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	<title>richiedenti asilo Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Mon, 13 Mar 2023 20:37:46 +0000</lastBuildDate>
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	<title>richiedenti asilo Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Immigrazione e petrolio: il cambio di passo di Biden (che ora guarda a destra)</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/immigrazione-petrolio-cambio-di-passo-biden-guarda-destra.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Mar 2023 05:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Cambiamento climatico]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Migranti]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
		<category><![CDATA[richiedenti asilo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_202303132053206_d07a446c2ce5740d8c6717ba2077c842-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="joe biden" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_202303132053206_d07a446c2ce5740d8c6717ba2077c842-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_202303132053206_d07a446c2ce5740d8c6717ba2077c842-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_202303132053206_d07a446c2ce5740d8c6717ba2077c842-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_202303132053206_d07a446c2ce5740d8c6717ba2077c842-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_202303132053206_d07a446c2ce5740d8c6717ba2077c842-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_202303132053206_d07a446c2ce5740d8c6717ba2077c842-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Quando Joe Biden si era presentato alle urne la prima volta, il programma che presentava agli Stati Uniti appariva eminentemente &#8220;obamiano&#8221;. Importanti accenti erano stati posti su alcune battaglie come quelle sull&#8217;ambiente, rimarcate più volte nel corso di questi due ultimi anni. Anche in occasione del suo recente discorso sullo stato dell&#8217;Unione, Biden ha rimarcato &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/immigrazione-petrolio-cambio-di-passo-biden-guarda-destra.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_202303132053206_d07a446c2ce5740d8c6717ba2077c842-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="joe biden" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_202303132053206_d07a446c2ce5740d8c6717ba2077c842-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_202303132053206_d07a446c2ce5740d8c6717ba2077c842-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_202303132053206_d07a446c2ce5740d8c6717ba2077c842-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_202303132053206_d07a446c2ce5740d8c6717ba2077c842-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_202303132053206_d07a446c2ce5740d8c6717ba2077c842-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_202303132053206_d07a446c2ce5740d8c6717ba2077c842-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Quando <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-joe-biden.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Joe Biden</a></strong> si era presentato alle urne la prima volta, il <strong>programma</strong> che presentava agli Stati Uniti appariva eminentemente &#8220;obamiano&#8221;. Importanti accenti erano stati posti su alcune battaglie come quelle sull&#8217;ambiente, rimarcate più volte nel corso di questi due ultimi anni. Anche in occasione del suo recente <a href="https://it.insideover.com/politica/il-discorso-sullo-stato-dellunione-di-joe-biden.html">discorso sullo stato dell&#8217;Unione</a>, Biden ha rimarcato alcune lotte di cui ha fatto bandiera: posti di lavoro, politiche verdi, i dimenticati, la sanità e i malati cronici, l&#8217;aborto, gli immigrati e le minoranze. Temi caldi, sui quali si è esposto con veemenza, perennemente inseguito dalla<em> far left </em>all&#8217;interno dei Dem.</p>



<p>Tuttavia, nelle ultime settimane, l&#8217;agenda di Biden, al di là del pugno duro sulla <a href="https://it.insideover.com/topic/guerra-in-ucraina" target="_blank" rel="noreferrer noopener">guerra in Ucraina</a>, sta subendo una poderosa <strong>sterzata destrorsa</strong>, in particolar modo sui temi dell&#8217;immigrazione e dell&#8217;ambiente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La politica migratoria: un ritorno all&#8217;era Trump?</h2>



<p>Sul sito della Casa Bianca si legge, all&#8217;interno di un<em> fact sheet </em>che ha dell&#8217;apologetico, che il presidente Biden ha compiuto passi storici per proteggere il nostro confine e ricostruire un sistema di immigrazione sicuro, ordinato e umano che è stato sventrato dalla precedente amministrazione. Negli ultimi due anni, l&#8217;amministrazione Biden-Harris si è assicurata più risorse per la sicurezza delle frontiere di qualsiasi presidente che l&#8217;ha preceduto, ha dispiegato il maggior numero di agenti di sempre, più di 23 mila, per affrontare la complessa situazione al confine, ha impedito livelli record di atti illeciti legati al traffico di <em><strong>fentanyl</strong></em>. L&#8217;amministrazione avrebbe, inoltre, messo in atto nuove misure per migliorare la sicurezza alla frontiera e ridurre il numero di individui che attraversano illegalmente i porti di ingresso, ampliando e accelerando al contempo i percorsi legali per la migrazione ordinata di persone provenienti da Cuba, Haiti, Nicaragua e Venezuela. </p>



<p>Le ultime settimane restituiscono un quadro assolutamente differente, che si andrebbe via via aggravando: la Casa Bianca teme che, quando lo <strong>stato di emergenza Covid-19</strong> volgerà al termine, il prossimo 11 maggio, la decadenza delle restrizioni all’immigrazione possa portare a un vertiginoso aumento degli attraversamenti illegali. A fine febbraio, infatti, l&#8217;amministrazione Biden ha proposto una dura sostituzione della politica del <strong>Titolo 42</strong> dell&#8217;era Trump, limitando radicalmente le richieste di asilo alla frontiera e proponendo un piano che equivale a un avallo della posizione del suo predecessore. Le leggi internazionali e statunitensi consentono da tempo alle persone che attraversano i confini di cercare protezione dalle persecuzioni domestiche. Ma la proposta di Biden renderebbe molto difficile per i migranti <strong>ottenere</strong> <strong>asilo</strong> qualora viaggino attraverso un Paese terzo e attraversino il confine con gli Stati Uniti senza permesso. I funzionari della <em>Homeland Security </em>vogliono, in sostanza, che i migranti fissino appuntamenti con gli agenti di frontiera in un porto di ingresso o cerchino un altro percorso legale, piuttosto che attraversare prima il confine. Se finalizzata, la nuova politica sarà in vigore per due anni, annullando gli impegni di lunga data dell&#8217;America nei confronti delle persone in cerca di asilo, ponendo limiti rigorosi su dove e come coloro che fuggono dalla persecuzione possono richiedere protezione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le trivellazioni in Alaska</h2>



<p>Che la luna di miele tra Biden e gli ambientalisti fosse finita da un pezzo è stato chiaro immediatamente dopo il <strong><a href="https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-internazionale/erin-brockhovic-dichiara-guerra-biden-2116895.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">disastro ferroviario in Ohio</a></strong>, quando il presidente ha dovuto subire le reprimenda di un&#8217;attivista del calibro di <strong>Erin Brockovich</strong>, che lo aveva accusato di restare immobile di fronte al rischio chimico. Sulle stessa questione, il presidente si era addirittura fatto rubare la scena dall&#8217;<em>incumbent</em> Trump, che lesto si era recato in quel di East Palestine a mietere consensi e fomentare il dissenso. E il presidente? Ha continuato a <strong>sminuire</strong> la portata di quello che potrebbe essere annoverato fra i peggiori disastri ambientali nella storia del Paese.</p>



<p>Un&#8217;altra picconata al pedigree ambientalista di Biden giunge nelle ultime ore dall&#8217;<strong>Alaska</strong>. Lunedì scorso l&#8217;amministrazione ha dato l&#8217;approvazione formale a un enorme <strong>progetto di trivellazione petrolifera</strong> noto come &#8220;Willow&#8221;, nonostante l&#8217;opposizione diffusa a causa dei suoi probabili impatti ambientali e climatici. Il presidente dovrebbe anche annunciare ampie restrizioni sul leasing petrolifero <em>offshore</em> nell&#8217;Oceano Artico e attraverso il North Slope dell&#8217;Alaska, in un apparente tentativo di mitigare le critiche sulla decisione e, come ha affermato un funzionario dell&#8217;amministrazione, per formare un &#8220;firewall&#8221; per limitare future locazioni petrolifere nella regione. Il progetto di perforazione avverrebbe all&#8217;interno della riserva petrolifera, che si trova a circa 200 miglia a nord del Circolo Polare Artico. La riserva, che non ha strade, è la più grande distesa di terra incontaminata del paese. Il progetto &#8220;Willow&#8221;, da 8 miliardi di dollari, guidato dal gigante petrolifero <strong>ConocoPhillips</strong>, avrà il potenziale per produrre oltre 600 milioni di barili di greggio in 30 anni. Bruciare tutto quel petrolio si tradurrebbe in 9,2 milioni di tonnellate di inquinamento da carbonio, pari all&#8217;immissione di quasi due milioni di automobili sulle strade, ogni anno.</p>



<p>Un annuncio che da solo è bastato a provocare la reazione infervorata del mondo ambientalista, compresa quella dell&#8217;ex vice presidente Usa e paladino dell&#8217;ambiente <strong>Al Gore</strong>, che ha avvertito Biden che sarebbe &#8220;irresponsabile&#8221; dare il via libera a un controverso piano di questo calibro. Il progetto miliardario è stato criticato anche da molti democratici che temono minerà drasticamente gli sforzi dell&#8217;amministrazione per combattere la crisi climatica. Per Al Gore il progetto &#8220;non solo metterà a rischio i nativi dell&#8217;Alaska e le altre comunità locali, ma è incompatibile con l&#8217;ambizione di raggiungere l&#8217;obiettivo emissioni zero&#8221;. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" width="1024" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/mappa-alaska-willow-project-1024x1024.png" alt="" class="wp-image-388364" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/mappa-alaska-willow-project-1024x1024.png 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/mappa-alaska-willow-project-300x300.png 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/mappa-alaska-willow-project-150x150.png 150w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/mappa-alaska-willow-project-768x768.png 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/mappa-alaska-willow-project.png 1269w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Il sito dove partiranno le trivellazioni del controverso Willow Project, nella regione settentrionale del North Slope in Alaska. Mappa di Gianluca Lo Nostro.</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">I perché dietro il cambio di passo</h2>



<p>Di fronte al <strong>brusco cambio di passo</strong> dell&#8217;amministrazione Biden le ragioni e le ipotesi sono numerose. La prima, la più banale, è il 2024 che si avvicina. La campagna elettorale non deve solo confermare i voti dei militanti, ma deve convincere gli indecisi, strizzando l&#8217;occhio al nemico, sperando di rubare numeri al Gop. In occasione del discorso sullo stato dell&#8217;Unione, più volte Biden aveva lanciato l&#8217;idea di una collaborazione <em>bipartisan </em>su molti temi &#8220;per finire il lavoro&#8221;. La questione immigrazione, oltre ad essere un tema scottante, è uno dei prediletti del Gop. La fine dell&#8217;emergenza Covid rischierebbe, come teme la Casa Bianca, di mettere in crisi la frontiera sud del Paese, con ripercussioni gravissime sull&#8217;indice di gradimento del presidente in vista delle presidenziali. Un&#8217;emorragia a cui porre riparo per tempo per evitare di essere travolti dalle critiche e guadagnare consensi a destra.</p>



<p>La seconda ragione è legata ai temi dell&#8217;<strong>energia</strong>. I temi domestici sono il fulcro del dibattito politico che porta verso Pennsylvania Avenue e, sebbene le politiche <em>green </em>siano state il manifesto dell&#8217;amministrazione, non valgono tanto quanto la sicurezza energetica. Quest&#8217;ultima, infatti, resterà sempre una <strong>priorità</strong>, soprattutto in un&#8217;epoca di insicurezza come quella attuale. Le scorte di greggio Usa sono, infatti, ai minimi: il livello settimanale delle riserve continua a rimanere al minimo degli ultimi due anni secondo i dati della Us Energy Information Administration, dopo un down di oltre il 40% nel 2021-2022 e nonostante l&#8217;intento del governo di riavviare al più presto la loro ricostituzione. Non sarà l&#8217;Alaska a fare il miracolo, ma per Biden, in tempi di guerra, il cambiamento climatico può continuare ad attendere. </p>
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			</item>
		<item>
		<title>Gran Bretagna e Francia alla resa dei conti sui migranti</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/gran-bretagna-e-francia-alla-resa-dei-conti-sui-migranti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonella Zangaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Nov 2022 06:51:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Brexit]]></category>
		<category><![CDATA[Migranti]]></category>
		<category><![CDATA[richiedenti asilo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1400" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221101075114649_bf660a60888114d4585f445d4a10fec1-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221101075114649_bf660a60888114d4585f445d4a10fec1-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221101075114649_bf660a60888114d4585f445d4a10fec1-300x219.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221101075114649_bf660a60888114d4585f445d4a10fec1-1024x747.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221101075114649_bf660a60888114d4585f445d4a10fec1-768x560.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221101075114649_bf660a60888114d4585f445d4a10fec1-1536x1120.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221101075114649_bf660a60888114d4585f445d4a10fec1-2048x1493.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>In cima alla lista delle telefonate da fare una volta entrato a Downing Street, per il nuovo primo ministro inglese c’era l’Eliseo. I rapporti tra Francia e Gran Bretagna, negli ultimi anni, sono stati segnati da una certa conflittualità; ai tempi della negoziazione della Brexit, Macron vestiva il ruolo del “poliziotto cattivo” mentre Angela Merkel &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/gran-bretagna-e-francia-alla-resa-dei-conti-sui-migranti.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1400" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221101075114649_bf660a60888114d4585f445d4a10fec1-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221101075114649_bf660a60888114d4585f445d4a10fec1-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221101075114649_bf660a60888114d4585f445d4a10fec1-300x219.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221101075114649_bf660a60888114d4585f445d4a10fec1-1024x747.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221101075114649_bf660a60888114d4585f445d4a10fec1-768x560.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221101075114649_bf660a60888114d4585f445d4a10fec1-1536x1120.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221101075114649_bf660a60888114d4585f445d4a10fec1-2048x1493.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>In cima alla lista delle telefonate da fare una volta entrato a Downing Street, per il nuovo primo ministro inglese c’era l’Eliseo.</p>



<p>I rapporti tra Francia e Gran Bretagna, negli ultimi anni, sono stati segnati da una certa conflittualità; ai tempi della negoziazione della Brexit, Macron vestiva il ruolo del “poliziotto cattivo” mentre Angela Merkel era quello “buono”.&nbsp;</p>



<p>All’epoca c’era Theresa May, ma poi è stata la volta di Boris Johnson che, con i francesi, ha ingaggiato un braccio di ferro armato dai toni duri dell’allora Ministro dell’Interno, Priti Patel. Inflessibile sulle politiche migratorie, Patel ha contribuito ad aumentare le tensioni tra i due paesi lievitate fino alla scorsa estate, quando, l’ex premier Liz Truss ha scandito chiaramente: “La giuria ha già dato il responso per dire se Macron è un amico o un nemico”. E mentre lo diceva, davanti al suo trespolo, non stava sorridendo.</p>



<p>Oggi, dunque, la prima sfida per l’ultimo inquilino di Downing Street, Rishi Sunak, è quella di ammorbidire i toni e raggiungere il risultato: fermare il flusso incontenibile di sbarchi che dall’inizio di quest’anno ha portato sulle scogliere inglesi 38.000 migranti; per lo più salpati dalle coste francesi.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La telefonata tra Londra e Parigi</strong></h2>



<p>Un portavoce di Downing Street ci ha fatto sapere che la telefonata con Parigi, “amica e alleata”, ha affrontato vari temi in uno scambio di promesse e necessità. Dalla collaborazione sul piano energetico e sul nucleare, al nodo del controllo del canale della Manica. “Quella rotta deve essere chiusa a tutti i trafficanti di uomini”, chiarisce la fonte, ma per fare ciò, la collaborazione tra i due stati va rinsaldata.</p>



<p>Oggi il governo in carica ha tutta l’intenzione di cambiare registro siglando con i francesi un patto che preveda la presenza di&nbsp; ufficiali di frontiera e forze di polizia inglesi sulle coste del nord della Francia per aumentare l’efficacia dell’azione congiunta.&nbsp;</p>



<p>I francesi quest’anno avrebbero intercettato e bloccato circa 28.000 tentativi di attraversare il canale della Manica, un risultato pari al 42%, che riflette però un calo rispetto al 50% ottenuto lo scorso anno.</p>



<p>Il governo Johnson la scorsa estate aveva promesso alla Francia il pagamento di 54 milioni di Sterline per bloccare le partenze, ma era il 9 ottobre 2021 quando, il ministro degli Interni francese, Gerald Darmanin, dichiarava ad <a href="https://apnews.com/article/france-english-channel-europe-migration-1289d0d16cf089de5854bd096ab84634">Associated Press </a>che in realtà gli inglesi “non avevano ancora pagato un euro”. Ecco perché il nuovo esecutivo ora preferisce mandare direttamente personale in forze intervenendo direttamente sul numero di barconi bloccati alla partenza con un meccanismo premiale che cresce al diminuire delle barche in mare.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>I voli per il Ruanda</strong></h2>



<p>Ciò che appare comunque chiaro è che le politiche di deterrenza studiate finora non hanno sortito alcun effetto. Il piano dei voli per trasferire in <a href="https://www.bbc.co.uk/news/uk-61806383">Ruanda i clandestini</a>, lo scorso giugno, è precipitato davanti alla sentenza emessa dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.&nbsp;</p>



<p>Non solo, di recente, la <a href="https://www.walesonline.co.uk/news/uk-news/airline-pulls-out-operating-uks-25325004">compagnia charter spagnola</a>, con sede a Maiorca, che era stata ingaggiata per operare sulla tratta dalla Gran Bretagna all’est dell’Africa ha cancellato la sua disponibilità.<a href=""></a></p>



<p>Oggi, al posto di Priti Patel c’è un’altra indiana e fervente sostenitrice della necessità di attuare i trasferimenti in Ruanda. Si tratta di Suella Braverman, l’ultimo ministro dell’Interno nominato da Sunak, che non ha mai fatto mistero del desiderio di far decollare quei voli quanto prima.<a href=""></a></p>



<p>Nel frattempo, però, la situazione sull’isola sta diventando talmente esplosiva che, secondo fonti raccolte dal <a href="https://www.thetimes.co.uk/article/home-office-suggested-migrant-tent-cities-in-the-capitals-parks-kxkthv3sz">Times</a>, qualcuno nelle sedi ufficiali avrebbe persino proposto di sistemare chi è in attesa di venire identificato ed eventualmente espulso, in tende piazzate nei parchi londinesi.</p>



<p>Naturalmente l’idea è stata presto accantonata, ma il problema resta.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>I centri di prima accoglienza al collasso</strong></h2>



<p>Gli hotel che accolgono chi arriva sui barconi stanno scoppiando, la popolazione che vive sulla costa è stanca e comincia ad avere paura, i migranti sfuggono al controllo e la linea dura di Suella Braverman sta portando al tracollo del sistema di prima accoglienza.</p>



<p>In questo momento in Gran Bretagna circa 70 alberghi stanno ospitando i richiedenti asilo ad un costo di 6,8 milioni di sterline al giorno.</p>



<p>&nbsp;Nell’ultimo rimpasto di Liz Truss, quando Bravermann era stata costretta alle dimissioni, il suo breve successore, Grant Shapps, (ala più moderata dal partito), in sei giorni di attività aveva ottenuto la disponibilità ad aprire le porte di altri tre hotel, per dichiarata emergenza e per sgravare i centri come quello di Manston Airport.</p>



<p>In quella sede, i migranti appena sbarcati dovrebbero restare solo 24 ore.&nbsp;</p>



<p>Ma non è così. C’è chi è rimasto intrappolato un mese in quell’hub il cui limite di capacità sarebbe di 1000 persone, mentre in ottobre si è arrivati a contarne almeno 3000.</p>



<p>Un gruppo di disperati buttati su materassini da campeggio, senza servizi igienici adeguati, nessuna pulizia, il cibo che passa il convento e una promiscuità che ha portato allo scoppio di epidemie, come quella più recente di difterite e scabbia. Naturalmente non sono mancate le denunce di violenza nei confronti dello staff.</p>



<p>“Ci sono più persone detenute qui che nelle prigioni del paese” ha commentato in tv Diana Johnson, della commissione degli affari interni.</p>



<p>Suella Braverman ora rischia anche una denuncia perché accusata&nbsp; di aver bloccato il trasferimento di centinaia di persone detenute nel centro di Manston negli alberghi, per risparmiare soldi. Questo sarebbe accaduto durante le sue sei settimane di attività nel governo Truss.</p>



<p>Una bomba ad orologeria.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La burocrazia</strong></h2>



<p>La lotta all’immigrazione nel Regno Unito si svolge su due fronti: quello del mare e quello della burocrazia.</p>



<p>Se nel primo caso, la risoluzione del problema sarebbe affidata alla capacità di mediazione con i francesi, sul fronte amministrativo, Sunak deve lavorare per ridurre i tempi per processare ogni singolo caso.</p>



<p>Al momento, in 117.945 sono in attesa di ottenere il diritto d’asilo; il numero più alto raggiunto negli ultimi 20 anni.</p>



<p>Persone che vivono nel limbo, sostenute dai servizi sociali del Paese, alloggiate in strutture al collasso con una prospettiva di vedere risolta la loro situazione in anni.</p>



<p>Nel limbo perché le regole sull’immigrazione prevedono che i richiedenti asilo siano autorizzati a cercarsi un lavoro solo dopo un anno di permanenza in Gran Bretagna, ma possono accedere solo ai posti nelle liste del collocamento riconosciute delle autorità per l’immigrazione.</p>



<p>Il piano di Sunak prevede una drastica riduzione dei tempi di analisi dei singoli casi: 8 su 10 devono essere ultimati nel prossimi 6 mesi con incentivi al lavoro degli ufficiali che devono portare a termine almeno 4 casi a settimana.</p>



<p>Intervistata da <em>BBC Radio 4</em>, Lucy Moreton, funzionario presso <em>l’Immigration Services Union</em>, ha fornito un quadro lucido dalla situazione. Dal momento in cui un caso viene posto all’attenzione degli uffici preposti passano almeno 480 giorni prima che si dia una definizione della situazione. Naturalmente, se viene rifiutato lo status di avente diritto all’asilo, esistono molte possibilità per fare ricorso e questo trascina la burocrazia avanti per anni, fino a otto. Quest’anno, ad oggi, solo il 4% dei casi di richiesta di asilo sarebbe stato esaminato dagli uffici preposti agli Interni.</p>



<p>Una manna per i migranti cosiddetti economici (si segnalano sempre più albanesi), che nel frattempo hanno tutto l’agio per restare qui pur non avendone i requisiti.</p>



<p>Una sfida, questa, che si somma alla crisi economica e di credibilità della Gran Bretagna che si sta esponendo ad una instabilità inedita e che rischia di far naufragare nel Canale della Manica tutti i sogni di gloria post Brexit.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/gran-bretagna-e-francia-alla-resa-dei-conti-sui-migranti.html">Gran Bretagna e Francia alla resa dei conti sui migranti</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Soltanto un migrante su dieci in Italia è realmente un profugo</title>
		<link>https://it.insideover.com/migrazioni/soltanto-un-migrante-su-dieci-in-italia-e-realmente-un-profugo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Sep 2020 07:40:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[richiedenti asilo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Migranti-su-barcone-La-Presse-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Migranti in fuga dalla Libia nel Mediterraneo (L aPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Migranti-su-barcone-La-Presse-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Migranti-su-barcone-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Migranti-su-barcone-La-Presse-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Migranti-su-barcone-La-Presse-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Migranti-su-barcone-La-Presse-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Migranti-su-barcone-La-Presse-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>I numeri per questo 2020 sono impietosi per il nostro Paese sul fronte migratorio. Dal primo gennaio ad oggi sono stati 20.624 i migranti approdati irregolarmente in Italia, un dato di gran lunga superiore a quello dello scorso anno quando invece a metà settembre si era fermi 5.868 persone sbarcate. La domanda è: chi sono &#8230; <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/soltanto-un-migrante-su-dieci-in-italia-e-realmente-un-profugo.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/soltanto-un-migrante-su-dieci-in-italia-e-realmente-un-profugo.html">Soltanto un migrante su dieci in Italia è realmente un profugo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Migranti-su-barcone-La-Presse-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Migranti in fuga dalla Libia nel Mediterraneo (L aPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Migranti-su-barcone-La-Presse-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Migranti-su-barcone-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Migranti-su-barcone-La-Presse-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Migranti-su-barcone-La-Presse-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Migranti-su-barcone-La-Presse-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Migranti-su-barcone-La-Presse-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>I numeri per questo 2020 sono impietosi per il nostro Paese sul fronte migratorio. Dal primo gennaio ad oggi<a href="https://www.interno.gov.it/sites/default/files/2020-09/cruscotto_giornaliero_11-09-2020.pdf"> sono stati 20.624 i migranti approdati irregolarmente in Italia</a>, un dato di gran lunga superiore a quello dello scorso anno quando invece a metà settembre si era fermi 5.868 persone sbarcate. La domanda è: chi sono e quale sarà il destino di chi è arrivato irregolarmente nel nostro territorio? Spesso per i migranti viene usato il termine &#8220;<strong>profughi</strong>&#8220;. E questo perché chiunque giunge in Italia può avanzare regolare domanda d&#8217;asilo e fino a quando non ci sarà una risposta è quindi etichettato come profugo. Ma la situazione in realtà è un po&#8217; più diversa.</p>
<h2>I numeri delle richieste d&#8217;asilo accolte</h2>
<p>Anche in questo caso sono i numeri a poterci fornire un quadro esaustivo del problema e mostrare uno stato dei fatti diverso da come comunemente lo si immagina. I veri profughi in Italia sono una decisa minoranza tra coloro che sbarcano irregolarmente. In questo 2020, tra tutte le domande di asilo esaminate soltanto nell&#8217;11% dei casi l&#8217;esito è stato positivo. <a href="http://www.atlanticoquotidiano.it/quotidiano/non-sono-profughi-ma-emigranti-illegali-la-distinzione-che-fa-comodo-eludere-e-il-pregiudizio-anti-occidentale/">Anna Bono su <em>Atlantico Quotidiano</em></a> ha esaminato la situazione nel mese di giugno. Durante questo arco temporale, sono state esaminate 2.359 richieste di asilo, di queste ben 1.906 sono state respinte. Tradotto in termini percentuali, l&#8217;81% delle domande è stato accantonato e andando più nel dettaglio, il 12% ha ottenuto lo status giuridico di <strong>rifugiato</strong>, mentre il 6% ha avuto riconosciuta la <strong>protezione sussidiaria</strong> e infine l&#8217;1% invece ha ottenuto la<strong> protezione speciale</strong>. Quest&#8217;ultimo è un istituto esistente soltanto nel nostro Paese, introdotto con i <strong>decreti sicurezza</strong> voluto dall&#8217;ex ministro dell&#8217;Interno Matteo Salvini con il quale si è voluta sostituire la protezione umanitaria. L&#8217;istituto dovrebbe sopravvivere alle modifiche che l&#8217;attuale maggioranza giallorossa vorrebbe introdurre alle norme varate dal precedente governo, anche se l&#8217;intenzione è quella di allarga la base dei casi previsti per il riconoscimento dello status. La protezione sussidiaria è invece stata introdotta dall&#8217;U<strong>nione Europea</strong> e riguarda coloro che non possono tornare nei Paesi di origine &#8220;per il rischio effettivo di subire un grave danno&#8221;.</p>
<p>Considerando quindi i rifugiati veri e propri e coloro che hanno ottenuto la protezione in base agli altri due istituti descritti, la percentuale di coloro che possono essere considerati profughi è molto bassa. Ed è stato così anche negli altri anni: nel 2016 la percentuale tra le domande esaminate non è andata oltre il 5.4%, a fronte di un numero record di richieste giunte in quell&#8217;anno nei tribunali tutt&#8217;ora ineguagliato.</p>
<h2>I migranti irregolari rimangono in Italia</h2>
<p>Il problema però è che nella stragrande maggioranza dei casi, coloro che vedono esitata negativamente la propria domanda d&#8217;asilo riescono a rimanere nel nostro Paese. Si tratta a quel punto non di profughi bensì di <strong>irregolari</strong>. In Italia fare un computo preciso di quanti siano coloro che rimangono stabilmente nel nostro territorio pur non avendone titolo è pressoché impossibile. Questa volta poter ragionare su numeri certi è difficile, c&#8217;è però una stima approssimativa che parla di oltre mezzo milione di persone. <a href="https://www.ilgiornale.it/news/politica/italia-viva-prova-dettare-linea-sulla-sanatoria-ai-migranti-1860483.html">Quando durante il lockdown il ministro per le Politiche Agricole Teresa Bellanova ha proposto una maxi sanatoria per gli irregolari</a>, ha fatto riferimento ad una platea potenziale di 600.000 migranti. E forse questo è il dato che più si potrebbe avvicinare alla realtà. Anche perché l&#8217;iter che porta alla definizione dell&#8217;esito della domanda d&#8217;asilo è molto lungo e a volte può durare anche quattro anni. E una volta arrivato il diniego, è possibile fare ricorso con lo Stato che garantisce un patrocinio gratuito al soggetto ricorrente. I tempi si dilatano e alla fine gli irregolari rimangono a tempo indeterminato in Italia.</p>
<p><a href="https://www.ilgiornale.it/news/politica/ecco-perch-i-migranti-rimangono-italia-nuovo-fallimento-1877674.html">Come scritto su<em> IlGiornale.it</em></a>, anche quando un soggetto riceve il foglio di via è difficile rimpatriarlo: dal 2010 in poi in media sono stati 7.000 ogni anno i rimpatri effettivamente effettuati. In particolare, è tornato nel proprio Paesi di origine il 30% dei tunisini e degli egiziani espulsi, percentuale che scende sotto il 10% per molti cittadini provenienti da Stati dell&#8217;Africa sub &#8211; sahariana e dell&#8217;Asia. Anche con il foglio di via in tasca, spesso si continuano a chiamare profughi coloro che invece sono irregolarmente presenti nel territorio nazionale. Una <strong>confusione</strong> che rischia di alimentare ulteriormente il problema legato al fenomeno migratorio.</p>
<h2>I problemi dati dal trattato di Dublino</h2>
<p>Dati, cifre e numeri che mettono il nostro Paese con le spalle al muro: il problema legato alla questione migratoria è ogni anno sempre più serio, in primis perché nel nostro territorio aumentano anno dopo anno le persone presenti irregolarmente. Una circostanza dovuta all&#8217;onere che ha l&#8217;Italia di essere chiamata da sola a rispondere delle domande d&#8217;asilo di chi arriva lungo le coste. Questo perché secondo il trattato di <strong>Dublino</strong> del 1990, soltanto il Paese di primo sbarco deve farsi carico dell&#8217;accoglienza e delle richieste di asilo. Per l&#8217;Italia tutto ciò si è sempre tradotto in costi sociali ed economici molto elevati: dai tribunali ingolfati dalle domande fino alle spese per l&#8217;accoglienza e per garantire ai migranti quei diritti di cui godono mentre sono in attesa dell&#8217;esito della loro richiesta, questi sono soltanto alcuni degli effetti pagati cari dal nostro Paese. La riforma del principio di Dublino non è mai stata una priorità per l&#8217;Europa, nonostante tanti annunci negli anni scorsi. E il destino dell&#8217;Italia da questo punto di vista è quello di veder continuare a crescere i problemi nella gestione del fenomeno.</p>
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		<title>L&#8217;angoscia di Nuevo Laredo in Messico, prima del coronavirus</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/migrazioni/langoscia-di-nuevo-laredo-in-messico-prima-del-coronavirus.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Mamone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jun 2020 16:52:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[richiedenti asilo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1139" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/LP_11163060-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/LP_11163060-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/LP_11163060-300x178.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/LP_11163060-1024x607.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/LP_11163060-768x456.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/LP_11163060-1536x911.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/LP_11163060-2048x1215.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Per capire l’angoscia di Nuevo Laredo in Messico, ci si deve entrare quando il sole tramonta. Al confine con il Texas, il “Puente Internacional 1 Las Americas” che sorvola il Rio Grande a sud, straripa di macchine. Da qui passavano più di 20mila mezzi al giorno, prima dello scoppio dell’emergenza coronavirus, e l’accesso al territorio &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/migrazioni/langoscia-di-nuevo-laredo-in-messico-prima-del-coronavirus.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/migrazioni/langoscia-di-nuevo-laredo-in-messico-prima-del-coronavirus.html">L&#8217;angoscia di Nuevo Laredo in Messico, prima del coronavirus</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1139" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/LP_11163060-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/LP_11163060-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/LP_11163060-300x178.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/LP_11163060-1024x607.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/LP_11163060-768x456.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/LP_11163060-1536x911.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/LP_11163060-2048x1215.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Per capire l’angoscia di Nuevo Laredo in Messico, ci si deve entrare quando il sole tramonta. Al confine con il Texas, il “Puente Internacional 1 Las Americas” che sorvola il Rio Grande a sud, straripa di macchine. Da qui passavano più di 20mila mezzi al giorno, prima dello scoppio dell’emergenza coronavirus, e l’accesso al territorio americano era, e oggi lo è ancora di più, sigillato dagli agenti di frontiera. Al lato della strada sul ponte, in direzione Messico, due ragazzi inforcano biciclette arrugginite. “Controllano chi entra e chi esce”, dice la fixer, una persona che accompagna a Nuevo Laredo chi di Nuevo Laredo non è, a patto di nascondere la sua identità. Il Cartello ha il potere su tutto, qui: “Sono più forti dello Stato e, credimi, sanno già che sto viaggiando con un’altra persona”.</p>
<h2>Il dominio del Cartello Los Zetas</h2>
<p>Negli isolati del Sector Central, dove una camionetta dell’esercito presidia chi varca il confine, Nuevo Laredo si presenta come una città in guerra, già prima del coronavirus. Con la confusione del traffico che inquina l’aria già imputridita dal dominio del Cartello Los Zetas, che comanda Plaza Juarez. Con sparatorie e assalti, diventati quotidianità. Agli angoli delle strade, dopo aver superato il vistoso spartitraffico color giallo evidenziatore, persone affiliate al Cartello hanno lo stesso compito dei ragazzini in bicicletta: controllano. E lo fanno armate. “Possono essere giovani o di mezza età, donne o uomini: c’è sempre chi fingerà di non vedere che cosa fanno”. Perché la vita a Nuevo Laredo vale poco e tutti, invece, sembrano avere un prezzo.</p>
<p>È su queste strade, bollate dall’autorità americane con l’allerta di pericolosità massima, già prima del coronavirus, alla pari di Siria e Afghanistan, che sempre più richiedenti asilo sono costretti a rimanere in attesa a seguito della policy <em>Remain in Mexico</em>, applicata a Nuevo Laredo dall’amministrazione Trump nell’estate del 2019. Provenienti da Nicaragua, Honduras e El Salvador, Messico e Guatemala, se prima gli immigrati attendevano il loro giorno di corte negli USA, per capire se la richiesta d’asilo fosse stata accettata, con i Migrant Protection Protocols (MPP) sono in centinaia a condividere gli spazi stretti dei centri in Messico. E la crisi COVID-19 ha estremizzato una tendenza già diventata estrema.</p>
<h2>Dentro lo shelter dei richiedenti asilo</h2>
<p>Per i richiedenti asilo, la vita in uno shelter è durissima e sono pochi gli esterni che vi hanno accesso per vedere cosa succede. In uno di questi a Nuevo Laredo, dove <em>InsideOver</em> ha avuto la possibilità esclusiva di entrare, ciò di cui si è spettatori va oltre ogni immaginazione. A proteggere l’area dove si respira disperazione e tensione, c’è un traballante portone di medie dimensioni. All’ingresso, una tenda trasparente fa da tramite all’area che dà accesso alla sala principale. È qui che intere famiglie dagli occhi stanchi trascorrono le loro giornate da reclusi. Bambine e bambini si aggrappano ai jeans sporchi di mamme e papà. Molti richiedenti asilo siedono sparsi sul pavimento, guardandosi attorno. Altri, appoggiati sulle panche scomode, fissano il loro sguardo a terra. Si mangia poco qui e solo quando qualcuno da fuori dona del cibo al centro. I bagni, piccoli, non sono sempre sufficienti, anche se più puliti di quanto ci si potrebbe aspettare. E per questi immigrati non c’è alternativa: uscire dagli shelter significa sfidare la morte. E non solo per il coronavirus. Secondo uno studio Human Rights First, da quando è entrata in vigore la policy “Remain in Mexico” sono stati registrati centinaia di episodi di rapimenti, uccisioni, stupri e torture. Qualcuno di loro inizia a lavorare per i gruppi criminali, che hanno in Nuevo Laredo il loro quartier generale. Persino un pastore, che dirigeva uno shelter, lo scorso agosto è stato rapito finendo nel nulla.</p>
<h2>La condanna delle stringhe delle scarpe</h2>
<p>“I richiedenti asilo devono pagare i <em>bad guys</em> più di una volta adesso”, spiega Joe Barron, responsabile dello shelter cattolico <em>La Frontera,</em> nella più fortunata Laredo. Non si riferisce mai al Cartello usando il suo nome. Li definisce solo <em>bad guys</em>, i cattivi. E a Nuevo Laredo non ci mette più piede: “È troppo pericoloso”. Le stanze de <em>La Frontera</em> sono vuote, dopo l’entrata in vigore della <em>Remain in Mexico</em>. “Sono tutti intrappolati di là”, dice, in centri come quello dove <em>InsideOver</em> ha avuto accesso prima che i confini venissero chiusi ai <em>non essential travels</em> a causa dell’emergenza coronavirus. Ma ci sono stati dei mesi, nel 2019, dove sono passati da qui migliaia di richiedenti asilo a Laredo, spediti dagli agenti di frontiera: “Eravamo al collasso e ora il numero è crollato, ma il prezzo umano è salatissimo”, dice Mike Smith, pastore della Holding Institute. Mike e Joe si conoscono da una vita e anche il suo shelter, a Laredo, finì in sovraffollamento. La policy di Trump non è stata però per lui, elettore un po’ conservatore e un po’ indipendente, una soluzione: “Ogni tanto sentiamo spari ed esplosioni che arrivano al di là del fiume”. È la vita quotidiana a Nuevo Laredo, anche prima del coronavirus che ha momentaneamente sospeso le nuove domande d&#8217;asilo negli USA: “Le persone non possono rimanere in America da illegali, ma non possiamo neanche permetterci che siano vittime di violenza così: gli spari, la guerriglia, succedono letteralmente a 4-5 isolati dalla nostra città”. E i richiedenti asilo sono obiettivi facili. “Arrivati al confine, devono togliersi cinture e stringhe delle scarpe”, spiega Joe. Prima che la <em>Remain in Mexico</em> entrasse in vigore, non era un dettaglio importante. Oggi, invece, i <em>bad guys</em> in Messico hanno un compito semplice: vedere chi sul “Puente 1” viene rispedito indietro con le scarpe senza stringhe. “Sanno che sono richiedenti asilo e che su quel ponte dovranno tornarci: li braccano subito”.</p>
<h2>L&#8217;ora della preghiera</h2>
<p>L’unico momento di sollievo, per le famiglie recluse negli shelter del Messico, arriva nell’ora della preghiera. Nella sala anonima dalle luci opache, mamme giovanissime abbracciano forte i loro bimbi e iniziano a piangere, mentre le note delle melodie clericali si fanno più forti. I papà, sguardo perso, tengono per mano i figlioletti provando a dar loro conforto. Non sanno che fare. Un gruppo di bambini, nell’angolo, gioca tra loro. Sono seduti sul pavimento freddo, lo usano come se fosse un parco. “Le persone che rimangono braccate nei centri non sono violente, ma semplici famiglie disperate” dice Artur Nets, un pastore cattolico in Texas che aiuta Mike e Joe a far arrivare frutta e verdura, acqua e giocattoli nei centri oltre il confine. “E non sono immigrati illegali, dobbiamo ricordarci di questo”, dice da Laredo, dove vive. “Non ho nessun altro obiettivo che questo: fare del bene e condividere un momento di speranza con queste persone”.</p>
<p>Anche perché i sorrisi svaniscono in fretta, quando a Nuevo Laredo cala il buio e le strade tornano nelle fauci del Cartello. “Non sono così certo che un muro possa fermare gli affari illegali”, spiega il pastore Mike Smith. Neanche quello che Donald Trump ha promesso di costruire e che la sua amministrazione ha deciso di iniziare proprio in questo fazzoletto del Texas. “Laredo e Nuevo Laredo sono città sorelle, non nemiche: mi sento più vicino ai cittadini messicani per bene al di là del fiume, che agli americani che sono venuti qui per iniziare a costruirlo. Il muro distruggerebbe la percezione di intere generazioni”.</p>
<h2>Tre giudici a San Francisco</h2>
<p>E mentre in Messico la battaglia quotidiana sulle strade continua, negli USA c’è chi prosegue quella legale. Tre giudici a San Francisco, a fine febbraio, hanno bloccato i Migrant Protection Procotols, definendoli incostituzionali. È servito a sospendere la policy per qualche settimana, ma non ad eliminarla. Ora però, complice anche il coronavirus, che sta letteralmente dilagando in centro e sud America, alla frontiera non si è più certi quale sia il protocollo da seguire. Anche se i confini sono formalmente chiusi sia alle nuove richieste d&#8217;asilo, che a tutti i trasferimenti non essenziali. “Vogliamo solo che i richiedenti asilo possano rimanere in America, dove hanno il diritto di ricominciare a vivere”, dice Joe. Nel 2019, a Laredo, dove il coronavirus ha colpito la fascia d&#8217;età tra i 40 e 49 anni, il suo shelter era al collasso. “Ma quando le famiglie lo lasciavano, ritrovavano la dignità persa durante il viaggio”. Ora non succede più: “Nessuna famiglia merita di subire tutto questo”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/migrazioni/langoscia-di-nuevo-laredo-in-messico-prima-del-coronavirus.html">L&#8217;angoscia di Nuevo Laredo in Messico, prima del coronavirus</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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