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	<title>Sanità Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Mon, 07 Sep 2026 11:44:23 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Sanità Archives - InsideOver</title>
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		<title>Quando la memoria delle malattie scompare: la lezione della difterite da Palermo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Sep 2026 11:44:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica della salute]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260907131258309_eb672162cdaed34a76535d41b53bcd82.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260907131258309_eb672162cdaed34a76535d41b53bcd82.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260907131258309_eb672162cdaed34a76535d41b53bcd82-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260907131258309_eb672162cdaed34a76535d41b53bcd82-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260907131258309_eb672162cdaed34a76535d41b53bcd82-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260907131258309_eb672162cdaed34a76535d41b53bcd82-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260907131258309_eb672162cdaed34a76535d41b53bcd82-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La difterite è una delle malattie che la medicina moderna ci ha insegnato a dimenticare. È una frase paradossale, ma descrive uno dei più grandi successi di una prevenzione efficace. Per generazioni, la vaccinazione ha ridotto a livelli minimi una malattia che può provocare soffocamento, miocardite, danni neurologici e anche morte. Il risultato è stato &#8230; <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/quando-la-memoria-delle-malattie-scompare-la-lezione-della-difterite-da-palermo.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260907131258309_eb672162cdaed34a76535d41b53bcd82.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260907131258309_eb672162cdaed34a76535d41b53bcd82.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260907131258309_eb672162cdaed34a76535d41b53bcd82-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260907131258309_eb672162cdaed34a76535d41b53bcd82-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260907131258309_eb672162cdaed34a76535d41b53bcd82-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260907131258309_eb672162cdaed34a76535d41b53bcd82-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260907131258309_eb672162cdaed34a76535d41b53bcd82-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La <strong>difterite </strong>è una delle malattie che la medicina moderna ci ha insegnato a dimenticare. È una frase paradossale, ma descrive uno dei più grandi successi di una prevenzione efficace. Per generazioni, la vaccinazione ha ridotto a livelli minimi una malattia che può provocare soffocamento, miocardite, danni neurologici e anche morte. Il risultato è stato talmente efficace che per molti cittadini la difterite è diventata un concetto astratto, non un pericolo concreto, ma un ricordo. A <strong>Palermo</strong>, una bambina di quattro anni è morta dopo aver contratto la difterite, non era vaccinata. Anche un cuginetto della stessa età è risultato positivo ed è stato ricoverato, ma il suo quadro clinico è migliorato; secondo le informazioni diffuse dall’ospedale, aveva ricevuto le prime dosi del ciclo vaccinale.</p>



<p>La vicenda è ora al centro di <strong>accertamenti sanitari e giudiziari</strong>. Ma prima ancora di essere un caso giudiziario, è un caso di <strong>sanità pubblica</strong>. Perché racconta qualcosa che va oltre Palermo, racconta ciò che accade quando la percezione del rischio di una malattia scende più rapidamente della necessità di continuare a prevenirla. Quando una malattia è molto diffusa, il rischio è visibile, quando interi reparti ospedalieri sono pieni di bambini con complicanze infettive, il rapporto tra malattia e prevenzione è immediato. Quando invece la vaccinazione funziona per decenni, la malattia scompare dall’esperienza quotidiana. </p>



<p>Il calcolo psicologico può rovesciarsi: il rischio della vaccinazione, per quanto piccolo, diventa concreto e immediatamente percepibile; quello della malattia diventa teorico. È uno dei meccanismi alla base della <em><strong>vaccine hesitancy</strong></em>, l’esitazione vaccinale. Non significa che chi esita sia necessariamente un “no-vax”, tra il rifiuto ideologico di ogni vaccinazione e l’adesione completa esiste un’ampia area di persone che rimandano, interrompono, non completano i cicli, si affidano a informazioni non verificate o semplicemente non percepiscono più l’urgenza della prevenzione, ed è proprio questa <strong>zona grigia</strong> a interessare la sanità pubblica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa è successo a Palermo</h2>



<p>La difterite non era scomparsa<strong>: </strong>il primo errore sarebbe quindi raccontare la vicenda come se un agente patogeno dimenticato fosse improvvisamente riapparso. Nel 2024 l’ECDC ha registrato 151 casi nell&#8217;UE/SEE, 83 dei quali dovuti a <strong><em>Corynebacterium diphtheriae</em> tossinogenico</strong>. Tra i casi con stato vaccinale noto, il 62% riguardava persone non vaccinate oppure con un numero di dosi inferiore a quanto riportato nelle indicazioni, ancora prima, nel 2022, l’Europa aveva registrato un aumento significativo dei casi, soprattutto in alcune popolazioni vulnerabili. L’ECDC ha successivamente documentato la persistenza di un ceppo, ST574, in diversi Paesi europei anche dopo la fase acuta dell’epidemia. Tra il 2023 e il 2025 sono stati notificati 82 casi attribuiti a quel ceppo.</p>



<p>Il quadro è dunque molto diverso dalla narrazione “la difterite è tornata dal nulla”. La malattia è rimasta presente, ciò che la vaccinazione ha ridotto è la probabilità che possa trovare una popolazione sufficientemente suscettibile per produrre una trasmissione sostenuta e soprattutto una quota significativa di malattia grave.</p>



<p>Il batterio non è il problema principale: lo è la <strong>tossina</strong>. La precisione scientifica è importante anche per capire perché il vaccino funziona.Il vaccino antidifterico è un vaccino a “tossoide” non introduce nell’organismo la tossina attiva, ma una forma inattivata che consente al sistema immunitario di sviluppare anticorpi protettivi.</p>



<p>La difterite grave è determinata dall’azione della tossina, che può danneggiare il <strong>cuore </strong>e il <strong>sistema nervoso</strong> oltre a provocare le caratteristiche lesioni delle vie respiratorie. L’OMS sottolinea che le forme severe e i decessi sono principalmente conseguenza degli effetti della tossina. È anche per questo che il caso del cuginetto vaccinato è interessante, pur senza poter essere trasformato in una prova scientifica basata su due soli individui. Il bambino ha contratto l’infezione, ma il quadro clinico riferito è stato molto più lieve. Il punto non è dunque sostenere che “chi è vaccinato non si infetta”, il punto è capire che la vaccinazione cambia radicalmente la probabilità di sviluppare una malattia grave e le sue conseguenze.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il problema della fiducia </strong></h2>



<p>Il caso siciliano assume un significato ulteriore perché arriva in una regione dove le coperture vaccinali sono problematiche. La stampa ha riportato, sulla base delle informazioni dell’ASP, circa 800 minori non immunizzati nell’area palermitana interessata dalle verifiche. Le autorità hanno inoltre avviato controlli nelle scuole per ricostruire la situazione vaccinale e individuare eventuali ulteriori soggetti vulnerabili, ma anche qui sarebbe sbagliato fermarsi alla categoria “no-vax”. La questione di fondo è la capacità di un <strong>sistema sanitario</strong> di sapere chi non è vaccinato, capire perché non lo è, raggiungerlo e recuperare le vaccinazioni mancanti. Anagrafe vaccinale, pediatri, servizi territoriali, scuola, comunicazione sanitaria e attività di recupero non sono compartimenti separati. Sono parti dello stesso sistema di prevenzione, ed il caso Palermo rende visibile anche questo.</p>



<p>L’Italia dispone di un sistema di obblighi vaccinali per l’infanzia, ma l’esistenza di un obbligo non coincide automaticamente con l’immunizzazione della popolazione. La <strong>prevenzione </strong>richiede qualcosa di più della norma, richiede che il sistema sappia intercettare chi rimane fuori, e soprattutto richiede che una famiglia consideri la vaccinazione una scelta ragionevole, non un’imposizione da aggirare. È qui che la questione diventa politica nel senso più ampio del termine, non perché i vaccini debbano diventare terreno di appartenenza partitica, ma perché la fiducia nelle istituzioni sanitarie è una componente della salute pubblica.</p>



<p>Dopo la pandemia, la discussione sui vaccini è diventata più <strong>polarizzata</strong>, la fiducia nella medicina, nelle istituzioni e negli esperti è stata sottoposta a una pressione senza precedenti. Parallelamente, i social network hanno reso molto più facile la circolazione di informazioni false, aneddoti presentati come prove e correlazioni trasformate artificialmente in rapporti di causa-effetto. L’esempio più evidente è il falso legame tra vaccinazioni e autismo, una relazione che non è supportata dalle evidenze scientifiche, ma limitarsi a definire “ignoranti” le persone che credono a queste informazioni sarebbe un errore anche dal punto di vista della comunicazione scientifica.</p>



<p>La <strong>fiducia </strong>non si ordina, si costruisce.<strong> </strong>Si costruisce smontando l’incertezza, distinguendo tra eventi possibili ed eventi probabili, mostrando il rapporto tra rischio e beneficio e soprattutto evitando di chiedere ai cittadini una fiducia cieca.La difterite rappresenta un caso quasi perfetto di quello che potremmo chiamare paradosso della memoria epidemiologica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;importanza della prevenzione</h2>



<p>Abbiamo dimenticato la malattia proprio perché la <strong>prevenzione </strong>ha funzionato, le generazioni più giovani non hanno visto bambini morire per una malattia che oggi consideriamo remota. Non hanno visto le complicanze cardiache della difterite e non hanno conosciuto la paura associata alle infezioni respiratorie che potevano diventare rapidamente letali. Questa distanza storica modifica la percezione del rischio. </p>



<p>L’OMS segnala che nel 2025 l’85% dei bambini nel mondo ha ricevuto le tre dosi di vaccino contro difterite, tetano e pertosse, questo è un dato enorme, ma significa anche che quasi 20 milioni di bambini non hanno completato quella protezione. L’OMS continua, infatti, a indicare la necessità di mantenere elevate coperture vaccinali e di contrastare esitazione e disuguaglianze nell’accesso. La lezione è semplice, ma tutt’altro che banale, quando una malattia diventa rara, il rischio non necessariamente scompare, può semplicemente diventare molto meno invisibile ed evidente. Non serve avere paura della difterite, serve ricordare perché non la vediamo. La risposta al caso di Palermo non dovrebbe essere una nuova ondata di paura, la paura è una pessima strategia di comunicazione sanitaria, la risposta dovrebbe essere una maggiore consapevolezza.</p>



<p>La difterite è una <strong>malattia prevenibile</strong>. Il vaccino è uno degli strumenti che ha reso possibile il crollo della sua incidenza, ma la protezione non è un’eredità permanente, richiede cicli vaccinali corretti e richiami nel tempo. Il caso di Palermo ci ricorda quindi qualcosa che riguarda molto più dei vaccini. Ci ricorda che il successo della prevenzione contiene una contraddizione: “più funziona, meno si vede”.</p>



<p>È proprio quando smettiamo di vedere la malattia, può diventare più facile dimenticare perché avevamo scelto di prevenirla. La difterite non è tornata perché la medicina ha smesso di funzionare; si è banalmente mostrata di nuovo perché, in assenza di un’adeguata prevenzione, e dato che le malattie sanno aspettare, ha potuto riempire un nuovo spazio. La salute di una popolazione dipende, nel tempo, generazione dopo generazione, dalla decisione di proteggerla da situazioni come questa, da malattie come la difterite.</p>
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		<item>
		<title>Londra, 25 milioni di sterline contro le pandemie nel Sud-Est asiatico: Thailandia e Cambogia prime beneficiarie</title>
		<link>https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/cosi-londra-mira-a-prevenire-le-pandemie-nel-sud-est-asiatico.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jul 2026 15:16:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica della salute]]></category>
		<category><![CDATA[Asean]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1284" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260706162236149_02096b60805eea989517c0d0336f8713.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260706162236149_02096b60805eea989517c0d0336f8713.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260706162236149_02096b60805eea989517c0d0336f8713-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260706162236149_02096b60805eea989517c0d0336f8713-1024x685.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260706162236149_02096b60805eea989517c0d0336f8713-768x514.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260706162236149_02096b60805eea989517c0d0336f8713-1536x1027.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260706162236149_02096b60805eea989517c0d0336f8713-600x401.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Con un progetto sviluppato in coordinamento con l'Asean, la Gran Bretagna punta ad aiutare i sistemi sanitari del sud est asiatico e non solo</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1284" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260706162236149_02096b60805eea989517c0d0336f8713.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260706162236149_02096b60805eea989517c0d0336f8713.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260706162236149_02096b60805eea989517c0d0336f8713-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260706162236149_02096b60805eea989517c0d0336f8713-1024x685.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260706162236149_02096b60805eea989517c0d0336f8713-768x514.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260706162236149_02096b60805eea989517c0d0336f8713-1536x1027.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260706162236149_02096b60805eea989517c0d0336f8713-600x401.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un fondo da 25 milioni di sterline per prevenire nuove pandemie nell&#8217;area del Sud-Est asiatico. <a href="https://www.telegraph.co.uk/global-health/science-and-disease/britain-invests-25m-to-halt-new-pandemic-risks-in-southeast/">È questa la nuova mossa ideata dal governo britannico sul fronte sanitario</a>. Così come spiegato dal ministro britannico per i Rapporti con il Sud-Est asiatico, <strong>Seema Malhotra</strong>, l&#8217;obiettivo di Londra è duplice: da un lato <strong>aiutare le popolazioni di quell&#8217;area del mondo a evitare nuove emergenze sanitarie</strong>, dall&#8217;altro <strong>fermare sul nascere potenziali pandemie</strong>. Del resto, si tratta di una delle regioni dove virus della famiglia dei coronavirus e molto simili alla Sars del 2003 circolano tra gli animali selvatici che popolano le foreste. La densità urbana in aumento e la convivenza tra uomo e ambienti un tempo solo selvatici, costituiscono elementi che <strong>aumentano il rischio della diffusione di virus difficilmente controllabili.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Il progetto di Londra </h2>



<p>I primi 7.5 milioni di sterline sono già stati stanziati. Serviranno, così come reso noto dalla stessa ministra Malhotra, per <strong>finanziare 20 progetti che includono varie fasi della prevenzione</strong>. Tra cui anche quella della <strong>sicurezza alimentare </strong>e dei <strong>rischi per la salute legati ai cambiamenti climatici</strong>. Programmi che possono apparire quasi come estranei all&#8217;obiettivo principale, ma che in realtà remano nella stessa direzione. Anche le <strong>disuguaglianze sociali</strong> infatti, possono rappresentare un &#8220;acceleratore&#8221; per future pandemie. Con le prime somme messe a disposizione da Londra, sono stati finanziati anche progetti legati al<strong>superamento del problema della resistenza antimicrobica</strong>. Nei prossimi mesi, si passerà alla fase successiva del progetto, quella che riguarderà la <strong>prevenzione</strong> tra la popolazione e negli ospedali. Si cercherà, in particolare, di mettere nelle condizioni i sistemi sanitari del sud est asiatico di<strong> intercettare eventuali focolai e di circoscriverli prima della loro diffusione. </strong></p>



<p>I programmi riguarderanno soprattutto <strong>Thailandia</strong> e <strong>Cambogia</strong>, oltre che anche <strong>Malesia</strong>, <strong>Laos</strong> e <strong>Vietnam</strong>. Il ministero della salute britannico, considera questa regione come seduta su una sorta di &#8220;<strong>polveriera sanitaria</strong>&#8220;. In questi Paesi risultano endemici virus della famiglia coronavirus, così come sottolineato in precedenza. Non solo, ma in territorio cambogiano circola una pericolosa variante dell&#8217;H1n1, ossia il <strong>virus dell&#8217;aviaria</strong>. Ci sono poi molte specie di uccelli che appaiono come serbatoi per futuri virus potenzialmente candidati a generare una pandemia per via delle loro caratteristiche. Malhotra ha voluto sottolineare come la Gran Bretagna non si stia limitando a inviare nella regione propri esperti chiamati ad entrare in azione alle prime avvisaglie, ma sta lavorando per dare ai Paesi coinvolti dal progetto tutti gli strumenti per agire con i propri sistemi sanitari:<em> &#8220;Abbiamo cittadini britannici in tutta la regione</em> &#8211; ha dichiarato Malhotra in una recente visita a Bangkok &#8211; <em>è uno spazio davvero importante per la nostra crescita, la nostra prosperità e la nostra sicurezza&#8221;. </em></p>



<p>Il pensiero però non è soltanto rivolto ai propri connazionali nell&#8217;area: <em>&#8220;Vediamo che quando iniziano le pandemie, possono diffondersi molto rapidamente</em> &#8211; ha aggiunto Malhotra &#8211;<em> a meno che non si disponga della capacità di individuarle precocemente, di rispondere tempestivamente e di contenere i focolai&#8221;</em>. Si è cioè in una fase dove<strong> i virus più facilmente possono venire a contatto con l&#8217;uomo e più rapidamente possono diffondersi in tutto il mondo</strong>. Da qui l&#8217;importanza data alla prevenzione dei focolai e al loro tempestivo spegnimento. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il risvolto politico del programma</h2>



<p>La mossa del Regno Unito non può non avere anche degli importanti connotati politici. In primis, Londra vuole dimostrare di aver &#8220;<strong>imparato la lezione</strong>&#8221; del Coronavirus. La prevenzione di futuri focolai, la possibilità data alle strutture locali di intervenire per tempo, costituiscono elementi mancati nella pandemia sviluppatasi in Cina nel 2019. In secondo luogo, l&#8217;intervento finanziario a favore dei Paesi del Sud-Est asiatico <strong>conferisce alla Gran Bretagna un&#8217;influenza importante nella regione</strong>. Infine, occorre sottolineare che i programmi finanziati da Londra <strong>sono stati concordati direttamente in ambito Asean</strong>, ossia l&#8217;organizzazione dei Paesi del Sud-Est asiatico e del Pacifico. Anche questo un risvolto non secondario, considerando la sempre maggiore importanza che l&#8217;Asean riveste oggi in ambito internazionale e questo tanto a livello politico quanto economico.</p>



<p></p>
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			</item>
		<item>
		<title>I nascenti poli africani nella produzione di farmaci</title>
		<link>https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/i-nascenti-poli-africani-nella-produzione-di-farmaci.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2026 14:13:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica della salute]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260618161727617_5ce19ffeddb343613e5ac528fed8cebf.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260618161727617_5ce19ffeddb343613e5ac528fed8cebf.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260618161727617_5ce19ffeddb343613e5ac528fed8cebf-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260618161727617_5ce19ffeddb343613e5ac528fed8cebf-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260618161727617_5ce19ffeddb343613e5ac528fed8cebf-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260618161727617_5ce19ffeddb343613e5ac528fed8cebf-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260618161727617_5ce19ffeddb343613e5ac528fed8cebf-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Non solo Sudafrica ed Egitto, l'Africa vuole provare a ridurre la sua dipendenza dall'estero sui prodotto farmaceutici: investimenti previsti in diversi nuovi poli industriali </p>
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<p>L&#8217;obiettivo principale delle autorità sanitarie africane negli ultimi anni<a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/africa-la-sanita-e-ormai-un-tema-centrale-nel-dibattito-pubblico.html"> è quello di raggiungere una sempre maggiore autonomia. </a>Per farlo, da più parti e da più tempo viene sottolineata l&#8217;importanza di avviare una<strong> propria produzione interna di prodotti farmaceutici.</strong> Attualmente le cifre appaiono piuttosto impietose: in media, secondo l&#8217;Oms,<strong> il continente importa tra il 70% e il 90% dei farmaci riguardanti il proprio fabbisogno</strong>. Se si parla poi dell&#8217;importazione dei principi attivi, le percentuali arrivano a quasi il 95%. Esistono alcuni esempi virtuosi di filiere produttive avviate in territorio africano, ma appaiono più che altro come piccole enclavi sparse a macchia di leopardo.<strong> Significativa l&#8217;incidenza dell&#8217;industria farmaceutica sudafricana, egiziana e marocchina, ancora molto indietro gli altri Paesi. </strong>Qualcosa però sembra iniziare a muoversi. </p>



<h2 class="wp-block-heading">I poli africani di sviluppo dell&#8217;industria farmaceutica</h2>



<p><a href="https://www.ice.it/it/area-clienti/eventi/allegato-evento/56445/allegato.pdf">Secondo i dati dell&#8217;Italiana Trade Agency</a>, la quale a sua volta riprende quelli delle agenzie ufficiali del governo di Pretoria, in <strong>Sudafrica</strong> sono di più i farmaci prodotti all&#8217;interno del proprio territorio che quelli invece importati. In particolare, almeno il 70% del fabbisogno sudafricano è soddisfatto dai produttori locali, il 30% invece è la quota di farmaci presa dal mercato internazionale. L&#8217;industria farmaceutica sudafricana è la più importante del continente, del resto anche il suo sistema sanitario nel suo complesso è generalmente considerato il più affidabile. In poche parole, <strong>il Paese vanta una lunga tradizione nel comparto farmaceutico e sanitario e questo è riflesso dai dati relativi alla produzione interna di medicinali</strong>. Ci sono però alcuni elementi contrastanti da tenere in considerazione e che, a loro volta, appaiono come emblema della situazione in tutto il continente. A partire dal fatto che sono molto poche le esportazioni e, soprattutto, che la quota delle importazioni aumenta di anno in anno. Se anche il Sudafrica vede quindi aumentare la necessità di prendere dall&#8217;estero i farmaci, vuol dire che occorre attuare significative riforme in tutto il continente. </p>



<p>Lo stesso discorso vale per l&#8217;<strong>Egitto</strong> e per il <strong>Marocco</strong>. Il Cairo rappresenta un fondamentale hub per il nord Africa e i dati parlano anche di una minima ma importante quota di esportazioni, orientate soprattutto verso l&#8217;area del Magreb e in minima parte verso il medio oriente. Il Marocco, dal canto suo, appare come un riferimento importante per la produzione di vaccini. Gli investimenti nel settore sono cresciuti subito dopo il periodo Covid, oggi il Paese può vantare almeno 40 stabilimenti farmaceutici. Ma la scommessa di Rabat, è quella di investire ulteriormente per competere con lo stesso Egitto. L&#8217;intenzione, da parte dei tre principali poli farmaceutici africani, è di <strong>dare ulteriore sostegno al settore</strong>: in una fase in cui l&#8217;Africa scommette sull&#8217;offerta interna e vede crescere la domanda di prodotti farmaceutici, i tre Paesi di riferimento vorrebbero guidare il mercato locale. </p>



<h2 class="wp-block-heading">I Paesi emergenti </h2>



<p>La buona notizia per l&#8217;Africa è che, nonostante diverse difficoltà e innumerevoli limitazioni, ci sono anche altri Paesi intenzionati ad accrescere i propri investimenti nella produzione farmaceutica. Segno anche di un certo cambio di mentalità: il continente ha oggi intuito l&#8217;importanza di dipendere sempre di meno dalle importazioni. <strong>Nigeria</strong> e <strong>Kenya</strong> sono i due Paesi che più di tutti stanno premendo per aumentare il sostegno al settore. A Lagos, così come a Nairobi, si sta puntando a diventare un&#8217;alternativa all&#8217;industria sudafricana per l&#8217;Africa sub sahariana. Particolarmente importante l&#8217;investimento che il governo keniano negli ultimi anni ha effettuato sulla produzione nazionale di farmaci di base, percepita come un&#8217;esigenza inderogabile. Dibattiti sull&#8217;importanza di spingere l&#8217;industria farmaceutica sono nati anche all&#8217;indomani della chiusura dello Stretto di Hormuz, episodio che ha mostrato ulteriormente la vulnerabilità del sistema africano dipendente dalle importazioni. </p>



<p>Rimanendo nell&#8217;Africa sub sahariana, anche l&#8217;<strong>Etiopia</strong> da almeno un decennio ha intensificato i propri investimenti. Del resto, spendere per impiantare nuove industrie costa meno delle importazioni: Addis Abeba deve infatti acquistare dall&#8217;estero l&#8217;85% dei fermaci che servono per il fabbisogno di una popolazione da 110 milioni di abitanti. Nel 2015, il governo ha adottato un piano di azione decennale per lo sviluppo dell&#8217;industria farmaceutica locale: il piano, compreso all&#8217;interno del <em>National<br>Strategy and Plan of Action for Pharmaceutical Manufacturing in Ethiopia 2015-2025</em>, ha messo sul piatto incentivi alla produzione locale. Più di recente, il governo si è impegnato per il completamento dei lavori del<strong> Kilinto Industrial Park</strong>. Si tratta di un complesso industriale, situato a 37 km da Addis Abeba, quasi interamente dedicato al settore farmaceutico. Una vera e propria &#8220;incubatrice&#8221; per decine di start up impegnate nella produzione locali di farmaci. </p>



<p>Particolarmente interessanti poi i casi di <strong>Ghana</strong> e <strong>Botswana</strong>. Il primo da tempo produce internamente almeno il 30% dei prodotti destinati al proprio uso farmaceutico, con una piccola ma non secondaria quota riservata all&#8217;export soprattutto verso Camerun, Costa d&#8217;Avori e Gambia. Diversi piani finanziati sia dal governo che dai privati, mirano all&#8217;ampliamento della quota di farmaci prodotti localmente.<a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/l-idea-del-botswana-produrre-localmente-i-farmaci-generici.html"> In Botswana, il governo ha deciso di puntare sulla produzione interna dopo la crisi sanitaria esplosa lo scorso anno,</a> quando il default del proprio bilancio e l&#8217;aumento dei prezzi internazionali ha lasciato per settimane il Paese quasi senza farmaci. </p>



<p> </p>
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		<title>Il paradosso africano: sempre più numerosi i medici ma negli ospedali manca il personale</title>
		<link>https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/il-paradosso-africano-tra-medici-formati-e-ospedali-senza-personale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 09:03:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica della salute]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità]]></category>
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<p>Oltre cinque milioni gli operatori formati in Africa negli ultimi anni, ma almeno un milione sono disoccupati e molti altri vanno all'estero: ecco perché quello africano è un paradosso</p>
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<p>C&#8217;è un dato che, a prima vista, può sembrare molto positivo. Riguarda il numero di professionisti africani impegnati nel settore sanitario: nel 2024, secondo l&#8217;Oms, <strong>il continente ha potuto vantare la presenza di oltre cinque milioni di operatori sanitari</strong>, un vero e proprio record. In effetti, si tratta di cifre importanti e incoraggianti. Se non fosse però che, ancora oggi e nonostante l&#8217;incremento di personale formato, <strong>molti ospedali sono sotto organico</strong>. Non solo, ma in un recente vertice ad Accra sempre l&#8217;Oms ha certificato che <strong>quasi un milione di operatori africani è disoccupato e non trova lavoro</strong>. Un vero e proprio ossimoro concettuale: veder convivere la presenza di ospedali sotto organico e l&#8217;aumento di disoccupati in ambito sanitario, rappresenta una delle più curiose e drammatiche contraddizioni riguardanti l&#8217;Africa. Ma il paradosso ha specifiche spiegazioni e, di riflesso, avrebbe anche specifiche soluzioni se attuate e messe sul campo dalla politica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tra cervelli in fuga e strutture inadeguate </h2>



<p>L&#8217;Africa sforna quindi sempre più medici e infermieri. C&#8217;è però un <strong>collo di bottiglia </strong>molto stretto all&#8217;ingresso del mercato del lavoro:<strong> diversi sistemi sanitari non garantiscono né strutture all&#8217;altezza e nemmeno, tra le altre cose, stipendi e aspettative di carriera all&#8217;altezza dei più giovani professionisti.</strong> Per cui, per molti, la strada è una sola: <strong>emigrare</strong>. In Europa, così come negli Stati Uniti, la domanda in ambito sanitario non è mai stata tanto alta. Le società sempre più anziane, come quelle occidentali e industrializzate, richiedono crescenti apporti da parte della forza lavoro impegnata nella sanità. Occorrono, in particolare, sempre più infermieri oltre che medici qualificati. Per cui, <strong>sia il Vecchio Continente che gli Usa attingono a piene mani dall&#8217;offerta che arriva dal continente africano</strong>. Di recente, l&#8217;amministrazione Trump ad esempio ha revocato le sospensioni per i visti ai medici provenienti da 39 Paesi. Tra questi, molti sono africani. La mossa, secondo diversi media Usa, è stata attuata proprio per l&#8217;importanza rivestita dai professionisti stranieri per coprire le gravi carenze di personale. Discorso analogo vale per l&#8217;Europa, dove nelle strutture sanitarie sono presenti sempre più operatori africani. In Italia, <a href="https://www.africarivista.it/il-paradosso-dei-sanitari-africani-in-fuga-dal-continente/311161/?srsltid=AfmBOop8K5Zrik5CEPuWPBoFi7LF5A36mEZb_CgF7YI3o0IF6hT8ow4a">così come sottolineato su AfricaRivista</a>, buona parte degli infermieri e dei medici stranieri ha origine tunisina.</p>



<p><strong>Chi rimane in Africa spesso si ritrova a non avere una vasta gamma né di alternative e né tanto meno di prospettive</strong>. Gli stipendi sono piuttosto bassi, in contesti lavorativi a volte anche tanto fragili quanto difficili da gestire. Si opera complessivamente in strutture poco attrezzate, eccezion fatta per alcuni contesti dove, al contrario, emergono alcune eccellenze. Non è un caso se in Marocco lo scorso anno le proteste della generazione Z, durate per diverse settimane,<a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/il-marocco-ora-chiede-piu-ospedali-e-meno-stadi.html"> hanno avuto come slogan quello di &#8220;più ospedali e meno stadi&#8221;</a>. Con riferimento alla costruzione di nuove arene sportive in vista di importanti tornei internazionali da ospitare, al cospetto invece di una lamentata scarsa attenzione verso le strutture sanitarie. Anche in Kenya, così come in Madagascar e in altri Paesi interessati di recente da proteste, il malcontento per le condizioni degli ospedali è stato spesso all&#8217;origine delle manifestazioni. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La soluzione: aumentare gli investimenti</h2>



<p>Il paradosso riguardante la sanità africana si riflette anche su un altro numero, reso noto sempre dall&#8217;Oms: al 2025, <strong>il numero del personale sanitario impiegato in Africa ha coperto soltanto il 46% del fabbisogno totale del continente</strong>. Vuol dire che più della metà delle posizioni sono rimaste sguarnite e gli ospedali hanno croniche carenze di personale. Questo implica un chiaro elemento: <strong>gli investimenti sulla sanità sono ancora piuttosto bassi</strong>. Soltanto il Sudafrica attualmente dedica alla sanità il 15% del proprio Pil e soltanto Capo Verde si è preso l&#8217;impegno, per i prossimi anni, di arrivare a quella percentuale. Tutti gli altri governi spendono meno del necessario per rinforzare il comparto. <strong>La cura per la sanità africana passa quindi da maggiori investimenti</strong>, sia nelle infrastrutture che nelle assunzioni di nuovo personale. Soltanto così l&#8217;Africa può evitare di far dispendere il proprio patrimonio umano costituito da giovani formati e da professionisti in grado poi di trovare la propria strada all&#8217;estero. </p>
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		<title>Le buone pratiche del Senegal: più medici, mortalità infantile in calo, aspettativa di vita in aumento</title>
		<link>https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/le-buone-pratiche-del-senegal-piu-medici-mortalita-infantile-in-calo-aspettativa-di-vita-in-aumento.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 May 2026 07:13:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica della salute]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=518529</guid>

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<p>Nel Paese africano l'aspettativa è ora di 69 anni, un aumento di due anni nel giro di appena un decennio. Ma non mancano le criticità.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_202602161607057_c2886c91fd7bdf1bc3ade037dd6671bc.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_202602161607057_c2886c91fd7bdf1bc3ade037dd6671bc.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_202602161607057_c2886c91fd7bdf1bc3ade037dd6671bc-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_202602161607057_c2886c91fd7bdf1bc3ade037dd6671bc-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_202602161607057_c2886c91fd7bdf1bc3ade037dd6671bc-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_202602161607057_c2886c91fd7bdf1bc3ade037dd6671bc-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_202602161607057_c2886c91fd7bdf1bc3ade037dd6671bc-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>In questi giorni a Dakar la situazione politica è piuttosto tesa. Dopo aver governato assieme per due anni, <strong>il presidente Bassirou Faye e il primo ministro Ousmane Sonko hanno preso strade diverse</strong>. E il divorzio è stato tutt&#8217;altro che sereno, visto che più o meno all&#8217;improvviso il capo dello Stato ha dato il benservito al capo del governo. Adesso come nuovo premier è stato scelto l&#8217;economista e tecnico <strong>Ahmadou Al Aminou Mohamed</strong>, il quale ha promesso nuove riforme in tandem con Faye. Ma il clima probabilmente, tra i meandri della politica locale, difficilmente tornerà sereno in tempi brevi. Intanto però, il Senegal può pensare anche <strong>ad alcuni dati positivi</strong> che lo pongono in testa a livello regionale sul fronte sanitario. In una fase in cui l&#8217;Africa fa i conti con il taglio dei finanziamenti e la carenza di risorse, <strong>il Paese ha registrato una certa crescita dell&#8217;aspettativa di vita</strong>. Un risultato per nulla scontato, soprattutto rapportando il tutto al contesto africano.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I dati che premiano la sanità senegalese</h2>



<p>Nei giorni scorsi, in una fase di profonda distrazione dell&#8217;opinione pubblica per le sopra narrate vicende politiche, a imperversare sono stati anche numeri tutto sommato lusinghieri per il Senegal. <a href="https://www.africarivista.it/senegal-la-sanita-migliora-e-si-allunga-la-vita/309196/?srsltid=AfmBOopwrgJGGBPm2VIgSYpMGLWyUshwgBHMvPY4EvMKmxRsore8Zldj">A diffonderli è stato Ibrahima Seck</a>, direttore del servizio di medicina preventiva e salute pubblica all&#8217;<strong>Università Ucab di Dakar</strong>. In particolare, <strong>nel decennio che va dal 2015 al 2025 l&#8217;aspettativa di vita nel Paese africano è passata da 67 a 69 anni</strong>. L&#8217;aumento, certificato anche dall&#8217;Oms, non è in contraddizione con il resto del continente. Al contrario, in media <strong>l&#8217;Africa è passata complessivamente dai 60 ai 64 anni di aspettativa di vita nello stesso periodo considerato per il Senegal</strong>. Tuttavia, il miglioramento è risultato diffuso a macchia di leopardo e in modo non propriamente uniforme. Inoltre, andando a guardare la media africana, <strong>Dakar può vantare almeno 5 anni in più di aspettativa</strong>. Dato quest&#8217;ultimo ritenuto significativo e che include il Paese nel novero di quelli che ha contribuito maggiormente a migliorare la situazione a livello continentale. </p>



<p>A spingere verso l&#8217;alto il dato ha inciso senza dubbio <strong>il forte ridimensionamento della mortalità infantile</strong>. A livello neonatale, il Senegal <strong>nell&#8217;ultimo decennio è passato da 39 morti ogni mille bambini nati vivi a 21</strong>. Cifra ancora ben lontana dagli standard europei, i quali si attestano a 2 morti ogni mille, ma in grado di segnalare un significativo miglioramento della situazione. Questo vale anche per la mortalità infantile sotto i 5 anni, <strong>passata da 48 decessi ogni mille a 31</strong>. I dati fanno il pari con l&#8217;aumento del numero di medici, ad oggi oltre 5.000 e con la media di uno ogni 8.300 abitanti, e di posti letto negli ospedali. Più in generale, la maggiore estensione del servizio sanitario a livello territoriale sta garantendo al Senegal importanti balzi in avanti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I nodi ancora da risolvere</h2>



<p>I dati soddisfacenti che riguardano la sanità senegalese, non devono far dimenticare le ataviche difficoltà non ancora risolte all&#8217;interno del sistema. <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/senegal-la-sanita-come-emblema-della-disparita.html">A partire dalla disomogeneità del servizio, vera piaga della sanità locale</a>. Degli oltre 5.000 medici in servizio in Senegal,<strong>secondo l&#8217;Oms almeno il 70% opera nell&#8217;area di Dakar.</strong> Il resto del Paese deve fare i conti con strutture insufficienti e in alcuni casi anche fatiscenti. La situazione della sanità rispecchia quella insita nella società e nel contesto economico senegalese: la capitale ha infatti rappresentato storicamente l&#8217;unica vera area attrattiva per investimenti e servizi, lasciando le briciole per il resto del territorio nazionale. In alcune regioni, la mortalità infantile e la presenza di malattie endemiche mai del tutto debellate rappresentano ancora un problema grave per intere comunità.</p>



<p>Una soluzione potrebbe arrivare <strong>dall&#8217;intelligenze artificiale e dai sistemi di telemedicina</strong> sempre più diffusi in Senegal, specialmente negli ospedali più attrezzati. Ibrahima Seck, in una dichiarazione rilasciata a margine della presentazione dei dati, ha dichiarato che proprio le nuove tecnologie<em> &#8220;potranno nel prossimo futuro ridurre o azzerare le distanze e le disuguaglianze geografiche&#8221;</em>. Anche il nuovo governo ha promesso più investimenti nella sanità e nella lotta alle disparità. Di certo, il tema sanitario in Senegal è uno dei più sentiti a livello politico ed è uno dove la classe dirigente si gioca molto della propria credibilità. </p>
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		<title>Ghana, Kenya, Zimbabwe: c&#8217;è un&#8217;Africa che rifiuta i soldi Usa per la sanità. Ecco perché</title>
		<link>https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/ghana-kenya-zimbabwe-ce-unafrica-che-rifiuta-i-soldi-usa-per-la-sanita-ecco-perche.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2026 07:52:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica della salute]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità]]></category>
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<p>Il Ghana è il primo grande Paese africano a rifiutare l'accordo sanitario portato avanti dagli Stati Uniti con i vari governi del continente.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/ghana-kenya-zimbabwe-ce-unafrica-che-rifiuta-i-soldi-usa-per-la-sanita-ecco-perche.html">Ghana, Kenya, Zimbabwe: c&#8217;è un&#8217;Africa che rifiuta i soldi Usa per la sanità. Ecco perché</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>C&#8217;è un<strong>primo importante intoppo </strong>nella strategia di Donald Trump di tornare a essere protagonisti nella sanità africana. Il presidente Usa, come si sa, a partire dal mese di gennaio 2025 ha deciso per un altro approccio rispetto ai predecessori: niente più fondi Usaid, erogati anche e soprattutto a favore della sanità del continente africano, <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/africa-la-nuova-politica-usa-per-gli-aiuti-sanitari-meno-soldi-e-progetti-specifici.html">a favore invece di singoli accordi con singoli Paesi africani per specifici progetti</a>. Secondo la Casa Bianca, in tal modo è possibile incidere maggiormente sui vari territori grazie anche a una maggiore trasparenza nella gestione delle somme. L&#8217;approccio trumpiano inoltre, rispecchia più fedelmente la visione politica del Tycoon, <strong>vista la maggior rilevanza data ai singoli governi africani rispetto alle organizzazioni internazionali e alle Ong. </strong>Dopo il via libera ad oltre 30 intese con altrettanti Paesi, ecco per l&#8217;appunto che all&#8217;orizzonte si intravvedono le <strong>prime nubi. </strong>Alcuni governi infatti non hanno intenzione di firmare gli accordi proposti da Washington. Il <strong>Ghana</strong> nei giorni scorsi è stato il primo grande Paese africano a rigettare l&#8217;intesa sulla salute.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il no di Accra </h2>



<p>Eppure, nei primi mesi del 2026, sembrava tutto già pronto per le firme: Accra e Washington, in particolare, dopo diversi mesi di contrattazioni avevano trovato <strong>un accordo per l&#8217;erogazione da parte statunitense di 109 milioni di dollari </strong>a favore di particolari progetti sanitari. In molti, subito dopo i primi annunci delle due parti interessate, hanno ritenuto imminente il disco verde definitivo per l&#8217;intesa. Tuttavia, a partire dallo scorso febbraio, il governo del presidente <strong>John Dramani Mahama </strong>ha iniziato a manifestare perplessità e a rallentare il processo di ratifica del documento. Tanto che da parte statunitense è stato fissato anche un ultimatum entro cui arrivare alla firma dell&#8217;accordo. Il 24 aprile, giorno stabilito da Washington per avere una definitiva risposta, <strong>da Accra non è arrivato alcun via libera</strong>. Al contrario, il Ghana ha rifiutato di attuare l&#8217;intesa.</p>



<p>Il motivo, <a href="https://www.washingtonpost.com/national/2026/05/01/ghana-us-health-deal-africa-usaid/a64a27e2-45b3-11f1-b19d-32431046b5b4_story.html">così come spiegato dal <em>Washington Post</em></a>, risiede negli impegni che Accra dovrebbe prendere con gli Usa per avere in cambio le somme pattuite. La Casa Bianca infatti, così come fatto con tutti gli altri singoli governi africani con cui ha avviato le trattative, ha legato l&#8217;erogazione dei fondi a due importanti clausole vincolanti:<strong> l&#8217;impegno a cofinanziare i progetti</strong>, aumentando così la spesa del governo locale per il comparto sanitario, ma soprattutto <strong>l&#8217;obbligo di fornire dati</strong> per verificare costantemente l&#8217;avanzamento dei progetti sostenuti. Il timore del governo ghanese è quello di essere costretto a fornire anche <strong>dati sensibili dei pazienti,</strong> offrendo quindi a Washington un potenziale vasto database contenente informazioni sui propri cittadini. Circostanza quest&#8217;ultima che ha alimentato molte polemiche all&#8217;interno dell&#8217;opinione pubblica ghanese, tanto da costringere Mahama a interrompere per il momento le trattative. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Le preoccupazioni degli altri Paesi africani</h2>



<p>Il nodo riguardante la cessione dei dati dei pazienti è senza dubbio quello più spinoso. A lanciare il primo allarme in tal senso è stato il <strong>Kenya</strong>, il cui governo già lo scorso anno ha firmato l&#8217;intesa con gli Stati Uniti. Ma diverse associazioni locali, hanno espresso i propri timori riguardo il <strong>rispetto della privacy</strong> e la <strong>possibilità di trasferire in un Paese terzo i dati sensibili dei propri concittadini</strong>. Ne è così nato un ricorso che la Corte Suprema keniana ha accolto, con i giudici che hanno temporaneamente sospeso l&#8217;efficacia dell&#8217;accordo in attesa del proprio pronunciamento. L&#8217;associazione dei consumatori di Nairobi ha parlato, a proposito dell&#8217;intesa sanitaria con gli Usa, di un patto basato su &#8220;<strong>soldi in cambio di dati</strong>&#8220;. Nei mesi scorsi invece, è stato il governo dello <strong>Zimbabwe</strong> a bocciare la proposta arrivata da Washington. </p>



<p><strong>La fronda di Paesi contrari, dopo lo schiaffo di Accra, potrebbe ulteriormente crescere</strong>. Alimentando così i timori dell&#8217;amministrazione Trump, il cui progetto è quello di<strong> spendere meno ma in modo più dettagliato</strong> sulla sanità africana e <strong>senza perdere il &#8220;soft power&#8221; legato ai precedenti aiuti forniti da Usaid</strong>. Da Washington tuttavia, per il momento si tende a minimizzare. I funzionari statunitensi hanno sottolineato nei giorni scorsi che 32 Paesi africani hanno già sottoscritto gli accordi, per un totale di 12 miliardi di dollari di investimenti concordati.</p>
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		<title>La sanità africana ha un piano: più vaccini, più farmaci, più autonomia. Entra in vigore la Convenzione di Dakhla</title>
		<link>https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/la-sanita-africana-fissa-la-road-map-con-la-convenzione-di-dakhla.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 May 2026 05:21:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica della salute]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260316160932798_9d9604abe172a7a9aaa0ba4a8dfc31cb.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260316160932798_9d9604abe172a7a9aaa0ba4a8dfc31cb.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260316160932798_9d9604abe172a7a9aaa0ba4a8dfc31cb-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260316160932798_9d9604abe172a7a9aaa0ba4a8dfc31cb-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260316160932798_9d9604abe172a7a9aaa0ba4a8dfc31cb-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260316160932798_9d9604abe172a7a9aaa0ba4a8dfc31cb-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260316160932798_9d9604abe172a7a9aaa0ba4a8dfc31cb-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Convenzione di Dakhla, firmata a novembre in Marocco, adesso è in vigore e rappresenta il più ambizioso progetto sanitario del continente</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/la-sanita-africana-fissa-la-road-map-con-la-convenzione-di-dakhla.html">La sanità africana ha un piano: più vaccini, più farmaci, più autonomia. Entra in vigore la Convenzione di Dakhla</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260316160932798_9d9604abe172a7a9aaa0ba4a8dfc31cb.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260316160932798_9d9604abe172a7a9aaa0ba4a8dfc31cb.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260316160932798_9d9604abe172a7a9aaa0ba4a8dfc31cb-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260316160932798_9d9604abe172a7a9aaa0ba4a8dfc31cb-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260316160932798_9d9604abe172a7a9aaa0ba4a8dfc31cb-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260316160932798_9d9604abe172a7a9aaa0ba4a8dfc31cb-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260316160932798_9d9604abe172a7a9aaa0ba4a8dfc31cb-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Fino a oggi si è parlato di propositi e programmi. Si è detto, in particolare, della <strong>necessità africana di dotarsi di una propria autonomia </strong>e di essere <strong>meno dipendente dai mezzi e dai denari che arrivano dall&#8217;esterno</strong>. <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/la-sanita-africana-alla-prova-dei-tagli-degli-aiuti-internazionali.html">Le diminuzioni degli aiuti statunitensi ed europei</a>, i problemi logistici riscontrati a causa della chiusura dello Stretto di Hormuz, appaiono come campanelli d&#8217;allarme che richiamano l&#8217;importanza a una maggiore indipendenza. Ma il percorso verso una sovranità sanitaria africana mancava ancora di una vera e propria <strong>road map,</strong> un piano cioè volto a programmare anno dopo anno gli investimenti da attuare e le politiche da portare avanti. A novembre si è parzialmente colmata la lacuna, con la firma della <strong>Convenzione di Dakhla </strong>in Marocco. Nei giorni scorsi, la convenzione è entrata ufficialmente in vigore e ora l&#8217;Africa può guardare a un proprio piano e a un proprio programma per migliorare i propri sistemi sanitari.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa prevede la convenzione di Dakhla</h2>



<p>C&#8217;è un primo dato di cui tener conto nel commentare il vertice tenuto in Marocco a novembre. Per la prima volta infatti, <strong>i vertici politici africani hanno deciso di organizzare un summit dedicato alla sanità</strong>, con l&#8217;intenzione di stilare una programmazione di breve e medio termine.<strong> Si tratta di una svolta culturale di non poco conto</strong>: la politica africana, al netto dei vari problemi interni e delle varie dinamiche piuttosto complesse, <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/africa-la-sanita-e-ormai-un-tema-centrale-nel-dibattito-pubblico.html">ha intuito l&#8217;importanza di riservare alla sanità un ruolo primario</a>. Circostanza niente affatto scontata in un continente dove soltanto un Paese, il Sudafrica, spende oltre il 15% del proprio Pil per il settore della salute. A Dakhla, i vari governi hanno scritto nero su bianco quelli che sono gli obiettivi da inseguire a livello di comunità africana. </p>



<p><strong>La prima tappa del percorso è fissata per l&#8217;anno in corso</strong>. Secondo quanto stabilito dalla Convenzione sottoscritta a Dakhla, entro il 2026 si dovranno mettere in campo tutti gli strumenti per il <strong>rafforzamento della prevenzione, nonché l&#8217;aggiornamento delle competenze dei professionisti e la strutturazione delle prime piattaforme di cooperazione</strong>. Un modo, da parte dei responsabili della sanità continentale, per rimarcare l&#8217;importanza di partire dalla base. E cioè, per l&#8217;appunto, dalla prevenzione e dalla formazione. Su questo primo pilastro, si reggerà l&#8217;altro grande obiettivo fissato stavolta per il 2027:<strong>il miglioramento nell&#8217;accesso a vaccini e farmaci </strong>da parte delle varie infrastrutture sanitarie africane. Per issare questo pilastro, i governi hanno concordato una maggiore reciproca collaborazione e un investimento comune tramite le piattaforme di collaborazione stabilite tra i vari Paesi del continente. Il 2028 invece, <strong>sarà l&#8217;anno dell&#8217;implementazione delle partnership tra pubblico e privato</strong>. Si tratta del pilastro che riguarda fondamentalmente la sostenibilità economica dell&#8217;intera road map africana: l&#8217;obiettivo è espandere le collaborazioni già in essere tra governi e privati per arrivare al finanziamento dei progetti più importanti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Obiettivo 2030 </h2>



<p>Il programma si articola poi in altri due pilastri da impiantare entro il 2030. Il primo, con scadenza fissata al 2029, ha a che fare con la cosiddetta &#8220;<strong>resilienza sanitaria</strong>&#8220;. <a href="https://en.yabiladi.com/articles/details/182467/african-summit-concludes-with-dakhla.html">Così come specificato dal quotidiano marocchino <em>Yabiladi</em></a>, si tratta dell&#8217;obiettivo dei vari governi africani di &#8220;preparare i sistemi sanitari alle emergenze&#8221;. Ossia rendere la complessa macchina sanitaria fin lì sviluppata resistente ad eventuali nuove crisi sia sanitarie che, come sta accadendo oggi in medio oriente, di natura internazionale. </p>



<p>Ma l&#8217;ultima meta, l&#8217;ultimo pilastro in grado di sorreggere l&#8217;intero progetto, ha come data di riferimento il 2030. E riguarda <strong>il completamento dell&#8217;autonomia finanziaria e logistica del sistema sanitario africano</strong>. Da qui ai prossimi quattro anni, l&#8217;obiettivo finale quindi è quello di raggiungere una sostenibilità propria e una sovranità in ambito sanitario capace di rendere il continente realmente autonomo. Per attuarlo, serviranno nuovi fondi ma soprattutto occorrerà ultimare quell&#8217;integrazione tra i vari sistemi nazionali sancita dalla convenzione di Daklha. </p>



<p>Per molti osservatori, il documento si mostra fin troppo ambizioso. Diversi sono del resto gli elementi da chiarire, specialmente in ambito finanziario. Tuttavia, da oggi in poi l&#8217;Africa ha realmente una road map e un piano più concreto a cui guardare. Un vero e proprio riferimento da cui prendere spunto e grazie al quale accelerare e unificare i progetti di riforma già in corso. </p>



<p></p>



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<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/la-sanita-africana-fissa-la-road-map-con-la-convenzione-di-dakhla.html">La sanità africana ha un piano: più vaccini, più farmaci, più autonomia. Entra in vigore la Convenzione di Dakhla</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>L&#8217;idea del Botswana: produrre localmente i farmaci generici</title>
		<link>https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/l-idea-del-botswana-produrre-localmente-i-farmaci-generici.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 17:36:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica della salute]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260316160932798_9d9604abe172a7a9aaa0ba4a8dfc31cb.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260316160932798_9d9604abe172a7a9aaa0ba4a8dfc31cb.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260316160932798_9d9604abe172a7a9aaa0ba4a8dfc31cb-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260316160932798_9d9604abe172a7a9aaa0ba4a8dfc31cb-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260316160932798_9d9604abe172a7a9aaa0ba4a8dfc31cb-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260316160932798_9d9604abe172a7a9aaa0ba4a8dfc31cb-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260316160932798_9d9604abe172a7a9aaa0ba4a8dfc31cb-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nello scorso mese di settembre, ha suscitato scalpore la notizia della dichiarazione di emergenza nazionale in Botswana per la mancanza di farmaci. Negli ospedali, così come nei vari presidi sanitari, gli scaffali erano rimasti vuoti. Il motivo, per stessa ammissione del governo guidato dal presidente Mokgweetsi Masisi, era da ricercare nella mancanza di fondi necessari &#8230; <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/l-idea-del-botswana-produrre-localmente-i-farmaci-generici.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/l-idea-del-botswana-produrre-localmente-i-farmaci-generici.html">L&#8217;idea del Botswana: produrre localmente i farmaci generici</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260316160932798_9d9604abe172a7a9aaa0ba4a8dfc31cb.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260316160932798_9d9604abe172a7a9aaa0ba4a8dfc31cb.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260316160932798_9d9604abe172a7a9aaa0ba4a8dfc31cb-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260316160932798_9d9604abe172a7a9aaa0ba4a8dfc31cb-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260316160932798_9d9604abe172a7a9aaa0ba4a8dfc31cb-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260316160932798_9d9604abe172a7a9aaa0ba4a8dfc31cb-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260316160932798_9d9604abe172a7a9aaa0ba4a8dfc31cb-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nello scorso mese di settembre, ha suscitato scalpore<a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/il-botswana-e-rimasto-senza-medicine.html"> la notizia della dichiarazione di emergenza nazionale in Botswana per la mancanza di farmaci</a>. Negli ospedali, così come nei vari presidi sanitari, gli scaffali erano rimasti vuoti. Il motivo, per stessa ammissione del governo guidato dal presidente<strong> Mokgweetsi Masisi</strong>, era da ricercare nella<strong> mancanza di fondi necessari</strong> per l&#8217;acquisto di materiale sanitario e medicine. Così come, anche<strong> nell&#8217;imponente debito</strong> contratto con il settore privato che gestisce cliniche e strutture sanitarie. Con la dichiarazione dello stato di emergenza, Masisi ha potuto stanziare fondi di riserva per acquistare medicine e ha potuto<strong> schierare l&#8217;esercito</strong> per distribuire materialmente i farmaci negli ospedali e nelle farmacie. La situazione sta adesso rientrando alla normalità, ma senza interventi strutturali il rischio è quello di assistere a un nuovo crollo in futuro. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La soluzione scelta da Masisi: produrre localmente i farmaci generici </h2>



<p>Se il problema a settembre è stato legato al costo dei farmaci e ai pochi fondi a disposizione per acquistarli, il governo di Masisi ha individuato la soluzione nella <strong>produzione in loco di alcuni dei più importanti medicinali.</strong> O almeno, così come dichiarato nei giorni scorsi dal ministro della Salute <strong>Stephen Modise</strong>, dei<strong> farmaci generici.</strong> Quelli cioè più usati e più richiesti dalla popolazione. Il principio è semplice: produrre localmente le medicine e risparmiare, di conseguenza, miliardi di Dollari ogni anno in acquisto di prodotti stranieri. </p>



<p>Ci sarebbe poi un altro vantaggio da non sottovalutare. La produzione locale dei farmaci,<strong> permetterebbe la creazione di una filiera industriale attualmente assente nel Paese. </strong>I vantaggi sarebbero quindi anche economici, con il Botswana che da anni cerca di diversificare le proprie entrate dipendenti quasi esclusivamente dall&#8217;estrazione ed esportazione dei diamanti. È stato proprio il crollo dei prezzi dei diamanti a determinare quel deficit di bilancio che, a partire dal 2025, ha reso quasi impossibile l&#8217;acquisto dei farmaci. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Un precedente per la sanità africana? </h2>



<p>Ovviamente un intero settore industriale non si può creare dal nulla. Per questo il governo di Gaborone ha avviato trattative con diversi produttori internazionali. A partire, <a href="https://www.focusonafrica.info/botswana-il-paese-punta-sui-farmaci-generici-per-uscire-dallemergenza-sanitaria/">secondo<em> FocusOnAfrica</em>,</a> da quelli indiani. L&#8217;obiettivo non è legato soltanto al trasferimento delle fabbriche in Botswana, ma anche alla formazione di lavoratori specializzati locali. <strong>Chi vorrà investire sul Paese africano cioè, dovrà portare gli impianti e il know how</strong>. </p>



<p>Il presidente Masisi vorrebbe inoltre<strong> coinvolgere anche gli altri Paesi dell&#8217;area</strong>. Del resto, il problema della carenza dei farmaci accomuna un po&#8217; tutti i governi dell&#8217;Africa australe e questo specialmente<a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/la-sanita-africana-alla-prova-dei-tagli-degli-aiuti-internazionali.html"> dopo l&#8217;azzeramento dei fondi Usaid da parte di Donald Trump</a>. L&#8217;idea del governo del Botswana, è quella di creare un distretto regionale assieme allo<strong> Zambia</strong>, alla <strong>Namibia</strong>, allo <strong>Zimbabwe</strong> e allo stesso <strong>Sudafrica</strong>. I progetti sono soltanto in fase embrionale, ma qualcosa si sta muovendo. Anche perché da tempo in Africa si parla di &#8220;<strong>sovranità sanitaria</strong>&#8221; e di necessità del continente di sostenere la propria sanità senza essere dipendente da attori stranieri. Il programma messo in atto dal Botswana, potrebbe rappresentare un <strong>precedente</strong> anche per altre aree dell&#8217;Africa. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/l-idea-del-botswana-produrre-localmente-i-farmaci-generici.html">L&#8217;idea del Botswana: produrre localmente i farmaci generici</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La guerra in Iran e la sanità del Medio Oriente: l&#8217;impatto su un sistema in ascesa</title>
		<link>https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/la-guerra-in-iran-e-la-sanita-del-medio-oriente-limpatto-su-un-sistema-in-ascesa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 05:45:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica della salute]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1222" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260318160033525_0b43fcf3decd046908c691e78bcee317.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260318160033525_0b43fcf3decd046908c691e78bcee317.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260318160033525_0b43fcf3decd046908c691e78bcee317-300x191.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260318160033525_0b43fcf3decd046908c691e78bcee317-1024x652.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260318160033525_0b43fcf3decd046908c691e78bcee317-768x489.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260318160033525_0b43fcf3decd046908c691e78bcee317-1536x978.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260318160033525_0b43fcf3decd046908c691e78bcee317-600x382.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Fuga dei professionisti, difficoltà nel reperimento delle risorse e delle forniture: il medio oriente rischia anche a livello sanitario.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/la-guerra-in-iran-e-la-sanita-del-medio-oriente-limpatto-su-un-sistema-in-ascesa.html">La guerra in Iran e la sanità del Medio Oriente: l&#8217;impatto su un sistema in ascesa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1222" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260318160033525_0b43fcf3decd046908c691e78bcee317.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260318160033525_0b43fcf3decd046908c691e78bcee317.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260318160033525_0b43fcf3decd046908c691e78bcee317-300x191.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260318160033525_0b43fcf3decd046908c691e78bcee317-1024x652.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260318160033525_0b43fcf3decd046908c691e78bcee317-768x489.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260318160033525_0b43fcf3decd046908c691e78bcee317-1536x978.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260318160033525_0b43fcf3decd046908c691e78bcee317-600x382.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Non solo sport e non solo intrattenimento: il <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/che-cos-e-il-soft-power.html">soft power</a> delle monarchie del Golfo in questi ultimi anni <strong>è passato anche dalla sanità</strong>. Tra Dubai, Abu Dhabi, Doha, Riad e tra le altre grandi città della regione, sono state costruite importanti strutture e cliniche considerate all&#8217;avanguardia. Il tutto, <strong>attraendo anche personale dall&#8217;estero</strong>. L&#8217;Italia ne sa qualcosa, visto il fenomeno molto discusso negli anni di medici e infermieri che preferiscono trasferirsi sulle sponde del Golfo. Lì dove stipendi e condizioni di lavoro molto spesso risultano migliori. Ma adesso, <strong>con la guerra che sta interessando tutta la regione</strong>, la situazione rischia di diventare problematica<strong>. La sanità delle petromonarchie potrebbe assistere alla fine della sua ascesa</strong>, tra gente che rientra e mancanza di forniture. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La fuga dal Golfo </h2>



<p>Il precedente paragone tra lo <em>sportwashing </em>e il <em>soft power</em> della sanità non è per caso. Allo stesso modo di come sono stati costruiti grandi stadi, nei Paesi del Golfo sono state edificate nell&#8217;ultimo decennio<strong> alcune delle più avveniristiche strutture sanitarie</strong>. E come non si è badato a spese per attrarre grandi campioni, così a favore di medici e infermieri stranieri sono state stanziate cifre importanti e <strong>capaci di calamitare l&#8217;attenzione di molti professionisti</strong>. Il motivo è da rintracciare non solo nella volontà di migliorare i locali sistemi sanitari, ma anche in quello di fare delle capitali della regione <strong>un&#8217;avanguardia in fatto di ricerca. </strong></p>



<p>La creazione di poli sanitari e tecnologici, rappresenta da almeno due decenni una delle prerogative dei governi delle petromonarchie.<strong> Un modo per migliorare l&#8217;immagine dei Paesi in questione, ma anche per attirare maggiori investimenti</strong>. Il problema però, è che la caduta di razzi e droni sui grattacieli iconici delle metropoli mediorientali sta vanificando molti sforzi. Anche in questo caso, la situazione si può paragonare a quella sportiva:<strong> stanno tornando a casa molti campioni, al pari di come stanno andando via diversi professionisti. </strong></p>



<p>Una circostanza che sta già adesso creando problemi. In molte cliniche, si sta cercando di frenare la fuga degli operatori nel timore di vedere le strutture andare sotto organico. Dall&#8217;Arabia Saudita al Qatar, passando per Emirati Arabi Uniti, Bahrein e Oman, <strong>il timore di molti governi è quello di avere ospedali meno pronti e preparati</strong>. Il tutto poi, proprio in una fase in cui l&#8217;arrivo di ordigni dall&#8217;Iran richiederebbe maggiori sforzi. Non si può parlare di collasso della sanità regionale, almeno per il momento. Ma di certo, <strong>le preoccupazioni iniziano a diventare sempre più importanti</strong>. Anche perché, tra le altre cose, con le varie economie ferme per via del blocco dello Stretto di Hormuz, gli introiti per finanziare i progetti rischiano di venir meno. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Non è solo un problema mediorientale</h2>



<p>C&#8217;è inoltre la questione riguardante i rifornimenti. Con lo Stretto di Hormuz quasi del tutto impraticabile, non sono soltanto i rifornimenti di petrolio a scarseggiare. A Dubai, così come a Doha,<strong> già da giorni non si fanno vedere in porto le navi che trasportano farmaci e materiale medico</strong>. Una situazione che ha portato la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) a lanciare un&#8217;allerta. Proprio a Dubai infatti, ha sede uno degli hub dell&#8217;Oms che rifornisce di medicinali e strumenti vari alcune delle strutture allestite in situazioni di emergenza. </p>



<p> Da Dubai ad esempio, dipendono le forniture per il campo della città egiziana di <strong>El Arish </strong>usato per spedire aiuti umanitari nella Striscia di Gaza.<a href="https://www.quotidianosanita.it/cronache/conflitto-in-medio-oriente-oms-si-aggrava-la-crisi-sanitaria-in-tutta-la-regione/"> Molte forniture, hanno fatto sapere dalla sede dell&#8217;Oms, sono in ritardo.</a> Con conseguente preoccupazione per la tenuta della situazione a Gaza e in altri contesti limitrofi. Lo stesso discorso vale per i campi in Afghanistan e in altre aree delicate del medio oriente. Lo stop all&#8217;hub di Dubai sta generando ritardi nelle forniture, con non secondarie ricadute internazionali. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/la-guerra-in-iran-e-la-sanita-del-medio-oriente-limpatto-su-un-sistema-in-ascesa.html">La guerra in Iran e la sanità del Medio Oriente: l&#8217;impatto su un sistema in ascesa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La sfida del Kenya (e dell&#8217;Africa) sulla prevenzione</title>
		<link>https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/la-sfida-del-kenya-e-dell-africa-sulla-prevenzione.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Mar 2026 19:47:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica della salute]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260224155744846_e2e8ad06ec8386fb88623bfed2a1cec6.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260224155744846_e2e8ad06ec8386fb88623bfed2a1cec6.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260224155744846_e2e8ad06ec8386fb88623bfed2a1cec6-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260224155744846_e2e8ad06ec8386fb88623bfed2a1cec6-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260224155744846_e2e8ad06ec8386fb88623bfed2a1cec6-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260224155744846_e2e8ad06ec8386fb88623bfed2a1cec6-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260224155744846_e2e8ad06ec8386fb88623bfed2a1cec6-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>I numeri, di per sé, sono drammatici: così come riportato dalla giornalista Diana Njuguna, in Kenya ogni giorno muoiono tra le 9 e le 10 donne a causa del cancro all&#8217;utero. Ma le cifre da sole non bastano a descrivere la situazione. Il contesto keniano, al pari di quello di gran parte dell&#8217;Africa, presenta una &#8230; <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/la-sfida-del-kenya-e-dell-africa-sulla-prevenzione.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/la-sfida-del-kenya-e-dell-africa-sulla-prevenzione.html">La sfida del Kenya (e dell&#8217;Africa) sulla prevenzione</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260224155744846_e2e8ad06ec8386fb88623bfed2a1cec6.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260224155744846_e2e8ad06ec8386fb88623bfed2a1cec6.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260224155744846_e2e8ad06ec8386fb88623bfed2a1cec6-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260224155744846_e2e8ad06ec8386fb88623bfed2a1cec6-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260224155744846_e2e8ad06ec8386fb88623bfed2a1cec6-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260224155744846_e2e8ad06ec8386fb88623bfed2a1cec6-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260224155744846_e2e8ad06ec8386fb88623bfed2a1cec6-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>I numeri, di per sé, sono drammatici: <a href="https://www.devex.com/news/africa-has-bold-cervical-cancer-plans-now-we-must-deliver-them-111774">così come riportato dalla giornalista Diana Njuguna</a>, in Kenya ogni giorno <strong>muoiono tra le 9 e le 10 donne a causa del cancro all&#8217;utero</strong>. Ma le cifre da sole non bastano a descrivere la situazione. Il contesto keniano, al pari di quello di gran parte dell&#8217;Africa,<strong> presenta una complessità impossibile da spiegare solo con i numeri</strong>. Il cancro all&#8217;utero è infatti un tipo di malattia da cui è possibile guarire grazie a una importante prevenzione. Dunque, se la mortalità è così alta <strong>è perché poche persone attuano controlli costanti e continui.</strong> E qui vige un vero e proprio <strong>paradosso</strong>: proprio il Kenya è uno dei Paesi africani più attrezzati per la prevenzione. C&#8217;è però un doppio problema: <strong>la mancanza della cultura della prevenzione</strong> e<strong> gli squilibri </strong>che impediscono alle parti più povere del territorio di usufruire degli strumenti più importanti. </p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;obiettivo &#8220;90-70-90&#8221;</h2>



<p>C&#8217;è un piano di riferimento, per un Paese come il Kenya, per sconfiggere la piaga del cancro all&#8217;utero. <strong>È quello che l&#8217;Oms ha ribattezzato &#8220;obiettivo 90- 70 &#8211; 90&#8221;</strong>. Così come appare nei protocolli dell&#8217;organizzazione, i tre numeri si riferiscono a tre distinti ma egualmente importanti intenti da raggiungere: <em>&#8220;Occorre vaccinare il 90% delle ragazze entro i 15 anni </em>&#8211; si legge &#8211; <em>fare screening al 70% delle donne tra i 35 e i 45 anni con un test ad alte prestazioni e garantire che il 90% di coloro che ricevono la diagnosi riceva trattamenti e cure adeguate entro il 2030&#8243;. </em></p>



<p>Non è un caso se i primi due obiettivi riguardano <strong>vaccinazione</strong> e <strong>screening</strong>. Confermano il fatto che la prima arma contro la malattia è legata alla prevenzione. Più test, più controlli e più vaccini garantiscono maggiore protezione e maggiore rapidità nelle diagnosi. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Le due barriere da abbattere </h2>



<p>Il paradosso keniano, come sottolineato sempre dalla giornalista Diana Njuguna, rappresenta <strong>una ferita molto aperta nella società</strong>. Avere le attrezzature per le diagnosi e non raggiungere adeguatamente l&#8217;intera popolazione, è un dramma umanitario e rischia di assumere per la sanità locale le sembianze della sconfitta. Nairobi si sta quindi muovendo per seguire il piano dell&#8217;Oms. <strong>Iniziando dall&#8217;abbattere la prima barriera, quella territoriale.</strong> Nella capitale esistono strutture pubbliche e private per garantire gli screening e le diagnosi. Basta spostarsi un po&#8217; fuori tuttavia ed ecco che ad emergere è la situazione nella sua complessa drammaticità. Molte località sono lontane dall&#8217;ospedale o dal presidio sanitario più vicino, molte donne non hanno la possibilità logistica di raggiungere un centro dove eseguire i necessari e vitali test. </p>



<p>La strategia del governo è quella di p<strong>ortare fuori dalle grandi città le attrezzature</strong>, avvicinare le donne ai presidi in cui fare prevenzione.<strong> A quel punto, c&#8217;è un&#8217;altra barriera da superare: quella culturale</strong>. Molte donne semplicemente non sanno della presenza di test o non hanno mai avuto modo di essere informate della necessità della prevenzione. In altre ancora, c&#8217;è una vera e propria <strong>diffidenza</strong>. La sfida è tutt&#8217;altro che semplice da vincere, ma il fatto stesso che se ne parli è già un importante passo in avanti. Vale per il Kenya, Paese in questo caso preso ad esempio, ma vale per tutta l&#8217;Africa. L&#8217;attenzione su questo tipo di problemi nel continente non è mai stata alta come adesso. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/la-sfida-del-kenya-e-dell-africa-sulla-prevenzione.html">La sfida del Kenya (e dell&#8217;Africa) sulla prevenzione</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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