’evento, contribuendo a occultare gli aspetti più controversi degli alleati ucraini.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Crimini di guerra e narrazioni selettive</strong></h2>



<p>Formazioni ultranazionaliste come Azov, Aidar, UNSO e Tornado sono state spesso ignorate dai media occidentali, nonostante rapporti di organizzazioni come Human Rights Watch e Amnesty International documentino crimini di guerra commessi a partire dal 2014, inclusi torture e violenze contro i civili del Donbass da parte del servizio di sicurezza ucraino (SBU), della Guardia Nazionale e di gruppi come Pravij Sektor e Azov. <strong>Un rapporto dell’OSCE del 2016 descrive in dettaglio queste atrocità, eppure i responsabili sono spesso celebrati come eroi in Occidente.</strong></p>



<p>In ogni conflitto, i crimini sono commessi da entrambe le parti, ma la narrazione occidentale tende a occultare quelli degli alleati, mentre amplifica quelli del nemico. Per chi dubita di queste dinamiche, i rapporti delle organizzazioni internazionali offrono una lettura indispensabile per comprendere la complessità del conflitto ucraino.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il potere della propaganda</strong></h2>



<p>La propaganda di guerra non si limita a distorcere la realtà presente, ma può riscrivere la storia per servire interessi geopolitici. La riabilitazione del nazismo ucraino, il silenzio sui crimini degli alleati e la demonizzazione del nemico riflettono una strategia di “marketing della guerra” che manipola l’opinione pubblica. Solo un’analisi critica e documentata può smascherare queste narrazioni, rivelando le contraddizioni di un sistema che, sotto la bandiera della democrazia, perpetua divisioni e conflitti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/propaganda-e-riscrittura-della-storia-il-ruolo-delle-narrazioni-nei-conflitti-moderni.html">Propaganda e riscrittura della storia: il ruolo delle narrazioni nei conflitti moderni</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Quell&#8217;aeroporto nel Pacifico che non fa dormire sogni tranquilli alla Casa Bianca</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/quellaeroporto-nel-pacifico-che-non-fa-dormire-sogni-tranquilli-alla-casa-bianca.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Jun 2025 07:06:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Patto atlantico (Nato)]]></category>
		<category><![CDATA[Seconda guerra mondiale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="612" height="346" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/istockphoto-1223387363-612x612-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/istockphoto-1223387363-612x612-1.jpg 612w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/istockphoto-1223387363-612x612-1-600x339.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/istockphoto-1223387363-612x612-1-300x170.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/istockphoto-1223387363-612x612-1-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 612px) 100vw, 612px" /></p>
<p>Cos'è il progetto cinese lanciato sull'atollo di Woleai, a circa 400 miglia a sud di Guam, territorio statunitense.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/quellaeroporto-nel-pacifico-che-non-fa-dormire-sogni-tranquilli-alla-casa-bianca.html">Quell&#8217;aeroporto nel Pacifico che non fa dormire sogni tranquilli alla Casa Bianca</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="612" height="346" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/istockphoto-1223387363-612x612-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/istockphoto-1223387363-612x612-1.jpg 612w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/istockphoto-1223387363-612x612-1-600x339.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/istockphoto-1223387363-612x612-1-300x170.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/istockphoto-1223387363-612x612-1-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 612px) 100vw, 612px" /></p>
<p>Nel cuore dimenticato del <strong>Pacifico</strong>, su un’isola remota battuta dai venti e dal silenzio, la <strong>Cina</strong> ha riacceso una <strong>pista d’atterraggio</strong> che giaceva abbandonata dai giorni della Seconda guerra mondiale. Là dove un tempo atterravano i caccia dell’Impero giapponese, oggi si prepara una nuova sfida geopolitica: Pechino, attraverso un progetto infrastrutturale mascherato da intervento civile, riafferma la sua presenza in una delle regioni più strategiche del globo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.tracesofwar.com/upload/8554180623112526.jpg" alt=""/><figcaption class="wp-element-caption">Nel 1944, l&#8217;atollo di Woleai fu fortificato da una guarnigione di 6.426 soldati giapponesi. Le forze alleate bombardarono le isole dalla fine del 1944 alla metà del 1945. Solo 1.600 soldati erano ancora vivi quando il Giappone si arrese.</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;importanza della Micronesia per Washington</h2>



<p>In quel di <strong>Woleai</strong>, atollo degli <strong>Stati Federati di Micronesia</strong> (FSM), a meno di 700 chilometri da Guam — bastione militare americano nell’Indo-Pacifico — si gioca una partita silenziosa ma decisiva per l’equilibrio del potere tra Cina e Stati Uniti. L&#8217;atollo di Woleai è composto da 22 isole ed è largo circa 11 chilometri e lungo 6 chilometri. <strong>La superficie totale dell&#8217;atollo è di 4,4 chilometri quadrati e ospita 1.080 persone</strong>. La maggior parte degli abitanti vive sulla costa meridionale dell&#8217;isola più grande, chiamata Falalap o Woleai. Tra le isole della Micronesia, Woleai è culturalmente unica: è l&#8217;unica ad aver sviluppato una propria lingua scritta. Nel 1913, si scoprì che la scrittura nativa era in uso tra alcuni parlanti della lingua Woleaiana. Gli atolli più vicini includono Ifalik, 56 chilometri a Sud-Est, ed Eauripik, 107 chilometri a sud-ovest.</p>



<p>Siamo a circa 640 chilometri a Sud di<strong> Guam</strong>, territorio statunitense e fulcro delle operazioni militari USA nell&#8217;Indo-Pacifico. Gli Stati Federati di Micronesia rappresentano un tassello strategico fondamentale nell’architettura geopolitica degli Stati Uniti nel Pacifico. Situati tra Hawaii, Guam, le Filippine e l’Australia, questi piccoli Stati insulari offrono <strong>profondità operativa</strong> e <strong>vantaggi logistici</strong> in uno degli scacchieri più contesi al mondo. Vincolati a Washington da un <strong>Accordo di Libera Associazione</strong> (COFA), garantiscono agli Stati Uniti accesso illimitato a infrastrutture terrestri, marittime e aeree, oltre al controllo esclusivo della loro difesa. In cambio ricevono sostegno economico, sanitario e privilegi migratori. Ma il loro valore va ben oltre l’assistenza bilaterale: in un’epoca di crescente assertività cinese, <strong>la loro posizione geografica</strong> li rende un fronte avanzato nella competizione per l’influenza nell’Indo-Pacifico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il progetto di Pechino</h2>



<p>Pechino, attraverso investimenti in infrastrutture dual-use e diplomazia economica, sta tentando di inserirsi negli spazi lasciati scoperti dalla proiezione americana. In questo contesto, gli FSM assumono un ruolo potenzialmente cruciale anche sul piano militare, offrendo alternative operative in caso di vulnerabilità di basi come Guam o <strong>Okinawa</strong>, e fungendo da piattaforma per sorveglianza, deterrenza e presenza costante nel Pacifico occidentale.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://bloximages.newyork1.vip.townnews.com/mvariety.com/content/tncms/assets/v3/editorial/9/f7/9f7ef0fb-0854-4d25-9498-c8ad1bb38fc3/683719bb4f83b.image.jpg?resize=990%2C383" alt=""/><figcaption class="wp-element-caption">I lavori di riparazione all&#8217;aeroporto di Woleai</figcaption></figure>
</div>


<p>Il progetto in questione, guidato dalla società statale cinese <strong>Shandong Hengyue Municipal Engineering</strong> in collaborazione con il Dipartimento dei Trasporti dei FSM, è stato inaugurato con una cerimonia ufficiale alla presenza del presidente micronesiano Wesley Simina.<br>La pista, originariamente costruita dalle forze imperiali giapponesi, era caduta in disuso da decenni. La sua riattivazione mira a migliorare l&#8217;accessibilità per le comunità locali, che attualmente devono affrontare viaggi di giorni in barca per raggiungere l&#8217;aeroporto più vicino. Oltre ai <strong>benefici civili</strong>, l&#8217;iniziativa solleva interrogativi tra gli analisti occidentali riguardo alle potenziali implicazioni militari, considerando la dottrina cinese della &#8220;<strong>fusione militare-civile</strong>&#8220;, che prevede l&#8217;utilizzo duale delle infrastrutture per oppi scopi.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://d.newsweek.com/en/full/2651749/china-reviving-micronesias-world-war-ii-airfield.webp?w=790&amp;f=9738647dddd23ddcd785725b63a06887" alt=""/><figcaption class="wp-element-caption">Immagini satellitari catturate da un aereo commerciale il 9 luglio 2023 e fornite da Google Earth</figcaption></figure>
</div>


<p>Gli Stati Uniti bombardarono la pista, insieme ad altre installazioni giapponesi nella zona. All&#8217;inizio del 1945, la pista era inutilizzabile. Negli anni Settanta, durante il periodo del Trust Territory, la Pacific Mission Aviation ottenne il sostegno del governo statunitense affinché i <em>Seabees </em>della Marina militare di Yap riabilitassero la pista di atterraggio. La pista riabilitata e il servizio PMA hanno fatto una differenza fondamentale per molti abitanti, poiché hanno permesso loro di raggiungere Woleai solo per poi imbarcarsi per diversi giorni in più e prendere un volo per Yap e oltre. Il PMA offre ancora sconti considerevoli sui viaggi locali e l&#8217;evacuazione medica gratuita dalle isole che riesce a raggiungere. Non include più Woleai. La pista divenne sempre più inutilizzabile e fu spesso colpita da <strong>allagamenti</strong>. Nel 2024, un aereo della PMA fu danneggiato nel tentativo di decollare. Nessuno rimase ferito per miracolo. </p>



<p>Woleai si trova lungo la cosiddetta &#8220;<strong>Seconda catena di isole</strong>&#8220;, una serie di arcipelaghi strategici che gli Stati Uniti considerano <strong>fondamentali per contenere l&#8217;espansione militare cinese nel Pacifico.</strong> La crescente presenza cinese in quest&#8217;area, attraverso progetti infrastrutturali e investimenti, è vista come una sfida diretta all&#8217;influenza storica degli Stati Uniti nella regione. L&#8217;assenza di rappresentanti statunitensi alla cerimonia di inaugurazione è stata notata dagli osservatori internazionali. Mentre il presidente micronesiano è arrivato su una motovedetta australiana, la delegazione cinese ha fornito supporto logistico significativo, inclusa una nave da trasporto per i partecipanti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il progetto Usa a Tianian</h2>



<p>Parallelamente, gli Stati Uniti stanno cercando di rafforzare la loro presenza nella regione. Un esempio è la riattivazione di una pista aerea sull&#8217;<strong>isola di Tinian</strong>, nelle <strong>Isole Marianne Settentrionali</strong>, parte di un investimento di <strong>800 milioni di dollari </strong>per migliorare le capacità militari nell&#8217;Indo-Pacifico. Queste mosse sono viste come una risposta diretta all&#8217;espansione dell&#8217;influenza cinese attraverso progetti infrastrutturali in paesi insulari del Pacifico.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/d/d7/Tinian_North_Field_DN-ST-95-01291.JPEG/1280px-Tinian_North_Field_DN-ST-95-01291.JPEG" alt=""/><figcaption class="wp-element-caption">Una veduta aerea del vecchio North Field dell&#8217;USAAF sull&#8217;isola di Tinian</figcaption></figure>
</div>


<p>Tinian, storicamente significativa per essere stata la base di partenza dei <strong>bombardieri B-29 </strong>durante la Seconda guerra mondiale, tra cui l&#8217;<strong>Enola Gay</strong> che sganciò la bomba atomica su Hiroshima, è ora al centro di un ambizioso progetto di riqualificazione. I lavori, iniziati nel 2022, includono la ristrutturazione delle piste, la costruzione di nuove aree di parcheggio per aeromobili e l&#8217;installazione di strutture di supporto per operazioni e addestramento. Le squadre di ingegneri americane, tra cui il 513th Expeditionary Red Horse Squadron, hanno collaborato per rimuovere la vegetazione e ripristinare le superfici delle piste, alcune delle quali erano inutilizzate dal 1946.</p>



<p>Questa iniziativa si inserisce nella più ampia strategia di &#8220;<strong>Agile Combat Employment</strong>&#8221; (ACE) dell&#8217;<em>Air Force</em>, che mira a disperdere le forze su più basi per aumentare la resilienza e la capacità di risposta rapida in caso di conflitto. La posizione geografica di Tinian, a circa 200 chilometri a nord-est di Guam, la rende un punto strategico per operazioni militari, offrendo un&#8217;alternativa in caso di attacchi alle basi principali. Il governatore delle Isole Marianne Settentrionali, Arnold Palacios, ha espresso il suo sostegno al progetto, sottolineando l&#8217;importanza di essere preparati di fronte alle crescenti tensioni nella regione, in particolare a causa delle attività militari cinesi nel <strong>Mar Cinese Meridionale </strong>e intorno a <strong>Taiwan</strong>.</p>
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		<title>Lettere da Iwo Jima</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/lettere-da-iwo-jima.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Mar 2025 18:03:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Esercito americano]]></category>
		<category><![CDATA[Pacifico]]></category>
		<category><![CDATA[Seconda guerra mondiale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1397" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250326125948441_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_923112.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250326125948441_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_923112.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250326125948441_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_923112-600x437.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250326125948441_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_923112-300x218.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250326125948441_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_923112-1024x745.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250326125948441_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_923112-768x559.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250326125948441_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_923112-1536x1118.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Iwo Jima è tristemente nota per essere stata il teatro di una delle battaglie più cruente combattute durante la Seconda guerra mondiale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/lettere-da-iwo-jima.html">Lettere da Iwo Jima</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1397" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250326125948441_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_923112.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250326125948441_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_923112.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250326125948441_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_923112-600x437.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250326125948441_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_923112-300x218.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250326125948441_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_923112-1024x745.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250326125948441_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_923112-768x559.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250326125948441_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_923112-1536x1118.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Non ci sono spiagge bianche bagnate da un mare cristallino come a Okinawa, né palme o frutti tropicali ad accogliere frotte di turisti. <strong><a href="https://it.insideover.com/difesa/il-cambio-di-passo-della-politica-nipponica-sulla-difesa.html">Iwo Jima</a></strong> è un&#8217;isola avvolta in una cupa e silenziosa desolazione. Dista un migliaio di chilometri da Tokyo ed è incastonata nell&#8217;<strong>Oceano Pacifico</strong>, quasi più vicina alle Isole Marianne che non al <strong>Giappone</strong>, Paese di cui fa parte.</p>



<p>A guardarla dall&#8217;alto, nelle immagini satellitari, si notano subito due cose: ha un&#8217;insolita forma a pera ed è piccolissima. Quest&#8217;isoletta vulcanica, ricoperta da <strong>sabbia nera</strong> di origine vulcanica, ha infatti una superficie di appena <strong>21 chilometri quadrati</strong>, è lunga 8 chilometri e larga 4. Qui non c&#8217;è assolutamente nulla, fatta eccezione per un vulcano spento che domina la parte centro-settentrionale, il Suribachi, e l&#8217;altopiano di Motoyama che si staglia a sud. In mezzo, pochi alberi, tante sterpaglie e zero abitanti (escludendo il contingente militare nipponico). </p>



<p>Eppure, Iwo Jima – nome traducibile come &#8220;Isola di Zolfo&#8221; – è tristemente nota per essere stata il teatro di una delle battaglie più cruente combattute durante la <strong>Seconda guerra mondiale</strong>, nonché l&#8217;ultima roccaforte dell&#8217;<strong>Esercito Imperiale giapponese</strong>, piegato dai Marines statunitensi al termine di una resistenza eroica.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="What Iwo-Jima Looks Like Today" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/i9qwUWUuDKw?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_i9qwUWUuDKw");</script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La battaglia di Iwo Jima</strong></h2>



<p>&#8220;Se l’isola su cui mi trovo sarà catturata, la terra giapponese sarà bombardata giorno e notte&#8221;, scriveva <strong>Tadamichi Kuribayashi</strong>, il generale che comandava le forze nipponiche nella battaglia di Iwo Jima, in una lettera inviata alla sua famiglia prima dello scontro. Il suo obiettivo: evitare che l&#8217;isola cadesse nelle mani degli <strong>Stati Uniti</strong>. Se così fosse stato, infatti, le forze Usa avrebbero potuto usarla come base aerea per organizzare missioni di bombardamento a lungo raggio contro il Giappone continentale e distruggere le capacità aeree e navali nemiche. </p>



<p>I raid delle portaerei statunitensi e i blitz dei bombardieri B-24 iniziarono nel <strong>giugno 1944</strong>. Prima dell&#8217;invasione vera e propria, Iwo Jima avrebbe subito il bombardamento più lungo e intenso mai inflitto a un&#8217;isola del Pacifico durante la guerra: nove mesi. <strong>Chester Nimitz</strong>, comandante in capo della flotta statunitense del Pacifico, non aveva dubbi: &#8220;Beh, sarà facile. I giapponesi cederanno Iwo Jima senza combattere&#8221;. </p>



<p>Il D-Day scattò la mattina del <strong>19 febbraio</strong>, quando i Marines delle 4ª e 5ª divisione sbarcarono sulle spiagge locali. Washington pensava di conquistare quell&#8217;isolotto in una manciata di giorni. I combattimenti invece sarebbero proseguiti per <strong>36 giorni</strong>, fino al <strong>26 marzo</strong>.</p>



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<h2 class="wp-block-heading"><strong>Operazione Detachment</strong></h2>



<p>I militari Usa stilarono i dettagli dell&#8217;<strong>Operazione Detachment</strong> stimando che l&#8217;isola sarebbe stata liberata in una settimana. L&#8217;intelligence statunitense, tuttavia, aveva ampiamente sottovalutato le tattiche di Kuribayashi, che aveva impiegato i mesi precedenti al D-Day costruendo fortificazioni che includevano molti chilometri di tunnel sotterranei, bunker, campi minati e fossati anticarro. </p>



<p>Gli Stati Uniti condussero intensi bombardamenti contro Iwo Jima prima dello sbarco, al termine dei quali pensarono che la maggior parte della guarnigione giapponese fosse stata annientata. Credevano inoltre che le spiagge di sbarco selezionate per le squadre d&#8217;assalto fossero solide e facili da attraversare per veicoli e Marine carichi di equipaggiamento; in realtà, erano ripidi pendii di soffice cenere vulcanica nera, incapaci di fornire un appoggio stabile.</p>



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<h2 class="wp-block-heading"><strong>Fino alla morte</strong></h2>



<p>I giapponesi misero in atto <strong>strategie letali</strong>. Per esempio, anziché attaccare subito i nemici appena sbarcati, Kuribayashi ordinò ai suoi uomini di non sparare per un&#8217;ora intera, finché le spiagge dell&#8217;isola non si fossero riempite di uomini e materiali americani. I Marines furono costretti a usare <strong>lanciafiamme </strong>e <strong>granate</strong>, mentre i carri armati venivano utilizzati per coprire gli uomini che difendevano le trincee. </p>



<p>Alla fine, indeboliti dalla mancanza di cibo e acqua e a corto di munizioni, i giapponesi lanciarono ondate di <strong>attacchi banzai</strong>, che furono respinti solo grazie a una combinazione di supporto dell&#8217;artiglieria statunitense e al fuoco incrociato delle mitragliatrici. La maggior parte dei soldati giapponesi combatté fino alla morte. </p>



<p>Il bilancio della battaglia di Iwo Jima fu un autentico massacro. Dei 22.000 soldati giapponesi di stanza sull&#8217;isola, solo 1.023 furono catturati vivi. Pochi di loro si arresero, la maggior parte era stata gravemente ferita durante i feroci combattimenti. I corpi di 10.410 uomini non furono mai recuperati e giacciono ancora da qualche parte nelle caverne e nelle trincee scavate come fortificazioni, o nascosti dalla fitta vegetazione. Allo stesso modo più di 70.000 soldati statunitensi presero parte agli scontri: ne morirono circa 6.800 e 151 risultano ancora dispersi.</p>



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<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/lettere-da-iwo-jima.html">Lettere da Iwo Jima</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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