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	<title>referendum-catalano Archives - InsideOver</title>
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		<title>Cosa accade se Puigdemont  riesce a tornare in Catalogna</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Jan 2018 11:31:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/LAPRESSE_20180130224016_25580546.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/LAPRESSE_20180130224016_25580546.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/LAPRESSE_20180130224016_25580546-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/LAPRESSE_20180130224016_25580546-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/LAPRESSE_20180130224016_25580546-1024x682.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Carles Puigdemont continua a far parlare di sé e a decidere i destini della Catalogna e del suo rapporto con la Spagna. Questa mattina è arrivato l’annuncio del presidente del Parlamento catalano, Roger Torrent, nuova figura di spicco dell’indipendentismo, che ha ufficialmente rinviato la seduta indetta per eleggere il nuovo presidente prevista per oggi pomeriggio. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/cosa-accade-puigdemont-riesce-tornare-catalogna.html">[...]</a></p>
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<p><strong>Carles Puigdemont vuole tornare in Catalogna per essere nominato presidente della Generalitat</strong>. Ma il suo ritorno non può essere fatto alla luce del sole dal momento che su di lui pesa un ordine di arresto immediato su tutto il territorio nazionale. Esistono due metodi per tornare in Spagna: <strong>ufficialmente o clandestinamente</strong>. Il primo avverrebbe solo con il consenso di Madrid, ma è un patto che Rajoy non sembra voler accogliere anche perché rischia di minare la sua credibilità sia nel Partido Popular che verso gli altri partiti. La seconda, quella del rientro clandestino, assume su di sé una carica anche romantica ma molto complicata. <strong>Puigdemont è controllo h24 dagli agenti del Centro Nacional de Inteligencia</strong>, che lo seguono anche nel suo esilio belga. Difficilmente potrebbe iniziare il suo viaggio senza essere individuato. C’è addirittura una fonte dell’intelligence spagnola che, a <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.elconfidencialdigital.com/seguridad/CNI-descubrio-Puigdemont-utilizar-Espana_0_3081291852.html">El Confidencial Digital</a></em>, ha parlato di un piano sull’utilizzo di un sosia per depistare gli agenti. Piano che sarebbe stato però scartato (giustamente) dallo stesso Puigdemont, in quanto irrealizzabile e troppo rischioso.</p>

<p><strong>Ma cosa succederebbe se Carles Puigdemont decidesse di tornare in Catalogna?</strong> Attualmente, il leader di Junts per Catalunya e candidato presidente del blocco indipendentista vede pendere sulla sua testa le accuse di sedizione, ribellione e malversazione Come riportato da<em> <a href="https://www.elconfidencialdigital.com/politica/pasara-Puigdemont-entra-Espana_0_3084891491.html">El Confidencial Digital</a></em>, che cita fonti autorevoli del ministero dell’Interno, la Policia Nacional e la Guardia Civil hanno già ricevuto ordini di un <strong>controllo capillare delle frontiere e degli scali internazionali per arrestare immediatamente Puigdemont</strong> appena messo piede in territorio spagnolo. L’ordine è di arrestarlo e di portarlo subito al più vicino commissariato di polizia, senza possibilità di trasportarlo altrove. Si vogliono evitare situazioni di tensione, blocchi stradali, ma anche evitare che si trasformi tutto in un momento di forte impatto mediatico. Il movimento indipendentista è stato negli anni estremamente abile nel catturare l’attenzione dei media e nel far leva sulla violenza della polizia spagnola per dimostrare la giustizia del proprio programma e delle proprie azioni. L’arresto di Puigdemont, se immortalato dalle videocamere, sarebbe sicuramente utilizzato da tutto il movimento indipendentista come un nuovo episodio da aggiungere al martirologio dei leader secessionisti nei confronti della giustizia spagnola.</p>

<p>“Una volta arrestato,<strong> il giudice Pablo Llarena sarebbe immediatamente informato dell&#8217;arresto</strong> del fuggitivo.<strong> Da quel momento, il magistrato ha un periodo di 72 ore </strong>per chiamarlo a dichiarare di fronte alla Corte Suprema.<strong> Fino ad allora, Puigdemont rimarrà nella prigione della stazione di polizia che lo ha preso in consegna”</strong>, così riporta la testata spagnola. A quel punto, l’avvocato chiederà quasi sicuramente il permesso di assistere alla seduta del parlamento e, passate le 72 ore, ci sarà l’interrogatorio davanti al giudice e al pubblico ministero, alla fine del quale il giudice ordinerà le misure precauzionali (fra cui l’arresto senza cauzione, come previsto per Junqueras). <strong>Le fonti parlano di un’inevitabile detenzione di Puigdemont</strong>, visto che da due mesi è ufficialmente latitante in Belgio, e sembra certo il divieto di poter assistere alla seduta del parlamento. Un’azione che il tribunale può legittimamente prendere, ma che r<strong>ischia di tradursi in un clamoroso boomerang politico e mediatico</strong> di Madrid, che a quel punto si attirerebbe le accuse di non permettere a una persona eletta e al candidato presidente della Catalogna di poter assumere la carica.</p>
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		<title>L&#8217;ultima su Putin: &#8220;C&#8217;è lui dietro la secessione della Catalogna&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Oct 2017 12:59:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[referendum-catalano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1070" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171010221132_24593784.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171010221132_24593784.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171010221132_24593784-300x214.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171010221132_24593784-768x548.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171010221132_24593784-1024x730.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>La Russia di Putin viene indicata come complice di qualsiasi crisi in cui si mette a repentaglio la stabilità dell’Europa, in particolare dell’Unione europea. Non c’è partito anti-establishment o populista che non sia considerati a libro paga del Cremlino. Il motivo è semplice: la Russia vuole l’instabilità dell’Europa, dunque, a prescindere da qualsiasi tipo di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/lultima-su-putin-ce-lui-dietro-la-catalogna-un-po-di-fact-checking.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1070" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171010221132_24593784.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171010221132_24593784.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171010221132_24593784-300x214.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171010221132_24593784-768x548.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171010221132_24593784-1024x730.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>La Russia di Putin viene indicata come complice di qualsiasi crisi in cui si mette a repentaglio la stabilità dell’Europa, in particolare dell’Unione europea. Non c’è partito anti-establishment o populista che non sia considerati a libro paga del Cremlino. Il motivo è semplice: la Russia vuole l’instabilità dell’Europa, dunque, a prescindere da qualsiasi tipo di analisi e giudizio approfondito sul tema, arma la rivolta. E ovviamente non poteva mancare in questo gioco neanche la Catalogna. Da molte settimane, i media spagnoli hanno puntato il dito sui media filorussi. Secondo la stampa iberica, il Cremlino, attraverso le agenzie si stampa legate al governo, avrebbe coperto mediaticamente l’indipendentismo catalano dando sempre una visione favorevole alla secessione e sfavorevole alla Spagna, il più delle volte accusata di aver represso con metodi dittatoriali il voto democratico dei separatisti. Ed in questo, anche la nostra stampa si è espressa a favore di questa visione  della Russia come grande piromane d’Europa che spera di agitare gli spettri della secessione per destabilizzare il continente.</p>

<p>Come già detto in altra analisi, che la Russia possa avere interesse in un futuro Stato europeo fuori dall’Ue e dalla Nato &#8211; e dalla cui creazione si indebolirebbero sia la prima che la seconda organizzazione internazionale &#8211; è un dato di fatto. Non si tratta di complottismo, ma di pura razionalità. Perché il Cremlino non dovrebbe essere contento nel vedere un membro della Nato e dell’Unione europea &#8211; tra l’altro uno dei meno legati alla Russia &#8211; essere messo in pericolo dalla nascita di un nuovo Stato che potrebbe essere potenzialmente anche un collaboratore di Mosca? In effetti, in questo non sembra esserci alcun problema: è l’interesse nazionale a muovere la politica russa ed è giusto che tragga vantaggi da ogni scenario. E che alcuni media russi abbiano coperto in senso più favorevole agli indipendentisti che alla Spagna, anche questo è vero: bastano i titoli di alcuni articoli per comprendere il taglio che si è voluto dare.</p>

<p>Detto questo, naturalmente nessuno si è domandato se la stessa cosa l’abbiano fatta in altre parti d’Europa o del mondo. Additare la Russia di ogni malefatta è del resto molto semplice e ormai sport noto a quasi tutti gli organi d’informazione occidentale. Ma a proposito di organi d’informazione, possiamo dire che questo appoggio al voto per la secessione sia stato solo da parte della Russia? Difficile credere sia veramente così. Basti ricordare i titoli del <em>Guardian</em>, del <em>Washington Post</em> o del <em>New York Times</em> in cui si dava ampio spazio all’indipendenza catalana e alle idee dei leader separatisti, già anni fa, ben prima che si attivasse la via unilaterale all&#8217;indipendenza. Tutti noi ricordiamo, nei giorni prima del referendum, la volontà di mostrare una Spagna che perquisiva gli uffici e arrestava le persone per bloccare le aspirazioni democratiche catalane. E tutti noi ricordiamo le immagini, continue e senza alcuna voce critica, delle violenze della Guardia Civil e della Policia Nacional durante le operazioni di voto. Anche Roberto Saviano, ormai totem di una certa sinistra italiana e non certo filorusso, si è innalzato in favore della democrazia e contro i metodi di Madrid. Ma questo, ovviamente, non è stato detto da nessuna parte o lo si è dimenticato subito.</p>

<p>A parte la questione mediatica, quello che è interessante costatare è che da un punto di vista politico, <strong>Vladimir Putin</strong> non ha mai sostenuto in alcun modo la secessione catalana. Si dirà che era impossibile che lo facesse e che è inutile credere alle sue parole quando sostiene che la Catalogna è un problema interno alla Spagna e che Mosca rispetta l’integrità nazionale. Però l’ha detto. Al contrario, ci sono partiti europei ed europeisti che hanno ampiamente sostenuto la piattaforma indipendentista catalana e che non si possono certo definire vicini alla Russia, ma di cui non si è data alcuna notizia. Così come esistono governi europei che hanno dato appoggio politico e non solo alla Generalitat. Si pensi al governo dell’Estonia, che ha dato appoggio politico e tecnologico a Puigdemont, addirittura fornendo i mezzi per creare le prime piattaforme tecnologiche per la nascita dell’amministrazione digitale in Catalogna. Il parlamento danese si è espresso in favore del dialogo tra Spagna e Catalogna. La Lettonia, attraverso le parole del primo ministro, ha detto di voler riconoscere, in futuro, una Catalogna indipendente. I parlamenti scandinavi hanno dato ampio sostegno al processo elettorale catalano e ricevuto ufficialmente Raül Romeva, “ministro degli Esteri” della Catalogna. In <strong>Slovenia</strong>, Paese considerato il modello più apprezzato per la secessione di Barcellona, il presidente del Parlamento, Milan Brglez, ha parlato ufficialmente di diritto all’autodeterminazione del popolo catalano. E in Belgio, il vice-premier Jan Jambon, fiammingo, non solo ha sostenuto il secessionismo catalano ma ha anche detto che, l’eventuale indipendenza di Barcellona sarà il punto di partenza per una via simile per ciò che riguardo al Belgio.</p>
<p>Chiaramente nessuna di queste personalità può avere la forza politica di Putin. Però è opportuno ricordare che le accuse, se rivolte a qualcuno, vanno poste con un certo fondamento. Affermare che i media filorussi siano favorevoli alla secessione della Catalogna perché il Cremlino vuole la fine dell’Europa, è un qualcosa che va confermato con dichiarazioni e gesti anche di funzionari russi. Finora, il fondamento delle accuse è una ricerca pubblicata da El Pais in cui si afferma che Sputnik ha pubblicato centinaia di articoli sulla Catalogna e che i tweet di Assange sulla secessione catalana sono diventati virali in troppo poco tempo. Forse un po’ poco.</p>
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		<title>L’Fmi boccia la Catalogna: “Situazione a rischio”</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/lfmi-boccia-la-catalogna-situazione-rischio.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Oct 2017 18:08:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Mossos d'esquadra]]></category>
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<p>Il Fondo monetario internazionale lancia l&#8217;allarme sulla Spagna e sulla situazione in Catalogna. A detta di Andra Schaechter, delegato dell&#8217;Fmi nel paese iberico, &#8220;nel caso in cui si prolungassero le tensioni politiche in Catalogna potrebbero minare la fiducia negli investimenti e nei consumi&#8221;. Quello che teme il mondo finanziario, è in particolare la situazione di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/lfmi-boccia-la-catalogna-situazione-rischio.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171002105639_24480763.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171002105639_24480763.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171002105639_24480763-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171002105639_24480763-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171002105639_24480763-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Il Fondo monetario internazionale lancia l&#8217;allarme sulla Spagna e sulla situazione in Catalogna. A detta di Andra Schaechter, delegato dell&#8217;Fmi nel paese iberico, &#8220;nel caso in cui si prolungassero le tensioni politiche in Catalogna potrebbero minare la fiducia negli investimenti e nei consumi&#8221;. Quello che teme il mondo finanziario, è in particolare la situazione di incertezza sul futuro, che rischierebbe di vedere al ribasso le stime di crescita della Spagna. Il Fondo monetario, martedì prossimo, pubblicherà le stime di crescita sulla Spagna. E il fatto che arrivano nella stessa settimana in cui Puigdemont vorrebbe dichiarare l&#8217;indipendenza di Barcellona da Madrid, fa tremare il sistema spagnolo. E anche per questo, lo Stato ha deciso di muoversi.</p>

<p>Dopo la paralisi istituzionale di cui è stato accusato il governo Rajoy, il messaggio alla nazione del Re di Spagna sembra essere stato il via libera della Monarchia all’azione dello Stato per mettere fine al progetto separatista della Catalogna. L’azione dello Stato spagnolo si fonda adesso su tre direttrici: quella giudiziaria, quella politica e quella economica. Sotto il primo profilo, il primo atto ufficiale da parte di Madrid è stato quello di chiamare a rispondere dell’accusa di sedizione il capo dei Mossos d’Esquadra, Josep Lluis Trapero, che si è difeso in queste ore davanti ai giudici dell’Audiencia Nacional. Il reato di sedizione, previsto dall’articolo 544 del codice penale spagnolo, è uno dei più gravi del diritto iberico per punire le persone che insorgono nei confronti della legge. Come recita il Codigo Penal, sono puniti di questo crimine tutti coloro che “insorgono pubblicamente per impedire con forza o fuori dalle vie legali l’applicazione delle leggi o il rispetto di risoluzioni amministrative o giudiziali”. Nel caso in cui le persone che inducono o dirigono l’atto di sedizione, siano autorità pubbliche, la pena varia dai 10 ai 15 anni di prigione. Trapero, per adesso, è accusato dei fatti del 20 settembre scorso, non di quanto avvento il primo ottobre, cioè il giorno del referendum. L’accusa è di essere stato complice dell’assedio dei cittadini alla Guardia Civil mentre quest’ultima, su ordine dei giudici di Barcellona, perquisiva la sede del ministero dell’Economia della regione catalana per identificare tutti coloro che stavano organizzando il voto del primo ottobre. Secondo quanto detto da Trapero davanti ai giudici, l’azione dei Mossos d’Esquadra durante l’assedio alla Guardia Civil è stata “corretta e necessaria” e non aveva ricevuto in anticipo le informazioni necessarie. Una difesa di basso profilo che sembra essere il preludio a una condanna. Ma questa è solo la prima delle accuse che potrebbero essere formulate nei confronti di Trapero. I fatti del primo ottobre, quando i Mossos non hanno agito in alcun modo per fermare le operazioni di voto, sono già sotto la lente dei giudici dell’Audiencia Nacional che adesso studiano le mosse. Nel caso in cui volessero tagliare la testa ai Mossos d’Esquadra, i giudici potrebbero accusare Trapero di “disobediencia”, cioè il negarsi al rispetto della legge; di “prevaricacion” e cioè l’uso arbitrario del proprio ruolo per prendere decisioni illegittime, e di abuso di potere. Reati di cui presto potrebbero rispondere anche i leader separatisti catalani che hanno organizzato il referendum.</p>

<p>Se la via giudiziaria sembra essere quella preferita dal governo di Rajoy, la via politica attendere ancora. Il governo spagnolo sembra essere intenzionato ad aspettare la prossima mossa di Puigdemont. Da Madrid hanno ordinato la sospensione cautelativa della prossima seduta del Parlamento della Catalogna per evitare che il presidente della Generalitat potesse proclamare l’indipendenza unilaterale. La legge promulgata prima del voto da parte del governo catalano prevedeva, infatti, la dichiarazione unilaterale di indipendenza qualora il referendum avesse avuto un risultato positivo. Avendo votato il 42% degli aventi diritto, e avendo vinto il sì al 90%, Puigdemont è dunque legalmente autorizzato a proclamare la Catalogna uno Stato indipendente. A quel punto, Rajoy non avrebbe altra scelta che imporre l’applicazione dell’art. 155 della Costituzione spagnola, che recita “Qualora una Comunità Autonoma non dovesse ottemperare agli obblighi importi dalla Costituzione o dalle altre leggi, oppure si comporti in modo da attentare agli interessi generali della Spagna, il Governo, previa richiesta al Presidente della Comunità Autonoma (in tal caso la Catalogna) o con l&#8217;approvazione della maggioranza assoluta del Senato, potrà prendere le misure necessarie per obbligarla all&#8217;adempimento forzato dei suddetti obblighi o per la protezione dei suddetti interessi”. In concreto, Madrid, nel caso in cui Puigdemont non volesse scendere a patti con il governo centrale, avrebbe a disposizione la possibilità di ridurre i poteri dell’esecutivo catalano fino alla sostituzione del presidente Puigdemont stesso che, a detta di molti, potrebbe essere rimpiazzato da Enric Millo i Rocher, delegato del governo spagnolo in Catalogna. Il partito Ciudadanos è da tempo sul piede di guerra e chiede all’esecutivo di applicare immediatamente l’articolo della Costituzione e indire nuove elezioni, anche se sullo scioglimento del Paramento catalano ci sono delle resistenze, per evitare la rottura totale e gli errori del passato.</p>

<p>Una terza direttrice con cui si sta attuando “l’assedio” della Spagna ai separatisti catalani, è quello economico. Dal giorno successivo al voto referendario, alcune fra le più importanti aziende spagnole hanno deciso di trasferire la propria sede nelle altre regioni iberiche. L’esecutivo di Madrid ha emanato oggi stesso un decreto con cui facilita il trasferimento della sede sociale alle imprese, ed è iniziata, a valanga, un trasferimento di massa a Madrid, a Valencia, a Mallorca e ad Alicante. L’ultima, in ordine di tempo, è la Gas Natural Fenosa, azienda leader dell’energia spagnola, che ha appena deciso di spostarsi da Barcellona a Madrid. In molti vedono questa attività come l’anticamera dell’indipendenza. Altri, più realisticamente, vedono una scelta delle imprese di assicurare il proprio patrimonio e, contemporaneamente, una volontà politica di Madrid di mostrare ai catalani cosa significa non essere più la regione più ricca di Spagna ma un Paese autonomo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/lfmi-boccia-la-catalogna-situazione-rischio.html">L’Fmi boccia la Catalogna: “Situazione a rischio”</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La Catalogna e gli altri:  la crisi dello Stato nazione</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Oct 2017 09:09:15 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Catalogna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="811" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171003233905_24506780.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171003233905_24506780.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171003233905_24506780-300x162.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171003233905_24506780-768x415.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171003233905_24506780-1024x554.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Quello della Catalogna non è l&#8217;unico caso di indipendentismo presente sulla mappa dell&#8217;Europa contemporanea. Le cause secessioniste si estendono ben oltre la comunità autonoma spagnola. Nella stessa penisola iberica, gli indipendentismi non costituiscono di certo una notizia delle ultime due settimane. Le particolarità del caso catalano risiedono nella mediaticità e nel peso economico portati in &#8230; <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/la-catalogna-gli-altri-la-crisi-dello-nazione.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="811" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171003233905_24506780.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171003233905_24506780.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171003233905_24506780-300x162.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171003233905_24506780-768x415.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171003233905_24506780-1024x554.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Quello della <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ilgiornale.it/news/mondo/catalogna-sfida-madrid-convocata-unaltra-seduta-parlamentare-1449558.html">Catalogna</a> non è l&#8217;unico caso di indipendentismo presente sulla mappa dell&#8217;Europa contemporanea. Le cause secessioniste si estendono ben oltre la comunità autonoma spagnola. Nella stessa penisola iberica, gli indipendentismi non costituiscono di certo una notizia delle ultime due settimane. Le particolarità del caso catalano risiedono nella mediaticità e nel peso economico portati in dote dalla vicenda. Il famoso&#8221;Pil turistico&#8221; di Barcellona, insomma. Ma la Spagna è anche la terra dei <strong>Baschi,</strong> dell&#8217;Eta, delle rivendicazioni della <strong>Castilla</strong>, della <strong>Andalusia</strong>, della <strong>Galizia</strong>, di <strong>Leòn</strong>, di <strong>Valencia</strong>, di <strong>Murcia</strong>, della <strong>Rioja</strong>e delle <strong>Asturie</strong>.  Città, principati e regioni autonome, unite solo nel nome dell&#8217;autonomia dal governo centrale. Quando prima di una gara contro il Real Sociedad, il portiere dell&#8217;Athletic Club, Iribar, e il capitano della squadra avversaria, Kortabbaria, esposero nel mezzo del campo una  <em>Ikurriña</em>, cioè  una bandiera dei Paesi Baschi, era il 1976. Quella fu la prima esposizione pubblica in Spagna di una bandiera indipendentista dopo la morte di Francisco Franco. Il lehendakari Inigo Urkullu, basco, ha chiesto al governo spagnolo l&#8217;istituzione di un referendum concordato, tanto per la Catalogna quanto per Paesi Baschi, al fine di consentire ai cittadini di quelle zone di scegliere, in punta di diritto, se entrare a far parte di una nuova nazione o no. Questo, però, è successo solo lo scorso 2 ottobre.</p>

<p>Nell&#8217;attualità della geopolitica, quindi, l&#8217;indipendentismo non è una questione secondaria. Si pensi al caso scozzese, per il quale, dopo la sconfitta referendaria del 2014, lo Scottish National Party è tornato alla carica per via dell&#8217;esito della <strong>Brexit</strong>. Quando i parametri dell&#8217;uscita dei britannici dall&#8217;Ue saranno chiari al mondo, la Scozia, secondo il disegno di Nicola Sturgeon, potrà tornare a lottare per l&#8217;indipendenza. E poi ci sono le <strong>Fiandre</strong>, <strong>tredici </strong>microstati nel Regno Unito, <strong>quattro</strong> regioni della Germania, <strong>sei</strong> microstati francesi. A queste rivendicazioni indipendentiste, vanno aggiunte quelle <strong>italiane</strong>, tra nuove e storiche, quindi Sardegna, Sicilia, Padania, Sud Tirol e così via. <em>Reddit</em> ha pubblicato <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.reddit.com/r/MapPorn/comments/5xaans/if_every_european_secession_movement_succeeded/">questa mappa</a>, utile per chiarire come sarebbe l&#8217;Europa nel caso si verificassero tutte le &#8220;balcanizzazioni&#8221;, cioè le scomposizioni in tanti stati delle realtà nazionali oggi unificate. E un sentimento del genere è rintracciabile anche nella vicinanza espressa alla Catalogna in queste ore da alcuni leader politici indipendentisti d&#8217;Europa. Quella catalana rischia di essere la battaglia spartiacque per l&#8217;idea di nazione esaminata da Chabod, il displuvio tra lo stato-nazione per come lo abbiamo conosciuto e il trionfo dei regionalismi localistici. Fabrizio De Andrè, in un&#8217;intervista a <em>Senzapatria</em>, ha dichiarato: &#8220;Quello che io penso sia utile è di avere il governo il più vicino possibile a me e lo stato, se proprio non se ne può fare a meno, il più lontano possibile dai coglioni&#8221;. Una dichiarazione che sottoscriverebbe qualunque catalano favorevole al referendum del primo ottobre e che rappresenta, meglio di altre, quel mix di anarchia e libertarismo alla base di tutte le ideologie secessioniste. </p>
<p>La mancata gestione della <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://blog.ilgiornale.it/catto/2017/08/13/immigrazionismo-e-globalizzazione-binomio-di-una-sinistra-politicamente-inerme/">globalizzazione</a> ha dato il la alla crisi strutturale dello stato centrale. Il grande mercato mondiale, specie nel ramo della finanza speculativa, ha determinato, com&#8217;è ormai noto, un deficit di sovranità legislativa dei governi e dei parlamenti nazionali. Lo stimolo alla risoluzione del problema aggravatosi con la crisi economica portava a due distinte e alternative vie d&#8217;uscita: la riscossa dello stato-nazione o la progressiva perdita di sovranità, cui uno degli effetti sarebbe potuto essere, non a caso, il ritorno dei localismi. La patria, scrive simbolicamente Martìn Caparròs su un articolo pubblicato dal NYT, è un &#8220;vecchio trucco&#8221;.  La spinta verso le grandi città metropolitane che l&#8217;economia contemporanea porta naturalmente con sè, costringe le realtà locali a ripensarsi, a rivedere gli indirizzi della propria economia, alla creazione di un brand locale in grado di competere con il resto del mondo. Se il mito dello stato crolla, sorge la riorganizzazione dei reduci rimasti ancorati alle identità locali in contrapposizione a quelle &#8220;identità multiple&#8221; sconfinanti le frontiere, quelle teorizzate dal premio Nobel Amartya Sen. E così, i limiti dei sistemi produttivi geolocalizzati in piccole aree si scontrano con la volontà di potenza estensiva della grande industria finanziaria. La balcanizzazione, per ora, è solo uno spettro invisibile, un fantasma che rischia di manifestarsi con la continuazione di questo trend. E Barcellona? Il caso della Catalogna è una storia emblematica. Secondo <a href="https://comedonchisciotte.org/catalogna-segui-i-soldi/">buona parte dei calcoli</a>, il distacco della regione catalana dal resto della Spagna produrrebbe l&#8217;incremento del debito pubblico statale e la diminuzione del Pil iberico, mentre Barcellona si ridurrebbe ad essere un piccolo stato, meramente interessato alle dinamiche dell&#8217;economia turistica e difeso nelle dinamiche sovranazionali dalle istituzioni dell&#8217;Ue. Ecco spiegato perché, alcuni teorici della società aperta a tutti i costi, quindi priva da qualunque limitazione posta dagli stati, <a href="http://www.ilgiornale.it/news/politica/denaro-ai-gruppi-separatisti-soros-finanzia-caos-spagna-1449306.html">sembrano spingere </a>in questa direzione. E se la Catalogna fosse un tensore per scardinare quanto resta in piedi del concetto di nazione? </p>

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		<title>Così i separatisti hanno battuto l&#8217;intelligence</title>
		<link>https://it.insideover.com/nazionalismi/cosi-separatisti-battuto-lintelligence-forse-un-aiuto-estero.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Oct 2017 15:31:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionalismi]]></category>
		<category><![CDATA[referendum-catalano]]></category>
		<category><![CDATA[secessione-catalogna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1012" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171003092455_24492853.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171003092455_24492853.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171003092455_24492853-300x202.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171003092455_24492853-768x518.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171003092455_24492853-1024x691.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>È iniziata la caccia al responsabile su cosa non ha funzionato nei servizi d’intelligence dello Stato spagnolo, prima e durante il referendum secessionista che si è svolto in Catalogna. Perché se fino ad ora si è parlato di errori politici e di problemi legati al mantenimento dell’ordine durante le operazioni di voto, è chiaro che, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/cosi-separatisti-battuto-lintelligence-forse-un-aiuto-estero.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/cosi-separatisti-battuto-lintelligence-forse-un-aiuto-estero.html">Così i separatisti hanno battuto l&#8217;intelligence</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1012" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171003092455_24492853.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171003092455_24492853.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171003092455_24492853-300x202.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171003092455_24492853-768x518.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171003092455_24492853-1024x691.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>È iniziata la caccia al responsabile su cosa non ha funzionato nei servizi d’intelligence dello Stato spagnolo, prima e durante il referendum secessionista che si è svolto in Catalogna. Perché se fino ad ora si è parlato di errori politici e di problemi legati al mantenimento dell’ordine durante le operazioni di voto, è chiaro che, a monte, c’è stata una<strong> falla nel sistema di sicurezza</strong> che doveva evitare che si giungesse a quanto è accaduto. E c’è chi inizia ad accusare il Centro Nacional de Inteligencia (Cni). Alcuni settori dell’intelligence del ministero dell’Interno di Madrid accusano infatti il Cni di non aver fatto il possibile per evitare quanto avvenuto il primo ottobre, in particolare sia nell’assenza di informazioni chiare da dare agli organi delle forze dell’ordine, sia per quanto riguarda la mancata prevenzione di “ingerenze straniere” che hanno collaborato con i separatisti affinché le urne fossero tenute nascoste fuori dal territorio spagnolo &#8211; in particolare in Francia &#8211; e arrivassero nei collegi nella notte tra il 30 settembre e il primo ottobre.</p>

<p><strong>Quello che si sa, fino a questo momento, è che la urne per il referendum illegale sono state comprate in Cina</strong>. La Cina era insieme a Russia, Paesi baltici e altri Paesi balcanici una delle opzioni che, secondo il ministero dell’Interno, sarebbe stata presa in considerazione per l’acquisto dei contenitori per il voto. Secondo quanto rivelato da alcune fonti interne ai circoli indipendentisti, le urne sono state acquistate attraverso un’azienda cinese che opera nel commercio online, la Smart Dragon Ballot Expert. Il tutto al prezzo di cinque euro ad urna. E già qui, il Cni è accusato di non aver bloccato immediatamente le operazioni di acquisto contattando i servizi cinesi, che avrebbero potuto collaborare, eventualmente, con quelli spagnoli, per evitare che la trattativa di cessione andasse a buon fine. Le urne poi sono arrivate in Francia, in particolare a Perpignano, capoluogo dei Pirenei Orientali. Per giorni le urne sono state lasciate lì in magazzini all’interno del paese al confine con la Spagna e cuore del catalanismo francese senza che nessuno riuscisse né a localizzare i camion che le trasportavano né i magazzini dove erano state lasciate in attesa del voto. Una falla evidente nel sistema d’intelligence spagnolo ma anche nel rapporto con gli altri Stati coinvolti in questo traffico. Sta di fatto che queste urne hanno valicato il passo de la Junquera &#8211; confine tra Francia e Spagna &#8211; e altre sono arrivate al porto di Barcellona senza che nessuno dei reparti delle forze dell’ordine a presidio di queste aree sapesse che si poteva trattare di carichi sospetti. Il Cni ha risposto a queste accuse dicendo che sono stati gli agenti di polizia a non controllare i terminali in cui sono passate le urne, ricordando che erano loro quelli predisposti al controllo e non l’intelligence.</p>

<p>Gli altri passi falsi della scurezza spagnola sono arrivati nelle prime ore della mattina, già all’alba del primo ottobre. Un ramo dei servizi segreti di Madrid ha segnalato che il Centro Nacional de Inteligencia non abbia dato indicazioni chiare sul ruolo dei Mossos d’Esquadra. Secondo quanto rivelato da El Confidencial Digital, il vicepresidente del Consiglio, Soraya Sáenz de Santamaría, aveva ricevuto rapporti del Cni che confermavano che la polizia catalana sarebbe stata fedele al mandato costituzionale e che non sarebbe accaduto quanto poi invece è stato evidente, e cioè che i Mossos si sono trasformati in una forza politica che ha, di fatto, collaborato per l’attuazione del referendum. Queste garanzie ottenute dal governo centrale hanno fatto in modo che il ministero dell’Interno si sia fidato erroneamente della fedeltà della polizia della Catalogna nei confronti di Madrid e del loro stesso mandato statutario, evitando dunque che si arrivasse ad esautorare i loro poteri lasciando campo libero alla Policia Nacional e alla Guardia Civil per il controllo dei seggi prima degli interventi di smantellamento. Il Cni ricorda che aveva dato come una cifra intorno al 50% quella dei Mossos che avrebbero attuato secondo la legge.</p>

<p>A queste accuse, si aggiungono poi quelle altrettanto gravi, ma finora negate in radice dal Cni, di una possibile ingerenza straniera a sostegno degli indipendentisti catalani. C’è qualcosa che non torna nell’organizzazione di questo referendum. In primis, secondo Madrid non è possibile che i separatisti abbiano ottenuto autonomamente i sistemi informatici utili al censimento degli elettori e al conteggio dei voti. Un sistema centralizzato che il governo madrileno aveva bloccato che poi però è riapparso. Inoltre, e ancora più interessante, risulta molto difficile pensare che le più alte cariche del governo catalano siano riuscite a votare senza che le forze dell’ordine riuscissero a controllarne gli spostamenti. Un caso interessante è quello di Carles Puigdemont, che sembra che abbia cambiato l’automobile su cui viaggiava mentre passava sotto un tunnel. Da quel tunnel sono uscire in direzioni opposte due file di macchine con i vetri oscurati, rendendo impossibile all’elicottero della polizia poter controllare dove andasse il presidente della Generalitat. Che, infatti, ha potuto votare poi in un altro collegio, mentre tutti lo aspettavano in quello dove ha la residenza, anche grazie alla decisione presa pochi minuti prima del voto di dare la possibilità a chiunque di votare dove volesse senza obblighi di residenza.</p>
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		<title>Preparano un Russiagate per la Catalogna</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/preparano-un-russiagate-la-catalogna.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Oct 2017 07:25:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionalismi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171002105639_24480763.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171002105639_24480763.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171002105639_24480763-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171002105639_24480763-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171002105639_24480763-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>In arrivo l&#8217;ennesimo Russiagate per Vladimir Putin e l’apparato del Cremlino. In questo caso verte sul referendum catalano. A nemmeno 24 ore dal termine delle votazioni che hanno visto la larga vittoria degli indipendentisti catalani, alcuni osservatori iniziano a chiedersi se ci possa essere stata l’ingerenza di attori esterni. Dalle ultime presidenziali americane ad oggi &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/preparano-un-russiagate-la-catalogna.html">[...]</a></p>
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<p>A nemmeno 24 ore dal termine delle votazioni che hanno visto la larga vittoria degli indipendentisti catalani, alcuni osservatori iniziano a chiedersi se ci possa essere stata l’ingerenza di attori esterni. Dalle ultime presidenziali americane ad oggi c’è un filo conduttore che legherebbe tutte le principali elezioni tenutesi nell’ultimo anno solare. La Russia di Vladimir Putin.</p>
<p>Secondo El Pais c&#8217;è la Russia dietro il Referendum</p>
<p>È stato il quotidiano spagnolo El Pais, giornale cartaceo non sportivo più letto in Spagna, a lanciare le prime accuse contro il Cremlino. Il primo articolo di questo genere è uscito lo scorso 28 settembre con il <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://elpais.com/elpais/2017/09/28/inenglish/1506588970_026442.html">titolo</a> “Hacker russi aiutano a tenere aperti i siti sul luogo delle votazioni per il Referendum catalano”. Nello stesso pezzo, oltre che una smaccata posizione pro Madrid (si fa riferimento al referendum come “illegale”), si può leggere un’accusa diretta contro Mosca. Nello specifico secondo la Guardia Civile spagnola “un gruppo di hacker con sede in Russia e paesi satelliti starebbe creando link permanenti così da avere molte copie per rendere visibili i luoghi delle votazioni, un fatto che renderà impossibile l’azione della polizia e magistratura spagnola nel chiuderli”.</p>

<p>La polizia di Madrid aveva infatti tentato, inzialmente riuscendoci, di oscurare tutti i siti che dessero le informazioni su dove recarsi per votare al Referendum. L’articolo conclude infine la sua accusa citando l’attività propagandistica pro referendum fatta da Julian Assange in questi giorni. Il fondatore di Wikileaks è, secondo El Pais, collegato direttamente al Cremlino.</p>
<p>Ancora una volta le prove sono inconsistenti</p>
<p>È stato poi il giornalista David Alandete, direttore aggiunto di El Pais, a rimarcare le accuse con <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://elpais.com/elpais/2017/10/01/inenglish/1506854868_900501.html">due</a> <a href="https://politica.elpais.com/politica/2017/10/01/actualidad/1506885911_363023.html">editoriali </a>usciti entrambi il primo di ottobre. In entrambi si dà per scontato come la “macchina dell’ingerenza russa abbia intensificato i suoi sforzi sui social media per alimentare le divisioni nelle ultime ore prima del Referendum catalano sull’indipendenza tenutosi domenica”. Alandete elenca poi quelle che dovrebbero essere le “prove” di questa ingerenza. Una di queste sarebbe l’attività di<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.infowars.com/"> Infowars</a>, un portale d’informazione alternativa gestito dal cospirazionista Alex Jones. Su questo sito sarebbero uscite notizie “fake” apposite per creare disinformazione circa il Referendum catalano.</p>
<p>El Pais risulta tuttavia più ermetico nel fornire spiegazioni sul presunto collegamento tra Infowars e il Cremlino. Secondo il quotidiano spagnolo Infowars avrebbe partecipato anche alla campagna di “disinformazione” che avrebbe favorito l’elezione di Donald Trump. Una prova che secondo El Pais è sufficiente a collegare i cospirazionisti di Infowars con Vladimir Putin. Lo stesso impianto accusatorio coinvolge il tabloid <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://drudgereport.com/">The Drudge Report</a>, l’account Twitter @WillyClicks e Hamilton 68. Tutti colpevoli di essere al soldo di Mosca, senza che vi siano però prove a dimostrarlo. Vengono poi accusati i media russi Sputnik e RT per aver pubblicato articoli critici nei confronti del Governo di Madrid. Anche in questo caso viene citato Julian Assange come prova del coinvolgimento russo, nonostante lui stesso abbia sempre negato qualsiasi legame con il Cremlino.</p>
<p>Le vere &#8220;bufale&#8221; ignorate dai media</p>
<p>Come in tutti i Russiagate precedenti (quello americano, francese e tedesco) l’impianto delle accuse è insufficiente e i fatti portati come “prove” sono ben lontani dal dimostrare qualcosa di concreto. Risulta poi ambiguo questo atteggiamento da caccia alle streghe tenuto dai media europei nei confronti di un supposto intervento russo. La stessa solerzia tende infatti a sparire quando a ridosso di elezioni si sono verificate ingerenze, quelle sì reali e dirette, di rilevanti attori economici. Su <a href="http://www.occhidellaguerra.it/popolo-vale-piu-della-finanza/">questo portale</a> è stato più volte scritto come alcune delle principali banche e gruppi finanziari della City londinese abbiano creato terrorismo psicologico prima del Referendum sulla Brexit. Previsioni catastrofiche che non si sono poi verificate. Dunque delle vere e proprie “fake news”. Le stesse millantate prima dell’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca.</p>
<p>La Russia non ha nessun interesse nel sostenere l&#8217;indipendenza catalana</p>
<p>A sottolineare poi l’insensatezza delle accuse contro il Cremlino vi sono poi delle ragioni geopolitiche non indifferenti. Sostenere l’indipendentismo catalano sarebbe per Vladimir Putin controproducente in termini assoluti. Sia perché legittimerebbe le velleità di indipendenza curde in Iraq, scatenando così nuovi inevitabili conflitti, in una zona che ha visto un importante impegno russo per la pacificazione. Sia perché verrebbero così legittimati e rafforzati tutti gli indipendentismi presenti nella Confederazione russa. Uno su tutti, quello ceceno. Proprio adesso con il recente “rientro a casa” dei jihadisti da Siria e Iraq, la Cecenia torna ad essere un problema spinoso per Mosca. Sostenere l’indipendentismo sarebbe dunque una scelta più che autolesionista per Vladimir Putin. </p>

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