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	<title>primarie Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Terremoto progressista nel Michigan: con Abdul El-Sayed la sinistra dem conquista il cuore industriale Usa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Aug 2026 08:03:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[primarie]]></category>
		<category><![CDATA[Primarie democratiche]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805122135820_6dfed0a0a4b50e5e9cfdc544cc51bda5.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805122135820_6dfed0a0a4b50e5e9cfdc544cc51bda5.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805122135820_6dfed0a0a4b50e5e9cfdc544cc51bda5-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805122135820_6dfed0a0a4b50e5e9cfdc544cc51bda5-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805122135820_6dfed0a0a4b50e5e9cfdc544cc51bda5-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805122135820_6dfed0a0a4b50e5e9cfdc544cc51bda5-1536x1023.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805122135820_6dfed0a0a4b50e5e9cfdc544cc51bda5-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La notte elettorale del Michigan consegna ai Democratici un segnale destinato a pesare ben oltre i confini dello Stato. Abdul El-Sayed, medico, ex dirigente della sanità pubblica di Detroit, ha conquistato la nomination democratica per il seggio al Senato lasciato libero dal ritiro di Gary Peters. Una vittoria arrivata al termine di una battaglia combattuta &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/terremoto-progressista-nel-michigan-con-abdul-el-sayed-la-sinistra-dem-conquista-il-cuore-industriale-usa.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805122135820_6dfed0a0a4b50e5e9cfdc544cc51bda5.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805122135820_6dfed0a0a4b50e5e9cfdc544cc51bda5.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805122135820_6dfed0a0a4b50e5e9cfdc544cc51bda5-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805122135820_6dfed0a0a4b50e5e9cfdc544cc51bda5-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805122135820_6dfed0a0a4b50e5e9cfdc544cc51bda5-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805122135820_6dfed0a0a4b50e5e9cfdc544cc51bda5-1536x1023.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805122135820_6dfed0a0a4b50e5e9cfdc544cc51bda5-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La notte elettorale del <strong>Michigan</strong> consegna ai Democratici un segnale destinato a pesare ben oltre i confini dello Stato. <strong>Abdul El-Sayed</strong>, medico, ex dirigente della sanità pubblica di Detroit, ha conquistato la nomination democratica per il seggio al Senato lasciato libero dal ritiro di <strong>Gary Peters</strong>. Una vittoria arrivata al termine di una battaglia combattuta contro la deputata Haley Stevens, sostenuta da una parte consistente dell’apparato democratico e da importanti gruppi esterni.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://abdulforsenate.com/wp-content/uploads/2025/04/Group-1311-2.png" alt="" style="aspect-ratio:1.4037286542378191;width:584px;height:auto"/></figure>
</div>


<p>Il Michigan, Stato simbolo della classe operaia americana, della manifattura e del voto oscillante tra democratici e repubblicani, diventa il terreno dove la nuova sinistra Dem prova a dimostrare di poter uscire dalle grandi città progressiste e conquistare il <strong>Midwest</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Chi è Abdul El-Sayed</h2>



<p>“Ha studiato per diventare medico, ma si è reso conto che era la nostra politica corrotta a far ammalare le persone. Abdul ha dedicato tutta la sua carriera alla creazione di agenzie governative che lavorino davvero per i cittadini del Michigan. Si candida al Senato degli Stati Uniti perché crede che la vita in America non dovrebbe essere così difficile e, come vostro senatore, Abdul si batterà per costruire un governo che lavori per voi, non per Elon Musk, Donald Trump o i loro amici miliardari”, questo racconta la <a href="https://abdulforsenate.com/about/">bio </a>che accoglie il visitatore sul suo sito web.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://abdulforsenate.com/wp-content/uploads/2025/04/Abdul4.png" alt="" style="aspect-ratio:1.4033255892871126;width:689px;height:auto"/></figure>
</div>


<p><strong>El-Sayed non è un candidato progressista tradizionale confinato alle università o alle élite urbane. </strong>La sua campagna ha unito temi come sanità universale, costo della vita, disuguaglianze economiche, critica al potere delle lobby e un approccio molto duro sulla politica estera americana.</p>



<p>Nel suo palmarès figura la ristrutturazione del Dipartimento della Salute di Detroit dopo il fallimento. Stessa cosa per il Dipartimento della Salute, dei Servizi Umani e per i Veterani della Contea di Wayne, al servizio di 1,8 milioni di abitanti del Michigan nella contea più grande e diversificata dello stato. Come funzionario pubblico, ha garantito occhiali gratuiti ai bambini che ne avevano bisogno, ha eliminato il piombo dalle scuole elementari di Detroit, ha affrontato i maggiori inquinatori del Michigan e ha reso il Narcan, farmaco salvavita, universalmente accessibile. Ha anche promosso un programma che cancellerà fino a 700 milioni di dollari di debiti sanitari per 300.000 abitanti del Michigan in 2 anni. Esperienze che ha condensato in <strong><em>Medicare for All: A Citizen&#8217;s Guide</em></strong>, un libro che spiega come costruire un sistema sanitario in grado di garantire assistenza sanitaria di alta qualità e a prezzi accessibili per ogni cittadino americano.</p>



<p>La sua identità di <strong>musulmano americano figlio di immigrati egiziani</strong> ha avuto un peso simbolico enorme in uno Stato dove vive una delle più numerose comunità arabo-americane del Paese, soprattutto nell’area di Dearborn e Detroit. La sua affermazione rappresenta quindi due rotture contemporaneamente: una generazionale e una culturale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una sfida diretta all’establishment democratico</h2>



<p>Per anni la sinistra democratica americana è stata descritta come un movimento forte nelle metropoli costiere ma incapace di trasformarsi in una maggioranza nazionale. La vittoria di El-Sayed cambia almeno in parte questa narrazione. </p>



<p>La sua corsa ha rappresentato una <strong>sfida diretta all’establishment democratico</strong> incarnato da <strong>Haley Stevens</strong>, candidata considerata più vicina alla linea istituzionale del partito e sostenuta da una rete di finanziatori molto più ampia. Il dato più rilevante è che El-Sayed ha dimostrato che il messaggio della sinistra economica può trovare spazio anche fuori dai tradizionali bastioni <em>liberal</em>. Il Michigan è infatti uno Stato dove il tema dell’economia reale pesa enormemente: salari, industria automobilistica, accesso alle cure mediche e perdita del potere d’acquisto sono questioni centrali per milioni di elettori.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://abdulforsenate.com/wp-content/uploads/2025/04/Abdul8-768x547.png" alt=""/></figure>



<p>Il successo del candidato progressista si inserisce nella scia aperta da <strong>Bernie Sanders</strong>, che dal 2016 ha spinto il Partito democratico verso una maggiore attenzione alla disuguaglianza economica. Ma rispetto a Sanders, la nuova generazione di leader progressisti ha una composizione più multiculturale: non solo giovani bianchi universitari, ma anche minoranze urbane, comunità immigrate e lavoratori precari. La partita del Michigan dimostra che questa coalizione può diventare competitiva anche negli Stati industriali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Giovani, musulmani, progressisti</h2>



<p>La vittoria di El-Sayed ha anche un significato storico perché arriva in un momento in cui una nuova generazione di <strong>giovani musulmani progressisti</strong> sta conquistando spazio nella politica americana. Per decenni gli elettori musulmani negli Stati Uniti sono stati considerati soprattutto una componente marginale o un blocco elettorale da corteggiare durante le elezioni presidenziali. La nuova generazione, invece, sta cercando di trasformarsi da comunità elettorale a forza politica autonoma.</p>



<p>Il Michigan è il laboratorio più evidente di questo cambiamento. Qui la questione mediorientale, soprattutto dopo la <strong>guerra a Gaza</strong>, ha avuto un impatto significativo sul rapporto tra una parte degli elettori musulmani e l’establishment democratico. La campagna di El-Sayed ha intercettato questa frattura, combinando temi sociali interni con una critica alla politica estera tradizionale del partito. &nbsp;Non si tratta però soltanto di politica identitaria. Il punto centrale è che molti giovani musulmani progressisti si stanno collocando dentro una più ampia corrente della sinistra americana che collega giustizia economica, diritti civili, cambiamento climatico e critica delle disuguaglianze.</p>



<p>È un fenomeno che ha già prodotto figure nazionali come <strong>Ilhan Omar</strong> e <strong>Rashida Tlaib</strong>, ma il caso El-Sayed è diverso perché porta questa corrente in una competizione senatoriale in uno Stato chiave del Midwest. Il messaggio politico è chiaro: una parte crescente dei giovani elettori democratici non vuole più soltanto rappresentanza simbolica, ma una trasformazione delle priorità del partito.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Effetto Mamdani?</h2>



<p>La vittoria nella primaria democratica è solo il primo capitolo. A novembre El-Sayed dovrà affrontare il repubblicano <strong>Mike Rogers</strong>, ex deputato e candidato sostenuto dal Partito repubblicano per uno dei seggi considerati più importanti nella battaglia per il controllo del Senato. La sfida sarà complessa perché il Michigan resta uno degli Stati più competitivi d’America. La stessa primaria democratica ha mostrato <strong>una profonda divisione interna</strong>: una parte dell’elettorato teme che una piattaforma troppo progressista possa allontanare gli indipendenti e gli elettori moderati necessari per vincere in uno Stato oscillante.</p>



<p>Gli avversari di El-Sayed proveranno probabilmente a trasformare la sua candidatura in un referendum sulla sinistra democratica, accusandolo di rappresentare una corrente troppo distante dal centro politico americano, cercando di collegarlo alle posizioni più radicali del partito e di sfruttare il tema della sicurezza nazionale e della politica estera. Ma la sua campagna ha numerosi punti di forza. Il primo è <strong>l’entusiasmo della base</strong>: giovani elettori, attivisti progressisti e comunità arabo-americane possono garantire mobilitazione. Il secondo è il <strong>contesto nazionale</strong>: il Partito democratico sta cercando nuove formule dopo anni di difficoltà nel convincere gli elettori più giovani e la classe lavoratrice.</p>



<p>La vittoria di El-Sayed arriva, inoltre, dentro un fenomeno più ampio che negli ultimi anni ha iniziato a scuotere il Partito democratico: l’“effetto Mamdani”. Il riferimento va a <strong>Zohran Mamdani</strong>, il giovane sindaco di New York. La sua ascesa politica ha mostrato come una parte dell’elettorato democratico, soprattutto giovane e urbano, sia sempre più attratta da candidati che combinano identità multiculturale, messaggi economici radicali e una critica aperta alle gerarchie tradizionali del partito. È proprio questa combinazione che ha permesso a nuovi leader progressisti di parlare a elettori diversi: giovani laureati, lavoratori precari, comunità immigrate e minoranze religiose.</p>



<p>El-Sayed si inserisce in questa stessa traiettoria. Come Mamdani, appartiene a una generazione politica che non considera più sufficiente la tradizionale divisione tra moderati e progressisti all’interno del Partito democratico. La sfida è spostare il baricentro del partito verso una piattaforma più orientata alla redistribuzione economica, ai diritti sociali e a una revisione della politica estera americana.</p>



<p>Il punto decisivo, però, è capire se questa nuova sinistra riesca a trasformare il consenso delle primarie in una maggioranza elettorale più ampia. Il problema storico dei candidati progressisti negli Stati Uniti è sempre stato lo stesso: mobilitare una base molto motivata senza perdere gli <strong>elettori indipendenti</strong> <strong>e moderati</strong> necessari per vincere negli Stati competitivi.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Trump vince anche in casa Haley e va sul 5-0: primarie già chiuse?</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/trump-vince-anche-in-casa-haley-e-va-sul-5-0-primarie-gia-chiuse.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Feb 2024 06:48:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni Usa 2024]]></category>
		<category><![CDATA[Partito Repubblicano]]></category>
		<category><![CDATA[primarie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Donald-Trump.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Donald-Trump.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Donald-Trump-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Donald-Trump-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Donald-Trump-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le primarie repubblicane del South Carolina hanno segnato una nuova nottata vittoriosa per Donald Trump, che vince anche in casa della sfidante Niki Haley, governatrice nel Palmetto State dal 2011 al 2017, e pone una seria ipoteca sulla corsa alla presidenza. Haley staccata, nomination sempre più blindata per Trump Quando solo un decimo degli Stati &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/trump-vince-anche-in-casa-haley-e-va-sul-5-0-primarie-gia-chiuse.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Donald-Trump.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Donald-Trump.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Donald-Trump-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Donald-Trump-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Donald-Trump-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le primarie repubblicane del <strong>South Carolina</strong> hanno segnato una nuova nottata vittoriosa per <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-donald-trump.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Donald Trump</a></strong>, che vince anche in casa della sfidante <strong>Niki Haley, </strong>governatrice nel Palmetto State dal 2011 al 2017, e pone una seria ipoteca sulla corsa alla presidenza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Haley staccata, nomination sempre più blindata per Trump</h2>



<p>Quando solo un decimo degli Stati ha votato, il trend appare consolidato. Anche in casa propria <strong>Nikki Haley non ha sfondato</strong>: Trump ha vinto con <strong>circa il 60% dei suffragi</strong> alle primarie, staccando di venti punti l&#8217;avversaria. La quale per consolidarsi come candidata anti-Trump ha ammorbidito negli ultimi mesi molte posizioni che la contraddistinguevano: da governatrice Haley, donna di origini indiane, ha sposato le rigide politiche identitarie di uno degli Stati più conservatori. Ha addirittura chiuso alle proposte di vietare la <strong>bandiera confederata</strong> in quello che fu prima della guerra civile l&#8217;antesignano degli Stati secessionisti, ed è stata ferocemente anti-abortista e una strenua sostenitrice del pugno duro sui migranti.,</p>



<p>Haley ha svoltato presentandosi come la candidata dell&#8217;establishment repubblicano, come se la sua carriera fino a pochi mesi fa non fosse esistita. Ivi compresa la sua posizione come <strong>ambasciatrice all&#8217;Onu della presidenza Trump</strong>, in cui è stata complice di alcune delle decisioni più discusse della diplomazia Usa: il rilancio delle sanzioni all&#8217;Iran, la decisione di ritirarsi dagli Accordi di Parigi sul Clima, l&#8217;uscita dall&#8217;Unesco. Nel suo Stato natale questo difficilmente poteva avere successo. E infatti la roccaforte conservatrice ha <strong>premiato nettamente Trump</strong>, che ora va sul 5-0. Dopo aver vinto le primarie e i caucus di <strong><a href="https://www.true-news.it/politics/primarie-trump-fa-cappotto-in-iowa-chi-puo-fermare-the-donald" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Iowa,</a> New <a href="https://www.true-news.it/politics/tramonta-la-cometa-di-haley-usa-trump-fa-il-bis-e-le-primarie-sembrano-gia-decise" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Hampshire</a>, Isole Vergini e <a href="https://www.true-news.it/politics/usa-il-flop-in-nevada-e-la-fine-della-corsa-presidenziale-di-nikki-haley" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Nevada</a></strong>, il South Carolina inaugura la <strong>campagna del Sud</strong> dei repubblicani. E nell&#8217;ex <strong>Dixieland</strong> Trump può trovare un terreno fertile. Divenuto il primo candidato alle primarie repubblicane a vincere le <strong>prime cinque contese</strong>, l&#8217;ex presidente Usa mira a fare delle primarie il trampolino di lancio della rivincita contro <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-joe-biden.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Joe Biden.</a></strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Haley in cerca di una strategia</h2>



<p>Haley, nota il<a href="https://www.nytimes.com/2024/02/24/us/politics/trump-wins-south-carolina-haley.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> <em>New York Times,</em></a> &#8220;ha puntato la sua campagna sull&#8217;acquisizione del sostegno degli indipendenti e dei repubblicani più moderati, in particolare negli stati in cui le primarie non sono limitate agli elettori registrati in un partito&#8221;. Ma questa strategia si trova di fronte a uno scacco: &#8220;<a href="https://www.nytimes.com/2024/01/23/us/politics/new-hampshire-takeaways-trump-haley.html">non è stata all’altezza nel New Hampshire</a> il mese scorso – lo stato a voto anticipato in cui era più vicina a Trump nei sondaggi – e nella South Carolina, sollevando dubbi sulla sua riuscita nel Michigan, che terrà le primarie martedì, e <strong>uno qualsiasi dei 16 stati che voteranno il Super Tuesday il 5 marzo</strong>&#8220;.</p>



<p>Allontanarsi da una posizione di organica rappresentanza di un <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/partito-repubblicano-usa-rimane-donald-trump.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Partito Repubblicano</a></strong> passato da &#8220;Grand Old Party&#8221; a &#8220;Trump Old Party&#8221; dalle presidenziali 2016 a oggi non sta aiutando. Nonostante debba affrontare 91 accuse per ipotesi di reati in quattro processi penali Trump appare ancora l&#8217;uomo di riferimento dei repubblicani. In tempi di <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/trump-la-nato-e-il-ritorno-dellamerica-jacksoniana.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">neo-isolazionismo,</a> rinnovate guerre culturali e polarizzazione consolidata</strong> è il massimalismo, non la ricerca di distinguo, a alimentare entusiasmo nella base elettorale repubblicana.</p>



<p>La corsa di Haley vivrà ora le partite cruciale. Il Super Tuesday e gli altri cinque voti dei prossimi dieci giorni decideranno se <strong>queste primarie avranno ancora senso di continuare o meno</strong>. La Haley ha provato a cambiare identità per affrontarle come l&#8217;anti-Trump. Una sfida che le viene relativamente facile: per chi, nata <strong>Nimrata Randhawa</strong>, ha preso come nome il soprannome datole in famiglia e il cognome del marito l&#8217;identità personale è negoziabile. Figurarsi quella politica. Ma come <strong>Ron DeSantis</strong> anche Haley ha subito il contrappasso dell&#8217;essere una trumpiana di ferro che ha provato a sfidare l&#8217;uomo-chiave del mondo conservatore Usa in campo ostile. Con i prevedibili risultati del caso. La campagna elettorale di Haley per la Casa Bianca dovrà probabilmente far suo il motto dello Stato di cui la candidata è stata governatrice, tratto dalle Lettera ad Attico di Cicerone: <em>Dum spiro, spero</em>. Ovvero sostanzialmente, non ce ne voglia l&#8217;arpinate, &#8220;<strong>finché c&#8217;è vita, c&#8217;è speranza</strong>&#8220;. Saranno i prossimi round delle primarie a far capire per quanto questo principio varrà.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/trump-vince-anche-in-casa-haley-e-va-sul-5-0-primarie-gia-chiuse.html">Trump vince anche in casa Haley e va sul 5-0: primarie già chiuse?</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Ecco tutti gli uomini che hanno lanciato la sfida a Trump</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/ecco-tutti-gli-uomini-che-hanno-lanciato-la-sfida-a-trump.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Boezi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Feb 2020 06:00:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Partito Democratico americano]]></category>
		<category><![CDATA[primarie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Candidati-democratici.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Candidati democratici (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Candidati-democratici.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Candidati-democratici-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Candidati-democratici-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Candidati-democratici-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le primarie democratiche, almeno da un punto di vista mediatico, sono iniziate alla fine del 2018, con la candidatura della senatrice Elizabeth Warren, che ha provato a giocare d&#8217;anticipo. La Warren è stata la prima figura di peso ad ufficializzare la discesa in campo. Oggi, a distanza di un anno, scatta l&#8217;ora X: gli elettori &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/ecco-tutti-gli-uomini-che-hanno-lanciato-la-sfida-a-trump.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Candidati-democratici.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Candidati democratici (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Candidati-democratici.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Candidati-democratici-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Candidati-democratici-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Candidati-democratici-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Le primarie democratiche, almeno da un punto di vista mediatico, sono iniziate alla fine del 2018, con la candidatura della senatrice <strong>Elizabeth Warren</strong>, che ha provato a giocare d&#8217;anticipo. La Warren è stata la prima figura di peso ad ufficializzare la discesa in campo. Oggi, a distanza di un anno, scatta l&#8217;ora X: gli elettori e i simpatizzanti degli asinelli cominceranno a recarsi alle urne per eleggere lo sfidante di <strong>Donald Trump</strong>. Si parte dall&#8217;Iowa, uno degli swing State, ossia una di quelle realtà elettorali in grado di non cristallizzarsi nel corso della storia sulle posizioni di questo o di quel partito. In Iowa, che alla presidenziali assegna sei grandi elettori, i cittadini hanno premiato prima <strong>Barack Obama</strong> e poi proprio il tycoon. Non c&#8217;è una vera e propria tradizione monocromatica e monopartitica, dunque.</p>
<p>Da questo primo appuntamento può emergere uno spaccato indicativo. E quelle dell&#8217;<strong>Iowa</strong> non sono neppure primarie, bensì caucus, ossia votazioni interne, abbastanza informali e riservate agli iscritti del <strong>Partito democratico</strong>. L&#8217;Iowa di solito dà le carte. Nel senso che, attraverso questa prima tornata, vengono svelate le posizioni ai nastri di partenza dei candidati. I rapporti di forza diventano più chiari. E poi c&#8217;è un po&#8217; di scaramanzia legata ai precedenti: vincere in Iowa è spesso il preambolo del trionfo finale.</p>
<p>I Democratici, dopo la sconfitta di Hillary Clinton del 2016, hanno lavorato con fatica al rinnovamento della classe dirigente. <strong>Alexandria Ocasio Cortez</strong> è l&#8217;emblema di un percorso in cui è esplosa la &#8220;new left&#8221;: una corrente massimalista in economia, socialista sul piano dei diritti sociali e riformista su quello dei &#8220;grandi temi&#8221;. Il &#8220;Green New Deal&#8221;, che per The Donald fa acqua da tutte le parti, è l&#8217; ulteriore simbolo di una parabola identitaria che pende a sinistra e che guarda a Greta Thunberg, a Jeremy Corbyn e al left wing populism. La Cortez, dopo qualche tentennamento, ha scelto di &#8220;endorsare&#8221; <strong>Bernie Sanders</strong>, <a href="https://www.realclearpolitics.com/epolls/2020/president/ia/iowa_democratic_presidential_caucus-6731.html">che in Iowa è dato in leggero vantaggio su <strong>Joe Biden</strong></a>, il vero favorito per la nomination. Se l&#8217;ex esponente indipendente dovesse salire sul gradino più alto del podio di questa prima competizione, la candidatura del &#8220;vecchio leone&#8221; del Vermont si consoliderebbe. Un discorso inverso, invece, vale per la senatrice sopracitata: la Warren, nel caso arrivasse dietro Sanders, vedrebbe molto ridotte le possibilità di divenire competitiva sul lungo periodo. A sinistra, del resto, c&#8217;è spazio per uno di loro due, mentre nel campo moderato, quello cui appartiene l&#8217;ex vice di Barack Obama, il traffico, Bloomberg permettendo, sembra essere di minore entità.</p>
<p>Le rilevazioni statistiche sull&#8217;Iowa, per ora, raccontano di una battaglia serrata: Sanders è avanti, ma solo di quattro punti percentuali. Tra Biden, che arriverebbe secondo, e il terzo ed il quarto, ossia il giovane sindaco Pete Buttigieg ed Elizabeth Warren, ci sono almeno cinque punti percentuali: può essere l&#8217;inizio di una sfida a due, ma è presto per dirlo con certezza. Biden contro Sanders, a bocce ferme, è comunque la predizione meno rischiosa. <strong>Michael Bloomberg</strong>, che ha dichiarato di essere disposto ad investire un miliardo pur di battere il tycoon, se la giocherà dal 3 marzo in poi. L&#8217;imprenditore è partito in sordina. Un po&#8217; com&#8217;era accaduto all&#8217;attuale presidente degli Stati Uniti nel campo repubblicano quattro anni fa. Converrà non sottovalutare quest&#8217;ultimo aspetto.</p>
<p>Vale la pena spendere qualche parola anche sul primo cittadino di South Bend: <strong>Pete Buttigieg</strong>, per più di qualche settimana, è stato dato in vantaggio su tutti gli altri in Iowa. Poi la &#8220;guerra di Trump&#8221; in Iran ha facilitato l&#8217;avanzata delle istanze pacifiste. Quelle che Sanders è riuscito a cavalcare meglio degli altri. Ma il trentottenne, che è il primo candidato alle primarie apertamente gay, rimane una variabile interessante. Kamala Harris, che poteva sanare il vuoto lasciato dall&#8217;assenza di Michelle Obama, si è ritirata. Beto O&#8217;Rourke, che era stato definito l'&#8221;Obama bianco&#8221;, pure. Altri, già dalla notte del 4 febbraio, saranno costretti alla resa: per prendere parte alle primarie in New Hampshire, che sarà il secondo Stato ad esprimersi, bisogna aggiudicarsi il 15% dei consensi in Iowa.</p>
<p><strong>Joe Biden</strong> è il più &#8220;obamiano&#8221; dei candidati. Il fatto di essere stato il numero due dell&#8217;ultimo presidente espresso dai Democratici aiuta. Ma Barack Obama non ha ancora &#8220;endorsato&#8221; il suo ex vice. E questo è un elemento che gli analisti non possono che rimarcare. L&#8217;afroamericano aspetterà. L&#8217;obiettivo è unitario. La frammentazione attorno ai nomi sarebbe utile sì, ma Trump, che non aspetta altro. Tutti, ma davvero tutti, pensano che Biden possa uscire vincente da questi cinque mesi di votazioni. Però esistono anche fattori che suggeriscono come la candidatura del moderato della Pennsylvania possa non esplodere: <a href="https://www.ilgiornale.it/news/politica/biden-jr-rampollo-che-imbarazza-pap-1759066.html">dal coinvolgimento del figlio nella vicenda che ha portato alla richiesta di impeachment per The Donald</a>, all&#8217;età, passando per il poco slancio manifestato tra l&#8217;elettorato giovanile. Biden può lasciare parecchio terreno per strada. E Michael Bloomberg è pronto ad approfittarne. Un candidato centrista e uno dell&#8217;area di sinistra: questo è lo schema di base. Con il tempo, le primarie si trasformeranno in uno contro uno, fino alla nomination della Convention di luglio. E Trump, che nel frattempo deve confidare che il Partito Repubblicano non lo tradisca al Senato sulla messa in stato di accusa, attende al varco.</p>
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		<title>Il Partito Democratico americano continua ad essere diviso</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-partito-democratico-americano-continua-ad-essere-diviso.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Walton]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jan 2020 07:46:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Partito Democratico americano]]></category>
		<category><![CDATA[primarie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1443" height="701" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Doemocratici-Usa-Sanders-Biden-La-Presse-e1579247177112.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Dem Usa Stati Uniti" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Doemocratici-Usa-Sanders-Biden-La-Presse-e1579247177112.jpg 1443w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Doemocratici-Usa-Sanders-Biden-La-Presse-e1579247177112-300x146.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Doemocratici-Usa-Sanders-Biden-La-Presse-e1579247177112-768x373.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Doemocratici-Usa-Sanders-Biden-La-Presse-e1579247177112-1024x497.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1443px) 100vw, 1443px" /></p>
<p>Le primarie del Partito Democratico americano stanno per avere inizio ed il dibattito pre-elettorale tra i candidati, svoltosi il 14 gennaio, ha fornito spunti sulle posizioni e sulle capacità dialettiche dei diversi esponenti politici. I sei aspiranti inquilini della Casa Bianca (altri sei non sono riusciti a soddisfare i criteri minimi per essere ammessi sul &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/il-partito-democratico-americano-continua-ad-essere-diviso.html">[...]</a></p>
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<h2>Politica estera e commercio</h2>
<p><strong>L&#8217;invasione dell&#8217;Iraq</strong>, autorizzata dal Congresso nel 2002, è servita da spunto al senatore Bernie Sanders per criticare il rivale Joe Biden che, ai tempi, aveva votato in favore dell&#8217;azione militare e per rivendicare le sue credenziali di candidato anti-militarista. La senatrice Elizabeth Warren ha invocato il ritiro delle truppe dal <strong>Medio Oriente</strong> mentre Amy Klobluchar, al contrario, ha affermato che gli Stati Uniti debbano mantenere una presenza militare nella regione ed anche Joe Biden si è schierato sulla stessa posizione.</p>
<p>Il tema del <strong>commercio</strong> ha provocato ulteriori<a href="https://www.cnbc.com/2020/01/14/top-moments-and-highlights-from-januarys-democratic-debate-in-iowa.html"> divisioni</a> tra i candidati che, per la maggior parte, hanno criticato le politiche protezioniste del presidente Trump e la guerra commerciale con la Cina. Sanders e la Warren hanno però affermato di non essere contrari, in alcuni casi, all&#8217;imposizione di dazi ed hanno espresso le proprie riserve sull&#8217;accordo commerciale raggiunto tra Stati Uniti, Canada e Messico e visto da diversi esponenti repubblicani e democratici come una positiva evoluzione della precedente intesa denominata Nafta. La Warren ha affermato che voterebbe in favore dell&#8217;accordo mentre Sanders lo boccerebbe spinto anche da motivazioni ambientaliste.</p>
<h2>Le prospettive</h2>
<p><strong>Joe Biden</strong> continua ad essere il candidato favorito per la vittoria finale, almeno secondo i sondaggi politici più recenti. L&#8217;ex vicepresidente, infatti, godrebbe di una percentuale di consensi di poco inferiore al 30 per cento mentre <strong>Bernie Sanders ed Elizabeth Warren</strong> sarebbero gli inseguitori con maggiori possibilità di effettuare un sorpasso. Il senatore raccoglierebbe circa il 20 per cento delle intenzioni di voto mentre la senatrice del Massachusetts oscillerebbe tra l&#8217;11 ed il 19 per cento e potrebbe dunque essere molto vicina al rivale ultra-progressista. Non sembrano esserci, almeno in questo momento, molte possibilità per gli altri candidati, da Buttigieg alla Klobuchar passando per Michael Bloomberg ed Andrew Yang ed altri ancora, tutti stimati sotto il 10 per cento dei consensi. Le dinamiche della competizione elettorale potrebbero però alterare il quadro fornito dai sondaggi e favorire la rapida ascesa di uno dei meno favoriti oppure la caduta di uno o più candidati del terzetto di testa. La maratona delle primarie dovrebbe servire da volano per la sfida finale, quella con il presidente repubblicano Donald Trump ma una competizione particolarmente agguerrita potrebbe causare fratture insanabili tra i Democratici ed ostacolare la vittoria di un candidato progressista.</p>
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		<title>Il dilemma politico dei Democratici rischia di provocare fratture</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-dilemma-politico-dei-democratici-rischia-di-provocare-fratture.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Walton]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jan 2020 11:57:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Partito Democratico americano]]></category>
		<category><![CDATA[primarie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="600" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190628101936_29779729-e1562912822103.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190628101936_29779729-e1562912822103.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190628101936_29779729-e1562912822103-300x120.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190628101936_29779729-e1562912822103-768x307.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190628101936_29779729-e1562912822103-1024x410.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Joe Biden, ex vicepresidente ed aspirante candidato democratico alle elezioni del 2020, ha rivelato, nel corso di un comizio tenutosi in New Hampshire, che sarebbe pronto, qualora ottenga le nomination presidenziale alle primarie, a scegliersi un vice repubblicano. Quella di Biden, in realtà, è al momento solo una suggestione dato che ha anche aggiunto di non &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/il-dilemma-politico-dei-democratici-rischia-di-provocare-fratture.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="600" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190628101936_29779729-e1562912822103.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190628101936_29779729-e1562912822103.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190628101936_29779729-e1562912822103-300x120.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190628101936_29779729-e1562912822103-768x307.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190628101936_29779729-e1562912822103-1024x410.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p><strong>Joe Biden</strong>, ex vicepresidente ed aspirante candidato democratico alle elezioni del 2020, ha rivelato, nel corso di un <a href="https://www.google.com/amp/s/amp.cnn.com/cnn/2019/12/30/politics/joe-biden-running-mate-republican/index.html">comizio</a> tenutosi in New Hampshire, che sarebbe pronto, qualora ottenga le nomination presidenziale alle primarie, a scegliersi un <strong>vice repubblicano</strong>. Quella di Biden, in realtà, è al momento solo una suggestione dato che ha anche aggiunto di non riuscire ad inviduare un esponente repubblicano che potrebbe ricoprire questo ruolo. L&#8217;uomo politico aveva già affrontato, in passato, il tema della selezione di un eventuale vicepresidente ed aveva affermato di preferire una persona di un diverso genere sessuale e/o appartenente ad una delle <strong>minoranze</strong> del Paese come compagno di un possibile mandato presidenziale: tra queste le Senatrici Kamala Harris ed <strong>Elizabeth Warren</strong>.</p>
<h2>Una scelta difficile</h2>
<p>Sembra piuttosto improbabile che Joe Biden possa scegliersi un vicepresidente repubblicano: si tratterebbe, infatti, di un unicum nell&#8217;ambito della modernità politica americana e questa decisione  provocherebbe, quasi sicuramente, una frattura con l&#8217;ala più progressista del suo movimento. Le parole del navigato uomo politico, però, fanno riflettere e mettono in luce i forti contrasti tra i <strong>moderati ed i progressisti</strong> democratici e le divergenze sulle scelte da adottare per sconfiggere il presidente <strong>Donald Trump</strong> alla sfida elettorale del 2020. Ci sono, infatti, due possibili modi per vincere contro l&#8217;ex tycoon: superarlo a sinistra, proponendo una serie di misure quasi rivoluzionarie per il contesto americano e sperare nella mobilitazione delle minoranze e dei giovani oppure andare a pescare all&#8217;interno della sua base elettorale con un programma che guardi a sinistra senza però dimenticare le aree geografiche più lontane dal Nord-Est e dalla Costa Ovest, che trainano l&#8217;economia ma che sono spesso lontane dalle sensibilità politiche di altre zone del Paese. Il vero dilemma, per i Democratici, consiste nel capire quale può essere la mossa migliore senza creare fratture interne allo schieramento.</p>
<h2>Le prospettive</h2>
<p>Il controverso <strong>sistema elettorale</strong> utilizzato per le elezioni presidenziali potrebbe, forse, aiutare i Democratici nella loro difficile scelta. Ad ogni Stato americano, infatti, corrisponde un certo numero di Grandi Elettori, proporzionali alla sua popolazione, che vengono assegnati ( con un paio di eccezioni rappresentate da Maine e Nebraska) a chi ottiene, all&#8217;interno dello Stato, anche un solo voto in più dello sfidante alle elezioni. Un programma politico troppo sbilanciato a sinistra rischierebbe di alienarsi le simpatie del Midwest e del Sud, territori di caccia e di conquista per il Partito Repubblicano e non è assolutamente detto che la vittoria in Stati come quello di New York, California, Illinois ed altri ancora basterebbe ai Democratici per imporsi a livello nazionale. Il raggiungimento della maggioranza assoluta dei Grandi Elettori non è necessariamente conseguenza di una traiettoria elettorale lineare e gli sconfinamenti nel campo avversario possono rivelarsi benefici.</p>
<p>I <strong>sondaggi</strong>, in ogni caso, continuano a premiare Joe Biden che continua ad imporsi come favorito rispetto ai suoi sfidanti, come  ad esempio Bernie Sanders, per l&#8217;ottenimento della nomination alle primarie democratiche del 2020. Il centrismo, dunque, riscuote un certo successo anche se, ovviamente, le dinamiche legate alle dialettiche elettorali potrebbero far mutare lo scenario in maniera improvvisa. Chiunque riuscirà ad imporsi sui propri rivali dovrà riuscire nella difficile sfida di tenere unita la base democratica senza per questo alienarsi le simpatie dei moderati e di una parte dei conservatori: un compito arduo che metterà a dura prova le capacità politiche del vincitore.</p>
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		<title>Le primarie del Partito Democratico sono entrate nel vivo</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/le-primarie-del-partito-democratico-sono-entrate-nel-vivo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Walton]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Dec 2019 07:21:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Partito Democratico americano]]></category>
		<category><![CDATA[primarie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="806" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/primarie-democratiche-Usa-La-Presse-e1576999295407.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Partito democratico Usa" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/primarie-democratiche-Usa-La-Presse-e1576999295407.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/primarie-democratiche-Usa-La-Presse-e1576999295407-300x126.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/primarie-democratiche-Usa-La-Presse-e1576999295407-768x323.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/primarie-democratiche-Usa-La-Presse-e1576999295407-1024x430.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le primarie del Partito Democratico americano continuano a provocare vivaci scontri dialettici tra gli aspiranti candidati rimasti in lizza ed a movimentare le diverse anime dello schieramento che è profondamente diviso tra i progressisti, come il senatore Bernie Sanders e la senatrice Elizabeth Warren e moderati, su tutti l&#8217;ex vicepresidente Joe Biden. Non è chiaro &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/le-primarie-del-partito-democratico-sono-entrate-nel-vivo.html">[...]</a></p>
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<h2>La lunga corsa per la vittoria</h2>
<p>La <a href="https://www.nytimes.com/2019/12/19/us/politics/democratic-debate-live.html">competizione elettorale</a>, in realtà, è stata preceduta da una lunga serie di dibattiti tra i candidati democratici che hanno avuto luogo nel corso del 2019: l&#8217;ultimo di questi scontri dialettici si è svolto il 19 dicembre a Los Angeles ed ha fatto emergere alcuni dati interessanti. L&#8217;ex vicepresidente <strong>Joe Biden</strong>, che secondo gli istituti demoscopici è il grande favorito di queste primarie, ha deciso di adottare, per la terza volta consecutiva, un atteggiamento cauto e quasi dimesso evitando, in questo modo, di venire coinvolto nelle accese polemiche divampate tra i suoi avversari. L&#8217;uomo politico ha molto da perdere e poco da guadagnare, almeno stando ai numeri dei sondaggi, da scontri e contrapposizioni accese e pertanto la cautela potrebbe essere l&#8217;arma giusta per proiettarlo in posizione di leadership verso febbraio. Il principale inseguitore di Biden, sempre secondo gli istituti demoscopici, è <strong>Bernie Sanders</strong>, il grande sconfitto delle primarie democratiche del 2016, candidato dell&#8217;ala progressista del partito e vittima di un grave problema cardiaco nel mese di ottobre. Sanders, nel corso del dibattito del 19 dicembre, non è stato attaccato dai sui rivali ed ha quindi avuto modo di presentare le sue proposte politiche pressato solamente dai moderatori. In questo modo il candidato (quasi) socialista ha potuto consolidare, ancora una volta, il suo ruolo di principale oppositore di Joe Biden.</p>
<h2>Gli altri nomi e le incognite</h2>
<p>A scontrarsi sul palco, invece, sono stati<strong> Pete Buttigieg</strong> , il sindaco di South Bend in Indiana e volto emergente di queste primarie, la senatrice del Massachusetts <strong>Elizabeth Warren</strong>, che rivaleggia con Bernie Sanders in ambito progressista e la senatrice del Minnesota <strong>Amy Klobuchar,</strong> originaria del Midwest, pratica e concreta. Questo terzetto potrebbe offrire qualche sorpresa nel corso della lunga stagione elettorale delle primarie  e chissà che la ventata di freschezza portata da Buttigieg oppure la consolidata esperienza della Warren non consentano a questi candidati di emergere e di superare i favoriti. Il dibattito di Los Angeles non ha, infine, visto la partecipazione dell&#8217;ex sindaco di New York<strong> Michael Bloomberg,</strong> su cui gravano aspettative positive. L&#8217;uomo politico non accetta donazioni individuali alla sua campagna e questo gli impedisce di rispettare i parametri necessari a prendere parte a questo tipo di eventi: le regole prevedono, infatti, che potranno partecipare ai dibattiti solamente quei candidati che possano dimostrare di poter contare su <a href="https://www.nbcnews.com/politics/2020-election/which-candidates-have-qualified-december-democratic-debate-n1090561">almeno</a> 200mila donatori individuali e che abbiano ottenuto almeno il 4 per cento dei consensi in almeno quattro sondaggi nazionali o statali oppure il 6 per cento in due sondaggi svolti negli Stati che per primi si recheranno alle urne ovvero Iowa, New Hampshire, Nevada and South Carolina.</p>
<p>Le rilevazioni degli istituti demoscopici, in ogni caso, sono un semplice termometro delle preferenze elettorali individuali e potrebbero venire stravolte, in poco tempo, da nuovi eventi politici o più semplicemente dalle dinamiche emerse nel corso delle primarie del partito. Un candidato che non eccelle, infatti, potrebbe, a causa di una serie di fattori al momento imponderabili, riuscire ad emergere ed ottenere una sempre maggiore attenzione mediatica e popolare e riuscire, in questo modo, a superare avversari più quotati. Il vero rischio di una competizione molto aperta è quello che il Partito Democratico si laceri in una serie di<strong> lotte intestine</strong> senza invece focalizzarsi sull&#8217;obiettivo principale che dovrebbe essere quello di unirsi e di sconfiggere il presidente Donald Trump.</p>
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		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Mar 2019 10:49:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni negli Stati Uniti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190215195119_28474636.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190215195119_28474636.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190215195119_28474636-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190215195119_28474636-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190215195119_28474636-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Donald Trump, come da tradizione, dovrebbe essere ricandidato a presidente degli Stati Uniti dalla convention nazionale del Gop senza che nessuno possa obiettare nulla. Ma il condizionale è divenuto d’obbligo dopo la candidatura di Bill Weld, che ha annunciato di voler sfidare il tycoon in vista del 2020. Le primarie di un partito, quando in campo c’è già il &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/213681.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190215195119_28474636.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190215195119_28474636.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190215195119_28474636-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190215195119_28474636-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190215195119_28474636-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Donald Trump, come da tradizione, dovrebbe essere ricandidato a presidente degli Stati Uniti dalla convention nazionale del Gop senza che nessuno possa obiettare nulla. Ma il condizionale è divenuto d’obbligo dopo la candidatura di Bill Weld, che ha annunciato di voler sfidare il tycoon in vista del 2020.</p>
<p>Le primarie di un partito, quando in campo c’è già il presidente uscente, non si tengono. Una fronda antitrumpiana, però, sta lavorando a questo scenario.</p>
<p>Tra le presidenziali e la situazione di partenza di oggi c’è il 2019, che si annuncia parecchio complicato per il magnate. Steve Bannon, in quest’intervista esclusiva che ci ha rilasciato, ha parlato di attacchi che arriveranno da tutte le parti. Il Russiagate è di sicuro il caso più spinoso. The Donald deve guardarsi dai nemici, ma pure dagli amici, che potrebbero sfruttare un momento di debolezza per convincere la dirigenza repubblicana della necessità delle primarie. Poi sarebbero gli elettori a decidere. Attenzione, tuttavia, all’effetto paradosso: una competizione interna potrebbe consentire allo chief in commander di spiegare quanto fatto da presidente. Dalla piena occupazione alle battagli pro life, passando per il record fatto registrare in materia di Pil.</p>
<p>La campagna per le presidenziali è un momento mediatico e concitato, un match di boxe, dove esistono pochi spazi per statistiche e tabelle. Un primo bagno di folla Stato per Stato, lontano dai toni accessi delle presidenziali, permetterebbe al tycoon di fare, in totale, nove mesi di campagna elettorale. Poi bisogna vedere chi avrà davvero il coraggio di confrontarsi. Bill Weld è stato governatore del Massachussets, si è già presentato nel 2016, come vice di Gary Johnson nel Partito Libertariano, ma i due non sono arrivati neppure al 4% del consenso totale.</p>
<p>Lo spettro di John Kasich, un altro che ci sta ragionando, spaventa un po’di più, ma non siamo ancora dalle parti di candidature che possano davvero mettere in discussione il primato di The Donald. Non ce la farebbero, con ogni probabilità, neppure Larry Hogan, governatore del Maryland, e Ben Sasse, senatore del Nebraska, che sono gli altri due che ci stanno ragionando. Questi sono gli altri due nomi caldeggiati per la sfida al leader populista. Ci vorrebbero un Mitt Romney o un Paul Ryan, ma i “pesci grossi” aspetteranno di capire se Trump possa essere davvero travolto da uno scandalo in grado di far saltare il banco.</p>
<p>Qualche settimana fa è stato analizzato un percorso che porta dritto da Nikky Haley, ma la normalizzazione di Trump, cioè l’aver iniziato a utilizzare collaboratori che provengono dal sottobosco nato durante la presidenza di George W. Bush, dovrebbe metterlo al riparo da competitor così ingombranti. Trump, stando alle logiche odierne e alla poca consistenza del Russiagate, sarà ricandidato. Un giro di primarie, però, potrebbe anche servirgli.</p>
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