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	<title>Riciclaggio Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Thu, 13 Feb 2020 15:14:10 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Riciclaggio Archives - InsideOver</title>
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		<title>Otto Paesi europei in ritardo sull&#8217;antiriciclaggio: ecco che cosa si rischia</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/otto-paesi-europei-in-ritardo-sullantiriciclaggio-ecco-che-cosa-si-rischia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Massardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Feb 2020 15:14:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Economia europea]]></category>
		<category><![CDATA[Riciclaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1109" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/LP_9437021-e1574686463890.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Unione europea Ue (La Presse)" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/LP_9437021-e1574686463890.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/LP_9437021-e1574686463890-300x173.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/LP_9437021-e1574686463890-768x444.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/LP_9437021-e1574686463890-1024x591.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dei 27 Paesi aderenti all&#8217;Unione europea, otto di loro sarebbero in grave ritardo rispetto alla scadenza fissata per lo scorso gennaio, relativamente alle riforme per contrastare il riciclaggio di denaro ed il finanziamento al terrorismo. A renderlo noto sono gli stessi alti palazzi di Bruxelles, che hanno sottolineato come Paesi Bassi, Portogallo, Cipro, Slovenia, Slovacchia, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/otto-paesi-europei-in-ritardo-sullantiriciclaggio-ecco-che-cosa-si-rischia.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1109" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/LP_9437021-e1574686463890.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Unione europea Ue (La Presse)" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/LP_9437021-e1574686463890.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/LP_9437021-e1574686463890-300x173.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/LP_9437021-e1574686463890-768x444.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/LP_9437021-e1574686463890-1024x591.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Dei 27 Paesi aderenti all&#8217;Unione europea, otto di loro sarebbero in grave ritardo rispetto alla scadenza fissata per lo scorso gennaio, relativamente alle riforme per contrastare il<strong> riciclaggio di denaro</strong> ed il finanziamento al terrorismo. A renderlo noto sono gli stessi alti palazzi di Bruxelles, che hanno sottolineato come Paesi Bassi, Portogallo, Cipro, Slovenia, Slovacchia, Ungheria, Romania e Spagna non si siano ancora regolati alle disposizioni europee.</p>
<p>Come riportato da <em><a href="https://www.reuters.com/article/us-eu-moneylaudering/cyprus-portugal-among-states-rebuked-by-eu-over-delays-in-money-laundering-reforms-idUSKBN2061RR">Reuters</a>, </em>a necessità di adeguarsi a delle norme più stringenti nei riguardi del riciclaggio di denaro erano apparse evidenti dopo gli attentati del 2016 in Francia, con i terroristi che si erano mossi esclusivamente tramite l&#8217;utilizzo di strumenti di pagamento non nominali. L&#8217;Italia, già nel corso degli scorsi due anni, ha posto in essere misure volte a limitarne l&#8217;utilizzo e rendere tracciabili anche i fruitori di strumenti di pagamento anonimi, con particolare attenzione alle <strong>carte prepagate</strong> ed all&#8217;acquisto di <strong>bitcoin</strong>; mentre gli otto Paesi in questione non hanno ancora messo in atto misure volte a migliorare la situazione. Lo stesso commissario europeo <strong>Valdis Dombrovskis</strong> ha ricevuto delle forti critiche a riguardo, soprattutto dopo gli scandali legati al riciclaggio della sua Lettonia e di altri Paesi appartenenti all&#8217;unione. Le accuse nei suoi confronti sarebbero state quelle di essere troppo intransigente e di non aver adottato per tempo adeguati strumenti volti alla prevenzione e, anzi, aver favorito, volente o nolente, un rallentamento delle procedure.</p>
<h3>L&#8217;interesse dietro a delle misure più soft</h3>
<p>L&#8217;interesse degli Stati in questione nel non adottare per tempo strumenti volti alla prevenzione ed al controllo è individuale nella natura del proprio apparato economico e del proprio apparato fiscale, soprattutto in relazione agli altri Paesi dell&#8217;Unione. In particolar modo, minori controlli sulle transazioni e la possibilità di utilizzare metodi di pagamento anonimi favoriscono l&#8217;introduzione di denaro sporco all&#8217;interno della propria economia senza che la mossa si prefiguri necessariamente come reato. In questo modo sono state favorite anche le migrazioni delle società di holding ed operanti come <strong>off shore</strong> all&#8217;interno dei registri delle proprie camere di commercio, aumentando il Pil e dando slancio all&#8217;economia locale. Platealmente si parla di Cipro, Paesi Bassi e Portogallo e più velatamente nel caso di Ungheria e Spagna, dove la prima ha appena iniziato un programma volto ad incentivare le migrazioni di capitali dall&#8217;estero mentre Madrid è in cerca dell&#8217;assalto a Londra per quanto riguarda il settore finanziario e quello del fintech. Procedure queste che hanno danneggiato le altre economie europee, come nel caso dell&#8217;Italia cui evidenza è stata sottolineata dalla migrazione verso Amsterdam delle principali società di holding precedentemente registrate nel nostro Paese.</p>
<h3>Fino ad oggi, l&#8217;Europa aveva sempre taciuto</h3>
<p>Sino a qualche giorno fa, le alte sfere di Bruxelles sono sempre state <strong>restie</strong> ad affrontare l&#8217;argomento, considerando anche il numero dei Paesi interessati dal fenomeno e dagli orientamenti delle politiche economiche comunitarie. Tuttavia, i recenti scandali legati al sistema bancario &#8211; con Deutsche bank e controllate a fare da padrone &#8211; e le costanti misure volte a migliorare la<strong> tracciabilità</strong> delle operazioni hanno imposto un maggior rigore da parte dell&#8217;Europa. Tuttavia, nonostante il richiamo e nonostante la minaccia di successive sanzioni, la situazione sembra ben lontana dal potersi stabilizzare.</p>
<p>In primo luogo, per una questione meramente legata al bilancio delle operazioni: una multa europea, secondo i canoni attuali, non si avvicinerebbe al valore della maggior imposizione fiscale tenuta così dentro i propri confini ed alla mole di lavoro indotto prodotto dalle filiere dell&#8217;evasione e dell&#8217;elusione. In secondo luogo, per dei meri calcoli politici e legati al <strong>consenso</strong>, che potrebbero subire di un grosso impatto nella misura in cui si ripettino le volontà dell&#8217;Europa.</p>
<h3>Il problema della concorrenza interna all&#8217;Ue</h3>
<p>In questo modo, si configura una subordinazione alle logiche di <strong>concorrenza interna</strong> all&#8217;Unione europea. Determinate misure &#8211; come in questo caso quella sull&#8217;antiriciclaggio &#8211; non vengono attuate per paura di perdere terreno rispetto ai propri avversari economici; danneggiando però e spesso pesantemente coloro che, anche se competitors economici, sono partner internazionali. E l&#8217;<strong>Italia</strong>, sotto questa analisi, è stata proprio uno dei Paesi maggiormente danneggiati dalla pratica, con le proprie aziende migrate verso territori non solo fiscalmente convenienti ma anche più permissivi a livello di legislazione. Particolare ironico, se si considera che il nostro Paese subisce costantemente multe dovute ai ritardi nell&#8217;adeguamento, mentre per una volta che Roma è riuscita a mettersi in regola subisce la pirateria estera.</p>
<p>Anche se forse, più che &#8220;pirata&#8221;, il termine corretto sarebbe quello di &#8220;corsaro&#8221;: società svincolate dai vincoli europei che agiscono sotto la tutela del proprio governo, danneggiando gli avversari e portando ricchezze nelle casse dei propri protettori. Particolare, questo, che dovrebbe però essere <strong>vietato</strong>, nel pieno rispetto della libera concorrenza e del libero mercato: valori fondanti proprio dell&#8217;Unione europea; che ogni tanto, però, sembra volta lo sguardo dall&#8217;altra parte.</p>
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		<item>
		<title>L&#8217;Ue chiude gli occhi sulle banche del Nord Europa</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/lue-chiude-gli-occhi-sulle-banche-del-nord-europa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Michele Crudelini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Oct 2019 07:28:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Banca centrale europea (Bce)]]></category>
		<category><![CDATA[Banche]]></category>
		<category><![CDATA[Euro]]></category>
		<category><![CDATA[Meccanismo di vigilanza unico]]></category>
		<category><![CDATA[Riciclaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="970" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Palazzo-Bce-La-Presse-e1572247730977.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Banca centrale europea" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Palazzo-Bce-La-Presse-e1572247730977.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Palazzo-Bce-La-Presse-e1572247730977-300x152.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Palazzo-Bce-La-Presse-e1572247730977-768x388.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Palazzo-Bce-La-Presse-e1572247730977-1024x517.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il sistema bancario dell’Unione europea è stato spesso oggetto di critiche da parte di più osservatori e gli ultimi avvenimenti sembrerebbero confermare i limiti di questo settore. Come testimoniato dal The Economist lo scorso 17 ottobre, due banche del nord Europa, rispettivamente danese e svedese sarebbero state coinvolte in un pesante scandalo di riciclaggio di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/lue-chiude-gli-occhi-sulle-banche-del-nord-europa.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="970" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Palazzo-Bce-La-Presse-e1572247730977.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Banca centrale europea" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Palazzo-Bce-La-Presse-e1572247730977.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Palazzo-Bce-La-Presse-e1572247730977-300x152.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Palazzo-Bce-La-Presse-e1572247730977-768x388.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Palazzo-Bce-La-Presse-e1572247730977-1024x517.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il sistema bancario dell’Unione europea è stato spesso oggetto di critiche da parte di più osservatori e gli ultimi avvenimenti sembrerebbero confermare i limiti di questo settore.</p>
<p>Come testimoniato dal <a href="https://www.economist.com/finance-and-economics/2019/10/17/a-massive-money-laundering-scandal-stains-the-image-of-nordic-banks">The Economist</a> lo scorso 17 ottobre, due banche del nord Europa, rispettivamente danese e svedese sarebbero state coinvolte in un pesante scandalo di riciclaggio di denaro sporco. Si tratta della <strong>Danske Bank</strong> e della <strong>Swedbank</strong>, le cui rispettive filiali in Estonia avrebbero dal 2007 al 2015 gestito flussi di denaro sporco pari ad oltre 300 miliardi di euro provenienti dalla Russia.</p>
<h2>Uno dei più grandi scandali di riciclaggio di denaro in Europa</h2>
<p>Si tratterebbe nello specifico di un giro d’affari proveniente dai traffici della criminalità organizzata russa, che quindi comprende tra le altre cose vendita di armi e droga. Uno scandalo dalle notevoli dimensioni, considerato che la cifra totale incriminata, oltre 300 miliardi di dollari, equivale a quasi quattro manovre finanziarie in Italia. Ora non possono che sorgere due domande spontanee alla luce di quest’inquietante vicenda. Quali provvedimenti saranno presi a livello europeo nei confronti delle banche incriminate? E soprattutto, com’è possibile che tutto questo spostamento di denaro sia passato inosservato ai vertici europei predisposti alla vigilanza?</p>
<p>Purtroppo, la risposta alla prima domanda è assolutamente negativa. L’<strong>Autorità bancaria europea</strong> (Eba) ha deciso di non intervenire con azioni particolari nello scandalo che ha coinvolto le banche danesi e svedesi. Una decisione che ha suscitato sorpresa e scandalo anche nell’ex Vice Presidente della Commissione europea <strong>Valdis Domborvskis</strong> che <a href="https://www.europeanceo.com/finance/european-banking-regulator-faces-criticism-after-failing-to-take-action-on-danske-bank-scandal/">così dichiarava</a>: “È deludente che il consiglio delle autorità di vigilanza dell&#8217;Eba non abbia agito su uno dei più grandi scandali di riciclaggio di denaro in Europa”. Queste dichiarazioni, fatte da uno dei rappresentanti di punta dei vertici di Bruxelles, testimoniano dunque in maniera plastica la totale impreparazione ed impotenza dell’Unione europea nella gestione del sistema bancario interno.</p>
<h2>Un sistema che punisce solo i pesci piccoli</h2>
<p>L’Autorità bancaria europea è infatti l’ente Ue predisposto a sorvegliare il sistema bancario dei Paesi membri dell’Unione. Tale vigilanza viene poi concretamente effettuata attraverso <strong>il meccanismo di vigilanza unico</strong> della Banca centrale europea. La Bce ha autorità in questo settore non solo sui Paesi appartenenti all’area euro, ma attraverso accordi di “cooperazione stretta” può intervenire anche negli Stati che, come Svezia e Danimarca non appartengono al circuito della moneta unica.</p>
<p>Eppure nonostante esista sulla carta, il meccanismo di sorveglianza ha in questo caso deciso deliberatamente di non agire. Sulle pagine dell’Economist e de <a href="https://www.ilpost.it/2019/10/26/vigilanza-bancaria-europea/">Il Post</a> che hanno trattato dello scandalo, si evince come la non azione europea sia giustificabile sulla base dell’eccessiva grandezza di questi istituti bancari e su un eventuale pericolo di contagio, qualora la Danske e la Swedbank dovessero subire pesanti multe o azioni giudiziarie. In questo caso l’Autorità europea avrebbe preferito quindi lasciare la responsabilità del caso ai singoli Stati. Un ragionamento che ci porta inevitabilmente a tentare di rispondere alla seconda domanda che ci si era posti.</p>
<h2>Il meccanismo di due pesi e due misure dell&#8217;Ue</h2>
<p>Viene infatti a questo punto da chiedersi se l’autorità europea, conscia del peso specifico delle banche incriminate, non abbia deliberatamente chiuso un occhio fin da subito rispetto alle pratiche criminose perpetrate dai due istituti. Tuttavia questo modo proprio dell’Ue di gestire la sorveglianza bancaria non può essere accettato da tutti senza batter ciglio. Si tratta infatti del più classico degli strumenti fatto da “due pesi e due misure”, per cui si usa il bastone <a href="https://it.insideover.com/politica/cosi-la-vigilanza-della-bce-massacrato-le-banche-italiane.html">verso i soggetti deboli</a>, mentre agli attori più potenti viene data la carota.</p>
<p>Occorre infatti ricordare come la stessa vigilanza bancaria europea e il suo giudizio negativo in merito alla <strong>banca italiana Carige</strong>, sia stata la causa dell’anticipato intervento statale per evitarne il fallimento. In quel caso non si esitò ad utilizzare il bastone, mettendo a rischio un istituto bancario, i suoi clienti e l’intero circuito italiano, per motivi e cifre che alla luce dello scandalo odierno appaiono del tutto risibili. Ancora una volta gli strumenti di governance europea si dimostrano per quello che sono: la rappresentazione reale dei rapporti di forza tra gli Stati europei.</p>
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		<title>La plastica ha le ore contate</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/la-plastica-ha-le-ore-contate.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Jul 2019 13:42:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[plastica]]></category>
		<category><![CDATA[Riciclaggio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1278" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/Plastica.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Accumuli di plastica a Bao Beach, non lontano da Dakar (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/Plastica.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/Plastica-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/Plastica-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/Plastica-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Lo scorso 10 maggio la Convenzione di Basilea ha aggiunto gli scarti della plastica contaminata, mischiata e non riciclabile, al trattato che regola il controllo dei movimenti trans-frontalieri di rifiuti pericolosi e del loro smaltimento. In pratica, chi esporta plastica in un altro Paese deve ottenere preventivamente il consenso della nazione che importa. Il problema &#8230; <a href="https://it.insideover.com/ambiente/la-plastica-ha-le-ore-contate.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1278" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/Plastica.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Accumuli di plastica a Bao Beach, non lontano da Dakar (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/Plastica.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/Plastica-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/Plastica-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/Plastica-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Lo scorso 10 maggio la <strong>Convenzione di Basilea</strong> ha aggiunto gli scarti della <strong>plastica</strong> contaminata, mischiata e non riciclabile, al trattato che regola il controllo dei movimenti trans-frontalieri di rifiuti pericolosi e del loro smaltimento. In pratica, chi esporta plastica in un altro Paese deve ottenere preventivamente il consenso della nazione che importa.</p>
<p>Il problema è che i polimeri, cioè le macromolecole della plastica, per potere essere rigenerati devono essere assolutamente identici (la normativa Din 7728 e 1678 che associa ad ogni materia plastica una sigla ne conta ben 48 tipi). Inoltre c’è la possibilità che additivi chimici pericolosi legati al passato utilizzo potrebbero rimanere all’interno del prodotto riciclato. La conseguenza è che solo il 9% della plastica in circolazione è riadattata, tutto il resto bruciata o lasciata in natura. Allora ecco gli oceani invasi dalla plastica e gli enormi danni al territorio. Basta pensare che quando le micro-particelle si disgregano nell’ambiente possono raggiungere le acque dolci comprese le falde acquifere. Tanto è bastato a Thailandia, Malaysia e Vietnam &#8211; Paesi con altissimi tassi di povertà &#8211; per rinunciare alle fette di mercato lasciate dalla Cina. Perché il mondo dello smaltimento della plastica è fatto anche di <strong>imprese illegali</strong> e di persone ai limiti della sussistenza e dunque al di là di qualsiasi messa a norma.</p>
<p>Ma niente è perduto: “Panta rhei”- tutto scorre -, considerato che a questo mondo non esistono certezze neppure per la plastica. A proposito, Harry Austin, dell’università di Portsmouth, e Gregg Beckham, del laboratorio nazionale delle energie rinnovabili degli Stati Uniti, hanno scoperto <strong>un enzima in grado di mangiare e digerire i polimeri</strong>. Addirittura pare che abbiano sintetizzato una proteina in laboratorio ancora più vorace di quella ritrovata.</p>
<p>E c’è da chiedersi quale impatto potrà avere l’utilizzo massivo dell’enzima sugli equilibri geopolitici. Visto che, se il riciclo della plastica è un territorio oscuro e ricco di ombre, è anche la soluzione per dare reddito in cambio di una maggiore stabilità di governo.</p>
<p>Fino a qualche mese fa, e dal 1992, la <strong>Cina</strong> era il maggior acquirente di rifiuti plastici. Li pagava, a tonnellata, il doppio degli altri Paesi ricavandone un profitto di duecento milioni di dollari e dando lavoro a 1.5 milioni di persone. Creando un’economia che ha consentito di impiegare manodopera non qualificata nelle zone più depresse del Paese. Nientemeno, si sono formati agglomerati urbani la cui economia si regge unicamente sulla gestione dei rifiuti; come Shilao famosa per essere la destinazione finale delle luci rotte degli alberi di Natale. Ma allo stesso tempo sono nate una costellazione infinita di atelier privati, spesso illegali e/o unica fonte di reddito di persone emarginate (individui non registrati figli di chi ha violato la legge sul figlio unico e non ha potuto permettersi la sanzione, persone iscritte su black list che mai troveranno un lavoro ufficiale e così via).</p>
<p>Sennonché lo scorso 4 febbraio 2018 il governo cinese ha dichiarato guerra alla povertà. Intento che nel Paese di mezzo significa fondamentalmente rimediare alle differenze tra città e campagna.</p>
<p>La ragione è che non esiste una Cina ma tante “Cine” quante sono le sue province. Le stesse leggi, compresa quella dell’obbligo scolastico, hanno diversi gradi di applicazione. E la politica dell’<em>houko</em>, la residenza obbligatoria non ha aiutato. Così se nel 2003 l’Accademia Cinese delle Scienze Sociali ha classificato la popolazione in dieci classi secondo lo status occupazionale e l’accesso alle risorse, l’obiettivo attuale del governo è rendere i servizi accessibili a tutti, allargare la classe media ed aumentare il consumo interno. (Chiaro a modo loro, distinguendo i cittadini per buoni o cattivi: nel 2020 entrerà in vigore il credito sociale). Questo è un Paese che nonostante abbia avuto una forte e veloce crescita economica al suo interno ci sono villaggi ancora senza servizi come elettricità, acqua e così via. Ma è proprio la crescita economica il punto.</p>
<p>I rifiuti plastici, essendo costituiti prevalentemente da packaging ed oggetti monouso sono la cartina di tornasole dell’aumento dei consumi. Così si potrebbe leggere la riduzione degli acquisti di rifiuti plastici per gestire i propri. E allora dietro la riduzione dell’acquisto di rifiuti plastici di altri Paesi c’è l’esigenza di gestire i propri; una programmazione economica. E certo, considerati gli immensi danni ambientali e le ripercussioni sul futuro sviluppo del Paese l’inizio di una progressiva riduzione.</p>
<p>Ma cosa succederebbe se l’enzima mangia-plastica facesse sparire, come, con un colpo di bacchetta magica, qualunque polimero indesiderato in un battibaleno?</p>
<p>Ho chiesto a<strong> Gregg Beckham</strong> quanto ancora siamo distanti dal fare diventare questa scoperta una realtà di tutti i giorni. Mi ha risposto che ci vorranno all’incirca 5/10 anni. Ma soprattutto mi ha detto che non c’è ancora un’analisi economica di quanto verrebbe a costare una simile tecnologia. Ed il fatto che gli enzimi non siano organismi viventi, e dunque non possono replicarsi, potrebbe fare presagirete alla necessità di lavoro specializzato.</p>
<p>Rimane che la grossa fetta di chi lavora nello smaltimento della plastica rimarrebbe probabilmente senza un lavoro. La manodopera non qualificata è la fetta più grossa della popolazione cinese &#8211; nel Paese di mezzo esiste addirittura una immigrazione clandestina interna, cioè gruppi di persone che si spostano per cercare lavoro sommerso. Così sarebbe interessante capire quali effetti potrebbe avere sulle politiche migratorie interne (proprio in questo momento storico il governo sta allentando le regole della residenza obbligatoria per permettere alle persone di spostarsi sebbene con dei forti limiti), ma soprattutto gli effetti potrebbe avere sulla stabilità del governo. Visto che in Cina il mantra è obbedienza in cambio di benessere. Potrebbero decidere di prescindere dal batterio mangiaplastica e mantenere l’occupazione con la produzione interna?. Oppure aumenterà solo l’immigrazione esterna.</p>
<p>Intanto la Turchia e l’Indonesia &#8211; Paesi in cui le diseguaglianze e la povertà quasi di massa la fanno da padrone &#8211; si sono comprare i rifiuti plastici occidentali. Avranno pronto un piano b? Chissà, perché alcune scoperte scientifiche sono nell’aria. Perché Carbios, una società francese che si pone l’obiettivo di reinventare il ciclo della vita dei polimeri, sta facendo la stessa ricerca dei due scienziati che hanno scoperto l’enzima. E forse anche l’Occidente smetterà di nascondere lo sporco sotto il tappeto.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/la-plastica-ha-le-ore-contate.html">La plastica ha le ore contate</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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