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	<title>postcolonialismo Archives - InsideOver</title>
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	<title>postcolonialismo Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>L’alleanza militare nel Sahel, un altro passo per allontanarsi dell&#8217;Occidente</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/lalleanza-militare-nel-sahel-un-altro-passo-per-allontanarsi-delloccidente.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Calvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jan 2025 08:12:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Accordo cooperazione militare]]></category>
		<category><![CDATA[postcolonialismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240712174355112_72c05adc2b804851c9d075c00769406a.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240712174355112_72c05adc2b804851c9d075c00769406a.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240712174355112_72c05adc2b804851c9d075c00769406a-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240712174355112_72c05adc2b804851c9d075c00769406a-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240712174355112_72c05adc2b804851c9d075c00769406a-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240712174355112_72c05adc2b804851c9d075c00769406a-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240712174355112_72c05adc2b804851c9d075c00769406a-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Burkina Faso, Mali e Niger annunciano la nascita di una forza militare congiunta ma il vero obiettivo è la creazione di uno spazio economico.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/lalleanza-militare-nel-sahel-un-altro-passo-per-allontanarsi-delloccidente.html">L’alleanza militare nel Sahel, un altro passo per allontanarsi dell&#8217;Occidente</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240712174355112_72c05adc2b804851c9d075c00769406a.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240712174355112_72c05adc2b804851c9d075c00769406a.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240712174355112_72c05adc2b804851c9d075c00769406a-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240712174355112_72c05adc2b804851c9d075c00769406a-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240712174355112_72c05adc2b804851c9d075c00769406a-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240712174355112_72c05adc2b804851c9d075c00769406a-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240712174355112_72c05adc2b804851c9d075c00769406a-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L’<strong>Africa</strong> ha fame di riscatto e, per soddisfare questo bisogno, il primo passo che compie è l’unione delle forze in ambito militare. <strong>Burkina Faso</strong>, <strong>Mali</strong> e <strong>Niger</strong> hanno annunciato recentemente la nascita di un contingente composto da 5 mila uomini provenienti dalle Forze armate dei tre Paesi e pronto a contrastare le azioni dei <strong>gruppi jihadisti</strong> presenti nella regione del Sahel, fascia territoriale corrispondente  a parte dell’Africa subsahariana. Alcuni giorni fa, gli organi di stampa dell’Onu hanno diffuso la notizia che l’area del Sahara meridionale rimane la più fertile per il terrorismo internazionale, dove<strong> l’anno scorso si sono contate più di 6 mila vittime</strong> a causa degli atti criminosi delle milizie affiliate ad Al Qaeda e all’Isis.</p>



<p>A comunicare la formazione della nuova forza militare regionale è stato il ministro della Difesa nigerino, <strong>il generale Salifou Mody</strong>, il quale ha dichiarato che i soldati inizieranno a cooperare in modo sinergico già dalle prossime settimane e disporranno di risorse aeree, terrestri, economiche e di intelligence per potersi coordinare al meglio e contenere la minaccia jihadista. A tal proposito, Mody ha definito il nuovo partenariato strategico-militare “un’idea originale e rassicurante per le nostre popolazioni”. Indubbiamente, il progetto nasce da un’<strong>esigenza di perseguimento e mantenimento della sicurezza </strong>nell’area, ma è da interpretarsi anche come un tassello del nuovo puzzle geopolitico che stanno componendo le tre nazioni africane. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ruolo delle forze armate</h2>



<p>Nell’estate del 2023, Burkina Faso, Mali e Niger hanno dato forma all’<strong>Alleanza degli Stati del Sahel</strong> (AES), una confederazione sorta dalle fondamenta di un patto di mutua assistenza dopo il colpo di Stato verificatosi in Niger che ha portato all’installazione di una giunta militare che era stata minacciata di ritorsioni da parte dei Paesi appartenenti alla Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (ECOWAS). Golpe orchestrati dalle Forze armate hanno avuto luogo anche in Mali e Burkina Faso, rispettivamente nel 2021 e 2022, culminati poi nell’insediamento di Governi che hanno <strong>tagliato i ponti della diplomazia con l’Occidente</strong>, a partire da un Paese che in Africa ha sempre giocato un ruolo di primissimo piano, la Francia. </p>



<p>Sulle colonne di <em>InsideOver </em>vi abbiamo già raccontato di come le ex colonie francesi, a partire da Ciad e Senegal, abbiano già da qualche tempo avviato un <em>iter </em>di affrancamento dalla sfera d’influenza dell’Eliseo che in alcuni si è tradotto nell&#8217;<a href="https://it.insideover.com/politica/ciad-e-senegal-basta-basi-militari-francesi-meglio-i-russi-della-wagner.html"><strong>indisponibilità ad ospitare le basi militari di Parigi</strong> </a>e il personale operativo presso di esse. Non è un caso che anche i Paesi dell’Alleanza del Sahel abbiano deciso di respingere le truppe straniere presenti entro i loro confini mentre erano impegnate a combattere le milizie islamiste. Il presidente nigerino Abdourahamane Tiani che ha definito il trattato costitutivo della confederazione “il culmine della nostra determinata volontà comune di rivendicare la nostra sovranità nazionale”. Il senso di rivalsa nei confronti dell’Occidente per via del suo passato da potenza colonialista  ha portato i governi burkinabé, maliano e nigerino a rivolgersi ai <strong>mercenari russi dell’organizzazione paramilitare Wagner</strong> per preservare la sicurezza nella regione e integrare nuove reclute nelle file dei gruppi locali di miliziani. L’avvicinamento al Cremlino è comprovato anche dall’<strong>interruzione dei rapporti con Kiev</strong> dal momento che, secondo fonti governative del Mali, l’Ucraina avrebbe espresso sostegno a gruppi secessionisti che hanno compiuto atti di violenza contro le Forze armate nazionali, spingendo così i maliani a chiedere la condanna del governo di Zelensky da parte delle Nazioni Unite. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il progetto di un unico Stato</h2>



<p><br>Al di là della dimensione strategico-militare, gli esecutivi della confederazione ambiscono a creare uno <strong>spazio economico comune</strong> caratterizzato da una banca d’investimenti volta a promuovere progetti di crescita e sviluppo nel campo delle infrastrutture, dell’agricoltura e della digitalizzazione. A dirla tutta, l’obiettivo principale da conseguire nei prossimi anni è la costruzione di un unico stato nazionale e staremo a vedere se ciò sarà mai possibile. Senz’altro, la fase discendente della globalizzazione che stiamo attraversando, continua  a risvegliare sentimenti di appartenenza all&#8217;identità nazionale non solo in Europa e in America &#8211; come siamo abituati a vedere da tempo &#8211; ma anche in Africa.  </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/lalleanza-militare-nel-sahel-un-altro-passo-per-allontanarsi-delloccidente.html">L’alleanza militare nel Sahel, un altro passo per allontanarsi dell&#8217;Occidente</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>Il dramma di Mayotte che nessuno conosce. A parte Macron</title>
		<link>https://it.insideover.com/migrazioni/il-dramma-di-mayotte-che-nessuno-conosce-a-parte-macron.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Dec 2024 08:09:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[postcolonialismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="612" height="403" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/istockphoto-547443646-612x612-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/istockphoto-547443646-612x612-1.jpg 612w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/istockphoto-547443646-612x612-1-600x395.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/istockphoto-547443646-612x612-1-300x198.jpg 300w" sizes="(max-width: 612px) 100vw, 612px" /></p>
<p>Se le ex potenze coloniali europee un tempo facevano a gara per accaparrarsi anche il più piccolo strapuntino nell&#8217;Oceano, oggi ignorano beatamente gli obblighi che avere territori d&#8217;Oltremare impone. Questa è più o meno la storia di Mayotte, balzata agli onori delle cronache in queste ore a causa del ciclone Chido che l&#8217;ha presa a &#8230; <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/il-dramma-di-mayotte-che-nessuno-conosce-a-parte-macron.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/il-dramma-di-mayotte-che-nessuno-conosce-a-parte-macron.html">Il dramma di Mayotte che nessuno conosce. A parte Macron</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="612" height="403" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/istockphoto-547443646-612x612-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/istockphoto-547443646-612x612-1.jpg 612w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/istockphoto-547443646-612x612-1-600x395.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/istockphoto-547443646-612x612-1-300x198.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 612px) 100vw, 612px" /></p>
<p>Se le ex potenze coloniali europee un tempo facevano a gara per accaparrarsi anche il più piccolo strapuntino nell&#8217;Oceano, oggi ignorano beatamente gli obblighi che avere territori d&#8217;Oltremare impone. Questa è più o meno la storia di <strong>Mayotte</strong>, balzata agli onori delle cronache in queste ore a causa del ciclone Chido che l&#8217;ha presa a frustate. Sebbene si tratti un&#8217;isola nell&#8217;<strong>Oceano Indiano</strong>, Mayotte è <strong>il territorio più povero sia della Francia che dell&#8217;Unione Europea</strong>, situato com&#8217;è  nel Canale del Mozambico dell&#8217;Oceano Indiano occidentale, in combo con l&#8221;isola più piccola di Pamandzi. </p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://cdn.britannica.com/06/183706-050-1168023E/World-Data-locator-map-Mayotte.jpg" alt="" style="width:378px;height:auto"/></figure>
</div>


<p>Una porziuncola di mare conteso dal 1976, quando Mayotte ha ottenuto uno status speciale come <em>collectivité territoriale</em>. Il suo status mutò in <em>collectivité départementale</em> nel 2001 e poi in <strong>dipartimento d&#8217;Oltremare</strong> nel 2011. Lo status di Mayotte viene ripetutamente contestato dalle isole Comore, che rivendicano Mayotte sin dalla dichiarazione di indipendenza dalla Francia nel 1975.</p>



<p>Da allora, all&#8217;interno delle Comore si è aperta una ferita che non si sarebbe mai più rimarginata. Autorizzata all&#8217;indipendenza, la <strong>libera circolazione</strong> tra le tre isole Comore e Mayotte è stata abolita nel 1994. I locali ricordano il famoso “<strong>visto Balladur</strong>”, chiamato così per via del nome dell&#8217;allora Primo Ministro, che mirava a rallentare l&#8217;arrivo dei Comoriani sull&#8217;isola francese. Edouard Balladur era in viaggio a Mayotte quando annunciò l&#8217;indizione di un referendum &#8221; prima della fine del secolo &#8221; e l&#8217;istituzione di un <strong>visto obbligatorio</strong> per i comoriani che desideravano recarsi sull&#8217; &#8220;Isola dei Profumi&#8221;. Il provvedimento entrò in vigore il 18 gennaio 1995, iniziando a mietere vittime.</p>



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<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Mayotte : l&#039;espoir d&#039;une vie meilleure" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/pyqkAi45HPU?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_pyqkAi45HPU");</script>
</div></figure>



<p>Così Mayotte, in un minuscolo braccio di mare, è diventata il faro di speranza per i derelitti delle Comore, abbigliata con i fasti de la <em>Republique</em>. Profetico fu nel 1974, <strong>Olivier Stirn</strong>, segretario di Stato per i territori francesi d&#8217;oltremare, che si schierò contro la divisione dell&#8217;arcipelago: <em>&#8220;Le Comore saranno uno Stato fragile, non rendiamole ancora più fragili amputando parte del loro territorio!&#8221;.</em> </p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://dims.apnews.com/dims4/default/2bf6c96/2147483647/strip/true/crop/5095x3397+0+0/resize/599x399!/quality/90/?url=https%3A%2F%2Fassets.apnews.com%2Fcc%2Fe0%2F6753ba0a621142266bedbf2dbf06%2F1977179ea78b4a66876e9501295f0959" alt=""/></figure>
</div>


<p>Settanta chilometri di mare separano l&#8217;isola comoriana di <strong>Anjouan</strong> da Mayotte: troppo per i <strong><em>kwassa-kwassa</em></strong>, le bagnarole-canoe a motore-con cui gli immigrati clandestini tentano di arrivare &#8220;in Europa&#8221; con il favore della notte, spesso perdendo la vita. Nonostante le enormi difficoltà economiche, il dipartimento d&#8217;oltremare presenta numerosi vantaggi per la popolazione vicina. Qui il potere d&#8217;acquisto è dieci volte superiore a quello delle altre tre isole. Si cerca una vita migliore, sebbene da irregolari, ma anche la speranza di potersi curare: i locali chiamano &#8220;sanitario&#8221;, il <em>kwassa </em>che trasporta persone in cerca di cure da Anjouan. La situazione però è drammatica anche qui: la <strong>soglia di povertà</strong> a Mayotte tocca l’84%, una casa su tre non dispone di accesso all’acqua corrente e il tasso di disoccupazione sfiorava il 34% nel 2022. </p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.francetvinfo.fr/pictures/YBVjCMH7WHbk0Gjd2BdlaAN5nf4/fit-in/720x/filters:format(avif):quality(50)/2018/11/27/Des-clandestins-anjouanais-arrivent-Mayotte.jpg" alt="" style="width:540px;height:auto"/></figure>
</div>


<p>Nelle pagine minori della stampa francese, Mayotte occupa un posto costante con i numeri della tragedia. La dinamica delle notizie è più o meno sempre la stessa: il moto ondoso, la notte, la paura dell&#8217;acqua. Le barche si rovesciano e si muore a 10, 20, 30 alla volta. Spesso si tratta di <strong>bambini</strong>. In tante altre notti, segnate dalla &#8220;fortuna&#8221;, la polizia di frontiera riesce a evitare la tragedia. Mayotte ha quasi il 50% della sua popolazione di nazionalità straniera (il 95% della quale sono comoriani). Una situazione che esaspera molti mahoraiti. Collettivi attraversano l&#8217;isola per denunciare questi arrivi di migranti che hanno un impatto sui servizi pubblici e in particolare sugli istituti sanitari ed educativi. Nel 2009, il deputato <strong>Jean-Christophe Lagarde</strong>, di ritorno da un viaggio di studio parlamentare, avanzò il numero di <strong>60.000 persone in situazione irregolare </strong>sull&#8217;isola. In risposta alla povertà, la delinquenza esplode e suscita un sentimento di <strong>esasperazione</strong>.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://img.lemde.fr/2022/12/22/0/0/5472/3648/700/0/75/0/3818572_1671723429930-000-32wf4ap.jpg" alt=""/></figure>
</div>


<p>L&#8217;abbaglio per Mayotte non riguarda solo le Comore. Tutta questa parte d&#8217;Africa guarda all&#8217;arcipelago come si guarda all&#8217;Europa. Con la stessa ambizione, la stessa incoscienza e lo stesso dolore. Non più di una settimana fa, un&#8217;altra tragedia in questo tratto di mare si è portata via una trentina di persone. Gli <em>skipper</em>, che erano anche <strong>trafficanti di esseri umani</strong>, erano con i passeggeri dal 7 novembre, quando erano partiti a bordo di due imbarcazioni da una nave madre ancorata al largo della costa meridionale del <strong>Kenya</strong>, vicino a Mombasa. Il ruolo dei capitani era quello di accompagnare i somali nell&#8217;ultima tappa del loro viaggio verso Mayotte. Per giorni in balia del mare, sotto il sole cocente di giorno, fra i deliri per il caldo e la sete, di notte al freddo. Le donne costrette a mescolare quel poco di latte materno a loro rimasto con l&#8217;urina per tenere in vita i propri neonati. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://dims.apnews.com/dims4/default/e56538f/2147483647/strip/false/crop/8192x5464+0+0/resize/1486x991!/quality/90/?url=https%3A%2F%2Fassets.apnews.com%2F90%2F84%2F87df21ad8dbe32758bfeb2ff6bd6%2Fc7f1ff24402f439d8631b9f17bce2062" alt=""/></figure>



<p>Parigi, in quel di Mayotte, si comporta come con una fastidiosa <em>banlieu</em>. Questa primavera, per far fronte alla crisi migratoria sull’isola, il ministro dell’interno <strong>Gérarld Darmanin</strong> aveva annunciato la volontà di una riforma costituzionale poderosa. Un annuncio che faceva seguito alla <strong>soppressione dello <em>ius soli </em>per l&#8217;isola</strong>: i figli degli immigrati nati sull’isola di Mayotte non diventeranno più automaticamente cittadini francesi. Di fronte alle barricate, questa estate il governo francese ha inviato 2.000 soldati e poliziotti per effettuare <strong>espulsioni di massa</strong>, distruggere le baraccopoli e sradicare le bande violente. Proprio quando il contingente di polizia è arrivato dalla Francia continentale, le vicine Comore, in un primo momento, si sono rifiutate di accogliere nuovamente i migranti espulsi. L&#8217;operazione ha sollevato preoccupazioni circa possibili abusi, aggravando le tensioni tra i residenti locali e gli immigrati provenienti dall&#8217;Unione delle Comore. </p>



<p>Il governo francese afferma di aver espulso in media 25.000 cittadini delle Comore all&#8217;anno dal 2018. Ma una volta compiuti i 18 anni, i giovani locali hanno poche possibilità di lavoro. Quelli con solo un permesso di soggiorno non possono viaggiare nella Francia continentale. Molti si rivolgono all&#8217;economia sommersa. Nel frattempo una <strong>guerra fratricida</strong> nell&#8217;arcipelago porta il segno del <em>dividi et impera</em> di Parigi. In effetti, a Mayotte sono attivi <strong>collettivi anti-migranti</strong> che stanno iniziando a prendere in mano la situazione. Alcuni locali se la prendono con gli ospedali che curano gli stranieri, interrompendo le spedizioni di medicinali e beni verso le Comore e minacciando di distruggere le baraccopoli se le autorità non intervengono per prime.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://ilmanifesto.it/cdn-cgi/image/format=auto,width=1400/https://static.ilmanifesto.it/2024/12/17europa-f02-mayotte-ap.jpg" alt="" style="width:547px;height:auto"/></figure>
</div>


<p>A partire da ottobre, il prefetto di Mayotte ha iniziato a organizzare voli di gruppo per scortare gli immigrati clandestini verso la <strong>Repubblica Democratica del Congo</strong>. Priorità: &#8220;ripristinare l&#8217;ordine&#8221;. Da febbraio erano già stati organizzati quattro voli di questo tipo per contribuire a svuotare i centri di detenzione di Mayotte. Il ministro Bruno Retailleau aveva, inoltre, annunciato accordi bilaterali sulla sicurezza con i Paesi della regione dei Grandi Laghi in Africa, tra cui <strong>Burundi</strong> e <strong>Ruanda</strong>, per &#8220;fermare l&#8217;afflusso&#8221; di migranti. Intanto, mentre il governo francese scivolava sulla fiducia, un ciclone prendeva a ceffoni Mayotte, lasciando l&#8217;isola al buio e senza acqua, devastata e ricoperta di una coltre di corpi in decomposizione. Macron sarà presto lì, <em>con gli occhi rossi e il cappello in mano</em>. Di certo, non a bordo di un <em>kwassa</em>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/il-dramma-di-mayotte-che-nessuno-conosce-a-parte-macron.html">Il dramma di Mayotte che nessuno conosce. A parte Macron</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il vento di golpe che spazza l&#8217;Africa</title>
		<link>https://it.insideover.com/video/il-vento-di-golpe-che-spazza-lafrica</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Chiara Marcassa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Sep 2023 13:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[colpo-di-stato]]></category>
		<category><![CDATA[InsideNews]]></category>
		<category><![CDATA[militari]]></category>
		<category><![CDATA[postcolonialismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1280" height="720" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/Copertina-video-InsideNews-1-7.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/Copertina-video-InsideNews-1-7.jpg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/Copertina-video-InsideNews-1-7-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/Copertina-video-InsideNews-1-7-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/Copertina-video-InsideNews-1-7-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/Copertina-video-InsideNews-1-7-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/Copertina-video-InsideNews-1-7-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>Dal colpo di Stato di Bamako, in Mali, nel 2012, la stragrande maggioranza degli interventi militari avvenuti in Africa ha avuto come minimo comune denominatore il revanscismo anti-occidentale. </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="720" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/Copertina-video-InsideNews-1-7.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/Copertina-video-InsideNews-1-7.jpg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/Copertina-video-InsideNews-1-7-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/Copertina-video-InsideNews-1-7-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/Copertina-video-InsideNews-1-7-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/Copertina-video-InsideNews-1-7-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/Copertina-video-InsideNews-1-7-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<figure class="wp-block-video"><video height="1080" style="aspect-ratio: 1920 / 1080;" width="1920" controls poster="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/Copertina-video-InsideNews-1-7.jpg" src="https://cdn.evolutionadv.it/insideover/website/2023/09/Africa_colpi_di_stato.mp4"></video></figure>



<p>L&#8217;ultimo <strong>colpo di Stato </strong>che ha avuto luogo in Africa, quello del Gabon, si è distinto da gli altri casi recenti perché appare il risultato di un regolamento di conti interno e – per ora – non mostra riferimenti espliciti <strong>all&#8217;estero</strong>. La lunga fila di interventi militari che hanno rovesciato governi più o meno democraticamente eletti ha invece un <strong>fattore comune </strong>da oltre dieci anni: il <strong>sentimento anti-occidentale</strong> e anti-coloniale. </p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Scopri di più:</strong> <a href="https://it.insideover.com/politica/il-continente-dei-colpi-di-stato-perche-lafrica-e-sempre-instabile-e-perche-si-susseguono.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Il  continente dei colpi di Stato: perché l’Africa è sempre instabile</a></li>
</ul>
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		<title>&#8220;Adieu Indochine&#8221;: il disastro militare francese a Dien Bien Phu</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/adieu-indochine-il-disastro-militare-francese-a-dien-bien-phu.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Sep 2023 19:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Esercito francese]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra del vietnam]]></category>
		<category><![CDATA[postcolonialismo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=373056</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1152" height="636" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/Patrice-Le-Nepvou-de-Carfort-medecin-du-8e-Choc-soigne-les-blesses-pistePavie-DienBienPhu-Indochine-e1693397308955.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/Patrice-Le-Nepvou-de-Carfort-medecin-du-8e-Choc-soigne-les-blesses-pistePavie-DienBienPhu-Indochine-e1693397308955.jpg 1152w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/Patrice-Le-Nepvou-de-Carfort-medecin-du-8e-Choc-soigne-les-blesses-pistePavie-DienBienPhu-Indochine-e1693397308955-600x331.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/Patrice-Le-Nepvou-de-Carfort-medecin-du-8e-Choc-soigne-les-blesses-pistePavie-DienBienPhu-Indochine-e1693397308955-300x166.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/Patrice-Le-Nepvou-de-Carfort-medecin-du-8e-Choc-soigne-les-blesses-pistePavie-DienBienPhu-Indochine-e1693397308955-1024x565.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/Patrice-Le-Nepvou-de-Carfort-medecin-du-8e-Choc-soigne-les-blesses-pistePavie-DienBienPhu-Indochine-e1693397308955-768x424.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1152px) 100vw, 1152px" /></p>
<p>La storia dell'intervento francese in Indocina e le conseguenze devastanti che ebbe sulla regione, a partire dall'impegno americano in Vietnam</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/adieu-indochine-il-disastro-militare-francese-a-dien-bien-phu.html">&#8220;Adieu Indochine&#8221;: il disastro militare francese a Dien Bien Phu</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1152" height="636" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/Patrice-Le-Nepvou-de-Carfort-medecin-du-8e-Choc-soigne-les-blesses-pistePavie-DienBienPhu-Indochine-e1693397308955.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/Patrice-Le-Nepvou-de-Carfort-medecin-du-8e-Choc-soigne-les-blesses-pistePavie-DienBienPhu-Indochine-e1693397308955.jpg 1152w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/Patrice-Le-Nepvou-de-Carfort-medecin-du-8e-Choc-soigne-les-blesses-pistePavie-DienBienPhu-Indochine-e1693397308955-600x331.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/Patrice-Le-Nepvou-de-Carfort-medecin-du-8e-Choc-soigne-les-blesses-pistePavie-DienBienPhu-Indochine-e1693397308955-300x166.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/Patrice-Le-Nepvou-de-Carfort-medecin-du-8e-Choc-soigne-les-blesses-pistePavie-DienBienPhu-Indochine-e1693397308955-1024x565.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/Patrice-Le-Nepvou-de-Carfort-medecin-du-8e-Choc-soigne-les-blesses-pistePavie-DienBienPhu-Indochine-e1693397308955-768x424.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1152px) 100vw, 1152px" /></p>
<p><em>Béatrice</em>, <em>Gabrielle</em>, <em>Eliane</em>, <em>Dominique</em>, <em>Françoise</em>, <em>Isabelle</em>: questi i nomi in codice scelti per le colline di altissimo valore strategico su cui era basata la difesa dell&#8217;avamposto militare francese di <strong>Dien Bien Phu</strong>, in quella che fu e più non sarà l&#8217;Indocina francese. A sceglierli era stato un estroso ed egocentrico colonnello, De la Croix de Castries,&nbsp;comandante delle forze francesi schierate nel settore. Erano i nomi delle sue prostitute<em> predilette</em>.  </p>



<p>Era la primavera del 1954 in <strong>Indocina</strong> quando il contingente di rinforzo aviotrasportato nell&#8217;Operation Castore si attestava a difesa della spianata insieme al resto del Groupement Opérationnel du Nord-Ovest. Tredicimila uomini in tutto, un forza mista composta battaglioni di paracaduti dell&#8217;Armée de Terre, della <strong><a href="https://www.ilgiornale.it/news/cultura/simbolo-legione-straniera-mano-legno-danjou-1906072.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Legione Straniera</a></strong>, di &#8220;<em>tirailleurs</em>&#8221; algerini, e truppe scelte tai dam e marocchine, coadiuvati da pezzi di artiglieria e mezzi corazzati leggeri del tipo M-24 &#8220;Chafee&#8221; di produzione americana, ben trincerati in una rete di bunker e casematte.</p>



<p>L&#8217;obiettivo principale dei francesi era quello di occupare la zona in prossimità del confine con il Laos creando un aerosuperficie avanzata che potesse accogliere ulteriori rinforzi per tentare di riequilibrare le forze in campo e arginare i guerriglieri fedeli alla causa <strong>Viet Minh</strong>, intesi a collegarsi con formazioni ribelli laotiane per combattere e dissipare una volta per tutte il <strong>colonialismo francese</strong> in Indocina.</p>



<p>Negando l&#8217;indipendenza <em>tout court</em> al futuro Stato del Vietnam nel 1945, ma concedendone solo una limitata &#8211; il settore della difesa e la politica estera dovevano continuare a essere supervisionati dalla Francia &#8211; Parigi era diventata una <strong>potenza nemica</strong> e usurpatrice secondo il direttivo politico militare guidato dal nazionalista vietnamita<strong> Ho Chi Min</strong>, spinto da ideali marxisti leninisti. Ebbe così inizio una guerra decennale (appoggiata dalla Cina e dalla Urss) contro l&#8217;esercito francese visto come &#8220;occupante&#8221; del territorio che veniva considerato ufficialmente colonia francese dal 1887. </p>



<p>Il territorio comprendeva&nbsp;l&#8217;attuale <strong>Vietnam</strong>; il <strong>Laos</strong>, cui era stata accordata indipendenza nel 1949; e la <strong>Cambogia</strong>, a cui era stata accordata l&#8217;indipendenza nel 1953. Dal canto suo la Francia già in vista di abbandonare il campo data la condizione di instabilità raggiunta, intendeva limitarsi a &#8220;rafforzare&#8221; la sua posizione strategica-militare prima di sedere al <strong>tavolo dei negoziati</strong> per trovare quella che allora veniva definita &#8220;<em>un&#8217;uscita di scena onorevole</em>&#8220;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una sconfitta che farà storia  </h2>



<p>Quella che doveva essere un&#8217;astuta <strong>mossa strategica</strong> per sbarrare la strada ai nazionalisti vietmin, si tramutò in una carneficina per le truppe francesi che, una volta perse le prime colline e di conseguenza la possibilità di utilizzare le due piste del campo d’aviazione &#8211; devastate dal tiro dell&#8217;artiglieria -, vennero <strong>cinte d’assedio</strong>. </p>



<p>Costrette a combattere una <a href="https://ospreypublishing.com/us/osprey-blog/2020/maps-of-decisive-phases-of-the-siege-of-dien-bien-phu/">battaglia di logoramento</a>, con un appoggio aereo insufficiente e l’impossibilità di ricevere ulteriori rinforzi, battuti notte e giorno dalla pioggia dei monsoni, i 56 giorni di combattimenti a Dien Bien Phu furano scanditi da assalti drammatici, sortite audaci, contrattacchi incapaci di ribaltare le sorti dello scontro che si concluse nella resistenza disperata, fino all’ultimo uomo, fino all’estremo sacrificio da parte di chi non accettava di arrendersi come i legionari a difesa di <em>Isabelle</em>.</p>



<p>Quando la prima <strong>offensiva vietnamita</strong> lanciata nella metà di marzo porto alla conquista, in soli quattro giorni, delle postazioni fortificate con i nomi in codice di<strong> </strong>Beatrice, Gabrielle e Anne Marie, la situazione si fece già disperata. Esse dominavano la parte settentrionale della valle a la mancanza di controllo di queste alture compromise l’integrità della base aereo-terrestre francese.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/Map_of_1954_Battle_in_Bunker_of_Colonel_de_Castries_-_Dien_Bien_Phu_-_Vietnam_48168741216-dimensioni-grandi-768x1024.jpeg" alt="La mappa della piazzaforte di Dien Bien Phu usata dal comandate francese De la Croix de Castries" class="wp-image-408726" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/Map_of_1954_Battle_in_Bunker_of_Colonel_de_Castries_-_Dien_Bien_Phu_-_Vietnam_48168741216-dimensioni-grandi-768x1024.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/Map_of_1954_Battle_in_Bunker_of_Colonel_de_Castries_-_Dien_Bien_Phu_-_Vietnam_48168741216-dimensioni-grandi-600x800.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/Map_of_1954_Battle_in_Bunker_of_Colonel_de_Castries_-_Dien_Bien_Phu_-_Vietnam_48168741216-dimensioni-grandi-225x300.jpeg 225w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/Map_of_1954_Battle_in_Bunker_of_Colonel_de_Castries_-_Dien_Bien_Phu_-_Vietnam_48168741216-dimensioni-grandi.jpeg 960w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>La mappa della piazzaforte di Dien Bien Phu usata dal comandate francese De la Croix de Castries</em></figcaption></figure>



<p>Una volta trincerate, le tre divisioni di vietmin agli ordine del generale <a href="https://www.wumingfoundation.com/giap/2013/10/vo-nguyen-giap/">Vo Nguyen Giap</a> impedirono ad ogni convoglio di rifornimenti di raggiungere l’avamposto francese via terra. Isolando la guarnigione che veniva lentamente dissanguata dai mortai e dagli assalti all’arma bianca. In aprile caddero le posizioni Eliane, e Hughette, e all’inizio di maggio le perdite registrate tra i francesi erano tali da aver compromesso ogni speranza di tenere la posizione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Fino all’ultimo uomo</h2>



<p>Con i difensori francesi indeboliti e impossibilitati a ricevere ogni tipo di rifornimenti, la terza offensiva condotta dai vietnamiti nella notte tra l&#8217;1 e il 2 maggio portò all’accerchiamento della “posizione principale” dove era il quartier generale che vedrà sventolare, il <strong>7 di maggio</strong>, la bandiera rossa con la stella dei vietnamiti, mentre il comandate della guarnigione francese veniva fatto prigioniero con i suoi ufficiali.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="622" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/Victory_in_Battle_of_Dien_Bien_Phu-1024x622.jpg" alt="" class="wp-image-408722" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/Victory_in_Battle_of_Dien_Bien_Phu-1024x622.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/Victory_in_Battle_of_Dien_Bien_Phu-600x365.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/Victory_in_Battle_of_Dien_Bien_Phu-300x182.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/Victory_in_Battle_of_Dien_Bien_Phu-768x467.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/Victory_in_Battle_of_Dien_Bien_Phu.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">I vietmin sventolano la bandiera dopo aver conquistato il quartier generale francese a Dien Bien Phu intorno alle 17:30 del 7 maggio 1954.</figcaption></figure>



<p>Quando tutto era definitivamente perduto, solo l’avamposto di Isabelle, ultimo caposaldo tenuto dai mille uomini della <strong>Legione straniera</strong>, continuò a combattere nella speranza di riuscire in una manovra evasiva. I legionari ai comandi del colonnello Leland rifiutavano di arrendersi e consegnare le insegne. Dopo aver esaurito tutte le scorte di munizioni, tentarono un&#8217;ultima sortita con il favore del buio: vennero trucidati tutti, fino all’ultimo uomo. La battaglia si era conclusa. Nella <em>valle dei fantasmi</em> giacevano tra il fango e le trincee devastate dalle granate ben cinquemila francesi caduti, in larga parte di paracadutisti e legione straniera. Ottomila erano i caduti tra le file dei viet che avevano raccolto una forza di 50mila uomini. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Un epilogo non privo di conseguenze storiche<strong>&nbsp;</strong></h2>



<p>Nonostante il conflitto rientrasse, al pari dell’appena terminata guerra di Corea, nel più ampio scacchiere della Guerra fredda, il presidente americano <strong>Dwight</strong> <strong>Einsenhower</strong> negò l’<a href="https://history.state.gov/milestones/1953-1960/dien-bien-phu">intervento degli Stati Uniti </a>limitandosi per tutta la durata del conflitto a fornire solo ed esclusivamente assistenza finanziaria e logistica: quasi fosse un <em>affaire</em> che i francesi dovevano sbrigare da soli. </p>



<p>Questa decisione, giustificata dal diniego della <strong>Nato</strong> che riteneva inutile appoggiare una “causa persa&#8221;, e dalle nette conclusioni come quella del capo di stato maggiore dell’Us Army che riteneva lo scontro in Indocina un “<em>conflitto sbagliato nel posto sbagliato</em>&#8220;, proiettò gli americani verso una lenta discesa negli inferi della regione. Iniziata con una complessa <strong>guerra segreta</strong> gestita dalla Cia, che con anni di ritardo si sarebbe tramuta, un passo dopo l’altro, in un <a href="https://it.insideover.com/politica/cinquanta-anni-cambiava-volto-della-guerra-vietnam.html">conflitto</a> di grandi dimensioni destinato a concludersi con la più aspra sconfitta mai patita da Washington &#8211; che pure era interessata almeno quanto Parigi a frenare l&#8217;ingerenza del comunismo e Estremo oriente, e gestire le risorse presenti nella regione: stagno, petrolio, <strong>gomma</strong> e ovviamente riso.</p>



<p>La pesante sconfitta vide la delegazione francese e vietnamite &#8211; in presenza di mediatori di Stati Uniti e Cina &#8211; sedere al tavolo dei negoziati a Ginevra per discutere del futuro dell’Indocina. </p>



<p>I <strong>due accordi</strong> raggiunti riguardarono il <strong>cessate il fuoco </strong>che i francesi e i vietmin avrebbero dovuto rispettare nella temporanea divisione del paese lungo il 17° parallelo dove le forze francesi sarebbero rimaste nel sud e le forze di <strong>Ho Chi Minh</strong> avrebbero controllato il nord. Proprio come era avvenuto per la Corea del 38° parallelo, ma con confini meno netti e non così militarizzati; e la promessa che né il Nord filo-comunista né il Sud filo-occidentale avrebbero stretto alleanze con partiti esterni, per poi andare a elezioni 1956. Laos e Cambogia sarebbero dovute rimanere neutrali. La storia ci mostrerà il contrario e graduale mutare della condizioni di alleanza e supporto esterno.</p>



<p>L&#8217;8 maggio 1954 su <em>Le Figaro</em> comparve un <a href="https://www.cvce.eu/en/obj/the_sacrifice_from_le_figaro_8_may_1954-en-20b1ca32-9f89-4760-9407-20c1ac9ec78c.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">fondo</a> del direttore Pierre Brisson, che onorava il sacrificio dei soldati francesi ingannati dalla loro stessa patria, e giudicava duramente l&#8217;atteggiamento dei <strong>vertici comunisti francesi</strong>, accusati di aver compiuto una “marcia indietro miserabile” quando versarono lacrime d’occasione “per il massacro causato dalle armi che il comunismo ha messo nelle mani dei nemici”. “Il coraggio speso su questo sanguinoso pezzo di terra nel profondo della giungla, il valore del generale de Castries e le sue truppe, le imprese dei piloti e dei paracadutisti, il continuo sacrificio di vite umane, l&#8217;entusiasmo di questa disperata fraternità di volontari: tutto ciò che sappiamo della spietata battaglia condotta dagli uomini liberi contro le forze del fanatismo ha suscitato l&#8217;ammirazione universale e ci ha commosso nel profondo”, gridavano le pagine del quotidiano parigino. </p>



<p>Ma a nulla valse. Né a risvegliare nella Francia l’appoggio alla <strong>causa coloniale</strong>, in difesa di quei francesi che sarebbero presto dovuti fuggire dalle terre oltremare, né a riaccendere l’ardore necessario alle giovani generazioni per proseguire in quello che a tutti gli effetti era diventato un sogno anacronistico che s’infrangeva, in Indocina, in Nord Africa; lasciando ferite profonde nella vecchia potenza europea che ancora non ha finito di<strong> fare i conti</strong> con il suo <strong>passato imperialista</strong>.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/adieu-indochine-il-disastro-militare-francese-a-dien-bien-phu.html">&#8220;Adieu Indochine&#8221;: il disastro militare francese a Dien Bien Phu</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Quelle isole dell’oceano indiano controllate da Francia e Regno Unito</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/quelle-isole-delloceano-indiano-controllate-da-francia-e-regno-unito.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Oddi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Nov 2019 11:14:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[postcolonialismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2048" height="1365" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Chagos.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Chagos (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Chagos.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Chagos-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Chagos-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Chagos-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /></p>
<p>Seppur si tratti di alcune isole, Francia e Gran Bretagna annoverano, tutt’oggi, dei possedimenti territoriali nell’Africa subsahariana. L’importanza strategico-militare di questi territori è tutt&#8217;altro che marginale, tanto quanto il loro valore simbolico. Francia e Gran Bretagna faticano ad abbandonare, almeno formalmente, il continente dove si sono confrontate per circa un secolo. Sono passati 135 anni &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/quelle-isole-delloceano-indiano-controllate-da-francia-e-regno-unito.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2048" height="1365" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Chagos.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Chagos (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Chagos.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Chagos-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Chagos-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Chagos-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /></p><p>Seppur si tratti di alcune isole, Francia e Gran Bretagna annoverano, tutt’oggi, dei possedimenti territoriali nell’Africa subsahariana. L’importanza strategico-militare di questi territori è tutt&#8217;altro che marginale, tanto quanto il loro valore simbolico. Francia e Gran Bretagna faticano ad abbandonare, almeno formalmente, il continente dove si sono confrontate per circa un secolo. Sono passati 135 anni dalla <strong>Conferenza di Berlino</strong>, quando le potenze europee si spartirono con riga e squadra l’Africa, dando il via a quasi un secolo di colonialismo, eppure permangono alcuni governatorati europei.</p>
<h2>I possedimenti francesi</h2>
<p>Quando si parla di colonialismo non può essere assente la Francia, che porta ancora avanti la propria idea di <em>direct rule</em>. Le due isole in questione sono <strong>Reunion</strong> e <strong>Mayotte</strong>, rispettivamente a nord e a est del Madagascar. La prima fu occupata dai francesi dal lontano 1642 e fa parte dell’arcipelago delle isole Mascarene. Nonostante l’assenza di qualsiasi movimento indipendentista, l’isola è oggi in una situazione economica e sociale tesa &#8211; il tasso di disoccupazione è del 29% &#8211; tanto che il movimento dei <strong>gilet gialli</strong> ha attecchito anche qui nel lontano oceano indiano. Mayotte, invece, sono due isole dell’arcipelago delle Comore, da cui prende il nome l’omonimo stato: Unione delle Comore. Tra il 1974 e il 1976, quando il resto delle Comore giungeva all&#8217;indipendenza, Mayotte, con un referendum, scelse di restare nell’orbita francese. Nel 1976 il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, mise ai voti una risoluzione per affidare le isole alla nascente repubblica delle Comore, ma la Francia, membro permanente del Consiglio, oppose il su <strong>diritto di veto</strong>. A oggi, il 97% della popolazione è di fede musulmana e la lingua ufficiale è il francese, ma non tutta la popolazione lo sa leggere o scrivere. Questi due territori fanno a tutti gli effetti parte dell’Unione europea, difatti la valuta in vigore è l’euro e i cittadini votano per le elezioni europee.</p>
<h2>La disputa sull’arcipelago Chagos</h2>
<p>Un po’ più articolata è la presenza britannica. I possedimenti sono due, uno nell’oceano atlanico e uno nell’oceano indiano. Nell’Atlantico, a metà strada tra la Namibia e il Brasile, è presente il <strong>territorio d’oltremare di St. Helena, Ascension e Tristan de Cunha</strong>. Le isole, che fanno parte dell’Africa solo dal punto di vista geografico, furono scoperte in epoca Moderna dai portoghesi che stabilirono degli avamposti commerciali in queste isole disabitate. In seguito, ne prese possesso il Regno Unito e Sant’Elena divenne famosa per l’esilio di Napoleone. L’isola più importante è sicuramente Ascension dove sono presenti l’Agenzia Europea per lo Spazio e la Nasa.</p>
<p>I <strong>Territori Britannici dell’Oceano Indiano</strong>, hanno tutt’altro peso e sono composti dalle isole dell’arcipelago <strong>Chagos</strong>, circa 2mila chilometri a Nord – Est delle Mauritius. Nel 1968 le isole Mauritius ottengono l’indipendenza, ma la Gran Bretagna non abbandona l’arcipelago Chagos, anzi deporta gli abitanti, circa duemila, alle isole Mauritius, nel silenzio assoluto di giornalisti e Nazioni Unite. La deportazione è finalizzata alla creazione di una base militare statunitense sull’atollo Diego Garcia, oggi unica isola abitata. Da questa base, per cui gli Stati Uniti d’America pagano un lauto affitto, partono i bombardieri diretti in Iraq e Afghanistan.<br />
Dopo anni di proteste da parte dei rifugiati chagossiani, la Corte Internazionale di Giustizia si è pronunciata a favore del ritorno dell’arcipelago tra i territori mauriziani. Decisione corroborata dal voto dell’Assemblea Generale che dispone al Regno Unito di abbandonare i Territori dell’Oceano Indiano entro il 22 Novembre. Nonostante l’appello di Papa Francesco – interessato soprattutto a rimarcare la disputa tra Gran Bretagna e Argentina sulle isole Falkland – e la disponibilità delle Mauritius affinché permanga la base militare USA, la situazione non è cambiata e l’Unione Africana ha apertamente criticato l’operato di Londra.</p>
<p>La risposta della Gran Bretagna è stata inequivocabile: non abbiamo alcun dubbio circa la nostra sovranità su quei territori. Un misto di arroganza, disprezzo per le Nazioni Unite, che contano sempre meno, e un neanche troppo celato <strong>eurocentrismo</strong> che dovrebbe far riflettere. A quasi sessant’anni dalle indipendenze della maggior parte degli Stati africani, due potenze europee continuano a rimarcare la loro presenza territoriale, ignorando i richiami della comunità internazionale e, ancor di più, quelli delle popolazioni locali. Il <strong>colonialismo</strong> come fenomeno giuridico permane solo in queste piccole enclavi, ma la schiavitù economica, politica e militare dilaga in tutto il continente. Gran Bretagna, Francia, Stati Uniti, Russia, Cina, Brasile, paesi del Golfo, con la complicità delle classi dirigenti africane, continuano indisturbate a depredarne le risorse, naturali e umane. Le bandiere francesi e britanniche sventolano su queste isole, quasi a ricordare, come se ce ne fosse bisogno, che l’Europa dall’Africa non se n’è mai andata.</p>
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		<title>Camerun sempre più in crisi: già più di 500mila sfollati</title>
		<link>https://it.insideover.com/nazionalismi/camerun-sempre-piu-in-crisi-gia-piu-di-500mila-sfollati.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Oddi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Aug 2019 21:42:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionalismi]]></category>
		<category><![CDATA[guerra civile]]></category>
		<category><![CDATA[postcolonialismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="883" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Camerun-elezioni-La-Presse-e1567259692549.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Camerun-elezioni-La-Presse-e1567259692549.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Camerun-elezioni-La-Presse-e1567259692549-300x138.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Camerun-elezioni-La-Presse-e1567259692549-768x353.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Camerun-elezioni-La-Presse-e1567259692549-1024x471.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Sono quasi tre anni che in Camerun è in corso una violenta guerra civile che ha le sue radici storiche nel colonialismo. Le regioni anglofone (25 milioni di abitanti) chiedono maggiore autonomia e rispetto dei propri diritti, mentre il governo di Yaoundé nega addirittura che ci sia una crisi, che fino ad oggi ha causato &#8230; <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/camerun-sempre-piu-in-crisi-gia-piu-di-500mila-sfollati.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="883" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Camerun-elezioni-La-Presse-e1567259692549.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Camerun-elezioni-La-Presse-e1567259692549.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Camerun-elezioni-La-Presse-e1567259692549-300x138.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Camerun-elezioni-La-Presse-e1567259692549-768x353.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Camerun-elezioni-La-Presse-e1567259692549-1024x471.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Sono quasi tre anni che in <strong>Camerun</strong> è in corso una violenta guerra civile che ha le sue radici storiche nel colonialismo. Le regioni anglofone (25 milioni di abitanti) chiedono maggiore autonomia e rispetto dei propri diritti, mentre il governo di Yaoundé nega addirittura che ci sia una crisi, che fino ad oggi ha causato oltre 500mila sfollati interni.</p>
<h2>Una colonia per tre colonizzatori</h2>
<p>Il Camerun diviene ufficialmente una colonia tedesca nel 1885 in seguito alla Conferenza di Berlino, in cui gli Stati europei si spartiscono i territori del continente africano. Dopo la seconda guerra mondiale, la Germania perde i suoi possedimenti coloniali. Il Camerun è diviso fra <strong>Gran Bretagna</strong> (regioni Occidentali e Settentrionali) e <strong>Francia</strong>, che ricevono il mandato ufficiale della Società delle Nazioni nel 1922. Il Camerun francese raggiunge l’indipendenza nel 1960, quello britannico l’anno successivo. La parte Settentrionale, degli ex possedimenti del Regno Unito, sceglie di annettersi alla Nigeria, mentre la regione Occidentale, che affaccia sul Golfo di Guinea, entra a far parte della nascente Federazione del Camerun (bilingue). Nel 1972 il presidente camerunense Ahmadou Ahidja abolisce ufficialmente il federalismo e divide l’area anglofona in due province: la provincia del Nord – Ovest e quella del Sud &#8211; Ovest. L’opera di centralizzazione prosegue con <strong>Paul Biya</strong> in carica dal 1982. L’anziano presidente camerunense, recentemente riconfermato con il 71% dei consensi, nei suoi 37 anni di governo ha attuato un progressivo appiattimento dell’identità binaria del Camerun, a favore dell’elemento francofono.</p>
<h2>La peggiore crisi della storia del Camerun</h2>
<p>Una tale gestione ha accresciuto ed esacerbato il sentimento di frustrazione delle <strong>regioni anglofone</strong>, che esplode nell’Ottobre 2016, quando Yaoundé invia, nei tribunali e nelle scuole, giudici e professori francofoni che non hanno conoscenza dei sistemi legislativi e educativi locali. I separatisti sono stati a lungo in minoranza rispetto ai moderati che chiedevano maggiore autonomia e gli stessi diritti della popolazione francofona, ma una così evidente ingerenza di Paul Biya è letta come il definitivo atto di consacrazione della supremazia francese. Avvocati, professori e studenti scendono in piazza. La risposta del governo centrale, inizialmente moderata, in pochi mesi si trasforma in una lotta senza quartiere contro i separatisti, dando il via a una <strong>guerra civile</strong> che ha radici in una più ampia crisi socio – politica. Dal 2017 in poi si assiste a un’escalation delle violenze perpetrate a danno dei civili. A oggi il conflitto ha causato 530 000 sfollati interni; 35 000 rifugiati in Nigeria; la distruzione di oltre 170 villaggi; 1885 morti (1000 separatisti, 235 tra soldati dell’esercito regolare e polizia, 650 civili). A questi vanno aggiunti un numero imprecisato di arresti tra le file degli anglofoni e il totale blocco d’internet nelle due province.</p>
<h2>Gruppi armati contro le forze speciali</h2>
<p>Dopo una prima fase in cui Nazioni Unite e attori internazionali si sono disinteressati della crisi, nell’ultimo anno è emersa con evidenza la portata della guerra civile, anche a causa delle ripetute violazioni dei diritti civili e umani ai danni della popolazione anglofona non coinvolta direttamente nel conflitto. Queste violazioni portano la firma delle due fazioni che si contrappongono: esercito e polizia regolare, fedeli al governo centrale, e il CAA (<strong>Consiglio per l’autonomia dell’Ambazona</strong>), che racchiude al suo interno almeno sette sigle di combattenti. Tra questi gruppi quelli maggioritari sono il Manyu Tigers, guidato da Martin Ashu con circa 500 elementi, l’SCDF di Ebeneze Akwanga che consta di 400 unità e l’ADF di Benedict Kuah, tra i 200 e i 500 uomini. Per contrastare le milizie separatiste, il governo ha messo in campo il <strong>Battaglione di Intervento Rapido</strong> (BIR), una forza d’elite, nata per contrastare le infiltrazioni di Boko Haram nel Nord del paese. Il prezzo di questa violenta guerra civile sta ricadendo sulla popolazione delle due province costretta a subire violenze, torture, esecuzioni sommarie e distruzione delle proprie case, operate dal BIR, principalmente, e dai separatisti.</p>
<p>Oggi, a quasi tre anni dall’inizio delle proteste, il sogno di una pacifica indipendenza è definitivamente sfumato, trasformandosi in una guerra civile, la peggiore della storia del Camerun. La risoluzione di questa crisi potrà avvenire unicamente tramite il dialogo fra le due parti: Paul Biya dovrebbe rinunciare all’idea di una rapida vittoria militare; i moderati e federalisti, che continuano a essere la maggioranza, dovrebbero isolare i gruppi armati separatisti, organizzando una piattaforma di dialogo, per parlare con un’unica voce. A quasi Sessant’anni dall’indipendenza, il Camerun paga ancora il peso di una spartizione coloniale arbitraria e scellerata che ha condizionato, e forse reso impossibile, la creazione di un’identità nazionale forte e coesa.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/camerun-sempre-piu-in-crisi-gia-piu-di-500mila-sfollati.html">Camerun sempre più in crisi: già più di 500mila sfollati</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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