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	<title>Rio de Janeiro Archives - InsideOver</title>
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	<title>Rio de Janeiro Archives - InsideOver</title>
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		<title>Brasile criminale</title>
		<link>https://it.insideover.com/video/brasile-criminale</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Apr 2019 11:16:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Rio de Janeiro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1257" height="630" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Brasile4.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Brasile4.jpg 1257w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Brasile4-300x150.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Brasile4-768x385.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Brasile4-1024x513.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1257px) 100vw, 1257px" /></p>
<p>“Scusi dove pensa di andare a piedi?”. Questa è la domanda che il solerte e gentilissimo portiere del Gloria, storico hotel nella “barra do Flamengo”, Rio de Janeiro, era solito fare a tutti i turisti che, ignari, desideravano sgranchirsi le gambe sul lungomare carioca. Sulle orme di Albert Einstein che al Gloria dormiva ogni volta che veniva a Rio, in quell’hotel 5 stelle - ormai chiuso dal 2010 per il blocco dei lavori di ristrutturazione dovuti al fallimento dell’ex miliardario/proprietario Eike Batista - anche chi scrive vi ha soggiornato nel 2007 e, naturalmente, si è sentito rivolgere la stessa domanda alle dieci del mattino. Subito un attimo di rabbia e il pensiero “ma che vuole questo”, poi la spiegazione civilissima del portiere: “Per la sua sicurezza è meglio che ovunque voglia andare le chiami uno dei nostri taxi, vuole una limousine?” L’episodio, in sé poco rilevante, è in realtà la punta di un iceberg dietro il quale si cela il dramma della violenza, urbana ma non solo, in Brasile sia per chi ci vive ma ancora di più per chi ci viene a passare le vacanze o semplicemente un breve periodo.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1257" height="630" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Brasile4.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Brasile4.jpg 1257w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Brasile4-300x150.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Brasile4-768x385.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Brasile4-1024x513.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1257px) 100vw, 1257px" /></p><p><span>“Scusi dove pensa di andare a piedi?”. Questa è la domanda che il solerte e gentilissimo portiere del Gloria, storico hotel nella “barra do Flamengo”, Rio de Janeiro, era solito fare a tutti i turisti che, ignari, desideravano sgranchirsi le gambe sul lungomare carioca. Sulle orme di Albert Einstein che al Gloria dormiva ogni volta che veniva a Rio, in quell’hotel 5 stelle &#8211; ormai chiuso dal 2010 per il blocco dei lavori di ristrutturazione dovuti al fallimento dell’ex miliardario/proprietario Eike Batista &#8211; anche chi scrive vi ha soggiornato nel 2007 e, naturalmente, si è sentito rivolgere la stessa domanda alle dieci del mattino. Subito un attimo di rabbia e il pensiero “ma che vuole questo”, poi la spiegazione civilissima del portiere: “Per la sua sicurezza è meglio che ovunque voglia andare le chiami uno dei nostri taxi, vuole una limousine?” L’episodio, in sé poco rilevante, è in realtà la punta di un iceberg dietro il quale si cela il dramma della violenza, urbana ma non solo, in Brasile sia per chi ci vive ma ancora di più per chi ci viene a passare le vacanze o semplicemente un breve periodo.</span></p>
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		<item>
		<title>La storia non detta del Carnevale di Rio</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/la-storia-non-detta-del-carnevale-di-rio.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Calogero Migliore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Feb 2019 14:21:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[carnevale]]></category>
		<category><![CDATA[Rio de Janeiro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9341103-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9341103-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9341103-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9341103-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9341103-1-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>&#8220;Brasil chegou a vez de ouvir as Marias, Mahins, Marielles e Malês&#8221; [Brasile, è tempo di ascoltare tutte le Maria, Mahin, Marielle e dei Malê]. Questa è una parte del testo che verrà cantato dala Estação Primeira de Mangueira, una delle più importanti e tradizionali scuole di samba di Rio de Janeiro, durante la parata &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/la-storia-non-detta-del-carnevale-di-rio.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9341103-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9341103-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9341103-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9341103-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9341103-1-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><em>&#8220;Brasil chegou a vez de ouvir as Marias, Mahins, Marielles e Malês&#8221;</em><br />
<em>[Brasile, è tempo di ascoltare tutte le Maria, Mahin, Marielle e dei Malê].</em></p>
<p>Questa è una parte del testo <a href="https://www.youtube.com/watch?time_continue=24&amp;v=JMSBisBYhOE" target="_blank" rel="noopener">che verrà cantato</a> dala Estação Primeira de Mangueira, una delle più importanti e tradizionali scuole di samba di Rio de Janeiro, durante la parata di carnevale di quest&#8217;anno, il 4 marzo.</p>
<p>Il <a href="http://www.ihu.unisinos.br/586070-samba-enredo-da-mangueira-faz-memoria-dos-herois-populares" target="_blank" rel="noopener">testo</a> è un tributo alla lotta per la libertà, intesa sia come affrancamento dalla schiavitù (abolita nel 1888), sia come opposizione alla dittatura militare (1964-1985), sia come l&#8217;odierna lotta contro la violenza e per un Paese migliore, condotta da numerosi e coraggiosi uomini e donne brasiliani. Essa mette in luce la resistenza del popolo nero, soprattutto delle donne di colore come Marielle Franco e Luísa Mahins.</p>
<p>Il carnevale è il più grande evento nel calendario di Rio de Janeiro. Per pochi giorni la popolazione ha l&#8217;opportunità di dimenticare i propri problemi e festeggiare nelle strade della città, indossando costumi e cantando al ritmo della samba delle proprie scuole preferite. Il carnevale è anche una fonte di reddito per migliaia di famiglie, che lavorano tutto l&#8217;anno per costruire le scenografie delle scuole di samba in un industria di vitale importanza per lo stato di Rio de Janeiro. Tuttavia, una società costantemente segnata dalla violenza, che sia delle gang della droga, delle milizie o della polizia del governo, non poteva non cantare anche i propri problemi al Sambodromo Marquês de Sapucaí.</p>
<p>È una festa, ma profondamente radicata nelle problematiche della società di Rio de Janeiro.</p>
<p>Merielle Franco, consigliera e attivista per i diritti umani <a href="https://www.aljazeera.com/indepth/opinion/marielle-franco-silenced-180321114024253.html" target="_blank" rel="noopener">uccisa in un&#8217;imboscata</a> quasi un anno fa a Rio de Janeiro, e sul cui caso che ha commosso il mondo la polizia sta ancora indagando, è diventata un <a href="https://www.cartacapital.com.br/justica/brasil-chegou-a-vez-de-ouvir-as-marias-mahins-marielles-males/" target="_blank" rel="noopener">simbolo di resistenza</a>, e il suo nome all&#8217;internodel Sambodromo quando la scuola Mangueira canterà del suo coraggio (e di quello di altri personaggi storici).</p>
<p>La macchina in cui si trovava fu presa d&#8217;assalto il 14 marzo 2018 da alcuni criminali che le spararono <a href="https://g1.globo.com/rj/rio-de-janeiro/noticia/laudo-revela-que-vereadora-marielle-franco-morreu-com-quatro-tiros-agrupados-na-cabeca.ghtml" target="_blank" rel="noopener">4 colpi</a> alla testa e uccisero anche il suo autista, Anderson Gomes. Si sospetta che nel crimine fossero coinvolti anche membri delle milizie, <a href="https://brazilian.report/society/2018/03/26/armed-militias-rio-de-janeiro/" target="_blank" rel="noopener">gruppi protagonisti di varie attività criminali</a> e composti soprattutto da membri delle forze di sicurezza in servizio o in pensione, che contestano la gestione delle comunità più povere di Rio de Janeiro, e che godono di grande supporto politico – lo stesso Presidente brasiliano, Jair Bolsonaro, è noto per aver <a href="https://blogs.oglobo.globo.com/bernardo-mello-franco/post/em-discursos-bolsonaro-ja-exaltou-milicias-e-grupos-de-exterminio.html" target="_blank" rel="noopener">già espresso dichiarazioni favorevoli</a> nei confronti di questi gruppi in passato.</p>
<p>“Il fatto che Marielle sia il simbolo più celebrato dalla parata della scuola Mangueira può indicare l&#8217;emergere di specifiche agende, come quella femminista e antirazzista, che presagiscono, ma ancora non rappresentano pienamente, l&#8217;espressione di una più vasta presa di posizione politica da parte della popolazione” dice Antônio Spirito Santo, musicista e d esperto di storia della Samba.</p>
<p>Fra i vari personaggi a cui verrà reso onore, c&#8217;è anche Luísa Mahins, una ex schiava di discendenza africana che avrebbe preso parte all&#8217;organizzazione di tutte le rivolte e delle proteste degli schiavi che hanno agitato la provincia di Bahia nei primi decenni del XIX secolo, come la rivolta dei Malê.</p>
<p>La Samba ha una lunga <a href="http://www.scielo.br/pdf/rieb/n70/2316-901X-rieb-70-00044.pdf" target="_blank" rel="noopener">storia di resistenza</a>, tuttavia “non è mai stata radicale, perché la linea dei leader delle scuole è sempre stata conciliatoria. Forse la definizione più appropriata in questo caso sarebbe quella di resilienza” spiega Spirito Santo. Ritmo <a href="https://www.brasildefato.com.br/2016/12/02/100-anos-do-samba-filho-da-dor-e-da-resistencia/" target="_blank" rel="noopener">nato dal popolo nero</a>, con varie influenze provenienti dalla musica e dalle usanze africane (ma anche dai ritmi europei), la samba è la vera anima del carnevale di Rio, e le scuole di samba, strettamente legate alle comunità e ai quartieri poveri, tradizionalmente <a href="https://www.geledes.org.br/musicalidade-negra-como-resistencia/" target="_blank" rel="noopener">cantano storie di esclusione e lotta</a>, di dolore e amore, e quest&#8217;anno non farà eccezione.</p>
<p>Gabriel Borges, dottorando in letteratura con un focus sulla musica brasiliana all&#8217;Università Federale di Rio de Janeiro, afferma che &#8220;da una parte, la natura marginale del genere ha nella schiavitù uno dei suoi fondamenti d&#8217;origine. Non sorprende che la samba urbana si sia inizialmente accostata alla figura del furfante [o del vagabondo], il cui rifiuto di lavorare è dovuto agli strascichi sociali dello sfruttamento della schiavitù. D&#8217;altra parte, il genere rappresenta abbondantemente anche le aspirazioni della popolazione nera di integrarsi nella società [dei bianchi], <a href="https://www.almapreta.com/editorias/realidade/conheca-10-sambas-enredos-historicos-que-exaltam-a-resistencia-negra-no-brasil" target="_blank" rel="noopener">provando a superare questo stato di emarginazione</a>. È significativo che i pionieri del genere nella città di Rio de Janeiro cercassero di stabilire un legame con la classe media urbana e tenessero le porte aperte anche ai bianchi e ai mestizos che lavoravano come funzionari pubblici, giornalisti e intellettuali, ed anche ad altri membri della cosiddetta &#8220;società carioca&#8221;, che abbracciava le novità provenienti dalle classi subalterne”.</p>
<p>Ecco che le scuole di samba, quindi, gli spazi della resistenza nera nelle favelas di Rio de Janeiro – gli artisti della samba furono perseguitati e criminalizzati all&#8217;inizio del secolo scorso, ma con grande fatica riuscirono a trasformare la samba e il carnevale di Rio in veri e propri simboli del Brasile –, ma anche un punto di contatto tra le classi povere e la classe media della città, un modo per mantenere in vita una tradizione dei subalterni mentre la modernità e la crescita della città di Rio si intensificano.</p>
<p>“È molto comune nei i samba enredos [la musica delle scuole di samba], attenersi alla versione ufficiale dei personaggi e dei momenti che vogliono rappresentare, poiché solitamente è lo stato a sponsorizzare le parate. Tuttavia, anche le narrative che cercano di rendere giustizia alla lotta delle classi subalterne, fino a poco tempo fa segnate dall&#8217;emarginazione, specialmente quella della popolazione nera contro l&#8217;oppressione schiavista, hanno un impatto sul genere”, aggiunge Borges.<br />
La scuola Mangueira sfilerà nelle prime ore del 4 marzo al Marquês de Sapucaí, a Rio de Janeiro, comunicando al mondo il messaggio di Marielle, Mahíns e di altri guerrieri della libertà e della giustizia.</p>
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		<title>Olimpiadi di Rio: sanità nel caos</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/politica/rio-de-janeiro-dietro-le-olimpiadi/olimpiadi-di-rio-sanita-nel-caos.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Jul 2016 09:49:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Rio de Janeiro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="960" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/olimpiadi.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/olimpiadi.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/olimpiadi-300x150.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/olimpiadi-768x384.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/olimpiadi-1024x512.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>In un paese che già mostra una divisione profonda nella società tra classi agiate e popolari, con un’enorme disparità di trattamento rispetto soprattutto della sanità, l’evento olimpico finisce per allargare ulteriormente le distanze dei cittadini dai propri diritti fondamentali. E basta un’occhiata ai numeri delle ambulanze a disposizione dei milioni di carioca che non rientrano &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/politica/rio-de-janeiro-dietro-le-olimpiadi/olimpiadi-di-rio-sanita-nel-caos.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="960" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/olimpiadi.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/olimpiadi.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/olimpiadi-300x150.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/olimpiadi-768x384.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/olimpiadi-1024x512.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>In un paese che già mostra una divisione profonda nella società tra classi agiate e popolari, con un’enorme disparità di trattamento rispetto soprattutto della sanità, l’evento olimpico finisce per allargare ulteriormente le distanze dei cittadini dai propri diritti fondamentali. E basta un’occhiata ai numeri delle ambulanze a disposizione dei milioni di carioca che non rientrano nel ‘popolo dei giochi’ e i posti riservati ai turisti negli ospedali, per capire come stiano le cose nella città olimpica di Rio de Janeiro.</p>
<p><strong>I dati sono sconvolgenti</strong>. Nello Stato in default di Rio de Janeiro, considerata la popolazione di 16 milioni di abitanti e il numero di mezzi di soccorso, si conta<strong> un’ambulanza ogni 170persone</strong>. La segreteria di salute (una sorta di ministero per lo Stato, ndr) ne gestisce appena 26 unità. Lo Stato in realtà possiede 46 ambulanze, di queste però, 20 sono ferme perché danneggiate o troppo vecchie. A causa della crisi economica, da febbraio non è stato rinnovato il contratto per la manutenzione. Ciò significa che in caso di guasto, l’ambulanza si ferma.</p>
<p>Oltre alle 26 ambulanze della segreteria ci sono le 40 del servizio gestito dalla Samu, cui si aggiungono le ulteriori 28 ambulanze del corpo militare dei vigili del fuoco. Queste sono gestite dalla segreteria di difesa civile e la manutenzione è già a carico dello stato federale.</p>
<p><strong>Il totale è dunque di 94</strong>. Queste le ambulanze che circolano complessivamente in tutto lo stato di Rio de Janeiro che conta 16milioni di abitanti: una ogni 170mila abitanti, appunto.</p>
<p>Considerati i numeri surreali, in occasione delle Olimpiadi si è corso ai ripari. A pagare è stato ancora una volta lo stato federale che ha speso 42milioni di Real (più di 10 milioni di euro) per acquistare ben 146 ambulanze nuove. I mezzi però non saranno a disposizione della cittadinanza dello Stato e neanche di quelli della sola della capitale Rio, che conta poco meno di 6 milioni di abitanti. Tutti i mezzi infatti saranno a servizio delle Olimpiadi. Ovvero a disposizione degli atleti, delle strutture sportive, di quelle turistiche e degli sponsor. Per tre settimane a Rio de Janeiro ci sarà un’ambulanza ogni 48mila ‘prescelto’, pronta a trasportare i pochi fortunati presso le strutture ospedaliere pubbliche federali.</p>
<p>E anche lì il diritto alla salute dei cittadini comune finisce per assottigliarsi. Sei ospedali federali di Rio de Janeiro (poco migliori rispetto a quelli statali e municipali), saranno riservati posti letti per eventuali ricoveri durante le olimpiadi. Si tratta di 135 posti che non potranno essere occupati da altri pazienti. Quelli che avevano già in programma di essere operati, hanno ricevuto la comunicazione con una nuova data per l’intervento. Dopo le olimpiadi. La decisione di riservare i letti, secondo il ministero della salute, serve per far si che gli ospedali siano pronti a risolvere situazioni di emergenze durante i giochi. Da Brasilia a seguito delle polemiche nate per la diffusione della notizia, è stato specificato però che non si tratta di impossibilità di accedere ai posti letto o totale sospensione degli interventi chirurgici, bensì solo una prelazione in ricezione e in un ritardo negli interventi previsti. Se si arriva in ospedale insomma, in caso ci siano in attesa normali pazienti carioca e pazienti ‘olimpici’, questi avranno la preferenza.</p>
<p>La segreteria municipale di salute dal canto suo ha informato che il piano è stato messo a punto due anni fa e che prevede un coordinamento per la gestione di trasferimenti di pazienti dagli ospedali federali verso quelli statali e municipali in caso di necessità di posti. Una scelta che ha una forte marca di esclusione sociale e che ovviamente ha incassato pesanti critiche.</p>
<p>Questo mentre la sanità a Rio è in crisi da tempo. Ma già prima che la situazione si aggravasse, gli ospedali erano ben al di sotto di uno standard vagamente accettabile. Dallo scorso mese di novembre poi, quando lo Stato annunciò la prima volta di avere le casse vuote, molti ospedali sono stati chiusi, altri municipalizzati. Attualmente si registrano sistematiche carenze di personale, medicinali e denaro per la gestione delle attività ordinarie.</p>
<p>Intervistato dal Jornal do Brasil, Júlio Noronha, medico dell’ospedale federale di Bonsucesso e direttore giuridico del Sindacato dei medici di Rio, ha commentato: “In mezzo al caos si riducono ulteriormente i posti letto a disposizione. Considerato che lo Stato già si trovava di fronte a un grande deficit, la situazione della salute pubblica può soltanto aggravarsi. Il prefetto Eduardo Paes – commenta con amara ironia – dovebbe firmare un decreto che impedisca alle persone di ammalarsi”. Noronha informa poi che i posti letto ‘preferenziali’ sono bloccati dal 12 luglio ma che continuano ad essere per il momento utilizzati. Tutto questo mentre il pronto soccorso dell’ospedale Bonsuccesso lavora già oltre le possibilità e che è impossibile anche solo pensare di riuscire a smaltire la fila di 21mila pazienti fuori dagli ospedali federali che, con la sospensione degli interventi chirurgici, finirà per allungarsi ulteriormente.</p>

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		<title>Il piano dell&#8217;Isis per colpire Rio</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-piano-dellisis-per-colpire-rio.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Jul 2016 19:42:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Rio de Janeiro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1070" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/LAPRESSE_20160721172951_20041926.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/LAPRESSE_20160721172951_20041926.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/LAPRESSE_20160721172951_20041926-300x214.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/LAPRESSE_20160721172951_20041926-768x548.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/LAPRESSE_20160721172951_20041926-1024x730.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>São Paulo &#8211; La polizia federale brasiliana ha arrestato oggi dieci persone, accusate di preparare attacchi terroristici da realizzare durante i Giochi Olimpici di Rio de Janeiro. Si tratta dei primi arresti basati sulla nuova legge antiterrorismo, varata dal Congresso brasiliano nel marzo 2016. In totale sono stati emanati 12 mandati d’arresto temporaneo di 30 &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/il-piano-dellisis-per-colpire-rio.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1070" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/LAPRESSE_20160721172951_20041926.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/LAPRESSE_20160721172951_20041926.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/LAPRESSE_20160721172951_20041926-300x214.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/LAPRESSE_20160721172951_20041926-768x548.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/LAPRESSE_20160721172951_20041926-1024x730.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p><strong>São Paulo &#8211; </strong>La polizia federale brasiliana ha arrestato oggi dieci persone, accusate di preparare <strong>attacchi</strong> <strong>terroristici</strong> da realizzare durante i <strong>Giochi Olimpici di Rio de Janeiro</strong>. Si tratta dei primi arresti basati sulla nuova legge antiterrorismo, varata dal Congresso brasiliano nel marzo 2016. In totale sono stati emanati 12 mandati d’arresto temporaneo di 30 giorni, prorogabili per ulteriori 30. Il tempo necessario per la conclusione delle Olimpiadi, che inizieranno tra quindici giorni. Due sospettati sono in fuga, ma la polizia li avrebbe già individuati.L’operazione, denominata “Operação Hashtag”, si è svolta in dieci stati della federazione (Amazonas, Ceará, Paraíba, Goiás, Minas, Rio, São Paulo, Paraná, Rio Grande do Sul e Mato Grosso), ed è stata portata avanti con obiettivo di appurare la partecipazione di brasiliani in organizzazioni criminali o terroristiche internazionali, come lo <strong>Stato islamico</strong>, in modo da prevenire possibili attentati. Gli arrestati partecipavano ad un gruppo on line chiamato “Difensori della Sharia”. Secondo la polizia federale brasiliana, le intercettazioni telefoniche hanno mostrato come gli arrestati “incitavano alla <strong>intolleranza razziale</strong>, di genere e religiosa, e si preparavano all’uso di <strong>armi</strong> e a <strong>tecniche di guerriglia</strong>”.Secondo il Ministero della Giustizia di Brasilia, le indagini hanno permesso di individuare in tutto il territorio nazionale <strong>un centinaio di simpatizzanti</strong>, apologeti e addirittura “membri battezzati” dallo Stato islamico, ovvero soggetti che hanno giurato fedeltà al califfo <strong>Abu Al-Baghdadi</strong>. Gli arresti sarebbero partiti nel momento in cui i sospettati sono passati da semplici commenti on line su social network ad una preparazione effettiva di attacchi terroristici. Alcuni di loro stavano negoziando l’<strong>acquisto di fucili AK-47</strong> da trafficanti paraguaiani. I servizi di intelligence brasiliani sono riusciti ad intercettare l’ordinativo di armi e così risalire a tutta la cellula e procedere con gli arresti. Secondo il ministro della Giustizia brasiliano, Alexandre Moraes , i sospettati, tutti cittadini brasiliani, comunicavano tra loro via Internet e con le app di messaggistica istantanea <strong>Whatsapp</strong> e <strong>Telegram</strong>. Per ragioni di sicurezza e per “assicurare l’esito dell’operazione ancora in corso”, la polizia brasiliana non ha divulgato i nomi degli arrestati. Il processo, attualmente in corso, è stato secretato dalle autorità giudiziarie.“I sospetti avevano iniziato a fare <strong>addestramento</strong>, praticando <strong>arti marziali</strong> e <strong>maneggiando armi</strong> e <strong>munizioni</strong>” ha dichiarato il ministro della Giustizia brasiliano. Moraes ha sottolineato come il Brasile si prepara a combattere possibili atti di terrorismo durante le Olimpiadi di Rio, che iniziano il prossimo 5 agosto con la cerimonia di apertura allo stadio del Maracanã. Un evento in cui il gigante sudamericano riceverà capi di Stato e di governo di tutto il mondo. Le misure di sicurezza a Rio de Janeiro sono state rafforzate dopo l’attentato di Nizza, soprattutto perché il lungomare di Copacabana, punto turistico principale della città, ha un lungomare molto simile a quello della città francese.Oltre ai dieci arresti, le autorità brasiliane hanno messo sotto indagine un’<strong>organizzazione non governativa</strong> (ONG) attiva in Brasile, che operava ufficialmente in campo umanitario ed educativo, ma che avrebbe organizzato incontri e seminari in tutto il territorio nazionale a difesa dello Stato islamico e per la divulgazione della legge coranica. Il nome della ONG non è stato divulgato dalle autorità.L’<strong>Operazione Hashtag</strong> è la prima di questo genere realizzata sul territorio brasiliano, ed è stata resa possibile dalla collaborazione della polizia federale brasiliana e dei servizi segreti di Brasilia, la ABIN (Agência Brasileira de Inteligência) con i servizi di intelligence internazionali.<strong>Il Brasile ospita la più grande comunità di origine araba delle Americhe</strong>, con oltre venti milioni di discendenti arabi, provenienti principalmente da Libano e Siria. La maggior parte di loro perfettamente integrati nella società brasiliana, soprattutto perché di religione cristiano maronita e quindi più facilmente assimilabile in un Paese a forte maggioranza cattolica. Tuttavia, a partire dalla fine degli anni ’70, è iniziata una migrazione di arabi musulmani dal Medio Oriente, soprattutto sciiti libanesi, che si sono installati in diversi stati brasiliani, ma soprattutto nella regione della Triplice Frontiera, tra Argentina, Paraguai e Brasile. Una zona grigia da dove passa un enorme flusso di contrabbando, incluse armi, munizioni e droga. Da anni i servizi brasiliani e le intelligence di mezzo mondo, americani in primis, monitorano le attività economiche degli arabi in quella regione, principalmente nella città di Foz do Iguaçu, dove diverse persone sono state indagate per riciclaggio di denaro e finanziamento ad Hezbollah.La scorsa settimana il Brasile ha espulso un cittadino franco-algerino, Adlène Hicheur, professore all’Università Federale di Rio de Janeiro, condannato in Francia nel 2009 per legami con il terrorismo internazionale. E il 29 giugno scorso è stato diramato un allerta su tutto il territorio brasiliano per un ex-detenuto di Guantanamo, Jihad Ahmad Deyab, siriano, che sarebbe fuggito dall’Uruguay ed entrato in Brasile, facendo perdere le sue tracce. Deyab era stato portato in Uruguay dalla prigione americana grazie ad un accordo tra i presidenti degli USA, Barack Obama e José Mujica.</p>
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		<title>Rio è nel caos dei narcos</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/rio-e-nel-caos-dei-narcos.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Jul 2016 18:19:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[Rio de Janeiro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/LAPRESSE_20160717134339_19995465.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/LAPRESSE_20160717134339_19995465.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/LAPRESSE_20160717134339_19995465-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/LAPRESSE_20160717134339_19995465-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/LAPRESSE_20160717134339_19995465-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Corpi sul marciapiede, sparatorie, esecuzioni, rapine che finiscono spesso in tragedia. La morte è divenuta una violenta banalità in quella che i brasiliani orgogliosamente chiamano la “Cidade Maravilhosa”. In meno di trenta giorni Rio de Janeiro ospiterà le Olimpiadi. Sarà una festa di suoni, colori e luci. Ma quello che accade quando calano le tenebre, durante la notte, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/rio-e-nel-caos-dei-narcos.html">[...]</a></p>
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In meno di trenta giorni <strong>Rio de Janeiro</strong> ospiterà le <strong>Olimpiadi</strong>. Sarà una festa di suoni, colori e luci. Ma quello che accade quando calano le tenebre, durante la notte, per le strade di Rio non può che essere descritto con una parola: <strong>barbarie</strong>. Banditi e narcotrafficanti prendono possesso delle principali vie di comunicazione e come dicono i <strong>cariocas</strong>, esasperati da questa situazione, “<strong>tocam o terror</strong>”. Fucilate tra fazioni che disputano il territorio a suon di armi calibro .50 e tra banditi e forze di polizia. Queste ultime mal equipaggiate, poco addestrate e con i salari in ritardo a causa della crisi economica, che rispondono con altrettanta brutalità.<a href="http://www.occhidellaguerra.it/il-pugno-duro-della-polizia-brasiliana/" target="_blank">Per approfondire: Nelle favelas è tolleranza zero</a>Il prestigioso settimanale brasiliano ha pubblicato questa settimana uno speciale sulla violenza nella città sede dei Giochi Olimpici, con 16 reporter dispiegati sul campo dietro alle pattuglie della polizia carioca per due giorni. Il bilancio è da guerra civile: <strong>27 morti</strong>, 20 feriti, 19 sparatorie e sette “arrastões”, rapine di massa compiute da banditi armati tra le auto bloccate nel traffico. In media, <strong>una vittima ogni due ore</strong>. E si parla solo quelle registrate ufficialmente. A Rio molti corpi spariscono nel nulla senza lasciare traccia, soprattutto nel caso di regolamenti di conti tra fazioni rivali di <strong>narcos</strong>. Bruciati o lanciati nelle acque dell’oceano.L’epidemia di violenza che ha colpito la città e lo stato di Rio de Janeiro appare evidente nei numeri divulgati dalla polizia locale: solo tra gennaio e maggio 2016 le rapine finite in omicidi, chiamate tecnicamente “<strong>latrocínios</strong>”, sono <strong>aumentate del 37%</strong> rispetto allo stesso periodo del 2015. È stato il caso di <strong>Antônio Oliveira</strong>, 42 anni, pompiere costretto ad un doppio lavoro come taxista di Uber durante la notte a causa dei ritardi nei pagamenti dello stipendio. Gli hanno sparato due colpi di pistola alla testa durante una rapina nella città di <strong>São Gonçalo</strong>, nella Grande Rio de Janeiro. La moglie, incinta di della terza figlia, ha appreso della morte del marito via Facebook.<style>.embed-container{position:relative;padding-bottom:56.25%;height:0;overflow:hidden;max-width:100%}.embed-container iframe,.embed-container object,.embed-container embed{position:absolute;top:0;left:0;width:100%;height:100%}</style><div class="embed-container"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/f0Bg0KDJuFA" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>La violenza è sempre stata un problema cronico di Rio de Janeiro. Ma secondo alcuni analisti l’attuale crisi economica in cui versa il Brasile, e lo stato di Rio in particolare, potrebbe aver incancrenito la questione, scatenando l’ondata di brutalità che sta insanguinando la <strong>Baia di Guanabara</strong>. Lo stato di Rio, fortemente dipendente dalle attività petrolifere del “Pré-Sal” che si svolgono al largo delle sue coste, è in <strong>bancarotta</strong> a causa del crollo del prezzo del petrolio e dello scandalo di mazzette che ha coinvolto la <strong>Petrobras</strong>.<a href="http://www.occhidellaguerra.it/brasile-di-sangue-la-strage-dei-neri/" target="_blank">Per approfondire: La strage dei neri</a>La statale petrolifera brasiliana, la cui sede è a Rio, ha dovuto tagliare pesantemente gli investimenti a causa dei sospetti di superfatturazioni, <strong>licenziando decine di migliaia di funzionari</strong>. La contrazione dell’attività economico e il crollo delle royalties hanno obbligato le autorità cariocas a chiedere aiuto al governo federale, in modo da cercare di portare avanti una parvenza minima di macchina pubblica almeno fino ai Giochi Olimpici, ma non riuscendo più a pagare puntualmente gli stipendi ai propri dipendenti. I tagli sono stati inevitabili, e la sicurezza non è stata risparmiata. “Terribile”, l’ha giudicata il sindaco di Rio, <strong>Eduardo Paes</strong>, rispondendo ad una domanda sulla condizione della sicurezza in città durante un’intervista rilasciata alla <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://edition.cnn.com/2016/07/04/americas/rio-olympics-mayor-police/" target="_blank">Cnn </a></em>la scorsa settimana. Nelle periferie di Rio e nella <strong>Baixada Fluminense</strong>, la cintura di sei municipi che compongono la Grande Rio, il numero dei poliziotti è stato tagliato fino a <strong>un agente ogni 2500 abitanti</strong>. Il minimo consigliato dallo stesso governo brasiliano è uno ogni 250 abitanti. E si tratta della regione attraversata dall’unica strada che va dall’<strong>Aeroporto Tom Jobim</strong> al centro città, la “<strong>Linha Vermelha</strong>”. Percorso obbligato per atleti e turisti, dove ragazzini della favela del <strong>Complexo da Maré</strong> amano farsi foto con i fucili d’assalto puntati verso le auto che sfrecciano, per poi postarle su Instagram.<div class="embed-container"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/jt0UpPGn-fE" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>Ovviamente oggi sono i narcos e le milizie che dettano legge in queste zone. E la truculenza è diventata quotidianità. Non è difficile incontrare capannelli di passanti attorno ad un corpo crivellato di colpi per strada. È stato il caso di Anderson Patrício, 39 anni, ucciso con 11 colpi da due uomini su una moto a <strong>Realengo</strong>, quartiere ad ovest di Rio, durante un caldo pomeriggio di luglio. Quando la polizia è arrivata sul posto ha trovato molti curiosi che guardavano la scena seduti tranquillamente in tavolini del bar di fianco, bevendo una birra ghiacciata, e bambini in ciabatte appollaiati sui marciapiedi di fronte al cadavere, masticando pop-corn. Scene del genere sono diventate così comuni che gli abitanti hanno stabilito una macabra convivenza con la morte. “È vida que segue”, dicono da queste parti, in una città in cui 1202 persone sono state assassinate nel 2015. A <strong>Chicago</strong>, città più violenta degli <strong>Usa</strong> e rivale di Rio per essere sede olimpica nel 2016, lo scorso anno gli omicidi sono stati 470. E la sicurezza non è garantita neanche per i turisti. Gli “assaltos”, le rapine che non finiscono in morte, battono ogni record: una ogni quattro minuti. Ma l’incubo vero per i cariocas e per chi verrà a vedere le Olimpiadi si chiama “arrastão”. Marchio registrato del terrore imposto a Rio.<div class="embed-container"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/pTBH_zfcvz8" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>Banditi che chiudono intere tangenziali all’ora di punta dirottando autobus, mettendoli di traverso e incendiandoli. Le auto imbottigliate diventano così facile preda per ragazzini con armi da guerra. Lo scorso sabato è toccato al <strong>Túnel Rebouças</strong>, la principale arteria tra la zona nord e sud della città. Solo nell’ultimo week end sono stati ben sette gli arrastões registrati. E gli automobilisti, quando percepiscono il pericolo, scendono dalle loro auto e corrono in direzione contraria. O, se possono, fanno inversione di marcia e affrontano la strada contromano. Meglio che affrontare un ragazzino con <strong>AK-47</strong>. E a dimostrazione del pragmatismo brasiliano, è già stata creata un’application per smartphones, “<strong>Fogo Cruzado</strong>”, che segnala le sparatorie e le rapine per la città e l’area metropolitana. Scene da guerre balcaniche in una grande città del Brasile, che ad agosto diverrà la capitale del mondo dello sport.</p>
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		<title>Rio de Janeiro: dietro le olimpiadi</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/economia/rio-de-janeiro-dietro-le-olimpiadi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 May 2016 15:22:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Rio de Janeiro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1246" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/59933173_352330445284571_6807067777367539712_n.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/59933173_352330445284571_6807067777367539712_n.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/59933173_352330445284571_6807067777367539712_n-300x195.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/59933173_352330445284571_6807067777367539712_n-768x498.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/59933173_352330445284571_6807067777367539712_n-1024x665.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Brasile, che le cose non andassero bene era chiaro per tutti da anni. Le casse dello Stato di Rio de Janeiro, alle prese con un buco da 19 miliardi di real, oltre a una serie enorme di debiti contratti negli anni di preparazione alle olimpiadi, erano rimaste vuote. Con l’avvicinarsi delle olimpiadi, la coperta corta, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/economia/rio-de-janeiro-dietro-le-olimpiadi.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1246" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/59933173_352330445284571_6807067777367539712_n.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/59933173_352330445284571_6807067777367539712_n.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/59933173_352330445284571_6807067777367539712_n-300x195.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/59933173_352330445284571_6807067777367539712_n-768x498.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/59933173_352330445284571_6807067777367539712_n-1024x665.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Brasile, che le cose non andassero bene era chiaro per tutti da anni. Le casse dello Stato di Rio de Janeiro, alle prese con un buco da 19 miliardi di real, oltre a una serie enorme di debiti contratti negli anni di preparazione alle olimpiadi, erano rimaste vuote. Con l’avvicinarsi delle olimpiadi, la coperta corta, ha spinto le autorità a ristabilire le priorità.</p>
<p>Sanità al collasso e professori universitari senza stipendio: questa è l&#8217;altra faccia della medaglia, quella che Luigi Spera ha trovato guardando oltre lo sfavillio delle olimpiadi di Rio 2016.</p>
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		<title>Brasile di sangue</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/societa/tolleranza-zero-nelle-favelas.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Apr 2016 15:49:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Favelas]]></category>
		<category><![CDATA[Rio de Janeiro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="3000" height="2238" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/marconegri_15-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/marconegri_15-1.jpg 3000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/marconegri_15-1-300x224.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/marconegri_15-1-768x573.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/marconegri_15-1-1024x764.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 3000px) 100vw, 3000px" /></p>
<p>È l’aprile 2016, Rio ed il Brasile si preparano per le imminenti Olimpiadi ma in vista dell’appuntamento più importante al mondo le città del paese sudamericano rimangono sempre con importanti problemi di natura sociale ed economica. È in questo contesto che si sviluppa il documentario di Luigi Spera, che si addentra nelle favelas di Rio &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/societa/tolleranza-zero-nelle-favelas.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="3000" height="2238" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/marconegri_15-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/marconegri_15-1.jpg 3000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/marconegri_15-1-300x224.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/marconegri_15-1-768x573.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/marconegri_15-1-1024x764.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 3000px) 100vw, 3000px" /></p><p>È l’aprile 2016, Rio ed il Brasile si preparano per le imminenti Olimpiadi ma in vista dell’appuntamento più importante al mondo le città del paese sudamericano rimangono sempre con importanti problemi di natura sociale ed economica. È in questo contesto che si sviluppa il documentario di Luigi Spera, che si addentra nelle favelas di Rio de Janeiro. Si tratta dei famigerati quartieri periferici, costruiti spesso abusivamente dove migliaia di persone sono accatastate lungo alcune delle pendici dei monti che circondano il centro della capitale culturale del Brasile.<br />
Qui disoccupazione, malessere e, in generale, condizioni di vita ai limiti di ogni basilare principio di umanità sono piaghe che non si riescono ad estirpare. Le favelas sono anche un miscuglio di tante storie personali, spesso purtroppo segnate dalle dipendenze dalla droga e dagli stupefacenti. Nel reportage Luigi Spera parla proprio della piaga del crack, molto diffuso soprattutto tra i giovani di questi quartieri. Così come, si parla della repressione operata in questi anni dalla polizia brasiliana contro spacciatori e delinquenti. Interi reparti speciali costituiti apposta per reprimere “manu militari” la criminalità dilagante nelle favelas, sede delle più spietate gang brasiliane. Un viaggio dunque, alla scoperta di cosa c’è dietro la “tolleranza zero” nei quartieri più poveri di Rio.</p>
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		<title>Nelle favelas è tolleranza zero</title>
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		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Apr 2016 03:52:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Favelas]]></category>
		<category><![CDATA[Rio de Janeiro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1440" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/marconegri_25-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/marconegri_25-2.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/marconegri_25-2-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/marconegri_25-2-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/marconegri_25-2-1024x768.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Quando parte l’azione e il gruppo di soldati inizia a penetrare nel complesso budello di viuzze e stradine tra le tenebre, tutt’intorno cala un silenzio irreale. La favela sa che quando i poliziotti partono in numero consistente, il colpo, sempre in canna, può partire facilmente. I vicoli, becos e vielas, prima affollati si svuotano in &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/societa/tolleranza-zero-nelle-favelas/il-pugno-duro-della-polizia-brasiliana.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1440" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/marconegri_25-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/marconegri_25-2.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/marconegri_25-2-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/marconegri_25-2-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/marconegri_25-2-1024x768.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Quando parte l’azione e il gruppo di soldati inizia a penetrare nel complesso budello di viuzze e stradine tra le tenebre, tutt’intorno cala un silenzio irreale. La favela sa che quando i poliziotti partono in numero consistente, il colpo, sempre in canna, può partire facilmente. I vicoli, <em>becos</em> e <em>vielas</em>, prima affollati si svuotano in un attimo.</p>
<p>La gente ha paura, si allontana. I trafficanti tendono le orecchie ai rumori che rimbalzano sui muri delle case di mattoni spogli. Si sentono i passi e il rumore delle armi dei soldati che passano di spalla in spalla, a seconda della direzione verso cui le canne dei fucili sono puntate. E’ un avanzare rapido ma cauto. I nervi tesi, l’attenzione massima.</p>
<p><strong>La guerra di posizione va avanti così tutte le notti nelle favelas pacificate di Rio de Janeiro</strong>. I trafficanti sono rimasti nelle comunità e continuano a portare avanti le proprie attività. Non più sfacciatamente e alla luce del sole. La presenza opprimente della polizia contende loro lo spazio fisico fino a qualche anno fa completamente nelle mani dei <em>donos</em>, i padroni della favela, ora costretti a gestire dall&#8217;esterno.</p>
<p>Nel corso degli ultimi mesi, a causa alla crisi militare, economica e di credibilità, i criminali hanno però guadagnato nuova forza, e gli attacchi contro la polizia si sono fatti molto più frequenti in molte favelas. La polizia che ammazza di più al mondo, si è confermata anche in cima alla classifica di quella che muore di più. E la preoccupazione cresce in vista dell’appuntamento delle Olimpiadi del prossimo agosto.</p>
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<p>Gli ordini che arrivano ai 38 comandi di Upp dal centro di coordinamento della pacificazione sono chiari:<strong> tolleranza zero</strong> e attenzione a non finire nel mirino. Evitare gli scontri. Un’escalation di violenza è da scongiurare. Troppi poliziotti sono già morti e una crisi nella pacificazione rischierebbe di mettere in ginocchio il Brasile, già alle prese con il caos politico ed economico.</p>
<p>I poliziotti notano un movimento sospetto infilandosi in un vicolo, fermano una donna, la bloccano al muro vogliono perquisirla. Quanto basta per scatenare la reazione della compagna. “E’ una donna – urla- non potete perquisirla, lo può fare solo una poliziotta”. I soldati, tutti uomini, sono costretti a rinunciare tra le urla delle due. Pochi metri ed è un giovane a finire con le mani alla parete. I poliziotti lo incalzano “sei un tossico”. La verità è che chiunque rientri nel profilo discriminatorio elaborato dalla polizia, nero e vestito in un certo modo, sia sospettato di essere uno dei trafficanti dal basso profilo che ha sostituito quelli ‘vecchia scuola’ con il kalashnikov a tracolla. Nelle tasche non ha nulla e dopo alcune domande è lasciato andare.</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p>È una lunga notte di controlli quella della Upp. E ogni volta che una viuzza s’infila in un’altra aprendo il campo dall’alto, il timore di finire nel mirino è tanto “approfittano della geografia delle comunità, di questa struttura irregolare, per attaccare”, dice un poliziotto. La sensazione è quella di essere osservati continuamente. I pericoli maggiori vengono dalla vegetazione. E’ li che si nascondono i trafficanti armati: dito sul grilletto e poliziotto nel mirino. Quando i soldati passano accanto alle aree verdi, rimaste immuni alle colate di cemento e alla costruzione di case, sono perciò più attenti. Dall’altro lato c’è il nemico. Un solo rumore improvviso, un movimento brusco, rischia di scatenare una sparatoria. Succede quasi tutte le notti. La tensione cresce e sfuma di continuo.</p>
<p>Un gruppetto di ragazzi scioglie la riunione con poche parole biascicate alla sola vista della pattuglia che scende agguerrita. Nessuno saluta, si cerca di evitare di incrociare gli sguardi. “E’ come se metti in un bicchiere acqua e olio. Puoi girarlo, in tutte le direzioni, ma i due liquidi non si mescoleranno mai”. Un’immagine quella di Cleber Araujo, residente in favela, che rappresenta in pieno il rapporto tra polizia e favelados. Un rapporto che neanche l’opera pacificazione è riuscita a migliorare. <strong>Troppi anni di violenze e abusi</strong>, di sfiducia reciproca, hanno segnato profondamente i più deboli, costretti a vivere tra due fuochi e subire ingiustizie da entrambi. E ora non c’è credito per nessuno.</p>
<p>&nbsp;</p>
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<p>Foto di ©Marco Negri</p>
<p>L’aver imposto uno stringente controllo militare, un’occupazione militare in piena regola, non ha favorito una migliore accoglienza della polizia in favela. La Upp aveva annunciato una rivoluzione: polizia di prossimità, maggiore rispetto per i diritti umani, stop all’utilizzo di armi da guerra. <strong>Ma ha deluso</strong>. Sono bastati pochi mesi per capire che sarebbe andata diversamente.</p>
<p><strong>Le armi sono rimaste puntate, i modi bruschi, le violenze e gli abusi pure</strong>. Le critiche sono piovute sulla Upp con maggiore intensità rispetto al passato. Quasi a voler sottolineare la delusione dopo l’illusione dell’annuncio rivoluzionario. “I residenti – dice il tenente Carlos Martins da Veiga &#8211; vogliono che i poliziotti lavorino ma non vogliono pagarne il prezzo. Vogliono maggiori controlli, ma non vogliono essere perquisiti. Ma si può chiedere a un muratore di lavorare senza far rumore?”.</p>
<p>La ragazzina, che trascinata dalla madre impaurita si copre gli occhi alla vista dei poliziotti con i fucili puntati, sembrerebbe suggerire di sì.</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p>Foto a cura di Marco Negri reportage photographer </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/societa/tolleranza-zero-nelle-favelas/il-pugno-duro-della-polizia-brasiliana.html">Nelle favelas è tolleranza zero</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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