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	<title>Riad Archives - InsideOver</title>
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	<title>Riad Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Libia, Haftar finanziato dai Saud per andare verso Tripoli</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/libia-haftar-finanziato-dai-saud-per-andare-verso-tripoli.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Apr 2019 08:56:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Libia]]></category>
		<category><![CDATA[Riad]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190410193427_29016421-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190410193427_29016421-1.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190410193427_29016421-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190410193427_29016421-1-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190410193427_29016421-1-1024x682.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Dagli Usa arrivano importanti conferme su quello che già da giorni viene ipotizzato da più parti, ossia che dietro la mossa di Khalifa Haftar di avanzare su Tripoli vi siano i sauditi e, in particolare, l’interessamento manifestato da Riad per il dossier libico. A svelare i dettagli di questa operazione è il Wall Street Journal. Il quotidiano statunitense cita fonti &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/libia-haftar-finanziato-dai-saud-per-andare-verso-tripoli.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190410193427_29016421-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190410193427_29016421-1.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190410193427_29016421-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190410193427_29016421-1-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190410193427_29016421-1-1024x682.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Dagli Usa arrivano importanti conferme su quello che già da giorni viene ipotizzato da più parti, ossia che dietro la mossa di Khalifa Haftar di avanzare su Tripoli vi siano i sauditi e, in particolare, l’interessamento manifestato da Riad per il dossier libico. A svelare i dettagli di questa operazione è il Wall Street Journal. Il quotidiano statunitense cita fonti saudite e fa riferimento ad alcuni recenti episodi, che mostrerebbero un asse sempre più forte tra Bengasi e Riad sviluppatosi soprattutto negli ultimi mesi.</p>
<h2>L’articolo del Wall Street Journal</h2>
<p>A firmare il dettagliato reportage del quotidiano Usa, sono i corrispondenti dal medio oriente del Wsj. Secondo i dati da loro raccolti, a partire dal mese di febbraio vi è un intenso scambio di contatti tra la Cirenaica ed il Golfo. Sono alcune fonti interne a Riad a rivelare ai giornalisti il quasi improvviso aumento di interesse saudita verso la Libia. In generale, il perno della crisi libica dall’inizio del 2019 sembra spostarsi dall’Europa verso il golfo e, in particolare, verso le petromonarchie. In poche parole, l’affaire libico diventa a tutti gli effetti un mero duello interno alla penisola arabica dove, da una parte, vi è il blocco saudita ed emiratino, dall’altro invece quello che fa riferimento al Qatar ed ai Fratelli Musulmani.</p>
<p>Se quest’ultimo sostiene Al Sarraj, il cui governo all’interno ha membri organici alla fratellanza, come detto i sauditi e gli emiratini appaiono dalla parte di Haftar. Ma fin all’inizio del 2019 l’Arabia Saudita mantiene un ruolo più defilato. Poi invece, al contrario, inizia ad interessarsi sempre di più alle sorti del generale della Cirenaica. E così si spiega, secondo il Wall Street Journal, il viaggio di Haftar a Riad dello scorso 27 marzo. In quell’occasione il leader del Libyan National Army incontra Re Salman, lo stesso sovrano che pochi giorni dopo non stringe la mano ad Al Sarraj a Tunisi in occasione del vertice della Lega Araba.</p>
<p>Poi il 4 aprile si scatena l’offensiva di Haftar. Date non affatto casuali: il generale in Arabia Saudita riceve la promessa del pagamento di ingenti somme per affrontare la battaglia di Tripoli e l’appoggio esplicito datogli dal sovrano saudita appare come, di fatto, il disco verde per lanciare l’operazione.</p>
<h2>Lo scontro tra Arabia Saudita e Qatar</h2>
<p>Può dunque essere considerata, quella per la presa di Tripoli, una sorta di battaglia per procura? In realtà è difficile non vedere intrusioni straniere di ogni tipo in Libia in tutti gli otto anni di caos postumo all’uccisione di Gheddafi nel 2011. Paese dalle tante risorse rimasto senza guida, per di più in una posizione strategica nel Mediterraneo, la Libia diventa preda di interessi internazionali con tanti attori che non lavorano certo per riportare la situazione alla normalità.</p>
<p>Dunque non sorprende che Tripoli e l’intera Libia diventino un nuovo teatro di uno scontro tutto interno al mondo arabo. La contesa riguarda l’intero nord Africa, avere proprie zone di influenza in questa regione appare più che mai vitale sia per i sauditi che per il Qatar. I due Paesi sono ai ferri corti a partire dal giugno 2017: in quell’occasione Riad impone un pesante embargo a Doha. La contesa riguarda, per l’appunto, l’influenza dei rispettivi paesi all’interno del mondo arabo. In particolare, il Qatar finanzia i Fratelli Musulmani che sono avvertiti come nemici dalla monarchia saudita e professano un’interpretazione dell’Islam diversa da quella wahabita in vigore tanto a Riad quanto ad Abu Dhabi.</p>
<p>Ecco quindi che dinnanzi alla periferia di Tripoli, a scontrarsi sono milizie che non rappresentano soltanto il proprio gruppo di appartenenza interno al contesto libico, bensì anche due parti in lotta per contendersi le rispettive zone d’influenza del mondo arabo. Ed Haftar dunque, nel decidere di intraprendere l’avanzata verso Tripoli, appare pesantemente influenzato dai petrodollari promessi dai Saud.</p>
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		<title>L&#8217;Italia adesso finisce nel mirino per la vendita delle armi ai Saud</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/litalia-adesso-finisce-nel-mirino-la-vendita-delle-armi-ai-saus.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Apr 2018 08:35:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Armi]]></category>
		<category><![CDATA[Riad]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="931" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20170801190711_23932262.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20170801190711_23932262.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20170801190711_23932262-300x186.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20170801190711_23932262-768x477.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20170801190711_23932262-1024x636.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Mercoledì 18 aprile in occasione di una conferenza stampa fissata per parlare della tragedia umanitaria in Yemen,  diverse organizzazioni internazionali per la difesa dei diritti umani hanno annunciato di aver presentato un esposto alla Procura di Roma nei confronti di alcuni funzionari del ministero degli Esteri italiano, denunciati per aver concesso la vendita di armi &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/litalia-adesso-finisce-nel-mirino-la-vendita-delle-armi-ai-saus.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="931" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20170801190711_23932262.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20170801190711_23932262.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20170801190711_23932262-300x186.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20170801190711_23932262-768x477.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20170801190711_23932262-1024x636.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Mercoledì 18 aprile in occasione di una conferenza stampa fissata per parlare della tragedia umanitaria<strong> in Yemen</strong>,  diverse organizzazioni internazionali per la difesa dei diritti umani <strong>hanno annunciato di aver presentato un esposto alla Procura di Roma</strong> nei confronti di alcuni funzionari del ministero degli Esteri italiano, denunciati per aver concesso la vendita di armi italiane all&#8217;Arabia Saudita, che prontamente vengono usate contro i ribelli sciiti Huthi in Yemen e che colpiscono anche l&#8217;indifesa popolazione yemenita. Non solo il ministero degli Esteri, ma anche l&#8217;azienda Rwm Italia &#8211; filiale del gigante teutonico dell&#8217;industria degli armamenti <a style="color: #0000ff" href="https://www.theguardian.com/world/2018/apr/18/italian-officials-and-german-firm-face-legal-action-over-saudi-arms-sales" target="_blank"><em>Rheinmetall</em> </a> &#8211; e infine l’Autorità Nazionale per le autorizzazioni all’esportazione di armamenti (<strong>UAMA</strong>) sono state tirate in causa.</p>
<p>L’azione legale è stata avviata dal European Center for Constitutional and Human Rights (ECCHR), dalla Mwatana Organization for Human Rights con sede nello Yemen, e dalla <strong>Rete Italiana per il Disarmo</strong> , realtà che si occupa di monitorare il ruolo dell’Italia nelle esportazioni di armi e che prenderà in considerazione la responsabilità penale delle autorità e delle società coinvolte. Perché secondo le organizzazioni la vendita di armi ai sauditi non è solo immorale, ma anche illegale.</p>

<p>Secondo i <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.amnesty.it/armi-italiane-complici-un-attacco-aereo-yemen/" target="_blank">rappresentanti</a> delle organizzazioni internazionali &#8220;nonostante le denunce delle violazioni dei diritti umani e sull’impatto devastante del conflitto armato in corso sulla popolazione, l’<strong>Italia</strong> continua ad esportare armi verso i membri della coalizione militare guidata dall’Arabia Saudita; non solo in pieno contrasto con quanto previsto dalla Legge italiana n. 185/1990, che vieta l’esportazione di armi  “verso paesi in conflitto armato”<em>, </em>ma anche contro gli obblighi comuni derivanti dalle norme UE sul controllo delle esportazioni e in barba alle prescrizioni contenute nel <strong>Trattato internazionale sul Commercio di Armi</strong> ratificato all’unanimità dall’Italia.&#8221;</p>
<p>Come ricordato recentemente <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/gli-huthi-messi-allangolo-pronti-alla-pace-sauditi-accetteranno/" target="_blank">su questa testata</a></em>   <strong>da quando è cominciato il conflitto in Yemen</strong> nel 2015 sono morte 6.800 persone, 22 milioni non hanno possibilità di nutrirsi in maniera appropriata e 2,8 milioni di cittadini sono stati costretti ad abbandonare le loro case. Nel 2015 solo scuole e ospedali hanno subito 101 attacchi e dopo il bombardamento di due infrastrutture di Medici Senza Frontiere – il primo avvenuto il 2 dicembre 2015, il secondo il 15 agosto 2016 – l’associazione umanitaria è stata costretta ad abbandonare sei ospedali nel nord dello Yemen perché troppo a rischio. A completare un quadro di disperazione come questo, si aggiunge l’epidemia di colera che sta colpendo il Paese e devastando una popolazione allo stremo delle forze.</p>

<p>Le forze armate saudite da anni stanno conducendo una campagna di bombardamenti nello Yemen contro i ribelli sciiti Houthi, tra l&#8217;altro con il sostegno militare e logistico di consiglieri militari britannici e statunitensi; <strong>gli Stati Uniti </strong><a style="color: #0000ff" href="https://www.theguardian.com/commentisfree/2016/oct/15/us-bombed-yemen-middle-east-conflict">nel 2016</a><strong> </strong> hanno anche colpito da una loro nave militare di stanza nel golfo di Aden tre postazioni Huthi, decidendo quindi di attaccare direttamente a fianco dei loro alleati sauditi.</p>
<p>Le manifestazioni (poche) per denunciare la tragedia umanitaria in corso in Yemen e per evitare che i governi europei vendano armi al regno dei Saud non hanno mai sortito alcun effetto. Questa volta però l&#8217;iniziativa legale promossa davanti alla magistratura di Roma dalla Rete Italiana per il Disarmo, dall&#8217;organizzazione tedesca European Center for Constitutional Human Rights e da quella yemenita Mwatana Organisation for Human Rights potrebbe avere una certa dose di successo: la denuncia infatti prende in analisi non la vendita di armi ai sauditi sul piano generale, bensì <strong>un singolo evento</strong>, il massacro di un&#8217;intera famiglia di sei persone, tra cui quattro bambini, avvenuto nello Yemen l&#8217;8 ottobre 2016 e <strong>provocato da un ordigno prodotto appunto dall&#8217;azienda Rwm Italia</strong>; i denuncianti chiedono che il magistrato convochi per chiarimenti i funzionari del ministero degli esteri italiano che hanno autorizzato l&#8217;esportazione e la vendita ai Sauditi di questo ordigno, nonché i massimi dirigenti della società che lo ha prodotto.</p>

<p>Difficile pensare che la denuncia possa effettivamente portare a una condanna verso i funzionari italiani, certo se ciò accadesse il caso portato avanti dalle organizzazioni internazionali rappresenterebbe sicuramente un precedente per nulla indifferente nel campo delle esportazioni di armi, soprattutto verso paesi impegnati in un conflitto e ai quali quindi, per il diritto internazionale, non si può (non si potrebbe) vendere armi. Viene spontaneo chiedersi, se potessero essere perseguibili, cosa accadrebbe all&#8217;ex presidente <strong>Obama</strong> (premio Nobel per la Pace) e alla sua amministrazione, che insieme hanno venduto ben 110miliardi di dollari ai sauditi. Una delle più grandi vendite <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.reuters.com/article/us-usa-saudi-security/obama-administration-arms-sales-offers-to-saudi-top-115-billion-report-idUSKCN11D2JQ" target="_blank">di armi</a>  nella storia americana. </p>
<p>Intanto Mohammad bin Salman, dopo aver lanciato il progetto <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/lasse-macron-sauditi-rilancia-patto-col-diavolo/">Vision 2030</a> , continua a stringere legami con gli attori più importanti del palcoscenico internazionale. Dopo aver visitato gli Stati Uniti è atterrato in Francia dove con <a href="http://www.asianews.it/notizie-it/Mohammad-bin-Salman-e-Macron:-abbracci-e-accordi-miliardari-43592.html" target="_blank">Macron</a> &#8211; dopo aver firmato accordi per un valore di 18miliardi di dollari &#8211;  è stato annunciato di voler lanciare un nuovo &#8220;<strong>partenariato franco-saudita</strong>&#8220;. Insomma, tranne qualche piccola &#8211; e sacrosanta &#8211; lamentela, è difficile credere che i governi occidentali smetteranno di vendere armi ai sauditi. E le grida di aiuto dallo Yemen diventano sempre più flebili alle orecchie europee ogni volta che si firmano accordi miliardari con Riad.</p>
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		<item>
		<title>L&#8217;asse tra Macron e i sauditi rilancia il &#8220;patto col diavolo&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/lasse-macron-sauditi-rilancia-patto-col-diavolo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Apr 2018 21:36:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Parigi]]></category>
		<category><![CDATA[Riad]]></category>
		<category><![CDATA[Saudi Vision 2030]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180410202901_26145610.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180410202901_26145610.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180410202901_26145610-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180410202901_26145610-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180410202901_26145610-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Il Presidente francese Emmanuel Macron ha di recente eletto il Medio Oriente, assieme all&#8217;Africa, spazio geopolitico principale per l&#8217;azione di Parigi: in contemporanea alle prese di posizioni muscolari nei confronti della Siria di Assad e al crescente coinvolgimento nelle dinamiche libanesi, Macron ha infatti incontrato il principe ereditario saudita Mohammead bin Salman ospitandolo per tre &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/lasse-macron-sauditi-rilancia-patto-col-diavolo.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/lasse-macron-sauditi-rilancia-patto-col-diavolo.html">L&#8217;asse tra Macron e i sauditi rilancia il &#8220;patto col diavolo&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180410202901_26145610.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180410202901_26145610.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180410202901_26145610-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180410202901_26145610-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180410202901_26145610-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Il Presidente francese Emmanuel Macron ha di recente eletto il Medio Oriente, assieme all&#8217;Africa, spazio geopolitico principale per l&#8217;azione di Parigi: in contemporanea alle <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/siria-francia-attacco/">prese di posizioni muscolari nei confronti della Siria di Assad</a> e al crescente<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/una-conferenza-per-il-rilancio-del-libano/"> coinvolgimento nelle dinamiche libanesi</a>, Macron ha infatti incontrato il principe ereditario saudita Mohammead bin Salman ospitandolo per tre giorni nella capitale francese.</p>
<p>Il tour parigino del leader di Riad ha permesso di cogliere alcune importanti implicazioni della politica mediorientale della Francia, che oggigiorno riconosce nell&#8217;Arabia Saudita un perno di importanza fondamentale, un partner di affari e un alleato geopolitico di primaria grandezza.</p>
<p>Assieme agli Stati Uniti di Donald J. Trump e al Regno Unito di Theresa May, la Francia macroniana è oggigiorno la maggiore interprete di una politica mediorientale basata sul rilancio dello storico doppio standard che ha contraddistinto l&#8217;approccio occidentale alla regione. Di quel &#8220;patto col diavolo&#8221; di cui ha parlato Fulvio Scaglione nel suo omonimo saggio, insomma. Edulcorata nella sua facciata e rappresentata nel mondo dal machiavellico, giovane erede al trono abile a muoversi nei salotti del potere e nelle stanze della diplomazia delle capitali internazionali, l&#8217;Arabia Saudita è indubbiamente ritornata ad essere un alleato strategico di primaria grandezza per l&#8217;Occidente. Macron e bin Salman hanno ribadito a suon di miliardi questo dato di fatto nel corso del soggiorno parigino del secondo.</p>
<p>Tutti gli affari tra Macron e bin Salman</p>
<p>18 miliardi di dollari è, infatti, il valore degli accordi commerciali che Francia e Arabia Saudita si sono impegnati a concludere nel contesto del contributo francese al grande programma di riforma economica Saudi Vision 2030. Turismo, cultura, sanità, petrolchimico, agricoltura e industria manifatturiera sono stati oggetto di memorandum di intesa tra imprese francesi e saudite che Macron si è impegnato a siglare nel corso di un viaggio a Riad entro la fine del 2018, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.aljazeera.com/news/2018/04/emmanuel-macron-mohammed-bin-salman-agree-deals-worth-18bn-180411081039638.html" target="_blank" rel="noopener">come segnala <em>Al Jazeera</em></a>.</p>
<p>Tali protocolli d&#8217;intesa sono il complemento adeguato al business miliardario delle forniture d&#8217;armi francesi all&#8217;esercito dei Saud, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/cosi-lexport-militare-francese-determina-la-politica-macron/" target="_blank" rel="noopener">parte del più ampio complesso dell&#8217;export militare francese che traina la geopolitica di Parigi</a>. Come segnala <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.middleeastmonitor.com/20180411-saudi-arabia-france-sign-deals-worth-18bn/" target="_blank" rel="noopener"><em>Middle East Monito</em></a>r, oltre tre quarti dei cittadini francesi, in un recente sondaggio di YouGov, si sono dichiarati favorevoli a una sospensione delle forniture, viste le gravi preoccupazioni destate dall&#8217;impegno saudita nella sporca guerra in Yemen, causa di oltre 10mila vittime nell&#8217;ultimo triennio.</p>

<p>Macron<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.france24.com/en/20180410-france-saudi-yemen-macron-arms-sales-human-rights" target="_blank" rel="noopener"> non appare in ogni caso destinato a fermarsi</a> e, anzi, ha optato per una scelta radicalmente opposta, dato che le sue dichiarazioni in proposito sono state chiare: le tre priorità francesi in relazione allo Yemen elencate dal Presidente vedono in cima alla lista &#8220;il sostegno pieno alla sicurezza dell&#8217;Arabia Saudita&#8221;, seguita dalla &#8220;condanna dell&#8217;attività balistica dei ribelli Houthi&#8221; e, infine, dalla &#8220;volontà di cercare una soluzione politica al conflitto&#8221;, attualmente difficile da pronosticare. Macron, così solerte nell&#8217;accusare il &#8220;macellaio&#8221; Assad, appare decisamente più indulgente con bin Salman, architetto del disastroso intervento saudita in Yemen.</p>
<p>Riad pronta ad agire in Siria?</p>
<p>La sintonia di intenti e la cordialità affettata tra Macron e il principe di casa Saud è stata confermata dalla comune critica al presunto attacco chimico di Duma e dalla comune presa di posizione contraria al legittimo governo di Damasco.</p>

<p>Mohammad bin Salman, nella conferenza stampa congiunta all&#8217;Eliseo, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.scmp.com/news/world/europe/article/2141178/saudi-arabia-could-take-part-military-response-syria" target="_blank" rel="noopener">ha dichiarato</a> che se i partner occidentali lo richiederanno, Riad potrebbe unirsi a eventuali raid militari contro la Siria, scaricando sulle forze lealiste parte dell&#8217;armamentario costruito grazie alle forniture generose di Stati Uniti, Regno Unito e Francia, <a href="http://www.occhidellaguerra.it/usa-francia-uk-siria/">Paesi in prima linea nel fronte anti-Assad</a>.</p>
<p>Il &#8220;patto col diavolo&#8221; vive quindi nella sua nuova manifestazione all&#8217;Eliseo, nelle strette di mano tra il Presidente fuori dal tempo che sogna una Francia imperiale che non esiste più da tempo e il rampollo di casa Saud incaricato di riciclare l&#8217;immagine del suo futuro regno di fronte al resto del mondo. E così, mentre si persevera nella politica estera del doppio standard verso i Paesi mediorientali, Macron dimostra di avere la memoria corta e punta sull&#8217;Arabia Saudita come affidabile alleato in Medio Oriente, legittimando una volta di più le ciniche politiche dell&#8217;oscurantista Stato wahabita. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/lasse-macron-sauditi-rilancia-patto-col-diavolo.html">L&#8217;asse tra Macron e i sauditi rilancia il &#8220;patto col diavolo&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Ecco perché l&#8217;Arabia Saudita  vuole investire nello sport</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/l-arabia-saudita-vuole-investire-nello-sport.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jan 2018 14:42:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Riad]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1215" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8653523.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8653523.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8653523-300x190.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8653523-768x486.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8653523-1024x648.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Una monoposto disegnata nella livrea in uno dei più capienti Boeing della Saudia, la compagnia aerea di bandiera dell&#8217;Arabia Saudita. È uno degli esempi di come Riad si prepara ad accogliere l&#8217;approdo del motorsport nel proprio Paese, un tentativo di porsi all&#8217;attenzione internazionale per fatti non riguardanti il caso Kashoggi e scrollarsi di dosso le polemiche &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/l-arabia-saudita-vuole-investire-nello-sport.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/l-arabia-saudita-vuole-investire-nello-sport.html">Ecco perché l&#8217;Arabia Saudita  vuole investire nello sport</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1215" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8653523.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8653523.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8653523-300x190.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8653523-768x486.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8653523-1024x648.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Una monoposto disegnata nella livrea in uno dei più capienti Boeing della Saudia, la compagnia aerea di bandiera dell&#8217;Arabia Saudita. <a href="https://www.sportmediaset.mediaset.it/formulae/formula-e-livrea-speciale-di-saudia-per-il-gp-a-riyad_1250318-201802a.shtml">È uno degli esempi </a>di come Riad si prepara ad accogliere l&#8217;approdo del motorsport nel proprio Paese, un tentativo di porsi all&#8217;attenzione internazionale per fatti non riguardanti il <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/un-azienda-italiana-implicata-nel-caso-kashoggi/">caso Kashoggi</a> e scrollarsi di dosso le polemiche degli ultimi mesi. L&#8217;aereo celebrativo viene presentato in pompa magna presso l&#8217;aeroporto della capitale, lì dove ormai è tutto pronto per l&#8217;esordio stagionale della <strong>Formula E</strong>. Si tratta di un campionato in ascesa sotto il profilo mediatico, dove a gareggiare solo le auto elettriche guidate anche da alcuni piloti dal passato in Formula Uno. Per l&#8217;Arabia Saudita è il primo tentativo di recuperare terreno nel &#8220;<strong>soft power</strong>&#8220;, che ha nell&#8217;organizzazione di importanti eventi sportivi uno dei principali elementi. </p>
<p>Gli sforzi di Qatar ed Emirati Arabi Uniti nel mondo dello sport</p>
<p>Ad inizio anni 2000 alcune amichevoli di lusso di squadre di calcio europee, anche italiane, iniziano a far discutere in quanto disputate sulle sponde del golfo persico. Nel <strong>2002</strong> il Milan, ad esempio, gioca a Doha a dicembre, nel pieno della pausa natalizia, due amichevoli contro rappresentative locali. Inizialmente tutto questo suona strano a tifosi ed addetti ai lavori, nessuno avrebbe mai immaginato i rossoneri impegnati in Qatar, Paese all&#8217;epoca semi sconosciuto. Passa un anno ed una bandiera della Serie A come <strong>Omar Gabriel Batistuta</strong>, recordman della Fiorentina e vincitore di uno scudetto con la Roma, viene acquistato dall&#8217;Al Arabi, squadra di Doha. Sono i primi passi del Qatar, aiutato mediaticamente dalla &#8220;sua&#8221; Al Jazeera divenuta famosa dopo l&#8217;11 settembre e la guerra in Afghanistan, nella strategia del soft power. Un modo cioè per farsi conoscere all&#8217;estero, pubblicizzare il proprio Paese ed inserirlo in un circuito di eventi tali da richiamare investimenti e turisti. Nella penisola arabica, tutto ciò viene visto nell&#8217;ottica di una certa diversificazione della propria economia troppo legata al petrolio. Il Qatar riesce molto bene in questa impresa, grazie soprattutto ai suoi investimenti nel mondo del calcio. La famiglia Al Thani punta molto sull&#8217;organizzazione di grandi eventi sportivi: dopo il successo delle prime amichevoli internazionali, è la volta dell&#8217;arrivo di campioni nel proprio campionato, mentre nel 2004 presso la pista di Losail si disputa la <strong>Motogp</strong>. Nel 2006 Doha ospita invece i giochi asiatici, molto sentiti nel continente. </p>
<p>Una strategia, quella del Qatar, che non passa inosservata nella regione. La famiglia Al Khalifa in <strong>Bahrein</strong> non vuole essere da meno e <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.youtube.com/watch?v=aduBQsmNNcc">nel 2004 riesce ad organizzare il primo gran premio di Formula Uno nella penisola arabica</a>. Anche in quell&#8217;occasione la curiosità del pubblico diventa molto forte. Fa un certo effetto vedere sfrecciare le auto più veloci al mondo in mezzo al deserto, così come appare strano notare come i piloti festeggino sul podio con una strana bevanda non alcolica. Ma è soltanto l&#8217;inizio, la strada che porta il grande sport verso la penisola arabica è oramai segnata e tracciata. Al dinamismo del Qatar, inizia a replicare il principe ereditario di Abu Dhabi, <strong>Mohammad bin Zayed</strong>. È lui a portare negli Emirati Arabi Uniti quasi tutti gli sport più seguiti: dai motori al tennis, fino anche a nuoto e golf. Nel 2008 arriva la fondazione dell&#8217;<strong>Abu Dhabi United Group for Development and Investment</strong>, che investe anche nell&#8217;acquisto di importanti squadre di calcio. Fulcro di questa strategia è l&#8217;acquisizione del <strong>Manchester City</strong>, che da seconda squadra della città inglese eterna succube dello United, diventa una delle società più vincenti degli ultimi anni. Inizia poi una sorta di derby tutto emiratino. Da Dubai infatti, si procede alla sponsorizzazione di squadre e società impegnate nel calcio e non solo: la <strong>Fly Emirates</strong> compare nelle magliette di Arsenal, Milan, ma anche a bordo campo durante i più importanti eventi.</p>

<p><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.youtube.com/watch?v=SC3ZDHs0K7U">Nel 2009 negli Emirati arriva la Formula Uno</a>, con il circuito di Abu Dhabi tra i più avveniristici del calendario della principale competizione automobilistica. Il Qatar però appare comunque ancora più avanti: nel 2011 il piccolo Stato sul golfo si vede assegnata l&#8217;organizzazione dei <strong>mondiali di calcio del 2022</strong>, l&#8217;appuntamento sportivo più seguito subito dopo le olimpiadi. Il fondo sovrano di Doha acquista inoltre la squadra del<strong> Paris Saint German</strong>, che inizia ad essere imbottita di campioni e talenti famosi in tutto il mondo. Inoltre la <strong>Qatar Airways</strong> sponsorizza molti eventi ed il suo logo appare nelle maglie di Barcellona, Roma e Boca Juniors. </p>
<p>Il tentativo saudita di recuperare </p>
<p>In tutto questo, i Saud sembrano aver perso il treno principale. Tutti gli Stati confinanti da più di un decennio oramai sono impegnati nel cercare di far apparire la propria immagine legata allo sport, prima ancora che al petrolio. Soltanto di recente l&#8217;Arabia Saudita inizia a riversare capitali nell&#8217;organizzazione di importanti eventi ed a cercare di elaborare una propria strategia di soft power. Il gran premio di Formula E, per l&#8217;appunto, è il primo evento rilevante. Ma il 16 gennaio sarà la volta della Serie A, con <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://sport.sky.it/calcio/altro/2018/12/05/supercoppa-italiana-juve-milan-data-orari.html">la finale di supercoppa italiana tra Juventus e Milan ospitata a Gedda</a>. Un contratto, quello che per i prossimi tre anni lega la nostra federazione calcistica ai Saud, da venti milioni di euro. Ed a nulla al momento valgono le rimostranze,<a href="https://www.ilmessaggero.it/sport/calcio/usigrai_la_supercoppa_in_arabia_ignora_i_diritti_civili-4153440.html"> come quelle palesate dall&#8217;Usigrai</a> (il sindacato dei giornalisti Rai), in merito il recente caso Kashoggi. La partita si disputerà in Arabia Saudita e darà al principe ereditario <a href="http://www.occhidellaguerra.it/mohammad-bin-salman/">Mohammad Bin Salman </a>l&#8217;opportunità di presentare il suo Paese al grande calcio. Difficile immaginare che, durante la partita, i tifosi penseranno al fatto che lo stadio ultramoderno della sfida si trova in un Paese dove solo da pochi mesi le donne possono vedere le partite. O dove, nel 2015, da Riad si è deciso di bombardare indiscriminatamente lo Yemen. </p>
<p>Lo spettacolo non solo andrà avanti, ma darà il favore delle luci della ribalta ai Saud ed in particolare al principe ereditario. C&#8217;è lui dietro il tentativo di rendere l&#8217;Arabia Saudita alla pari, nella strategia del soft power, ai vicini del golfo. Far irrompere capitali sauditi nello sport che conta è uno dei punti del &#8220;<strong>Vision 2030</strong>&#8220;, il pacchetto di investimenti e riforme con le quali Bin Salman vuole rendere Riad meno dipendente dal petrolio. E sullo sport, dai motori al calcio, si investirà ancora. Ad esempio, un obiettivo a medio termine è ospitare un gran premio di Formula Uno. In occasione del gran premio di Francia dello scorso giugno, la miliardaria saudita<strong> Aseel Al-Hamad</strong> <a href="https://www.youtube.com/watch?v=lDByotNazik">ha guidato prima dello start una Renault per un giro di pista </a>in onore della possibilità, accordata pochi giorni prima, data dai Saud alle donne di avere la patente. Un vero e proprio spot, che vuole richiamare il circus dell&#8217;automobilismo in Arabia. Così come, dopo le indiscrezioni che volevano alcuni sauditi vicini all&#8217;acquisto dell&#8217;As Roma, l&#8217;obiettivo da Riad è rendere saudita un gran club europeo per &#8220;pareggiare&#8221; i conti con Qatar ed Emirati. In poche parole, il grande pubblico si deve abituare a breve nel vedere la bandiera saudita passare dalla pagina della cronaca nera a quella sportiva. </p>
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		<title>Trump sorprenderà Xi Jinping</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/trump-sorprendera-ancora-quando-incontrera-xi-jinping.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Mar 2017 15:31:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Pechino]]></category>
		<category><![CDATA[Riad]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1046" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/LAPRESSE_20170324164734_22606494.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/LAPRESSE_20170324164734_22606494.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/LAPRESSE_20170324164734_22606494-300x209.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/LAPRESSE_20170324164734_22606494-768x536.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/LAPRESSE_20170324164734_22606494-1024x714.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>L’incontro tra Donald Trump e il presidente della Repubblica popolare cinese Xi Jinping è previsto tra il 6 e il 7 aprile, quando il neo-insediato presidente degli Stati Uniti ospiterà il suo omologo cinese per un incontro informale (“no necktie”) nella residenza di Mar-a-Lago, situata a Palm Beach, in Florida e soprannominata da Trump la&#8220;Casa &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/trump-sorprendera-ancora-quando-incontrera-xi-jinping.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1046" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/LAPRESSE_20170324164734_22606494.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/LAPRESSE_20170324164734_22606494.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/LAPRESSE_20170324164734_22606494-300x209.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/LAPRESSE_20170324164734_22606494-768x536.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/LAPRESSE_20170324164734_22606494-1024x714.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>L’incontro tra Donald Trump e il presidente della Repubblica popolare cinese Xi Jinping è previsto <strong>tra il 6 e il 7 aprile</strong>, quando il neo-insediato presidente degli Stati Uniti ospiterà il suo omologo cinese per un incontro informale (“no necktie”) nella residenza di Mar-a-Lago, situata a Palm Beach, in Florida e soprannominata da Trump la<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.politico.com/states/florida/story/2017/01/trump-dubs-mar-a-lago-the-new-winter-white-house-108841">&#8220;Casa Bianca d&#8217;inverno&#8221;</a>.Tutti i riflettori sono puntati su questo incontro, in particolar modo perché <strong>la convinzione comune è che</strong> Trump proseguirà con i toni aggressivi utilizzati durante la campagna elettorale: anche se, con tutte le probabilità, non sarà così. Se i media internazionali si aspettano un incontro teso, <strong>Trump li sorprenderà e smentirà ancora una volta</strong>.Il nuovo inquilino della Casa Bianca ha ripetutamente accusato il governo cinese di svalutare lo yuan per attaccare il dollaro e ha apparentemente individuato in Pechino il nuovo nemico numero uno degli Stati Uniti. Ma Trump <strong>non è lo sprovveduto che ci hanno voluto far credere</strong> durante la campagna elettorale, perché oltre la xenofobìa e il presunto maschilismo di cui è accusato, c’è un business-man autore di un <em>bestseller </em>come <strong>“The Art of Deal”</strong> (L’Arte del Compromesso).Quindi, piuttosto che credere che il nuovo presidente statunitense sia in cerca di uno scontro frontale con la Cina, è più probabile che Donald Trump si sia accorto fin da subito – soprattutto grazie al suo background di uomo d’affari – che il centro del mondo si stia inesorabilmente spostando verso Oriente e che, di conseguenza, abbia risposto con un “Make America Great Again”, che in realtà è più <strong>uno slogan dettato dalla paura</strong> del futuro prossimo e dallo spettro di una Cina egemone mondiale che dalla reale, concreta, possibilità di un’America di nuovo al “centro del mondo”.Un esempio di come gli Stati Uniti stiano progressivamente perdendo la loro autorevolezza è la decisione del monarca saudita Salman di intraprendere un <strong>tour asiatico</strong>, che lo impegnerà per più di un mese e che lo ha già portato in Giappone e Cina mentre, per incontrare il nuovo presidente americano ha incaricato <strong>il figlio Muhammad Bin Salman</strong>, principe ereditario nonché ministro della Difesa saudita, che ha incontrato Trump in concomitanza dell’incontro del padre con Xi Jinping.Proprio in questi giorni la notizia che <strong>Riad e Pechino</strong> hanno firmato una serie di accordi, dal settore economico a quello commerciale, da quello energetico a quello aerospaziale, per un valore che si aggira intorno ai <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://foreignpolicy.com/2017/03/16/saudi-arabia-china-sign-deals-worth-65-billion-boost-trade-ties-oil-energy-one-belt-one-road-saudi-vision-2030/">65miliardi di dollari</a>  . Inoltre, dopo averne discusso con il primo ministro giapponese Shinzo Abe, Salman si è confrontato con il presidente cinese per l’imminente entrata in borsa del colosso petrolifero Aramco, che presto farà il suo debutto <strong>nella borsa di Hong Kong</strong>.Trump è ben consapevole del ruolo marginale a cui sono destinati gli Stati Uniti se non capiranno al più presto come ritagliarsi uno spazio nel Nuovo Mondo, ma la maggior parte dei media si focalizza sul suo “Travel ban” e sulle recenti <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.theguardian.com/us-news/2017/mar/18/donald-trump-anti-china-tweet-gives-rex-tillerson-a-fresh-wall-to-climb">accuse lanciate al governo cinese</a> , che secondo il presidente degli Stati Uniti “non si impegna abbastanza per contrastare la minaccia di Pyongyang.”Viene ripetuto che Trump potrebbe causare una nuova escalation di tensioni tra Washington e Pechino, ma quello che cercherà durante l’incontro previsto tra il 6 e il 7 aprile non sarà uno scontro, <strong>ma un compromesso</strong>. E’ vero, con un tweet ha accusato la Cina di “fare poco” per fermare la corsa alle armi del regime nord-coreano provocando una risposta stizzita da parte di Pechino, ma proprio in quei minuti <strong>Rex Tillerson</strong> stava per atterrare sul suolo cinese per preparare il terreno in vista dell’incontro tra Xi Jinping e Trump. Trump che ha cercato di corteggiare la Cina <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.nytimes.com/2017/02/10/world/asia/trump-one-china-taiwan.html?_r=0">cambiando posizione riguardo l&#8217;influenza cinese su Taiwan</a> , <strong>che ora si ritrae saggiamente dal criticare</strong>. Anche il tanto discusso “Travel ban”, che ha colpito paesi come lo Yemen e la Siria ma non l’Arabia Saudita, unico vero burattinaio dell’estremismo islamico e vero architetto dell’11 settembre, dimostra quanto Trump sappia distringuere bene la propaganda dagli affari. Affari che in prima persona porta avanti a Riad già da tempo, anche con la sua catena di Golf Resort.L’apparente aggressività del presidente degli Stati Uniti deve essere vista come l’atteggiamento di chi sceglie una posizione ‘offensiva’ non per arroganza, ma per fini ‘difensivi’. La Cina però, è risaputo, è avversario <strong>difficile da intimorire</strong> e, al momento, si potrà sedere al tavolo delle trattative in una posizione di netto vantaggio. Per l’incontro di aprile molti si aspettano un Trump aggressivo e &#8220;instabile&#8221;, ma si troveranno davanti un pragmatico uomo d’affari, conscio della posizione sempre più marginale degli Stati Uniti rispetto alla Cina. Due giorni fa il primo ad <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.reuters.com/article/us-tillerson-asia-china-idUSKBN16Q038">abbassare i toni è stato proprio Tillerson</a> , che dopo l&#8217;incontro con Xi Jinping ha augurato &#8220;<strong>l&#8217;inizio di una nuova era di relazioni</strong>&#8221; con Pechino. Tillerson che    <a href="http://www.independent.co.uk/news/world/americas/rex-tillerson-russia-trip-secretary-state-to-skip-nato-meeting-a7642351.html">non parteciperà al summit della Nato</a>  per assistere Trump durante l&#8217;incontro di aprile a Mar-a-Lago. Anche le priorità degli Stati Uniti si spostano inesorabilmente verso Oriente.</p>
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		<title>Pronto il piano per il dopo-Assad</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Sep 2016 16:16:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Londra]]></category>
		<category><![CDATA[Riad]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/09/LAPRESSE_20160827142942_20462118.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/09/LAPRESSE_20160827142942_20462118.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/09/LAPRESSE_20160827142942_20462118-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/09/LAPRESSE_20160827142942_20462118-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/09/LAPRESSE_20160827142942_20462118-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Una Siria pluralista, democratica e senza Assad. Questa la proposta dell’Alto Comitato Negoziale dell’opposizione siriana, composto da più di trenta fra gruppi politici e militari, che è stato ricevuto mercoledì a Londra dal capo del Foreign Office, Boris Johnson, il quale ha dato la sua benedizione al piano delle forze siriane moderate per la transizione &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/pronto-il-piano-per-il-dopo-assad.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/09/LAPRESSE_20160827142942_20462118.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/09/LAPRESSE_20160827142942_20462118.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/09/LAPRESSE_20160827142942_20462118-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/09/LAPRESSE_20160827142942_20462118-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/09/LAPRESSE_20160827142942_20462118-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Una Siria pluralista, democratica e senza Assad. Questa la proposta dell’Alto Comitato Negoziale dell’opposizione siriana, composto da più di trenta fra gruppi politici e militari, che è stato ricevuto mercoledì a Londra dal capo del Foreign Office, Boris Johnson, il quale ha dato la sua benedizione al piano delle forze siriane moderate per la transizione politica in Siria.Il piano dell’opposizioneUna prima fase negoziale di sei mesi, accompagnata da un cessate il fuoco totale con pieno accesso agli aiuti umanitari, seguita dalla creazione di un “organismo di governo decentralizzato”. Poi, nuove elezioni presidenziali, parlamentari e amministrative, da organizzarsi entro un anno e mezzo. Si sviluppa così il piano in 25 cartelle presentato dall’opposizione siriana e sponsorizzato dalla Gran Bretagna che, secondo l’Alto Comitato sostenuto da Riad, dovrebbe guidare la Siria verso la “transizione democratica”, salvaguardando lo Stato siriano e le sue istituzioni e promuovendo i principi “di libertà, uguaglianza e cittadinanza”. Condizione indispensabile per l’implementazione del piano resta, però, l’esclusione di Assad e dei suoi fedelissimi dal governo di transizione, che sarà composto da esponenti dell&#8217;opposizione, rappresentanti del governo e della società civile. L’opposizione, ha ribadito anche il ministro degli Esteri di Londra, Boris Johnson, non chiede uno stravolgimento della struttura statale, ma continua ad essere irremovibile nel pretendere un passo indietro da parte del presidente siriano.Da Londra l’ultimatum alla Russia su AssadIl ministro degli esteri di re al Saud, Adel al Jubei, ha espresso pessimismo sull’eventualità che Mosca e Teheran possano convincersi a privare il presidente Assad del proprio sostegno, accettando il piano presentato dall’opposizione. Così la prima importante presa di posizione da ministro degli Esteri dell’ex sindaco di Londra e leader dei pro-brexit, Boris Johnson, è stato il duro attacco lanciato dalle colonne del <em>Times</em> alla Russia di Vladimir Putin.<a href="http://www.occhidellaguerra.it/iran-e-cina-piu-vicini-sul-dossier-siriano/" target="_blank">Per approfondire: Iran e Cina più vicini sul dossier siriano</a>Il capo del Foreign Office ha definito “evidentemente indifendibili” gli sforzi di Mosca per mantenere Assad al potere. Una visione che si discosta radicalmente da quella espressa dallo stesso Johnson a metà marzo, quando l&#8217;ex sindaco della capitale britannica considerava la lotta all’Isis prioritaria rispetto alla destituzione di Assad, elogiando gli sforzi del Cremlino in sostegno delle truppe siriane impegnate a riconquistare Palmira. Secondo il ministro degli Esteri di Londra, Mosca è d’accordo sulla necessità di una transizione politica in Siria, ma al tempo stesso è preoccupata per il dopo-Assad, e per questo vuole mantenerlo al potere con “la forza militare”. Assad, però, &#8220;porta la schiacciante responsabilità&#8221; della guerra siriana, ha tuonato Boris Johnson, nella sua nuova veste di capo della diplomazia britannica, e, quindi, se ne deve andare.Le speranze per una tregua restano fragiliIntanto, in Siria, si aggrava la situazione militare sul terreno, per la presenza di molteplici forze in campo. Mercoledì, Mosca ha invitato la Turchia, che continua a muovere le sue truppe nel nord del Paese, &#8220;ad astenersi da ogni passo che possa ulteriormente destabilizzare la situazione&#8221;. L’operazione Scudo dell’Eufrate, lanciata da Ankara per sostenere i ribelli dell’Esercito Libero Siriano, ha assicurato però il ministro degli Esteri turco Cavusoglu, “non si spingerà fino ad Aleppo”, dove l’esercito siriano è impegnato in un’offensiva contro ribelli e gruppi jihadisti. Allo stesso tempo, Ankara si è detta disponibile a collaborare ad un’operazione militare a guida statunitense per strappare al Califfato la capitale Raqqa. Sono ancora lontane, però, le speranze di negoziare un cessate il fuoco.<img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-15482" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2016/09/nuova-strip.jpg" alt="nuova strip" />Se il G20 di Hangzhou si è concluso con un nulla di fatto in questo senso, il rinnovo da parte americana delle sanzioni contro Mosca non facilita il dialogo e, anzi, si pone “in contrasto con la possibilità di un lavoro comune fra Stati Uniti e Russia in questioni sensibili”, ha detto il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov. I contatti tra Mosca e Washington per una tregua, comunque, continuano, e a breve è atteso un incontro fra i ministri degli Esteri, John Kerry e Sergej Lavrov, per raggiungere un cessate il fuoco, almeno temporaneo, nel Paese. Qualunque decisione presa da Stati Uniti e Russia sul futuro della Siria, che sia &#8220;diversa da quello che vogliono i siriani, noi non la accetteremo&#8221;, ha fatto però sapere da Londra il coordinatore delle opposizioni siriane, Riyad Hijab.</p>
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		<title>Yemen, ancora un disastro per mano saudita</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/yemen-ancora-un-disastro-per-mano-saudita.html</link>
		
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		<pubDate>Wed, 17 Feb 2016 14:24:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1275" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/yemen-ridotto.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/yemen-ridotto.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/yemen-ridotto-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/yemen-ridotto-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/yemen-ridotto-1024x680.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il mattatoio siriano, malgrado mille voci troppo manipolate, riesce a fare notizia. Ma c&#8217;è un altro mattatoio, lo Yemen, dove ugualmente è in corso una guerra totale, che non arriva ai nostri schermi.  Eppure le notizie ci sono. Ci sono i morti e i feriti. Ci sono le immagini, tante e nitide, che potrebbero raccontare &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/yemen-ancora-un-disastro-per-mano-saudita.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1275" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/yemen-ridotto.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/yemen-ridotto.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/yemen-ridotto-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/yemen-ridotto-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/yemen-ridotto-1024x680.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il mattatoio siriano, malgrado mille voci troppo manipolate, riesce a fare notizia. Ma c&#8217;è un altro mattatoio, lo <strong><a style="color: #0000ff" href="https://www.google.it/maps/place/Yemen/@15.3699599,39.1366334,5z/data=!3m1!4b1!4m2!3m1!1s0x1603dbac7c34bc5f:0x92f129377eae77ae" target="_blank">Yemen</a></strong>, dove ugualmente è in corso una <strong>guerra totale</strong>, che non arriva ai nostri schermi.  Eppure le notizie ci sono. Ci sono i morti e i feriti. Ci sono le immagini, tante e nitide, che potrebbero raccontare bene le loro storie. <a href="http://www.almasirah.net/" target="_blank">Il direttore della tv yemenita </a><strong>Al-Masirah</strong>, con ragione, rimprovera noi dell&#8217;Ovest: &#8220;<strong>Dove siete?</strong>&#8220;.Da settembre scorso una coalizione guidata dall&#8217;<strong>Arabia Saudita</strong> conduce una terribile aggressione ai danni di questo paese di 25 milioni di abitanti, con un bombardamento continuo e indiscriminato. La coalizione comprende anche i paesi del CCG (Consiglio di Cooperazione del Golfo) ossia <strong>Arabia Saudita</strong>, <strong>Bahrein</strong>, <strong>Emirati Arabi Uniti</strong>, <strong>Kuwait</strong>, <strong>Oman</strong> e <strong>Qatar</strong>, con altre truppe di paesi clienti dei sauditi e con il beneplacito degli <strong>Stati Uniti</strong>.Dopo neanche un anno, il bilancio di questa guerra assurda, scatenata contro uno dei paesi arabi più poveri, è già terribile, prima di tutto dal punto di vista umanitario: <strong>10mila morti</strong>, di cui 2.200 bambini e 1.900 donne, decine di migliaia di feriti e mutilati. Inoltre, ci sono <strong>un milione e mezzo di sfollati</strong> e mezzo milione di case danneggiate. I bombardamenti non risparmiano nulla: totalmente o parzialmente distrutte 680 moschee (alcune antichissime), 258 strutture sanitarie, 669 tra scuole e istituti.In termini di infrastrutture, gli attacchi della coalizione saudita hanno colpito: 19 aeroporti, 10 porti, 512 ponti, 125 centrali elettriche, 167 stazioni di comunicazione,164 reti idrauliche. <strong>Oltre dieci milioni di persone non hanno più l&#8217;acqua</strong>. La vecchia manovalanza di <strong>al-Qa&#8217;ida</strong> fa l&#8217;ennesimo favore ai sauditi, che li proteggono, terrorizzando intere città e regioni. Come se non bastasse, imperversa anche l&#8217;<strong>Isis</strong>, che prospera nel caos irradiato da Riad, fino a sfuggire al controllo degli aspiranti stregoni e affacciarsi così sulla porta del Mar Rosso, lungo le rotte mercantili più importanti.Nessuna meraviglia dunque se il Paese risulta paralizzato. Tanto più perché anche le attività economiche sono sistematicamente bombardate. Case, botteghe, officine, mezzi di trasporto, sono tempestati di <strong>bombe a grappolo</strong> vietate dagli accordi internazionali, ma non dalle convenienze commerciali e geopolitiche. Sono affari d&#8217;oro per la <strong>Textron</strong>, una multinazionale con sede a Providence (Usa) che produce le micidiali CBU-105, presentate alla clientela in un video promozionale con tanto di musichetta.<style>.embed-container{position:relative;padding-bottom:56.25%;height:0;overflow:hidden;max-width:100%}.embed-container iframe,.embed-container object,.embed-container embed{position:absolute;top:0;left:0;width:100%;height:100%}</style><div class="embed-container"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/9HkauuIyDsM" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>Nel video le sub-munizioni che si separano dall&#8217;ordigno principale vanno a colpire ordinatamente un carro armato per ciascuna. Nel mondo reale, cioè in Yemen,<strong> le munizioni a grappolo cadono invece su quartieri densamente popolati</strong>. Nessun problema per la Textron. Ma gli affari sono affari anche per una fabbrica localizzata a Domusnovas, in Sardegna, dove la Rwm Italia sforna giorno e notte enormi carichi di bombe destinate a colpire lo Yemen, dopo un viaggio per nave o spesso per aereo cargo: questo quando i sauditi hanno fretta.<a href="http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=124683&amp;typeb=0&amp;l-italia-invia-bombe-in-arabia-saudita-con-l-avallo-del-governo" target="_blank"> Nessun problema nemmeno per la ministra della Difesa, <strong>Roberta Pinotti</strong></a>. Basterebbe unire i puntini che tratteggiano un unico disegno, che connette le bombe che produciamo con i crateri prodotti da quelle bombe. Un disegno che poi prosegue con le masse delle persone in fuga da quei crateri, fino a riversarsi su paesi vicini e lontani.Il tutto il mondo arabo movimenti politici e associazioni umanitarie esprimono la loro condanna e preoccupazione per l’aggressione di Riad. Come se non fossero sufficienti le sofferenze di un popolo colpito con tanta furia omicida, ora rischiano di saltare tutti gli equilibri delicati di un paese già di per sé difficile, che diventa l&#8217;ennesimo nuovo affluente del grande fiume dei rifugiati.Ne parliamo con il direttore della tv <a href="http://www.almasirah.net/" target="_blank">Al-Masirah</a>, forse l&#8217;unica televisione oggi in grado di trasmettere immagini dallo Yemen al mondo. Si tratta di <strong>Ibrahim Mohammad al-Douleimi</strong>. Oltre a dirigere la tv, fa anche fa parte del Movimento sciita <strong>Huthi</strong>, ossia <strong>Ansar Allah</strong>, che difende il territorio yemenita assieme all’Esercito rimasto fedele al Presidente Saleh, tutti nemici acerrimi dell&#8217;Isis, di al-Qa&#8217;ida e dei piranhas di Casa Saud. Come in tutte le guerre del mondo, anche gli Huthi stanno dentro il quadro delle violenze belliche e dei calcoli di un conflitto spietato, ma Al-Douleimi ci ricorda con forza il contesto più importante, al momento: adesso è in corso un&#8217;aggressione internazionale straniera e il suo popolo è la parte oppressa che resiste.Il giovane direttore della tv comincia inviando un messaggio accorato all’opinione pubblica europea che fin qui non ha visto sui propri schermi neanche una delle tante vittime dello Yemen. Al-Douleimi si rivolge in particolare ai giornalisti: &#8220;La pace sia con voi. In veste di vostro collega e giornalista faccio un appello a tutti i<strong> giornalisti liberi nel mondo</strong>, a tutte le organizzazioni dei diritti umani. Voglio chiedervi dove siete, ora, di fronte a quel che succede nello Yemen da 11 mesi in qua, da quando una guerra saudita e americana è stata scatenata contro il nostro Paese.<strong> Dove siete? Non sentiamo la vostra voce</strong>. Non vediamo nessun giornalista presente nella nostra terra bruciata. Esiste un vero e proprio progetto criminale, uccidono donne e bambini, vengono utilizzati i bombardamenti più moderni, armi proibite, che viaggiano dai vostri aeroporti fino alle basi saudite. Dobbiamo continuare a morire? Dov&#8217;è l’opinione pubblica? <strong>Dove sono i giornalisti liberi?</strong> Lo Yemen vi aspetta, noi vi aspettiamo&#8221;.<div class="embed-container"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/XG5YWGfEgPc" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>Mentre guardiamo insieme le atroci immagini in esclusiva dei combattimenti in Yemen e delle vittime, chiediamo ad Al-Douleimi di approfondire le spiegazioni di questa guerra così importante eppure sconosciuta in Occidente.<strong>Come si può spiegare ciò che sta succedendo nello Yemen? Cosa ha spinto l’Arabia Saudita ad aggredire il vostro Paese?</strong>L’aggressione è stata una risposta alla volontà dello Yemen e del suo popolo di mettere fine nel 2015 all’egemonia saudita sul Paese e la sua scelta di stabilire rapporti indipendenti con i vicini. Noi per lungo tempo abbiamo sofferto la sottomissione all’egemonia saudita. Gli yemeniti sono stati privati dalla loro indipendenza e la loro sovranità sul loro territorio. Lo Yemen, malgrado la sua ricchezza, è rimasto un Paese arretrato legato alla volontà dominante della dinastia saudita. I sauditi sono intervenuti dopo una rivolta popolare che ha prodotto un clima nuovo di libertà e indipendenza. Contro la volontà del popolo yemenita è stata organizzata questa guerra distruttiva.<strong>Esiste un vero oscuramento sulla situazione nello Yemen, i giornalisti non riescono arrivare a Sanaa per riferire quel che possono vedere. Eppure ci informano che l’Arabia Saudita vuole addirittura inviare già adesso le sue truppe in Siria. C&#8217;è da chiedersi: se ora Riad ha la forza per inviare truppe in Siria, ha forse già vinto in Yemen?</strong>Di fronte al fallimento della politica regionale saudita possiamo aspettarci di tutto: i governanti sauditi sono infuriati, per niente lucidi, e possono commettere qualsiasi atto di stupidità. Purtroppo tutto può succedere di fronte al Caos totale, all’assenza delle Nazioni Unite che non si assumono le proprie responsabilità. L’odio saudita verso gli altri può spingere la monarchia a commettere ulteriori atti criminali, violando il diritto internazionale. Quel che sta succedendo nello Yemen in questo momento non è che un &#8220;esperimento&#8221; dei sauditi in un solo paese che vogliono ben presto estendere e generalizzare nella regione, in Iraq, in Siria o altrove. Quelli di Casa Saud possono collaborare con qualunque Stato per realizzare i loro obiettivi, perfino con la Turchia, Israele o altri Stati che condividano la loro visione. È vergognoso, di fronte all’aggressione e al disastro umanitario all’assedio del Paese, che ci sia un vero e proprio black-out dei mezzi di informazione. Anche i giornalisti che vogliono andare nello Yemen non possono farlo. I sauditi non vogliono testimoni. Tutti gli aerei diretti a Sanaa devono atterrare in un aeroporto saudita e i giornalisti tornano indietro.<strong>I sauditi hanno raggiunto i loro obiettivi nello Yemen?</strong>Sono riusciti distruggere le infrastrutture, sono riusciti ad aiutare l’Isis e al-Qa&#8217;ida ad entrare in importanti città nelle provincie del Sud. I bombardamenti dell’Arabia Saudita ci hanno costretto ad abbandonarle mentre al-Qa&#8217;ida avanzava nel Sud, anche ad Aden. Sono riusciti a distruggere lo Yemen ma hanno fallito perché non sono riusciti a far inginocchiare gli yemeniti, che combattono perfino all’interno delle Province saudite. L’Arabia Saudita dopo mesi di bombardamenti non riesce ad affermarsi come una potenza regionale e raccoglie ogni giorno nuove sconfitte.Vedremo se lo stesso accadrà in Siria, dove i sauditi hanno detto di volersi impegnare con &#8220;decisione irrevocabile&#8221;, nel momento in cui i loro combattenti per procura, i tagliagole inquadrati nelle tante formazioni salafite, sono vicini a perdere la guerra per effetto dell&#8217;<strong>intervento russo</strong>. Un intervento diretto di Riad in Siria (magari assieme alla Turchia) introdurrebbe variabili molto più pericolose. L'&#8221;esperimento&#8221; yemenita non depone a favore di Riad, che non coltiva alcun senso della misura, aggiungendo disastri a disastri.Diventa urgente, qui in Europa, capire subito chi sono gli attori di un&#8217;<strong>unica grande catena di guerre</strong>, quali sono gli anelli dimenticati della catena, come lo Yemen e altri paesi, chi sono i nemici e chi invece sono i potenziali alleati. Scopriremo che questi potenziali alleati sono numerosi anche presso quelli con cui l&#8217;Occidente non ha familiarità.<em>Con la collaborazione di Talal Khrais da Beirut</em></p>
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