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	<title>Praga Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Sun, 04 Sep 2022 12:49:06 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Praga Archives - InsideOver</title>
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		<title>Praga, 70mila persone in piazza. Esplode la protesta per energia e guerra</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/praga-70mila-persone-in-piazza-esplode-la-protesta-per-energia-e-guerra.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Vita]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Sep 2022 12:49:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[manifestazione]]></category>
		<category><![CDATA[Praga]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/AYMDwVpUfIwVIdR8y0o__ANSA-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Praga, protesta contro il governo (ANSA)" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/AYMDwVpUfIwVIdR8y0o__ANSA-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/AYMDwVpUfIwVIdR8y0o__ANSA-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/AYMDwVpUfIwVIdR8y0o__ANSA-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/AYMDwVpUfIwVIdR8y0o__ANSA-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/AYMDwVpUfIwVIdR8y0o__ANSA-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/AYMDwVpUfIwVIdR8y0o__ANSA-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Circa 70mila persone si sono radunate a Praga, capitale della Repubblica Ceca, per protestare contro il governo di Peter Fiala. L&#8217;esecutivo, a detta degli organizzatori della manifestazione, è colpevole di non avere dato risposte adeguate alla crisi economica che ha investito il Paese, e, secondo diversi esponenti politici intervenuti all&#8217;incontro, di non avere perseguito gli &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/praga-70mila-persone-in-piazza-esplode-la-protesta-per-energia-e-guerra.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/AYMDwVpUfIwVIdR8y0o__ANSA-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Praga, protesta contro il governo (ANSA)" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/AYMDwVpUfIwVIdR8y0o__ANSA-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/AYMDwVpUfIwVIdR8y0o__ANSA-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/AYMDwVpUfIwVIdR8y0o__ANSA-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/AYMDwVpUfIwVIdR8y0o__ANSA-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/AYMDwVpUfIwVIdR8y0o__ANSA-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/AYMDwVpUfIwVIdR8y0o__ANSA-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Circa 70mila persone si sono radunate a <strong>Praga</strong>, capitale della <strong>Repubblica Ceca</strong>, per protestare contro il governo di Peter Fiala. L&#8217;esecutivo, a detta degli organizzatori della manifestazione, è colpevole di non avere dato risposte adeguate alla crisi economica che ha investito il Paese, e, secondo diversi esponenti politici intervenuti all&#8217;incontro, di non avere perseguito gli interessi cechi ma quelli di altri, a partire dall&#8217;Ucraina. Una scelta di parole e di campo particolarmente importante, che fa capire come gli effetti della spirale speculativa sui prezzi dell&#8217;energia stiano iniziando a farsi sentire in tutto il continente: con rischi per la tenuta del sistema politico, economico e sociale che sono solo agli inizi.</p>
<p>Quanto accaduto a Praga, infatti, fa riflettere su alcuni importanti elementi che potrebbero ripetersi anche in altri Paesi non soltanto dell&#8217;Europa orientale, ma anche potenzialmente di quella centrale e in parte occidentale. Le decine di migliaia di persone intervenute in piazza San Venceslao, cuore di una capitale che ha subito l&#8217;invasione dei carri armati sovietici, rappresentano infatti segmenti della popolazione ceca accusati di essere <strong>&#8220;filorussi&#8221;</strong> o spinti direttamente da Mosca, ma che appaiono come estremamente trasversali. La presenza di bandiere nazionali, movimenti populisti, movimenti di destra così come anche di figure del Partito comunista di Boemia e Moravia indicano che esiste una spinta dal basso che chiede non soltanto la caduta del governo conservatore, ma anche un cambio di rotta abbastanza rilevante sul piano economico e internazionale. Diverse sigle extraparlamentari comuniste e nazionaliste si sono unite in piazza sotto un unico slogan: <strong>&#8220;Repubblica Ceca Prima&#8221;</strong>. E le richieste, così come gli slogan apparsi in piazza confermano un insieme di elementi che uniscono tutti i cosiddetti movimenti populisti degli ultimi anni, sobillati ora dal rincaro dell&#8217;energia, <a href="https://www.praguemorning.cz/czechs-have-most-expensive-electricity-in-europe-despite-exporting-huge-amounts-of-power-abroad/">che Praga sta subendo in maniera estremamente pesante</a>.</p>
<p>L&#8217;esecutivo ha evidenziato che gli organizzatori dell&#8217;evento hanno a cuore altri interessi, non quelli cechi, alludendo quindi all&#8217;ipotesi di un coordinamento russo. <a href="https://www.idnes.cz/zpravy/domaci/v-centru-prahy-budou-dnes-lide-protestovat-proti-vlade-demonstrace-cesko-na-prvnim-miste.A220903_075230_domaci_lre">Il premier Fiala ha parlat</a>o di un insieme di sigle &#8220;di orientamento filorusso, vicine all&#8217;estremismo e contrarie agli interessi della Repubblica Ceca&#8221; e che interpretano i fatti in un modo che coincide &#8220;con la posizione russa&#8221;. Tuttavia non va sottovalutato il dato politico e numerico, al punto che lo stesso ministro dell&#8217;Interno, <strong>Vit Rakusan</strong>, ha scritto su Twitter di &#8220;prendere sul serio&#8221; le preoccupazioni dei manifestanti e che il governo lavora per &#8220;soluzioni che allevieranno la paura del futuro delle persone&#8221;, ribadendo però che le soluzioni a questa crisi &#8220;non risiedono nell&#8217;inclinazione verso la Russia di Putin&#8221;.</p>
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true">
<p lang="cs" dir="ltr">Obavy lidí, kteří přišli na Václavák, beru vážně. Rozkol společnosti je jeden z cílů hybridní války, které čelíme. Nesmíme ho dopustit. Proto pracujeme na řešeních,která strach lidí z budoucnosti zmírní.<br />Ta řešení ale neleží v příklonu k Putinovu Rusku,v tom se s řečníky neshodnu</p>
<p>&mdash; Vít Rakušan (@Vit_Rakusan) <a href="https://twitter.com/Vit_Rakusan/status/1566076974396841986?ref_src=twsrc%5Etfw">September 3, 2022</a></p></blockquote>
<p><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script></p>
<p>La creazione di un potenziale blocco critico nei confronti delle sanzioni alla <strong>Russia</strong> e anche dello stesso sostegno all&#8217;Ucraina nella resistenza contro le truppe di Mosca è indicativo di un malcontento che può fondere quindi diverse esigenze e anche ideologie profondamente diverse. La presenza in contemporanea di movimenti dichiaratamente comunisti e di altri invece avvicinabili alla destra più radicale, ma anche a settori dell&#8217;economia nazionale (a partire dagli agricoltori) comporta quindi una spaccatura diversa rispetto a quella tradizionale di alcune regioni europee e di alcuni Paesi. E non è un caso che lo stesso ministro dell&#8217;Interno di Praga abbia parlato di divisione della società come di un obiettivo della <strong>guerra ibrida</strong> di Mosca. Perché appunto il fenomeno ora non è più solo la polarizzazione tra destre e sinistre, ma una polarizzazione che coinvolge inevitabilmente diversi fronti della politica di uno Stato, fondendo la politica interna e quella internazionale di un unico sistema di protesta, perché appunto è impossibile scindere le scelte di politica estera dalle loro conseguenze in ambito nazionale.</p>
<p>Cosa che è avvenuta a Praga quando si sono uniti gli oppositori del governo, i contrati alla Nato, chi critica il sostegno a Kiev e chi chiede interventi sul <strong>caro bollette</strong> per evitare ulteriori rincari componendo dei blocchi sociali inediti, apparentemente &#8220;anarchici&#8221; ma che comunque possono essere particolarmente incisivi nel dibattito pubblico ma anche nella stessa stabilità degli esecutivi coinvolti. La critica diventa universale e la richiesta di risposte nette nei confronti di un problema che unisce tutta l&#8217;Europa diventa via via sempre più urgente. La stabilità dell&#8217;Unione europea, di cui forse non solo simbolicamente la presidenza di turno sarà proprio prossimamente della Repubblica Ceca, passa inevitabilmente per la reazione alla spirale speculativa che sta investendo il <strong>mercato energetico</strong> e di cui l&#8217;invasione russa dell&#8217;Ucraina è una componente essenziale anche dal punto di vista mediatico e psicologico.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/praga-70mila-persone-in-piazza-esplode-la-protesta-per-energia-e-guerra.html">Praga, 70mila persone in piazza. Esplode la protesta per energia e guerra</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La relazione speciale tra la Repubblica Ceca e Israele</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-relazione-speciale-la-repubblica-ceca-israele.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 Dec 2017 11:38:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Gerusalemme]]></category>
		<category><![CDATA[Praga]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171204185536_25153736-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171204185536_25153736-1.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171204185536_25153736-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171204185536_25153736-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171204185536_25153736-1-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Nel contesto generalizzato di critiche provenute dal fronte europeo verso la decisione del Presidente statunitense Donald J. Trump di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele, la Repubblica Ceca si è distinta per la sua presa di posizione nettamente contrastante. Nella giornata del 7 dicembre, infatti, il Ministro degli Esteri ceco Lubomir  Zaoralek ha comunicato il &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-relazione-speciale-la-repubblica-ceca-israele.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171204185536_25153736-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171204185536_25153736-1.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171204185536_25153736-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171204185536_25153736-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171204185536_25153736-1-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Nel contesto generalizzato di critiche provenute dal fronte europeo verso la decisione del Presidente statunitense<strong> Donald J. Trump</strong> di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele, la Repubblica Ceca si è distinta per la sua presa di posizione nettamente contrastante. Nella giornata del 7 dicembre, infatti, il Ministro degli Esteri ceco Lubomir  Zaoralek <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ansamed.info/ansamed/it/notizie/rubriche/politica/2017/12/07/praga-riconosce-gerusalemme-capitale-di-israele_6dfc4e18-071e-4f60-9138-c6f08434c30b.html" target="_blank">ha comunicato il riconoscimento</a>, da parte di Praga, di Gerusalemme come legittima capitale dello Stato di Israele, enfatizzando una volta di più la saldezza dei rapporti tra i due Paesi, costituitisi dal 1993 a oggi come una vera e propria &#8220;relazione speciale&#8221;.</p>
<p>Nonostante il Primo Ministro entrante della Repubblica Ceca, Andrej Babis, abbia dichiarato la sua perplessità circa l&#8217;opportunità della mossa di Trump,<a href="http://eastwest.eu/it/opinioni/european-crossroads/gerusalemme-unione-europea-ungheria-repubblica-ceca" target="_blank"> come riportato da Matteo Tacconi su <em>Eastwest, </em></a> i rapporti privilegiati tra Praga e Tel Aviv sono destinati a consolidarsi nei prossimi tempi, dato che l&#8217;amicizia tra Repubblica Ceca e Praga, dal 1993 in avanti, è risultata incondizionata e centrale nell&#8217;approccio internazionale dei due Paesi.</p>
<p>Israele, in particolare, gioca un ruolo primario nella visione internazionale della Repubblica Ceca, che dopo la fine della Guerra Fredda ha conosciuto una difficile evoluzione.</p>
<p>Repubblica Ceca e Israele: un&#8217;amicizia granitica</p>
<p>La Cecoslovacchia, predecessore storico della Repubblica Ceca, occupa un ruolo centrale nella storia della costituzione dello Stato di Israele, in quanto il governo di Praga fu tra i 33 Paesi delle Nazioni Unite che votarono favorevolmente alla proposta che lo istituiva nel 1947 e, soprattutto, contribuì in maniera decisiva ad armare e supportare il nascente esercito dello Stato ebraico, consegnandoli oltre 40mila armi da fuoco e 86 aerei da caccia tra il 1947 e il 1949.</p>
<p>Dopo un periodo di flessione dovuto alla Guerra Fredda, le relazioni bilaterali si riscaldarono repentinamente nel 1993, quando la &#8220;Rivoluzione di velluto&#8221; sancì la scissione pacifica di Repubblica Ceca e Slovacchia e aprì la strada a una fase intensa di scambi e contatti tra Praga e Tel Aviv.</p>
<p>Visitando Praga nel maggio 2012,<strong> Benjamin Netanyahu</strong> ha infatti sottolineato come il governo israeliano abbia nella controparte ceca <a href="http://www.huffingtonpost.com/2012/11/30/czech-vote-against-palestine_n_2217861.html" target="_blank">il suo &#8220;migliore amico in Europa&#8221;</a>: Praga ha attivamente supportato Tel Aviv in tutti i più scottanti casi in cui Israele è stata coinvolta negli ultimi anni.</p>
<p>La Repubblica Ceca ha infatti preso le parti di Israele nell&#8217;incidente con la Turchia riguardante la <em>Freedom Flotilla </em>nel 2010; ha promosso per via parlamentare <a href="http://www.jpost.com/Israel-News/Politics-And-Diplomacy/Czech-Parliament-rejects-labeling-of-products-from-Israeli-settlements-437688" target="_blank">una risoluzione di censura alla mozione europea </a>del 2015 che sanzionava, di fatto, i prodotti provenienti dai territori occupati illegalmente da Israele nel West Bank, a Gerusalemme Est e nelle alture del Golan; h<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.jpost.com/Diaspora/Czech-lower-parliament-UNESCO-Jerusalem-resolution-strengthens-antisemitism-470432" target="_blank">a censurato la decisione dell&#8217;UNESCO che condannava duramente Israele nel 2016</a>.</p>

<p>Sulla scia di una solidarietà che non è mutata al variare dei leader di Praga, sono arrivate le dure dichiarazioni del vulcanico Presidente della Repubblica Ceca, Milos Zeman, <a href="https://www.timesofisrael.com/czech-leader-slams-eu-cowards-on-jerusalem-stance/" target="_blank">che ha definito &#8220;codarda&#8221; l&#8217;Unione europea</a> per la sua presa di posizione su Gerusalemme. </p>
<p>La geopolitica di Praga: le ragioni storiche dell&#8217;appoggio a Israele</p>
<p>La Repubblica Ceca, di fatto, conserva un forte legame culturale con Israele, fondato anche sull&#8217;origine storica della comunità ebraica in Palestina, al cui interno i componenti provenienti dall&#8217;Europa orientale hanno sempre rappresentato una percentuale importante.</p>
<p>L&#8217;appoggio della Repubblica Ceca a Israele si inserisce nel contesto dell&#8217;approccio difficile che i Paesi dell&#8217;Europa orientale dell&#8217;area ex sovietica hanno avuto nei confronti degli equilibri internazionali dai primi Anni Novanta ad oggi. Paesi come Ungheria, Polonia e la stessa Repubblica Ceca si sono a lungo dibattute tra un appoggio condizionato all&#8217;Unione Europea e una solida fedeltà all&#8217;Alleanza Atlantica, pensata soprattutto come contrappasso alla passata appartenenza al Patto di Varsavia, a cui andavano ad assommarsi dibattiti sulla reale identità nazionale che li contraddistingueva.</p>

<p>Nel caso della Repubblica Ceca, l&#8217;appoggio diplomatico costantemente accordato a Israele potrebbe essere stato influenzato da un profondo comune denominatore culturale e storico: <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.huffingtonpost.com/entry/a-jewish-ode-to-the-czech-republic_us_58e2e42ee4b09deecf0e196d" target="_blank">come riportato da David Harris sull&#8217;</a><em><a href="https://www.huffingtonpost.com/entry/a-jewish-ode-to-the-czech-republic_us_58e2e42ee4b09deecf0e196d" target="_blank">Huffington Post,</a> </em>di fatto Praga rappresenta la &#8220;Gerusalemme d&#8217;Europa&#8221;, con le sue profonde influenze ebraiche e gli straordinari monumenti del quartiere di Josefov commemoranti un passato che la barbarie nazista ha intaccato ma non è riuscita a smantellare.</p>
<p>Un forte substrato, dunque, giustifica la vicinanza tra Praga e Tel Aviv. Ci si potrebbe domandare, tuttavia, se lo sfoggio retorico ceco in favore di Israele risulti realmente funzionale agli interessi dei due Paesi o se rappresenti, nell&#8217;ottica di Praga, una sorta di &#8220;atto dovuto&#8221; che ne inficia le reali capacità di muoversi con cautela nel terreno diplomatico.</p>
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		<title>Il Paese nostalgico di Stalin</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-paese-che-non-dimentica-il-comunismo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Jul 2016 10:07:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Comunismo]]></category>
		<category><![CDATA[Praga]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1280" height="627" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/1280px-Narodni_muzeum.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/1280px-Narodni_muzeum.jpg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/1280px-Narodni_muzeum-300x147.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/1280px-Narodni_muzeum-768x376.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/1280px-Narodni_muzeum-1024x502.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>«La morte di una persona è una tragedia, la morte di milioni è statistica». La frase di Stalin, incisa su una placca di ottone tra i cimeli della Cecoslovacchia, accoglie chi entra al Museo del comunismo a Praga sulla Na Píkop, la via dello shopping. Un palazzo rococò dai soffitti affrescati la cui eleganza collide &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/il-paese-che-non-dimentica-il-comunismo.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="627" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/1280px-Narodni_muzeum.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/1280px-Narodni_muzeum.jpg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/1280px-Narodni_muzeum-300x147.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/1280px-Narodni_muzeum-768x376.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/1280px-Narodni_muzeum-1024x502.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p><p>«La morte di una persona è una tragedia, la morte di milioni è statistica». La frase di <strong>Stalin</strong>, incisa su una placca di ottone tra i cimeli della <strong>Cecoslovacchia</strong>, accoglie chi entra al <strong>Museo del comunismo</strong> a <strong>Praga</strong> sulla <strong>Na Píkop</strong>, la via dello shopping. Un palazzo rococò dai soffitti affrescati la cui eleganza collide col grigiore che si respira tra i busti dei gerarchi socialisti, i manifesti della propaganda, i quadri celebrativi sul lavoro nelle fabbriche e nei campi, la riproduzione dell&#8217;ufficio per gli interrogatori della <strong>polizia segreta</strong>, la famigerata <strong>StB</strong> (Státní bezpenost, «sicurezza dello Stato»), quella del negozietto di alimentari con i pochi prodotti disponibili negli anni &#8217;70 grazie alla «pianificazione centralizzata» (mancava anche la carta igienica e ci si aiutava col sarcasmo: «Ogni bravo cecoslovacco si pulisce il culo con il muschio», era il motto popolare).Il museo l&#8217;ha fondato sedici anni fa un americano, <strong>Glenn Spicker</strong>, traferitosi a Praga dopo la <strong>Rivoluzione di velluto</strong> (1989): cinquantamila visitatori l&#8217;anno, quasi tutti stranieri. I cechi, specie gli over 40 che hanno vissuto la giovinezza sotto il regime, non hanno bisogno né alcuna voglia di rivivere il passato («non mi serve andarci, ci sono cresciuto dentro!», è la risposta che davano a Spicker quando esponeva il suo progetto). Il ricordo è indelebile e ancora fortissimo, le tracce un po&#8217; ovunque, nei palazzi squadrati che spezzano l&#8217;eleganza dell&#8217;architettura praghese &#8211; gotica, barocca, neoclassica, art nouveau -, nei pochi monumenti sopravvissuti tra quelli eretti per commemorare la liberazione sovietica del 1945 (come La fratellanza, un ufficiale russo accolto con un bacio e un mazzo di fiori da un ragazzo).Tra i cento campanili di Praga (contati personalmente dal grande matematico boemo Bernard Bolzano) svetta la <strong>Torre ikov</strong>, ma non certo per la bellezza. Lo sgraziato antennone della tv pubblica, iniziata e progettata nell&#8217;ultimo decennio comunista, domina (e in parte rovina) lo skyline praghese con i suoi 216 metri. Sulla torre si è esercitata l&#8217;ironia del popolo verso i politici comunisti. Soprannominata <strong>Dito di Jake</strong>, segretario del partito fino al 1989, oppure <strong>L&#8217;ago di Bilak</strong>, altro politico stalinista, slovacco, che di mestiere faceva il sarto. La sua reputazione non era il massimo, così il popolo raccomandava: «Meglio che Bilak non faccia giacche» (e ancor meno politica). Oggi, ironia della sorte per un monumento del socialismo reale, la torre ospita un hotel super lusso con una sola camera, da mille euro a notte. Non c&#8217;è più, invece, il carro armato sovietico numero 23 (il primo a entrare a Praga) nel <strong>quartiere Smíchov</strong>, ridipinto di rosa nel 1991 per provocazione dall&#8217;artista <strong>David Cerný</strong>, mentre è in corso un dibattito pubblico se lasciare la statua del generale russo <strong>Konev</strong> nel distretto 6 della città oppure rimuoverla e mettere solo una targhetta. <strong>Ricordare o dimenticare</strong>?Anche la memoria è stata sofisticata dalla propaganda sovietica. Per quasi mezzo secolo l&#8217;anniversario della liberazione si è festeggiato il 9 maggio, data in cui l&#8217;<strong>Armata rossa</strong> entrò su Praga, anche se l&#8217;8 maggio la parte ovest della Cecoslovacchia (la città di Pilsen, famosa per la birra) era già stata liberata, ma dagli americani. Nelle scuole era vietato insegnarlo ai bambini, proibito anche solo ricordarlo (il motto da mandare a memoria invece era «con l&#8217;Urss per sempre»). Su alcuni campanili delle chiese sono ancora conservati gli strumenti di controllo della polizia segreta. Dai 71 metri della torre della chiesa di <strong>San Nicola</strong> a <strong>Malá Strana</strong>, per esempio, la StB spiava i movimenti dei funzionari delle ambasciate straniere, ospitate tutte nel raggio di pochi centinaia di metri. «Il giorno della festa del lavoro eravamo tutti obbligati, lavoratori e studenti, ad andare in piazza Letná a sentire i discorsi dei capi del partito comunista &#8211; racconta Jana Zemanová, storica della lingua russa e oggi guida turistica a Praga -. Per fare andare più gente possibile mettevano delle bancarelle dove si potevano trovare arance e banane, frutta per noi esotica che si poteva trovare solo a Natale in poche quantità e dopo code interminabili. Io ero una ragazzina, con le amiche cercavamo di andarcene senza essere visti dalla polizia. Nessuno di noi ricorda volentieri quel periodo di miseria morale e mancanza di libertà. Eppure se guardi le riunioni del Partito comunista ceco non è cambiato niente, è incredibile».La <strong>crisi economica</strong> degli ultimi anni ha risvegliato imprevedibili nostalgie. Solo qualche settimana il <strong>Kscm</strong> (Partito comunista di Boemia e Moravia) ha riconfermato lo stesso gruppo dirigente del passato, a partire dal presidente del partito, <strong>Vojtech Filip</strong>, già esponente del Kscm negli anni &#8217;80. <strong>Stesse persone, stesse idee</strong>: uscire dalla Nato, riscattare la società dal «controllo degli oligarchi e dei monopoli capitalistici». Eppure alle ultime elezioni il partito comunista ceco ha preso il 12%, e per le regionali che si terranno a breve è stimato al 14%.Dopo decenni in cui era impossibile espatriare (mai una famiglia intera contemporaneamente, si andava a turno e comunque dopo un estenuante iter burocratico per i visti), viaggiare all&#8217;estero è oggi il più popolare lusso che si concedono i cechi. Per capirlo basta andare a <strong>Valdice</strong>, nella Moravia meridionale, tra le colline ricamate dai vigneti (si producono ottimi bianchi) e centinaia di castelli di epoca asburgica. Al confine con l&#8217;Austria da qualche anno c&#8217;è il <strong>Museo della Cortina di ferro</strong>, all&#8217;interno degli edifici che fino al 1989 ospitavano i militari incaricati di assicurare l&#8217;assoluta impenetrabilità della «cortina». Documenti, armi e apparecchiature originali, gli uffici e le celle dove veniva rinchiuso chi provava a fuggire, o anche chi solo si avvicinava in maniera sospetta al confine. Il museo offre anche una bizzarra esperienza: «Una notte in prigione. Riceverete un lenzuolo e una scodella per il rancio, una foto segnaletica e un interrogatorio sono inclusi nel biglietto. Dopo la notte sullo scomoda cuccetta avrete la colazione del prigioniero e infine potrete lasciare una scritta sul muro della cella». Le storie di chi ha tentato di fuggire verso la libertà sembrano prese da una sceneggiatura hollywoodiana. Il deltaplano artigianale costruito da due ventenni, <strong>Josef Kutra</strong> e <strong>Jirí Jedlicka</strong>, tentativo finito tragicamente: morto il primo, in prigione il secondo. L&#8217;<strong>incredibile fuga</strong> (riuscita) nel 1986 di <strong>Robert Ospald</strong> sui cavi elettrici tra la Cecoslovacchia e Austria, con una rudimentale sedia agganciata ai fili (oggi conservata al Memoriale del Muro di Berlino), e poi <strong>Libor Veselský</strong>, l&#8217;«uomo rana», che in una notte del giugno 1987 ha attraversato il confine sotto l&#8217;acqua del <strong>fiume Thaya</strong>, con una muta da sommozzatore, una bombola d&#8217;aria e un tronco d&#8217;albero sotto cui nascondersi, in apnea nel punto controllato a vista dai poliziotti addestrati a sparare alla minima bolla d&#8217;aria sospetta nel fiume. E altre decine di storie come la loro.Si diceva dei castelli: la Repubblica Ceca è il paese con la più alta concentrazione al mondo, circa duemila. Anche queste <strong>fortezze della nobiltà boema e asburgica</strong> raccontano un altro pezzo del periodo comunista. Con l&#8217;arrivo dei comunisti al potere le proprietà delle famiglie nobili, considerati «nemici del popolo», sono state confiscate. Molti castelli, dopo la fine del comunismo, sono stati restituiti ai legittimi proprietari, ma non tutti. Il castello della famiglia dei Lichtenstein, ad esempio, una maestosa reggia in stile neogotico nella Moravia meridionale, è tuttora oggetto di un contenzioso tra la Repubblica ceca e il principato del Lichtenstein (stessa famiglia), che rivendica la restituzione del vasto possedimento. Più a nord, nella Boemia centrale, a un&#8217;ora di macchina da Praga, c&#8217;è il castello della famiglia Ternberk, antica aristocrazia boema. Fu confiscato dallo Stato cecoslovacco nel 1949. «Arrivò una delegazione di burocrati da Praga &#8211; racconta Kateina Reháková, curatrice del museo -, e siccome il castello doveva diventare un museo per il popolo, comunicarono al proprietario la loro decisione: avrebbe fatto lui da custode e guida turistica». Suo figlio Zdeneck, invece, fu mandato nelle miniere di Karvina, al confine con la Slesia. Fuggito in Austria dopo l&#8217;invasione sovietica di Praga nel &#8217;68, il vecchio Zdenk è tornato nel castello di famiglia, dove vive tuttora, circondato dai ricordi.Il viaggio nelle rovine del comunismo cecoslovacco può terminare a Zlin, la città di Tomas Bata, geniale e visionario imprenditore che tra le due guerre creò un impero calzaturiero (oggi una multinazionale presente in cento paesi del mondo), importando dagli <strong>Usa</strong> il modello della fabbrica fordista. Le case, la scuola, l&#8217;ospedale, i negozi per i dipendenti, in una città-azienda che sembrava realizzare i sogni degli <strong>utopisti ottocenteschi</strong>. <strong>Tutto confiscato e nazionalizzato</strong> dai comunisti nel &#8217;48 (Tomas Jan Bata, figlio del fondatore, tornerà in patria solo nel 1990, acclamato come un eroe popolare). Il modello della fabbrica dal volto umano era troppo raffinato per poter essere distrutto dai comunisti, e infatti l&#8217;azienda è andata avanti come se nulla fosse. Un caso non frequente.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-paese-che-non-dimentica-il-comunismo.html">Il Paese nostalgico di Stalin</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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