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	<title>Ricerca scientifica Archives - InsideOver</title>
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	<title>Ricerca scientifica Archives - InsideOver</title>
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		<title>Cervelli per la Cina: il nuovo soft power di Pechino passa da laboratori e università</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Jun 2025 11:10:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[Covid-19]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerca scientifica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1024" height="682" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/cina.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="cina" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/cina.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/cina-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/cina-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/cina-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p> Nuovi programmi accademici e laboratori per attrarre ricercatori e scienziati da tutto il mondo. Ecco la nuova offensiva cinese.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/scienza/cervelli-per-la-cina-il-nuovo-soft-power-di-pechino-passa-da-laboratori-e-universita.html">Cervelli per la Cina: il nuovo soft power di Pechino passa da laboratori e università</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="682" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/cina.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="cina" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/cina.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/cina-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/cina-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/cina-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Nel cuore della Cina, lontano dai riflettori della geopolitica muscolare e dalle basi missilistiche del Fujian, si sta giocando un’altra partita. Più silenziosa, ma non meno strategica. La chiamano <strong>“Global Excellent Scientists Fund 2025”</strong>, ed è solo l’ultima di una serie di iniziative con cui Pechino punta ad attrarre — o meglio, cooptare —<a href="https://it.insideover.com/scienza/talenti-e-ricercatori-in-fuga-dagli-usa-lopportunita-che-le-universita-europee-non-devono-perdere.html"> i migliori cervelli del mondo scientifico occidentale</a>.</p>



<p>Dietro la facciata di un programma accademico con base a Wuhan, c’è una macchina di reclutamento ben oliata, in grado di offrire <strong>stipendi annuali fino a 255.000 euro</strong>, alloggi gratuiti, istruzione scolastica per i figli in scuole internazionali e, soprattutto, libertà di ricerca totale nei settori ritenuti prioritari dal governo cinese: intelligenza artificiale, informatica quantistica, bioingegneria, nanotecnologie, nuove energie. Ma non si tratta di filantropia accademica. È geopolitica pura. E l’Europa, immersa nel proprio provincialismo regolamentare, rischia ancora una volta di accorgersene troppo tardi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La scienza come arma sovrana</h2>



<p>La Cina non nasconde più il proprio obiettivo: costruire una piena autonomia scientifica e tecnologica entro il 2030, liberandosi dalla dipendenza nei confronti di Stati Uniti, Giappone ed Europa in settori critici. Lo ha detto chiaramente<strong> Xi Jinping </strong>in più di un discorso pubblico, e lo hanno ribadito i piani quinquennali approvati dal Comitato centrale del Partito comunista: chi possiede la tecnologia, domina il secolo.</p>



<p>In questo contesto, il reclutamento dei ricercatori stranieri diventa un’arma a basso costo ma ad altissimo rendimento. Non servono spie o hacker per acquisire competenze strategiche: basta un biglietto aereo in business class, un laboratorio attrezzato, e una cattedra ben pagata. E non si tratta di promesse: già centinaia di ricercatori occidentali, anche provenienti da Paesi UE e USA, lavorano sotto contratto in Cina, in parte presso università civili, ma in molti casi anche in centri di ricerca a <strong>doppio uso (civile-militare), legati all’industria della difesa.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Il laboratorio di Wuhan come modello globale</h2>



<p>L’epicentro di questa operazione è <strong><a href="https://it.insideover.com/tecnologia/cina-farsi-un-giro-a-wuhan-la-citta-delle-auto-che-si-guidano-a-sole.html">Wuhan, città che il mondo ha imparato a conoscere nel 2020 per il Covid </a></strong>ma che, nel frattempo, si è trasformata nel cuore pulsante della nuova Cina tecnologica. Qui, Università e poli industriali vivono in simbiosi con l’apparato politico-militare. I contratti offerti dal Global Excellent Scientists Fund prevedono non solo condizioni economiche ineguagliabili, ma anche protezione giuridica, facilitazioni fiscali, e — in certi casi — accelerazione nella naturalizzazione per i cittadini stranieri ritenuti &#8220;strategici&#8221;.</p>



<p>Per molti ricercatori occidentali, giovani e precari, bloccati tra borse di studio a termine e burocrazie universitarie sempre più aggressive, l’offerta è irresistibile. E spesso, dietro la retorica della “libertà scientifica”, si cela una realtà in cui le linee di ricerca vengono tracciate direttamente da Pechino, in linea con gli obiettivi della difesa nazionale e della competizione globale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’Europa osserva, ma non reagisce</h2>



<p>Il paradosso è che mentre Pechino costruisce il proprio arsenale tecnologico reclutando professori di Oxford, ingegneri del Politecnico di Milano o specialisti in cyber warfare da Parigi, <strong>le democrazie occidentali continuano a finanziare centri di ricerca cinesi</strong> attraverso programmi di cooperazione scientifica, scambi Erasmus+, joint-ventures universitarie, senza alcuna analisi strategica dei rischi.</p>



<p>Nel 2023, un rapporto del Servizio Europeo per l’Azione Esterna aveva già lanciato l’allarme: almeno <strong>60 programmi di collaborazione UE-Cina coinvolgevano settori sensibili per la sicurezza</strong>, e oltre 30 progetti erano riconducibili ad attori cinesi con legami diretti all’Esercito Popolare di Liberazione. Eppure, le misure di controllo rimangono deboli, frammentarie, e lasciate alla discrezione dei singoli Stati membri.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Verso un soft power militarizzato</h2>



<p>Quella cinese non è una fuga di cervelli. È una raccolta selettiva e strategica di capitale umano, calibrata per potenziare la macchina statale. È soft power che serve il potere duro, ricerca che alimenta deterrenza, innovazione che diventa sovranità.</p>



<p>E mentre in Occidente si discute di limiti etici all’intelligenza artificiale, in Cina si pubblicano brevetti militari ogni giorno. Il rischio non è solo di perdere competenze. È di scoprire, tra cinque anni, che l’arma quantistica, il drone invisibile o il sistema di sorveglianza perfetto è stato progettato da un fisico europeo che aveva solo bisogno di uno stipendio stabile.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/scienza/cervelli-per-la-cina-il-nuovo-soft-power-di-pechino-passa-da-laboratori-e-universita.html">Cervelli per la Cina: il nuovo soft power di Pechino passa da laboratori e università</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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