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	<title>Piana di Ninive Archives - InsideOver</title>
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	<title>Piana di Ninive Archives - InsideOver</title>
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		<title>&#8220;Mio nipote rapito dall&#8217;Isis  adesso mi minaccia di morte&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/mio-nipote-rapito-dallisis-adesso-mi-minaccia-morte.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Dec 2018 09:02:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Piana di Ninive]]></category>
		<category><![CDATA[Sinjar]]></category>
		<category><![CDATA[Yazidi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1285" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8940312.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8940312.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8940312-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8940312-768x514.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8940312-1024x685.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L’Isis è stato sconfitto ma l’Iraq fatica a ritrovare la pace. L’odio seminato durante l’occupazione jihadista continua a dare i suoi frutti e a mettere uno contro l’altro amici, fratelli, vicini di casa. A testimoniarlo è Nadia Murad, la ragazza yazida premio Nobel per la Pace, rapita, violentata e ridotta in schiavitù dagli uomini del &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/mio-nipote-rapito-dallisis-adesso-mi-minaccia-morte.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/mio-nipote-rapito-dallisis-adesso-mi-minaccia-morte.html">&#8220;Mio nipote rapito dall&#8217;Isis  adesso mi minaccia di morte&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1285" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8940312.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8940312.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8940312-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8940312-768x514.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8940312-1024x685.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>L’<strong>Isis</strong> è stato sconfitto ma l’<strong>Iraq</strong> fatica a ritrovare la pace. L’odio seminato durante l’occupazione jihadista continua a dare i suoi frutti e a mettere uno contro l’altro amici, fratelli, vicini di casa.</p>

<p>A testimoniarlo è <strong>Nadia Murad</strong>, la ragazza yazida premio Nobel per la Pace, rapita, violentata e ridotta in schiavitù dagli uomini del Califfato. &#8220;C’è molta tensione nella regione”, ha detto la donna intervenendo alla diciottesima edizione del <strong>Forum di Doha</strong>, in Qatar, al quale ha preso parte anche il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres. “Per millenni abbiamo convissuto in Iraq, ma molte persone, vicini nostri, hanno poi collaborato con l&#8217;Isis e vi sono capi religiosi che propagandano quel tipo di schiavitù”, ha raccontato la venticinquenne rapita dai miliziani jihadisti nell’agosto del 2014.</p>

<p>Parte della sua famiglia è stata massacrata durante l’invasione della <strong>Piana di Ninive</strong>. E chi è stato risparmiato dalla furia dei tagliagole è finito per essere addestrato a combattere la “guerra santa”. “Mio nipote aveva undici anni quando fu sequestrato e allontanato dalla sua famiglia – ha testimoniato la giovane &#8211; lo hanno trasformato in guerrigliero dell&#8217;Isis”. “Ho cercato di parlargli: ha minacciato di uccidermi&#8221;, rivela la ragazza originaria di <strong>Sinjar</strong>, nel governatorato di Ninive, dove i jihadisti nell’estate del 2014 massacrarono oltre 5mila <strong>yazidi</strong> , trasformando centinaia di donne in schiave sessuali.</p>

<p>Ora che sta per sposarsi, Nadia è tornata per la prima volta nel villaggio di Kocho dove è nata, e dove ha promesso di costruire, con i soldi del riconoscimento internazionale che le è stato assegnato quest’anno, un ospedale dedicato alle vittime delle violenze sessuali commesse dai fondamentalisti islamici durante l’invasione della Piana. “Finora è stato fatto molto poco per le vittime”, ha detto rivolgendosi alla comunità internazionale e al governo iracheno. Oltre alle “parole di sostegno”, ha sottolineato, servono “fatti” concreti per sostenere chi, ancora oggi, continua a pagare lo scotto di violenza ed estremismo.</p>
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		<title>Iraq, i cristiani tornano a casa  Ma la ferita è ancora aperta</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/cristiani-piana-ninive.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Apr 2018 08:49:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Aiuto alla Chiesa che Soffre (Acs)]]></category>
		<category><![CDATA[Cristiani perseguitati]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Piana di Ninive]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="992" height="545" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/01/1444805539-perseguitati-cristiani.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/01/1444805539-perseguitati-cristiani.jpg 992w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/01/1444805539-perseguitati-cristiani-300x165.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/01/1444805539-perseguitati-cristiani-768x422.jpg 768w" sizes="(max-width: 992px) 100vw, 992px" /></p>
<p>I cristiani della Piana di Ninive, in Iraq, tornano lentamente a casa. Dopo gli anni durissimi vissuti sotto le bandiere nere dello Stato islamico, la vita torna a scorrere. Le famiglie, dai campi profughi, hanno scelto la via del rientro. Una strada non facile, dove la speranza si unisce anche al senso di pericolo con cui &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/cristiani-piana-ninive.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="992" height="545" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/01/1444805539-perseguitati-cristiani.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/01/1444805539-perseguitati-cristiani.jpg 992w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/01/1444805539-perseguitati-cristiani-300x165.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/01/1444805539-perseguitati-cristiani-768x422.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 992px) 100vw, 992px" /></p><p>I cristiani della Piana di Ninive, in Iraq, tornano lentamente a casa. Dopo <a style="color: #0000ff" href="http://www.occhidellaguerra.it/isis-ci-ha-dato-tre-scelte-convertirci-fuggire-o-morire/">gli anni durissimi vissuti sotto le bandiere nere</a> dello Stato islamico, la vita torna a scorrere. Le famiglie, dai campi profughi, hanno scelto la via del rientro. Una strada non facile, dove la speranza si unisce anche al senso di pericolo con cui convive la comunità cristiana. Una comunità che è fra le più antiche del mondo cristiano.</p>
<p>Le cose stanno tornando alla normalità anche attraverso il lavoro silenzioso ma costante di <strong>Aiuto alla Chiesa che Soffre</strong>. La fondazione pontificia ha avviato una sorta di &#8220;piano Marshall&#8221; <a style="color: #0000ff" href="http://acs-italia.org/acs-notizie-dal-mondo/acs-iraq-cristiani-stanno-tornando-alle-case-meno-un-anno-gia-rientrato-42-delle-famiglie/">come descritto dal suo stesso sito</a>, con l&#8217;apertura di molti cantieri per la ricostruzione dei villaggi cristiani. Oggi, a meno di un anno dalla loro apertura, in particolare a Qaraqosh, Karamless e Bartella.</p>
<p>Secondo i dati forniti, le famiglie rientrate in tutta la<strong> Piana di Ninive</strong> sono 8.213. Molte, ma c&#8217;è ancora molta strada da fare. Quella famiglie rappresentano solo il 42% delle 19.452 costrette a fuggire per colpa dei terroristi dell&#8217;Isis. <strong>Le case distrutte sono decine di migliaia</strong>. Gli jihadisti hanno portato saccheggi, morti e devastazione. Più di 3mila case sono state riparate, ma altre migliaia sono completamente distrutte. Una situazione drammatica cui si unisce anche la politica. Il nord è controllato dai curdi, altre aree sono controllate dal governo di Baghdad. I rapporti sono sono idilliaci ed esistono province limitrofe che non hanno più neanche le strade che le uniscono.</p>

<p>Nonostante tutto, i lavori vanno avanti. A <strong>Tellskuff </strong>e <strong>Qaraqosh</strong> sono tornati tantissimi cristiani. C&#8217;è voglia di riprendere possesso della propria vita prima ancora che delle proprie case. La comunità resiste e si vede. &#8220;Molto resta da fare, ma è confortante vedere che tante altre famiglie ci chiedono di riparare le loro case perché vogliono tornare&#8221;, afferma don Salar Boudagh, vicario generale della Diocesi caldea di <strong>Alqosh</strong>. </p>
<p>Le cose stanno tornando alla normalità. Ma ci sono ancora dei problemi. Inutile sognare a occhi aperti: la ferita è ancora aperta e fatica rimarginarsi. Per capirlo, abbiamo contattato telefonicamente <strong>don Karam Shamasha</strong>, sacerdote caldeo, attualmente ad <strong>Erbil</strong>: <a href="http://www.occhidellaguerra.it/isis-ci-ha-dato-tre-scelte-convertirci-fuggire-o-morire/">lì dove molti cristiani sono fuggiti durante l&#8217;invasione del Califfato</a>.</p>
<p>Quella che ci descrive don Karam, è una situazione complessa. Innanzitutto, il governo non sta facendo quanto aveva promesso. Anzi, don Karam ci dice che &#8220;il governo non sta facendo ancora niente. Nonostante le elezioni siano alle porte e tutti sono impegnati a guadagnare più voti possibili, <strong>nessuno ha fatto qualcosa di concreto per la gente della piana di Ninive</strong>&#8220;. Come detto, i cristiani non interessano. Non sono &#8220;utili&#8221;, parola orribile ma estremamente realistica. Non sono sciiti, per cui sono protetti dall&#8217;Iran. Non sono sunniti, che rappresentano la maggioranza. Non sono neanche curdi, che almeno hanno milizie in grado di poter colpire. I cristiani sono semplicemente una minoranza debole.</p>

<p>In tutto questo, <strong>l&#8217;Isis non è stato sconfitto</strong> come si vuole fare credere. &#8220;<strong>L&#8217;estremismo è molto radicato nelle mentalità di tanti</strong> e avrebbe bisogno di tempo ancora, soprattutto perché fino adesso lo stesso governo non ha provato di curare queste ideologie&#8221; ci spiega il sacerdote caldeo. Del resto l&#8217;Isis esisteva già prima che si chiamasse Stato islamico. E molti, a Mosul, hanno esultato quando il Califfato è giunto tra le strade della città.</p>
<p>Chiediamo al sacerdote com&#8217;è cambiata la vita dei cristiani. E la risposta è che la vita è stata completamente stravolta. &#8220;Quasi la metà delle famiglie ha deciso di lasciare il Paese e vivono in condizioni molto difficili nei Paesi vicini&#8221;. <strong>&#8220;Nessun Paese europeo o gli Stati Uniti sta accogliendo i cristiani, non si sa perché!&#8221;</strong>. Probabilmente perché non hanno nessuna potenza che li tutela. L&#8217;Occidente non sente più un legame vero con il cristianesimo.</p>
<p>E la vita è difficile anche per chi è rimasto o è tornato in Iraq. Molti <strong>studenti</strong> cristiani hanno scelto di iscriversi di nuovo <strong>all&#8217;università di Mosul</strong>. Ma le strade sono bloccate, per fare pochi chilometri occorrono ore. E nelle università, come nei luoghi pubblici, resta il sospetto che quelli che un tempo erano tuoi vicini, in fondo ti hanno tradito. Una comunità si spezzata.</p>

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		<item>
		<title>Adesso per i cristiani di Ninive scendono in campo le Nazioni Unite</title>
		<link>https://it.insideover.com/religioni/adesso-cristiani-ninive-scendono-campo-le-nazioni-unite.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Mar 2018 07:16:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Religioni]]></category>
		<category><![CDATA[Aiuto alla Chiesa che Soffre (Acs)]]></category>
		<category><![CDATA[Cristiani]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Piana di Ninive]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1024" height="700" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/1467275532-cristiani-siria-1024x700-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/1467275532-cristiani-siria-1024x700-1.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/1467275532-cristiani-siria-1024x700-1-300x205.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/1467275532-cristiani-siria-1024x700-1-768x525.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>L’Iraq del dopo Isis è un Paese in ginocchio che deve ricostruire case, villaggi e comunità umane. Un terzo del territorio iracheno è completamente distrutto. Ma è a Ninive, quartier generale del fanatismo jihadista, che le macerie si stagliano per chilometri. Case, ponti, strade, ospedali, chiese, aeroporti, linee telefoniche. Poco è sopravvissuto alla furia del &#8230; <a href="https://it.insideover.com/religioni/adesso-cristiani-ninive-scendono-campo-le-nazioni-unite.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="700" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/1467275532-cristiani-siria-1024x700-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/1467275532-cristiani-siria-1024x700-1.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/1467275532-cristiani-siria-1024x700-1-300x205.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/1467275532-cristiani-siria-1024x700-1-768x525.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p><p>L’Iraq del dopo Isis è un Paese in ginocchio che deve ricostruire case, villaggi e comunità umane. Un terzo del territorio iracheno è completamente distrutto. Ma è a <strong>Ninive</strong>, quartier generale del fanatismo jihadista, che le macerie si stagliano per chilometri. Case, ponti, strade, ospedali, chiese, aeroporti, linee telefoniche. Poco è sopravvissuto alla furia del Califfato e ai lunghi mesi di combattimenti per strappare all’Isis, casa per casa, strada per strada, la roccaforte di Mosul e i villaggi cristiani della Piana. Oltre il 70 per cento degli edifici della seconda città dell&#8217;Iraq, eletta capitale dello Stato Islamico da al Baghdadi, è stato raso al suolo.</p>

<p>Sono 147 mila in tutto il Paese le abitazioni distrutte o gravemente danneggiate in oltre tre anni di conflitto. Più di un terzo soltanto a Mosul. La sfida urgente della ricostruzione si preannuncia gravosa, non solo dal punto di vista economico. Nonostante ciò, a distanza di qualche mese dalla proclamazione della vittoria sulle bandiere nere, è il 35 per cento delle famiglie cristiane ad aver fatto ritorno nei villaggi della regione, grazie agli aiuti internazionali, come quello della fondazione pontificia <strong>Aiuto alla Chiesa che Soffre</strong>, che per Ninive ha lanciato un vero e proprio <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/iraq-via-al-piano-marshall-far-tornare-cristiani/">Piano Marshall da 250 milioni di dollari</a>. Oltre 31 milioni sono stati stanziati finora per riparare gli edifici e dare assistenza agli oltre <strong>125mila rifugiati</strong> che hanno trovato riparo nei campi profughi del Kurdistan iracheno. Per loro è intervenuto, durante la consueta udienza generale del mercoledì, anche Papa Francesco, <a href="http://www.ilgiornale.it/news/cronache/papa-pregare-i-cristiani-medio-oriente-1499468.html">con un nuovo appello a pregare per i “fratelli”</a> del Medio Oriente che rischiano di essere “cacciati” dalle terre che li ospitano da millenni.</p>

<p>Ora la fondazione ha stanziato un nuovo contributo di <strong>cinque milioni di dollari</strong> che servirà a rimettere in piedi altre <strong>2mila abitazioni</strong> nei villaggi cristiani di Ninive. E a protezione dei 95mila cristiani rimasti nella Piana sono scese in campo anche le <strong>Nazioni Unite</strong>. “L’Onu riconosce la necessità di una più ampia collaborazione tesa a stabilizzare la regione e l’esigenza di sostenere e tutelare la diversità religiosa dell’area anche come futura difesa da un’eventuale nuova avanzata dell’Isis”, ha detto il rappresentante del Segretario Generale per il programma di sviluppo delle Nazioni Unite, Mourad Wahba, che al Palazzo di Vetro a New York ha incontrato il segretario generale di ACS, Philipp Ozores.</p>

<p>“Accogliamo con soddisfazione il necessario coinvolgimento istituzionale per porre fine al dramma dei cristiani di Ninive”, ha commentato il segretario dell’associazione che finora ha messo in campo il maggior numero di risorse a supporto dei cristiani del nord dell’Iraq. ”Per troppo tempo gli aiuti sono giunti dai soli donatori privati”, ha detto Ozores, che ora potrà contare anche sul sostegno delle Nazioni Unite. Il governo iracheno ha fatto sapere che per ricostruire la nazione sconvolta da guerra e fondamentalismo serviranno 88 miliardi di dollari: questa la cifra che le istituzioni del Paese hanno chiesto, nelle scorse settimane, alla Conferenza dei Paesi donatori in Kuwait.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/religioni/adesso-cristiani-ninive-scendono-campo-le-nazioni-unite.html">Adesso per i cristiani di Ninive scendono in campo le Nazioni Unite</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Rivincita dei bimbi cristiani sull&#8217;Isis:  battezzati nella chiesa distrutta</title>
		<link>https://it.insideover.com/religioni/la-rivincita-dei-bimbi-cristiani-sul-califfato-battezzati-nella-chiesa-distrutta-dai-isis.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Jan 2018 08:43:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Religioni]]></category>
		<category><![CDATA[Cristiani]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Piana di Ninive]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="961" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/OLYCOM_20170123123939_21942496-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/OLYCOM_20170123123939_21942496-1.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/OLYCOM_20170123123939_21942496-1-300x192.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/OLYCOM_20170123123939_21942496-1-768x492.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/OLYCOM_20170123123939_21942496-1-1024x656.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Nella foto di gruppo davanti all’altare i genitori sorridenti stringono tra le braccia i loro piccoli avvolti in abitini di tulle bianco e trina confezionati per l’occasione. Quella immortalata dal fotografo può sembrare una scena comune. Se non fosse che quei tredici neonati, otto maschi e cinque femmine, sono stati appena battezzati nella chiesa caldea &#8230; <a href="https://it.insideover.com/religioni/la-rivincita-dei-bimbi-cristiani-sul-califfato-battezzati-nella-chiesa-distrutta-dai-isis.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/religioni/la-rivincita-dei-bimbi-cristiani-sul-califfato-battezzati-nella-chiesa-distrutta-dai-isis.html">Rivincita dei bimbi cristiani sull&#8217;Isis:  battezzati nella chiesa distrutta</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="961" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/OLYCOM_20170123123939_21942496-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/OLYCOM_20170123123939_21942496-1.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/OLYCOM_20170123123939_21942496-1-300x192.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/OLYCOM_20170123123939_21942496-1-768x492.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/OLYCOM_20170123123939_21942496-1-1024x656.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Nella foto di gruppo davanti all’altare i genitori sorridenti stringono tra le braccia i loro piccoli avvolti in abitini di tulle bianco e trina confezionati per l’occasione. Quella immortalata dal fotografo può sembrare una scena comune. Se non fosse che quei tredici neonati, otto maschi e cinque femmine, sono stati appena battezzati nella <strong>chiesa caldea di San Giorgio a Telskuf</strong>, uno dei luoghi di culto cristiani profanato e distrutto dai jihadisti dell’Isis nella Piana di Ninive, in <strong>Iraq</strong>.  </p>
<p><a href="http://www.ilgiornale.it/static/reportage/aiutiamo_cristiani/aiutiamo_cristiani_home.htm"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-36735 size-full" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2017/11/cristiani_perseguitati_strip-1.jpg" alt="cristiani_perseguitati_strip" width="984" height="130" /></a></p>

<p>I miliziani islamisti vi avevano fatto irruzione nell’estate del 2014, durante l&#8217;invasione dei villaggi cristiani della regione. La furia iconoclasta dei <em>mujaheddin</em> si era abbattuta sugli altari e sulle statue della Vergine, decapitate e date alle fiamme. Ma ora barbarie, morte e distruzione restano soltanto un ricordo, seppur terribile. L’8 dicembre scorso i sacerdoti sono tornati a celebrare la Messa sull’altare sfregiato dagli islamisti e riportato a nuova vita grazie all’impegno di numerosi benefattori. E quello che poco più di un anno fa si presentava come un villaggio spettrale, con le strade vuote fiancheggiate da palazzi ridotti in macerie, ora può tornare a sperare. La speranza, a Telskuf, ha il volto di quei tredici bimbi in fasce, il cui <strong>battesimo</strong> è stato celebrato nel giorno dell’Epifania. Sono loro “la nostra risposta alla violenza subita”, ha detto <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.agensir.it/quotidiano/2018/1/10/iraq-13-battesimi-nella-piana-di-ninive-padre-kajo-tellesqof-isis-voleva-distruggere-la-nostra-fede-questa-e-la-nostra-risposta/">all’agenzia di stampa <em>Sir</em></a>, <strong>padre Salar Kajo</strong>, parroco caldeo del villaggio cristiano della Piana di Ninive.</p>
<p>“Volevano distruggere la nostra fede, questa è la nostra risposta”, continua fiero il sacerdote, che nell’omelia ha sottolineato come “queste creature siano un vero segno di rinnovamento per tutti”. Devastata dall’odio settario, Telskuf si è quindi vestita a festa per accogliere nella propria comunità i tredici piccoli. E ora i suoi abitanti sono determinati a “ricostruire tutto ciò che la violenza cieca dello Stato Islamico ha distrutto”. “La vita per noi è fede, croce, sofferenza, ma adesso anche molta speranza”, ha assicurato il religioso sentito dal <a style="color: #0000ff" href="https://www.agensir.it/quotidiano/2018/1/10/iraq-13-battesimi-nella-piana-di-ninive-padre-kajo-tellesqof-isis-voleva-distruggere-la-nostra-fede-questa-e-la-nostra-risposta/"><em>Sir</em></a>.</p>

<p style="text-align: center"><em>Gli Occhi della Guerra sostiene i cristiani di Aleppo. Se anche tu vuoi farlo </em><strong><a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://acs-italia.org/dona-ora/" target="_blank">Dona online</a></strong><b> o tramite bonifico</b><br /><strong>Iban: IT67L0335901600100000077352 Banca Prossima</strong><br /><strong>Causale: ilgiornale per i cristiani</strong></p>
<p><strong>Per conoscere tutti i progetti per aiutare i cristiani di Aleppo, <a href="http://www.ilgiornale.it/static/reportage/aiutiamo_cristiani/aiutiamo_cristiani_home.htm" target="_blank">guarda qui</a></strong> </p>
<p>In occasione della <a href="http://www.occhidellaguerra.it/iraq-stata-riconsacrata-la-chiesa-profanata-dallisis/">riconsacrazione della chiesa di San Giorgio</a>, lo scorso dicembre, l’arcivescovo caldeo di Erbil, monsignor Bashar Matti Warda, aveva auspicato che la riapertura del luogo sacro potesse rappresentare “un potente incentivo per il ritorno dei cristiani” a Telskuf e in tutta la regione. Sono ancora migliaia, infatti, quelli <strong>sfollati</strong> nella capitale del Kurdistan iracheno che aspettano di poter fare ritorno alle proprie abitazioni distrutte dalla ferocia dell’Isis.</p>
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		<title>In Iraq è stata riconsacrata  la prima chiesa profanata dall&#8217;Isis</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/iraq-stata-riconsacrata-la-chiesa-profanata-dallisis.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Dec 2017 07:39:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Aiuto alla Chiesa che Soffre (Acs)]]></category>
		<category><![CDATA[Cristiani]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Piana di Ninive]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1024" height="682" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/ACN-20171211-65528-1024x682.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/ACN-20171211-65528-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/ACN-20171211-65528-1024x682-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/ACN-20171211-65528-1024x682-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>“L’Isis voleva cancellare la presenza cristiana e invece i jihadisti se sono andati, mentre noi siamo tornati”. È un “messaggio di speranza e di vittoria”, per monsignor Bashar Matti Warda, arcivescovo caldeo di Erbil, la riconsacrazione della chiesa di San Giorgio a Telskuf, nella Piana di Ninive, in Iraq. Questo luogo di culto cristiano, come &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/iraq-stata-riconsacrata-la-chiesa-profanata-dallisis.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="682" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/ACN-20171211-65528-1024x682.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/ACN-20171211-65528-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/ACN-20171211-65528-1024x682-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/ACN-20171211-65528-1024x682-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p><p>“L’Isis voleva cancellare la presenza cristiana e invece i jihadisti se sono andati, mentre noi siamo tornati”. È un “messaggio di speranza e di vittoria”, per monsignor Bashar Matti Warda, arcivescovo caldeo di Erbil, la riconsacrazione della <strong>chiesa di San Giorgio a Telskuf</strong>, nella Piana di Ninive, in Iraq.</p>
<p><a href="http://www.ilgiornale.it/static/reportage/aiutiamo_cristiani/aiutiamo_cristiani_home.htm"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-37584 size-full" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2017/12/cristiani_perseguitati_strip-1.jpg" alt="cristiani_perseguitati_strip-1" width="984" height="130" /></a></p>
<p>Questo luogo di culto cristiano, come tanti nella regione irachena martoriata da due anni di brutale occupazione jihadista, era stato <strong>profanato e distrutto dagli estremisti islamici</strong>. La furia delle bandiere nere si era abbattuta su altari e statue, come quella della Vergine, a cui i jihadisti hanno tagliato la testa.</p>

<p>Dopo il restauro dell’edificio, che è stato possibile grazie al contributo di 100mila euro offerto dalla fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre, nel quadro del &#8220;<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/iraq-via-al-piano-marshall-far-tornare-cristiani/">Piano Marshall&#8221; lanciato dalla stessa Ong</a> per favorire il ritorno dei cristiani a Ninive, la chiesa ha riaperto i battenti e l’8 dicembre, in occasione della solennità dell’Immacolata Concezione, sull’altare di San Giorgio è stata nuovamente celebrata la Messa.</p>
<p> Un traguardo, questo, che poco più di un anno fa sembrava irrealizzabile. Dopo essere stato riconquistato dai peshmerga curdi, <strong>Telskuf</strong> si presentava come un villaggio spettrale, con gli edifici crivellati dai colpi, le strade coperte dalle macerie, le case vuote e i negozi abbandonati. Oggi, in questa cittadina che dista circa trenta chilometri da Mosul hanno fatto ritorno due terzi delle 1500 famiglie che nell’agosto del 2014 avevano dovuto lasciare in fretta le proprie abitazioni per sfuggire alla ferocia dell’<strong>Isis</strong>.</p>
<p>E ora che la chiesa di San Giorgio è tornata a splendere, “più bella e gloriosa” di prima, anche altri potrebbero convincersi a tornare. “La riapertura della chiesa rappresenterà un potente incentivo per il ritorno dei cristiani in questa cittadina e in tutta la regione”, conferma monsignor Warda. “Il restauro di San Giorgio e la ripresa delle attività della chiesa”, ha spiegato il presule, “è un segnale forte e positivo” per i <strong>cristiani iracheni</strong> provati da guerra, violenze e atrocità.</p>
<p>“La riapertura della nostra chiesa è un potente simbolo e rafforza la nostra determinazione a ricostruire i nostri villaggi”, ha continuato l’arcivescovo di Erbil, ringraziando tutti coloro che hanno contribuito al restauro del luogo di culto cristiano. “Grazie a voi possiamo lodare Dio, che ha preservato la presenza cristiana in questa terra”, ha affermato con gratitudine il monsignore.</p>

<p style="text-align: center;"><strong>Ci sono diversi modi di sostenere i cristiani che soffrono. <br /><a href="http://www.ilgiornale.it/static/reportage/aiutiamo_cristiani/aiutiamo_cristiani_home.htm">Questi sono tre progetti</a>, tutti con un unico obiettivo: non lasciare soli i cristiani di Aleppo</strong><br /><strong>Iban: IT67L0335901600100000077352 Banca Prossima</strong><br /><strong>Causale: ilgiornale per i cristiani</strong></p>
<p> </p>
<p>Sabato scorso, dopo che l’esercito di Baghdad ha ripreso il controllo degli ultimi territori rimasti in mano ai jihadisti nelle province occidentali di Ninive e al Anbar, al confine con la Siria, il primo ministro iracheno, Haidar al Abadi ha annunciato la <strong>fine della guerra contro l’Isis</strong>. “La vittoria è stata ottenuta grazie all&#8217;unità di tutti gli iracheni nella lotta contro un nemico che non pensava che avremmo visto questo giorno&#8221;, ha detto il primo ministro ai microfoni delle tv locali. Quel giorno, invece, è arrivato e nella Piana di Ninive, dopo anni di silenzio, tornano a suonare le campane.</p>

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		<title>Iraq, via al &#8220;Piano Marshall&#8221; per far tornare i cristiani</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/iraq-via-al-piano-marshall-far-tornare-cristiani.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Sep 2017 10:03:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Cristiani]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Piana di Ninive]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1117" height="745" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/ACN-20170103-49535.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/ACN-20170103-49535.jpg 1117w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/ACN-20170103-49535-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/ACN-20170103-49535-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/ACN-20170103-49535-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1117px) 100vw, 1117px" /></p>
<p>Quello della “scomparsa dei cristiani” dal Medio Oriente è un “pericolo reale”. Lo ha detto, senza mezzi termini, il segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin, annunciando che la Santa Sede scenderà in campo, assieme ai rappresentanti della chiesa Caldea, Siro-ortodossa e Siro-cattolica, per favorire il ritorno dei cristiani iracheni nelle loro terre attraverso un &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/iraq-via-al-piano-marshall-far-tornare-cristiani.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/iraq-via-al-piano-marshall-far-tornare-cristiani.html">Iraq, via al &#8220;Piano Marshall&#8221; per far tornare i cristiani</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1117" height="745" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/ACN-20170103-49535.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/ACN-20170103-49535.jpg 1117w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/ACN-20170103-49535-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/ACN-20170103-49535-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/ACN-20170103-49535-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1117px) 100vw, 1117px" /></p><p>Quello della “scomparsa dei cristiani” dal Medio Oriente è un “pericolo reale”. Lo ha detto, senza mezzi termini, il segretario di Stato vaticano, cardinale <strong>Pietro Parolin</strong>, annunciando che la Santa Sede scenderà in campo, assieme ai rappresentanti della chiesa Caldea, Siro-ortodossa e Siro-cattolica, per favorire il ritorno dei cristiani iracheni nelle loro terre attraverso un <strong>“Piano Marshall”</strong> per la ricostruzione dei villaggi della Piana di Ninive, liberati nell’ottobre del 2016 dopo due anni di occupazione jihadista.</p>
<p>[Best_Wordpress_Gallery id=&#8221;703&#8243; gal_title=&#8221;PIANO MARSHALL&#8221;]</p>
<p>L’importanza della presenza cristiana in Medio Oriente</p>
<p>Un progetto ambizioso, che punta a creare le condizioni necessarie al ritorno a casa dei circa <strong>95mila cristiani</strong> che restano tuttora sfollati nel Kurdistan iracheno. “La presenza dei cristiani è fondamentale per un Medio Oriente pacifico, stabile e plurale”, ha affermato il cardinale Parolin intervenendo giovedì mattina alla conferenza internazionale “Iraq, ritorno alle radici”, promossa dalla fondazione pontificia <strong>Aiuto alla Chiesa che Soffre</strong>. Con la loro attitudine al dialogo e al perdono, infatti, i cristiani rappresentano un “ponte” tra i diversi gruppi musulmani e contribuiscono in questo modo ad armonizzare il complesso mosaico etno-confessionale che costituisce la società irachena. Per questo, ha sottolineato il segretario di Stato della Santa Sede, dopo la sconfitta dell’Isis, i cristiani non dovranno diventare “una minoranza protetta e benevolmente tollerata” in Iraq, ma avere un ruolo da protagonisti nel “processo di riconciliazione nazionale”. La “sfida” più grande, secondo il cardinale, è quindi quella di “creare le condizioni sociali, politiche ed economiche&#8221; per &#8220;una nuova coesione sociale che favorisca la riconciliazione e la pace”.</p>
<p>Un &#8220;Piano Marshall&#8221; per i cristiani</p>
<p>Il primo passo verso quest’obiettivo è quello di riportare i cristiani nelle loro case: 1.233 quelle completamente distrutte dall’Isis nella Piana di Ninive e circa 13mila quelle danneggiate, secondo uno studio condotto da Acs. Quella della <strong>ricostruzione</strong> è, quindi, la questione più urgente. Si tratta del “primo e fondamentale requisito per avviare il rientro dei cristiani nelle proprie terre”, ha spiegato, infatti, Parolin. “La priorità è quella di riempire il vuoto lasciato” dai cristiani dopo l’invasione da parte dei miliziani dell’Isis, ha ribadito il patriarca della Chiesa caldea, Louis Raphael Sako. Il costo stimato per la ricostruzione è di oltre <strong>250milioni di dollari</strong>. Fondi che saranno investiti non soltanto nella riedificazione delle abitazioni, ma anche nella “creazione di <strong>posti di lavoro</strong> per la popolazione locale, sia cristiana, sia musulmana”, ha chiarito il segretario generale di Aiuto alla Chiesa che Soffre, <strong>Philipp Ozores</strong>. “Proprio come il Piano Marshall nel secondo dopoguerra, anche la nostra iniziativa servirà a dare un forte impulso all’<strong>economia</strong> locale”, ha detto il segretario generale della fondazione pontificia. “Migliaia di abitazioni – ha aggiunto – presentano danni riparabili facilmente ed in breve tempo, per cui già con l’arrivo dei primi fondi molte case potranno essere ricostruite”.</p>

<p>[Best_Wordpress_Gallery id=&#8221;704&#8243; gal_title=&#8221;MARSHALL&#8221;]</p>
<p>La pace passa dalla riconciliazione</p>
<p>Oltre ad un piano per la ricostruzione dei villaggi cristiani della Piana di Ninive, “ci vuole anche un Piano Marshall politico e culturale per l’Iraq”, ha detto il patriarca dei caldei, Louis Raphael Sako. L’<strong>Isis</strong>, infatti, sarà davvero sconfitto solo quando ad essere sconfitta sarà la sua ideologia. Occorre quindi uno sforzo da parte della comunità internazionale per “rieducare” la popolazione e riconciliare le diverse componenti della società irachena. Assieme a quella della <strong>sicurezza</strong>, infatti, la “sfida” della “<strong>riconciliazione</strong>” è una delle più importanti che il Paese si prepara ad affrontare, assicura il nunzio apostolico in Iraq e Giordania, monsignor Alberto Ortega. In questo quadro, il referendum per l’indipendenza del Kurdistan iracheno, promosso dal presidente Masoud Barzani, è stata vista dalla Santa Sede come un’iniziativa “inopportuna” e che, ha detto il segretario di Stato vaticano, “non contribuisce a creare quelle condizioni di pace e di riconciliazione necessarie per il Paese&#8221;.</p>
<p>“Un posto speciale nel cuore del Papa”</p>
<p>“C’è un grande desiderio da parte dei cristiani e dei vescovi che il Papa possa visitare l&#8217;Iraq, anche per favorire la riconciliazione, ma per il momento, non ci sono piani concreti&#8221; per un eventuale viaggio apostolico, ha detto, infine, il segretario di Stato vaticano. Sebbene, infatti, il Santo Padre abbia “manifestato più volte l’intenzione di recarsi in Iraq”, testimonia monsignor Ortega, le difficili condizioni di sicurezza, al momento, non permettono a <strong>Papa Francesco</strong> di visitare il Paese. “Il Medio Oriente e i cristiani iracheni&#8221;, con la loro &#8220;testimonianza di fede” – assicura, però, il nunzio apostolico – continuano ad avere &#8220;un posto speciale nel cuore del Papa&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/iraq-via-al-piano-marshall-far-tornare-cristiani.html">Iraq, via al &#8220;Piano Marshall&#8221; per far tornare i cristiani</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>&#8220;Così siamo scampate ai jihadisti&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/cosi-scampate-ai-terroristi-dellisis.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Sep 2017 07:15:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Cristiani]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Piana di Ninive]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="961" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/OLYCOM_20170123123939_21942496.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/OLYCOM_20170123123939_21942496.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/OLYCOM_20170123123939_21942496-300x192.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/OLYCOM_20170123123939_21942496-768x492.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/OLYCOM_20170123123939_21942496-1024x656.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Era la notte tra il 6 e il 7 agosto del 2014 quando i jihadisti dell’Isis invasero la Piana di Ninive, in Iraq. Il terrore avanzava veloce. Casa dopo casa. Villaggio dopo villaggio. Oltre 120mila cristiani dovettero fuggire in poche ore, portando con sé  niente di più dei vestiti che avevano indosso. Nonostante siano passati &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/cosi-scampate-ai-terroristi-dellisis.html">[...]</a></p>
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<p>In fuga dai tagliagole</p>
<p>Il primo di agosto quasi tutti i cristiani di <strong>Telekef</strong>, a nord di Mosul, erano già fuggiti. Nel villaggio dove si trovava la scuola gestita dalle suore Domenicane di Santa Caterina, oltre al sacerdote e al diacono, erano rimaste soltanto suor Silvia e le sue consorelle. Fuori infuriava la battaglia. Gli uomini dell’<strong>Isis</strong> stavano tentando di conquistare una fabbrica di medicinali per curare i propri soldati. A resistere all’assalto c’erano i peshmerga curdi. “Hanno iniziato a sparare alle dieci di sera e sono andati avanti fino alle quattro del mattino – racconta la suora – a mezzanotte il parroco è venuto da noi in convento e ci ha invitato a seguirlo in chiesa”, così, aveva detto il sacerdote, “quando entreranno per ucciderci, moriremo tutti insieme”. Le suore decidono di rimanere in convento, ma, alle sei del mattino, gli scontri riprendono. La madre superiora, a quel punto, decide di mettere in salvo prima le suore più anziane, poi le altre consorelle. Si trasferiscono ad Alqosh, dove restano per sei giorni. Qui, il cinque di agosto il diacono viene ucciso. Il proiettile che lo centra, in realtà, “era destinato al prete”. “A quel punto abbiamo celebrato il funerale e siamo scappati&#8221;, continua la religiosa. &#8220;Erano le 23 quando siamo fuggiti, nel buio, tra i colpi di arma da fuoco- racconta, ancora scioccata &#8211; loro hanno invaso la Piana alle tre del mattino”. &#8220;La cosa che ricordo in maniera più chiara di quei momenti&#8221;, ci confessa, &#8220;è la paura, la paura che ci prendessero&#8221;. &#8220;Avevamo paura di morire &#8211; sussurra &#8211; non volevamo morire in mezzo a quella violenza&#8221;.  </p>
<p>Un convento da ricostruire</p>
<p>Le suore si rifugiano nel Kurdistan iracheno. Qui, nei campi profughi di <strong>Erbil</strong> e <strong>Duhok</strong>, si mettono subito a disposizione dei rifugiati. Grazie al contributo di Aiuto alla Chiesa che Soffre mettono in piedi due scuole, ad Ankawa, dove oggi studiano seicento bimbi cristiani, e a Duhok, dove siedono, uno accanto all’altro, ragazzi cristiani, musulmani e yazidi. Ora che i villaggi della Piana sono stati liberati, le suore vorrebbero far ritorno nel loro convento a Qaraqosh. Ma le sfide sono tante, a partire da quella della <strong>ricostruzione</strong>. Alcune città, infatti, come Batnaya, sono state completamente rase al suolo. “La nostra chiesa è stata profanata e data alle fiamme, e il nostro <strong>convento</strong> distrutto”, mormora la religiosa. “I jihadisti hanno gettato a terra il Santissimo Sacramento, hanno distrutto l’<strong>altare</strong> e il <strong>crocifisso</strong>, poi hanno portato un’autobomba vicino all’ingresso e l’hanno fatta esplodere”, prosegue suor Silvia. Del convento, ora, restano soltanto macerie. Ma gli integralisti islamici non hanno raggiunto il loro obiettivo. “A Ninive ci sono le radici del cristianesimo iracheno”, rivendica con orgoglio questa piccola suora che conosce la lingua di Gesù, “sono riusciti ad allontanarci per tre anni, ma ora stiamo tornando”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La sfida della sicurezza</p>
<p>Più di trecento nuclei familiari hanno già fatto ritorno a <strong>Qaraqosh</strong>, che prima di essere invasa dai jihadisti ospitava 30mila famiglie cristiane. E nelle prossime settimane anche sei consorelle di suor Silvia torneranno in quella che, una volta, era la principale città cristiana dell’Iraq. Resta però un altro nodo da sciogliere, quello della <strong>sicurezza</strong>.</p>
<p>[Best_Wordpress_Gallery id=&#8221;691&#8243; gal_title=&#8221;CRISTIANI IN IRAQ BENI&#8221;]</p>
<p>Il <strong>referendum</strong> per l’indipendenza del Kurdistan iracheno, in programma il prossimo 25 settembre, di cui il premier iracheno Haider al-Abadi ha chiesto la sospensione, rischia, infatti, di destabilizzare ulteriormente l’area. “Telekef non è stata ancora liberata e quattro giorni fa è caduto un <strong>missile</strong> su Batnaya”, ci dice suor Silvia. Chi protegge, allora, i cristiani che vogliono tornare a casa propria? “Il Signore”, risponde la religiosa. E poi, i “nostri ragazzi”. I miliziani cristiani e i soldati sciiti che combattono nelle file dell’esercito. “In centinaia hanno dato la vita per liberare i nostri paesi e rimettere il crocifisso sopra le nostre chiese, perché ci riconoscono parte integrante del popolo iracheno”, afferma con un filo di voce.</p>
<p>Il futuro oltre il terrorismo</p>
<p>Non tutte le consorelle di suor Silvia, però, ce l’hanno fatta. Da quella notte di agosto, 24 tra le religiose più anziane sono <strong>morte nel sonno</strong>. Diciannove di loro, soltanto tra il 2014 e il 2015. Il loro cuore non ha retto. Troppo dolore, troppa paura, troppo orrore, troppa barbarie. Ora, però, le suore vogliono guardare al futuro. I terroristi non ci sono più e il convento delle Domenicane di Santa Caterina da Siena verrà ricostruito, grazie all’impegno di <strong>Acs-Italia</strong> e del <strong>Comitato per la Ricostruzione di Ninive</strong>, istituito su iniziativa delle chiese locali, caldea, siro-cattolica e siro-ortodossa. Un nuovo passo in avanti, questo, verso un traguardo ben più ambizioso: quello di riportare a casa i <strong>95mila sfollati cristiani</strong> che ancora vivono da rifugiati nel Kurdistan iracheno.</p>
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		<title>L&#8217;odio dell&#8217;Isis sui cristiani</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/guerra/lultima-trincea-del-califfo/22199-2.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Mar 2017 15:30:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Mosul]]></category>
		<category><![CDATA[Piana di Ninive]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1256" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/Statue-della-Madonna-martoriate-dallIs-a-Bartella-DSC_0240.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/Statue-della-Madonna-martoriate-dallIs-a-Bartella-DSC_0240.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/Statue-della-Madonna-martoriate-dallIs-a-Bartella-DSC_0240-300x196.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/Statue-della-Madonna-martoriate-dallIs-a-Bartella-DSC_0240-768x502.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/Statue-della-Madonna-martoriate-dallIs-a-Bartella-DSC_0240-1024x670.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>QARAQOSH &#8211; Tombe profanate, croci fatte a pezzi, chiese distrutte oppure usate come rifugio jihadista per salvarsi dagli attacchi aerei. Il viaggio nella persecuzione dei cristiani della piana di Ninive si snoda attraverso i simboli sacri fatti sistematicamente a pezzi dallo Stato islamico nei villaggi liberati dall’offensiva su Mosul. Mappa a cura di Alberto Bellotto &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/guerra/lultima-trincea-del-califfo/22199-2.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/guerra/lultima-trincea-del-califfo/22199-2.html">L&#8217;odio dell&#8217;Isis sui cristiani</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1256" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/Statue-della-Madonna-martoriate-dallIs-a-Bartella-DSC_0240.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/Statue-della-Madonna-martoriate-dallIs-a-Bartella-DSC_0240.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/Statue-della-Madonna-martoriate-dallIs-a-Bartella-DSC_0240-300x196.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/Statue-della-Madonna-martoriate-dallIs-a-Bartella-DSC_0240-768x502.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/03/Statue-della-Madonna-martoriate-dallIs-a-Bartella-DSC_0240-1024x670.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>QARAQOSH &#8211; Tombe profanate, croci fatte a pezzi, chiese distrutte oppure usate come rifugio jihadista per salvarsi dagli attacchi aerei. Il viaggio nella <strong>persecuzione dei cristiani</strong> della piana di Ninive si snoda attraverso i simboli sacri fatti sistematicamente a pezzi dallo<strong> Stato islamico</strong> nei villaggi liberati dall’offensiva su Mosul.</p>
<div style="position:relative;width:100%;padding-bottom:56.25%;height:0;overflow:hidden;"><iframe src="https://uploads.knightlab.com/storymapjs/31d7ed71fce0da654d0c098187332ca1/chieseprofanate/index.html" style="position:absolute;top:0;left:0;width:100%;height:100%;border:0;" allowfullscreen loading="lazy"></iframe></div>
<p><em>Mappa a cura di Alberto Bellotto</em></p>
<p>Il cimitero a ridosso della chiesa di Santa Shemoni nel villaggio cristiano di Bartella è stato profanato. I seguaci del Califfo in cerca di oro, preziosi o per puro odio hanno divelto le tombe e scoperchiato le bare. In una delle casse di legno devastate si vede un teschio. Un crocefisso nel marmo è stato scalpellato via e sono rimaste intatte solo le braccia aperte di Cristo.“È impressionante osservare questa atrocità. Non hanno avuto alcun rispetto, né dei morti, né dei simboli religiosi. Mi chiedo che male poteva fare una croce” spiega monsignor Francesco Cavina. Il vescovo di Carpi invitato dalla fondazione pontificia Aiuto alla chiesa che soffre (Acs) si aggira attonito fra le tombe profanate. Nell’agosto 2014 di fronte alla fulminea avanzata delle bandiere nere dalla Siria, 132mila cristiani sono stati costretti alla fuga dalla pianura di Ninive. L’esercito di Baghdad ed i combattenti curdi hanno iniziato a liberare i loro villaggi solo dallo scorso novembre con l’<strong>offensiva su Mosul</strong>, la “capitale” dello Stato islamico in Iraq. I seguaci del Califfo si sono lasciati alle spalle immani distruzioni.</p>
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<p>La chiesa di San Giorgio, a Bartella, è scalfita all’esterno dalla furia islamica, ma all’interno non esiste più. “È stata completamente<strong> bruciata con degli agenti chimici</strong>” denuncia padre Thabet Mekku. Si è fatto ordinare sacerdote con il nome di Paolo, lo stesso del suo vescovo martire per mano jihadista a Mosul nel 2008, prima della nascita delle bandiere nere. Soffitto e pareti sono un involucro nero. L’altare in marmo è sbrecciato, ma ha resistito assieme ad alcune icone scampate per miracolo alla distruzione. A Karamles, un altro villaggio liberato, i cristiani che sono ancora sfollati ad Erbil, capoluogo del nord dell’Iraq, tornano con i morti. La nuora della defunta Gazala, una signora di 82 anni, stringe la sua foto piangendo. Gli uomini si caricano in spalla la bara per poi calarla nelle botole del cimitero. “Anche se Daesh (Stato islamico) ha distrutto tutto noi riportiamo i nostri defunti nella loro terra cristiana a riposare in pace” spiega Yusuf Shamoun, prete della comunità dispersa dalle bandiere nere.</p>
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<p>Alessandro Monteduro, che guida la missione di Acs ha le idee chiare: “Vogliamo lanciare un<strong> piano Marshall</strong> per la piana di Ninive con l’obiettivo di farla rinascere. È in atto un monitoraggio sul terreno e con immagini satellitari, che dimostra come alcuni villaggi siano distrutti al 90%. Per far tornare i cristiani prima ci vogliono case, acqua, elettricità, cliniche e poi si penserà a rimettere in piedi le chiese”. Secondo un sondaggio di febbraio solo il 41% dei cristiani vuole tornare nelle loro case. Tutti temono per la sicurezza e suor Silvia, delle domenicane di Mosul ripiegate ad Erbil è convinta che i numeri siano più bassi: “Tre quarti dei cristiani vogliono andarsene dall’Iraq”.A Teleskoff occupato prima dalle bandiere nere e poi dai combattenti curdi sono tornate 170 famiglie nelle ultime settimane. Il primo villaggio cristiano che rinasce. Altre 600 sono pronte a farlo, ma solo la chiesa le aiuta a ricostruirsi una vita. E all’orizzonte ci sono nuove minacce. All’ingresso di molti villaggi cristiani abbandonati sventolano le bandiere delle vittoriose milizie sciite, che vorrebbero espandersi nella zona di Ninive.</p>
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<p>Sui muri di Karamles sono ancora intatti i simboli e gli slogan delle bandiere nere come la scritta “oh Allah distruggi gli ebrei ed i cristiani”. La piccola chiesa di Santa Maria veniva usata come “bunker” dai miliziani jihadisti per ripararsi dai caccia alleati. Una madonnina è stata volutamente sfregiata portando via il volto e all’altezza del petto c’è il foro di un proiettile, come se fosse stata utilizzata per il tiro al bersaglio. Il sollievo arriva con il rintocco di una delle poche campane scampate alla furia jihadista.A Qaraqosh, centro della cristianità di Ninive, i seguaci del Califfo hanno massacrato gli anziani, che non volevano andarsene e si rifiutavano di convertirsi all’Islam. La cattedrale dell’Immacolata concezione è devastata e annerita dal fuoco. In piedi sono rimaste solo le possenti colonne ed i cristiani hanno recuperato quello che resta dell’altare. Monsignor Cavina è il primo vescovo italiano a celebrare una toccante Messa nella chiesa violata per oltre due anni dalle bandiere nere. Nell’omelia sottolinea il “sacrificio” dei cristiani perseguitati in Iraq, ma pure il raggio di luce “dei simboli sacri che tornano al loro posto”.</p>
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<p>Nella cattedrale i barbari jihadisti hanno fatto a pezzi pure la lapide di padre Ragheed Ganni martire delle fede a Mosul prima del Califfato. La guerra con le bandiere nere ha raso al suolo Betnaya un villaggio cristiano di 5mila anime. La feroce devastazione della chiesa di San Kiriaqos è un pugno nello stomaco. Si è salvata una grande croce arrugginita, ma l’altare l’hanno preso a martellate. E su ognuna delle antiche colonne che sostengono la navata i seguaci del Califfo hanno scritto con lo spray nero “Allah” o “Maometto”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/guerra/lultima-trincea-del-califfo/22199-2.html">L&#8217;odio dell&#8217;Isis sui cristiani</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Piana di Ninive, tornano le croci</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Oct 2016 19:43:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Cristiani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/image.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/image.jpeg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/image-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/image-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/image-1024x683.jpeg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Alla fine della scorsa settimana la nona divisione corazzata dell’esercito iracheno e una piccola milizia cristiana chiamata “Unità di protezione di Ninive” hanno fatto irruzione nella città di Bakhdida, liberandola, dopo due lunghi anni, dal giogo dello Stato Islamico. Sebbene i sobborghi di Qaraqosh, il nome turco con cui la città di Bakhdida è più &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/sulle-chiese-della-piana-di-ninive-tornano-le-croci.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/image.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/image.jpeg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/image-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/image-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/image-1024x683.jpeg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Alla fine della scorsa settimana la nona divisione corazzata dell’esercito iracheno e una piccola milizia cristiana chiamata “Unità di protezione di Ninive” hanno fatto irruzione nella città di Bakhdida, liberandola, dopo due lunghi anni, dal giogo dello Stato Islamico. Sebbene i sobborghi di <strong>Qaraqosh</strong>, il nome turco con cui la città di Bakhdida è più comunemente conosciuta, siano ancora infestati dai miliziani delle bandiere nere, il centro della città più importante della Piana di Ninive è stato finalmente liberato e messo in sicurezza.<img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-17415" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2016/10/banner_cristiani.jpg" alt="banner_cristiani" />Dall’inizio dell’operazione per la conquista di <strong>Mosul</strong>, lanciata lo scorso 17 ottobre, l’esercito iracheno e i peshmerga curdi hanno strappato al Califfato decine di villaggi. Tra questi molte località storicamente popolate da cristiani siro-cattolici e siro-ortodossi. Gli stessi <strong>120mila cristiani che in una sola notte, quella tra il 6 e il 7 agosto del 2014, sono stati costretti a lasciare Bartella, Qaraqosh, Karamless, Teleskof, Baqofa, Batnaya e le altre città della Piana di Ninive</strong> che venivano saccheggiate una dopo l’altra dalla furia jihadista.Così mentre le forze irachene hanno iniziato a bombardare la principale linea difensiva dell’Isis a quaranta chilometri a sud di Mosul, facendo presagire l’inizio imminente dell’offensiva di terra nella roccaforte irachena del Califfato, una croce di legno, legata insieme con dei fili di rame, è tornata a svettare sulla cupola della <strong>chiesa dell’Immacolata Concezione</strong> di Qaraqosh, accanto al campanile semi distrutto. Un tempo, di domenica, le campane di questa chiesa, la più grande dell’Iraq, suonavano per oltre 3mila fedeli, che qui venivano ad assistere alla Santa Messa. Ora le mura della navata centrale sono completamente annerite dal fumo del fuoco che i jihadisti hanno appiccato per distruggere ornamenti e libri sacri e sono state imbrattate dai graffiti dell’Isis, scrive dalla città del nord dell&#8217;Iraq il corrispondente del <a href="http://www.thedailybeast.com/articles/2016/10/26/the-painful-liberation-of-iraq-s-christian-heartland.html">Daily Beast</a>.Da due anni circa 150mila cristiani attendono, nei campi profughi di Erbil, di poter tornare alle loro case. Le stesse che venivano marchiate con la “N” di “Nasrani”, nazareni, quando l’Isis fece la sua prima apparizione in Iraq e in Siria. Le stesse da cui sono dovuti fuggire senza potersi neanche guardare indietro, durante una sola notte, nell’agosto del 2014. Ma ora, nella chiesa dell&#8217;Immacolata Concezione, i sacerdoti sono tornati a inginocchiarsi. E, secondo quanto riferisce <a href="http://fides.org/it/news/61063-ASIA_IRAQ_Il_Patriarca_caldeo_visita_le_citta_liberate_della_Piana_di_Ninive_E_la_nostra_Terra_Santa#.WBOAYNSLRkj">l’agenzia <em>Fides</em></a>, giovedì il Patriarca di Babilonia dei Caldei,<strong> Louis Raphael I Sako</strong>, accompagnato dal vescovo ausiliare, Basel Salim Yaldo, ha potuto visitato le prime città cristiane liberate e pregare in ognuna delle chiese devastate durante l’occupazione jihadista, “per chiedere il ritorno alla pace e alla stabilità nell&#8217;intera regione”.<strong>Chiese, santuari, monasteri</strong> di cui la Piana di Ninive è disseminata e che testimoniano la presenza millenaria delle comunità cristiana in questa terra. Chiese, santuari e monasteri che in questi due anni sono stati distrutti e sfregiati dai miliziani dell’Isis, che li hanno trasformati in basi logistiche con tanto di tunnel e rifugi sotterranei. Nonostante siano ancora molte le aree ancora insicure o inaccessibili, il patriarca Sako I ha auspicato “che inizi presto il ritorno dei battezzati nei centri abitati della Piana di Ninive”.Ma il ritorno dei cristiani nella “nostra Terra Santa”, come l’ha definita il patriarca, non sarà facile. I cristiani di Mosul e quelli che abitavano la Piana di Ninive, nella maggior parte dei casi sono stati <a href="http://www.occhidellaguerra.it/a-falluja-prove-generali-per-conquista-mosul/">traditi dai loro vicini musulmani</a>, che li hanno consegnati all’Isis e che hanno preso possesso delle loro case ancora prima che lo facessero i jihadisti. Il timore di subire nuove persecuzioni da una parte della popolazione sunnita, quella maggiormente radicalizzata, affligge la comunità cristiana irachena che dal 2003 ad oggi è passata da oltre un milione, a meno di 300mila anime. Per questo i cristiani “avranno bisogno di sicurezza e di altre garanzie prima di tornare&#8221;, ha detto padre Emanuel Youkhana, arcidiacono e coordinatore degli aiuti umanitari per le famiglie cristiane in Iraq della Chiesa assira d&#8217;Oriente, a <em><a href="http://www.catholicnews.com/services/englishnews/2016/some-iraqis-hopeful-but-aid-groups-have-concerns-about-mosul-offensive.cfm">Catholic News Agency</a></em>. A conferma della concretezza di questi timori, anche il Parlamento Europeo ha chiesto, in una risoluzione approvata giovedì, che nel nord dell’Iraq si sostenga “un assetto post-bellico sostenibile e inclusivo”.La sconfitta dell’Isis a Mosul e la cacciata dei jihadisti dall’Iraq, però, è già un primo, grande passo avanti per consentire ai cristiani iracheni di fare ritorno nei luoghi che da millenni ospitano la loro presenza. Su questo sono d’accordo tutti. Quello che è stato commesso dall’Isis nei confronti delle minoranze cristiana e yazida è, infatti, un vero e proprio genocidio che, secondo la stessa risoluzione approvata dal Parlamento di Bruxelles, dovrebbe essere portato all&#8217;attenzione della Corte Penale Internazionale. Ma oggi, mentre nei campi profughi del Kurdistan iracheno i cristiani aspettano di tornare, sulle chiese distrutte di Ninive sono tornate a svettare le croci.&nbsp;Sabato 29 ottobre, la sezione italiana della Fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre, Regione Lombardia (in particolare l’Assessorato alle Culture, Identità e Autonomie guidato da Cristina Cappellini) e la redazione de Gli Occhi della Guerra accenderanno i riflettori sui cristiani perseguitati. Il convegno si terrà a Milano sabato alle ore 16.00 (Auditorium Gaber di Palazzo Pirelli, v. Fabio Filzi 22). Nell’ambito dell’incontro, moderato dal giornalista e reporter di guerra Fausto Biloslavo, porteranno la loro testimonianza Mons. Mtanios Haddad (Siria) e Padre Rebwar Audish Basa (Iraq). Interverranno il Presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, l’Assessore Cristina Cappellini, il Presidente di ACS-Italia, Alfredo Mantovano e l’Amministratore Delegato de IlGiornale.it, Andrea Pontini.</p>
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