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	<title>sangue Archives - InsideOver</title>
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		<title>Sangue artificiale e sovranità trasfusionale: quando l’emergenza diventa dottrina di sicurezza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Mar 2026 15:54:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica della salute]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[sangue]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="612" height="323" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/istockphoto-1757613804-612x612-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/istockphoto-1757613804-612x612-1.jpg 612w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/istockphoto-1757613804-612x612-1-300x158.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/istockphoto-1757613804-612x612-1-600x317.jpg 600w" sizes="(max-width: 612px) 100vw, 612px" /></p>
<p>Il sangue è un bene “sociale”; quello artificiale, per come nasce, è un bene industriale. Questo sposta l’asse della sicurezza sanitaria.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/sangue-artificiale-e-sovranita-trasfusionale-quando-lemergenza-diventa-dottrina-di-sicurezza.html">Sangue artificiale e sovranità trasfusionale: quando l’emergenza diventa dottrina di sicurezza</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="612" height="323" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/istockphoto-1757613804-612x612-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/istockphoto-1757613804-612x612-1.jpg 612w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/istockphoto-1757613804-612x612-1-300x158.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/istockphoto-1757613804-612x612-1-600x317.jpg 600w" sizes="(max-width: 612px) 100vw, 612px" /></p>
<p>Nella <strong>geopolitica della salute</strong>, alcune risorse restano invisibili finché non mancano. Il <strong>sangue</strong> è una di queste: essenziale, deperibile, logisticamente complesso. Proprio per questo, la ricerca sul “<strong>sangue artificiale</strong>” — un insieme di tecnologie che mirano a sostituire o integrare le trasfusioni da donatore — sta smettendo di essere soltanto una promessa biomedica e sta assumendo i tratti di una infrastruttura strategica. In gioco non c’è solo l’innovazione clinica, ma la <strong>sovranità trasfusionale</strong>: la capacità di uno Stato di garantire scorte salvavita senza dipendere da flussi di donazione e catene di approvvigionamento vulnerabili.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I numeri globali che spiegano la posta in palio</h2>



<p>Secondo l’<a href="https://www.who.int/news-room/fact-sheets/detail/blood-safety-and-availability">Organizzazione Mondiale della Sanità</a>, ogni anno vengono raccolte <strong>circa 118,5 milioni di donazioni di sangue</strong> nel mondo, ma con una distribuzione fortemente asimmetrica: <strong>il 40% delle donazioni</strong> avviene nei Paesi ad alto reddito che ospitano <strong>il 16% della popolazione globale</strong>.</p>



<p>Il divario non è solo quantitativo, è sistemico: l’OMS indica una <strong>mediana di 31,5 donazioni per 1.000 abitanti</strong> nei Paesi ad alto reddito contro <strong>5,0 per 1.000</strong> nei Paesi a basso reddito. Questa forbice è il punto di partenza della questione geopolitica: dove la donazione è scarsa e la logistica è fragile, la “sicurezza trasfusionale” somiglia più a un miraggio che a un servizio pubblico.</p>



<p>A rendere il quadro ancora più vulnerabile è la natura deperibile dei prodotti ematici:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>i <strong>globuli rossi</strong> hanno una <strong><em>shelf life</em> fino a 42 giorni</strong> in refrigerazione</li>



<li>le <strong>piastrine</strong>, cruciali per il controllo delle emorragie, sono tipicamente conservate <strong>fino a 5 giorni</strong> (a temperatura controllata e con agitazione) In pratica: anche quando c’è disponibilità clinica, la finestra temporale è stretta; e in guerra o in una crisi infrastrutturale, la logistica “mangia” scorte.</li>
</ul>



<p>Nelle emergenze, l’ideale è poter trasfondere senza perdere tempo. Ma il sangue “universale” per i globuli rossi (0 negativo) è raro: <strong>solo il 7% della popolazione è O negativo</strong>. Questo dato, che sembra una curiosità, in realtà è una variabile strategica: più un sistema sanitario (o militare) è dipendente dalle scorte 0 negativo per il trauma, più diventa esposto a shock di domanda improvvisa. Da qui l’interesse per prodotti “universali” o “quasi universali”: sostituti che possano essere somministrati rapidamente, senza compatibilità di gruppo, soprattutto nel trauma e nelle maxi-emergenze.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Globuli rossi coltivati in laboratorio</h2>



<p>Nel novembre 2022 il Regno Unito ha annunciato la <strong>prima sperimentazione clinica al mondo</strong> in cui <strong>globuli rossi “coltivati” in laboratorio</strong> sono stati trasfusi in volontari, all’interno del trial <strong>RESTORE</strong> guidato da <a href="https://www.nhsbt.nhs.uk/news/first-ever-clinical-trial-of-laboratory-grown-red-blood-cells-being-transfused-into-another-person/?utm_source=chatgpt.com">NHS Blood and Transplant</a>. La sperimentazione usa una “mini-trasfusione” (circa 10 ml) per confrontare la permanenza in circolo delle cellule coltivate rispetto a quelle standard da donatore.</p>



<p>Qui la geopolitica passa dalla filantropia alla <strong>capacità industriale</strong>: se produrre eritrociti diventa un processo scalabile, entra nel perimetro delle politiche industriali e della sicurezza delle <em>supply chain</em>, come accaduto con vaccini e principi attivi. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Sostituti sintetici/biomimetici</h2>



<p>L’altra strada mira a sostituire <em>funzioni</em> (soprattutto trasporto di ossigeno e supporto alla rianimazione) senza replicare per forza un globulo rosso “vero”. È la linea più appetibile per militari e protezione civile, perché punta a un oggetto con caratteristiche logistiche superiori: <strong>lunga conservazione, trasporto semplificato, impiego rapido.</strong></p>



<p>Un dato che segna il salto di scala politico: nel luglio 2024 <em><a href="https://www.science.org/content/article/ultimate-blood-substitute-us-military-betting-46-million">Science</a></em> ha documentato come sia stato messo in campo un investimento/finanziamento dell’ordine di <strong>46 milioni di dollari</strong> per sviluppare un sostituto del <strong>sangue “<em>fieldable</em>”</strong> (utilizzabile sul campo), esplicitamente orientato al trauma e ai contesti operativi. Quando un’agenzia di ricerca per la difesa finanzia una tecnologia medica, il messaggio è chiaro: il sangue entra stabilmente nel dominio della <strong>prontezza operativa</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La prova che “non è fantascienza”</h2>



<p>Un caso che mostra sia il potenziale sia i limiti della tecnologia è <strong>Hemopure (HBOC-201)</strong>, un trasportatore di ossigeno a base di emoglobina. Non è approvato dalla FDA negli Stati Uniti, ma risulta <strong>approvato in Sudafrica</strong> (dal 2001) e <strong>in Russia</strong> (dal 2010) per indicazioni legate ad <strong>anemia acuta</strong>. Questo crea un punto geopolitico delicato: l’accesso a certe tecnologie può dipendere da <strong>geografie regolatorie</strong> e da canali come l’uso compassionevole, e non da una disponibilità uniforme.</p>



<p>Nel 2026, <strong><em>BMJ Open </em></strong>ha invece pubblicato il protocollo di uno studio in Giappone su <strong>NMU-HbV</strong>, che valuta sicurezza e farmacocinetica fino a dosi importanti (fino a 400 mL). Qui la posta in gioco è doppia: da un lato validazione clinica, dall’altro la costruzione di un vantaggio competitivo nazionale su una tecnologia potenzialmente “dual use” (civile e militare).</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché tutto questo è geopolitica</h2>



<p>Le <strong>forze armate</strong>, oggi, stanno già adattando dottrine di trasfusione a scenari in cui l’evacuazione rapida e la superiorità aerea non sono garantite: il ritorno di pratiche come le “<em><strong>walking blood banks</strong></em>” (donazione sul posto da personale pre-screenato) è stato raccontato anche in chiave di preparazione a guerre ad alta intensità. Questo contesto spiega perché prodotti più stabili e universali siano così ricercati: riducono dipendenza da mezzi, tempi e catene del freddo.</p>



<p>Anche senza parlare di “sangue artificiale”, l’<strong>Europa</strong> offre un esempio concreto di <strong>vulnerabilità</strong>: un’analisi sulla raccolta di plasma e la domanda di immunoglobuline evidenzia uno squilibrio strutturale tra consumo e autosufficienza, con dipendenze significative da raccolte extra-europee e una pressione crescente della domanda. Il parallelo è immediato: se domani il “sangue artificiale” diventasse un bene industriale scalabile, chi ne controlla produzione e <em>supply chain</em> potrebbe esercitare un potere simile a quello visto per farmaci critici e vaccini.</p>



<p>Il sangue da donazione è un bene “sociale”; il sangue artificiale, per come nasce oggi, tende a essere un bene <strong>industriale</strong> (brevetti, impianti, know-how, requisiti). Questo sposta l’asse della sicurezza sanitaria: non basta avere cittadini donatori, serve una politica industriale e di ricerca, e spesso partnership internazionali selettive. La promessa più dirompente dei sostituti del sangue non è sostituire l’intero sistema trasfusionale (almeno nel breve), ma <strong>coprire i buchi dove il sistema fallisce</strong>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/sangue-artificiale-e-sovranita-trasfusionale-quando-lemergenza-diventa-dottrina-di-sicurezza.html">Sangue artificiale e sovranità trasfusionale: quando l’emergenza diventa dottrina di sicurezza</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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