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	<title>Pkk Archives - InsideOver</title>
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	<title>Pkk Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>La vendetta di Israele può scatenare una nuova crisi in Siria: tutti i rischi per il Medio Oriente</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/la-vendetta-di-israele-puo-scatenare-una-nuova-crisi-in-siria-tutti-i-rischi-per-il-medio-oriente.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Chiara Marcassa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Oct 2023 11:42:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto israelo-palestinese]]></category>
		<category><![CDATA[Forze democratiche siriane (Sdf)]]></category>
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		<category><![CDATA[Pkk]]></category>
		<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1268" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/10/ilgiornale2_20231016133731872_9af0a5f6c58ab7eb7ba991b3fb4a948c-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/10/ilgiornale2_20231016133731872_9af0a5f6c58ab7eb7ba991b3fb4a948c-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/10/ilgiornale2_20231016133731872_9af0a5f6c58ab7eb7ba991b3fb4a948c-scaled-600x396.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/10/ilgiornale2_20231016133731872_9af0a5f6c58ab7eb7ba991b3fb4a948c-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/10/ilgiornale2_20231016133731872_9af0a5f6c58ab7eb7ba991b3fb4a948c-1024x676.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/10/ilgiornale2_20231016133731872_9af0a5f6c58ab7eb7ba991b3fb4a948c-768x507.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/10/ilgiornale2_20231016133731872_9af0a5f6c58ab7eb7ba991b3fb4a948c-1536x1014.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/10/ilgiornale2_20231016133731872_9af0a5f6c58ab7eb7ba991b3fb4a948c-2048x1352.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La normalizzazione dei rapporti della Siria con gli Stati arabi ha fatto sperare in un'imminente ricostruzione del Paese: in realtà, il governo di Assad è debole e preda della vendetta israeliana. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-vendetta-di-israele-puo-scatenare-una-nuova-crisi-in-siria-tutti-i-rischi-per-il-medio-oriente.html">La vendetta di Israele può scatenare una nuova crisi in Siria: tutti i rischi per il Medio Oriente</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1268" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/10/ilgiornale2_20231016133731872_9af0a5f6c58ab7eb7ba991b3fb4a948c-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/10/ilgiornale2_20231016133731872_9af0a5f6c58ab7eb7ba991b3fb4a948c-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/10/ilgiornale2_20231016133731872_9af0a5f6c58ab7eb7ba991b3fb4a948c-scaled-600x396.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/10/ilgiornale2_20231016133731872_9af0a5f6c58ab7eb7ba991b3fb4a948c-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/10/ilgiornale2_20231016133731872_9af0a5f6c58ab7eb7ba991b3fb4a948c-1024x676.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/10/ilgiornale2_20231016133731872_9af0a5f6c58ab7eb7ba991b3fb4a948c-768x507.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/10/ilgiornale2_20231016133731872_9af0a5f6c58ab7eb7ba991b3fb4a948c-1536x1014.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/10/ilgiornale2_20231016133731872_9af0a5f6c58ab7eb7ba991b3fb4a948c-2048x1352.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il conflitto israelo-palestinese sta assumendo dimensioni temibili per la geopolitica regionale, che proprio quest&#8217;anno – tra la normalizzazione dei rapporti tra sauditi e iraniani, il ritorno della Siria nella Lega Araba e il possibile allargamento degli Accordi di Abramo – aveva dato una <a href="https://it.insideover.com/dossier/il-nuovo-medio-oriente" target="_blank" rel="noreferrer noopener">parvenza di stabilizzazione</a>. Ora però l&#8217;attacco di Hamas ha infiammato una guerra che potrebbe far vacillare ognuno di questi progressi. Tra le vittime potrebbe esserci l&#8217;idea di <strong>Siria di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-bashar-al-assad.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Bashar al-Assad</a></strong>. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La Siria ribolle</h2>



<p>Il conflitto che affligge il Paese dal lontano 2011 si è riattivato già prima dell&#8217;assalto di Hamas in Israele. Il fronte settentrionale si è mostrato particolarmente caldo: l&#8217;eterno scontro tra i curdi siriani e il governo di Ankara si è ripresentato all&#8217;inizio del mese, quando un <strong>attentato kamikaze</strong> ha colpito il ministero dell&#8217;Interno turco ferendo membri del personale. L&#8217;aggressione è presto stata rivendicata dal <a href="https://it.insideover.com/politica/la-cintura-di-fuoco-del-kurdistan-dossier-confini-di-fuoco.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">PKK, il Partito dei lavoratori del Kurdistan</a>, riconosciuto come organizzazione terroristica non solo dalla Turchia ma anche da Unione Europea e Stati Uniti. L&#8217;intelligence turca ha ritenuto che gli attentatori fossero penetrati dalla Siria e le forze aeree turche hanno bombardato le posizioni dei curdi siriani nel nord-est del Paese, ma lì hanno commesso un <strong>errore grossolano</strong>. </p>



<p>Intorno alla città di Hasaka è di stanza un contingente di circa mille <strong>soldati americani</strong> che al fianco delle <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/cosa-sono-le-forze-forze-democratiche-siriane-sdf.html">Forze democratiche siriane</a> combattono le rimanenze dell&#8217;Isis. Il 5 ottobre, le incursioni aeree turche sono arrivate ad un chilometro dalle teste dei soldati americani ed è subito scattata la reazione: un F-16 dell&#8217;Air Force ha abbattuto un drone armato turco, causando un incidente senza precedenti tra due <strong>alleati Nato</strong>. Similmente, volendo colpire le basi del PKK nel nord dell&#8217;Iraq, pare che le forze turche si siano avvicinate pericolosamente alle basi che ospitano circa 2500 soldati americani che collaborano con le forze governative e con i Peshmerga per contrastare un rilancio dell&#8217;Isis – e, come in Siria, per limitare l&#8217;<strong>ingerenza iraniana</strong>. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il rafforzamento dell&#8217;opposizione </h2>



<p>L&#8217;incidente del drone e più in generale il tentativo turco di colpire forze alleate Usa ha messo in contrapposizione Ankara e Washington destabilizzando il <strong>fragile equilibrio siriano</strong>, in cui il presidente Bashar al-Assad detiene il potere a Damasco ma dipende fortemente dal sostegno iraniano e russo – e quest&#8217;ultimo rischia di venir meno. In questo momento, Mosca necessita delle proprie forze armate (in particolare di quelle aeree) sul <strong>fronte ucraino</strong>, e per questo motivo ha cominciato a smobilitare i contingenti che manteneva in Siria. Il progressivo <strong>ricollocamento delle forze russe</strong> ha indebolito il regime di Assad e ha incoraggiato la sua opposizione, sia interna che esterna, a perseguire i propri interessi in Siria più liberamente. </p>



<p>Con tutta probabilità è stato questo il caso per un altro incidente che ha avuto luogo sempre il 5 ottobre: a <strong>Homs</strong>, a nord di Damasco e nel pieno del territorio controllato dalle forze governative, un<strong> drone armato</strong> ha colpito la cerimonia di diploma di un&#8217;accademia militare, causando oltre 100 vittime tra cadetti e familiari. All&#8217;evento era presente anche il<strong> ministro della Difesa</strong> siriano, che però al momento del bombardamento aveva da poco lasciato l&#8217;accademia. L&#8217;attacco non è stato rivendicato, e il governo lo ha attribuito all&#8217;opposizione islamista e secolare che ha la sua roccaforte a Idlib: l&#8217;enclave ribelle è stata bombardata il 7 ottobre. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La mano libera di Israele</h2>



<p>Chi, di fronte alla contrazione dell&#8217;opposizione russa, si sente molto più libero di perseguire i propri obiettivi sul territorio siriano è senza dubbio Israele, determinato a far saltare tutti i ponti che potrebbero aver contribuito ad <strong>armare i miliziani di Hamas</strong>. Dopo l&#8217;offensiva lanciata dai gruppi armati palestinesi, le forze armate israeliane intensificheranno la propria azione contro i gruppi iraniani e filo-iraniani presenti in Siria, accusati di aver sfruttato le vie terrestri del Paese per equipaggiare Hezbollah in Libano e i combattenti palestinesi. Per cominciare, il 12 ottobre dei <strong>missili israeliani</strong> si sono abbattuti contemporaneamente sui due principali aeroporti internazionali della Siria, Damasco e Aleppo, mettendoli fuori uso. Quegli stessi aeroporti dovevano vedere in questi giorni l&#8217;arrivo del ministro degli Esteri iraniano Hossein Amir-Abdollahian, che in un primo momento ha cancellato la tappa siriana del suo tour regionale per mobilitare il sostegno per Hamas. Alla fine, Amir-Abdollahian ha scelto comunque di far visita ad Assad il giorno dopo i bombardamenti per discutere dell&#8217;escalation israeliana. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Assad smentito </h2>



<p>L&#8217;attivismo dei miliziani curdi, l’incidente di Homs e l&#8217;attacco israeliano contro gli aeroporti confutano la <strong>narrativa vittoriosa</strong> con cui il presidente Assad e i suoi alleati esterni affermano di essere riusciti a sconfiggere gli oppositori e a riappacificare il Paese, che invece è in guerra su <strong>molteplici fronti</strong>, compreso quello domestico dato che per mesi le proteste contro il regime sono cresciute nel sud del Paese. Questa serie di episodi delegittima anche quanto dichiarato da Assad sul <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-siria-riabilitata-all-interno-della-lega-araba.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ritorno nella Lega Araba</a>: a suo dire, la normalizzazione delle relazioni con molti Paesi arabi avrebbe inaugurato una stagione di sostanziale <strong>ricostruzione</strong> della Siria della sua economia. In realtà, il suo governo appare indebolito e la veemenza con cui Israele sembra voler vendicare l&#8217;attacco subito fa ipotizzare il rilancio di una fase ad <strong>alta intensità </strong>del conflitto siriano. Al contrario di quanto afferma, Assad potrebbe non essere mai stato così lontano dalla pacificazione del Paese.  </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-vendetta-di-israele-puo-scatenare-una-nuova-crisi-in-siria-tutti-i-rischi-per-il-medio-oriente.html">La vendetta di Israele può scatenare una nuova crisi in Siria: tutti i rischi per il Medio Oriente</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>Erdogan dichiara guerra a Google per una mappa del grande Kurdistan</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/erdogan-google-mappa-kurdistan.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Dec 2018 17:23:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Google]]></category>
		<category><![CDATA[Kurdistan]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Pkk]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180623154726_26702466.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180623154726_26702466.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180623154726_26702466-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180623154726_26702466-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180623154726_26702466-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Le mosse di Recep Tayyip Erdogan hanno spesso del tragicomico e, come in ogni gesto tragicomico che si rispetti, c&#8217;è un fondo di eccessiva coerenza tra quanto proclamato e quanto preteso: per il presidente turco il Kurdistan non esiste, dunque esso non deve comparire nemmeno sulle mappe. Nemmeno poi su quelle virtuali, che si trovano &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/erdogan-google-mappa-kurdistan.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/erdogan-google-mappa-kurdistan.html">Erdogan dichiara guerra a Google per una mappa del grande Kurdistan</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180623154726_26702466.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180623154726_26702466.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180623154726_26702466-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180623154726_26702466-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180623154726_26702466-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Le mosse di <strong>Recep Tayyip Erdogan</strong> hanno spesso del tragicomico e, come in ogni gesto tragicomico che si rispetti, c&#8217;è un fondo di eccessiva coerenza tra quanto proclamato e quanto preteso: per il presidente turco il Kurdistan non esiste, dunque esso non deve comparire nemmeno sulle mappe.</p>
<p>Nemmeno poi su quelle virtuali, che si trovano digitando su <strong>Google</strong> il termine Kurdistan o &#8220;grande Kurdistan&#8221;. Può sembrare uno scherzo, ma le cose sono andate così: <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/la-guerra-economica-ed-i-dubbi-di-erdogan/">non un&#8217;economia che arranca</a>, non i timori per <a href="http://www.occhidellaguerra.it/la-turchia-pronta-ad-entrare-nuovamente-in-siria/">una prossima nuova battaglia in Siria</a>, <strong>a fare infuriare Erdogan è la mappa del grande Kurdistan</strong> che è possibile trovare digitando il nome della regione che, a cavallo tra quattro Paesi del Medio oriente, ospita la popolazione curda. </p>
<p>La mappa della discordia</p>
<p>Per la verità a far accorgere il governo turco della mappa del Kurdistan, è un deputato del partito Iyi Parti: si tratta di una formazione nazionalista e conservatrice, che tramite un suo parlamentare lancia un&#8217;interrogazione in cui si chiedono spiegazioni circa la mappa che spunta su Google. L&#8217;immagine in questione mostra un Kurdistan compreso in buona parte della Turchia sud orientale, oltre che nelle regioni irachene, iraniane e siriane dove i curdi sono maggioranza.</p>
<p>Un oltraggio sia secondo i deputati di Iyi Parti, che secondo il governo. La questione subito interessa l&#8217;esecutivo, il quale non tollera che scrivendo &#8220;Grande Kurdistan&#8221; in turco salti fuori dai motori di ricerca una grande mappa di una regione che, secondo Ankara, non esiste. Come riporta <em>La Stampa</em>, &#8220;l&#8217; Autorità per l&#8217; informazione e le Comunicazioni &#8211; afferma <strong>Cahit Turan</strong>, Ministro dei trasporti &#8211; Ha già parlato con alcuni rappresentanti della piattaforma Google, chiedendo la rimozione urgente della mappa, come atto di responsabilità rispetto agli statuti nazionali e internazionali&#8221;. </p>
<p>Da Ankara, per l&#8217;appunto, trapelano informazioni di un Erdogan furioso che da subito attiva i ministri competenti per rappresentare il disagio della Turchia al gigante americano del web. Un&#8217;operazione in parte riuscita, come si legge su La Stampa: la mappa del grande Kurdistan non c&#8217;è più, al suo posto compare invece una semplice cartina della regione del Kurdistan iracheno. Ma il danno, secondo il governo turco, a quel punto è comunque fatto: risulta infatti che<strong> più di un milione e mezzo di turchi hanno visualizzato la mappa</strong>. La Turchia dunque, continua a dirsi &#8220;infastidita&#8221; nei confronti di Google per quanto accaduto. </p>
<p>In Turchia vietato parlare di Kurdistan </p>
<p>Con i curdi Erdogan ha più di un conto in sospeso. Dopo alcuni anni di relativa calma, le operazioni portate avanti da Ankara prendono il sopravvento e mirano a cancellare ogni tentativo curdo di riconoscimento di autonomia. Una questione che secondo il presidente turco non esiste, se non nel momento in cui si parla di rischio terrorismo: a quel punto, Erdogan più volte intraprende vere e proprie battaglie militari pur di stroncare quello che considera il terrorismo del Pkk.</p>
<p>Anche a costo di mandare i militari oltre confine, come già accaduto in Siria nelle operazioni &#8220;<strong>scudo nell&#8217;Eufrate</strong>&#8221; del 2016 e &#8220;<strong>Ramoscello d&#8217;Ulivo</strong>&#8221; nel 2018. E come potrebbe accadere nelle prossime ore, con truppe turche e miliziani filoturchi pronti ad entrare nei territori siriani controllati dai curdi nell&#8217;area di <strong>Manbij</strong>. </p>
<p></p>
<p>Ma oltre alla repressione di natura militare, in Turchia la questione curda ha anche risvolti mediatici. Chi parla esplicitamente di &#8220;grande Kurdistan&#8221; rischia la galera nella peggiore delle ipotesi. Una scure da cui non si è sottratta nemmeno Google, con il motore di ricerca del gigante americano costretto a fare &#8220;passi indietro&#8221; precludendo la visione di una semplice mappa delle regioni a maggioranza curda. </p>
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		<title>Erdogan è pronto alla guerra: una nuova operazione in Siria</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-turchia-pronta-ad-entrare-nuovamente-in-siria.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Dec 2018 16:10:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[forze-democratiche-siriane]]></category>
		<category><![CDATA[Kurdistan]]></category>
		<category><![CDATA[Kurdistan iracheno]]></category>
		<category><![CDATA[Pkk]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1272" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8467570.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8467570.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8467570-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8467570-768x509.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8467570-1024x678.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Turchia di Erdogan è pronta ad entrare nuovamente in Siria e, ancora una volta, a bombardare le postazioni e gli obiettivi dei curdi. È quanto emerge dalle ultime rivelazioni che arrivano da Ankara, secondo cui l&#8217;esercito turco sarebbe già in posizione per oltrepassare il confine siriano. Una riproposizione dunque delle precedenti operazioni compiute tra il &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-turchia-pronta-ad-entrare-nuovamente-in-siria.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1272" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8467570.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8467570.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8467570-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8467570-768x509.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8467570-1024x678.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La Turchia di Erdogan è pronta ad entrare nuovamente in Siria e, ancora una volta, a bombardare le postazioni e gli obiettivi dei curdi. È quanto emerge dalle ultime rivelazioni che arrivano da Ankara, secondo cui l&#8217;esercito turco sarebbe già in posizione per oltrepassare il confine siriano. Una riproposizione dunque delle precedenti operazioni compiute tra il 2016 ed il 2018 e che hanno preso il nome rispettivamente di &#8220;<strong>Scudo nell&#8217;Eufrate</strong>&#8221; e &#8220;<strong>Ramoscello d&#8217;Ulivo</strong>&#8220;. La prima è servita per sbaragliare l&#8217;Isis a nord di Aleppo ed evitare il ricongiungimento territoriale dei territori curdi della Rojava. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/turchia-attacco-afrin/">La seconda invece ha riguardato il cantone di Afrin</a> ed è stata la prima ad essere mirata, in Siria, contro le milizie curde. </p>
<p>Il nuovo piano di Erdogan in Siria</p>
<p>Ad ufficializzare le intenzioni del governo turco, è lo stesso presidente Recep Tayyp Erdogan. Il capo di Stato nei giorni scorsi è intervenuto, in particolare, <a href="http://www.ansamed.info/ansamed/it/notizie/rubriche/politica/2018/12/12/siria-erdogan-a-giorni-operazione-contro-i-curdi_4949836f-3317-472c-a1a9-4c62e735e20f.html">nel corso di una riunione dell&#8217;industria della difesa ad Ankara. </a>&#8220;Spazzeremo via i terroristi curdi dai nostri confini &#8211; ripete più volte Erdogan &#8211; Ormai è giunto il momento di cacciare via il Pkk ed i suoi alleati dall&#8217;est dell&#8217;Eufrate&#8221;. <strong>Ed è qui che vi è la prima vera novità</strong> rispetto alle due operazioni sopra accennate. Ad Afrin ed a nord di Aleppo i soldati turchi si sono sempre mantenuti ad ovest dell&#8217;Eufrate, andando a colpire obiettivi dell&#8217;Isis oppure, come nel caso proprio di Afrin, delle milizie Ypg. In nessuna di queste due operazioni l&#8217;esercito di Ankara ha avuto a che fare con gruppi sostenuti da altre potenze. </p>
<p style="text-align: left"><strong>Ad est dell&#8217;Eufrate il discorso cambia</strong>. Qui i curdi sono stanziati in alcune aree addirittura dall&#8217;inizio della guerra, ma qui soprattutto hanno il pieno appoggio degli Usa. L&#8217;Isis infatti, fino al 2016, risulta esteso anche all&#8217;interno delle province di <strong>Al Hasakah</strong> e <strong>Deir Ezzor</strong> e quindi le due più orientali. Per tal motivo la coalizione a guida Usa ha bombardato il califfato ed ha armato curdi e filo curdi, raggruppati dall&#8217;ottobre del 2015 nella coalizione cosiddetta <a href="http://www.occhidellaguerra.it/cosa-sono-le-milizie-ypg/">Sdf </a>(Siryan Democratic Force). <a href="http://www.occhidellaguerra.it/l-isis-in-siria-e-ancora-presente-e-continua-a-fare-paura/">Ed una volta rilegato lo Stato Islamico nelle ultime sacche al confine con l&#8217;Iraq</a>, qui Washington ha piazzato basi militari e forze speciali. Un ingresso delle truppe turche in questa area, rischierebbe di far entrare Ankara in contatto diretto con interessi americani. Un&#8217;eventualità a cui Erdogan ha fatto riferimento, anche se nel suo tono minaccioso sembra però voler ridimensionare il pericolo: &#8220;Noi non abbiamo nulla contro gli americani, noi vogliamo solo proteggere la Turchia dai terroristi&#8221;. </p>
<p>Il perchè dei nuovi piani turchi</p>
<p>Dalle rive dell&#8217;Eufrate fino al nord dell&#8217;Iraq, il Kurdistan sembra non avere confini. La divisione tra regione curdo &#8211; siriana e regione curdo &#8211; irachena sembra più politica, ma nei fatti la battaglia anti Isis lascia nel nord della Siria e nel nord dell&#8217;Iraq due importanti territori a maggioranza curda confinanti tra loro.<strong> Ed è lo scenario che maggiormente teme la Turchia</strong>. Proprio per evitare tale eventualità da Ankara negli ultimi due anni ci si è mossi nel nord della Siria con le due operazioni sopra richiamate. Ed un primo risultato Erdogan l&#8217;ha ottenuto: evitare la creazione di una maxi regione a maggioranza curda tra Aleppo ed Al Hasakah. Ma il problema rimane, in questi mesi è tornato prepotentemente a manifestarsi. </p>
<p></p>
<p>I curdi siriani ed i curdi iracheni scambiano armi lungo confini oramai quasi del tutto divelti, creando apprensione per la Turchia. Ankara infatti da mesi denuncia, tra le altre cose, l&#8217;intensificazione di attacchi ed imboscate nei punti più meridionali dei suoi confini con Siria ed Iraq. Segno che una certa attività da parte dei curdi non solo non è mai cessata, ma si è forse addirittura intensificata. Non a caso la Turchia, nella silente approvazione di Baghdad, già da questa estate effettua incursioni con il suo esercito nelle montagne più settentrionali del Kurdistan iracheno. Qui Ankara avrebbe piazzato anche delle vere e proprie basi. Adesso per Erdogan sembrerebbe arrivato, secondo i suoi piani, di tornare ad attuare queste operazioni nuovamente nel nord della Siria. </p>
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		<title>La Turchia attacca ancora i curdi:  nuove operazioni anche in Iraq</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-turchia-attacca-ancora-curdi-nuove-operazioni-anche-iraq.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Jun 2018 15:56:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Kurdistan iracheno]]></category>
		<category><![CDATA[Pkk]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20170927114233_24422717.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20170927114233_24422717.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20170927114233_24422717-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20170927114233_24422717-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20170927114233_24422717-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>A darne notizia è stato il Ministro degli esteri turco Mevlüt Çavuşoğlu qualche giorno fa. La Turchia è in contatto con l’Iran per condurre un’operazione militare contro il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Pkk) sulle montagne del Qandil, nel Kurdistan iracheno, al confine con la Repubblica Islamica. Le montagne del Qandil sono uno dei quartieri generali del &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-turchia-attacca-ancora-curdi-nuove-operazioni-anche-iraq.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20170927114233_24422717.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20170927114233_24422717.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20170927114233_24422717-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20170927114233_24422717-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20170927114233_24422717-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>A darne notizia è stato il <strong>Ministro degli esteri turco Mevlüt Çavuşoğlu </strong>qualche giorno fa. La Turchia è in contatto con l’Iran per condurre un’operazione militare contro il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Pkk) sulle montagne del <strong>Qandil</strong>, nel Kurdistan iracheno, al confine con la Repubblica Islamica. Le montagne del Qandil sono uno dei quartieri generali del Pkk, il partito fondato dal rivoluzionario curdo Abdullah Öcalan che per Ankara &#8211; e molti Paesi europei &#8211; è anche e soprattutto un’organizzazione terroristica: qui circa cinquemila guerriglieri e altre fazioni armate controllano un&#8217;area di circa 50 chilometri quadrati. “Siamo in contatto con l’Iran”, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.hurriyetdailynews.com/turkey-in-contact-with-iran-over-military-op-on-pkk-by-iran-iraq-border-fm-cavusoglu-133214">ha confermato il Ministro Çavuşoğlu</a> all&#8217;emittente privata Habertürk. &#8220;Anche il Pkk è una minaccia per Teheran. Qandil è molto vicino al confine iraniano. Miglioreremo la cooperazione con l’Iran”.</p>
<p>La Turchia in Iraq per eliminare il Pkk</p>
<p><a href="http://www.hurriyetdailynews.com/turkey-in-contact-with-iran-over-military-op-on-pkk-by-iran-iraq-border-fm-cavusoglu-133214">Come riporta il giornale turco <em>Hurriyet Daily News</em></a>, e come confermato dal presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, Ankara ha lanciato di recente operazioni militari <strong>per eliminare il Pkk nel nord dell’Iraq,</strong> prendendo di mira il quartier sulle montagne di Qandil e nella provincia del Sinjar. “Sono quattordici gli obiettivi colpiti da 20 nostri aerei da guerra” ha spiegato Erdoğan in occasione di un recente appuntamento elettorale svoltosi nella provinciale di Niğde. &#8220;I nostri aerei da guerra sono tornati alle loro basi dopo aver colpito il Pkk. Ma non è finita. Qandil non sarà più una minaccia e una fonte di terrore” ha aggiunto il presidente turco.</p>
<p></p>
<p>I preparativi di Ankara per lanciare un&#8217;operazione su larga scala contro la presenza del Pkk nell&#8217;Iraq settentrionale sono iniziati all&#8217;inizio di marzo, con il coinvolgimento delle <strong>forze speciali</strong>. Attualmente, riporta <em>Hurriyet Daily News</em>, “la Turchia ha 11 basi nel nord dell&#8217;Iraq nel tentativo di combattere in modo efficace e sostenibile contro il Pkk”.</p>
<p>Obiettivo messa in sicurezza dei confini</p>
<p>“L’operazione contro i nidi del terrore del Pkk in Nord Iraq rientrano nella nuova dottrina della sicurezza della Turchia, che prevede un approccio più offensivo che difensivo e marca un forte cambiamento nel posizionamento strategico” spiega <strong>Valeria Giannotta</strong>, docente di relazioni internazionali presso l’università dell’associazione dell’aeronautica turca ad Ankara. “Oggi Ankara non è più consumatore di sicurezza, ma si erge a procuratore di sicurezza anche a livello regionale. Le operazioni in Nord Iraq, così come le campagne anti-terrorismo in Siria, si prefiggono di debellare il fuorilegge Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk) e la sua propaggine siriana, Unità di protezione popolare (Pyg), la cui base operativa sarebbero proprio le montagne di Qandil”.</p>
<p></p>
<p>Nel nord dell’Iraq, prosegue l’esperta, “il Pkk avrebbe riparo come base operativa e controllerebbe da tempo parte dei territori a causa del vuoto politico e militare che si era creato nella regione sin dai primi anni &#8217;90. Secondo le fonti ufficiali Ankara ha recentemente stabilito 11 basi regionali nella zona e lanciato una massiccia campagna aerea contro gli obiettivi del Pkk mentre le forze di terra stanno continuando il loro dispiegamento”.</p>
<p>L’obiettivo comune con l’Iran, sottolinea Valeria Giannotta, “è la messa in sicurezza dei propri confini ed evitare un effetto di spill-over interno. <strong>Per Ankara non è poi da sottovalutare la tempistica</strong>: l’avvio delle operazioni avviene in piena campagna elettorale a pochi giorni dalla fatidica data del 24 giugno che segnerà le sorti politiche del Paese. In un momento storico in cui l’elemento nazionalista funge da collante dei consensi, come è avvenuto di recente con “l’effetto Afrin”, la campagna militare potrebbe essere determinante per il posizionamento del voto dei settori nazional-conservatori”.</p>
<p>“Contatti con Washington, Iraq e curdi iracheni”</p>
<p>Sempre secondo quanto dichiarato dal Ministro degli esteri Çavuşoğlu la Turchia è in contatto sia con gli<strong> Stati Uniti</strong> , sia con <strong>Baghdad</strong> e con il governo regionale del Kurdistan (Krg) per rinsaldare un coordinamento atto a mettere fine alla presenza del Pkk nel nord dell’Iraq. “Sul fronte politico &#8211; osserva Valeria Giannotta &#8211; Turchia e Iran hanno posizioni comuni riguardo il Pkk da cui discende l’accordo strategico. Il ministro degli Esteri Mevlut Cavusoğlu ha poi annunciato che un coordinamento a quattro vie tra Turchia, Stati Uniti e i governi centrali e regionali iracheni sono già stati raggiunti, consenso di stati sovrani che basterebbe per condurre un’operazione su larga scala”.</p>
<p>Incerto il futuro sulla Siria: “La situazione in Siria ha portato alla luce tutte le <strong>frizioni tra Ankara e Washington</strong> relative soprattutto al supporto accordato dagli Stati Uniti al Pyg” afferma Giannotta. “Dopo le negoziazioni intavolate con l’ex segretario di Stato Tillerson riguardo una road map su Manbij dove stazionano truppe americane a sostegno delle milizie curde, di recente si è finalizzato l’accordo che si concentrerebbe sul ritiro dello Ypg a est del fiume Eufrate e su alter misure per garantire la stabilità nella regione. Rimane da vedere se le misure avranno successo”. </p>
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		<title>Erdogan continua la sua guerra:i caccia turchi bombardano l&#8217;Iraq</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/erdogan-turchia-iraq.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 May 2018 08:02:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Curdi]]></category>
		<category><![CDATA[Kurdistan iracheno]]></category>
		<category><![CDATA[Pkk]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1280" height="868" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/1280px-Turkish_Air_Force_F-16C_Falcon.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/1280px-Turkish_Air_Force_F-16C_Falcon.jpg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/1280px-Turkish_Air_Force_F-16C_Falcon-300x203.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/1280px-Turkish_Air_Force_F-16C_Falcon-768x521.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/1280px-Turkish_Air_Force_F-16C_Falcon-1024x694.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>Recep Tayyp Erdogan non si ferma. E non si fermano neanche le sue forze armate che, dopo aver invaso il nord della Siria, adesso bombardano anche le forze curde in Iraq aprendo un nuovo fronte di guerra per la Turchia.  Nelle ultime ore, i bombardieri di Ankara hanno martellato quelle che il governo turco definisce &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/erdogan-turchia-iraq.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="868" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/1280px-Turkish_Air_Force_F-16C_Falcon.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/1280px-Turkish_Air_Force_F-16C_Falcon.jpg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/1280px-Turkish_Air_Force_F-16C_Falcon-300x203.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/1280px-Turkish_Air_Force_F-16C_Falcon-768x521.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/1280px-Turkish_Air_Force_F-16C_Falcon-1024x694.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p><p><strong>Recep Tayyp Erdogan</strong> non si ferma. E non si fermano neanche le sue forze armate che, dopo aver invaso il nord della Siria, adesso bombardano anche le forze curde in <strong>Iraq</strong> aprendo un nuovo fronte di guerra per la <strong>Turchia</strong>. </p>
<p>Nelle ultime ore, i bombardieri di Ankara hanno martellato quelle che il governo turco definisce &#8220;postazioni terroristiche&#8221;. Sono le forze curde, quelle più legate al <strong>Pkk</strong>. Il movimento dei lavoratori curdi, considerato l&#8217;obiettivo principale di Erdogan, è ritenuto una minaccia esistenziale. Una minaccia che il presidente turco ha sfruttato prima per entrare in Siria contro le milizie <strong>Ypg</strong> e adesso per sfondare il fronte iracheno.</p>
<p></p>
<p>Ieri, lo Stato Maggiore turco ha comunicato attraverso il suo canale Twitter dell&#8217;avvenuto bombardamento nell&#8217;Iraq settentrionale, in cui erano stati distrutti quattro obiettivi del Pkk. Gli attacchi aerei sono stati effettuati nella regione di Hakurk, nel <strong>Kurdistan iracheno</strong>. L&#8217;area è un fondamentale crocevia tra Iraq, Turchia e Iran.</p>
<p>Le operazioni si inseriscono nel quadro di una crescente attività dell&#8217;aviazione di Erdogan in Iraq. Come scrive <a style="color: #0000ff" href="https://www.agenzianova.com/a/0/1930288/2018-05-21/speciale-difesa-turchia-aviazione-di-ankara-colpisce-12-obiettivi-pkk-nel-nord-dell-iraq"><em>Agenzia Nova</em></a>, sabato scorso lo Stato maggiore turco ha reso noto che erano stati colpiti <strong>12 obiettivi</strong> del Partito dei lavoratori del Kurdistan in Iraq con raid avvenuti nella notte fra giovedì e venerdì nelle regioni di Gara, Metina, Sinath-Haftanin e <strong>Hakurk</strong>. Niente di nuovo quindi ,se non l&#8217;ennesima dimostrazione che la strategia di Erdogan è molto più profonda e risoluta di quanto si possa immaginare.</p>
<p></p>
<p>Del resto<a style="color: #0000ff" href="https://www.iraqinews.com/iraq-war/turkey-says-will-chase-pkk-fighters-inside-iraq-without-permission/"> ad aprile Erdogan era stato chiaro</a>: le sue forze sarebbero entrate in territorio iracheno per combattere le forze del Pkk anche senza l&#8217;approvazione di Baghdad. &#8220;Se potete occuparvene, affrontateli, altrimenti verremo a <a href="https://www.google.it/maps/place/Sinjar,+Iraq/@36.2722901,41.8357803,10.71z/data=!4m5!3m4!1s0x154ce1669783ccc1:0x83a8e22f94bf9dc5!8m2!3d36.3142158!4d41.8624425">Sinjar </a>e ce ne occuperemo noi. <strong>Non chiediamo il permesso a nessuno</strong>&#8220;. Queste le parole del presidente turco. E la promessa l&#8217;ha mantenuta, bombardando il territorio iracheno.</p>
<p>Uccisi due soldati turchi</p>
<p>Ma la guerra della Turchia in Iraq adesso inizia a contare anche i suoi <strong>morti</strong>. Proprio ieri, mentre lo Stato maggiore riferiva dei nuovi raid dell&#8217;aeronautica di Ankara, la Difesa turca ha confermato <a href="https://www.aa.com.tr/en/turkey/2-turkish-soldiers-martyred-in-northern-iraq/1153103">la notizia della morte di due soldati dell&#8217;esercito</a> e del ferimento di altri due militari. A detta del comando, le vittime sarebbero state uccise durante un attacco compiuto dalle forze del Pkk nel nord del Paese.</p>
<p>Nel messaggio di condoglianze inviato alle famiglie dei soldati uccisi e ai commilitoni, lo Stato maggiore ha confermato che le forze armate turche &#8220;continueranno la loro lotta contro tutte <strong>le organizzazioni terroristiche</strong> fino a quando l&#8217;ultimo terrorista sarà neutralizzato&#8221;. Un termine caro alla propaganda di Erdogan, che di solito non parla di uccisioni dei miliziani, ma di neutralizzazione, come avvenuto durante l&#8217;assedio e la conquista del cantone di <strong>Afrin</strong>.</p>
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		<title>Gli Usa escono allo scoperto: &#8220;Siamo con la Turchia contro il Pkk&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/gli-usa-escono-allo-scoperto-la-turchia-pkk.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[eldoleo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Mar 2018 13:33:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Curdi]]></category>
		<category><![CDATA[Manbij]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Pkk]]></category>
		<category><![CDATA[ypg]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180318150232_25982434.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180318150232_25982434.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180318150232_25982434-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180318150232_25982434-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180318150232_25982434-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Prima l’operazione “Ramo d’ulivo” lanciata da Erdogan il 20 gennaio scorso in Siria settentrionale contro le milizie curde dell’Unità di protezione del popolo, poi il 18 marzo le forze turche insieme ai gruppi ribelli hanno preso il controllo di Afrin massacrando 1500 curdi, mettendo a ferro e fuoco la città. Il 24 marzo, invece, la notizia &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/gli-usa-escono-allo-scoperto-la-turchia-pkk.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/gli-usa-escono-allo-scoperto-la-turchia-pkk.html">Gli Usa escono allo scoperto: &#8220;Siamo con la Turchia contro il Pkk&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180318150232_25982434.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180318150232_25982434.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180318150232_25982434-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180318150232_25982434-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180318150232_25982434-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Prima l’operazione “Ramo d’ulivo” lanciata da Erdogan il 20 gennaio scorso in Siria settentrionale contro le milizie curde dell’Unità di protezione del popolo, poi il <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/afrin-ribelli-violenze/" target="_blank" rel="noopener">18 marzo</a> le forze turche insieme ai gruppi ribelli hanno preso il controllo di Afrin massacrando 1500 curdi, mettendo a ferro e fuoco la città. Il 24 marzo, invece, la notizia che le milizie del <strong>Pkk</strong> hanno annunciato il loro ritiro dalla città di <strong>Sinjar</strong> e dalle zone limitrofe per scongiurare un intervento militare turco nell’area.</p>
<p>Mercoledì 27 marzo attraverso il segretario alla Difesa degli Stati Uniti <strong><a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.hurriyetdailynews.com/pkk-presence-in-sinjar-threat-to-turkey-mattis-129407" target="_blank" rel="noopener">James Mattis</a></strong> – durante una conferenza stampa tenuta al Pentagono – <strong>Washington ha sollevato ogni dubbio</strong> rispetto alla sua posizione nei confronti delle azioni di <strong><a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/minacciati-erdogan-ora-curdi-si-ritirano-sinjar/" target="_blank" rel="noopener">Recep Tayyp Erdogan</a></strong> : “Gli Usa sono al fianco della Turchia contro le milizie curde del Pkk dovunque ci sia una chiara minaccia per Ankara”. Al momento gli avamposti di maggiore interesse per la Turchia sono l’area del <strong>Sinjar,</strong> in Iraq, e <strong>Manbij</strong>, in Siria, a 30km a nord di Aleppo e dove al momento si trovano anche le truppe statunitensi che Ankara chiede di ritirare così da poter proseguire indisturbata la sua avanzata.</p>
<p></p>
<p>Se è vero che Stati Uniti ed Unione europea già considerano il Pkk un’organizzazione terroristica, non può esser detto lo stesso per le milizie Ypg che, anche se legate al Pkk, riempiono le file delle Forze democratiche siriane (<strong>Sdf</strong>) che gli Usa, infatti, hanno rifornito di armi a maggio dell’anno scorso, sia perché i primi a combattere lo Stato Islamico sia perché nella Casa Bianca hanno sempre pensato di poter utilizzare i curdi come il braccio armato degli Stati Uniti che, una volta terminato il conflitto siriano, avrebbe svolto la funzione di salvaguardare gli interessi americani in Siria.</p>
<p>Le carte in tavola in <strong>Medio Oriente</strong> cambiano spesso però e i curdi sembrano essere sempre meno utili dopo essere stati strumentalizzati a livello mediatico quanto bastava per concere loro l’immagine di combattenti eroici sfruttati dalle potenze occidentali e poi abbandonati. Al lettore le sentenze. L’unica considerazione che viene da fare è che in guerra non esistono mostri ed eroi e che in qualche modo, alla fine, questa macchia tutti. A ciò va aggiunto che la mitizzazione non aiuta mai a comprendere un fenomeno, soprattutto se complicato come quello dei curdi in Siria, Turchia e Iraq e in un contesto caotico come quello del conflitto siriano esploso nel 2011.</p>
<p></p>
<p>Quello con la Turchia e gli Stati Uniti sta diventando un rapporto talmente travagliato che inizialmente Washington aveva annunciato la volontà di chiudere la base aerea di Incirlik per costruirne di nuove in Arabia Saudita, notizia poi smentita <strong><a href="https://www.agenzianova.com/a/0/1864810/2018-03-26/difesa-stati-uniti-smentiscono-chiusura-basi-aeree-in-turchia-e-qatar" target="_blank" rel="noopener">negli ultimi giorni</a><em>.</em></strong></p>
<p>Durante la conferenza stampa Mattis si è detto certo di poter trovare una soluzione con Ankara anche su Manbij perché “quello rappresenta un avamposto di cruciale importanza per la sicurezza della Turchia”. Una cosa è certa: oltre a dover ridimensionare significativamente le loro ambizioni, per i curdi non si mette bene. Sono le fasi finali del conflitto in Siria e le grandi potenze sono troppo impegnate a consolidare i loro risultati per occuparsi di una minoranza che torna utile, sì, ma solo in qualche occasione.</p>
<p></p>
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		<title>Minacciati da Erdogan  ora i curdi si ritirano da Sinjar</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/minacciati-erdogan-ora-curdi-si-ritirano-sinjar.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Mar 2018 07:16:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Curdi]]></category>
		<category><![CDATA[Peshmerga]]></category>
		<category><![CDATA[Pkk]]></category>
		<category><![CDATA[Yazidi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="3474" height="2532" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/Erdogan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/Erdogan.jpg 3474w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/Erdogan-300x219.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/Erdogan-768x560.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/Erdogan-1024x746.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 3474px) 100vw, 3474px" /></p>
<p>Nuovi sviluppi al confine tra Kurdistan iracheno, Turchia e Siria. Dopo l’operazione “Ramo d’ulivo” lanciata da Erdogan il 20 gennaio scorso in Siria settentrionale contro le milizie curde dell&#8217;Unità di protezione del popolo, il 18 marzo le forze turche insieme ai gruppi ribelli hanno preso il controllo di Afrin massacrando 1500 curdi, per poi saccheggiare &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/minacciati-erdogan-ora-curdi-si-ritirano-sinjar.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="3474" height="2532" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/Erdogan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/Erdogan.jpg 3474w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/Erdogan-300x219.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/Erdogan-768x560.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/Erdogan-1024x746.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 3474px) 100vw, 3474px" /></p><p>Nuovi sviluppi al confine tra Kurdistan iracheno, Turchia e Siria. Dopo l’operazione “Ramo d’ulivo” lanciata da Erdogan il 20 gennaio scorso in Siria settentrionale contro le milizie curde dell&#8217;Unità di protezione del popolo, il 18 marzo le forze turche insieme ai gruppi ribelli hanno preso il controllo di Afrin massacrando 1500 curdi, per poi saccheggiare la città. E’ <strong><em><a href="http://www.rudaw.net/english/kurdistan/230320182" target="_blank">di ieri</a></em></strong> , invece, la notizia che le milizie del <strong>Pkk</strong> hanno annunciato il loro ritiro dalla città di <strong>Sinjar</strong> e dalle zone limitrofe per scongiurare un intervento militare turco nell’area.</p>
<p></p>
<p>I <strong>peshmerga</strong> curdi erano presenti nel Sinjar da quando nell’agosto del 2014 i tagliagole dello Stato Islamico avevano preso il controllo di quella che è casa di una delle più grandi comunità di <strong>yazidi</strong>. Nel novembre del 2015 peshmerga curdi e combattenti del Pkk sono riusciti a liberare la città e la maggior parte di loro è stata indirizzata in altri &#8216;luoghi caldi&#8217; nella regione, mentre nel Sinjar sono state lasciate solamente unità per tenere sotto controllo la situazione provvedendo allo stesso tempo alla sicurezza della minoranza rappresentata dagli yazidi. Minoranza da sempre perseguitata dalle correnti più conservatrici dell’Islam in quanto la loro fede combina elementi tradizionali islamici a quelli dello Zoroastrismo: per questo molto spesso sono stati indicati come “infedeli”. Non è solo il loro misticismo ad aver infastidito le correnti meno tolleranti dell’Islam, ma anche la loro adorazione per il Re Pavone (o Angelo Pavone), identificato come il Diavolo. Per questo sono considerati adoratori di Satana e in quanto tali hanno subito angherie e violenze.</p>
<p></p>
<p>Intanto il portavoce del ministero degli Esteri iracheno Ahmad Mahjoub ha condannato la violazione dei confini iracheni da parte delle forze turche che continuano le loro incursioni a danno dei curdi presenti nell’Iraq settentrionale. <strong>L’aviazione turca</strong> non si è fermata neanche durante i festeggiamenti del Newroz (20marzo), l’anno nuovo per i curdi, che proprio durante il capodanno persiano ha provocato la morte di tre combattenti peshmerga e di un civile che stavano tornando a casa dopo le cerimonie per l&#8217;inaugurazione del nuovo anno. L’intervento di Mahjoub non è stato pronunciato a caso: recentemente <strong>Ankara</strong> ha minacciato di lanciare una nuova operazione militare contro i curdi proprio nelle aree limitrofe a Sinjar, annunciando addirittura che questa operazione potrebbe essere portata a termine insieme alle forze dell’<strong>esercito iracheno</strong>.</p>
<p></p>
<p> Secondo Abdel Aziz Hassan, deputato curdo al parlamento di Baghdad, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan è un “dittatore autoritario” che non rappresenta “nessuno tranne il suo partito islamico estremista”. Per questo ha poi invitato il governo iracheno a rispondere a tono alla controparte turca. Riferendosi alla possibilità che le forze turche e irachene possano allearsi Hassan ha spiegato che qualsiasi interazione tra il governo iracheno e quello turco potrebbe &#8220;suscitare ulteriori problemi nella regione&#8221; dalle conseguenze incalcolabili. Rizan Sheikh Diller, deputata del partito Unione democratica del Kurdistan (Puk) al parlamento di Baghdad, ha duramente criticato le incursioni dell’aeronautica turca contro le basi del Pkk nel Kurdistan iracheno indicandole come “atti deplorevoli” con cui Ankara intende “restaurare il califfato ottomano”. Inoltre, la rappresentante curda si è detta sorpresa dal silenzio del governo iracheno sulle incursioni turche nella regione autonoma curda. Per Diller, le operazioni militari della Turchia contro il Pkk nel Kurdistan iracheno sono soltanto un pretesto per “restaurare il <strong>califfato ottomano</strong>”.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Iraq, adesso Sinjar si prepara all&#8217;attacco turco</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/sinjar-si-prepara-allattacco-turco.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Mar 2018 09:09:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Pkk]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="949" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20180126133453_25549087.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20180126133453_25549087.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20180126133453_25549087-300x190.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20180126133453_25549087-768x486.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20180126133453_25549087-1024x648.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Sinjar si prepara ad una nuova guerra: la cittadina situata nel nord dell’Iraq, principale centro della minoranza yazida, dopo essere stata occupata dall’Isis nell’estate del 2014 adesso teme di essere nuovamente al centro di azioni belliche, questa volta ad opera dell’esercito turco in funzione anti curda. La minoranza yazida, erroneamente rispetto a quanto spesso indicato, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/sinjar-si-prepara-allattacco-turco.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="949" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20180126133453_25549087.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20180126133453_25549087.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20180126133453_25549087-300x190.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20180126133453_25549087-768x486.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20180126133453_25549087-1024x648.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Sinjar si prepara ad una nuova guerra: la cittadina situata nel nord dell’Iraq, principale centro della minoranza yazida, <strong>dopo essere stata occupata dall’Isis nell’estate del 2014</strong> adesso teme di essere nuovamente al centro di azioni belliche, questa volta ad opera dell’esercito turco in funzione anti curda. La minoranza yazida, erroneamente rispetto a quanto spesso indicato, appartiene all’etnia curda ma da essa si differenzia dalla pratica dello yazidismo, una religione monoteista molto antica e che dagli estremisti islamici viene considerata “eretica”; ecco perché gli yazidi appaiono perseguitati su due fronti<strong>: l’Isis ha considerato gli abitanti di Sinjar alla stregua degli infedeli</strong>, <strong>i turchi invece temono che tra di loro si nascondano estremisti fedeli al Pkk</strong>. Eretici per il califfato, pericolosi curdi per Ankara, la minoranza yazida potrebbe nei prossimi giorni essere messa nuovamente sotto pressione.</p>
<p>Le dichiarazioni di Erdogan</p>
<p>Dalla Turchia non si nascondono le velleità di intervento nel nord dell’Iraq; lo aveva del resto affermato, lo scorso 8 marzo, <a href="http://www.occhidellaguerra.it/la-turchia-pronta-a-colpire-i-curdi-anche-in-iraq/">il ministro degli esteri Mevlut Cavusoglu</a>, il quale ha senza mezzi termini dichiarato come Ankara sia prossima ad attaccare i curdi anche in Iraq, facendo chiaramente intendere che Afrin in Siria non è stata l’ultima tappa della guerra dichiarata al terrorismo curdo. A rincarare la dose, c’ha pensato nelle scorse ore lo stesso presidente Erdogan: <em>“Le nostre forze armate</em> –<a href="https://www.agenzianova.com/primopiano/9/iraq-fonti-nova-timori-a-sinjar-per-una-possibile-offensiva-turca"> ha dichiarato nel corso di una conferenza il capo dello Stato </a>– <em>Sono pronte ad entrare in qualsiasi momento a Sinjar ed a ripulirla dalla presenza del Pkk”</em>; del resto, di raid turchi nel nord dell’Iraq ne sono stati già segnalati diversi negli ultimi giorni, segno che potrebbe essere in preparazione qualcosa di importante con le truppe di terra pronte a penetrare a nord di Mosul.</p>
<p>Pur tuttavia, secondo le prime indiscrezioni trapelate dallo stesso governo di Ankara, l’intenzione era quella di attuare un’operazione di terra soltanto dopo le legislative irachene del prossimo 12 maggio, di comune accordo con lo stesso governo di Baghdad; ma a Sinjar, come riportato da <a href="https://www.agenzianova.com/primopiano/9/iraq-fonti-nova-timori-a-sinjar-per-una-possibile-offensiva-turca">AgenziaNova</a>, i cittadini sembrano aspettarsi nuovamente imminenti venti di guerra: <em>“I combattenti del Pkk sono spariti</em> – ha dichiarato una fonte di sicurezza locale all’agenzia di stampa sopra citata – <em>Sembrano essersi rifugiati nelle caverne vicino la città, adesso i residenti temono una nuova prossima escalation”</em>. Le immagini della caduta di Afrin, delle statue curde tirate giù e dei saccheggi ad opera di miliziani filo turchi, non aiutano certo al momento nel tenere saldi i nervi di una minoranza, quale quella yazida, che solo da pochi mesi ha iniziato ad appropriarsi nuovamente di Sinjar dopo le razzie dell’Isis.</p>
<p>Gli orrori commessi a Sinjar durante il passaggio del califfato</p>
<p>In molti sono fuggiti, in tanti non ce l’hanno fatta, altri solo da poco avevano iniziato il lungo cammino verso un lento ritorno alla normalità; <strong>sono tante le storie di Sinjar</strong>, i cui cittadini hanno dovuti subire alcuni degli orrori più atroci commessi dai miliziani dell’Isis, i quali hanno preso questa cittadina nella terribile estate del 2014, la stessa che ha visto la nascita dello Stato Islamico. La minoranza yazida è stata presa di mira ed allontanata da Sinjar, molti uomini sono stati trucidati pubblicamente, mentre diverse donne hanno subito abusi e maltrattamenti ed in alcuni casi sarebbero state vendute come schiave sessuali nei territori conquistati dal califfato, tanto in Iraq quanto in Siria. <strong>Liberata nel 2016 dai peshmerga curdi</strong>, Sinjar con il suo enorme carico di storia e di tradizione yazida lentamente ha cercato di riprendersi ma le cicatrici del passaggio dell’Isis, le cui bandiere nere hanno sventolato per mesi, non sono state rimarginate nell’animo della popolazione.</p>
<p></p>
<p>Ecco dunque il motivo per il quale, ad oggi, l’ipotesi di un imminente intervento turco nella regione di Sinjar viene visto dalla popolazione con non poca preoccupazione; si teme di dover nuovamente subire l’onta della guerra a pochi mesi dalla liberazione dall’Isis, una paura amplificata dall’irruenza turca dimostrata nelle operazioni compiute da Ankara in Siria contro i curdi. Sinjar si prepara ad altri mesi di difficoltà, mentre il Pkk dal canto suo sembra in procinto di riorganizzarsi attorno la città al fine di rendere più difficile la vita alle truppe di Erdogan.</p>
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		<title>La Turchia è pronta a colpire anche i curdi che vivono in Iraq</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-turchia-pronta-a-colpire-i-curdi-anche-in-iraq.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Mar 2018 08:40:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Curdi]]></category>
		<category><![CDATA[Pkk]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180308173724_25909483.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180308173724_25909483.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180308173724_25909483-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180308173724_25909483-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180308173724_25909483-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Non sarà Afrin l’ultima tappa delle operazioni anti curde da parte della Turchia ma, per la verità, non sarà nemmeno la Siria; infatti, come dichiarato nei giorni scorsi dal ministro degli esteri turco, Mevlut Cavusoglu, il Partito dei Lavoratori Curdo (Pkk) sarà colpito in Iraq ed in special modo nelle sue basi presenti nel nord &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-turchia-pronta-a-colpire-i-curdi-anche-in-iraq.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-turchia-pronta-a-colpire-i-curdi-anche-in-iraq.html">La Turchia è pronta a colpire anche i curdi che vivono in Iraq</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180308173724_25909483.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180308173724_25909483.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180308173724_25909483-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180308173724_25909483-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180308173724_25909483-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Non sarà Afrin l’ultima tappa delle operazioni anti curde da parte della Turchia ma, per la verità, non sarà nemmeno la Siria; infatti, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/turchia-entro-maggio-fine-offensiva-in-siria-poi-tocca-all-iraq-_3127328-201802a.shtml">come dichiarato nei giorni scorsi dal ministro degli esteri turco</a>, <strong>Mevlut Cavusoglu</strong>, il Partito dei Lavoratori Curdo (<strong>Pkk</strong>) sarà colpito in Iraq ed in special modo nelle sue basi presenti nel nord del paese mesopotamico. Una dichiarazione, quella resa dal capo della diplomazia di Ankara, che testimonia l’accelerazione impressa dal governo di Erdogan contro gli obiettivi curdi negli ultimi mesi, dopo le azioni svolte prima all’interno del proprio territorio e successivamente nel nord della provincia di Aleppo con l’operazione “<strong>Ramoscello d’Ulivo</strong>”, scattata lo scorso 20 gennaio. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/erdogan-avanza-ad-afrin-volta-lo-sguardo-verso-aleppo/">Con Afrin ancora non del tutto conquistata</a>, la Turchia si spinge oltre e pensa quindi già agli obiettivi curdi presenti a <strong>Manbji</strong> e, per l’appunto, in Iraq; nei giorni scorsi, i primi raid dell’aviazione di Ankara sembrano testimoniare le reali intenzioni turche.</p>
<p>La Turchia ha bombardato 18 basi del Pkk in Iraq</p>
<p style="text-align: left">Molte agenzie del paese anatolico, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.usnews.com/news/world/articles/2018-03-11/turkish-warplanes-destroy-18-kurdish-militant-targets-in-iraq-anadolu">a partire da Anadolu</a>, già nella giornata di domenica hanno iniziato a battere la notizia secondo cui l’aviazione turca ha effettuato alcuni raid nel nord dell’Iraq; in particolare, secondo quanto riporta anche <a href="http://www.middleeasteye.net/news/turkey-strikes-pkk-positions-iraq-allied-forces-syria-near-key-objective-2111971665"><em>Middle East Eye</em> in un articolo dello scorso lunedì</a>, gli aerei di Ankara hanno effettuato diverse incursioni all’interno dello spazio aereo iracheno prendendo di mira almeno diciotto basi del Pkk. Il partito dei lavoratori curdo è incluso nella lista delle formazioni considerate terroristiche dalla Turchia, è molto attivo nel Kurdistan turco ma ha diversi agganci ed una buona ramificazione territoriale nel nord dell’Iraq, pur se lontano dalle posizioni dei due principali partiti della zona curdo – irachena, ossia il <strong>Pdk</strong> e l’<strong>Upk</strong>; l’obiettivo di Ankara è quello di evitare che, dopo gli arresti ed i colpi inferti al Pkk in Turchia, il partito si riorganizzi sfruttando la solidarietà di molti curdi al di là dei confini iracheni.</p>
<p>La conferma dei raid avvenuti nel suolo dell’Iraq, segna l’inizio di una strategia mirante a colpire i curdi anche in questo paese dopo probabilmente la fine delle operazioni in Siria; <strong>lo stesso governo turco ha fatto sapere che i bombardamenti hanno avuto successo</strong> e che, probabilmente, già nei prossimi giorni potrebbero essere effettuate nuove azioni. Per la verità, anche a gennaio e febbraio sono stati registrati alcuni raid ad opera dell’aviazione turca, ma in quel caso le azioni sono apparse meno incisive.</p>
<p>Possibile accordo anti Pkk tra Ankara e Baghdad?</p>
<p><strong>I bombardamenti al momento non hanno suscitato reazioni da parte delle autorità centrali irachene</strong>; da Baghdad non si sono elevate significative voci di protesta contro le azioni turche, nonostante tra i due paesi non corra buon sangue specie da quando, prima delle operazioni per la riconquista di Mosul dall’Isis, alcune truppe di Ankara sono penetrate in territorio iracheno occupando una base. Il silenzio che arriva dal governo iracheno, può trovare indiretta spiegazione grazie alle parole del ministro degli esteri turco Cavusoglu: “Stiamo concordando con l’Iraq un’operazione congiunta – <a href="http://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/turchia-entro-maggio-fine-offensiva-in-siria-poi-tocca-all-iraq-_3127328-201802a.shtml">ha dichiarato l’esponente del governo di Erdogan durante una conferenza</a> – Con le autorità di questo paese stiamo pianificando un’azione contro il Pkk, è interesse anche iracheno combattere questa organizzazione terroristica”. Dunque, stando almeno a quanto affermato dal capo della diplomazia di Ankara, potrebbe essere lo stesso governo iracheno a dare non solo l’ok alle operazioni, ma a parteciparvi direttamente.</p>
<p></p>
<p>Il Pkk in Iraq ha diverse basi soprattutto nelle montagne di <strong>Qandil</strong>, oggetto dei raid turchi dei giorni scorsi; con le tensioni esplose nella regione autonoma curda dell’Iraq, soprattutto dopo il referendum indipendentista svoltosi a settembre, collaborando con la Turchia <strong>Baghdad sembrerebbe voler dare un importante segnale a tutte le varie organizzazioni curde che operano nel paese</strong>. Sia nella capitale irachena che in quella turca, in tanti scommettono nel <strong>prossimo mese di maggio</strong> come data per il via all’operazione congiunta anti Pkk tra i due paesi; il 12 di quel mese infatti, si svolgeranno le elezioni in Iraq e, molto probabilmente, sarà dopo la chiusura delle urne che scatteranno operazioni non solo aeree ma anche terrestri, sulla scia di quanto la Turchia sta effettuando in queste ore ad Afrin.  </p>
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		<title>Prove di riavvicinamento tra Turchia e i curdi del Pkk</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/prove-riavvicinamento-turchia-curdi-del-pkk.html</link>
		
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		<pubDate>Sun, 07 Jan 2018 16:14:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Curdi]]></category>
		<category><![CDATA[Pkk]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="998" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/OLYCOM_20171227223342_25363289.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/OLYCOM_20171227223342_25363289.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/OLYCOM_20171227223342_25363289-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/OLYCOM_20171227223342_25363289-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/OLYCOM_20171227223342_25363289-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Il 2017 non è stato un anno di grandi novità per quanto riguarda il rapporto tra il governo di Ankara e le milizie curde delPkk, soprattutto se si considerano i dati dell’International Crisis Group che parlano di oltre 3mila morti in entrambe gli schieramenti da quando nel 2015 sono riesplose le tensioni all’interno dei confini &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/prove-riavvicinamento-turchia-curdi-del-pkk.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="998" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/OLYCOM_20171227223342_25363289.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/OLYCOM_20171227223342_25363289.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/OLYCOM_20171227223342_25363289-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/OLYCOM_20171227223342_25363289-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/OLYCOM_20171227223342_25363289-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Il 2017 non è stato un anno di grandi novità per quanto riguarda il rapporto tra il governo di Ankara e le milizie curde del<strong>Pkk</strong>, soprattutto se si considerano i dati dell’<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.crisisgroup.org/europe-central-asia/western-europemediterranean/turkey/turkeys-pkk-conflict-kills-almost-3000-two-years" target="_blank">International Crisis Group</a> che parlano di oltre 3mila morti in entrambe gli schieramenti da quando nel 2015 sono riesplose le tensioni all’interno dei confini turchi. Il 2018 però potrebbe portare <strong>novità importanti</strong>: nel marzo 2019 in Turchia si terranno le elezioni locali mentre a settembre ci saranno le presidenziali. Il presidente Recep Tayyp Erdogan nel nuovo anno sarà impegnato a <strong>consolidare l’autorità</strong> guadagnata in ambito internazionale, pensando sia alla Siria post Stato Islamico che a mettersi finalmente a capo del <strong>mondo islamico</strong> (su <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/erdogan-si-mette-alla-guida-del-mondo-musulmano-e-ringrazia-trump-e-se-trump-stesse-unendo-il-medio-oriente/" target="_blank">Gli Occhi della Guerra</a> avevamo già parlato dell’importanza dell’incontro dell’Organizzazione per la Cooperazione Islamica tenuto a Istanbul e non alla Mecca  ).</p>
<p></p>
<p>Le schermaglie tra l’esercito turco e i combattenti del Pkk costano caro alla leadership turca, compromettendo la stabilità del paese con attentati e scontri a fuoco che <strong>in vista delle elezioni</strong>, se dovessero continuare, potrebbero minare l’immagine di un Erdogan guardiano della sicurezza. Il presidente turco ha provato di tutto per tentare di schiacciare la minoranza curda presente in Turchia, ma con scarsi risultati anche e forse soprattutto per la tenacia che contraddistingue la minoranza curda. <strong>Nonostante le differenze</strong> che intercorrono tra curdi turchi, siriani e iracheni, i recenti sviluppi nel Rojava siriano e nella Regione autonoma curda stanno portando Erdogan a riflettere se non sia meglio <strong>cambiare strategia</strong> con i curdi di casa propria. Anche perché, nonostante in Turchia si faccia di tutto per evitare di riconoscerlo, i curdi sono tra i <strong>12 e i 15 milioni</strong>, ovvero quasi un quarto dell’intera popolazione turca. Una minoranza che non sembra tanto minoranza e che ha tutte le capacità per poter creare scompiglio nel paese di Erdogan.</p>
<p></p>
<p>In questo contesto il ministro degli esteri turco <strong>Mevut Cavusoglu</strong> ha riferito all’agenzia stampa tedesca <a href="http://www.kurdistan24.net/en/news/e744b541-0952-4398-99f8-f6732848974d" target="_blank">DPA</a> che la Turchia è pronta a sedersi nuovamente al tavolo delle trattative per trovare <strong>un accordo con i curdi</strong>, a patto però che questi depongano le armi per primi. Il braccio destro di Erdogan si è spinto oltre affermando che “i curdi sono cittadini di prima classe e che i loro diritti devono essere rispettati.” Un cambio di rotta non indifferente considerando l’attitudine dimostrata in passato nei confronti della minoranza curda concentrata nella Turchia meridionale. C’è la possibilità che le parole del ministro degli esteri turco siano un <strong>segnale</strong> verso i curdi, un’apertura che potrebbe condurre a un accordo tra Ankara e il Pkk, così che Erdogan possa avere la possibilità di <strong>concentrarsi</strong> sulle prossime elezioni e sul ruolo internazionale che vuole far guadagnare alla sua Turchia.</p>
<p></p>
<p>Nel 2018 il Pkk festeggerà il suo <strong>quarantesimo anno</strong> di attività dalla sua fondazione e la ricorrenza potrebbe galvanizzare i curdi e scatenare una nuova ondata di violenza. La leadership turca vuole evitare proprio questo e sta ponendo le prime basi per evitare che il 2018 si riveli come un altro anno di duri scontri tra esercito turco e milizie del Pkk. Erdogan è consapevole che se non si può sconfiggere un nemico ciò che conviene è trovare un modo per farne un <strong>alleato</strong>; e le dichiarazioni del ministro degli esteri Cavusoglu sembrano rientrare nel piano di ‘normalizzazione’ dei rapporti tra Turchia e Pkk.</p>
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