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	<title>Repubblica Democratica del Congo Archives - InsideOver</title>
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	<title>Repubblica Democratica del Congo Archives - InsideOver</title>
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		<title>Congo: lo stupro è un&#8217;arma di guerra</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/congo-lo-stupro-e-unarma-di-guerra.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simona Losito]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Oct 2024 09:26:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Repubblica Democratica del Congo]]></category>
		<category><![CDATA[Stupro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240927115710288_4100fae08c42d38732a2f9e0a177d176.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240927115710288_4100fae08c42d38732a2f9e0a177d176.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240927115710288_4100fae08c42d38732a2f9e0a177d176-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240927115710288_4100fae08c42d38732a2f9e0a177d176-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240927115710288_4100fae08c42d38732a2f9e0a177d176-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240927115710288_4100fae08c42d38732a2f9e0a177d176-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240927115710288_4100fae08c42d38732a2f9e0a177d176-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nella Repubblica Democratica del Congo, gli scontri tra i ribelli del Movimento per il 23 marzo (M23) e l’esercito congolese si sono intensificati, causando gravi conseguenze per la popolazione civile. I ribelli hanno attaccato numerose città nell’est del Paese, vicino al confine con il Ruanda, colpendo con particolare violenza anche i civili. Questi eventi hanno &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/congo-lo-stupro-e-unarma-di-guerra.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/congo-lo-stupro-e-unarma-di-guerra.html">Congo: lo stupro è un&#8217;arma di guerra</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Nella <strong>Repubblica Democratica del Congo</strong>, gli scontri tra i ribelli del Movimento per il 23 marzo (M23) e l’esercito congolese si sono intensificati, causando gravi conseguenze per la popolazione civile. I ribelli hanno attaccato numerose città nell’est del Paese, vicino al confine con il Ruanda, colpendo con particolare violenza anche i civili. Questi eventi hanno aggravato la già drammatica <strong>crisi umanitaria</strong>, compromettendo ulteriormente il sistema sanitario.</p>



<p>La Repubblica Democratica del Congo è teatro di uno dei conflitti più complessi e prolungati del mondo, con radici storiche che risalgono agli anni ‘90, quando le guerre civili e le tensioni etniche iniziarono a devastare il Paese. Dopo il genocidio in Ruanda del 1994, il Congo divenne un terreno di scontro per gruppi ribelli e milizie sostenute da potenze regionali, interessate a controllare le sue ricchezze minerarie. Tra questi gruppi, l&#8217;M23 è emerso come una delle principali forze ribelli, accusato di gravi violazioni dei diritti umani.</p>



<p>Gli scontri tra i ribelli dell’M23 e l’esercito congolese si sono intensificati negli ultimi anni, alimentati da interessi politici ed economici, e aggravati dal coinvolgimento di Stati vicini come il <strong><a href="https://it.insideover.com/difesa/ti-difendo-e-poi-ti-colonizzo-le-mani-del-ruanda-sul-gas-del-mozambico.html">Ruanda</a></strong>, accusato di sostenere i ribelli per perseguire i propri obiettivi geopolitici, con quella che viene spesso definita una “<strong>guerra per procura</strong>”, in cui lo Stato vicino conduce una guerra indiretta contro il Congo, senza l’impiego diretto delle proprie truppe.</p>



<p>In queste zone, le donne sono divenute i principali bersagli di stupri di massa, spesso perpetrati con una crudeltà che lascia segni fisici e psicologici permanenti. Secondo un recente reportage del <a href="https://www.wsj.com/world/africa/congo-war-rape-crisis-d83b3c52"><strong>Wall Street Journal</strong></a>, le condizioni delle donne nei campi profughi intorno a <strong>Goma</strong>, la città più grande della regione orientale, sono devastanti: l&#8217;80% delle donne ha subito violenza sessuale, spesso più di una volta.</p>



<p>Le testimonianze raccolte raccontano <a href="https://it.insideover.com/politica/si-rischia-una-nuova-guerra-tra-congo-e-ruanda.html">una realtà spietata.</a> Cinque donne intervistate, residenti nella zona nordorientale del Paese, descrivono una vita fatta di paura e violenza. Nei campi profughi il cibo scarseggia, le razioni di farina e fagioli fornite mensilmente dal Programma Alimentare Mondiale sono spesso insufficienti, costringendo le donne e le loro famiglie a percorrere chilometri alla ricerca di piante commestibili. Il cammino verso la periferia di Goma, un viaggio di cinque ore a piedi, è pericoloso e lungo il tragitto le donne vengono aggredite e stuprate.</p>



<p>Una delle storie più strazianti racconta di una donna violentata mentre il suo bambino giaceva accanto a lei, piangendo. Un’altra donna è stata tenuta a terra per ore da due uomini armati di coltelli e machete, mentre intorno a lei risuonavano le urla soffocate delle altre donne aggredite. Le atrocità documentate non si limitano agli stupri durante le incursioni armate. I medici locali riferiscono di aver curato donne che hanno subito violenze sessuali con fucili e bastoni, riportando lesioni interne gravissime. </p>



<p>Ma il trauma non è solo fisico. Molte vittime vengono emarginate dalle loro famiglie e comunità, in una cultura dove lo stupro è visto come una vergogna che ricade su chi lo subisce. Lo <strong>stigma </strong>sociale è così profondo che le donne, già traumatizzate, si ritrovano isolate e prive di sostegno, schiacciate da una società che le colpevolizza.</p>



<p>Marie José Vumiliya, 45 anni, ha raccontato il dramma vissuto quando suo marito ha scoperto quanto accaduto. &#8220;Mi ha sputato addosso e se n’è andato&#8221;, ha detto, descrivendo l’abbandono e la disapprovazione subiti. Judith Serubungo, 35 anni, ha condiviso un racconto simile. Suo marito ha &#8220;tollerato&#8221; il primo e il secondo stupro, ma “dopo la terza volta se n’è andato&#8221;, mostrando l’insostenibile peso psicologico che questi abusi infliggono anche sui legami familiari. Pascazi Basabose, 35 anni, ha spiegato come, al ritorno a casa dopo essere stata aggredita, preparava da mangiare con il cibo che si era procurata durante i pericolosi viaggi. &#8220;Mio marito lo mangiava, ma non riusciva a capire che quel cibo era il motivo per cui ero stata stuprata&#8221; ha coraggiosamente raccontato.</p>



<p>Queste storie rendono evidente non solo la brutalità della guerra, ma anche l’isolamento sociale e il dolore aggiuntivo che le vittime devono sopportare a causa dello stigma. Le loro voci sono un potente richiamo alla realtà: dietro i numeri e le statistiche ci sono vite distrutte, famiglie spezzate e comunità profondamente ferite.</p>



<p>Questo fenomeno, che si ripete con una costanza inquietante nelle regioni orientali del Paese, rappresenta una delle più grandi crisi umanitarie del nostro tempo, evidenziando come la violenza sessuale sia stata deliberatamente trasformata in una strategia di controllo e sottomissione. Un rapporto delle <strong>Nazioni Unite </strong>risalente a luglio, documenta che nel distretto di Nyiragongo, ad appena 20 chilometri da Goma, il numero totale degli stupri tra novembre e dicembre 2022 e la seconda metà del 2023 è salito da circa 100 al mese a più di 100 al giorno.</p>



<p>Secondo quanto documentato da Human Rights Watch, Amnesty International e Nazioni Unite, le aggressioni sessuali sono un’arma utilizzata dai combattenti appartenenti a tutte le parti in conflitto. Alcune prove dimostrerebbero che alcuni stupri sono stati commessi anche da soldati delle missioni internazionali e delle Nazioni Unite.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Stupro come arma da guerra</h2>



<p>Lo stupro è di fatto una <strong>strategia di guerra</strong>. Le ragioni dietro l’uso della violenza sessuale come arma sono molteplici e complesse. Nelle regioni orientali del Congo, lo stupro è utilizzato per terrorizzare e destabilizzare le comunità, minando il tessuto sociale e distruggendo il senso di coesione. In molte culture locali, il corpo della donna è simbolo di onore familiare e comunitario e violare le donne significa distruggere quel senso di onore e seminare il caos. Questa violenza colpisce non solo le vittime dirette, ma intere comunità, rendendole più vulnerabili e facili da sottomettere.</p>



<p>Lo stupro è anche uno strumento di <strong>spostamento forzato</strong> delle popolazioni. Le aree colpite dal conflitto sono ricche di risorse naturali come il <a href="https://it.insideover.com/reportage/societa/il-congo-sanguina/le-miniere-maledette.html">coltan</a>, i diamanti e altre materie prime preziose. I gruppi armati utilizzano la violenza sessuale per terrorizzare la popolazione, costringendola a fuggire e lasciando campo libero per lo sfruttamento economico delle terre. Questo legame perverso tra violenza sessuale e sfruttamento economico ha trasformato la regione orientale della RDC in un inferno per milioni di persone.</p>



<p>Il fenomeno è ulteriormente aggravato dalla pluralità dei gruppi armati attivi nella regione. Oltre ai ribelli dell&#8217;M23, più di cento gruppi operano in modo indipendente o in alleanze temporanee. L’esercito congolese, pur essendo formalmente incaricato della protezione dei civili, è mal equipaggiato e non di rado viene anch’esso accusato di violenze sessuali. Anche i peacekeeper internazionali, inviati dall’ONU con l’obiettivo di garantire la pace, sono stati coinvolti in <a href="https://www.internazionale.it/reportage/delphine-bauer/2017/02/22/onu-abusi-sessuali">scandali</a> legati ad abusi sessuali, alimentando la sfiducia della popolazione locale verso qualsiasi tipo di forza militare.</p>



<p>Nonostante il riconoscimento internazionale dello stupro di massa come <strong>crimine di guerra</strong> e contro l’umanità, ottenere giustizia per le vittime in Congo rimane un’impresa ardua. Il sistema giudiziario congolese è debole e corrotto, incapace di garantire processi equi e risarcimenti adeguati. Anche la Corte Penale Internazionale (CPI) ha avviato indagini, ma il numero dei colpevoli e la complessità della situazione sul campo rendono ogni intervento della giustizia insufficiente di fronte alla vastità del fenomeno.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il Congo in bilico tra crisi umanitaria e rischio genocidio</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/il-congo-in-bilico-tra-crisi-umanitaria-e-rischio-genocidio.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Bellocchio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Nov 2022 14:21:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[genocidio ruanda]]></category>
		<category><![CDATA[Repubblica Democratica del Congo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220711181254172_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1374003-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220711181254172_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1374003-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220711181254172_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1374003-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220711181254172_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1374003-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220711181254172_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1374003-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220711181254172_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1374003-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220711181254172_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1374003-2048x1366.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nella Repubblica Democratica del Congo, in particolar modo nella regione del Nord Kivu, si sta consumando un dramma umanitario che peggiora di giorno in giorno. Da quattro settimane, da quando sono riprese le ostilità tra il gruppo ribelle degli M23 e l’esercito regolare, una crisi alla quale le organizzazioni internazionali e quelle governative non riescono &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-congo-in-bilico-tra-crisi-umanitaria-e-rischio-genocidio.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-congo-in-bilico-tra-crisi-umanitaria-e-rischio-genocidio.html">Il Congo in bilico tra crisi umanitaria e rischio genocidio</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220711181254172_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1374003-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220711181254172_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1374003-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220711181254172_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1374003-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220711181254172_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1374003-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220711181254172_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1374003-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220711181254172_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1374003-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/07/ilgiornale2_20220711181254172_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1374003-2048x1366.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nella <strong>Repubblica Democratica del Congo</strong>, in particolar modo nella regione del Nord Kivu, si sta consumando <strong><a href="https://www.youtube.com/watch?v=etrlrrJ0bEs">un dramma umanitari</a>o</strong> che peggiora di giorno in giorno. Da quattro settimane, da quando sono riprese le ostilità tra il <strong>gruppo ribelle degli M23 </strong>e l’esercito regolare, una crisi alla quale le organizzazioni internazionali e quelle governative non riescono a far fronte, sta travolgendo la popolazione locale. Nel solo capoluogo di Goma oggi si contano <a href="https://news.un.org/en/story/2022/11/1130297">oltre 190&#8217;000 sfollati</a>, i profughi continuano a riversarsi nella città e intanto, nelle tendopoli di Kanyaruchinya e Mugunga, a causa anche delle precarie condizioni di igiene dovute alle piogge torrentizie che si sono abbattute sulla regione dell’Africa centrale negli ultimi giorni, si sono registrati i primi casi di colera e febbre tifoide. La situazione, stando ai racconti dei giornalisti locali e dei missionari impegnati sul campo, potrebbe peggiorare nell’arco di breve tempo dal momento che i ribelli, ormai alle porte del capoluogo, non si sono seduti al tavolo delle trattative con il governo di Kinshasa. E nel mentre le centinaia di migliaia di uomini, donne e bambini fuggiti dalle zone dei combattimenti sono in uno stato di abbandono assoluto ignari della sorte che toccherà loro domani.</p>



<p>Le origini della crisi in corso <a href="https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/cresce-la-tensione-tra-ruanda-e-repubblica-democratica-del-congo-che-succede-36795">nel Paese dell’Africa Centrale risalgono al 2012</a> quando il gruppo degli M23, sigla che ricorda il 23 marzo 2009 data in cui vennero firmati gli accordi di pace tra le forze regolari e i guerriglieri del CNDP(Coongresso Nazionale per la Difesa del Popolo), si sollevò in armi e arrivò a impossessarsi di Goma e della frontiera con il Ruanda. Dieci anni fa gli insorti presero la via dei monti, sotto la<strong> guida del generale Sultani Makenga</strong>, rivendicando maggiori diritti per i tutsi congolesi, i Banyamulenge, e chiedendo il reinserimento dei soldati di etnia tutsi nell’esercito regolare. La guerra cessò un anno dopo, nel 2013, quando gli insorti, a causa dell’avanzata delle FARDC (forze armate della Repubblica Democratica del Congo), ripiegarono nei vicini &nbsp;Ruanda e Uganda e la ribellione sembrava essere stata sconfitta definitivamente.</p>



<p>Nel 2017 il gruppo si è riorganizzato, si è arroccato ai piedi del monte Sabynio nell’est del Paese e poi, dopo anni di pianificazione è passato all’attacco arrivando a giugno a prendere il <strong>controllo del centro frontaliero di Bunagana</strong>, punto strategico da cui passano gran parte delle merci tra l’Uganda e il Congo. I rivoluzionari a <a href="https://it.insideover.com/guerra/una-nuova-guerra-mondiale-africana-bussa-alle-porte-del-congo-dossier.html">inizio ottobre hanno dato poi inizio all’offensiva</a> conquistando Kiwanja, Rutshuru, e arrivando sino a Kibumba dove in queste ore si concentrano i principali combattimenti tra i soldati regolari e i guerriglieri. Kibumba è il luogo divenuto drammaticamente noto perché è qui che nel febbraio del 2021 è stato ucciso<a href="https://it.insideover.com/reportage/terrorismo/il-congo-sanguina/luca-attanasio-lambasciatore-dimenticato.html"> <strong>l’ambasciatore italiano Luca Attanasio</strong> </a>e si trova a soli 25 chilometri di distanza dalla città di Goma.</p>



<p>I ribelli sostengono di star lottando a difesa della <strong>popolazione tutsi congolese</strong> discriminata e perseguitata dalle formazioni paramilitari hutu e dal governo centrale. I capi degli M23 accusano l’esecutivo di Tshisekedi di aver stretto un’alleanza sul terreno con le FDLR, il gruppo guerrigliero costituito dagli ex membri della milizia hutu Interahamwe macchiatasi delle stragi dei tutsi durante il genocidio del Ruanda nel 1994. E se relativamente a quest’alleanza prove certe al momento non ce ne sono, son apparsi invece dei video che mostrano miliziani della formazione ribelle Codeco che hanno deciso di abbandonare la guerriglia in Ituri e unirsi alle FARDC nella lotta contro gli M23. Inoltre, <a href="https://twitter.com/WillyNG0MA/status/1596161205928103937/photo/1">nell’ ultimo comunicato</a>, il gruppo ribelle tutsi ha dichiarato che nonostante gli sforzi fatti&nbsp; per raggiungere a <strong>un accordo di pace</strong> da parte dell’Unione Africana, dalle Nazioni Unite e dalla Comunità&nbsp; dell’Africa Orientale, al momento, poiché i guerriglieri sono stati esclusi dai negoziati di pace, l’ M23 si “riserva il diritto di proteggere la popolazione e difendersi da ogni violazione di cessate il fuoco” . Parole che parafrasate hanno un solo significato: fino a quando non verrà instaurato un dialogo diretto con la guerriglia le ostilità non si fermeranno.</p>



<p>Kinshasa da anni accusa l<strong>’<a href="https://www.youtube.com/watch?v=oXjRALHgQDE&amp;t=442s">M23 di essere alle dipendenze del Ruanda</a></strong> e più volte ha dichiarato di aver prove tangibili, tra le quali la cattura di ufficiali ruandesi sorpresi tra le fila dei ribelli, di come Kigali abbia addestrato, rifornito di armi e stia dando supporto l’M23 per mettere mano sulle regioni orientali del Paese. Le Nazioni Unite hanno confermato la presenza di addestratori e soldati ruandesi in Congo e ci sono anche video girati con droni e camere a infrarossi che riprendono <strong>colonne di uomini armati penetrare in territorio congolese dal Ruanda.</strong></p>



<p>Il 29 ottobre si è giunti a uno dei picchi di tensione massima tra i due stati con <strong>l’espulsione dal Congo dell’ambasciatore ruandese Vincent Karenga</strong>. E la situazione &nbsp;in&nbsp; breve tempo ha fatto temere che il conflitto congolese potesse divenire una nuova “guerra mondiale africana” con numerosi attori coinvolti e uno <a href="https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/cresce-la-tensione-tra-ruanda-e-repubblica-democratica-del-congo-che-succede-36795">scontro frontale tra Kigali e Kinshasa</a>. Per questa ragione gli stati africani si sono subito attivati per cercare di <strong>intavolare dei colloqui di pace </strong>e nelle ultime ore hanno preso il via due processi paralleli: il primo, guidato dal presidente angolano Joao Lourenço a nome dell’Unione Africana e il secondo invece organizzato da l’ex leader kenyota Uhuru Kenyatta a nome dell’EAC (East African Community) che ha già dispiegato un contingente di interposizione di oltre 500 uomini nella regione. Nonostante l’inizio dei colloqui tra i capi di stato di Congo e Ruanda e la decisione di far scattare un cessate il fuoco a partire dal 25 novembre, la tensione però rimane altissima, gli scontri non si sono arrestati e nemmeno si è verificata una ritirata degli insorti dalle postazioni occupate. </p>



<p>Il governo congolese dopo aver invitato alla mobilitazione generale continua a mantenere alta la guardia e a mandare truppe sul fronte e ora la paura è quella che la tensione etnica possa provocare isterie di massa e <strong>violenze collettive</strong>, come&nbsp; ha raccontato a InsideOver Akilimali Saleh, giornalista di Goma: “In città sono continue le manifestazioni anti ruandesi da parte della popolazione. Ogni giorno la città è travolta da cortei e dimostrazioni. La tensione è molto alta ed è impossibile prevedere cosa avverrà poiché gli eventi sono molto fluidi e repentini. Inoltre, rispetto al 2012, in questo momento ci sono numerosi gruppi armati che operano nella regione e che si muovono dietro le quinte ed è difficile quindi capire anche come procedono le operazioni sul terreno. La speranza è che la diplomazia riesca a fare il suo corso e porre fine al conflitto nel minor tempo possibile ma, parallelamente, il timore è che la retorica nazionalista e gli estremismi etnici possano portare a episodi di violenza e odio tra la popolazione civile”</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-congo-in-bilico-tra-crisi-umanitaria-e-rischio-genocidio.html">Il Congo in bilico tra crisi umanitaria e rischio genocidio</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Rapimenti di bambini e villaggi dati alle fiamme: l&#8217;Isis avanza in Congo</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/rapimenti-di-bambini-e-villaggi-dati-alle-fiamme-lisis-avanza-in-congo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Bellocchio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Sep 2021 07:15:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Allied Democratic Forces (ADF)]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Repubblica Democratica del Congo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Congo-attacco-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Congo, ucciso in un attacco l&#039;ambasciatore italiano Luca Attanasio" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Congo-attacco-La-Presse.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Congo-attacco-La-Presse-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Congo-attacco-La-Presse-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Congo-attacco-La-Presse-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Congo-attacco-La-Presse-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Congo-attacco-La-Presse-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Non si può più negarlo: il nord est della Repubblica Democratica del Congo è a tutti gli effetti il nuovo terreno di conquista dello Stato Islamico in Africa. Le province orientali del Paese africano da sempre sono il proscenio di guerre, guerriglie, violenze interetniche e scontri finalizzati alla conquista e all&#8217;accaparramento di giacimenti minerari e &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/rapimenti-di-bambini-e-villaggi-dati-alle-fiamme-lisis-avanza-in-congo.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Congo-attacco-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Congo, ucciso in un attacco l&#039;ambasciatore italiano Luca Attanasio" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Congo-attacco-La-Presse.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Congo-attacco-La-Presse-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Congo-attacco-La-Presse-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Congo-attacco-La-Presse-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Congo-attacco-La-Presse-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Congo-attacco-La-Presse-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Non si può più negarlo: il nord est della <a href="https://it.insideover.com/reportage/societa/ebola-the-outbreak.html">Repubblica Democratica del Congo</a> è a tutti gli effetti il nuovo terreno di conquista dello Stato Islamico in Africa.<br />
Le province orientali del Paese africano da sempre sono il proscenio di guerre, guerriglie, violenze interetniche e scontri finalizzati alla conquista e all&#8217;accaparramento di giacimenti minerari e risorse del sottosuolo e, dall&#8217;indipendenza negli anni &#8217;60 ad oggi, un vero e proprio momento di pace, l&#8217;ex colonia belga, non l&#8217;ha mai conosciuto. Nelle sole regioni orientali si stima che vi siano oltre cento gruppi di insorti, ma quello che non si era mai verificato era la presenza, all&#8217;interno del coacervo delle sigle irregolari, di formazioni legate alla galassia dello jihadismo internazionalista.<br />
Ora, la regione del Nord Kivu è divenuto il campo di battaglia dei mujaheddin dell&#8217;<a href="https://it.insideover.com/terrorismo/lisis-approda-in-congo-nasce-lo-stato-islamico-dellafrica-centrale.html">ADF (Forze Democratiche Alleate)</a>, la già precaria situazione in termini economici e di sicurezza è peggiorata ulteriormente e in queste ore si stanno registrando massacri in diversi villaggi da parte dei miliziani islamisti.</p>
<p>Le ultime notizie parlano di una<a href="https://www.aljazeera.com/news/2021/9/6/at-least-30-killed-in-northeast-dr-congo-by-suspected-adf-rebels"> strage compiuta sulle colline tra Ituri e Nord Kivu</a> la notte di sabato 4 settembre. I dati riportavano una stima iniziale di 14 morti poi le cifre sono aumentate ora dopo ora e l&#8217;ultimo bilancio è di 30 persone massacrate a colpi di machete. Molti copri sono stati rinvenuti nella boscaglia e diversi testimoni rivelano di decapitazioni e violenze sommarie. In queste ore la ricerca delle vittime prosegue mentre emergono anche le prime testimonianze di chi è riuscito a fuggire dalla carneficina. Un superstite intervistato da <a href="https://www.voanews.com/africa/militants-armed-machetes-kill-30-villagers-east-congo">VOA</a> ha raccontato che i miliziani sono arrivati nel villaggio sabato mattina all&#8217;alba sebbene i loro movimenti nella zona fossero stati segnalati all&#8217;esercito già il giorno precedente, e per tutta la giornata di sabato hanno ucciso e saccheggiato prima di ritirarsi volontariamente il giorno successivo.</p>
<p>Uno scenario inquietante perché gli attacchi sono sempre più frequenti e la popolazione sempre più indifesa e in balia dei ribelli islamisti. A fine agosto un villaggio vicino a Beni era stato cinto d&#8217;assedio e la Croce Rossa, all&#8217;indomani dell&#8217;attacco, aveva rinvenuto 20 corpi esanimi. E secondo le testimonianze raccolte dagli operatori umanitari la gran parte delle vittime è arsa viva nelle proprie capanne. Il primo di settembre un&#8217;altra notizia terrificante è arrivata dal Congo. A Bunia, sempre nel Nord Kivu, i ribelli islamici hanno<a href="https://www.france24.com/en/live-news/20210831-11-children-abducted-by-presumed-islamist-militants-in-dr-congo"> rapito undici bambini</a> e nessuno ad oggi sa più nulla di loro. E questo clima di incertezza e violenza improvvisa e cieca si sta protraendo ormai da diversi anni. <a href="https://aspeniaonline.it/ribelli-in-congo-il-nuovo-volto-insanguinato-delle-allied-democratic-forces/">Gli ADF sono presenti in Congo dal 1996</a> anche se la loro struttura così radicalizzata e la loro salita alla ribalta delle cronache internazionali è riconducibile al 2019 quando hanno giurato fedeltà alla stato Islamico, hanno proclamato la nascita dell&#8217; ISCAP (Islamic States&#8217;s Central African Province) e hanno incominciato a condurre attacchi sempre più spietati nelle regioni orientali del Paese africano. Da maggio, dopo che i miliziani islamisti hanno ucciso in un giorno solo più di 50 persone, il governo di Kinshasa ha proclamato nelle province del Nord Kivu e dell&#8217;Ituri lo &#8221;sotto assedio&#8221; che tutt&#8217;ora perdura, attraverso il quale le autorità civili sono state sostituite da funzionari dell&#8217;esercito e della polizia con ampi poteri. Inoltre, dal 15 agosto, in Congo è arrivato un contingente di<a href="https://www.analisidifesa.it/2021/08/i-berretti-verdi-assistono-le-forze-congolesi-contro-le-milizie-jihadiste-adf/"> berretti verdi</a> americani con l&#8217;obiettivo di formare e aiutare l&#8217;esercito congolese nello sbaragliare le forze islamiste.</p>
<p>La Chiesa cattolica afferma che l&#8217;ADF ha ucciso circa 6.000 civili dal 2013 ad oggi, mentre il think tank statunitense Kivu Security Tracker (KST), gli imputa la morte di oltre 1.200 civili nella sola area di Beni dal 2017. I dati in merito alle vittime dei salafiti sono incerti così come sono oscuri tanti aspetti della formazione jihadista che Washington ha inserito nelle formazioni terroristiche legate all&#8217;ISIS.<br />
In Congo intanto proseguono la guerra contro il gruppo islamista e lo stato di emergenza e se da un lato arrivano notizie orrorifiche sui crimini compiuti dai miliziani sunniti, parallelamente le organizzazioni umanitarie, in primis Amnesty International, mettono in guardia sulla repressione che forze dell&#8217;ordine e militari congolesi stanno compiendo forti del potere che lo stato d&#8217;assedio concede loro.</p>
<p>Da un lato quindi le ferocie degli islamisti, dall&#8217;altro la repressione militare e alla fine chi sta pagando più di tutti il prezzo più alto di questo conflitto, come sempre, è la popolazione civile congolese costretta alla fuga, alla miseria e a drammi ontologici, insolubili ed eterni come un anatema.</p>
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		<title>Gruppi armati e violenza: l’instabilità in Congo in cinque mappe</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/gruppi-armati-e-violenza-linstabilita-in-congo-in-cinque-mappe.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Bellotto]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Feb 2021 07:29:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Repubblica Democratica del Congo]]></category>
		<category><![CDATA[terrorismo islamico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Nyiragongo-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Nyiragongo-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Nyiragongo-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Nyiragongo-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Nyiragongo-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Nyiragongo-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Nyiragongo-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il Nord Kivu è una terra di conquista. Nella regione in cui l’ambasciatore italiano Luca Attanasio e il carabiniere Vittorio Iacovacci hanno trovato la morte, si combatte da decenni una guerra per bande. Quelle due regioni, ai confini orientali dell’ex Zaire, non ospitano solo alcuni dei più importanti giacimenti minerari del globo, ma anche milizie &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/gruppi-armati-e-violenza-linstabilita-in-congo-in-cinque-mappe.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/gruppi-armati-e-violenza-linstabilita-in-congo-in-cinque-mappe.html">Gruppi armati e violenza: l’instabilità in Congo in cinque mappe</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Nyiragongo-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Nyiragongo-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Nyiragongo-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Nyiragongo-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Nyiragongo-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Nyiragongo-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/Nyiragongo-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il Nord Kivu è una terra di conquista. Nella regione in cui l’ambasciatore italiano Luca Attanasio e il carabiniere Vittorio Iacovacci <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/tutti-gli-interrogativi-sulla-morte-dellambasciatore-attanasio.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">hanno trovato la morte</a>, si combatte da decenni una guerra per bande. Quelle due regioni, ai confini orientali dell’ex Zaire, non ospitano solo alcuni dei più importanti <a href="https://it.insideover.com/societa/congo-nellinferno-di-coltan-e-cobalto-del-nord-kivu.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">giacimenti minerari del globo</a>, ma anche milizie armate, banditi e signori della guerra che ne fanno uno dei luoghi più pericolosi del pianeta.</p>
<p>In tutta la fascia che va dal provincia dell’Ituri a quella del Tanganyika per decenni si sono consumante guerre e conflitti. Il detonatore di tutto è stato il <a href="https://it.insideover.com/gallery/il-genocidio-del-rwanda.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">genocidio del Ruanda nel 1994</a>. Da quel momento tutto è sprofondato nel caos. Due anni dopo la mattanza, nel 1996, il governo di Paul Kagame, di etnia Tutsi, invase il vicino Zaire governato da Mobutu Sese Seko con lo scopo di perseguire gli autori dell&#8217;eccidio che si erano rifugiati nelle regioni orientali del Paese.</p>
<p><iframe style="width: 100%; height: 600px;" title="Interactive or visual content" src="https://flo.uri.sh/visualisation/5373267/embed" frameborder="0" scrolling="no" sandbox="allow-same-origin allow-forms allow-scripts allow-downloads allow-popups allow-popups-to-escape-sandbox allow-top-navigation-by-user-activation"></iframe></p>
<p>A quello fece seguito un primo conflitto che coinvolse anche altri Paesi come Uganda, Burundi, Angola e che nel 1997 portò alla destituzione proprio di Mubutu e alla successiva nascita della Repubblica democratica del Congo presieduta da Laurent Kabila. Qualche anno più tardi le tensioni risposero e nell’agosto del 1998 scoppiò un nuovo conflitto che gli storici avrebbero poi ribattezzato “Guerra mondiale africana”.</p>
<p>Uno scontro sanguinoso interno alla Repubblica democratica del Congo che vide contrapposti due fronti: Congo, Namibia, Zimbabwe, Angola e Ciad da un lato e Uganda, Ruanda, Burundi dall’altro. In mezzo decine di milizie e gruppi armati che hanno poi lacciato una pesante eredità in quella fetta d’Africa. Quel confitto, considerato tra i più sanguinosi e mortali dopo la fine della Seconda guerra mondiale, si risolse con il semplice ritiro delle truppe di Kampala e Kigali dalla regione ma non fermò violenze e instabilità nel Nord e Sud Kivu.</p>
<h2>Vittime, rifugiati e gruppi: cosa possono dire i numeri</h2>
<p>Dopo quell’esperienza in quelle regioni è continuata una guerra a bassa intensità che dura ancora oggi. Una guerra che ha reclamato migliaia di vite. Cercare di fare un conteggio non è semplice. Secondo i dati resi disponibili dal vasto database dell’Armed Conflict Location and Event Data Project è possibile avere un’idea dell’ordine di grandezza. Tra il 2010 e il 2020 le vittime sarebbero state oltre 26 mila, con un picco negli ultimi anni.</p>
<p><iframe id="datawrapper-chart-lARjf" style="width: 0; min-width: 100% !important; border: none;" title="Vittime di scontri e guerriglia nella Rep. dem. del Congo" src="https://datawrapper.dwcdn.net/lARjf/2/" height="334" frameborder="0" scrolling="no" aria-label="Interactive line chart"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(a){if(void 0!==a.data["datawrapper-height"])for(var e in a.data["datawrapper-height"]){var t=document.getElementById("datawrapper-chart-"+e)||document.querySelector("iframe[src*='"+e+"']");t&&(t.style.height=a.data["datawrapper-height"][e]+"px")}}))}();
</script></p>
<p>È bene ribadire che si tratta di stime, anche perché la raccolta di informazioni è molto difficile. La stessa tendenza è stata comunque fotografata dal progetto Kivu Security Tracker, un’iniziativa avviata dal Congo Research Group della New York University e da Human Rights Watch. Proprio nei giorni scorsi il gruppo <a href="https://twitter.com/KivuSecurity/status/1363895160497704960" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ha rilasciato un dossier prezioso</a> per capire cosa avviene in quelle zone: “The Landscape of Armed Groups in Eastern Congo”. Nell’introduzione si legge che il loro osservatorio ha individuato un aumento di uccisioni e altre forme di violenza contro i civili a partire dalla fine del 2019. Allo stesso tempo il Paese ha visto un aumento record di sfollati che ha superato 5,2 milioni di persone., fuggite verso i Paesi vicini come Ruanda, Burundi, Tanzania, Angola e Congo.</p>
<p><iframe id="datawrapper-chart-Mwe5w" style="width: 0; min-width: 100% !important; border: none;" title="La grande fuga dal Congo" src="https://datawrapper.dwcdn.net/Mwe5w/1/" height="657" frameborder="0" scrolling="no" aria-label="chart"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(a){if(void 0!==a.data["datawrapper-height"])for(var e in a.data["datawrapper-height"]){var t=document.getElementById("datawrapper-chart-"+e)||document.querySelector("iframe[src*='"+e+"']");t&&(t.style.height=a.data["datawrapper-height"][e]+"px")}}))}();
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<h2>Come funzionano le dinamiche locali</h2>
<p>Questa instabilità è figlia di un particolare mix che si è creato nel Nord e Sud Kivu. Se è vero che il vicino Ruanda non si è più impegnato direttamente sul suolo congolese, è altrettanto vero che la sua influenza su molte delle milizie è accertata e questo è particolarmente vero soprattutto negli ultimi anni.</p>
<p>Nel report si legge che recentemente il coinvolgimento dei vari attori regionali nei settori orientali del Congo è tornato a crescere, in particolare nel Sud Kivu, dove sia il Ruanda che il Burundi continuano a esercitare la loro influenza. Discorso analogo anche per il Nord Kivu dove Kigali è intervenuta in maniera più energica dopo la vittoria presidenziale di Felix Tshisekedi in Congo all’inizio del 2019.</p>
<p><iframe id="datawrapper-chart-9ROWI" style="width: 0; min-width: 100% !important; border: none;" title="La violenza in Nord e Sud Kivu tra 2016 e 2020" src="https://datawrapper.dwcdn.net/9ROWI/1/" height="777" frameborder="0" scrolling="no" aria-label="Map"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(a){if(void 0!==a.data["datawrapper-height"])for(var e in a.data["datawrapper-height"]){var t=document.getElementById("datawrapper-chart-"+e)||document.querySelector("iframe[src*='"+e+"']");t&&(t.style.height=a.data["datawrapper-height"][e]+"px")}}))}();
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<p>Oggi, scrive ancora il Kivu Security Tracker, ci sono 122 gruppi che operano lungo il confine orientale dell’ex Zaire, 45 solo nel Nord Kivu. Singolarmente negli ultimi due anni il loro numero è leggermente diminuito dato che nel 2019 se ne contavano circa 130, ma si tratta di andamenti cicilici che paiono fisiologici e non il frutto di un azione di pressione da parte delle forze di sicurezza.</p>
<h2>Le ragioni di una situazione stagnante</h2>
<p>Quello che la ricerca dell’università di New York mette in luce è che nel tempo sembra che questa strana guerra, un mix di conflitto fra milizie e proxy war, si sia ormai cristallizzata. Gran parte della violenza che alberga in quelle zone è guidata dalla necessità dei singoli gruppi armati di sopravvivere, in particolare estraendo risorse minerarie e contrabbandandole grazie a intermediari verso il vicino Ruanda.</p>
<p>Tutti gli interventi per rompere questo circolo vizioso non sembrano aver avuto successo. La capitale Kinshasa e i suoi giochi di corruzione e potere sono troppo lontani per avere un controllo sufficiente sul territorio, tanto che è molto comune che parti dell’esercito regolare controllino miniere o impongano tasse.</p>
<p><iframe id="datawrapper-chart-ZkFGP" style="width: 0; min-width: 100% !important; border: none;" title="Azioni di polizia ed eserciti nell'ultimo anno Febbraio 2020-2021" src="https://datawrapper.dwcdn.net/ZkFGP/1/" height="742" frameborder="0" scrolling="no" aria-label="Map"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(a){if(void 0!==a.data["datawrapper-height"])for(var e in a.data["datawrapper-height"]){var t=document.getElementById("datawrapper-chart-"+e)||document.querySelector("iframe[src*='"+e+"']");t&&(t.style.height=a.data["datawrapper-height"][e]+"px")}}))}();
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<p>La stessa missione Onu, MONUSCO, attiva dal 2000 e forte di budget (vicino al miliardo di dollari) e uomini, oltre 15 mila caschi blu, non ha mai davvero stabilizzato la regione. I timidi programmi per spingere alla smobilitazione non hanno funzionato e disarmare i gruppi è stato molto difficile. Diverse formazioni esistono da molti anni, mentre altre sono semplicemente la ridefinizione di vecchie compagini che si sono fuse o hanno cambiato nome.</p>
<h2>I gruppi più pericolosi</h2>
<p>La longevità riguarda in particolare i gruppi più grandi, con una leadership di lunga data come quella di Amuri Yakutumba, Guidon Shimiray, Michel Rukunda, Janvier Karairi, e Katembo Kilalo, tutti veterani dei conflitti armati.</p>
<p>Nonostante siano oltre un centinaio, sono solo quattro, più l’esercito regolare congolese, i gruppi responsabili di un terzo di tutti gli agguati registrati e di metà delle vittime civili. È il caso dell’Adf, l’Allied Democratic Forces, responsabile di circa il 37% delle uccisioni, una formazione islamista nata nel 1996 e responsabile di almeno 800 vittime nei settori settentrionali del Nord Kivu nel 2020.</p>
<p>Secondo fondi congolesi, ugandesi e delle Nazioni Unite, Adf <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/lo-jihadismo-avanza-in-congo.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">avrebbe legami diretti</a> sia con gli Al-Shabaab somali, ma anche con Al-Qaeda. Nel 2018, secondo <a href="https://www.reuters.com/article/us-congo-security/financier-of-islamic-state-paid-money-to-rebel-group-in-eastern-congo-report-idUSKCN1NK20G" target="_blank" rel="noopener noreferrer">un rapporto congiunto del Congo Research Group e della Bridgeway Foundation</a>, un finanziatore dello Stato Islamico, Waleed Ahmed Zein avrebbe versato fondi direttamente ad Adf per le sue attività.</p>
<p><iframe id="datawrapper-chart-uRTO2" style="width: 0; min-width: 100% !important; border: none;" title="Gruppi e milizie che operano in Nord e Sud Kivu" src="https://datawrapper.dwcdn.net/uRTO2/1/" height="1009" frameborder="0" scrolling="no" aria-label="Map"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(a){if(void 0!==a.data["datawrapper-height"])for(var e in a.data["datawrapper-height"]){var t=document.getElementById("datawrapper-chart-"+e)||document.querySelector("iframe[src*='"+e+"']");t&&(t.style.height=a.data["datawrapper-height"][e]+"px")}}))}();
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<p>Tra gli altri gruppi degni di nota ci sono le Forze Democratiche per la liberazione del Ruanda, Fdlr, che secondo il governo di Kinshasa sarebbero le responsabili dell’agguato contro l’ambasciatore Attanasio. Le Fdlr sono una delle formazioni più longeve presenti nella zona, nate da ex partecipanti al genocidio in Ruanda sono composte prevalentemente da Hutu e negli anni sono state ritenute responsabili di terrorismo e violazioni dei diritti umani.</p>
<p>Molto attiva è anche l’APCLS (Alliance of Patriots for a Free and Sovereign Congo), considerata una delle più importanti formazioni della zona è guidata da Janvier Karairi e mossa da una forte ideologia anti ruandese e anti Tutsi. Nel biennio 2012 e 2013 fornì appoggio all forze regolari congolesi per stroncare il Movimento 23 marzo, un gruppo guidato da Bosco Ntaganda (poi condannato dalla Corte penale internazionale per crimini di guerra), che nel 2012, grazie anche al supporto del vicino Ruanda, riuscì per un breve periodo a prendere il controllo della città di Goma, salvo poi essere sconfitto e finire ridimensionato.</p>
<p>Sempre in questa lista va ricordato l’NDC-R, Nduma Defense of Congo-Renovated. Una formazione nata in tempi relativamente recenti (2015) e che trae le sue origini dall&#8217;ambito minerario. Negli anni si è scontrata con le Fdlr e altre milizie locali per il controllo delle miniere e spesso è stata indicata come responsabile di violenze, omicidi di massa, stupri e reclutamento di bambini soldato.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/gruppi-armati-e-violenza-linstabilita-in-congo-in-cinque-mappe.html">Gruppi armati e violenza: l’instabilità in Congo in cinque mappe</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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