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	<title>prezzo petrolio Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Tue, 28 Jun 2022 12:54:09 +0000</lastBuildDate>
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	<title>prezzo petrolio Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Dopo la palude europea, il G7 apre al &#8220;price cap&#8221;. Ma ora il nodo è il gas</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/dopo-la-palude-europea-il-g7-apre-al-price-cap-ma-ora-il-nodo-e-il-gas.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Vita]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jun 2022 12:54:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[G7]]></category>
		<category><![CDATA[Gas]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
		<category><![CDATA[prezzo petrolio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_IPA31801538-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_IPA31801538-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_IPA31801538-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_IPA31801538-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_IPA31801538-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_IPA31801538-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_IPA31801538-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il vertice del G7 di caratterizza per una prima apertura sul tema del &#8220;price cap&#8221; dell&#8217;energia importata dalla Russia, il tetto al prezzo degli idrocarburi. &#8220;Stiamo lavorando per assicurarci che la Russia non sfrutti la posizione di produttore di energia per trarre profitto dalla sua aggressione a spese dei Paesi vulnerabili&#8221;, si legge nel comunicato &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/dopo-la-palude-europea-il-g7-apre-al-price-cap-ma-ora-il-nodo-e-il-gas.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/dopo-la-palude-europea-il-g7-apre-al-price-cap-ma-ora-il-nodo-e-il-gas.html">Dopo la palude europea, il G7 apre al &#8220;price cap&#8221;. Ma ora il nodo è il gas</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_IPA31801538-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_IPA31801538-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_IPA31801538-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_IPA31801538-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_IPA31801538-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_IPA31801538-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_IPA31801538-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il vertice del <strong>G7</strong> di caratterizza per una prima apertura sul tema del<strong> &#8220;price cap&#8221;</strong> dell&#8217;energia importata dalla Russia, il tetto al prezzo degli idrocarburi. &#8220;Stiamo lavorando per assicurarci che la Russia non sfrutti la posizione di produttore di energia per trarre profitto dalla sua aggressione a spese dei Paesi vulnerabili&#8221;, si legge nel comunicato a conclusione del G7 di Elmau. I leader dei sette Paesi che si sono riuniti in Baviera hanno espresso il loro favore nei confronti della decisione dell&#8217;Unione Europea &#8220;per esplorare con i partner internazionali i modi per frenare l&#8217;aumento dei prezzi dell&#8217;energia, compresa la fattibilità dell&#8217;introduzione di massimali temporanei per i prezzi all&#8217;importazione&#8221;, valutando &#8220;urgentemente&#8221; le misure adottabili.</p>
<p>Il comunicato è il primo semaforo verde in favore di una trattativa particolarmente ostica, dal momento che la questione del massimale ai prezzi del gas e del petrolio in arrivo dai <strong>giacimenti di Mosca</strong> ha diviso (e continua a dividere) il blocco occidentale. Lo stesso vertice del G7 ha confermato una certa divisione per quanto riguarda l&#8217;ampliamento del &#8220;cap&#8221; al gas. Una fonte europea ha riferito all&#8217;Ansa che il tetto al prezzo del gas è &#8220;più complicato&#8221;, ribadendo quindi motivazioni non solo politiche ma anche tecniche. Ma l&#8217;impressione è che per la prima volta gli effetti distorsivi di questa crisi mondiale siano al centro delle discussioni dei &#8220;grandi&#8221;. Il tema è duplice. Da un lato si vuole evitare che il blocco dei Paesi importatori, quindi quello occidentali, paghi il sostegno all&#8217;Ucraina colpendo le proprie economie. Dall&#8217;altro lato, c&#8217;è anche il paradosso che l&#8217;aumento dei prezzi degli idrocarburi comporta un aumento degli introiti per le casse di Mosca, impegnata proprio in quella guerra che, come ribadito dai leader del G7, Putin &#8220;non deve vincere&#8221;. È chiaro che gli incassi derivanti dall&#8217;export di petrolio e gas siano fondamentali per la tenuta del sistema russo e quindi per un&#8217;economia impegnata a gestire il conflitto. L&#8217;obiettivo dell&#8217;Occidente è  evitare quell&#8217;effetto &#8220;boomerang&#8221;, come è stato chiamato da alcuni osservatori, che si è ormai palesato in tutte le sue storture nel momento in cui le sanzioni hanno colpito la Russia ma generando una spirale di crisi (e speculativa) che ha colpito prima di tutto i clienti europei.</p>
<p>L&#8217;Italia è sempre stata in prima linea nel chiedere un tetto al prezzo degli idrocarburi, sia gas che petrolio. In questo, utile è apparso il coordinamento tra <strong>Mario Draghi</strong> ed Emmanuel Macron, allineati sia in sede Ue che in sede di G7 anche se per questioni strategiche Roma ha certamente dimostrato una maggiore urgenza rispetto a Parigi. Ma anche in questo caso, le diverse anime dell&#8217;Europa sono riaffiorate in tutte le loro forme dimostrando anzi che alla (formale) coesione dei grandi di Elmau si è contrapposta una forte eterogeneità di vedute in sede europea. A pesare, almeno nelle discussioni del Consiglio Europeo, erano stati i muri posti da olandesi, austriaci, alcuni governi dell&#8217;est e le forti perplessità di <strong>Berlino</strong>. Chi per motivi ideologici, chi per paura di nuovi interventi sul mercato con spese pubbliche, chi per timore di ritorsioni della Russia, questo blocco si è contrapposto a quello mediterraneo che ha cercato da subito un&#8217;intesa per mettere un tetto ai prezzi di oro nero e oro blu. La discussione è stata rimandata a ottobre: con il &#8220;no&#8221; a un nuovo incontro a luglio che aveva il sapore di una mancanza di lucidità di fronte a una crisi sempre più urgente.</p>
<p>Il vertice del G7 è così stato utile per capire che, almeno sul petrolio, si può arrivare un accordo. Anche per l&#8217;Italia e per altri Paesi il tema deve essere necessariamente correlato a quello del gas. Gli <strong>Stati Uniti</strong> si sono dimostrati convinti della bontà di un &#8220;price cap&#8221; sull&#8217;oro nero russo. Il Regno Unito, contrario a quello sul gas, ha dato il via libera a discutere sul nodo petrolifero. Il cancelliere tedesco Olaf Scholz si è confermato più morbido sul punto, anche se su di lui pesa la debolezza politica data da una maggioranza di governo complessa ed eterogenea. Il <strong>Giappone</strong>, importatore di gas dalla Russia, ha manifestato il proprio interesse verso l&#8217;ipotesi del tetto al prezzo. E nel frattempo, stando alle indiscrezioni <a href="https://www.corriere.it/esteri/22_giugno_27/g7-retroscena-trattative-bozza-price-cap-gas-paesi-non-allineati-5eb9cd7e-f611-11ec-8350-fcb93af951e7.shtml">fornite dal <em>Corriere della Sera</em></a>, un peso lo hanno avuto anche gli Stati terzi invitati a partecipare come ospiti all&#8217;incontro bavarese: India, Indonesia, Argentina, Sudafrica e Senegal. La discussione procede, ma il tempo sembra essere poco. E infatti, dal vertice bavere, è lo stesso Draghi a ribadire che &#8220;tutti i leader concordano sulla necessità di limitare i finanziamenti a Putin, ma anche di rimuovere la cause dell&#8217;inflazione&#8221;. Il premier ha continuato confermando che i leader hanno dato &#8220;mandato con urgenza ai ministri su come applicare un <span class="hilg1">price</span> cap sul <strong>gas</strong> e sul petrolio. L&#8217;Ue accelererà il suo lavoro sul tetto al prezzo del gas, una decisione che accogliamo con favore&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/dopo-la-palude-europea-il-g7-apre-al-price-cap-ma-ora-il-nodo-e-il-gas.html">Dopo la palude europea, il G7 apre al &#8220;price cap&#8221;. Ma ora il nodo è il gas</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>Il petrolio è un rebus: il suo futuro è sempre più incerto</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/il-petrolio-e-un-rebus-il-suo-futuro-e-sempre-piu-incerto.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Walton]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Aug 2020 06:48:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Covid-19]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
		<category><![CDATA[prezzo petrolio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1078" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Petrolio-pozzi-tramonto-La-Presse-e1589987695377.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Petrolio oil commodities (La Presse)" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Petrolio-pozzi-tramonto-La-Presse-e1589987695377.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Petrolio-pozzi-tramonto-La-Presse-e1589987695377-300x168.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Petrolio-pozzi-tramonto-La-Presse-e1589987695377-768x431.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Petrolio-pozzi-tramonto-La-Presse-e1589987695377-1024x575.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Petrolio-pozzi-tramonto-La-Presse-e1589987695377-334x188.jpg 334w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>I mercati vogliono lasciarsi alle spalle i mesi più bui di questa annata da incubo e la ripresa si accompagna ad un più generale rialzo del prezzo del petrolio. L&#8217;indice Brent segna (circa) 46 dollari al barile di greggio: ai massimi da marzo del 2020. La crescita di questi ultimi giorni ha una spiegazione piuttosto &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/il-petrolio-e-un-rebus-il-suo-futuro-e-sempre-piu-incerto.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/il-petrolio-e-un-rebus-il-suo-futuro-e-sempre-piu-incerto.html">Il petrolio è un rebus: il suo futuro è sempre più incerto</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1078" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Petrolio-pozzi-tramonto-La-Presse-e1589987695377.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Petrolio oil commodities (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Petrolio-pozzi-tramonto-La-Presse-e1589987695377.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Petrolio-pozzi-tramonto-La-Presse-e1589987695377-300x168.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Petrolio-pozzi-tramonto-La-Presse-e1589987695377-768x431.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Petrolio-pozzi-tramonto-La-Presse-e1589987695377-1024x575.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Petrolio-pozzi-tramonto-La-Presse-e1589987695377-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><a href="https://www.ndtv.com/business/crude-oil-price-brent-wti-oil-price-crude-oil-rate-edges-higher-to-46-barrel-on-us-output-cut-2285503">I mercati</a> vogliono lasciarsi alle spalle i mesi più bui di questa annata da incubo e la ripresa si accompagna ad un più generale <strong>rialzo del prezzo del petrolio</strong>. L&#8217;indice Brent segna (circa) 46 dollari al barile di greggio: ai massimi da marzo del 2020. La crescita di questi ultimi giorni ha una spiegazione piuttosto semplice: gli impianti petroliferi americani del Golfo del Messico sono in stand-by a causa dell&#8217;avvicinarsi dell&#8217;Uragano Laura e ciò ha spinto i prezzi verso l&#8217;alto.<strong> L&#8217;ascesa del greggio</strong> avrebbe potuto essere ancora più consistente ma è stata frenata dall&#8217;aumento di casi di Covid-19 nel mondo e nello specifico in India ed Europa.</p>
<h2>Segnali preoccupanti</h2>
<p><a href="https://oilprice.com/Energy/Energy-General/3-Reasons-Why-Oil-Prices-Wont-Rally-Anytime-Soon.html">L&#8217;economia globale</a> ed il mercato del petrolio, in assenza di tempistiche certe in merito allo sviluppo ed alla commercializzazione di <strong>un vaccino anti Covid-19</strong>, sono particolarmente vulnerabili nei confronti della cosiddetta seconda ondata di infezioni. Una preoccupazione, quest&#8217;ultima, condivisa anche dagli Stati membri dell&#8217;Opec+ che hanno reso noto che la ripresa del mercato è stata più lenta del previsto a causa di una possibile seconda ondata. Sette candidati vaccini hanno raggiunto le fasi finali della sperimentazione e ciò dovrebbe indurre un certo ottimismo che, però, fatica a tramutarsi in certezze. Il boom delle <strong>rinnovabili</strong>,  inalterato nonostante il crollo dei prezzi, costituisce un ulteriore ostacolo di lungo termine alla ripresa. <a href="https://energy.economictimes.indiatimes.com/news/oil-and-gas/equinor-to-cut-jobs-in-us-canada-and-uk-following-oil-price-fall/77774824">Il gigante petrolifero</a> <strong>Equinor</strong> ha annunciato un taglio del 20 per cento della forza lavoro in Canada, Regno Unito e Stati Uniti per approfittare dei prezzi ribassati <a href="https://it.insideover.com/economia/ecco-come-saudi-aramco-puo-uscire-dalla-fase-di-crisi.html">mentre il colosso</a> saudita Aramco ha mostrato segni di stanchezza: i profitti del secondo trimestre sono crollati del 73 per cento ( da 24.6 miliardi di dollari a 6.6) rispetto allo stesso periodo del 2019 a causa del crollo della domanda energetica generata dalla pandemia.</p>
<h2>La visione del futuro</h2>
<p><a href="https://www.ig.com/it-ch/news-e-idee-di-trading/prezzo-del-petrolio-in-rialzo--previsioni-usa-e-ottimismo-europa-200811">Secondo l&#8217;Energy Information Administration</a> statunitense il prezzo medio al barile, nei prossimi mesi,sarà in crescita ed a contribuire al rialzo sarà il<strong> calo delle scorte</strong> a livello globale. Le stime tracciano un quadro incoraggiante: nel 2021 il Brent potrebbe toccare i 50 dollari al barile ed a contribuire al rialzo del petrolio c&#8217;è anche il buon andamento del mercato azionario e nello specifico anche l&#8217;ottimismo con cui i mercati europei hanno accolto i dati incoraggianti sulla fiducia degli investitori nell&#8217;economia dell&#8217;Eurozona. Il mercato azionario americano risente positivamente di un possibile prolungamento degli stimoli fiscali che hanno sostenuto i cittadini nel corso del lockdown. Il quadro avvantaggia (temporaneamente) i Paesi produttori, anche quelli che attualmente vivono una fase di crisi come Iran e Venezuela. Caracas, che possiede enormi giacimenti di greggio, è sull&#8217;orlo della bancarotta ed anche altri Stati che puntano molto sul petrolio, come l&#8217;Iraq, sono afflitti da gravi problematiche.<a href="https://www.fitchratings.com/research/sovereigns/azerbaijan-revised-budget-highlights-hit-from-oil-pandemic-26-08-2020"> La diminuzione</a> dei prezzi ha impattato sul budget dell&#8217;Azerbaigian il cui deficit, inizialmente stimato al 2.3 per cento del prodotto interno lordo, è arrivato a toccare quota 12.4 per cento: ciò ha portato l&#8217;agenzia di rating Fitch a modificare l&#8217;outlook della nazione da stabile a negativo. Secondo Edoardo Campanella, economista di Unicredit sentito da <a href="https://it.businessinsider.com/oro-petrolio-prezzi-quotazioni-previsioni-coronavirus-false-verita/">BusinessInsider</a>, &#8221; il petrolio non è diventato improvvisamente un asset senza valore ma ha perso temporaneamente valore. Il coronavirus potrebbe provocare un picco dal lato della domanda anziché da quello dell&#8217;offerta e ciò potrebbe aprire le porte all&#8217;abbondanza: prezzi del greggio strutturalmente più bassi in assenza di tensioni geopolitiche&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/il-petrolio-e-un-rebus-il-suo-futuro-e-sempre-piu-incerto.html">Il petrolio è un rebus: il suo futuro è sempre più incerto</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La crisi del petrolio può scatenare la Libia</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/la-crisi-del-petrolio-in-libia-rischia-di-portare-ad-ulteriori-fratture.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2020 16:48:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Libia]]></category>
		<category><![CDATA[prezzo petrolio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1347" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Libia-petrolio-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="petorlio libico blocco" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Libia-petrolio-La-Presse.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Libia-petrolio-La-Presse-300x211.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Libia-petrolio-La-Presse-768x539.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Libia-petrolio-La-Presse-1024x719.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Libia dipende quasi interamente dal petrolio: è un dato assodato in economia, visto che il 96% delle sue esportazioni è legato alla filiera del mercato del greggio, è sempre più un dato consolidato anche sotto il punto di vista sociale. Se ancora oggi a Tripoli si pagano gli stipendi ai dipendenti pubblici e si &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-crisi-del-petrolio-in-libia-rischia-di-portare-ad-ulteriori-fratture.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-crisi-del-petrolio-in-libia-rischia-di-portare-ad-ulteriori-fratture.html">La crisi del petrolio può scatenare la Libia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1347" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Libia-petrolio-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="petorlio libico blocco" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Libia-petrolio-La-Presse.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Libia-petrolio-La-Presse-300x211.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Libia-petrolio-La-Presse-768x539.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Libia-petrolio-La-Presse-1024x719.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La Libia dipende quasi interamente dal <strong>petrolio</strong>: è un dato assodato in economia, visto che il 96% delle sue esportazioni è legato alla filiera del mercato del greggio, è sempre più un dato consolidato anche sotto il punto di vista sociale. Se ancora oggi a Tripoli si pagano gli stipendi ai dipendenti pubblici e si prova a tener buone le milizie con il versamento di somme ai combattenti a fine mese, è per via dell&#8217;esportazione del petrolio. Oggi però il Paese deve far fronte, da questo punto di vista, a due emergenze: quella globale, legata al <strong>prezzo</strong> del greggio sempre più in discesa, così come a quella interna dovuta al <a href="https://it.insideover.com/guerra/haftar-ha-bloccato-le-esportazioni-di-petrolio-dalla-libia.html">blocco delle esportazioni</a> operato il 17 gennaio scorso da<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-khalifa-haftar.html"> Khalifa Haftar</a>. E questo sta generando sempre più conflitti tra il governo guidato da <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-fayez-al-sarraj.html">Fayez Al Sarraj</a> e la <strong>Banca Centrale</strong> libica.</p>
<h2>Tra calo dei prezzi e blocco di Haftar</h2>
<p>Uno dei principali nodi del conflitto libico, che in questa fase vede contrapposti il premier Al Sarraj ed il generale Khalifa Haftar, consiste nel modo con il quale i soldi del petrolio vengono introitati. Le somme non vanno alla <strong>Noc</strong>, la società libica che gestisce il settore degli idrocarburi, al contrario vengono girate alla Banca Centrale libica. Non i territori e non le singole regioni, tutto viene gestito direttamente da <strong>Tripoli</strong>. Per tal motivo, Haftar ha sempre rivendicato la possibilità di cambiare il modo con cui vengono gestiti gli introiti legati al petrolio. Il generale si è infatti ritrovato nel paradosso di controllare i territori dove sorgono i pozzi petroliferi, senza però poter usufruire delle loro rendite. Il 17 gennaio scorso, con l&#8217;appoggio di numerose tribù soprattutto della Cirenaica e del Fezzan, le forze di Haftar hanno bloccato le esportazioni del greggio.</p>
<p>I terminal petroliferi ed alcuni giacimenti sono stati occupati, in tal modo soltanto pochi barili sono stati esportati all&#8217;estero da tre mesi a questa parte e le attività di estrazione sono risultate drasticamente calate. La Noc ha stimato il danno economico in diversi miliardi di Dollari, i quali non sono stati più nella disponibilità della Banca Centrale. Un problema non indifferente, a cui occorre aggiungere adesso la crisi legata al prezzo del petrolio a livello globale. La crisi economica generata dal coronavirus nei Paesi più industrializzati, ha fatto crollare i prezzi dell&#8217;oro nero e dunque anche in caso di ripresa delle esportazioni la Libia si troverebbe ad affrontare una grave mancanza di liquidità.</p>
<h2>I contrasti tra governo e Banca Centrale</h2>
<p>A Tripoli i vertici della Banca Centrale hanno fatto presente che, allo stato attuale, è impossibile garantire le somme necessarie per mandare avanti anche le attività ordinarie del Paese. A marzo sono stati registrati importanti ritardi nel pagamento degli stipendi, una circostanza che ha aperto non poche divergenze tra i dirigenti della Banca Centrale ed i vertici del governo di Al Sarraj. Il 2 aprile scorso, lo stesso capo dell&#8217;esecutivo<a href="https://www.agenzianova.com/a/0/2878938/2020-04-02/libia-gna-convoca-una-riunione-urgente-della-banca-centrale"> ha convocato una riunione urgente con il consiglio di amministrazione della Banca Centrale</a>. In un comunicato in cui sono stati spiegati i motivi della convocazione, il governo ha dichiarato che il vero obiettivo era quello di &#8220;spingere l&#8217;ente ad esercitare i poteri legali e l&#8217;autorità necessaria per raggiungere gli obiettivi e per impostare e attuare politiche monetarie, creditizie e bancarie&#8221;.</p>
<p>Ma, sempre stando al comunicato, emergono in maniera lampante i dissidi tra governo e Banca Centrale: &#8220;La controparte &#8211; si legge nella nota del governo &#8211; deve porre fine all&#8217;unilateralismo delle decisioni e del controllo della politica monetaria da parte di una singola persona che ha firmato, senza preavviso o notifica, i sistemi di compensazione e ha ritardato l&#8217;attuazione dei pagamenti mensili degli stipendi&#8221;. Un&#8217;accusa molto pesante, riguardante anche presunte &#8220;ingerenze nella politica economica dello Stato&#8221;. Da inizio aprile ad oggi la situazione non risulta molto cambiata: tra governo e Banca Centrale i contrasti restano e la crisi legata alla mancata esportazione di petrolio potrebbe provocare ulteriori problemi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-crisi-del-petrolio-in-libia-rischia-di-portare-ad-ulteriori-fratture.html">La crisi del petrolio può scatenare la Libia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La diminuzione del prezzo del petrolio è un grave problema per l&#8217;Africa</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/la-diminuzione-del-prezzo-del-petrolio-e-un-grave-problema-per-l-africa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2020 11:06:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
		<category><![CDATA[prezzo petrolio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Petrolio.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Petrolio (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Petrolio.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Petrolio-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Petrolio-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Petrolio-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Ci sono Paesi in Africa che hanno potuto conoscere una prima fase di sviluppo e di ricostruzione, dopo anni di estrema povertà e guerre, grazie al petrolio. L&#8217;oro nero ha garantito per alcuni governi entrate molto alte, che hanno permesso di avviare autentici boom economici in settori quali l&#8217;edilizia oppure, in alcuni casi, hanno consentito &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/la-diminuzione-del-prezzo-del-petrolio-e-un-grave-problema-per-l-africa.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/la-diminuzione-del-prezzo-del-petrolio-e-un-grave-problema-per-l-africa.html">La diminuzione del prezzo del petrolio è un grave problema per l&#8217;Africa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Petrolio.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Petrolio (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Petrolio.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Petrolio-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Petrolio-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Petrolio-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Ci sono Paesi in Africa che hanno potuto conoscere una prima fase di sviluppo e di ricostruzione, dopo anni di estrema povertà e guerre, grazie al <strong>petrolio</strong>. L&#8217;oro nero ha garantito per alcuni governi entrate molto alte, che hanno permesso di avviare autentici boom economici in settori quali l&#8217;edilizia oppure, in alcuni casi, hanno consentito investimenti nelle infrastrutture e nel turismo. Oggi questi Paesi potrebbe cadere in un autentico precipizio: è l&#8217;altra faccia dell&#8217;emergenza <strong>coronavirus</strong>. I vari <em>lockdown</em> operati nelle nazioni più industrializzate, ha fatto crollare la domanda di petrolio ed il prezzo del greggio è sceso ai minimi storici. Ed ora una buona fetta del continente nero trema.</p>
<h2>I Paesi più a rischio</h2>
<p>Dal nord Africa al Sahel, dalla linea equatoriale fino alla parte australe del continente nero, sono diversi i governi che adesso devono fare i conti con il calo delle esportazioni di greggio e con l&#8217;abbattimento dei prezzi dei barili. Lungo la sponda Mediterranea dell&#8217;Africa, è la <strong>Libia</strong> il Paese che potrebbe essere maggiormente interessato dai drastici cambiamenti economici imposti dalla pandemia. Tuttavia, dalla Tripolitania, dal Fezzan e dalla Cirenaica non esce un barile già dal 17 gennaio scorso, <a href="https://it.insideover.com/guerra/haftar-ha-bloccato-le-esportazioni-di-petrolio-dalla-libia.html">da quando cioè il generale Haftar ha imposto il blocco delle esportazioni.</a> Problemi gravi per quanto concerne l&#8217;<strong>Algeria</strong>, che da anni sta cercando di virare più verso il mercato del gas ma il commercio del greggio è sempre rimasto, specialmente nell&#8217;attuale fase politica contrassegnata dalle proteste popolari che vanno avanti da più di un anno, un elemento indispensabile per l&#8217;economia.</p>
<p>Ci sono poi quei piccoli Stati che, grazie al greggio, sono potuti diventare dei Paesi relativamente più ricchi rispetto al contesto regionale soprattutto negli ultimi anni. <strong>Gabon</strong> e <strong>Guinea Equatoriale</strong> ad esempio, hanno speso recentemente cifre da capogiro per ammodernare le città, costruire stadi in grado di ospitare la Coppa d&#8217;Africa, trasformare diversi centri in &#8220;<em>piccole Dubai</em>&#8221; del golfo di Guinea. Si tratta però di Paesi che dipendono esclusivamente dal petrolio. Ed oggi l&#8217;effimero benessere arrivato ed ostentato, come nel caso della Guinea Equatoriale che ha speso ad esempio miliardi di Dollari<a href="https://www.bbc.com/news/world-africa-38911573"> per costruire una nuova capitale</a>, potrebbe svanire in un lampo. Lasciando sul campo debiti e progetti faraonici mai portati a termine. Ma soprattutto, il vero spauracchio è che l&#8217;improvvisa contrazione dell&#8217;economia porti a nuove tensioni etniche e sociali.</p>
<p>In <strong>Angola</strong> il petrolio ha finanziato il boom edilizio che ha permesso la ricostruzione del Paese dopo la cruenta guerra civile degli anni precedenti. Il greggio ha finanziato ogni cosa ed ha permesso al governo di Luanda di entrare nell&#8217;orbita cinese, con Pechino che a sua volta da queste parti ha riversato miliardi di investimenti. Il crollo del prezzo dei barili potrebbe adesso far tornare indietro le lancette dell&#8217;orologio in questa che è, da sempre, apparsa come una delle nazioni più delicate da un punto di vista sociale ed etnico.</p>
<h2>Il caso simbolo della Nigeria</h2>
<p>C&#8217;è poi un caso limite, che ben potrebbe rappresentare quella che è l&#8217;attuale situazione all&#8217;interno del continente africano. La <strong>Nigeria</strong>, dopo la Libia secondo esportatore di greggio dell&#8217;Africa dopo la Libia, potrebbe essere una delle nazioni più colpite dal crollo del prezzo del petrolio. Almeno il 90% delle sue esportazioni è legato a doppio filo alla filiera del mercato del greggio, circostanza questa non da poco considerando che la Nigeria è assieme al Sudafrica la prima economia del continente. Il rischio concreto è quindi dato da una recessione di uno dei Paesi che incide molto sul Pil complessivo africano. Ma il governo di Abuja potrebbe anche incappare in un vero e proprio tracollo di natura sociale: niente introiti, vorrebbe significare niente stipendi e niente finanziamenti per altre attività, a meno di non intaccare le riserve. Per una Nigeria in perenne affanno economico e che al suo interno deve affrontare tensioni sociali, etniche e religiose il tutto andrebbe a costituire un autentico colpo di grazia.</p>
<p>Il presidente Buhari, <a href="https://www.agenzianova.com/a/5ea14edb414182.72569551/2906031/2020-04-22/nigeria-dopo-il-wti-il-crollo-del-brent-espone-il-paese-al-rischio-di-un-tracollo-economico/linked">come si legge su <em>AgenziaNova</em></a>, ha aperto alla legalizzazione delle attività delle raffinerie artigianali: un tentativo estremo di ridare un po&#8217; di vigore all&#8217;economia visto che, tra le altre cose, uno dei problemi della Nigeria è sempre stato quello di non avere raffinerie importanti nel proprio territorio, con il governo costretto a spendere molti soldi per comprare il petrolio lavorato all&#8217;estero. La situazione in Nigeria potrebbe degenerare e, con essa, anche l&#8217;economia e le aspettative di buona parte del continente. Con il coronavirus che, nel caso africano, farebbe più danni per i suoi effetti collaterali che per le sue conseguenze sanitarie.</p>
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		<title>Riad vuole spingere il petrolio ai minimi?</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/riad-vuole-spingere-il-petrolio-ai-minimi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Massardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Apr 2020 17:10:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Covid-19]]></category>
		<category><![CDATA[Opec Plus]]></category>
		<category><![CDATA[prezzo petrolio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="739" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Arabi-suaditi-Qatar-La-Presse-e1575531739705.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Qatar saudi arabia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Arabi-suaditi-Qatar-La-Presse-e1575531739705.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Arabi-suaditi-Qatar-La-Presse-e1575531739705-300x116.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Arabi-suaditi-Qatar-La-Presse-e1575531739705-768x296.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Arabi-suaditi-Qatar-La-Presse-e1575531739705-1024x394.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La recessione globale causata dal Coronavirus e le limitazioni degli spostamenti che hanno tenuto a terra la maggioranza dei voli internazionali hanno assestato un durissimo colpo ai produttori di petrolio. Con il calo della domanda, anche il valore al barile del greggio ha subito una brusca frenata, che sin dall&#8217;inizio dell&#8217;anno sembrava poter avere dei &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/riad-vuole-spingere-il-petrolio-ai-minimi.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="739" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Arabi-suaditi-Qatar-La-Presse-e1575531739705.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Qatar saudi arabia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Arabi-suaditi-Qatar-La-Presse-e1575531739705.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Arabi-suaditi-Qatar-La-Presse-e1575531739705-300x116.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Arabi-suaditi-Qatar-La-Presse-e1575531739705-768x296.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Arabi-suaditi-Qatar-La-Presse-e1575531739705-1024x394.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La recessione globale causata dal <a href="https://it.insideover.com/schede/societa/che-cose-il-coronavirus.html">Coronavirus</a> e le limitazioni degli spostamenti che hanno tenuto a terra la maggioranza dei voli internazionali hanno assestato un durissimo colpo ai produttori di petrolio. Con il calo della domanda, anche il valore al barile del greggio ha subito una brusca frenata, che sin dall&#8217;inizio dell&#8217;anno sembrava poter avere dei risvolti ancora peggiori di quanto ipotizzato. Tuttavia, a ciò si è aggiunto in seconda battuta il mancato accordo sul taglio delle produzioni durante lo scorso vertice dell&#8217;<strong>Opec+</strong>, in cui Mosca ha dichiarato di voler mantenere stabile la propria produzione petrolifera. E facendo saltare il banco, anche il prezzo dell petrolio ha iniziato la sua dirompente corsa verso i minimi degli ultimi anni, scendendo addirittura sotto l&#8217;ipotizzato valore di 30 dollari al barile e trascinando con sé i mercati azionari. Nonostante ciò, le <strong>ostilità</strong> tra i Paesi &#8211; soprattutto tra Arabia Saudita e la stessa Russia &#8211; hanno continuato a fare la partita, con un accordo che sino a questo momento non è ancora stato raggiunto.</p>
<h3>Riad vuole giocarsi il tutto per tutto</h3>
<p>Come sottolineato dal giornalista italiano Francesco Bonazzi all&#8217;agenzia di stampa <em><a href="https://it.sputniknews.com/intervista/202004088945566-bonazzi-riad-potrebbe-sabotare-nuovo-patto-per-far-crollare-di-piu-i-prezzi-del-suo-petrolio/">Sputnik</a>, </em>dietro al braccio di ferro tenuto dai Paesi dell&#8217;Opec+ non sono da escludere interessi da parte di <strong>Riad</strong>, intenzionata ad espandere sul lungo periodo la propria presenza nelle forniture internazionali. In modo particolare, le mire saudite sarebbero rivolte al mercato americano, allo stato attuale in buona parte dipendente dalla produzione tramite <strong>scisto</strong> che col crollo del prezzo del greggio ha messo in ginocchio le società produttrici. Ma non solo: anche le ultime rilevazioni in tema di inquinamento ambientale e la maggiore fragilità degli asset societari hanno danneggiato la loro immagine, rendendo già da tempo meno interessante un investimento nell&#8217;attività da parte delle grandi cordate &#8211; eccetto ovviamente quelle saudite, interessate  al portafoglio clienti.</p>
<p>In questo scenario, dunque, riuscire a tenere <strong>basso</strong> il prezzo del petrolio proprio in un momento in cui &#8211; con la presidenza di Donald Trump &#8211; si giungerà ad una battaglia di logoramento col fronte americano è congeniale per potare a casa il massimo rendimento con il minimo danno, considerando la riduzione dei volumi di vendita. E in questa situazione, in fondo, anche Mosca potrebbe non avere eccessive rimostranze da fare, non dipendendo l sua economia esclusivamente dal commercio dell&#8217;oro nero.</p>
<h3>La videoconferenza Opec+ può cambiare le carte in tavola?</h3>
<p>Nella giornata di giovedì 9 marzo, l&#8217;Opec+ allargato ad alcuni Paesi del G20 sono chiamati in videoconferenza per giungere ad un accordo sul <strong>taglio delle produzioni</strong>. Tuttavia, dalle premesse degli scorsi giorni un accordo totale sembra assolutamente impossibile da raggiungere, con il banco che era già saltato negli scorsi giorni.</p>
<p>Le paure però non sono più legate esclusivamente al mondo dei mercati finanziari e del valore di contrattazione del  greggio nel breve: un protrarsi del petrolio ai minimi diventa dannoso per i produttori stessi &#8211; con i piccoli che rischieranno presto o tardi anche di saltare. In fondo, le richieste di accordo da parte del presidente messicano <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/andres-manuel-lopez-obrador-presidente-del-messico.html">Andres Manuel Lopez Obrador</a> erano già state un segnale di come i Paesi piccoli hanno iniziato a patire il fenomeno più dei grandi colossi mondiali che si stanno giocando la partita (<em>Reuters</em>).</p>
<p>Tuttavia, anche se lo scenario non fosse necessariamente quello stimato nella peggiore delle ipotesi &#8211; col greggio che questa volta potrebbe scendere sotto i <strong>10 dollari al barile</strong> &#8211; il rischio è di un altro duro colpo per la filiera e da tutto cosa dipende dal valore del prezzo dell&#8217;oro nero. E se ciò accadrà o meno, in buona parte, sarà a causa delle volontà di Riad: unico vero attore internazionale in grado allo stato attuale di far saltare da solo il tavolo di contrattazione.</p>
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		<title>La Russia mette in crisi i big del petrolio</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/la-russia-mette-in-crisi-i-big-del-petrolio-no-al-taglio-sulle-produzioni.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Massardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Mar 2020 14:32:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Opec]]></category>
		<category><![CDATA[prezzo petrolio]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=262937</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="960" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Pozzo-di-petrolio-La-Presse-e1582127441837.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Libia petrolio" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Pozzo-di-petrolio-La-Presse-e1582127441837.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Pozzo-di-petrolio-La-Presse-e1582127441837-300x150.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Pozzo-di-petrolio-La-Presse-e1582127441837-768x384.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Pozzo-di-petrolio-La-Presse-e1582127441837-1024x512.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>All&#8217;ordine del giorno dell&#8217;ultimo consiglio dell&#8217;Opec+ c&#8217;era la possibilità &#8211; o meglio, necessità &#8211; che i più grandi produttori mondiali di petrolio tagliassero le produzioni, in risposta al calo della domanda che ha causato una contrazione del prezzo del greggio. Tale proposta, spinta soprattutto dal blocco del golfo arabo, ha però riscontrato la dura opposizione &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/la-russia-mette-in-crisi-i-big-del-petrolio-no-al-taglio-sulle-produzioni.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/la-russia-mette-in-crisi-i-big-del-petrolio-no-al-taglio-sulle-produzioni.html">La Russia mette in crisi i big del petrolio</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="960" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Pozzo-di-petrolio-La-Presse-e1582127441837.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Libia petrolio" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Pozzo-di-petrolio-La-Presse-e1582127441837.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Pozzo-di-petrolio-La-Presse-e1582127441837-300x150.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Pozzo-di-petrolio-La-Presse-e1582127441837-768x384.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Pozzo-di-petrolio-La-Presse-e1582127441837-1024x512.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>All&#8217;ordine del giorno dell&#8217;ultimo consiglio dell&#8217;<strong>Opec+</strong> c&#8217;era la possibilità &#8211; o meglio, necessità &#8211; che i più grandi produttori mondiali di petrolio tagliassero le produzioni, in risposta al calo della domanda che ha causato una contrazione del prezzo del greggio. Tale proposta, spinta soprattutto dal blocco del golfo arabo, ha però riscontrato la <a href="https://m.dw.com/en/opec-russia-rejects-cut-in-oil-production-despite-coronavirus-impact-on-prices/a-52669416">dura opposizione della Russia</a> di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-vladimir-putin.html">Vladimir Putin</a>, che si è opposta al taglio della produzione.</p>
<h3>Il gioco della Russia contro il Golfo</h3>
<p>La posizione tenuta dalla Russia è dovuta alla sua sostanziale possibilità di attenuare le perdite dovute ad un taglio del prezzo del petrolio, avendo dalla sua parte una produzione molto variegata. Non fondando la quasi totalità della propria economia sulla produzione del greggio &#8211; a differenza dei Paesi dell&#8217;Arabia &#8211; il colpo inferto alla propria economia sarà meno pesante rispetto a quello subito dai principali avversari internazionali.</p>
<p>Mantenendo questa linea, i Paesi del Golfo rischiano invece un <strong>drastico calo</strong> delle proprie entrate &#8211; non potendosi permettere un netto taglio delle produzioni in assenza di accordi con la Russia &#8211; e di vedere danneggiata la propria economia. Con i dati macroeconomici per il 2020 che non lasciano tanti dubbi, i danni che saranno subiti da Arabia Saudita e Paesi vicini rischiano di essere gravi e difficili da assorbire anche potenziando gli altri comparti.</p>
<h3>La Russia vuole rafforzare la propria posizione</h3>
<p>Mettendo pressione sui propri avversari, la Russia è posta nella condizione di decidere la linea d&#8217;azione di questo inizio di decennio segnato dall&#8217;incertezza, di fatto <strong>esautorando</strong> i grandi produttori internazionali dal ruolo di comando. In questo scenario, infatti, l&#8217;opposizione della Russia impedisce di fatto ai contendenti di contrarre le proprie produzioni, in quanto rischierebbero di perdere importanti fette di mercato a favore di Mosca. E questa possibilità rischierebbe di essere ancora peggiore negli anni a venire, considerando l&#8217;alta percentuale di fidelizzazione del mercato russo.</p>
<p>In questo modo, Putin si posiziona in un ruolo di comando all&#8217;interno dell&#8217;Opec+, <strong>rafforzando</strong> il ruolo internazionale della Russia anche in termini decisionali sul mercato del greggio. Estendendo la propria sfera di influenza sui Paesi del Golfo, la mossa assume particolare importanza anche per incrementare la propria forza diplomatica nelle attuali contese del Medio oriente.</p>
<h3>I Paesi del Golfo si sono fatti cogliere impreparati</h3>
<p>Nonostante la possibilità che la Russia si opponesse al taglio delle produzioni fosse già una quasi certezza, i Paesi del Golfo si sono lasciati cogliere in generale <strong>impreparati</strong> nell&#8217;affrontare le difficoltà del 2020. Non soltanto da un punto sanitario interno &#8211; che ha evidenziato moltissime lacune &#8211; ma soprattutto sulla gestione della crisi globale e delle mosse con cui contrastare gli scossoni del mercato del petrolio.</p>
<p>In questo modo, Riad e il restante dei Paesi arabi aderenti all&#8217;Opec+ sono stati sopraffatti dalla Russia che nonostante le produzioni complessivamente inferiori al blocco arabo è stata messa nelle condizioni di prendere le redini decisionali e decidere il prezzo del greggio, utilizzandolo a suo favore.</p>
<p>Stando a quanto preannunciato dai principali osservatori del mercato, il prezzo del greggio &#8211; in assenza di efficaci contromisure &#8211; è destinato a scendere a livello dei propri minimi, rischiando di abbassarsi anche al di sotto del valore critico di <strong>30 dollari al barile</strong>. E in questa situazione, mentre le perdite di Mosca saranno nel complesso contenute, i Paesi del Golfo rischiano delle gravi ripercussioni che potranno essere assorbite soltanto dopo una netta ripresa; in uno scenario del tutto favorevole per la Russia, che ancora una volta si è dimostrata maestra nella <strong>gestione</strong> delle crisi internazionali.</p>
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