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	<title>Rojava Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Tue, 13 Oct 2020 07:09:57 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Rojava Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>La comunità internazionale ha abbandonato le donne curde</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/la-comunita-internazionale-ha-abbandonato-le-donne-curde.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Futura D'Aprile]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Oct 2020 07:09:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Rojava]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1304" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Hevri-Khalaf.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Donne curde sorreggono la foto di Hevrin Khalaf (LaPresse)" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Hevri-Khalaf.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Hevri-Khalaf-300x204.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Hevri-Khalaf-768x522.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Hevri-Khalaf-1024x695.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La narrazione del quasi decennale conflitto siriano si è spesso concentrata sul miglioramento della condizione delle donne nei territori controllati dalla minoranza curda, presente principalmente nella zona nord-est e in parte nord-ovest del Paese. Sui media si è parlato a lungo delle giovani combattenti delle Ypj, le forze di difesa curde tutte al femminile diventate &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/la-comunita-internazionale-ha-abbandonato-le-donne-curde.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1304" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Hevri-Khalaf.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Donne curde sorreggono la foto di Hevrin Khalaf (LaPresse)" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Hevri-Khalaf.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Hevri-Khalaf-300x204.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Hevri-Khalaf-768x522.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Hevri-Khalaf-1024x695.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La narrazione del quasi decennale conflitto siriano si è spesso concentrata sul miglioramento della <strong>condizione delle donne</strong> nei territori controllati dalla <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/chi-sono-i-curdi-e-che-cosa-vogliono.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">minoranza curda</a>, presente principalmente nella zona nord-est e in parte nord-ovest del Paese. Sui media si è parlato a lungo delle giovani combattenti delle Ypj, le forze di difesa curde tutte al femminile diventate un simbolo della resistenza dal basso contro i miliziani dell’Isis e più in generale della ricerca di libertà e autonomia delle donne in Medio oriente.</p>
<p>Le combattenti, così come le attiviste e le politiche impegnate nella lotta contro il fondamentalismo e il patriarcato, sono state spesso elogiate da politici e rappresentati delle istituzioni internazionali, ma sono state presto <strong>dimenticate</strong>. L’attenzione mediatica nei loro confronti è iniziata a scemare già un anno fa con la fine dello Stato islamico quale entità territoriale e un ulteriore velo di silenzio è sceso su di loro a seguito dell’invasione turca del nord-est della Siria.</p>
<p>L’operazione Primavera di pace condotta ad ottobre del 2019 dalla Turchia ha creato una zona cuscinetto al confine tra i due Stati a spese dell’Amministrazione autonoma della Siria del nord-est e dei suoi abitanti, in maggioranza curdi. Delle violenze perpetrate durante l’intervento militare e delle violazioni dei diritti tuttora in corso nell’area si parla raramente, per evitare di creare imbarazzo a quelle nazioni &#8211; Stati Uniti <em>in primis</em> &#8211; che hanno permesso al presidente <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-recep-tayyip-erdogan.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Recep Tayyip Erdogan</a> di agire impunemente.</p>
<p>Da quando la Turchia ha preso il controllo della fascia di confine nel nord-est, la vita degli abitanti della zona e soprattutto quella delle donne ha subito un drastico peggioramento. A dettare legge sono i miliziani dell’Esercito nazionale (NSA) e altre <strong>formazioni estremiste filo-turche</strong>, il cui compito è anche quello di liberare l’area dalla presenza curda. La minoranza presente nella zona di confine è infatti percepita dalla Turchia come una minaccia e Ankara vorrebbe pertanto ripopolare la <em>de-esclation zone </em>con i profughi siriani (musulmani) scappati in territorio turco durante il conflitto.</p>
<p>Per far sì che tale progetto possa essere portato avanti, le milizie che governano l’area hanno privato i residenti dei loro diritti e creato un clima di terrore che &#8211; come confermato da un recente <a href="https://undocs.org/A/HRC/45/31" target="_blank" rel="noopener noreferrer">rapporto dell’Onu</a> &#8211; ha colpito principalmente le donne. Il dossier delle Nazioni Unite sottolinea come queste ultime siano state il bersaglio di “azioni di intimidazione portate avanti dai membri dell’Nsa” in tutta la fascia nord che va da Afrin, nell’ovest, fino a Tel Abyad, nell’est. “Donne e ragazze sono state anche messe in carcere dall’Nsa, violentate e abusate sessualmente, causando loro danni fisici e psicologici a livello sia personale che comunitario”. Chi subisce violenza sessuale infatti viene molto spesso isolato dal resto della società a causa dello stigma sociale associato allo stupro e al “disonore” che colpisce la famiglia e la comunità di appartenenza.</p>
<p>Il report dell’Onu ha anche evidenziato come le violenze e gli abusi contro le donne siano generalmente <strong>aumentati nella prima metà del 2020</strong> rispetto agli anni precedenti. Un caso emblematico resta quello di 30 donne violentate nel solo mese di febbraio da miliziani filo-turchi a Tel Abyad, nel nord-est della Siria. Gli abitanti della città intervistati dalle Nazioni Unite e scappati durante il conflitto hanno inoltre affermato di non voler far ritorno alle loro case proprio per paura di subire violenze sessuali o altri abusi da parte delle brigate presenti nell’area. Tra i casi segnalati dall’Onu ci sono anche quelli di alcune donne curde e <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/storia-futuro-degli-yazidi-la-minoranza-sopravvissuta-allisis.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">yazide</a> <strong>costrette a sposarsi o a convertirsi</strong> all’islam, mentre continua a crescere il numero delle ragazze <strong>rapite</strong> nella zona di Afrin, secondo quanto segnalato dal <a href="https://missingafrinwomen.org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Missing Afrin Women Proje</em>ct</a>.</p>
<p>A finire nel mirino dei miliziani filo-turchi sono soprattutto le donne impegnate in politica e le attiviste per i diritti umani, il cui ruolo attivo nella società contraddice tutto ciò in cui questi combattenti credono. Lo stesso <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-sangue-di-hevrin-khalaf-sulle-mani-dei-jihadisti-filo-turchi.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">omicidio di Hevrin Khafal</a>, segretaria generale del Partito della Siria del Futuro, altro non è stato che un messaggio lanciato dai combattenti alle donne siriane per costringerle ad abbandonare ogni lotta per i propri diritti. Ciò che viene spontaneo chiedersi alla luce di questi dati è: dove sono adesso tutti coloro che tanto lodavano le donne e le combattenti della Siria del nord-est?</p>
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		<title>I curdi aprono ad Assad: ecco quale sarà il loro destino</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/i-curdi-aprono-ad-assad-ecco-quale-sara-il-loro-destino.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Oct 2019 16:33:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Curdi]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Kurdistan]]></category>
		<category><![CDATA[Rojava]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="746" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Esercito-siriano-La-Presse-e1571934808305.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Siria, esercito nel nord" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Esercito-siriano-La-Presse-e1571934808305.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Esercito-siriano-La-Presse-e1571934808305-300x149.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Esercito-siriano-La-Presse-e1571934808305-768x382.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Esercito-siriano-La-Presse-e1571934808305-1024x509.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Alla fine si è verificato ciò che da mesi era nell&#8217;aria e che l&#8217;attacco di Recep Tayyip Erdogan nel nord della Siria ha accelerato: l&#8217;avvio del dialogo tra i curdi ed il governo di Damasco. Ad annunciarlo ufficialmente alla Reuters è un dirigente delle forze Ypg, le milizie di autodifesa curde: &#8220;Siamo pronti a trattare con &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/i-curdi-aprono-ad-assad-ecco-quale-sara-il-loro-destino.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="746" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Esercito-siriano-La-Presse-e1571934808305.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Siria, esercito nel nord" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Esercito-siriano-La-Presse-e1571934808305.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Esercito-siriano-La-Presse-e1571934808305-300x149.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Esercito-siriano-La-Presse-e1571934808305-768x382.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Esercito-siriano-La-Presse-e1571934808305-1024x509.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Alla fine si è verificato ciò che da mesi era nell&#8217;aria e che l&#8217;attacco di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-recep-tayyip-erdogan.html">Recep Tayyip Erdogan</a> nel nord della Siria ha accelerato: l&#8217;avvio del <strong>dialogo</strong> tra i curdi ed il governo di Damasco. Ad annunciarlo ufficialmente alla <em>Reuters</em> è un dirigente delle forze Ypg, le milizie di autodifesa curde: &#8220;Siamo pronti a trattare con Assad&#8221;.</p>
<h2>La fine del Rojava</h2>
<p>Per la verità, tramite la mediazione russa, a 48 ore dall&#8217;avvio dell&#8217;attacco turco nel nord della Siria<a href="https://it.insideover.com/guerra/lesercito-siriano-verso-manbji-e-le-aree-ad-est-delleufrate.html?utm_source=ilGiornale&amp;utm_medium=article&amp;utm_campaign=article_redirect"> un primo accordo tra Damasco ed i curdi si era già raggiunto</a> ed ha permesso il riposizionamento delle truppe siriane nell&#8217;area del <strong>Rojava</strong>. Un&#8217;intesa che ha anche spianato la strada ad un altro accordo, <a href="https://it.insideover.com/guerra/ecco-cosa-comporta-laccordo-tra-putin-ed-erdogan-sulla-siria.html">quello tra Russia e Turchia raggiunto a Sochi</a> martedì scorso. Accordi che, complessivamente, hanno previsto l&#8217;indietreggiamento delle forze curde dal confine con la Turchia ed il loro posizionamento ad almeno 30 chilometri dalla frontiera. Una distanza che sembra aver appagato le velleità di Erdogan, il quale dal 2012 ha sempre visto con sospetto il controllo del Rojava da parte delle forze curde, sostituitesi a quelle del governo di Assad già durante i primi mesi di guerra civile.</p>
<p>L&#8217;idea di un Kurdistan siriano indipendente è nato proprio grazie a questi eventi. Da Damasco si è preferito riposizionare le truppe in altre aree del Paese, in tal modo i curdi hanno avuto spazio e tempo per organizzarsi militarmente e politicamente. Le loro avanzate sono state sostenute dagli americani in funzione<strong> anti Isis</strong>. Sconfitto il califfato, Erdogan ha iniziato a far capire le proprie intenzioni e cioè far arretrare i curdi dalle zone di confine. Per questo da più parti ci si è sempre aspettato, da un momento all&#8217;altro, un accordo tra il governo siriano e i curdi. Lo stesso presidente <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-bashar-al-assad.html">Bashar al Assad</a> lo aveva proposto già sul finire dell&#8217;anno passato. E ad inizio 2018 invece,<a href="https://it.insideover.com/politica/turchia-attacco-afrin.html"> quando i turchi hanno attaccato l&#8217;enclave curda di Afrin</a>, un primo accordo tra Damasco e Ypg sembrava alla portata.</p>
<p>I curdi hanno preferito coltivare le proprie velleità autonomiste, ma hanno dovuto fare i conti con la realtà. Non avendo più il supporto Usa, dopo la decisione di Trump di mandare via le proprie truppe dal nord della Siria, l&#8217;unica strada percorribile era quella di accettare la mediazione russa e posizionarsi sotto l&#8217;ombrello di Damasco. Dal canto loro, le truppe dell&#8217;esercito siriano sono potute rientrare sia in città a maggioranza araba controllate dai curdi, come nel caso di <strong>Manbji</strong>, sia in quelle a maggioranza curda, come <strong>Kobane</strong> e <strong>Qamishli</strong>. Questo ha evitato l&#8217;ingresso di turchi e filo-turchi e, di conseguenza, un ennesimo eccidio della popolazione civile curda. Al tempo stesso però, ha segnato la fine del Rojava.</p>
<h2>Ypg inglobate nelle forze siriane?</h2>
<p>Con il senno di poi, la scelta curda di iniziare la collaborazione con Damasco è arrivata troppo tardi. Fosse stata accettata già qualche mese fa, forse si poteva parlare di autonomia curda e di Rojava come zona amministrata sul modello del Kurdistan iracheno. Ma adesso, con turchi e milizie filo-turche entrati in Siria, l&#8217;unica cosa che le Ypg hanno potuto fare è stata quella di ridare il territorio ad Assad. Il presidente siriano non è detto però che voglia <strong>l&#8217;immediato smantellamento delle Ypg</strong>. Anzi, l&#8217;esercito di Damasco è decimato e logorato da otto anni di guerra, la vittoria è sì oramai alla portata ma le coperte siriane sono sempre più corte. Controllare un territorio più ampio di quello che attualmente il governo controlla, potrebbe essere un problema. Per di più, in questi territori del Rojava occorre anche ricostituire un&#8217;amministrazione e far ripartire l&#8217;economia.</p>
<p>Ecco perché Assad ha ancora bisogno delle Ypg, le quali hanno governato ed amministrato per quasi un quinquennio questi territori. Da qui l&#8217;idea, spinta dal <strong>Cremlino</strong>, di far accorpare le forze curde all&#8217;interno di quelle siriane. Ed il dialogo annunciato alla <em>Reuters</em> da un dirigente Ypg, dovrebbe volgere proprio verso questa prospettiva: inglobare nell&#8217;esercito siriano le forze filo curde.</p>
<p>Il dialogo che partirà nei prossimi giorni non sarà per nulla facile, anche perché su di esso potrebbe incombere ancora una volta l&#8217;ombra di Erdogan. Da Ankara non prenderebbero bene il fatto che, a pattugliare i confini, siano soldati che portano la stessa divisa degli ex miliziani curdi.</p>
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		<title>Siria, ecco come Erdogan vuole attaccare i curdi nel Rojava</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/siria-ecco-come-erdogan-vuole-attaccare-i-curdi-nel-rojava.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Oct 2019 07:28:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[curdi siriani]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Kurdistan]]></category>
		<category><![CDATA[Rojava]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/GETTY_20191009123701_30733503.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/GETTY_20191009123701_30733503.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/GETTY_20191009123701_30733503-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/GETTY_20191009123701_30733503-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/GETTY_20191009123701_30733503-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>La nuova operazione turca in territorio siriano corre su Twitter: se lunedì sera Donald Trump ha lanciato le proprie rimostranze contro un&#8217;eventuale azione in larga scala da parte di Ankara, adesso proprio Erdogan ha annunciato l&#8217;inizio delle ostilità nel nord della Siria sul famoso social network. L&#8217;operazione è stata denominata &#8220;Primavera di pace&#8221; e, come &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/siria-ecco-come-erdogan-vuole-attaccare-i-curdi-nel-rojava.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/siria-ecco-come-erdogan-vuole-attaccare-i-curdi-nel-rojava.html">Siria, ecco come Erdogan vuole attaccare i curdi nel Rojava</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/GETTY_20191009123701_30733503.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/GETTY_20191009123701_30733503.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/GETTY_20191009123701_30733503-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/GETTY_20191009123701_30733503-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/GETTY_20191009123701_30733503-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>La nuova operazione turca in territorio siriano corre su <em>Twitter</em>: se lunedì sera <strong>Donald Trump</strong> ha lanciato <a href="https://www.agi.it/estero/siria_pentagono_turchia_usa-6314083/news/2019-10-07/">le proprie rimostranze</a> contro un&#8217;eventuale azione in larga scala da parte di Ankara, adesso proprio Erdogan ha annunciato l&#8217;inizio delle ostilità nel nord della Siria <a href="https://twitter.com/RTErdogan/status/1181921311846735872?ref_src=twsrc%5Etfw%7Ctwcamp%5Etweetembed%7Ctwterm%5E1181921311846735872&amp;ref_url=https%3A%2F%2Fwww.ilpost.it%2F2019%2F10%2F09%2Fturchia-operazione-militare-nordest-siria%2F">sul famoso social network</a>. L&#8217;operazione è stata denominata &#8220;<em>Primavera di pace</em>&#8221; e, come ha scritto lo stesso presidente turco, ha come obiettivo quello di &#8220;prevenire la creazione di un corridoio del terrore nei pressi del nostro confine meridionale&#8221;. Ankara vuole cioè allontanare<a href="https://it.insideover.com/guerra/cosa-sono-le-forze-forze-democratiche-siriane-sdf.html"> le forze filo curde dell&#8217;Sdf</a>, le quali nel corso degli anni hanno conquistato il territorio grazie alle avanzate anti Isis.</p>
<h2>La strategia di Erdogan ed il ruolo del Free Syrian Army</h2>
<p>Quella intentata dal presidente turco è la terza operazione in territorio siriano dal 2016 ad oggi. In entrambi i precedenti, proprio come in questa occasione, l&#8217;obiettivo è sempre stato quello di evitare la formazione di un grande territorio gestito dai curdi a ridosso del confine turco. Principale nodo della discordia è infatti rappresentato dal ruolo delle<a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/cosa-sono-le-milizie-ypg.html"> milizie Ypg</a>, gruppi di autodifesa dei curdi che dal 2012, da quando cioè è scoppiato il conflitto in Siria, provano a creare una propria zona di competenza da gestire in modo autonomo da Damasco. Secondo Erdogan, le Ypg, nel frattempo confluite nel 2015 all&#8217;interno del gruppo delle <strong>Sdf</strong> (Syrian Democratic Force), hanno stabili collegamenti e rapporti con il <em>Pkk</em>. Quest&#8217;ultimo è il partito dei lavoratori curdo stanziato in Turchia e ritenuto da Ankara organizzazione terroristica. Dunque, il presidente turco vuole fare in modo di non avere, lungo i propri confini meridionali, territori controllati dai curdi stanziati in Siria.</p>
<p>Una zona cuscinetto che, <a href="https://it.insideover.com/guerra/erdogan-vuole-una-zona-a-maggioranza-sunnita-nel-nord-della-siria.html">nelle intenzioni di Erdogan</a>, deve diventare anche appoggio per molti migliaia di<strong> profughi siriani</strong> attualmente presenti in Turchia. In tal modo, Ankara avrebbe meno pesi nella gestione dei migranti e, contestualmente, creerebbe zone a maggioranza sunnita al posto di territori che invece potrebbero essere in mano ai curdi. Per attuare questo piano, Erdogan si servirà del cosiddetto <strong>Free Syrian Army</strong> (<a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/cos-e-l-esercito-siriano-libero.html">Fsa</a>), una sigla scomparsa da anni dal contesto bellico siriano ma che il presidente turco ha già in passato fatto &#8220;resuscitare&#8221; per attaccare i curdi.</p>
<p>L&#8217;attacco, <a href="https://it.insideover.com/guerra/turchia-bombarda-siria.html?utm_source=ilGiornale&amp;utm_medium=article&amp;utm_campaign=article_redirect">in queste prime ore dell&#8217;operazione</a>, non è comunque via terra. Per il momento, dallo stesso territorio turco, l&#8217;esercito di Ankara sta procedendo a raid mirati contro obiettivi delle Sdf. La prima località attaccata è stata quella di <strong>Ras Al Ain</strong>, si hanno notizie anche di missili piovuti anche nella cittadina di <strong>Ayn Issa</strong>. Le forze Fsa probabilmente dovrebbero essere impiegate quando si deciderà un attacco via terra: saranno le milizie convogliate all&#8217;interno di questa sigla ad entrare in territorio siriano, i soldati turchi faranno da supporto. Dentro le Fsa, compaiono diversi gruppi finanziati ed addestrati da anni dalla Turchia, alcuni dei quali anche con simpatie jihadiste. Del resto, l&#8217;Fsa è nato nel 2012 come esercito contrapposto a quello del lealisti rimasti al fianco del presidente siriano<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-bashar-al-assad.html"> Bashar Al Assad</a>, successivamente è stato poi surclassato dalle forze estremiste legate ad Al Qaeda ed all&#8217;Isis. In poche parole, Erdogan ha &#8220;ripescato&#8221; alcuni di questi gruppi e li lancerà contro i curdi nelle operazioni di terra.</p>
<p>La seconda fase dell&#8217;intervento turco potrebbe iniziare nei prossimi giorni, anche se ancora tale circostanza è tutta da verificare. Se da un lato è vero che gli Usa di Trump hanno disposto in altre zone lontane dal confine i militari presenti nell&#8217;est della Siria, dall&#8217;altro lato il presidente americano ha ammonito via Twitter l&#8217;omologo turco di evitare operazioni di vasta scala anti curde.</p>
<h2>I precedenti di Al Bab ed Afrin</h2>
<p>Come detto in precedenza, sono due le operazioni fino ad adesso compiute dalla Turchia in Siria. <a href="https://it.insideover.com/guerra/turchia-siria-jarablus.html">La prima è datata agosto del 2016</a>, è arrivata un mese dopo il tentato colpo di Stato anti Erdogan. La missione, denominata &#8220;<em>Scudo dell&#8217;Eufrate</em>&#8220;, ha permesso le avanzate di turchi e miliziani Fsa nel territorio di<strong> Al Bab</strong>, parte settentrionale della provincia di Aleppo. La seconda operazione invece è stata chiamata &#8220;<em>Ramoscello d&#8217;Ulivo</em>&#8220;, <a href="https://it.insideover.com/politica/turchia-attacco-afrin.html">è iniziata nel gennaio 2018</a> ed ha preso di mira il cantone a maggioranza curda di <strong>Afrin</strong>, sempre a nord di Aleppo.</p>
<p>Nonostante siano due missioni molto simili sotto il profilo strettamente militare, in realtà ci sono delle peculiarità differenti che rendono soltanto la seconda vicina a quella iniziata nelle scorse ore. Nel caso dell&#8217;operazione Scudo dell&#8217;Eufrate infatti, gli obiettivi non erano curdi ed i territori conquistati non erano nemmeno a maggioranza curda. La missione ha preso di mira le ultime postazioni dell&#8217;Isis in questa parte della Siria, con l&#8217;intento di evitare che in località quali Al Bab o <strong>Jarabulus</strong> arrivassero prima le forze Sdf. Il vero precedente da prendere in considerazione, è quello di Afrin: qui invece il cantone è sempre stato storicamente a maggioranza curda, turchi ed alleati sono arrivati per la prima volta in uno scontro diretto contro le milizie curde.</p>
<p>Un precedente che non può comunque far dormire sonni tranquilli ad Erdogan: sono state infatti diverse le perdite tra i soldati effettivi turchi, così come tra le forze Fsa. Nonostante Afrin sia stata espugnata in poco tempo, la resistenza curda è stata molto forte anche al termine dell&#8217;operazione: infatti, qui i curdi ancora oggi stanno attuando una strategia volta alla guerriglia. Nel Rojava probabilmente vederemo la stessa situazione, con i curdi che si difenderanno sia durante le avanzate turche e sia eventualmente anche dopo. Non a caso i vertici delle Sdf affermano di essere pronti alla &#8220;guerra totale&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/siria-ecco-come-erdogan-vuole-attaccare-i-curdi-nel-rojava.html">Siria, ecco come Erdogan vuole attaccare i curdi nel Rojava</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il piano del Sultano per annettere i territori siriani</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/erdogan-vuole-una-zona-a-maggioranza-sunnita-nel-nord-della-siria.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Oct 2019 04:54:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Forze democratiche siriane (Sdf)]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Kurdistan]]></category>
		<category><![CDATA[Rojava]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="850" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/convoglio-turco-in-Siria-La-Presse-e1570552688610.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Turchia in Siria" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/convoglio-turco-in-Siria-La-Presse-e1570552688610.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/convoglio-turco-in-Siria-La-Presse-e1570552688610-300x133.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/convoglio-turco-in-Siria-La-Presse-e1570552688610-768x340.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/convoglio-turco-in-Siria-La-Presse-e1570552688610-1024x453.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Per adesso l&#8217;attacco non c&#8217;è, ma in compenso la tensione in Siria e non solo appare ugualmente molto alta. Dopo la conferma da parte di Erdogan di voler creare una zona di sicurezza nel nord della Siria, a scapito dei territori controllati dalle forze filo curde delle Sdf, nella serata di lunedì arrivano i primi &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/erdogan-vuole-una-zona-a-maggioranza-sunnita-nel-nord-della-siria.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="850" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/convoglio-turco-in-Siria-La-Presse-e1570552688610.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Turchia in Siria" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/convoglio-turco-in-Siria-La-Presse-e1570552688610.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/convoglio-turco-in-Siria-La-Presse-e1570552688610-300x133.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/convoglio-turco-in-Siria-La-Presse-e1570552688610-768x340.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/convoglio-turco-in-Siria-La-Presse-e1570552688610-1024x453.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Per adesso l&#8217;attacco non c&#8217;è, ma in compenso la tensione in <strong>Siria</strong> e non solo appare ugualmente molto alta. Dopo la conferma da parte di Erdogan<a href="https://it.insideover.com/guerra/operazione-turchia-siria.html"> di voler creare una zona di sicurezza nel nord della Siria</a>, a scapito dei territori controllati dalle forze filo curde delle <a href="https://it.insideover.com/guerra/cosa-sono-le-forze-forze-democratiche-siriane-sdf.html">Sdf</a>, nella serata di lunedì arrivano i primi raid lungo il confine ma per il momento queste sono le uniche vere azioni effettuate dai turchi. Prima di far parlare eventualmente le armi, Erdogan vuole evidentemente valutare la difficilmente comprensibile posizione degli Usa.</p>
<h2>Il progetto di Ankara</h2>
<p>Quando nel 2016 avviene la vera svolta nel conflitto in Siria, <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-bashar-al-assad.html">Bashar Al Assad</a> mette in conto di perdere una parte del territorio settentrionale. Sono le settimane quelle che seguono il fallito golpe in Turchia, Erdogan si sente tradito da un occidente che, a senso suo, non lo difende abbastanza e dunque decide di virare verso la <strong>Russia</strong>. Iniziano gli incontri di Astana, vengono imbastiti tavoli diplomatici dove viene creata un&#8217;inedita convergenza tra Mosca, Ankara e Teheran. Erdogan rinuncia, anche se non ufficialmente, al progetto di destituzione del presidente siriano, ma teme due elementi in particolare: una nuova emergenza migratoria e, soprattutto, il rafforzamento dei curdi lungo il confine con la Turchia. Questi ultimi infatti avanzano contro l&#8217;<a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/cos-e-l-isis-genesi-della-rete-del-terrore.html">Isis</a> e guadagnano terreno: secondo Erdogan, si tratta di milizie legate al <strong>Pkk</strong>, il partito curdo di Turchia considerato come un&#8217;organizzazione terroristica.</p>
<p>Dal Cremlino, e quindi giocoforza anche da Damasco, arriva un tacito via libera ai progetti che il presidente turco ha in mente per neutralizzare quelle che per lui sono minacce nazionali. Si tratta, in particolar modo, di una vera e propria annessione di parte del territorio siriano. Truppe turche entrano ad <strong>Al Bab</strong>, a nord di Aleppo, alla fine del 2016, mentre nel gennaio 2018 prende il via la missione cosiddetta &#8220;<em>Ramoscello d&#8217;Ulivo</em>&#8220;, con la quale i suoi soldati assieme a milizie considerate filo turche (non esenti da simpatie jihadiste) entrano ad <strong>Afrin</strong> e conquistano un cantone a maggioranza curda situato nella provincia di Aleppo. È il prezzo che Assad paga in cambio della collaborazione di Ankara nelle trattative che portano sigle dell&#8217;opposizione e milizie jihadiste fuori dalla <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/la-battaglia-per-la-conquista-della-ghouta.html">regione di Damasco</a> e dalla <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/la-battaglia-per-la-provincia-di-daraa.html">provincia di Daraa</a>.</p>
<p>Erdogan controlla quindi, direttamente od indirettamente, una fascia di territorio siriano che va da Afrin fino a Manbji. In alcune di queste province, le scuole sono già gestite da personale turco, l&#8217;università di <strong>Gaziantep</strong> è in procinto di aprire alcune facoltà, un&#8217;annessione in piena regola <em>de facto</em> già accettata dai principali attori impegnati in Siria. Questo gli consente di avere una zona cuscinetto in grado di allontanare possibili contatti tra curdi siriani e Pkk, oltre che ad ospitare un gran numero di migranti siriani attualmente in Turchia. Per completare il suo progetto, illustrato pochi giorni fa con tanto di cartina geografica in mano, gli serve il nord della regione che i curdi identificano con il nome di <strong>Rojava</strong>. Come sottolinea Giordano Stabile su<em> La Stampa</em>, possibile che Erdogan pensi ad una sorta di &#8220;Cipro del nord&#8221; poco oltre il confine siriano. Con la scusa di dover alleggerire il peso migratorio dovuto ai tre milioni di siriani che vivono ancora in Turchia, il presidente potrebbe qui impiantare villaggi e paesi con cittadini siriani sunniti. In questo modo, i curdi diventerebbero minoranza e si sposterebbero più a sud ed Erdogan, dal canto suo, sistema i profughi che ha ancora in casa ed annette un&#8217;altra zona della Siria.</p>
<h2>Ma negli Usa non sono d&#8217;accordo</h2>
<p>L&#8217;operazione del presidente turco però, come detto, ancora non è scattata. L&#8217;arrivo o meno dell&#8217;ora X dipende solo dalla comprensione delle vere intenzioni degli Usa. Questo perché, per prendere il Rojava, Erdogan deve fare i conti con Washington: qui sono stanziati diversi soldati americani, ma soprattutto qui contro l&#8217;Isis negli anni passati avanzano i curdi appoggiati dagli Stati Uniti. Si è dunque in quella parte della Siria ad est dell&#8217;Eufrate che, tramite un altro tacito accordo (questa volta con la Russia) viene considerata di influenza americana. Erdogan dunque non può non fare a meno del via libera di <strong>Donald Trump</strong>.</p>
<p>Un disco verde che sembra accendersi già lunedì, visto che i segnali che arrivano dalla Casa Bianca sembrano favorevoli e da Ankara contestualmente arriva l&#8217;ordine di ammassare mezzi e truppe lungo il confine. Ma dopo poche ore,<a href="http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2019/10/08/turchia-a-trump-non-cediamo-a-minacce_9f2c2105-2363-4523-af6b-f0892733e2d9.html"> i messaggi su Twitter di Trump</a> sono di ben altro tenore: arrivano le minacce, si fa presente che non c&#8217;è alcun via libera all&#8217;operazione turca, il cui nome in codice dovrebbe essere quello di &#8220;<em>Sorgente di Pace</em>&#8220;. Poca chiarezza dunque, sia delle intenzioni di Trump che di quelle di Erdogan. Quest&#8217;ultimo, in particolare, deciderà di attaccare anche se l&#8217;avallo degli Usa?</p>
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		<title>L&#8217;Isis non ha più il suo califfato,  ma potrebbe ancora colpire gli Usa</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/l-isis-non-ha-piu-il-suo-califfato-ma-in-siria-potrebbe-ancora-colpire-gli-usa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Jan 2019 07:57:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[forze-democratiche-siriane]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Rojava]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1365" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_9013902.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_9013902.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_9013902-300x213.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_9013902-768x546.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_9013902-1024x728.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;Isis cambia pelle ma rimane pericoloso. È un dato che risulta riscontrabile già da diversi mesi: dall&#8217;estate del 2017 il califfato non ha più un territorio che può essere considerato come entità statale, grazie all&#8217;avanzata dell&#8217;esercito siriano nel cuore della parte centrale del Paese. Poi in Iraq si è completata la riconquista con la presa di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/l-isis-non-ha-piu-il-suo-califfato-ma-in-siria-potrebbe-ancora-colpire-gli-usa.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1365" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_9013902.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_9013902.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_9013902-300x213.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_9013902-768x546.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_9013902-1024x728.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>L&#8217;<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/cos-e-l-isis-genesi-della-rete-del-terrore/">Isis</a> cambia pelle ma rimane pericoloso. È un dato che risulta riscontrabile già da diversi mesi: dall&#8217;estate del 2017 il califfato non ha più un territorio che può essere considerato come entità statale, grazie all&#8217;avanzata dell&#8217;esercito siriano nel cuore della parte centrale del Paese. Poi in Iraq si è completata la riconquista con la presa di Mosul, mentre i filo curdi dell&#8217;Sdf prendono Raqqa nell&#8217;ottobre 2017. <strong>Da lì in poi l&#8217;Isis controlla solo piccole sacche</strong>, peraltro oggi molto vicine ad essere attaccate e circondate dall&#8217;esercito siriano. E così il califfato torna ad essere quello che era già all&#8217;origine: un gruppo terrorista capace non di controllare un territorio, ma di destabilizzare un Paese con gli attentati. Un&#8217;organizzazione che, nonostante la sconfitta militare, rimane radicata nei territori e può colpire come <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/siria-attivisti-2-americani-tra-14-morti-attentato-manbij-dced083b-ed92-4750-b460-b1b7092cd50f.html">nel caso di Manbij di pochi giorni fa</a>. </p>
<p>Pronta un&#8217;offensiva contro obiettivi Usa in Siria?</p>
<p>Certo è che il tempismo, tra l&#8217;attentato di Manbij e <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/stati-uniti-ritiro-trump-medio-oriente/">l&#8217;annuncio di Trump di ritirare le proprie truppe dalla Siria</a>, non passa inosservato. Questo perchè nell&#8217;attacco rivendicato dall&#8217;Isis, muoiono anche soldati statunitensi. Ben quattro delle oltre venti vittime sono americane. &#8220;Ora l&#8217;Isis ha la possibilità di dimostrare che è ancora presente e ha l&#8217;opportunità di umiliare gli americani mentre si ritirano&#8221;, commenta al Washington Post <strong>Charles Lister</strong> del Middle East Institute. Il perchè è presto detto:<strong> in ballo c&#8217;è la vittoria nella propaganda</strong>. Se i miliziani jihadisti attaccano adesso gli Usa in Siria, proprio durante il ritiro dei soldati, allora potrebbero rivendicare la propria vittoria. In particolare, potrebbero far passare il messaggio tramite i propri mezzi di comunicazione che gli Usa si ritirano grazie alla loro azione terroristica. Oppure ancora che, di fatto, l&#8217;Isis si mostra in vita mentre i soldati americani prendono la via del ritorno.</p>
<p>Secondo diversi rapporti dell&#8217;antiterrorismo, l&#8217;Isis nelle zone ora controllate dai filo curdi sarebbe molto attivo. Del resto questa è una zona dove domina per almeno tre anni dal 2014 al 2017 e dove quindi, dopo la fine del califfato, riesce comunque a mantenere un proprio radicamento territoriale. L&#8217;attentato di Manbji dunque, potrebbe essere soltanto il primo di una serie dove il califfato vorrebbe far sentire ancora la propria presenza in Siria. </p>
<p>L&#8217;ultima offensiva dei filo curdi</p>
<p>Intanto a livello di controllo territoriale, l&#8217;Isis è realmente pronto a capitolare. Le ultime sacche di resistenza jihadista ad est dell&#8217;Eufrate, sarebbero in procinto di essere espugnate dai miliziani filo curdi delle  <a href="http://www.occhidellaguerra.it/cosa-sono-le-milizie-ypg/">Sdf</a>. In tal senso, il lavoro degli americani che dal 2015 appoggiano militarmente i curdi, potrebbe davvero essere al capolinea. Oramai non c&#8217;è più alcun territorio da strappare ad un califfato crollato sia sul fronte siriano che iracheno. L&#8217;Isis è sì da temere ma, come detto prima, in ottica meramente terroristica mentre le truppe Usa vanno via. </p>

<p><a href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/conflitti-non-dimenticare/" rel="attachment wp-att-62233"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-62233" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2018/11/strip_occhi_articolo_siria.jpg" alt="strip_occhi_articolo_siria" /></a></p>
<p>Intanto qualcosa si muove anche nel<strong> deserto</strong> ad ovest dell&#8217;Eufrate. Qui l&#8217;esercito siriano è pronto a sferrare gli ultimi colpi agli ultimi gruppi dell&#8217;Isis presenti e nascosti tra le dune e le rocce di questo vasto territorio. L&#8217;obiettivo è rendere sicura tutta la zona che da Palmyra va verso la provincia di Deir Ezzor ed il confine iracheno. Da Damasco c&#8217;è chi azzarda in una possibile collaborazione con l&#8217;esercito iracheno, visto che in ballo c&#8217;è un obiettivo comune tra i due Paesi: la riapertura delle frontiere ed il ripristino dei collegamenti terrestri tra Damasco e Baghdad. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/l-isis-non-ha-piu-il-suo-califfato-ma-in-siria-potrebbe-ancora-colpire-gli-usa.html">L&#8217;Isis non ha più il suo califfato,  ma potrebbe ancora colpire gli Usa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Cosa sono le milizie Ypg e qual è il loro ruolo in Siria</title>
		<link>https://it.insideover.com/schede/guerra/cosa-sono-le-milizie-ypg.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Oct 2018 06:20:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Curdi]]></category>
		<category><![CDATA[Rojava]]></category>
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		<category><![CDATA[ypj]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1400" height="933" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_5648724.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_5648724.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_5648724-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_5648724-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_5648724-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>Con Ypg si indica l&#8217;anagramma di Yekîneyên Parastina Gel, che in lingua curda vuol dire &#8220;Unità di autodifesa popolare&#8221;. Le milizie Ypg nascono nel 2004, ma soltanto nel 2012 vengono organizzate come vero e proprio esercito dei curdi siriani. Proprio dal luglio del 2012 le forze Ypg appaiono tra gli attori protagonisti della guerra civile &#8230; <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/cosa-sono-le-milizie-ypg.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/cosa-sono-le-milizie-ypg.html">Cosa sono le milizie Ypg e qual è il loro ruolo in Siria</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1400" height="933" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_5648724.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_5648724.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_5648724-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_5648724-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_5648724-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p><p>Con Ypg si indica l&#8217;anagramma di <strong>Yekîneyên Parastina Gel</strong>, che in lingua curda vuol dire &#8220;Unità di autodifesa popolare&#8221;. Le milizie Ypg nascono nel 2004, ma soltanto nel 2012 vengono organizzate come vero e proprio esercito dei curdi siriani. Proprio dal luglio del 2012 le forze Ypg appaiono tra gli attori protagonisti della <a href="http://www.occhidellaguerra.it/le-tappe-salienti-della-guerra-siria/" target="_blank" rel="noopener">guerra civile siriana</a> iniziata pochi mesi prima. Attualmente controllano gran parte della regione del cosiddetto <strong>Rojava</strong>, ossia la regione del Kurdistan siriano.</p>
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		<title>Qual è il ruolo dei curdi nella guerra in Siria</title>
		<link>https://it.insideover.com/schede/guerra/il-ruolo-dei-curdi-siriani-nella-guerra.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Oct 2018 11:00:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Curdi]]></category>
		<category><![CDATA[Rojava]]></category>
		<category><![CDATA[ypg]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1244" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_7791551-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_7791551-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_7791551-1-300x194.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_7791551-1-768x498.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_7791551-1-1024x664.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>I curdi in Siria costituiscono una comunità minoritaria che risiede soprattutto nelle zone settentrionali del Paese. Il &#8220;Kurdistan storico&#8221; &#8211; quello cioè che comprende le regioni abitate da questa popolazione in Medio Oriente &#8211; si estende infatti per alcuni tratti anche in Siria. Le sue dimensioni, però, all&#8217;interno del contesto siriano, sono di gran lunga &#8230; <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/il-ruolo-dei-curdi-siriani-nella-guerra.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1244" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_7791551-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_7791551-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_7791551-1-300x194.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_7791551-1-768x498.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_7791551-1-1024x664.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>I <strong>curdi</strong> in <strong>Siria</strong> costituiscono una comunità minoritaria che risiede soprattutto nelle zone settentrionali del Paese. Il &#8220;Kurdistan storico&#8221; &#8211; quello cioè che comprende le regioni abitate da questa popolazione in Medio Oriente &#8211; si estende infatti per alcuni tratti anche in Siria. Le sue dimensioni, però, all&#8217;interno del contesto siriano, sono di gran lunga inferiori per estensione e popolazione rispetto al Kurdistan turco ed iracheno.</p>
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		<title>Pattugliamenti congiunti Usa-Turchia  Ma quanto può durare l&#8217;accordo?</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/stati-uniti-e-turchia-si-prendono-il-nord-della-siria-iniziano-i-pattugliamenti-congiunti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Aug 2018 15:15:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Curdi]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Rojava]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1400" height="868" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_7830946.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_7830946.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_7830946-300x186.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_7830946-768x476.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_7830946-1024x635.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>Difficilmente le alleanze sui campi di battaglia rispecchiano concrete simpatie tra gli attori internazionali che spesso, infatti, tendono a intrattenere relazioni paragonabili a quella che si potrebbe definire un&#8217;amicizia forzata. È questo il caso di Stati Uniti e Turchia, i cui leader si trovano ora ad affrontare un braccio di ferro sulla questione relativa alla &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/stati-uniti-e-turchia-si-prendono-il-nord-della-siria-iniziano-i-pattugliamenti-congiunti.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1400" height="868" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_7830946.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_7830946.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_7830946-300x186.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_7830946-768x476.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/LP_7830946-1024x635.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p><p>Difficilmente le alleanze sui campi di battaglia rispecchiano concrete simpatie tra gli attori internazionali che spesso, infatti, tendono a intrattenere relazioni paragonabili a quella che si potrebbe definire un&#8217;amicizia forzata. È questo il caso di <strong>Stati Uniti</strong> e <strong>Turchia</strong>, i cui leader si trovano ora ad affrontare un braccio di ferro sulla questione relativa alla detenzione del pastore Andrew Brunson &#8211; specchietto per le allodole &#8211;  che non rispecchia la loro vicinanza in un terreno cruciale come quello del palcoscenico siriano. </p>
<p>Braccio di ferro che &#8211; dopo le sanzioni americane a danno della Turchia e il conseguente <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/cosa-sta-accadendo-in-questi-giorni-in-turchia/" target="_blank">crollo della lira turca</a> &#8211; ha portato <strong>Recep Tayyip Erdogan</strong>, il 20 agosto, a invocare l&#8217;intervento della <strong>World Trade Organization</strong>, come si può leggere nel dettaglio sul sito della <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.wto.org/english/news_e/news18_e/dsrfc564_20aug18_e.htm" target="_blank">Wto</a>.</p>

<p>Mentre prosegue il testa a testa tra il presidente statunitense <strong>Donald Trump</strong> e quello turco Erdogan che stanno portando le relazioni tra i due Paesi ai minimi storici, sembra che si sia trovata una soluzione per sciogliere uno dei nodi più spinosi del rapporto turco-americano nel caotico contesto del conflitto siriano, ovvero la posizione della Casa Bianca nei confronti dei<strong> curdi</strong>.</p>
<p>A maggio 2017 raccontavamo su <em><strong><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/gli-usa-riforniscono-le-milizie-ypg/" target="_blank">Gli Occhi della Guerra</a> </strong></em>della scelta dell&#8217;amministrazione Trump di rifornire di armi pesanti le milizie curde con l&#8217;obiettivo di velocizzare le operazioni per la <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/raqqa-stata-liberata-dallisis/" target="_blank">liberazione di Raqqa</a>, motivo che ha spinto gli Stati Uniti a rifornire le milizie curde Ypg anche con mortai da 120mm e veicoli corazzati leggeri. Erdogan ha tentato di evitare in ogni modo che i curdi conquistassero quella che veniva considerata la capitale dello <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/cos-e-l-isis-genesi-della-rete-del-terrore/" target="_blank">Stato islamico in Siria</a>, ma la volontà di Washington sembrava chiara: <strong>Raqqa</strong> doveva essere liberata dai curdi che poi ne avrebbero dovuto prendere il controllo così da consolidare definitivamente la loro presenza e autorità nel <strong>Rojava</strong>, di cui gli americani avevano intenzione di servirsi.</p>

<p>Erdogan però non poteva accettare che i curdi consolidassero la loro autorità al confine meridionale della Turchia con la Siria e così il 20 gennaio ha lanciato l’operazione &#8220;<strong>Ramoscello d&#8217;olivo</strong>&#8221; contro l&#8217;Unità di protezione del popolo. Il <strong><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/afrin-caduta/" target="_blank">18 marzo</a></strong> le forze turche insieme ai gruppi ribelli hanno preso il controllo di Afrin <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/afrin-sostituzione-etnica-curdi/" target="_blank">massacrando 1500 curdi</a> e mettendo a ferro e fuoco la città. Il 24 marzo, invece, arriva la notizia del ritiro delle milizie del <strong>Pkk</strong>  dalla città di Sinjar, in Iraq, e dalle zone limitrofe per scongiurare un intervento militare turco nell&#8217;area. Mercoledì 27 marzo attraverso il segretario alla Difesa degli Stati Uniti <a style="color: #0000ff" href="http://www.rudaw.net/english/middleeast/syria/03022018" target="_blank">James Mattis</a> &#8211; durante una conferenza stampa tenuta al Pentagono &#8211; Washington ha sollevato ogni dubbio rispetto alla sua posizione nei confronti delle azioni di Erdogan: &#8220;Gli Usa sono al fianco della Turchia contro le milizie curde del Pkk dovunque ci sia una chiara minaccia per Ankara&#8221;. Al momento gli avamposti di maggiore interesse per la Turchia sono l&#8217;area del <strong>Sinjar, </strong>in Iraq, e <strong><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/turchia-curdi-manbij/" target="_blank">Manbij</a></strong>, in Siria, a 30 chilometri a nord di Aleppo e dove al momento si trovano anche le truppe statunitensi che Ankara chiedeva di ritirare così da poter proseguire indisturbata la sua avanzata.</p>
<p>Il segretario di Stato americano <strong>Mike Pompeo</strong> e il ministro degli esteri turco <strong>Mevlut Cavusoglu</strong> hanno trovato una soluzione che, per ora, ha interrotto le richieste di Ankara nei confronti di Washington di ritirare le proprie truppe nella Siria settentrionale.</p>

<p>La soluzione trovata dai due esponenti delle potenze impegnate nel conflitto siriano dovrebbe portare nei prossimi mesi all&#8217;instaurazione di un&#8217;<strong>amministrazione militare</strong> nel nord della Siria mentre, per ora, le truppe dei due Paesi hanno già avviato <a href="https://sputniknews.com/middleeast/201807281066753983-pentagon-turkey-patrol-syria/" target="_blank">pattugliamenti congiunti</a> per assicurarsi il controllo del territorio in vista della fine della guerra.</p>
<p>L&#8217;addestramento dei reparti turchi e statunitensi che saranno dispiegati a Manbij, ha dichiarato Mattis, &#8220;si svolgerà in Turchia&#8221;.  Il piano concordato da Pompeo e Cavusoglu potrebbe risolvere uno degli elementi che più ha creato attrito tra Stati Uniti e Turchia in questi ultimi anni, ma la situazione tra i due Paesi alleati nella Nato dal 1952 rimane più tesa che mai. Per ora ad Ankara e a Washington conviene stringere la loro alleanza all&#8217;interno dei confini siriani facendo buon viso a cattivo gioco: ma chissà quanto durerà.</p>
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		<title>Assad tenta di frenare i curdi</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/assad-tenta-di-frenare-lespansionismo-curdo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Apr 2017 09:17:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Kurdistan]]></category>
		<category><![CDATA[Raqqa]]></category>
		<category><![CDATA[Rojava]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="620" height="387" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/1459340415-assad-3127127b.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/1459340415-assad-3127127b.jpg 620w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/1459340415-assad-3127127b-300x187.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px" /></p>
<p>Bashar al-Assad è tornato a esprimersi sulla questione della minoranza curda e sul consolidamento della loro autorità nel Rojava, nella Siria settentrionale. I curdi-siriani, dopo aver sconfitto le milizie dello Stato Islamico, hanno stabilito la loro influenza sul territorio dichiarando la formazione di tre zone autonome: i Cantoni di Jazeera, Kobane e Afrin. Allo stesso &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/assad-tenta-di-frenare-lespansionismo-curdo.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="620" height="387" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/1459340415-assad-3127127b.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/1459340415-assad-3127127b.jpg 620w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/1459340415-assad-3127127b-300x187.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px" /></p><p>Bashar al-Assad è tornato a esprimersi sulla <strong>questione della minoranza curda</strong> e sul consolidamento della loro autorità nel Rojava, nella Siria settentrionale. I curdi-siriani, dopo aver sconfitto le milizie dello Stato Islamico, hanno stabilito la loro influenza sul territorio dichiarando la formazione di tre zone autonome: i Cantoni di Jazeera, Kobane e Afrin. Allo stesso tempo hanno istituito un governo curdo con il compito di amministrare il Kurdistan siriano. Infine il 17 marzo del 2016 hanno dichiarato ufficialmente il Kurdistan, regione federale autonoma all’interno della Siria.<img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-23739" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2017/04/strip_reporter_day.jpg" alt="strip_reporter_day" />In questi giorni, come rivela <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.limesonline.com/i-curdi-pronti-ad-amministrare-raqqa-dopo-lo-stato-islamico/98256" target="_blank">Limes</a> , <strong>la coalizione di forze curdo-siriane</strong> sostenute da Russia e Stati Uniti si sta avvicinando a Raqqa, la roccaforte dei miliziani di Al-Baghdadi. I curdi vorrebbero liberare la città e stabilire quanto prima possibile <strong>la loro autorità</strong> sul territorio. La porzione del suolo siriano in mano ai curdi oggi si estende da est a ovest lungo tutto il confine della Siria con la Turchia, ormai quasi senza interruzioni.Conquistare Raqqa per i curdi vorrebbe dire prendere il controllo di un avamposto che creerebbe continuità geografica tra i loro domini. Raqqa è di centrale importanza proprio per la sua<strong> posizione centrale sulla cartina geografica</strong>. In questo contesto, il 4 aprile il legittimo presidente siriano Bashar al-Assad ha rilasciato un’intervista a <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://sputniknews.com/interviews/201604041037486538-assad-sputnik-interview/" target="_blank">Sputnik</a> , dove con le sue parole tenta di frenare l’euforia internazionale che circonda il progetto di un’entità curda autonoma – ma soprattutto ufficiale e riconosciuta internazionalmente &#8211; all’interno dei confini siriani. Assad non si è però espresso chiaramente nei confronti della volontà dei curdi di far diventare la Siria uno stato federale che, come scrive <a href="http://www.terrasanta.net/tsx/showPage.jsp?wi_number=9959" target="_blank">Fulvio Scaglione</a> , rientrebbe nel progetto di <strong>spartizione della Siria in tre aree di influenza</strong>, una in mano agli sciiti, una ai sunniti e una in mano ai curdi, progetto che gli Stati Uniti sperano fortemente di vedere realizzarsi. Da una parte ha detto che “fino a che non sarà pronta la nuova Costituzione, non c’è motivo che i curdi discutano di cosa fare della Siria.” Ha continuato dicendo che secondo la sua opinione la Siria è un paese troppo piccolo perché sia concretamente possibile l’istituzione di uno stato federale; inoltre, ha poi concluso, la Siria storicamente non ha un passato che lasci immaginare la sua divisione come un programma effettivamente attuabile.Dall’altra parte, però, Assad è stato costretto ad ammettere che, al di là della federalizzazione della Siria o meno, bisognerà trattare la questione della Regione curda “in modo completamente differente” rispetto al passato per adeguarsi, tutti, ai cambiamenti radicali che hanno sconvolto l’intero paese. In altre parole sa che i curdi, sostenuti sia dagli Stati Uniti che dai Russi, <strong>riusciranno a mantenere la loro posizione sul territorio siriano</strong>, anche e anzi forse soprattutto quando saranno deposte definitivamente le armi in Siria. Con ogni probabilità cerca allo stesso tempo di mandare dei segnali a Vladimir Putin, suo alleato ma che sembra sempre più disinteressato del futuro di al-Assad e più preoccupato a tirare le somme finali del conflitto che va avanti dal 2011 e in cui la Russia ha giocato un ruolo da protagonista.Tornando alla Costituzione siriana,<strong> la nuova bozza dovrebbe essere pronta per agosto</strong>, sempre secondo quanto dichiarato da Assad durante l’intervista. Altro punto, che può sembrare irrilevante ma che non lo è, è la possibilità di rimuovere la parola “araba” dalla dicitura “Repubblica araba siriana”, cambiando il nome in “Repubblica siriana”. Nella bozza di Costituzione preparata dalla delegazione russa e presentata ai colloqui di Astana del 23-24 gennaio infatti, la parola “araba” non figurava più nel documento mostrato in quell’occasione dai rappresentanti di Mosca. <strong>Tra i primi sostenitori</strong> del &#8220;nuovo nome” che dovrebbe avere la Siria, ci sarebbero proprio i curdi.</p>
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		<title>Siria, gli Usa sono tra due fuochi</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/siria-gli-usa-sono-tra-due-fuochi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Sep 2016 11:18:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/09/LAPRESSE_20160823172300_20438327.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/09/LAPRESSE_20160823172300_20438327.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/09/LAPRESSE_20160823172300_20438327-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/09/LAPRESSE_20160823172300_20438327-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/09/LAPRESSE_20160823172300_20438327-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Non si intravede ancora nessuna possibilità di fermare gli attacchi di Ankara sui curdi impegnati nella lotta all’Isis nel nord della Siria. Nonostante Washington, nei giorni scorsi, ci avesse provato, ad assumere il ruolo di mediatore della crisi, Ankara si è mostrata da subito irremovibile e decisa ad andare avanti, fino a che i curdi &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/siria-gli-usa-sono-tra-due-fuochi.html">[...]</a></p>
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Nonostante Washington, nei giorni scorsi, ci avesse provato, ad assumere il ruolo di mediatore della crisi, Ankara si è mostrata da subito irremovibile e decisa ad andare avanti, fino a che i curdi non avranno soddisfatto la richiesta turca di lasciare completamente Manbij, strappata dai combattenti delle Forze democratiche siriane (Fsd) all’Isis durante l’estate, e di ritirarsi ad Est dell’<strong>Eufrate</strong>. Gli Stati Uniti, più che mediare con successo un cessate il fuoco tra i due nemici storici, rischiano quindi di trovarsi in mezzo al fuoco incrociato dei due alleati contrapposti.<a href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/cristiani-sotto-tiro/" target="_blank"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-15482" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2016/09/nuova-strip.jpg" alt="nuova strip" /></a>La Turchia ha fatto sapere a più riprese, infatti, che non accetterà alcuna tregua con i curdi siriani del Partito dell’Unione Democratica (Pyd) e delle Unità di protezione del Popolo (Ypg), considerati da Ankara alleati dei curdi turchi del Pkk, e, di conseguenza, terroristi al pari dell’Isis. Lungi dall’accogliere la richiesta statunitense per una <strong>tregua</strong>, definita “inaccettabile” da parte turca, Ankara ha inviato nuovi carri armati, che giovedì hanno varcato il confine siriano per posizionarsi nelle zone interessate dall’operazione Scudo dell’Eufrate.Gli Stati Uniti, quindi, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.wsj.com/articles/syrias-kurds-have-carved-out-a-statelet-adding-new-snags-to-a-complex-region-1472661321">come ha evidenziato la stampa americana</a>, devono ora fare ora i conti con le ambizioni regionali dei due alleati. La lotta all’Isis, infatti, si affianca sempre più agli interessi nazionali, sia da parte dei curdi, che sognano di stabilire la <strong>Rojava</strong>, il Kurdistan siriano indipendente, sui territori strappati al Califfato in Siria, sia da parte turca, che con la scusa di combattere i jihadisti a Jarablus, cerca invece di infrangere il sogno indipendentista curdo, che per Ankara rappresenta l&#8217;incubo peggiore, e creare una zona cuscinetto al confine tra Siria e Turchia per rafforzare la propria influenza in Siria e su tutta l’area mediorientale.<a href="http://www.occhidellaguerra.it/non-ce-tregua-tra-turchia-e-curdi/" target="_blank">Per approfondire: Non c&#8217;è tregua tra Turchia e curdi</a>Un intervento turco in Siria per contenere i <strong>curdi</strong>, del resto era nell’aria, con riferimento ai successi registrati dalle milizie curde contro l’Isis durante l’estate, ottenute con il sostegno dei raid della coalizione internazionale a guida americana. Per questo, alcuni commentatori hanno visto negli scontri avvenuti a metà agosto tra i curdi dell’Ypg e l’esercito siriano ad Hassakeh, la scintilla che ha dato il via all’intervento turco. Un intervento che cambia poco sul piano militare – la Turchia ha sostenuto militarmente i ribelli anti-Assad sin dall’inizio del conflitto – ma che rappresenta piuttosto un interessante cambiamento sul piano politico. Sulla scia della ripresa delle relazioni bilaterali con la Russia e con Israele, e delle polemiche con l’amministrazione Obama sulla mancata estradizione di Fetullah Gulen, ritenuto da Ankara la mente del colpo di Stato militare sventato a luglio, da parte degli Stati Uniti, la Turchia si è sentita “sicura” di poter intervenire per “difendere” i propri interessi geostrategici. È probabile quindi, che l’intervento turco abbia avuto l’avallo di Mosca, Tel Aviv, e, forse, persino di Damasco, che ha, inaspettatamente, protestato “soltanto” con una lettera, inviata alle Nazioni Unite. Evitare che si formi un Kurdistan siriano indipendente e che la Siria venga divisa su base settaria è, infatti, nell’interesse di tutti questi attori.Questo scenario costringe gli Stati Uniti ad affrontare una spinosa mediazione tra i due alleati contrapposti. Da un lato la Turchia, partner fondamentale degli Stati Uniti nella Nato. Dall’altro i curdi, asset fondamentale degli Usa sul terreno per portare avanti la lotta all’Isis. Washington sta cercando di non perdere l’alleato curdo mettendo in campo il proprio impegno per la cessazione delle ostilità, con i ripetuti appelli alla Turchia. Contemporaneamente però, ha chiuso un occhio sull’intervento militare turco e ha chiesto ai curdi di ritirarsi ad Est dell’Eufrate. È difficile, infatti, immaginare che gli Stati Uniti possano schierarsi tout-court a difesa dei propri alleati nella lotta all’Isis. Il supporto della Turchia, <a style="color: #0000ff" href="http://edition.cnn.com/2016/08/31/middleeast/turkey-us-kurds-syria-analysis-walsh/">come evidenzia la <em>Cnn</em></a>, è infatti “indispensabile per la politica americana in Siria”. Dal supporto ai ribelli anti-Assad, all’utilizzo della base aerea di Incirlik per lanciare i raid contro il Califfato, gli Usa hanno bisogno dell’alleato turco.<a href="http://www.occhidellaguerra.it/una-turchia-lontana-fa-gioire-lue/">Per approfondire: Una Turchia lontana fa gioire l&#8217;Ue</a>“È probabile che gli Stati Uniti riescano a raggiungere un accordo per una tregua temporanea, ma il fatto che i curdi si ritirino ad est dell’Eufrate non è determinante, nel lungo termine, per i curdi siriani ed iracheni”, spiega <strong>Anthony H. Cordesman</strong>, direttore del programma di Studi Strategici del <em>Centre for Strategic and International Studies</em> (CSIS) di Washington, ed ex consulente del Dipartimento di Stato americano, intervistato da <em>Gli Occhi della Guerra</em>. “Un cessate il fuoco temporaneo, comunque, non rappresenta una soluzione a nessuno degli aspetti chiave del problema curdo e non aiuta a trovare soluzioni durevoli per le questioni etniche e settarie che i curdi e gli arabi devono affrontare nel ridefinire il proprio territorio, la propria governance e il proprio ruolo nei rispettivi Paesi, né risolve il futuro dei curdi in Turchia”. Per Cordesman, che fu responsabile delle valutazioni di intelligence per il Pentagono durante le guerre in Afghanistan ed in Iraq, “gli Stati Uniti e l’Europa dovrebbero ricordare che qualunque tregua o pace durevole passa dalla concessione ai curdi di qualcosa che si avvicini alla sovranità o al federalismo, sia in Siria, sia in Iraq, e per la ridefinizione del ruolo dei curdi turchi, che altrimenti verrà imposto con la forza”. “Nessuno nella regione”, spiega l’analista, “può concentrarsi sull’Isis ignorando quello che succederà, e in che termini, nel futuro”.Secondo l’analista l’atteggiamento degli Stati Uniti nei confronti dei due alleati contrapposti sarà quello di “fare il possibile per trovare un compromesso tra i turchi e tutte le fazioni curde in Turchia, Siria e Iraq, e per porre fine alle tensioni con il governo di Erdogan”. “Il fatto è che le ostilità non si limitano a quelle tra curdi siriani e Turchia”, continua Cordesman, “ci sono anche quelle tra curdi e arabi, che si mescolano alle tensioni settarie fra sunniti, sciiti, e alawiti, e con la lotta all’Isis, che non può essere condotta ignorando le ambizioni e i timori di ogni fazione coinvolta nel conflitto”. “Erdogan ha le sue ragioni per provare a portare i rapporti con gli Stati Uniti il più possibile a suo vantaggio, ed è per questo che continuerà ad usare la carta del golpe”, spiega Cordesman, “l’obiettivo degli Stati Uniti è di sconfiggere l’Isis e per fare questo non può scegliere un alleato piuttosto che un altro”. “Le leggi statunitensi, inoltre, non consentono di estradare Gulen sulle basi di sospetti o di impedirgli di ricorrere ai tribunali statunitensi: il risultato finale è che ci saranno nuove manovre e nuove tensioni, e gli Usa dovranno cercare di trovare un compromesso accettabile per entrambe le parti, consapevoli che avrà un’influenza limitata”.Secondo l’esperto americano se l’operazione <strong>Scudo dell&#8217;Eufrate</strong> dovesse terminare con la creazione di “una zona controllata dai ribelli arabi e il respingimento dei curdi sulla sponda orientale dell’Eufrate”, le conseguenze dell’intervento turco saranno “limitate”. “Gli Stati Uniti e il mondo dovranno convivere con questo nuovo scenario”, afferma l’analista. Uno scenario che però “non produrrà un risultato durevole con riferimento al quadro più ampio del conflitto che comprende l’intervento russo, quello iraniano, la questione curda e le fratture religiose e settarie, che dovremo affrontare, assieme alla questione della politica turca del dopo-golpe e al trattamento dei curdi in Turchia, senza contare che ciò che, però, è davvero rilevante è che si è verificato un nuovo conflitto etnico, che stabilisce un cattivo precedente per il futuro”.“La tragedia siriana è ormai un incubo dal punto di vista umanitario ed è assolutamente necessario trovare un compromesso tra le forze governative di Assad, i ribelli arabi e i curdi, ma la triste realtà”, conclude l’analista, “è che nessuno sembra veramente disposto ad accettare un compromesso condivisibile dalle altre fazioni, che hanno ognuna i propri obiettivi nel conflitto e sono, inoltre, divise al loro interno”. “Nel conflitto in Siria, che non può essere considerato separatamente da quello in Iraq”, spiega, infine, Cordesman, “nessuno sembra pronto a cedere per sfinimento”. &#8220;Al contrario, la presenza di troppi attori esterni lascia intendere”, conclude l’analista americano, “che il conflitto peggiorerà ancora, prima che possa essere raggiunto un accordo durevole per la soluzione della crisi”.</p>
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