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	<title>Pil Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Sat, 03 May 2025 23:05:22 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Pil Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Il Pil cala, le Borse recuperano, il numero degli occupati sale: l&#8217;economia Usa tra alti e bassi</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/il-pil-cala-le-borse-recuperano-il-numero-degli-occupati-sale-leconomia-usa-tra-alti-e-bassi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 May 2025 23:05:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Disoccupazione]]></category>
		<category><![CDATA[Pil]]></category>
		<category><![CDATA[Tassi d&#039;interesse]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/usa.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="usa" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/usa.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/usa-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/usa-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/usa-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Pil giù, le Borse recuperano, i posti di lavoro salgono: l'economia Usa tra alti e bassi ma senza ancora un giudizio definitivo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/il-pil-cala-le-borse-recuperano-il-numero-degli-occupati-sale-leconomia-usa-tra-alti-e-bassi.html">Il Pil cala, le Borse recuperano, il numero degli occupati sale: l&#8217;economia Usa tra alti e bassi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/usa.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="usa" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/usa.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/usa-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/usa-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/usa-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Il <strong>calo del Pil statunitense</strong> dello 0,3% nel primo trimestre è stato presentato come un segno delle problematiche indotte all&#8217;agenda di Washington dalle scelte di politica economica <strong>del presidente Donald Trump</strong>, visto che l&#8217;aumento delle importazioni e il calo degli investimenti hanno segnalato indubbiamente un momento di tensione. Ma al contempo lo stato del sistema a stelle e strisce non può esser definito in completo declino.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;economia Usa tra alti e bassi</h2>



<p>A poco più di tre mesi dall&#8217;<strong>insediamento della nuova amministrazione</strong>, che ha da poco superato i primi <strong>cento giorni,</strong> e a un mese dal &#8220;Liberation Day&#8221; che ha segnato l&#8217;annuncio del <strong>più ampio pacchetto di dazi americano nel post-Seconda guerra mondiale</strong>, con annessa guerra commerciale con la Cina, alti e bassi si compenetrano nel giudizio dell&#8217;economia americana. Il Pil cala, è vero, ma negli stessi giorni in cui venivano annunciati i dati sulla produzione gli Usa hanno vissuto una <strong>ripresa dei listini azionari dopo la brusca correzione del 15%</strong> imposta dal varo dei dazi di Trump.</p>



<p>L&#8217;indice S&amp;P500 è cresciuto per nove sessioni consecutive, record dal 2004, e nella giornata del 2 maggio ha superato i livelli che aveva toccato nel &#8220;Liberation Day&#8221;. Segno tanto della ritirata (probabilmente temporanea) della Casa Bianca dal piano più<a href="https://it.insideover.com/politica/ucraina-dazi-usaid-in-100-giorni-trump-ha-cambiato-il-mondo.html"> ambizioso del consigliere <strong>Stephen Miran</strong></a> per spostare dall&#8217;equity al debito Usa gli investimenti per effetto dei dazi, quanto dell&#8217;effetto positivo degli annunci di un possibile allentamento delle tariffe. Ma anche della solidità di un <strong>mercato del lavoro che ad aprile ha aggiunto 177mila posti di lavoro</strong>, secondo i dati del Bureau of Labour Statistics, il 31% in più dei 135mila previsti da una recente analisi di Bloomberg.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La sfida di Trump sui tassi</h2>



<p>L&#8217;economia americana, al netto delle difficoltà, non è dunque al palo. Trump spera che <strong>gli annunci di nuovi investimenti industriali,</strong> i tagli fiscali e una rinnovata stabilità nei rapporti economici interni spingano gli Usa a una nuova crescita sostenuta. L&#8217;amministrazione punta al fatto che le scorte fatte prima dei dazi siano in grado di proteggere le industrie dalle tariffe nel trimestre in corso. <strong>A decidere se l&#8217;economia potrà tornare a veleggiare</strong> a pieno ritmo saranno due indicatori. </p>



<p>Innanzitutto, il costo del denaro. E su questo fronte si registra lo scontro tra <strong>Donald Trump e la Federal Reserve</strong> di Jay Powell, pressato dalla Casa Bianca per tagliare i tassi. <a href="https://www.ft.com/content/5ab8bce3-e3d9-48b8-a3a3-d8a563447ca8">Nota il Financial Times che</a> &#8220;dopo i dati sull&#8217;occupazione di venerdì, il rendimento dei titoli del Tesoro a due anni, che segue le aspettative sui tassi di interesse e si muove inversamente ai prezzi, è salito di 0,13 punti percentuali al 3,83%, poiché gli investitori hanno scommesso che la Federal Reserve statunitense avrebbe mantenuto i costi di prestito elevati per un periodo più lungo&#8221;. Il Governo vuole tassi più bassi e più margini di spesa e leva fiscale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il nodo dei consumi privati</h2>



<p>Al contempo, il secondo fronte da monitorare sarà la <strong>tenuta dei consumi interni</strong> di fronte all&#8217;avvio dei dazi, che potrebbero condizionare i prezzi di molti prodotti. <a href="https://edition.cnn.com/2025/04/30/business/us-pce-inflation-consumer-spending-march">A marzo la <strong>spesa per i consumi è aumentata dello 0,7%</strong> dopo un +0,1%</a> a febbraio e bisognerà aspettare i dati di aprile per capire se i cittadini americani stiano <strong>anticipando i dazi</strong> o abbiano invece piena capacità di investimento e spesa.</p>



<p><a href="https://fred.stlouisfed.org/series/DPCERE1Q156NBEA">Rappresentando quasi il 69% del Pil,</a> i consumi privati sono il vero driver della <strong>crescita americana. Se da un lato il calo del Pil</strong> getta un faro sul loro andamento, dati come quelli sull&#8217;occupazione danno segnali inversi rispetto a un trend declinista spesso dominante nella stampa. <strong>La realtà è che è ancora molto presto</strong> per giudicare appieno le politiche di Trump. Ma che non sarà un meccanismo unilaterale a guidare lo sviluppo americano nei prossimi mesi è un fatto ormai chiaro ed assodato.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/il-pil-cala-le-borse-recuperano-il-numero-degli-occupati-sale-leconomia-usa-tra-alti-e-bassi.html">Il Pil cala, le Borse recuperano, il numero degli occupati sale: l&#8217;economia Usa tra alti e bassi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La Germania adesso trema: crolla la produzione industriale ad aprile</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/germania-produzione-industriale-aprile.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Vita]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Jun 2019 19:02:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Pil]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1488" height="495" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/GETTY_20190605204431_29560543-e1560007109454.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/GETTY_20190605204431_29560543-e1560007109454.jpg 1488w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/GETTY_20190605204431_29560543-e1560007109454-300x100.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/GETTY_20190605204431_29560543-e1560007109454-768x255.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/GETTY_20190605204431_29560543-e1560007109454-1024x341.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1488px) 100vw, 1488px" /></p>
<p>La Germania di Angela Merkel va a picco? No, ma di certo le cose non vanno benissimo per l&#8217;economia tedesca. E questo è un problema di non poco conto per uno Stato che ha fatto del potere industriale e finanziario la propria arma più forte. I dati della produzione industriale di aprile sono a dir &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/germania-produzione-industriale-aprile.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1488" height="495" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/GETTY_20190605204431_29560543-e1560007109454.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/GETTY_20190605204431_29560543-e1560007109454.jpg 1488w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/GETTY_20190605204431_29560543-e1560007109454-300x100.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/GETTY_20190605204431_29560543-e1560007109454-768x255.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/GETTY_20190605204431_29560543-e1560007109454-1024x341.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1488px) 100vw, 1488px" /></p><p>La Germania di <strong>Angela Merkel</strong> va a picco? No, ma di certo le cose non vanno benissimo per l&#8217;economia tedesca. E questo è un problema di non poco conto per uno Stato che ha fatto del potere industriale e finanziario la propria arma più forte. I dati della produzione industriale di aprile sono a dir poco sconfortanti per il governo di Frau Merkel. Gli analisti pensavano a un calo di mezzo punto percentuale, ma quello che si è aperto davanti agli occhi di Berlino è qualcosa di molto più grave. Come scrive <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/06/07/germania-produzione-industriale-va-peggio-del-previsto-ad-aprile-19-anche-il-pil-rallenta-per-il-2019-previsto-lo-06/5237999/?fbclid=IwAR2aA93hybdMAeuYv-viX8jLBVSBW1voa6Lbi9JKtyc4GBiAYhtCeGqq4hk"><em>Il Fatto Quotidiano</em></a>, il ribasso è dell&#8217;1,9% rispetto a marzo e dell&#8217;1,8% rispetto all&#8217;anno precedente. E se a questo si aggiunge che il Pil cresce meno rispetto a quanto previsto dalle stime della <strong>Bundesbank</strong>: le stime di crescita sono infatti state tagliate dello 0,6% nel 2019 quando si prevedeva una crescita dell&#8217;1,6. Un taglio previsto anche in parte dal governo tedesco ma che dimostra come a Berlino i campanelli d&#8217;allarme siano più di uno: la locomotiva sta rallentando. E lo fa anche dal punto di vista commerciale, con le esportazioni scese del 3,7% e le importazioni dell&#8217;13%.</p>
<p>La questione della Germania sempre più lenta agita Berlino da qualche mese. Nel <strong>2018</strong>, i dati economici hanno mostrato che il Paese teutonico <a href="http://www.ilgiornale.it/news/economia/recessione-evitata-ora-germania-ha-bisogno-stimoli-1629520.html">ha rischiato la recessione</a> con un Pil cresciuto ma con un sensibile rallentamento rispetto all&#8217;anno precedente, passando dal 2,2% all&#8217;1,5%. Anche in questo caso, gli analisti pensavano a una crescita del prodotti interno lordo che avrebbe raggiunto comunque la quota del 2%. E invece, i dati hanno smentito le stime.</p>
<p>Per Angela Merkel si tratta di dati da non prendere troppo alla leggera. E in realtà questo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-germania-non-e-sola-ora-tutta-leuropa-rallenta.html">vale per tutta l&#8217;Unione europea</a> dal momento che è inutile negare che Berlino rappresenti la forza trainante dell&#8217;economia dell&#8217;Eurozona. Se si ferma la Germania, sicuramente ci sono ripercussioni su tutti i sistemi industriali legati a quello tedesco. E questo significa che l&#8217;effetto domino potrebbe coinvolgere tutta l&#8217;Europa. Proprio per questo motivo, da qualche tempo all&#8217;interno dell&#8217;Unione europea sono in molti a temere la frenata dell&#8217;economia più forte dell&#8217;Eurozona. E lo stesso <strong>Mario Draghi</strong>, che tra un po&#8217; finirà il suo mandato alla guida della Banca centrale europea, <a href="https://www.ilfoglio.it/economia/2019/06/07/news/frena-la-locomotiva-tedesca-in-calo-produzione-industriale-e-surplus-commerciale-259234/">è stato costretto a spostare in avant</a>i, per ulteriori sei mesi, il possibile rialzo dei tassi. Uno scivolamento che è figlio del forte senso di incertezza che caratterizza tutta l&#8217;economia europea, che non solo arranca, ma che sembra banche essere vittima delle tensioni internazionali che da tempo agitano il commercio, l&#8217;industria e in generale la finanza mondiale. E la Germania, che basa la sua economia sulla produzione industriale e sulle esportazioni, è chiaro che subisca pesanti ripercussioni dal clima internazionale. La Brexit può pesare come un macigno sul settore dell&#8217;automobile, punta di diamante dell&#8217;industria germanica. E i dazi di <strong>Donald Trump</strong> con le tensioni fra Cina e Stati Uniti hanno inevitabilmente un impatto su Berlino al pari della politica americana per l&#8217;Europa che sembra decisamente orientata verso un assedio al potere economico e politico della Germania sul Vecchio continente.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Macron aumenta la spesa militare:  nel 2025 occuperà il 2% del Pil</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/macron-aumenta-la-spesa-militare-per-la-francia-sara-2-del-pil-nel-2025.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Jul 2018 08:46:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Difesa europea]]></category>
		<category><![CDATA[Pil]]></category>
		<category><![CDATA[Sottomarini]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/uncategorized/macron-aumenta-la-spesa-militare-per-la-francia-sara-2-del-pil-nel-2025-167673.html</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LP_1543599.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LP_1543599.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LP_1543599-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LP_1543599-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LP_1543599-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il nuovo bilancio pluriennale per la difesa è stato approvato dal presidente Emmanuel Macron, che apre la strada a una forte spinta per il finanziamento di gli appalti per aviazione, esercito e marina, e persegue l&#8217;obiettivo richiesto da Trump del 2 percento di Pil investito in difesa. Dopo la firma apposta sul bilancio militare 2019-2025 &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/macron-aumenta-la-spesa-militare-per-la-francia-sara-2-del-pil-nel-2025.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LP_1543599.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LP_1543599.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LP_1543599-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LP_1543599-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LP_1543599-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il nuovo bilancio pluriennale per la difesa è stato approvato dal presidente <strong>Emmanuel Macron</strong>, che apre la strada a una forte spinta per il finanziamento di gli appalti per aviazione, esercito e marina, e persegue l&#8217;obiettivo richiesto da Trump del 2 percento di Pil investito in difesa.</p>
<p></p>
<p>Dopo la firma apposta sul bilancio militare 2019-2025 lo scorso 13 luglio, la &#8220;legge di crescita del budget militare&#8221; mira a raggiungere l&#8217;obiettivo di una spesa per la difesa del<strong> 2% del Prodotto interno lordo entro il 2025</strong>, come richiesto al recente summit della Nato dall&#8217;alleato statunitense, nonostante la Francia viva un momento di grande pressione del bilancio interno. La scelta dimostra la ferma intenzione di Macron di rendere, dopo la Brexit, la potenza francese un fondamentale perno della difesa europea e continentale.</p>
<p></p>
<p>Il nuovo bilancio consentirà l&#8217;acquisizione di oltre 1.700 veicoli corazzati per l&#8217;esercito; cinque fregate di nuova generazione, <strong>quattro sottomarini d&#8217;attacco a propulsione nucleare</strong> e nove navi di pattuglia offshore per la Marina; 28 cacciabombardieri multiruolo Dassault Rafale e 55 Dassault Mirage 2000 potenziati per l&#8217;Aeronautica. Oltre ad equipaggiamento e mezzi, la legge sul budget ha aumentato le spese relative ai servizi di intelligence e fornirà i fondi per l&#8217;elaborazione di una strategia spaziale militare congiunta con l&#8217;alleato tedesco; con il quale sta collaborando per <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/supercaccia-europeo-si-fara-firmato-accordo-francia-germania/">lo sviluppo di un jet da combattimento di quinta generazione</a> e quello di un nuovo tank.</p>
<p></p>
<p>Il Senato francese e l&#8217;Assemblea nazionale della camera bassa avevano precedentemente esaminato il progetto di legge, ed entrambi avevano votato a favore del disegno di legge. Quest&#8217;anno vedrà dunque un aumento immediato di 1,8 miliardi di euro nel budget annuale della difesa per 34,2 miliardi di euro, di cui 650 milioni di euro saranno destinati allo dispiegamento di contingenti militari all&#8217;estero. <strong>Il bilancio fissa un obiettivo di 295 miliardi di euro in sette anni</strong> &#8211; con un terzo dei fondi liberati dopo il 2023, considerando le elezioni che si terranno nel 2022 che potrebbero contemplare l&#8217;entrata di un e un nuovo governo al potere. Attualmente la Francia impegna l&#8217;1,78 percento del PIL nella spesa per la difesa.</p>
<p>&#8220;<strong>È una questioni di credibilità</strong>&#8220;, ha affermato il presidente francese Macron, riferendosi, probabilmente, alle richieste avanzate al summit Nato dall&#8217;alleato americano, e alle recenti messe in discussione del ruolo della Nato del presidente americano Donald Trump. Macron ha affermato che gli Stati Uniti sono sempre stati e resteranno un &#8220;partner strategico&#8221; per la Francia; una potenza con la quale persiste una &#8220;fiducia reciproca ed eccezionale nel dominio militare&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/macron-aumenta-la-spesa-militare-per-la-francia-sara-2-del-pil-nel-2025.html">Macron aumenta la spesa militare:  nel 2025 occuperà il 2% del Pil</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La Cina continua a crescere  ma preoccupa la guerra con gli Usa</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-cina-continua-crescere-preoccupa-la-guerra-gli-usa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Apr 2018 12:06:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Dazi]]></category>
		<category><![CDATA[Pil]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1036" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/GETTY_20171024081925_24738739.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/GETTY_20171024081925_24738739.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/GETTY_20171024081925_24738739-300x207.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/GETTY_20171024081925_24738739-768x530.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/GETTY_20171024081925_24738739-1024x707.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>L&#8217;economia della Cina, del valore di  12mila miliardi di dollari ha mantenuto un&#8217;espansione costante del 6,8% nel primo trimestre, oltre i valori dello stesso periodo dello scorso anno, e continua a tenere nel mirino gli Stati Uniti. La crescita del prodotto interno lordo è ora stabile tra il 6,7 e il 6,9 per cento da 11 &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-cina-continua-crescere-preoccupa-la-guerra-gli-usa.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-cina-continua-crescere-preoccupa-la-guerra-gli-usa.html">La Cina continua a crescere  ma preoccupa la guerra con gli Usa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1036" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/GETTY_20171024081925_24738739.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/GETTY_20171024081925_24738739.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/GETTY_20171024081925_24738739-300x207.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/GETTY_20171024081925_24738739-768x530.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/GETTY_20171024081925_24738739-1024x707.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>L&#8217;economia della Cina, del valore di  <strong>12mila miliardi</strong> di dollari ha mantenuto un&#8217;espansione costante del <strong>6,8%</strong> nel primo trimestre, oltre i valori dello stesso periodo dello scorso anno, e continua a tenere nel mirino gli Stati Uniti.</p>
<p>La <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.bbc.com/news/uk-england-43792235">crescita del prodotto interno lordo</a> è ora stabile tra il 6,7 e il 6,9 per cento <strong>da 11 trimestri</strong>, secondo i dati pubblicati dall&#8217;<strong>Ufficio Nazionale di Statistica</strong> lo scorso martedì.</p>
<p>Il consumo ha contribuito al <strong>77,8 per cento</strong> della crescita del primo trimestre, <strong>superando</strong> di gran lunga gli <strong>investimenti e le esportazioni</strong>, secondo l&#8217;organo. La produzione nel settore dei servizi ha rappresentato il <strong>56,6%</strong>, battendo i settori industriale e l&#8217;agricoltura.</p>
<p></p>
<p>Gli investimenti in immobilizzazioni, tradizionale pilastro della crescita, sono cresciuti del 7,5% su base annua nel periodo gennaio-marzo, con un rallentamento dal 7,9% nei primi due mesi, mentre la crescita degli investimenti immobiliari ha raggiunto il massimo di tre anni di 10,4 per cento nel trimestre.</p>
<p>Come si può notare, dunque, vi sono due dati in controtendenza rispetto al passato, che sono segnali di un&#8217;economia che sta cambiando: è <strong>cresciuta la domanda interna</strong> per i consumi, segno che si sta costituendo lentamente una <strong>nuova classe media</strong>, più forte, mentre il <strong>settore del terziario ha doppiato la produzione industriale</strong>, indice di un cambiamento strutturale della spina dorsale dell&#8217;economia del dragone. </p>
<p>Alcuni mesi fa, infatti, si era data la notizia che gli <strong>investitori di borsa</strong> in Cina avevano <strong>superato il numero dei tesserati del Partito Comunista</strong>, indice del fatto che il contatto con un terziario globalizzato si fa sempre più frequente. Secondo alcuni economisti, inoltre, la crescita del turismo e le spese dei consumi per le festività ha trainato queste percentuali. </p>
<p></p>
<p>Ci sono ancora progetti indispensabili per gli investimenti, come la <strong>gestione delle risorse idriche</strong> e le reti di trasporto, anche se il governo ha fermato alcuni progetti per <strong>prevenire l&#8217;accumulo di debiti</strong> locali. </p>
<p>Il commercio del secondo trimestre <strong>rimane preoccupante</strong>. Non è solo una questione che riguarderà la guerra di dazi tra la Cina e gli Stati Uniti, ma potrebbe anche avere ripercussioni importanti sul commercio globale e sugli investimenti. Le esportazioni rimangono importanti per l&#8217;economia nazionale, considerando i loro legami con settori come produzione, imballaggio e logistica. </p>
<p><strong>Zhu Baoliang</strong>, capo economista del <strong>China Information Center</strong>, è stato citato lunedì dal quotidiano cinese <em>Economic Observer</em>, in quanto sostiene che la Cina potrebbe <strong>perdere 2,5 punti</strong> percentuali di crescita economica e <strong>14 milioni di posti di lavoro</strong> non agricoli se il suo surplus commerciale con gli Stati Uniti si restringe a zero. Ciò accade in quanto, in base a quanto espresso nei giorni scorsi dal presidente americano Donald Trump, i dazi sulle importazioni cinesi colpiranno soprattutto i <strong>prodotti del settore high-tech</strong>, mentre gli <strong>Stati Uniti</strong> si confermano un Paese ad alta intensità di esportazioni a <strong>bassa specializzazione</strong>.</p>
<p></p>
<p>Ad oggi, la bilancia commerciale tra i due Paesi registra un <strong>saldo positivo a vantaggio della Cina</strong>, che esporta in America più di quanto importi dal Paese a stelle e strisce, <a href="http://www.scmp.com/news/china/economy/article/2142039/china-posts-steady-growth-first-quarter-spectre-us-trade-war">costituendo</a> questi quasi <strong>un quarto delle esportazioni</strong> totali di Pechino. </p>
<p>Le misure del governo cinese, ovviamente, non si sono fatte attendere. Per il prossimo anno, infatti, la Cina vorrebbe incentivare l&#8217;<strong>arrivo di capitali stranieri</strong> nel Paese, rendendo il sistema produttivo nazionale più attraente per gli <strong>IDE</strong>, e vorrebbe inoltre spingere per <strong>espandere la domanda interna</strong>, cercando di compensare l&#8217;eventuale crollo dell&#8217;export verso gli Stati Uniti con un <strong>aumento dei consumi dei cittadini</strong> cinesi, e dall&#8217;altro cercando di <strong>diversificare il proprio portafoglio</strong> di esportazioni aumentando le quote-parte di altri Paesi partner di Pechino. </p>
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		<title>L&#8217;India adesso sogna in grande: diventerà la seconda potenza mondiale</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/lindia-potenza-mondiale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Mar 2018 14:31:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Banca mondiale]]></category>
		<category><![CDATA[Pil]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1440" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/sunset-over-the-president-house-in-new-delhi-india.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/sunset-over-the-president-house-in-new-delhi-india.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/sunset-over-the-president-house-in-new-delhi-india-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/sunset-over-the-president-house-in-new-delhi-india-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/sunset-over-the-president-house-in-new-delhi-india-1024x768.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Sotto i grandi proclami della crescita cinese, c&#8217;è l&#8217;India, il grande e popoloso paese del sud-est asiatico, che nel giro di pochi anni, sulla scia di Pechino, potrebbe diventare la seconda potenza mondiale.  Le analisi economiche di grandi esperti e centri di ricerca rivolgono ora lo sguardo alla tigre del grande sub-continente, già potenza demografica &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/lindia-potenza-mondiale.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1440" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/sunset-over-the-president-house-in-new-delhi-india.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/sunset-over-the-president-house-in-new-delhi-india.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/sunset-over-the-president-house-in-new-delhi-india-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/sunset-over-the-president-house-in-new-delhi-india-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/sunset-over-the-president-house-in-new-delhi-india-1024x768.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Sotto i grandi proclami della crescita cinese, c&#8217;è l&#8217;<strong>India</strong>, il grande e popoloso paese del sud-est asiatico, che nel giro di pochi anni, sulla scia di Pechino, potrebbe diventare la seconda potenza mondiale. </p>
<p>Le analisi economiche di grandi esperti e centri di ricerca rivolgono ora lo sguardo alla tigre del grande sub-continente, già potenza demografica con il suo <strong>miliardo e 320 milioni</strong> di persone, pronta a far valere i suoi numeri e le sue potenzialità sullo scenario internazionale. </p>
<p></p>
<p>Secondo le stime economiche riportate anche dalla <a style="color: #0000ff" href="http://money.cnn.com/2018/02/28/news/economy/india-economy-gdp-7-2-growth/index.html"><em>Cnn</em></a>, la crescita economica indiana nel 2017 si è attestata al <strong>7,2%</strong> nell&#8217;ultimo trimestre del 2017, con un balzo in avanti di quasi un punto percentuale rispetto alle più rosee previsioni, registrando uno dei tassi di crescita maggiori di tutto il globo, battendo il notevole ma insufficiente 6,8% della <strong>Cina</strong> ed il &#8220;pallido&#8221; 2,5% degli Stati Uniti. Percentuali cui comunque nessun Paese europeo è in grado di tener testa. La crescita indiana, inoltre, riesce a trainare economie evidentemente povere come il <strong>Bangladesh</strong>, l&#8217;economia più &#8220;veloce&#8221; del mondo dal 2007 (quest&#8217;anno +13%), il Nepal (+7,4%) ed il <strong>Pakistan</strong> (+5,3%), che anche per ragioni di vicinato, subiscono l&#8217;effetto positivo della crescita del sub-continente.  </p>
<p>La fortuna indiana è stata costruita nell&#8217;ultimo anno, scrive <a style="color: #0000ff" href="https://tradingeconomics.com/india/gdp-growth-annual"><em>Trading Economics</em></a>, grazie a delle oculate politiche di spesa pubblica ed un notevole balzo in avanti degli investimenti, che ha portato nuovamente i livelli di crescita ai tassi dell&#8217;ultimo trimestre del 2016, dopo una spirale di decrescita causata da alcuni cambi di politica inaugurati quell&#8217;anno dal primo ministro <strong>Narendra Modi</strong>, con le quali si era registrata una flessione al <strong>5,7%</strong> nel giro di un trimestre. </p>
<p></p>
<p><a style="color: #0000ff" href="https://www.forbes.com/sites/panosmourdoukoutas/2017/10/05/india-rises-faster-than-china/#25e21f1348bd"><em>Forbes</em></a> identifica le ragioni della crescita in alcune politiche di sviluppo basilari: l&#8217;impiego delle risorse in surplus in tecnologie già conosciute, dunque abbattendo almeno al momento i costi di ricerca che invece gravano sull&#8217;economia cinese, che ora deve mettersi al pari delle più grandi potenze mondiali. Un altro punto, così definito, a favore dell&#8217;India, riguarda la capacità di attuare delle riforme economiche che strizzino l&#8217;occhio al libero mercato, riducendo i controlli sugli investimenti in entrata, riduzione delle barriere tariffarie sulla bilancia commerciale e l&#8217;allentamento sul <strong>controllo sui prezzi</strong>. </p>
<p>I numeri per il futuro sembrano ancora più incoraggianti: secondo le stime della <a style="color: #0000ff" href="https://openknowledge.worldbank.org/bitstream/handle/10986/26800/9781464810244.pdf?sequence=14&amp;isAllowed=y"><em>Banca Mondiale</em></a>, nel 2018 e nel 2019 il tasso di crescita dell&#8217;economia indiana dovrebbe attestarsi rispettivamente al 7,5 e al 7,7%. Sulla base di questi dati, anche le prospettive lungo periodo sono state più volte riviste: la ricerca effettuata da<a style="color: #0000ff" href="https://www.pwc.com/gx/en/issues/economy/the-world-in-2050.html#keyprojections"><em> Price Waterhouse Cooper</em></a> sull&#8217;evoluzione dell&#8217;economia mondiale da qui al 2050 fa parlare dei dati sorprendenti: tra poco più di trent&#8217;anni l&#8217;India dovrebbe superare gli Stati Uniti come <strong>seconda economia più grande</strong> del mondo, posta la dirompente e al momento inarrivabile forza cinese. Pechino e New Delhi, quindi, rappresenteranno da sole i <strong>due terzi dell&#8217;economia globale</strong>, con frazioni rispettivamente del 20 e del 15%, surclassando il 12% degli Stati Uniti e il <strong>9%</strong> dell&#8217;Unione europea. </p>
<p></p>
<p>Ancora tanta strada si dovrà però compiere sul sentiero del benessere collettivo. Ciò anche e soprattutto a causa del fatto che la popolazione dell&#8217;India sta crescendo anch&#8217;essa a ritmi più incalzanti del previsto. Se le prime stime delle Nazioni Unite prevedevano che la popolazione indiana avrebbe <a href="http://money.cnn.com/2015/07/30/news/economy/india-china-population/index.html"><strong>superato quella cinese</strong></a> entro il 2030, attestandosi ad <strong>un miliardo e mezzo</strong> di persone, tale obiettivo sarà raggiunto nel 2022. Nel frattempo si prevede che la popolazione cinese resti pressoché stabile fino al 2030, salvo poi subire un calo successivamente. Anche questi dati sono tuttavia imprevedibili, proprio a causa del fatto che la stessa Cina ha abolito la <strong>politica del figlio unico</strong> iniziata pochi anni fa, mentre l&#8217;India non sembrerebbe tuttavia interessata a porre dei controlli alle nascite. </p>
<p>Su questa base, tanto ancora deve essere fatto a proposito delle politiche di welfare del Paese, che vanta ancora un reddito pro-capite che ammonta a <strong>circa un quarto</strong> di quello cinese. </p>
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		<title>La caduta degli dei</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-caduta-degli-dei.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 May 2016 09:20:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[Pil]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1900" height="1288" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/Luiz-Inacio-Lula-da-Silva-and-Dilma-Rousseff-Brazil-Politics-News.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/Luiz-Inacio-Lula-da-Silva-and-Dilma-Rousseff-Brazil-Politics-News.jpg 1900w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/Luiz-Inacio-Lula-da-Silva-and-Dilma-Rousseff-Brazil-Politics-News-300x203.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/Luiz-Inacio-Lula-da-Silva-and-Dilma-Rousseff-Brazil-Politics-News-768x521.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/Luiz-Inacio-Lula-da-Silva-and-Dilma-Rousseff-Brazil-Politics-News-1024x694.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1900px) 100vw, 1900px" /></p>
<p>2009, 2013, 2016. Tre anni simbolo che segnano tre momenti completamente diversi della storia recente del Paese. Così sintetizzati da altrettante copertine dal settimanale inglese The Economist: «Il Brasile decolla», «come il Brasile ha rovinato tutto?», «il Brasile nel pantano».Sette anni separano il momento in cui del Paese sudamericano si parlava come di un gigante, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-caduta-degli-dei.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1900" height="1288" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/Luiz-Inacio-Lula-da-Silva-and-Dilma-Rousseff-Brazil-Politics-News.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/Luiz-Inacio-Lula-da-Silva-and-Dilma-Rousseff-Brazil-Politics-News.jpg 1900w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/Luiz-Inacio-Lula-da-Silva-and-Dilma-Rousseff-Brazil-Politics-News-300x203.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/Luiz-Inacio-Lula-da-Silva-and-Dilma-Rousseff-Brazil-Politics-News-768x521.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/Luiz-Inacio-Lula-da-Silva-and-Dilma-Rousseff-Brazil-Politics-News-1024x694.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1900px) 100vw, 1900px" /></p><p>2009, 2013, 2016. Tre anni simbolo che segnano tre momenti completamente diversi della storia recente del Paese. Così sintetizzati da altrettante copertine dal settimanale inglese The Economist: «Il Brasile decolla», «come il Brasile ha rovinato tutto?», «il Brasile nel pantano».Sette anni separano il momento in cui del Paese sudamericano si parlava come di un gigante, destinato a crescere ulteriormente, da quello nel quale si è scoperto piccolo, confuso, con l&#8217;economia al collasso e in preda a un&#8217;isteria politico-istituzionale che ha portato alla messa in stato di accusa della presidente Dilma Rousseff. Sette anni nei quali il Brasile del boom, simbolo di una sinistra divenuta modello in tutto il mondo, è tornato un paese piccolo, confuso, immaturo, assolutamente non all&#8217;altezza di quel ruolo internazionale cui l&#8217;ex presidente Luiz Ignacio «Lula» da Silva ambiva quando le casse dello stato erano gonfie e le sue politiche apprezzate. <strong>Ora il bilancio è impietoso</strong>.&nbsp;<a href="http://www.occhidellaguerra.it/category/americhe/brasile/" target="_blank">Per approfondire: Reportage dal Brasile</a>«I governi del Pt hanno lasciato undici milioni di disoccupati, un milione e 800mila imprese chiuse, fatto tornare in condizioni di indigenza tre milioni di famiglie, e il partito è coinvolto nel maggior scandalo di corruzione del Paese», sintetizza il giovane Kim Kataguiri, leader del Movimento Brasile Libero, anima delle manifestazioni anti-governative. La rapida decadenza del Brasile ha varie spiegazioni: sociali, economiche e politiche. Avvantaggiandosi degli effetti di alcune riforme del precedente governo, Lula era stato in grado soprattutto nel suo primo mandato di sfruttare al meglio la contingenza economica internazionale per far impennare il Pil. Le entrate copiose avevano reso possibili e sostenibili, soprattutto all&#8217;inizio, quelle politiche di sinistra che lo hanno reso il paladino della redistribuzione equa della ricchezza.Lula, primo presidente di sinistra e non proveniente dagli ambienti della ricca bianca élite dominante, aveva rappresentato così uno dei maggiori elementi di discontinuità in 500 anni di storia brasiliana. Addirittura i brasiliani avevano «perdonato» a lui e al suo Pt anche uno scandalo di corruzione sfacciato come il mensalão, che nel 2005 aveva travolto partito e governo. L&#8217;economia cresceva alla media di oltre il 4% all&#8217;anno, il Brasile usciva dalla marginalità e questo metteva in secondo piano la polemica. Nel periodo di boom economico dei due governi Lula, il passaggio dei poveri da indigenti a consumatori aveva fatto sorridere anche le classi economiche dominanti, politicamente liberali e contrarie all&#8217;assistenzialismo «lulista». Avere destinato ingenti risorse a quei settori della società non è stato più perdonato ai governi del Pt quando il Pil è crollato. «Gli indici sono tornati al livello del 2010. La flessione che si è avuta nel 2015 e quella attesa per il 2016 ha annullato la crescita avvenuta tra il 2011 e il 2014 &#8211; afferma Marcos Pazzini, responsabile di uno studio realizzato dall&#8217;Ipc &#8211; la perdita di consumi raggiunge i 470 miliardi di dollari».«Una delle differenze rispetto al passato è che ora i brasiliani hanno una sensazione di perdita anche maggiore» afferma Renato Meirelles, dell&#8217;instituto Data Popular. «Per quattro anni tra il 2011 e il 2014 il tasso di crescita dei consumi è stata superiore alla crescita del pil. Nel 2015 il pil è crollato del 3,8 e i consumi del 4%». Per questo oggi i conservatori sono sul piede di guerra. Ma non solo: «Smettiamola col dire che solo l&#8217;élite partecipa alle manifestazioni contro il governo. Sono nero, povero e sto chiedendo anche io l&#8217;uscita di Dilma &#8211; ha dichiarato il giovane Fernando Silva nel corso di una protesta &#8211; c&#8217;è quest&#8217;idea che solo i ricchi la vogliono fuori. Non è vero, molti poveri lo vogliono. Il popolo lo vuole».Che la crisi brasiliana investa tutti è evidente. Il Pil del Paese, cresciuto di tre volte e mezzo in oltre un decennio, ha iniziato a registrare una seria contrazione però nel biennio 2012-13, fino a segnare il -3,8% del 2015. Nel periodo florido ci si è concentrati sugli indici «quantitativi» come il Pil. Pochissimi hanno analizzato a fondo i dati «qualitativi». La scoperta di quanto il gigante avesse i piedi d&#8217;argilla è stata una sorpresa. Molto di questa crisi si spiega con la diminuita domanda e con il calo dei prezzi delle commodities sulle cui esportazioni il Brasile ha fondato la crescita: carbone, ferro, soia e soprattutto petrolio. Ma non solo. Le cause sono da ricercare anche nella mancanza di visione di prospettiva in merito alle riforme da realizzare per rendere il Brasile più solido, soprattutto da parte di Lula; e nell&#8217;incapacità in politica economica mostrata dal governo di Dilma Rousseff. Si è pensato molto all&#8217;oggi, alle elezioni successive e ai consensi, poco al futuro. I governi Rousseff non hanno saputo sfruttare l&#8217;onda lunga della crescita e non hanno destinato budget seri a quelle che erano e restano le carenze più gravi del Paese: politica industriale, infrastrutture e competitività.Produrre in Brasile costa tanto. Pesanti le tasse sulle imprese e i ritardi sui trasporti che danneggiano il valore dei prodotti. Senza dimenticare la burocrazia, inefficiente e «rallentata» dalla corruzione. Manca un assetto industriale moderno e il peso dell&#8217;industria brasiliana è il 25% del Pil. I tassi di interesse tra i più alti al mondo non aiutano certo investimenti e innovazione. A fronte del 36% di imposizione fiscale si destina solo il 2% agli investimenti. La sanità pubblica è rimasta quindi agli standard del terzo mondo. Poco si è investito per migliorare la situazione dell&#8217;istruzione che resta carente e poco equa. La piena occupazione e l&#8217;accresciuto numero di consumatori ha favorito inoltre il credito al consumo. Il risultato è che ora un quarto dei brasiliani è indebitato fino al collo e banche e finanziarie sono molto esposte. A questo si uniscono i buchi di bilancio della federazione, dei moltissimi Stati (alcuni prossimi al default) e delle aziende statali. Il tutto in un momento di recessione, con la disoccupazione in aumento vertiginoso e l&#8217;inflazione fuori controllo.Sin dal periodo a cavallo tra la fine del primo mandato e il secondo mandato di Dilma, le opposizioni hanno avviato una campagna mediatica contro la presidentessa, chiedendone le dimissioni o l&#8217;impeachment. Soprattutto a causa del disastro economico e dell&#8217;incapacità di dare risposte alla crisi. Quando però l&#8217;inchiesta sul giro di tangenti alla Petrobras è deflagrata, il tema centrale degli attacchi è divenuto quello della corruzione. Le indagini hanno travolto tutti i partiti: l&#8217;alleato Pmdb come il Pt di Dilma e Lula. Mai però il nome della presidentessa è venuto fuori. L&#8217;accusa che ha motivato l&#8217;impeachment, è stata alla fine la bocciatura da parte della Corte dei conti del bilancio per irregolarità (prestiti chiesti alle banche e senza approvazione del parlamento per mascherare buchi). «Un pretesto politico per liberarsi di un presidente impopolare», ha scritto The Economist.La questione giuridico-istituzionale intorno all&#8217;impeachment, maschera la voglia di un ampio settore della società brasiliana di mettere fine all&#8217;esperienza dei governi di sinistra. Una partita nella quale l&#8217;opportunismo politico del Pmdb è stato padrone. Nonostante il partito sia infatti il più colpito dagli scandali, è riuscito a ordire una trama politica in grado di liquidare la «presidenta». D&#8217;altronde, se la Rousseff non si fosse alleata con il Pmdb e gli altri partiti di centrodestra non avrebbe conquistato la presidenza. Dopo l&#8217;allontanamento di Dilma, nel nuovo governo sono finiti anche i partiti di opposizione sconfitti alle elezioni. Il cambio della ricetta economica in chiave neo-liberale è evidente. Ma il Brasile sarà in grado di tornare grande o l&#8217;instabilità e il caos continueranno a dominare?</p>
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		<title>Azerbaigian, un mercato in crescita</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/azerbaigian-un-mercato-in-crescita.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[eldoleo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Feb 2016 11:42:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Nagorno Karabakh]]></category>
		<category><![CDATA[Pil]]></category>
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<p>Basti pensare ai 53 miliardi di dollari che rappresentano il Pil di Baku, al flusso di Ide (gli investimenti diretti esteri) che non si sono arrestati neppure per effetto della crisi mondiale. Investimenti che, nel 2014, avevano superato gli 11 miliardi di dollari e che sono leggermente diminuiti lo scorso anno.</p>
<p>Ma, a fronte di queste cifre, le e<strong>sportazioni italiane dirette in Azerbaigian</strong> valgono solo 588milioni di dollari a fronte di importazioni per 2,3 miliardi di dollari. Un evidente squilibrio che può essere in parte risolto con una maggiore attenzione da parte italiana nei confronti delle grandi opportunità offerte da Baku.</p>
<p>Un <strong>Paese economicamente “sano” e politicamente stabile</strong>. Che deve affrontare l’annoso problema del <strong>Nagorno Karabak</strong> occupato ma che, nonostante questo, riesce a garantire la sicurezza dei cittadini e degli investimenti in tutte le altre aree dell’Azerbaigian non interessate dalle tensioni.</p>
<p>Non vanno neppure sottolineate le <strong>relazioni internazionali</strong> che, anche a livello commerciale, fanno di Baku un polo strategico per l’interscambio in una vastissima area. Un’area che sta affrontando la crisi economica mondiale con risultati migliori rispetto alla maggior parte dei Paesi. Un rapporto della divisione Ricerca e Investimenti di Cassa Lombarda ha proprio oggi evidenziato come l’Eurozona sia alle prese con la decelerazione della crescita; gli Stati Uniti, nonostante il buon andamento dell’ultimo trimestre del 2015, potrebbero vedere frenati i dati del primo trimestre 2016; il Giappone è debole e il Brasile in caduta prolungata mentre la Cina blocca la discesa ma riparte in modo disomogeneo.</p>
<p>Servono, dunque, nuovi sbocchi. Serve un mercato come quello dell’Azerbaigian dove sta crescendo la fascia di consumatori in grado di acquistare il made in Italy. Proprio mentre il presidente nazionale di Confagricoltura sottolinea come siano sempre meno gli italiani in grado di affrontare la spesa per un’alimentazione di qualità con prodotti nazionali. E per i nostri produttori Baku può rappresentare una alternativa reale.</p>
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