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Guerra

Raqqa, il fronte orientale

Prima i boati paurosi e poi le alte colonne di fumo biancastro, che si alzano verso il cielo, sono il benvenuto all’inferno di Raqqa. L’aria rarefatta dalla calura rende questa distesa polverosa di case sulla sponda dell’Eufrate un girone dantesco. I caccia bombardieri americani martellano le postazioni delle bandiere nere nella prima e storica capitale dello Stato islamico in Siria. L’ultima roccaforte del Califfato, che si sta sgretolando. La città jihadista è sotto assedio da giugno, dopo la caduta lo scorso anno di Sirte, in Libia e la liberazione di Mosul, in Iraq, negli ultimi giorni.“Giornalista gira delle belle immagini su di me, così resta un ricordo. Nei prossimi giorni potrei morire per liberare Raqqa” è l’epitaffio senza appello di un giovane combattente curdo al volante del blindato artigianale che fa la spola con la prima linea. Il fronte orientale di Raqqa è il più infame. La parte della città liberata sembra uno spettro in cemento armato con le case ridotte a cumuli di macerie o sforacchiate dai proiettili come un groviera.

Guerra

Raqqa, i volontari occidentali e le milizie cristiane contro l’Isis

A Raqqa combattono contro le bandiere nere volontari occidentali, compresi 4 italiani, che muoiono in battaglia. E cristiani in armi, che vogliono vendicarsi delle vessazioni subite dallo Stato islamico. Nell’assedio della prima e storica capitale del Califfo, non ci sono solo i curdi siriani a voler spazzare via la minaccia jihadista.Bruce, barbetta rossiccia, occhi azzurri e mitra in pugno ha sull’uniforme mimetica la stella rossa del Ypg, le Unità curde di protezione popolare che hanno preso d’assalto Raqqa con l’appoggio Usa. Qualche passo più indietro avanza guardingo fra le macerie della prima linea un altro volontario occidentale. Mefisto calato sul volto per non farsi riconoscere è un inglese, che si presenta come Rony. “Faccio parte di un movimento antifascista nel Regno Unito e sono venuto a combattere a Raqqa perché lo Stato islamico rappresenta una minaccia per l’umanità” spiega il volontario ben armato passando sotto il minareto di una moschea scalfito dai colpi. I curdi nel nord della Siria, fino dalla feroce battaglia contro le bandiere nere nella città martire di Kobane, hanno attirato fra i 1000 e 2000 volontari stranieri.

Guerra

Le donne yazide contro l’Isis

RAQQA . “Combattiamo per liberare le donne ed i bambini yazidi ancora nelle grinfie dei mostri dello Stato islamico. Siamo i loro angeli custodi nella battaglia di Raqqa che li salveranno” giura Daniz Shangal. Giubba mimetica, capelli corvini raccolti in una treccia, rigorosamente senza velo, è la comandante dell’unità di sole donne, che arriva da Sinjar, la capitale yazida in Iraq spazzata via dalle bandiere nere nel 2014. “Il nostro popolo ha subito un genocidio per mano dello Stato islamico. Siamo solo in 15, ma rappresentiamo un simbolo di riscatto in questa battaglia che resterà nella storia come la fine dello Stato islamico” spiega la giovane combattente guardandoti fisso negli occhi. Gli yazidi non sono né musulmani, né cristiani. Le loro origini e tradizioni derivano da Zoroastro. Le orde jihadiste li hanno sempre bollati come “adoratori del diavolo” e massacrati. Sinjar è costellata di fosse comuni delle vittime yazide del Califfato. In tutto quasi 9mila sono stati trucidati o rapiti e 5mila dispersi.

Guerra

I volontari italiani in prima linea contro lo Stato Islamico

RAQQA. “Quando i proiettili “zippano" vicino alla testa ti butti per istinto a terra, ma il sibilo vuol dire che non sei stato colpito. I colpi di mortaio li senti partire e non sai mai se ti piombano addosso o ti passano sopra. Alla fine ti abitui”. In un’abitazione abbandonata, che segna la prima linea, comincia così l’esclusivo racconto di guerra di due italiani, che combattono lo Stato islamico a Raqqa al fianco dei curdi. Niente nomi se non quelli di battaglia. Cekdar Agir, che in curdo vuole dire dire “combattente e fuoco” è un anarchico di Torino di 41 anni, baffoni biondi e occhi azzurri. Botan viene anche lui dal nord Italia ed ha 30 anni. La famiglia è all’oscuro che combatte in Siria e per questo non vuole farsi fotografare a volto scoperto. In guerra da 8 mesi sono due dei quattro italiani sul fronte di Raqqa. Negli ultimi anni hanno combattuto fra le fila dell’Ypg, le Unità di protezione popolare curde nel nord della Siria, una ventina di connazionali.

Terrorismo

Le spose dell’Isis e le lady jihad italiane

Una giovane jihadista italiana è stata lapidata a Raqqa dalla polizia religiosa colpevole di rapporti sessuali extraconiugali. Sonia Khediri partita per la Siria da Treviso ha sposato l’emiro tunisino Abu Hamza, il numero due delle difese della “capitale” assediata dello Stato islamico. Maria Giulia Sergio, la prima italiana convertita ad arruolarsi nella guerra santa, ha vissuto fino allo scorso anno in una zona militarizzata vicino ad una diga sull’Eufrate, ma poi è sparita nel nulla.

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