Così Big Oil guadagna 30 milioni l’ora grazie alla guerra in Iran
30 milioni di dollari all'ora: questo il profitto, stimato dal Guardian, che le maggiori società energetiche realizzano con la guerra.
30 milioni di dollari all'ora: questo il profitto, stimato dal Guardian, che le maggiori società energetiche realizzano con la guerra.
Seajewel, l'ombra dell'attentato sulla petroliera danneggiata a Savona e le linee rosse sull'Ucraina. Italia al centro.
Mattei viene presentato come l’uomo-chiave dell’Italia del dopoguerra, l’artefice della rinascita industriale e geopolitica del Paese.
La differenza tra il prezzo dei futures e quello del petrolio fisico spot può essere anche molto ampia. E racconta molte cose della crisi.
La Cina rafforza l’asse con la Russia per garantirsi forniture energetiche mentre Xi gestisce una complessa agenda diplomatica.
Dopo gli enormi profitti ottenuti con il gas a causa della guerra in Ucraina, la Norvegia replica con il petrolio per la crisi di Hormuz.
Gli Usa producono tantissimo petrolio ma questo non elimina il problema qualitativo della loro industria di raffinazione.
La crisi energetica spinge l’Indonesia a rafforzare i legami con la Russia. Allo stesso tempo Jakarta strizza l'occhio agli Usa.
Lo shock petrolifero mette in luce due filosofie opposte: da un lato la difesa del mercato, dall'altro quella della stabilità sociale.
La guerra restituisce valore al principio più antico della politica: sopravvive chi dispone delle risorse necessarie per resistere.
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